{"id":2245,"date":"2006-10-05T00:00:00","date_gmt":"2006-10-04T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-11-30T10:37:11","modified_gmt":"2015-11-30T09:37:11","slug":"spagna-prove-tecniche-di-guerra-civile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/spagna-prove-tecniche-di-guerra-civile\/","title":{"rendered":"Spagna. Prove tecniche di guerra civile"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/10\/guerra-spagna.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-28275\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/10\/guerra-spagna.jpg\" alt=\"guerra spagna\" width=\"250\" height=\"152\" \/><\/a>Studi Cattolici<\/strong> n. 547 settembre 2006<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<em>E&#8217; in atto un pericoloso revisionismo storico, suggerito dal Consiglio d&#8217;Europa, che tende a minimizzare la persecuzione anticristiana\u00a0 della Repubblica spagnola che \u00e8 all&#8217;origine della Guerra civile del 1936. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Augusto Zuliani<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Sin novedad<\/em>\u00bb, con questa parola d&#8217;ordine il 18 luglio 1936 i capi militari <em>nacionales<\/em> davano il via all\u2019a<em>lzamiento<\/em> che secondo le previsioni avrebbe dovuto, in un tempo relativamente breve, liberare la Spagna dal governo del Frente Popular e pi\u00f9 in generale dalle sinistre.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le cose com&#8217;\u00e8 noto andarono diversamente e si apr\u00ec un nuovo capitolo della \u00abguerra civile europea\u00bb, questa volta in terra iberica, dove si intrecciavano motivazioni interne e internazionali che, per circa tre anni, fecero di tutto il Paese un campo di battaglia i cui echi giungono fino a noi, muovendo ancora passioni e contese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di questa \u00abattualit\u00e0\u00bb della guerra di Spagna si \u00e8 fatta malamente interprete nell&#8217;ottobre 2005 la Commissione delle questioni politiche presso l&#8217;Assemblea parlamentare del Consiglio d&#8217;Europa che approvava all&#8217;unanimit\u00e0 un rapporto sulla \u00abNecessit\u00e0 di condannare il franchismo a livello internazionale\u00bb, proponendo di dichiarare il 18 luglio di quest&#8217;anno, che coincide con il 70\u00b0 anniversario dell&#8217;<em>alzamiento<\/em>: \u00abGiornata ufficiale di condanna del franchismo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lettura di questo documento suscita pi\u00f9 di una perplessit\u00e0, visto che il relatore &#8211; il maltese Leo Brincat del gruppo socialista &#8211; ricostruendo le vicende che portarono allo scatenamento della guerra civile spagnola, aderisce in modo supino all&#8217;interpre-tazione che di quegli eventi ha dato la storiografia di sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perplessit\u00e0 che aumentano, leggendo nelle conclusioni del rapporto alcune \u00abdirettive\u00bb rivolte alle autorit\u00e0 madrilene che dovrebbero \u00abdare sostegno morale e finanziario ai gruppi e associazioni che cercano di ristabilire la memoria storica degli attentati ai diritti dell&#8217;uomo perpetrati sotto questo regime fascista\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tal fine si chiede anche la mobilitazione del Consiglio d&#8217;Europa, affinch\u00e8 il governo spagnolo crei una commissione nazionale per indagare su tali violazioni, costituisca una commissione di storici per ricostruire quanto avvenuto, riveda l&#8217;insegnamento della storia della guerra civile e ordini alle autorit\u00e0 centrali e locali la rimozione di tutti i monumenti, targhe, nomi di strade che ricordino a qualunque titolo il periodo franchista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo rapporto si inserisce a pieno titolo nella guerra per il \u00abcontrollo del passato\u00bb nel mondo occidentale, che ha gi\u00e0 dato la stura in diversi Paesi europei a norme che sanzionano penalmente la ricerca e l&#8217;interpretazione storica nonch\u00e9 la diffusione dei relativi materiali, ritenuti non conformi alla vulgata di regime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia l&#8217;eccesso di zelo nel seguire le indicazioni che giungono dalle centrali ideologiche dell&#8217;\u00abeuropeismo\u00bb pu\u00f2 essere controproducente, quando si vuole intervenire su argomenti che riverberano ancora oggi il loro lascito di passioni, soprattutto in un Paese come la Spagna, che ha pagato a caro prezzo l&#8217;essere stata negli anni Trenta il laboratorio dove sperimentare le devastanti utopie rivoluzionarie: dal comunismo staliniano a quello trockijsta, dal socialismo libertario all&#8217;anarchismo nichilista, al furbeco liberalismo repubblicano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che suscita ulteriori interrogativi in questo intervento ideologico del Consiglio d&#8217;Europa, \u00e8 l&#8217;intento di accusare, denunciando i crimini di Franco, \u00abla Chiesa cattolica romana per il sostegno attivo recato al regime, che ha contribuito a rafforzare la legittimit\u00e0 del Nuevo Estado agli occhi di molti spagnoli\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto che la Chiesa e il mondo cattolico spagnolo fossero diventati oggetto di una vera e propria campagna di odio e poi di sterminio, le cui prime avvisaglie si erano