{"id":1925,"date":"2006-03-10T14:28:01","date_gmt":"2006-03-10T13:28:01","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-03-29T09:37:57","modified_gmt":"2016-03-29T07:37:57","slug":"25-aprile-ultimo-atto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/25-aprile-ultimo-atto\/","title":{"rendered":"25 Aprile ultimo atto"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-32250 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/03\/Pci_25aprile.jpg\" alt=\"Pci_25aprile\" width=\"238\" height=\"212\" \/>il Domenicale<\/strong> 23 aprile 2005<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Si \u00e8 finalmente sgretolata la granitica (e mistificante) storiografia comunista sulla Liberazione. E pure l\u2019antirevisionismo perde colpi. Che sia giunta l\u2019ora di Bad Godesberg<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Ugo Finetti<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Anche la Resistenza italiana comincia \u2013 con mezzo secolo di ritardo \u2013 ad incamminarsi verso Bad Godesberg, la cittadina termale in Renania, dove i socialisti tedeschi, dopo il crollo dello stalinismo e l\u2019intervento sovietico in Ungheria del \u201956, decisero di mandare \u201cMarx in soffitta\u201d e di liberarsi del materialismo storico.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo sesto decennale della Liberazione sta segnando anche da noi l\u2019inizio del declino di quella che era stata l\u2019interpretazione prevalente della Resistenza nel segno cio\u00e8 della lettura classista della storia del Novecento come teatro di scontro tra capitalismo reazionario e movimento operaio, tra forze della conservazione a deriva fascista e schieramento democratico imperniato sul movimento operaio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora nel recente passato \u2013 con Luigi Berlinguer ministro della Pubblica istruzione e Luciano Violante presidente della Camera \u2013 le celebrazioni avevano avuto tra i momenti pi\u00f9 solenni un convegno dell\u2019aprile del 1998 presieduto dal leader dell\u2019Anpi Arrigo Boldrini (il \u201cleggendario\u201d comandante partigiano comunista \u201cBulow\u201d) e con la partecipazione del \u201cgotha\u201d dell\u2019antifascismo accademico da Enzo Collotti a Claudio Pavone in cui veniva irrisa la lettura defeliciana non marxista: \u00abLa soluzione di Renzo De Felice \u00e8 geniale: la cancellazione di tutti gli studi esistenti che non siano di matrice fascista, rifiutati appunto come \u201cvulgata resistenziale\u201d: un modo di procedere brutalmente politico e di stile fascista\u00bb. Allo storico reatino era poi dedicata un\u2019apposita requisitoria \u2013 <em>Il ruolo di Renzo De Felice<\/em> di Gianpasquale Santomassimo \u2013 in cui si spiegava che la polemica di De Felice contro \u00abla storiografia di ispirazione antifascista\u00bb che fa capo all\u2019Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione italiano (Insmli) \u00e8 responsabile del \u00abmontare di un astio e di un rancore verso la tradizione antifascista\u00bb e quindi di una \u00abrivisitazione benevola e giustificativa del fascismo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attacco comunista-postcomunista a De Felice durava gi\u00e0 da pi\u00f9 decenni e nemmeno la morte (sopravvenuta due anni prima) lo aveva attenuato. La scomunica di De Felice da parte della \u201ccomunit\u00e0 scientifica\u201d risale infatti al trentennale della Resistenza quando nell\u2019aprile del 1975 l\u2019organo ufficiale dell\u2019Insmli, <em>Italia contemporanea<\/em>, pubblica un editoriale-manifesto che accomuna De Felice al movimento promosso da Edgardo Sogno: \u00abUna storiografia afascista per la \u201cmaggioranza silenziosa\u201d\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una storiografia non schierata, non militante, non <em>\u00e9ngag\u00e9<\/em>, non intruppata era \u201cafascista\u201d per cui \u201cfascista\u201d. L\u2019editoriale \u00e8 firmato Claudio Pavone, Guido Quazza, Ernesto Ragionieri, Enzo Santarelli, Giorgio