{"id":2070,"date":"2006-06-06T19:38:11","date_gmt":"2006-06-06T17:38:11","guid":{"rendered":""},"modified":"2014-12-30T19:18:27","modified_gmt":"2014-12-30T18:18:27","slug":"il-linciaggio-del-commisario-calabresi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/il-linciaggio-del-commisario-calabresi\/","title":{"rendered":"Il linciaggio del commisario Calabresi"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/06\/calabresi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-15925 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/06\/calabresi.jpg\" alt=\"calabresi\" width=\"240\" height=\"184\" \/><\/a>Tratto da <strong><em>Mio Marito il commissario Calabresi<\/em>,<\/strong> ed. Paoline Milano 1990<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il commissario di PS Luigi Calabresi fu acusato della morte dell&#8217;anarchico Pinelli, indiziato della strage di piazza Fontana avvenuta a Milano il 12 dicembre 1969. Il commissario, come stabil\u00ec la magistatura, era innocente ma Lotta Continua e Adriano Sofri, con tutta la sinistra al seguito imbastirono un vergognoso linciaggio, una vera e propria istigazione all&#8217;assassinio&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Gemma Capra<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abLotta Continua\u00bb allo scoperto<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando sento ancora oggi affermare, da personaggi come Lanfranco Bolis o Marco Boato, che \u00abCalabresi lo volevamo vivo per sapere come e perch\u00e9 era morto Pinelli\u00bb, e che \u00abcercavamo le sue denunce, volevamo un processo pubblico\u00bb, devo concludere che queste persone hanno la memoria corta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dichiarazioni come queste contengono tra l&#8217;altro l&#8217;implicita accusa a Gigi di essere stato il responsabile della morte di Pinelli, quando \u00e8 stato accertato, al di l\u00e0 di ogni possibile dubbio, che, al momento del fatto, egli neppure si trovava nella stanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pu\u00f2 darsi che Bolis e Boato abbiano voluto davvero un processo a Calabresi, ma in questo caso essi non possono oggi parlare a nome di Lotta Continua, bens\u00ec soltanto a titolo personale. Il processo lo volle la controparte, lo vollero i giudici che raccolsero la denuncia sottoscritta da Licia Pinelli, ma Lotta Continua ne auspic\u00f2, fin dal primo istante, una cosa soltanto: la morte. Ci\u00f2 \u00e8 provato mille volte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la serie di vignette dedicate a Gigi, <em>Lotta Conti<\/em><em>nua <\/em>usc\u00ec allo scoperto con un suo ritratto dal titolo <em>Un uo<\/em><em>mo di successo. <\/em>L&#8217;articolo riassumeva e faceva proprie le insinuazioni gi\u00e0 diffuse con le istanze alla Procura e con gli articoli dei quotidiani del PSI e del PCI: il segno di agopuntura, l&#8217;ambulanza che sarebbe stata chiamata prima della caduta di Pinelli, il particolare della versione della scarpa rimasta in mano al brigadiere, inventato dall<em>&#8216;Avanti!&#8217;. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accompagnato dalla battuta: \u00abA meno che questi anarchici non abbiano addirittura tre piedi: gente strana, d&#8217;altronde, da cui ci si pu\u00f2 aspettare qualsiasi cosa\u00bb. Tutte queste falsit\u00e0 venivano naturalmente presentate come verit\u00e0 assolute. Di loro iniziativa, i redattori di <em>Lotta Continua <\/em>aggiungevano una novit\u00e0 che, fino a quel momento, era stata anticipata, ma soltanto marginalmente, da <em>l&#8217;Unit\u00e0: <\/em>l&#8217;appartenenza di Gigi alla CIA, la sua \u00abformazione\u00bb negli Stati Uniti, dove mio marito non si era mai recato, i servigi che egli avrebbe reso \u00abal