manifestate, fin dal 1931 alla nascita della n Repubblica controllata dalle sinistre, quindi ben prima dello scoppio della guerra civile, tutto ci\u00f2 viene bellamente ignorato dalla Commissione del Consiglio d&#8217;Europa che con la sua invasione di campo vorrebbe dare una copertura \u00abautorevole\u00bb all&#8217;operazione di <em>guilty cultur<\/em> avviata dalla intellighenzia progressista contro i suoi avversari, principalmente la Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;operazione che passa attraverso le cattedre universitarie e la pubblicazione di articoli, saggi e libri, spesso traduzioni di testi anglosassoni, in obbedienza all&#8217;affermazione dello storico marxista britannico Eric J. Hobsbawm secondo cui \u00abla guerra di Spagna resta la sola causa politica che, anche a considerarla retrospettivamente, mantiene la purezza e la cogenza ideale che ebbe nel 1936\u00bb (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Oltranzismo storiografico<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei pi\u00f9 riveriti guru di questa scuola storiografica \u00e8 Paul Preston, ben noto anche in Italia per i suoi lavori su Francisco Franco e la guerra civile: di recente \u00e8 stato pubblicato un suo volume dove traccia il profilo di quattro donne che parteciparono al conflitto su opposti schieramenti (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un suo allievo. Michel Richard, ha indagato sulla \u00abcultura della repressione\u00bb che avrebbe imperversato spietatamente in Spagna ben dopo la fine della guerra, godendo della fattiva collaborazione del mondo ecclesiastico (3). Su questa linea s\u00ec muovono storici spagnoli come Julius Casanova dell&#8217;Universit\u00e0 d\u00ec Saragozza (4): il suo collaboratore Santos Julius vicino al Psoe; Vicenc Navarro docente presso la facolt\u00e0 d\u00ec Scienze politiche nell&#8217;Universit\u00e0 \u00abPompeu Fabra\u00bb; Jos\u00e9 A. Piqueras docente di Storia contemporanea all&#8217;Universit\u00e0 di Castell\u00f3n de la Plana, che sostiene: \u00abDurante la seconda Repubblica la Chiesa ufficiale e molti cattolici attirarono su di loro la rabbia delle organizzazioni e delle persone di sinistra, dopo che si erano dimostrati ostili al nuovo regime e alle sue riforme. Per sei anni alimentarono il rifiuto verso l&#8217;avversario politico e ideologico e misero la propria influenza morale e i propri mezzi di comunicazione al servizio delle tendenze di estrema destra, poco o niente rispettosi dell&#8217;ordine costituzionale e dei valori democratici\u00bb (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sostanzialmente in linea con questa interpretazione del ruolo della Chiesa durante il conflitto anche il lavoro di Gabriele Ranzato (6). Un atteggiamento ancora pi\u00f9 oltranzista \u00e8 quello dell&#8217;ispanista Ian Gibson, un irlandese diventato cittadino spagnolo che in un suo recente libro cerca di scagionare le sinistre, tra cui il leader comunista Santiago Carrillo, dalla responsabilit\u00e0 del massacro dei prigionieri \u00abfascisti\u00bb compiuto a Madrid tra il novembre e il dicembre 1936, scatenato anche dalla forsennata propaganda dei giornali repubblicani come <em>La Voz <\/em>(7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Gibson \u00abla Chiesa ha un atteggiamento riprovevole, ripugnante, inaccettabile, meschino [&#8230;] fu (essa) che semin\u00f2 i germi dell&#8217;odio e della violenza. Hanno l&#8217;obbligo di chiedere perdono se ne sono capaci\u00bb. Non mancano in questa eletta schiera i cattolici progressisti come il monaco di Montserrat, Hilari Raguer, che in qualche modo giustifica gli eccidi di religiosi, adducendo il contesto storico: di fatto la Chiesa sarebbe stata responsabile di quanto le accadde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In occasione della presentazione di un suo libro dedicato in particolare ai rapporti tra la Giunta di Burgos e il Vaticano (8), durante la quale Paul Preston era il \u00abmaestro di cerimonie\u00bb, afferm\u00f2; \u00abLa Chiesa spagnola deve chiedere perdono come ha fatto quella argentina, ma qui invece sembra che sia stata [&#8230;] senza peccato, come l&#8217;Immacolata Concezione\u00bb (9). N\u00e9 poteva mancare un fenomeno di psittacismo italico con una chiamata di correit\u00e0 nei \u00abcrimini di Franco\u00bb anche per il nostro Paese, che dovrebbe affrettarsi a chiedere scusa al popolo spagnolo visto il consistente appoggio dato ai <em>nationales<\/em> durante il conflitto (10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una risposta sferzante a tutte queste asserzioni viene, oltre che da storici laici come Pio Moa e Ricardo de la Cicrva (11), anche dal mondo religioso, di cui ricordiamo il libro del sacerdote valenciano Vicente C\u00e0rcel Orti, <em>La gran persecuci\u00f3n. Espana. 