{"id":2248,"date":"2006-10-05T00:00:00","date_gmt":"2006-10-04T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-06-07T14:53:43","modified_gmt":"2016-06-07T12:53:43","slug":"islam-e-democrazie-occidentali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/islam-e-democrazie-occidentali\/","title":{"rendered":"Islam e democrazie occidentali"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-34260\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/10\/11-settembre.jpg\" alt=\"11 settembre\" width=\"250\" height=\"189\" \/>Cristianit\u00e0, <\/strong>N. 336 luglio-agosto 2006<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>A Naples, nello Stato della Florida degli Stati Uniti d\u2019America, il 4 febbraio 2006 si \u00e8 tenuta una riunione della direzione dell\u2019associazione d\u2019imprenditori e di dirigenti cattolici Legatus. Nell\u2019occasione \u00e8 intervenuto S. Em. il card. George Pell, arcivescovo di Sidney, in Australia, con una relazione dal titolo <a href=\"www.sydney.catholic.org.au\/Archbishop\/Addresses\/200627_681.shtml\" target=\"_blank\">Islam and Western Democracies<\/a>, -visitato il 15- 9-2006 -. La traduzione del documento e le inserzioni fra parentesi quadre sia nel testo che nelle note sono redazionali.<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Per me, personalmente, l\u201911 settembre [2001] \u00e8 suonato come una sveglia. E mi sono reso conto che dovevo saperne di pi\u00f9 sull\u2019islam.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019indomani dell\u2019attacco [contro gli Stati Uniti d\u2019America] vi era una cosa che lasciava perplessi. Molti dei commentatori e, apparentemente, anche dei governi della Coalition of the Willing [Coalizione dei Disponibili] sostennero che l\u2019islam fosse essenzialmente pacifico e che gli attacchi terroristici fossero solo un\u2019aberrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altro canto, incontrai un paio di persone, vissute in Pakistan dove avevano sofferto, che sostenevano che il <em>Corano <\/em>legittima l\u2019uccisione dei non-musulmani. Da trent\u2019anni possedevo una copia del <em>Corano<\/em>, ma solo allora presi la decisione di leggere questo libro per mia cultura, come premessa per giudicare posizioni contrastanti. E raccomando anche la lettura di questo testo sacro dei musulmani, perch\u00e9 la sfida islamica \u00e8 destinata a durare almeno per il resto della nostra vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 possibile che l\u2019islam e le democrazie occidentali vivano insieme pacificamente? Che cosa dire delle minoranze islamiche nei paesi occidentali? Le opinioni su questi punti vanno dall\u2019ottimismo ingenuo al pessimismo pi\u00f9 tetro. Quelli che pendono dal lato ottimistico della bilancia si appigliano alle garanzie degli specialisti per i quali il <em>jihad <\/em>\u00e8 primariamente una questione di combattimento spirituale e per i quali estendere tale concetto al terrorismo si traduce in una distorsione dell\u2019insegnamento coranico (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Costoro mettono in risalto che l\u2019islam stesso si autodefinisce come una <em>\u00abreligione di pace\u00bb<\/em>. E additano le radici che l\u2019islam ha in comune con l\u2019ebraismo e con il cristianesimo e il culto che le tre grandi religioni monoteistiche rendono al solo vero Dio. E vi \u00e8 anche l\u2019impegno comune che musulmani e cristiani dimostrano verso la famiglia e la difesadella vita, come pure vi \u00e8 il precedente della cooperazione che negli ultimi decenni \u00e8 intercorsa fra paesi musulmani, Santa Sede e paesi come gli Stati Uniti, nel difendere la vita e la famiglia a livello internazionale, in particolare alle Nazioni Unite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti commentatori rivolgono la loro attenzione alla variet\u00e0 degli stili di vita musulmani \u2014 sunnita, sciita, sufi e alla miriade di variazioni loro proprie \u2014 nonch\u00e9 alla differenza delle forme che la devozione musulmana pu\u00f2 assumere in luoghi come l\u2019Indonesia e i Balcani \u2014 da una parte \u2014 e l\u2019Iran e la Nigeria \u2014 dall\u2019altra. Si sottolineano, del tutto a ragione, le interpretazioni assai divergenti che esistono riguardo al <em>Corano <\/em>e alla <em>sharia <\/em>e la capacit\u00e0 che l\u2019islam ha mostrato nella sua storia di produrne nuove interpretazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella situazione attuale, la lettura wahhabita, che sta al cuore dell\u2019islamismo saudita, offre pro-babilmente l\u2019esempio pi\u00f9 importante di questa divergenza, ma la storia musulmana offre anche esempi pi\u00f9 incoraggianti, come quella reinterpretazione della <em>sharia<\/em>, impostasi dopo la caduta dell\u2019impero ottomano e soprattutto alla fine della seconda guerra mondiale, che ha permesso l\u2019emigrazione di musulmani in paesi non musulmani (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli ottimisti prendono coraggio anche dal fatto rappresentato dalle conquiste culturali dell\u2019islam nel Medioevo e dalle testimonianze di come esse si siano tradotte in tolleranza verso gli ebrei e i cristiani soggetti al dominio musulmano in quanto <em>\u00abgenti del Libro\u00bb<\/em>. Alcuni negano o minimizzano l\u2019importanza dell\u2019islam come fonte di terrorismo o l\u2019importanza dei problemi che pi\u00f9 in generale affliggono i paesi musulmani, dandone la colpa a fattori quali il tribalismo e l\u2019inimicizia interetnica, o al retaggio di lungo periodo del colonialismo e della dominazione occidentali, oppure al modo in cui i proventi del petrolio distorcono lo sviluppo economico dei ricchi Stati musulmani e sostengono governi oligarchici, oppure, ancora, alla povert\u00e0 e all\u2019oppressione politica vigenti nei paesi musulmani d\u2019Africa; o alla situazione dei palestinesi e al presunto \u00abproblema\u00bb dello Stato d\u2019Israele o, infine, a come la globalizzazione ha indebolito e distrutto la vita tradizionale e ha imposto valori loro estranei ai musulmani e ad altre realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Indonesia e la Turchia sono additate come esempi