{"id":2224,"date":"2006-09-21T00:00:00","date_gmt":"2006-09-20T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-06-20T12:40:36","modified_gmt":"2016-06-20T10:40:36","slug":"il-papa-riscrive-il-vademecum-del-buon-parroco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/il-papa-riscrive-il-vademecum-del-buon-parroco\/","title":{"rendered":"Il papa riscrive il vademecum del buon parroco"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-35156\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/09\/don_Camillo.jpg\" alt=\"don_Camillo\" width=\"250\" height=\"187\" \/>Tratto da <strong>www.chiesaonline .it<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<em>Botta e risposta spontaneo di Benedetto XVI con i preti della diocesi di Albano. Su come celebrar bene la messa e su tante altre cose. \u201cLa gente capisce se facciamo spettacolo o siamo in colloquio con Dio\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Sandro Magister<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">ROMA, 5 settembre 2006 \u2013 L\u2019estate scorsa Benedetto XVI aveva incontrato i preti della diocesi di Aosta, durante la sua vacanza sulle Alpi. Questa volta ha invece incontrato i preti di Albano: la diocesi, con mezzo milione di fedeli, entro cui sorge il palazzo pontificio di Castel Gandolfo (vedi foto) nel quale il papa trascorre gran parte dell\u2019estate.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Benedetto XVI li ha ricevuti gioved\u00ec 31 agosto nel suo palazzo, nella Sala degli Svizzeri. Ha ascoltato il saluto del vescovo di Albano, Marcello Semeraro. Dopo di che \u2013 come gi\u00e0 il 25 luglio 2005 ad Aosta e lo scorso 2 marzo con i preti di Roma \u2013 ha risposto alle domande rivoltegli dai presenti. Quella di sottoporsi in pubblico a delle domande e di rispondere improvvisando \u00e8 una modalit\u00e0 tipica dello stile comunicativo di papa Joseph Ratzinger.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ha utilizzata il 15 ottobre 2005 anche con i bambini della prima comunione che gremivano piazza San Pietro. E il 6 aprile di quest\u2019anno, di nuovo in piazza San Pietro, con i giovani che si preparavano alla Giornata Mondiale della Giovent\u00f9.Ogni volta il papa cerca di adattare le sue risposte all\u2019uditorio che ha davanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai preti della diocesi di Albano, infatti, ha dettato quasi un vademecum del buon ministero pastorale: come celebrare la messa, come recitare il breviario, come amministrare i sacramenti, come avvicinare i \u201clontani\u201d, come essere fedeli all\u2019impegno di castit\u00e0, come mostrare agli sposi la bellezza del matrimonio e ai giovani la conversione di un san Francesco&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Benedetto XVI usa rispondere con ampiezza a ciascuna domanda. La trascrizione integrale del suo colloquio con i preti di Albano, di ben 6000 parole, \u00e8 stata diffusa dalla sala stampa vaticana il giorno dopo ed \u00e8 apparsa il 2 settembre su \u201cL\u2019Osservatore Romano\u201d, nella sola lingua italiana. Qui sotto ne \u00e8 riprodotto un estratto, circa un terzo del totale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019inizio dell\u2019incontro, il papa ha premesso: \u201cNon ho la pretesa di essere quasi come un \u2018oracolo\u2019, che potrebbe rispondere in modo sufficiente a tutte le questioni\u201d. E ha proseguito, applicando a s\u00e9 una citazione di san Gregorio Magno fatta poco prima dal vescovo di Albano, Semeraro:\u00a0\u201cAnche il papa, giorno per giorno, deve conoscere e riconoscere \u2018<em>infirmitatem suam\u2019<\/em>, i suoi limiti. Deve riconoscere che solo [&#8230;] come \u2018<em>cooperatores veritatis\u2019<\/em> \u2013 della verit\u00e0 che \u00e8 una persona, Ges\u00f9 \u2013 possiamo fare insieme il nostro servizio, ciascuno per la sua parte. In questo senso, le mie risposte non saranno esaustive ma frammentarie. Tuttavia, accettiamo proprio questo: che solo insieme possiamo comporre il mosaico di un lavoro pastorale che risponde alla grandezza delle sfide\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco dunque alcuni passaggi delle risposte di Benedetto XVI ai preti di Albano, ricevuti a Castel Gandolfo il 31 agosto 2006:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">____________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0<strong>il testo integrale del colloquio con i sacerdoti di Albano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>(tratto da <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/\" target=\"_blank\">http:\/\/www.vatican.va\/<\/a>)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">DOMANDE DEI SACERDOTI E RISPOSTE DEL SANTO PADRE<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Alcuni problemi di vita dei preti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>P. Giuseppe Zane, <\/strong>Vicario ad omnia<em>, <\/em>di 83 anni: \u00ab<em>Il nostro Vescovo Le ha illustrato, seppure brevemente, la situazione della nostra Diocesi di Albano. Noi sacerdoti siamo pienamente inseriti in questa Chiesa, vivendone tutti i problemi e le complessit\u00e0. Giovani e anziani, ci sentiamo tutti inadeguati, in primo luogo perch\u00e9 siamo in pochi rispetto ai tanti bisogni e abbiamo provenienze diverse, soffriamo, inoltre, la scarsit\u00e0 di vocazioni al sacerdozio. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per questi motivi a volte ci scoraggiamo, cercando di tamponare un po&#8217; di qua e un po&#8217; di l\u00e0, spesso costretti a fare solo cose di pronto soccorso senza progetti precisi. Vedendo le tante cose da fare, subiamo la tentazione di privilegiare il fare trascurando l&#8217;essere e questo inevitabilmente si riflette sulla vita spirituale, il colloquio con Dio, la preghiera e la carit\u00e0 (l&#8217;amore) verso i fratelli, specie i lontani. Santo Padre, cosa pu\u00f2 dirci in merito? Io ho una certa et\u00e0&#8230; ma questi giovani confratelli possono avere speranza?