{"id":1967,"date":"2006-04-06T16:56:33","date_gmt":"2006-04-06T14:56:33","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-04-27T12:32:33","modified_gmt":"2016-04-27T10:32:33","slug":"requiem-per-il-principio-di-causalit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/requiem-per-il-principio-di-causalit\/","title":{"rendered":"Requiem per il principio di causalit&agrave;"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-33512 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/04\/filosofi.jpg\" alt=\"filosofi\" width=\"206\" height=\"156\" \/>Avvenire<\/strong>, 26 marzo 2006<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di<strong> Vittorino Andreoli<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>1.Cartesio era stato spinto a meditare sul problema della conoscenza anche dalla difficolt\u00e0 di distinguere il sogno dalla veglia<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>2. Per Ernst Mach la nozione del tempo assoluto newtoniano come \u00abcorso eterno e stabile\u00bb, era poco pi\u00f9 che un\u2019astrazione.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>3. Le teorie intorno al mondo subatomico, la teoria dei quanti e la meccanica ondulatoria, hanno distrutto la fiducia nella causalit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>4. Anche per Bertrand Russell il linguaggio di causa ed effetto non rappresenta nulla di veramente riscontrabile nel mondo fisico.<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Tra i principi della scienza, quello di causalit\u00e0 gode certo di una posizione speciale, non solo perch\u00e9 \u00e8 fondamento della logica e quindi del pensiero scientifico, ma per il fatto che la lettura della realt\u00e0 secondo la cultura occidentale \u00e8 possibile solo ordinando in sequenze i fenomeni, facendo s\u00ec che uno preceda in maniera precisa il successivo in una relazione per cui il primo \u00e8 causa del secondo. Diventa perci\u00f2 utile guardare al destino di questo principio, nell\u2019ipotesi che anch\u2019esso sia passato da una fase di grandezza ad una di crisi, con perdita di dominio e persino di senso.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I PRINCIPI DI CAUSALIT\u00c0.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 pi\u00f9 corretto parlare di principi \u2013 anzich\u00e9 principio \u2013 di causalit\u00e0. Nel III secolo a.C. Aristotele, scrivendo il primo libro della Metafisica, distingue quattro tipi di causa per spiegare la realt\u00e0. Vi sono anzitutto le cause &#8220;intrinseche&#8221; che si riferiscono al &#8220;<em>quod est<\/em>&#8221; [ci\u00f2 che \u00e8] e quindi che caratterizzano intrinsecamente una cosa, la sua essenza, e ci\u00f2 che la distingue da ogni altra: si tratta delle cause che secondo Aristotele interessano la filosofia, e pi\u00f9 propriamente l\u2019ontologia, e dunque che riguardano la questione dell\u2019essere della realt\u00e0 nel loro principio stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi ci sono le cause &#8220;estrinseche&#8221;, pi\u00f9 proprie dell\u2019osservazione positiva, che si riferiscono al &#8220;<em>quomodo<\/em>&#8221; [la maniera], ai fenomeni e quindi alle modalit\u00e0 con cui si presentano e appaiono. &#8220;Estrinseche&#8221; poich\u00e9 si legano ad un <em>quid<\/em> esterno rispetto alla loro essenza, e al loro esistere, anche se \u00e8 in grado di condizionarle. Cause che si evidenziano attraverso l\u2019osservazione e persino l\u2019esperimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi \u00e8 poi la causa &#8220;efficiente&#8221; [<em>id a quo<\/em>: questo proviene da quello] che mette in relazione la causa con il suo effetto, una relazione precisa, adeguata, proporzionata e prima di tutto in sequenza temporale. \u00c8 questa la causa a cui guarda in maniera specifica la scienza. E da ultimo c\u2019\u00e8 la causa &#8220;finale&#8221; [<em>id cuius gratia<\/em>: questo in virt\u00f9 di quello] che d\u00e0 ragione del perch\u00e9 di quel fenomeno e di quella realt\u00e0, e permette di scoprirne il senso: la spiegazione completa della natura si raggiunge solo attraverso le cause finali \u2013 dice Aristotele \u2013 che si trovano in una posizione di predominanza rispetto a tutte le altre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si nota, sono molti i principi di causalit\u00e0 e occorre sempre precisare a quale si fa riferimento. Noi ci occuperemo in particolare della causa efficiente, che \u00e8 quella che interessa particolarmente le scienze, anche se prima occorre aggiungere qualche altra caratteristica di questo impianto aristotelico che durer\u00e0 a lungo nella diatriba filosofica e scientifica. Una prima caratteristica riguarda la distinzione tra materia e forma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>CAUSE PER MATERIA E FORMA.