{"id":195,"date":"2004-11-23T16:47:38","date_gmt":"2004-11-23T15:47:38","guid":{"rendered":""},"modified":"2025-07-03T17:22:24","modified_gmt":"2025-07-03T15:22:24","slug":"hitler-la-santa-sede-e-gli-ebrei-la-parola-agli-archivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/hitler-la-santa-sede-e-gli-ebrei-la-parola-agli-archivi\/","title":{"rendered":"Hitler, la Santa Sede e gli Ebrei, la parola agli archivi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\">Agenzia <a href=\"https:\/\/it.zenit.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>ZENIT<\/strong> <\/a>luned\u00ec, 7 giugno 2004<\/p>\n\n\n\n<p><em>La Santa Sede con i Pontefici Pio XI e Pio XII, contrariamente a quanto sostenuto da un certo filone della critica storiografica, fu lungimirante nel capire gi\u00e0 nei primi anni venti i pericoli insiti nel nazismo.<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2004\/11\/chiesa_Hitler.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"253\" height=\"199\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2004\/11\/chiesa_Hitler.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30979\" style=\"width:317px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>ROMA, A circa 60 anni di distanza dall&#8217;offensiva alleata che sconfisse il Nazismo, arriva in libreria il volume &#8220;Hitler, la Santa Sede e gli Ebrei&#8221; (Jaka Book, 556 pp., 29,00 Euro) scritto dallo storico della Pontificia Universit\u00e0 Gregoriana, Giovanni Sale, S.J.<\/p>\n\n\n\n<p>Il volume analizza i rapporti tra il Terzo Reich e la Santa Sede, in un arco di tempo che va dal 1933 al 1945, sulla base di un approccio tematico-interpretativo che fa riferimento ad una inedita documentazione d&#8217;archivio in particolare quello Segreto Vaticano relativo alle Nunziature di Monaco e Berlino e quello della &#8220;Civilt\u00e0 Cattolica&#8221;. Secondo l&#8217;inchiesta condotta dal padre gesuita, la Santa Sede con i Pontefici Pio XI e Pio XII, contrariamente a quanto sostenuto da un certo filone della critica storiografica, fu lungimirante nel capire gi\u00e0 nei primi anni venti i pericoli insiti nel nazismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per conoscere nei dettagli le scoperte pubblicate nel libro, ZENIT ha intervistato il professor Giovanni Sale. Riportiamo di seguito la prima parte dell&#8217;intervista. La seconda verr\u00e0 pubblicata nel Servizio dell&#8217;8 giugno.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La storiografia ha trascurato quanto fatto dal clero cattolico per contrastare la presa di potere di Hitler e del nazionalsocialismo in Germania. Pu\u00f2 spiegarci in che modo si comport\u00f2 la Chiesa cattolica?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Professor G. Sale:<\/span> Con la recente apertura degli archivi vaticani relativa alle nunziature di Monaco e di Berlino (1922-39) abbiamo ora la possibilit\u00e0 di valutare meglio come quella &#8220;fatidica svolta politica&#8221; del 30 gennaio 1933 sia stata commentata e giudicata dai vertici della Chiesa cattolica. Una serie di Rapporti, redatti dal Nunzio Apostolico a Berlino, mons. Cesare Orsenigo, ci d\u00e0 la possibilit\u00e0 di valutare meglio quegli avvenimenti. Il primo vescovo tedesco a prendere provvedimenti contro il nazionalsocialismo fu l&#8217;arcivescovo di Magonza, il quale gi\u00e0 nel settembre 1930 pubblic\u00f2 alcune norme che avevano come scopo di impedire che i cattolici venissero contagiati dal morbo nazionalsocialista; non tutti i vescovi tedeschi per\u00f2 le approvarono, considerandole troppo dure nel contenuto e in ogni caso ancora giudicavano il documento episcopale prematuro, essendo il movimento hitleriano ancora in divenire.