{"id":22856,"date":"2015-03-10T08:13:12","date_gmt":"2015-03-10T07:13:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=22856"},"modified":"2015-04-10T09:42:08","modified_gmt":"2015-04-10T07:42:08","slug":"marcel-proust","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/marcel-proust\/","title":{"rendered":"Marcel Proust"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">Strumenti culturali di <strong>Litterae Communionis <\/strong>n.4<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0I GRANDI DELLA CULTURA MODERNA RIVISITATI<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Marcel_Proust.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-22857\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Marcel_Proust-214x300.jpg\" alt=\"Marcel_Proust\" width=\"143\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Marcel_Proust-214x300.jpg 214w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Marcel_Proust.jpg 330w\" sizes=\"auto, (max-width: 143px) 100vw, 143px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abLa configurazione di una cosa non \u00e8 solamente l\u2019immagine della sua natura: \u00e8 il segreto del suo destino e il tracciato della sua storia\u00bb<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Testo di <strong>Marta Morazzoni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><!--more--><\/p>\n<p><strong>La sua <\/strong><strong>vita<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>\u00abL&#8217;arte \u00e8 la pi\u00f9 austera scuola di vita\u00bb<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La figura di Marcel Proust, singolarmente intrecciata alla finzione dei personaggi del suo romanzo, ha sempre suscitato una certa curiosit\u00e0 un po&#8217; superficiale, legata alla iconografia della sua opera, alle facce dei suoi modelli, uomini facilmente riconoscibili dietro i nomi inventati della <em>Recherche, <\/em>tanto pi\u00f9 che spesso erano esponenti di rilievo del bel mondo di una Francia belle-epoque.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricerca della fotografia della duchessa di Guermantes, alias contessa di Greffuhle, o dell&#8217;enigmatico barone di Charlus, duca di Montesquiou, o di quel meraviglioso personaggio di Swann-Haas \u00e8, in ultima analisi, solo una forma di pettegolezzo un po&#8217; pi\u00f9 raffinata della media. Chiss\u00e0 se Proust immaginava di scatenare nei posteri, oltre che nei suoi contemporanei, questa curiosit\u00e0 d&#8217;alta classe? Probabilmente s\u00ec, ma con sicurezza non amava l&#8217;idea che il suo nome di scrittore rimanesse legato agli eventi della sua vita, se non per il filo esile, eppure tenacissimo della sua opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo, nel tracciarne la biografia, preferisco mantenermi nei limiti di un&#8217;arida, stretta cronaca, affidando invece al materiale immenso e trasparente dell&#8217;arte il compito di parlare pi\u00f9 esplicitamente di Marcel Proust.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Auteil_Paris.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22858\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Auteil_Paris.jpg\" alt=\"Auteil_Paris\" width=\"250\" height=\"160\" \/><\/a>Nasce il 10 luglio 1871 ad Auteil, alla periferia di Parigi, nella casa del prozio materno Louis Weil; la madre, Jeanse Weil, \u00e8 figlia di un, ricco agente di cambio israelita, mentre il padre, il dottor Adrien Proust, \u00e8 gi\u00e0 un affermato medico, ispettore generale dei servizi sanitari francesi e docente di igiene alla Facolt\u00e0 di Medicina di Parigi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;infanzia di Marcel Proust si svolge in rue des Malesherbes, a Parigi, con l&#8217;interruzione delle vacanze estive a Illiers, presso i parenti del padre. Il clima familiare sarebbe stato particolarmente determinante nella maturazione del giovane, e tanto pi\u00f9 lo sarebbe stata l&#8217;influenza materna, poich\u00e9 la signora Proust aveva indovinato nel pi\u00f9 grande dei due figli (Robert era di due anni pi\u00f9 giovane di Marcel) una natura sensibilissima e particolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo si aggiunga la salute precaria del bambino, che a nove anni accusava il primo grave attacco d&#8217;asma, malattia da cui non si liber\u00f2 mai, che determin\u00f2 per certi versi lo strano corso della sua esistenza e, secondo alcune versioni di stampo psicanalitico, venne usata dal giovane come arma inconscia di ricatto e come leva sull&#8217;affetto materno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frequent\u00f2 il liceo Condocet a Parigi e, dato il ceto abbastanza elevato della famiglia e la fama di cui il dottor Proust gi\u00e0 godeva nel bel mondo parigino, annovera tra le sue amicizie giovanili alcuni dei nomi pi\u00f9 in vista del tempo, quali Antoniette e Lucia Paure, figlie del futuro presidente della Repubblica. \u00c8 al liceo che Proust comincia a manifestare la sua vocazione letteraria ed insieme quel particolare piacere e curiosit\u00e0 di entrare nei salotti migliori di Parigi, rivelando una innata propensione alla vita di societ\u00e0 ed una straordinaria capacit\u00e0 di affascinare e attrarre i protagonisti di questa \u00e9lite un po&#8217; fatua e un po&#8217; intellettuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo ambiente incontra Madame Strauss, moglie in prime nozze del compositore George Bizet, e Charles Haas, strana figura di esteta e raffinato cultore dell&#8217;arte, sulla cui personalit\u00e0 Proust forger\u00e0 poi il personaggio di Swann.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I primi frutti dell&#8217;attivit\u00e0 letteraria di Proust arrivano nel 1892, quando si inserisce come collaboratore nella rivista \u00abLe\u00a0 Banquest\u00bb, fondata da un gruppo di amici, tra cui Jacques Bizet, Daniel Hal\u00e9vy, Robert Dreyfus e Leon Blum.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 in piena ascesa nel mondo dell&#8217;aristocratico Faubourg Saint-Germain, di cui ormai \u00e8 un assiduo frequentatore, legato ai nomi pi\u00f9 prestigiosi, tra cui appare anche lo stravagante ed estroso conte Robert de Montesquiou-Fesensac. Sono gli anni in cui comincia ad allargarsi\u00a0 a macchia d&#8217;olio l&#8217;interesse per il caso Dreyfus, il capitano arrestato con l&#8217;accusa di spionaggio e complicit\u00e0 con la Germania. Il caso si dovrebbe chiudere ufficialmente il 22 dicembre 1894 con la condanna del capitano e la deportazione all&#8217;isola del Diavolo. In realt\u00e0, da qui prende il via il vero e proprio caso Dreyfus, cui Proust partecip\u00f2 con intensit\u00e0 e straordinario attivismo, tra le fila dei dreyfusisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Proust_cover.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22859\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Proust_cover.jpg\" alt=\"Proust_cover\" width=\"133\" height=\"200\" \/><\/a>Nel 1896 esce il primo libro dello scrittore, una raccolta di novelle: <em>Les plaisirs et les jours, <\/em>in una edizione raffinatissima e costosa, con prefazione di Anatole France e illustrazioni di Madelaine Lemaire, mediocre pittrice, ma regina del mondo intellettuale parigino. \u00c8 anche il momento in cui Proust si dedica ad una sporadica, ma attenta attivit\u00e0 di critico letterario, oltre che all&#8217;avvio di una enorme, confusa <em>bozza <\/em>del grande romanzo \u00abJean Santeuil\u00bb che, rimasto incompiuto e disorganico, sar\u00e0 poi in pratica la base su cui, anni dopo, lo scrittore imposter\u00e0 la \u00abRecherche\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;attivit\u00e0 di critico letterario e soprattutto di attento estimatore dell&#8217;arte lo porta ad incontrarsi con le teorie estetiche dell&#8217;inglese John Ruskin, cui dedicher\u00e0 tanta parte del suo tempo, impegnandosi nella traduzione francese di una sua opera \u00abThe Bible of Amiens\u00bb. Un dato curioso: Proust non conosceva l&#8217;inglese, quindi il suo lavoro di traduzione (per altro perfetto e di una rara cura) avveniva per il tramite della madre e della scultrice Mary Nordlinger, cugina del suo grande amico, il musicista Reynaldo Hahn.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II 1900 \u00e8 l&#8217;anno dei viaggi in Italia, soprattutto a Venezia, dove compie una sorta di pellegrinaggio ruskiniano, una verifica dal vivo delle teorie estetiche del critico inglese, oltre che incontrarsi per la prima volta dal vero con il mondo della pittura italiana, soprattutto giottesca. Questi viaggi alla ricerca dei grandi momenti dell&#8217;arte europea sono un tratto fondamentale dello stile di vita di Proust e si rinnoveranno, fin tanto che gli sar\u00e0 possibile muoversi e affrontare le fatiche di lunghi trasferimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1905 muore la signora Proust (due anni prima si era spento il padre Adrien Proust) e sar\u00e0 questo uno dei momenti pi\u00f9 dolorosi nella vita dello scrittore, che di l\u00ec a qualche tempo lascia l&#8217;appartamento della famiglia e si trasferisce in Boulevard Haussmann, dove far\u00e0 istallare la famosa camera interamente rivestita di sughero e isolata da ogni rumore esterno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 all&#8217;inizio del 1907, circa, che avvia la stesura, o forse semplicemente il progetto pi\u00f9 organico del suo romanzo: sar\u00e0 Reynaldo Hahn il primo a conoscere e leggere la trama di \u00abSwann\u00bb, di cui vengono poi pubblicati degli stralci su \u00abLe figaro\u00bb. La pubblicazione dell&#8217;intero libro avr\u00e0 varie traversie e finir\u00e0 per essere affidata a un editore minore, Bernard Grasset, che pubblica l&#8217;opera a spese dell&#8217;autore, dopo che i nomi pi\u00f9 prestigiosi dell&#8217;editoria ne hanno rifiutato l&#8217;acquisto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vita intensamente sociale dello scrittore si va man mano riducendo ad un numero ristretto di amici, da cui per altro sembra in qualche caso difendersi, mentre i suoi ritmi di vita sono interamente sconvolti: dorme per la pi\u00f9 parte della giornata e lavora la notte; accanto gli rimane solo la domestica Celeste Albaret con il marito Odillon. Nel 1914 muore in un incidente aereo ad Antibes il segretario-autista Alfred Agostinelli: \u00e8 un altro momento tragico per Proust, profondamente legato al giovane, che, appassionato pilota d&#8217;aereo, volava con il patetico pseudonimo di Marcel Swann.