<\/em>\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>BENEDETTO XVI:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cari fratelli, vorrei dirvi, innanzitutto, una parola di benvenuto e di ringraziamento. Grazie al Cardinale Sodano per la sua presenza, con la quale esprime il suo amore e la sua cura per questa Chiesa Suburbicaria. Grazie a Lei, Eccellenza, per le sue parole. Con poche espressioni, Lei mi ha presentato la situazione di questa Diocesi, che non conoscevo in questa misura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sapevo che \u00e8 la pi\u00f9 grande delle Diocesi Suburbicarie, ma, non sapevo, che fosse cresciuta fino a cinquecentomila abitanti. Vedo cos\u00ec, una Diocesi ricca di sfide, di problemi, ma, certamente anche di gioie nella fede. E vedo, che tutte le questioni del nostro tempo sono presenti: l&#8217;emigrazione, il turismo, l&#8217;emarginazione, l&#8217;agnosticismo, ma anche una fede ferma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ho la pretesa adesso di essere quasi come un \u00aboracolo\u00bb, che potrebbe rispondere in modo sufficiente a tutte le questioni. Le parole di san Gregorio Magno che Lei ha citato, Eccellenza &#8211; che ognuno conosca \u00ab<em>infirmitatem suam<\/em>\u00bb &#8211; valgono anche per il Papa. Anche il Papa, giorno per giorno, deve conoscere e riconoscere \u00ab<em>infirmitatem suam<\/em>\u00bb, i suoi limiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Deve riconoscere che solo nella collaborazione con tutti, nel dialogo, nella cooperazione comune, nella fede, come \u00ab<em>cooperatores veritatis<\/em>\u00bb &#8211; della Verit\u00e0 che \u00e8 una Persona, Ges\u00f9 &#8211; possiamo fare insieme il nostro servizio, ciascuno per la sua parte. In questo senso, le mie risposte non saranno esaustive ma frammentarie. Tuttavia, accettiamo proprio questo: che solo insieme possiamo comporre il \u00abmosaico\u00bb di un lavoro pastorale che risponde alla grandezza delle sfide.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lei, Cardinale Sodano, aveva detto che il nostro caro confratello, P. Zane, appare un po&#8217; pessimista. Ma, devo dire, che ognuno di noi ha momenti in cui pu\u00f2 scoraggiarsi davanti alla grandezza di ci\u00f2 che bisognerebbe fare e ai limiti di quanto invece pu\u00f2 realmente fare. Questo, riguarda di nuovo anche il Papa. Che cosa devo fare in quest&#8217;ora della Chiesa, con tanti problemi, con tante gioie, con tante sfide che riguardano la Chiesa universale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tante cose succedono giorno per giorno e non sono in grado di rispondere a tutto. Faccio la mia parte, faccio quanto posso fare. Cerco di trovare le priorit\u00e0. E sono felice di essere coadiuvato da tanti buoni collaboratori. Posso dire gi\u00e0 qui, in questo momento: vedo ogni giorno il grande lavoro che fa la Segreteria di Stato sotto la sua sapiente guida. E solo con questa rete di collaborazione, inserendomi con le mie piccole capacit\u00e0 in una totalit\u00e0 pi\u00f9 grande, posso e oso andare avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E cos\u00ec, naturalmente, ancora pi\u00f9 un parroco che sta da solo, vede che tante cose ci sarebbero da fare in questa situazione da Lei, P. Zane, brevemente descritta. E pu\u00f2 fare solo qualcosa, \u00abtamponare\u00bb &#8211; come Lei ha detto -, fare una specie di \u00abpronto soccorso\u00bb, consapevole che si dovrebbe fare molto di pi\u00f9. Direi, allora, che la prima necessit\u00e0 di noi tutti \u00e8 di riconoscere con umilt\u00e0 i nostri limiti, riconoscere che dobbiamo lasciar fare la maggior parte delle cose al Signore.Oggi, abbiamo sentito nel Vangelo la parabola del servo fidato (<em>Mt<\/em> 24, 42-51).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo servo &#8211; cos\u00ec ci dice il Signore &#8211; d\u00e0 il cibo agli altri al tempo giusto. Non fa tutto insieme, ma \u00e8 un servo saggio e prudente, che sa distribuire nei diversi momenti quanto deve fare in quella situazione. Lo fa con umilt\u00e0, ed \u00e8 anche sicuro della fiducia del suo padrone. Cos\u00ec noi, dobbiamo fare il possibile per cercare di essere saggi e prudenti, e anche avere fiducia nella bont\u00e0 del nostro \u00abPadrone\u00bb, del Signore, perch\u00e9 alla fine deve egli stesso guidare la sua Chiesa. Noi ci inseriamo con il piccolo dono nostro e facciamo quanto possiamo fare, soprattutto le cose sempre necessarie: i Sacramenti, l&#8217;annuncio della Parola, i segni della nostra carit\u00e0 e del nostro amore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto alla vita interiore, alla quale Lei ha accennato, direi che \u00e8 essenziale per il nostro servizio di sacerdoti. Il tempo che ci riserviamo per la preghiera non \u00e8 un tempo sottratto alla nostra responsabilit\u00e0 pastorale, ma \u00e8 proprio \u00ablavoro\u00bb pastorale, \u00e8 pregare anche per gli altri. Nel \u00abComune dei Pastori\u00bb si legge come caratterizzante per il Pastore buono che \u00ab<em>multum oravit pro fratribus<\/em>\u00bb. Questo \u00e8 proprio del Pastore, che sia uomo di preghiera, che stia dinanzi al Signore pregando per gli altri, sostituendo anche gli altri, che forse non sanno pregare, non vogliono pregare, non trovano il tempo per pregare. Come si evidenzia cos\u00ec che questo dialogo con Dio \u00e8 opera pastorale!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Direi, quindi, che la Chiesa ci d\u00e0, quasi ci impone &#8211; ma sempre come una Madre buona &#8211; di avere tempo libero per Dio, con le due pratiche che fanno parte dei nostri doveri: celebrare la Santa Messa e recitare il Breviario. Ma pi\u00f9 che recitare, realizzarlo come ascolto della Parola che il Signore ci offre nella Liturgia delle Ore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre interiorizzare questa Parola, essere attenti a che cosa il Signore mi dice con questa Parola, ascoltare poi il commento dei Padri della Chiesa o anche del Concilio, nella seconda Lettura dell&#8217;Ufficio delle Letture, e pregare con questa grande invocazione che sono i Salmi, con i quali siamo inseriti nella preghiera di tutti i tempi. Prega con noi &#8211; e noi preghiamo con esso &#8211; il popolo dell&#8217;antica Alleanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Preghiamo con il Signore, che \u00e8 il vero soggetto dei Salmi. Preghiamo con la Chiesa di tutti i tempi. Direi che questo tempo dedicato alla Liturgia delle Ore \u00e8 tempo prezioso. La Chiesa ci dona questa libert\u00e0, questo spazio libero di vita con Dio, che \u00e8 anche vita per gli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E cos\u00ec mi sembra importante vedere che queste due realt\u00e0 &#8211; la Santa Messa celebrata realmente in colloquio con Dio e la Liturgia delle Ore &#8211; sono zone di libert\u00e0, di vita interiore, che la Chiesa ci dona e che sono una ricchezza per noi. In esse, come ho detto, incontriamo non solo la Chiesa di tutti i tempi, ma il Signore stesso, che parla con noi e aspetta la nostra risposta. Impariamo cos\u00ec a pregare inserendoci nella preghiera di tutti i tempi e incontriamo anche il popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pensiamo ai Salmi, alle parole dei Profeti, alle parole del Signore e degli Apostoli, pensiamo ai commenti dei Padri. Oggi abbiamo avuto questo meraviglioso commento di san Colombano su Cristo fonte di \u00abacqua viva\u00bb alla quale beviamo. Pregando incontriamo anche le sofferenze del popolo di Dio, oggi. Queste preghiere ci fanno pensare alla vita di ogni giorno e ci guidano all&#8217;incontro con la gente di oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci illuminano in questo incontro, perch\u00e9 in esso non portiamo soltanto la nostra propria, piccola intelligenza, il nostro amore di Dio, ma impariamo, attraverso questa Parola di