{"id":2169,"date":"2006-08-22T17:04:34","date_gmt":"2006-08-22T15:04:34","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-03-10T12:51:46","modified_gmt":"2016-03-10T11:51:46","slug":"malattia-mentale-e-unit-della-persona-ricadute-giuridiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/malattia-mentale-e-unit-della-persona-ricadute-giuridiche\/","title":{"rendered":"Malattia mentale e unit&agrave; della persona. Ricadute giuridiche"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-31542\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/08\/psichiatrico_giudiziario.jpg\" alt=\"psichiatrico_giudiziario\" width=\"250\" height=\"125\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/08\/psichiatrico_giudiziario.jpg 318w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/08\/psichiatrico_giudiziario-300x150.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/>Tratto da<strong> Cristianit\u00e0<\/strong> n.335<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\">maggio-giugno 2006<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Introduzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il non infrequente apparire di notizie\u00a0 circa il compimento di efferati delitti, con tutta la disumanit\u00e0 che essi rivelano, induce molti osservatori a domandarsi se la causa di tali misfatti non sia da ricercarsi nella malattia mentale degli autori. Certamente si tratta di atti insani, espressivi di una profonda perturbazione mentale. Tale constatazione, per\u00f2, non deve indurre a ritenere necessariamente che gli autori di tali fatti siano incapaci d\u2019intendere e di volere e, dunque, che debbano essere considerati irresponsabili sul piano giuridico.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Occorre, invece, indagare il \u00abvalore di malattia\u00bb di un atto criminale secondo un itinerario che, basato sul piano scientifico-naturalistico e alla luce dei criteri convenzionali di tipo giuridico sull\u2019attribuzione della responsabilit\u00e0 per i fatti compiuti, sia per\u00f2 anche integrato dalla esperienza scaturente da solidi e oggettivi princ\u00ecpi morali.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte a delitti commessi da personalit\u00e0 abnormi, quanto pi\u00f9 crudele, inusuale, efferato, mostruoso \u00e8 il delitto, tanto pi\u00f9 \u00e8 difficile per il giudice accertare se la condotta delittuosa debba essere intesa come espressione di \u00abcriminalit\u00e0\u00bb, ovvero come espressione di \u00abmalattia\u00bb, allo scopo facendo ricorso, di volta in volta, ai concetti di <em>\u00abmalattia mentale\u00bb<\/em>, di <em>\u00abvalore di malattia\u00bb <\/em>e di <em>\u00abvizio di mente\u00bb <\/em>(1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019orientamento scientifico-naturalistico, quando si limiti a ricercare i sintomi di abnormit\u00e0 comportamentale, classificandoli in una determinata casella prevista dai vari protocolli della scienza psichiatrica, rischia di pervenire alla conclusione che tutti gli autori di reato avrebbero diritto al riconoscimento di un vizio di mente, con la conseguente non punibilit\u00e0 per il delitto commesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno psichiatra, infatti, non ha difficolt\u00e0 alcuna a etichettare ogni sintomo e ogni comportamento abnorme \u2014 e il delitto di sangue \u00e8 sicuramente tale \u2014 all\u2019interno di una casella alfa-numerica contemplata dai manuali psichiatrici. Se, invece, ci si dovesse strettamente attenere alla convenzionalit\u00e0 giuridica, e si riconoscesse a una condotta abnorme <em>\u00abvalore di malattia\u00bb <\/em>soltanto in presenza di un\u2019infermit\u00e0 con basi organiche e con modifiche anatomico-cerebrali, allora si restringerebbe in modo eccessivo l\u2019ambito di rilevanza delle condizioni che inducono a modulare in guisa diversa la responsabilit\u00e0 penale in relazione alle condizioni psichiche del soggetto agente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non intendo negare che tanto l\u2019approccio scientifico-naturalistico, quanto quello convenzionale-giuridico siano importanti nella valutazione dei profili di responsabilit\u00e0 delle personalit\u00e0 abnormi che hanno commesso delitti con la coscienza fortemente perturbata. Ritengo per\u00f2 che sia necessario integrare lo\u00a0 studio della coscienza in senso psichico con lo studio della coscienza in senso morale: soltanto in tal modo si pu\u00f2 pervenire a una valutazione equilibrata del soggetto che ha compiuto delitti abnormi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 postula il riconoscimento dell\u2019esistenza, oltre che di una psicologia naturalistica, di una psicologia metafisica, che esamina il comportamento dell\u2019uomo non soltanto nella sua fenomenologia esteriore, ma anche alla luce di ci\u00f2 che egli \u00e8 veramente, o meglio, alla luce di ci\u00f2 che egli \u00e8 secondo la tendenza intima dell\u2019essere dell\u2019uomo, fatto a immagine di Dio, e proteso verso un fine di felicit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Infermit\u00e0 mentale e unit\u00e0 della persona<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di