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni vescovi inoltre erano del parere che non bisognasse dare troppo credito alle costruzioni teoriche di alcuni intellettuali del movimento hitleriano, come l&#8217;ideologo anticristiano Rosenberg, mentre bisognava invece considerare che il partito nazionalsocialista era l&#8217;unico che si opponeva con determinazione all&#8217;avanzata del bolscevismo in Europa. Con il passare del tempo per\u00f2 alla linea di condotta dell&#8217;ordinariato di Magonza si associ\u00f2, un poco alla volta, tutto l&#8217;episcopato tedesco, &#8220;sospintovi &#8211; scriveva il Nunzio Orsenigo &#8211; dal persistente atteggiamento irreligioso di alcuni capi del nazionalsocialismo&#8221;. Nella Conferenza episcopale dei vescovi prussiani riuniti a Fulda dal 17 al 19 agosto 1932 si decise, &#8220;avuto presente il pericolo che il movimento nazionalsocialista poteva costituire per le anime&#8221;, di emanare disposizioni che vietassero ai cattolici di appartenere al partito hitleriano. Il documento fu approvato all&#8217;unanimit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu in occasione della campagna elettorale per le elezioni politiche del 5 marzo 1933, che l&#8217;opposizione tra nazionalsocialismo e mondo cattolico venne per la prima volta in piena luce. In un dispaccio del 16 febbraio 1933 inviato alla Segreteria di Stato, mons. Orsenigo trattava della gravit\u00e0 della situazione e della durezza dello scontro politico in corso tra i partiti, nonch\u00e9 dell&#8217;orientamento dei cattolici in ambito politico e della strumentalizzazione della religione a fini di partito: &#8220;La lotta elettorale in Germania &#8211; scriveva il Nunzio &#8211; \u00e8 ormai entrata nel suo stadio acuto [&#8230;]<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo anche la religione cattolica viene spesso adoperata ora dagli uni, ora dagli altri a scopo elettorale. Il Centro ha naturalmente con s\u00e9 la quasi totalit\u00e0 del Clero e dei cattolici e, pur di avere la vittoria del momento, agisce senza preoccuparsi punto delle penose conseguenze, che potrebbero verificarsi per il cattolicesimo, in caso di piena vittoria avversaria&#8221;. Di fatto, durante la campagna elettorale, l&#8217;elemento religioso fu molto sfruttato per motivi di propaganda politica sia dai partiti governativi sia da quello del Zentrum.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo, considerato da molti come un &#8220;partito confessionale&#8221;, faceva appello ai valori cristiani per condannare e combattere i princ\u00ecpi del nazionalsocialismo, quest&#8217;ultimo invece faceva appello alla lotta contro il comunismo per mobilitare le forze cattoliche contro il nemico comune. E sappiamo che anche molti uomini di chiesa non erano per nulla insensibili a tale richiamo. In generale il contegno tenuto dalla gerarchia cattolica tedesca durante tutto il tempo della campagna elettorale fu improntato a grande prudenza e senso di responsabilit\u00e0, essa in generale fece di tutto per non alimentare, con dichiarazioni partigiane o improvvisate, il conflitto esistente tra nazionalsocialismo e Zentrum.<\/p>\n\n\n\n<p>Altrettanto fece la Santa Sede. Dalla documentazione che abbiamo consultato risulta infatti che n\u00e9 la Santa Sede n\u00e9 il Nunzio a Berlino intervennero in nessun modo per influenzare i vescovi o i capi del partito del Centro in una determinata direzione. La Segreteria di Stato in quei mesi si limit\u00f2 soltanto a prendere visione di ci\u00f2 che stata avvenendo in Germania, e cerc\u00f2 in tutti i modi di tenersi fuori dalle complicate questioni politiche tedesche; ci\u00f2 non significa per\u00f2 che non guardasse con apprensione a quanto in quei mesi stava accadendo in quella nazione cos\u00ec importante per i destini dell&#8217;Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Pur condividendo il punto di vista dei vescovi tedeschi sulla condanna dell&#8217;ideologia nazionalsocialista e pur nutrendo vive preoccupazioni per il destino della Chiesa cattolica in quel Paese, in Vaticano si era pure consapevoli del pericolo di un&#8217;eventuale &#8220;bolscevizzazione&#8221; della Germania, che avrebbe trascinato tutta l&#8217;Europa continentale nel caos, consegnandola inerme al comunismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo spiega perch\u00e9 in Vaticano in quel periodo non si giudicasse con eccessivo rigore l&#8217;ascesa di Hitler al potere, tanto meno il suo progetto politico di creare in Germania un Governo forte, autoritario, sul modello di quello mussolinano. Il punto pi\u00f9 dibattuto in sede storica riguarda per\u00f2 l&#8217;appoggio determinante dato dal Zentrum al consolidamento della dittatura hitleriana, attraverso la votazione della legge sui pieni poteri del 23 marzo 1933. Va ricordato che il passaggio dei pieni poteri legislativi dal Reichstag al Cancelliere era un procedimento, sebbene eccezionale, previsto dalla Costituzione, e quindi legittimo.