{"id":1922,"date":"2006-03-10T00:00:00","date_gmt":"2006-03-09T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-11-26T09:57:00","modified_gmt":"2015-11-26T08:57:00","slug":"perch-immorale-pagare-pi-di-un-tot-al-fisco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/perch-immorale-pagare-pi-di-un-tot-al-fisco\/","title":{"rendered":"Perch&eacute; &egrave; immorale pagare pi&ugrave; di un tot al fisco"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/03\/tasse.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-28019 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/03\/tasse.jpg\" alt=\"tasse\" width=\"225\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/03\/tasse.jpg 225w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/03\/tasse-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a>Tratto da: <strong><a href=\"http:\/\/www.ildomenicale.it\/\" target=\"_blank\">Il Domenicale<\/a><\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La sana ricetta del principe dei conservatori contro il mito liberal del progressisticamente corretto che sogna e auspica la forte spesa pubblica, tassazioni lesive della dignit\u00e0 umana e uno Stato invadente oltre logica e buon gusto. Un sorso di buon vino d\u2019annata per disintossicarsi dalle fumosit\u00e0 dell\u2019Unione<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di<strong> Barry M. Goldwater<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Imposte e tasse<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quando siamo al mondo, tutti abbiamo sentito molto promettere, ma poco abbiamo visto in realt\u00e0, in materia di forti tasse. Dov\u2019\u00e8 l\u2019uomo politico che non abbia promesso ai suoi elettori una lotta sino alla morte per la riduzione delle tasse e che poi non si sia messo a votare proprio per quei progetti costosi che la rendono impossibile? Ci sono alcune eccezioni da fare, ma temo che non siano molte. Cos\u00ec le chiacchiere sulle riduzioni di tasse hanno preso un suono sordo. La gente ascolta, ma non ci crede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peggio ancora: mentre il pubblico si fa sempre pi\u00f9 cinico, l\u2019uomo politico si sente sempre meno obbligato a prendere sul serio le proprie promesse.Sospetto che questo circolo vizioso di cinismo e di promesse mancate sia anzitutto il risultato del successo dei Liberali nell\u2019eliminare dalla discussione i principi morali coi quali il tema della tassazione \u00e8 cos\u00ec intimamente collegato. Siamo stati indotti a considerare le tasse come semplice problema di finanze pubbliche: di quanto danaro ha bisogno il Governo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo stati indotti a trascurare, e spesso a dimenticare del tutto, il rapporto fra le tasse e la libert\u00e0 individuale.Siamo stati persuasi che il Governo ha un diritto illimitato sulle ricchezze dei cittadini e che l\u2019unica questione sia di vedere quanta parte di questo suo diritto il Governo debba pretendere. Mi sembra che il contribuente americano abbia perduto la fiducia nel proprio diritto al suo danaro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sua resistenza alle forti tasse, egli \u00e8 stato frenato dalla sensazione di essere obbligato, come cosa logica e normale, ad acconsentire a qualsiasi pretesa il Governo decida di avanzare sul suo danaro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sembra che la verit\u00e0 sia assai diversa. Il Governo non ha affatto un diritto illimitato ai guadagni degli individui. Uno dei principali precetti della legge naturale \u00e8 il diritto dell\u2019uomo al godimento e all\u2019uso della sua propriet\u00e0. E i guadagni dell\u2019uomo sono sua propriet\u00e0 non meno della sua terra e della casa in cui vive. In verit\u00e0, nell\u2019\u00e8ra industriale, i guadagni sono probabilmente la forma prevalente della propriet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 stato di moda durante gli anni recenti sminuire i \u201cdiritti di propriet\u00e0\u201d associandoli all\u2019avidit\u00e0 e al materialismo. Questo assalto ai diritti di propriet\u00e0 \u00e8 infatti un assalto alla libert\u00e0. \u00c8 un altro esempio della incapacit\u00e0 moderna di concepire l\u2019uomo integrale. Come pu\u00f2 essere veramente libero, un uomo, se gli si negano mezzi per esercitare la libert\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come pu\u00f2 essere libero, se i frutti del suo lavoro non sono a sua disposizione perch\u00e9 ne faccia quel che pi\u00f9 vuole, ma vengono trattati, invece, come parte d\u2019un