questa esigenza sono ormai consapevoli tanto i giuristi quanto gli scienziati della mente e gli esperti in psichiatria forense che forniscono alla giurisdizione le informazioni necessarie per risolvere i casi pratici. Gli enormi progressi compiuti dalle scienze neurologiche negli ultimi decenni hanno, peraltro, chiaramente evidenziato la stretta relazione intercorrente fra le funzioni cerebrali, da un canto, e, dall\u2019altro, la vita psichica e il comportamento della persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I processi mentali presuppongono funzioni cerebrali intatte, al punto che i disturbi cerebrali implicano la compromissione della memoria, dell\u2019orientamento, della percezione, del linguaggio e di molteplici altre capacit\u00e0 di carattere cognitivo. Eppure, sebbene non vi siano dubbi circa il fatto che il contegno umano si fondi su processi del cervello di tipo fisico-chimico, affiora sempre pi\u00f9 fra gli scienziati la consapevolezza che, al fine di comprendere meglio la vita psichica, siano necessarie ulteriori condizioni di tipo biologico, psicologico e sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Daniel Hell, professore di Psichiatria Clinica e direttore della clinica psichiatrica universitaria di Zurigo, ha osservato che proprio le pi\u00f9 recenti ricerche sul cervello sembrano confermare l\u2019insufficienza di uno studio della mente secondo modalit\u00e0 di tipo esclusivamente fisico-chimico neuronale. Infatti, lo sviluppo cerebrale, pur nel quadro di limiti geneticamente prefissati, \u00e8 dipendente dalle influenze dell\u2019ambiente e dalle esperienze di vita della persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019encefalo non \u00e8 affatto un organo statico, bens\u00ec plastico, che si adatta nella sua struttura sottile a influssi sia interiori sia esteriori (2). Ora \u2014 cos\u00ec prosegue Hell \u2014 se il sorgere e il collegarsi in rete fra loro delle cellule cerebrali dipende dagli sviluppi biografici e dalle esperienze di apprendimento, e se le pressioni ambientali \u2014 per esempio, nella forma dello <em>stress <\/em>\u2014 esercitano un enorme influsso sulla microanatomia e sulla neuropsicologia di distinti centri cerebrali, \u00e8 evidentemente erronea la tendenza a ridurre le \u00abmalattie mentali\u00bb a mere \u00abmalattie del cervello\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, le modificazioni cerebrali che provocano le malattie mentali sono potenzialmente anche espressione di situazioni di vita e di esperienze del mondo (3). Ma \u2014 osserva sempre Hell \u2014 ancora pi\u00f9 rilevante di ci\u00f2 \u00e8 la constatazione che l\u2019esperienza psichica non pu\u00f2 essere limitata al correlato biologico, giacch\u00e9 contiene sempre qualcosa di ulteriore rispetto a esso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il significato attribuito soggettivamente a un\u2019esperienza di vita non \u00e8 dipendente esclusivamente dai processi cerebrali, ma pu\u00f2 essere compreso soltanto nell\u2019ambito di un orizzonte culturale specifico. Onde si pu\u00f2 dire con Hell che il significato dell\u2019esperienza psichica sta nel linguaggio e il significato del linguaggio nell\u2019incontro degli uomini fra loro e nel loro confrontarsi con il mondo (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I disturbi psichici si accompagnano, invero, alla modificazione delle funzioni cerebrali, ma non si esauriscono in tali modificazioni. Ammalato psichicamente, conclude Hell, non \u00e8 un cervello, ma una persona. Il significato di una infermit\u00e0 psichica non sta nel cervello, bens\u00ec nella presa di posizione di una persona rispetto a se stessa e nella relazione linguistica fra l\u2019uomo e la sua cultura (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pluridimensionalit\u00e0 dell\u2019infermit psichica rinvia alla compresenza nell\u2019uomo delle tre dimensioni della vita organica, della vita psichica e della vita spirituale, non separate fra loro, ma costituenti un\u2019unit\u00e0 inscindibile nel composto umano di corpo e anima. G\u00fcnter Rager, professore di Anatomia, Embriologia e Neurobiologia all\u2019universit\u00e0 di Friburgo in Svizzera, ha suggerito l\u2019analogia strutturale fra le teorie neurobiologiche oggi emergenti, che vedono una stretta interrelazione fra la mente e il corpo, tanto da parlare di \u00abincarnazione della mente\u00bb, e la spiegazione filosofica dell\u2019esistenza individuale elaborata da Aristotele (384-322 a. C.) e da san Tommaso d\u2019Aquino (1225 ca.-1274).