<\/p>\n\n\n\n<p>La responsabilit\u00e0 del Zentrum in ordine al consolidamento del potere del nazionalsocialismo va a nostro avviso limitata al solo fatto che attraverso il suo voto fu reso possibile l&#8217;ampliamento dei poteri del Cancelliere; ci\u00f2 non significava per\u00f2 ancora l&#8217;assunzione del potere assoluto (che restava in mano all&#8217;esercito e al presidente della Repubblica) da parte di Hitler, di cui invece fu successivamente investito, con un semplice decreto da lui stesso sottoscritto, dopo la morte del presidente Hindenburg.<\/p>\n\n\n\n<p>Per cui, caricare sul Zentrum la responsabilit\u00e0 dell&#8217;avvento della dittatura hitleriana, come spesso viene fatto da certa pubblicistica, ci sembra oltre che ingiusto anche errato sul piano della verit\u00e0 storica. Furono le forze reazionarie e conservatrici dello Stato a permettere che il nazionalsocialismo andasse al potere in Germania e furono sempre queste a permettere che Hitler &#8211; sebbene ne conoscessero le idee e il progetto politico &#8211; fosse investito dei pieni poteri, illudendosi di poterlo dominare e strumentalizzare a proprio vantaggio; non va neppure dimenticato, inoltre, che furono poi gli elettori nelle elezioni del 5 marzo 1933 a confermare tale scelta, concedendo al partito hitleriano un&#8217;alta percentuale di suffragi.<\/p>\n\n\n\n<p>Se il partito di Centro il 23 marzo si fosse rifiutato di votare i pieni poteri i nazionalsocialisti &#8211; che allo scopo di intimorire i deputati avevano fatto circondare l&#8217;edificio dove si teneva la seduta dalle SA &#8211; avrebbero utilizzato la forza per ottenere questo risultato, facendo anche scorrere del sangue innocente.<\/p>\n\n\n\n<p>A nostro avviso, i deputati del Centro che votarono nel marzo 1933 la legge delega agirono in buona fede, pensando in questo modo di rendere un buon servizio alla Patria, di preservare la pace sociale e politica e salvare la Costituzione, e non ebbero certo davanti agli occhi tutti gli effetti negativi, molti dei quali a quel tempo erano imprevedibili, che sarebbero poi seguiti a quell&#8217;assunzione di poteri.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;ideologia nazionalsocialista risult\u00f2 pagana e decisamente anticristina. Ma lo scontro pi\u00f9 duro tra nazisti e Chiesa cattolica avvenne in occasione della legge sulla sterilizzazione obbligatoria del 1933. Fu con questa legge che i nazisti cominciarono ad applicare in maniera criminale la selezione della razza. Pu\u00f2 illustrarci in che modo reag\u00ec la Chiesa cattolica? <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Professor G. Sale:<\/span> In realt\u00e0 i dissapori tra Santa Sede e Nazionalsocialismo iniziarono gi\u00e0 all&#8217;indomani della stipulazione del Concordato del luglio 1933, quando Hitler inizi\u00f2 senza troppi complimenti a violarne non soltanto lo spirito ma anche la lettera, limitando a suo piacimento i diritti della Chiesa in materia di associazione, formazione ecc. La Santa Sede per\u00f2 gi\u00e0 nell&#8217;aprile 1933 aveva fatto sapere a Hitler, sia attraverso i canali della diplomazia pontificia sia attraverso la mediazione di Mussolini, di disapprovare la legislazione antisemita adottata dal nuovo Governo, poich\u00e9 in violazione del diritto naturale e fece di tutto per attenuarne il rigore.<\/p>\n\n\n\n<p>Va anche detto, ad ogni modo, che fu la legge sulla sterilizzazione obbligatoria che entr\u00f2 in vigore all&#8217;inizio del 1934 a rappresentare il primo terreno di scontro tra le autorit\u00e0 vaticane e quelle del nuovo Reich germanico, ormai risoluto a dare attuazione alle sue teorie eugenetiche in materia di selezione razziale: teorie che Pio XI aveva apertamente condannato nell&#8217;enciclica Casti Connubii del 1931. Su richiesta della Santa Sede l&#8217;episcopato tedesco fece di tutto (anche attraverso lettere pastorali, contatti personali con dirigenti del regime ecc.) per ottenere la modifica della legge sulla sterilizzazione. Tale mobilitazione del mondo cattolico tedesco port\u00f2 infatti alla modifica del regolamento di applicazione della legge, che fu pubblicato il 5 dicembre 1933.