{"id":2278,"date":"2006-10-16T13:17:31","date_gmt":"2006-10-16T11:17:31","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-06-16T10:50:04","modified_gmt":"2016-06-16T08:50:04","slug":"tu-es-petrus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/tu-es-petrus\/","title":{"rendered":"&laquo;Tu es Petrus&raquo;"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\">\n<div id=\"attachment_34972\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34972\" class=\"wp-image-34972\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/10\/Marcel_Lefebvre.jpg\" alt=\"Marcel_Lefebvre\" width=\"250\" height=\"166\" \/><p id=\"caption-attachment-34972\" class=\"wp-caption-text\">Mons. Marcel Lefebvre<\/p><\/div>\n<p><strong>Cristianit\u00e0<\/strong> n. 158-160 (1988)<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Le forzature del Concilio Vaticano II, il disagio dei tradizionalisti, la nascita e la strumentalizzazione del caso Lefebvre<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Giovanni Cantoni<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>La nascita del \u00abcaso Lefebvre\u00bb<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 30 giugno 1988, a Ec\u00f4ne, nel cantone svizzero del Vallese, ha preso forma definitiva il \u00abcaso Lefebvre\u00bb, al termine di una vicenda che ha segnato in modo rilevante la vita della Chiesa cattolica e della Cristianit\u00e0, come mondo cattolico, almeno a partire dagli anni Settanta. Mons. Marcel Lefebvre &#8211; vescovo dal 18 settembre 1947, prima titolare di Antedone, poi arcivescovo titolare di Arcadiapoli di Europa, quindi primo arcivescovo di Dakar, in Senegal, poi ancora vescovo di Tulle, in Francia, infine arcivescovo titolare di Sinnada di Frigia, nonch\u00e9 superiore generale della Congregazione dello Spirito Santo &#8211; ha, in questa data, compiuto un atto scismatico: ha infatti proceduto &#8211; senza mandato pontificio, anzi, espressamente contro la volont\u00e0 del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II &#8211; alla consacrazione episcopale di quattro presbiteri della Fraternit\u00e0 Sacerdotale San Pio X, da lui fondata alla fine degli anni Sessanta, e cio\u00e8 dell&#8217;inglese Richard Williamson, del francese Bernard Tissier de Mallerais, dell&#8217;argentino Alfonso de Galarreta e dello svizzero vallesano Bernard Fellay.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A causa di questo gesto gravemente illecito il presule francese \u00e8 <em>ipso facto <\/em>incorso, con i quattro consacrati, nella scomunica dichiarata dalla Santa Sede il giorno successivo, il 1\u00b0 luglio, con decreto firmato dal cardinale Bernardin Gantin, prefetto della Congregazione per i Vescovi. Nella stessa censura \u00e8 incorso mons. Antonio de Castro Mayer, vescovo emerito di Campos, in Brasile, in quanto conconsacrante e pubblicamente aderente all&#8217;atto scismatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>All&#8217;origine del \u00abcaso\u00bb: preconcilio, Concilio e postconcilio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nascita del \u00abcaso Lefebvre\u00bb &#8211; come, nei mesi precedenti, le sue doglie e, negli anni precedenti, la sua gestazione &#8211; \u00e8 stata seguita dai <em>mass media <\/em>con un dovizioso notiziario e il fatto \u00e8 stato commentato secondo le pi\u00f9 diverse prospettive, ma &#8211; a mio avviso &#8211; quasi sempre in modo sostanzialmente inadeguato s\u00ec da renderne l&#8217;immagine di volta in volta imprecisa o perch\u00e9 troppo lontana o perch\u00e9 falsata dalla esasperazione di qualche particolare, per lo pi\u00f9 miscelando in pezzi di colore osservazioni dottrinali e notazioni sociologiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per comprendere il \u00abcaso\u00bb in questione \u00e8 indispensabile richiamare previamente alcune categorie generalissime: la Chiesa, il germe e l&#8217;inizio del Regno di Dio nella storia, \u00e8 sempre stata attaccata dall&#8217;esterno con persecuzioni amministrative e\/o cruente e dall&#8217;interno attraverso apostasie, eresie e scismi, cio\u00e8 con procedimenti di \u00abautodemolizione\u00bb; e questa doppia aggressione, che ha come motore primo il seminatore di zizzania (1), trova esca nell&#8217;umana debolezza <em>post peccatum <\/em>e, se \u00e8 descrivibile con sufficiente precisione in tesi, nell&#8217;ipotesi costituita da ogni situazione storica si presenta come un groviglio non facilmente districabile non solo a scopo terapeutico ma anche, prima, a fine diagnostico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, la Citt\u00e0 di Dio e la Citt\u00e0 del demonio si confondono nella Citt\u00e0 degli uomini, e la natura decaduta, e quindi peccabile, si manifesta in peccati e in vizi che si intersecano con atti buoni e con comportamenti virtuosi, e tutte le azioni umane &#8211; di qualunque natura &#8211; vanno a loro volta a segnare strutture storiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per comprendere il \u00abcaso\u00bb in questione \u00e8 quindi necessario risalire oltre il Concilio Ecumenico Vaticano II e situare la Chiesa all&#8217;interno della crisi della Cristianit\u00e0 come proiezione sociale del suo influsso, nonch\u00e9 delle conseguenze d\u00ec questa crisi sulla vita del mondo intero, cio\u00e8 all&#8217;interno del processo di sovvertimento sociale che &#8211; scandito in pi\u00f9 fasi &#8211; \u00e8 stato preparato dalla rivoluzione culturale rinascimentale e, dopo una prima rottura, religiosa, la Riforma protestante; una seconda, politica, la Rivoluzione detta francese, e una terza, economica, l&#8217;irruzione del movimento socialcomunista, dal 1968 