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per essi forma e materia sono un nulla, in s\u00e9 e per s\u00e9 considerate. Forma e materia non sono sostanze, ma princ\u00ecpi, che danno realt\u00e0 alla vita nel loro legame reciproco. L\u2019anima \u00e8 la forma vivente del corpo, che gli d\u00e0 la consistenza che noi sperimentiamo. Il corpo, invece, \u00e8 visto come principio d\u2019individuazione. Il corpo fornisce all\u2019anima un luogo, nello spazio e nel tempo, la rende individuabile e distinguibile (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se l\u2019uomo \u00e8 un composto di anima e di corpo e il suo essere non pu\u00f2 venir ridotto all\u2019una o all\u2019altro, separatamente considerati, le infermit\u00e0 mentali attingono la persona nella sua interezza, indipendentemente dalla loro causa, provocando effetti in larga parte simili sul funzionamento della psiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune patologie della mente trovano origine in un\u2019alterazione organica o funzionale di certi organi del corpo: questa alterazione provoca ulteriori alterazioni nello psichismo della persona, in quella parte dell\u2019anima pi\u00f9 dipendente dal corpo, in guisa che la parte nobile dell\u2019anima \u2014 lo spirito \u2014 pur indenne dalla patologia, non ha pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di manifestarsi e di esprimersi esteriormente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come insegna san Gregorio di Nissa (335 ca.-394), <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>in ogni parte del composto umano che ha una sua attivit\u00e0 propria la potenza dell\u2019anima pu\u00f2 operare: quando tale parte non rimane nell\u2019ordine naturale essa rimane inefficace\u00bb <\/em>(7). In questi casi, come insegna anche san Tommaso d\u2019Aquino, l\u2019infermit\u00e0, essendo un disturbo diretto e primario del corpo, attinge anche l\u2019anima, per\u00f2 soltanto <em>per accidens<\/em>: <em>\u00abL\u2019anima unita al corpo pu\u00f2 patire in due modi, per passione corporale e per passione animale o psichica. Per passione corporale patisce quando il corpo subisce una lesione. Perch\u00e9, essendo l\u2019anima forma del corpo, hanno tutti e due un solo essere e perci\u00f2 se qualche danno colpisce il corpo, ne risente indirettamente anche l\u2019anima per l\u2019essere che ha in comune con il corpo\u00bb <\/em>(8)<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Le infermit\u00e0 mentali aventi origine nelle patologie dell\u2019anima<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non tutte le patologie mentali, per\u00f2, sono di origine organica. Se l\u2019uomo \u00e8 un composto di anima e di corpo, \u00e8 inevitabile che vi siano patologie dell\u2019anima che influiscono anch\u2019esse sul funzionamento della psiche, fino a provocare effetti sul piano corporeo e del comportamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un processo celebratosi in Italia nei confronti di un uomo accusato di plurimi omicidi, di tentato omicidio, di plurime violenze sessuali nei confronti delle vittime e di mutilazione dei cadaveri \u2014 processo conclusosi definitivamente con la condanna all\u2019ergastolo per effetto della pronuncia 7 febbraio 2002 della Va sezione penale della Corte di Cassazione \u2014, si \u00e8 discusso a lungo, al pi\u00f9 elevato livello scientifico, se l\u2019accusato, inquadrato nella casella della personalit\u00e0 abnorme nell\u2019ambito di una parafilia \u2014 cio\u00e8 di una delle manifestazioni patologiche della sessualit\u00e0 chiamate dapprima perversioni e poi deviazioni sessuali \u2014 secondo la specificazione del sadismo sessuale, fosse o meno responsabile degli atti compiuti (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli esperti che redassero l\u2019ultima perizia collegiale, sostenendo la responsabilit\u00e0 dell\u2019accusato, hanno, fra l\u2019altro, sostenuto che, <em>\u00abnon vi \u00e8 dubbio che la pulsione parafiliaca sia una esigenza \u201cforte\u201d, difficile da combattere <\/em>[&#8230;] <em>tuttavia, il controllo degli impulsi \u00e8 nelle parafilie possibile e in questo caso l\u2019esecuzione del rituale parafilico non \u00e8 uno scoppio improvviso, ma comporta una messa in scena precisa e una complessa organizzazione: la coscienza dell\u2019Io \u00e8 sempre attiva e una serie di eventi sfavorevoli o la presenza di altri inibirebbe questa sequenza comportamentale. \u00c8 il Super-Io che \u00e8 indebolito ed \u00e8 l\u2019istanza sovracosciente di controllo che va esercitata che viene meno, istanza che pu\u00f2 essere sempre richiamata\u00bb <\/em>(10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri periti, che si erano pronunciati in precedenza, pure nel senso della responsabilit\u00e0 dell\u2019accusato, hanno sostenuto, richiamandosi a due studiosi delle perversioni e delle personalit\u00e0 parafiliche, lo psichiatra statunitense Otto F. Kernberg e lo psicopatologo francese Jean Bergeret (11), che l\u2019accusato mostrava, sia nelle caratteristiche strutturali della personalit\u00e0, sia sul piano relazionale, i seguenti caratteri: <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>l\u2019incapacit\u00e0 a calarsi in una dimensione etica nel rapporto con l\u2019interlocutore, l\u2019incapacit\u00e0 di investire in relazioni che non siano di tipo manipolatorio, la necessit\u00e0 di confessare soltanto ci\u00f2 per cui \u00e8 stato colto in fallo insieme con la evidente tendenza alla falsificazione\u00bb <\/em>(12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E hanno affermato che le situazioni descritte <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>inducono nell\u2019interlocutore un senso di irrealt\u00e0 o di difficolt\u00e0 di contatto con la realt\u00e0\u00bb <\/em>(13). La conclusione di questo primo collegio peritale \u00e8 stata, per\u00f2, che il quadro complessivo non significava che N. N. avesse un disturbo patologico nel contatto e nel rapporto con il reale, <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>ma soltanto che non riesce a mettersi in contatto con l\u2019interlocutore nell\u2019ambito di una dimensione etica\u00bb <\/em>(14).