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/I-Guerra.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22860\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/I-Guerra.jpg\" alt=\"I Guerra\" width=\"250\" height=\"140\" \/><\/a>Lo scoppio della prima guerra mondiale, nell&#8217;agosto del 1914, coinvolge e sconvolge il mondo e le amicizie di Proust; alcune delle persone a lui care, tra cui soprattutto Bertrand de F\u00e9nelon, muoiono al fronte; il fratello Robert \u00e8 in prima linea come medico e rischia la vita in pi\u00f9 di un frangente. A Parigi, Proust continua a lavorare al suo romanzo, apparentemente estraneo e indifferente alla tragedia che lo circonda, su cui invece lascer\u00e0 delle pagine stupende e senza retorica sciovinista, nel \u00abTemps retrouv\u00e9\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qui in poi, la vita sempre pi\u00f9 segregata e solit\u00e0ria di Proust sembra scandita solo dal ritmo della sua opera, che gli cresce tra le mani sempre pi\u00f9 imponente. I vari volumi escono con regolarit\u00e0, accolti con attenzione dalla critica, mentre la N.R.F., deposta ogni diffidenza, ne assume la pubblicazione. Al riconoscimento e alla fama dello scrittore ha contribuito soprattutto l&#8217;assegnazione del premio Goncourt, nel 1918, al libro \u00abA l&#8217;ombre des jeunes filles en fleur\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sta terminando la revisione definitiva della \u00abPrigioniera\u00bb quando, nell&#8217;ottobre del &#8217;22, si ammala di bronchite. Rifiutando qualsiasi assistenza medica, a dispetto delle insistenze del fratello Robert, cerca di resistere agli attacchi della malattia, particolarmente violenti e acuiti dall&#8217;asma, e continua la stesura della \u00abFuggitiva\u00bb, che riuscir\u00e0 a portare a termine. Muore il 18 novembre 1922<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"716\">\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\"><strong>I Verdurin litigano col signor di Charlus<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Da \u00abAlla ricerca del tempo perduto &#8211; La prigioniera\u00bb ed. Einaudi, 1973, voi V, pp. 338-340<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Proust_cover_3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22870\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Proust_cover_3.jpg\" alt=\"Proust_cover_3\" width=\"114\" height=\"192\" \/><\/a>Ma c&#8217;era una persona che la udiva e la cui presenza, appena fosse stata notata, avrebbe restituito a Morel una delle speranze da lui perdute. Era la regina di Napoli, che, avendo dimenticato il ventaglio, aveva stimato pi\u00f9 compito, lasciando un&#8217;altra festa dove si era recata, tornare a cercarlo di persona. Era entrata pian piano, come confusa, pronta a scusarsi e a fare una breve visita, adesso che tutti se n&#8217;erano andati. Ma, nel fuoco dell&#8217;incidente, che aveva subito capito e l&#8217;aveva riempita d&#8217;indignazione, il suo ingresso era passato inosservato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014 Ski ha detto che piangeva. Te ne sei accorto? Lagrime, io non ne ho viste. Ah! s\u00ec, ora me ne ricordo, \u2014 corresse per timore che il suo diniego fosse creduto. \u2014 Quanto allo Charlus, non ce la fa pi\u00f9, dovrebbe sedersi, le gambe gli tremano, sta per crollare, \u2014 aggiunse con un sogghigno senza piet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quel momento, Charlie accorse verso di lei:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Quella dama non \u00e8 forse la regina di Napoli? \u2014 chiese, pur essendone sicuro, additando la sovrana che si dirigeva verso il signor di Charlus. \u2014 Dopo quel che \u00e8 successo non posso pi\u00f9 domandare al barone di presentarmi a lei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Aspettate, vi presenter\u00f2 io, \u2014 rispose la signora Verdurin. E seguita da alcuni\u00a0 \u00abfedeli\u00bb, ma non da me e da Brichot, che ci affrettammo a chiedere i rispettivi soprabiti e ad andarcene, si diresse verso la regina, che stava parlando con il signor di Charlus. Quest&#8217;ultimo aveva creduto che solo la morte improbabile della sovrana avrebbe potuto impedire che il suo gran desiderio di presentarle Morel venisse appagato. Noi ci raffiguriamo l&#8217;avvenire come un riflesso del presente proiettato in uno spazio vuoto, mentre \u00e8 il risultato spesso prossimo di cause in gran parte a noi ignote.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era passata soltanto un&#8217;ora, e il signor di Charlus avrebbe dato qualsiasi cosa, pur che Morel non venisse presentato alla regina. La signora Verdurin fece un inchino alla sovrana. Ma, vedendo che questa non mostrava di riconoscerla:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Sono la signora Verdurin, \u2014 disse. \u2014 Vostra Maest\u00e0 non mi riconosce?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Benissimo, \u2014 rispose la regina, continuando a parlare al barone con tale naturalezza e con un&#8217;aria cos\u00ec assente che la signora Verdurin dubit\u00f2 se fosse realmente rivolto a lei quel \u00abbenissimo\u00bb, pronunciato con\u00a0 un&#8217;intonazione straordinariamente distratta, che strapp\u00f2 al barone di Charlus, pur nel colmo del suo dolore di amante, un sorriso di gratitudine esperto e goloso in fatto d&#8217;impertinenza. Morel, scorgendo di lontano i preparativi della presentazione, si era avvicinato. La regina offr\u00ec il braccio al signor di. Charlus.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era irritata anche con lui, ma solo perch\u00e9 non aveva reagito con maggior energia a dei vili ingiuriatori. Era rossa di vergogna per lui, al pensiero che i Verdurin avessero osato trattarlo in quella maniera. La simpatia piena di semplicit\u00e0 ch&#8217;ella aveva dimostrato loro, poche ore prima, e l&#8217;insolente alterezza con cui ora si drizzava contro di loro aveva radice nello stesso punto del suo cuore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La regina era una donna piena di bont\u00e0, ma concepiva la bont\u00e0 anzitutto sotto la forma dell&#8217;indefettibile devozione alle persone che essa amava: ai suoi, a tutti i principi della sua famiglia, tra i quali il signor di Charlus, e poi a tutte le persone della borghesia o dei pi\u00f9 umili ceti che sapessero rispettare coloro che lei amava e nutrire buoni sentimenti per loro. Appunto come a una donna dotata di quei buoni istinti, la regina aveva mostrato una certa simpatia alla signora Verdurin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza dubbio, la sua era una concezione angusta, un po&#8217; <em>tory e <\/em>sempre pi\u00f9 antiquata della bont\u00e0; ma ci\u00f2 non significa che in lei la bont\u00e0 fosse meno sincera e meno ardente. Gli antichi non amavano meno fortemente la comunit\u00e0 umana a cui si consacravano per il fatto che essa non eccedeva i confini della citt\u00e0, n\u00e9 gli uomini di oggi aman la loro patria meno di quelli che ameranno gli Stati Uniti del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella mia famiglia, io ebbi l&#8217;esempio di mia madre, che la signora di Cambremer e la duchessa di Guermantes non poterono mai indurre a far parte di nessun&#8217;opera filantropica, di nessun laboratorio patriottico, o a fare da venditrice o da patronessa. Non dico che abbia avuto ragione d&#8217;agire solo quando glielo dettasse il cuore e di riservare alla famiglia, ai suoi domestici, agli sventurati che il caso mise sul suo cammino, le proprie ricchezze di amore e di generosit\u00e0; ma so che queste, al pari di quelle della nonna, furono inesauribili e sorpassarono di molto quel che mai non poterono fare e fecero le signore di Guermantes o di Cambremer.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il caso della regina di Napoli era del tutto diverso; pure, bisogna riconoscere che le persone simpatiche non erano per nulla concepite da lei come in quei romanzi di Dostojevskij che Albertine aveva presi nella mia biblioteca e accaparrati: ossia, sotto i lineamenti di bassi parassiti, di ladri, di ubriaconi, talora striscianti e talaltra insolenti, di dissoluti e, all&#8217;occorrenza, di assassini. D&#8217;altronde, gli estremi si toccano, giacch\u00e9 l&#8217;uomo nobile, il congiunto, il parente ingiuriato che la regina voleva difendere era il signor di Charlus, ossia, nonostante i suoi natali e tutte le sue parentele con lei, un uomo la cui virt\u00f9 era accompagnata da molti vizi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014 Avete l&#8217;aria di star poco bene, mio caro cugino, \u2014 disse la regina al signor di Charlus. \u2014 Appoggiatevi al mio braccio. Potete star sicuro che vi sosterr\u00e0 sempre. E&#8217; abbastanza saldo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014. E poi, levando alteramente gli occhi davanti a s\u00e9 (di fronte a lei \u2014 mi raccont\u00f2 poi Ski \u2014 si trovavano allora la signora Verdurin e Morel): \u2014 Voi sapete che un giorno, a Gaeta, ha gi\u00e0 tenuto in rispetto la canaglia. Esso sapr\u00e0 farvi schermo.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"706\">\n<table style=\"height: 341px;\" width=\"488\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\"><strong>Guerra aperta tra Jean e i Marmet<\/strong><br \/>\n<em>Da \u00abJean Santeuil\u00bb Ed. Einaudi 1976, pp. 536-539<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Jean-Santeuil_cover.