di successo della democratizzazione delle societ\u00e0 musulmane e il successo riportato da paesi come l\u2019Australia e gli Stati Uniti nel presentarsi come crogiolo di diversit\u00e0, nel quadro per\u00f2 di societ\u00e0 stabili e che hanno riportato buoni risultati nell\u2019assorbire persone provenienti da culture e da religioni assai diverse, viene spesso addotto come ragione di fiducia e di speranza nella crescita della popolazione musulmana in Occidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u00abnormalizzazione\u00bb dei musulmani nei paesi occidentali \u2014 o, almeno, la normalizzazione cos\u00ec com\u2019\u00e8 intesa dalla maggioranza dei non musulmani \u2014 riposa sulla fenomenale capacit\u00e0 della modernit\u00e0 di allentare gradualmente i legami dei singoli con la famiglia, la religione e i modi di vita tradizionali e di trasformare e di assimilare sviluppi nati dalla ostilit\u00e0 nei suoi confronti \u2014 pensiamo al modo in cui la contro-cultura anticapitalistica degli anni 1960 e 1970 \u00e8 stata assorbita nella normalit\u00e0 politica ed economica e nel consumismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ulteriori motivi di ottimismo si ricavano talora dalla natura totalitaria dell\u2019ideologia islamistica e dalla brutalit\u00e0 e dal rigore del regime islamico, di cui \u00e8 esempio l\u2019Afghanistan sotto i talebani. Proprio come il totalitarismo laicistico del secolo XX \u2014 nazionalsocialismo e comunismo \u2014 si \u00e8 rivelato in ultima analisi insostenibile a causa dell\u2019enorme dazio che esso imponeva sulla vita e sulla creativit\u00e0 dell\u2019uomo, cos\u00ec avverr\u00e0 per il totalitarismo religioso dell\u2019islam radicale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa valutazione trae spunto da una pi\u00f9 generale e a essa subordinata ragione di ottimismo \u2014 o almeno di speranza \u2014 per tutti noi, ossia la nostra comune umanit\u00e0, e la fecondit\u00e0 del dialogo, quando lo s\u2019intraprende con buona volont\u00e0 da tutte le parti. La gente comune, musulmana e non musulmana, ha lo stesso desiderio di pace, di stabilit\u00e0 e di prosperit\u00e0 per s\u00e9 e per le proprie famiglie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal lato del pessimismo le preoccupazioni hanno inizio dal <em>Corano <\/em>medesimo. Leggendo per conto mio il <em>Corano <\/em>mi sono messo ad annotare i richiami alla violenza che vi si leggono. Ve ne sono talmente tanti, che ho dovuto smettere l\u2019operazione dopo cinquanta o sessanta o settanta pagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torner\u00f2 pi\u00f9 avanti sui problemi dell\u2019interpretazione coranica, ma volendo, per esempio, giungere a una valutazione del vero significato del <em>jihad<\/em>, \u00e8 importante tenere a mente quanto gli studiosi dicono sulla differenza fra le <em>sure <\/em>\u2014 capitoli \u2014 del <em>Corano <\/em>scritte durante i trent\u2019anni che Muhammad pass\u00f2 alla Mecca e quelle scritte dopo il suo trasferimento a Medina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le letture irenistiche del <em>Corano <\/em>di solito si fondano in modo particolare sulle <em>sure <\/em>scritte alla Mecca, quando Muhammad era privo del potere militare e sperava ancora di conquistare il popolo, inclusi cristiani ed ebrei, alla sua rivelazione mediante la predicazione e l\u2019attivit\u00e0 religiosa. Dopo l\u2019emigrazione a Medina, Muhammad strinse alleanza con due trib\u00f9 yemenite e diede inizio alla diffusione dell\u2019islam attraverso la conquista e la coercizione (3). \u00c8 stato calcolato che Muhammad combatt\u00e9 78 battaglie, una sola delle quali, la \u00abbattaglia della Trincea\u00bb \u2014 o della Khandaq \u2014, fu di carattere difensivo (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le <em>sure <\/em>del periodo di Medina riflettono questo decisivo cambiamento e sono ritenute come abrogative delle <em>sure <\/em>del periodo meccano (5). La forma grammaticale prevalente in cui il termine <em>jihad <\/em>viene usato nel <em>Corano <\/em>implica il senso di combattimento o di guerra di aggressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una diversa forma del verbo in arabo ha invece come significato \u00absforzarsi\u00bb o \u00ablottare\u00bb e le traduzioni inglesi talora usano questa forma per edulcorare gl\u2019incitamenti che il <em>Corano <\/em>fa alla guerra nei confronti dei non credenti (6). Ma, in ogni caso, i cosiddetti <em>\u00abversetti della spada\u00bb <\/em>(<em>sura <\/em>IX, 5 e <em>sura <\/em>IX, 36) (7), comparendo proprio in quella che gli studiosi generalmente credono essere una delle ultime <em>sure <\/em>rivelate a Muhammad (8), sono usati al fine di sopprimere un gran numero di versetti precedenti su questo tema, pi\u00f9 di 140 secondo un sito web radicale (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opinione che il <em>jihad <\/em>sia principalmente una questione di sforzo spirituale \u00e8 peraltro respinta con disprezzo da alcuni scrittori islamici che si sono occupati del tema. Uno di questi scrittori avverte che <em>\u00abla tentazione di reinterpretare sia il testo sia la storia al fine di conformarsi ai criteri del \u201cpoliticamente corretto\u201d \u00e8 la prima trappola da evitare\u00bb <\/em>(10), prima di continuare lamentandosi che <em>\u00abvi sono oggi musulmani, per esempio, che trasformerebbero il <\/em>jihad <em>in un lavacro sacro piuttosto che in una guerra santa, come se si trattasse solo di una ingiunzione a lavarsi dentro\u00bb <\/em>(11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019abrogazione di molte delle <em>sure <\/em>meccane a opera delle pi\u00f9 tarde <em>sure <\/em>di Medina si riflette sulle relazioni che l\u2019islam ha con le altre fedi, in particolare con quelle cristiana ed ebraica. Le radici cristiane ed ebraiche implicite in gran parte del <em>Corano <\/em>(12) costituiscono una importante base di dialogo e di comprensione reciproca, anche se le difficolt\u00e0 permangono. Forse la principale di esse \u00e8 il concetto di Dio. \u00c8 vero che il cristianesimo, l\u2019ebraismo e l\u2019islam rivendicano Abramo come padre e il Dio di Abramo come loro Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia io accetto solo con riserva la pretesa che ebrei, cristiani e musulmani adorino un solo Dio \u2014 <em>\u00abAllah\u00bb <\/em>\u00e8 semplicemente la parola araba per \u00abdio\u00bb \u2014 e che vi sia un solo vero Dio a disposizione per farsi adorare! Che essi adorino lo stesso dio \u00e8 stato messo in discussione (13) non solo dai cattolici, che sottolineano la natura trinitaria di Dio, ma anche da alcuni cristiani evangelici e da alcuni musulmani (14).