{"id":2203,"date":"2006-09-08T09:45:18","date_gmt":"2006-09-08T07:45:18","guid":{"rendered":""},"modified":"2019-06-13T10:09:13","modified_gmt":"2019-06-13T08:09:13","slug":"la-carestia-terroristica-in-ucraina-1932","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-carestia-terroristica-in-ucraina-1932\/","title":{"rendered":"La carestia terroristica in Ucraina (1932)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/09\/holodomodor2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-16365\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/09\/holodomodor2-204x300.jpg\" alt=\"holodomodor2\" width=\"184\" height=\"270\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/09\/holodomodor2-204x300.jpg 204w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/09\/holodomodor2.jpg 250w\" sizes=\"auto, (max-width: 184px) 100vw, 184px\" \/><\/a>pubblicato su <strong>Il Foglio<\/strong> del 9 gennaio 2004<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>&#8220;Raccolto di dolore&#8221;, storia della carestia terroristica (Ucraina \u201932)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">A DICIOTTO ANNI DALLA SUA USCITA IN AMERICA,<br \/>\nFINALMENTE TRADOTTO IN ITALIANO IL SAGGIO DI ROBERT CONQUEST<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Pubblichiamo ampi stralci dell\u2019introduzione<\/em> <em>di &#8220;The harvest of Sorrow&#8221; di Robert<\/em> <em>Conquest, ora tradotto, a diciotto anni<\/em> <em>dalla sua uscita in America, da Liberal<\/em> <em>edizioni in collaborazione con Ukrainian<\/em> <em>Studies Fund di New York: &#8220;Raccolto di<\/em> <em>dolore&#8221; sar\u00e0 in libreria ai primi di marzo.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">(traduzione di <strong>Sergio Minucci<\/strong>)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>seguono altri articoli e testimonianze<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Cinquant\u2019anni fa, l\u2019Ucraina e le terre situate a est di quella regione \u2013 un vasto territorio abitato da circa quaranta milioni di abitanti \u2013 apparivano come un unico, immenso Bergen-Belsen. Un quarto della popolazione rurale era morta o moribonda, e gli altri versavano in vari stadi di debilitazione, privi perfino della forza di seppellire i familiari o i vicini.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stesso tempo (come accadde a Bergen-Belsen) ben nutrite squadre di polizia e di funzionari del partito sorvegliavano le vittime. Tutto ci\u00f2 rappresent\u00f2 il momento culminante di quella che Stalin defin\u00ec la &#8220;rivoluzione dall\u2019alto&#8221;, nel corso della quale lui e i suoi uomini annientarono due elementi considerati irrimediabilmente ostili al regime: la classe contadina dell\u2019Urss nel suo complesso, e la nazione ucraina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026] Nel 1929-1932, il Partito comunista sovietico guidato da Stalin sferr\u00f2 un duplice attacco contro la classe contadina dell\u2019intero paese: la dekulakizzazione e la collettivizzazione. Dekulakizzazione signific\u00f2 la soppressione o la deportazione nelle regioni artiche, insieme alle loro famiglie, di milioni di contadini. In teoria tutti quelli ricchi, in pratica tutti i pi\u00f9 influenti e tutti coloro che con maggior vigore si opponevano ai piani del partito. Collettivizzazione signific\u00f2 l\u2019abolizione della propriet\u00e0 privata della terra e la concentrazione dei contadini sopravvissuti in aziende agricole &#8220;collettive&#8221;, poste sotto il controllo del partito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste due svolte provocarono la morte di milioni di persone, soprattutto tra quanti furono deportati, ma anche tra i contadini collettivizzati (in particolare in alcune regioni, come ad esempio nel Kazachstan).