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22861 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Jean-Santeuil_cover.jpg\" alt=\"Jean Santeuil_cover\" width=\"121\" height=\"192\" \/><\/a>Jean usc\u00ec. La signora Marmet si affrett\u00f2 ad invitare il signor di Minuls. Aveva gi\u00e0 il signor di Lutz e il principe di T. Il luned\u00ec, dopo colazione, dal duca di Chartres, la duchessa di R\u00e9veillon incontr\u00f2 di Lutz, di Minuls e il principe di T. Dissero che quella sera andavano tutti e tre alla prima della <em>Fr\u00e9d\u00e9gonde <\/em>nel palco della signora Marmet. Essa si avvicin\u00f2 al duca di Chartres e gli disse qualche parola all\u2019orecchio:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014 Mi farete molto piacere, \u2014 gli disse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il duca di Chartres si avvicin\u00f2 ai tre uomini e disse loro:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014 Signori, vi invito a venire tutti e tre al Francais. \u2014 Ma, monsignore, la signora Marmet? \u2014 L&#8217;invito di Sua Altezza vi scioglie di ogni invito anteriore. Sono ragioni, queste, che la signora Marmet comprende benissimo. Vi assicuro ch&#8217;essa vi lascerebbe perdere tutti per monsignore. \u2014 Allora, d&#8217;accordo, signori \u2014.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle cinque, la signora Marmet ebbe un telegramma di Lutz, alle sei un telegramma del principe di T., alle sette un telegramma di Minuls. Mand\u00f2 a chiedere dai Ribeaumont, dai Tourkett, dal barone Shleier. Nessuno era pi\u00f9 libero, a quell&#8217;ora. Eppure non poteva restar sola con suo marito. Mand\u00f2 a chiedere a Jean Santeuil se non poteva venire, per \u00abchiarire un malinteso che non le impediva di volergli bene, pi\u00f9 di quanto egli potesse credere\u00bb. Jean aveva un cuore tanto tenero che fu commosso; e, se fosse stato libero, sarebbe venuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non era pi\u00f9 libero e glielo scrisse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014 Che arie, \u2014 grid\u00f2 furibondo il signor Marmet, leggendo quella lettera (perch\u00e9, che Jean accettasse, era la loro ultima speranza).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014 Sono sicuro che \u00e8 libero! Tu capisci che comunque non conosce nessuno fra gli abbonati all&#8217;Opera, cara mia, nessuno soprattutto che lo porti con s\u00e9 in un giorno simile. Inviter\u00f2 Schelchtenburg.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014 Te lo proibisco, \u2014 disse la signora Marmet, \u2014 meglio nulla! Se Schelchtenburg fosse solo un agente di borsa, un ebreo che non conosce nessuno, la gente potrebbe credere che \u00e8 qualcosa di meglio. Ma ha imbrogliato i R\u00e9veillon e i La Rochefoucauld, che Io riconosceranno; e tu credi che io non debba preoccuparmi di essere squalificata agli occhi delle pi\u00f9 grandi famiglie di Francia! Grazie! +<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014 Preferisco qualsiasi cosa piuttosto che restare solo con te, \u00e8 assolutamente ridicolo; tutti ci prenderanno in giro. E poi, se il duca di Chartres \u00e8 al Francais, i La Rochefoucauld saranno certamente con lui e i R\u00e9veillon questa sera hanno a cena il re del Portogallo, l&#8217;hai letto sul \u00abGaulois\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014 E&#8217; vero. Invitiamo Schelchtenburg<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014.Schelchtenburg accett\u00f2 perch\u00e9 era sempre libero. Era nel palco quando arrivarono il signore e la signora Marmet. La sala era elegantissima. Il grande palco di proscenio dei R\u00e9veillon era vuoto. \u2014 Vedi che cosa ti avevo detto, \u2014 disse il signor Marmet a sua moglie mostrandole il palco di proscenio. Ma in quel momento si vide gente in fondo al palco, poi apparvero, presero posto e sedettero: il duca e la duchessa di R\u00e9veillon, Henri di R\u00e9veillon, la duchessa di La Rochefoucauld, S.M. il re del Portogallo, il principe di Aquitania, la duchessa di Bretagna e un giovane il cui viso non pot\u00e8 essere scorto a tutta prima dal signore e dalla signora Marmet perch\u00e9 il re del Portogallo, che stava mettendogli in ordine la cravatta, impediva di distinguerlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il re del Portogallo sedette e i Marmet riconobbero Jean Santeuil. I suoi sguardi incontrarono quelli del signor Marmet che lo salut\u00f2 profondamente. Esser visti da quel palco con Schelchtenburg e nessun altro, voleva dire la perdita secca di dieci anni di avanzamento mondano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014 Torniamo a casa, \u2014 disse la signora Marmet fuori di s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014 No, le due duchesse ci han visti, non servirebbe pi\u00f9 a nulla, \u2014 disse il marito, \u2014 il male \u00e8 fatto \u2014.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante il primo intervallo Jean fece atto di uscire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014 Sono certa che volete andare dalla signora Marmet, \u2014 disse la duchessa fermandolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014 S\u00ec, signora duchessa, \u2014 disse Jean vergognandosi del suo generoso impulso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014 Mio caro Jean, ve lo proibisco. Capite, \u2014 riprese la duchessa, \u2014 vi voglio bene come a mio figlio, posso parlarvi dunque come vi fossi madre, e quando glielo racconterete, sono sicura che mi dar\u00e0 ragione. Da quando so che cosa vi ha fatto quella donna, io proibir\u00f2 a tutti i nostri amici di metter piede da lei. Non parlo delle mie amiche, perch\u00e9 Dio sa se ce n&#8217;\u00e8 una, eccetto quella pazza di El\u00e9onore, che sia andata a finire in quella trappola. Non andate da quella razza di gente. Quando volete uscire credo che vi basteranno i nostri amici, che sono gi\u00e0 tutti entusiasti di voi come se foste il fratello di Henri, un fratello pi\u00f9 intelligente che ci lusinga molto concedendoci di parlare con noi. Non ho ragione, sire? \u2014 disse la duchessa volgendosi al re, cui aveva raccontato durante la cena la storia dei Marmet che invitavano Santeuil e poi revocavano l&#8217;invito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014 Mi divertirebbe di andare a vedere la sala dell&#8217;Anfiteatro, \u2014 disse il re.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014 Accompagner\u00f2 vostra Maest\u00e0, \u2014 disse il duca di Bretagna, cui era dovuto questo onore come al pi\u00f9 antico duca di Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014 No, Bretagna, \u2014 disse il re, \u2014 lasciate che porti con me il nostro Jean che deve finire di raccontarmi il processo di Ruskin e di Whistler che mi interessa molto; e poi sfideremo la signora Marmet. Siccome ho un nuovo amico, bisogna che i parigini Io sappiano vedendolo in mia compagnia. Non me ne serbate rancore, vero, mio caro? \u2014 disse voltandosi verso Bretagna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014 Che cosa dite, sire? \u2014 disse il duca di Bretagna che aveva molta simpatia per Jean e molta antipatia per i Marmet ed era quindi tutto contento. Allora, a bassa voce (perch\u00e9 Jean Senteuil non la sentisse) e stringendo la mano del re con effusione, [la duchessa disse]:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014 Ringrazio vostra Maest\u00e0, \u2014 perch\u00e9 sentiva bene che il re agiva tanto per far piacere a lei quanto per farlo a Jean.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;uscita, la signora Marmet salut\u00f2 la duchessa, che si inchin\u00f2 con una leggera esagerazione di cortesia, come si fa con una persona che non si riconosce. La signora Marmet cap\u00ec che da quel lato, per lei, non c&#8217;era pi\u00f9 nulla da fare.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La sua <\/strong><strong>opera<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u00ab &#8230; <em>vedere l&#8217;universo con gli occhi di un altro <\/em>\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIo dico che la legge crudele dell&#8217;arte \u00e8 che gli esseri umani muoiano e che noi stessi moriamo, dopo aver esaurito tutte le sofferenze, perch\u00e9 cresca l&#8217;erba non dell&#8217;oblio, ma della vita eterna, l&#8217;erba folta delle opere feconde, sulla quale le generazioni future verranno lietamente a fare le loro &#8220;colazioni sull&#8217;erba&#8221;, incuranti di chi dorme l\u00e0 sotto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Recherche_temps_perdu.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22862\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Recherche_temps_perdu.jpg\" alt=\"Recherche_temps_perdu\" width=\"130\" height=\"200\" \/><\/a>Sono le parole di una delle ultime pagine del <em>Temps retrouv\u00e9, <\/em>il libro cardine della <em>Recherche <\/em><em>du temps perdu, <\/em>il grosso pilastro su cui poggia l&#8217;arcata della cattedrale proustiana, balzata fin qui da quelle prime parole, dalla memoria bambina de <em>La strada di Swann. <\/em>Non aveva altra eternit\u00e0 Proust, non ha avuto altra fede, che questa convinzione nella saldezza e nella salvezza dell&#8217;arte. Un&#8217;arte costruita dentro l&#8217;uomo, generata dalla sua vita, ma spinta da una sorta di prepotenza ad essa insita, che supera il limite e la precariet\u00e0 dell&#8217;individuo e si impone nell&#8217;unica immortalit\u00e0 in cui Proust abbia creduto. \u00abIncuranti di chi dorme l\u00e0 sotto\u00bb non \u00e8 la voce del rammarico dell&#8217;artista dimenticato, ma il segno di un&#8217;opera, che non ha conosciuto, o l&#8217;ha conosciuto cos\u00ec bene da vincerlo, il limite del tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nemico di ogni biografismo, ostile alla ricerca pettegola o benevola sulla vita del creatore, di cui deve far fede solo la sua creatura, Proust sembra aver ammonito, in uno dei suoi scritti critici in particolare, il <em>Cantre Sainte-Beuve, <\/em>a guardarsi da qualsiasi ricerca biografica su di lui, al di fuori o al di l\u00e0 della sua opera. E, leggendolo profondamente e accuratamente, penetrando la sostanza sottile come una madreperla della \u00abRecherche\u00bb, andando a scavare alla base di questa gigantesca cattedrale di parole, emerge e si delinea, prima appena accennata, poi sempre pi\u00f9 ferma e nitida, la figura di Marcel Proust, nella Parigi dei primi del &#8216;900, elegante, raffinatissimo, un po&#8217; dandy e