fondo comune di ricchezza pubblica? La propriet\u00e0 e la libert\u00e0 sono inseparabili: quando il Governo, sotto forma di imposte, porta via la prima, esso invade anche l\u2019altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco una indicazione di come la tassazione corrente invada la nostra libert\u00e0. Un padre di famiglia che guadagna quattromilacinquecento dollari l\u2019anno lavora, in media, ventidue giorni il mese. Imposte visibili e invisibili portano via circa il trentadue per cento dei suoi guadagni. Ci\u00f2 vuol dire che un terzo del suo lavoro mensile, ossia sette giornate intere, va per le tasse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019americano medio, dunque, lavora un terzo del suo tempo per il Governo: un terzo di ci\u00f2 che produce non \u00e8 disponibile per il suo uso, ma viene confiscato e adoperato da altri che non l\u2019hanno guadagnato. Notiamo che in questo modo gli Stati Uniti sono gi\u00e0 \u201csocializzati\u201d per un terzo. Il compianto senatore Taft sottolineava spesso questo punto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abAumentare ancora il peso delle tasse oltre il trenta per cento che abbiamo gi\u00e0 raggiunto\u00bb, egli diceva, \u00absignifica socializzare ancor meglio di quanto non si farebbe con una confisca governativa. La stessa imposizione di tasse onerose \u00e8 gi\u00e0 una limitazione della libert\u00e0 umana\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver detto che ciascun uomo ha un diritto inalienabile alla sua propriet\u00e0, bisogna anche dire che ogni cittadino ha l\u2019obbligo di contribuire per la sua giusta parte alle legittime funzioni del Governo. In altre parole, \u00e8 innegabile che il Governo ha un certo diritto alla nostra ricchezza; il problema \u00e8 di definire quel diritto in un modo che si tengano in debito conto i diritti di propriet\u00e0 dell\u2019individuo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La quantit\u00e0 del giusto diritto del Governo, ossia la somma totale che potr\u00e0 portare via in forma di tasse, sar\u00e0 determinata dal modo in cui definiamo \u201cle funzioni legittime del Governo\u201d. Circa il Governo federale, la Costituzione \u00e8 il giusto criterio della legittimit\u00e0: i suoi poteri \u201clegittimi\u201d, come abbiamo veduto, sono quelli che la Costituzione gli ha assegnato. Perci\u00f2, se vogliamo aderire alla Costituzione, l\u2019ammontare complessivo di tasse del Governo federale sar\u00e0 dato dal costo dell\u2019esercizio di quei suoi poteri delegati che i nostri rappresentanti ritengono necessari nell\u2019interesse nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma viceversa, quando il Governo federale approva programmi che non sono autorizzati dai suoi poteri delegati, e tasse necessarie per pagare tali programmi eccedono il giusto diritto del Governo alla nostra ricchezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La precisazione del diritto del Governo \u00e8 la successiva parte della definizione. Che cosa \u00e8 un\u2019\u201cequa parte\u201d? Mi pare che le esigenze della giustizia siano qui perfettamente chiare: il Governo ha il diritto a pretendere una uguale percentuale della ricchezza di ciascuno, e non di pi\u00f9. Le tasse sulla propriet\u00e0 sono imposte precisamente su questa base. Anche le tasse indirette e sulle vendite si fondano sul medesimo principio, sebbene la tassa gravi sopra una transazione pi\u00f9 che sulla propriet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il principio vale ugualmente per le rendite, le eredit\u00e0 e i doni. L\u2019idea che un uomo che guadagna centomila dollari l\u2019anno debba essere obbligato a sopportare il costo del Governo col novanta per cento delle sue entrate, mentre l\u2019uomo che guadagna diecimila dollari debba pagare il venti per cento, ripugna ai miei concetti della giustizia. Non credo che si debba punire il successo. In termini generali, ritengo sia contrario al diritto naturale alla propriet\u00e0, al quale abbiamo ora accennato (e per ci\u00f2 stesso immorale), negare all\u2019uomo, la cui fatica ha prodotto<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">un frutto pi\u00f9 abbondante di quello del suo vicino, l\u2019occasione di godere dell\u2019abbondanza da lui creata. Quanto alla pretesa che il Governo abbia bisogno della tassa graduale sui redditi, i fatti rivelano il contrario. Il totale dei redditi percepito con tasse sulle entrate oltre il venti per cento ammonta a meno di cinque miliardi di dollari: meno di quello che il Governo federale