Dio, anche a portare Dio a loro. Questo essi aspettano: che portiamo loro l&#8217;\u00abacqua viva\u00bb, della quale parla oggi san Colombano. La gente ha sete. E cerca di rispondere a questa sete con diversi divertimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma comprende bene che questi divertimenti non sono l&#8217;\u00abacqua viva\u00bb della quale ha bisogno. Il Signore \u00e8 la fonte dell&#8217;\u00abacqua viva\u00bb. Egli per\u00f2 dice, nel capitolo 7 di Giovanni, che chiunque crede diventa una \u00abfonte\u00bb, perch\u00e9 ha bevuto da Cristo. E questa \u00abacqua viva\u00bb (v 38) diventa in noi acqua zampillante, fonte per gli altri. Cos\u00ec cerchiamo di berla nella preghiera, nella celebrazione della Santa Messa, nella lettura: cerchiamo di bere da questa fonte perch\u00e9 diventi fonte in noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E possiamo meglio rispondere alla sete della gente di oggi avendo in noi l&#8217;\u00abacqua viva\u00bb, avendo la realt\u00e0 divina, la realt\u00e0 del Signore Ges\u00f9 incarnatosi. Cos\u00ec possiamo rispondere meglio ai bisogni della nostra gente. Questo per quanto riguarda la prima domanda. Che cosa possiamo fare? Facciamo sempre il possibile per la gente &#8211; nelle altre domande avremo la possibilit\u00e0 di ritornare su questo punto &#8211; e viviamo con il Signore per poter rispondere alla vera sete della gente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Sua seconda domanda \u00e8 stata: <em>abbiamo speranza per questa Diocesi, per questa porzione di popolo di Dio che \u00e8 questa Diocesi di Albano e per la Chiesa?<\/em> Rispondo senza esitazione: s\u00ec! Naturalmente abbiamo speranza: la Chiesa \u00e8 viva! Abbiamo duemila anni di storia della Chiesa, con tante sofferenze, anche con tanti fallimenti: pensiamo alla Chiesa in Asia Minore, la grande e fiorente Chiesa dell&#8217;Africa del Nord, che con l&#8217;invasione musulmana \u00e8 scomparsa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi porzioni di Chiesa possono realmente scomparire, come dice san Giovanni nell&#8217;Apocalisse, o il Signore tramite Giovanni: \u00abSe non ti ravvederai verr\u00f2 da te e rimuover\u00f2 il tuo candelabro dal suo posto\u00bb (2,5). Ma, d&#8217;altra parte, vediamo come tra tante crisi la Chiesa \u00e8 risorta con una nuova giovinezza, con una nuova freschezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel secolo della Riforma, la Chiesa Cattolica appariva in verit\u00e0 quasi finita. Sembrava trionfare questa nuova corrente, che affermava: adesso la Chiesa di Roma \u00e8 finita. E vediamo che con i grandi santi, come Ignazio di Loyola, Teresa d&#8217;Avila, Carlo Borromeo ed altri, la Chiesa risorge. Trova nel Concilio di Trento una nuova attualizzazione e una rivitalizzazione della sua dottrina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E rivive con grande vitalit\u00e0. Vediamo il tempo dell&#8217;Illuminismo, nel quale Voltaire ha detto: Finalmente \u00e8 finita questa antica Chiesa, vive l&#8217;umanit\u00e0! E cosa succede, invece? La Chiesa si rinnova. Il secolo XIX diventa il secolo dei grandi santi, di una nuova vitalit\u00e0 per tante Congregazioni religiose, e la fede \u00e8 pi\u00f9 forte di tutte le correnti che vanno e vengono. \u00c8 cos\u00ec anche nel secolo passato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha detto una volta Hitler: \u00abLa Provvidenza ha chiamato me, un cattolico, per farla finita con il cattolicesimo. Solo un cattolico pu\u00f2 distruggere il cattolicesimo\u00bb. Egli era sicuro di avere tutti i mezzi per distruggere finalmente il cattolicesimo. Ugualmente la grande corrente marxista era sicura di realizzare la revisione scientifica del mondo e di aprire le porte al futuro: la Chiesa \u00e8 alla fine, \u00e8 finita! Ma, la Chiesa \u00e8 pi\u00f9 forte, secondo le parole di Cristo. \u00c8 la vita di Cristo che vince nella sua Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in tempi difficili, quando mancano le vocazioni, la Parola del Signore rimane in eterno. E chi &#8211; come dice il Signore stesso &#8211; costruisce la sua vita su questa \u00abroccia\u00bb della Parola di Cristo, costruisce bene. Perci\u00f2, possiamo essere fiduciosi. Vediamo anche nel nostro tempo nuove iniziative di fede. Vediamo che in Africa la Chiesa, pur con tutti i problemi, ha tuttavia una freschezza di vocazioni che incoraggia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E cos\u00ec, con tutte le diversit\u00e0 del panorama storico di oggi, vediamo &#8211; e non solo, crediamo &#8211; che le parole del Signore sono spirito e vita, sono parole di vita eterna. San Pietro ha detto, come abbiamo sentito domenica scorsa nel Vangelo (<em>Gv<\/em> 6, 69): \u00abTu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il santo di Dio\u00bb. E vedendo la Chiesa di oggi, vedendo, con tutte le sofferenze, la vitalit\u00e0 della Chiesa, possiamo dire anche noi: abbiamo creduto e conosciuto che tu ci dai le parole di vita eterna, e quindi una speranza che non fallisce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La pastorale \u00abintegrata\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mons.<\/strong> <strong>Gianni Macella,<\/strong> Parroco in Albano: \u00ab<em>Negli ultimi anni, in sintonia con il progetto della Cei per il decennio 2000-2010, ci stiamo impegnando per realizzare un progetto di \u00abpastorale integrata\u00bb. Le difficolt\u00e0 sono molte. Vale la pena ricordare almeno il fatto che tanti fra noi, sacerdoti, siamo ancora legati ad una certa prassi pastorale poco missionaria e che sembrava consolidata, tanto era legata a un contesto, come si dice, \u00abdi cristianit\u00e0\u00bb; d&#8217;altra parte, molte fra le stesse richieste di tanti fedeli suppongono la parrocchia alla maniera di un \u00absuper market\u00bb di servizi sacri. Ecco, allora, vorrei domandarle, Santit\u00e0: Pastorale integrata \u00e8 solo questione di strategia, oppure c&#8217;\u00e8 una ragione pi\u00f9 profonda per la quale dobbiamo continuare a lavorare in questo senso?