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma cosa significa: \u00abnon riuscire a mettersi in contatto con l\u2019interlocutore nell\u2019ambito di una dimensione etica\u00bb? Significa aver completamente \u2014 <em>rectius<\/em>: quasi completamente \u2014 rinnegato la propria coscienza di uomo. Nel saggio <em>Coscienza e verit\u00e0<\/em>, pubblicato nel 1991 in <em>La Chiesa. Una comunit\u00e0 sempre in cammino <\/em>(15), il card. Joseph Ratzinger, mettendo in evidenza l\u2019estrema radicalit\u00e0 dell\u2019odierna disputa sull\u2019etica e sul centro di essa, la coscienza, definiva il concetto di coscienza, individuandone due livelli, distinti ma strettamente interrelati uno con l\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un lato egli focalizzava un primo livello ontologico di coscienza, definendolo con il termine greco \u00abanamnesi\u00bb \u2014 l\u2019illustre teologo, ora Pontefice di Santa Romana Chiesa regnante come Benedetto XVI, ha preferito sostituire con questo termine quello medievale di sinderesi \u2014, consistente nel <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>fatto che \u00e8 stato infuso in noi qualcosa di simile ad una originaria memoria del bene e del vero <\/em>[&#8230;]; <em>che c\u2019\u00e8 una tendenza intima dell\u2019essere dell\u2019uomo, fatto a immagine di Dio, verso quanto a Dio \u00e8 conforme\u00bb <\/em>(16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il card. Ratzinger ricordava a supporto del suo dire un brano del <em>De Trinitate <\/em>di sant\u2019Agostino d\u2019Ippona (354-430) secondo cui, fra tutti i beni, <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>noi non potremmo dire che uno \u00e8 migliore dell\u2019altro <\/em>[&#8230;]<em>, se non fosse impressa in noi la nozione del bene stesso\u00bb <\/em>(17). Da un altro lato lo stesso card. Ratzinger focalizzava un secondo livello della coscienza nella dimensione del giudicare e del decidere, come l\u2019atto della ragion pratica, che giudica l\u2019atto da compiere sulla base della conoscenza fondamentale del bene impressa nell\u2019anima, nonch\u00e9 sulla base dell\u2019esperienza e dell\u2019educazione, tenendo conto delle circostanze specifiche con cui essa deve confrontarsi di volta in volta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non riuscire a comunicare con gli altri secondo la dimensione etica significa agire avendo cancellato dalla propria coscienza il ricordo, l\u2019anamnesi, del bene impresso in noi da Dio. La colpa di chi commette un delitto in questo stato di coscienza non \u00e8 tanto e soltanto nell\u2019atto del momento, bens\u00ec nel processo che ha condotto alla cancellazione dalla coscienza del ricordo del bene. Ma come pu\u00f2 vivere l\u2019uomo senza il ricordo del bene?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 ancora un ente razionale colui che agisce avendo cancellato dalla sua coscienza il ricordo dell\u2019essere e del bene? Le patologie dell\u2019anima sono quelle perversioni o disordini \u2014 chiamate dalla teologia morale \u00abpassioni sregolate\u00bb \u2014 del modo di esistenza dell\u2019uomo nel suo rapporto con Dio, con se stesso, con gli altri e con la natura creata che lo conducono a cancellare il ricordo del bene impresso nella coscienza e ad agire contro il principio fondante della ragion pratica, alla cui stregua il bene deve essere fatto e il male evitato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, queste perversioni o disordini di tipo spirituale influiscono in modo rilevante sul funzionamento stesso della psiche e conseguentemente sui comportamenti umani, al punto che credo conveniente formulare la seguente tesi: la progressiva cancellazione dalla coscienza dell\u2019anamnesi del bene impresso da Dio nell\u2019anima conduce alla disgregazione della stessa coscienza psichica, alla frantumazione e alla scissione del funzionamento della psiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle complesse e delicate relazioni fra le patologie spirituali e il funzionamento della psiche e nelle altrettanto complesse relazioni fra le patologie organiche e il funzionamento della psiche sta l\u2019estrema difficolt\u00e0 di distinguere fino in fondo nei casi giudiziari fra infermit\u00e0 mentale e perversione del carattere o della personalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima, con l\u2019effetto giuridico di escludere o di diminuire la responsabilit\u00e0 per l\u2019atto compiuto; la seconda, che imporrebbe, secondo un orientamento incongruamente rigido, di mantenere intatta la totale responsabilit\u00e0 giuridica. Vero \u00e8, piuttosto, che fra patologia mentale e perversione del carattere o della personalit\u00e0 v\u2019\u00e8 un\u2019interrelazione stretta, un