1931-1939<\/em> <em>(Historia de como \u00ecntentaron aniqu\u00eclar a la Iglesia cat\u00f3lica)<\/em> (Pianeta, Barcelona 2000), che nella prefazione al volume scrive: \u00abSe vogliamo continuare a essere liberi, dobbiamo sottrarci alle mistificazioni che condizionano lo studio della storia, e, per quanto riguarda la Chiesa, liberarci dalla marcata tendenza &#8211; quasi una moda diffusa anche tra alcuni religiosi &#8211; a diffamare il proprio passato, screditare i testimoni della fede, berciare che la Chiesa non ha mai fatto nulla d\u00ec positivo per l&#8217;umanit\u00e0, o giudicare con i criteri attuali i fatti del passato\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si veda anche il recentissimo studio sulla persecuzione della Chiesa a Madrid, realizzato da un sacerdote dell&#8217;arcidiocesi della capitale (Jos\u00e9 Francisco Guijarro, <em>Persecuci\u00f3n religiosa y guerra civil. La Iglesia en Madrid, 1936-\u00cc939<\/em>, La Esfera de los Libros, Madrid 2006), che rivendica il diritto di \u00abpoter parlare con libert\u00e0 e obiettivit\u00e0\u00bb di quegli eventi per \u00abconoscere tutta la verit\u00e0 circa i precedenti, le cause, i contenuti e le conseguenze di quel conflitto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Imbarazzante \u00abalbum di famiglia\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, mentre gli credi del <em>Frente Popular<\/em> sono giunti fortunosamente al potere, \u00e8 quanlo mai utile sfogliare il loro \u00abalbum di famiglia\u00bb, liquidando i miti sulla guerra di Spagna che la vulgata storiografica di sinistra ha ammannito per decenni. Il principale riguarda l\u2019<em>alzamiento<\/em> attuato da un gruppo di generali felloni, che come recitava un celebre canto repubblicano, erano da impiccare per aver tramato il golpe contro la democrazia spagnola, un po&#8217; turbolenta \u00e8 vero, ma pur sempre avviata sulla strada di un futuro radioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 ci\u00f2 che accadde il 18 luglio 1936 era solo l&#8217;ultimo violento episodio di una lunga serie di drammatici eventi, che avevano scandito per decenni la tumultuosa storia del Paese iberico e che venivano cosi sintetizzati, senza tema di smentite, da Francisco Franco nel suo discorso alle Cortes il 14 maggio 1946: \u00abIn meno di un secolo, dalla morte di Ferdinando VII al 14 aprile 1931 la Spagna ha subito centoquattro governi, tre guerre civili, circa trenta sollevazioni militari, diverse insurrezioni repubblicane, tre regimi, una repubblica, cinque costituzioni, una regina detronizzata, una mezza dozzina di capi di governo assassinati, innumerevoli eccidi, saccheggi di conventi, attentati contro il re e infine il suo rovesciamento e il crollo della nostra monarchia secolare\u00bb (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era in questa atmosfera di decomposizione nazionale, gi\u00e0 tratteggiata con feroce sarcasmo dai versi di Ram\u00f3n del Valle Incl\u00e0n, una Spagna \u00ab<em>De socialismo y cocaina \/de cocotas con convulsiones \/ y de vastax revoluciones<\/em>\u00bb, o con sofferta partecipazione da Jos\u00e9 Ortega y Gasset nel suo <em>Espana invertebrada<\/em>, che venne proclamata il 14 aprile 1931 la seconda Repubblica spagnola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passarono poche settimane e l&#8217;11 maggio si scaten\u00f2 una campagna di distruzione di chiese e altri edifici religiosi: 41 a Malaga, dove rimase indenne solo una chiesa parrocchiale, e nei centri vicini come Torremolinos, El Palo, Churriana ecc., 11 a Madrid, 4 a Siviglia, 4 a Cadice, 5 a Jer\u00e9z, 2 ad Algeciras, 2 a Sanl\u00f9car, 21 a Valencia e provincia, 13 ad Alicante, 4 nella Murcia. In tutto oltre un centinaio di edifici tra chiese, biblioteche, centri di formazione, scuole professionali vengono distrutti nel giro di soli tre giorni, senza che le autorit\u00e0 di governo intervengano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il presidente Alcal\u00e0 si tratta \u00absoltanto di un fuoco di paglia\u00bb; per il ministro Azafia: \u00abTutti i conventi non valgono la vita di un solo repubblicano. Se interviene la <em>Guardia Civil<\/em> mi dimetto\u00bb. Il 13 giugno il cardinale primate di Spagna, Pedro Segura y S\u00e0enz, autore di una pastorale in cui ringraziava il sovrano per aver abbandonato pacificamente il trono, viene arrestato al suo ritorno in patria e ricondotto alla frontiera per ordine del ministro Miguel Maura, che si diceva cattolico e che decider\u00e0 anche l&#8217;espulsione del vescovo di Viteria, Mateo Mugica, per essersi rifiutato di rinviare la sua visita pastorale in Guip\u00f9zcoa e in Vizcaya.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 4 agosto vengono allontanati i cappellani dalle carceri; il 21 un decreto del governo congela tutti i beni e le attivit\u00e0 economiche legate a vario titolo al mondo cattolico; il 13 ottobre il ministro della Guerra, Manuel Azana, che il giorno successivo sar\u00e0 capo del governo, pronuncia in Parlamento l&#8217;affermazione che diverr\u00e0 tristemente celebre: \u00abLa Spagna ha smesso di essere cattolica\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una frase \u00abinfelice\u00bb per Victor Manuel Arbeloa, sacerdote e storico navarrese, gi\u00e0 esponente del Psoe e oggi vicino ai movimenti autonomisti; soltanto \u00abimprudente\u00bb per lo storico britannico lord Hugh Thomas.