lavora alla socializzazione della rivoluzione culturale iniziale, operando per il degrado aperto e generalizzato del costume (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fatto questo quanto all&#8217;<em>habitat<\/em>, si deve passare agli aspetti interni e chiedersi &#8211; con mons. Luigi Maria Carli, uno dei protagonisti del Concilio &#8211; <em>\u00abcome mai possa essersi scatenato nella Chiesa un simile turbine di idee sovvertitrici dopo un Concilio che avrebbe dovuto, viceversa, segnare l&#8217;inizio fermo e deciso di un rinnovamento salutare. Si deve rispondere che il progressismo non \u00e8 nato n\u00e9 <\/em>dal <em>Concilio n\u00e9 <\/em>dopo <em>il Concilio. Esso non \u00e8 che la esplosione pi\u00f9 violenta, pi\u00f9 vasta, pi\u00f9 organizzata di un fenomeno dottrinale iniziato, pi\u00f9 o meno in sordina, tra gli anni 1930- 1940 <\/em>[&#8230;]<em>: <\/em>[&#8230;]<em> &#8221; la nuova teologia\u201d, <\/em>[&#8230;]<em> che in effetti altro non era che una nuova edizione riveduta e peggiorata del modernismo\u00bb <\/em>(3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricostruita questa genealogia &#8211; progressismo, \u00abnuova teologia\u00bb, modernismo, da fondare forse pi\u00f9 radicalmente proseguendo, sempre a ritroso, fino al giansenismo e al protestantesimo &#8211; <em>\u00abnulla vieta di vedere nel Vaticano II l&#8217;occasione propizia in presenza della quale ci\u00f2 che di aberrante, da qualche tempo, ribolliva sotto la superficie di una calma apparente nella vita della Chiesa, \u00e8 esploso virulento alla luce del sole. Il Concilio ha fatto da catalizzatore di reazioni di vario tipo gi\u00e0 esistenti, allo stato sparso, in seno alla cattolicit\u00e0. Il &#8221; simius Dei&#8221; , Satana, sommamente interessato, ci soffia sopra. Lui che ha lavorato prima e durante il Concilio per impedire o almeno adulterare l&#8217;opera di Dio, non s&#8217;\u00e8 messo in pensione a Concilio ultimato. Ne va del suo principato (cfr. Giov. 13,21) che quel movimento salutare, iniziatosi suo malgrado, prenda almeno una falsa direzione\u00bb <\/em>(4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al Concilio si \u00e8 poi accompagnata <em>\u00abl&#8217;attivit\u00e0 del cosiddetto &#8221; paraconcilio&#8221; , cio\u00e8 di quell&#8217;ambiente di persone e di idee che, dopo aver cercato di influire sul Concilio mentre esso si svolgeva, \u00e8 rimasto in piedi anche a Concilio finito, ingrandendosi e direi quasi istituzionalizzandosi. Questo paraconcilio, con le sue vittorie e le sue sconfitte, con le sue soddisfazioni e le sue insoddisfazioni, con i suoi propositi e i suoi spropositi \u00e8 quello che anima la crisi attuale e contrappone la sua opera alla serena fruttificazione delle idee seminate dal Concilio. Il paraconcilio, pretendendo di essere l&#8217;autentica vestale dello spirito del Concilio, deve necessariamente abusare dei testi conciliari. Ma di quali mai santissime cose l&#8217;uomo non \u00e8 capace di abusare?\u00bb <\/em>(5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto, <em>\u00abbisogna onestamente riconoscere che l&#8217;esplosione della crisi, non causata dal Concilio, pu\u00f2 essere stata indirettamente facilitata non solo da situazioni esteriori alla Chiesa, ma anche da taluni aspetti caratteristici dello stesso Vaticano II.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abA differenza dei precedenti Concili aventi obiettivi molto delimitati e soprattutto specifici errori da contrastare, l&#8217;ultimo Concilio si diede espressamente un carattere pastorale. Di qui la vastit\u00e0 e la genericit\u00e0 delle tematiche da\u00a0\u00a0affrontare, con la inevitabile conseguenza di non poter sviscerare a fondo ogni argomento, n\u00e9 soppesare con la bilancia della rigorosa alchimia teologica tutt&#8217;e singole le espressioni adoperate. Non venendo in questione l&#8217;infallibilit\u00e0 dei pronunciamenti, \u00e8 ovvio che si sia badato pi\u00f9 alla formulazione pratica che non a quella dottrinale delle singole frasi, e si sia cos\u00ec ottenuta la quasi unanimit\u00e0 dei suffragi su testi dei quali si attendeva pi\u00f9 alla sicurezza generica del pensiero che non alla precisione del singolo dettaglio. Era poi nella tradizione plurisecolare, a cominciare da Nicea, che un testo conciliare attinente alla Fede o alla Morale avesse valore definitorio, e quindi ultimativo, delle questioni affrontate. Invece il Vaticano II espressamente escluse la volont\u00e0 di nuove definizioni dogmatiche, pur presentando il proprio insegnamento come dottrina cattolica; e cos\u00ec, piuttosto che chiudere vecchie controversie ne apr\u00ec di nuove.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abVa inoltre rilevato, con tutto il rispetto, che la preparazione del Concilio fu forse un po&#8217; troppo affrettata. Lo storico imparziale dovr\u00e0 ammettere che vennero portate in Aula materie non ancora sufficientemente maturate dal lavorio delle varie scuole teologiche. Dovr\u00e0 pure ammettere che i testi del Vaticano II, le citazioni bibliche in essi contenute, la concatenazione delle parti, l&#8217;uso dei vocaboli non sono sempre lo specchio dell\u2019assoluta pertinenza, della precisione, della coerenza, della limpidezza inequivocabile. La pubblicazione degli atti <\/em>[&#8230;]<em> smentir\u00e0 tante inesatte interpretazioni; ha gi\u00e0 cominciato a farlo, per suo conto, la Pontificia Commissione per l&#8217;interpretazione autentica dei documenti conciliari. Ma resta il fatto che talvolta il testo, non gi\u00e0 l&#8217;intenzione dei Padri, offre l&#8217;appiglio ad aberranti interpretazioni. La mole delle materie, il poco tempo