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 difficile riconoscere il Dio del Nuovo Testamento nel Dio del Corano e dalla nozione di Dio propria dei cristiani e dei musulmani sono derivate due concezioni della persona umana assai diverse. Si pensi, per esempio, alla nozione cristiana di persona come unit\u00e0 di ragione, di libert\u00e0 e d\u2019amore e al modo in cui questi attributi connotano la relazione del cristiano con Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 ha avuto conseguenze significative sulle due diverse culture cui cristianesimo e islam hanno dato vita e nel determinare lo spazio di quanto nel loro ambito \u00e8 ritenuto possibile. Tuttavia queste difficolt\u00e0 potrebbero diventare altrettanti fattori d\u2019impulso al dialogo e non invece motivi per abbandonarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia dei rapporti fra musulmani, da un lato, e cristiani ed ebrei, dall\u2019altro, non offre sempre motivi di ottimismo come quelli che taluni adottano con tanta facilit\u00e0. L\u2019asserita tolleranza dei musulmani verso le minoranze cristiane ed ebraiche \u00e8 ampiamente un mito, come cos\u00ec chiaramente dimostra la storia della conquista e della dominazione islamica in Medio Oriente, nella Penisola Iberica e nei Balcani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel territorio degli attuali Spagna e Portogallo, che furono dominati dai musulmani fin dal 716 e che, per essere definitivamente liberati dal dominio musulmano, dovettero attendere la resa di Granada nel 1491 \u2014 sebbene pi\u00f9 di met\u00e0 della Penisola fosse stata gi\u00e0 riconquistata nel 1150 e l\u2019intera Penisola, a eccezione della regione che circonda Granada, lo fosse stata gi\u00e0 nel 1300 \u2014, cristiani ed ebrei furono tollerati solo come <em>dhimmi <\/em>(15), cio\u00e8 come persone soggette a una tassazione punitiva, alla discriminazione legale e a tutta una serie di umiliazioni piccole e grandi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se un <em>dhimmi <\/em>faceva del male a un musulmano, l\u2019intera comunit\u00e0 cristiana perdeva la protezione legale e si esponeva alla libert\u00e0 di saccheggio,alla riduzione in schiavit\u00f9 e all\u2019uccisione. Ai cristiani che si appellavano ai re cristiani per riceverne aiuto o che erano sospettati di essersi convertiti all\u2019islam per opportunismo venivano inflitte dure ritorsioni, che comprendevano mutilazioni, deportazioni e crocifissioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bande di razziatori venivano inviate parecchie volte all\u2019anno contro i regni ispanici del nord e anche contro la Francia e l\u2019Italia per fare bottino e catturare schiavi. Il califfo dell\u2019Andalusia manteneva un esercito di decine di migliaia di schiavi cristiani provenienti da tutta Europa e un <em>harem <\/em>di donne cristiane fatte prigioniere. La comunit\u00e0 ebraica della Penisola Iberica soffriva un genere assai simile di discriminazioni e di penalizzazioni, comprese limitazioni al modo di vestire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un <em>pogrom<\/em>, un \u00abmassacro\u00bb, avvenuto a Granada nel 1066, annient\u00f2 la locale popolazione ebraica, facendo oltre cinquemila vittime. Nel corso della sua storia il dominio musulmano nella Penisola, nel momento in cui le diverse fazioni prendevano il potere e a misura che gl\u2019ispanici gradualmente riguadagnavano terreno, fu caratterizzato da scoppi di violenza e di fanatismo (16). Il dominio arabo in Spagna e in Portogallo \u00e8 stato un disastro per cristiani ed ebrei, cos\u00ec come lo \u00e8 stato il dominio turco nei Balcani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conquista ottomana dei Balcani cominci\u00f2 a met\u00e0 del secolo XV e fu completata nei duecento anni successivi. Le chiese furono distrutte o ridotte a moschee e le popolazioni cristiane ed ebree divennero oggetto di trasferimenti forzati e ridotte in schiavit\u00f9. L\u2019estensione o il ritiro della protezione sovrana dipendevano del tutto dalle disposizioni d\u2019animo del signore ottomano del momento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai cristiani che rifiutavano di apostatare venivano imposte tasse e lavoro coatto. Se la pratica della fede cristiana non era strettamente proibita, essa veniva per\u00f2 ostacolata, per esempio, facendo della domenica l\u2019unico giorno di mercato autorizzato. Ma la persecuzione violenta grav\u00f2 costantemente come un\u2019ombra. Uno studioso ritiene che fino alla guerra d\u2019indipendenza greca del 1828 gli ottomani giustiziarono undici patriarchi di Costantinopoli, quasi cento vescovi e molte migliaia di preti, diaconi e monaci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai laici non musulmani era impedito di praticare determinate professioni e commerci, talora addirittura di andare a cavallo con la sella e, fino all\u2019inizio del secolo XVIII, i figli adolescenti vivevano sotto la minaccia della riduzione in schiavit\u00f9 militare e della conversione forzata, le quali, durante il dominio ottomano, fornirono quasi un milione di soldati \u00abgiannizzeri\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto la dominazione bizantina la Penisola Balcanica god\u00e9 di un alto grado di produttivit\u00e0 economica e di sviluppo culturale. Ma furono spazzati via dalla conquista musulmana e sostituiti da un generalizzato e lungo declino della produttivit\u00e0 (17). La storia dell\u2019influsso nocivo dell\u2019islam sullo sviluppo culturale ed economico in certi tempi e in certi luoghi rimanda alla vera natura dell\u2019islam. Per coloro che propendono per una visione pessimistica questo \u00e8 probabilmente il problema pi\u00f9 difficile da trattare nel rapporto fra islam e democrazia. Qual \u00e8 la capacit\u00e0 di sviluppo teologico dell\u2019islam?