permaloso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; il quadro sommario che di lui si era fatto Andre Gide, il quale, dopo una lettura (o una non lettura, la cosa \u00e8 ancora controversa) superficiale del primo libro della <em>Recherche <\/em>proposto dall&#8217;autore per la pubblicazione sulla <em>Nou<\/em><em>velle Revue Francaise, <\/em>si era tirato indietro, leggermente disgustato dal tono troppo estetizzante, dalla tematica frivola e mondana di questo affresco di vita parigina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non aver sentito come dietro la parvenza di una estetica raffinata e preziosa si nascondesse soprattutto la sostanza di una analisi tra le pi\u00f9 rigorose sul mondo del &#8216;900 e, pi\u00f9 ancora, il breviario di vita di un uomo, che aveva fatto dell&#8217;arte la ragione della sua esistenza, una sorta di inflessibile legge morale, senza pregiudizi e senza moralismi; non aver intuito come accanto all&#8217;eleganza formale ci fosse uno dei momenti pi\u00f9 poeticamente e umanamente illuminati della letteratura novecentesca \u00e8 stato uno dei casi pi\u00f9 imbarazzanti di miopia della cultura europea. E lo stesso Gide, in seguito, ne avrebbe dovuto fare pubblica ammenda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era necessario, comunque, che passasse qualche tempo perch\u00e9 si capisse il nucleo dell&#8217;estetica proustiana, che diventa tutt&#8217;uno con la sua etica ed \u00e8 contenuto in un unico assunto, in una rigorosa assenza di mezzi termini o deviazioni: Proust ha vissuto per dare, con un lavoro lento, artigianale nella sua impostazione, quest&#8217;unica, grande opera e (senza cadere per questo in romanticismi di sorta) \u00e8 morto il giorno in cui, terminate di vedere le ultime bozze de <em>La prigioniera, <\/em>ha sentito il suo lavoro compiuto e dette le cose che gli premeva dire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Suona strano a noi, esagerato e comunque insolito, abituati come siamo dal nostro contesto culturale a considerare il libro alla stregua di un qualsiasi altro prodotto di pi\u00f9 o meno immediato consumo, ora che la dimensione della comunicazione (termine usato e abusato) passa, se passa, attraverso una serie di stratificazioni, per vie apparentemente pi\u00f9 dirette, in realt\u00e0 frantumate da ideologie e schemi aprioristici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proust, dicevo, ha vissuto per compiere questa unica opera, specchio di un cammino compiuto da un uomo per conoscere fino al conoscibile se stesso, imparando a guardarsi nel mondo dentro cui ha vissuto, imparando a sondare chi gli sta intorno con assoluta precisione, nella pi\u00f9 impietosa delle maniere, ma anche nell&#8217;unica possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scrittore, che da giovane aveva conosciuto il gusto e l&#8217;abbandono all&#8217;esaltazione dell&#8217;arte e della bellezza, imparer\u00e0 negli anni, con la fatica di una autodisciplina silenziosa e lenta, a cercare la lucidit\u00e0. Un passaggio obbligato verso la maturazione, che gli insegner\u00e0 a temperare le passioni e gli entusiasmi senza inaridirsi, a ridimensionarli senza negarli, come avverr\u00e0 del suo incontro con l&#8217;estetica di John Ruskin, incondizionatamente venerato prima, ricondotto poi, in una pi\u00f9 acuta analisi, ad una dimensione meno esaltante, ma non per questo sminuendo la grande fisionomia del critico inglese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poich\u00e9 in Proust qualsiasi esperienza letteraria ed estetica diventa un&#8217;esperienza di vita, da queste riletture nascer\u00e0 la capacit\u00e0 di guardare con un tono distaccato, si direbbe disilluso, la realt\u00e0 degli uomini. Il suo mondo, da quello gretto e provinciale del villaggio delle sue vacanze infantili, la Combray della \u00abRecherche\u00bb, a quello elegantissimo, snob e aristocratico della Parigi dei Guermantes, passa al vaglio di uno sguardo indagatore e sottile, uno sguardo che non lascia sfuggire nemmeno la pi\u00f9 piccola pecca, registrata puntualmente da quell&#8217;\u00abio\u00bb del Narratore, che \u00e8 e non \u00e8 Proust, ma certo \u00e8 il cardine dell&#8217;analisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fascino ed il valore dell&#8217;opera sta qui, proprio nella spietatezza della lucidit\u00e0 dello scrittore, solo che si sappia individuare la magnanimit\u00e0, che sta all&#8217;origine di tale inflessibile processo, magnanimit\u00e0 che significa saper eludere la tentazione ipocrita di un falso pietismo o di una inutile indulgenza. Il vaglio critico del Narratore lascia invece spazio all&#8217;infinita complessit\u00e0 dell&#8217;uomo e del personaggio. Cade la barriera manichea del bene e del male e rimane la fisionomia dell&#8217;individuo dalle sfumature infinite e mutevoli.<\/p>\n<div id=\"attachment_22863\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/proust_straus.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-22863\" class=\"wp-image-22863\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/proust_straus-300x203.jpg\" alt=\"proust_straus\" width=\"250\" height=\"170\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/proust_straus-300x203.jpg 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/proust_straus.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-22863\" class=\"wp-caption-text\">Proust a casa di madme Straus assieme ad altri amici<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; crudele l&#8217;analisi proustiana quando denuda i suoi personaggi, quando sfronda le loro e le sue stesse illusioni; fuori dalla logica delle classi e dei ceti, lo scrittore ha conosciuto e studiato il singolo e, dal suo osservatorio, meno distaccato dal mondo di quanto non si creda, ha guardato, vivisezionato la mente e il cuore dei suoi protagonisti, dalla domestica Francoise, al duca e alla duchessa di Guermantes, ai suoi stessi genitori, senza riserva e senza scrupoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La linea del procedere narrativo, le divagazioni, gli sviluppi, in una parola quell&#8217;insospettata familiarit\u00e0 dentro la monumentalit\u00e0 della storia lascia in chi lo legge la sensazione e, in certo modo, la presunzione di un incontro diretto e reale, dove il coinvolgimento dello scrittore nel tema dell&#8217;opera diventa sempre pi\u00f9 evidente, tanto che non ci sono ostacoli alla cui rimozione lui stesso non abbia indicato, prima o poi, la via. L&#8217;itinerario di questo viaggio, che ha il pregio unico di essere il cammino dentro la vita di un uomo e dentro il suo tempo, porta per un processo dapprima impercettibile e discreto, poi tenace ed evidente, ad una analisi di s\u00e9, della propria posizione di lettore, avvicinato con la cautela della squisita misura e raffinatezza, che \u00e8 nelle parole e nei ritmi dello scrittore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come due capelli finissimi e intrecciati, la finzione del romanzo e la realt\u00e0 della persona che sta dietro il Narratore si allacciano in due figure inindividuate, dando forma e figura ad un Tempo, che ha contemporaneamente la coscienza della propria corruttibilit\u00e0 e della sua strana immortalit\u00e0. E&#8217; un esercizio di <em>pazienza, <\/em>ma anche di affetto cercare di districare questi due capelli per risalire, dal cuore del poema proustiano, alla radice, andando a cercare l&#8217;origine dell&#8217;opera e facendo emergere le tracce nascoste di quei piccoli (piccoli in paragone alla magnificenza del capolavoro compiuto) passi, che hanno dato modo al giovane amante dell&#8217;arte, al raffinato esteta di una decadenza morente di diventare poeta nel senso pi\u00f9 compiuto della parola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;unicit\u00e0 della creazione proustiana, l&#8217;aver lavorato per anni e anni nella silenziosa gestazione di un solo grande romanzo permette di compiere con lui l&#8217;esperienza inusitata del colloquio con una presenza reale; che il colloquio avvenga, per una convenzione tacita tra scrittore e lettore, attraverso le pagine di una storia pi\u00f9 o meno simulata non toglie niente alla realt\u00e0 dei due interlocutori. L&#8217;aver dato tempo, il tempo lunghissimo di sette libri fitti di nomi, di situazioni, di osservazioni, ha la configurazione di un dialogo, cui Proust per primo si \u00e8 preparato, affinando in anni di tentativi, di esami e di ripensamenti la sua capacit\u00e0 di sondarsi e raccontare di una societ\u00e0 e un mondo, che gli crescono intorno, mentre lui, sdoppiato nel ruolo di attore e spettatore, ne vive e ne osserva i mutamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per anni lo scrittore ha compiuto tentativi su tentativi, che somigliavano allo sforzo di un afasico, che deve parlare; questa ricerca senza drammi di una parola da dire ed il bisogno di dirla nella maggior perfezione possibile concentrano in un unico pensiero la vita dello scrittore. Affascinato dal suo mondo e dalla realt\u00e0 nella sua infinita mutazione, vicino alla nobilt\u00e0 morente e sfatta di una Francia sfiorita, sostenuto dal clima familiare di una ricca borghesia colta e positivista, ha sentito senza alcuna deformazione retorica, ma con la sottile tenacia della determinazione, di appartenere ad una sorta di nascosta aristocrazia mentale, e di avere perci\u00f2 il diritto di guardare e partecipare con occhio critico alla realt\u00e0 storica, senza esserne per questo n\u00e9 travolto, n\u00e9 sdegnosamente distaccato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguir\u00e0 il caso Dreyfus e lo far\u00e0 con l&#8217;entusiasmo dell&#8217;et\u00e0, ma la sua posizione di scrittore, evolvendosi nel tempo, rilegger\u00e0 lo stesso episodio in due diverse connotazioni, nell&#8217;impetuosa passione del <em>Jean Santeuil <\/em>prima, nella <em>Recherche <\/em>poi, dove il polo dell&#8217;attenzione, leggermente deviato, permette di cogliere sfumature ed ironie, che molto pi\u00f9 nitidamente dicono la posizione dell&#8217;autore, scevro da intransigenze e preconcetti ideologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cammino della