spende attualmente nel solo settore dell\u2019agricoltura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tassa graduale \u00e8 una tassa confiscatoria. Il suo effetto, e in grande parte il suo scopo, \u00e8 di abbassare tutti gli uomini a un livello comune. Molti di quanti sostengono la tassa graduale riconoscono francamente che il loro scopo \u00e8 di ridistribuire la ricchezza della nazione. La loro mira \u00e8 una societ\u00e0 ugualitaria, obiettivo contrario sia alla Carta della Repubblica, sia alle leggi di Natura. Siamo tutti uguali davanti a Dio, ma non siamo uguali sotto nessun altro punto di vista. Mezzi artificiali per imporre l\u2019uguaglianza tra uomini disuguali devono essere respinti se vogliamo rispettare quella Carta e onorare quelle leggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda le imposte, dunque, un compito nostro \u00e8 di imporre la giustizia, abolire le caratteristiche graduali delle nostre leggi fiscali; e pi\u00f9 presto ci metteremo al lavoro, meglio sar\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altro problema, quello che ha il massimo influsso sulla nostra vita quotidiana, \u00e8 di ridurre la mole delle imposte. E ci\u00f2 ci porta alla questione delle spese governative. Si pu\u00f2 sostenere che, finch\u00e9 ci sar\u00e0 del denaro nel Tesoro federale, le spese non verranno mai ridotte: ma in linea pratica io sostengo che la riduzione delle spese debba precedere la riduzione delle imposte. Se noi riduciamo le imposte prima di prendere decisioni ferme e intelligenti intorno alle spese, finiremo sulla strada delle spese deficitarie e degli effetti che invariabilmente le seguono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 nel campo delle spese che il Partito Repubblicano, durante i suoi sette anni di potere, ha maggiormente deluso. [&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, sarebbe gi\u00e0 abbastanza brutto se avessimo semplicemente mancato alla nostra promessa di ridurre le spese; il fatto \u00e8, invece, che le spese federali sono enormemente aumentate durante gli anni repubblicani. Invece d\u2019un bilancio di sessanta miliardi di dollari, ci troviamo di fronte, nell\u2019anno fiscale 1961, a un bilancio di circa ottanta miliardi di dollari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se aggiungiamo alla cifra ufficiale del bilancio gli esborsi del cos\u00ec detto fondo fidecommissario per la Sicurezza Sociale e per il Programma di Autostrade Federali, come bisogna fare se vogliamo ottenere un quadro realistico delle spese, le spese federali totali si aggireranno attorno ai novantacinque miliardi di dollari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci dicono spesso che l\u2019aumento delle spese federali \u00e8 una semplice conseguenza dell\u2019aumentato costo della difesa nazionale. Non \u00e8 vero. Durante gli ultimi dieci anni le spese puramente interne sono aumentate da quindici miliardi e duecento milioni di dollari, nell\u2019anno fiscale 1961, a trentasette miliardi di dollari proposti nell\u2019anno fiscale 1961 (cifre che non comprendono i pagamenti di interessi sul debito nazionale), cio\u00e8 un aumento del centoquarantatr\u00e9 per cento!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco le cifre misurate con un criterio leggermente diverso: durante gli ultimi cinque anni della amministrazione Truman la media annua delle spese federali per scopi interni fu di diciassette miliardi e settecento milioni di dollari; durante gli ultimi cinque anni della amministrazione Eisenhower fu di trentatr\u00e9 miliardi e seicento milioni di dollari, con un aumento dell\u2019ottantanove per cento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente, bisogna tener conto dell\u2019aumento della popolazione; evidentemente il medesimo programma di sussidi coster\u00e0 di pi\u00f9 se vi saranno pi\u00f9 persone a cui provvedere. Ma neppure l\u2019aumento della popolazione basta a giustificare l\u2019aumento delle spese. Durante il periodo di dieci anni in cui le spese federali sono aumentate del centoquarantatr\u00e9 per cento, la nostra popolazione si sar\u00e0 accresciuta di circa il diciotto per cento. E nemmeno l\u2019inflazione spiega la differenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante gli ultimi dieci anni, il valore del dollaro \u00e8 calato circa del venti per cento. Infine, ci dicono spesso che quello che importa \u00e8 la quota governativa sul totale delle spese di un paese e che di conseguenza dobbiamo tener conto dell\u2019aumento dell\u2019insieme della produzione nazionale. Anche