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo la concezione musulmana il <em>Corano <\/em>viene direttamente da Dio, senza mediazione. Muhammad ha semplicemente trascritto la parola di Dio eterno e immutabile cos\u00ec come gli fu dettata dall\u2019arcangelo Gabriele. Il <em>Corano <\/em>non pu\u00f2 essere cambiato e rendere il <em>Corano <\/em>oggetto di un\u2019analisi e di una riflessione critiche significa affermare che l\u2019autorit\u00e0 dell\u2019uomo \u00e8 al di sopra della rivelazione divina \u2014 il che equivale a una bestemmia \u2014 oppure metterne in discussione il carattere divino. La <em>Bibbia<\/em>, al contrario, \u00e8 il prodotto della cooperazione dell\u2019uomo e dell\u2019ispirazione divina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essa deriva dall\u2019incontro fra Dio e l\u2019uomo, un incontro caratterizzato da reciprocit\u00e0, che nel cristianesimo viene messa in risalto dalla nozione trinitaria di Dio, nozione che l\u2019islam interpreta come politeismo. Tutto ci\u00f2 fornisce al cristianesimo una logica e una dinamica che non solo \u2014 fino a un certo e determinato punto \u2014 favoriscono lo sviluppo della dottrina, ma richiedono altres\u00ec analisi critica e capacit\u00e0 di applicare i propri principi a circostanze nuove. Ed esigono pure un\u2019autorit\u00e0 docente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente nulla ha impedito che il Corano subisse una sorta di analisi testuale come quella che la <em>Bibbia <\/em>e i testi sacri hanno sopportato per oltre un secolo, sebbene tale disciplina, a confronto con l\u2019altra, sia ancora allo stadio infantile. Errori materiali, incoerenze, anacronismi e altri difetti che affliggono il <em>Corano <\/em>non sono ignoti agli studiosi, ma per i musulmani \u00e8 difficile discutere apertamente di tali questioni. Nel 2004 uno studioso, che scrive sotto lo pseudonimo di Christoph Luxenberg, ha pubblicato un libro in tedesco che fornisce prove dettagliate secondo cui il linguaggio originario del <em>Corano <\/em>era un dialetto aramaico, noto come siriaco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il siriaco, o siro-aramaico, era la lingua scritta del Medio Oriente al tempo di Muhammad, mentre l\u2019arabo non assunse forma scritta se non centocinquant\u2019anni dopo la morte di questi. Luxenberg sostiene che il <em>Corano <\/em>giunto fino a noi in arabo \u00e8 in parte una cattiva traduzione dal siriano originario. Uno stravagante esempio, che egli propone e che ha ricevuto una certa attenzione quando il suo libro \u00e8 stato pubblicato, \u00e8 la promessa coranica che quelli che entreranno in paradiso saranno <em>\u00absposati\u00bb <\/em>a <em>\u00abgiovinette dagli occhi<\/em> <em>da gazzella\u00bb<\/em>, occhi, cio\u00e8, intensamente bianchi e neri, come detto nelle <em>sure <\/em>XLIV, 54 e LII, 20.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La meticolosa analisi di Luxenberg sostiene invece che la parola araba per \u00abgiovinetta\u00bb \u00e8 in realt\u00e0 una cattiva trascrizione della parola siriana per \u00abuva\u00bb. E questo urta davvero il buon senso: infatti, un conto \u00e8 essere valorosi combattenti da consolare con belle fanciulle, ma tutt\u2019altro significa essere eroici per un sacchetto di uva passa!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In maniera ancor pi\u00f9 esplosiva, Luxenberg sostiene che il <em>Corano <\/em>abbia la sua base nei testi della liturgia cristiana siriaca e, in particolare, nel lezionario siriaco, che d\u00e0 origine alla parola araba \u00abcorano\u00bb. Come osserva una rivista scientifica, se Luxenberg ha ragione, gli scrittori che hanno trascritto il <em>Corano <\/em>in arabo dal siriaco un secolo e mezzo dopo la morte di Muhammad l\u2019hanno trasformato da un testo che era <em>\u00abpi\u00f9 o meno in armonia con il Nuovo Testamento e con la liturgia e la letteratura cristiane siriache in un <\/em>[testo] <em>distinto,\u00a0 di altra origine\u00bb <\/em>(18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste, naturalmente, sono affermazioni piuttosto forti e da verificare nel corso di ulteriori studi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sorprende che molta analisi testuale sia pubblicata sotto pseudonimo. Gli studiosi islamici che mettono in discussione l\u2019origine divina del <em>Corano <\/em>sono spesso oggetto di minacce di morte e di violenza. L\u2019appello ad affrontare in maniera critica il <em>Corano<\/em>, anche solo le sue prescrizioni legali del secolo VII, viene scartato immediatamente dai <em>leader <\/em>musulmani pi\u00f9 rigorosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre di recente predicava ai musulmani che facevano il pellegrinaggio <em>hajj <\/em>al monte Arafat, la massima autorit\u00e0 religiosa \u2014 quella che altrove \u00e8 il Gran Muft\u00ec \u2014 dell\u2019Arabia Saudita, nel respingere le richieste di revisione dei testi scolastici, ha detto ai pellegrini che <em>\u00absotto il pretesto della lotta contro il terrorismo \u00e8 in corso una guerra contro il vostro credo e la vostra cultura. Noi dobbiamo rimaner fermi e uniti nel proteggere la nostra religione. I nemici dell\u2019islam vogliono svuotare di contenuto e di senso la nostra religione. Ma i soldati di Dio saranno vittoriosi\u00bb <\/em>(19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti gli elementi che ho evocato rappresentano di certo altrettanti problemi per i non musulmani, ma prima e innanzitutto per gli stessi musulmani. Nel cimentarsi con tali problemi dobbiamo resistere alla tentazione di ridurre una situazione fluida e complessa a fotogrammi in bianco e nero. Gran parte del futuro ci resta del tutto ignota. \u00c8 difficile tener stabilmente sott\u2019occhio la complessit\u00e0 di un particolare fenomeno e rifiutare di dar corso a risposte facili, siano esse d\u2019intonazione ottimistica o pessimistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sopra ogni