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successivamente, nel 1932-\u201933 ci fu quella che pu\u00f2 essere definita una &#8220;carestia terroristica&#8221;, inflitta ai contadini collettivizzati dell\u2019Ucraina e del Kuban in gran parte ucraino (oltre alle regioni del Don e del Volga), attraverso l\u2019imposizione di quote di ammasso di frumento di gran lunga superiori alle possibilit\u00e0 reali, la requisizione totale di tutti i generi alimentari, e l\u2019impedire che un aiuto esterno, perfino da altre regioni dell\u2019Urss, raggiungesse le popolazioni affamate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa politica fu accompagnata da un attacco su vasta scala contro tutti i maggiori centri ed esponenti culturali e intellettuali ucraini, e contro le Chiese d\u2019Ucraina. La presunta renitenza dei contadini ucraini a consegnare il grano che non avevano, venne esplicitamente addebitata al nazionalismo, il che ben si accordava con il detto di Stalin che il problema nazionale fosse essenzialmente un problema contadino. Il contadino ucraino venne cos\u00ec a soffrire doppiamente: in quanto contadino e in quanto ucraino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci troviamo di fronte quindi a due elementi distinti, o almeno parzialmente distinti: la lotta del partito contro i contadini e quella contro il sentimento nazionale ucraino. E prima di raccontare gli eventi culminanti di questa storia sar\u00e0 bene esaminare i precedenti di entrambi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 1929 al 1933 (un periodo che dur\u00f2 pressappoco quanto la Prima guerra mondiale), ebbe luogo nelle campagne sovietiche una lotta di pari dimensione. Sebbene limitata a un singolo Stato, la guerra scatenata da Stalin contro i contadini provoc\u00f2 un numero di vittime pi\u00f9 alto del totale delle vittime di tutti i paesi coinvolti nella Prima\u00a0 guerra mondiale. Vi sono per\u00f2 alcune differenze: nel caso sovietico solo uno dei due belligeranti era armato, e le vittime (come c\u2019era da attendersi) furono quasi tutte nel campo opposto. Per di pi\u00f9, inclusero donne\u00a0 bambini e anziani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026] Con questo libro mi prefiggo uno scopo abbastanza anomalo: imprimere nella coscienza della societ\u00e0 occidentale la conoscenza di eventi che hanno coinvolto milioni di persone e provocato milioni di morti. Ma come \u00e8 possibile che essi non siano gi\u00e0 compiutamente impressi nella nostra coscienza? [\u2026] Uno degli ostacoli pi\u00f9 grossi \u00e8 consistito nell\u2019abilit\u00e0 di Stalin e delle autorit\u00e0 sovietiche nel nascondere o confondere la realt\u00e0, essendo tra l\u2019altro facilitati in questo compito da molti occidentali che per un motivo o per l\u2019altro avevano interesse a ingannare o a essere ingannati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E anche quando questa realt\u00e0, o almeno una sua parte, riusciva a filtrare in modo generico nella coscienza degli occidentali, c\u2019erano sempre delle formule sovietiche pronte a giustificarla, o quanto meno a scusarla. In particolare, fu proiettata l\u2019immagine del &#8220;kulak&#8221; sfruttatore, ricco, potente e impopolare, da epurare (anche se in modo alquanto inumano) in quanto nemico del partito, del progresso e delle masse contadine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 la figura del kulak, ammesso che sia mai esistita, era scomparsa fin dal 1918, e con tale appellativo si definiva in realt\u00e0 chiunque possedesse due o tre mucche, o perfino il pi\u00f9 povero contadino amico di questi. Al tempo della &#8220;carestia terroristica&#8221;, anch\u2019essi erano ormai scomparsi dai villaggi. La dekulakizzazione sarebbe infatti potuta avvenire anche senza collettivizzazione (e qualcosa del genere era in realt\u00e0 avvenuto nel 1918), e la collettivizzazione avrebbe potuto compiersi anche senza dekulakizzazione, come alcuni comunisti avevano in effetti sostenuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli attacchi furono sferrati dal governo sovietico in modo strettamente collegato fra loro, sebbene a prima vista tra le due azioni non esistesse alcun nesso logico. E la carestia non costitu\u00ec affatto un evento ineluttabile. [&#8230;]\u00a0I fatti che narreremo non sono semplicemente il risultato di semplice brama di potere, della volont\u00e0 di sopprimere tutte le forze autonome esistenti nel paese, bens\u00ec furono il frutto di un&#8217;analisi teorica relativa ai risultati sociali ed economici raggiungibili attraverso le armi del terrore e della menzogna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I risultati sperati non furono in realt\u00e0 raggiunti. Si pu\u00f2 tuttavia affermare che sopportare sacrifici di tali dimensioni, in nome di un dogma fino a quel momento privo di qualsiasi riscontro