<\/p>\n\n\n\n<p>Esso conteneva due clausole importanti, fatte inserire nel testo definitivo dai rappresentanti dei vescovi dopo faticosi incontri con le autorit\u00e0 governative e contro le resistenze dell&#8217;ala radicale del partito nazionalsocialista: la prima permetteva alle persone affette da malattie ereditarie che non volevano essere sterilizzate di ricoverarsi presso una clinica o casa di salute; la seconda garantiva al personale sanitario che per motivi di coscienza non voleva eseguire o assistere a operazioni di sterilizzazione, di esserne esentati.<\/p>\n\n\n\n<p>Maggiore fortuna ebbe nel 1941 la coraggiosa denuncia fatta da alcuni vescovi tedeschi contro il programma (segreto) di eutanasia dei soggetti portatori di malattie ereditarie, in particolare i malati di mente &#8211; quegli stessi cio\u00e8 su cui era stata praticata la sterilizzazione in base alla legge del 1933 &#8211; il cui mantenimento era considerato troppo oneroso per lo Stato. Fu il vescovo di M\u00fcnster, Clemens August Graf von Galen, in un&#8217;omelia del 3 agosto 1941, che raccont\u00f2 nei particolari come venivano uccisi i malati che venivano portati in alcune case, appositamente predisposte a questo scopo, e come ai familiari venissero comunicate notizie false sul decesso dei loro cari.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vescovo condann\u00f2 con forza questi fatti, definendoli veri e propri delitti, e chiedendo che venissero puniti coloro che ne erano i responsabili. Il mancato rispetto per la vita umana &#8211; continu\u00f2 &#8211; avrebbe portato alla fine alla eliminazione fisica di tutte le persone ritenute inabili al lavoro, come i malati gravi, i vecchi, i soldati feriti che ritornavano dal fronte. Guai al popolo tedesco, ammoniva von Galen, se permette l&#8217;uccisione di innocenti, lasciando impuniti coloro che perpetrano tali delitti. L&#8217;omelia fece un&#8217;impressione profonda tra la popolazione civile e anche tra i soldati tedeschi che combattevano al fronte. I capi nazisti, presi in contropiede dalla denuncia del vescovo, reagirono con violenza: alcuni chiesero addirittura l&#8217;impiccagione di von Galen, accusato del reato di alto tradimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Hitler, per\u00f2, sebbene a malincuore, decise &#8211; per non creare malumore tra la popolazione civile di quella importante regione, nonch\u00e9 tra i numerosi soldati cattolici &#8211; di rimandare la resa dei conti con la Chiesa a quando fosse finita la guerra. In ogni caso, un ordine del F\u00fchrer dello stesso 3 agosto 1941 blocc\u00f2 ufficialmente l&#8217;esecuzione del programma di eutanasia. Negli anni successivi, nonostante l&#8217;ordine di Hitler, essa continu\u00f2 ad essere praticata in alcune situazioni particolari; ma il programma ufficiale su larga scala non fu pi\u00f9 ripreso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>* * *<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>Hitler, la Santa Sede e gli Ebrei, la parola agli archivi<\/strong> (Parte II)<\/h3>\n\n\n\n<p><em>ROMA, marted\u00ec, 8 giugno 2004 (ZENIT.org).- Riportiamo di seguito la seconda parte dell&#8217;intervista al prof. Giovanni Sale, S.J., in merito al volume da lui scritto dal titolo &#8220;Hitler, la Santa Sede e gli Ebrei&#8221; (Jaca Book, 556 pagine, 29,00 Euro).&nbsp;<\/em><em>La prima parte dell&#8217;intervista \u00e8 stata pubblicata nel Servizio Quotidiano di ZENIT del 7 giugno 2004.<\/em><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>La Mit Brennender Sorge e la mancata visita in Vaticano di Hitler nel 1938, dimostrano quanto la Santa Sede fosse ostile al regime nazista. Un suo commento sulla condotta di Pio XI nei confronti del regime nazista. <\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Professor G. Sale:<\/span> La recente apertura degli archivi vaticani relativi alle nunziature di Monaco e Berlino (1922-39) getta nuova luce sia sulle vicende relative alla mancata visita di Hitler in Vaticano (nella visita di Stato che fece a Roma nel 1938), sia su quelle che accompagnarono la formazione e la divulgazione in Germania dell&#8217;enciclica <em>Mit brennender Sorge<\/em> (1937), cio\u00e8 dell&#8217;enciclica di Pio XI contro il nazismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Su quest&#8217;ultima in particolare la nuova documentazione vaticana ci informa in maniera sorprendentemente puntuale, sulle vicende relative alla sua ricezione da parte degli Stati e degli ambienti