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le cause intrinseche sono di due tipi, giacch\u00e9 riguardano la materia e la forma che nell\u2019insieme costituiscono la natura. Un dualismo netto che trova riferimento nella distinzione tra materia e anima (sia pure nelle tre specificazioni di vegetativa, animale e spirituale). \u00c8 dunque evidente che la comprensione del mondo deve dare ragione sia della materia sia dell\u2019anima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dualismo dura a lungo e giunge oltre il mondo greco per inserirsi nel cristianesimo e fino al Rinascimento, quando Bernardino Telesio con il <em>De rerum natura iuxta propria princ\u00ecpia<\/em> trova la causa dei fenomeni naturali nella natura stessa, asserendo un rigoroso monismo in cui sono inseparabili la materia e le sue forze dinamiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni fenomeno dunque \u00e8 una &#8220;materia in moto&#8221; che racchiude in s\u00e9, nella sua stessa natura, la causa. Anche lo <em>spiritus<\/em> \u00e8 materia o facolt\u00e0 della materia. Giordano Bruno, nel dialogo <em>De la causa princ\u00ecpio et uno<\/em>, aggiunge che la materia non riceve, ma piuttosto produce essa stessa le forme, le \u00abmanda dal suo seno\u00bb, perch\u00e9 ha in se stessa \u00abla fonte delle forme\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo tante distinzioni il Bruno chiude il suo dialogo con un inno al \u00abprincipio unico\u00bb dell\u2019universo \u00abuno, infinito e immobile\u00bb, in cui forma e materia, atto e potenza, si uniscono. Ma questi sono semplicemente accenni ad una diatriba ben pi\u00f9 lunga e complessa, che \u00e8 interna alla filosofia, dove hanno collocazione i pensatori che abbiamo richiamato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un accenno lo merita la causa finale che \u00e8 propria della teologia, e che non ha cessato dopo Aristotele di essere discussa. Basterebbe riferirsi al problema della vita umana e di quando essa inizi: se nel momento in cui si incontrano le due cellule (concepimento) oppure in uno stadio successivo della moltiplicazione cellulare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le due posizioni si reggono sul fatto che alcuni applicano la causa finale (la vita c\u2019\u00e8 fin dal concepimento), gli altri invece si appellano alla causa efficiente (la vita c\u2019\u00e8 soltanto ad un certo grado di sviluppo quando si intraveda e dunque si constati una struttura).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>CAUSA FINALE.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aristotele attribuisce la posizione di dominio alla causa finale: se si vuole comprendere veramente il mondo, e anche quello della scienza, meglio indagare la sua finalit\u00e0: individuato il fine, si comprendono le altre sequenze causali, poich\u00e9 sono &#8220;informate&#8221; dal fine, sono mosse secondo la direzione del fine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aristotele l\u2019aveva definita come una determinazione che non procede da quanto \u00e8 avvenuto in precedenza, ma da ci\u00f2 che si deve raggiungere: dal fine o dallo scopo. E ci\u00f2 appare come un\u2019inversione del rapporto causale che le scienze generalmente presuppongono: il rapporto &#8220;<em>prius-posterior<\/em>&#8221; della causa efficiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 questo il principio della teleologia. Ma anche in questo caso domina storicamente l\u2019opposizione. Bacone sostiene l\u2019inutilit\u00e0 delle cause finali, Galileo e Cartesio ne respingono l\u2019uso nelle ricerche scientifiche anche se, come gi\u00e0 Leonardo, le rimandano allo studio dei teologi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrive Leonardo: \u00abO speculatore delle cose non ti laudare di conoscere le cose, che ordinariamente per s\u00e9 medesima la natura, per sua ordine, naturalmente conduce; ma rallegrati di conoscere il fine di quelle cose, che sono disegnate dalla mente tua\u00bb (Prose, a cura di G. Negri, Torino 1928, p. 173).