{"id":2035,"date":"2006-05-15T14:28:45","date_gmt":"2006-05-15T12:28:45","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-12-03T15:54:42","modified_gmt":"2015-12-03T14:54:42","slug":"la-questione-islamica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-questione-islamica\/","title":{"rendered":"La questione islamica"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/05\/Londra_attentato.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-28595\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/05\/Londra_attentato.jpg\" alt=\"Londra_attentato\" width=\"250\" height=\"157\" \/><\/a>Studium<\/strong> n.1 gennaio\/febbraio 2006<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Roberto AM. Bertacchini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">e <strong>Piersandro Vanzan<\/strong> S.J.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione islamica \u00e8 oggi all&#8217;ordine del giorno (1), come mostrano l&#8217;assassinio in Turchia di don Andrea Santoro, un esponente della linea dialogica con l&#8217;Islam pi\u00f9 convinta, e le gravi manifestazioni di intolleranza, sia anticristiane sia contro ambasciate occidentali e sedi UE, dopo la pubblicazione di alcune vignette di satira antislamica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo le stragi di Londra il correlativo terrorismo internazionale allarma seriamente anche quei governi europei che, fino a ieri, di fatto ritenevano fosse sostanzialmente una questione \u00abisraelo-americana\u00bb, ossia di politica estera. Purtroppo le analisi mediatiche pi\u00f9 diffuse (2), spesso pi\u00f9 reattive che argomentate, annebbiano le ragioni del fenomeno: soprattutto il rapporto tra Islam e terrorismo. Per cui l&#8217;idea che quello islamico sia un attacco all&#8217;Occidente imperialista e cattivo &#8211; come si affanna a sostenere certa stampa &#8211; \u00e8 giudizio che offusca la realt\u00e0 assai pi\u00f9 che la riveli. Tenteremo dunque di chiarire che il terrorismo islamico \u00e8 un&#8217;assai complessa risposta a ci\u00f2 che \u00e8 percepito come minaccia devastante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che quello con l&#8217;Occidente sia per l&#8217;Islam un incontro mortale a noi tendenzialmente sfugge, n\u00e9 lo immaginiamo, anche perch\u00e9 ben vediamo che &#8211; tutto sommato &#8211; in tale impatto il cristianesimo sta sopravvivendo meglio di quanto ipotizzato dai \u00abprofeti laici\u00bb dell&#8217;Ottocento. E, in ogni caso, il Concilio Vaticano II ha sancito in modo chiaro che il progresso \u00e8 un dono divino da accogliere, pur consapevoli dei molti squilibri e delle contraddizioni che trascina. Vediamo allora di approfondire il discorso, seguendo il filo della ricostruzione storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lettura storica si articola per un credente su due piani: quello della teologia della storia, e quello dell&#8217;analisi critica dei processi, attraverso l&#8217;intelligenza delle cause seconde e dei loro effetti. In prospettiva teologica la crisi attuale rende ancora pi\u00f9 urgente proseguire nel dialogo interreligioso e accelerare i processi di integrazione, secondo gli obiettivi e gli intendimenti chiaramente espressi dal Vaticano II e dal successivo magistero pontificio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al tempo stesso siamo convinti che la crisi islamica, per quanto grave e forse &#8211; temiamo &#8211; ancora lontana dal suo apice, abbia tuttavia anche un senso provvidenziale come occasione di maturazione per l&#8217;Occidente. Gi\u00e0 infatti sono chiari &#8211; e si stanno diffondendo &#8211; i segni di un certo ripensamento da parte del pensiero laico e anche laicista, costretto a prendere atto dei propri eccessi anticristiani che hanno comportato conseguenze sociali non lievi, come, ad esempio, la progressiva distruzione della famiglia e della sua stessa possibilit\u00e0. C&#8217;\u00e8 poi il piano della ricostruzione critica, su cui verteranno le pagine che seguono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Islam e Occidente<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia dei rapporti reciproci ha fin qui tre epoche ben definite. La prima (<em>fase-1<\/em>) \u00e8 la <em>fase espansiva<\/em>, che caratterizza le vicende islamiche da Maometto sino al 1683 con l&#8217;assedio di Vienna. La seconda (<em>fase-2<\/em>) \u00e8 la <em>fase regressiva<\/em>, il cui inizio \u00e8 databile emblematicamente dal 1699 con la pace di Carlowitz, che impose all&#8217;impero ottomano le cessioni di Ungheria, Transilvania, Azov, Morea, parte della costa dalmata, Podolia e Ucraina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa fase ha il punto di minimo con la pace di Versailles e l&#8217;espansione coloniale europea; e in essa la superiorit\u00e0 e il prestigio occidentali sono cos\u00ec schiaccianti, che lo <em>slogan<\/em> \u00e8: <em>modernizzare l&#8217;Islam<\/em>. Programma messo in atto per esempio in Turchia, Egitto e Tunisia, con riforme filoccidentali. Questo <em>trend <\/em>non si interrompe con la seconda guerra mondiale, ma se mai evolve nel senso che alcuni Stati saranno orientali dal socialismo sovietico. Tuttavia nel secondo dopoguerra gi\u00e0 si percepiscono segni di una inversione di tendenza, che subir\u00e0 una fortissima accelerazione con la guerra dei sei giorni e le successive connesse vicende.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Alla luce delle teorie di Toynbee<\/em><\/strong><span style=\"text-decoration: underline;\">.<\/span> &#8211; Per comprendere il senso, le condizioni di possibilit\u00e0 e i modi di sviluppo della complessa transizione dalla <em>fase-2<\/em> alla <em>fase-3<\/em> attuale, \u00e8 illuminante rifarsi a Toynbee: in sintesi la sua idea \u00e8 che trovandosi in una \u00abumiliante condizione di sudditanza\u00bb, la civilt\u00e0 pi\u00f9 debole \u00abincomincia a imitare il modo di vita alieno che prende a modello\u00bb (3). Fin qui siamo grosso modo ai processi della fase regressiva che, in rincorsa all&#8217;Occidente, avevano ad obiettivo di <em>modernizzare l&#8217;Islam<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia non sempre le cose vanno lisce: pu\u00f2 accadere che le strutture di base della societ\u00e0 investita dalle radiazioni culturali allogene \u00abpalesino una rigidit\u00e0 tale da rendere impossibile una pronta ed efficace risposta adattiva. In questi casi, l&#8217;aggressione culturale si trasforma in un vero e proprio dramma storico. Infatti il primo impulso della societ\u00e0 aggredita sar\u00e0 quello di opporre una ostinata e astiosa resistenza all&#8217;intrusione della cultura allogena, che percepir\u00e0 come un attentato ai suoi valori assiali e, quindi, come uno snatura-mento della sua identit\u00e0 spirituale\u00bb (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questo \u00e8 il caso dell&#8217;Islam (5), dovuto al fatto che mentre Vittorio Emanuele II epur\u00f2 le scuole e le universit\u00e0 dalla presenza dei preti, ci\u00f2 non accadde negli Stati islamici, dove la cultura rest\u00f2 saldamente in mano alle autorit\u00e0 religiose. Ed \u00e8 infatti nelle universit\u00e0 islamiche e nelle scuole coraniche (<em>madrase<\/em>) che \u00e8 maturata quella radicalizzazione delle posizioni infine emersa in un vero e proprio movimento generale di lotta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso Iran e Afghanistan restano due emblemi. In altri termini, anche nei casi migliori lo Stato si limit\u00f2 a introdurre riforme di carattere economico e burocratico-amministrativo, senza incidere sull&#8217;auto-comprensione popolare (6). La scuola di Vittorio Emanuele II diede una nuova identit\u00e0 nazionale col mito del Risorgimento. Ci\u00f2 copr\u00ec le molte storture introdotte e i gravi danni sofferti dal popolo, dal Friuli alla Sicilia. Ma imped\u00ec fenomeni di rigetto dei Savoia. Viceversa nell&#8217;Islam l&#8217;identit\u00e0 rest\u00f2 fortemente ancorata alle precomprensioni religiose. Ed \u00e8 questo &#8211; come vedremo pi\u00f9 in dettaglio &#8211; l&#8217;elemento di rigidit\u00e0 che ha scatenato la reazione (7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Toynbee, la modernizzazione \u00abnon pu\u00f2 