{"id":22797,"date":"2015-03-09T12:37:20","date_gmt":"2015-03-09T11:37:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=22797"},"modified":"2015-04-09T14:35:19","modified_gmt":"2015-04-09T12:35:19","slug":"arthur-rimbaud","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/arthur-rimbaud\/","title":{"rendered":"Arthur Rimbaud"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">Strumenti culturali di <strong>Litterae Communionis <\/strong>n.2<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0I GRANDI DELLA CULTURA MODERNA RIVISITATI<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/Arthur_Rimbaud.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-22795\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/Arthur_Rimbaud-198x300.jpg\" alt=\"Arthur_Rimbaud\" width=\"132\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/Arthur_Rimbaud-198x300.jpg 198w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/Arthur_Rimbaud.jpg 220w\" sizes=\"auto, (max-width: 132px) 100vw, 132px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>\u00abIo! Io che mi ero detto mago o angelo, dispensato da ogni morale, eccomi riportato al suolo, con un dovere da cercare, e la realt\u00e0 rugosa da stringere!\u00bb<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Testo di <strong>Giuseppe Frangi<\/strong> e <strong>Silvano Petrosino<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Traduzione delle poesie di <strong>Antonio Galli<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Gli autori ringraziano <strong>Mirella Bocchini <\/strong>per le preziose indicazioni<!--more--><\/p>\n<h6><strong>La sua vita<\/strong><\/h6>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>\u00ab&#8230; fiero di non avere n\u00e9 paese, n\u00e9 amici\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era nato a Charleville, una cittadina delle Ardenne adagiata sulle sponde della Mosa; a Charleville aveva anche trascorso senza troppi patemi la propria infanzia nonostante sin dal 1860 il padre si fosse allontanato da casa e avesse cos\u00ec lasciato l&#8217;intero destino della famiglia nelle ferme e energiche mani della moglie Vitalie; a scuola poi, da autentico \u00abenfant prodige\u00bb, aveva iniziato a dieci anni a comporre esametri latini per trovarsi a quindici coperto di riconoscimenti e di premi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che quella sua precoce e straordinaria intelligenza gli attirasse la diffidenza e l&#8217;antipatia di molti non lo preoccupava pi\u00f9 di tanto: Arthur Rimbaud aveva infatti dalla sua parte anche persone, come il suo professore di retorica Izambard, disposte a capirlo e ad incoraggiarlo e sapeva soprattutto di poter contare sul proprio spirito di indipendenza per tagliare al momento debito i ponti con la sua cittadina natale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Charleville.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22800\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Charleville-300x192.jpg\" alt=\"Charleville\" width=\"250\" height=\"160\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Charleville-300x192.jpg 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Charleville.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><\/a>Del resto pur cos\u00ec giovane, in cuor suo aveva gi\u00e0 emesso un&#8217;inappellabile sentenza nei confronti del piccolo mondo borghese dell&#8217;<em>\u00abatroce Charlestown, la ville superio<\/em><em>rement idiote entre les petites villes de province\u00bb; <\/em>e di quella sentenza avrebbe dovuto fornire una prima formulazione fuggendo di casa, alla volta di Parigi, non ancora sedicenne nell&#8217;agosto 1870.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scriveva intanto e inviando il 24 maggio di quello stesso anno tre sue poesie, tra cui la meravigliosa <em>Oph\u00e9lie, <\/em>a Th\u00e9odore de Banville direttore del <em>Parnasse contemporain <\/em>fremeva nell&#8217;attesa che qualche superiore evento piegasse finalmente il suo destino verso la grande capitale francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di sicuro gli echi della Comune nella primavera successiva non potevano toccare solo di striscio il giovane ribelle di Charleville: s&#8217;\u00e8 anzi parlato, o meglio ne ha parlato lui stesso in una lettera, d&#8217;un suo proposito e d&#8217;un suo desiderio d&#8217;arruolarsi tra gli insorti; nessuno tuttavia \u00e8 in grado oggi d&#8217;affermare con certezza cosa abbia veramente fatto di quel suo desiderio e di quel suo proposito: si pu\u00f2 solo contare su di un vuoto di notizie tra il 17 aprile e il 13 maggio, su testimonianze verbali che l&#8217;avrebbero voluto in quei giorni a Parigi e, soprattutto, su d&#8217;una poesia inviata a Izambard, poesia che sin dal titolo, <em>(Le coeur supplici\u00e9 <\/em>o <em>Le coeur vote) <\/em>faceva esplicito, sconsolato riferimento a violenze subite forse proprio tra i battaglioni comunardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S&#8217;era trattato insomma d&#8217;una adesione emotiva che per quanto appassionata, non risultava certo tale, comunque, da ricondurre la sete d&#8217;assoluto di Rimbaud dentro i limiti ideologici della Comune: anzi, quasi per disperdere ogni dubbio al proposito, il 15 di quel mese di maggio datava la sua lettera programmatica, la celebre lettera del veggente <em>(\u00abII Poeta si fa veggente per mezzo d&#8217;un <\/em><em>lungo, immenso ragionato sregolarsi di tutti i sensi. Tutte le forme d&#8217;amore, di sofferenza, di follia; cerca lui stesso, esaurisce in se stesso tutti i veleni per conservarne soltanto le quintessenze\u00bb, <\/em>affermava tra l&#8217;altro su quei fogli, scardinando cos\u00ec per principio ogni ipotesi storica e politica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella successiva estate, l&#8217;ultima passata nella pace di Charleville, il cammino poetico di Rimbaud toccava intanto il vertice: a luglio stendeva <em>Les Pre<\/em><em>mi\u00e8res Communions, <\/em>una lunga poesia dettata dal suo furore anticattolico, mentre a settembre risaliva il suo capolavoro, il celebre <em>Bate au Ivre; <\/em>quel mese di settembre doveva comunque risultar decisivo anche per un altro motivo: aveva infatti inviato per far conoscere i propri lavori, una lettera a Paul Verlaine, uno dei pi\u00f9 famosi poeti francesi di quei giorni, e Verlaine, profeticamente colpito da quei versi, gli aveva subito risposto rivolgendogli questo felice invito: \u00ab<em>Vieni cara e grande anima, vi chiamiamo, vi aspettiamo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimbaud part\u00ec senza punto esitare alla volta di Parigi: qui per nulla intimorito dai grandi nomi presso i quali l&#8217;autorit\u00e0 di Verlaine l&#8217;aveva introdotto, riusc\u00ec col suo comportamento rissoso e insolente a inimicarseli tutti nel breve volgere d&#8217;un paio di mesi; i tempi della sua permanenza parigina bruciavano cos\u00ec con imprevista rapidit\u00e0 e la sua insofferenza e il suo disprezzo nei confronti di ogni ambiente culturale e letterario, compreso quello pi\u00f9 libero e spregiudicato dei poeti parnassiani, toccava presto il limite di guardia: Verlaine, infatti, nel febbraio successivo gi\u00e0 non era pi\u00f9 in grado di trovar qualcuno disposto ad ospitarlo e Rimbaud stesso decise, tra la sorpresa generale, di levare il disturbo e di tornare a Charleville.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nulla meglio delle parole del pi\u00f9 anziano poeta ci raccontano del Rimbaud di quei mesi parigini, del suo viso d&#8217;angelo in esilio, dei suoi capelli castani arruffati, del suo accento contadino troppo rapidamente perduto, delle sue mani che, invece, crescendo dovevano assomigliare pi\u00f9 a quelle di un contadino che a quelle d&#8217;un poeta; e nessuno del resto pi\u00f9 di Verlaine doveva restargli ostinatamente fedele, fedele al punto di incrinare i suoi rapporti con la famiglia e la moglie pur di seguire le folli intemperanze del suo giovane amico; fedele nonostante il suo carattere in genere lo mantenesse in un&#8217;eterna indecisione, in uno stato di estenuata incertezza. Cos\u00ec se toccava a Rimbaud di rifarsi vivo per un nuovo e del tutto appartato soggiorno a Parigi, nel luglio &#8217;72 era Verlaine a seguirlo a Bruxelles e poi a Londra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Rimbaud.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22801\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Rimbaud-224x300.jpg\" alt=\"Rimbaud\" width=\"150\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Rimbaud-224x300.jpg 224w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Rimbaud.jpg 336w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a>Qui Rimbaud, messa in second&#8217;ordine la poesia, s&#8217;era buttato in un&#8217;opera in prosa, la \u00ab<em>relation <\/em><em>d&#8217;un combat spirituel<\/em>\u00bb da cui, come lui stesso s&#8217;era trovato a confessare, sarebbe dipeso il suo destino: si trattava della celebre <em>Une saison en <\/em><em>enfer <\/em>(Una stagione in inferno), la quale per\u00f2, per giungere a totale compimento, doveva attendere che anche l&#8217;amicizia con Verlaine si consumasse definitivamente; doveva cio\u00e8 attendere che nell&#8217;estate del &#8217;73, il poeta parigino, scosso dalle continue assillanti minacce della moglie e della famiglia ed esasperato dall&#8217;atteggiamento via via pi\u00f9 provocatorio e insolente del suo giovane amico, decidesse improvvisamente di lasciare Londra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo allora Rimbaud tentava di salvare la situazione prima rincorrendo Verlaine sin sul molo, poi scrivendogli una straordinaria e appassionatissima lettera <em>(Ritorna, ritorna, amico mio, caro, u<\/em><em>nico amico, ritorna&#8230; Ricominceremo a vivere qui, coraggiosamente, pazientemente&#8230; \u00bb); <\/em>in verit\u00e0, lui stesso sentiva d&#8217;aver fatto terreno bruciato anche di quell&#8217;esperienza e di dover quindi lasciar che la vicenda rotolasse verso il suo drammatico, infuocato epilogo di Bruxelles (Verlaine sparava al suo giovane amico e veniva condannato a due anni di carcere).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>Saison <\/em>poteva cos\u00ec giungere a conclusione nell&#8217;agosto del &#8217;73: in quella data Rimbaud consegnava infatti il manoscritto ad un editore di Bruxelles; mai era prima accaduto che il giovane di Charleville si fosse preso premura di mandare alle stampe un proprio testo il fatto che se ne incaricasse ora si spiega con importanza da lui assegnata a quell&#8217;opera che gi\u00e0 sentiva come testamento poetico e spirituale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti nel frattempo un&#8217;altra stagione, la sua stagione creativa, stava arrivando a conclusione: non ancora ventenne, Rimbaud s&#8217;apprestava ad abbandonare carta e matita per intraprendere lui, grande cantore del \u00abBattello ebbro\u00bb, un faticoso quanto vano e interminabile peregrinaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aveva cominciato nel 1875 col toccare Stoccarda e scendendo quindi nell&#8217;aprile a Milano dove, malato e indebolito, veniva raccolto e ospitato per qualche giorno da una vedova; dei viaggi dei due anni successivi non s&#8217;hanno sufficienti notizie: solo si sa che di tanto in tanto faceva comparsa a Charleville per aiutare i suoi nella mietitura, che nel &#8217;78 s&#8217;era recato a Cipro per dirigere i lavori di una cava di pietra, che nel &#8217;79 aveva invece raggiunto l&#8217;Oriente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viaggiava per lo pi\u00f9 a piedi (memorabile ad esempio risulta il racconto lasciatoci in una lettera, della sua traversata invernale del San Gottardo tra la bufera e montagne di neve); viaggiava, altrimenti, con mezzi di fortuna e, quasi che quell&#8217;inestinguibile \u00ab<em>soif<\/em>\u00bb, quella \u00ab<em>soif<\/em>\u00bb di mistico senza pace che l&#8217;aveva trascinato nella sua breve stagione poetica, anzich\u00e9 estinguersi, avesse solo mutato di modalit\u00e0 e forme, non si concedeva mai tregua, mai il tempo di un respiro.<\/p>\n<div id=\"attachment_22802\" style=\"width: 240px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Rimbaud_Aden.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-22802\" class=\"wp-image-22802 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Rimbaud_Aden.jpg\" alt=\"Rimbaud_Aden\" width=\"240\" height=\"208\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-22802\" class=\"wp-caption-text\">Rimbaud ad Aden<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembrava quasi dovesse espiare una colpa nei\u00a0 confronti\u00a0 dell&#8217;esistenza e della vita o che, addirittura, una volont\u00e0 superiore avesse fatto del suo destino la strada per consegnare al mondo un fondamentale messaggio; sulla sua stagione letteraria comunque aveva fatto scendere la cortina del pi\u00f9 rigoroso silenzio, tanto che Paul Verlaine, domandando nel &#8217;75 ad un amico comune notizie riguardo alle ultime fatiche di Rimbaud, cos\u00ec s&#8217;era sentito rispondere: \u00abI suoi versi? E&#8217; molto tempo che la sua vena tace; suppongo persino che non si ricordi assolutamente pi\u00f9 d&#8217;averne scritti!