Vaccarino, Enzo Collotti, Massimo Legnani. Per loro De Felice \u00e8 su \u00abposizioni qualunquistiche\u00bb che \u00abfiniscono per diventare oggettivamente filofasciste\u00bb e che \u00abin ogni caso esercitano una funzione diseducativa\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sostanza il male di cui \u00e8 responsabile De Felice \u00e8 solo di contrapporsi alla \u201cstoriografia antifascista\u201d. Il modo di fare storia di De Felice essendo al di fuori del marxismo si traduce in una lettura \u00abtendente a spogliare il fascismo dei suoi tratti di reazione di classe\u00bb. Secondo l\u2019editoriale di <em>Italia contemporanea<\/em> la ricerca di De Felice si caratterizza \u00abessenzialmente sotto il segno dell\u2019eclettismo\u00bb, per \u00absociologismo\u00bb e \u00abpsicologismo\u00bb, \u00abmancanza di solide radici e scelte culturali\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perdendo l\u2019ancoraggio classista il risultato \u00e8 \u00abuna sorta di deteriore neo-empirismo e neopositivismo, tutto nutrito di fatti e di documenti\u00bb. La metodologia di De Felice \u00e8 pertanto \u00abavalutativa, accomodante, fatta soprattutto di accumulazione di fatti e di materiali che schiacciano il lettore\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il poker d\u2019assi di Longo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel trentennale nel \u201975 segn\u00f2 \u201cla presa del potere\u201d da parte della storiografia marxista. Nei decennali precedenti la Resistenza era stata variamente celebrata e studiata, ma non si giunse mai a posizioni tanto estremistiche. Ad esempio: i Cln fino ad allora erano stati mitizzati, mentre nel \u201975 \u2013 sull\u2019onda del \u201crevisionismo-rivoluzionario\u201d del Sessantotto \u2013 vengono presentati come lontani dalle masse, entit\u00e0 matrigne e frenanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre negli anni Sessanta il PCI di Togliatti e Amendola brandiva la Resistenza per sostenere il ritorno all\u2019unit\u00e0 antifascista, al tripartito del \u201946-\u201847, una maggioranza cio\u00e8 tra i \u201cpartiti di massa\u201d (comunisti, socialisti e democristiani), ora di fronte alla contestazione del \u201968 avviene la \u201csvolta\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Longo che \u00e8 succeduto a Togliatti emargina Amendola, l\u2019\u201cunit\u00e0 antifascista\u201d dei partiti diventa un \u201cfreno\u201d e si guarda ai movimenti nel segno della lotta rivoluzionaria: Longo si sposta a sinistra, incontra un gruppo di contestatori capitanati da Oreste Scalzone, chiede il loro voto \u2013 la \u201cscheda rossa\u201d \u2013 per le elezioni del maggio 1968 e in seguito conier\u00e0 per il trentennale del \u201975 l\u2019espressione \u201cResistenza tradita\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si legge quindi la Resistenza italiana come lotta imperniata sui comunisti contro un \u201cpoker d\u2019assi\u201d (secondo una definizione di Roberto Battaglia). E cio\u00e8 i nemici dei partigiani furono i nazisti e i fascisti, ma anche gli anglo-americani e la \u201cdestra\u201d del CLN (democristiani, liberali e sinistra non filocomunista).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa lettura della Resistenza crebbe dal \u201968 fino a imporsi negli anni \u201970. Ancora negli anni \u201990 la storiografia dominante trae radici da quel periodo di dominio incontrastato del pensiero marxista e d\u00e0 vita a un\u2019egemonia che non \u00e8 frutto di complotti, ma di lavoro tradottosi poi in un fronte ideologico commerciale basato sulle strutture di ricerca e didattica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La presa del potere sanzionata nel Trentennale avviene nel quadro della creazione di una serie di cattedre universitarie all\u2019interno dei nascenti corsi di laurea in storia contemporanea. Questa ramificazione accademica si specchia in quella editoriale. Alla isolata <em>Storia Contemporanea<\/em> di De Felice si contrappongono la <em>Rivista di Storia Contemporanea<\/em> di Quazza e Salvadori, la trasformazione della rivista dell\u2019Insmli <em>Il movimento di liberazione in Italia<\/em> in una testata rinnovata, come <em>Italia contemporanea<\/em>, mentre la rivista dell\u2019Istituto Gramsci, <em>Studi storici<\/em>, creata da Mario Alicata nel 1959 viene ristrutturata e rilanciata affiancando i \u201cgiovani\u201d Paggi e Lanaro a Ragionieri, Procacci, Villari e Manacorda e si apre ai temi della storia contemporanea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fondamentale in questo quadro \u00e8 la concentrazione archivistica che vien fatta sui materiali della Resistenza scavalcando gli istituti statali sempre pi\u00f9 imbalsamati (privi dei pi\u00f9 elementari strumenti di catalogazione e di accesso) a favore delle fondazioni Feltrinelli di Milano e Gramsci di Roma. Ricerca e didattica hanno come sbocco le collane editoriali dedicate alla storia che in quegli anni sono rivolte soprattutto al pubblico scolastico-universitario: \u201cl\u2019Universale\u201d Laterza, la \u201cPiccola Biblioteca Storica Einaudi\u201d e la \u201cBiblioteca di Storia Contemporanea\u201d Feltrinelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il compito di Einaudi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Generale e condiviso \u00e8 l\u2019atteggiamento di ostracismo non solo nei confronti della tradizione liberale crociana, ma anche verso l\u2019esperienza della Scuola degli \u201cAnnales\u201d e le correnti cosiddette \u201csociologizzanti e americaneggianti\u201d. Si studia e si imposta pertanto il rapporto tra \u201cstoriografia comunista\u201d e \u201cstoriografia marxista\u201d: cio\u00e8 a) tra storia economica e storia politica, b) storia contemporanea e storia del movimento operaio, c) storia del PCI e storia d\u2019Italia, d) storia dello Stato unitario italiano e Storia dell\u2019imperialismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale contesto prende corpo il progetto della <em>Storia d\u2019Italia<\/em> della Einaudi che secondo Leonardo Paggi avr\u00e0 il compito di \u00abuna risistemazione istituzionale di tutto il complesso delle nostre conoscenze storiche, a partire dalla caduta dell\u2019impero romano\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo l\u2019\u201cinchiesta\u201d sugli studi storici condotta nel 1971 dal settimanale del PCI <em>Rinascita<\/em>, nel 1973 dalle stesse colonne si apre il dibattito tra quegli storici i cui testi sulla Resistenza sono considerati nei manuali scolastici ancora oggi al di sopra delle parti. Un dibattito da ricordare. La storiografia marxista infatti secondo Rosario Villari \u00e8 quella che \u00abha saputo meglio spaziare dalla storia antica a quella contemporanea\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie a quella che viene definita \u00abla spinta egemonica della cultura marxista\u00bb \u00e8 stato possibile \u00abdifendersi dai tentativi di porre sotto il segno dello \u201cstalinismo\u201d (tra virgolette, ndr) una parte troppo grande del passato del Partito (il PCI, ndr) e dell\u2019attivit\u00e0 dei suoi organi dirigenti dal 1926 al 1933\u00bb. E si conclude:\u00abLo sforzo di assimilazione della metodologia marxista caratterizza oggi \u2013 comunque \u2013 una parte importante che non esiterei a definire la pi\u00f9 viva, della storiografia italiana\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Ernesto Ragionieri, patriarca della storiografia antifascista, \u00abfuori dal marxismo \u2013 senza fare i conti con Gramsci \u2013 non si fa in Italia opera seria di cultura storica\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u2019impone cos\u00ec una storiografia che nel segno di \u00abuna visione sempre il pi\u00f9 possibile internazionale \u2013 spiega Enzo Santarelli \u2013 lega la Comune di Parigi alla tregua nel Viet Nam del 1973\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E Franco De Felice (non Renzo, ma il futuro inventore della teoria del \u201cdoppio Stato\u201d e cio\u00e8 del terrorismo di Stato contro il PCI) spiega che \u00abla Terza Internazionale (il Comintern, ndr) costituisce il primo grande esperimento di interpretazione collettiva dei fenomeni del Mondo, un laboratorio analitico di eccezionale importanza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 proprio da qui che trae origine quella che Renzo De Felice avrebbe definito nel 1995 con sprezzante bonomia nel libro intervista di Pasquale Chessa (<em>Rosso e nero<\/em>) la \u201cvulgata della Resistenza\u201d. In che senso?