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 si trattava di una affermazione programmatica che gli eventi successivi avrebbero drammaticamente confermato. Il 14 ottobre Azana fa approvare dalle Cortes lo scioglimento della Compagnia di Ges\u00f9 e la confisca di tutti i suoi beni, la proibizione alle Congregazioni religiose di esercitare l&#8217;insegnamento e svolgere attivit\u00e0 di beneficenza, e nell&#8217;occasione afferma: \u00abNon mi si venga a dire che ci\u00f2 \u00e8 contrario alla libert\u00e0, perch\u00e9 si tratta di garantire la salute pubblica [&#8230;]. Gli Ordini religiosi, in virt\u00f9 dei loro dogmi, hanno l&#8217;obbligo di insegnare tutto ci\u00f2 che \u00e8 contrario ai princ\u00ecpi su cui si fonda uno Stato moderno\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 15 ottobre nell&#8217;editoriale del quotidiano cattolico madrileno <em>El Debate<\/em> si legge: \u00abAbbiamo portato all&#8217;estremo limite il desiderio di concordia. Senza nessuna provocazione da parte nostra ci \u00e8 stata dichiarata guerra con un attacco settario alla Religione [&#8230;]. Vogliamo difendere la fede e lavorare dentro la legalit\u00e0 contro questa Costituzione. Nessuna guerra civile! [&#8230;]. Nessuna parola altisonante!\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una Costituzione li esplosiva<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II 17 ottobre giunge un messaggio di Pio XI che protesta contro le misure adottate dal governo repubblicano e, nell&#8217;esprimere la sua solidariet\u00e0 ai cattolici spagnoli, li invita a rispettare la legalit\u00e0. Invito raccolto e nei giorni successivi i deputati cattolici redigono un manifesto indirizzato al Paese in cui si chiede una revisione della Costituzione; si svolgono con successo crescente manifestazioni in varie citt\u00e0 a favore dell&#8217;iniziativa, come rileva il 22 ottobre l&#8217;arcivescovo di Tarragona, Fran-cisco Vidal y Barraquer scrivendo al cardinale segretario di Stato Eugenio Pacelli. Ma ormai il dispositivo \u00e8 inarrestabile: \u00abL&#8217;espulsione dei cattolici dalla Repubblica\u00bb, secondo l&#8217;espressione di \u00c0ngel Herrera, direttore di El Debate, avvenne di fatto con l&#8217;approvazione della Costituzione il 9 dicembre 1931 (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si trattava di \u00ab&#8230;una Costituzione che preparava la guerra civile\u00bb come afferm\u00f2 proprio un protagonista della fase costituente, Niceto Alcal\u00e0 Zamora liberale e primo presidente della seconda Repubblica che inutilmente cerc\u00f2 di contenere le spinte estremiste del suo primo ministro, Manuel Azana, e di costituire una forza centrista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti l&#8217;art. 26 che si apriva con la frase: \u00abTutte le confessioni religiose saranno considerate come associazioni sottoposte a una legge speciale&#8230;\u00bb, contemplava le indicazioni cui avrebbero dovuto attenersi le norme in via di elaborazione destinate a liquidare definitivamente la presenza organizzata del cattolicesimo in tutti gli \u00e0mbiti della societ\u00e0, dall&#8217;educazione, alle professioni, alle diverse attivit\u00e0 economiche, prevedendo anche \u00ablo scioglimento di quegli Ordini religiosi che per le loro attivit\u00e0 costituiscono un pericolo per lo Stato\u00bb, terminologia quanto mai generica che avrebbe aperto la strada a ogni forma di arbitrio prima, e di violenza poi. Come rilever\u00e0 Jos\u00e9 Ortega y Gasset: \u00abQuesta Costituzione cos\u00ec ben riuscita \u00e8 stata imbottita con una serie di cartucce esplosive [&#8230;].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;articolo in cui la Costituzione legifera sulla Chiesa mi sembra estremamente inopportuno, ed \u00e8 un esempio d\u00ec quelle cartucce esplosive\u00bb. Il primo che avrebbe iniziato a innescarle sar\u00e0 a met\u00e0 gennaio 1932 Rodolfo Llopis, direttore generale dell&#8217;Insegnamento e uomo chiave nel ministero della Pubblica istruzione che, con una circolare inviata ai maestri elementari, ordin\u00f2 di togliere subito tutti i crocifissi dalle aule, in base all&#8217;art. 43 della Costituzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale occasione Miguel de Unamuno scriver\u00e0: \u00abLa presenza del crocifisso nelle scuole non offende i sentimenti di nessuno, neanche dei razionalisti e degli atei, toglierlo offende il sentimento popolare e anche di coloro che sono privi di credenze confessionali. Con che cosa si vuole sostituire il tradizionale Cristo agonizzante? Con una falce e martello? Con un compasso e una squadra? O con qualche altro segno religioso? Perch\u00e9 dobbiamo dirlo chiaramente, e di questo dovremo occuparci: la campagna ha un&#8217;origine confessionale e si tratta chiaramente d\u00ec una confessione anticattolica e anticristiana. Perch\u00e9 la neutralit\u00e0 \u00e8 un inganno\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 24 gennaio viene decretato lo scioglimento definitivo della Compagnia di Ges\u00f9 in conformit\u00e0 all&#8217;art. 26 della Costituzione e la confisca di tutti i suoi beni, il 2 febbraio approvata la legge sul divorzio, il 6 sconsacrati i cimiteri. l&#8217;11 marzo soppresso l&#8217;insegnamento della religione nelle scuole di ogni ordine e grado; infine il 17 maggio approvata la Legge sulle confessioni e congregazioni religiose, che verr\u00e0 condannala da Pio XI nell&#8217;enciclica <em>Dilectissima nobis<\/em> del giugno 1933.