\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo, tra tanto non pi\u00f9 ricostruibile peregrinare, Rimbaud intraprendeva, nel marzo 1880, il viaggio decisivo; decisivo non perch\u00e9 contasse, al contrario dei precedenti, su d&#8217;una pi\u00f9 precisa meta, su d&#8217;una pi\u00f9 assennata motivazione, ma solo perch\u00e9 destinandolo in continente africano, l&#8217;avrebbe tenuto lontano dalla casa, dalla Francia e dall&#8217;Europa sin sulla soglia della morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque neppure l&#8217;essere approdato sulle sponde d&#8217;un altro continente serviva ad allentare la sua inquietudine; anzi, la sua vita africana si costellava di imprese incredibili, di viaggi assurdi e massacranti, tra deserti, altopiani e catene selvagge di monti; intratteneva corrispondenza coi suoi familiari ai quali confidava le sue segrete speranze e soprattutto le sue amarezze per una vita che non riusciva ad avere un capo e una coda. (\u00abA che servono tutte queste peregrinazioni, e questi strapazzi, e queste avventure presso popoli strani, e queste lingue di cui ci si riempie la memoria, e questi affanni senza nome se non mi \u00e8 concesso riposarmi un giorno?\u00bb s&#8217;era domandato sconsolato in una lettera del maggio 1883).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quasi braccato da un atroce destino <em>(\u00abMa <\/em><em>adesso io sono condannato ad errare, legato ad un&#8217;impresa lontana&#8230; <\/em>\u00bb, inseguito da un&#8217;ansia perenne non riusciva mai a concedersi ad attivit\u00e0 meno rischiose e pi\u00f9 redditizie; camminava, camminava sempre compiendo tragitti inimmaginabili, imbastendo trame commerciali che ogni volta gli si disfavano tra le mani; progettava di mettere da parte il denaro che gli sarebbe bastato per vivere di rendita qualora fosse rientrato in Europa ed invece si ritrovava sempre creditori ed avvoltoi alle calcagna. Nel 1891 lo colse un cancro al ginocchio che lo costringeva, con un drammatico avventuroso viaggio, al rientro in patria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sbarcato a Marsiglia il 20 maggio, i medici dell&#8217;ospedale del \u00abConception\u00bb decidevano d&#8217;amputargli immediatamente la gamba; l&#8217;intervento non servir\u00e0 per\u00f2 a bloccare il male e a Rimbaud non restava che consumare gli ultimi mesi di vita tra atroci sofferenze in un letto di quell&#8217;ospedale marsigliese, assistito con amorevole e infinita pazienza dalla sorella Isabelle; la quale restava cos\u00ec l&#8217;unica e quindi, secondo alcuni, improbabile testimone della conversione del fratello, il 25 ottobre, quindici giorni prima della morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La sua opera<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u00abScrivevo silenzi, notti, notavo l&#8217;inesprimibile\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un critico dell&#8217;opera di Rimbaud osserva: \u00abAlla radice della vita \u2014 e della poesia \u2014 di Rimbaud, c&#8217;\u00e8 qualcosa che pu\u00f2 definirsi una crisi d&#8217;adattamento, e ne costituisce, insieme, il segreto e la chiave. Sulle soglie dell&#8217;adolescenza&#8230; deve essersi compiuta, per lui, una frattura insanabile\u00bb (1). Non si pu\u00f2 certo che partire da questo mancato adattamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;interno di una esperienza poetica cos\u00ec intensamente vissuta, e cos\u00ec brevemente, come quella di Rimbaud, risalire a questo inizio non significa innanzitutto attenersi ad un corretto criterio cronologico. Un tale criterio stenta ad adattarsi ad un&#8217;esistenza come questa, in cui il tempo sembra abbia scelto la dimensione verticale dell&#8217;intensit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da parte nostra, impegnarci con le prime poesie di Rimbaud prima che significare una risalita all&#8217;origine cronologica della vita del poeta, significa cogliere in questo inizio una delle tappe fondamentali e costitutive di tutto il suo itinerario poetico. E&#8217; cos\u00ec indicata anche una impostazione di metodo: nell&#8217;impossibilit\u00e0 di dire tutto, andremo alla ricerca di quelle che potremmo chiamare le categorie base della poesia di Rimbaud, ed in questa ricerca ci potr\u00e0 capitare di non sottolineare a sufficienza il susseguirsi temporale delle liriche che ora c&#8217;interessano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diciamo questo per avere dalla nostra almeno il vantaggio, per alcuni forse esilissimo, della consapevolezza di una scelta. In questo senso, risalire al primo Rimbaud significa, secondo noi, aprirsi alla possibilit\u00e0 del raggiungimento del cuore del suo stesso gesto poetico. Qui, dove la dialettica poesia-vita tende ad una identit\u00e0, l&#8217;adattamento non avvenuto e non voluto di cui pi\u00f9 sopra accennavamo, \u00e8 poesia. A che cosa e a chi il \u00abribelle\u00bb Rimbaud diciassettenne non si adatta?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Ofelia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22803\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Ofelia.jpg\" alt=\"Ofelia\" width=\"200\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Ofelia.jpg 225w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Ofelia-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a>Ma preferiamo affrontare il problema da un altro punto di vista, e questo perch\u00e9 ogni violento rifiuto \u00e8, nella tristezza di una vita negativa, l&#8217;annuncio gridato di un orizzonte lontano, forse lontanissimo, positivo. Perch\u00e9 anche la bestemmia pu\u00f2 essere preghiera. Allora, in forza di quale gusto-energia il gesto ribelle di Rimbaud pu\u00f2 costituirsi? Quale coscienza rende possibile questa coscienza: \u00ab<em>Non <\/em><em>posso pi\u00f9, o onde, bagnato dai vostri languori, \/ rapir la scia ai legni che portano cotoni, \/ n\u00e9 traversar l&#8217;orgoglio delle bandiere e delle fiamme, \/ n\u00e9 nuotar sotto gli occhi orribili dei pontoni<\/em>\u00bb (II battello ebbro)?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta ora di leggere le poesie di Rimbaud scritte tra il 1870 e 1871. Queste poesie danzano. Il gusto della vita che in esse si esprime, salta agli occhi. Il gusto della carne che \u00e8 gusto della vita. Questo \u00e8 forse il primo centro tematico: l&#8217;energia del sentirsi vivo, la sua poesia, viene qui inizialmente espressa come eros. Nell&#8217;eros, ben al di l\u00e0 di ogni riduzione sessuale, Rimbaud ritrova il sentimento del vivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soffermandosi con la vibrazione, cercando di penetrare il fremere del vivo, egli ci dona alcune delle pi\u00f9 liberanti e spaziose immagini della sua poesia. In esse ci si sente rinfrescati. <em>\u00ab &#8230; \/\/ \u2014 Io seguo, <\/em><em>sbracato come uno studente, \/ sotto i verdi castani le vispe ragazzine: \/ esse ben lo sanno e volgono ridendo \/ verso di me gli occhi riboccanti di cose indiscrete. \/\/ Non dico parola: guardo senza posa \/ la carne dei loro candidi colli frangiati di ciocche folli: \/ indago, sotto il corsetto e i delicati abbigliamenti, \/ il dorso divino, scendendo per la curva delle spalle. \/\/ In breve ho snidato lo stivaletto, la calza&#8230; \/ Ricostruisco i corpi, arso da bella febbre. \/ &#8230; \/\/<\/em> <em>\u00bb <\/em>(Al concerto).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intorno a questa stessa tematica, per non cadere in una facile unilateralit\u00e0, vorremmo anche ricordare:<em> \u00abLe sere azzurre d&#8217;estate andr\u00f2 <\/em><em>per i sentieri \/ punzecchiato dai grani, a calpestare l&#8217;erbetta: \/ assorto, ne sentir\u00f2 la freschezza ai miei piedi. \/ Lascer\u00f2 che il vento bagni la mia testa nuda. \/\/ Non parler\u00f2, non penser\u00f2 a nulla: \/ ma l&#8217;amore infinito mi salir\u00e0 nell&#8217;anima, \/ e andr\u00f2 lontano, assai lontano, come uno zingaro, \/ attraverso la Natura &#8211; felice come con una donna. \/\/<\/em> <em>\u00bb <\/em>(Sensazione), ed anche:<em> \u00ab &#8230; \/\/ Beato, al<\/em><em>lungai le gambe sotto il tavolo \/ verde; contemplai i motivi assai ingenui \/ della tappezzeria. E fu un momento adorabile \/ quando la fante dalle poppe enormi, dagli occhi briosi \/\/ (quella, non sar\u00e0 un bacio a spaventarla!) \/ mi port\u00f2, ridanciana, le tartine al burro \/ e il prosciutto tiepido in un piatto a colori, \/\/ prosciutto roseo e bianco profumato da uno spicchio \/ d&#8217;aglio, e mi riemp\u00ec il bicchiere immenso, con la schiuma \/ dorata da un raggio tardivo di sole. \/\/<\/em> \u00bb (Al \u00ab Cabaret Vert \u00bb).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sentirsi vivere, questo \u00e8 stupendo, dice Rimbaud, la donna, l&#8217;erba, l&#8217;aglio. Accorgersi del colore del prosciutto non \u00e8 certo cosa da poco. In questa energia che \u00e8 la vita ci si accorge del colore e dello spessore: <em>\u00abII Sole, focolare di te<\/em><em>nerezza e di vita, \/ versa il bruciante amore alla terra estasiata. \/ E stando distesi sulla valle, si sente \/ che la terra \u00e8 vergine e trabocca di sangue; I che il suo immenso seno sollevato da un&#8217;anima \/ \u00e8 d&#8217;amore come Dio, di carne come la donna, \/ e che racchiude, turgido di linfa e di raggi, \/ il grande brulichio di tutti gli embrioni. \/ E tutto cresce e tutto<\/em> sale. \/\/ <em>&#8230; quando, ritto nella <\/em><em>pianura, egli ascoltava d&#8217;intorno \/ la vivente Natura rispondere al suo richiamo; \/ quando gli alberi muti, cullando l&#8217;uccello canoro, \/ la terra, cullando l&#8217;uomo, e tutto l&#8217;azzurro oceano \/ e tutti gli animali amavano, amavano in Dio \/\/ &#8230; \/\/<\/em>\u00bb (Sole e Carne).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Amore come unit\u00e0, comunionalit\u00e0. Amore come energia della comunionalit\u00e0. La verit\u00e0 dell&#8217;amore \u00e8 qui riconosciuta nell&#8217;essere slancio alla vita, al respiro. A questo livello la poesia di Rimbaud possiede una forza ed una compostezza straordinaria. Anche l\u00e0 dove diviene frivola e maliziosa (Sognato per l&#8217;inverno), essa non perde la vitalit\u00e0. Frivola e maliziosa come un gioco, ma come questo, quando \u00e8 veramente tale, serio e vitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;interno di tale sentimento della carne-vita, la stessa morte, pur acutamente avvertita, sembra dover soccombere. Questa assume o l&#8217;aspetto ultimamente energico e burlesco del macabro, o quello delicato e trattenuto di un sonno: \u00ab<em>Sulla <\/em><em>mera forca, moncherino amabile, \/ danzano danzano i paladini, \/ i magri paladini del diavolo, \/ gli scheletri di Saladini. \/\/ Messer Belzeb\u00f9 tira per la cravatta \/ i suoi fantoccetti neri che fanno smorfie nel cielo \/ e picchiandoli in fronte con una suola di ciabatta \/ li fa danzare danzare ai suoni di una vecchia pastorale. \/\/ Urr\u00e0, gai ballerini che pi\u00f9 non avete pancia! \/ Si pu\u00f2 capriolare, il palco \u00e8 cos\u00ec lungo! \/ Hop, non si sappia pi\u00f9 se \u00e8 battaglia o danza! \/ Belzeb\u00f9 furiosamente raschia i suoi violini. \/\/ <\/em>\u00bb (Ballo degli impiccati); e poi la discretissima e calibrata \u00ab<em>L&#8217;addormentato nella valle<\/em>\u00bb<em>: <\/em>\u00ab<em>E&#8217; un nido di verzura dove canta un torrente \/ follemente agganciando al<\/em><em>l&#8217;erbe brandelli \/ d&#8217;argento, dove il sole dalla montagna fiera \/ brilla: \u00e8 una vallatella che di raggi spumeggia. \/\/ Un giovine soldato, bocca aperta, testa nuda, \/ nuca immersa nel fresco crescione azzurro, \/ dorme: \u00e8 steso nell&#8217;erba, sotto la nuvola, \/ pallido nel suo letto verde ove piove la luce. \/\/ Coi piedi nei giaggioli, dorme. Sorr\u00ecdente come \/ sorriderebbe un bimbo malato, fa un sonno. \/ Cullalo caldamente, Natura: ha freddo. \/\/ I profumi non fanno fremere le sue nari; \/ dorme nel sole, con la mano sul petto; \/ tranquillo. Ha due fori rossi nel fianco destro. \/\/<\/em>\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Rimboud_enfer.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22804\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Rimboud_enfer.jpg\" alt=\"Rimboud_enfer\" width=\"136\" height=\"200\" \/><\/a>La morte non \u00e8 qui contro la vita, \u00e8 interruzione, parentesi, momento della vita stessa. Un brivido, ma non corruzione. Non offende la vita, rimane composta. Una limpida contraddizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo primo momento della poesia di Rimbaud racchiude quella percezione della vita che lo seguir\u00e0 e perseguiter\u00e0 per il resto della sua vita. Vita come eros, carne e colore, come, usando il termine che queste prime poesie hanno ricondotto alla sua pi\u00f9 segreta e struggente potenza, materialit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>O splendore della carne! o splendore ideale!<\/em>\u00bb <em>(Sole e carne). <\/em>La grande possibilit\u00e0 che \u00e8 la vita, intravista da Rimbaud, genialmente intravista, violentemente e liberamente intravista al di l\u00e0 di ogni ottuso moralismo, rimarr\u00e0 un pungolo insuperabile che, nella mancanza della grande Compagnia, stravolger\u00e0 nell&#8217;autore tutta la sua esistenza, rendendogli nauseante e insopportabile l&#8217;intera realt\u00e0 intorno. Il destino \u00e8 qui gi\u00e0 segnato. La brevit\u00e0 dell&#8217;esperienza poetica di Rimbaud ne \u00e8 testimone. Gli Angeli sanno subito e da sempre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>OPHELIE<\/strong><\/p>\n<p><strong>I<\/strong><\/p>\n<p><em>Sur l&#8217;onde calme et noire o\u00f9 dorment les \u00e9toiles <\/em><\/p>\n<p><em>La bianche Oph\u00e9lia flotte comine un grand lys, <\/em><\/p>\n<p><em>Flotte tr\u00e8s lentement, couch\u00e9e en ses longs<\/em><\/p>\n<p><em>[voiles &#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>4<\/em><em> \u2014 On entend dans les bois lointains des hallalis.