\u00a0Nel senso che si studia la storia in funzione immediatamente strumentale guardando alle finalit\u00e0 della lotta politica contemporanea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa formula passato e presente \u2013 come ribadisce ancora nel 2001 Fiamma Lussana su <em>Studi Storici<\/em> \u2013 \u00e8 destinata a sovvertire il vecchio sistema cronologico\u2026 Contemporaneo \u00e8 ogni evento dell\u2019oggi cui viene attribuito senso scavando sulle sue origini remote: si afferma un modello interpretativo che rende possibile un collegamento fra eventi cronologicamente lontani, ma culturalmente affini\u00bb. E quindi: \u00abLa linearit\u00e0 consequenziale degli eventi storici non basta pi\u00f9 a far luce sul presente: comprendere un evento contemporaneo vuol dire spiegare la sua genealogia procedendo a ritroso nel tempo\u00bb. Abbiamo cos\u00ec il parto di una storiografia nel segno della cosiddetta \u201cNuova contemporaneit\u00e0\u201d che \u00abspiega il presente attraverso il Passato\u00bb. \u00c8 cos\u00ec che il \u00abParadigma antifascista \u2013 prosegue la Lussana \u2013 rappresenta un vero e proprio agente di trasformazione sociale in tutto il Novecento fino ai nostri giorni\u00bb. Pertanto, come osservava ultimamente Claudio Pavone, \u00abla storiografia migliore \u00e8 quella che non considera una parentesi l\u2019antifascismo e si oppone a ritenerlo concluso ancora oggi\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma qual \u00e8 stata la conseguenza di questo predominio storiografico? Due punti fermi: 1) l\u2019espulsione dell\u2019anticomunismo dall\u2019antifascismo: ci\u00f2 che si oppone al comunismo \u00e8 dichiaratamente dalla parte dei nemici dell\u2019avanguardia della classe operaia, e quindi \u00e8 contro la classe operaia, e quindi indebolisce il movimento di massa in lotta per la sopravvivenza della democrazia contro il fascismo; 2) il fascismo non \u00e8 un capitolo chiuso, ma \u00e8 tema attuale di lotta politica, come categoria non ha limiti di tempo e di spazio, riguarda tutto il pianeta ed \u00e8 un pericolo permanente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rispetto a Stalin c\u2019\u00e8 un cambiamento fondamentale. Mentre Stalin considerava il fascismo \u201cuno stadio\u201d dello sviluppo della borghesia, dopo la destalinizzazione soprattutto con Berlinguer che teorizza il \u201ccompromesso storico\u201d e anche nelle formulazioni sullo \u201cspessore reazionario\u201d della societ\u00e0 italiana da parte dell\u2019esponente pi\u00f9 moderato del PCI, Giorgio Amendola, il fascismo \u00e8 inteso non pi\u00f9 come \u201cstadio\u201d, bens\u00ec come \u201cpericolo sempre incombente\u201d, come \u201cvocazione naturale\u201d della borghesia italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019espulsione dell\u2019anticomunismo dal panorama democratico e l\u2019assunzione del fascismo come pericolo sempre attuale sono i capisaldi della lettura, rievocazione e celebrazione della Resistenza inventata dal PCI.