qui, per\u00f2, l\u2019aumento dei prodotti nazionali, che \u00e8 stato calcolato a circa il quaranta per cento durante gli ultimi dieci anni, non \u00e8 paragonabile con un aumento del centoquarantatr\u00e9 per cento delle spese federali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conclusione, dunque, \u00e8 inevitabile: cio\u00e8, che lontani dall\u2019avere arrestato le spese federali e la tendenza verso lo statalismo, noi Repubblicani abbiamo continuato in questo senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non voglio insinuare, si capisce, che le cose sarebbero state diverse sotto un regime democratico. Ogni anno i dirigenti nazionali democratici chiedono che il Governo federale spenda pi\u00f9, di quel che spende, e che i Repubblicani propongono di spendere. E quest\u2019anno, diverse settimane prima che il Presidente Eisenhower annunciasse il suo bilancio per il 1961, il Comitato Consultivo Nazionale Democratico lanci\u00f2 un manifesto in cui chiedeva prodighi aumenti di spese in quasi ogni Dicastero del Governo federale; per le sole spese interne, gli aumenti richiesti difficilmente avrebbero potuto costare meno di venti miliardi di dollari l\u2019anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intendo dire, per\u00f2, che nessuno dei nostri due partiti politici ha seriamente affrontato il problema delle spese governative. Le raccomandazioni del Comitato Hoover, che potrebbero risparmiare ai contribuenti circa sette miliardi di dollari l\u2019anno, sono state in massima parte trascurate. Eppure anche queste raccomandazioni, che trattano per lo pi\u00f9 della prodigalit\u00e0 e dello spreco, non arrivano al cuore del problema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il vero male \u00e8 che il Governo \u00e8 impegnato in attivit\u00e0 nelle quali non ha nessuna ragione di immischiarsi. Finch\u00e9 il Governo federale ammette di avere responsabilit\u00e0 in un dato campo sociale o economico, le sue spese in quel campo non possono essere notevolmente ridotte. Finch\u00e9 il Governo federale riconosce la responsabilit\u00e0 dell\u2019educazione, per esempio, la somma di sussidi federali deve aumentare per forza, in diretta proporzione almeno col costo del mantenimento delle scuole della nazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unico modo di ridurre sostanzialmente le spese, \u00e8 di eliminare le attivit\u00e0 in cui si producono spese superflue. Bisogna che il Governo cominci a ritirarsi da una intera serie di attivit\u00e0 che si trovano al di fuori del suo mandato costituzionale: dagli impegni di benessere sociale, dell\u2019educazione, dell\u2019agricoltura, delle case popolari, del rinnovamento urbano e di tutte le altre attivit\u00e0 che possono essere molto meglio esercitate a un livello inferiore al Governo, o da istituzioni private o da individui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non dico che il Governo federale debba abbandonare tutti questi impegni da un giorno all\u2019altro. Invece suggerisco che noi stabiliamo, per legge, rigidi termini per un ritiro a scaglioni. Potremmo provvedere, per esempio, per una riduzione delle spese ogni anno in tutti i campi nei quali la partecipazione federale non \u00e8 desiderabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 soltanto attraverso questa specie di risoluti assalti al principio di Governo illimitato che il popolo americano potr\u00e0 ottenere un sollievo dalle tasse opprimenti, cominciando a progredire verso la ripresa della sua libert\u00e0. E decidiamoci, a ogni costo, a ricordare l\u2019interesse della nazione nel ridurre tasse e spese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esigenza dello \u00absviluppo economico\u00bb di cui sentiamo parlare tanto sar\u00e0 soddisfatta dal Governo non gi\u00e0 spremendo le energie economiche della nazione, ma emancipandole. Riducendo le tasse e le spese noi non soltanto restituiremo all\u2019individuo i mezzi con i quali pu\u00f2 affermare la propria libert\u00e0 e dignit\u00e0, ma garantiremo anche alla nazione la forza economica che sar\u00e0 sempre il suo ultimo baluardo contro nemici stranieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Lo Stato assistenziale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Washington &#8211; <em>Il Presidente ha calcolato che le spese del dicastero della Sanit\u00e0, Educazione e Assistenza nell\u2019anno fiscale 1961 (compresi i pagamenti per la sicurezza sociale) supereranno i quindici miliardi di dollari. Cos\u00ec il risultato visibile della legislazione New Deal \u00e8 di far s\u00ec che le spese federali per l\u2019assistenza sociale siano in questo paese inferiori soltanto a quelle per la difesa nazionale<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">New York Times, 18 gennaio 1960.