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Voici plus de mille ans que la triste Oph\u00e9lie <\/em><\/p>\n<p><em>Passe, fant\u00f4me blanc, sur le long fleuve noir; <\/em><\/p>\n<p><em>Voici plus de mille ans que sa douce folie<\/em><\/p>\n<p><em>8 Murmurc sa romance a la brise du soir.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Le vent baise ses seins et d\u00e9ploie en corolle <\/em><\/p>\n<p><em>Ses grands voiles berc\u00e9s mollement par les eaux;<\/em><\/p>\n<p><em>Les saules frissonnants pleurent sur san \u00e9paule,<\/em><\/p>\n<p><em>12 <\/em><em>Sur son grand front r\u00eaveur s&#8217;inclinent les<\/em><\/p>\n<p><em>[roseaux.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Les n\u00e9nuphars froiss\u00e9s soupirent autour d&#8217;elle; <\/em><\/p>\n<p><em>Elle \u00e9veille parfois, dans un aune qui dort, <\/em><em>Quelque nid, d&#8217;o\u00f9 s&#8217;\u00e9chappe un petit frisson<\/em><\/p>\n<p><em>[<\/em><em>d&#8217;aile: <\/em><\/p>\n<p><em>16 \u2014 Un chant myst\u00e9rieux tombe des astres d&#8217;or.<\/em><\/p>\n<p><strong>II<\/strong><\/p>\n<p><em>O pale Oph\u00e9lia! belle comme la neige!<\/em><\/p>\n<p><em>Qui tu mourus, enfant, par un fleuve emport\u00e9!<\/em><\/p>\n<p><em>\u2014 C&#8217;est que les vents tombant des grands monts<\/em><\/p>\n<p><em>[de Norw\u00e8ge <\/em><\/p>\n<p><em>20 T&#8217;avaient parie tout bas de l&#8217;\u00e2pre libert\u00e9;<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>C&#8217;est qu&#8217;un souffl\u00e9, tordant ta grande chevelure, <\/em><\/p>\n<p><em>A ton esprit r\u00eaveur portait d&#8217;\u00e9tranges bruits; <\/em><\/p>\n<p><em>Que ton coeur \u00e9coutait le chant de la Nature <\/em><\/p>\n<p><em>24 Dans les plaintes de l&#8217;arbre et les soupirs des <\/em><\/p>\n<p><em>[nuits;<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>C&#8217;est que la voix des mers folles, immense r\u00e2le, <\/em><\/p>\n<p><em>Brisait ton sein d&#8217;enfant, trop humain et trop<\/em><\/p>\n<p><em>[doux;<\/em><\/p>\n<p><em>C&#8217;est qu&#8217;un matin d&#8217;avril, un beau cavalier p\u00e2le,<\/em><\/p>\n<p><em>28 Un pauvre fou, s&#8217;assit muet a tes genoux!<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Ciel! Amour! Libert\u00e9! <\/em><\/p>\n<p><em>Quel r\u00eave, \u00f4 pauvre Folle! <\/em><\/p>\n<p><em>Tu te fondais a lui comme une neige au feu: <\/em><\/p>\n<p><em>Tes grandes visions \u00e9tranglaient ta parole <\/em><\/p>\n<p><em>32 \u2014 Et l&#8217;Infini terrible effara ton oeil bleu!<\/em><\/p>\n<p><strong>III<\/strong><\/p>\n<p><em>\u2014 Et le Po\u00e8te dit qu&#8217;aux rayons des \u00e9toiles<\/em><\/p>\n<p><em>Tu viens chercher, la nuit, les fleurs que <\/em><\/p>\n<p><em>tu<\/em><\/p>\n<p><em>[cueillis, <\/em><\/p>\n<p><em>Et qu&#8217;il a va nur l&#8217;eau, couch\u00e9e en ses longs <\/em><\/p>\n<p><em>[voiles<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>36 La blanche Oph\u00e9lia flotter, comme un <\/em><\/p>\n<p><em>grand lys<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">___________________<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>OFELIA<\/strong><\/p>\n<p><strong>I<\/strong><\/p>\n<p>Sull&#8217;onda calma e nera dove dormon le stelle fluttua la bianca Ofelia come un immenso<\/p>\n<p>[giglio,<\/p>\n<p>fluttua lentamente, distesa in lunghi veli&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; S&#8217;odono dei richiami, da lungi, nelle selve.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Son pi\u00f9 di mille anni da che la triste Ofelia<\/p>\n<p>passa, fantasma bianco, sul lungo fiume nero,<\/p>\n<p>son pi\u00f9 di mille anni: la sua dolce follia<\/p>\n<p>mormora una romanza all&#8217;aura vespertina.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Bacia il vento i suoi seni e dispiega a corolla<\/p>\n<p>i suoi diafani veli che l&#8217;onda molle culla; rabbrividendo i salici piangon sulle sue spalle,<\/p>\n<p>sulla fronte sognante s&#8217;inchinano le canne.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Offese le ninfee gemono a lei d&#8217;attorno;<\/p>\n<p>a volte, ella risveglia, dall&#8217;ontano nel sonno,<\/p>\n<p>un nido, d&#8217;onde erompe un frullar d&#8217;ali lieve;<\/p>\n<p>\u2014 un canto misterioso dagli astri d&#8217;oro viene.<\/p>\n<p><strong>II<\/strong><\/p>\n<p>Pallida Ofelia! bella! bella come la neve!<\/p>\n<p>Tu moristi, ancor bimba, presa da una corrente!<\/p>\n<p>\u2014 Fu che i venti scendendo dai monti di<\/p>\n<p>[Norvegia<\/p>\n<p>t&#8217;avevan sussurrato di libert\u00e0 violente;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>fu un soffio: scompigliando i tuoi folti capelli,<\/p>\n<p>al tuo sognante spirito recava ignoti accenti;<\/p>\n<p>fu che il tuo cuore udiva della Natura il canto<\/p>\n<p>nei singhiozzi degli alberi, nelle notti il lor<\/p>\n<p>[pianto;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>fu che il tremendo rantolo dell&#8217;oceano insensato<\/p>\n<p>sfin\u00ec il tuo acerbo seno, troppo dolce ed umano;<\/p>\n<p>fu che un&#8217;alba d&#8217;aprile, pallido, un cavaliere,<\/p>\n<p>puro folle, s&#8217;assise ai tuoi piedi silente!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Libert\u00e0! Cielo! Amore! Qual sogno, puro folle!<\/p>\n<p>Tu ti sciogliesti a lui come neve al calore;<\/p>\n<p>le visioni sublimi ti rompevan la voce<\/p>\n<p>\u2014 Sconvolse gli occhi azzurri un Infinito atroce!<\/p>\n<p><strong>III<\/strong><\/p>\n<p>Ed il Poeta narra che ai raggi delle stelle,<\/p>\n<p>la notte, vai cercando i fiori che cogliesti, e ha visto sopra l&#8217;acqua, nei lunghi veli stesa,<\/p>\n<p>sull&#8217;onda, immenso giglio, andar la bianca Ofelia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>L&#8217;impossibile strada<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altro di questa consapevolezza cosa resta da fare? L&#8217;ulteriore passaggio ha, nella vita di Rimbaud, quasi una necessit\u00e0 logica. E&#8217; la ribellione. <em>(Cfr. I poeti di sette anni, vv. 1-16).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che Rimbaud abbia percorso tutta l&#8217;Europa a piedi non \u00e8 un caso. \u00ab&#8230; \/\/ <em>mio albergo era quello dell&#8217;Orsa \/ Le mie stelle facevano in cielo un soave fru-fru \/ &#8230; \/\/\u00bb (Zingaresca). <\/em>C&#8217;\u00e8 chi ha parlato di una malattia. E&#8217; l&#8217;impossibilit\u00e0 del luogo chiuso, degli spazi circolari, della misura calibrata, della previsione rassicurante. \u00ab&#8230; <em>Ma io, <\/em><em>Signore! Ecco, il mio spirito vola \/ dietro i cieli ghiacciati di rosso, \/ sotto i nembi celesti che corrono e volano \/ su cento Sologne lunghe come una strada ferrata. \/ &#8230; \/\/<\/em>\u00bb <em>(Michele e Cristina, <\/em><em>1872).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; la ribellione contro ci\u00f2 che arresta il vigore e lo mortifica, contro la mediocrit\u00e0 borghese angustamente chiusa su di s\u00e9 nell&#8217;orizzonte possessivo, contro il clericalismo soffocante delle buie sacrestie. \u00ab<em>Sulla piazza divina in meschine aiuole <\/em><em>erbose \/ square, dove tutto \u00e8 corretto, alberi e fiori, I tutti i bolsi borghesi strozzati dai calori \/ portano, il gioved\u00ec sera, le loro scemenze gelose II &#8230; Il Benestanti\u00a0 con\u00a0 occhiolino\u00a0 sottolineano tutte le stecche: <\/em>\/ <em>i grossi burocrati tronfi tra<\/em><em>scinano le loro grosse signore, \/ &#8230; \/\/ Schiacciando sulla panca la rotondit\u00e0 dei reni, \/ un borghese dai bottoni chiari, epa fiamminga, \/ assapora la pipa da cui ciuffetti di tabacco \/ traboccano (roba di contrabbando, capite). \/\/ &#8230; \/\/ \u00bb (Alconcerto).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le parole si richiamano e scandiscono il tempo: \u00abcorretto\u00bb, \u00abbolsi\u00bb, \u00abstrozzati\u00bb, \u00abtronfi\u00bb, \u00abgrosse signore\u00bb, \u00abrotondit\u00e0 dei reni\u00bb. Il richiamo a quanto pi\u00f9 sopra dicevamo \u00e8 limpido: il borghese ha trasfigurato la carne obbligandola ad una grassa staticit\u00e0. La dimensione di questa carne neutralizzata \u00e8 quella orizzontale del seduto. Descrivendo i bibliotecari: \u00ab<em>Neri di natte, but<\/em><em>terati, con occhi cerchiati d&#8217;anelli \/ verdi, le gonfie dita retratte sui femori, <\/em>\/ <em>incrostato il sinci<\/em><em>pite di ruvidezze vaghe \/ come le infiorescenze lebbrose dei vecchi muri, \/\/ &#8230; \/\/ Questi vecchi hanno sempre fatto treccia con le sedie, \/ &#8230; \/\/ <\/em>\u2014 <em>Oh, non li fate alzare: \u00e8 un naufragio&#8230; <\/em>\/ Sorgono, <em>brontolando come gatti schiaffeggiati, \/ <\/em><em>aprendo lentamente le scapole, oh rabbia! \/ I loro calzoni sbuffano sulle reni gonfiate. \/\/ \u00c8 li sentite picchiar le teste calve \/ contro i muri cupi, pestando pestando i piedi storti\/ &#8230; \/\/ <\/em>\u00bb <em>(I seduti).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab .. la carne dei loro candidi colli frangiati di ciocche folli \u00bb <\/em>\u00e8 stata trasformata in quella \u00ab<em>delle <\/em><em>reni rigonfie\u00bb, e <\/em>alla luce dei colori de <em>L&#8217;addormentato della valle <\/em>si \u00e8 sostituito il verde putrefatto degli anelli intorno agli occhi. Offesa contro la materialit\u00e0 ed il colore. La borghesia, termine con una profondit\u00e0 semantica ben al di l\u00e0 della determinata classe sociale, \u00e8, per Rimbaud, la portatrice di questa offesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, nella palude del possesso borghese una brezza increspa la corretta superfice. Il movimento e la novit\u00e0 non potevano sfuggire all&#8217;occhio attento di Rimbaud. Il movimento e la novit\u00e0 che costituiscono il proletariato. \u00ab<em>Jeanne-Marie ha mani forti, \/ mani scure che l&#8217;estate <\/em><em>abbronz\u00f2, \/ mani pallide come mani morte. \/ <\/em>\u2014 Son <em>forse mani di Juana? \/\/ &#8230; \/\/ Son mani che <\/em><em>piegano schiene, \/ mani che non fanno mai male, I pi\u00f9 fatali che macchine, \/ pi\u00f9 forti di un cavallo! \/\/ Agitati come farmaci, \/ scuotendo tutti i suoi fremiti, \/ la loro carne canta Marsigliesi \/ e mai gli Eleison! \/\/ Saprebbero stringervi il collo, \/ o maledonne, stritolarvi le mani, \/ o aristocratiche, le vostre mani infami \/ piene di bianchi e di carminii. \/\/ Lo splendore di queste mani amorose \/ fa girar la testa alle pecore! \/ &#8230; \/ \/<\/em> (Le mani di Jeanne-Marie).<\/p>\n<div id=\"attachment_22805\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Comune_Parigi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-22805\" class=\"wp-image-22805\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Comune_Parigi.jpg\" alt=\"Comune_Parigi\" width=\"250\" height=\"161\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-22805\" class=\"wp-caption-text\">Comune di Parigi<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo tema \u00e8 una declinazione della dinamica che abbiamo sottolineato nella prima parte: Rimbaud vede nel proletariato quella energia vitale capace di scuotere, ma solo scuotere, la tranquillit\u00e0 borghese. I tempi erano quelli della Comune di Parigi e la suggestione che questo clima doveva avere per il poeta non \u00e8 certo difficile da comprendere. Ma \u00e8 appunto una suggestione. La parola \u00e8 giusta perch\u00e9 segna ad un tempo lo slancio della speranza e la sua fragilit\u00e0. Come vedremo le strade che seguir\u00e0 Rimbaud non saranno quelle della lotta e dell&#8217;impegno politico. Anche in esse il poeta si ritrover\u00e0 alla fine soffocato. La sensibilit\u00e0 di Rimbaud \u00e8 vicina alla politica in quanto rivolta, pi\u00f9 che alla rivolta in quanto politica. Egli, \u00e8 stato osservato, non sar\u00e0 un operaio dell&#8217;avvenire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La borghesia \u00e8 portatrice dell&#8217;offesa contro la carne, ma non la sola. La forza trasgressiva del poeta agisce anche nei confronti del clericalismo. Scegliamo questo termine non a caso. Iniziamo a intravvedere ci\u00f2 che potremmo chiamare una contraffazione culturale, vale a dire quella che ha identificato clericale con religioso. In que<em>sta <\/em>identit\u00e0 la Chiesa \u00e8 solo sacrestia, e per di pi\u00f9 solo aristocratica, e Cristo \u00e8 solo moralista. Come vedremo Rimbaud ha acutamente tratto le conclusioni da una tale impostazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il meccanismo \u00e8 lo stesso di quello messo in moto nei confronti della borghesia. \u00ab<em>Stabbiati tra i banchi di quer<\/em><em>cia, negli angoli della chiesa \/ fetidamente intepiditi dai loro respiri, le pupille sgranate \/ verso il coro grondante d&#8217;arie la cantoria \/ dai venti musi che sbraitano i cantici pii; \/\/ come un profumo di pane fiutando l&#8217;odore di cera, \/ felici, umiliati come cani battuti, \/ i Poveri al buon Dio, padrone e sire, \/ tendono i loro oremus ridicoli e cocciuti. \/\/ &#8230; \/\/ E tutti, sbavando la fede accattona e stupida, \/ recitando l&#8217;interminabile lagna a Ges\u00f9 \/ che sta assorto lass\u00f9, ingiallito dalla livida vetrata, \/ &#8230; \/ e l&#8217;orazione s&#8217;infiora d&#8217;espressioni squisite, \/ e i misticismi assumono toni incalzanti, \/ quando, dalle navate ove il sole si spegne, con pieghe di seta \/ banali, sorrisi verdi le Dame dei quartieri \/ distinti \u2014 oh, Ges\u00f9 \u2014 le malate di fegato, \/ fan baciare le loro lunghe dita gialle alle acquasantiere. \/\/<\/em>\u00bb (I poveri in chiesa). Sorrisi verdi. Il Ges\u00f9 ingiallito; ingiallito da una morte che non \u00e8 pi\u00f9 quella pulita e vitale dei \u00ab &#8230; due fori rossi nel fianco destro \u00bb, ma quella disgustosa della putrefazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne Le prime comunioni Rimbaud torna con violenza su questa immagine di un Cristo-solo-morto: \u00ab<em>Davvero sono stupide queste chiese di <\/em><em>villaggio I dove quindici brutti marmocchi che insudiciano i pilastri \/ ascoltano, biascicando le sacre cantilene \/ un grottesco uomo nero dalle scarpe che fermentano \/\/ &#8230; \/\/ Cristo! o Cristo, eterno ladro d&#8217;energie, \/ D\u00eco che per duemila anni votasti al tuo pallore, \/ inchiodato al suolo, dall&#8217;onta e dalle cefalgie, \/ o riverse, le fronti delle donne di dolore. \/\/<\/em>\u00bb<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest&#8217;ultima strofa de Le prime comunioni possiede, all&#8217;interno della tematica che stiamo trattando, una centralit\u00e0 assoluta. La ribellione dunque \u00e8 a quella caricatura di \u00abCristo\u00bb quale \u00e8 stata orrendamente costruita da una cultura mondana secolare, vale a dire un Cristo <em>morto ma non risorto<\/em>, e quindi per Rimbaud \u00abladro di energie\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_22806\" style=\"width: 146px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Paoul_Verlaine.