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 opportuno riportarne alcuni passi, rivelatori di come la Chiesa fosse ancora aperta al dialogo e alla trattativa. Infatti dopo aver lamentalo il carattere discriminatorio di una legge che \u00ab&#8230;costituisce una nuova e pi\u00f9 grave offesa, non solo alla religione e alla Chiesa, ma anche ai decantali principi di libert\u00e0 civile, sui quali afferma di basarsi il nuovo regime\u00bb, il Pontefice scrive: \u00abNon si creda che le nostre parole siano ispirate da sentimenti di avversione contro la nuova forma di Governo o contro le altre innovazioni puramente politiche che di recente hanno avuto luogo in Spaglia. [&#8230;] Vogliamo qui di nuovo esprimere la Nostra viva speranza che i Nostri amali figli di Spagna. consapevoli dell&#8217;ingiustizia e del danno di queste misure, utilizzeranno lutti i mezzi legittimi per diritto naturale e per disposizioni legali&#8230; al fine di indurre gli stessi legislatori a rivedere disposizioni tanto contrarie ai diritti di ogni cittadino e cosi ostili alla Chiesa, sostituendole con altre che siano conciliabili con la coscienza cattolica [.,.]. Raccomandiamo di nuovo e vivamente a tutti i cattolici di Spagna che. mettendo da parte lamentele e recriminazioni, e subordinando al bene comune della Patria e della religione, ogni altro ideale, si uniscano tutti disciplinati per la difesa della fede e per allontanare i pericoli che minacciano la stessa societ\u00e0 civile\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 in questo clima d\u00ec laicismo fanatico e di crescenti tensioni sociali alimentate dalle sinistre che il centro-destra, composto dal Partito radicale e dalla Ceda (<em>Confederaci\u00f3n espanola de Derechas aut\u00f2noma<\/em>s) guidata dal cattolico Jose Maria Gil-Robles, vince ampiamente le elezioni politiche del 19 novembre 1933, dove per la prima volta poterono votare anche le donne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un successo che suscita la reazione sempre pi\u00f9 aspra delle sinistre che scatenano nell&#8217;ottobre 1934 la rivolta delle Asturie, mentre nel contempo in Catalogna il movimento separatista proclama L&#8217;Estat catal\u00e0. Eventi scanditi dall&#8217;incendio e distruzione di 59 edifici religiosi &#8211; tra cui la C\u00e0mara Santa della cattedrale di Oviedo, un gioiello della dinastia asturiana fatta saltare dai <em>dinamiteros<\/em> &#8211; e dall&#8217;uccisione di 34 membri del clero regolare e secolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;insurrezione asturiana segna il vero in\u00eczio della guerra civile, come risulta anche da studi recenti su fonti socialiste e comuniste: il movimento era stato preparato da mesi dal Psoe, dagli anarchici e dall&#8217;altro minuscolo partito comunista spagnolo (Pce).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia questi pur gravissimi episodi furono poca cosa di fronte a quello che avvenne dopo la contestata vittoria del <em>Frente Popular<\/em> nel febbraio del 1936; nel giro di poche settimane furono distrutti o profanati 411 tra chiese ed edifici religiosi e si contarono gi\u00e0 centinaia di religiosi massacrati (14).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per avere un&#8217;idea del clima di ferocia ci limitiamo a riportare quanto avvenne a Toledo e a Ciudad Real subito dopo l&#8217;ingresso delle forze repubblicane: \u00abBande di miliziani in tuta blu da lavoro &#8211; chiamate <em>monos<\/em> -e scarpe dalle suole di corda scorrazzavano per le strade alla caccia di &#8220;fascisti&#8221; e preti. I primi, in genere, venivano portati via per essere interrogati, i secondi uccisi sul posto: unit\u00e0 come il &#8220;Battaglione sterminatore&#8221; e il &#8220;Gruppo di vendetta&#8221;, sembravano attenersi a poche, ma semplici regole, la principale era quella di uccidere chiunque portasse una tonaca, e prima di tutto i frati [&#8230;]. Ad alcuni preti fu detto che sarebbero stati risparmiati se avessero gridato &#8220;Viva el comunismo&#8221;, qualcuno effettivamente si salv\u00f2 gridando questo evviva o ripetendo, su richiesta dei miliziani, oscenit\u00e0 e bestemmie. Ma la maggior parte rifiut\u00f2. Padre Pascual Martin fu abbattuto davanti alla chiesa di San Nicola mentre gridava &#8220;Viva Cristo Re!&#8221; [&#8230;]. Furono 107 i religiosi ammazzati complessivamente a Toledo, in maggioranza uccisi per le strade durante le prime ore di occupazione, ma le atrocit\u00e0 commesse contro preti e frati a Toledo furono poca cosa in confronto a quelle di Ciudad Real, la provincia confinante a sud, dove lo sterminio fu quasi totale\u00bb (15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente non tutti i religiosi subirono il martirio, alcuni vissero tranquillamente in territorio repubblicano come il progressista Enrique V\u00e0zquez Camarasa, canonico, dottore di teologia e predicatore della Cattedrale di Madrid, inviato dal governo repubblicano a trattare con gli assediati dell&#8217;Alcazar di Toledo e pi\u00f9 tardi emigrato a Parigi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A fronte di questa mattanza l&#8217;atteggiamento iniziale della Santa Sede fu di grande cautela; la prima informativa ufficiale su quanto stava avvenendo \u00e8 dell&#8217;agosto 1936; fu inviata dal cardinale Isidro Gom\u00e0 y Tom\u00e0s che l&#8217;inizio del conflitto aveva sorpreso a Pamplona e che incontr\u00f2 Franco a Burgos soltanto in ottobre, mese in cui fu pubblicata sul <em>Boletin Oficial<\/em> della diocesi di Salamanca una pastorale del vescovo Pia y Deniel, dove per la prima volta appare il termine di <em>Cruzada<\/em> per definire il conflitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gom\u00e0 dopo