<\/em>\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>BENEDETTO XVI:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Devo confessare che ho dovuto imparare dalla sua domanda la parola \u00abpastorale integrata\u00bb&#8230; Ho capito tuttavia il contenuto: cio\u00e8 che dobbiamo cercare di integrare in un unico cammino pastorale sia i diversi operatori pastorali che esistono oggi, sia le diverse dimensioni del lavoro pastorale. Cos\u00ec, distinguerei le dimensioni dai soggetti del lavoro pastorale, e cercherei poi di integrare il tutto in un unico cammino pastorale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lei ha fatto capire, nella sua domanda, che c&#8217;\u00e8 il livello diciamo \u00abclassico\u00bb del lavoro nella parrocchia per i fedeli che sono rimasti &#8211; e forse anche aumentano &#8211; dando vita alla nostra parrocchia. Questa \u00e8 la pastorale \u00abclassica\u00bb ed \u00e8 sempre importante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Distinguo di solito tra evangelizzazione continuata &#8211; perch\u00e9 la fede continua, la parrocchia vive &#8211; e evangelizzazione nuova, che cerca di essere missionaria, di andare oltre i confini di coloro che sono gi\u00e0 \u00abfedeli\u00bb e vivono nella parrocchia, o si servono, forse anche con una fede \u00abridotta\u00bb, dei servizi della parrocchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella parrocchia, mi sembra che abbiamo tre impegni fondamentali, che risultano dall&#8217;essenza della Chiesa e del ministero sacerdotale. Il primo \u00e8 il servizio sacramentale. Direi che il Battesimo, la sua preparazione e l&#8217;impegno di dare continuit\u00e0 alle consegne battesimali, ci mette gi\u00e0 in contatto anche con quanti non sono troppo credenti. Non \u00e8 un lavoro, diciamo, per conservare la cristianit\u00e0, ma \u00e8 un incontro con persone che forse raramente vanno in chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;impegno di preparare il Battesimo, di aprire le anime dei genitori, dei parenti, dei padrini e delle madrine, alla realt\u00e0 del Battesimo, gi\u00e0 pu\u00f2 essere e dovrebbe essere un impegno missionario, che va molto oltre i confini delle persone gi\u00e0 \u00abfedeli\u00bb. Preparando il Battesimo, cerchiamo di far capire che questo Sacramento \u00e8 inserimento nella famiglia di Dio, che Dio vive, che Egli si preoccupa di noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ne preoccupa fino al punto di aver assunto la nostra carne e di aver istituito la Chiesa che \u00e8 il suo Corpo, in cui pu\u00f2 assumere, per cos\u00ec dire, di nuovo carne nella nostra societ\u00e0. Il Battesimo \u00e8 novit\u00e0 di vita nel senso che, oltre al dono della vita biologica, abbiamo bisogno del dono di un senso per la vita che sia pi\u00f9 forte della morte e che perduri anche se i genitori un giorno non ci saranno pi\u00f9. Il dono della vita biologica si giustifica soltanto se possiamo aggiungere la promessa di un senso stabile, di un futuro che, anche nelle crisi che verranno &#8211; e che noi non possiamo conoscere -, dar\u00e0 valore alla vita, cosicch\u00e9 valga la pena di vivere, di essere creature.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Penso che nella preparazione di questo Sacramento o a colloquio con genitori che diffidano del Battesimo, abbiamo una situazione missionaria. \u00c8 un messaggio cristiano. Dobbiamo farci interpreti della realt\u00e0 che ha inizio con il Battesimo. Non conosco sufficientemente bene il Rituale italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Rituale classico, ereditato dalla Chiesa antica, il Battesimo inizia con la domanda: \u00abChe cosa chiedete alla Chiesa di Dio?\u00bb. Oggi, almeno nel Rituale tedesco, si risponde semplicemente: \u00abIl Battesimo\u00bb. Questo non esplicita sufficientemente che cosa \u00e8 da desiderare. Nell&#8217;antico Rituale si diceva: \u00abLa fede\u00bb. Cio\u00e8, una relazione con Dio. Conoscere Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abE perch\u00e9 &#8211; si continua &#8211; chiedete la fede?\u00bb. \u00abPerch\u00e9 vogliamo la vita eterna\u00bb. Vogliamo, cio\u00e8, una vita sicura anche nelle crisi future, una vita che ha senso, che giustifica l&#8217;essere uomo. Questo dialogo, in ogni caso, mi sembra che sia da realizzare gi\u00e0 prima del Battesimo con i genitori. Solo per dire che il dono del Sacramento non \u00e8 semplicemente una \u00abcosa\u00bb, non \u00e8 semplicemente \u00abcosificazione\u00bb, come dicono i francesi, ma \u00e8 lavoro missionario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 poi la Cresima, da preparare nell&#8217;et\u00e0 in cui le persone iniziano a prendere decisioni anche nei riguardi della fede. Certamente non dobbiamo trasformare la Cresima in una specie di \u00abpelagianesimo\u00bb, quasi che in essa uno si faccia cattolico da solo, ma in un intreccio tra dono e risposta. L&#8217;Eucaristia, infine, \u00e8 la presenza permanente di Cristo nella celebrazione di ogni giorno della Santa Messa. \u00c8 molto importante, come ho detto, per il sacerdote, per la sua vita sacerdotale, come presenza reale del dono del Signore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo menzionare adesso ancora il matrimonio: anche questo si presenta come una grande occasione missionaria, perch\u00e9 oggi &#8211; grazie a Dio \u2013 vogliono ancora sposarsi in chiesa anche molti che non frequentano tanto la chiesa. \u00c8 un&#8217;occasione per portare questi giovani a confrontarsi con la realt\u00e0 che \u00e8 il matrimonio cristiano, il matrimonio sacramentale. Mi sembra anche una grande responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo vediamo nei processi di nullit\u00e0 e lo vediamo soprattutto nel grande problema dei divorziati risposati, che vogliono accostarsi alla Comunione e non capiscono perch\u00e9 non \u00e8 possibile. Probabilmente non hanno capito, nel momento del \u00abs\u00ec\u00bb davanti al Signore, che cosa \u00e8 questo \u00abs\u00ec\u00bb. \u00c8 un allearsi con il \u00abs\u00ec\u00bb di Cristo con noi. \u00c8 un entrare nella fedelt\u00e0 di Cristo, quindi nel Sacramento che \u00e8 la Chiesa e cos\u00ec nel Sacramento del matrimonio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2 penso che la preparazione al matrimonio \u00e8 un&#8217;occasione di grandissima importanza, di missionariet\u00e0, per annunciare di nuovo nel Sacramento del matrimonio il Sacramento di Cristo, per capire questa fedelt\u00e0 \u00e8 cos\u00ec far capire poi il problema dei divorziati risposati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo, \u00e8 il primo settore, quello \u00abclassico\u00bb dei Sacramenti, che ci d\u00e0 l&#8217;occasione per incontrare persone che non vanno ogni domenica in chiesa, e quindi l&#8217;occasione di un annuncio realmente missionario, di una \u00abpastorale integrata\u00bb. Il secondo settore \u00e8 l&#8217;annuncio della Parola, con i due elementi essenziali: l&#8217;omelia e la catechesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Sinodo dei Vescovi dello scorso anno i Padri hanno parlato molto dell&#8217;omelia, evidenziando come sia difficile oggi trovare il \u00abponte\u00bb tra la Parola del Nuovo Testamento, scritta duemila anni fa, e il nostro presente. Devo dire che l&#8217;esegesi storico-critica spesso non \u00e8 sufficiente per aiutarci nella preparazione dell&#8217;omelia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo constato io stesso, cercando di preparare delle omelie che attualizzino la Parola di Dio: o meglio &#8211; dato che la Parola ha un&#8217;attualit\u00e0 in s\u00e9 &#8211; per far vedere, sentire alla gente questa attualit\u00e0. L&#8217;esegesi storico-critica ci dice molto sul passato, sul momento in cui \u00e8 nata la