generale Edwin A. Walker, uomo di Barry Goldwater\u00bb. Il tutto condito con due fotografie: una di Gigi e una dell&#8217;attore Gianmaria Volente, protagonista del film <em>Un cittadino al di sopra di ogni sospetto. E <\/em>la dicitura: \u00abDue commissari: uno ha gi\u00e0 confessato\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu l&#8217;articolo per il quale Gigi present\u00f2 la sua prima querela per diffamazione. La risposta di <em>Lotta Continua <\/em>non si fece attendere. Nel numero del 14 maggio 1970, sotto il titolo: <em>Gli assassini di Pinelli escono allo scoperto \u2014 La querela del commissario finestra contro LC <\/em>\u2014- <em>CALABRESI, <\/em><em>SEI TU L&#8217;ACCUSATO, <\/em>si poteva leggere: \u00abLe nostre armi sono altre, pi\u00f9 difficili, pi\u00f9 faticose, pi\u00f9 pericolose, ma infinitamente pi\u00f9 efficaci. E l&#8217;organizzazione della forza e dell&#8217;autonomia del proletariato che far\u00e0 giustizia di tutti i suoi nemici. Dell&#8217;assassinio di Pinelli abbiamo detto a chiare lettere che il proletariato sa chi sono i responsabili e sapr\u00e0 fare vendetta della sua morte\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben presto questo lugubre auspicio divenne volont\u00e0 esplicita, minaccia inequivocabile urlata a squarciagola nelle assemblee e nelle piazze, promessa scritta e ossessivamente ripetuta sul giornale del movimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abQuesto marine dalla finestra facile\u00bb, scrive <em>Lotta Conti<\/em><em>nua <\/em>il 6 giugno 1970 \u00abdovr\u00e0 rispondere di tutto. Gli siamo alle costole, ormai, ed \u00e8 inutile che si dibatta come un bufalo inferocito (&#8230;) Qualcuno potrebbe esigere la denuncia di Calabresi per falso in atto pubblico. Noi, che pi\u00f9 modestamente di questi nemici del popolo vogliamo la morte&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo ottobre, nell&#8217;imminenza del processo, esce l&#8217;articolo dal titolo <em>Pinelli un rivoluzionario, Calabresi un assas<\/em><em>sino. <\/em>L&#8217;articolo ripropone dapprima il repertorio delle \u00abtorture\u00bb ai giovani anarchici, quindi la ormai consueta versione della morte di Pinelli: \u00abIntorno alla mezzanotte viene spinto gi\u00f9 dalla finestra dopo che un colpo di karat\u00e9 gli ha procurato una lesione bulbare\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, la pi\u00f9 esplicita delle minacce: \u00abSiamo stati troppo teneri con il commissario di PS Luigi Calabresi.\u00a0 Egli si permette di continuare a vivere tranquillamente, di continuare a fare il suo mestiere di poliziotto, di continuare a perseguitare \u00cc compagni. Facendo questo, per\u00f2, si \u00e8 dovuto scoprire, il suo volto \u00e8 diventato abituale e conosciuto per i militanti che hanno imparato ad odiarlo; la sua funzione di sicario \u00e8 stata denunciata alle masse che hanno incominciato a conoscere i propri nemici di persona, con nome, cognome e indirizzo. E&#8217; chiaro a tutti, infatti, che sar\u00e0 Luigi Calabresi a dover rispondere pubblicamente del suo delitto contro il proletariato. E il proletariato ha gi\u00e0 emesso la sua sentenza: Calabresi \u00e8 responsabile dell&#8217;assassinio di Pinelli e Calabresi dovr\u00e0 pagarla cara. (&#8230;) \u00c8 per questo motivo che nessuno, e tantomeno Calabresi, pu\u00f2 credere che quanto diciamo siano facili e velleitarie minacce. Siamo riusciti a trascinarlo in tribunale, e questo \u00e8 certamente il pericolo minore per lui, ed \u00e8 solo l&#8217;inizio. Il terreno, la sede, gli strumenti della giustizia borghese, infatti, sono giustamente del tutto estranei alle nostre esperienze, alle nostre lotte, alle nostre idee, e non \u00e8 certamente dalla legge dello Stato capitalista