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo motivo i veri leader della Resistenza (il capo politico, Alfredo Pizzoni, presidente del CLNAI e il capo militare, il generale Raffaele Cadorna, capo del Corpo Volontari della libert\u00e0 a cui facevano capo le brigate partigiane di vario colore) insieme agli artefici della lotta clandestina come il colonnello Montezemolo, sono oggi pressoch\u00e9 sconosciuti agli italiani; per questo motivo i 35.000 militari italiani morti in combattimento contro i tedeschi e i 78.000 che hanno perso la vita nei lager nazisti, dove furono internati i 600.000 che rifiutarono di schierarsi con i tedeschi, sono stati cancellati e gli anglo-americani che hanno liberato l\u2019Italia vengono ricordati come gli importatori della Mafia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il tramonto degli anti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 prevalsa la lettura che propaganda l\u2019eccezione d\u2019infamia su chi non \u00e8 stato comunista ovvero come ha sostenuto Giorgio Rochat: \u00abLa sottolineatura della continuit\u00e0 della societ\u00e0 e della politica italiana da Giolitti a De Gasperi attraverso Mussolini: una continuit\u00e0 tra scelte moderate e nazionaliste in cui la resistenza rappresenta un momento di rottura democratica\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta per\u00f2 di una lettura ormai sul viale del tramonto. La polemica contro il \u201crevisionismo\u201d infatti rispecchia la rabbia di fronte al venir meno dell\u2019architettura secondo cui il fascismo \u00e8 un pericolo attuale, \u00e8 una categoria da usare nella lotta politica quotidiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 di cui si lamentano gli antirevisionisti non \u00e8 la riabilitazione del fascismo, bens\u00ec la condanna del comunismo e la riabilitazione dell\u2019anticomunismo democratico. In questo sesto decennale della Resistenza si moltiplicano le ricerche volte a riscoprire quella realt\u00e0. Tra le tante opere : la biografia di Alfredo Pizzoni (<em>Il banchiere della Resistenza<\/em>) di Tommaso Piffer, la ricostruzione della vicenda della Repubblica partigiana di Montefiorino di Ermanno Gorrieri (<em>Ritorno a Montefiorino<\/em>), <em>25 aprile<\/em> di Roberto Chiarini e <em>Soldati<\/em> di Carlo Vallauri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soprattutto il libro di Gorrieri \u00e8 illuminante. Gorrieri come partigiano cattolico partecip\u00f2 in prima persona all\u2019esperienza della lotta partigiana nel Modenese e alle vicende legate alla Repubblica di Montefiorino. Il suo libro nasce addirittura in aperta polemica con Il sangue dei vinti di Giampaolo Pansa. Perch\u00e9 il sangue versato dai comunisti non fu soltanto quello dei vinti: le vittime dei comunisti furono in gran parte non i fascisti, ma civili non schierati con il fascismo e partigiani di estrazione non comunista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gorrieri osserva appunto che \u00abl\u2019esaltazione acritica della Resistenza ne ha danneggiato l\u2019immagine pi\u00f9 della critica degli avversari\u00bb. \u00abIl nemico era comune \u2013 dice Gorrieri rievocando la lotta condotta con i partigiani comunisti \u2013 e si combatteva fianco a fianco. Ma le prospettive per il futuro che la Resistenza doveva preparare erano diverse: un regime democratico per gli uni, la conquista rivoluzionaria del potere per gli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non meno profonde erano le divergenze sui metodi di lotta: senza esclusione di colpi da parte dei comunisti, con maggiore attenzione, da parte degli altri, alle ripercussioni sulla popolazione e al giudizio che questa poteva farsi della nuova societ\u00e0 proposta dai partigiani\u00bb. Si svilupp\u00f2 da parte del Pci una sorta di \u201cResistenza parallela\u201d indipendentemente dal CLN.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E cos\u00ec Gorrieri riassume gli sviluppi: \u00abLa fine della guerra ebbe un seguito di intimidazioni, di violenze, di eccidi, da cui deriv\u00f2 un clima che si pu\u00f2 definire \u201cprerivoluzionario\u201d\u00bb. E precisa a proposito delle centinaia di persone ammazzate in quella zona dai comunisti a Resistenza conclusa: \u00abUn\u2019alta percentuale delle vittime non aveva precedenti fascisti: fra loro preti, democristiani, compresi due ex partigiani, proprietari agricoli, persone di particolare posizione sociale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si cominci\u00f2 a dibattere sugli