Parola, sul significato che ha avuto al tempo degli Apostoli di Ges\u00f9, ma non ci aiuta sempre sufficientemente a capire che le parole di Ges\u00f9, degli Apostoli e anche dell&#8217;Antico Testamento, sono spirito e vita: in esso il Signore parla anche oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Penso che dobbiamo \u00absfidare\u00bb i teologi &#8211; il Sinodo lo ha fatto &#8211; ad andare avanti, ad aiutare meglio i Parroci a preparare le omelie, a far vedere la presenza della Parola: il Signore parla con me oggi e non solo nel passato. Ho letto, in questi ultimi giorni, il progetto dell&#8217;Esortazione Apostolica post-Sinodale. Ho visto, con soddisfazione, che ritorna questa \u00absfida\u00bb nel preparare modelli di omelia. Alla fine, l&#8217;omelia la prepara il parroco nel suo contesto, perch\u00e9 parla alla \u00absua\u00bb parrocchia. Ma, ha bisogno di aiuto per capire e per poter far capire questo \u00abpresente\u00bb della Parola, che non \u00e8 mai una Parola del passato ma dell&#8217;\u00aboggi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, il terzo settore: la <em>caritas<\/em>, la <em>diakonia<\/em>. Sempre siamo responsabili dei sofferenti, degli ammalati, degli emarginati, dei poveri. Dal ritratto della vostra Diocesi vedo che sono tanti ad aver bisogno della nostra <em>diakonia<\/em> e anche questa \u00e8 un&#8217;occasione sempre missionaria. Cos\u00ec, mi sembra, che la \u00abclassica\u00bb pastorale parrocchiale si autotrascenda in tutti e tre i settori e diventi pastorale missionaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passo ora, al secondo aspetto della pastorale, riguardo sia agli operatori che al lavoro da fare. Non pu\u00f2 fare tutto il parroco! \u00c8 impossibile! Non pu\u00f2 essere un \u00absolista\u00bb, non pu\u00f2 fare tutto, ma ha bisogno di altri operatori pastorali. Mi sembra, che oggi, sia nei Movimenti, sia nell&#8217;Azione Cattolica, nelle nuove Comunit\u00e0 che esistono, abbiamo operatori che devono essere collaboratori nella parrocchia per una pastorale \u00abintegrata\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei dire che oggi \u00e8 importante per questa pastorale \u00abintegrata\u00bb che gli altri operatori che ci sono, non solo siano attivati, ma si integrino nel lavoro della parrocchia. Il parroco non deve solo \u00abfare\u00bb ma anche \u00abdelegare\u00bb. Essi devono imparare ad integrarsi realmente nel comune impegno per la parrocchia, e, naturalmente, anche nell&#8217;autotrascendenza della parrocchia in un duplice senso: autotrascendenza nel senso che le parrocchie collaborano nella Diocesi, perch\u00e9 il Vescovo \u00e8 il loro comune Pastore e aiuta a coordinare anche i loro impegni; e autotrascendenza nel senso che lavorano per tutti gli uomini di questo tempo e cercano anche di far arrivare il messaggio agli agnostici, alle persone che sono alla ricerca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questo \u00e8 il terzo livello, del quale in precedenza abbiamo gi\u00e0 diffusamente parlato. Mi sembra che le occasioni indicate ci diano la possibilit\u00e0 di incontrare e di dire una parola missionaria a quelli che non frequentano la parrocchia, non hanno fede o hanno poca fede. Soprattutto questi nuovi soggetti della pastorale e i laici che vivono nelle professioni di questo nostro tempo, devono portare la Parola di Dio anche negli ambiti che per il parroco spesso sono inaccessibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Coordinati dal Vescovo, cerchiamo insieme di coordinare questi diversi settori della pastorale, di attivare i diversi operatori e soggetti pastorali nel comune impegno: da una parte, di aiutare la fede dei credenti, che \u00e8 un grande tesoro, e, dall&#8217;altra, di far giungere l&#8217;annuncio della fede a tutti coloro che cercano con cuore sincero una risposta appagante ai loro interrogativi esistenziali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La pastorale \u00abintegrata\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D. Vittorio Petruzzi,<\/strong> Vicario Parrocchiale in Aprilia: \u00ab<em>Santit\u00e0, per l&#8217;anno pastorale che sta per iniziare, la nostra Diocesi \u00e8 stata chiamata dal Vescovo a prestare particolare attenzione alla liturgia, sia a livello teologico, sia a livello di prassi celebrativa. Le stesse settimane residenziali, cui parteciperemo nel prossimo mese di settembre avranno come centrale tema di riflessione il \u00abprogettare e attuare l&#8217;annuncio nell&#8217;anno liturgico, nei sacramenti e nei sacramentali\u00bb. Noi, come sacerdoti siamo chiamati a realizzare una liturgia \u00abseria, semplice e bella\u00bb, per usare una bella formula presente nel documento <\/em>Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia<em> dell&#8217;Episcopato italiano. Padre Santo, pu\u00f2 aiutarci a comprendere come tutto questo si pu\u00f2 tradurre nell&#8217;<\/em>ars celebrandi<em>?\u00bb<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>BENEDETTO XVI:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ars celebrandi<\/em>: anche qui direi che ci sono dimensioni diverse. La prima dimensione \u00e8 che la <em>celebratio<\/em> \u00e8 preghiera e colloquio con Dio: Dio con noi e noi con Dio. Quindi, la prima esigenza per una buona celebrazione \u00e8 che il sacerdote entri realmente in questo colloquio. Annunciando la Parola, si sente egli stesso in colloquio con Dio. \u00c8 ascoltatore della Parola e annunciatore della Parola, nel senso che si fa strumento del Signore e cerca di capire questa Parola di Dio che poi \u00e8 da trasmettere al popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 in colloquio con Dio, perch\u00e9 i testi della Santa Messa non sono testi teatrali o qualcosa di simile, ma sono preghiere, grazie alle quali, insieme con l&#8217;assemblea, parlo con Dio. Entrare quindi in questo colloquio \u00e8 importante. San Benedetto, nella sua \u00abRegola\u00bb, dice ai monaci, parlando della recita dei Salmi: \u00ab<em>Mens concordet voci<\/em>\u00bb. La <em>vox<\/em>, le parole precedono la nostra mente. Di solito non \u00e8 cos\u00ec: prima si deve pensare e poi il pensiero diventa parola. Ma qui, la parola viene prima. La Sacra Liturgia ci d\u00e0 le parole; noi dobbiamo entrare in queste parole, trovare la concordia con questa realt\u00e0 che ci precede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre a questo, dobbiamo anche imparare a capire la struttura della Liturgia e perch\u00e9 \u00e8 articolata cos\u00ec. La Liturgia \u00e8 cresciuta in due millenni e anche dopo la riforma non \u00e8 divenuta qualcosa di elaborato soltanto da alcuni liturgisti. Essa rimane sempre continuazione di questa crescita permanente dell&#8217;adorazione e dell&#8217;annuncio. Cos\u00ec, \u00e8 molto importante, per poterci sintonizzare bene, capire questa struttura cresciuta nel tempo ed entrare con la nostra <em>mens<\/em> nella <em>vox<\/em> della Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella misura in cui noi abbiamo interiorizzato questa struttura, compreso questa struttura, assimilato le parole della Liturgia, possiamo entrare in questa interiore consonanza e cos\u00ec non solo parlare con Dio come persone singole ma entrare nel \u00abnoi\u00bb della Chiesa che prega. E cos\u00ec trasformare anche il nostro \u00abio\u00bb entrando nel \u00abnoi\u00bb della Chiesa, arricchendo, allargando questo \u00abio\u00bb, pregando con la Chiesa, con le parole della Chiesa, essendo realmente in colloquio con Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8 la prima condizione: noi stessi dobbiamo interiorizzare la struttura, le parole della Liturgia, la Parola di Dio. Cos\u00ec il nostro celebrare diventa realmente un celebrare \u00abcon\u00bb la Chiesa: il nostro cuore \u00e8 allargato e noi non facciamo un qualcosa, ma stiamo \u00abcon\u00bb la Chiesa in colloquio con Dio. Mi sembra che la gente avverta se veramente noi siamo in colloquio con Dio, con loro e, per cos\u00ec dire, attiriamo gli altri in questa nostra preghiera comune, attiriamo gli altri nella comunione con i figli di Dio; o se invece facciamo soltanto qualcosa di esteriore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;elemento fondamentale della vera<em> ars celebrandi<\/em> \u00e8 quindi questa consonanza, questa concordia tra ci\u00f2 che diciamo con le labbra e ci\u00f2 che pensiamo con il cuore. Il \u00ab<em>Sursum corda<\/em>\u00bb, che \u00e8 un&#8217;antichissima parola della Liturgia, dovrebbe essere gi\u00e0 prima del Prefazio, gi\u00e0 prima della Liturgia, la \u00abstrada\u00bb del nostro parlare e pensare. Lo dobbiamo elevare al Signore, il nostro cuore, non solo come una risposta rituale, ma come espressione di quanto succede in questo cuore, che va in alto e attira in alto anche gli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altre parole, l&#8217;<em>ars celebrandi <\/em>non intende invitare ad una specie di teatro, di spettacolo, ma ad una interiorit\u00e0 che si fa sentire e diventa accettabile ed evidente per la gente che assiste. Solo se vedono che questa non \u00e8 una <em>ars<\/em> esteriore, spettacolare &#8211; non siamo attori! &#8211; ma \u00e8 l&#8217;espressione del cammino del nostro cuore, che attira anche il loro cuore, allora la Liturgia diventa bella, diventa comunione di tutti i presenti con il Signore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente, a questa condizione fondamentale, espressa nelle parole di san Benedetto: \u00ab<em>Mens concordet voci<\/em>\u00bb &#8211; il cuore sia realmente innalzato, elevato al Signore &#8211; devono associarsi anche cose esteriori. Dobbiamo imparare a pronunciare bene le parole. Qualche volta, quando ero ancora professore nella mia terra, i ragazzi hanno letto la Sacra Scrittura. E l&#8217;hanno letta come si legge un testo di un poeta che non si \u00e8 capito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente, per imparare a pronunciare bene, si deve prima aver capito il testo nella sua drammaticit\u00e0, nel suo presente. Cos\u00ec anche il Prefazio. E la Preghiera Eucaristica. \u00c8 difficile per i fedeli seguire un testo cos\u00ec lungo come quello della nostra Preghiera Eucaristica. Perci\u00f2 nascono sempre queste nuove \u00abinvenzioni\u00bb. Ma con Preghiere Eucaristiche sempre nuove non si risponde al problema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema \u00e8 che questo sia un momento che invita anche gli altri al silenzio con Dio e a pregare con Dio. Quindi solo se la Preghiera eucaristica \u00e8 pronunciata bene, anche con i dovuti momenti di silenzio, se \u00e8 pronunciata con interiorit\u00e0 ma anche con l&#8217;arte di parlare, le cose possono andare meglio. Ne consegue che la recita della Preghiera eucaristica, richiede un momento di attenzione particolare per essere pronunciata in modo tale che coinvolga gli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Penso che dobbiamo anche trovare occasioni, sia nella catechesi, sia nelle omelie, sia in altre occasioni, per spiegare bene al popolo di Dio questa Preghiera Eucaristica, perch\u00e9 possa seguirne i grandi momenti: il racconto e le parole dell&#8217;istituzione, la preghiera per i vivi e per i morti, il ringraziamento al Signore, l&#8217;epiclesi, per coinvolgere realmente la comunit\u00e0 in questa preghiera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi le parole devono essere pronunciate bene. Poi ci deve essere una adeguata preparazione. I chierichetti devono sapere che cosa fare, i lettori devono sapere realmente come pronunciare. E poi il coro, il canto, siano preparati; l&#8217;altare sia ornato bene. Tutto ci\u00f2 fa parte &#8211; anche se si tratta di molte cose pratiche &#8211; dell&#8217;<em>ars celebrandi.<\/em> Ma, per concludere, elemento fondamentale \u00e8 questa arte di entrare in comunione con il Signore, che noi prepariamo con tutta la nostra vita di sacerdoti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Famiglia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D. Angelo Pennazza,<\/strong> parroco in Pavona: \u00ab<em>Santit\u00e0, nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo che <\/em>\u00abl&#8217;Ordine e il Matrimonio sono, ordinati alla salvezza altrui &#8230; essi conferiscono una missione particolare nella Chiesa e servono all&#8217;edificazione del popolo Dio\u00bb (n. 1534).<em> Questo ci pare davvero fondamentale non soltanto per la nostra azione pastorale, ma anche per il nostro modo di essere preti. Cosa possiamo fare noi sacerdoti per tradurre in prassi pastorale questa proposizione e (secondo quanto Ella stessa ha ribadito di recente) come comunicare al positivo la bellezza del Matrimonio che sappia far innamorare ancora gli uomini e le donne del nostro tempo? La grazia sacramentale degli sposi, cosa pu\u00f2 donare alla nostra vita di sacerdoti?<\/em>\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>BENEDETTO XVI:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due grandi domande! La prima \u00e8: come comunicare alla gente di oggi la bellezza del matrimonio? Vediamo come molti giovani tardano a sposarsi in chiesa, perch\u00e9 hanno paura della definitivit\u00e0: anzi, tardano anche a sposarsi civilmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La definitivit\u00e0 appare oggi a molti giovani, e anche non tanto giovani, un vincolo contro la libert\u00e0. E il loro primo desiderio \u00e8 la libert\u00e0. Hanno paura che alla fine non riescano. Vedono tanti matrimoni falliti.