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E Galileo nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo mostra che \u00ab\u00e8 temerit\u00e0 voler far giudice il nostro debolissimo discorso delle opere di Dio\u00bb, quasi che tutto dovesse essere fatto per noi e fosse \u00abvano e superfluo tutto quello dell\u2019universo che non serve per noi\u00bb, quando \u00abnel maturar quel grappolo d\u2019uva, anzi pur quel granello solo, vi si applica che pi\u00f9 efficacemente applicar non vi si potrebbe quando il termine di tutti i suoi affari fosse la sola maturazione di quel grano\u00bb (Giornata III).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da parte sua Cartesio proclama che \u00abnon ci fermeremo neppure a esaminare i fini che Dio s\u2019\u00e8 proposto nel creare il mondo, e respingeremo interamente dalla nostra filosofia la ricerca delle cause finali; perch\u00e9 non dobbiamo presumere tanto da noi stessi da credere che Dio abbia voluto che noi facessimo parte del suo consiglio&#8230;\u00bb (<em>Principia philosophiae<\/em> [1644], I, 28). Fino a questo punto si riconosce la causa finale ma semplicemente si afferma che non appartiene alla scienza, ai suoi scopi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un colpo deciso, questa volta per negare la causa finale, lo sferrer\u00e0 Spinoza, il &#8220;<em>perfectissimus atheistas<\/em>&#8220;. \u00c8 un pregiudizio, una fantasia, anzi una &#8220;superstizione&#8221;, egli dice, quella per cui gli uomini suppongono che, come fanno loro stessi, cos\u00ec tutte le cose della natura agiscano per un fine. E aggiunge che non si deve essere cos\u00ec ciechi da non vedere che mentre con il teleologismo si pensa di glorificare Dio e la Natura, in realt\u00e0 li si diffama.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti li si rende responsabili di tutti gli svantaggi che, accanto ai vantaggi, essi elargirebbero agli uomini. E continua sostenendo la mostruosit\u00e0 per cui la finalit\u00e0 considera \u00abcome effetto ci\u00f2 che in realt\u00e0 \u00e8 causa, e viceversa; e inoltre quel che per natura \u00e8 anteriore lo si fa posteriore\u00bb (<em>Ethica<\/em>, Pars I, Appendix).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa guerra alla causalit\u00e0 finale, che questa volta incomincia gi\u00e0 nel Seicento, la voce che cerca di mediare e condurre a un armistizio \u00e8 Immanuel Kant, ma per farlo la definisce in maniera nuova: il senso nuovo della causa finale \u00e8 quello di un tutto che determina le sue parti, istituendo un\u2019azione reciproca tra queste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi pensiamo il particolare come contenuto nel generale, afferma, e pertanto occorre un principio che non pu\u00f2 essere ricavato dall\u2019esperienza. \u00c8 il principio &#8220;dell\u2019intelletto legislatore&#8221; per il quale le leggi particolari, empiriche, devono essere considerate secondo una tale unit\u00e0 \u00abcome se fossero state parimenti istituite da un intelletto&#8230; per rendere possibile un sistema dell\u2019esperienza &#8230; come se ci fosse un intelletto che contenga il principio che dia unit\u00e0 al molteplice delle leggi empiriche di essa\u00bb (<em>Critica del giudizio<\/em>, Introduzione, IV e IX).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si afferma la subordinazione delle parti al concetto di un tutto: come si pu\u00f2 capire un particolare, il fenomeno di cui si occupa la scienza, se non dentro l\u2019insieme, il mondo? E come \u00e8 possibile cogliere l\u2019insieme se non nel suo senso e quindi nel suo scopo che si riverser\u00e0 in ogni particolare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il teleologismo risponde all\u2019esigenza del nostro spirito legislatore ed \u00e8 concepito quale necessario completamento della serie di osservazioni che possiamo fare spontaneamente o secondo le metodologia della scienza. I fenomeni acquistano concretezza e plausibilit\u00e0 se sono posti, come mezzi che si adattano a un fine, in una connessione tale che li colleghi e unifichi. In questa visione il finalismo \u00e8 il determinismo causale visto nella sua sistematicit\u00e0 e unit\u00e0 concettuale: \u00abLa finalit\u00e0 \u00e8 la determinazione di un risultato per mezzo della totalit\u00e0 dei fenomeni, che possono esercitare su di esso un\u2019azione causale\u00bb (O. Hamelin, <em>Essai sur les \u00e9l\u00e9ments principaux de la repr\u00e9sentation<\/em>, Paris, 1925, pp. 351 sg.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora passiamo alla causa efficiente poich\u00e9 ci permette di entrare dentro la scienza, essendo tra i principi di causalit\u00e0 quello pi\u00f9 specifico. Ma \u2013 lo ripetiamo \u2013 si tratta di una delle cause, una delle modalit\u00e0 attraverso cui indagare i fenomeni, non la sola: non la causa, ma una delle cause.