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembr\u00f2 per molti anni che la principale minaccia interna alla nostra libert\u00e0 fosse contenuta nelle dottrine di Karl Marx. I collettivisti, quelli non &#8211; comunisti come i comunisti, avevano adottato l\u2019obiettivo marxista di \u201csocializzare i mezzi di produzione\u201d. E cos\u00ec si credeva che la collettivizzazione, qualora vi fosse imposta, avrebbe preso la forma d\u2019una economia fondata sulla propriet\u00e0 e attivit\u00e0 dello Stato. Dubito che questa continui ad essere la minaccia principale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I collettivisti hanno riscontrato, sia in questo paese sia nelle altre nazioni industrializzate dell\u2019Occidente, che la libera iniziativa ha eliminato le condizioni economiche e sociali che rendevano possibile una lotta di classi. Una produttivit\u00e0 gigantesca, una larga distribuzione della ricchezza, un alto tenore di vita, il movimento sindacale; questi ed altri elementi hanno eliminato ogni incentivo che avrebbe potuto istigare il \u201cproletariato\u201d ad insorgere, pacificamente o non, arrogandosi la diretta propriet\u00e0 dei beni produttivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fallimento dottrinario del marxismo \u00e8 stato chiaramente riconosciuto in modo significativo dal Partito Socialista della Germania occidentale, e dalla corrente dominante del Partito Socialista della Gran Bretagna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel nostro paese l\u2019abbandono del punto di vista marxista (con l\u2019eccezione s\u2019intende, del Partito Comunista) \u00e8 testimoniato dalla forza trascurabile del Partito Socialista e, forse con evidenza ancora maggiore, dal contenuto della letteratura dell\u2019ala sinistra e dai programmi di organizzazioni politiche di sinistra, quali gli Americani per l\u2019Azione Democratica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo strumento di collettivizzazione che in questo momento si preferisce \u00e8 lo Stato assistenziale. I collettivisti non hanno abbandonato la loro ultima meta, subordinare l\u2019individuo allo Stato, ma hanno mutato la loro strategia. Hanno imparato che il socialismo si pu\u00f2 ottenere con l\u2019assistenzialismo altrettanto bene che con la nazionalizzazione. Comprendono che la propriet\u00e0 privata pu\u00f2 essere confiscata per mezzo delle imposte non meno che con la espropriazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comprendono che l\u2019individuo pu\u00f2 essere posto alla merc\u00e9 dello Stato non, soltanto facendo dello Stato il suo datore di lavoro, ma spogliandolo dei mezzi per provvedere ai suoi bisogni personali e dando allo Stato la responsabilit\u00e0 di accudire a quei bisogni dalla culla sino alla tomba. Inoltre, hanno scoperto, ed ecco il punto critico, che l\u2019assistenzialismo \u00e8 molto pi\u00f9 adatto ai sistemi politici d\u2019una societ\u00e0 democratica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nazionalizzazione incontr\u00f2 l\u2019opposizione popolare, ma i collettivisti sono sicuri che lo Stato assistenziale pu\u00f2 essere fondato col semplice espediente di comperare i voti con promesse di beneficenze federali gratuite: case \u201cgratis\u201d, sussidi scolastici \u201cgratis\u201d, ospedali \u201cgratis\u201d, pensioni \u201cgratis\u201d e cosi via\u2026 Il fatto che essi non sbaglino in questa valutazione, si pu\u00f2 desumere dalla quota del bilancio federale gi\u00e0 assegnata all\u2019assistenza sociale, che \u00e8 inferiore soltanto a quella per difesa nazionale (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo cambiamento strategico non mi piace. Il socialismo ottenuto attraverso l\u2019assistenza sociale \u00e8 molto pi\u00f9 pericoloso per la libert\u00e0 del socialismo ottenuto attraverso la nazionalizzazione; precisamente perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 difficile da combattere. I mali della nazionalizzazione sono evidenti e immediati. I mali dell\u2019assistenzialismo sono velati e tendono a essere rimandati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La gente pu\u00f2 capire quali conseguenze possa avere, per esempio, il trasferire la propriet\u00e0 dell\u2019industria dell\u2019acciaio allo Stato; e si pu\u00f2 star sicuri che si opporr\u00e0 a