della diplomazia internazionale. Dalle fonti risulta che l&#8217;enciclica fu letta a quel tempo, nella maggior parte dei Paesi occidentali non legati alla Germania, come un coraggioso atto di denuncia del nazismo e delle dottrine razziste e statolatriche da esso professate, nonch\u00e9 dei suoi metodi violenti di disciplinamento sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>La <em>Mit brennender Sorge<\/em> fu una delle prime encicliche papali che ebbe una risonanza realmente mondiale, anche se per motivi soprattutto politici; essa fu uno dei primi atti pontifici che super\u00f2 le frontiere del mondo cattolico: fu letta da credenti e non credenti, da cattolici e protestanti, anzi per la prima volta questi ultimi tributarono a un documento papale riconoscimenti pubblici che erano impensabili fino a poco tempo prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo un prestigioso giornale protestante olandese, l&#8217;enciclica &#8220;varrebbe&#8221; anche per i riformati, &#8220;perch\u00e9 in essa il Papa non si limita a difendere i diritti dei cattolici, ma quelli della libert\u00e0 religiosa in generale&#8221;. Certamente la <em>Mit brennender Sorge<\/em> fu recepita diversamente secondo la sensibilit\u00e0 e la cultura politica dei tanti che la lessero. Sta di fatto per\u00f2, come abbiamo rilevato, che essa fu generalmente interpretata non soltanto come un atto di protesta della Santa Sede per le continue violazioni del Concordato da parte del Governo tedesco, o come una sconfessione dottrinale degli errori del nazionalsocialismo, ma soprattutto come un atto di denuncia del nazismo stesso e del suo F\u00fchrer, e questo i gerarchi del Reich lo capirono immediatamente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 vero, come \u00e8 stato pi\u00f9 volte sottolineato dai commentatori dell&#8217;enciclica, che essa non menziona mai n\u00e9 il nazionalsocialismo n\u00e9 Hitler, ma, andando oltre la superficie &#8220;letterale&#8221; del documento, \u00e8 facile cogliervi dietro ogni periodo, dietro ogni pagina un autentico atto di accusa contro il sistema hitleriano e contro le sue teorie razziste e neopagane. Ci\u00f2 certamente sfugg\u00ec alla gran parte dei lettori del documento papale; esso rimane perci\u00f2 una della maggiori e pi\u00f9 coraggiose testimonianze di denuncia della barbarie nazista, pronunciata autorevolmente dal Vescovo di Roma quando ancora la gran parte del mondo politico europeo guardava a Hitler con un misto di ammirazione, sorpresa e paura. Pio XII e l&#8217;olocausto.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Cosa emerge dalle ricerche storiche da lei condotte? Che cosa ha fatto Papa Pacelli per difendere e salvare gli ebrei dalla persecuzione? <\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Professor G. Sale:<\/span> Riguardo agli ebrei deportati nei territori occupati dal Reich, l&#8217;azione svolta in loro favore dalla diplomazia della Santa Sede si mosse soprattutto in direzione dei Governi dei Paesi alleati della Germania, dove esisteva una maggioranza cattolica e un episcopato &#8220;combattivo&#8221;. In una nota della Segreteria di Stato del 1\u00b0 aprile 1943 si legge: &#8220;Per evitare la deportazione in massa degli ebrei, che si verifica attualmente in molti Paesi d&#8217;Europa, la Santa Sede ha interessato il Nunzio d&#8217;Italia, l&#8217;Incaricato di affari in Slovacchia, e l&#8217;Incaricato della Santa Sede in Croazia&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Pio XII, utilizzando i canali diplomatici vaticani, fece di tutto per ottenere da quei Governi (a volte amici) qualcosa &#8211; spesso purtroppo molto poco &#8211; in favore degli ebrei. \u00c8 noto, inoltre, che egli esortava l&#8217;episcopato locale, in particolare quello tedesco, a denunciare con forza gli orrori commessi dai nazisti contro cattolici ed ebrei. Mentre non desiderava che gli interessi politici avessero il sopravvento su quelli religiosi e umanitari. Va anche ricordato che la maggior parte degli interventi pontifici avevano come obiettivo principale quello di difendere gli ebrei cattolici e garantire l&#8217;indissolubilit\u00e0 dei matrimoni misti, facendo riferimento ai Concordati stipulati con questi Stati.