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>CAUSA EFFICIENTE<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi sono due modi di concepire la causa efficiente e il rapporto causa-effetto. Si pu\u00f2 vedere il problema infatti da un punto di vista empirico, identificando la causa come quel legame tra due fatti, A e B, che dato il primo si produce necessariamente il secondo. \u00c8 questa la maniera che gli scienziati hanno inteso: scoprire il &#8220;<em>quomodo<\/em>&#8221; [la maniera di essere] senza preoccuparsi del &#8220;<em>quia<\/em>&#8221; [perch\u00e9 essere].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma si pu\u00f2 anche vedere la questione da un punto di vista razionalistico, considerando la causalit\u00e0 come espressione del principio di identit\u00e0 realizzatosi nell\u2019unit\u00e0 della natura. Quindi la relazione causa effetto diventa strutturale, non solo sequenziale [\u00e8 cos\u00ec perch\u00e9 non pu\u00f2 essere che cos\u00ec].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per valutare meglio cosa si intenda per causa efficiente secondo il punto di vista empirico, riferiamo la definizione di John Stuart Mill: causa \u00e8 \u00abl\u2019antecedente o l\u2019insieme di antecedenti di cui il fenomeno chiamato effetto \u00e8 invariabilmente e incondizionatamente la conseguenza\u00bb (<em>Logica<\/em>, III, cap. 5 e <em>Esame della filosofia<\/em> di sir William Hamilton, XVI, 355). Posta cos\u00ec la questione, risulta che il concetto di causa \u00e8 un concetto di relazione e che il relazionare \u00e8 tipico del pensiero, anzi sussiste solo nel pensiero, dunque la causa non ha sussistenza nella realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si aggiunge anche che non ha senso parlare di causa se non avendo realmente presente allo stesso tempo l\u2019effetto: la causa da sola non si rappresenterebbe. Possiamo segnalare poi che, nella storia di questo concetto, la scienza da una parte ha tentato di difenderlo, mentre la filosofia, in alcuni periodi almeno, lo ha combattuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Medioevo, per esempio, gli occasionalisti volevano sottrarre Dio dal legame di causalit\u00e0 e finirono per negare anche la connessione causale tra i fenomeni. Duns Scoto afferma che tutto ci\u00f2 che Dio ha fatto dipende soltanto da un libero atto della sua volont\u00e0, sicch\u00e9 non si pu\u00f2 mai dedurre dalla natura dell\u2019effetto come necessit\u00e0 quello della causa poich\u00e9 questa, se Dio avesse voluto, si sarebbe potuta manifestare benissimo con un effetto diverso da quello in cui effettivamente si \u00e8 manifestata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conseguenza di questo volontarismo \u00e8 che, senza negare del tutto il valore delle prove &#8220;a posteriori&#8221; dell\u2019esistenza di Dio (tra cui quella della causalit\u00e0: se c\u2019\u00e8 il mondo occorre un Dio che lo spieghi, un motore che lo muova), Duns Scoto tende a sminuirne l\u2019importanza, riducendole a semplici argomenti di probabilit\u00e0 e di credibilit\u00e0, mentre accentua invece l\u2019importanza e il C valore della prova ontologica che \u00e8 &#8220;a priori&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guglielmo di Occam, criticando la prova dell\u2019esistenza di Dio come Motore (per cui il mosso deve essere mosso da un altro), finisce per impugnare la stessa legge di causalit\u00e0. Insomma, il principio di causalit\u00e0 non ha valore universale e necessario. Solo la successione \u00e8 scientificamente constatata, e niente ci autorizza a porre qualche cosa che vada al di l\u00e0 della pura e semplice successione: la necessit\u00e0 del succedersi dei fenomeni non \u00e8 in alcun modo giustificata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 solo dall\u2019esperienza che sappiamo che B segue A: \u00abL\u2019effetto \u00e8 totalmente diverso dalla causa e per conseguenza non si trova in essa\u00bb; inoltre non nasce una relazione di necessit\u00e0 che possa valere anche per l\u2019avvenire. La ripetizione di casi simili non pu\u00f2 da sola far sorgere un\u2019idea originale, diversa da quella che si trova in ciascun caso particolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esperienza non ci mostra mai il &#8220;potere&#8221; del fatto A su B: noi non siamo mai capaci, neppure in un singolo caso, di scoprire qualche &#8220;potere&#8221;, bens\u00ec constatiamo soltanto che l\u2019una cosa segue l\u2019altra. \u00c8 una &#8220;determinazione della mente&#8221; che esiste nella mente e non negli oggetti (David Hume, <em>An Enquiry concerning human Understanding<\/em> [1748], p. II, sezz. I e VII).