una simile proposta. Ma se il Governo aumenta il suo contributo al programma dell\u2019\u201cAssistenza Pubblica\u201d, tutt\u2019al pi\u00f9 borbotteremo per le eccessive spese pubbliche. L\u2019effetto dell\u2019assistenzialismo sullo Stato si sentir\u00e0 pi\u00f9 tardi, quando i suoi beneficiari ne saranno diventati le vittime, quando la dipendenza dal Governo si sar\u00e0 trasformata in schiavit\u00f9 e sar\u00e0 troppo tardi per aprire il carcere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un elemento molto pi\u00f9 importante \u00e8 il forte richiamo che l\u2019assistenzialismo esercita sulle emozioni di tanti elettori, e le conseguenti tentazioni che offre all\u2019uomo politico medio. \u00c8 difficile, come abbiamo veduto, difendere la causa della propriet\u00e0 statale. \u00c8 diverso se andiamo a impelagarci nella retorica umanitaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto \u00e8 facile arrivare agli elettori con accorate suppliche di aiutare i bisognosi! E quanto \u00e8 difficile, per i Conservatori, resistere a queste esigenze senza apparire uomini incalliti e sprezzanti delle condizioni in cui si trovano i cittadini meno fortunati! Qui, forse, meglio che altrove, si vede tutto l\u2019insuccesso della propaganda conservatrice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo so, perch\u00e9 mi son sentito spesso porre queste domande. Non avete nessun senso dei doveri sociali?, domandano i Liberali. Non avete nessuna preoccupazione dei disoccupati? dei malati privi di cure mediche? dei bambini nelle scuole sovraffollate? Rimanete indifferente ai problemi dei vecchi e degli inabili? Siete nemico del benessere dell\u2019umanit\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta a tutte queste domande, naturalmente, \u00e8 no. Per\u00f2 un semplice no non basta. Sono certo che il Conservatorismo \u00e8 liquidato se i Conservatori non sapranno dimostrare e comunicare la differenza che passa tra il preoccuparsi di questi problemi e il credere che spetti al Governo federale risolverli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le conseguenze politiche a lunga scadenza dell\u2019assistenzialismo sono abbastanza manifeste: come abbiamo veduto, lo Stato, che \u00e8 capace di trattare i suoi cittadini come pupilli e dipendenti, ha assunto un potere politico ed economico illimitato e cos\u00ec \u00e8 capace di governare non meno assolutamente d\u2019un qualsiasi despota orientale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riflettiamo, per\u00f2, sulle conseguenze dell\u2019 assistenzialismo sul singolo cittadino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riflettete, in primo luogo, sull\u2019effetto dell\u2019assistenzialismo sui donatori di questi favori governativi, non soltanto su coloro che li pagano, ma sugli elettori e sui loro rappresentanti eletti i quali decidono che si debbano conferire questi benefici. Deve tornare in qualche modo a loro vantaggio il fatto che essi si sono sforzati di provvedere ai bisogni dei loro concittadini?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Debbono essi essere elogiati e ricompensati, in un certo momento, per la loro \u201ccarit\u00e0\u201d? Non credo. Mettiamo che io voti per un provvedimento che distribuisca cure mediche gratuite: non vedo quale particolare virt\u00f9 morale abbia a che fare con la mia decisione di confiscare i guadagni di X per darli a Y.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mettiamo, per\u00f2, che X approvi il programma, che abbia votato per uomini sostenitori della assistenza sociale con l\u2019idea di aiutare il suo prossimo. Certo, la bont\u00e0 del suo gesto \u00e8 diminuita dal fatto che egli vota non solo perch\u00e9 si prenda il suo danaro, ma anche quello dei suoi concittadini, i quali possono anche pensarla diversamente sui loro doveri sociali. Perch\u00e9 un tale uomo, invece, non elargisce ci\u00f2 che ritiene la sua giusta parte di beneficenza uma na alla carit\u00e0 privata?