{"id":1999,"date":"2006-04-27T09:43:06","date_gmt":"2006-04-27T07:43:06","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-11-19T11:41:56","modified_gmt":"2015-11-19T10:41:56","slug":"i-gulag-visti-dal-cremlino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/i-gulag-visti-dal-cremlino\/","title":{"rendered":"I Gulag visti dal Cremlino"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/04\/gulag_cover.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-27860 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/04\/gulag_cover.jpg\" alt=\"gulag_cover\" width=\"136\" height=\"193\" \/><\/a>Il Foglio<\/strong> 25 marzo 2006<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Un libro racconta i milioni di morti nei campi sovietici attraverso le note burocratiche degli aguzzini e le postille con cui Stalin, scrivendo di suo pugno, chiedeva pi\u00f9 severit\u00e0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Siegmund Ginzberg<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Credevate di sapere gi\u00e0 molto, se non tutto, su quell\u2019infame tritacarne di massa da cui passarono 18-20 milioni di esseri umani che ci \u00e8 noto col nome di Gulag, dalle iniziali di <em>Glavnoe Upravlenie Lagerei,<\/em> direzione centrale dei lager?<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi ricrederete se vi capita di leggere la \u201cStoria del Gulag, dalla collettivizzazione al Grande terrore\u201d, di Oleg V. Chlevnjuk, appena tradotto da Einaudi (2006, pp. 301, euro 44, da marted\u00ec in libreria).Gran parte di quel che se ne sapeva finora era fondata sui racconti e le testimonianze delle vittime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019\u201cArcipleago Gulag\u201d di Aleksandr Solzhenitsyn, fondato su \u201crapporti, memorie e lettere di 227 testimoni\u201d e dagli straordinari (anche dal punto di vista letterario, con la loro atroce ironia) \u201cRacconti della Kolyma\u201d di Varlam Salamov che avevano cominciato a circolare in occidente negli anni 60, sino al recentissimo esaustivo e aggiornato \u201cGulag, Storia dei campi di concentramento sovietici\u201d di Anne Applebaum (tradotta da Mondadori), ne avevamo abbastanza da inorridire e dare di stomaco, con profusione, verrebbe da dire quasi, da un certo punto in poi, persino eccessa e sovrabbondanza di documentazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo libro si differenzia dagli altri perch\u00e9 ci racconta quella tragedia da un punto di vista diverso, scavando soprattutto nei documenti ufficiali: il Gulag visto non pi\u00f9 solo in base alle testimonianze delle vittime, ma in base alle tracce e ai documenti lasciati dai loro carnefici, anche ai massimi livelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pezze d\u2019appoggio burocratiche dall\u2019interno del sistema di gestione\u00a0 dei campi e dei servizi segreti, i rapporti del ministero dell\u2019Interno, della Ghepe\u00f9 e dell\u2019NKDV, le risposte e gli ordini dall\u2019alto, denunce di quel che non va dal punto di vista dei responsabili dei campi e degli ispettori mandati da Mosca, le giustificazioni ufficiali, sprazzi della discussione sull\u2019argomento ai vertici del partito, lettere indirizzate all\u2019ufficio di Stalin, e persino qualche sua risposta. Insomma, il Gulag visto dal Cremlino, si potrebbe dire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma qualcosa di molto pi\u00f9 arido, molto pi\u00f9 \u201cparziale\u201d di quanto ci era stato raccontato sinora, molto pi\u00f9 noioso da leggere, con tutte quelle date, il linguaggio burocratico, i numeri di protocollo, dati, cifre. Qualcosa di apparentemente pi\u00f9 lontano dalle vicende umane, dalle sofferenze dei singoli, a prima vista una visione storica d\u2019archivio, meno dirompente, meno \u201ctoccante\u201d delle testimonianze dirette. Una scelta di freddi resoconti burocratici, dall\u2019interno del sistema. Eppure quel che ne risulta \u00e8 un quadro, se possibile, ancora pi\u00f9 terribile e agghiacciante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono certo libri sul Gulag che mi hanno impressionato anche pi\u00f9 di questo. Solzhenitsyn aveva il merito di essere il primo a parlarne cos\u00ec diffusamente. Salamov ha pagine indimenticabili, tra le pi\u00f9 belle e commoventi che siano mai state scritte sull\u2019argomento, dal capitolo in cui parla della morte