maturazione dell&#8217;uomo e dello scrittore vanno di pari passo e le opere precedenti alla <em>Recherche <\/em>ne sono testimoni dirette. A partire dal primo libro pubblicato a circa venticinque anni, con l&#8217;aiuto benevolo e forse non convintissimo di Anatole France, <em>Les Plaisirs et les <\/em><em>jours, <\/em>si cominciano ad individuare tracce ed elementi precisi, che indicano nel giovane il primo embrione dello scrittore, che si former\u00e0 nella convinzione di essere nato ad un compito preciso, un compito rigoroso e quasi scientifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come suo padre era medico, uno dei medici pi\u00f9 illustri e stimati di Parigi, cos\u00ec lui doveva essere scrittore. Non \u00e8 strana sulla bocca dell&#8217;ateo Proust la parola <em>vocazione, <\/em>una vocazione profonda, tenace, sicura di s\u00e9 oltre ogni possibile evidenza, anche quando si avvilisce nei momenti dell&#8217;insicurezza, nei momenti della stanchezza e della desolante impotenza poetica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/proust_2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22864\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/proust_2.jpg\" alt=\"proust_2\" width=\"200\" height=\"153\" \/><\/a>\u00abCome il seme, anch&#8217;io ero destinato a morire non appena si fosse sviluppata la pianta, per la quale scoprivo d&#8217;essere vissuto senza saperlo\u00bb. Senza saperlo nella finzione letteraria, consciamente invece nella realt\u00e0 dei fatti. Del resto, fuori della metafora del romanzo, il seme che muore quando la pianta cresce prende uno strano, non si sa se amaro o malinconico o trionfante risvolto di verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La camera rivestita di sughero, dove Proust visse a letto gli ultimi otto anni, con le rare visite di qualche amico, la presenza costante, ma discreta e appartata della domestica Celeste Albaret, e soprattutto la morte immediatamente dopo il compimento dell&#8217;opera assomigliano cos\u00ec da vicino alla soffocazione del seme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La convinzione di essere nato per scrivere, la sicurezza di avere una sorta di responsabilit\u00e0 verso la societ\u00e0 del suo tempo e pi\u00f9 ancora verso l&#8217;eternit\u00e0 gli permettono di non sentire alcuno scrupolo nel dedicare tutta la vita ad avvicinare la fatiscente mondanit\u00e0 del Faubourg Saint Germain, l&#8217;ambiente aristocratico e snob, con i suoi intellettuali e gli artisti, rinunciando ad incamminarsi nel binario di una possibile carriera, che romperebbe quel ritmo di vita tutto particolare, dall&#8217;apparenza dissipata e vuota.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho detto che Gide aveva guardato con la sufficienza dello scrittore impegnato all&#8217;opera del mondano e fatuo Marcel Proust. E di primo acchito il giudizio di Gide avrebbe potuto avere qualche fondamento: il precedente de <em>Les plaisirs et les <\/em><em>Jours <\/em>non conteneva niente pi\u00f9 di un intenso, troppo partecipato pathos da salotto, mezzo tra ironia e dramma, collocato in una societ\u00e0 di amori finemente descritti, di passioni, di ambiguit\u00e0 trattenute da un evidente e falsamente disincantato pudore narrativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A venticinque anni Proust non osava ancora farsi prendere la mano dal mistero dell&#8217;analisi, dallo sguardo distaccato sulla complessit\u00e0 degli uomini. E soprattutto non \u00e8 ancora maturo l&#8217;uomo, prima che lo scrittore, perch\u00e9 di quest&#8217;ultimo le novelle testimoniano un innegabile gusto narrativo e la sensibilit\u00e0 dell&#8217;osservazione: questo anche in quell&#8217;impalpabile <em>Indiff\u00e9rent, <\/em>che lo stesso autore avrebbe depennato dalla raccolta, ma sulla cui precisione di scrittura non ci sono dubbi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 da ora il giovane scrittore, vezzeggiato dagli amici e dagli ammirati frequentatori del salotto di M.me Lemaire, sa di non aver intenzione di raggiungere e nemmeno di cercare la fama; sembra anzi aver chiaro che la sua vicenda di artista, totalmente legata a quella dell&#8217;uomo, succhia dalla crescita dell&#8217;uno la linfa vitale anche all&#8217;altro e la vocazione, di cui parlavo prima, richiede tempi, che non sono quelli dell&#8217;immediato successo, ma piuttosto di una attesa qualche volta scoraggiante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto scoraggiante lo dimostrano le sue lettere, scritte negli ultimi anni del secolo, quando la stesura del <em>Jean Santeuil, <\/em>primo, enorme abbozzo della futura <em>Recherche, <\/em>si allunga di episodi, di considerazioni, ma non si compone in un dato organico, non trova la sua sintesi. I personaggi del grande capolavoro sono gi\u00e0 annunciati qui, con l&#8217;ingenuit\u00e0 di sottili maschere, dietro lievissime alterazioni di nomi, che ogni tanto l&#8217;autore dimentica perfino di apportare, e che lasciano intravedere il modello con una trasparenza ingenua e nello stesso tempo presuntuosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Evidentemente immaturo per compiere la sintesi necessaria tra riflessione e narrazione, immaturo per cogliere (e quindi sciogliere) il nodo centrale della sua stessa personalit\u00e0, si lascia andare alla deriva sulle scorie degli entusiasmi giovanili, si abbandona a conclusioni troppo affrettate ed esplicite, a compiaciute ed ironiche osservazioni di un mondo, di cui lui per primo \u00e8 troppo parte integrante, tanto che lo guarda con una curiosit\u00e0 saputa e quasi bambina e perfino con invidia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diventeranno, questi, gli stupori del Narratore della <em>Recherche, <\/em>quando affronta per la prima volta quel vagheggiato luogo sacro, tempio del passato e della storia che \u00e8 il salotto del Guermantes. Ma il Narratore \u00e8 l&#8217;uomo maturo, che torna a visitare nella memoria le sue origini, di cui ha gi\u00e0 sperimentato l&#8217;inconsistenza; quindi \u00e8 capace di una fedelt\u00e0 di ricostruzione, di uno sguardo retrospettivo sui miti crollati, senza paura della verit\u00e0, senza remore nel raccontare l&#8217;enfasi del giovane ed inesperto snob dei primi successi mondani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il desiderio di una via di sbocco necessaria a liberare un respiro ancora trattenuto, ma vitale, prende la strada dei saggi critici, di brani scritti sui giornali, e pur nella loro brevit\u00e0, di un grande interesse metodologico nel documentare la metodicit\u00e0 di studio e la concretezza della cultura dello scrittore. Tra i frammenti, gli articoli brevi, ma gi\u00e0 lucidissimi (perch\u00e9 nella critica Proust raggiunge anticipatamente la maestria latente del grande scrittore), compare il saggio forse pi\u00f9 importante di questi anni, dedicato a John Ruskin, il critico inglese morto nel 1900, amato come maestro di una concezione estetica particolare, del tutto in sintonia, anche se non perfettamente com-baciante, con la passionalit\u00e0 del francese, la cui apparente freddezza analitica non \u00e8 che il risultato di una misura cercata a lungo, entro cui contenere e arginare il desiderio di comunicare la necessit\u00e0 intrinseca dell&#8217;arte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La considerazione \u00abForse in arte l&#8217;entusiasmo \u00e8 il criterio della verit\u00e0\u00bb non significa lasciare libero sfogo all&#8217;emotivit\u00e0, ma raccogliere in una adesione attenta e critica la testimonianza di un altro e con questa misurarsi.<\/p>\n<div id=\"attachment_22865\" style=\"width: 106px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/John-Ruskin.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-22865\" class=\"wp-image-22865\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/John-Ruskin.jpg\" alt=\"John Ruskin\" width=\"106\" height=\"150\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-22865\" class=\"wp-caption-text\">John Ruskin<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">I saggi critici di Proust sono momenti di intensa vita vissuta: per quanto esteta sia stato, non ha mai misurato l&#8217;opera d&#8217;arte in funzione della bellezza, o almeno ha fatto di tale bellezza un dato necessario all&#8217;incontro tra artista e fruitore. Fa parte dell&#8217;introduzione al libro di Ruskin <em>La Bibbia <\/em><em>di Amiens <\/em>nella traduzione francese dello stesso Proust, la declinazione del concetto di Bellezza, termine di riferimento dalle differenti implicazioni nella elaborazione estetica ruskiniana e proustiana, tanto pi\u00f9 che il primo visse una profonda, esplicita tensione religiosa, mentre Proust non conobbe che il culto di un&#8217;arte elevata al massimo grado della perfezione e della essenzialit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, in nome sia di un profondo rispetto per la statura artistica del critico inglese, sia per quella affinit\u00e0 che permette di cogliere da due angoli visuali differenti una medesima sensazione o un&#8217;identica emozione, sar\u00e0 proprio l&#8217;ateo Proust a difendere la religiosit\u00e0 artistica del credente Ruskin: \u00abPer un&#8217;et\u00e0 di dilettanti e di estetizzanti, un adoratore della Bellezza \u00e8 un uomo che, non praticando altro culto che il suo, non riconoscendo altra divinit\u00e0 che la Bellezza, trascorra la propria vita nel godimento procurato dalla contemplazione voluttuosa dell&#8217;opera d&#8217;arte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora (&#8230;) la Bellezza non pu\u00f2 essere amata in modo fecondo, se la si ama soltanto per i piaceri che da. E allo stesso modo che il cercare la felicit\u00e0 solo per la felicit\u00e0 non porta che alla noia e per trovarla non bisogna cercarla, il piacere estetico ci \u00e8 dato in sovrappi\u00f9, se amiamo la Bellezza per lei stessa, come qualcosa di reale esistente fuori di noi ed infinitamente pi\u00f9 importante della gioia che ci da\u00bb. Ruskin in questo brano, che per altro non ne tradisce il carattere, \u00e8 diventato una sorta di pretesto, uno schermo da cui si delinea con chiara