non apparire, allo sguardo fondamentalista degli zeloti [l&#8217;ala radicale della civilt\u00e0 aggredita] la strada maestra che conduce all&#8217;annientamento delle specificit\u00e0 spirituali del loro mondo. Di qui l&#8217;inevitabile lotta fra i modernizzatori e i tradizionalisti\u00bb (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E in effetti nel caso islamico ci\u00f2 avvenne realmente. Alla fine degli anni Ottanta vi fu un serrato confronto tra le posizioni pi\u00f9 moderate di &#8216;Azzam (semi-<em>erodiano<\/em>) e quelle pi\u00f9 oltranziste di al-Zawahiri (<em>zelota<\/em>), vero ideologo del <em>jihad<\/em> nella forma attualmente assunta, che include nella categoria di &#8220;nemico&#8221; anche gli erodiani, ossia i collaborazionisti con la civilt\u00e0 aggreditrice. Il 24 novembre 1989 &#8216;Azzarn a Peshawar resta vittima di un attentato (fratricida?) e al-Zawahiri ha campo libero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma c&#8217;\u00e8 ancora un punto dottrinale decisivo: per gli <em>zeloti<\/em> \u00abtutto ci\u00f2 che viene dall&#8217;esterno \u00e8 come un veleno per le tradizionali forme di vita, perci\u00f2 essi ritengono che non c&#8217;\u00e8 che un modo per evitare la catastrofe culturale: espellere l&#8217;invasore e chiudere ermeticamente le frontiere, di modo che nulla possa inquinare e corrompere il loro macrocosmo\u00bb (9). Puntualmente questa \u00e8 in parte la posizione di Bin Laden, non solo contrario alla presenza americana in Iraq, ma anche in Arabia Saudita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, purtroppo, qui \u00e8 il <em>nodo dolente<\/em>. Ossia nel fatto che, contro l&#8217;aggressione della civilt\u00e0 occidentale, questo <em>programma difensivo<\/em> sarebbe comunque irrealizzabile (10). Essa infatti, a differenza di tutte le civilt\u00e0 precedenti, non \u00e8 di tipo locale, ossia territorialmente circoscrivibile. <em>L\u2019aggressivit\u00e0 del villaggio globale \u00e8 tale, che vi \u00e8 un solo modo per sottrarsi alla sua morsa: quello di distruggerlo<\/em>. Ed \u00e8 appunto questo il programma ideologico di al-Zawahiri, perseguito con una complessa politica e strategia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In primis<\/em> alla formula \u00abmodernizzare l&#8217;Islam\u00bb si sostituisce l&#8217;altra: \u00abislamizzare la modernit\u00e0\u00bb e, perci\u00f2, l&#8217;Occidente. Islamizzare diviene cos\u00ec la parola chiave dell&#8217;ultimo trentennio &#8211; e siamo alla <em>fase-3<\/em>, o del ritrovato orgoglio islamico -, con le sue molteplici valenze ad <em>intra<\/em> e ad <em>extra<\/em>. All&#8217;interno islamizzare significa deoccidentalizzare tutto: dalle istituzioni politiche e culturali a quelle economiche, fino a ripensare lo stesso stile delle banche (11). All&#8217;esterno, significa diffondere l&#8217;Islam, con una potente azione missionaria &#8211; sia in Europa, sia negli USA -, sostenuta soprattutto dall&#8217;Arabia Saudita; ma, secondo interpretazioni pi\u00f9 radicali, islamizzare l&#8217;Occidente significa aggredirne con violenza il potere politico e l&#8217;economia, senza escludere di colpire la popolazione civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Un pericolo da non sottovalutare. <\/em><\/strong>&#8211; Questo programma <em>pantaislamizzante<\/em> pu\u00f2 far sorridere, come a suo tempo non pochi sorrisero davanti a Hitler, prima della sua ascesa politica. Si tratta perci\u00f2 di argomentare che questo programma \u00e8 vero, che \u00e8 attuato secondo un disegno lucido, e che, se pure lentamente, sta macinando successi. Che il programma sia vero emerge in molti modi, e sar\u00e0 ancora pi\u00f9 chiaro dal complesso di ci\u00f2 che scriviamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il primo dato macroscopico \u00e8 che \u00abdall&#8217;Afghanistan al Kashmir alla Cecenia al Dagestan all&#8217;Ossezia alle Filippine all&#8217;Arabia Saudita, al Sudan alla Bosnia al Kosovo alla Palestina all&#8217;Egitto all&#8217;Algeria al Marocco [&#8230;] gruppi consistenti [&#8230;] hanno dichiarato una guerra [&#8230;] all&#8217;Occidente\u00bb (12). Impossibile pensare che si tratti di eventi del tutto indipendenti gli uni dagli altri (cfr. <em>infra<\/em> le dichiarazioni di G. Habash e soprattutto di Ornar Bakri).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo dato macroscopico \u00e8 il terrorismo, soprattutto se si ha la pazienza di percorrere il filo rosso che dal 7 luglio 2005 risale al 1969, con l&#8217;aereo partito da Fiumicino, che Leila Khaled dirott\u00f2 e fece esplodere a Damasco. Il 1972 fu l&#8217;anno delle Olimpiadi di Monaco e del relativo eccidio; ma gi\u00e0 il 16 agosto un aereo diretto a Tei Aviv esplode per un mangianastri al tritolo regalato a due turiste inglesi da due corteggiatori arabi. Se oggi vi ripensiamo viene freddo: al-Qaeda \u00e8 una novit\u00e0 molto relativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Corteggiare due donne per provocare una strage significa infatti essere radicalmente imbottiti di ideologia. E significa che vi \u00e8 un&#8217;articolazione tra ideologia e organizzazione. Il mangianastri al tritolo, infatti, tutt&#8217;oggi non lo vendono dal ferramenta. Meno che mai due arabi incontrano due turiste che per caso vanno a Tel Aviv, e per caso gli viene in mente di fare un attentato, e sempre per caso hanno pronto un amico che gli fornisce il pacchetto-sorpresa. Ma gi\u00e0 nel 1970 vi furono ben sei tra dirottamenti e aerei saltati in aria o esplosi in volo. Perci\u00f2 non da tutti gli aeroporti sarebbe stato ugualmente facile far passare il tritolo. E infatti i due arabi scelsero Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In breve le condizioni di possibilit\u00e0 dell&#8217;attentato del 16 agosto sono cos\u00ec complesse che esigono un disegno pianificato da anni, dotato di strutture propagandistiche eccellenti e di risorse economiche e umane di prim&#8217;ordine. Il senso morale delle persone non si altera in cinque secondi. Quelle ragazze probabilmente erano pure carine: e magari vi era anche stato del tenero. Mettendo in parallelo questo episodio con Beslan, coi centocinquanta bambini uccisi, coi tre giorni di sevizie e la tortura della sete nella palestra, con le bambine prima stuprate e poi uccise, vediamo una ferocia talmente opposta al comune senso morale, da esigere una carica ideologica assoluta (13). E una tale ideologia, che ha base religiosa, esige che proprio tra i teologi si annidino i teoreti del terrore (14).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo dato \u00e8 l&#8217;antisionismo (15). Osserviamo la <em>consecutio temporum<\/em>. Nel 1967 abbiamo la <em>guerra dei sei giorni<\/em>, ossia la grande umiliazione islamica. Nei primi attentati degli anni Settanta l&#8217;antisionismo \u00e8 evidente: clamoroso l&#8217;episodio di Monaco. Nel 1973 abbiamo la <em>guerra del kippur<\/em>, che di nuovo vede Paesi islamici soccombere al fratello minore. Ma il 16 e 17 ottobre di quell&#8217;anno, ossia durante la guerra siro-egiziana contro Israele, l&#8217;Opec tenne una Conferenza a Kuwait City che stabil\u00ec: a) la quadruplicazione del prezzo del greggio; b) l&#8217;embargo a Stati Uniti, Danimarca e Olanda; e) la progressiva diminuzione del petrolio estratto; d) l&#8217;impegno ad estendere l&#8217;embargo ai Paesi che non avessero sottoscritto le loro condizioni; e) di includere nelle condizioni politiche da far accettare ai <em>partners<\/em> economici il ritiro di Israele dai territori occupati, il riconoscimento dei palestinesi, la presenza dell\u2019OLP alle trattative di pace, l&#8217;applicazione della Risoluzione 242 dell&#8217;ONU (16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un dato oggettivo che Israele al suo costituirsi non fu riconosciuto dai Paesi islamici. E fino alla fine l&#8217;ostilit\u00e0 di Saddam nei suoi confronti fu aperta. Dunque vi \u00e8 una convergenza evidente delle politiche economiche, militari e terroristiche. Dopo gli attentati di New York, di Madrid, di Londra, di Sharm El Sheik, non vedere che il sincronismo \u00e8 un dato quasi maniacale di questo Islam sarebbe da ciechi. Ma il sincronismo vi \u00e8 anche tra Conferenza Opec e Guerra del Ramadan. E il sincronismo \u00e8 un messaggio culturale <em>ad intra<\/em>, un modo eminente per affermare che l&#8217;Islam \u00e8 unito e coordinato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quarto dato \u00e8 la missionariet\u00e0. Questo \u00e8 un elemento meno visibile di altri, ma ugualmente chiaro. Negli USA gli anni Sessanta videro una vera invasione di studenti islamici provenienti dall&#8217;Africa e finanziati dai Paesi arabi. Il loro slogan era \u00abRevival of Islam\u00bb, e a quel grido fondarono diverse sette, tra cui il Black Muslims Mo-vement, che adesc\u00f2 tra le sue fila Cassius Clay e molti altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, sotto la spinta di un forte proselitismo, l&#8217;85% dei musulmani americani sono neri (17). Nel 1966 Cassius Clay si chiamava gi\u00e0 Muhammad Ali: e questo riporta allo scenario precedentemente visto: l&#8217;islamizzazione dei neri d&#8217;America non fu improvvisata. Fu pensata, pianificata, programmata. Perci\u00f2 dobbiamo risalire forse agli anni Cinquanta. E non \u00e8 da escludere che proprio il sionismo e la rinascita di Israele abbiano scatenato l&#8217;orgoglio islamico del Revival.