a disposizione, e forse anche &#8230; lo zampino di qualche addetto ai lavori, non consent\u00ec di esaminare a fondo tutti gli emendamenti, con le relative argomentazioni, che una minoranza di Padri, spesso derisi dalla stampa e da faziosi pubblicisti di cose conciliari come pignoli o addirittura come sabotatori del Concilio, chiedevano per la chiarezza del dettato\u00bb <\/em>(6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi elementi erano certamente presenti a Papa Paolo VI quando, pochi giorni prima della chiusura dell&#8217;assise, dava indicazioni relative all&#8217;<em>\u00abatteggiamento dei nostri animi nel periodo post- conciliare\u00bb: \u00abLa celebrazione del Concilio <\/em>&#8211; notava &#8211; <em>ha suscitato, a Nostro avviso, tre differenti momenti spirituali. Il primo fu quello dell&#8217;entusiasmo; era giusto che cos\u00ec fosse: stupore, letizia, speranza, un sogno quasi messianico accolsero l&#8217;annuncio dell&#8217;attesa e pure inattesa convocazione; un soffio di primavera pass\u00f2 al principio su tutti gli animi. Segu\u00ec un secondo momento: quello dell\u2019effettivo svolgimento del Concilio, e fu caratterizzato dalla problematicit\u00e0; un tale aspetto doveva accompagnare quello del lavoro conciliare, che fu, come voi sapete, immenso <\/em>[&#8230;]<em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ma in alcuni settori dell&#8217;opinione pubblica tutto divent\u00f2 discusso e discutibile, tutto apparve difficile e complesso, tutto si tent\u00f2 di sottoporre alla critica e all&#8217;impazienza delle novit\u00e0; apparvero inquietudini, correnti, timori, audacie, arbitri; il dubbio invest\u00ec qua e l\u00e0 perfino i canoni della verit\u00e0 e dell&#8217;autorit\u00e0, finch\u00e9 la voce del Concilio cominci\u00f2 a farsi sentire: piana, meditata, solenne. Ed in questo ultimo scorcio del Concilio le sue gravi e incoraggianti parole diranno quale dev&#8217;essere la forma della vita della Chiesa. Viene perci\u00f2 il terzo momento a cui ciascuno deve disporre il proprio spirito. La discussione finisce: comincia la comprensione. All&#8217;aratura sovvertitrice del campo succede la coltivazione ordinata e positiva.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La Chiesa si ricompone nelle nuove norme che il Concilio le ha date: la fedelt\u00e0 le caratterizza: una novit\u00e0 le qualifica, quella della accresciuta coscienza della comunione ecclesiale, della sua meravigliosa compagine, della maggiore carit\u00e0 che deve unire, attivare, santificare la comunione gerarchica della Chiesa. \u00c8 questo il periodo del vero \u201caggiornamento\u201d, preconizzato dal Nostro predecessore di venerata memoria Giovanni XXIII, il Quale a questa programmatica parola non voleva certamente attribuire il significato che qualcuno tenta di darle, quasi essa consenta di &#8220;relativizzare&#8221; secondo lo spirito del mondo ogni cosa nella Chiesa, dogmi, leggi, strutture, tradizioni, mentre fu cos\u00ec vivo e fermo in lui il senso della stabilit\u00e0 dottrinale e strutturale della Chiesa da farne cardine del suo pensiero e della sua opera. Aggiornamento vorr\u00e0 dire d&#8217;ora innanzi per noi penetrazione sapiente dello spirito del celebrato Concilio e applicazione fedele delle sue norme, felicemente e santamente emanate\u00bb <\/em>(7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la lettura della situazione \u00e8 &#8211; dal punto di vista della periodizzazione strutturale &#8211; perfetta, si doveva rivelare inadeguata quanto ai tempi. Infatti l&#8217;autorit\u00e0 della Chiesa &#8211; a partire dallo stesso Papa Paolo VI &#8211; indossava fin da subito il disagio postconciliare, omogeneo al <em>\u00absecondo momento\u00bb, <\/em>enunciava a suo proposito giudizi talora drammatici e prendeva posizioni sempre pi\u00f9 incisive, in un crescendo dalla lamentela alla denuncia, quindi dall&#8217;esortazione all&#8217;intervento, in analogia con il mutare dell&#8217;atteggiamento della Santa Sede nei confronti delle problematiche suscitate dalla modernit\u00e0, mutamento che si \u00e8 venuto verificando nella transizione dal pontificato di Papa Pio IX e, soprattutto, da quello di Papa Leone XIII a quello di Papa san Pio X: cos\u00ec si \u00e8 passati dai pontificati di Papa Pio XII e di Papa Giovanni XXIII ma &#8211; soprattutto &#8211; di Papa Paolo VI a quello del regnante Pontefice Giovanni Paolo II, trascurando l&#8217;effimero pontificato di Papa Giovanni Paolo I, pressoch\u00e9 impossibile da decifrare per esiguit\u00e0 di materia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, particolarmente negli ultimi dieci anni della vita della Chiesa, l&#8217;autorit\u00e0 \u00e8 venuta operando una lettura del Concilio Ecumenico Vaticano II in intenzionale continuit\u00e0 con la costante Tradizione della Chiesa stessa, attraverso prese di posizione ufficiali, documenti e autorevoli dichiarazioni d&#8217;intenti nonch\u00e9 con comportamenti intesi ad autenticare i pronunciamenti dell&#8217;assise e la loro dottrina, sia nella loro conformit\u00e0 al deposito e alla sua interpretazione tradizionale che nella loro novit\u00e0, sempre &#8211; comunque &#8211; con tale deposito coerente e a esso non mai radicalmente opposta, quand&#8217;anche rilevante. Cos\u00ec, ancora, la condanna di deviazioni interpretative e di abusi operativi ha lavorato allo scopo di dare tempestivamente al <em>\u00abterzo momento\u00bb <\/em>auspicato da Papa Paolo VI.