aver preso contatto con tutti i vescovi della zona controllata dai <em>nacionales<\/em>, in novembre si recava a Roma per informare personalmente sulla situazione Pio XI, ma il suo non sarebbe stato un compito facile: secondo lo storico Luis Su\u00e0rez il primo incontro con il segretario di Stato, Eugenio Pacelli, \u00abfu molto duro e molto difficile\u00bb (16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ragioni di questo atteggiamento erano molteplici e riguardavano sia la situazione interna spagnola, lo sviluppo ancora incerto del conflitto e i rapporti particolari con il governo nazionalista basco, sia il quadro europeo, sempre pi\u00f9 difficile da gestire per la politica della Santa Sede, soprattutto in Francia, dove nel giugno 1936 aveva vinto il Front Populaire ed era ancora aperta la grave crisi con l\u2019<em>Action Francaise<\/em>, e in Germania, per i complessi rapporti con il III Reich sempre pi\u00f9 paganeggiante. Una deliberazione venne presa, quando la sorte del Paese Basco era decisa, con la designazione di mons. Antoniutti come inviato speciale presso la Giunta di Burgos.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 12 dicembre il cardinale Gom\u00e0 venne ricevuto da Pio XI, e appena tornato in Spagna chiese un incontro con Franco che avvenne il 29 dello stesso mese; in tale occasione il <em>Caudillo<\/em> afferm\u00f2 che avrebbe rispettato pienamente la libert\u00e0 della Chiesa e qualunque decisione che la riguardasse sarebbe stata presa previa consultazione e trattativa con le sue autorit\u00e0. Promise inoltre che sarebbero state modificate tutte le leggi ostili alla Chiesa &#8211; cosa che avvenne nel gennaio 1938 quando si costitu\u00ec il primo governo nazionale &#8211; e chiese che la Santa Sede desse consigli su tutti i problemi politici che in qualche modo fossero in rapporto con la dimensione religiosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel marzo 1937 Pio XI diede la sua approvazione a che il cardinale Gom\u00e0 redigesse una <em>Carta colectiva<\/em>, cosa che fece valendosi, per la stesura finale, della collaborazione del vescovo di Madrid-Alcal\u00e0, Eijo y Garay. La <em>Carta colectiva<\/em> <em>de los ob\u00ecspos espanoles<\/em>, datata 1 luglio 1937, venne sottoscritta da 45 vescovi e 5 vicari capitolari; mancavano, con motivazioni diverse, le firme di cinque vescovi, ma le assenze pi\u00f9 rilevanti erano quella del cardinale di Tarragona (Catalogna), Vidal y Barraquer che, rimasto a Roma, la considerava troppo \u00abpolitica\u00bb, e quella del vescovo di Viteria (Province Basche) che riteneva i <em>nacionales<\/em> responsabili dell&#8217;esecuzione di 14 sacerdoti nazionalisti baschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il documento spedito dalla Francia per evitare che venisse intercettato dai repubblicani, fu distribuito a partire dal 12 luglio, ed ebbe un grande impatto a livello internazionale e non solo nel mondo cattolico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Rivoluzione antinazionale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di 45 pagine in cui si ricostruiscono gli eventi che avevano scatenato il conflitto; smentendo la propaganda repubblicana sulla incontestabile vittoria del Frente Popular, il documento afferma: \u00abII nostro regime politico di libert\u00e0 democratica \u00e8 stato minato dagli arbitri delle autorit\u00e0 statali e dalla prevaricazione del governo che ha stravolto la volont\u00e0 popolare, creando un potere politico in contrasto con la maggioranza della popolazione.\u00a0Come \u00e8 avvenuto in occasione delle ultime elezioni del febbraio 1936, quando le destre pur avendo raccolto mezzo milione di voti in pi\u00f9 delle sinistre, contano 118 deputati in meno del Frente Popular, poich\u00e9 sono state annullate in modo arbitrario le schede in intere province, minando in tal modo la stessa legittimit\u00e0 del Parlamento\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 avanti il documento, nel denunciare le devastazioni di edifici religiosi e i massacri di sacerdoti, sottolinea che si tratta di azioni premeditate; inoltre rileva il carattere antinazionale della \u00abrivoluzione comunista spagnola, le (cui) distruzioni avvennero al grido di &#8220;Viva la Russia&#8221; e all&#8217;ombra della bandiera internazionale comunista\u00bb, e rimarca che \u00absoprattutto la rivoluzione fu anticristiana: non crediamo che nella storia del cristianesimo, e nello spazio di poche settimane, ci sia mai stata una simile esplosione [&#8230;] di odio contro Ges\u00f9 Cristo e la sua santa religione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Carta si rivolgeva \u00abai fratelli di tutto il mondo\u00bb, ma non tutti i cattolici manifestarono in ugual modo la loro solidariet\u00e0 alla Chiesa spagnola; anzi ci fu chi si schier\u00f2 pi\u00f9 o meno apertamente con le sinistre, ispirato da un malinteso senso di giustizia sociale; atteggiamento che viene cos\u00ec stigmatizzato: \u00abSiamo grati alla stampa cattolica straniera di aver fatto propria la veridicit\u00e0 delle nostre affermazioni, cos\u00ec come deploriamo che alcuni periodici e riviste, che dovrebbero dare l&#8217;esempio di rispetto e obbedienza alla voce dei prelati della Chiesa, le abbiano combattute o abbiano nicchiato\u00bb. In effetti, soprattutto in Francia, il mondo cattolico era