altra cosa dobbiamo ricordare che l\u2019islam, come il cristianesimo, \u00e8 una religione viva, e non un mero insieme di proposizioni teologiche o legali. Esso \u00e8 l\u2019anima della vita di circa un miliardo di uomini in ambiti politici, sociali e culturali assai diversi, con un\u2019ampia gamma di stili devozionali e di accostamenti dottrinali. Gli esseri umani posseggono un genio invincibile per i cambiamenti e per l\u2019innovazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Strettamente considerato nei suoi propri termini, l\u2019islam non \u00e8 una religione tollerante e la sua capacit\u00e0 di operare un rinnovamento di vasta portata \u00e8 assai limitata. Fermarsi a questa proposizione, tuttavia, equivale a trascurare come questi fatti possano essere mitigati o anche esacerbati dal fattore umano. La storia riserva ben pi\u00f9 sorprese di quanto ci si aspetti. L\u2019Australia vive a porta a porta con l\u2019Indonesia, il paese con una delle pi\u00f9 numerose presenze islamiche del mondo (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin dal momento della sua indipendenza, dopo la seconda guerra mondiale, l\u2019Indonesia \u00e8 stata una democrazia di successo, pur con qualche limite e a intermittenza. L\u2019islam in Indonesia \u00e8 stato decisamente temperato dalla presenza di culti animasti indigeni, nonch\u00e9 dall\u2019induismo e dal buddhismo, pi\u00f9 antichi di lui, come pure dall\u2019influenza del sufismo. Di conseguenza nella maggior parte del paese \u2014 con l\u2019eccezione specifica di Aceh [nel nord dell\u2019isola di Sumatra] \u2014 l\u2019islam \u00e8 di tipo sincretistico, moderato e con una forte tendenza mistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019islam moderato indonesiano \u00e8 sorretto e promosso in particolare da organizzazioni come la Nahdatul Ulama, un tempo guidata dall\u2019<em>ex <\/em>presidente Abdurrahman Wahid, che gestisce scuole in tutto il paese e che, con da 30 a 40 milioni di aderenti, costituisce una delle maggiori organizzazioni musulmane del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione indonesiana \u00e8 del tutto diversa da quella pakistana, dove esiste una delle pi\u00f9 grandi popolazioni musulmane del mondo. Il 75% dei musulmani pakistani \u00e8 sunnita e la maggior parte di essi aderisce alla scuola giuridica hanafita, considerata relativamente pi\u00f9 liberale: per esempio, la giurisprudenza hanafita non ritiene che la bestemmia debba essere punita da parte dello Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la credenza religiosa in Pakistan si sta radicalizzando, in quanto alcune organizzazioni, assai diverse dalla Nahdatul Ulama indonesiana, si sono inserite e colmano il vuoto nel sistema scolastico creato da anni d\u2019incuria da parte dei governi militari. Il Pakistan spende solo l\u20191,8% del prodotto nazionale lordo in istruzione. Il 71% delle scuole statali \u00e8 privo di elettricit\u00e0, il 40% non ha l\u2019acqua e il 15% non possiede un edificio adeguato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La popolazione alfabetizzata \u00e8 il 42% e questa quota sta decrescendo. Questo tipo d\u2019incuria consente facilmente di guadagnare terreno ai gruppi islamici radicali finanziati da paesi stranieri. Vi \u00e8 stato un drastico aumento del numero delle scuole religiose \u2014 o <em>madrasse <\/em>\u2014 che hanno aperto i battenti in Pakistan e si calcola che oggi istruiscano circa ottocentomila studenti, ancora una piccola parte del totale, ma con un impatto sproporzionato (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi due esempi mostrano che esiste tutta una gerarchia di fattori, alcuni dei quali suscettibili d\u2019influenzare o di far cambiare direzione alle cose, che incide sulle prospettive di successo del fidanzamento dell\u2019islam con la democrazia. Pace e rispetto dei diritti umani ne sono gli esiti pi\u00f9 desiderabili, ma non \u00e8 detto che lo sviluppo della democrazia li ottenga, n\u00e9 che li propizi necessariamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un problema importante per l\u2019Occidente, cos\u00ec come per il mondo musulmano. In materia, pu\u00f2 rivelarsi fatale quella che George Weigel ha definito <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>una debole, se non anoressica idea di democrazia procedurale\u00bb <\/em>(22). Non basta supporre che dare il voto alla gente favorisca automaticamente la moderazione, almeno nel breve periodo (23). Moderazione e democrazia sono stati <em>partner <\/em>stabili nella storia dell\u2019Occidente, ma non hanno contratto un matrimonio permanente ed esclusivo e vi sono ben poche ragioni per credere che andr\u00e0 meglio nel mondo musulmano: i risultati elettorali dello scorso giugno 2005 in Iran e le elezioni palestinesi ce lo ricordano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per molti versi l\u2019ambizione del presidente Bush di esportare la democrazia in Medio Oriente \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 rischiosa. E la cultura riveste un ruolo cruciale poich\u00e9 influisce sia sulla religione sia sulla politica. Vi sono alcuni che si oppongono con veemenza a questa conclusione. Nel 2002 il Premio Nobel per l\u2019economia, Amartya Sen, ha aperto un dibattito sull\u2019importanza della cultura per comprendere la sfida dell\u2019islam radicale, sostenendo che la religione non \u00e8 pi\u00f9 importante di ogni altra parte o aspetto dell\u2019impresa o degl\u2019interessi umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ha messo altres\u00ec in discussione l\u2019idea secondo cui, all\u2019interno della cultura, la fede religiosa gioca normalmente un ruolo decisivo nello sviluppo dell\u2019autocoscienza individuale. Per contro, Sen si poneva a favore di una nozione tipicamente laica di persona umana, costituita, sopra ogni altra cosa, da una capacit\u00e0 di scegliere sovranamente libera. Ognuno di noi ha molteplici interessi, convinzioni, relazioni e appartenenze, <em>\u00abma nessuno di questi elementi gioca un ruolo unico e predeterminato nel definire <\/em>[la] <em>persona\u00bb <\/em>(24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Piuttosto, <em>\u00abdobbiamo insistere sulla\u00a0<\/em><em>libert\u00e0 di vedere noi stessi cos\u00ec come avremmo scelto di vederci, decidendo sull\u2019importanza relativa che ci piacerebbe allegare alla nostra appartenenza ai diversi gruppi cui apparteniamo. Il problema centrale, insomma, \u00e8 la libert\u00e0\u00bb <\/em>(25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo si pu\u00f2 dire per alcuni, forse anche per molti, di quanti vivono nel mondo occidentale, ricco, sviluppato e altamente urbanizzato, in particolare per quanti sono privi di un forte attaccamento alla religione. Senza dubbio questa tesi si presenta come un\u2019attrattiva di tipo ideologico molto di pi\u00f9 per quanti fanno parte delle <em>\u00e9lite<\/em>.