episodi di \u201cResistenza parallela\u201d del PCI, Massimo D\u2019Alema in un\u2019intervista dell\u20198 settembre 1990 giudicava \u00abmostruoso, aberrante, segno d\u2019incultura e d\u2019imbarbarimento la pretesa \u2013 tuonava \u2013 di processare il partito e la sua storia\u00bb; e aggiungeva:\u00abTra di noi non c\u2019\u00e8 vergogna del passato\u00bb. \u00abLa svolta della Bolognina \u2013 scrive Gorrieri \u2013 c\u2019era gi\u00e0 stata da un anno, il congresso del PCI del marzo 1990 aveva gi\u00e0 deliberato di \u201cdar vita ad un nuovo partito di sinistra\u201d\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Massimo D\u2019Alema \u00abscelse invece di definire \u201cprocesso\u201d qualsiasi riflessione critica sulla storia del PCI\u00bb. Ed \u00e8 quindi in modo amaro che Gorrieri (venuto a mancare nel 2004) sottolinea come ancora nell\u2019aprile del 1998 il periodico dell\u2019Anpi, Resistenza oggi commemorava un assassino come \u00abintrepido combattente della libert\u00e0, vittima delle persecuzioni antipartigiane\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 il panorama di questo sesto decennale non \u00e8 pi\u00f9 quello di una celebrazione mistificante. E le reazioni antirevisioniste sono oggi modeste.\u00a0Esse si concentrano in tre interventi: la riedizione di Luciano Canfora del proprio libro, <em>La sentenza<\/em>, sull\u2019uccisione di Gentile, il pamphlet di Sergio Luzzatto su <em>La crisi dell\u2019antifascismo<\/em> e <em>Cefalonia<\/em> di Gian Enrico Rusconi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E non si va molto lontano. Rusconi cerca di giustificare l\u2019oblio di Cefalonia sostenendo che in definitiva si trattava solo di militari che volevano smettere di fare la guerra e tornare a casa. E anche se fosse cos\u00ec? Che cosa stava alla base della scelta di andare in montagna nella gran parte dei giovani se non il desiderio di sottrarsi alla leva obbligatoria di Graziani?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la verit\u00e0 \u00e8 che Cefalonia fu la pi\u00f9 grande battaglia condotta in campo aperto dagli italiani contro i tedeschi con 1.250 morti, 5.155 trucidati dopo la resa, 2.966 annegati e altri 600 fatti morire nei lager. Nel complesso i militari e i partigiani presentano un tragico bilancio in cui le perdite si equivalgono: circa 35.000 in ognuno dei due \u201ceserciti\u201d in lotta contro i tedeschi e ci\u00f2 aggrava il modo in cui la storiografia dominante ha voluto cancellare il ruolo dei militari che \u201cfondarono\u201d la Resistenza all\u2019indomani dell\u20198 settembre 1943.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Luzzatto lamenta invece il venir meno dei sentimenti antifascisti quando quel che ha di fronte non \u00e8 la rimessa in discussione del giudizio sul fascismo, ma di quello sul comunismo e, di conseguenza, il rifiuto di usare il termine fascista nella lotta parlamentare di oggi. Infine con Canfora abbiamo l\u2019invenzione di un complotto di fascisti e inglesi contro Gentile.\u00a0Il complottismo di Canfora \u00e8 comunque un passo avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se in certi manuali scolastici sulla scorta del saggio di Claudio Pavone, <em>Una guerra civile<\/em>, ancora si esalta l\u2019assassinio di Gentile, almeno qui si comincia a prenderne le distanze e nel disperato tentativo di scagionare Togliatti si tradisce un po\u2019 di orrore su un atto terroristico che fu all\u2019epoca bollato come \u201cassassinio\u201d dagli altri due partiti di sinistra del Cln: il Partito d\u2019Azione con Tristano Codignola e il Partito socialista con Pietro Nenni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Bad Godesberg della Resistenza italiana \u00e8 ormai iniziata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>il Domenicale 23 aprile 2005 Si \u00e8 finalmente sgretolata la granitica (e mistificante) storiografia comunista sulla Liberazione. E pure l\u2019antirevisionismo perde colpi. 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