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;opera cospicua di chiarificazione e di rettificazione non ha per\u00f2, purtroppo, impedito che le profonde difficolt\u00e0 anteriori al Concilio e gli scontri interni a esso e proseguiti dopo la chiusura dell&#8217;assise ecumenica, uniti alla propaganda esterna alla Chiesa e alle riforme postconciliari, nonch\u00e9 a giudizi sulla prudenzialit\u00e0 della convocazione e della gestione del sinodo e alla lettera di qualche passo di documento, si siano incistati sul Concilio <em>vero nomine <\/em>&#8211; documenti e interpretazione autentica da parte del Magistero pontificio &#8211; , con esso venendo a costituire un blocco pregiudiziale, psicologico prima che concettuale. Grazie a questa operazione sciagurata, fatti intra e\/o paraconciliari, documenti conciliari non adeguatamente liberati dalle intenzioni di parte, riforme postconciliari talora strappate alla stessa Santa Sede e abusi non raramente tollerati, quando non promossi, anche a livello di conferenze episcopali (8), non solo non sono stati valutati nella loro singolarit\u00e0 e desolidarizzati dal Concilio <em>vero nomine, <\/em>ma hanno trovato, semplicemente e semplicisticamente, la loro unificazione in un <em>monstrum <\/em>deno\u00adminato appunto \u00abConcilio\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E contro questo <em>monstrum <\/em>&#8211; da alcuni acriticamente idolatrato &#8211; si \u00e8 venuta organizzando un opposizione variamente articolata e sfumata ma, soprattut\u00adto, di diversa intensit\u00e0 emotiva, spesso caratterizzata da zelo amaro (9), e che ha trovato la sua espressione maggiore, all&#8217;in\u00adterno della gerarchia ecclesiastica, nella persona di mons. Mar\u00adcel Lefebvre e quindi nella sua opera, la Fraternit\u00e0 Sacerdotale San Pio X.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il protagonismo del presule francese &#8211; recepito ed esaltato dai <em>mass media <\/em>al servizio del paraconcilio &#8211; ha finito per far passare in secondo piano prima tutte le altre opposizioni gerarchiche ad abusi interpretativi e applicativi &#8211; sia quelle velate che quelle esplicite &#8211; , quindi le reazioni non clericali, omogeneizzando e monopolizzando in un ipotetico \u00abfronte anticonciliare\u00bb ogni espressione di difficolt\u00e0 e di disagio, cos\u00ec &#8211; di fatto &#8211; mettendone in ombra ogni manifestazione culturale e riducendo il fenomeno sia dal punto di vista della sua consistenza sociologica che da quello della sua qualit\u00e0 intellettuale, cio\u00e8 inducendo a valutarlo pressoch\u00e9 sull&#8217;unica base della conta del clero e delle argomentazioni ondeggianti e generalmente imprecise di qualche omelia pronunciata <em>quelque part <\/em>nel mondo e di qualche dichiarazione raccolta dalla stampa in qualche sacrestia antica o improvvisata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo modo il mondo tradizionalista &#8211; nato da quello <em>simpliciter <\/em>cattolico pi\u00f9 per diffidenza nei confronti di novit\u00e0 raramente spiegate e molto spesso mal presentate che per nostalgia di forme del passato e, ancor meno, per consapevolezza delle verit\u00e0 veicolare da tali forme, quando non \u00abcreato\u00bb dal paraconcilio &#8211; \u00e8 stato lentamente ma inesorabilmente monopolizzato dal \u00ablefebvrismo\u00bb, che in realt\u00e0 \u00e8 stato solo una parte di esso, resa eminente dalla dignit\u00e0 gerarchica del suo esponente maggiore, ma non certo dalla completezza di quadro o dall&#8217;approfondimento culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consumato negli anni e nei decenni questo processo di accaparramento del tradizionalismo da parte del lefebvrismo &#8211; processo dai pi\u00f9 inavvertito e soltanto da pochi sostanzialmente rifiutato e denunciato, anche se forse con eccessive cautele per timore di indebolire il citato \u00abfronte anticonciliare\u00bb &#8211; , il dramma \u00e8 esploso quando mons. Marcel Lefebvre &#8211; dopo quasi due decenni di pendolarit\u00e0 irregolare e imprevedibile fra il rifiuto del \u00abConcilio\u00bb e la sua accettazione \u00aballa luce della Tradizione\u00bb e nella lettura del Magistero vivente postconciliare &#8211; ha optato per il rifiuto radicale, rompendo <em>in una <\/em>non solo con il soggetto principale del Magistero ordinario e straordinario, ma con lo stesso garante dell&#8217;unit\u00e0 della Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un&#8217;\u00abOrtodossia latina\u00bb?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;atto scismatico posto dal presule francese ha espunto in modo inequivoco e radicale il lefebvrismo dal mondo tradizionalista e ha dato l&#8217;avvio a una Chiesa che, dei ventuno concil\u00ee da Nicea al Vaticano II ne accetta soltanto venti s\u00ec che &#8211; poich\u00e9 l&#8217;Ortodossia orientale si arresta ai primi sette &#8211; si pu\u00f2 forse, da un punto di vista <em>formale, <\/em>parlare della nascita di una \u00abOrtodossia latina\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E appunto in quanto \u00ablatina\u00bb, rosa <em>in radice <\/em>dall&#8217;inevitabilmente ambiguo rapporto con il Sommo Pontefice, evidentemente indispensabile alla luce dell\u2019ultimo concilio accettato &#8211; il Concilio Ecumenico Vaticano I &#8211; ma rifiutato nel suo Magistero vivente degli ultimi trent&#8217;anni. Questo modo di porsi rispetto al successore di Pietro sulla Cattedra romana espone alla tentazione di teorizzare il sedevacantismo sia nella sua versione volgare che in quella dotta, che vuole la Santa Sede occupata solo materialmente &#8211; , ma, soprattutto, di praticarlo, coprendo le corrispondenti difficolt\u00e0 dottrinali con il rimando &#8211; di scarsa consistenza teologica &#8211; a rivelazioni private.