\u00a0Hanno paura che questa forma giuridica, come essi la sentono, sia un peso esteriore che spegne l&#8217;amore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna far capire che non si tratta di un vincolo giuridico, un peso che si realizza con il matrimonio. Al contrario, la profondit\u00e0 e la bellezza stanno proprio nella definitivit\u00e0. Solo cos\u00ec esso pu\u00f2 far maturare l&#8217;amore in tutta la sua bellezza. Ma, come comunicarlo? Mi sembra un problema comune a tutti noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per me, a Valencia &#8211; e Lei, Eminenza, potr\u00e0 confermarlo &#8211; \u00e8 stato un momento importante non solo quando ho parlato di questo, ma quando si sono presentate davanti a me diverse famiglie con pi\u00f9 o meno bambini; una famiglia era quasi una \u00abparrocchia\u00bb, con tanti bambini! La presenza, la testimonianza di queste famiglie \u00e8 stata veramente molto pi\u00f9 forte di tutte le parole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esse hanno presentato anzitutto la ricchezza della loro esperienza familiare: come una famiglia cos\u00ec grande diventa realmente una ricchezza culturale, opportunit\u00e0 di educazione degli uni e degli altri, possibilit\u00e0 di far convivere insieme le diverse espressioni della cultura di oggi, il donarsi, l&#8217;aiutarsi anche nella sofferenza, ecc.. Ma \u00e8 stata importante anche la testimonianza delle crisi che hanno sofferto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una di queste coppie era quasi arrivata al divorzio. Hanno spiegato come hanno poi imparato a vivere questa crisi, questa sofferenza dell&#8217;alterit\u00e0 dell&#8217;altro, ad accettarsi di nuovo. Proprio nel superare il momento della crisi, della voglia di separarsi, \u00e8 cresciuta una nuova dimensione dell&#8217;amore e si \u00e8 aperta una porta su una nuova dimensione della vita, che solo nel sopportare la sofferenza della crisi poteva riaprirsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo, mi sembra molto importante. Oggi si arriva alla crisi nel momento in cui si vede la diversit\u00e0 dei temperamenti, la difficolt\u00e0 di sopportarsi ogni giorno, per tutta la vita. Alla fine, allora si decide: separiamoci. Abbiamo capito proprio da queste testimonianze che nella crisi, nel sopportare il momento in cui sembra che non se ne pu\u00f2 pi\u00f9, realmente si aprono nuove porte e una nuova bellezza dell&#8217;amore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una bellezza fatta solo di armonia non \u00e8 una vera bellezza. Manca qualcosa, diventa deficitaria. La vera bellezza ha bisogno anche del contrasto. L&#8217;oscuro e il luminoso si completano. Anche l&#8217;uva per maturare ha bisogno non solo del sole, ma anche della pioggia, non solo del giorno ma anche della notte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi stessi, sacerdoti, sia giovani che adulti, dobbiamo imparare la necessit\u00e0 della sofferenza, della crisi. Dobbiamo sopportare, trascendere questa sofferenza. Solo cos\u00ec, la vita diventa ricca. Per me ha un valore simbolico il fatto che il Signore porti per l&#8217;eternit\u00e0 le stimmate. Espressione dell&#8217;atrocit\u00e0 della sofferenza e della morte, esse sono adesso sigilli della vittoria di Cristo, di tutta la bellezza della sua vittoria e del suo amore per noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo accettare, sia da sacerdoti sia da sposati, la necessit\u00e0 di sopportare la crisi dell&#8217;alterit\u00e0, dell&#8217;altro, la crisi in cui sembra che non si possa pi\u00f9 stare insieme. Gli sposi devono imparare insieme ad andare avanti, anche per amore dei bambini, e cos\u00ec conoscersi di nuovo, amarsi di nuovo, in un amore molto pi\u00f9 profondo, molto pi\u00f9 vero. Cos\u00ec, in un cammino lungo, con le sue sofferenze, realmente matura l&#8217;amore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sembra, che noi sacerdoti possiamo anche imparare dagli sposi, proprio dalle loro sofferenze e dai loro sacrifici. Spesso pensiamo che solo il celibato sia un sacrificio. Ma, conoscendo i sacrifici delle persone sposate &#8211; pensiamo ai loro bambini, ai problemi che nascono, alle paure, alle sofferenze, alle malattie, alla ribellione, e anche ai problemi dei primi anni, quando le notti trascorrono quasi sempre insonni a causa dei pianti dei piccoli figli &#8211; dobbiamo imparare da loro, dai loro sacrifici, il nostro sacrificio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, insieme imparare che \u00e8 bello maturare nei sacrifici e cos\u00ec lavorare per la salvezza degli altri. Lei, don Pennazza, giustamente, ha citato il Concilio, che afferma che il matrimonio \u00e8 un Sacramento per la salvezza degli altri: anzitutto per la salvezza dell&#8217;altro, dello sposo, della sposa, ma anche dei bambini, dei figli, e infine di tutta la comunit\u00e0. E, cos\u00ec, anche il sacerdote matura nell&#8217;incontrarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Penso allora che dobbiamo coinvolgere le famiglie. Le feste della famiglia mi sembrano molto importanti. Nell&#8217;occasione delle feste conviene che appaia la famiglia, appaia la bellezza delle famiglie. Anche le testimonianze &#8211; per quanto forse un po\u2019 troppo di moda &#8211; in certe occasioni possono realmente essere un annuncio, un aiuto per tutti noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per concludere, per me rimane molto importante che nella Lettera di san Paolo agli Efesini le nozze di Dio con l&#8217;umanit\u00e0 tramite l&#8217;incarnazione del Signore si realizzino nella Croce, nella quale nasce la nuova umanit\u00e0, la Chiesa. Il matrimonio cristiano nasce proprio in queste nozze divine. \u00c8, come dice san Paolo, la concretizzazione sacramentale di quanto succede in questo grande Mistero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec dobbiamo sempre di nuovo imparare questo legame tra Croce e Risurrezione, tra Croce e bellezza della Redenzione, e inserirci in questo Sacramento. Preghiamo il Signore perch\u00e9 ci aiuti ad annunciare bene questo Mistero, a vivere questo Mistero, ad imparare dagli sposi come lo vivono loro, ad aiutarci a vivere la Croce, cos\u00ec da giungere anche ai momenti della gioia e della Risurrezione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Giovani<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D<em>. <\/em>Gualtiero Isacchi<\/strong>, responsabile del Servizio Diocesano di Pastorale Giovanile: \u00ab<em>I giovani sono al centro di una pi\u00f9 decisa attenzione da parte della nostra Diocesi, come di tutta la Chiesa in Italia. Le Giornate Mondiali li hanno portati allo scoperto: sono tanti ed entusiasti. Eppure, generalmente, le nostre parrocchie non sono adeguatamente attrezzate per accoglierli; le comunit\u00e0 parrocchiali e gli operatori pastorali non sufficientemente preparati per dialogare con loro; i sacerdoti impegnati nelle diverse incombenze non hanno il tempo necessario per ascoltarli. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Di loro ci si ricorda quando divengono un problema o quando ne abbiamo bisogno per animare una celebrazione o una festa&#8230; Come oggi un sacerdote pu\u00f2 esprimere la scelta preferenziale per i giovani pur con una agenda pastorale affollata? Come possiamo servire i giovani a partire dai loro valori invece di servirci di loro per \u00able nostre cose<\/em>\u00bb?