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-22806\" class=\"wp-image-22806\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Paoul_Verlaine.jpg\" alt=\"Paoul_Verlaine\" width=\"146\" height=\"200\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-22806\" class=\"wp-caption-text\">Paoul Verlaine<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mancato adattamento, di cui accennavamo iniziando questo lavoro, \u00e8 nei confronti di una realt\u00e0 che ha mortificato a tal punto l&#8217;esistenza da condurla alla putrefazione. L&#8217;energia rubata: \u00e8 questa l&#8217;estrema consapevolezza che carica il gesto poetico di Rimbaud di una violenza impressionante. Si \u00e8 osservato: \u00abVerlaine con le sue formulazioni teoriche e con le sue realizzazioni poetiche ha teso al nuovo, ha operato approfondendo una ricerca che&#8230; risale a Baudelaire; ma Rimbaud ha operato una frattura non pi\u00f9 colmabile col passato, ha realizzato la rivolta. Con lui si riparte da zero\u00bb(2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure la passione di questa rivolta \u00e8 cos\u00ec pulita e fine, azzurra, per servirci del colore glaciale usato spesso da Rimbaud, da contenere in questo \u00abzero\u00bb l&#8217;altezza stessa dell&#8217;umanit\u00e0 di tutto il suo assoluto desiderio. In fondo, al Cristo-solo-morto la rivolta \u00e8 d&#8217;obbligo. E&#8217; lo stesso mistero dell&#8217;uomo che brucia, consuma l&#8217;ingiallito Cristo ladro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u00e0 dove l&#8217;uomo vive (la carne, i colori, la materia) non si pu\u00f2 chiedere nulla di meno che un Dio che viva. In <em>Le suore di carit\u00e0 <\/em>tutto \u00e8 chiaro: \u00ab &#8230; \/\/ <em>il giovane, di fronte alle brutture di questo mondo, I trasale nel suo cuore copiosamente inasprito \/ e, colmo di una ferita eterna e profonda, \/ si da a desiderare la sua suora di carit\u00e0. \/ Ma, o Donna, mucchio di visceri, piet\u00e0 dolce, \/ tu non sei mai la Suora di carit\u00e0, giammai, \/ n\u00e9 sguardo nero, n\u00e9 ventre ove un&#8217;ombra rossa dorme, \/ n\u00e9 dita leggere, n\u00e9 seni splendidamente formati. <\/em>\/\/ <em>Cieca mai sveglia dalle immense pupille, \/ tutto il nostro amplesso non \u00e8 che una domanda: \/ sei tu che a noi t&#8217;appendi, portatrice di mammelle: \/ noi ti culliamo, incantevole e grave Passione.\/\/\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>LES PO\u00c8TES DE SEFT ANS<\/strong><\/p>\n<p><strong>A M. P. Demeny<\/strong><\/p>\n<p><em>Et la M\u00e8re, fermant le l\u00ecvre du devoir,<\/em><\/p>\n<p><em>S&#8217;en allait satisfaite et tr\u00e8s fi\u00e8re, sans voir, <\/em><\/p>\n<p><em>Dans les yeux bleus et sous le front plein<\/em><\/p>\n<p><em>[d&#8217;\u00e9minences, <\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;\u00e2me de son enfant livr\u00e8e aux r\u00e9pugnances.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>5 Tout le jour il suait d&#8217;ob\u00e9issance; tr\u00e8s<\/em><\/p>\n<p><em>Intelligent; pourtant des tics noirs, quelques tra\u00eets <\/em><\/p>\n<p><em>Semblaient prouver en lui d&#8217;\u00e2cres hypocrisies. <\/em><\/p>\n<p><em>Dans l&#8217;ombre des couloirs aux tentures moisies, <\/em><\/p>\n<p><em>En passant il tirait la langue, les deux poings<\/em><\/p>\n<p><em>10<\/em> <em>A l&#8217;aine, et dans ses yeux ferm\u00e9s voyait des points. <\/em><\/p>\n<p><em>Une porte s&#8217;ouvrait sur le soir: a la lampe <\/em><\/p>\n<p><em>On le voyait, l\u00e0-haut, qui r\u00e2lait sur la rampe, <\/em><\/p>\n<p><em>Sous un golf e de jour pendant du toit. L&#8217;\u00e9t\u00e9 <\/em><\/p>\n<p><em>Surtout, vaincu, stupide, il \u00e9tait ent\u00eat\u00e9<\/em><\/p>\n<p><em>15 <\/em><em>A se renfermer dans la fra\u00eecheur des latrines: <\/em><\/p>\n<p><em>II pensait l\u00e0, tranquille et livrant ses narines.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Quand, lave des odeurs du jour, le jardinet<\/em><\/p>\n<p><em>Derri\u00e8re la maison, en hiver, s&#8217;illunait<\/em><\/p>\n<p><em>Gisant au pied d&#8217;un mur, enterr\u00e9 dans la marne<\/em><\/p>\n<p><em>20 Et pour des visions \u00e9crasant son oeil darne, <\/em><\/p>\n<p><em>II \u00e9coutait grouiller les galeux espaliers.<\/em><\/p>\n<p><em>Pitie! Ces enfants seuls \u00e9taient ses familiers <\/em><\/p>\n<p><em>Qui, ch\u00e9tifs fronts nus, oeil d\u00e9teignant sur la joue, <\/em><\/p>\n<p><em>Cachant de maigres doigts jaunes et noirs de boue<\/em><\/p>\n<p><em>25 Sous des habits puant la foire et tout vieillots, <\/em><\/p>\n<p><em>Conversaient avec la douceur des idiots! <\/em><\/p>\n<p><em>Et si, l&#8217;ayant surpris a des piti\u00e9s immondes, <\/em><\/p>\n<p><em>Sa m\u00e8re s&#8217;effrayait; les tendresses, profondes, De l&#8217;enfant se jetaient sur cet \u00e9tonnement.<\/em><\/p>\n<p><em>30 C&#8217;\u00e9tait bon. Elle avait le bleu regard, &#8211; qui ment!<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>A sept ans, il faisait des romans, sur la vie <\/em><\/p>\n<p><em>Du grand d\u00e9sert, o\u00f9, luit la Libert\u00e9 ravie, <\/em><\/p>\n<p><em>For\u00eats, soleils, rives, savanes! \u2014 II s\u2019aidait<\/em><\/p>\n<p><em>De journaux illustr\u00e9s o\u00f9, rouge, il regardait <\/em><\/p>\n<p><em>35 <\/em><em>Des Espagnoles rire et des Italiennes. <\/em><\/p>\n<p><em>Quand venait, l&#8217;oeil brun, folle, en robes<\/em><\/p>\n<p><em>[d&#8217;indiennes,<\/em><\/p>\n<p><em>\u2014 Huit ans, _ la fille des ouvriers d\u2019\u00e0 c\u00f4t\u00e9,\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><\/p>\n<p><em>Huit ans, \u2014 la file des ouvriers d&#8217;\u00e0 c\u00f2te,La pelile\u00a0\u00a0 brutale, et qu&#8217;elle avait saut\u00e9Dans un coiti, sur son dos, en secouant ses tresses, <sup>40<\/sup> Et qu&#8217;il \u00e9tait sous elle, il lui mordait les fesses, Car elle ne portali jamais d<\/em><\/p>\n<p><em>La petite brutale, et qu\u2019elle avait saut\u00e9,<\/em><\/p>\n<p><em>Dans un coin, sur son dos, en secouant ses tresses,<\/em><\/p>\n<p><em>40 Et qu\u2019il \u00e9tat sous elle, il lui mordait les fesses,<\/em><\/p>\n<p><em>Car elle ne portait jamais de pantalons;<\/em><\/p>\n<p><em>\u2014 Et, par elle meurtri des poings et des talons,<\/em><\/p>\n<p><em>Remportait les saveurs de sa peau dans sa<\/em><\/p>\n<p>[<em>chambre.<\/em><\/p>\n<p><em>Il craignait les blafards dimanches de d\u00e9cembre,<\/em><\/p>\n<p><em>45 O\u00f9, pommad\u00e9, sur un gu\u00e9ridon d&#8217;acajou,<\/em><\/p>\n<p><em>II lisait une Bible a la franche vert-chou;<\/em><\/p>\n<p><em>Des r\u00eaves l&#8217;oppressaient chaque nuit dans l&#8217;alc\u00f4ve.<\/em><\/p>\n<p><em>Il n&#8217;aimait pas Dieu; mais les hommes, qu&#8217;au soir<\/em><\/p>\n<p><em>[fauve,<\/em><\/p>\n<p><em>Noirs, en blouse, il voyait rentrer dans le faubourg<\/em><\/p>\n<p><em>50 O\u00f9 les crieurs, en trois roulements de tambour,<\/em><\/p>\n<p><em>Font autour des \u00e9dits rire et gronder les foules.<\/em><\/p>\n<p><em>\u2014 Il r\u00eavait la prairie amoureuse, o\u00f9 des houles<\/em><\/p>\n<p><em>Lumineuses,\u00a0 parfums sains<\/em>, <em>pubescences d&#8217;or,<\/em><\/p>\n<p><em>Font leur remuement calme et prennent leur essor!<\/em><\/p>\n<p><em>55 <\/em><em>Et comme il savourait surtout les sombres choses, Quand, dans la chambre nue aux. persiennes closes, Haute et bleue, \u00e2crement prise d\u2019humidit\u00e9<\/em><\/p>\n<p><em>II lisait son roman sans cesse m\u00e9dit\u00e9, Plein de lourds ciels ocreux et de for\u00eats noy\u00e9es,<\/em><\/p>\n<p>60 <em>De fleurs de chair aux bois sid\u00e9rals d\u00e9ploy\u00e9es, <\/em><\/p>\n<p><em>Vertige, \u00e9croulements, d\u00e9routes et piti\u00e9!<\/em><\/p>\n<p><em>\u2014Tandis que se faisait la rumeur du quartier, <\/em><\/p>\n<p><em>En bas, \u2014 seul, et couch\u00e9 sur des pi\u00e8ces de toile<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c9crue, et pressentant violemment la <\/em>voile!<\/p>\n<p><strong>26 mai 1871<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">__________________________<\/p>\n<p><strong>I POETI SETTENNI<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Chiudendo il libro del dovere se ne andava la Madre, soddisfatta e molto fiera,<\/p>\n<p>senza veder, in fondo agli occhi azzurri,<\/p>\n<p>sotto la fronte piena di bernoccoli,<\/p>\n<p>l&#8217;anima di suo figlio essere in preda a repulsioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5 Sudava ad obbedire tutto il giorno;<\/p>\n<p>parecchio intelligente; tuttavia<\/p>\n<p>dei lineamenti, in lui, manie oscure,<\/p>\n<p>parean provare acri ipocrisie.<\/p>\n<p>Passando negli ombrosi corridoi<\/p>\n<p>dai colori ammuffiti egli faceva<\/p>\n<p>boccacce, fitti all&#8217;inguine i due pugni,<\/p>\n<p>10 gli occhi serrati, vedeva punti neri.<\/p>\n<p>Una porta s&#8217;apriva sulla sera:<\/p>\n<p>al lume della lampada, su in alto,<\/p>\n<p>lo si vedeva ansare sulla rampa,<\/p>\n<p>sotto un golfo di luce che dal tetto<\/p>\n<p>cadeva. Nell&#8217;estate soprattutto,<\/p>\n<p>come vinto, intontito, si ostinava<\/p>\n<p>15 a rimaner nelle latrine al fresco:<\/p>\n<p>egli pensava, l\u00e0, tranquillo, si puliva<\/p>\n<p>le nari.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Allorch\u00e9 il giardino dietro casa,<\/p>\n<p>dagli odori del giorno ormai lavato,<\/p>\n<p>d&#8217;inverno s&#8217;illunava, nella marna<\/p>\n<p>infossato, giacendo a pie d&#8217;un muro,<\/p>\n<p>e per aver visioni rutilanti<\/p>\n<p>20 prendendo l&#8217;occhio inebriato, udiva<\/p>\n<p>le rognose spalliere brulicare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Misericordia! Gli eran familiari<\/p>\n<p>solo i bimbi pezzenti, fronte nuda,<\/p>\n<p>occhi incolori sulle guance, che, celanti<\/p>\n<p>le magre dita gialle e nere per il fango<\/p>\n<p>25 sotto vestiti che puzzavano di merda,<\/p>\n<p>da vecchiettini parlavano fra loro<\/p>\n<p>con la dolcezza degli idioti!<\/p>\n<p>e se sua madre, sorprendendolo in immonde pratiche, sbigottiva,<\/p>\n<p>le profonde tenerezze del bimbo si gettavan<\/p>\n<p>sopra questo stupore.<\/p>\n<p>30 Basta! Ella avea lo sguardo azzurro, \u2014 mentitore!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A sette anni fabbricava dei romanzi sopra la vita del deserto immenso<\/p>\n<p>dove risplende Libert\u00e0 rapita,<\/p>\n<p>soli, rive, savane, le foreste!<\/p>\n<p>Coi giornali illustrati s&#8217;aiutava<\/p>\n<p>dove, rosso, osservava<\/p>\n<p>35 rider delle Spagnole e Italiane.<\/p>\n<p>Quando veniva, l&#8217;occhio bruno, pazzo,<\/p>\n<p>in vesti indiane, \u2014 aveva otto anni, \u2014 la ragazzina degli operai accanto,<\/p>\n<p>da un angolo, la piccola brutale,<\/p>\n<p>e scuotendo le trecce, gli saltava in groppa, quando lui le stava sotto,<\/p>\n<p>40 le mordeva le chiappe, poich\u00e9 mai lei portava mutande; \u2014 e, tramortito da pugni e calci, il sapor della sua pelle con s\u00e9 portava nella propria stanza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le domeniche scialbe di dicembre<\/p>\n<p>45 egli temeva, quando, impomatato,<\/p>\n<p>su un tavolo di mogano leggeva<\/p>\n<p>una Bibbia col taglio verde-cavolo;<\/p>\n<p>ogni notte dei sogni l&#8217;opprimevano.<\/p>\n<p>Non Dio, ma gli uomini, amava, che alla sera<\/p>\n<p>fulva, vedea rientrare in blusa, neri,<\/p>\n<p>50 nel sobborgo ove gli strilloni con tre rulli di tamburello fan gioire e brontolare<\/p>\n<p>le folle intorno ai loro editti.<\/p>\n<p>La prateria amorosa, egli sognava,<\/p>\n<p>dove le ondate luminose, sani<\/p>\n<p>profumi, auree pubescenze calman<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">l&#8217;agitazione e prendono l&#8217;aire!<\/p>\n<p>55 E come soprattutto assaporava<\/p>\n<p>le cose arcane, quando, nella nuda stanza con le persiane chiuse, azzurra ed alta,<\/p>\n<p>acremente dall&#8217;umido corrosa,<\/p>\n<p>leggeva il suo romanzo meditato<\/p>\n<p>senza posa, pieno di foreste sommerse e di grevi cicli d&#8217;ocra,<\/p>\n<p>60 di dispiegati ai boschi siderali<\/p>\n<p>fiori di carne, vertigini, sconfitte,<\/p>\n<p>sfasciumi e sdegno! \u2014 Mentre gi\u00e0 nasceva, laggi\u00f9, il rumore del quartiere, \u2014 solo,<\/p>\n<p>sopra pezzi di tela cruda steso,<\/p>\n<p>violenta presentendo in s\u00e9 la vela!