reciproco influenzamento che non consente mai la formulazione di conclusioni nette e assolute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va tuttavia riconosciuto che, allo stesso modo in cui vi pu\u00f2 essere una malattia mentale a fondamento organico, che produce l\u2019abnormit\u00e0 del comportamento psichico, cos\u00ec vi pu\u00f2 essere una malattia spirituale che, provocando lo regolamento delle pi\u00f9 diverse passioni al di fuori del controllo della ragione, produce danni irreversibili dello stesso funzionamento psichico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le cause sono opposte: organica, in un caso; spirituale, nell\u2019altro. Ma le conseguenze sono le medesime. Il patrologo, filosofo e teologo ortodosso francese Jean-Claude Larchet, in una serie di volumi ispirati alla spiritualit\u00e0 dei Padri orientali dei primi secoli della Chiesa (18), mostra, per un verso, l\u2019effetto devastante delle passioni sregolate sullo psichismo umano, e, per un altro verso, l\u2019analogia fra i sintomi e i disturbi della nosografia psichiatrica e i sintomi e i disturbi della nosografia spirituale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per limitarci soltanto a qualche esempio, Larchet osserva che il carattere patogenetico dell\u2019attitudine dell\u2019orgoglio non \u00e8 ignorato dalla psichiatria moderna, che l\u2019ha tuttavia <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>mutilata della sua dimensione morale e spirituale e la indica nella maggior parte dei casi come \u201csopravvalutazione\u201d o \u201cipertrofia\u201d dell\u2019io\u00bb <\/em>(19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa attitudine si presenta al pi\u00f9 alto grado nella psicosi paranoica, ma \u00e8 presente anche nella nevrosi isterica. Allo stesso modo quanto si \u00e8 abituati a chiamare dopo Sigmund Freud (1856-1939) con il termine \u00abnarcisismo\u00bb <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>corrisponde anche a questa passione, ma si collega ancora pi\u00f9 strettamente alla \u201cfilautia\u201d, l\u2019amore passionale di s\u00e9 stesso, che spesso ha come oggetto principale il corpo\u00bb <\/em>(20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche altre patologie psichiche evocano gli effetti di passioni sregolate: le nevrosi fobiche, lo stato emotivo del timore; la nevrosi d\u2019angoscia, lo stato emotivo della tristezza e del timore; la psicosi melanconica e le passioni dell\u2019accidia e della tristezza nella sua forma estrema di disperazione (21). San Tommaso d\u2019Aquino, sviluppando le intuizioni di Aristotele, dopo aver distinto fra le infermit\u00e0 del corpo e quelle dell\u2019anima, soggiunge che queste ultime sono di due tipi: quelle contro la ragione e quelle contro la natura (22).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel primo caso la perversit\u00e0 dell\u2019agire non fuoriesce dai limiti della natura umana. Nel secondo caso le passioni corrompono a tal punto l\u2019equilibrio della persona, che si pu\u00f2 dire che essa si apparenti al modo di essere di un animale, poich\u00e9 l\u2019uomo si comporta difformemente dalla disposizione specifica che connota la persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 Aristotele nell\u2019<em>Etica Nicomachea <\/em>aveva trattato della \u00abbestialit\u00e0\u00bb, che caratterizza in qualche caso il comportamento dell\u2019uomo, traente talora origine dalla costituzione della persona, talaltra da stati morbosi provocati o da infermit\u00e0 fisica o da costumi contrari alla natura, contratti specialmente durante l\u2019infanzia e che hanno deturpato lo sviluppo del carattere (23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">San Tommaso, commentando l\u2019<em>Etica <\/em>di Aristotele, individua tre possibili cause della \u00abbestialit\u00e0\u00bb: la mancanza di leggi adeguate, che favoriscono i costumi perversi; le infermit\u00e0 o i grandi traumi affettivi, che possono provocare la demenza; il progresso nella malizia, che pu\u00f2 condurre a comportamenti bestiali contro natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti i disturbi definiti come \u00abbestiali\u00bb, aventi genesi nel comportamento abnorme, sono indicati da san Tommaso come <em>\u00abaegritudo animalis\u00bb<\/em>, che pu\u00f2 essere tradotto con l\u2019espressione <em>\u00abmalattia psichica\u00bb<\/em>: <em>\u00abun disordine della vita sensitiva interiore e dell\u2019affettivit\u00e0 con genesi nell\u2019anima, in quanto \u00e8 causato dalle cattive abitudini\u00bb<\/em>, secondo la precisa definizione formulata dallo psicologo spagnolo Mart\u00edn Federico Echavarria, dell\u2019Universitat Abat Oliba CEU, di Barcelona (24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I vizi contro natura, sempre secondo San Tommaso, sono contrari non soltanto alla ragione, che individua l\u2019elemento differenziale specifico fra l\u2019uomo e l\u2019animale, bens\u00ec addirittura alla naturalit\u00e0 dell\u2019animale, che costituisce il carattere di genere comune fra l\u2019uomo e l\u2019animale. Onde, secondo Echavarria, con il concetto di <em>aegritudo animalis<\/em>, s\u2019identifica