che ci attendiamo la punizione di un suo servo zelante; non dai giudici &#8220;progressisti e onesti&#8221;; non da un dibattimento i cui codici, norme e regole, creati dalla borghesia per controllare gli sfruttati, non possono essere utilizzati dai proletari, ma solo da questi distrutti. (&#8230;) Ma dentro l&#8217;aula della prima sezione, dentro il tribunale, attorno ad esso, nelle strade e nelle piazze, II proletariato emetter\u00e0 il suo verdetto, lo comunicher\u00e0, e ancora l\u00e0, nelle piazze e nelle strade, lo render\u00e0 esecutivo. Calabresi ha paura ed esistono validi motivi perch\u00e9 ne abbia sempre di pi\u00f9. Quando gli sfruttati rompono le catene dell&#8217;ideologia borghese e praticano le proprie idee, la forza dell&#8217;esempio diventa dirompente; i proletari di Trento che hanno rifiutato la legalit\u00e0 borghese per assumere quella rivoluzionaria, hanno compiuto il primo processo e la prima esecuzione. L&#8217;imputato e vittima del secondo \u00e8 gi\u00e0 da tempo designato: un commissario aggiunto di PS, torturatore e assassino: Luigi Calabresi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E affinch\u00e8 non possano pi\u00f9 sussistere dubbi, il giornale aggiunge: \u00abSappiamo che l&#8217;eliminazione di un poliziotto non liberer\u00e0 gli sfruttati; ma \u00e8 questo, sicuramente, un momento e una tappa fondamentale dell&#8217;assalto del proletariato contro lo Stato assassino\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abLa sentenza esiste gi\u00e0\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Piovono le lettere di approvazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fascicolo del 30 ottobre pubblica questa lettera di un \u00abcompagno carcerato\u00bb: \u00abL&#8217;articolo su Calabresi mi ha ricordato che la sentenza esiste gi\u00e0 nel cuore di tutti i proletari: manca solo che la si esegua\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, quale verit\u00e0 poteva attendere, <em>Lotta Continua, <\/em>da un tribunale di giudici che disprezzava e rifiutava? Sotto il t\u00ectolo <em>Chi sono i magistrati, <\/em>ecco che cosa scriveva il 15 ottobre 1970: \u00abSono quegli squallidi avanzi dell&#8217;umanit\u00e0 che si fanno pagare fior d\u00ec quattrini per continuare a condannare i proletari. Selezionati in base al censo e al ruffianismo, sono scagnozzi chiamati dai padroni ad amministrare la giustizia contro il popolo. Al processo borghese, ai suoi riti giuridici, alla sua conclusione, siamo e ci sentiamo profondamente estranei. La chiarezza, la verit\u00e0 sulla morte di Pino Pinelli, del proletario assassinato perch\u00e9 aveva potuto capire troppe cose, non ce l&#8217;aspettiamo sicuro n\u00e9 dal dibattimento, n\u00e9 dalla conclusione, quale che sia, d\u00ec quella lugubre farsa, recitata in toga nel chiuso di un palazzo fascista. La chiarezza, la verit\u00e0 sulla strage di Stato, come ogni chiarezza e verit\u00e0 che conti, non pu\u00f2 trovare spazio alcuno nei palazzi di giustizia, nelle aule dei tribunali borghesi. In quei luoghi, su quel terreno, tale chiarezza o verit\u00e0 pu\u00f2 solo rimanere mortificata, distorta, stravolta in menzogna e complotto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un&#8217;altra occasione, il 6 giugno, aveva scritto: \u00abQuando si tratta di magistrati e poliziotti, dobbiamo sempre andare oltre nell&#8217; ipotizzarne e prevederne il comportamento criminale\u00bb. E il 24 novembre ribadir\u00e0: \u00abQuesto processo serve solo a dimostrare il totale e assoluto antagonismo tra noi, la nostra pratica, le nostre idee, e la giustizia dei padroni. A riaffermare ancora una volta che non esiste possibilit\u00e0 alcuna di uso alternativo del tribunale, che non sia la sua distruzione. La coscienza