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Santa Sede e il mondo tradizionalista\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il doloroso accadimento ha colpito &#8211; a diverso titolo &#8211; sia l&#8217;autorit\u00e0 ecclesiastica, soprattutto quella vaticana, sia i tradizionalisti <em>simpliciter.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>a.<\/strong> L&#8217;autorit\u00e0 ecclesiastica ha potuto verificare &#8211; se non scoprire &#8211; l&#8217;esistenza di una realt\u00e0 intraecclesiale pi\u00f9 irriducibile di quanto immaginasse oppure fosse indotta a credere da sedicenti esperti o presunti tali nonch\u00e9, eventualmente, sulla base di rilevamenti \u00abecclesiali\u00bb per pi\u00f9 ragioni inaffidabili, come per esempio &#8211; quello svolto in occasione della concessione dell&#8217;indulto liturgico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>b.<\/strong> Molti cattolici <em>tout court si <\/em>sono forse resi improvvisamente conto di essere stati surrettiziamente trasformati in lefebvriani, sia dai <em>mass media, <\/em>sia dalla mancanza di accoglienza e di dialogo da parte del personale ecclesiastico, bench\u00e9 spesso portatori di esperienze e di esigenze non esaurite dalle rivendicazioni lefebvriane n\u00e9 quantitativamente n\u00e9 qualitativamente, e bench\u00e9 non avessero mai pensato di definirsi neppure tradizionalisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A quest&#8217;ultimo proposito, non \u00e8 inutile far notare come <em>mass media <\/em>e personale ecclesiastico abbiano rivelato, in questi decenni postconciliari e in occasione degli ultimi avvenimenti, una sensibilit\u00e0 ampiamente, se non esclusivamente, \u00abclericale\u00bb, ignorando &#8211; spesso con una ignoranza invincibile pi\u00f9 che maliziosa &#8211; lo spessore laicale del fenomeno tradizionalista, grossolanamente identificato con <em>l&#8217;audience <\/em>di riti in lingua latina; in altri termini, hanno dato prova di una sensibilit\u00e0 che il luogo comune definisce <em>preconciliare, <\/em>come se la Chiesa fosse esaurita dal clero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I problemi che angustiano i tradizionalisti\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9, almeno dopo l&#8217;esplosione del \u00abcaso Lefebvre\u00bb, segni evidenti indicano attenzione da parte dell&#8217;autorit\u00e0 ecclesiastica vaticana al fenomeno tradizionalista, alla sua mentalit\u00e0 e al suo mondo, s\u00ec che il termine stesso non \u00e8 mai coinvolto nei documenti di recente emanati, che invece usano con accezione negativa sia \u00abprogressismo\u00bb e derivati che \u00abconservatorismo\u00bb e derivati, pare di qualche utilit\u00e0 segnalare di nuovo &#8211; evidentemente in modo riassuntivo e nelle forme oggi adeguate &#8211; i problemi di principio e di fatto che angustiano a diverso titolo questa porzione del Popolo di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di entrare nella materia, merita di essere segnalato il fatto che l&#8217;attenzione ecclesiastica pare intenda manifestarsi senza mediazioni inadeguate, quando non tendenziose, dalle quali &#8211; per esempio &#8211; i tradizionalisti vengono indicati come particolarmente numerosi, e quindi pericolosi, quando si pensa che la denuncia della loro numerosit\u00e0 possa avere come esito una loro condanna, mentre diventano quasi improvvisamente insignificanti, se non inesistenti, quando dovrebbero essere destinatari di provvidenze <em>ad hoc, <\/em>che perci\u00f2 vengono sconsigliate in quanto sostanzialmente inutili!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>a.<\/strong> Comincio dai problemi di principio, e credo opportuno distinguerli in dottrinali e culturali. Poich\u00e9 la predicazione totalizzante, che ha portato il suo contributo alla costruzione del fenomeno unitario \u00abConcilio\u00bb, ha diffuso un sospetto di eterodossia sulla dottrina di documenti conciliari nonch\u00e9 sulle riforme postconciliari, liturgica e canonica, \u00e8 necessario liberare il campo dal sospetto di non omogeneit\u00e0 di qualche passo documentale con quanto insegnato e praticato da sempre nella Chiesa e dalla Chiesa &#8211; cio\u00e8 con la Tradizione &#8211; illustrando tale omogeneit\u00e0 non solamente come reiterazione ma anche come sviluppo del <em>depositum fidei, eodem sensu eademque sententia, <\/em>precisando il grado di assenso richiesto per i diversi testi emanati dal Pontefice e dai Padri a conclusione delle sessioni conciliari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa necessaria opera chiarificatrice si indica particolarmente per il problema della cosiddetta \u00ablibert\u00e0 religiosa\u00bb, per quello delle relazioni ecumeniche e per quello costituito dai rapporti con le religioni non cristiane, dal momento che &#8211; per esempio &#8211; pratiche concordatarie postconciliari oppure fatti rilevanti come quello costituito dall&#8217;incontro di preghiera tenuto ad Assisi &#8211; nella manipolazione dei <em>mass media <\/em>anche \u00abcattolici\u00bb nonch\u00e9 nella presunta <em>interpretatio authentica <\/em>di tante autorit\u00e0 intermedie nella Chiesa e nel mondo cattolico, reali e\/o presunte &#8211; hanno seminato un riflesso di fatto strumentalizzabile da parte del lefebvrismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Considerazioni analoghe valgono per la riforma liturgica &#8211; uno dei <em>puncta dolentia <\/em>pi\u00f9 vistosi &#8211; e per quella canonica, per le quali \u00e8 bene ricordare la spiegazione secondo cui <em>\u00abil Sommo Pontefice, o in persona o tramite gli organismi da lui costituiti, ha la potest\u00e0, in forza del suo primato giurisdizionale, di oltrepassare i limiti di un documento Conciliare, in materia non attinente alla Fede o alla Morale, tutte le volte che egli lo ritenga opportuno. Ma, ex adverso, bisogna riconoscere al Sommo Pontefice uguale potest\u00e0, nelle medesime materie di cui sopra, di restringere o annullare un documento conciliare\u00bb <\/em>(10), contro quanti \u00absi <em>permettono di teorizzare una pretesa irreversibilit\u00e0 delle riforme del Vaticano II, e puntano il cannocchiale della loro intransigenza di vestali del Concilio sull&#8217;operato del Santo Padre <\/em>[&#8230;]<em> per scorgervi e denunziare &#8211; secondo loro &#8211; cedimenti, involuzioni, insabbiamenti, ritorni di fiamma dell&#8217;integrismo ecc.!