diviso sull&#8217;atteggiamento da prendere di fronte agli accadimenti spagnoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scriveva Francis Mauriac all&#8217;inizio del conflitto: \u00abIn un&#8217;atmosfera da guerra civile (17) abbiamo voluto &#8220;conservare la ragione&#8221;. Ma se fosse provato che i nostri governanti collaborano attivamente al massacro nella Penisola, allora sarebbe certo che la Francia \u00e8 governata non da uomini di Stato, ma da capibanda agli ordini di quella che si pu\u00f2 ben definire l&#8217;Internazionale dell&#8217;odio\u00bb (18). Vicino a quello di Mauriac, anche se meno sferzante nella forma, l&#8217;intervento di Georges Bidault sul quotidiano democristiano <em>L&#8217;Aube<\/em>: \u00abPur senza approvare in alcun modo il <em>pronunciamiento<\/em>, i massacri di sacerdoti e gli incendi di chiese con cui gli \u00e8 stato risposto ci impediscono di considerare degna di soccorso una causa difesa con tali azioni\u00bb (19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paul Claudel, dal canto suo, si rifiut\u00f2 di partecipare al Comitato francese per la pace civile e religiosa in Spagna dichiarando: \u00abSe fossi spagnolo non accetterei mai di discutere allo stesso tavolo con gli infami assassini e incendiari di chiese in Catalogna, a Madrid e Valencia, con i capi la cui vigliaccheria ha reso possibili crimini che fanno fremere di orrore l&#8217;umanit\u00e0\u00bb (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben diverso invece l&#8217;atteggiamento di Emmanuel Mounier e dei collaboratori cattolici di Esprit, per i quali era meglio una Chiesa sofferente piuttosto che \u00abriparata all&#8217;ombra della spada\u00bb. Significativo che la rivista pubblicasse nel giugno 1937 un articolo dello scrittore spagnolo Jos\u00e9 Bergamin, che appoggiava incondizionatamente il nuovo governo repubblicano guidato da Negr\u00ecn e dominato dai comunisti staliniani, e nel contempo un intervento di Victor Serge che denunciava la repressione operata dagli stessi staliniani contro anarchici, trockijsti e Poum.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La colpevole sottovalutazione della minaccia comunista emerge da una dichiarazione dello stesso Mounier: \u00abBisogna che le cose siano chiare: se la minaccia di un qualunque Stalin fosse per assurdo sospesa sulla Spagna, ci vedrebbe insorgere contro di essa cos\u00ec come siamo contro Franco, per le stesse ragioni, con la stessa violenza\u00bb (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa atmosfera contagia anche don Luigi Sturzo, che scriver\u00e0 su <em>L&#8217;Aube:<\/em> \u00abNessuna crociata, nessuna guerra santa. La Chiesa non \u00e8 una parte in lotta nella guerra civile spagnola\u00bb (22). Le posizioni neutrali o filorepubblicane di certi cattolici si possono in parte spiegare anche con l&#8217;atmosfera che regnava in Francia in quel periodo, pervasa da una ubriacatura filocomunista e filosovietica alimentata dalla vittoria del Front Populaire e dalla frenetica attivit\u00e0 propagandistica del Komintern guidata dal geniale agit-prop Willi Miinzenberg, che in nome della \u00ablotta antifascista\u00bb raccoglieva adesioni e consensi nel mondo artistico e intellettuale non solo europeo, ma anche d&#8217;oltreoceano (23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spiegare certe posizioni non significa tuttavia giustificare, tanto meno a posteriori, e dopo che ormai sono ben note le dimensioni dello sterminio: secondo i calcoli pi\u00f9 attendibili il numero complessivo di religiosi massacrati nel periodo che va dal 1931 al 1939 supera i diecimila su un totale di circa 72.500 morti civili imputati ai repubblicani; nelle zone da loro controllate dominava un&#8217;\u00abossessione antireligiosa\u00bb che tocc\u00f2 punte di vera e propria follia sanguinaria, come in alcune aree della Catalogna, dove il 43,8% delle vittime appartiene al mondo ecclesiastico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dal 1987 Giovanni Paolo II avviava il processo di beatificazione di centinaia di questi martiri suscitando le vivaci critiche delle sinistre spagnole e non solo, che volevano rimuovere per sempre il ricordo di quei feroci avvenimenti, con la speranza di recuperare brandelli di una mitica innocenza mai esistita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> E. J. Hobsbawm, <em>Il secolo breve 1914-1991<\/em>, Rizzoli, Milano 2000, p. 193.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<div align=\"justify\">\n<div align=\"justify\"><strong>2)<\/strong> P. Preston, <em>Colombe di guerra,<\/em> Mondadori, Milano 2006 (ed. or. Doves of War. Four Women of Spain, Harper Collins, Londra 2002).<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>3)<\/strong> M. Richards, <em>Un tiempo de silencio. <\/em><em>La guerra civil y la cultura de la represi\u00f3n en la Espana de Franco, 1936-1945<\/em>, Critica, Barcellona 1999 (ed. or. 1998), nella prefazione Preston scrive: \u00ab\u00c8 un libro che commuove e provoca rabbia nell&#8217;evocare una repressione che costituisce l&#8217;olocausto (sic!) spagnolo\u00bb.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>4)<\/strong> Casanova, <em>La Iglesia de Franco,<\/em> Temas de Hoy, Madrid 2001.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>5)<\/strong> <em>El Pais<\/em>, 12 marzo 2001.