della nostra assoluta estraneit\u00e0 alle regole della giustizia borghese diventa sempre pi\u00f9 radicale e lucida: \u00e8 questo il dato formidabile. La nostra volont\u00e0 di opporre a questo processo la pratica della giustizia proletaria, di restituire al popolo la possibilit\u00e0 materiale di applicare la sua legge, \u00e8 anche l&#8217;unico modo concreto di spezzare la criminale catena della strage di Stato\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2, non si chiede giustizia a magistrati che si ritengono incapaci di farla, non s\u00ec attende da terzi, per di pi\u00f9 sospetti, il giudizio su un uomo che si \u00e8 gi\u00e0 condannato. Anche se, per avventura, fosse innocente. Come afferma questo brano di <em>Lotta Continua, <\/em>pubblicato nel gi\u00e0 ricordato articolo del 14 maggio 1970 sotto il titolo: <em>Calabresi, sei <\/em><em>tu l&#8217;accusato: <\/em>\u00abAbbiamo scritto pi\u00f9 volte che Calabresi \u00e8 un assassino. Era giusto farlo e oggi lo ribadiamo con pi\u00f9 forza e convinzione, e non sar\u00e0 una querela per diffamazione che ce lo impedir\u00e0. E questo anche se, per caso, il colpo di karat\u00e9 non fosse stato lui a darlo, ma, mettiamo, l&#8217;agente Mucilli, o se, per ipotesi, non fosse stato Calabresi a buttare il corpo di Pinelli dalla finestra, ma, mettiamo, Vito Panessa. \u00c8 lui l&#8217;organizzatore e quindi \u00e8 lui l&#8217;assassino\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La campagna di <em>Lotta Continua <\/em>contro Gigi prosegue lungo tutto il 1971. Naturalmente, non basterebbe un volume per documentarla tutta, per cui mi limiter\u00f2 a qualche cenno. Il 6 maggio 1971, sotto il titolo <em>L&#8217;assassino alle corde <\/em><em>\u2014 Calabresi tenta il tutto per tutto: <\/em>\u00ab&#8230;Calabresi, assassino, stia attento. Il suo nome \u00e8 uno dei primi della lista\u00bb. II 25 maggio, dopo la ricusazione del presidente del Tribunale: \u00abQuesto processo non ha pi\u00f9 storia, se mai ne ha avuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;assassinio di Pinelli \u00e8 qualcosa di cui i padroni non riescono a controllare gli effetti a catena, al punto da non trovare pi\u00f9 neppure uno straccio di servo disposto a condannarci\u00bb. Il 26 giugno, in un articolo in difesa di Braschi, Faccioli e Pella Savia, appena condannati grazie alle prove fornite dalla questura: \u00abLa fine di questa storia sar\u00e0 il proletariato a scriverla: un tribunale popolare e soprattutto una giuria che non potr\u00e0 essere assolutamente ricusata. E questo vale naturalmente anche per Calabresi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abCi vuole la calibro 38 special\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli attacchi riesplodono dopo la morte di Franco Serantini, un anarchico di Pisa morto in carcere per malore, \u00aba seguito\u00bb, scrive <em>Lotta Continua, <\/em>nel frattempo divenuta quotidiano da mercoled\u00ec 12 aprile 1972, \u00abdel pestaggio subito dalla polizia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;articolo di fondo del 9 maggio: \u00abCos\u00ec, tutta la capacit\u00e0 di odio e di violenza vigliacca di un pugno di poliziotti, uomini come Calabresi, si \u00e8 congiunta con le decisioni e i programmi dei potenti, dei padroni e dei ministri, di quelli che dosano la quantit\u00e0 di furia omicida dei loro dipendenti a seconda dei tempi\u00bb. Il titolo dell&#8217;articolo di fondo \u00e8 esplicito: <em>Da Pinelli a Serantini. <\/em>In un vistoso riquadro di prima pagina, una frase di Antonio Granisci, dall\u2019<em>&#8216;Avanti! <\/em>del 7 giugno 1910: \u00abUn questurino vale oggi politicamente pi\u00f9 di un deputato: un deputato \u00e8 una finzione giuridica, un questurino \u00e8 una