pratico, costituisca un&#8217;aberrazione morale e mentale, anche a prescindere dalle motivazioni inconsce o inconfessate, riscontrabili in questo cos\u00ec come in qualsiasi altro caso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vale a dire che, al di l\u00e0 di semplici motivi di carriera, vendetta o vantaggio personali, ma a un livello pi\u00f9 profondo (chiaramente individuato da Orwell), i comunisti &#8220;fecero credere, e forse credettero essi stessi, di aver preso il potere senza in realt\u00e0 volerlo, e solo per un periodo limitato di tempo; che proprio dietro l\u2019angolo esistesse un paradiso dove tutti gli esseri umani sarebbero stati liberi e uguali&#8221;, sebbene in realt\u00e0 &#8220;il potere non \u00e8 un mezzo, \u00e8 un fine&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualsiasi opinione si abbia al riguardo (e perfino volendo accettare le motivazioni degli stalinisti cos\u00ec come essi le esponevano) appare evidente che per molti aspetti quella razionalit\u00e0 che gli stessi avversari del programma staliniano riconoscevano non esisteva affatto, se non a un livello superficiale, assolutamente inadatto a una realt\u00e0 tanto complessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La figura di Stalin aleggia sull\u2019intera tragedia umana degli anni 1930-\u201933. Ci\u00f2 che soprattutto caratterizz\u00f2 l\u2019intero periodo fu quel particolare clima d\u2019ipocrisia e di evasivit\u00e0 che riusc\u00ec a creare. Tale clima non rappresenta necessariamente un elemento intrinseco alla politica del terrore, ma in questo caso specifico l\u2019inganno fu alla base di tutte le azioni compiute in quegli anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la campagna contro la destra egli non si lanci\u00f2 mai (se non all\u2019ultimo momento) in un attacco pubblico, ricorrendo al contrario, nei momenti di maggior tensione, al compromesso, anche se solo a parole. Durante il processo di dekulakizzazione, egli dette a intendere che esistesse davvero una &#8220;classe&#8221; di contadini ricchi che i contadini poveri espropriavano spontaneamente. Nel corso della\u00a0 collettivizzazione si sostenne sempre ufficialmente che si trattava di un movimento volontario, e che qualsiasi ricorso alla forza avrebbe costituito una deplorevole aberrazione. E quando giunse la &#8220;carestia terroristica&#8221; nel 1932-33, egli ne neg\u00f2 semplicemente l&#8217;esistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[&#8230;]\u00a0Disponiamo oggi di tante e tali prove e riscontri incrociati da non lasciare pi\u00f9 alcun serio dubbio su nessun specifico aspetto di quel periodo. Tali prove sono cos\u00ec riassumibili: innanzitutto disponiamo oggi di una gran mole di materiale direttamente concernente quegli eventi. Spesso si tratta di piccole rivelazioni inserite in un mare di dichiarazioni ortodosse da parte di studiosi sovietici, sebbene ci\u00f2 si riscontri pi\u00f9 di frequente durante il periodo di Chrusc\u00e9v, soprattutto nei primi anni Sessanta, che non negli anni successivi. [&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli studiosi sovietici hanno inoltre nuovamente confermato e rese pubbliche le cifre del censimento del 1937, precedentemente soppresso. Siamo cos\u00ec oggi in grado di comparare tali cifre con le stime sovietiche sul &#8220;tasso naturale di crescita&#8221; di quel periodo, e calcolare quindi con ragionevole precisione l&#8217;enorme numero di vittime degli anni 1930-&#8217;33 (va comunque detto che anche accettando le cifre del censimento contraffatto dei 1939 tale numero rimane comunque impressionante).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Disponiamo poi di materiali ufficiali di quel periodo e che includono resoconti straordinariamente sinceri apparsi sulla stampa sovietica, soprattutto al di fuori di Mosca, parte dei quali \u00e8 stata resa disponibile soltanto recentemente. Numerosi documenti segreti a livello locale sono inoltre\u00a0 giunti in vari modi in Occidente, ad esempio quelli contenuti nell\u2019&#8221;Archivio di Smolensk&#8221; ora ad Harvard.