<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La sensibilit\u00e0 rinata<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la ribellione si riparte da zero. Ma non si pu\u00f2 percorrere le vecchie strade. Lo spessore della vita richiede una radicalit\u00e0 senza mezze misure. E&#8217; richiesta una coerenza senza limiti, quell&#8217;estrema coerenza che \u00e8 la \u00abfollia\u00bb. Questa \u00e8 la strada a cui si \u00e8 obbligati non appena ci s&#8217;introduce nel vissuto. Per Rimbaud la \u00abfollia\u00bb \u00e8 la risposta ad un&#8217;esigenza esistenziale: \u00e8 l&#8217;avventura della totalit\u00e0. (Cfr. <em>I poeti di sette anni, <\/em>vv. 55-64). Rimbaud accenna all&#8217;avventura della totalit\u00e0, ci testimonia di questa nuova consapevolezza, gi\u00e0 nel bellissimo finale di <em>Ofelia <\/em>(vv. 17-20; 29-32).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di l\u00e0 dell&#8217;umano ove si risponde con il fuoco al fuoco del \u00abtremendo Infinito\u00bb: questa \u00e8 la strada. Ofelia \u00e8 stata spezzata dalla violenza di questo incontro, si \u00e8 sciolta, ma Rimbaud raccoglie le forze, \u00e8 convinto di raccoglierle, e tenta l&#8217;avventura. Questa fiducia nella propria forza si tradisce spesso nelle liriche del poeta, fino ad apparire provocatoria e sfrontata: \u00ab&#8230; \/\/ <em>Poi,<\/em><em> quando ho ringh\u00ecottito i miei sogni con cura, \/ mi volto <\/em>\u2014 <em>bevuti trenta o quaranta bicchieri di <\/em><em>birra <\/em>\u2014 \/ <em>e mi raccolgo per sfogare l&#8217;acre biso<\/em><em>gno: \/ mite come il Signore del cedro e degli issopi, \/ piscio verso i cieli bruni, molto in alto e lontano, \/ con l&#8217;assenso dei grandi eliotropi. \/\/\u00bb (Orazione della sera). <\/em>Ma anche qui, al di l\u00e0 della intelligentissima autoironia, ci\u00f2 che si comunica \u00e8 uno slancio vitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Rimbaud_cover.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22807\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Rimbaud_cover.png\" alt=\"Rimbaud_cover\" width=\"117\" height=\"200\" \/><\/a>Abbandonata la realt\u00e0 quotidiana con la sua mediocrit\u00e0 ed oscurit\u00e0, \u00e8 necessario, secondo Rimbaud, farsi forti ed aprirsi ad una nuova sensibilit\u00e0. Le ultime poesie del 1871 testimoniano lo sforzo di questo cambiamento di rotta. Crediamo che sia al loro livello che si giochi la possibilit\u00e0 per la comprensione di quella che sar\u00e0 la poetica della <em>Lettera del Veggente. <\/em>In essa il descrittivismo pur freschissimo delle prime liriche si frantuma, e d&#8217;improvviso la struttura poetica viene animata da lampi di luce. Ci si solleva da terra. E&#8217; la rinascita del colore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema della luce e del colore \u00e8 una struttura portante della poesia di Rimbaud e come abbiamo visto \u00e8 presente fin dalle primissime esperienze poetiche, eppure qui esso assume un significato tutto particolare. Solmi dice bene quando osserva: \u00abL&#8217;imbeversi della sensazione nel mondo primordiale, elementare, del colore \u00e8 la prima istintiva via per cui Rimbaud giunge a rinfrescare la visione abitudinaria della cosa, restituendola all&#8217;indivisione originale dell&#8217;io con il mondo\u00bb (3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stravolti e rifiutati i contorni delle cose quali li definisce l&#8217;occhio borghese e distratto, ci\u00f2 che rimane \u00e8 l&#8217;iridiscenza e l&#8217;animazione dell&#8217;essere e del colore. La riscoperta di questa profondit\u00e0 del colore \u00e8 il ritorno a quella struttura elementare ed originale del reale rimasta nascosta allo sguardo indifferente e da questo negata. La vera struttura. Il colore \u00e8 per Rimbaud l&#8217;inizio della rinascita del nuovo mondo, ne \u00e8 il primo tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>La stella ha pianto rosea <\/em><em>nel cuore delle tue orecchie, \/ l&#8217;infinito ti \u00e8 rotolato bianco dalla nuca alle reni; \/ il mare s&#8217;\u00e8 imperlato rosso sulle tue mammelle vermiglie, \/ e l&#8217;Uomo ha sanguinato nero al tuo fianco sovrano. \/\/ <\/em>\u00bb <em>(La stella ha pianto rosea&#8230;). <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l&#8217;esempio certamente pi\u00f9 famoso di questa nuova sensibilit\u00e0 \u00e8 costituito dalla poesia <em>Vocali: \u00abA nera, <\/em><em>E bianca, I rossa, V verde, O azzurra: vocali, \/ io dir\u00f2 un qualche giorno le vostre nascite latenti. I A, nero corsetto villoso delle mosche lucenti \/ che v\u00f2rticano intorno ai fetori crudeli, \/\/ golfi d&#8217;ombra; E, candori di vapori e di tende, \/ lance di ghiacciai fieri, re bianchi, brividi d&#8217;umbelle; \/ I, porpore, sangue sputato, riso di labbra belle \/ nella collera o nelle- ebrezze penitenti; <\/em>\/ <em>U, cicli, <\/em><em>vibrazioni divine dei mari viridescenti, \/ pace dei pascoli cosparsi d&#8217;animali, pace delle rughe \/ che l&#8217;alchimia incide sulle vaste fronti studiose; \/\/ O, suprema tromba piena di strani stridori, \/ silenzi traversati dai mondi e dagli angeli: \/ O, l&#8217;Omega, raggio violetto dei suoi occhi! \/\/ \u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aprire, frantumare, spaccare, far esplodere le cose alla ricerca delle loro \u00ab&#8230; nascite latenti\u00bb. L&#8217;accostamento fantastico delle vocali ai colori ha quasi la funzione magica di farci raggiungere quel mondo oltre il mondo, dentro il mondo, verit\u00e0 del mondo stesso. Rimbaud grazie a questa poesia c&#8217;invita ad abbandonare le parvenze, indica una strada nuova e ci apre a possibilit\u00e0 diverse prima quasi inimmaginabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abAffidandosi interamente alla tecnica della sinestesia (cio\u00e8 della fusione di sensazioni di diversa origine che sfocia in parte nel rapporto analogico)\u00bb il poeta ci porta al di l\u00e0 del valore logico delle parole verso una suggestione pi\u00f9 ampia e comprensiva di questo stesso valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La valorizzazione dell&#8217;elemento analogico, grazie all&#8217;intervento liberatorio del colore, attua in tal modo quella che potremmo chiamare una dilatazione delle cose e del reale logorato dall&#8217;usura \u00abbuia e triste\u00bb dell&#8217;atteggiamento quotidiano. L&#8217;importanza della lirica <em>Vocali <\/em>all&#8217;interno della poesia di Rimbaud, \u00e8 stata giustamente sottolineata; essa indica una strada che trover\u00e0 la sua formulazione teorica nella <em>Lettera del Veggente, <\/em>e la sua realizzazione poetica in \u00abUna stagione all&#8217;Inferno\u00bb e nelle \u00abIlluminazioni\u00bb, una strada che \u00e8 l&#8217;espressione pi\u00f9 matura della poesia di Rimbaud.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ultime poesie del 1871, ed in particolare modo <em>Vocali, <\/em>sono un preannuncio della poetica di Rimbaud. Non a caso abbiamo insistito sul colore. Il titolo <em>Illuminazioni, <\/em>una delle espressioni pi\u00f9 significative della poesia di Rimbaud, come Verlaine testimonia, e pi\u00f9 critici sono d&#8217;accordo, sarebbe stato scelto dal poeta nel suo senso inglese di \u00abcoloured plates\u00bb (delle \u00abIlluminazioni\u00bb, prime prose poetiche nella letteratura europea, non tratteremo in questo breve lavoro, proprio perch\u00e9 la brevit\u00e0 c&#8217;impedisce anche solo di affrontare un materiale come questo cos\u00ec complesso e denso).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A nostro avviso, l&#8217;intervento del colore \u00e8 la prima mossa e realizzazione di quella poetica della <em>Lettera del Veggente <\/em>di cui qui riportiamo una sola espressione rimandando, per ora, un accenno pi\u00f9 ampio: \u00ab&#8230;<em>il <\/em><em>Poeta si fa veggente mediante un lungo, immenso e ragionato deragliamento di tutti i sensi&#8230; Egli giunge infatti all&#8217;\u00abignoto\u00bb. Poich\u00e9 ha coltivato la sua anima, gi\u00e0 ricca, pi\u00f9 di qualsiasi altro!<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gesto del rischio radicale viene qui ricondotto alla sua finalit\u00e0: giungere all&#8217;ignoto. Questo ignoto, sarebbe ipocrita negarlo, \u00e8 il vero. Il ribelle si fa veggente. E&#8217; infatti la coscienza stessa della insopportabilit\u00e0 della finitezza (del limite delle cose e di se stesso) ad essere in tensione all&#8217;ignoto. L\u00e0 dove la vita \u00e8 vissuta (il poeta), l\u00e0 si genera, per usare la parola che ci pare pi\u00f9 comprensiva ed esatta, la profezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La carne \u00e8 profezia. Per Rimbaud si tratta di ritornare all&#8217;evidenza di questa identit\u00e0. Ritornarvi perch\u00e9 il mondo borghese l&#8217;ha dimenticato, ha rubato l&#8217;energia ed ucciso la carne, come abbiamo visto. Ritornarvi perch\u00e9 questo \u00e8 il compito, la necessit\u00e0. Smarrito il paradiso si deve risalire la china: il soggetto della risalita \u00e8 il poeta, la sua modalit\u00e0 il \u00ablungo, immenso e ragionato deragliamento di tutti i sensi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di passare a <em>Il<\/em> <em>Battello ebbro, <\/em>vorremmo solo accennare a quelle che potremmo chiamare delle pause di tenerezza. La presenza di questo atteggiamento all&#8217;interno del vortichio dei sensi fin qui descritto, non ci coglie di sorpresa. Non \u00e8 forse segno di gran vigore la capacit\u00e0 di tenerezza?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come accenneremo, questo tema della tenerezza \u00e8 centrale per comprendere l&#8217;esistenza di Rimbaud, per comprendere certi avvenimenti della sua vita. Oltre le gi\u00e0 ricordate <em>Ofelia <\/em><em>e L&#8217;addormentato della valle, <\/em>riportiamo: \u00ab<em>Oziosa giovinezza \/ a tutto asservita \/ per delicatezza \/ ho perduto la vita. <\/em>\/ <em>Ah, venga il tempo <\/em>\/ <em>che <\/em><em>i cuori s&#8217;innamorino! <\/em>\/\/ &#8230; \/\/\u00bb\u00a0 <em>(Feste della pa<\/em><em>zienza).<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>LE BATEAU IVRE<\/strong><\/p>\n<p><em>Comme je descendais des Fleuves impassibles, <\/em><\/p>\n<p><em>Je ne me sentis plus guide par les haleurs: <\/em><\/p>\n<p><em>Des Peaux-Rouges\u00a0 criards les avaient pris pour<\/em><\/p>\n<p><em>[cibles <\/em><\/p>\n<p><em>4 Les ayant clou\u00e9s nus aux poteaux de couleurs.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>J&#8217;\u00e9tais insoucieux de tous les \u00e9quipages, <\/em><\/p>\n<p><em>Porteur de bl\u00e9s flamands qu de cotons anglais. <\/em><\/p>\n<p><em>Quand avec mes haleurs ont fini ces tapages<\/em><\/p>\n<p><em>8 Les Fleuves m&#8217;ont laiss\u00e9 descendre o\u00f9 je voulais.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Dans les clapotements furieux des mar\u00e9es <\/em><\/p>\n<p><em>Moi, l&#8217;autre hiver, plus sourd que les cerveaux<\/em><\/p>\n<p><em>[d&#8217;enfants,<\/em><\/p>\n<p><em>Je courus! Et les P\u00e9ninsules d\u00e9marr\u00e9es<\/em><\/p>\n<p><em>12 N&#8217;ont pas sui\u00ec tohu-bohus plus trionmphants.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La temp\u00eate a b\u00e9ni mes \u00e9veils maritimes. <\/em><\/p>\n<p><em>Plus l\u00e9ger qu&#8217;un bouchon j&#8217;ai dans\u00e9 sur les flots <\/em><\/p>\n<p><em>Qu&#8217;on appelle rouleurs \u00e9ternels de victimes,<\/em><\/p>\n<p><em>16 <\/em><em><sup>\u00a0<\/sup><\/em><em>Dix nuits, sans regretter l&#8217;oeil niais des falots!<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Plus douce qu&#8217;aux enfants la chair des pommes<\/em><\/p>\n<p><em>[s\u00fbres,<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;eau verte p\u00e9n\u00e9tra ma coque de sapin <\/em><\/p>\n<p><em>Et des taches de vins bleus et des vomissures<\/em><\/p>\n<p><em>20 <\/em><em>Me lava, dispersant gouvernail et grappin.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Et des lors, je me suits baign\u00e9 dans le Po\u00e8me<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>De la Mer, infuse d&#8217;astres, et lactescent, <\/em><\/p>\n<p><em>D\u00e9vorant les azurs verts; o\u00f9, flottaison bl\u00eame<\/em><\/p>\n<p><em>24 <\/em><em>Et ravie, un noy\u00e9 pensif parfois descend;<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>O\u00f9, teignant tout a coup les bleuit\u00e9s, d\u00e9lires <\/em><\/p>\n<p><em>Et rhythmes lents sous les rutilements du jour, <\/em><\/p>\n<p><em>Plus fortes que l&#8217;alcool, plus vastes que nos lyres,<\/em><\/p>\n<p><em>28 Fermentent les rousseurs am\u00e8res de l&#8217;amour!<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Je sais les cieux crevant en \u00e9clairs, et les trombes <\/em><\/p>\n<p><em>Et les ressacs et les courants: je sais le soir, <\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;Aube exalt\u00e9e ainsi qu&#8217;un peuple de colombes,<\/em><\/p>\n<p><em>32 <\/em><em>Et j&#8217;ai vu quelquefois ce que l&#8217;homme a cru voir!<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>J&#8217;ai vu le soleil bas, tach\u00e9 d&#8217;horreurs mystiques, Illuminant de longs figements violets, <\/em><em>Pareils a des acteurs de drames tr\u00e8s-antiques<\/em><\/p>\n<p><em>36 Les flots roulant au loin leurs frissons de volets!