\u00a0Ma come base per l\u2019impegno d\u2019individui con profonde convinzioni religiose, molti dei quali non sono n\u00e9 fanatici n\u00e9 fondamentalisti, essa si mostra del tutto carente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le parole di Sen dimostrano che l\u2019elevato laicismo delle nostre <em>\u00e9lite <\/em>\u00e8 in posizione svantaggiata nel comprendere la sfida che l\u2019islam ci pone. Io sospetto che uno degli esempi d\u2019incomprensione laicista della religione sia rappresentata dallo spensierato incoraggiamento dato all\u2019immigrazione islamica su larga scala nelle nazioni occidentali, in particolare in Europa. Naturalmente gl\u2019islamici sono invitati per soddisfare i bisogni di manodopera e, in alcuni casi, per placare il senso di colpa per il passato coloniale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la religione solo di rado \u00e8 in grado d\u2019influenzare in maniera significativa il comportamento individuale, allora l\u2019identit\u00e0 religiosa dei migranti \u00e8 irrilevante. Io sospetto allora che alcuni dei gruppi anticristiani, per esempio i socialisti spagnoli, possano vedere i musulmani come un utile contrappeso al cattolicesimo, ovvero come un altro elemento per gettare discredito pubblico sulla religione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essi, inoltre, probabilmente hanno puntato molto sul fatto che la forza dei messaggi pubblicitari occidentali sarebbe stata troppo forte da sostenere per una prospettiva religiosa cos\u00ec primitiva, che si sarebbe in tal modo sciolta come neve al sole, cos\u00ec come \u00e8 accaduto a gran parte del cristianesimo europeo. E questo potrebbe rivelarsi un colossale errore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, la situazione attuale \u00e8 molto diversa da quella che l\u2019Occidente ha dovuto affrontare durante la Guerra Fredda del secolo XX, quando i laicisti, specialmente i comunisti pentiti, erano molto ben agguerriti per produrre e per sostenere una resistenza contro un nemico anti-religioso e totalitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019attuale sfida la gente religiosa \u00e8 quella meglio attrezzata, almeno all\u2019inizio, per capire la situazione del rapporto con l\u2019islam. Il radicalismo, sia esso d\u2019ispirazione religiosa o non religiosa, \u00e8 stato sempre un modo per riempire il vuoto. Ma, se vogliamo aiutare le forze moderate interne all\u2019islam a sconfiggere le sue varianti religiose estreme che sono emerse, abbiamo bisogno di prendere sul serio le conseguenze a livello individuale della fede religiosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E dobbiamo altres\u00ec comprendere le radici del vuoto e della disperazione del laicismo e capire come affrontarle, perch\u00e9 la gente scelga la vita e non la morte. \u00c8 questo un altro punto su cui chi \u00e8 religioso possiede un vantaggio. I laicisti occidentali hanno sempre difficolt\u00e0 a comprendere la fede religiosa delle loro societ\u00e0 di origine e sono spesso perduti in mezzo al mare quando si discute della mancanza di significato che il laicismo secerne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra una visione anoressica della democrazia e della persona umana e l\u2019islam non vi \u00e8 partita: ha gi\u00e0 vinto l\u2019islam. \u00c8 facile, per noi, dire ai musulmani che devono guardarsi allo specchio e trovare il modo di rivedere ci\u00f2 in cui credono e di rifare le loro societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esattamente lo stesso si pu\u00f2 e si deve dire a noi stessi. Se la democrazia \u00e8 solo una fede nelle procedure, allora l\u2019Occidente \u00e8 in gran difficolt\u00e0. Il segno pi\u00f9 eloquente che la democrazia occidentale soffre di una crisi di fiducia sta nella disastrosa caduta dei tassi di fertilit\u00e0, fatto rimarcato da tanti e tanti commentatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2000 l\u2019Europa, dall\u2019Islanda alla Russia a occidente degli Urali, presentava un tasso di fertilit\u00e0 di solo 1,37. Questo significa che la fertilit\u00e0 era solo al 65% del livello necessario per mantenere stabile la popolazione. In diciassette nazioni europee, lo stesso anno, le morti hanno superato le nascite. Alcune regioni in Germania, in Italia e in Spagna hanno gi\u00e0 tassi di fertilit\u00e0 al di sotto di 1.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fede garantisce un futuro A illustrazione della verit\u00e0 letterale di questa affermazione, consideriamo la Russia e lo Yemen. Guardiamo anche ai differenti tassi di nascita negli Stati \u00abrossi\u00bb e \u00abblu\u00bb [come sono stati indicati nella geografia post-elettorale gli Stati a maggioranza, rispettivamente, democratica o repubblicana] delle ultime elezioni presidenziali negli Stati Uniti d\u2019America.