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il caso USA non \u00e8 il solo. Gi\u00e0 nel 1974 Giulio Andreotti dava testimonianza delle pressioni arabe per ottenere \u00abla Grande Moschea\u00bb di Roma. Ora negli anni Settanta i musulmani di Roma non andavano tanto oltre il personale delle ambasciate e qualche turista occasionale. Perch\u00e9 dunque una \u00abGrande Moschea\u00bb? Un tale non piccolo investimento si giustificava solo in quella medesima prospettiva di espansione dell&#8217;Islam registrata negli USA. E, in effetti, quando essa venne inaugurata nel 1995 la folla fu tale da dimostrare che chi aveva pianificato l&#8217;investimento non era stato affatto avventato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, di nuovo, ci\u00f2 lega islamizzazione dell&#8217;Occidente e potere politico, perch\u00e9 non furono privati a sostenere quelle spese, ma Arabia Saudita, Kuwait, ecc.: miliardi e miliardi di petrodollari sono tornati nel mondo cristiano sotto forma di moschee, istituti islamici, scuole coraniche, ecc. (18)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il\u00a0quinto dato \u00e8 l&#8217;immigrazione. E questa \u00e8 la cosa per un verso pi\u00f9 ovvia e per un altro pi\u00f9 difficile da capire. Quando la televisione ci mette di fronte ai flussi di clandestini, subito pensiamo che si tratti di povera gente, di profughi, ecc. E in parte \u00e8 cos\u00ec. Poi, per\u00f2, c&#8217;\u00e8 ci\u00f2 che nessuno dice: ossia che la loro accoglienza \u00e8 la contropartita al mancato embargo petrolifero. Torniamo alla Conferenza di Kuwait City del 1973.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;anno seguente la CEE recep\u00ec formalmente quelle indicazioni politiche, dando vita, in luglio, all&#8217;Associazione Parlamentare per la Cooperazione Euro-Araba: una commissione mista paritaria. Ma entro il 1975 vi furono gi\u00e0 i primi importantissimi sviluppi nel Convegno del Cairo, che approv\u00f2 alcune proposte, poi integrate nella Risoluzione di Strasburgo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed ecco alcuni passi salienti: \u00abUna politica a medio e lungo termine deve d&#8217;ora innanzi\u00bb prevedere \u00ablo scambio della tecnologia europea con il greggio e con le riserve di mano d&#8217;opera araba\u00bb. Si \u00abchiede ai governi europei di predisporre provvedimenti speciali per salvaguardare il libero movimento dei lavoratori arabi che immigrano in Europa nonch\u00e9 il rispetto dei loro diritti fondamentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali diritti dovranno essere equivalenti a quelli dei cittadini nazionali\u00bb con \u00abuguale trattamento nell&#8217;impiego, nell&#8217;alloggio, nell&#8217;assistenza sanitaria, nella scuola gratuita, ecc.\u00bb, includendo \u00abl&#8217;esigenza di mettere gli immigrati e le loro famiglie in grado di praticare la vita religiosa e culturale degli arabi\u00bb, nonch\u00e9 \u00abla necessit\u00e0 di creare attraverso la stampa e i vari organi di informazione un clima favorevole agli immigrati e alle loro famiglie\u00bb e di \u00abesaltare attraverso la stampa il mondo accademico e il contributo dato dalla cultura araba allo sviluppo europeo\u00bb (19). Infine il Comitato Misto di Esperti aggiunse o chiar\u00ec il diritto degli immigrati \u00abdi esportare in Europa la loro cultura. Ossia di propagarla e diffonderla\u00bb (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque patti molto chiari: se volete il petrolio, dovete farvi islamizzare. Cio\u00e8 dovrete accettare un neocolonialismo a rovescio (21), dove la parte dei colonizzateli la fanno quelli che furono colonizzati (22). Se si considera il complesso della strategia, ugualmente lucida nella conquista del millimetro e nelle mazzate tipo 11 settembre, si comprende che l&#8217;OPEC ha puntato alla tempia dell&#8217;Europa il grilletto petrolifero, e che intende usarlo con una spregiudicatezza assoluta. Conquistata l&#8217;Europa, Israele sarebbe accerchiato e si arriverebbe alla resa dei conti finale in casa di Abramo, forse adombrata dall&#8217;Apocalisse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma in questa strategia vi \u00e8 un problema: le truppe americane sul suolo islamico. Da qui due linee politiche divergenti non per il fine perseguito, ma per le strategie concepite. Bin Laden, infatti (ma sicuramente anche l&#8217;Iran, e forse il Pakistan), considera che il grilletto petrolifero alla fine peser\u00e0 meno del grilletto atomico. Cio\u00e8 il ricatto non potr\u00e0 durare a lungo per due motivi: uno \u00e8 che non si pu\u00f2 alzare il prezzo del greggio fino a rendere pi\u00f9 economiche altre fonti di energia (altrimenti finir\u00e0 che in Europa si estrarr\u00e0 il petrolio dai copertoni usati delle auto, come si \u00e8 gi\u00e0 fatto; o si otterr\u00e0 benzina da qualche vegetale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;altro \u00e8 che quando l&#8217;Occidente sar\u00e0 veramente messo alle strette, reagir\u00e0 con le armi. Ecco perch\u00e9 occorre una strategia diversa, che portando la guerra in casa all&#8217;Europa e all&#8217;America impedisca l&#8217;uso del grilletto atomico. Ma, per fare questo, occorrono capitali ingenti e disporre delle leve di governo, attualmente in mano a musulmani meno radicali. E cos\u00ec la linea politica terroristica marcia su due direttrici parallele: combattendo i regimi islamici \u00abmoderati\u00bb e operando attentati spettacolari in Occidente, per rafforzare il proprio prestigio agli occhi dell&#8217;Islam e legittimarsi alla sua guida.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, se questi sono gli scenari plausibili, anche la politica di Bush assume una intelligibilit\u00e0 totalmente diversa. \u00c8 la <em>politica del controgrilletto<\/em>. \u00c8 una scelta di cui si tratter\u00e0 di verificare la validit\u00e0. Tutto il problema si riduce alla verifica se l&#8217;Iraq divenga o no un secondo Vietnam o una seconda Somalia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ultimo dato sono i sentimenti di gioia esternati dalla popolazione islamica nelle piazze, sui siti internet e anche a mezzo stampa sia dopo l\u201911 settembre, sia dopo la mattanza dell&#8217;uragano Katrina (definito soldato inviato da Dio dal quotidiano kuwaitiano <em>Al Siyassa<\/em>). Se si arriva a gioire per cose cos\u00ec orribili, tale gioia spezza la naturale solidariet\u00e0 umana e precisa il senso dell&#8217;espressione cani infedeli. Un massacro di cani non mi tocca, non sono uomini. E questo \u00e8 razzismo, e occorrerebbe &#8211; come per esempio fa Pellicani nel libro citato &#8211; cominciare a chiamarlo per nome, traendo poi le debite conseguenze. Dunque l&#8217;islamizzazione dell&#8217;Occidente non \u00e8 un fantasma n\u00e9 una paura: \u00e8 un&#8217;intenzione e un fatto che emerge dall&#8217;esame obiettivo dei dati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La reattivit\u00e0 filocomunista. &#8211; Si potrebbe per\u00f2 obiettare che nella storia molti sono i fatti obiettivi