<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>J&#8217;ai r\u00eav\u00e9 la nuit verte aux neiges \u00e9blouies,<\/p>\n<p><em>Baiser montant aux yeux dex mers avec lenteurs,<\/em><\/p>\n<p><em>La circulation des s\u00e9ves inou\u00efes<\/em><\/p>\n<p><em>40 <\/em><em>Et l&#8217;\u00e9veil jaune et bleu des phosphores chanteurs!<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>J&#8217;ai suivi, des mais pleins, pareille aux vacheries <\/em><\/p>\n<p><em>Hyst\u00e9riques, la houle a l&#8217;assaut des r\u00e9cifs, <\/em><\/p>\n<p><em>Sans songer que les pieds lumineux des Maries<\/em><\/p>\n<p><em>44 <\/em><em>Pussent forcer le mufle aux Oc\u00e9ans poussifs!<\/em><\/p>\n<p><em>J&#8217;ai heurt\u00e9, savez-vous, d&#8217;incroyables Florides <\/em><\/p>\n<p><em>M\u00e9lant aux fleurs des yeux de<\/em><\/p>\n<p>panth\u00e8res a peaux<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>D&#8217;hommes! Des\u00a0 arcs-en-ciel\u00a0 tendus\u00a0 camme des<\/em><\/p>\n<p><em>[brides<\/em><\/p>\n<p><em>Sous l&#8217;horizon des mers, a de glauques troupeaux!<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>J&#8217;ai vu fermenter les marais \u00e9normes, nasses <\/em><\/p>\n<p><em>O\u00f9 pourrit dans les joncs tout un L\u00e9viathan! <\/em><\/p>\n<p><em>Des \u00e9croulements d&#8217;eaux au milieu des bonaces,<\/em><\/p>\n<p><em>52 <\/em><em>Et les lointains vers les gouffres cataractant!<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Glaciers, soleils d&#8217;argent, flots nacreux, cieux de<\/em><\/p>\n<p><em>[braises!<\/em><\/p>\n<p><em>Echouages hideux au fond des golfes bruns<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>O\u00f9 les serpents g\u00e9ants d\u00e9vor\u00e9s des punaises<\/em><\/p>\n<p><em>56 Choient, des arbres tordus, avec de noirs parfums!J&#8217;aurais voulu montrer aux enfants ces dorades Du flot\u00a0 bleu, ces poissons d&#8217;or, ces poissons<\/em><\/p>\n<p><em>[chantants.<\/em><\/p>\n<p><em>\u2014 Des \u00e9cumes de fleurs ont berc\u00e9 mes d\u00e9rades<\/em><\/p>\n<p><em>60 Et d&#8217;ineffables vents m&#8217;ont ail\u00e9 par instants.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Parfois, martyr lasse des p\u00f4les et des zones, <\/em><\/p>\n<p><em>La mer dont le sanglot faisait mon roulis doux <\/em><\/p>\n<p><em>Montait vers mai ses fleurs d&#8217;ombre aux ventouses<\/em><\/p>\n<p><em>[jaunes<\/em><\/p>\n<p>Et je restais, ainsi qu&#8217;une femme a genoux ..<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Presque \u00eele, ballottant sur mes bords les querelles<\/p>\n<p>Et\u00a0 les fientes d&#8217;oiseaux clabaudeurs aux yeux<\/p>\n<p>[blonds.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Et je voguais, lorsqu&#8217;\u00e0 travers mes liens fr\u00eales<\/em><\/p>\n<p><em>68 Des noy\u00e9s descendaient dormir, a reculons!<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Or mai, bateau perdu sous les cheveux des anses, <\/em><\/p>\n<p><em>Jet\u00e9 par l&#8217;ouragan dans l&#8217;\u00e9ther sans oiseau, <\/em><\/p>\n<p><em>Moi dont les Monitors et les voiliers des Hanses<\/em><\/p>\n<p><em>72 N&#8217;auraient pas rep\u00each\u00e9 la carcasse ivre d&#8217;eau;<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Libre, fumani, monte de brumes violettes, <\/em><\/p>\n<p><em>Moi qui trouais le ciel rougeoyant comme un mur <\/em><\/p>\n<p><em>Qui porte, confiture exquise aux bons po\u00e8tes,<\/em><\/p>\n<p><em>76 Des lichens de soleil et des morves d&#8217;azur,<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Qui courais, tach\u00e9 de lunules \u00e9lectriques, <\/em><\/p>\n<p><em>Planche folle, escort\u00e9 des hippocampes noirs, <\/em><\/p>\n<p><em>Quand les\u00a0 juillets faisaient crouler a coups\u00a0 de<\/em><\/p>\n<p><em>[triques<\/em><\/p>\n<p><em>80 <\/em><em>Les cieux ultramarins aux ardents entonnoirs;<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Moi qui tremblais, sentant geindre a cinquante<\/em><\/p>\n<p><em>[lieues<\/em><\/p>\n<p><em>Le rut des B\u00e9h\u00e9mots et les Maelstroms \u00e9pais, <\/em><\/p>\n<p><em>Fileur \u00e9ternel des immobilit\u00e9s blues<\/em><\/p>\n<p><em>84 Je regrette l&#8217;Europe aux anciens parapets<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>J&#8217;ai vu des archipels sid\u00e9raux! et des \u00eeles<\/em><\/p>\n<p><em>Dont les cieux d\u00e9lirants sont ouverts au <\/em>vogueur:<\/p>\n<p><em>\u2014 Est-ce en ces nuits sans fond que tu dors et<\/em><\/p>\n<p><em>[t&#8217;exiles,<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>88 <\/em><em>million d&#8217;oiseaux d&#8217;or, \u00f4 future Vigueur? \u2014<\/em><\/p>\n<p><em>Mais, vrai, j&#8217;ai trop pleure! Les Aubes sont<\/em><\/p>\n<p><em>[navrantes.<\/em><\/p>\n<p><em>Toute lune est atroce et tout soleil amer: <\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;acre amour m&#8217;a gonfl\u00e9 de torpeurs enivrantes.<\/em><\/p>\n<p><em>92 <\/em><em>O que ma quitte \u00e9clate! O que j&#8217;aille a la mer!<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Si je d\u00e9sire une eau d&#8217;Europe, c&#8217;est la flache <\/em><\/p>\n<p><em>Noire et froide o\u00f9 vers le cr\u00e9puscule embaum\u00e9 <\/em><\/p>\n<p><em>Un enfant accroupi plein de tristesses, luche<\/em><\/p>\n<p><em>96 <\/em><em>Un bateau fr\u00eale comme un papillon de mai.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Je ne puis plus, baign\u00e9 de vos langueurs, o lames, <\/em><\/p>\n<p><em>Enlever leur sillage aux porteurs de cotons, <\/em><\/p>\n<p><em>Ni traverser l&#8217;orgueil des drapeaux et des -flammes, <\/em><\/p>\n<p><em>100 Ni nager sous les yeux horribles des des pontons.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">_______________________<\/p>\n<p><strong>L&#8217;EBBRO NAVIGLIO<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mentre scendevo Fiumi immoti<\/p>\n<p>il tiro sentii cessare:<\/p>\n<p>Indiani sempre urlanti, nudi,<\/p>\n<p>4 eran fatti bersaglio, infitti a pali colorati.<\/p>\n<p>Io<\/p>\n<p>tacevo insofferente d&#8217;ogni ciurma<\/p>\n<p>che portasse fiamminghi grani o inglesi<\/p>\n<p>cotoni. Quando i Fiumi<\/p>\n<p>e gli alatori cessarono il clamore<\/p>\n<p>8 dove io volevo m&#8217;han lasciato andare.<\/p>\n<p>Assordato, immerso nei furiosi<\/p>\n<p>rombi degli agitati flutti, pi\u00f9 straniato<\/p>\n<p>dei cervelli dei bimbi, io l&#8217;altro inverno corsi!<\/p>\n<p>Le sperdute Penisole non hanno<\/p>\n<p>12 giammai subito caos pi\u00f9 trionfanti!<\/p>\n<p>I miei marini risvegli sono stati dalla tempesta benedetti.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 leggero d&#8217;un sughero, ho danzato<\/p>\n<p>dieci notti sull&#8217;onde che avvinghianti eterne delle prede son chiamate,<\/p>\n<p>dieci notti, senza che l&#8217;insulso<\/p>\n<p>16 occhio delle lanterne rimpiangessi!<\/p>\n<p>Dolce pi\u00f9 che pei bimbi la materna<\/p>\n<p>carne delle sicure poppe, l&#8217;acqua verde<\/p>\n<p>la mia casa d&#8217;abete invase e, i marchi<\/p>\n<p>di vini blu e di vomiti nettando, l&#8217;ancora scisse dal timone,<\/p>\n<p>20 disperdendo. D&#8217;allora nel Poema<\/p>\n<p>del Mare io mi son bagnato,<\/p>\n<p>perfuso d&#8217;astri, e lattescente,<\/p>\n<p>acerbi azzurri divorando, dove,<\/p>\n<p>estasiato flottare allucinato,<\/p>\n<p>24 pensoso, a volte, un annegato scende;<\/p>\n<p>dove, improvvisi, azzurrit\u00e0 tingendo,<\/p>\n<p>lenti ritmi e deliri sotto il denso<\/p>\n<p>rutilare del giorno pi\u00f9 e pi\u00f9 forti<\/p>\n<p>dell&#8217;alcol, e del nostro nen\u00ecare<\/p>\n<p>pi\u00f9 vasti, lievitano amari<\/p>\n<p>28 rossori dell&#8217;amore!<\/p>\n<p>Conosco i cieli esplosi da bagliori,<\/p>\n<p>le risacche, i tifoni, le correnti:<\/p>\n<p>ver<\/p>\n<p>so la sera, l&#8217;Alba<\/p>\n<p>fremente come stormo di colombe,<\/p>\n<p>ed ho veduto a volte ci\u00f2 che l&#8217;uomo<\/p>\n<p>32 ha creduto vedere!<\/p>\n<p>Ho visto il sole basso all&#8217;orizzonte,<\/p>\n<p>come d&#8217;orrori mistici segnato,<\/p>\n<p>tracciar bave di luce, coaguli violetti,<\/p>\n<p>come gli attori degli arcaici drammi<\/p>\n<p>rugghianti, sopra i flutti, rotolando<\/p>\n<p>36 brividi, di lontano, d&#8217;inferriate.<\/p>\n<p>Ho sognato la notte dell&#8217;assenzio<\/p>\n<p>verde di nevi allucinate,<\/p>\n<p>lenta montando a insenature innanzi, baciar flussi di vaghe linfe impercepite,<\/p>\n<p>40 e il giallazzurro dei fosfori canori ridestarsi.<\/p>\n<p>Ho seguito il maroso all&#8217;assalto d&#8217;uno scoglio<\/p>\n<p>come isteriche mandrie, interi mesi<\/p>\n<p>senza pensare che Marie dai piedi<\/p>\n<p>44 luminosi sanno rompere oceani spossati.<\/p>\n<p>Sapete: ho urtato Flore straordinarie,<\/p>\n<p>mischiando fiori ad occhi di pantere<\/p>\n<p>d&#8217;umana pelle! Iridi, come briglie<\/p>\n<p>48 tese, ho trasfuso dentro glauchi armenti!<\/p>\n<p>Ho visto fermentar pantani enormi<\/p>\n<p>gore ove imputridisce un Leviatano<\/p>\n<p>tra i giunchi. In mezzo alle bonacce<\/p>\n<p>onde sfasciarsi,<\/p>\n<p>nebulosi fondali in cateratte<\/p>\n<p>52 contro abissi crollare.<\/p>\n<p>Argentei soli, ghiacciai, madreperlacee onde,<\/p>\n<p>incandescenti cieli! Laidi inviluppi<\/p>\n<p>in fondo a golfi bruni ove serpenti<\/p>\n<p>giganteschi, da cimici distratti, vanno cadendo con profumi oscuri<\/p>\n<p>56 da alberi contorti.<\/p>\n<p>Ai bimbi avrei voluto additare<\/p>\n<p>queste orate delle onde azzurre,<\/p>\n<p>far vedere loro questi pesci d&#8217;oro, questi<\/p>\n<p>pesci cantanti.<\/p>\n<p>Schiume di fiori, con lusinghe vaghe,<\/p>\n<p>ogni mio scioglier da riva hanno cullato<\/p>\n<p>60 e ineffabili venti m&#8217;han portato<\/p>\n<p>a volte. A volte il mare, il cui singhiozzo il mio rollio faceva dolce,<\/p>\n<p>verso me, verso un martire spossato<\/p>\n<p>di poli e zone, verso me l&#8217;ombrine,<\/p>\n<p>fiori ornati da ventose gialle,<\/p>\n<p>montava, mentre io come una donna<\/p>\n<p>in ginocchio,<\/p>\n<p>64 restavo &#8230;<\/p>\n<p>Penisola, che scuote sui suoi bordi<\/p>\n<p>le zuffe e gli escrementi degli uccelli dagli occhi biondi, schiamazzanti.<\/p>\n<p>Ed io vogavo,<\/p>\n<p>mentre, traversando le mie fragili reti,<\/p>\n<p>annegati scendevano a dormire,<\/p>\n<p>68 arrovesciati.<\/p>\n<p>Ora io, nave spersa tra gli incagli<\/p>\n<p>d&#8217;insenature, io dall&#8217;uragano<\/p>\n<p>nell&#8217;etere gettato, senza uccelli,<\/p>\n<p>io, carcassa ebbra d&#8217;acqua<\/p>\n<p>che Anseatici velieri<\/p>\n<p>72 n\u00e9 corazzate avrebbero pescato,<\/p>\n<p>qual concime fumante, libero, ravvolto<\/p>\n<p>da brume viola, io che sforavo<\/p>\n<p>quel ciclo rosseggiante come un muro<\/p>\n<p>che, tale \u00e8 squisito nettare pei buoni<\/p>\n<p>76 poeti, porta mocci d&#8217;azzurro<\/p>\n<p>e solacei licheni, io che correvo<\/p>\n<p>di nubecole elettriche cosparso,<\/p>\n<p>legno folle,<\/p>\n<p>scortato da ippocampi<\/p>\n<p>neri, quando i lugli<\/p>\n<p>a colpi di randello i cieli<\/p>\n<p>ultramarini facean crollare<\/p>\n<p>80 dagli ardenti imbuti;<\/p>\n<p>io che tremavo, da cinquanta leghe<\/p>\n<p>sentendo gemer la fr\u00e9gola dei B\u00e9h\u00e9mots<\/p>\n<p>e i densi Maelstroms, filatore eterno<\/p>\n<p>d&#8217;azzurre fissit\u00e0, io l&#8217;Europa rimpiango:<\/p>\n<p>84 i suoi vecchi ripari.<\/p>\n<p>Ho veduto arcipelaghi d&#8217;astri!<\/p>\n<p>isole i cui cicli s&#8217;aprono<\/p>\n<p>al navigante deliranti:<\/p>\n<p>oh, futuro Vigore! \u00e8 in queste notti<\/p>\n<p>90 senza fondo che tu t&#8217;esilii e dormi?<\/p>\n<p>Ma, veramente, troppo ho pianto!<\/p>\n<p>L&#8217;Albe sono strazianti. Atroce<\/p>\n<p>\u00e8 ogni luna ed ogni sole amaro!<\/p>\n<p>L&#8217;acre amore<\/p>\n<p>di torpori snervanti m&#8217;ha gonfiato.<\/p>\n<p>Oh, che la mia chiglia scoppi!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>94 Oh, ch&#8217;io affoghi!<\/p>\n<p>Io desidero solo un&#8217;acqua dell&#8217;Europa:<\/p>\n<p>una pozzanghera dove, fredda e nera,<\/p>\n<p>all&#8217;imbrunire profumato un bimbo<\/p>\n<p>accoccolato, pieno di tristezza,<\/p>\n<p>scioglie al viaggio una barca<\/p>\n<p>frale come a maggio<\/p>\n<p>96 una farfalla.