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo poi la testimonianza di ex attivisti di partito, che presero parte all\u2019attuazione pratica delle direttive del partito nei confronti dei contadini [\u2026] . Un\u2019altra importante fonte \u00e8 costituita dai resoconti di alcuni dei corrispondenti stranieri, a quel tempo in Russia (sebbene essi\u00a0 venissero allora notevolmente ostacolati nei loro compiti, o anche scavalcati da altri colleghi desiderosi di non inimicarsi le autorit\u00e0 sovietiche o perfino di divenirne complici). Abbiamo le testimonianze di cittadini stranieri in visita ai loro luoghi di origine o di comunisti stranieri che lavoravano in Urss. Ci sono poi le lettere degli abitanti dei villaggi a correligionari o parenti in Occidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soprattutto, esistono un gran numero di testimonianze di prima mano da parte di coloro che sopravvissero alle deportazioni e alla carestia. Alcune di queste appaiono in singoli libri o articoli, mentre molte di pi\u00f9 se ne trovano nell\u2019immenso lavoro di documentazione compiuto da studiosi ucraini che hanno cercato con grande impegno le testimonianze di persone sparse in tutto il mondo. [\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La caratteristica pi\u00f9 interessante di tali testimonianze, specialmente quelle rese dagli stessi contadini, \u00e8 il tono pacato e realistico con il quale quegli eventi terribili vengono solitamente narrati. E\u2019 particolarmente gratificante poter confermare e dare pieno credito a queste fonti di prima mano. Per lungo tempo testimonianze\u00a0 oneste e veritiere sono state messe in dubbio e rifiutate, dai sovietici naturalmente, ma anche da molti occidentali, che per vari motivi non erano preparati ad affrontare una realt\u00e0 cos\u00ec terrificante. Ed \u00e8 una grande soddisfazione che oggi quei tenaci testimoni della verit\u00e0, cos\u00ec a lungo calunniati o ignorati, possano essere pienamente riabilitati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi \u00e8 poi la narrativa, o meglio, la realt\u00e0 sotto forma di narrativa. Uno dei pi\u00f9 eminenti studiosi di economia sovietica, Alec Nove, ha notato che in Urss &#8220;le notizie pi\u00f9 interessanti sulla vita rurale appaiono sui periodici letterari&#8221;. [\u2026] Scrive Pasternak nelle sue memorie inedite: &#8220;All\u2019inizio degli anni Trenta, tra gli scrittori si diffuse la pratica di recarsi nelle fattorie collettive per raccogliere del materiale sulla nuova vita dei villaggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Volli far anch\u2019io come tutti, e cos\u00ec affrontai tale viaggio con l\u2019idea di scrivere un libro. Ci\u00f2 che vidi non poteva essere espresso a parole. C\u2019era una miseria cos\u00ec inumana, cos\u00ec inimmaginabile, un disastro cos\u00ec terribile che quasi cominci\u00f2 a sembrare irreale, oltrepassava i limiti del cosciente. Mi ammalai. Per un intero anno non potei pi\u00f9 scrivere&#8221;. Anche per me, seppur investito da impressioni molto meno dirette, il compito si \u00e8 rivelato spesso cos\u00ec angoscioso da farmi a volte dubitare di poterlo assolvere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Compito dello storico \u00e8 scoprire e registrare quanto \u00e8 realmente successo, accertare i fatti al di l\u00e0 di ogni dubbio e porli nel loro giusto contesto. Assolvere questo dovere fondamentale non significa che egli non possa formarsi delle opinioni sui fatti che descrive. Non aspiro a una neutralit\u00e0 morale, e credo anzi che vi siano poche persone, al giorno d\u2019oggi, che non condividano la mia valutazione degli eventi descritti nelle pagine che seguono.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">pubblicato su <strong>Il Corriere della Sera del <\/strong>14 febbaraio 2004<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Una studiosa russa ha raccolto la \u00abstoria orale\u00bb di quel massacro. Che attende ancora di essere riconosciuto dall\u2019Occidente e dall\u2019Onu<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Ucraina, voci dal silenzio di uno sterminio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>VITTORIO STRADA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di recente Giovanni Paolo II ha inviato un messaggio ai cardinali ucraini Husar e Jaworski in occasione del 70\u00b0 anniversario dell\u2019\u00abHolodomor\u00bb, cio\u00e8 della carestia che nel 1932-33 affam\u00f2 in particolare l\u2019Ucraina, allora sovietica, e altre popolazioni, dal Kazachistan al Caucaso settentrionale, causando