che si coagulano dandole significato, senza per questo che esista uno stratega che li pensi a tavolino. E qui siamo al secondo punto: la corrispondenza tra fatti e lucidit\u00e0 di un disegno. Che essa sia ipotizzabile \u00e8 evidente, sia perch\u00e9 i sincro-nismi parlano da se stessi, sia perch\u00e9 le richieste politiche sottoscritte in atti internazionali non sono casuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma tale lucidit\u00e0 di programma \u00e8 anche esplicitamente dichiarata, almeno secondo il resoconto che la Fallaci ne da in La forza della ragione, dove cita l&#8217;intervista a lei concessa in anni lontani da George Habash: \u00abLa nostra rivoluzione \u00e8 un momento della rivoluzione mondiale. Non si limita alla riconquista della Palestina. Bisogna essere onesti ed ammettere che noi vogliamo arrivare a una guerra come la guerra in Vietnam. Che vogliamo un altro Vietnam. E non solo per la Palestina, ma per tutti i paesi arabi. [&#8230;] \u00c8 dunque necessario che l&#8217;intera Nazione Araba entri in guerra contro l&#8217;America e contro l&#8217;Europa\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come emerge da Intervista con la Storia le parole di Habash si riferivano all&#8217;idea di una rivoluzione trotzkista (il suo Movimento era sostenuto dalla Cina). Poi \u00e8 vero che egli era nato cristiano e dopo la guerra dei sei giorni si era fatto musulmano. Ma in lui il comunismo era pi\u00f9 antico della fede islamica, pi\u00f9 radicale nell&#8217;analisi politica. Perci\u00f2 la sua era una battaglia antiamericana, antimperialista, anticapitalista. E questo spiega perch\u00e9 sia cos\u00ec difficile per la sinistra chiamare Habash terrorista. Ci\u00f2 per\u00f2 che \u00e8 importante sottolineare \u00e8 che negli anni Cinquanta e Sessanta gli intellettuali islamici politicamente pi\u00f9 impegnati non erano su una linea mahdista: erano comunisti islamici, non islamici comunisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Il \u00abrisveglio\u00bb islamico<\/em>.<\/strong> &#8211; La prima reale presa di distanza da questo stato di cose e di inversione della formula che anteponesse l&#8217;aggettivo \u00abislamico\u00bb, si ha solo nel 1971, quando Sadat, deluso dai russi, rispedisce a casa i consiglieri militari inviati da Mosca. E dichiara che per i sovietici il problema del Medio Oriente era solo uno dei tanti all&#8217;ordine del giorno, al quinto o al sesto posto nelle loro preoccupazioni, mentre \u00abqui, da noi, \u00e8 il problema principale\u00bb (23). Ecco il punto: l&#8217;internazionalismo comunista al mondo islamico stava chiedendo troppo, e inizia la presa di distanza: si comincia a scindere l&#8217;idea del <em>revival islamico<\/em> da quella della societ\u00e0 comunista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo processo non fu immediato n\u00e9 omogeneo. Chi gi\u00e0 per le proprie convinzioni religiose diffidava dell&#8217;atea URSS fu pi\u00f9 rapido. In ogni modo si ebbero due importanti accelerazioni con la resistenza afghana prima e il crollo del muro d\u00ec Berlino poi. Dissoltasi l&#8217;URSS, l&#8217;antico programma anticapitalista rimaneva solo antimperialista, ma mantenendo le note di una prospettiva di lotta globale, e corroborando le motivazioni non pi\u00f9 con il materialismo dialettico, ma col <em>jihad.<\/em> Vi \u00e8 dunque un abisso tra Bin Laden e il George Habash dei primi anni Settanta. Bin Laden \u00e8 un asceta, un mahd\u00ec. Habash era un Che Guevara mediorientale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aisha Farina, milanese convertita all&#8217;Islam che per Bin Laden ha pubblicamente attestato la propria venerazione come davanti a una <em>guida ben guidata<\/em>, ha dichiarato: \u00abPu\u00f2 darsi che tutti gli italiani finiscano per convenirsi, e comunque vi conquisteremo pacificamente. Perch\u00e9 ad ogni generazione ci raddoppiame o di pi\u00f9. Voi invece [&#8230;] siete a crescita zero\u00bb (24). Ecco ci\u00f2 che pensa l&#8217;Islam, e che Aisha ha bene assorbito e detto. L&#8217;accelerazione dell&#8217;immigrazione, unita a quei diritti civili e politici che la Risoluzione di Strasburgo ha concesso e che molti politici in Italia, sia a destra (Fini) che a sinistra (tutti) vorrebbero estendere, potrebbe produrre col tempo lo scenario che Aisha rappresenta (25). Del resto un tale disegno viene da lontano (26), ed \u00e8 importante accennare agli anni Venti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quell&#8217;epoca il mondo arabo si interrogava sul perch\u00e9 della superiorit\u00e0 europea (successi coloniali). E la conclusione fu: <em>per la tecnologia superiore e per le nostre<\/em> <em>divisioni interne<\/em>. Perci\u00f2 la terapia era obbligata: imparare la tecnologia e superare la divisione islamica. Da qui la necessit\u00e0 di progredire nella scienza, ma anche nella fede, perch\u00e9 solo un risveglio della fede avrebbe consentito di ritrovare la coesione necessaria in un confronto tanto impegnativo con l&#8217;Occidente. In altri termini lo zelo religioso islamico viene da lontano, anche se ha assunto evidenza particolare con la deposizione dello sci\u00e0 in Iran e con i talebani afghani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa riflessione, anticoloniale prima che antisionista, rinnova la teologia islamica e matura la domanda: se il giudeocristianesimo coloniale ha fatto questo a noi, perch\u00e9 non fare lo stesso a lui? Perch\u00e9 mai l&#8217;Islam non dovrebbe espandersi nuovamente? E infatti la Turchia laica di Ataturk per prima cosa cacci\u00f2 i greci, e appena possibile rimise le mani su quel che le riusc\u00ec di Cipro. E nel 1973 Siria ed Egitto ci riprovarono con Israele. Ma appunto, il fatto che abbiano trovato un osso pi\u00f9 duro dei loro denti, non deve far trascurare i molti successi che la politica neoislamica ha ottenuto, ovvero di quelli a portata di mano o sfiorati (27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l&#8217;Islam avanza anche in altro modo: a Mazara del Vallo dalla fine degli anni Settanta vi \u00e8 una comunit\u00e0 tunisina che ha ottenuto di rimanere tale a tutti gli effetti, con scuole tunisine, insegnanti mandati da Tunisi, leggi tunisine, ecc. E cos\u00ec la poligamia \u00e8 illegale, ma la si tollera. In altri luoghi l&#8217;Islam apre scuole illegali, ma non si interviene. Si pratica l&#8217;infibulazione, ma nessuno \u00e8 processato. Nell&#8217;insieme ci\u00f2 induce una asimmetria dei cittadini davanti alla legge, in forza della quale alcune minoranze dall&#8217;essere tutelate divengono privilegiate (28). E ci\u00f2 prova l&#8217;incompatibilit\u00e0 tra multiculturalismo radicale e Stato di diritto laico fin qui inteso (29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;Islam che non immaginiamo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S&#8217;\u00e8 detto che l&#8217;Islam ci attacca perch\u00e9 quello con l&#8217;Occidente \u00e8 l&#8217;incontro con una modernit\u00e0 mortale. Cosa per noi ardua da immaginare, perch\u00e9 le nostre precomprensioni religiose si modellano sul caso del cattolicesimo che &#8211; tutto sommato &#8211; all&#8217;incontro con la modernit\u00e0 sopravvive meglio di quanto ipotizzato nell&#8217;Ottocento. Vi \u00e8 dunque un sottile gioco precomprensivo che annebbia il giudizio, In effetti se la <em>Gaudium et Spes<\/em> accoglie in modo chiaro il progresso come un dono divino, pur consapevole dei molti squilibri e contraddizioni che trascina, tuttavia il Vaticano II viene da lontano, n\u00e9 fu la prima apertura alla modernit\u00e0 o l&#8217;inizio del confronto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Uno schema diverso<\/em><\/strong> &#8211; La storiografia del cattolico Manzoni tiene conto della lezione di Voltaire, mentre ancora oggi nell&#8217;Islam la regola storiografica comune \u00e8 che Storia e Storia dell&#8217;Islam coincidono (30). E mentre il cristianesimo fin dalle sue origini ha preso consapevolezza di avere una preistoria almeno ebraica, per l&#8217;Islam non \u00e8 cos\u00ec. Teologicamente tutto nasce con Maometto, perch\u00e9 il Corano non ha preistoria, essendo <em>rivelato<\/em>. \u00c8 infatti <em>increato<\/em> e coeterno a Dio (31).