parte del potere\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 13 maggio (mancano cinque giorni all&#8217;uccisione di Gigi), Adriano Sofri tiene a Pisa un comizio per commemorare Serantini. Le sue parole sono pubblicate in prima pagina nel quotidiano del 16 maggio (manca un giorno all&#8217;uccisione di Gigi): \u00abSiamo venuti a dire che, come il ferroviere anarchico Pinelli non era solo, cos\u00ec lo studente rivoluzionario Serantini, figlio di nessuno, non \u00e8 solo&#8230; A dire che noi strumentalizziamo Pinelli e Serantini, perch\u00e9 Pinelli e Franco, e ogni altro compagno rivoluzionario, sono, da vivi e da morti, strumento cosciente e volontario di una lotta collettiva: la lotta per il comunismo&#8230; Al contrario che nel 1921-22, lo squadrismo irregolare \u00e8 oggi la truppa di rincalzo nei confronti della truppa decisiva, formata dalla polizia&#8230; I militanti, i proletari, si trovano immediatamente contro la violenza squadrista dell&#8217;apparato statale e la individuano come il nemico principale\u00bb. Tale nemico, \u00abproletari del PCI e proletari delle organizzazioni extraparlamentari\u00bb devono affrontarlo uniti \u00abcon tutta la loro forza, politica e militare\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mattina del delitto, Pinelli e Calabresi scompaiono dalle pagine di <em>Lotta Continua. <\/em>Negli Stati Uniti hanno sparato a George Wallace, candidato democratico alla presidenza. Il quotidiano ne da notizia in prima pagina scrivendo: \u00abGeorge Wallace, bianco, 53 anni, fascista, criminale, assassino, forse sopravviver\u00e0. Peccato. Tutti i criminali che ordinano i bombardamenti dei popoli indocinesi, quando viene toccato uno della loro cricca, un porco dello stesso porcile, allora piangono e parlano, come il boia Nixon, di violenza. All&#8217;attentatore suggeriamo, per la prossima volta, di non usare una pistola calibro 22. Come dicono i compagni rivoluzionari neri, che lo hanno imparato a proprie spese, per ammazzare il porco ci vuole la calibro 38 Special\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abSa, eravamo tutti giovani e scatenati\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su <em>Panorama <\/em>del 21 agosto 1988, Enrico Deaglio, ex direttore di <em>Lotta Cont\u00ecnua <\/em>e ora redattore di <em>Epoca, <\/em>ebbe a dichiarare, in un&#8217;intervista: \u00abSandro Pertini ci prese in simpatia per un nostro titolo sulla sua elezione a presidente della Repubblica e invitava ogni tanto al Quirinale Sofri e altri di LC\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su <em>L&#8217;Espresso <\/em>del 4 settembre 1988, Gad Lerner, ex vicedirettore di <em>Lotta Continua <\/em>e ora redattore di quel settimanale, scriveva: \u00abBompressi? L&#8217;ultima volta insieme \u00e8 stato nientemeno che al Quirinale, quando andammo in visita al neo eletto presidente Pertini\u00bb,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su una facciata di un \u00ab45 giri\u00bb stampato e venduto da Lotta Continua in 50 mila esemplari era incisa una canzone dal titolo <em>Scade la ferma, <\/em>\u00abparole e musica del proletariato\u00bb. La strofa d&#8217;inizio diceva: \u00abScade la ferma al Quirinale \/ ogni sette anni cambia maiale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sull&#8217;altra facciata era incisa <em>La ballata del Pinelli: <\/em>\u00abQuella sera a Milano era caldo \/ Calabresi nervoso fumava. \/ &#8220;Tu Lograno apri un po&#8217; la finestra&#8221;. \/ Ad un tratto Pinelli casc\u00f2. \/ &#8220;Poche storie, confessa, Pinelli, \/ c&#8217;\u00e8 Valpreda che ha gi\u00e0 parlato. \/ \u00c8 l&#8217;autore di questo attentato \/ ed il complice \u00e8 certo sei tu&#8221;. \/ &#8220;Impossibile \u2014 grida Pinelli \u2014 \/un compagno non pu\u00f2 averlo fatto. \/ E l&#8217;autore di questo delitto \/ tra i padroni bisogna cercar&#8221;.