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Kant infatti affermava: \u00abTutto ci\u00f2 che accade presuppone qualche cosa da cui deriva\u00bb. Come a dire, che sappiamo soltanto che la causalit\u00e0 \u00e8 uno schema obbligato per leggere la realt\u00e0, in sequenza di causa ed effetto a loro volta causa di effetti a cascata successivi. Ma tutto questo rimane privo di sen so se manca una cornice generale che inquadri non solo quel frammento di realt\u00e0 che la scienza ha studiato e ridotto a sequenze, ma il mondo intero, la realt\u00e0 tutta nel suo significato: ed ecco ritornare il bisogno di una causa finale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le cause efficienti devono essere completate da quella superiore della causalit\u00e0 finale. Alla concatenazione meccanica che la coscienza riconosce, ma che non basta ad affermare l\u2019ordine e l\u2019unit\u00e0 armonica di tutto il reale, deve sovrapporsi la risposta al perch\u00e9 dei fenomeni e del mondo (temi della filosofia e della teologia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>NELLE SOCIET\u00c0 NON OCCIDENTALI.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre a queste considerazioni, \u00e8 utile riferirsi ad un aspetto antropologico e chiedersi se veramente il principio di causalit\u00e0 che \u00e8 alla base stessa della ragione e quindi del pensiero logico razionale, sia applicato in tutte le societ\u00e0 e dunque si imponga come strumento di analisi e di comprensione del mondo in generale, universalmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019Ottocento, l\u2019estensione del concetto di universalit\u00e0 ha assunto una dimensione verificabile, poich\u00e9 con l\u2019etnografia e l\u2019attenzione nei confronti delle cosiddette popolazioni primitive esso poteva essere verificato studiando le diverse culture, comprese quelle lontane dalla civilt\u00e0 occidentale, fondata certamente sulla logica. In altre parole, \u00e8 diventato possibile sapere se la mentalit\u00e0 del primitivo lavora veramente seguendo il nesso causale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Lucien L\u00e9vy-Bruhl, il pensiero logico, e quindi costitutivo delle realt\u00e0 in serie secondo un N rapporto causa-effetto, non \u00e8 presente nella mente del primitivo, nella quale si trova invece la concezione magico-mitica, per cui ogni evento cosmico \u00e8 un miracolo e un segno del libero intervento di una forza sopra-naturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il primitivo cio\u00e8, manca nel mondo una causalit\u00e0, e tutto si lega alla libert\u00e0 che l\u2019etnologo francese chiama \u00abimpermeabilit\u00e0 dell\u2019esperienza\u00bb. Insomma, dalla magia alla scienza, dalla mentalit\u00e0 prelogica a quella logica si frappone un salto, un vero e proprio salto, non una continuit\u00e0 (<em>Les fonctions mentales<\/em>, Paris 1910, pp. 451 sg.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scienza \u00e8 un colpo di Stato che si impone sopra l\u2019esperienza sensibile. \u00c8 necessario ammettere un funzionamento differenziato della mente del primitivo in cui non domina certo l\u2019idea di un universo determinato causalmente. Ci\u00f2 non deve far credere che il primitivo non si serva di osservazioni sequenziali, come quando avvelena la punta di una freccia per cacciare un animale, mostrando di tenere conto di un effetto derivante da un\u2019azione (L\u00e9on Brunschvicg, <em>L\u2019exp\u00e9rience humaine et la causalit\u00e9 physique<\/em>, Paris 1921, e <em>Les \u00e2ges de l\u2019intelligence<\/em>, Paris 1924).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>PRINCIPIO DI CAUSALIT\u00c0 E SOGNO<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 possibile usare un\u2019altra argomentazione contro l\u2019universalit\u00e0 della causalit\u00e0: lo studio dei sogni. Cartesio era stato spinto a meditare sul problema della conoscenza anche dalle illusioni scaturenti dai sogni e dalla difficolt\u00e0 di distinguere il sogno dalla veglia. Poich\u00e9 tutto ci\u00f2 che \u00e8 in noi proviene da Dio, e non possiamo avere alcuna altra certezza dell\u2019esistenza del mondo se non attraverso Dio, ci\u00f2 di cui ho coscienza \u00e8 vero, dunque anche quanto deriva dal sogno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 infatti sufficiente dire \u00abche i nostri ragionamenti non sono mai cos\u00ec evidenti e completi nel sogno come durante la veglia\u00bb, mentre d\u2019altra parte \u00abquand\u2019anche io dormissi, tutto ci\u00f2 che si presenta al mio spirito con evidenza \u00e8 assolutamente vero\u00bb (<em>Meditationes de prima philosophia<\/em> e Discorso sul metodo, p. IV, fine).