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1950 in Russia, che, sotto il regime comunista, pativa una delle forme pi\u00f9 radicali di laicizzazione forzata, vivevano 103 milioni di persone. Nonostante le devastazioni delle guerre e della Rivoluzione la popolazione era ancora giovane e in crescita. Lo Yemen, paese musulmano, aveva allora solo 4,3 milioni di abitanti. Nel 2000 la fertilit\u00e0 era radicalmente in calo in Russia, tuttavia, sullo slancio del passato, la popolazione era ancora di 145 milioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Yemen aveva conservato un tasso di fertilit\u00e0 del 7,6 nei cinquant\u2019anni precedenti e nel 2000 aveva 18,3 milioni di abitanti. Le medie previsionali delle Nazioni Unite indicano che, anche in presenza di tassi di fertilit\u00e0 che crescessero del 50% all\u2019anno nei prossimi cinquant\u2019anni, in Russia la popolazione sarebbe di circa 104 milioni nel 2050, con una perdita di 40 milioni di persone. E si tratterebbe anche di una popolazione pi\u00f9 vecchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le stesse previsioni indicano invece che, anche se il tasso di fertilit\u00e0 yemenita cadesse del 50%, quindi [da 7,6] a 3,35, nel 2050 lo Yemen avrebbe all\u2019incirca la stessa popolazione della Russia, cio\u00e8 102 milioni persone e sarebbe notevolmente pi\u00f9 giovane (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione degli Stati Uniti e dell\u2019Australia non \u00e8 cos\u00ec disastrosa, anche se non vi \u00e8 motivo per compiacersene. Non \u00e8 solo questione di avere pi\u00f9 figli, bens\u00ec di riscoprire ragioni di fiducia nel futuro. Alcune delle pi\u00f9 radicali e isteriche forme di protesta contro il cosiddetto \u00abeffetto serra\u00bb sono altrettanti sintomi di una vacuit\u00e0 \u00abpagana\u00bb, della paura che gli occidentali provano quando si confrontano con le immense e in ultima analisi incontrollabili forze della natura. La fede in un Dio benigno che \u00e8 il padrone dell\u2019universo ha un forte effetto sul piano psicologico, sebbene l\u2019utopia, ossia che i continui mutamenti climatici e geografici saranno benigni, non \u00e8 garantita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel passato i pagani sacrificavano animali e anche esseri umani nel vano tentativo di placare d\u00e8i capricciosi e crudeli: i pagani attuali chiedono invece la riduzione delle emissioni di biossido di carbonio. Ci\u00f2 che pi\u00f9 occorre \u00e8 sgomberare il terreno per il dialogo e per l\u2019interazione con i nostri fratelli e sorelle musulmani, fondando entrambi sulla convinzione che \u00e8 sempre utile sapere con esattezza la propria situazione prima di cominciare a decidere che cosa si dovrebbe fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La guerra contro il terrorismo \u00e8 solo un aspetto della sfida. Forse \u00e8 pi\u00f9 importante la lotta in atto nel mondo islamico tra forze moderate e forze estremiste, specialmente se la si mette accanto agli enormi spostamenti demografici che probabilmente avverranno nel mondo, ai relativi mutamenti nella quantit\u00e0 di popolazione dell\u2019Occidente, del mondo islamico e di quello asiatico e alla crescita dell\u2019islam in un\u2019Europa senza figli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte le grandi nazioni e religioni presentano ombre e anche veri e propri crimini nella loro storia. Questo \u00e8 certamente vero per il cattolicesimo e per tutte le denominazioni cristiane. Non dobbiamo certo rimuovere tali ombre e crimini dalla nostra storia, ma affrontarli e quindi spiegare qual \u00e8 il nostro atteggiamento attuale nei loro confronti. E vi sono altres\u00ec legittimi quesiti da porre ai nostri <em>partner <\/em>islamici nel dialogo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Costoro credono che le <em>sure <\/em>pacifiche del <em>Corano <\/em>siano state abrogate dai \u00abversetti della spada\u00bb? Il piano di espansione militare dell\u2019islam \u2014 cento anni dopo la morte di Muhammad gli eserciti islamici avevano raggiunto la Spagna e l\u2019India \u2014 deve essere ripreso quanto prima possibile? Credono, ancora, costoro, che eventuali maggioranze democratiche musulmane che si determinassero in Europa imporrebbero la <em>sharia<\/em>? \u00c8 possibile discutere la storia islamica e perfino i problemi di ermeneutica intorno alle origini del <em>Corano <\/em>senza subire minacce e violenze?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente alcune di queste domande sul futuro non possono aver risposta, ma almeno i problemi dovrebbero poter essere discussi. Dialogo fruttuoso significa che chi partecipa rispetti scrupolosamente la verit\u00e0 e nel problema del rapporto fra islam e Occidente la posta in gioco \u00e8 troppo alta per equivocare sui fondamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tanto i musulmani quanto i cristiani saranno aiutati se identificheranno con esattezza quali sono le dottrine centrali e non passeggere di ognuno, cos\u00ec come se individueranno quali sono i veri amici, quanti cercano la verit\u00e0 e la collaborazione, e se li sapranno distinguere da quanti solo sembrano essere amici.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Card. George Pell <\/strong><em>arcivescovo di Sidney<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(1)<\/strong> Cfr. qualche esempio, in DANIEL PIPES, <em>Jihad and the Professors<\/em>, in <em>Commentary<\/em>, vol. 111, n. 4, New York novembre 2002, pp. 17-21.<\/p>\n<div align=\"justify\"><strong>(2)<\/strong> Cfr. una descrizione di come alcuni giuristi musulmani trattano l\u2019emigrazione su larga scala verso i paesi non islamici, in PAUL STENHOUSE M.S.C., <em>Democracy, Dar al-Harb, and Dar al-Islam<\/em>, inedito, senza data.<\/div>\n<div><strong>(3)<\/strong> Cfr. IDEM, <em>Muhammad, Qur\u2019anic Texts, the Shari\u2019a and Incitement to Violence<\/em>, inedito, 31-8-2002.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(4)<\/strong> Cfr. D. PIPES, <em>Jihad and the Professors<\/em>, cit., p. 19; un\u2019altra fonte ritiene che Muhammad abbia preso personalmente parte a ventisette \u2014su trentotto \u2014 battaglie, combattendo in nove di esse: cfr. ALFRED GUILLAUME, <em>The Life of Muhammad by Ibn Ishaq<\/em>, Oxford University Press, Karachi 1955, p. 659.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(5)<\/strong> Cfr. P. STENHOUSE M.S.C., <em>Muhammad, Qur\u2019anic Texts, the Shari\u2019a and Incitement to Violence<\/em>, cit.<\/div>\n<div><strong>(6)<\/strong> Cfr. <em>ibidem<\/em><strong>.