<\/p>\n<p>Oh, lame d&#8217;acqua luminose! Intriso<\/p>\n<p>con i vostri languori pi\u00f9 non posso<\/p>\n<p>frenar la nave,<\/p>\n<p>n\u00e9 sottrarre il solco<\/p>\n<p>ai portatori di cotoni,<\/p>\n<p>non trafigger l&#8217;orgoglio<\/p>\n<p>di vessilli e bandiere,<\/p>\n<p>n\u00e9 posso ormai nuotare<\/p>\n<p>sotto gli orridi sguardi dei pontoni<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u00abII Battello ebbro\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; possibile forse affermare che tutto quanto abbiamo finora detto non \u00e8 stato altro che la condizione per la comprensibilit\u00e0 di \u00abII Battello ebbro\u00bb. In questa poesia tutto si ritrova e si realizza; tutto, anche ci\u00f2 che \u00abseguir\u00e0\u00bb cronologicamente, riconduce alla stringente logica di questa lirica, Le nostre parole debbono ora ri-dursi all&#8217;essenziale. Di che si tratta? Del Viaggio. Ma di quale viaggio? Verso l&#8217;Ignoto. Tale itinerario procede secondo tappe precise che \u00e8 possibile ritrovare sotto la destrutturazione apparente del testo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;inizio \u00e8 la partenza, segnata da un distacco brutale e drammatico, (\u00abil deragliamento di tutti i sensi\u00bb), che immette nella splendida follia degli oceani furiosi (prime tre strofe). Immediatamente dopo, la necessaria purificazione sul filo danzante della leggerezza (strofe 4<sup>a<\/sup> e 5<sup>a<\/sup>). Le strofe dalla 6<sup>a<\/sup> alla 15<sup>a<\/sup> compresa \u00abmaterializzano\u00bb il senso del viaggio. E&#8217; l&#8217;Apocalisse come <em>trasfigu<\/em><em>razione <\/em>ultima del reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dapprima il <em>Poema del <\/em><em>Mare <\/em>risuona nel ritmo e nelle immagini, delicato, pensoso e pacato, eppure fulgido: la notte, la morte, l&#8217;amore, le albe e i tramonti (i tempi del giorno e i tempi della vita umana, \u00ab<em>drammi <\/em><em>antichissimi\u00bb). <\/em>Man mano tuttavia, la sinfonia acquista toni pi\u00f9 abbaglianti fino al delirio d&#8217;immense fusioni di terre, acque, paludi, fiori, piante e animali. Questa scansione ci suggerisce la seconda parola: \u00e8 la Genesi. Un&#8217;Apocalisse che \u00e8 una Genesi: il cerchio si chiude ritornando all&#8217;origine. II viaggio non \u00e8 verso il vuoto, l&#8217;illusione, ma verso la profondit\u00e0 verit\u00e0 dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cammino dunque ha un&#8217;unica direzione: significa, con l&#8217;impossibilit\u00e0 stessa di ogni adattamento, l&#8217;avventura della totalit\u00e0 (Apocalisse). Rimbaud lo testimonia in modo limpidissimo. Ma proprio perch\u00e9 esterna questa avventura contemporaneamente si pone e rivela la sua auto-distruzione: con assoluta onest\u00e0 intellettuale il poeta ne dichiara il fallimento e la supera, rovesciando i termini stessi della propria logica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dapprima \u00e8 la stanchezza ed il dolore (strofa 16<sup>a<\/sup>) e l&#8217;inquietudine ambigua degli uccelli chiassosi (strofa 17<sup>a<\/sup>); poi la percezione dell&#8217;essersi perduto (strofa 18<sup>a<\/sup>) e addirittura la furibonda autoironia, mentre la corsa diventa sempre pi\u00f9 ansiosa ed ossessiva (strofe 19&#8243; e 20<sup>a<\/sup>): fino alla dichiarata nostalgia per l&#8217;Europa dai vecchi parapetti che riconosce il bisogno di una radice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella strofa 23<sup>a<\/sup> lo strazio esplode totale ed aperto, con la gridata speranza \u00ab<em>Che la mia ciglia scoppi! Che vada in fondo al <\/em><em>mare!<\/em>\u00bb. Ed infine il capovolgimento: con serissima commovente consapevolezza Rimbaud, slegandosi dall&#8217;immagine autocreata di eroe dell&#8217;ignoto e degli oceani, si ritrova bimbo triste accoccolato accanto ad una pozzanghera. Ma questa non \u00e8 una fine: il bimbo ricerca, affidando per\u00f2 s\u00e9 stesso all&#8217;umilt\u00e0 di una barchetta fragile farfalla. Forse il viaggio deve essere nuovo e diverso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> S. Solmi, <em>Saggio su Rimbaud, <\/em>ed. Einaudi, Torino\u00a0 1974, pag. 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong> Salvatore Guglielmo, Guida <em>al novecento, <\/em>ed. Principato, Milano 1971, pag. 26.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La sua eredit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>\u00abChieder\u00f2 perdono d&#8217;essermi nutrito di menzogna\u00bb<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Segu\u00ec poi un prosatore sbalorditivo &#8230; <\/em>\u00bb: cos\u00ec Paul Verlaine, presentando per la prima volta al grande pubblico l&#8217;opera di Arthur Rimbaud nella antologia dei \u00abPo\u00e9tes Maudits\u00bb, ebbe a parlare dell&#8217;ultima fase creativa dell&#8217;adolescente prodigio di Charleville. Nascevano quelle parole dall&#8217;attonita, quasi meravigliata constatazione d&#8217;un qualcosa che i termini e le categorie della critica letteraria non riuscivano assolutamente pi\u00f9 a contenere, d&#8217;un qualcosa che sfuggiva, anzi scalpitava tra le mani, d&#8217;un qualcosa che ponendosi d&#8217;autorit\u00e0 su di altri piani, imponeva di conseguenza altri criteri e altra attenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prosa \u00ab<em>sbalorditiva\u00bb <\/em>corrispondeva, innanzitutto, a quella di <em>Une Saison en enfer: <\/em>l\u00ec pi\u00f9 che altrove le parole tumultuavano scattavano come schegge impazzite e furibonde, l\u00ec la sintassi batteva talora ritmi convulsi, talora si distendeva in periodi sorprendentemente larghi e conchiusi, talora invece s&#8217;inarcava per poi restare drammaticamente sospesa, interrotta; l\u00ec la scrittura non si preoccupava di seguire e allinearsi alle regole degli stili, ne si premurava di forgiarne e sprigionarne di nuovi: tra quelle pagine infatti la letteratura bruciata da troppa tensione s&#8217;era dileguata e dis-solta e al suo posto si dibatteva e rivoltava l&#8217;inesausta incombenza della vita. Insomma, la spinta interiore che quelle medesime pagine avevano arginato assomigliava, in tutto e per tutto, all&#8217;energia che solo testi oracolari se non biblici <em>(\u00abE cosa certissima, \u00e8 oracolo quel che vi dico\u00bb) <\/em>potevano contenere; la <em>Saison <\/em>era come il frammento, la scheggia maledetta di un testo sacro che sia stato catapultato, oltre i secoli, sin dentro la nostra storia: come un libro sacro, talora si ergeva con indefettibile chiarezza, talora s&#8217;addombrava in espressioni che rimbombavano da altri mondi, da altri cicli; talora infine scattava sui lucidissimi stimoli di un&#8217;irrinunciabile impeto propositivo <em>(\u00abOra sveler\u00f2 tutti i misteri: misteri religiosi o naturali, morte, nascita, avvenire, passato, cosmogonia, nulla\u00bb). <\/em>Per questa ragione non si pu\u00f2 immaginare nessun discorso che, volendo ragionare sull&#8217;eredit\u00e0 di Rimbaud, non tenga un adeguato, anzi speciale conto della sua opera pi\u00f9 decisiva: <em>Une saison en enfer.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aveva cominciato a pensarla e a stenderla sin da prima del conclusivo e drammatico soggiorno a Londra in compagnia di Verlaine, cio\u00e8 in quei mesi del &#8217;73, aprile e maggio, che aveva trascorsi, con la sua famiglia, nella residenza di campagna nei pressi di Charleville; nei seguenti termini ne aveva allora dato notizia per lettera, al suo amico Delahaye: \u00ab&#8230;<em>lavoro con sufficiente regolarit\u00e0; scrivo piccole storie in prosa, titolo generale &#8220;Libro pagano&#8221; o &#8220;Libro negro&#8221;; \u00e8 sciocco e innocente. O innocenza; innocenza; innocenza, innoc &#8230; flagello!&#8230; La mia sorte dipende da questo libro per il quale mi rimangono da inventare una mezza dozzina di storie atroci. Ma come inventare atrocit\u00e0, qui?<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;opera ancora non era che agli inizi ma gi\u00e0 in quell&#8217;invocazione pronunciata tra i denti, e poi convulsamente interrotta, in quell&#8217;invocazione cio\u00e8 all&#8217;innocenza, gi\u00e0 pulsava anzi batteva furiosamente il cuore della <em>Saison <\/em>(tra l&#8217;altro di quel <em>Livre paien <\/em>o <em>Livre n\u00e9gre <\/em>che sarebbe poi divenuto, nella definitiva stesura, il primo e pi\u00f9 lungo capitolo, si doveva conservare un fortunato stralcio di minuta: dentro gi\u00e0 la prosa vi eruttava con violenza, gi\u00e0 vi ribolliva un&#8217;energia che ormai soltanto attendeva una decisiva organizzazione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inseguiva la condizione dell&#8217;innocenza, inseguiva l&#8217;orizzonte della salvezza: per questo, toccato l&#8217;apice, il culmine della sua carriera poetica, fatte proprie le pi\u00f9 ardite e audaci esperienze espressive, aveva dovuto constatare come per lui l&#8217;Arte veramente non si fosse ridotta ad altro che ad \u00ab<em>une sottise\u00bb, <\/em>ad una sciocchezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esaurite insomma tutte le <em>chances <\/em>della letteratura, rotti i ponti con ogni morale, sorpresosi sul punto dell&#8217;\u00ab<em>ultimo <\/em><em>crac\u00bb, <\/em>con coraggio e con sbalorditiva fermezza s&#8217;era imposto di ritrovare le \u00ab<em>chiavi dell&#8217;antico <\/em><em>festino\u00bb, <\/em>del festino in cui \u00ab<em>tutti i vini scorrevano e tutti i cuori s&#8217;aprivano\u00bb; <\/em>per decifrarne i limiti e comprenderne gli inganni aveva cominciato a ripercorrere le strade invano frequentate un tempo, a sfogliare insomma il suo \u00ab <em>taccuino di dan\u00ad<\/em><em>nato \u00bb; <\/em>a sfogliarlo sin dai primi segni sin dalle pi\u00f9 arcaiche cifre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/rimbaud_disegno.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22808\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/rimbaud_disegno.gif\" alt=\"rimbaud_disegno\" width=\"176\" height=\"200\" \/><\/a>Insomma, colui che aveva amato \u00ab<em>asciugarsi <\/em><em>al vento del delitto<\/em>\u00bb, colui che aveva innalzato \u00ab<em>la sventura a suo dio\u00bb <\/em>e che irridendoli aveva invocato \u00ab<em>carnefici e flagelli<\/em>\u00bb, colui che s&#8217;era divertito a tirare \u00ab<em>degli ottimi tiri alla pazzia<\/em>\u00bb, s&#8217;apprestava ora a scoprire, a se stesso e al mondo, gli incontrollati meccanismi della propria coscienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo conduceva una fatalit\u00e0, anzi, a meglio dire, un&#8217;irreversibile necessit\u00e0: dalla sua stessa bocca doveva infatti uscire la parola che avrebbe proclamato tutte le sue infamie e le sue vergogne, dalla sua stessa penna si sarebbe dipartita la luce che avrebbe impietosamente inchiodato alle pagine anche le pi\u00f9 segrete convulsioni della sua anima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, che ogni sussulto, ogni battito della sua straordinaria avventura spirituale si fosse originato dalla devastante coscienza di un&#8217;Assenza, di un vuoto lo si sarebbe capito subito, sin dal succedersi delle prime parole, sin dall&#8217;articolarsi delle prime sillabe: tuttavia bisognava, era cio\u00e8 necessario che di ogni ipotesi, costruita per cancellare o placare quell&#8217;assenza, si riferisse la storia. Per fissarsi a vicenda definitivamente e biblicamente esemplare, la parabola di Rimbaud doveva esaurire in se tutti i tentativi, in se consumare e bruciare tutte le risposte; doveva esaurirli e consumarle, per evitare che appestassero poi l&#8217;intera umanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era, la sua, la vocazione di un mistico, di un mistico al quale, anzich\u00e9 sperimentare sulla propria persona le vibrazioni e anche l&#8217;eccedere di una Presenza, fosse toccato di lasciarsi inghiottire dal baratro di una negazione; di un mistico la cui ascesi prevedeva appunto, come catarsi, un viaggio all&#8217;inferno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da vero grande mistico Rimbaud non s&#8217;era per\u00f2 limitato alla pur totale ed esclusiva dedizione ad un destino (al destino cio\u00e8 impostogli da quella Voce, che pur senza mai rivelarglisi incessantemente lo chiamava); cercava bens\u00ec di fare di quel destino anche una strada verso una possibile purificazione. Cos\u00ec dopo aver consumato la sua atroce stagione negli infuocati regni di Lucifero, il poeta adolescente approdava all&#8217;ultima inaspettata sponda, all&#8217;ultimo, straordinario capitolo: <em>Adieu (Addio, <\/em>riportato a pagina IV).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di se stesso aveva rivelato tutto, non aveva taciuta nessuna delle perversit\u00e0 della sua anima ed ora, con la medesima saldissima coscienza, non gli restava che inchinarsi \u00ab<em>alla realt\u00e0 rugosa\u00bb, <\/em>che proclamare al mondo d&#8217;essersi \u00ab<em>nutrito di menzogna\u00bb, <\/em>che domandarne infine scusa. Solo dopo tale suprema ammissione anche per lui poteva scoccare \u00ab<em>l&#8217;ora nuova<\/em>\u00bb, anche per lui poteva cominciare la \u00ab<em>vigilia<\/em>\u00bb; anche a lui insomma, veniva dato d&#8217;incamminarsi con \u00ab<em>ardente pazienza\u00bb <\/em>verso \u00ab<em>le <\/em><em>splendide citt\u00e0\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa tuttavia non \u00e8 che la conclusione: prima in poche decine di pagine s&#8217;era infatti sdipanato il <em>transitus <\/em>infernale; in poche decine di pagine che non potendo qui ed ora, per ovvie ragioni, ripercorrere riga per riga, come invece sarebbe stato necessario, toccher\u00e0 quindi al lettore affrontare, nel caso naturalmente non v&#8217;avesse invece gi\u00e0 pensato, con la dovuta, estrema attenzione; affrontarlo non senza essersi prima armato tanto di un po&#8217; di pazienza quanto della necessaria, ferma persuasione che non tutto della <em>Saison <\/em>pu\u00f2 venir decifrato e che a nessuna filologia riuscir\u00e0 di snidare la oscurit\u00e0 che assedia talune parole e talune affermazioni. Quanto a noi, invece, non ci resta che far seguire una rapida traccia, giusto necessaria a che il nostro discorso possa giungere a conclusione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aveva cominciato da lontano l&#8217;adolescente poeta di Charleville; era andato a cercare le radici, i germi anzi della sua notte in Inferno sin nell&#8217;anima dei suoi arcaici antenati, cio\u00e8 presso i Galli da cui infatti non solo aveva derivato \u00ab<em>occhi d&#8217;un az<\/em><em>zurro sbiadito, il cervello stretto e la goffaggine nella lotta\u00bb, <\/em>bens\u00ec aveva anche desunto insieme a tutti i vizi pure l&#8217;idolatria e l&#8217;amore per il sacrilegio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sin dalla sua infanzia aveva avuto in orrore ogni mestiere e quanto all&#8217;azione, quanto a questo \u00ab<em>prediletto cardine del mondo\u00bb <\/em>l&#8217;aveva sempre ritenuto un inutile sciupio di forze: certo per lui che metaforicamente non aveva mani, n\u00e9 \u00ab<em>mani da penna ne mani da aratro\u00bb, <\/em>tale pericolo di dispersione non sussisteva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo tallone d&#8217;Achille risultava semmai un altro: si sentiva infatti \u00ab<em>schiavo di quel battesimo\u00bb <\/em>che avendo impresso anche sulla sua anima il sigillo di un perdono, lo tratteneva in un rapporto d&#8217;insopportabile dipendenza; cos\u00ec lui che non tollerava mediazioni verso l&#8217;assoluto, aveva intravisto nella satanica strada che lo conduceva alla notte infernale la grande possibilit\u00e0 di scavalcare la barriera oppostagli dal cristianesimo. Una volta compiuta la scelta, una volta affacciatosi al baratro che l&#8217;attendeva aveva vissuto un attimo di terrore; poi per\u00f2 la sua lingua carpita da energia demoniaca cominciava a vomitare parole; il fuoco, insomma, \u00ab <em>si risollevava insieme al suo dannato\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sua vita e quindi anche nella <em>Saison <\/em>eran poi seguiti due deliri: il resoconto del primo l&#8217;aveva affidato alla bocca della \u00ab<em>vergine stolta\u00bb, \u00abdella <\/em><em>schiava dello sposo infernale\u00bb, <\/em>alla bocca insomma di Verlaine; il quale rievocando quasi con terrore il suo rapporto con il <em>Demonio <\/em>Rimbaud, rievocandone anche i termini pi\u00f9 scopertamente equivoci, aveva spiegato d&#8217;essere stato sedotto da una delicatezza misteriosa, da una carit\u00e0 stregata <em>(\u00abTalvolta egli parla in una sorta di tenero dialetto, della morte che fa pentire, degli sventurati <\/em><em>che certo esistono, dei lavori penosi, delle par<\/em><em>tenze che straziano i cuori&#8230; Rialzava da terra gli <\/em><em>ubriachi nelle strade nere\u00bb).