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;incontro con la modernit\u00e0 crea all&#8217;Islam lo stesso problema che la Chiesa cominci\u00f2 ad affrontare dal secolo aureo della patristica: quello di una valutazione critica del testo sacro, che non \u00e8 solo <em>rivelato<\/em>, ma anche opera umana. L&#8217;analisi scientifica del Corano mostra infatti che esso ha complesse stratificazioni; che a volte alcune sure sono risposte a sollecitazioni specifiche di questa o quella persona; che esistono molteplici tradizioni testuali, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E non basta: la sura 18, 23 riprende pari pari Gc 4, 13-15: \u00abvoi dite: &#8220;Oggi o domani andremo nella tal citt\u00e0 [&#8230;]&#8221;, mentre non sapete cosa accadr\u00e0 domani [&#8230;]. Dovreste invece dire &#8220;Se il Signore vorr\u00e0&#8221;\u00bb; le sure 2, 256: \u00abNon c&#8217;\u00e8 costrizione nella religione\u00bb e 18, 29: \u00abD\u00ec: &#8220;La verit\u00e0 viene dal Signore, chi vuole creda, chi non vuole non creda&#8221;\u00bb, riprendono un concetto che ricorre nelle opere di Agostino in vari luoghi (32). L&#8217;incontro con la modernit\u00e0 imporrebbe di ammettere le dipendenze letterarie, e dunque di depotenziare la rivelazione coranica, valorizzando sia precedenti rivelazioni, sia la Storia preislamica. Ma quando, nell&#8217;aprile 2001, fu tenuto in Algeria un importante Convegno internazionale agostiniano, si tratt\u00f2 di una vera e propria novit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sua terra &#8211; come testimonia l&#8217;arcivescovo di Algeri H. Teissier &#8211; o Agostino non lo si conosceva, o lo si conosceva a rovescio: in nome dell&#8217;ordine romano oppressore del popolo africano donatista. E altrove non \u00e8 meglio: la Storia coincide con la Storia dell&#8217;Islam, e l&#8217;Islam non ha preistoria. \u00c8 solo se si tiene conto di un tale orizzonte che si comprende il vero senso della querelle sul crocif\u00ecsso suscitata in Italia da qualche <em>fondamentalista<\/em>. E dunque si comprende quanto sia semplicemente fuorviante la lettura della questione islamica alla luce del materialismo storico (33).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 affatto in gioco un problema economico, ma una questione culturale: ed \u00e8 diverso. L&#8217;Islam accetta il progresso fatto di frigoriferi, di panfili di lusso portato dai petrodollari, ma non la cultura complessa che quel progresso ha prodotto. Cosa che si vedrebbe anche meglio considerando la questione femminile e l&#8217;idea islamica di famiglia. L&#8217;immigrazione massiccia di musulmani in Europa ha fatto s\u00ec che il confronto con la mentalit\u00e0 occidentale fosse inevitabile (34). E la risposta \u00e8 complessivamente in linea con ci\u00f2 che gi\u00e0 accadde nel dopoguerra nelle universit\u00e0 islamiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1947 Muhammad Ahmad Khalafallah, giovane docente dell&#8217;Universit\u00e0 del Cairo, present\u00f2 una tesi sulla tecnica narrativa del Corano. Il suo intento era di difendere il testo sacro nel suo impatto con la modernit\u00e0 (per esempio sosteneva che il disprezzo per le donne rifletteva la cultura araba del tempo, ecc.) (35), ma nel giro di pochi anni fu bollato come miscredente, con la conseguenza non solo di non poter pi\u00f9 insegnare, ma anche di non poter sposare legalmente una donna musulmana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La reazione a noi pare inverosimile, ma la motivazione teologica fu che il Corano dice il vero quando \u00e8 in conflitto con la Storia, perch\u00e9 nel conflitto \u00e8 la Storia a mentire. Se si parte dal presupposto che il Corano \u00e8 Parola di Dio increata e coeterna, la coerenza \u00e8 chiara. L&#8217;Islam non ha avuto il \u00abcaso Galileo\u00bb e neppure un Boscovich: ecco la differenza (36). Purtroppo il caso di Khalafallah non fu l&#8217;unico. Nel 1992 Nasr Hamid Abu Zayd, pure docente al Cairo e in attesa di promozione, incorse in un analogo processo, con condanna confermata in Cassazione nel 1996.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se cose simili accadessero in Italia si griderebbe al \u00abmedioevo\u00bb e alla profanazione teocratica dello Stato laico. Ma nell&#8217;Islam strettamente inteso, lo Stato laico \u00e8 impensabile (37), perch\u00e9 manca l&#8217;idea di una Citt\u00e0 di Dio distinta dalla <em>citt\u00e0 dell&#8217;uomo<\/em> (38). Certo, anche nell&#8217;Islam vi sono due citt\u00e0, ma la seconda \u00e8 quella degli infedeli, che non ha i medesimi diritti della prima. Ecco perch\u00e9 il <em>londonistan<\/em> e il progetto di Carmagnola (cfr. nota 27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 come il monachesimo medioevale si isolava per costruire la citt\u00e0 di Dio, cos\u00ec l&#8217;Islam crea i suoi santuari da cui propagarsi. E, dal loro punto di vista, non si tratta di un ghetto: siamo noi che abitiamo la <em>citt\u00e0 senza legge<\/em>. E infatti la prova del nove \u00e8 nella sottoscrizione da parte di Stati islamici della Carta dei Diritti Umani compilata dalla Conferenza Araba, invece della Carta dei Diritti Umani riconosciuta dall&#8217;ONU, con la conseguenza che in Sudan &#8211; ma anche in Egitto e altrove &#8211; tenere una schiava cristiana non \u00e8 un reato (e se anche lo fosse formalmente, lo si tollera).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel dipingere l&#8217;Islam a colori rosa dimentichiamo due fatti basilari: il primo \u00e8 che la parola libert\u00e0 (<em>hurriyya<\/em> = affrancatura) \u00e8 stata introdotta solo nel 1774 a seguito della necessit\u00e0 di sottoscrivere trattati con gli occidentali, in un momento di riconosciuta <em>leadership<\/em> dell&#8217;Occidente. Il secondo \u00e8 che almeno dagli anni Sessanta alla <em>fase-2<\/em> \u00e8 subentrata la <em>fase-3<\/em>, la rinascita dell&#8217;orgoglio islamico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque l&#8217;Islam moderato, propriamente, non esiste, perch\u00e9 non esiste una teologia islamica istituzionale e moderata. Esistono musulmani moderati, e anche a volte lungimiranti, come il Presidente dell&#8217;Algeria che ha voluto e promosso il Congresso su sant&#8217;Agostino (39). Invece l&#8217;Islam, ossia la cultura istituzionale religiosa dei musulmani, nel suo incontro con la modernit\u00e0 ha reagito arroccandosi su posizioni fondamentaliste. E questo non solo in Iran o in Pakistan, ma persino in Egitto (40).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Centralit\u00e0 dei teologi islamici.<\/em><\/strong> &#8211; Tuttavia per comprendere il significato pratico della chiusura intervenuta nelle Universit\u00e0 islamiche, occorre qualche cenno ulteriore. Il primo punto \u00e8 che il Corano \u00e8 scritto in arabo altomedioevale ed \u00e8 tramandato da un testo non vocalizzato. Ci\u00f2 significa che bench\u00e9 molti musulmani lo leggano (41), di fatto la sua comprensione \u00e8 mediata dagli <em>imam<\/em>, ossia dai suoi interpreti ufficiali, formati nelle Facolt\u00e0 teologiche islamiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2 la chiusura universitaria ha come effetto la formazione fondamentalista degli <em>imam<\/em>, e dunque l&#8217;orientamento in senso fondamentalista della massa dei musulmani. Vi \u00e8 quindi una convergenza oggettiva tra il <em>trend<\/em> teologico islamico e l&#8217;ideologia dei terroristi. Per fortuna non tutti gli <em>imam<\/em> hanno il medesimo zelo jihadista, ma il problema \u00e8 che l&#8217;Islam moderato non c&#8217;\u00e8, ossia non esiste una teologia islamica che abbia integrato la modernit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco perch\u00e9 non solo sarebbe prudente, come gi\u00e0 sosteneva il cardinale Giacomo Biffi, scoraggiare l&#8217;immigrazione islamica, ma sarebbe addirittura autolesionismo incoraggiarla senza chiedere contropartite in termini di integrazione (42). Vi \u00e8 cio\u00e8 un problema negoziale: sulla linea della <em>Pacem in terris<\/em> i negoziati non vanno interrotti, ma ripresi con una prudenza e una accortezza politica superiori a quelle viste fino a ieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E tuttavia il rischio \u00e8 