milioni di vittime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli stermini che, per responsabilit\u00e0 del potere comunista, decimarono i vari popoli forzosamente riuniti nell\u2019Urss, quello della Grande fame, uno dei pi\u00f9 terribili, aspetta ancora il debito riconoscimento (anche se non manca ormai una vasta letteratura) e opportunamente ad esso lo scorso anno \u00e8 stato dedicato un convegno dell\u2019Istituto per le ricerche di storia sociale e religiosa, il cui presidente, Gabriele De Rosa, ha chiesto al Parlamento italiano di riconoscere quel massacro come genocidio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di questo tragico episodio, taciuto nell\u2019Urss, ma di cui scrissero un giornalista come William Chamberlin e poi uno storico come Robert Conquest, le fonti storiche permettono di ricostruire i meccanismi. Ma, al di l\u00e0 di ogni ricerca specifica, c\u2019\u00e8 l\u2019impressionante quadro di questo strazio che solo i suoi testimoni diretti, anzi le vittime sopravvissute, possono far rivivere, come \u00e8 il caso dei racconti raccolti da Daria Chubova, e qui in parte tradotti, frammenti di una \u00abstoria orale\u00bb che nessuna storia \u00abscritta\u00bb pu\u00f2 superare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra testimonianza si legge nelle memorie di uno dei maggiori \u00abdissidenti\u00bb sovietici, Lev Kopelev, che, in giovent\u00f9 fanatico comunista, partecip\u00f2 come attivista del partito alle spietate azioni contro i contadini affamati e, ricordando gli orrori cui assistette, si stupisce di non essere impazzito o di non essersi suicidato, ma di aver creduto che tutto ci\u00f2 fosse necessario per un radioso avvenire comunista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dire che la colpa di questo eccidio (le cui vittime oscillano tra i quattro e i sei milioni) \u00e8 del regime sovietico e di Stalin \u00e8 ovvio. Meno facile \u00e8 individuare il modo in cui tale crimine si \u00e8 attuato. Si pu\u00f2 affermare che l\u2019\u00abHolodomor\u00bb, la \u00abGrande fame\u00bb nacque al punto di confluenza di due linee della politica staliniana: quella della \u00abcollettivizzazione\u00bb forzata e accelerata di tutta la campagna sovietica e quella della \u00abdeucrainizzazione\u00bb dell\u2019Ucraina, cominciata proprio allora, nel 1933.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quale tragedia sia stata la \u00abcollettivizzazione\u00bb, che poneva violentemente fine al mondo contadino costringendolo nelle aziende agricole di Stato, \u00e8 noto. Come \u00e8 noto che tale politica venne svolta all\u2019insegna di una \u00abguerra di classe\u00bb ideologica e poliziesca senza quartiere contro i cosiddetti kulak, i \u00abcontadini ricchi\u00bb che in realt\u00e0 per lo pi\u00f9 tali non erano e semplicemente si opponevano alla requisizione dei loro beni. Di questa politica soffrirono tutti i contadini laboriosi e attivi, russi e non russi, ma pi\u00f9 di altri quelli ucraini, le cui tradizioni erano meno legate a tradizioni \u00abcollettive\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte, quando la carenza di derrate, a causa delle disfunzioni del nuovo sistema agricolo e del cattivo raccolto, avrebbe reso necessaria una importazione di granaglie, Stalin oppose nettamente il suo rifiuto perch\u00e9, come aveva scritto precedentemente, \u00abl\u2019importazione di grano minerebbe il nostro credito all\u2019estero e aggraverebbe le difficolt\u00e0 della nostra posizione internazionale. Dobbiamo quindi farne a meno ad ogni costo. Il che \u00e8 impossibile se non si intensifica l\u2019ammasso del grano\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1932, quando cominci\u00f2 la carestia, e milioni di persone morivano di fame, non solo avvenne tale \u00abintensificazione\u00bb requisendo tutto il possibile ai contadini, ma continu\u00f2 l\u2019esportazione all\u2019estero, il che, assieme alle draconiane misure di polizia varate, rese il potere centrale direttamente responsabile dell\u2019ecatombe (tenuta nascosta per non minare il \u00abcredito\u00bb dell\u2019Urss!).