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>6)<\/strong> G Ranzato, <em>L&#8217;eclissi della democrazia. La guerra civile spagnola e le sue origini 1931-1939<\/em>, Bollati Boringhieri, Torino 2004, pp. 406-420: \u00abLa crociata contro i senza Dio\u00bb.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>7)<\/strong> I. Gibson, <em>Paracuellos, como fue. La verdad objetiva sabre la matanza depresos in Madrid en 1936<\/em>, Ed. Temas de Hoy, Madrid 2005.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>8)<\/strong> H. Raguer, <em>Lap\u00f3lvora y el incenso. La Iglesia y la guerra civil espanola<\/em>, Ed. Peninsula, Barcelona 2001.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>9)<\/strong> <em>El Pais<\/em> (ed. catalana), 5 aprile 2001.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>10)<\/strong> GA. Orighi, \u00abL&#8217;Italia aiut\u00f2 il Caudillo: \u00e8 ora di chiedere scusa\u00bb, La Stampa, 12 marzo 2006.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>11)<\/strong> Di Pio Moa ricordiamo: <em>Los origines de la Guerra civil espanola<\/em>, Encuentro Ediciones, 1999; <em>Los mitos de la guerra civil<\/em>, La Esfera de los Libros, 2003; <em>1934: comienza la guerra civil, el Psoey la esquerra emprenden la contienila<\/em>, Altera, 2004; <em>Crimenes de la guerra civil y otras polemicas<\/em>, La Esfera de lo Libros, 2005. Di Ricardo de la Cierva: <em>Media nacion ne se resigna a morir: los documen-tos perdidos del Frente Popular<\/em>, Ed. Fe-nix, 2002; <em>Historia actualizada de la se-gunda republica y la guerra de Espana 1931-1939<\/em>: <em>con la denuncia de las altimas patranas<\/em>, Ed. Fenix, 2005.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>12<\/strong>) Cit. in J. Georgel, <em>Le Franquisme. <\/em><em>Hi-stoire et bilan 1939-1969<\/em>, Ed. du Seuil, Paris 1970, pp. 25-26.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>13)<\/strong> Per la storia va ricordato che nella Carta costituzionale la Spagna era definita: \u00abUna Repubblica democratica di lavoratori di tutte le classi che si organizza in un regime di Libert\u00e0 e Giustizia\u00bb.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>14)<\/strong> M. Rubio Cabez, <em>Dic\u00econario de la guerra civil espanola<\/em>, Ed. Pianeta, Barcelona 1987, pp. 168 ss.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>15)<\/strong> Cecil D. Eby, <em>L&#8217;assedio dell&#8217;Alcazar<\/em>, Mondadori, Milano 1967, pp. 168-172.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>16)<\/strong> \u00abRelazione sulla guerra civile e la Chiesa\u00bb, letta al convegno svoltasi a El Escorial nel 2001.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>17)<\/strong> Che il clima in Francia si facesse sempre pi\u00f9 pericoloso per il mondo cattolico \u00e8 confermato, tra le altre, dalla testimonianza di Robert Brasillach che cos\u00ec scriveva in una lettera del settembre 1936: \u00abII curato di Canet ci ha detto che il vescovo ha consigliato i sacerdoti di tenere pronto un abito civile. Tutte le carmelitane hanno gi\u00e0 una veste civile pronta per la rivoluzione. [&#8230;] Adesso la politica non \u00e8 pi\u00f9 un gioco intellettuale\u00bb, cit. in Anne Brassie, <em>Robert Brasillach, ou Encore un \u00ecnstant de bonheur<\/em>, Robert Laffont, Paris 1987, p. 147.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>18)<\/strong> <em>le Figaro<\/em>, 25 luglio 1936.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>19)<\/strong> <em>L&#8217;Aube,<\/em> 26 luglio 1936.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>20)<\/strong> Cit. in P. Claude!, J. Madaule, <em>Connaissance et R\u00e9connaissance. Correspondance 1929-1954<\/em>, <em>Descl\u00e9e de Brouwer<\/em>, Paris 1996, p. 273.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>21)<\/strong> Cit. in M. Winock, <em>\u00abEsprit\u00bb. Des intellectuels dans la Cite, 1930-1950<\/em>, Seuil, Paris 1961, p. 136.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>22)<\/strong> Cit. F. Mayeur, <em>\u00abL&#8217;Aube\u00bb. Etude d&#8217;un journal d&#8217;opinion<\/em>, Armand Colin, Paris 1966, p. 131.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>23)<\/strong> Stephen Koch, <em>La fin de l&#8217;innocence. Les intellectuels d&#8217;Occident et la tentation stalinienne: trente ans guerre secr\u00e9te<\/em>, Bernard Grasset, Paris 1995, pp. 307-342: \u00ab<em>Le stratag\u00e8me espagnol<\/em>\u00bb (tr. dall&#8217;originale americano, <em>The End of lnnocence<\/em>, The Free Press, New York 1994).<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studi Cattolici n. 547 settembre 2006 \u00a0E&#8217; in atto un pericoloso revisionismo storico, suggerito dal Consiglio d&#8217;Europa, che tende a minimizzare la persecuzione anticristiana\u00a0 della Repubblica spagnola che \u00e8 all&#8217;origine della Guerra civile del 1936. di Augusto Zuliani<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/spagna-prove-tecniche-di-guerra-civile\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":28275,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[89,108],"tags":[640],"class_list":["post-2245","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-guerra-di-spagna","category-paesi-e-continenti","tag-spagna","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Spagna. 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