del poeta Mandelstam (che scrisse un\u2019Ode a Stalin come Orazio le scriveva per Augusto) alla impareggiabile descrizione della nave fantasma coi detenuti congelati perch\u00e9 per domare l\u2019ammutinamento avevano usato gli idranti. Evgenija Ginzburg esprime l\u2019angoscia della comunista convinta che finisce nel lager senza sapere nemmeno perch\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pope e grande intellettuale Pavel Florenski intimidisce per la fede. Jacques Rossi compendia il sistema. Le memorie di molti comunisti italiani passati per il Gulag e le torture continuano a farmi chiedere perch\u00e9 alcuni di essi abbiano continuato a rimpiangere l\u2019Urss anche quando \u00e8 crollata. L\u2019associazione \u201cMemorial\u201d ha pubblicato a Mosca nel 1998 un catalogo completo del \u201cSistema dei campi di lavoro correzionale in Unione sovietica\u201d. Chlevnjuk \u2013 \u201cstorico autentico\u201d, come lo definisce Robert Conquest nella sua prefazione \u2013 scava invece nei faldoni impolverati. Non nelle anime. Tirandone fuori una storia molto pi\u00f9 prosaica, ma non per questo meno impressionante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le testimonianze pi\u00f9 sconvolgenti qui sono quelle degli aguzzini e dei loro capi, che non mettono in discussione il sistema e le sua finalit\u00e0, ma si rivolgono ai loro superiori perch\u00e9 venga reso pi\u00f9 efficiente sul piano della resa economica e politica, chiedono che venga ripristinato un minimo di \u201clegalit\u00e0 socialista\u201d, si frenino gli eccessi, i sadismi alla Abu Ghraib, lo sterminio degli \u201cinnocenti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fa un certo senso leggere i rapporti segreti di ispezioni nei campi in cui il procuratore dell\u2019Urss Vishinskij (lo stesso che legher\u00e0 il suo nome ai grandi processi e confessioni farsa e alla catena di montaggio delle pi\u00f9 infami condanne a morte), denunciare \u201ccondizioni di detenzione assolutamente intollerabili\u201d, descrivere \u201cdetenuti talmente abbrutiti da aver perduto ogni sembianza umana\u201d, \u201cuomini che sembrano bestie selvatiche\u201d, \u201cdormono nudi sui tavolacci comuni, come sardine in scatola (letteralmente, non \u00e8 un\u2019esagerazione)\u201d, degli \u201cscaglioni in arrivo da cui si prelevano i morti congelati\u201d, della sua convinzione che \u201cqualcuno, qualcuno di ostile, fa in modo che la gente muoia per strada, muoia una volta arrivata a destinazione\u201d, lamentare che \u201cquesta situazione abbia ridotto in condizioni fisiche disastrose la popolazione del campo e portato a un utilizzo lavorativo assolutamente insignificante\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un altro documento, \u00e8 sempre Vishinskij a proporre di condannare alla fucilazione dei \u201cchekisti\u201d che \u201cusavano metodi di interrogatorio fascisti e nei loro uffici uccidevano con la violenza fisica quelli che si ostinavano a non formare i verbali preparati in anticipo\u2026 a un imputato ruppero il naso con un uncino di ferro e cavarono gli occhi\u2026, due cittadini furono uccisi a colpi di martello sulla testa\u2026\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma Chlevnjuk ha cura di avvertire che \u201cprovvedimenti cos\u00ec severi\u2026 furono un\u2019eccezione\u201d e che \u201cla gran mole di fatti di cui siamo a conoscenza\u2026 ci permette di affermare con assoluta certezza che il ricorso alle torture pi\u00f9 crudeli era diffuso ovunque e generalizzato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fa senso anche leggere di un Lavrenti Berija \u2013 l\u2019ultimo terribile capo dei servizi di Stalin \u2013 che esordisce come \u201criformatore\u201d degli eccessi commessi dai suoi predecessori, si atteggia quasi a \u201cgarantista\u201d, parla di \u201cripristino della legalit\u00e0 socialista\u201d, arriva a inoltrare le denunce di false confessioni estorte con la tortura, i suggerimenti di \u201cpunire severamente gli inquirenti che considerano la percosse come il principale metodo d\u2019indagine e che storpiano gli arrestati quando non hanno prove sufficienti della loro attivit\u00e0 antisovietica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo almeno finch\u00e9 non \u00e8 Stalin in persona a fargli capire che \u00e8 meglio non si impicci troppo nel contestare questi \u201cmetodi\u201d. Tra i documenti citati da Chlevnjuk c\u2019\u00e8 una telegramma in codice, firmato Stalin, del gennaio 1939, in cui questi prende \u201cun\u2019iniziativa inattesa e per lui insolita: di fatto si assume la responsabilit\u00e0 del ricorso alle torture\u201d. Taglia corto ricordando che le torture, contro i \u201cterroristi\u201d, sono state autorizzate dal centro, e prosegue argomentando: \u201cSi sa che tutti i servizi segreti borghesi ricorrono alle pressioni fisiche nei confronti dei rappresentanti del proletariato socialista, e per giunta vi ricorrono nelle forme pi\u00f9 atroci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci si domanda perch\u00e9 i servizi segreti socialisti debbano essere pi\u00f9 umani rispetto agli spietati agenti della borghesia, ai nemici giurati della classe operaia e dei kholkoziani\u2026 il CC ritiene che il metodo della pressione fisica debba essere assolutamente adottato anche in futuro\u2026 in quanto metodo giusto e opportuno\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei capitoli pi\u00f9 sconvolgenti \u00e8 quello in cui si parla dei campi di concentramento per i bambini. Non solo i figli dei condannati che lo seguivano nel gulag o quelli che vi nascevano, o quelli che furono costretti a denunciare e dimenticare i genitori, persino cambiare nome (ho conosciuto il figlio di Bucharin, che era tra questi, in occasione di una sua mostra di dipinti a New York), ma intere generazioni, un numero enorme di bambini abbandonati (besprizorniki) a causa delle tremende circostanze in cui versava il paese, del susseguirsi di cataclismi come la guerra civile, la collettivizzazione forzata e poi le carestie degli anni Trenta. Una parte finiva negli orfanotrofi (386.000 nel 1934).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Milioni di altri erano abbandonati a se stessi. Per loro si istituirono campi specializzati. Erano considerati un problema di ordine pubblico. Bande di adolescenti si erano resi responsabili di delitti efferati, spesso in gruppo. I vertici del partito decisero di intervenire, non tanto perch\u00e9 mossi a piet\u00e0 dalle condizioni dell\u2019infanzia abbandonata, ma per ovviare a un problema che spaventava l\u2019opinione pubblica gi\u00e0 provata dalle difficili condizioni di vita per tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene citata una lettera indirizzata nel marzo 1935 da Voroshilov a Stalin, Molotov e Kalinin in cui, a partire da un fatto di cronaca che aveva creato molta sensazione a Mosca (un duplice omicidio commesso da due sedicenni), si suggerisce che \u201cil Comitato centrale debba ordinare all\u2019NKDV di organizzare immediatamente strutture in cui collocare non solo i ragazzi abbandonati, ma anche quelli privi di sorveglianza, mettendo cos\u00ec al riparo la capitale dal sempre crescente teppismo \u2018giovanile\u2019\u201d. \u201cNon capisco perch\u00e9 questi farabutti non si possano fucilare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna forse aspettare che crescano a diventino banditi ancora pi\u00f9 pericolosi?\u201d, la conclusione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stalin lesse, e diede incarico a Vyshinskij di elaborare un progetto di risoluzione contro la delinquenza minorile. Ma la bozza di Vyshinskij aveva un difetto agli occhi di Stalin: era troppo moderata, elastica nelle formulazioni, troppo persa dietro \u201cmisure correttive di carattere medico-pedagogico\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stalin introdusse modifiche di suo pugno, in seguito alle quali il primo punto suonava seccamente cos\u00ec: \u201cA partire dai 12 anni di et\u00e0, i colpevoli di furto, violenze, lesioni personali, mutilazioni, omicidio o tentato omicidio sono soggetti a giudizio penale, con l\u2019applicazione di tutte le misure di repressione giudiziaria\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una nota esplicativa segreta del Politbjuro esplicit\u00f2 che tra queste misure nei confronti dei bambini che avevano compiuto i 12 anni \u201crientrava anche la pena capitale (fucilazione)\u201d. Nella seconda met\u00e0 di quell\u2019anno furono fermati 160 mila bambini. L\u2019anno successivo 150 mila. In migliaia furono fucilati. La sorte degli altri non fu molto migliore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei documenti citati, un \u201cRapporto alla direzione