non soltanto un\u2019infermit\u00e0 dell\u2019anima, bens\u00ec, pi\u00f9 precisamente, l\u2019infermit\u00e0 della dimensione \u00abanimale\u00bb dell\u2019anima umana, che si definisce oggi come \u00abpsiche\u00bb (25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sussiste, infatti, secondo san Tommaso d\u2019Aquino, una <em>\u00abinsania secundum animam\u00bb<\/em>, che insorge quando l\u2019anima dell\u2019uomo si estranea alla disposizione che caratterizza la specie umana; colui che ha smarrito la naturale inclinazione affettiva verso gli altri e si \u00e8 vestito di una aggressivit\u00e0 antinaturale e sadica contro i suoi simili, costui \u00e8 un insano nell\u2019anima: <em>\u00abInsania dice negazione di sanit\u00e0 <\/em>[<em>non sanitas<\/em>]<em>. Ora, come la sanit\u00e0 corporale viene distrutta dal fatto che il corpo perde la complessione dovuta alla specie umana, cos\u00ec l\u2019insania spirituale dipende dal fatto che l\u2019anima umana perde le disposizioni proprie della specie umana. E questo pu\u00f2 avvenire e riguardo alla ragione, come quando uno perde l\u2019uso di essa; oppure riguardo alla potenza appetitiva, come quando uno perde l\u2019affetto umano per cui \u201cun uomo naturalmente ama l\u2019altro uomo\u201d, secondo l\u2019espressione\u00a0 di Aristotele\u00bb <\/em>(26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come profondamente annota Echavarria, questi disordini di tipo bestiale, mostruoso, efferato, si distinguono dai comuni vizi umani perch\u00e9 rivelano non soltanto una disposizione affettiva contraria alla retta ragione, ma altres\u00ec perch\u00e9 la loro <em>materia \u00ab<\/em>[&#8230;] <em>non corrisponde a quella che \u00e8 naturale per l\u2019 appetito dell\u2019uomo, perci\u00f2 \u00e8 <\/em>contro natura<em>\u00bb <\/em>(27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che definisce questi contegni \u00e8 il loro carattere inumano e contronaturale. Il che li colloca ben al di l\u00e0 del vizio ordinario, che esprime un disordine della ragione, come esagerazione, per difetto o per eccesso, di una tendenza pur sempre naturale (28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. Conclusione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tesi esposta \u00e8 pregna di rilevanti conseguenze pratiche anche sul piano giuridico. Non posso soffermarmi su quelle che ne derivano sul piano pastorale e su quello medico-terapeutico, salvo osservare che, sul piano medico, va abbandonato il riduzionismo scientista che pretende di curare le malattie mentali agendo soltanto contro le cause somatiche o i sintomi psichici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, pur essendo necessario promuovere tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 costituire un sollievo sul piano fisio-psichico, occorre che la cura sia integrata con una amorevole e rispettosa attenzione verso la persona, cercando, in ogni caso, di curarla nella sua essenza integrale di composto di anima e di corpo, nella consapevolezza che all\u2019interno dell\u2019uomo vi \u00e8 una parte migliore e una parte peggiore, che vi \u00e8 una permanente guerra fra queste due parti e che non \u00e8 indifferente la scelta della terapia affinch\u00e9 vinca la parte migliore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul piano giuridico scaturiscono dalla tesi esposta due regole pratiche apparentemente contraddittorie fra loro, ma, nella realt\u00e0, convergenti nel proporre il rispetto della persona come ente libero e responsabile, nella cui coscienza \u00e8 impresso in modo indelebile, nonostante gli sforzi di cancellazione che la libert\u00e0 sregolata pu\u00f2 aver comportato, il ricordo del vero e del bene. La prima regola consiste nell\u2019attribuire il dovuto rispetto, nella valutazione della capacit\u00e0 del soggetto, al principio di responsabilit\u00e0 contro il principio di irresponsabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostruosit\u00e0 dell\u2019atto criminale, la sua antinaturalit\u00e0, la sua incomprensibilit\u00e0 secondo le categorie del ragionamento ordinario non costituiscono motivo sufficiente per escludere la colpevolezza dell\u2019autore. Come ha insegnato l\u2019antropologia dell\u2019epoca classica e cristiana, la \u00abbestialit\u00e0\u00bb \u00e8 lo stato cui approda l\u2019anima frantumata, che ha smarrito l\u2019anamnesi del bene a cagione di leggi aberranti, di costumi barbari e perversi, di mai raffrenate sollecitazioni mediatiche, del capitalizzarsi insaziabile <em>in interiore hominis <\/em>della passione dell\u2019orgoglio e di tutte le altre passioni che a questa fanno corteggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pi\u00f9 sottile e colpevole incoraggiamento a coloro che sono incamminati sulla via della \u00abbestialit\u00e0\u00bb sta proprio nel lavarsi le mani del problema che li riguarda, giustificandoli per l\u2019insania, senza approfondire le cause che l\u2019hanno provocata. Cos\u00ec, se non vi sia la certezza di un \u00abvalore di malattia\u00bb dell\u2019atto compiuto, nel senso di atto che corrisponde a un funzionamento abnorme dell\u2019attivit\u00e0 psichica coerente \u2014 altri