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altra linea che spiega l\u2019accanimento di Stalin nei riguardi dell\u2019Ucraina \u00e8 la svolta nella politica nazionale in generale per tutte le componenti dell\u2019Unione Sovietica e in particolare verso la seconda repubblica, per importanza e grandezza, l\u2019Ucraina appunto. \u00c8 questa una storia meno nota e chiara. Baster\u00e0 ricordare che per un decennio, dal 1923 al 1933, si svolse la cosiddetta \u00abucrainizzazione\u00bb dell\u2019Ucraina, cio\u00e8 il riconoscimento da parte del potere centrale sovietico delle peculiarit\u00e0 (linguistiche, culturali, amministrative) di questa repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si parla addirittura di nazionalcomunismo ucraino, espressione eccessiva poich\u00e9 il momento politico unitario e centralizzato sovietico non venne mai meno; pur tuttavia questo decennio fu piuttosto positivo per l\u2019Ucraina e per quei suoi rappresentanti, politici e culturali, che aspiravano a una relativa autonomia da Mosca in quanto centro della Russia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019\u00abucrainizzazione\u00bb era il modo tattico in cui il potere sovietico si voleva radicare in una singola area etnico-nazionale: con la franchezza da lui usata almeno in privato, in una lettera a Lenin, nel 1922, Stalin riconobbe che negli anni precedenti, durante la guerra civile, \u00abnoi siamo stati costretti a far mostra del liberalismo di Mosca nella questione nazionale\u00bb, ma, aggiungeva, in tal modo involontariamente si erano formati dei comunisti che \u00abesigono una vera indipendenza in tutti i sensi\u00bb, il che era inammissibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1933, quando il regime comunista si era radicato e Stalin aveva ormai conclusa la sua ascesa al potere totale, e non c\u2019era quindi pi\u00f9 bisogno di far mostra di \u00abliberalismo\u00bb, all\u2019\u00abucrainizzazione\u00bb venne posto fine, come del resto, in modo analogo avvenne per le altre repubbliche, e si afferm\u00f2 l\u2019unit\u00e0 assoluta della \u00abpatria sovietica\u00bb, la cui componente centrale era quella russa (a partire dalla lingua), a sua volta, per\u00f2 denazionalizzata e sovietizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 possibile riferire qui ci\u00f2 che avvenne poi in Ucraina: la decimazione dei suoi dirigenti \u00abnazionalcomunisti\u00bb, accompagnata da suicidi illustri anche di intellettuali, il cui \u00absogno\u00bb si spezzava contro la realt\u00e0. L\u2019Ucraina sub\u00ec, per cos\u00ec dire, una duplice tragedia entro quella generale sovietica: un eccidio di massa e un massacro di vertice e fu cos\u00ec sottomessa con un\u2019ulteriore ondata di terrore al \u00abnuovo corso\u00bb, soltanto col crollo del comunismo riacquistando, settant\u2019anni dopo, la sua indipendenza nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* * *<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">pubblicato su<strong> Il Corriere della Sera<\/strong> del 14 febbraio.2004<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u00a0<\/strong><strong>SOPRAVVISSUTI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u00abL\u2019orrore della fame cieca che ci ha reso cannibali\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u00a0<\/strong><strong>DISPERAZIONE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pubblichiamo alcune testimonianze di sopravvissuti all\u2019Holodomor, raccolte dalla storica moscovita Daria Chubova. I cognomi sono seguiti dalle iniziali del nome e del patronimico<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abAnche i cani si mangiava, e gatti, e ratti&#8230; Gli uccelli piccoli, passeri e cornacchie, li avevamo mangiati in autunno, da un pezzo non ce n\u2019erano pi\u00f9&#8230; Perch\u00e9 nasconderlo, si mangiava la gente.\u00bb <strong>(<\/strong><em><strong>Ivanova O.I.)<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDietro di noi abitava Michailo Davydenko che si era mangiato la moglie. L\u2019aveva uccisa, cotta e mangiata&#8230; Prova un po\u2019 tu a fare la fame&#8230; La gente usciva di testa&#8230; Varvara, quella che stava in fondo al villaggio, era andata a far acqua al pozzo. Ma vicino al pozzo si scivola, l\u2019acqua versata era tutta una lastra di ghiaccio&#8230; Varvara scivol\u00f2 e cadde&#8230; Per alzarsi le mancavano le forze&#8230; Rimase l\u00ec stesa finch\u00e9 non congel\u00f2. Il suo uomo la prese com\u2019era, gelata, e la tagli\u00f2 a pezzi per mangiarla&#8230;\u00bb. <strong><em>(Bakanova V.S.)