<\/p>\n\n\n\n<p>In verit\u00e0 la Santa Sede non poteva chiedere o fare di pi\u00f9 attraverso i canali diplomatici ufficiali. La Germania, dopo l&#8217;occupazione della Polonia, aveva replicato alla Santa Sede, che chiedeva l&#8217;applicazione del Concordato tedesco ai territori polacchi &#8220;inglobati&#8221; nel Reich, che esso non poteva essere applicato fuori della Germania. La verit\u00e0 era che neppure in territorio tedesco esso veniva rispettato. Gli archivi del Ministero degli Esteri del Reich attestano periodici interventi del nunzio C. Orsenigo riguardanti gli ebrei. Ma i dispacci da lui inviati alla Segreteria di Stato segnalano tutta la difficolt\u00e0 dell&#8217;impresa.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno, del 19 ottobre 1942, dice: &#8220;Nonostante le previsioni, ho tentato di parlare al ministro degli Affari Esteri, ma come sempre, specie quando si tratta di non ariani, mi fu risposto &#8216;non c&#8217;\u00e8 nulla da fare'&#8221;. Ogni incartamento riguardante gli ebrei, egli continua, &#8220;viene sistematicamente o respinto o deviato&#8221;. Nelle parole dei diplomatici vaticani si coglie spesso un senso di impotenza e di sconforto a questo riguardo.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;attivit\u00e0 diplomatica svolta dalla Santa Sede in favore degli ebrei non fu per\u00f2, come a volte si dice, totalmente inutile o inefficace. A volte essa riusc\u00ec a &#8220;rallentare&#8221; le operazioni di deportazione o, quando non pot\u00e9 fare diversamente, a escludere da essa alcune categorie di soggetti. Una parte della storiografia recente, soprattutto quella statunitense, disconosce tale attivit\u00e0 svolta dalla Santa Sede in favore degli ebrei.<\/p>\n\n\n\n<p>Essa denuncia i &#8220;silenzi&#8221; di Pio XII, giudicandoli &#8220;colpevoli&#8221;. Secondo essi il Papa aveva il dovere di denunciare ci\u00f2 che stava accadendo in Europa, a costo di mettere a repentaglio la propria vita. La verit\u00e0 \u00e8 che questo avrebbe esposto alla rappresaglia nazista non solo la vita del Papa (che in diverse occasioni egli disse di essere pronto a donare), ma quella di tutti i vescovi, preti e religiosi\/e che vivevano nei territori occupati, nonch\u00e9 la sicurezza di milioni di cattolici.<\/p>\n\n\n\n<p>Circa la cosiddetta &#8220;soluzione finale&#8221; dalle fonti da me consultate, alcune delle quali conservate presso il nostro archivio di Civilt\u00e0 Cattolica, risulta che il Papa sapeva &#8220;non molto&#8221;: in base per\u00f2 a notizie un po&#8217; fumose e a volte perfino contraddittorie egli sapeva che moltissimi ebrei, senza colpa alcuna e soltanto a motivo della loro stirpe, venivano trucidati dai nazisti in vario modo, come, del resto, poco tempo prima, era avvenuto nei confronti di molti cattolici polacchi e soltanto a motivo della loro nazionalit\u00e0. Ma egli non sapeva nulla della &#8220;soluzione finale&#8221;; fino al 1944 in Vaticano si ignorava perfino dell&#8217;esistenza di Auschwitz.<\/p>\n\n\n\n<p>La stessa propaganda alleata, che pure si soffermava diffusamente a descrivere le atrocit\u00e0 tedesche, le rappresaglie selvagge e altro, non diceva nulla sui campi di sterminio. Le prime notizie certe si ebbero soltanto con il famoso Protocollo di Auschwitz, nel quale due giovani ebrei, fuggiti dal campo di concentramento di Auschwitz nella primavera del 1944, denunciarono al mondo lo sterminio dei loro correligionali nelle camere a gas. Il testo, conosciuto in parte gi\u00e0 nel giugno dello stesso anno, fu integralmente pubblicato soltanto nel mese di novembre.<\/p>\n\n\n\n<p>Che cosa sapevano, invece, gli Alleati sulla soluzione finale? Certamente pi\u00f9 del Papa. Secondo lo storico Richard Breitman sia Roosevelt sia Churchill sapevano molte cose intorno allo sterminio sistematico degli ebrei, anche perch\u00e9 i loro servizi segreti decifravano le comunicazioni in codice delle SS. Una tempestiva denuncia dei crimini da parte degli Alleati, secondo Breitman, avrebbe costituito un serio ostacolo all&#8217;attuazione della &#8220;soluzione finale&#8221;, ma ci\u00f2 non venne fatto (cfr. &#8220;Il silenzio degli alleati: La responsabilit\u00e0 morale di inglesi e americani nell&#8217;Olocausto ebraico&#8221;, Mondadori, 1999).