del Gulag sulla situazione dei minori detenuti nei lager\u201d depreca, con linguaggio burocratico ancora pi\u00f9 agghiacciante di una testimonianza diretta, le condizioni di quelli inviati nei campi: \u201cI detenuti adolescenti terrorizzano il campo col loro comportamento violento e scandaloso, la per versione sessuale \u00e8 un fenomeno non raro\u2026 nel Belomorsko-Baltijski lager per placare i minori si \u00e8 dovuto ricorrere alle armi\u2026 fatti naloghi si verificano anche in altri campi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro rapporto, di polizia, invita a moderare gli \u201ceccessi\u201d: tra questi, estensione dei procedimenti penali a bambini di et\u00e0 inferiore ai 12 anni, e addirittura \u201cper reati non previsti dalla legge: per birichinate infantili, zuffe casuali e furti insignificanti commessi per la prima volta\u201d. Tra gli esempi citati, il caso di un tribunale della regione di Mosca che aveva \u201cqualificato come manifestazione di lotta di classe il gesto del\u00a0 figlio di un contadino non collettivizzato che aveva dato uno schiaffo alla figlia di un kholkoziano, condannandolo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come per tutti gli altri \u201creati\u201d, anche per i bambini il sistema ebbe i suoi alti e bassi, momenti di accentuarsi della repressione e momenti di relativo addolcimento. Ad esempio, \u00e8 sempre nel 1935 che Stalin pronuncia, parlando a un assemblea di conducenti di trattori a Mosca, una frase che sarebbe divenuta famosa e avrebbe dato inizio a quella che Chlevnjuk definisce una \u201cchiassosa campagna propagandistica\u201d: \u201cIl figlio non risponde alle colpe del padre\u201d. Ma ci\u00f2 non avrebbe impedito che negli anni immediatamente successivi, quelli del \u201cGrande terrore\u201d del 1937-38, un ordine del Commissariato del popolo agli Affari interni imponesse l\u2019arresto non soltanto delle mogli ma anche dei figli dei \u201ctraditori\u201d. Il che fece salire enormemente il numero dei minori arrestati, anche rispetto ai picchi degli anni della carestia assassina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 nel 1937-38 che i campi del Gulag da sistema di lavoro forzato, di dubbia efficienza economica (anche se \u00e8 nei laboratori specializzati del Gulag che operano prigionieri geniali come l\u2019ingegnere Andrei Tupolev, il padre dell\u2019aeronautica sovietica), si trasformano in campi di sterminio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chlevnjuk ricorda che solo negli ultimi anni sono diventati accessibili negli archivi le statistiche segretissime che erano state compilate dopo la morte di Stalin. Ne risultano, per solo quei due anni, oltre 1,6 milioni di arrestati, l\u201987 per cento di questi per motivi politici. Sostiene che \u201cverosimilmente\u201d il numero dei cittadini sovietici arrestati super\u00f2 i due milioni e mezzo. E che dai diversi tribunali passarono \u201cpresumibilmente\u201d 3 milioni e mezzo di persone. Almeno 700 mila \u00e8 la stima dei fucilati dall\u2019agosto 1937 a met\u00e0 novembre 1938. \u201cUna media di 1.500 persone eliminate al giorno\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un \u201clavoro\u201d immane, se si tiene presente che \u201cle fucilazioni erano nella maggioranza dei casi individuali\u201d e che \u201ca giudicare dai documenti noti non si utilizzavano mezzi di sterminio di massa (come le camere a gas)\u201d. Nel Gulag stenti e malattie fecero il resto. Paradossalmente, la spaventosa repressione, spesso giustificata dalle necessit\u00e0 di eliminare una potenziale \u201cquinta colonna\u201d interna in previsione della guerra, si attenu\u00f2 poi proprio di fronte all\u2019esigenza di unire il paese nella guerra contro i tedeschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stima, valutando il \u201cturnover\u201d, \u00e8 che dal gulag ci siano passati complessivamente qualcosa come 18 milioni. Il tutto avvolto nel pi\u00f9 assoluto segreto di stato. Ma si sapeva, anche se molti preferirono non vedere. Sin dagli esordi. Nel marzo 1931 la Pravda aveva pubblicato un articolo di Maksim Gorkij, intitolato: \u201cA proposito di una leggenda\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rivolgendosi agli operai europei e americani, lo scrittore definiva le voci circa l\u2019impiego del lavoro forzato in Urss \u201cuna disgustosa