decisione la prima definizione dell&#8217;estetica proustiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono, questi in cui scrive Proust, gli anni del grande fermento naturalista: l&#8217;eco della rivoluzione letteraria portata da Zola \u00e8 pi\u00f9 che mai presente nella cultura francese e si sta allargando a macchia d&#8217;olio nel mondo letterario europeo. E\u2019 il momento in cui un convinto populismo auspica e lavora per una narrativa che deve arrivare alla gente degli strati pi\u00f9 umili; non si parla ancora in termini di massa, ma il concetto \u00e8 gi\u00e0 latente. Il popolo \u00e8 il centro dell&#8217;interesse, nasce la polemica contro la torre d&#8217;avorio dell&#8217;intellettuale e dell&#8217;artista e si grida a gran voce il nome della realt\u00e0, l&#8217;adesione al criterio del realismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La posizione di Proust \u00e8 per lo meno anomala e coraggiosa, al di sopra delle parti. Nessuna concezione ad un pur ben intenzionato populismo: prima di tutto l&#8217;uomo \u00e8 un individuo, la sua realt\u00e0 passa attraverso un setaccio finissimo di emozioni, di sensazioni, di immagini, che sono solo esperienze individuali, tanto pi\u00f9, quindi, uniche ed irripetibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un, mondo di segni sconosciuti. E \u00abquanto al libro interiore di tali segni sconosciuti (&#8230;) nessuno poteva aiutarmi con nessuna regola a decifrarlo: perch\u00e9 la sua lettura consiste in un atto di creazione in cui nessuno pu\u00f2 sostituirci e collaborare con noi. Quanti si guardano, perci\u00f2, da tale lettura?\u00bb. Allora non rimane che scegliere tra l&#8217;andare allo scandaglio di s\u00e9, operazione cos\u00ec dolorosa e ingrata, ma necessaria, o l&#8217;abbandonare l&#8217;impresa e cercare la compagnia di una folla, che non \u00e8 che un rifugio di scampati al compito primo di ogni uomo, che sta nel conoscere il mondo, conoscendo per prima cosa se stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abE&#8217; l&#8217;istinto a dettare il dovere e l&#8217;intelligenza fornisce i pretesti per eluderlo. Solo che nell&#8217;arte le scuse non valgono (&#8230;) il che fa s\u00ec che l&#8217;arte \u00e8 il fatto pi\u00f9 reale, la pi\u00f9 austera scuola di vita, ed il vero Giudizio finale\u00bb. Forse pochi credenti hanno sentito cos\u00ec imperioso ed imprescindibile questo Giudizio, tanto da vivere solo in funzione di quel momento. Questa porta stretta, l&#8217;unica via di salvezza, che pure \u00e8 il caso raro, destinato a pochi eletti, \u00e8 una sorta di fonte inesauribile e vicina, solo che si abbia il coraggio di toccarla. Perch\u00e9, se \u00e8 di pochi rispondere ad un appello tanto imperioso, potrebbe essere di molti decifrare, riconoscere in un dato esterno quella specie di richiamo indistinto, lontano e magari soffocato, che \u00e8 nella memoria di ogni uomo, come un archetipo sconosciuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Proust_note.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22866\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Proust_note-300x184.jpg\" alt=\"Proust_note\" width=\"300\" height=\"184\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Proust_note-300x184.jpg 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Proust_note.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La condizione di chi non lo sa riconoscere e tradurre \u00e8 fatta di una perduta nostalgia: \u00abLe belle cose che scriveremo sono in noi indistinte, come il ricordo di un&#8217;aria che ci incanti, senza che riusciamo a ritrovarne il tracciato, a canticchiarla, e nemmeno a darne il disegno quantitativo, a dire se ci sono pause o serie di note rapide. Coloro che sono ossessionati da questo ricordo confuso di verit\u00e0 che non hanno mai conosciute sono uomini intellettualmente dotati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, se si appagano di dire che odono un&#8217;aria deliziosa, essi nulla indicano agli altri, non hanno talento. Il talento \u00e8 come una sorta di memoria capace di permettere loro di finire col ravvicinare a s\u00e9 quell&#8217;aria indistinta, di sentirla con chiarezza, di annotarla, di riprodurla, di cantarla. Giunge un&#8217;et\u00e0 in cui il talento si indebolisce insieme con la memoria, e in cui il muscolo mentale che accosta i ricordi interni a quelli esterni non ha pi\u00f9 forza. Talvolta questa et\u00e0 dura l&#8217;intera vita, per mancanza di esercizio, per troppo rapida contentezza di s\u00e9. E nessuno conoscer\u00e0 mai, nemmeno chi la sente, l&#8217;aria che ci perseguitava con il suo ritmo inafferrabile ed incantevole\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il rapporto che si apre tra chi ha decifrato questa musica, chi ha riconosciuto nell&#8217;esilio la patria perduta da cui viene ogni artista, e chi, nel tramite dell&#8217;artista stesso, l&#8217;ha avvicinata e sentita sua, \u00e8 il punto di partenza per il cammino verso la Verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proust, che ha tenuto fede, nel corso della sua opera, al principio della noncuranza dell&#8217;autore nei riguardi del pubblico, irridendo chi cercava di accattivarselo con ogni mezzo, di fatto ha raggiunto per questa via e nella maniera pi\u00f9 diretta il suo interlocutore, senza avvolgerlo in una fascia massificante, scovandolo piuttosto, singolo individuo con le sue peculiarit\u00e0 e la sua sensibilit\u00e0, per chiamarlo ad un confronto faccia e faccia: \u00ab&#8230; io non avrei domandato loro n\u00e9 di lodarmi, n\u00e9 di biasimarmi, ma soltanto di dirmi se \u00e8 proprio cos\u00ec, se le parole che essi leggono dentro di s\u00e9 sono proprio quelle che io ho scritto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; un richiamo esplicito, un invito a parlare di quello che la capacit\u00e0 poetica di un altro risveglia e illumina. L&#8217;arte \u00e8 diventata il concreto trait d&#8217;union tra uomo e uomo: amarla non fa parte dell&#8217;esaltazione passeggera di un momento, come non \u00e8 il frutto di una immediata faciloneria: \u00abForse, se fosse in potere di tutti essere colpiti dall&#8217;amore per una opera d&#8217;arte come \u00e8 in potere di tutti (almeno sembra) di essere colpiti dall&#8217;amore per una persona dell&#8217;altro sesso (parlo dell&#8217;amore v\u00e9ro), ci si renderebbe conto che il vero amore per un&#8217;opera d&#8217;arte \u00e8 raro e che gli innumeri godimenti artistici di cui parlano le persone dotate e dalla vita armoniosamente regolata sono ben inferiori a tale amore\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questo amore pu\u00f2 nascere, e \u00e8 pi\u00f9 duraturo, pi\u00f9 radicato, quando \u00e8 il frutto di una assimilazione lenta, di una frequentazione, che fa del capolavoro un fatto scoperto lentamente, giorno per giorno, nato nel cuore di chi lo incontra, cos\u00ec come \u00e8 nato nelle mani di chi lo ha creato, attraverso una ricerca paziente e reciproca, condotta passo a passo fino a svelare il mistero della creatura e del suo creatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vale la pena di percorre insieme a Proust la delicatezza della sua scoperta di uno dei pi\u00f9 bei monumenti del gotico francese, la cattedrale di Amiens, preparata nella mente dello scrittore dalla lettura di Ruskin. \u00abEra una splendida giornata, ed io ero arrivato nell&#8217;ora in cui il sole fa la sua visita quotidiana alla Vergine, un tempo dorata, e che ora esso indora solo negli istanti in cui le restituisce, nei giorni in cui brilla, quasi uno splendore diverso, fuggevole e pi\u00f9 dolce. (&#8230;). Era l&#8217;ora della visita alla Vergine; e a quella carezza momentanea essa sembrava rivolgere il suo sorriso secolare\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/cattedrale_Amien.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22867\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/cattedrale_Amien.jpg\" alt=\"cattedrale_Amien\" width=\"250\" height=\"187\" \/><\/a>L&#8217;imponenza della cattedrale e la dolcezza della statua della Madonna prendono forma e si innalzano (perch\u00e9 \u00e8 una vera e propria elevazione dalla sfera estetica a quella del sentimento) dalla immobilit\u00e0 della pietra all&#8217;amichevole premura di una vera e propria accoglienza. Chi, tornando a visitare una citt\u00e0, a vedere un quadro o a sentire una musica gi\u00e0 conosciuta, non ha vissuto questa dimensione dell&#8217;attesa prima e dell&#8217;incontro poi? Un sentimento ben pi\u00f9 saldo della curiosit\u00e0, soprattutto della curiosit\u00e0 artistica e dotta, e che rende la seconda volta tanto pi\u00f9 dolce di quella prima, che pure aveva l&#8217;entusiasmo della sensazione nuova e della scoperta, ma non ancora la tenacia della memoria e dell&#8217;affetto, la dimestichezza della frequentazione, necessaria nel rapporto con un oggetto o con un luogo, come nel rapporto con una persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217;, in certo senso, questa la chiave di volta (una delle tante dell&#8217;immenso mondo della <em>Recherche) <\/em>di quel groviglio lentamente dipanato di memorie e di ritorni, quella capacit\u00e0 totale di godere della natura e della creativit\u00e0 dell&#8217;uomo. Quel piacere delle cose, che circa negli stessi anni D&#8217;Annunzio esibiva sotto forma di un estetismo pesante e morboso, sensuale e torbido, in Proust \u00e8 un continuo inno alla complessit\u00e0 dell&#8217;uomo, alla fluidit\u00e0 che gli scorre intorno, alla bellezza innegabile della materia e al piacere, liberante, consapevole, di gustarla. Il senso oscuro del peccato, della colpa e della ribellione sorda, che nel nostro poeta genera l&#8217;avvinghiante pastosit\u00e0 del vero, bellissimo eppure sterile, trova nella poetica di Proust una dimensione cristallina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure proprio Proust ha conosciuto con esperienza diretta, cercata e condotta fino alle estreme conseguenze, la degradazione dell&#8217;uomo; l&#8217;ha sperimentata su di s\u00e9, provando a cercare il piacere fisico fino alla abiezione. Ed \u00e8 sconcertante e sconvolgente