\u00bb <\/em>(11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver adeguatamente allontanato ogni sospetto dottrinale, acquista senso inequivoco il riconoscimento della tradizione culturale- spirituale costituita dal Vetus Ordo Missae, con i suoi corollari rituali e devozionali, e dalla catechesi sulla base dei testi preconciliari, anche se opportunamente integrati: diversamente non pu\u00f2 che correre l&#8217;insinuazione secondo cui le concessioni ai tradizionalisti hanno lo scopo di autorizzare la tolleranza nel confronti del progressismo, insinuazione a cui si pu\u00f2 e si deve rispondere anzitutto &#8211; se non esclusivamente &#8211; sul piano della verit\u00e0, e non su quello della opportunit\u00e0 ecclesiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>b.<\/strong> Dopo i problemi di dottrina e di cultura, viene un enorme problema di fatto, che segna il mondo tradizionalista molto pi\u00f9 di quanto si creda o si voglia credere, dal momento che va ad alimentare uno stato d&#8217;animo, quindi lavora soprattutto &#8211; anche se non esclusivamente &#8211; a livello pregiudiziale e psicologico. Si tratta dell&#8217;omesso &#8211; o almeno inadeguato riferimento al comunismo nei testi conciliari e postconciliari, a partire dall&#8217;uso dello stesso termine, e dalla pratica della cosiddetta Ostpolitik.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, tale omissione &#8211; o almeno tale inadeguato riferimento &#8211; nonch\u00e9 la sostanziale scomparsa del termine nei documenti del Magistero ordinario dopo il Concilio, che si \u00e8 voluto attento a tutte le ingiustizie che angosciano gli uomini nel mondo contemporaneo, si accompagna alla storia, non mai adeguatamente spiegata, della sorte di una petizione sul tema, presentata in occasione della quarta sessione del Concilio e non presa in esame (12); si affianca, inoltre, alla notizia di un accordo stipulato nel 1962 dal cardinale Eugenio Tisserant e da un esponente della Chiesa Ortodossa russa, avente come oggetto il silenzio del Concilio sul comunismo in cambio della presenza di osservatori di tale confessione scismatica all&#8217;assise romana, accordo di cui al tempo parl\u00f2 la stampa &#8211; bench\u00e9 <em>in minore <\/em>&#8211; e che \u00e8 stato confermato qualche anno fa dal segretario del cardinale francese (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, poich\u00e9 il termine \u00e8 rimasto in disuso anche dopo il Concilio, bench\u00e9 il comunismo internazionale sia stato tutt&#8217;altro che inattivo in questi ultimi decenni; poich\u00e9 per anni la Santa Sede ha praticato una Ostpolitik pubblicamente ignara di lituani e di ucraini; poich\u00e9 non \u00e8 necessario essere particolarmente dotti per rendersi conto che il comunismo non si pu\u00f2 ridurre all&#8217;ateismo, neppure militante, dal momento che collide frontalmente anche con princ\u00ecpi rilevanti del <em>corpus <\/em>costituito dalla dottrina sociale naturale e cristiana; poich\u00e9 il comunismo continua a essere motivazione principale di una delle maggiori espressioni di imperialismo che la storia ricordi; poich\u00e9 nella galassia Gutenberg, cio\u00e8 nel regno dell&#8217;informazione diffusa e integrata, diplomazia e propaganda si possono facilmente confondere, s\u00ec che &#8211; per esempio &#8211; l&#8217;immagine del cardinale Agostino Casaroli a Mosca &#8211; inevitabilmente sorridente &#8211; ha un impatto sulla pubblica opinione decisamente superiore e pi\u00f9 duraturo dei paragrafi dell&#8217;enciclica <em>Dominum et vivificantem, <\/em>in cui il regnante Pontefice Giovanni Paolo II definisce il marxismo come <em>\u00abdimensione esteriore\u00bb <\/em>della <em>\u00abresistenza allo Spirito Santo\u00bb <\/em>(14); per tutte queste ragioni &#8211; e per altre non difficilmente rubricabili e non meno rilevanti &#8211; esiste una falda di mondo cattolico, forse insensibile ai problema liturgico ma sensibile a una predicazione del sospetto sui compromessi della Santa Sede con l&#8217;Unione Sovietica, per la quale ogni spiegazione dottrinale e ogni chiarimento di fatto costituiscono un\u2019autentica benedizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di una falda sociologica tutt&#8217;altro che in posizione pregiudiziale nei confronti del vertice della Chiesa, ma che &#8211; quando non di lefebvrismo &#8211; \u00e8 pendolarmente tentata di liberalismo, cio\u00e8 di netta separazione fra religione e politica, nessuna mediazione morale. E, nonostante mutamenti importanti avvenuti nel corso dell&#8217;ultimo decennio &#8211; dalla ripresa della dottrina sociale della Chiesa all&#8217;attenzione a lituani e a ucraini, per tacere d&#8217;altro &#8211; questa spiegazione dottrinale e questo chiarimento di fatto non cessano di essere opportuni, ma diventano addirittura indispensabili dopo che &#8211; appunto in coincidenza con l&#8217;esplosione del \u00abcaso Lefebvre\u00bb &#8211; il cardinale Rosalio Jos\u00e9 