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abC\u2019era una fame terribile&#8230; La gente era tutta gonfia. Una notte vado verso l\u2019officina e vedo un vecchietto&#8230; L\u2019inverno era freddissimo&#8230; Lui trascina una bambina, morta congelata, per il collo: che vuoi, bisogna pur mangiare\u00bb. <strong><em>(Komlitskij I.V.)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abMia mamma era gi\u00e0 tutta gonfia e non poteva alzarsi dalla panca. Se ne stava l\u00ec sdraiata da qualche giorno&#8230; Ma era ancora viva. Dai vicini era rimasta viva una bambina, gli altri erano tutti morti. Andai da lei e in due cominciammo a disfare lo steccato per fare casse da morto&#8230; Mentre lo disfacevamo (cos\u00ec dicendo piange)&#8230; la mia mamma&#8230; la portarono via, viva&#8230; Non le ho dato l\u2019ultimo saluto e non so dove \u00e8 la sua tomba\u00bb. <strong><em>(Kononenko A.N.)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abChe cosa ho fatto?&#8230; A partire dalla scuola abbiamo cominciato a scavare. Da tutto il villaggio portano i morti&#8230; Ma che morti&#8230; Crepati erano. Scaviamo la fossa profonda fino al ginocchio e li stendiamo l\u00ec come acciughe, uno sull\u2019altro, purch\u00e9 basti la terra per coprirli. Arriviamo fino al policlinico, vedi, di qui sono quattrocento metri. Dall\u2019ospedale trasportavano a carrettate tutti i cadaveri nudi. I carri non sono coperti e ora un braccio, ora una gamba finisce tra le ruote. Ma ecco che una donna porta un bambino che conosco: \u00e8 la mia ex vicina, e mi dice: &#8220;Grisha, sotterramelo&#8221;. Allora io, per non offendere gli altri, scavo un po\u2019 da una parte e metto l\u00ec quella piccola bara&#8230; Nella bara non si poteva seppellire e se qualcuno portava morti nella bara, noi la spaccavamo perch\u00e9 occupava troppo spazio&#8230; Le bare le spaccavamo e i cadaveri li stendevamo come acciughe\u00bb <strong><em>(Gontar G.K.)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSoprattutto se la passavano male i bambini piccoli: cadevano semplicemente per terra, come mosche\u00bb. <strong><em>(Gontar M.S.)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Racconto dell\u2019autista di un dirigente di partito: \u00abNe abbiamo fatta allora di strada, dappertutto le vie erano piene di cadaveri&#8230; Ce n\u2019erano moltissimi, una quantit\u00e0 enorme&#8230; Non ricordo dove, lui mi dice: &#8220;Vedi, Vasilij, i kulak hanno nascosto il grano: preferiscono crepare piuttosto che tirarlo fuori&#8221;\u00bb. <strong><em>(Lozovoj V.P.)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">____________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per saperne di pi\u00f9:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=2204\">La dekulakizzazione in URSS nei rapporti della polizia<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=43242\">&#8220;Raccolto di dolore&#8221;, storia della carestia terroristica (Ucraina \u201932)<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=43236\">Ucraina: voci dal silenzio di uno sterminio<\/a><\/p>\n<p><u><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=3484\">Raphael Lemkin (*) Il genocidio sovietico in Ucraina<\/a><\/u><\/p>\n<p><strong>Video:\u00a0<\/strong><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=fe5HsMEZzCU\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=fe5HsMEZzCU<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>pubblicato su Il Foglio del 9 gennaio 2004 &#8220;Raccolto di dolore&#8221;, storia della carestia terroristica (Ucraina \u201932) A DICIOTTO ANNI DALLA SUA USCITA IN AMERICA, FINALMENTE TRADOTTO IN ITALIANO IL SAGGIO DI ROBERT CONQUEST Pubblichiamo ampi stralci dell\u2019introduzione di &#8220;The harvest of Sorrow&#8221; di Robert Conquest, ora tradotto, a diciotto anni dalla sua uscita in &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-carestia-terroristica-in-ucraina-1932\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":16365,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[32,24,84],"tags":[1334,147],"class_list":["post-2203","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofia-del-comunismo","category-storia","category-urss","tag-kulaki","tag-ucraina","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - 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