la lucidit\u00e0 con cui ha vissuto la discesa in quella specie di palude, che sar\u00e0 la \u00abSodoma e Gomorra\u00bb della <em>Recherche. <\/em>Non \u00e8 una discesa dantesca agli inferi: troppo coinvolto e direttamente nel viluppo del male e della degenerazione, la sentir\u00e0 come un&#8217;esperienza profondamente personale. Ma, dentro il dramma di una tale profanazione di s\u00e9, mantiene, se non un distacco, certo la straordinaria preveggenza del suo destino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La redenzione da questo inferno gli verr\u00e0, e non sar\u00e0 un atto di superbia, dalla consapevolezza presente nel momento stesso dell&#8217;abbandono, cos\u00ec che l&#8217;uomo vive la sua storia in simbiosi con lo scrittore e, nella capacit\u00e0 di raccontare e di analizzare il male, trova la sua via di uscita. C&#8217;\u00e8 una sorta di ritrovata purificazione o di mai perduta purezza, anche nei brani pi\u00f9 sordidi della vita dello scrittore, che danno il loro frutto in alcuni dei personaggi del poema, quali l&#8217;enigmatica figura della figlia di Vinteuil, che ha profanato e insultato il padre morto, sputando sul suo ritratto prima di abbandonarsi ai piaceri illeciti con una sua compagna; gesto ripugnante, ma a suo modo carico di una struggente e disperata tenerezza, di un ignorato desiderio di perdono, prima ancora che del senso della colpa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tenerezza e quasi la sacralit\u00e0 che faranno s\u00ec che l&#8217;opera musicale di Vinteuil, sconosciuta e frammentata, venga ricomposta dalle due donne con un lavoro paziente, che render\u00e0 all&#8217;oscuro insegnante di provincia la fama postuma di un grande musicista. La Sonata di Vinteuil ed il Settimino corrono per tutta l&#8217;opera di Proust come un sottofondo musicale, talora assopito, poi perentoriamente emergente, di uno smalto inintaccato e purissimo. Certo, qualcosa nell&#8217;oscura scienza del male che Proust ha conosciuto con esperienza diretta gli ha insegnato ad andare al di l\u00e0 dell&#8217;apparenza prima, della stessa sostanza poi, per riconoscere il sostrato fragilissimo e mutevole dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ne poteva trarre nessuna fiducia, nessun ottimismo: le sue affermazioni in proposito sono dure, perentorie: \u00ab(L&#8217;amicizia) \u00e8 una cosa cos\u00ec da poco, che provo fatica a comprendere che uomini di qualche genialit\u00e0, come per esempio Nietzsche, abbiano avuto l&#8217;ingenuit\u00e0 di attribuire un certo valore intellettuale e, di conseguenza, di rifiutarsi a certe amicizie con cui non poteva accordarsi la stima intellettuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, sono sempre stato stupito alla idea di un uomo che spingeva a sincerit\u00e0 con se stesso fino a distaccarsi, per scrupolo di coscienza, dalla musica di Wagner, che si era immaginato che la verit\u00e0 pu\u00f2 attuarsi in un modo d&#8217;espressione per natura cos\u00ec confuso e inadeguato, come sono in genere i nostri atti esterni e in particolare le amicizie, e che ci possa essere un significato valido qualsiasi nel fatto di lasciare il proprio lavoro per andare a trovare un amico e piangere con lui sulla falsa notizia dell&#8217;incendio del Louvre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto lo sforzo dell&#8217;amicizia consiste nel farci sacrificare la sola parte reale e incomunicabile (se non per mezzo dell&#8217;arte) di noi stessi, ad un&#8217;\u00ab io \u00bb superficiale il quale non trova \u2014 come l&#8217;altro \u2014 la sua gioia in se stesso, ma trova un intenerimento confuso nel sentirsi sostenuto da puntelli esterni, ospitato da un&#8217;individualit\u00e0 estranea, dove, felice di quella protezione che gli viene data, esala il suo benessere in approvazioni gratuite e si meraviglia di qualit\u00e0, che chiamerebbe difetti e cercherebbe di correggere in s\u00e9. D&#8217;altronde gli spregiatori dell&#8217;amicizia possono, senza illusioni e non senza rimorsi, essere i migliori amici del mondo \u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi affronta una tale demolizione dell&#8217;amicizia di fatto per tutta la vita ne ha coltivato un tenace sentimento e ha cercato con risvolti di tenerezza femminea la compagnia degli altri. La stessa amarezza e lo stesso senso di impotenza e di irraggiungibilit\u00e0 \u00e8 nella concezione dell&#8217;amore, di ogni amore, da quello filiale a quello tra i due sessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, dalla disillusione e dalla coscienza della realt\u00e0 delle cose, Proust ha dedotto, accanto ad un rispetto integro per l&#8217;amore in tutte le sue forme e sfaccettature, anche una penetrante capacit\u00e0 di comprensione per chi ama, qualunque sia l&#8217;oggetto dell&#8217;amore: tra le righe del romanzo passano, vagliati uno ad uno, non solo i terribili traumi e i tormenti della gelosia, ma tutto il complesso meccanismo che porta un essere verso un altro e lo imprigiona in una spira, che sfugge totalmente alla realt\u00e0 fisica dell&#8217;oggetto amato, per non nutrirsi che di se stessa. Una specie di oscura, inconscia solitudine, celata da una speranza inutile e disillusa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Com&#8217;\u00e8 terribile e vera, qui, la convinzione dello scrittore che la realt\u00e0 dell&#8217;uomo e dell&#8217;artista vivono una casuale vicinanza, due persone differenti in un medesimo corpo; e delle due all&#8217;artista \u00e8 data la lucidit\u00e0, che all&#8217;uomo \u00e8 negata, cos\u00ec che quest&#8217;ultimo continua ad inseguire quello che l&#8217;altro sa irraggiungibile e assente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul tema dell&#8217;amore si riinnesta invece la saldezza concreta dell&#8217;arte. La dimestichezza con il mistero si compone e si spezza nel momento in cui l&#8217;arte, come la Vergine amienoise, diventa un tema accanto all&#8217;amore, accanto al ritmo quotidiano, alla memoria. La Sonata di Vinteuil in Swann \u00e8 pi\u00f9 presente ancora della stessa Odette, la donna amata disperatamente; la bellezza di Venezia \u00e8 legata all&#8217;amore del Narratore per Albertine, come lo sono i dipinti del Carpaccio, da cui sono nati i tessuti delle vestaglie di Fortuny, regalati ad Albertine poco prima della sua morte.<\/p>\n<div id=\"attachment_22868\" style=\"width: 278px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Proust_notes.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-22868\" class=\"wp-image-22868 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Proust_notes.jpg\" alt=\"Proust_notes\" width=\"278\" height=\"181\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-22868\" class=\"wp-caption-text\">una pagina del notes di Proust<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; quell&#8217;andare a cercare nei volti di tutti i giorni il tratto che li accomuna al grande dipinto che fa dell&#8217;arte una realt\u00e0 e la introduce nella vita. Il raffinato cultore di pittura, Charles Swann, si innamora di Odette, la mondana d&#8217;alta classe bella di una bellezza sfiorita e sfatta, solo quando riconosce in lei i lineamenti della Sefora del Botticelli. Per una strana alchimia, arte e vita, immaginazione e realt\u00e0 si compenetrano e fanno il tema di fondo della sinfonia proustiana, prendono una concretezza simile alla realt\u00e0 dei personaggi del romanzo, quando sfumano e si sfaldano o si compongono nelle trasfigurazioni della memoria e dell&#8217;impressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto consiste nella mente dell&#8217;uomo, nella sua capacit\u00e0 di incamerare momenti e impressioni, che erano rimasti inerti, fin quando un niente li ha fatti tornare alla realt\u00e0 con la stessa freschezza del momento vissuto. Perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 intelligenza e razionalit\u00e0 nella memoria, ma una sintesi folgorante, che permea il presente del passato e lo riconduce non come ricordo, ma come presenza. E&#8217; uno strano, ingovernabile potere di resurrezione, che arriva improvviso e porta con s\u00e9 la stessa felicit\u00e0 di un ritorno reale, della stessa realt\u00e0 della vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo uno \u00e8 il tormento doloroso e irrisolto dell&#8217;artista: come un re Mida alla rovescia, perde, distrugge l&#8217;oro delle cose nel momento stesso in cui allunga le mani a prenderle, e l&#8217;attimo del desiderio non si compie mai nella felicit\u00e0 del possesso. E&#8217; la logica che accompagna la vicenda della <em>Recherche <\/em>e torna come una spirale ad aprire e chiudere ogni storia individuale, nei particolari pi\u00f9 minuti del racconto, come nei suoi \u00ablarghi\u00bb pi\u00f9 ariosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall&#8217;amore di Swann, agli incontri giovanili del Narratore, alla tremenda esperienza di possesso e di annullamento con Albertine, alle inutili immagini evocate nel bambino dal nome mitico e calmo dei Guermantes: tutto diventa evanescente, sfumato e inconsistente, come le figure della sua lanterna magica, nell&#8217;attimo in cui la soglia del desiderio \u00e8 varcata e la realt\u00e0 si delinea nella totale nullificazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Swann sposer\u00e0 Odette, quando il suo amore per la donna \u00e8 svanito nel ricordo, cos\u00ec il Narratore ritrover\u00e0 Gilberte, quando l&#8217;\u00abio\u00bb che l&#8217;ha amata \u00e8 morto. Si ripete all&#8217;infinito il tema della morte, delle tante morti, cui seguono resurrezioni senza eternit\u00e0, che preludono alla successiva fine. La paura della morte, che il &#8216;900 ha sentito e sente ancora con particolare violenza e ha cercato perci\u00f2 di esorcizzare e negare, in Proust prende l&#8217;aspetto domestico di una fine sperimentata di giorno in giorno, ogni volta che un desiderio prepotente ci abbandona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uomo che riemerge \u00e8 una creatura totalmente nuova, che, guardandosi intorno, riconosce i contorni e la consistenza delle cose, ma non ne sente pi\u00f9 il sapore antico, di cui non percepisce che