direbbe legata da un nesso eziologico \u2014 con una patologia mentale dimostrata, la persona va ritenuta responsabile e non irresponsabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 non significa violare il principio <em>in dubio pro reo<\/em>, bens\u00ec trattare l\u2019uomo, fino a prova del contrario, come uomo, cio\u00e8 come dotato di una coscienza in grado di ricordare la voce del bene e di decidere conformemente al suo richiamo. E se \u00e8 vero che le malattie spirituali tendono a cancellare il ricordo di questa voce nell\u2019anima, \u00e8 anche vero, per un verso, che questo ricordo non pu\u00f2 essere cancellato fino al punto di non lasciare pi\u00f9 alcuna traccia, e che, per un altro verso, l\u2019uomo \u00e8 responsabile anche per la colpa di aver volontariamente obnubilato la voce della coscienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda regola, apparentemente opposta alla prima, ma nella realt\u00e0 a essa complementare, consiste nel dare rilievo, in senso attenuativo della responsabilit\u00e0, a tutte le situazioni che hanno effettivamente perturbato e condizionato l\u2019esercizio della libert\u00e0, inducendo e sospingendo all\u2019atto delittuoso, anche se ci\u00f2 \u00e8 avvenuto per una colpa pregressa, ponendo realmente al centro del diritto penale la nozione di colpevolezza, con tutte le implicazioni pratiche che essa comporta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invero, anche le malattie spirituali sono malattie; anch\u2019esse disturbano il funzionamento psichico; anch\u2019esse sono suscettibili di cura. Anche a coloro che agiscono delittuosamente in forza di una coscienza psichica dilacerata dalla cancellazione \u2014 <em>rectius<\/em>: quasi cancellazione \u2014 della coscienza morale, \u00e8 giusto e opportuno offrire i mezzi e le possibilit\u00e0 per la propria autoriabilitazione, possibile una volta che essi si pongano in ascolto della voce della coscienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Cfr. UGO FORNARI, <em>Trattato di psichiatria forense<\/em>, UTET, Torino 2004, pp. 118-129. Il concetto <em>\u00abvalore di malattia\u00bb <\/em>dell\u2019atto criminale rinvia a una duplice presupposizione, di livello diverso. Anzitutto occorre l\u2019inquadramento diagnostico della persona che ha agito, tale da soddisfare criteri diagnostici condivisi e resi confrontabili attraverso i manuali statistici pi\u00f9 accreditati negli ambienti specializzati. Oggi godono di particolare autorit\u00e0 i protocolli <em>DSMIV <\/em>o <em>ICD-10<\/em>. In secondo luogo occorre esplorare il funzionamento della persona, passando dal \u00abche cosa ha\u00bb al \u00abchi \u00e8\u00bb, ovvero passando dal criterio psicopatologico, attinente all\u2019individuazione del o dei disturbi psichici in atto, a quello dinamico-strutturale, verificando la loro incidenza sul funzionamento dell\u2019Io. In questo modo si cerca di riscoprire la persona come un tutto unitario, per rispondere concretamente alla domanda se essa era in grado di prendere una decisione adeguata ovvero se la sua capacit\u00e0 era compromessa ed eventualmente in quale misura. Il <em>DSM-IV-TR <\/em>\u00e8 il <em>Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders<\/em>, redatto a cura dell\u2019American Psychiatric Association, pervenuto nel 2001 alla IV edizione, e del quale cfr. l\u2019edizione italiana: <em>Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, <\/em>a cura di Vittorino Andreoli, Giovanni Battista Cassano e Romoli Rossi, Masson, Milano 2002. L\u2019<em>ICD-10 <\/em>\u00e8 la Decima Revisione della <em>Classificazione Internazionale delle Malattie e dei Problemi di Salute Correlati <\/em>(cfr. <em>ibid<\/em>., pp. 29-40).<br \/>\n(2) Cfr. DANIEL HELL, <em>Sind psychische St\u00f6rungen ausschlie\u00dflich Hirnkrankheiten? <\/em>[I disturbi psichici sono esclusivamente malattie del cervello?], in G\u00dcNTER RAGER (a cura di), <em>Ich und mein Gehirn. <\/em><em>Pers\u00f6nliches Erleben, verantwortliches Handeln und objective Wissenschaft <\/em>[Io e il mio cervello. Vissuto personale, agire responsabile e scienza oggettiva], Verlag Karl Alberg, Friburgo in Brisgovia-Monaco di Baviera 2000, pp. 139-160, in particolare p. 142.<br \/>\n(3) Cfr. <em>ibid<\/em>.<em>, <\/em>p. 142.<br \/>\n(4) Cfr. <em>ibid<\/em>., p. 143.<br \/>\n(5) Cfr. <em>ibid<\/em>., p. 160.<br \/>\n(6) Cfr. G. RAGER, <em>Hirnforschung und die Frage nach dem Ich <\/em>[Ricerca sul cervello e la questione dell\u2019Io]<em>, <\/em>in IDEM (a cura di), <em>op<\/em>. <em>cit<\/em>., pp. 49-50.<br \/>\n(7) San GREGORIO DI NISSA, <em>L\u2019uomo<\/em>, 12, trad. it., introduzione e note a cura di Bruno Salmona, Citt\u00e0 Nuova, Roma 1991, p. 61.<br \/>\n(8) <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>animam in corpore constitutam contingit pati dupliciter: uno modo, passione corporali; alio modo, passione animali. Passione quidem corporali patitur per corporis laesionem. Cum enim anima sit forma corporis, consequens est quod unum sit esse animae et corporis: et ideo, corpore perturbato per aliquam corpoream passionem, necesse est quod anima per accidens perturbetur, scilicet quantum ad esse quod habet in corpore\u00bb <\/em>(SAN TOMMASO D\u2019AQUINO, <em>Summa Theologiae, <\/em>III, questione 15, a. 4, traduzione e commento a cura dei domenicani italiani, <em>La Somma Teologica<\/em>, testo latino dell\u2019edizione leonina, vol. XXIV, <em>L\u2019Incarnazione: b) difetti assunti e implicanze [III, qq. 14-26]<\/em>, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1984, pp. 54-55).