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia tanti, troppi verbi messi all&#8217;imperfetto lasciavano intendere che la vicenda s&#8217;era gi\u00e0 conclusa: \u00ab<em>lo sposo infernale\u00bb <\/em>un giorno se n&#8217;era andato molto lontano e nella testa di Verlaine non potevano ormai passare altro che fantasmi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;altro dei due deliri riguardava invece la poesia; l\u00ec le sue esperienze avevano travolto ogni confine, non avevano accettato alcun limite: all&#8217;inizio s&#8217;era lusingato \u00ab<em>d&#8217;inventare un verbo poetico, un giorno <\/em><em>o l&#8217;altro, accessibile a tutti i sensi\u00bb; <\/em>poi scrivendo silenzi e fissando vertigini s&#8217;era via via ridotto all&#8217;allucinazione semplice. Voleva \u00ab<em>notare l&#8217;inesprimibile \u00bb: <\/em>perci\u00f2 le sue parole tentavano altre articolazioni mentre incantesimi s&#8217;affollavano tra le righe; divenne alla fine <em>un&#8217;opera favolosa\u00bb <\/em>che certamente le pagine non potevano pi\u00f9 riferire e che probabilmente navigava per altri mondi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua vita era \u00abtroppo immensa perch\u00e9 si potesse dedicare tutta alla forza e alla bellezza\u00bb e cos\u00ec anche con l&#8217;arte s&#8217;avviava a chiudere i conti. Tra le ultime pagine della Saison, placatisi \u00abi sibili del fuoco, lo strider di denti e i sospiri ammorbati\u00bb s&#8217;aggiravano infine parole pi\u00f9 pacificate, talora di rimpianto (\u00abSe il mio spirito fosse stato ben desto, navigherei in piena saggezza; o purezza, o purezza!\u00bb), talora di rinnovato ma pi\u00f9 soppesato orgoglio, talora di timore; s&#8217;ha quasi la sensazione di un risveglio, con la lingua impastata ancora del torpore (\u00abIo, non so spiegarmi meglio del mendicante coi suoi perpetui Pater e Ave Maria. Non so pi\u00f9 parlare!\u00bb), con gli orrendi sogni della notte che lentamente tra diradati sussulti svaniscono: presto per\u00f2 la lucidit\u00e0 torna mattatrice e l&#8217;ultima pagina della Saison pu\u00f2 sdipanarsi con la consueta decisiva fermezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appunto con la fermezza di quell&#8217;ultimo capitolo non ha fatto i debiti conti tanta cultura dissacratrice e negativa del presente secolo; cultura \u2014 ma sarebbe meglio chiamarla malcostume culturale \u2014 che fondando il proprio generico, inutile ribellismo su di un&#8217;interpretazione viziata oltre che parziale di Rimbaud, non leggeva tra quelle righe, emessa con decenni d&#8217;anticipo, la sanzione della propria condanna e della propria fine; cultura che oltretutto non solo non ha pagato la gravita dei propri asserti ma che, su quegli asserti, ha costruito cinicamente una scala verso il potere (e dov&#8217;\u00e8 finita l&#8217;Africa di Rimbaud, dove le parole che gli eran bruciate dentro sino all&#8217;ultimo giorno?).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presto infatti sulla vicenda del poeta adolescente avevano cominciato ad aleggiare in gran quantit\u00e0 leggende e interpretazioni del tutto improbabili e faziose. E&#8217; costitutivo infatti di tanta troppa civilt\u00e0 di questi nostri tempi il non sapere creare, anche di fronte ai pi\u00f9 vistosi segni dei tempi, che effimeri e labili miti; come appartiene sempre a quella civilt\u00e0 l&#8217;opposta ma poi tanto simile tendenza a sfatare e diffidare di tutto in nome d&#8217;una presunta, cieca razionalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tale sorte non poteva sfuggire neanche la straordinaria meteora di Rimbaud, quella meteora che pur portava su di s\u00e9, impressa nell&#8217;anima, il segno anzi il marchio della propria sete d&#8217;assoluto, della propria condizione di mistico sia pure allo stato selvaggio; di mistico cio\u00e8 cui non era stato dato di riconoscere e dar nome alla Voce che lo assillava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che solo uno scrittore rimasto fuori da ogni mischia e da ogni gazzarra quale Paul Claudel abbia saputo vedere dentro la vicenda di Rimbaud i segni che questa portava agli uomini (tanto da fondare, poi, su quella vicenda, la propria conversione), crediamo confermi infine talune nostre considerazioni; prime tra tutte quelle che, dando ori-gine a questi inserti, riguardavano la necessit\u00e0 di vedere con altri occhi e sotto altra luce tanti capisaldi della cultura del nostro secolo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>CHANSON DE LA PLUS HAUTE TOUR<\/strong><\/p>\n<p>Oisive jeunesse A tout asservie, Par d\u00e9licatesse J&#8217;ai perdu ma vie. Ah! Que le temps Vienne<\/p>\n<p>6 O\u00f9 les coeurs s&#8217;\u00e9prennent.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Je me suis dit: laisse, Et qu&#8217;on ne te voie: Et sans la promesse De plus hautes joies. Que rien ne t&#8217;arr\u00eate<\/p>\n<p>12 Auguste retraite.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>J&#8217;ai tant fait patience Qu&#8217;\u00e0 jamais j&#8217;oublie; Craintes et souffrances Aux cieux sont parties. Et la soif malsaine<\/p>\n<p>18 Obscurcit mes veines.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ainsi la Fratrie A. l&#8217;oubli livr\u00e8e, Grandie, et fleurie D&#8217;encens et d&#8217;ivraies Au bourdon farouche<\/p>\n<p>24 De cent sales mouches.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ah! Mille veuvages De la si pauvre \u00e2me Qui n&#8217;a que l&#8217;image De la Notre-Dame! Est-ce que l\u2019on prie<\/p>\n<p>30 La Vierge Marie?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oisive jeunesse A tout asservie Par d\u00e9licatesse J&#8217;ai perdu ma vie. Ah! Que le temps^ vienne<\/p>\n<p>36 O\u00f9 les coeurs s&#8217;\u00e9prennent!<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">________________________<\/p>\n<p><strong>CANTO DELL&#8217;ULTIMA TORRE<\/strong><\/p>\n<p>Giovent\u00f9 trasognata a tutto sommessa, sensibil finezza m&#8217;ha dispersa la vita. Ah! I tempi vengano<\/p>\n<p>6 ove i cuori s&#8217;incendiano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mi dissi: abbandona, pi\u00f9 nessun t&#8217;abbia a scorgere: non attender promessi gaudi oltre la morte. Nulla mai ponga fine<\/p>\n<p>12 al ritiro sublime.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il molto patire ormai non ricordo; soffrire e temere nei cicli ora sono. La mortifera sete<\/p>\n<p>18 m&#8217;oscura le vene.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cos\u00ec sia: Prateria all&#8217;oblio liberata, dilatata, e fiorita d&#8217;incensi e zizzania al ronzare feroce<\/p>\n<p>24 di sudice mosche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ah! Innumeri distacchi dell&#8217;anima\u00a0 smarrita cui resta, solo immagine, la Vergine Maria! Viene invocata<\/p>\n<p>30 l&#8217;Intatta?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Giovent\u00f9 trasognata a tutto sommessa, sensibil finezza m&#8217;ha dispersa la vita. Ah!\u00a0\u00a0 I tempi vengano<\/p>\n<p>36 ove i cuori\u00a0 s&#8217;incendiano!<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>UNA STAGIONE IN INFERNO\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>ADDIO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Gi\u00e0 l&#8217;autunno! \u2014 Ma perch\u00e9 rimpiangere un eterno sole, se siamo gi\u00e0 impegnati alla scoperta della chiarit\u00e0 divina, \u2014 lontano dalle genti che sulle stagioni muoiono.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Autunno. La nostra barca alta nei vapori immobili si volge al porto della miseria, citt\u00e0 enorme dal ciclo macchiato di fuoco e di melma. Ah! le vesti marce, il pane intriso di pioggia, l&#8217;ebrezza, i mille amori che m&#8217;hanno crocifisso! Non la smetter\u00e0 dunque mai questa l\u00e0mia regina di milioni d&#8217;anime e di corpi morti e che saranno giudicati ! Mi rivedo con la pelle corrosa dal fango e dalla peste, pieni di vermi i capelli e le ascelle e vermi ancor pi\u00f9 grossi dentro il cuore, disteso tra sconosciuti senz&#8217;et\u00e0, senza sentimento &#8230; Avrei potuto morirvi&#8230; Orrenda evocazione! Detesto la miseria.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E temo l&#8217;inverno perch\u00e9 \u00e8 la stagione delle comodit\u00e0!<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u2014 A volte io vedo nel ciclo lidi sconfinati, coperti di bianche nazioni giubilanti. Un grande vascello d&#8217;oro, alto sopra di me, agita le sue bandiere multicolori sotto le brezze del mattino. Io ho creato tutte le feste, tutti i trionfi, tutti i drammi. Io ho provato ad inventare nuovi fiori, nuovi astri, nuove carni, nuove lingue. Io ho creduto d&#8217;acquisire poteri soprannaturali. Ebbene! ora devo sotterrare la mia immaginazione e i miei ricordi! Bella gloria d&#8217;artista e di narratore andata in malora! ,<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Io! io che mi ero detto mago o angelo, dispensato da ogni morale, eccomi restituito al sole, con un dovere da cercare, e la realt\u00e0 rugosa da stringere! Bifolco!<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sono ingannato? La carit\u00e0 sarebbe forse sorella della morte per me?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Alla fine domander\u00f2 perdono per essermi nutrito di menzogna. E andiamo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ma neppure una mano amica! e dove trovare soccorso?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>S\u00ec, l&#8217;ora nuova \u00e8 per lo meno assai severa.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ad ogni modo posso dire che la vittoria \u00e8 mia: lo stridore di denti, i sibili del fuoco, i sospiri appestati si placano. Tutti i ricordi immondi si cancellano. I miei ultimi rammarichi si dileguano, \u2014 gelosie per mendicanti, briganti, amici della morte, minorati d&#8217;ogni specie \u2014. Dannati, se io mi vendicassi!<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Bisogna essere assolutamente moderni.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Niente cantici: mantenere il passo conquistato. Dura notte! Il sangue rappreso fuma sul mio volto e dietro non ho nient&#8217;altro che quest&#8217;orribile arboscello! &#8230; Il combattimento spirituale \u00e8 brutale quanto la battaglia tra uomini; ma la visione della giustizia \u00e8 piacere di Dio solamente.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Intanto \u00e8 la vigilia. Accogliamo tutti gli influssi di vigore e di reale tenerezza. E all&#8217;aurora, armati di un&#8217;ardente pazienza, accederemo alle splendide citt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>A che parlavo di mano amica! Gran privilegio, \u00e8 che io possa ridere dei vecchi amori menzogneri e investire d&#8217;infamia queste coppie bugiarde, \u2014 ho visto l&#8217;inferno delle donne laggi\u00f9; \u2014 e mi sar\u00e0 lecito possedere la verit\u00e0 in un&#8217;anima e in un corpo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>aprile-agosto 1873<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Strumenti culturali di Litterae Communionis n.2 \u00a0I GRANDI DELLA CULTURA MODERNA RIVISITATI \u00abIo! Io che mi ero detto mago o angelo, dispensato da ogni morale, eccomi riportato al suolo, con un dovere da cercare, e la realt\u00e0 rugosa da stringere!\u00bb Testo di Giuseppe Frangi e Silvano Petrosino Traduzione delle poesie di Antonio Galli Gli autori &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/arthur-rimbaud\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":22795,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[1968],"class_list":["post-22797","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-personaggi","tag-arthur-rimbaud","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Arthur Rimbaud - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - 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