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>BENEDETTO XVI:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei anzitutto sottolineare quanto Lei ha detto. In occasione delle Giornate Mondiali della Giovent\u00f9, ed anche in altre occasioni &#8211; come recentemente alla Veglia di Pentecoste &#8211; appare che c&#8217;\u00e8 un desiderio nella giovent\u00f9, una ricerca anche di Dio. I giovani vogliono vedere se Dio c&#8217;\u00e8 e che cosa Dio ci dice. Esiste, quindi, una certa disponibilit\u00e0, con tutte le difficolt\u00e0 di oggi. Esiste anche un entusiasmo. Dobbiamo quindi fare il possibile per tener viva questa fiamma che si mostra in occasioni come le Giornate Mondiali della Giovent\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come fare? \u00c8 una nostra domanda comune. Penso che proprio qui, dovrebbe realizzarsi una \u00abpastorale integrata\u00bb, perch\u00e9 in realt\u00e0 non ogni parroco ha la possibilit\u00e0 di occuparsi sufficientemente della giovent\u00f9. Ha quindi bisogno di una pastorale che trascenda i limiti della parrocchia e trascenda anche i limiti del lavoro del sacerdote. Una pastorale che coinvolga anche molti operatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sembra che, sotto il coordinamento del Vescovo, si debba trovare il modo, da una parte, di integrare i giovani nella parrocchia, affinch\u00e9 siano fermento della vita parrocchiale; e, dall&#8217;altra, di trovare a questi giovani anche l&#8217;aiuto di operatori extra-parrocchiali. Le due cose devono andare insieme. Occorre suggerire ai giovani che, non solo nella parrocchia ma in diversi contesti, devono integrarsi nella vita della Diocesi, per poi ritrovarsi anche nella parrocchia. Bisogna perci\u00f2 favorire tutte le iniziative che vanno in questo senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Penso che sia molto importante, adesso l&#8217;esperienza del volontariato. \u00c8 importante che i giovani non siano lasciati alle discoteche, ma abbiano impegni nei quali vedono di essere necessari, si accorgono di poter fare qualcosa di buono. Sentendo questo impulso di fare qualcosa di buono per l&#8217;umanit\u00e0, per qualcuno, per un gruppo, i giovani avvertono questo stimolo ad impegnarsi e trovano anche la \u00abpista\u00bb positiva di un impegno, di un&#8217; etica cristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sembra di grande importanza che i giovani abbiano realmente impegni che ne mostrino la necessit\u00e0, che li guidano sulla strada di un servizio positivo nell&#8217;aiuto ispirato dall&#8217;amore di Cristo per gli uomini, cosicch\u00e9 loro stessi cerchino le fonti alle quali attingere per trovare la forza e l&#8217;impegno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;altra esperienza sono i gruppi di preghiera, dove essi imparano ad ascoltare la Parola di Dio, ad imparare la Parola di Dio proprio nel loro contesto giovanile, ad entrare in contatto con Dio. Questo vuol dire anche imparare la forma comune della preghiera, la Liturgia, che forse in un primo momento appare abbastanza inaccessibile per loro. Essi imparano che c&#8217;\u00e8 la Parola di Dio che ci cerca, pur con tutta la distanza dei tempi, che parla oggi a noi. Noi portiamo il frutto della terra e del nostro lavoro al Signore e lo troviamo trasformato in dono di Dio. Parliamo da figli col Padre e riceviamo poi il dono di Lui stesso. Riceviamo la missione di andare al mondo con il dono della sua Presenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbero anche utili le Scuole di Liturgia, alle quali i giovani possano accedere. Sono, d&#8217;altra parte, necessarie occasioni dove la giovent\u00f9 possa mostrarsi e presentarsi. Qui, ad Albano, ho sentito, \u00e8 stata fatta una rappresentazione della vita di san Francesco. Impegnarsi in questo senso vuol dire entrare nella personalit\u00e0 di san Francesco, del suo tempo, e cos\u00ec allargare la propria personalit\u00e0. \u00c8 soltanto un esempio, una cosa apparentemente abbastanza singolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pu\u00f2 essere un&#8217;educazione ad allargare la personalit\u00e0, ad entrare in un contesto di tradizione cristiana, a risvegliare la sete di conoscere meglio da dove ha attinto questo santo. Non era solo un ambientalista o un pacifista. Era soprattutto un uomo convertito. Ho letto con grande piacere che il Vescovo di Assisi, Mons. Sorrentino, proprio per ovviare a questo \u00ababuso\u00bb della figura di san Francesco, in occasione dell&#8217;VIII centenario della sua conversione vuol indire un \u00abAnno di conversione\u00bb, per vedere qual \u00e8 la vera \u00absfida\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse tutti noi possiamo un po&#8217; animare la giovent\u00f9 per far capire che cos&#8217;\u00e8 la conversione, collegandoci anche alla figura di san Francesco, per cercare una strada che allarghi la vita. Francesco prima era quasi una specie di \u00abplay-boy\u00bb. Poi, ha sentito che questo non era sufficiente. Ha sentito la voce del Signore: \u00abRicostruisci la mia Casa\u00bb. Man mano ha capito cosa voleva dire \u00abcostruire la Casa del Signore\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ho, allora, risposte molto concrete, perch\u00e9 mi trovo di fronte ad una missione dove trovo gi\u00e0 i giovani riuniti, grazie a Dio. Ma mi sembra che si debba far uso di tutte le possibilit\u00e0 che si offrono oggi nei Movimenti, nelle Associazioni, nel Volontariato, in altre attivit\u00e0 giovanili. Occorre anche presentare la giovent\u00f9 alla parrocchia, cosicch\u00e9 essa veda chi sono i giovani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 necessaria una pastorale vocazionale. Il tutto dev&#8217;essere coordinato dal Vescovo. Mi sembra che si trovino operatori pastorali attraverso la stessa autentica cooperazione dei giovani che si formano. E cos\u00ec, si pu\u00f2 aprire la strada della conversione, la gioia che Dio c&#8217;\u00e8 e si preoccupa di noi, che noi abbiamo accesso a Dio e possiamo aiutare altri a \u00abricostruire la sua Casa\u00bb. Mi sembra questa, alla fine, la nostra missione, qualche volta difficile, ma in fin dei conti molto bella: quella di \u00abcostruire la Casa di Dio\u00bb nel mondo di oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi ringrazio per la vostra attenzione e chiedo scusa per la frammentariet\u00e0 delle mie risposte. Vogliamo collaborare insieme perch\u00e9 cresca la \u00abCasa di Dio\u00bb nel nostro tempo, perch\u00e9 molti giovani trovino la strada del servizio al Signore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tratto da www.chiesaonline .it \u00a0Botta e risposta spontaneo di Benedetto XVI con i preti della diocesi di Albano. 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