<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Nel suo libro lei dedica due capitoli al radiomessaggio di Pio XII nel 1942. Ci spiega perch\u00e8 questo radiomessaggio fu cos\u00ec importante? <\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Professor G. Sale:<\/span> Il radiomessaggio natalizio di Pio XII del 1942, che tratta della pacificazione tra gli Stati, indicando anche criteri per la rifondazione di un nuovo ordine interno delle nazioni basato sulla legge morale e naturale, \u00e8 tra gli atti pi\u00f9 significativi e allo stesso tempo pi\u00f9 controversi del pontificato pacelliano. Esso, al tempo in cui fu pronunciato, ebbe un&#8217;eco enorme in tutti i continenti e fu ascoltato e apprezzato anche al di fuori del mondo cattolico. Giornali e periodici di diverso orientamento culturale e politico ne riportarono ampi stralci e commenti, il pi\u00f9 delle volte benevoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Diversa fu invece l&#8217;accoglienza che riservarono al messaggio papale i Governi e il mondo della diplomazia: esso fu accolto con aperta ostilit\u00e0 dalle potenze dell&#8217;Asse, in particolare dalla Germania, e con ostentata freddezza da quelle Alleate, in particolare dagli inglesi. In esso il papa non soltanto ripudiava il nuovo &#8220;ordine europeo&#8221; che il nazionalsocialismo intendeva realizzare, ma condannava esplicitamente le atrocit\u00e0 della guerra, sia i bombardamenti a tappeto effettuati dagli Alleati sulle citt\u00e0 tedesche, sia le atrocit\u00e0 compiute dai tedeschi su civili innocenti, in particolare il papa denunciava lo sterminio degli ebrei europei: &#8220;Questo voto di pace &#8211; diceva il papa &#8211; l&#8217;umanit\u00e0 lo deve alle centinaia di migliaia di persone le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragioni di nazionalit\u00e0 o di stirpe sono destinate alla morte o ad un progressivo deperimento&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Se tale passaggio del radiomessaggio fu quasi ignorato dalla stampa internazionale, non lo fu certamente dalla occhiuta censura nazionalsocialista. Il ministro degli Esteri del Reich Joachim von Ribbentrop incaric\u00f2 immediatamente l&#8217;ambasciatore tedesco presso la Santa Sede perch\u00e9 informasse il papa sul pensiero del Governo tedesco in tale materia: &#8220;Da alcuni sintomi parrebbe &#8211; dice il comunicato &#8211; che il Vaticano sia disposto ad abbandonare il suo normale atteggiamento di neutralit\u00e0 e a prendere posizioni contro la Germania. Sta a voi informarlo che in tal caso la Germania non \u00e8 priva di mezzi di rappresaglia&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Parole concise ma chiare. Ma quale era il pensiero del Papa sul contenuto del suo messaggio natalizio di quell&#8217;anno? Era egli convinto di aver parlato, denunciato al mondo gli orrori della guerra, la deportazione e il massacro di popolazioni innocenti, quali erano gli ebrei e i polacchi, come gli veniva chiesto da diverse parti? Dalle relazioni degli ambasciatori dei Paesi alleati sembra proprio di s\u00ec: il Papa era pienamente convinto di aver fatto fino in fondo il suo dovere davanti a Dio e davanti al tribunale della storia. In una lettera del 30 aprile indirizzata all&#8217;arcivescovo di Berlino, K. von Preysing, scrive con tono sereno di aver &#8220;detto una parola di ci\u00f2 che si fa attualmente contro i non-ariani nei territori sottomessi all&#8217;autorit\u00e0 tedesca.Fu un breve cenno ma fu ben compreso&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche con il direttore di Civilt\u00e0 Cattolica Pio XII fa riferimento al messaggio natalizio, che evidentemente aveva alleggerito il suo cuore e la sua coscienza di Pastore: &#8220;Il Santo Padre &#8211; riferisce il p. Martegani &#8211; si \u00e8 trattenuto dapprima sul recente messaggio natalizio, che sembra esser stato bene accolto un po&#8217; dovunque, sebbene certamente fosse piuttosto forte&#8221;. Il Papa insomma era &#8220;soggettivamente&#8221; convinto di aver denunciato al mondo ci\u00f2 che stava accadendo ai &#8220;non ariani&#8221; nei territori sottoposti all&#8217;autorit\u00e0 tedesca, di aver parlato &#8220;forte&#8221; contro gli orrori della guerra e in particolare contro i crimini compiuti dai nazisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni storici ritengono per\u00f2 che tale denuncia sia stata insufficiente, dettata pi\u00f9 da ragioni di prudenza politico-diplomatica che di sentita umanit\u00e0. In ogni caso essa risultava, sempre secondo questi interpreti, &#8220;oggettivamente&#8221; inadeguata alla grande tragedia che si stava consumando nel cuore dell&#8217;Europa. L&#8217;atteggiamento di &#8220;riserbo&#8221; che la Santa Sede aveva scelto di tenere nel corso della guerra verso i belligeranti si rivel\u00f2 soprattutto in quel frangente, commentano questi storici, inadeguato, insufficiente a rispondere alle gravi esigente del momento.