\/ &#8220;Stai attento indiziato Pinelli. \/ Questa stanza \u00e8 gi\u00e0 piena di fumo. \/ Se tu insisti apriam la finestra: \/ quattro piani son duri da far&#8221;. \/ Calabresi e tu Guida assassini \/ se un compagno avete ammazzato \/ questa lotta non avete fermato \/ la vendetta pi\u00f9 dura sar\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri \u00ab45 giri\u00bb stampati e diffusi da Lotta Continua erano \u00abLa violenza\u00bb (\u00abE ho visto le autoblindo \/ rovesciate e poi bruciate \/ tanti e tanti baschi neri \/ con le teste fracassate\u00bb), \u00abL&#8217;ora del fucile\u00bb (\u00abCosa vuoi di pi\u00f9 compagno per capire \/ che \u00e8 suonata l&#8217;ora del fucile?\u00bb), \u00abTrenta luglio alla Ignis\u00bb (\u00abCari compagni quella gran forca \/ dovremo farla ben resistente \/ per impiccarci assieme ai fascisti \/ il padron Borghi porco fetente\u00bb),<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II 18 ottobre 1971 il procuratore della Repubblica di Torino cit\u00f2 un gruppo di militanti sorpresi a vendere questi dischi, e i sei direttori di <em>Lotta Continua, <\/em>per istigazione a delinquere. Cinquanta intellettuali (artisti, saggisti, romanzieri e registi) firmarono un manifesto di solidariet\u00e0 dichiarando di condividere gli incitamenti di Lotta Continua alla lotta armata contro lo Stato, e facendo capire al procurato\u00adre \u00abche un&#8217;eventuale condanna avrebbe dovuto passare sul loro corpo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella lettera aperta al procuratore s\u00ec poteva leggere: \u00abTestimoniamo pertanto che, quando i cittadini da lei imputati affermano che in questa societ\u00e0 &#8220;l&#8217;esercito \u00e8 strumento del capitalismo, mezzo di repressione delle lotte di classe&#8221;, noi Io affermiamo con loro. Quando essi dicono &#8220;se \u00e8 vero che i padroni sono dei ladri, \u00e8 giusto andarci a riprendere quello che hanno rubato&#8221;, lo diciamo con loro. Quando essi gridano &#8220;lotta di classe, armiamo le masse&#8221;, lo gridiamo con loro. Quando essi si impegnano a &#8220;combattere un giorno con le armi in pugno contro lo Stato fino alla liberazione dai padroni e dallo sfruttamento&#8221;, ci impegniamo con loro\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguivano le firme: <em>Enzo Paci, Giulio A. Maccacaro, El<\/em><em>vio Fachinelli, Lucio Gambi, Marino Barengo, Umberto Eco, Paolo Portoghesi, Vladimiro Scatturin, Alberto Samon\u00e0, Lucio Colletti, Tinto Brass, Paolo Pernici, Giancarlo Maiorino, Francesco Leonetti, Manfredo Tafuri, Carlo Gregoretti, Giorgio Pecorini, Michele Canonica, Paolo Mieli, Giuseppe Catalano, Mario Scialoja, Saverio Tutine, Giampaolo Bultrini, Sergio Saviane, Serena<\/em> <em>Rossetti, Franco Le<\/em><em>fevre, Elio Aloisio, Alfredo Zennaro, Renato Izozzi, Giovan Battista Zorzoli, Cesare Zavattini, Bruno Caruso, Mario Ceroli, Franco Mulas, Emilie Garroni, Nelo Risi, Valentino Orsini, Giovanni Raboni, Luciano Guardigli, Franco Mogni, Giulio Carlo Argan, Alessandro Casillin, Domenico Porzio, Giovanni Giolitti, Marmele Fontana, Giuseppe Samon\u00e0, Salvatore Samperi, Pasquale Squitieri, Natalia Ginzburg, Tullio De Mauro, Francesco Valentini<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L&#8217;Europeo, <\/em>che diciassette anni dopo ripesc\u00f2 questo documento, and\u00f2 a chiedere ad alcuni degli autori perch\u00e9 lo avessero firmato. Le risposte sono state pubblicate dal settimanale il 12 agosto 1988.