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 cos\u00ec difficile distinguere la vita reale dal sogno che pi\u00f9 tardi Blaise Pascal si chiede se la vita reale non sia tutta un\u2019illusione, e nota che solo la maggior continuit\u00e0 distingue la vita reale dal sogno. \u00ab<em>La vie est un songe un peu moins inconstant<\/em>\u00bb [la vita \u00e8 un sogno un po\u2019 meno incostante] (<em>Pens\u00e9es<\/em>, ed. Chevalier, 380).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza la fede, si potrebbe ben pensare all\u2019opera di un \u00ab<em>demon m\u00e9chant<\/em>\u00bb (un d\u00e9mone malvagio) e che tutto quanto si crede di vedere \u00e8 illusione. \u00ab<em>Vida es sue\u00f1o<\/em>\u00bb aveva detto Pedro Calder\u00f3n de la Barca e nei versi del Macbeth Shakespeare aveva ripetuto che la vita era sogno e inganno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche i sogni diventano oggetto di studio da parte della scienza e si stabilisce cos\u00ec un nuovo campo di indagine: la onirologia che elenca molti studiosi come Sante De Sanctis che nel 1899 pubblica a Torino il primo vero e proprio trattato: <em>I sogni: studi clinici e psicologici di una alienista<\/em> (cfr. anche \u00abIl sogno. Struttura e dinamica\u00bb in Rivista di antropologia Vol. XX, 1916).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma tutti sono destinati a essere dimenticati dopo l\u2019opera di Sigmund Freud, pubblicata nel 1900, che rimarr\u00e0 fondamentale nella storia della cultura occidentale: <em>Die Traumdeutung<\/em> (L\u2019interpretazione dei sogni). Insomma, i sogni non sono anarchia incomprensibile, e l\u2019individuazione di uno stimolo fisico che pu\u00f2 attivare una seriazione di immagini o pi\u00f9 ancora la concezione freudiana di un linguaggio dell\u2019inconscio non servono a salvare il principio di causalit\u00e0, ma a metterlo ulteriormente in crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ci\u00f2, non solo perch\u00e9 nei sogni si pu\u00f2 ribaltare l\u2019ordine temporale e causale, ma perch\u00e9 l\u2019inconscio \u00e8 una struttura della psiche umana che manca proprio della relazione spazio-temporale e quindi di quella sequenza &#8220;<em>prius-posterior<\/em>&#8221; che \u00e8 alla base della causalit\u00e0. E il pensiero primitivo rileva la vita dell\u2019inconscio attraverso associazioni che sono legate dal ritmo, persino da assonanze, ma non certo dalla causa efficiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Semmai i sogni servono a sottolineare la relativit\u00e0 della nozione di tempo, poich\u00e9 \u00e8 indubbio che la percezione del tempo nel sogno persiste per\u00f2 con un andamento del tutto particolare e irreale, non cronologico, ma, appunto, psichico. Tuttavia il tempo \u00e8 condizione necessaria alla sequenza causale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto nello stesso periodo, intorno al 1880, Ernst Mach aveva criticato la nozione del tempo assoluto newtoniano come \u00abun corso eterno e stabile\u00bb, notando che il tempo \u00e8 relativo in quanto \u00e8 un decorso misurabile solo attraverso criteri arbitrari. \u00abNon siamo per nulla in grado di misurare nel tempo le variazioni delle cose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tempo \u00e8 piuttosto un\u2019astrazione, a cui giungiamo attraverso la variazione delle cose; non siamo rivolti a nessuna misura determinata di tempo, poich\u00e9 tutte dipendono una dall\u2019altra\u00bb. \u00c8 una anticipazione della relativit\u00e0 di Einstein. Per questi, infatti, non solo non esiste tempo assoluto, ma anche il corso del tempo, cio\u00e8 la grandezza di una differenza temporale, non \u00e8 necessariamente uguale per tutti gli osservatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se vivessimo in un universo in cui ci \u00e8 dato di trasferirci con immense velocit\u00e0 da una parte all\u2019altra del cosmo, si potrebbero realizzare situazioni temporali quasi incredibili. Poich\u00e9 il corso del tempo secondo il principio di relativit\u00e0 speciale dipende dal movimento dell\u2019osservatore e dalla distanza di questo dall\u2019oggetto osservato, non si pu\u00f2 a rigore escludere che quel che a noi, secondo il punto di vista tradizionale, sembra