che l&#8217;albero oscuri la foresta, il terrorismo \u00e8 motivo di allarme, ma temere non \u00e8 comprendere, e se si vuole comprendere occorre non fermarsi alle proprie paure. Il punto di fondo \u00e8 che l&#8217;Islam non \u00e8 compatibile con le liberaldemocrazie per ragioni pi\u00f9 forti e profonde di quanto si pensi per lo pi\u00f9: non \u00e8 solo questione della poligamia, del velo, del venerd\u00ec, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cio\u00e8 non \u00e8 solo un problema di regole comportamentali-morali-religiose (43). E lo si vede considerando <em>come<\/em> l&#8217;Islam funziona in casa propria, e perch\u00e9 la sua civilt\u00e0 si esprima in tal modo. Si \u00e8 detto che gi\u00e0 negli anni Venti si era cominciata a capire la necessit\u00e0 di una <em>rinascita religiosa unitaria<\/em>, che si caratterizzasse come fortissima <em>Identit\u00e0 araba<\/em>. E questo avvenne attraverso le Universit\u00e0 coraniche prima e le riforme islamizzanti dello Stato poi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Iran vi sono mullah deputati al controllo della moralit\u00e0. E se si va a guardare in camera da letto, molto di pi\u00f9 si controllano cinema, stampa e libri: \u00e8 il monitoraggio delle espressioni pubbliche di pensiero, censurate se non conformi alla <em>shari&#8217;a<\/em> (o al Corano e sua interpretazione ufficiale). Un professore a scuola non pu\u00f2 dire ci\u00f2 che vuole, e un intellettuale se pubblica ci\u00f2 che gli pare si assume dei rischi (44).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per capire il senso del discorso, \u00e8 vero che solo col Vaticano II la Chiesa abol\u00ec <em>L\u2019indice dei libri proibiti<\/em>, ma tale Istituzione, quando fu abolita, non aveva alcun valore civile (45). Nell&#8217;Islam non \u00e8 cos\u00ec. Una censura religiosa \u00e8 <em>ipso facto<\/em> una censura civile, perch\u00e9 le autorit\u00e0 religiose hanno autorit\u00e0 civile e viceversa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;insieme di questi e altri consimili fatti interpella allora la nostra onest\u00e0 intellettuale, perch\u00e9 non possiamo intenderli come <em>casi isolati<\/em>, privi di significato generale; e se casi isolati non sono, ne deriva una conclusione sola: la parola libert\u00e0 in arabo non c&#8217;era, perch\u00e9 la civilt\u00e0 islamica non la prevede proprio. Ecco il punto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E allora l&#8217;assolutismo saudita o di altri emiri, l&#8217;inferiorit\u00e0 giuridica della donna, ecc., non sono <em>stranezze emendabili<\/em>. Sono <em>effetti <\/em>di una causa radicale, che non si pu\u00f2 rimuovere senza distruggere l&#8217;Islam. Ecco perch\u00e9 tali <em>stranezze<\/em> sono cos\u00ec difese. Perch\u00e9 esse hanno un rapporto con l&#8217;Identit\u00e0 islamica. E allora integrazione potr\u00e0 esservi con i singoli musulmani, ma non con l&#8217;Islam. Ecco perch\u00e9 il vero problema non \u00e8 neppure tanto l&#8217;immigrazione musulmana, ma l&#8217;apertura in Europa delle moschee. Ecco perch\u00e9 proprio qui ha puntato i suoi sforzi politici Feisal, che ben si guard\u00f2 dal concedere di aprire una cappellina in Arabia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019integrazione impossibile.<\/strong> &#8211; Sul piano filosofico va ricordato che altro \u00e8 <em>stare<\/em>, altro \u00e8 <em>stare bene<\/em>. E lo stare bene in Italia di un musulmano non coincide affatto con lo <em>stare bene dell&#8217;Islam.<\/em> La bagarre sul crocifisso lo rivel\u00f2 con chiarezza: chi la suscit\u00f2 non era una persona semplicemente esaltata. Era un portavoce dell&#8217;Islam che in Europa non vuole solo stare, ma anche <em>stare bene<\/em>, come se fosse a Medina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E attenzione, \u00e8 proprio questo che in qualche modo \u00e8 stato chiesto\/concesso con la Risoluzione di Strasburgo. Perci\u00f2 il rischio dell&#8217;atteggiamento diffuso in Europa, che qualcuno definisce \u00abbuonismo\u00bb, \u00e8 evidente: esso pensa sufficiente la nostra tolleranza ad evitare ogni problema, e non \u00e8 cos\u00ec. L&#8217;Islam d&#8217;importazione non cesser\u00e0 di essere potenzialmente destabilizzante, finch\u00e9 il suo \u00abstare qui\u00bb non sia divenuto uno <em>stare bene qui.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo la societ\u00e0 aperta liberale cade in aporia quando si scontra con una civilt\u00e0 chiusa non compatibile. Il problema della tolleranza fu impostato all&#8217;interno della civilt\u00e0 cristiana, per depotenziare i suoi conflitti intestini. Ma la sua impostazione produsse senso perch\u00e9 la tolleranza era un valore <em>riconoscibile<\/em> dagli uni e dagli altri, in quanto teologicamente fondabile. Invece nell&#8217;Islam la tolleranza non ha fondabilit\u00e0 teologica in quel senso vasto che caratterizza le nostre societ\u00e0 laiche (46).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La libert\u00e0 di stampa non ha senso. Il Basso Medioevo ha Boccaccio e il Rinascimento Pietro Aretino. Ma l&#8217;Islam per molto meno ha censurato Khayyam, che parlava di vino e di ubriachezza. E il fatto che alla fine del sec. XX sia stato un po&#8217; riabilitato in Iran, non \u00e8 detto che sia tutta quell&#8217;apertura che si vuoi far credere da alcuni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Arabia l&#8217;Islam si protegge proibendo persino l&#8217;ostentazione di catenine con la croce. Ma in Europa come pu\u00f2 proteggersi? Non \u00e8 solo il problema dei jeans delle ragazze (47). \u00c8 il problema della scuola, dei giornali, dei sindacati, delle donne in ruoli dirigenti, del cinema, della televisione, delle biblioteche: \u00e8 tutto l&#8217;Occidente che nelle sue Istituzioni \u00e8 una minaccia antislamica. E lo \u00e8 non perch\u00e9 voglia esserlo, ma semplicemente per il suo esistere. Come Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la differenza che Israele si \u00e8 insediato in casa d&#8217;altri facendo centinaia di migliaia di profughi e decine di migliaia di morti. La Fallaci teme che le migrazioni islamiche faranno altrettanto con noi. Ci auguriamo che ci\u00f2 non avvenga, ma \u00e8 uno scenario possibile. Infatti questo Islam che si espande, che fa proseliti, che impianta le sue Istituzioni, non \u00e8 affatto un Islam dalle molte identit\u00e0, come vorrebbe far credere qualcuno (48). Per l&#8217;Occidente, oggi, il mondo musulmano (cfr. nota 1) non \u00e8 un problema. <em>L&#8217;Isiam s\u00ec<\/em> (49).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Jihad: un fenomeno da capire<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E qui siamo all&#8217;ultimo punto e pi\u00f9 controverso. I media, infatti, sono su posizioni opposte: la destra sposa quelle preoccupate della Fallaci e parla di guerra dichiarata all&#8217;Occidente o guerra di civilt\u00e0. La sinistra per lo pi\u00f9 tende a depotenziare il fenomeno, analogamente a quanto fece con le BR (della serie: <em>il pericolo \u00e8 sempre e solo nero<\/em>). Se questo \u00e8 il quadro mediatico, ben altro emerge considerando la letteratura di livello pi\u00f9 impegnato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando per esempio Giovanni Sartori, invece di scrivere due cartelle sul <em>Corriere della Sera<\/em>, si allarga nella <em>Prefazione<\/em> al citato libro di Pellicani, ecco cosa dice: \u00abI politici rispondono quasi tutti di no\u00bb (ossia dicono che il conflitto di civilt\u00e0 non esiste, e che Huntington \u00e8 un <em>poverino<\/em>). \u00abMa la loro \u00e8 una risposta diplomatica, &#8220;furba&#8221;, che si propone di minimizzare e rassicurare. [&#8230;] Rispondono di no, ovviamente, anche i pacifisti e i terzomondisti e, soprattutto, la vasta schiera dei lieto-pensanti, che vive sperando e muore cantando\u00bb (p. 5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi prosegue definendo peregrina la tesi di Daniel Pipes, che sostiene l&#8217;esistenza di due Islam, di cui uno moderato, e riconoscendo che comunque oggi l&#8217;Islam vincente \u00e8 quello dei fondamentalisti (cfr. p. 8). E dopo aver citato Ahmed al-Nasiri che bollava la <em>libert\u00e0 <\/em>della civilt\u00e0 occidentale come \u00abuna invenzione degli atei\u00bb incompatibile ai diritti di Dio ecc., conclude che \u00ablo scontro attuale \u00e8 religioso e fideisticamente aggressivo soltanto da parte di uno dei contendenti\u00bb (p. 9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E la tesi della <em>guerra asimmetrica<\/em> di Ferrara, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno. Giunti ormai all&#8217;inizio del 2006, c&#8217;\u00e8 da chiedersi se i politici di sinistra abbiano o no letto queste pagine, che gi\u00e0 hanno pi\u00f9 di un anno di vita. Perch\u00e9 se gli stessi intellettuali di sinistra sono sulle posizioni di Ferrara e della Fallaci, i politici che fanno: delegittimano la loro stessa <em>intellighenzia<\/em>?