Castillo Lara S.D.B., presidente della Pontificia Commissione per l\u2019interpretazione autentica del Codice di Diritto Canonico, ha rilasciato dichiarazioni almeno sconcertanti secondo cui la scomunica contenuta nel decreto contro il comunismo del 1949 non esisterebbe pi\u00f9 (15), cos\u00ec venendosi a configurare il caso che si \u00e8 verificato a proposito della massoneria al momento della pubblicazione del nuovo Codice di Diritto Canonico nel 1983: anche allora, infatti, si parl\u00f2 di abolizione della scomunica per i massoni, ma la Congregazione per la Dottrina della Fede \u00e8 intervenuta con una tempestiva presa di posizione e, a un anno di distanza, con un corrispondente chiarimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La posizione di Alleanza Cattolica\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalle considerazioni che ho svolto emerge certamente &#8211; con ogni chiarezza &#8211; quale posizione tenga Alleanza Cattolica a fronte di quanto accaduto a Ec\u00f4ne il 30 giugno 1988 (16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Associazione di laici impegnata nella diffusione positiva e polemica della dottrina sociale naturale e cristiana, ha guardato a mons. Marcel Lefebvre e a mons. Antonio de Castro Mayer come a testimoni autorevoli &#8211; quasi <em>loci theologici <\/em>&#8211; del disagio di non pochi fedeli cattolici nel periodo seguente la celebrazione del Concilio, ma anche durante lo svolgimento dell&#8217;assise romana. Avendo iniziato il suo tempo di incubazione nel 1960 &#8211; a far data dalla pubblicazione, in quell&#8217;anno, di una raccolta di scritti antirisorgimentali di padre Luigi Taparelli d\u2019Azeglio S.J. (17) &#8211; Alleanza Cattolica ha apprezzato la testimonianza di mons. Marcel Lefebvre &#8211; fino al 1981 &#8211; e di mons.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Antonio de Castro Mayer &#8211; fino al 1984 -, da essi prendendo le distanze, salva la carit\u00e0, nella misura in cui tale testimonianza si rivelava &#8211; o diventava &#8211; alternativa alla Santa Sede, trasformandosi da \u00ablealissima opposizione <em>di <\/em>Sua Maest\u00e0\u00bb in \u00abopposizione <em>a<\/em> Sua Maest\u00e0\u00bb. L&#8217;atto compiuto a Ec\u00f4ne consuma un comportamento i cui termini e le cui spiegazioni dottrinali sono adeguatamente illustrati nei documenti della Santa Sede, in particolare nella lettera del Santo Padre Giovanni Paolo II al cardinale Joseph Ratzinger, dell&#8217;8 aprile 1988, e nella lettera apostolica dello stesso Pontefice <em>Ecclesia Dei, <\/em>pubblicata in forma di <em>motu proprio<\/em> il 2 luglio: a essi Alleanza Cattolica aderisce con l&#8217;<em>\u00abobbedienza della fede\u00bb <\/em>(18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte allo svolgersi senza tregua del processo rivoluzionario, che dopo il Concilio ha visto l&#8217;esplosione della sua quarta fase, quella emblematicamente riferibile al 1968, cio\u00e8 la Rivoluzione <em>in interiore homine, <\/em>attorno alla quale si vanno prospettando, come fuochi fatui, tentativi demiurgici di ricreazione del mondo ritenuto &#8211; gnosticamente &#8211; \u00absbagliato\u00bb da Dio; di fronte alla prospettiva di una universale unificazione tecnocratica in alternativa alla Chiesa, che \u00e8 garante non solo del soprannaturale ma anche dell&#8217;ordine naturale, acquista sempre maggiore portata e &#8211; attraverso la storia e le sue congiunture &#8211; comprensibilit\u00e0 la dichiarazione evangelica, e la corrispondente promessa, secondo cui <em>\u00abTu sei Pietro e su questa Pietra edificher\u00f2 la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te dar\u00f2 le chiavi del regno dei cieli, e tutto ci\u00f2 che legherai sulla terra sar\u00e0 legato nei cieli, e tutto ci\u00f2 che scioglierai sulla terra sar\u00e0 sciolto nei cieli\u00bb <\/em>(19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E siccome <em>\u00abreligioso ossequio della volont\u00e0 e dell&#8217;intelletto lo si deve prestare in modo particolare al magistero autentico del Romano Pontefice anche quando egli non parla ex<\/em> <em>cathedra, cos\u00ec che il suo supremo magistero sia con riverenza accettato, e con sincerit\u00e0 si aderisca alle sentenze da lui date, secondo la mente e la volont\u00e0 di lui manifestata, la quale si palesa specialmente sia dalla natura dei documenti, sia dalla frequenza con cui ripropone la medesima dottrina, sia dal tenore dell&#8217;espressione verbale\u00bb <\/em>(20), <em>\u00abchi non accetta il magistero ordinario del Papa deve avere la coerenza di non accettare, e di consentire che altri non accettino, anche il Vaticano II. I due magisteri, infatti, si collocano su un piano di perfetta parit\u00e0, quanto a valore dogmatico e normativo. O si accettano entrambi, o entrambi si rifiutano. <\/em>Aut simul stabunt, aut simul cadent!\u00bb (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Vergine Santissima faccia s\u00ec che &#8211; <em>grazie <\/em>alla tragedia che si \u00e8 consumata a Ec\u00f4ne &#8211; questa lezione venga sempre maggiormente ascoltata nella Chiesa di Dio, schierata a battaglia di fronte a un \u00abmondo\u00bb in preda a imprevedibili convulsioni prima del trionfo del suo Cuore Immacolato, e si rafforzi la consapevolezza &#8211; dopo la verifica che il conservatorismo non \u00e8 il contrario del progressismo, ma una cronolatria coniugata al passato anzich\u00e9 al futuro &#8211; che \u00abil <em>concetto conciliare opposto a &#8220;conservatore&#8221; non \u00e8 progressista ma &#8220;missionario&#8221;\u00bb <\/em>(22).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1<\/strong>) Cfr. <em>Mt.