<br \/>\n(9) Cfr. la storia dell\u2019intero processo e il puntuale riferimento alle varie perizie psichiatriche, in U. FORNARI e IVAN GALLIANI, <em>Il caso giudiziario di Gianfranco Stevanin<\/em>, Centro Scientifico Editore, Torino 2003.<br \/>\n(10) Cfr. il testo in U. FORNARI e I. GALLIANI, <em>op<\/em>. <em>cit<\/em>., p. 225.<br \/>\n(11) OTTO F. KERNBERG, <em>Aggressivit\u00e0, disturbi della personalit\u00e0 e perversioni<\/em>, trad. it., Cortina, Milano 1993; e JEAN BERGERET, <em>Clinica, teoria e tecnica<\/em>, trad. it., Cortina, Milano 1990.<br \/>\n(12) Cfr. il testo in U. FORNARI e I. GALLIANI, <em>op<\/em>. <em>cit<\/em>., p. 179.<br \/>\n(13) <em>Ibidem<\/em>. (14) <em>Ibidem<\/em>.<br \/>\n(15) Cfr. CARD. JOSEPH RATZINGER, <em>La Chiesa. Una comunit\u00e0 sempre in cammino<\/em>, trad. it., Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 1991, pp. 113-137.<br \/>\n(16) <em>Ibid<\/em>., p. 130.<br \/>\n(17) SANT\u2019AGOSTINO, <em>De Trinitate<\/em>, libro VIII, 3, 4, trad. it., <em>La Trinit\u00e0<\/em>, testo latino dell\u2019edizione maurina confrontato con l\u2019edizione del <em>Corpus Christianorum<\/em>, con introduzione di Agostino Trap\u00e8 O.S.A. (1915-1987) e Michele Federico Sciacca (1908-1975), Citt\u00e0 Nuova, Roma 1987, p. 333.<br \/>\n(18) Cfr., in italiano, JEAN-CLAUDE LARCHET, <em>Teologia della malattia<\/em>, Queriniana, Brescia 1993; e IDEM, <em>Terapia delle malattie spirituali. Un\u2019introduzione alla tradizione ascetica della Chiesa ortodossa<\/em>, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2003; cfr. pure IDEM, <em>San Silvano del Monte Athos<\/em>, Qiqajon, Magnano (Biella) 2004.<br \/>\n(19) IDEM, <em>Th\u00e9rapeutique des maladies mentales. <\/em><em>L\u2019exp\u00e9rience de l\u2019Orient chr\u00e9tien des premiers si\u00e8cles<\/em>, Les \u00c9ditions du Cerf, Parigi 1992, p. 99; sul rapporto fra virt\u00f9 morali e salute psico-fisica, cfr. anche MARIO DI FIORINO ed ERMANNO PAVESI, <em>Le virt\u00f9 come fattore di equilibrio psico-fisico<\/em>, in E. PAVESI (a cura di), <em>Salute e salvezza. Prospettive interdisciplinari<\/em>, Di Giovanni Editore, San Giuliano Milanese (Milano) 1994, pp. 79-90. (20) J.-C. LARCHET, <em>Th\u00e9rapeutique des maladies mentales. L\u2019exp\u00e9rience de l\u2019Orient chr\u00e9tien des premiers si\u00e8cles<\/em>, cit., pp. 99-100.<br \/>\n(21) Cfr. <em>ibid<\/em>., p. 100. (22) Cfr. l\u2019intera problematica e l\u2019approfondito esame dell\u2019insegnamento di san Tommaso d\u2019Aquino e di Aristotele, in MART\u00cdN FEDERICO ECHAVARR\u00cdA, <em>Santo Tom\u00e1s y la enfermedad ps\u00edquica<\/em>, in <em>Actas de las jornadas de psicolog\u00eda y pensamiento cristiano. Bases para una psicolog\u00eda cristiana. <\/em><em>27 y 28 de agosto de 2004. Facultad de Filosof\u00eda y Letras. <\/em><em>Pontificia Universidad Cat\u00f3lica Argentina<\/em>, Editorial de la Universidad Cat\u00f3lica Argentina, Buenos Aires 2005, pp. 31-50.<br \/>\n(23) Cfr. ARISTOTELE, <em>Etica Nicomachea<\/em>, libro settimo, 1148 b, 19-27, trad. it., in IDEM, <em>Etiche. Etica Eudomea. Etica Nicomachea. Grande Etica<\/em>, a cura di Lucia Caiani, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino 1996, pp. 187-496 (pp. 379-380).<br \/>\n(24) M. F. ECHAVARR\u00cdA, <em>art<\/em>. <em>cit<\/em>., p. 42.<br \/>\n(25) Cfr. <em>ibid<\/em>., p. 44.<br \/>\n(26) <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>insania dicitur per corruptionem sanitatis. Sicut autem sanitas corporalis corrumpitur per hoc quod corpus recedit a debita complexione hamanae speciei, ita etiam insania secundum animam accipitur per hoc quod anima humana recedit a debita disposizione humanae speciei. Quod quidem contingit et secundum rationem, puta cum aliquis usum rationis amittit: et quantum ad vim appetitivam, puta cum aliquis amittit affectum humanum, secondum quem \u201chomo naturaliter est omni homini amicus\u201d, ut dicitur in <\/em>VIII Ethic<em>.\u00bb <\/em>(SAN TOMMASO D\u2019AQUINO, <em>Summa Theologiae<\/em>, IIII, questione 157, a. 3, traduzione e commento a cura dei domenicani italiani, <em>La Somma Teologica<\/em>, cit., vol. XXI. <em>La temperanza [IIII, qq. 141-170]<\/em>, Bologna 1984, pp. 320-321).<br \/>\n(27) M. F. ECHAVARR\u00cdA, <em>art<\/em>. <em>cit<\/em>., p. 45.<br \/>\n(28) Cfr. <em>ibidem<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tratto da Cristianit\u00e0 n.335 maggio-giugno 2006 1. Introduzione Il non infrequente apparire di notizie\u00a0 circa il compimento di efferati delitti, con tutta la disumanit\u00e0 che essi rivelano, induce molti osservatori a domandarsi se la causa di tali misfatti non sia da ricercarsi nella malattia mentale degli autori. 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