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lasciamo aperto questo problema, e invece seguiamo l&#8217;analisi geopolitica correlativa presentata nel suo \u00abEditoriale\u00bb da <em>Limes<\/em>, nel primo numero del 2004 50. In breve ecco il quadro:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. Il <em>jihad<\/em> ha antecedenti remoti di carattere ideologico-religioso in Sayyid al-Qutb (massimo ideologo del movimento dei <em>Fratelli musulmani<\/em>) e, ancor prima, nel wahhabismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. Il 1979 segna la vera svolta jihadista. In gennaio insorge l&#8217;Iran contro lo sci\u00e0 che va in esilio, e in Afghanistan si ha un&#8217;insurrezione islamica contro il governo filo-russo. In novembre a Teheran viene attaccata l&#8217;ambasciata americana e vengono presi 52 ostaggi. In dicembre l&#8217;URSS invade l&#8217;Afghanistan a sostegno del governo. A questo punto la lotta islamica esce da una prospettiva strettamente antisionista. Non \u00e8 pi\u00f9 semplicemente in gioco l&#8217;invasione di un territorio, ma l&#8217;attacco concentrico russoamericano alla civilt\u00e0 islamica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3. La risposta all&#8217;invasione russa fu complessa e si valse di due assi: la rete delle centinaia di scuole e Universit\u00e0 coraniche (dove dal Pakistan al Marocco reclutare, con l&#8217;appoggio e le simpatie dei <em>Fratelli musulmani<\/em>, volontari per l&#8217;Afghanistan); e la struttura militare e finanziaria messa in piedi da Bin Laden. Nasce cos\u00ec una <em>multinazionale islamica<\/em>, con solidi agganci coi servizi segreti pakistani prima e la Cia poi, e con importanti entrature presso i vertici sauditi, ecc., che finanziano generosamente l&#8217;impresa. Il rapporto tra <em>jihad<\/em> e Cia fu di strumentalizzazione reciproca e, dopo il caso afghano, si rinnov\u00f2 nella guerra contro Belgrado. Ma si tratt\u00f2 di convergenze tattiche, la cui natura emerse ben presto in Somalia. Anche il sodalizio con l&#8217;Arabia Saudita non rimase stabile, soprattutto a causa degli sviluppi intervenuti nel 1989 con la morte di &#8216;Azzam e la correlativa egemonia ideologico-politica di al-Zawahiri, e nel 1991 con la guerra del golfo e l&#8217;installazione di basi americane in Arabia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4. Tuttavia i precedenti imponenti flussi di petrodollari e il cospicuo capitale personale di Osama consentirono di impiantare un vero impero finanziario mondiale, con attivit\u00e0 dalle Filippine a Singapore, al Libano, a Panama, a Zurigo, Hong Kong, Londra, New York, ecc. Alle attivit\u00e0 finanziarie e imprenditoriali (soprattutto immobiliari, ma non solo) si aggiunse poi il lucroso traffico dell&#8217;oppio, controllato mediante il governo afghano (dal &#8217;96 talebano) e pakistano. La guerra in Bosnia prima e in Kosovo poi consent\u00ec a Osama di impiantare in quei Paesi ulteriori basi per alimentare il narcotraffico verso l&#8217;Europa. Parallelamente cresceva la rete delle <em>lavanderie<\/em>, dislocate persino in America Latina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5. Nel &#8217;92 Osama si trasferisce a Khartum, invitato da Hasan al-Turabi, \u00abfratello musulmano\u00bb e jihadista spinto. Qui collabora al progetto di un grande califfato esteso dalla Nigeria all&#8217;Egitto; e con l&#8217;appoggio governativo entra nei traffici di diamanti e pietre preziose: ci\u00f2 che \u00e8 anche un modo di colpire gli interessi ebraici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6. A questo punto, se si considera che nello scacchiere internazionale entrano in gioco anche la Thailandia, il fronte caucasico e la gestione dei flussi migratori clandestini verso l&#8217;Europa, si comprende la forza poderosa di una macchina, nata come apparato di difesa (51), che non arriver\u00e0 certo ad autosmantellarsi per senescenza naturale. La sua stessa natura a rete rende difficile colpirla in modo mortale; e le foltissime motivazioni ideologiche la spingono a perseguire come proprio fine intrinseco la distruzione dell&#8217;Occidente. Un fine che si avvale, oltre che delle forze proprie, anche dell\u2019 efficace simpatia di Stati visceralmente antioccidentali, come l&#8217;Iran e il Sudan, oltre che dei mai interrotti rapporti coi servizi segreti pakistani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo pensatoio di sinistra Oriana Fallaci e Magdi Allam sono quasi dei dilettanti nelle loro rappresentazioni del quadro internazionale (52). Davanti agli attentati di Madrid, ci siamo consolati perch\u00e9 gli attentatori venivano da fuori. Quando due kamikaze inglesi andarono a farsi esplodere in Israele, ci siamo consolati pensando che l&#8217;Europa era solo una base logistica. Il 7 luglio finalmente ci siamo allarmati: e ogni volta non abbiamo capito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco il commento di Ornar Bakri dopo le stragi del 30 aprile 2003 in Israele: \u00abSono anni che i nostri combattenti vanno a fare &#8216; il <em>jihad<\/em> in Bosnia, in Afghanistan, in Kashmir, in Cecenia e anche in Palestina. \u00c8 vero che Asif \u00e8 il primo martire britannico in Palestina. Ma ci sono stati altri martiri britannici in Kashmir e in Cecenia. Attualmente abbiamo dei combattenti in Iraq che continuano a lottare contro l&#8217;occupazione americana. Per noi \u00e8 un fatto naturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il martirio noi attestiamo che siamo un&#8217;unica nazione, che abbiamo un&#8217;unica causa, e che perseguiamo lo stesso obiettivo: la vittoria della nazione islamica\u00bb. Ecco il punto: <em>l&#8217;internazionale islamica del terrore<\/em>. Alla globalit\u00e0 della minaccia culturale dell&#8217;Occidente solo una <em>risposta globale<\/em> \u00e8 proporzionata: ed essa oppone la sua unit\u00e0 e coordinazione alle nostre divisioni intestine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Senatores boni viri, senatus mala bestia<\/em>. Certamente non sono pochi i musulmani che la pensano come Magdi Allam, <em>bonus vir<\/em>. Ma, anche se fossero la met\u00e0 del totale &#8211; e presumibilmente non lo sono (53) -, il problema \u00e8 ben altro ed \u00e8 dato dal convergere e dalle sinergie attivate tra strutture ideologico-identitarie ed economico-militari, entrambe ramificate a livello planetario e sostenute anche a livelli governativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se formalmente questi governi non ci hanno dichiarato guerra, la verit\u00e0 \u00e8 che essa non solo \u00e8 in atto, ma &#8211; purtroppo &#8211; non sar\u00e0 breve e ci far\u00e0 pagare il fio di moltissime scelte sbagliate e miopi. Non ultima quella della voluta distruzione dell&#8217;etica cristiana, divenuta per l&#8217;Islam una provocazione insopportabile (distruzione della famiglia, libert\u00e0 sessuale, ecc.). \u00abNon abbiamo considerato la profondit\u00e0 e l&#8217;imminenza della minaccia fondamentalista in casa nostra. [&#8230;] Non possiamo fingere un&#8217;integrazione che non c&#8217;\u00e8\u00bb (54).