il decorso naturale del tempo e il solo possibile, possa in determinate circostanze mutare, quasi avere un rovesciamento: in tal caso, quella che noi chiamiamo la causa potrebbe apparire l\u2019effetto e viceversa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il significato pi\u00f9 profondo della teoria della relativit\u00e0 va al di l\u00e0 del semplice concetto di inversione dell\u2019ordine temporale, fino a eliminare il concetto di causa come &#8220;<em>prius<\/em>&#8221; temporale e infine la stessa nozione di causa. Il &#8220;<em>prius<\/em>&#8221; e il &#8220;<em>posterior<\/em>&#8221; sono relativi. Non si pu\u00f2 escludere dunque che le spiegazioni causali, che noi siamo portati a dare degli eventi del mondo fisico, dipendano soltanto dalla nostra particolare collocazione nell\u2019universo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019ipotesi del tempo a rovescio, che potrebbe verificarsi in determinate circostanze, tutte le nostre spiegazioni della causalit\u00e0 verrebbero profondamente alterate. Il mondo fisco si trasformerebbe in un caos indescrivibile e incomprensibile, ma la retrocessione del tempo renderebbe comprensibili e prevedibili eventi che nel nostro mondo non lo sono affatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se lasciamo andare una matita tenuta sospesa verticalmente su di un tavolo essa cade, ma non possiamo predire in quale direzione. Invece in un mondo dall\u2019ordine temporale rovesciato, le matite giacenti sul tavolo si solleverebbero acquistando una posizione finale ben determinata e prevedibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 porta a concludere che l\u2019immagine che del mondo fisico noi ci facciamo attraverso la scienza non sia che una riproduzione pi\u00f9 o meno difettosa, e che quindi potr\u00e0 un giorno essere abbandonata per un\u2019altra che sembrer\u00e0 allora pi\u00f9 adatta: non certo in termini assoluti quanto per una variazione delle condizioni in cui ci potremmo trovare da osservatori. Insomma, il mondo potrebbe apparirci come un sogno o pi\u00f9 precisamente come nel sogno, senza il rispetto della causalit\u00e0 e della sequenza temporale che implica. Sono avvicinamenti di campo persino temerari e appare addirittura paradossale unire sogno e fisica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>SOGNO E FISICA DELLE PARTICELLE<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma vogliamo continuare in questa strana associazione secondo cui il principio di causalit\u00e0 non solo viene spodestato, ma persino negato, o addirittura invertito fino ad affermare che l\u2019effetto genera la causa. A fare simile affermazioni non \u00e8 un matto, ma grandi fisici. C. E. M. Broad, in Il problema della causalit\u00e0, formula un argomento &#8220;ipotetico&#8221; fondato sulla velocit\u00e0 della luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSupponiamo \u2013 egli dice \u2013 un osservatore su di una cometa che si allontani dalla Terra con una velocit\u00e0 uguale a quella della luce: se egli potesse vedere attraverso un enorme telescopio i fatti terreni, questi gli apparirebbero come immobili: non vedrebbe alcun succedersi di eventi, non rapporti di cause ed effetti, non storia. Supponiamo ora che la velocit\u00e0 della cometa aumenti ancora: il nostro osservatore vedrebbe il mondo scorrere &#8220;<em>\u00e0 rebours<\/em>&#8220;, a ritroso. La partenza di Napoleone per Sant\u2019Elena precederebbe Waterloo. Gli orrori del Terrore verrebbero prima degli anni di miseria delle plebi contadine francesi. Se egli si calasse nei panni dello storico, potrebbe dire che gli eccessi della plebe furono la causa della punizione cui furono costretti i governanti. Le cause, insomma, diverrebbero per questo osservatore effetti, e viceversa: tutto l\u2019ordine della causalit\u00e0 sarebbe rovesciato\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma la direzione della causalit\u00e0, e si potrebbe dire la causalit\u00e0 stessa, \u00e8 relativa al punto e alla condizione in cui si trova l\u2019osservatore. Gi\u00e0 nel 1897 Kurt Lasswitz, in un suo romanzo (<em>Su due pianeti<\/em>), aveva immaginato qualcosa di simile. Consideriamo ora insieme la velocit\u00e0 della luce e il meccanismo fisiologico della percezione. Se io osservo il cielo notturno nella direzione in cui mi si dice che si trovi Sirio, vedo una macchia gialla che, in base al principio di causalit\u00e0, dico essere la stella che cercavo: quella che ha prodotto sulla mia retina l\u2019effetto che mi fa dire d\u2019aver &#8220;visto&#8221; Sirio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma le onde che proprio in questo istante hanno colpito il mio occhio sono partite migliaia e migliaia di anni or sono: la stella di cui mi permettono di rendermi conto \u00e8 in realt\u00e0 quella che esisteva moltissimo tempo fa e che pu\u00f2 anche non esistere pi\u00f9. Che cosa diremo, allora? Che noi &#8220;vediamo&#8221; ci\u00f2 che magari non esiste pi\u00f9? Sarebbe un evidente assurdo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 ci\u00f2 che vedo \u00e8 solo una macchia gialla, il resto non \u00e8 che &#8220;deduzione&#8221; cui pu\u00f2 anche non corrispondere alcuna realt\u00e0. Insomma, tutte queste considerazioni mettono in crisi sia la universalit\u00e0 di questa categoria, sia persino la causalit\u00e0 come &#8220;prima&#8221; e &#8220;dopo&#8221;, come sequenza di una causa che produce sempre un solo effetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>ATTACCO DECISIVO CONTRO LA CASUALIT\u00c0.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo, che pure appare stringente, non \u00e8 ancora l\u2019attacco decisivo contro la causalit\u00e0, che si radica nelle teorie fisiche dei quanti e in quelle gi\u00e0 adombrate delle relativit\u00e0. Le teorie intorno al mondo subatomico, la teoria dei quanti e la meccanica ondulatoria, hanno distrutto la fiducia nella causalit\u00e0, intesa come sequenza fissata per cui ad una azione corrisponde un effetto e uno soltanto, per sostituirvi il concetto di un indeterminismo che domina nel mondo corpuscolare e che si nasconde ai nostri grossolani sensi del mondo macroscopico soltanto perch\u00e9 mascherato nel carattere statico delle leggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scoperta e lo studio del fotone e dei quanti hanno portato alle relazioni di Heisenberg, che dimostrano l\u2019impossibilit\u00e0 di prevedere insieme la posizione e la velocit\u00e0 d\u2019un corpuscolo. Se la causalit\u00e0 si riconosce dalla prevedibilit\u00e0 bisogna dire che il comportamento dei corpuscoli \u00e8 in linea di massima imprevedibile, tranne che in qualche caso assolutamente eccezionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Planck conclude cos\u00ec: \u00abI danni che ha fatto all\u2019antico determinismo la nuova meccanica sembrano troppo gravi perch\u00e9 possano facilmente venire riparati. \u00c8 pi\u00f9 prudente attenersi a questa constatazione: attualmente la fisica dei fenomeni in cui intervengono i quanti non \u00e8 pi\u00f9 conforme al determinismo\u00bb (<em>L\u2019indeterminismo nella nuova meccanica<\/em>, pp. 222-227).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, il principio di causalit\u00e0 non si applica al mondo subatomico, mentre su quello macroscopico ci\u00f2 si verifica solo statisticamente, e quindi attraverso l\u2019imprecisione di un procedimento approssimato. Sembra il &#8220;requiem&#8221; sconcertante per questo principio, fondamento del castello scientifico, ma non siamo ancora alla fase apocalittica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa si determina quando la teoria della relativit\u00e0 mette in dubbio non solo l\u2019applicabilit\u00e0 del concetto, ma la stessa sua legittimit\u00e0: insomma \u00e8 semplicemente un errore. Bertrand Russell, nel suo <em>ABC della relativit\u00e0<\/em> (1925), afferma scultoreo che \u00abil linguaggio della causa e dell\u2019effetto&#8221; sar\u00e0 una comoda abbreviazione per gli scienziati, ma &#8220;non rappresenta nulla che sia veramente riscontrabile nel mondo fisico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il crollo di questo paradigma, pilastro del sapere e della stessa conoscenza, ha il sapore di una caduta degli d\u00e8i. Scrive Max Planck: \u00abIn nessun caso \u00e8 possibile prevedere con esattezza un evento fisico. \u00c8 questa una scomoda, ma inevitabile, verit\u00e0\u00bb. E \u00ab\u2026con ci\u00f2 lo scopo della ricerca fisica&#8230; viene ricacciato indietro&#8230;\u00bb. Una vera &#8220;tragedia&#8221;, si potrebbe dire, per le certezze dell\u2019uomo che non si agganciano pi\u00f9 nemmeno alla scienza<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avvenire, 26 marzo 2006 di Vittorino Andreoli 1.Cartesio era stato spinto a meditare sul problema della conoscenza anche dalla difficolt\u00e0 di distinguere il sogno dalla veglia 2. Per Ernst Mach la nozione del tempo assoluto newtoniano come \u00abcorso eterno e stabile\u00bb, era poco pi\u00f9 che un\u2019astrazione. 3. 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