<\/strong><\/div>\n<div>\n<div align=\"justify\">\n<div><strong>(7)<\/strong> <em>Sura <\/em>IX, 5: <em>\u00abQuando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l\u2019orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah \u00e8 perdonatore, misericordioso\u00bb <\/em>[<em>Il Corano<\/em>, ed. integrale a cura di Hamza Roberto Piccardo, revisione e controllo dottrinale Unione delle Comunit\u00e0 ed Organizzazioni Islamiche in Italia, con <em>Prefazione <\/em>di Franco Cardini e <em>Introduzione <\/em>di Pino Blasone, Newton &amp; Compton, Roma 2004, pp. 167-182 ( p. 168)]; e <em>sura <\/em>IX, 36: <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>ma combattete tutti assieme i politeisti come essi vi combattono tutti assieme. Sappiate che Allah \u00e8 con coloro che <\/em>[Lo] <em>temono\u00bb <\/em>[<em>ibid<\/em>., p. 171].<\/div>\n<div><strong>(8)<\/strong> Cfr. RICHARD BONNEY, <em>Jihad: From Qur\u2019an to bin Laden<\/em>, Palgrave Macmillan, Basingstoke 2004, pp. 22-26.<\/div>\n<div><strong>(9)<\/strong> Cfr. <em>The Will of Abdullaah Yusuf Azzam<\/em>, <a href=\"http:\/\/www.islamicawakening.com\/viewarticle.php\" target=\"_blank\">www.islamicawakening.com\/viewarticle.php<\/a>, \u00a0del 20-4-1986 [visitato il 15-9-2006].<\/div>\n<div><strong>(10)<\/strong> MOBASHAR JAWED AKBAR, <em>The Shade of Swords. Jihad and the Conflict between Islam and Christianity<\/em>, Routledge, Londra e New York 2002, p. XV.<\/div>\n<div><strong>(11)<\/strong> <em>Ibidem<\/em>.<\/div>\n<div><strong>(12)<\/strong> Cfr. ABRAHAM ISAAC KATSCH, <em>Judaism and the Koran<\/em>, Barnes &amp; Co., New York 1962, <em>passim<\/em>.<\/div>\n<div><strong>(13)<\/strong> Cfr., per esempio, ALAIN BESAN\u00c7ON, <em>What Kind of Religion is Islam?<\/em>, in <em>Commentary<\/em>, anno 113, New York maggio 2004.<\/div>\n<div><strong>(14)<\/strong> Cfr. D. PIPES, <em>Is Allah God?<\/em>, in <em>New York Sun<\/em>, New York 28-6-2005.<\/div>\n<div><strong>(15)<\/strong> Cfr. il concetto di \u00abdhimmitudine\u00bb, in BAT YE\u2019OR, <em>The Decline of Eastern Christianity under Islam. From Jihad to Dhimmitude<\/em>, trad. ingl. Di Miriam Kochman e David Littman, Fairleigh Dickinson University Press, Madison 1996.<\/div>\n<div><strong>(16)<\/strong> Cfr. ANDREW BOSTOM, <em>The Legacy of Jihad. Islamic Holy War and the Fate of Non Muslims<\/em>, Prometheus Books, Amherst 2005, pp. 56-75.<\/div>\n<div><strong>(17)<\/strong> <em>Ibidem<\/em>.<\/div>\n<div><strong>(18)<\/strong> ROBERT R. PHENIX JR. e CORNELIA B. HORN, <em>Book Review of Christoph Luxenberg (ps.). <\/em><em>Die syro-aramaeische Lesart des Koran. Ein Beitrag zur Entschl\u00fcsselung der Qur\u2019ansprache<\/em>, in <em>Hugoye. <\/em><em>Journal of Syriac Studies<\/em>, anno VI, n. 1, Piscataway gennaio 2003; sull\u2019opera di Luxenberg, cfr. anche l\u2019articolo di STEFAN THEIL, <em>Challenging the Qur\u2019an<\/em>, in <em>Newsweek International<\/em>, New York 28-7-2003.<\/div>\n<div><strong>(19)<\/strong> <em>Hajj Pilgrims Told of War on Islam<\/em>, www.foxnews.com\/story\/0,2933,181069,00.html (visitato il 9-1-2006).<\/div>\n<div><strong>(20)<\/strong> Il <em>World Christian Database \u2014 <\/em>http:\/\/worldchristiandatabase.org \u2014 fornisce una stima sensibilmente pi\u00f9 bassa della percentuale di popolazione musulmana \u2014 il 54%, ovvero 121,6 milioni \u2014, attribuendo il 22% della popolazione ad aderenti alle \u00abnuove religioni\u00bb asiatiche. Secondo le stime del <em>World Christian Database<\/em>, il Pakistan ha la maggior popolazione islamica del mondo, cio\u00e8 154,5 milioni di persone, ovvero all\u2019incirca il 96% del totale di 161 milioni. Il <em>CIA\u2019s World Fact Book <\/em>\u2014 www.cia.gov\/cia\/publications\/factbook \u2014 stima che l\u201988% dei 242 milioni di abitanti dell\u2019Indonesia sia musulmano, cio\u00e8 costituisca una popolazione di 213 milioni di musulmani. La quota musulmana della popolazione indonesiana potrebbe essere un minimo del 37-40%, in base alle modalit\u00e0 con cui i seguaci del misticismo giavanese tradizionale sono classificati dalle autorit\u00e0 governative: cfr. P. STENHOUSE M.S.C., <em>Indonesia, Islam, Christians, and the Numbers Game<\/em>, in <em>Annals Australia <\/em>\u2014ora <em>Annals Australasia <\/em>\u2014, Chevalier Press, Kensington (New South Wales, Australia), ottobre 1998.<\/div>\n<div><strong>(21)<\/strong> Cfr. WILLIAM DALRYMPLE, <em>Inside the Madrasas<\/em>, in <em>The New York Review of Books<\/em>, vol. 52, n. 19, New York 1-12-2005.<\/div>\n<div><strong>(22)<\/strong> GEORGE WEIGEL, <em>The Cube and the Cathedral. Europe, America and Politics without God<\/em>, Basic Books, New York 2005, p. 136 [trad. it., <em>La Cattedrale e il Cubo. <\/em><em>Europa, America e politica senza Dio<\/em>, a cura di Flavio Felice e con <em>Prefazione <\/em>di Luca Volont\u00e8, Rubbettino, Soneria Mannelli (Catanzaro) 2006, p. 107].<\/div>\n<div><strong>(23)<\/strong> Cfr. una raffinata presentazione del dibattito in corso sull\u2019effetto moderatore della democrazia elettiva nel mondo islamico, nell\u2019intervista del Pew Forum a Vali Nasr \u2014 professore di Studi sulla Sicurezza Nazionale alla United States Naval Postgraduate School \u2014, <em>Islam and Democracy: Iraq, Afghanistan and Pakistan<\/em>, 4-11-2005, http:\/\/pewforum.org\/eve nts\/index.php?EventID =91\u00a0 [visitato il 15-9-2006].<\/div>\n<div><strong>(24)<\/strong> AMARTYA SEN, <em>Civilizational Imprisonments<\/em>, in <em>The New Republic<\/em>, Washington D.C.10-6-2002.<\/div>\n<div><strong>(25)<\/strong> <em>Ibidem<\/em>.<\/div>\n<div><strong>(26)<\/strong> Cfr. ALLAN C. CARLSON, <em>Sweden and the Failure of European Family Policy<\/em>, conferenza tenuta al <em>forum The Family as The Foundation for Social and Economic Development<\/em>, organizzato dal Focus on the Family, Washington, DC, del 27-7-2005, www.profam.org\/docs\/ acc\/thc.acc.050727.fof.sweden.htm [visitato il 15-9-2006].<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cristianit\u00e0, N. 336 luglio-agosto 2006 A Naples, nello Stato della Florida degli Stati Uniti d\u2019America, il 4 febbraio 2006 si \u00e8 tenuta una riunione della direzione dell\u2019associazione d\u2019imprenditori e di dirigenti cattolici Legatus. Nell\u2019occasione \u00e8 intervenuto S. Em. il card. 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