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 17 agosto cosi le ha commentate il filosofo Saver\u00eco Vertone in un corsivo di prima pagina sul <em>Corriere della Sera:<\/em> \u00ab[Dalle loro risposte] \u00e8 uscito un nuovo manifesto, pi\u00f9 frammentario e meno curato, ma se possibile ancora pi\u00f9 stupefacente dell&#8217;altro. Sempre sensitivi, come quelli dei cani da caccia, questa volta i nasi hanno fiutato un&#8217;aria diversa, ed esposti tra una corrente e l&#8217;altra si sono raffreddati. Samperi, ad esempio, ha sommessamente aspirato con una narice e sonoramente starnutito con l&#8217;altra: &#8220;Ognuno ha diritto di sostenere che bisogna prendere le armi, senza che questo significhi prenderle&#8221;. Argan ha arricciato le sue con severit\u00e0: &#8220;Non ricordo pi\u00f9 nulla. Firmai il documento, ma non vorrei tornarci sopra&#8221;. Natalia Ginzburg s\u00ec \u00e8 turata occhi e bocca: &#8220;Non capisco che cosa si vuole da me. Non ho niente da dichiarare&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Domenico Porzio, che all&#8217;epoca doveva avere almeno 45 anni, ha fatto una smorfia sbarazzina: &#8220;Sa, eravamo tutti giovani e scatenati&#8221;. Altri, compuntamente, hanno definito &#8220;metafore&#8221; (di che?) quelle dichiarazioni, quelle grida, quegli impegni. Tutti hanno usato il tono di chi abbia nascosto alla dogana tutt&#8217;al pi\u00f9 una bottiglia di whisky o una stecca di Marlboro. Samperi ha battuto tutti in acrobazia, rivelando allo stato puro la prudente vocazione italiana a stipulare patti col diavolo senza rinunciare alla protezione dell&#8217;acqua santa. \u00c8 una tradizione che vanta nobili precedenti e sostanziose ragioni e che consente di mettere d&#8217;accordo coscienza e incoscienza, tasche e vessilli, carriere ben protette e glorie ribelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSiamo abituati a condannare il linguaggio, l&#8217;irresponsabilit\u00e0 e l&#8217;arroganza della nostra classe politica. Bisogna riconoscere che l&#8217;irresponsabilit\u00e0 e l&#8217;arroganza di questo linguaggio potrebbero fare ombra a quelle del peggior sottosegretario ai Lavori Pubblici. In compenso ci aiutano a capire quel che \u00e8 successo in un decennio tra i pi\u00f9 singolari della nostra storia, durante il quale nulla \u00e8 stato vero, non la repressione, non la rivoluzione, non i governi, non l&#8217;opposizione, e per\u00f2 un poderoso schieramento di idee, parole, atteggiamenti non veri ha prodotto pistolettate vere. L&#8217;unica cosa reale degli anni Settanta sono stati purtroppo i morti. Tutto il resto, come dimostra questo documento, era finto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">_______________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Leggi anche:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=2071\">Chi era il commissario calabresi?<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tratto da Mio Marito il commissario Calabresi, ed. Paoline Milano 1990 Il commissario di PS Luigi Calabresi fu acusato della morte dell&#8217;anarchico Pinelli, indiziato della strage di piazza Fontana avvenuta a Milano il 12 dicembre 1969. Il commissario, come stabil\u00ec la magistatura, era innocente ma Lotta Continua e Adriano Sofri, con tutta la sinistra al &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/il-linciaggio-del-commisario-calabresi\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":15925,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[82,18],"tags":[1141,1291],"class_list":["post-2070","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunismo-in-italia","category-personaggi","tag-anni-di-piombo","tag-commissario-calabresi","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il linciaggio del commisario Calabresi - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - 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