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Considerate le conseguenze su chi riceve la beneficenza, per cominciare, egli ipoteca se stesso al Governo federale. In compenso di benefici che, nella maggioranza dei casi, egli paga, egli concede al Governo il massimo del potere politico, il potere di concedergli o di negargli quanto \u00e8 necessario alla vita secondo l\u2019arbitrio del Governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche pi\u00f9 importante, per\u00f2, \u00e8 l\u2019effetto esercitato su di lui: l\u2019eliminazione di ogni senso di responsabilit\u00e0 per il proprio benessere e per quello della sua famiglia e dei suoi vicini. Pu\u00f2 darsi che non si accorga immediatamente, forse mai, del male fatto cos\u00ec alla sua indole. In verit\u00e0, questo \u00e8 uno dei grandi mali dell\u2019assistenzialismo: che trasforma l\u2019individuo da un essere spirituale, dignitoso, industre, con fiducia in se stesso, in una creatura animale dipendente senza che se ne renda nemmeno conto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello Stato assistenziale non c\u2019\u00e8 nessun modo di evitare questo danno al carattere. I programmi dell\u2019Assistenza Sociale inevitabilmente promuovono la convinzione che il Governo debba i benefici che conferisce all\u2019individuo, e che l\u2019individuo abbia il diritto di riceverli. Tali programmi sono lanciati nel paese precisamente col presupposto dell\u2019obbligo, che il Governo avrebbe, di provvedere ai bisogni dei cittadini. \u00c8 possibile che il messaggio arrivi a coloro che votano per i benefici, ma non a coloro che li ricevono? Come \u00e8 diversa la beneficenza privata, dove sia chi dona sia chi riceve comprende che la carit\u00e0 \u00e8 il prodotto della volont\u00e0 umanitaria del donatore, non dei diritti di chi la riceve.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 bene, dunque, che non soffochiamo i nobili impulsi dell\u2019umanit\u00e0 riducendo la beneficenza a una operazione meccanica del Governo federale. Incoraggiamo, certo, i pi\u00f9 fortunati e che possono provvedere ai bisogni di coloro che sono sfortunati e inabili. Ma facciamo questo in un modo che promuova il benessere spirituale non meno di quello materiale dei nostri concittadini, e che tuteli la loro libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che la beneficenza sia una faccenda privata. Che sia promossa da individui e da famiglie, da Chiese, ospedali privati, organizzazioni di attivit\u00e0 religiose, da beneficenze comunali e da altre istituzioni stabilite a questo fine. A chi osservi che alle istituzioni private potrebbero mancare i fondi necessari, ricordiamo che ogni soldo non assorbito dal Governo federale \u00e8 potenzialmente disponibile per usi privati, e in pi\u00f9 libero dalle spese generali necessarie a passare il danaro attraverso le mani della burocrazia federale. In verit\u00e0, le alte imposte sulle quali l\u2019assistenza sociale incide in cos\u00ec grande misura, sono il principale ostacolo alla raccolta di fondi per le beneficenze private.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E per concludere, se proprio siamo convinti che l\u2019intervento pubblico sia necessario, se ne occupino le autorit\u00e0 regionali e locali che non possono accumulare un vasto potere politico cos\u00ec contrario alle nostre libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Stato Assistenziale non \u00e8 affatto inevitabile, come i suoi sostenitori amano tanto ripeterci. Non v\u2019\u00e8 nessun elemento caratteristico di una economia industrializzata, o dei processi democratici di Governo, che debba per forza produrre la \u201csociet\u00e0 tutrice\u201d di Tocqueville. Il nostro avvenire, come gi\u00e0 il nostro passato, sar\u00e0 come lo faremo noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E noi riusciremo a spezzare le trame dei collettivisti contro la libert\u00e0 individuale se imprimeremo nella mente di coloro che ci governano questa sola verit\u00e0: che i lati materiali e spirituali dell\u2019uomo sono connessi; che \u00e8 impossibile per lo Stato assumersi la responsabilit\u00e0 degli uni senza invadere la natura essenziale degli altri; che se togliamo a un uomo la responsabilit\u00e0 personale di provvedere ai propri bisogni materiali, gli togliamo anche la volont\u00e0 e la possibilit\u00e0 di essere libero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) La cifra totale \u00e8 assai pi\u00f9 alta dei quindici miliardi notati sopra, se includiamo anche le spese assistenziali, al di fuori del dicastero della Sanit\u00e0, dell\u2019Educazione e dell\u2019Assistenza per i progetti edilizi federali, per esempio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tratto da: Il Domenicale La sana ricetta del principe dei conservatori contro il mito liberal del progressisticamente corretto che sogna e auspica la forte spesa pubblica, tassazioni lesive della dignit\u00e0 umana e uno Stato invadente oltre logica e buon gusto. Un sorso di buon vino d\u2019annata per disintossicarsi dalle fumosit\u00e0 dell\u2019Unione di Barry M. 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