calunnia\u201d. \u201cIl potere sovietico non utilizza il lavoro forzato neppure nelle case di reclusione, dove i criminali analfabeti sono obbligati a leggere e scrivere, e dove i contadini godono del diritto di tornare al villaggio, alle loro famiglie, per lavori agricoli\u201d, rassicurava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negarono categoricamente che si facesse ricorso al lavoro forzato per i prodotti di esportazione. Al VI Congresso dei Soviet Molotov arriv\u00f2 a includere nel suo rapporto una sezione dedicata al cosiddetto \u201clavoro forzato\u201d in cui non si limitava a escludere che servisse per i prodotti\u00a0 di esportazione, ma si giungeva ad affermare che \u201cmigliaia e migliaia di disoccupati (in occidente) ora invidierebbero le condizioni di lavoro e di vita dei detenuti nelle nostre regioni settentrionali\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma Stalin la sapeva ancora pi\u00f9 lunga: si sono conservate le seguenti annotazioni di suo pugno: \u201cIl capitolo sul \u2018lavoro forzato\u2019 \u00e8 incompleto, insufficiente. Vedi le osservazioni e le correzioni nel testo\u2026 Del lavoro dei kulaki, non trattandosi di detenuti, o non bisogna parlare affatto, o si deve spiegare in maniera specifica e documentata che tra i kulaki deportati lavorano solo quelli che lo desiderano\u2026\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sua prefazione Conquest cita la risposta di un testimone a un processo per diffamazione intentato in Francia nel 1950 dal reduce dei campi nazisti, il trotzkista David Rousset a chi dalla sinistra ufficiale lo accusava di insultare l\u2019Unione Sovietica equiparando la sua esperienza a quella delle vittime del Gulag.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli avevano chiesto: \u201cSe si accertasse che nella Kolyma esistono campi di lavoro come quelli che ci sono stati descritti, lei sarebbe d\u2019accordo a condannarli?\u201d. La risposta: \u201cQualora mi venisse chiesto, \u2018Se tua madre fosse un\u2019assassina la condanneresti?\u2019, io risponderei: \u2018Signore, mia madre \u00e8 mia madre, e non pu\u00f2 essere un\u2019assassina\u2019\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa storia del Gulag \u00e8 storia dell\u2019affermarsi di una dittatura; della creazione ed espansione di uno dei principali segmenti dell\u2019economia sovietica, l\u2019economia del lavoro forzato; del formarsi di particolari gruppi sociali: decine di milioni di internati (ed ex internati) e milioni di aguzzini e sorveglianti; \u00e8 la storia della particolare \u2018cultura del lager\u2019 e della mentalit\u00e0 di questi gruppi, che ha avuto un\u2019enorme influenza sulla cultura, le tradizioni e la visione del mondo di tutta la societ\u00e0 sovietica\u201d: questo il modo in cui Chlevnjuk riassume l\u2019obiettivo della sua ricerca. Quello specifico incubo \u00e8 finito da molto tempo. Si dir\u00e0 che madri, nonne e bisnonne sono sepolte<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Gulag di cui parler\u00e0 la continuazione di questo lavoro era gi\u00e0 diverso da quello di prima della guerra. Quelli sotto Krusciov erano diversi da quelli sotto Stalin. Cos\u00ec come quelli sotto Breznev diversi da quelli sotto Krusciov. Quelli di Mao erano diversi dalla Cina di oggi. La Russia di Putin non \u00e8 paragonabile alle Russie precedenti, anche se qualcuno teme che non sia molto migliore di quella di Eltsin. Ma quanto pesano ancora le conseguenze, i residui stratificati e cristallizzati della \u201ccultura\u201d, della \u201cmentalit\u00e0\u201d che avevano caratterizzato quel brutto sogno?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Foglio 25 marzo 2006 Un libro racconta i milioni di morti nei campi sovietici attraverso le note burocratiche degli aguzzini e le postille con cui Stalin, scrivendo di suo pugno, chiedeva pi\u00f9 severit\u00e0 Siegmund Ginzberg<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/i-gulag-visti-dal-cremlino\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":27860,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[32,17,84],"tags":[138],"class_list":["post-1999","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofia-del-comunismo","category-libri","category-urss","tag-gulag","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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