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste parole, non capite e accolte quando pubblicate, sono macigni dopo il 7 luglio. La necessit\u00e0 di un&#8217;autocritica vasta, che finalmente esca da un &#8220;buonismo&#8221; cieco e suicida, \u00e8 inderogabile. E qui \u00e8 allora da chiarire il senso teoretico e pratico di una tale palinodia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli scenari a breve non vanno confusi con quelli a medio e lungo termine. Sul breve periodo temere un uragano \u00e8 necessario almeno per minimizzarne i danni, ove non fosse possibile evitarlo del tutto o ridurlo almeno a temporale. Sul medio periodo \u00e8 plausibile che a un transitorio turbolento segua una fase di riequilibrio complessivo. Ma in ogni caso \u00e8 evidente l&#8217;importanza di lavorare per diffondere semi di pace e depotenziare il pi\u00f9 possibile i semi di violenza tanto ideologici quanto affettivo-passionali. Ci\u00f2 che semplicemente sembra contrario alla prudenza sono l&#8217;irenismo -che sottovaluta i pericoli &#8211; e la superficialit\u00e0 &#8211; che sottovaluta la difficolt\u00e0 di trovare soluzioni efficaci (55).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uscire dal &#8220;buonismo&#8221; non significa dimenticare la bont\u00e0 e il dialogo, significa invece realizzare che altro \u00e8 il dialogo, e <em>altra la retorica del dialogo<\/em>. Dialogare con i Magdi Allam \u00e8 un piacere, purtroppo non concesso da tutti i musulmani. Certo discriminare \u00e8 impresa delicata e ardua, ma dialogare con chi ha il retropensiero di islamizzarci e di ridurci a <em>dhimmi<\/em>, semplicemente non ha senso. Il dialogo coi musulmani moderati non solo va perseguito, ma va incrementato e tale controparte va sostenuta in tutti i modi, anche pi\u00f9 di quanto si sostenne il dissenso sovietico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma insieme a tali aperture occorre una politica della diffidenza e del sospetto che stringa quanto possibile le maglie della rete, e scoraggi al massimo la presenza in Europa degli <em>islamizzatori.<\/em> Essi infatti sono la colonna ideologica del terrorismo: non si pu\u00f2 combattere questo senza contrastare quelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che fine fa, dunque, la sbandierata libert\u00e0 di religione? Dove finisce la nostra amata tolleranza? Questo in effetti \u00e8 il nostro trauma pi\u00f9 profondo, che nasce dalla disillusione che l&#8217;Islam produce. Tutto il pensiero laico si fonda su un presupposto e un pregiudizio. Il presupposto sottostimato \u00e8 l&#8217;ambito di cristianit\u00e0 in cui si sviluppa; il pregiudizio \u00e8 che la ragione sia sufficiente a regolare la vita civile. Ma il pregiudizio \u00e8 falso, perch\u00e9 i jihadisti non sono persone pazze: essi agiscono secondo ragione e secondo coscienza, semplicemente identificando un pericolo &#8211; che siamo noi &#8211; che per noi non \u00e8 tale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ragione non basta, <em>perch\u00e9 la ragione sviluppa il rigore apodittico da presupposti anapodittici.<\/em> Ecco il punto. E la tolleranza e la libert\u00e0 pertengono a tali presupposti. Ecco perch\u00e9 Marcello Pera ha cos\u00ec tanta ragione nel sentire il bisogno di un rinnovato bagno etico, ispirato dal cristianesimo. Dialogo, libert\u00e0 e tolleranza hanno infatti come presupposto la carit\u00e0. \u00c8 solo a partire dal riconoscimento del ruolo &#8220;fondamentativo&#8221; di un tale valore che hanno senso molte tesi e aspirazioni del pensiero laico. L&#8217;accoglienza \u00e8 e deve restare un valore, da esercitarsi il pi\u00f9 possibile, pur consci dei limiti imposti dalla finitezza storica. Ma non si pu\u00f2 accogliere tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per entrare al banchetto occorre la veste nuziale, che dobbiamo esigere da chi bussa alla nostra porta. Una veste che non \u00e8 battesimale, ma che subordina l&#8217;accettazione all&#8217;\u00abosservanza delle nostre leggi. Altrimenti non potremo impedire che alcune moschee, centri di cultura islamica e circuiti di predicazione elettronica coltivino l&#8217;odio contro di noi\u00bb (56).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;<em>odio<\/em>, appunto. Un sentimento verso il quale da troppo tempo mostriamo una tolleranza suicida. Un sentimento che \u00e8 la condizione di impossibilit\u00e0 della vita sociale. Ecco dunque dove deve parare la nostra palinodia. In una prudenza che nasce da un&#8217;autocritica sincera e radicale: non possiamo negare cittadinanza all&#8217;odio, solo perch\u00e9 <em>islamico<\/em>. Abbiamo immaginato di poter cambiare il mondo appoggiandoci al peggiore dei veleni: l&#8217;odio ideologico. \u00c8 stata una follia. \u00c8 ora di cominciare a chiamare le cose col loro nome.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E tuttavia sarebbe troppo triste pensare che con la <em>fase-3<\/em> finisca il mondo. Dobbiamo invece essere profeticamente certi di una <em>fase-4<\/em>, o della tolleranza-integrazione. Purtroppo, per\u00f2, la <em>fase-3<\/em> impedisce che l&#8217;auspicabile <em>fase-4<\/em> possa coincidere con la pregressa fase-2: da qui la difficolt\u00e0 di immaginarne i lineamenti. Dal punto di vista dei rapporti interculturali \u00e8 probabilmente necessaria una certa diminuzione del tasso di laicismo delle societ\u00e0 occidentali: ci\u00f2 che non avverr\u00e0 senza vincere molte resistenze (57).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma dal punto di vista della teologia islamica l&#8217;itinerario non \u00e8 tanto ovvio, anche perch\u00e9 i centri culturali sembrano fortezze difficili da espugnare. Una via forse praticabile \u00e8 quella di tornare ai grandi mistici del mondo musulmano: per esempio Rabi&#8217;a o al-Hallagj. Dai loro scritti emerge un&#8217;interpretazione coranica fortemente orientata al superamento della <em>dicotomia<\/em>, che poi \u00e8 la vera patologia che oggi dobbiamo fronteggiare e che minaccia gravemente i nostri giorni. Ma al-Hallagj fu martirizzato da un califfo, non certo dai cristiani. Perci\u00f2 il problema si connette con quello di una possibilit\u00e0 teoretica e pratica di una molteplicit\u00e0 teologica islamica. Onestamente pensiamo che il problema sia arduo, ma che resti pa-rimenti sbagliato ritenerlo insormontabile o inesistente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questo vale anche sul piano politico. Servizi segreti e quant&#8217;altro non vanno demonizzati, ma un&#8217;azione politica che si riduca a questo e a una negozialit\u00e0 pi\u00f9 accorta resterebbe perdente. L&#8217;Islam di oggi pone all&#8217;Europa il problema del riconoscimento civile della sua Identit\u00e0. \u00c8 un problema serio, che il cristianesimo non ha saputo porre con la medesima forza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trovare una soluzione su una base di equit\u00e0 &#8211; ossia che contemperi e tuteli allo stesso modo i diritti di <em>tutti <\/em>i gruppi religiosi &#8211; non sar\u00e0 semplice, ma certo non \u00e8 pensabile che si conceda a una minoranza quella tutela civile della propria Identit\u00e0 e quel riconoscimento culturale che il laicismo figlio dell&#8217;Illuminismo francese nega fin qui alla maggioranza cristiana. In breve la <em>questione islamica<\/em> sollecita ripensamenti profondi dello Stato, che non pu\u00f2 identificarsi con una parte religiosa, ma che forse ai gruppi religiosi deve concedere molto di pi\u00f9 di quanto oggi avviene. E questa la sfida che ci attende, e che nel suo lato pi\u00f9 bello appassiona<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=2036\" target=\"_blank\"><strong>Vai alle note<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studium n.1 gennaio\/febbraio 2006 di Roberto AM. Bertacchini e Piersandro Vanzan S.J. La questione islamica \u00e8 oggi all&#8217;ordine del giorno (1), come mostrano l&#8217;assassinio in Turchia di don Andrea Santoro, un esponente della linea dialogica con l&#8217;Islam pi\u00f9 convinta, e le gravi manifestazioni di intolleranza, sia anticristiane sia contro ambasciate occidentali e sedi UE, dopo &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-questione-islamica\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":28595,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[16,111],"tags":[161],"class_list":["post-2035","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-islam","category-islam-in-europa","tag-islam-2","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La questione islamica - 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