una fredda nostalgia. L&#8217;eternit\u00e0 che l&#8217;uomo crede di desiderare non \u00e8 che un errore di prospettiva, la cristallizzazione di un momento destinato a esaurirsi. La stessa paura della fine fisica si risolve in questo conflitto di memoria e dimenticanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proust, dicevo all&#8217;inizio, \u00e8 uno dei momenti pi\u00f9 illuminati del nostro &#8216;900 e su questo punto, soprattutto, la sua profondit\u00e0 di analisi arriva ad abbattere, annullare quel residuo di compiaciuto romanticismo, che percorre tanta parte della letteratura europea; lui, cos\u00ec affascinato dalle assonanze, dalla musicalit\u00e0 della poesia, sensibile all&#8217;estremo alla raffinatezza stilistica, non ha mai perso di vista il confine di una assoluta austerit\u00e0. Il mondo morente dell&#8217;Europa ai bordi della guerra, che sta trascinando la sua fine in uno splendido corteo funebre, emerge senza veli ed eufemismi, ma senza compiacimenti moraleggianti verso l&#8217;incedere superbo, di chi si incammina verso la sua condanna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono per molta parte le sue radici culturali a dare allo scrittore questa penetrante lucidit\u00e0, insieme alla purezza dello stile e al piacere di comporre, parola per parola, la frase e l&#8217;immagine. Permeato dalla storia letteraria della Francia, attraverso s\u00e9 fa riemergere i ritmi, i suoni e le armonie di una lingua, che \u00e8 con tutta evidenza il filo che lega, nei secoli, una tradizione nel senso pi\u00f9 alto della parola. Sono esplicite a questo proposito le sue analisi critiche (i saggi dedicati a Baudelaire sono la declinazione in prosa del canto del poeta): nella precisione di affronto della musicalit\u00e0 del verso, della sintonia tra ritmo e contenuto c&#8217;\u00e8 un continuo confronto con il poeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lettura di un&#8217;opera significa anzitutto andare alla ricerca dei suoi temi meno scoperti, scovarli nei sottintesi, rovesciarli per cercarne il codice pi\u00f9 segreto e mediare da questa scoperta il passaggio ad una creativit\u00e0 nuova. Dai racconti di George Sand, alle <em>Memorie d&#8217;oltretomba <\/em>di Chateaubriand, fino alla lettura dei suoi contemporanei, in particolare M.me de Noail\u00e9es, Proust non ha fatto che addentrarsi in un lago sempre pi\u00f9 profondo e vasto, cercando di sentirne le correnti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uomo di cultura enorme, ha vissuto la sua erudizione come una necessit\u00e0, l&#8217;inevitabile percorso alla decifrazione della sua origine e quindi della sua continuit\u00e0. Quel lavoro che chieder\u00e0 a buon diritto ai suoi lettori, \u00e8 stato l&#8217;impegno continuo della sua maturazione intellettuale. E&#8217; stato anche l&#8217;amore alle opere di chi lo aveva preceduto, la sensibilit\u00e0 al loro valore a farne lo stupendo continuatore. \u00ab(&#8230;) si pu\u00f2 rifare quello che si ama solo ripudiandolo. (&#8230;) Senza dubbio, quando, si \u00e8 innamorati di un&#8217;opera, si vorrebbe fare qualcosa del tutto simile; ma bisogna rinunciare al proprio amore del momento e pensare non alle proprie predilezioni, ad una verit\u00e0 che non si chieda quali siano le nostre preferenze. E solo a patto di seguirla ci pu\u00f2 accadere di incontrare di nuovo quel che avevamo abbandonato e di scrivere, immemori di loro. <em>Le mille e una notte <\/em>o i <em>Memoires <\/em>di Saint Simon di un&#8217;altra epoca\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/proust_cover_2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22869\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/proust_cover_2.jpg\" alt=\"proust_cover_2\" width=\"133\" height=\"200\" \/><\/a>Il saggio <em>Contre Sainte Beuve, <\/em>scritto prima di concepire la <em>Recherche, <\/em>si apre con una strana osservazione: \u00abOgni giorno attribuisco sempre minor valore all&#8217;intelligenza. Ogni giorno mi rendo sempre meglio conto che solo indipendentemente da essa lo scrittore pu\u00f2 cogliere nuovamente qualcosa delle sue impressioni, ossia qualcosa di lui stesso e la sola materia dell&#8217;Arte\u00bb. Nate da un&#8217;intelligenza straordinaria, queste parole sono la evocazione di una forza indecifrata alla sua origine, la forza di una comunicazione di s\u00e9 necessaria, tanto da trovare le vie pi\u00f9 indirette, pi\u00f9 strane e riposte per farsi sentire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Saranno, nell&#8217;opera definitiva, \u00able intermittenze del cuore\u00bb, da cui si snoderanno le immagini, le ricostruzioni, la sostanza del poema proustiano. Le evidenze schiaccianti sono tali proprio nella misura in cui la loro trasparenza non chiede che di essere penetrata per se stessa, non si perde in teorizzazioni, in spiegazioni. Soprattutto non ha paura di non essere capita. Per questo Proust non ha voluto dire niente di s\u00e9, se non dietro il velo sottile di questa sua discretissima, ironica \u00abassenza\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"708\">\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>\n<h6><strong>A Marie Nordlinguer<\/strong><\/h6>\n<p style=\"text-align: right;\">(circa il 21 gennaio 1900)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Signorina,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ricevendo la notizia della morte di Ruskin non ho potuto evitare di pensare tanto vivamente a lei da doverle quindi scrivere. Non che ci sia voluta questa morte perch\u00e9 io mi ricordassi di lei. Malato da tanto tempo, avendo difficolt\u00e0 a scrivere, e non volendo dettare una lettera che fosse indirizzata a lei, tutti i pensieri di pi\u00f9 affettuosa riconoscenza, per lei, per la sua lettura, per il libro inviatomi, e per le preziose annotazioni, abitano definitivamente in me; e non in quel fondo di s\u00e9 stessi dove non li si visitano che raramente ma in quell&#8217;intimit\u00e0 dove ci si ritrova pi\u00f9 volte ogni giorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma quando ho appreso la morte di Ruskin io ho voluto esprimere a lei piuttosto che ad altri la mia tristezza, tristezza sana quindi e piena di consolazione perch\u00e9 io sento quanto sia viva con forza questa morte, quanto io lo ammiri, l&#8217;ascolti, cerchi di comprenderlo e di obbedirgli pi\u00f9 che a molti viventi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avrei voluto chiedervi dei pareri proprio un mese fa riguardo uno studio su di lui. Ma un timore di annoiarla, il che \u00e8 molto stupido perch\u00e9 so che lei ama queste cose e quindi non ci si annoia di fronte alle cose che si amano, mi ha fermato e quei consigli li ho chiesti a un amico inglese. Spesso anche per una parola, per un titolo per un&#8217;intenzione io avrei voluto rivolgermi a lei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma qui non \u00e8 pi\u00f9 il timore \u00e8 la malattia (mi era tornata una stupida influenza, non grave, ma che s&#8217;\u00e8 aggiunta a tutto il resto) che mi ha impedito di scrivervi e mi ha obbligato a rivolgere le mie domande entro quel cerchio di amici che potevo raggiungere per viva voce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lei tuttavia non ha simili alibi per non avermi domandato dei chiarimenti su certi autori francesi o dei pensieri preziosi per la vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si figuri poi che quando lei mi ha inviato il piccolo libro di Ruskin coperto delle vostre graziose annotazioni, che eran quasi come fiori secchi in ogni pagina (e delle quali una era stata quasi raccolta da noi due insieme, poich\u00e9 lei l&#8217;aveva delicatamente staccata da un mio libro [1]), io stavo scrivendo delle frasi, a proposito proprio di Ruskin, che per\u00f2 ora ho dimenticato (e che le invier\u00f2 non appena riappariranno) e che comunque esprimevano qualcosa di simile a questo concetto: \u00abCi ha fatto ugualmente piacere come quelli che ci inviano qualche cosa di cui si sono a lungo serviti per se stessi, senza pensare di doverla poi donare; e sono proprio quelli i doni pi\u00f9 preziosi per le anime sensibili\u00bb. E un momento dopo io ricevevo il suo libro che portava il segno del suo personale uso, dono cos\u00ec delicato \u2014 cio\u00e8 un libro di Ruskin. Ah le armonie prestabilite!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Reynaldo vi ha detto che questo cattivo Ruskin ha lasciato la proibizione di tradurre le sue opere in francese e cos\u00ec le mie povere traduzioni resteranno impubblicate. Ma approfittando di studi che sto facendo su di lui io ne citer\u00f2 dei lunghi stralci.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Marcel Proust<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1)<em> Il\u00a0ibro di Proust era Les Plaisirs et les Jours<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<p>PROUST, <em>La recherche du temp perdu, <\/em>Einaudi 1973<\/p>\n<p>PROUST, <em>Jean Santeuil, <\/em>Einaudi 1976<\/p>\n<p>PROUST, <em>Les plaisirs et les jours, <\/em>Sougarco 1968<\/p>\n<p>PROUST, <em>Cantre Sainte-Beuve, <\/em>Einaudi 1974<\/p>\n<p>PROUST,, <em>Giornate di lettura, <\/em>Einaudi 1958<\/p>\n<p>M.PROUST, <em>L&#8217;indifferente, <\/em>Einaudi 1978 <em>Correspondence de Marcel Proust, <\/em>Plon 1976<\/p>\n<p>PAINTER, <em>Proust, <\/em>Feltrinelli 1979<\/p>\n<p>ALBARET<em>, Il<\/em> <em>Signor Proust, <\/em>Rizzoli 1974<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Strumenti culturali di Litterae Communionis n.4 \u00a0I GRANDI DELLA CULTURA MODERNA RIVISITATI \u00abLa configurazione di una cosa non \u00e8 solamente l\u2019immagine della sua natura: \u00e8 il segreto del suo destino e il tracciato della sua storia\u00bb Testo di Marta Morazzoni<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/marcel-proust\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":22857,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[1974],"class_list":["post-22856","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-personaggi","tag-marcel-proust","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.8 - 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