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal Papa, suprema istanza morale e spirituale dell&#8217;Occidente cristiano, il mondo civile, secondo loro, in quel momento si aspettavano non tanto parole &#8220;prudenti&#8221;, &#8220;equilibrate&#8221;, forse anche giuste, quanto invece &#8220;parole di fuoco&#8221; nel denunciare la violazione dei diritti umani, e questo anche a rischio di mettere a repentaglio la vita di innumerevoli cattolici, sia chierici sia laici, che vivevano nei territori del Reich.<\/p>\n\n\n\n<p>In tale modo il Papa avrebbe compiuto la sua alta missione profetica. Secondo noi tale giudizio storico sull&#8217;operato di Pio XII ci sembra eccessivamente semplicistico sul piano storico-fattuale e ingiusto sotto il profilo soggettivo. Esso non tiene conto delle reali difficolt\u00e0 del momento storico in cui si svilupp\u00f2 l&#8217;azione del Pontefice, e allo stesso tempo prescinde del tutto dall&#8217;indole, dalla sensibilit\u00e0 e dalla cultura di Papa Pacelli.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni storici spesso parlano del Papa e del papato in modo astratto, ideologico, senza considerare il fatto che il &#8220;ministero petrino&#8221; si concretizza a livello storico nella persona di singoli individui, con i loro pregi e con i loro limiti umani, e che la Chiesa nella sua azione concreta, come tutte le grandi istituzioni che hanno una lunga tradizione, guarda anche al passato e insieme al futuro, oltre che alle necessit\u00e0 e alle urgenze del presente. Abbiamo gi\u00e0 detto e anche cercato di provare, che Pio XII era &#8220;soggettivamente&#8221; convinto di avere parlato &#8220;forte&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Egli pensava che la modalit\u00e0, mediante la quale egli aveva espresso la sua denuncia, fosse la pi\u00f9 adeguata, la pi\u00f9 giusta in quel momento particolare per esprimerla. Egli era convinto di aver detto &#8220;tutto&#8221; e &#8220;chiaramente&#8221; e di averlo fatto in modo tale da non esporre alle rappresaglie naziste i fedeli cattolici che vivevano nei territori del Reich e gli ebrei. Per lui questo era un punto di estrema importanza &#8211; come disse chiaramente sia durante la guerra sia subito dopo &#8211; al quale avrebbe sacrificato ogni altra cosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma si pu\u00f2 discutere all&#8217;infinito se la denuncia del Papa sia stata adeguata o meno alla gravit\u00e0 del momento, e su questo si possono avere legittimamente in sede storica posizioni differenti, ma non si pu\u00f2 dire, come si fa da parte di alcuni &#8220;pamflettisti&#8221;, che il Papa abbia scientemente &#8220;taciuto&#8221; ci\u00f2 che stava accadendo agli ebrei, o perch\u00e9 filonazista o semplicemente per insensibilit\u00e0 verso di loro a motivo del suo antigiudaismo o antisemitismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Agenzia ZENIT luned\u00ec, 7 giugno 2004 La Santa Sede con i Pontefici Pio XI e Pio XII, contrariamente a quanto sostenuto da un certo filone della critica storiografica, fu lungimirante nel capire gi\u00e0 nei primi anni venti i pericoli insiti nel nazismo.<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/hitler-la-santa-sede-e-gli-ebrei-la-parola-agli-archivi\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":30979,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,28,94],"tags":[507,1317,890,162],"class_list":["post-195","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-chiesa","category-chiesa-ed-ebrei","category-nazionalsocialismo","tag-hitler","tag-pio-xi","tag-pio-xii","tag-storia-2","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Hitler, la Santa Sede e gli Ebrei, la parola agli archivi - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Hitler, la Santa Sede e gli Ebrei, la parola agli archivi. 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