<\/em> 13, 24-30.<\/p>\n<div>\n<div align=\"justify\">\n<div><strong>2<\/strong>) Questa periodizzazione si trova sinteticamente esposta in Plinio Corr\u00eaa de Oliveira, <em>Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, 3a <\/em>ed. it. accresciuta, Cristianit\u00e0, Piacenza 1977;ha il suo fondamento magiste\u00adriale in Leone XIII,Lettera apostolica <em>Pervenuti all&#8217;anno vigesimoquinto<\/em>, del 19-3-1902, in <em>Atti di Leone XIII, <\/em>Tipografia dell&#8217;Immacolata, Mondov\u00ec 1902- 1903, pp. 647- 658; ed \u00e8 stata sostanzialmente ripresa in Congregazione per la Dottrina della Fede, <em>Istruzione su libert\u00e0 cristiana e liberazione \u00abLibertatis conscientia\u00bb, <\/em>del 22-3-1986, n. 6.<\/div>\n<div><strong>3<\/strong>) Mons. Luigi Maria Carli, vescovo di Segni, N<em>ova et vetera. Tradizione e progresso nella Chiesa dopo il Vaticano II, <\/em>Istituto Editoriale del Mediterraneo, Roma 1969, p. 111.<\/div>\n<div><strong>4<\/strong>) <em>Ibid.,<\/em> p. 49.<\/div>\n<div><strong>5<\/strong>) <em>Ibid.,<\/em> p. 51. Il \u00abparaconcilio\u00bb, di cui parla mons. Luigi Maria Carli, comprende sia il motore dei guasti contemporanei al Concilio e postconciliari che il tempo postconciliare vero e proprio, in quanto caratterizzato da tali guasti; fa cio\u00e8 stato del fatto che <em>\u00abgi\u00e0 durante le sedute e poi via via sempre di pi\u00f9 nel periodo successivo\u00bb<\/em>, al <em>\u00abConcilio vero\u00bb \u00absi contrappose un sedicente \u201cspirito del Concilio\u201d che in realt\u00e0 ne \u00e8 un vero \u201canti-spirito\u201d. Secondo questo pernicioso anti-spirito <\/em>&#8211; Konzils-Ungeist <em>per dirlo in tedesco &#8211; tutto ci\u00f2 che \u00e8 \u201cnuovo\u201d (o presunto tale: quante antiche eresie sono comparse in questi anni, presentate come novit\u00e0!) sarebbe sempre e comunque migliore di ci\u00f2 che c&#8217;\u00e8 stato o c&#8217;\u00e8. \u00c8 l&#8217;anti-spirito secondo il quale la storia della Chiesa sarebbe da far cominciare dal Vaticano II, visto come una specie di punto zero\u00bb<\/em> (Card. Joseph Ratzinger, <em>Rapporto sulla fede, <\/em>intervista a cura di Vittorio Messori, Edizioni Paoline, Torino 1985, p. 33). Nello stesso senso, cfr. Monsignor Philippe Delhaye, <em>La scienza del bene &amp; del male. La morale del Vaticano II e il \u00abmetaconcilio\u00bb, <\/em>trad. it., Ares, Milano 1979.<\/div>\n<div><strong>6<\/strong>) Mons. L. M. Carli, <em>op. cit., <\/em>pp. 49-50.<\/div>\n<div><strong>7<\/strong>) Paolo VI, Allocuzione per la penultima Sessione Generale del Concilio, del 18-11-1965, in <em>Insegnamenti di Paolo VI, <\/em>vol. III, pp. 637-638.<\/div>\n<div><strong>8<\/strong>) Cfr. Idem, Allocuzione ai partecipanti all&#8217;XI sessione plenaria del Consilium ad exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia, del 14-10-1968,<em> ibid., <\/em>vol. VI, p. 537.<\/div>\n<div><strong>9<\/strong>) Cfr. <em>Gc.<\/em> 3, 14.<\/div>\n<div><strong>10<\/strong>) Mons. L. M. Carli, <em>op. cit., <\/em>pp. 94-95.<\/div>\n<div><strong>11<\/strong>) <em>Ibid., <\/em>p. 95.<\/div>\n<div><strong>12<\/strong>) Cfr. Idem, <em>Il Comunismo e il Concilio Vaticano II,<\/em> in Giovanni Scantamburlo, <em>Perch\u00e9 il Concilio non ha condannato il comunismo. Storia di un discusso atteggiamento,<\/em> Editrice <em>L&#8217;Appennino<\/em>, Roma 1967, pp. 177-240.<\/div>\n<div><strong>13<\/strong>) Cfr. Jean Madiran, <em>L&#8217;accord Rome- Moscou<\/em>, in <em>Itin\u00e9raires<\/em>, n. 280, febbraio 1984, pp. 1- 14; e Idem, <em>La confirmation de Mgr Roche, ibid.<\/em>, n. 285, luglio- agosto 1984, pp. 151-160.<\/div>\n<div><strong>14<\/strong>) Giovanni Paolo II, Enciclica <em>Dominum et vivificantem<\/em>, del 18-5-1986, n. 56.<\/div>\n<div><strong>15<\/strong>) Cfr. Rosalio Jos\u00e9 Castillo Lara S.D.B., <em>ecco chi \u00e8 scomunicato, <\/em>intervista a cura di Domenico Del Rio, in <em>la Repubblica<\/em>, 10\/11-7-1988.<\/div>\n<div><strong>16<\/strong>) Cfr. anche l&#8217;intervista <em>Severi i tradizionalisti italiani: \u00abAd Ec\u00f4ne hanno sbagliato tutto\u00bb, <\/em>da me rilasciata a Maurizio Blondet, in <em>Avvenire<\/em>, 28-6-1988.<\/div>\n<div><strong>17<\/strong>) Cfr. Padre Luigi Taparelli d\u2019Azeglio S.J., <em>La libert\u00e0 tirannia. Saggi sul liberalesimo risorgimentale, <\/em>Edizioni di Restaurazione Spirituale, Piacenza 1960.<\/div>\n<div><strong>18<\/strong>) Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione <em>Dei Verbum, <\/em>n. 5.<\/div>\n<div><strong>19<\/strong>) <em>Mt. <\/em>16, 18-19.<\/div>\n<div><strong>20<\/strong>) Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa <em>Lumen gentium, <\/em>n. 25.<\/div>\n<div><strong>21<\/strong>) Mons. L. M. Carli, <em>Nova et vetera. Tradizione e progresso nella Chiesa dopo il Vaticano II, <\/em>cit., p. 212.<\/div>\n<div><strong>22<\/strong>) Card. J. Ratzinger, <em>Rapporto stella fede, <\/em>intervista a cura di Vittorio Messori, cit., p. 9.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cristianit\u00e0 n. 158-160 (1988) Le forzature del Concilio Vaticano II, il disagio dei tradizionalisti, la nascita e la strumentalizzazione del caso Lefebvre di Giovanni Cantoni<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/tu-es-petrus\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":34972,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[344],"class_list":["post-2278","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-chiesa","tag-concilio-vaticano-ii","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>&laquo;Tu es Petrus&raquo; 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