{"id":1863,"date":"2006-02-05T13:24:06","date_gmt":"2006-02-05T12:24:06","guid":{"rendered":""},"modified":"2014-12-11T16:26:55","modified_gmt":"2014-12-11T15:26:55","slug":"rosetta-e-giovanni-gheddo-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/rosetta-e-giovanni-gheddo-2\/","title":{"rendered":"Rosetta e Giovanni Gheddo"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\">Piero\u00a0 Gheddo<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>ROSETTA E GIOVANNI GHEDDO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Sposi secondo il cuore di Dio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Pubblicazione per l\u2019 inizio \u00a0della causa di beatificazione\u00a0 dei Servi di Dio Rosetta e Giovanni<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Tronzano\u00a0(Vercelli) &#8211; 18 febbraio 2006<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/02\/gheddo_genit.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-15291\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/02\/gheddo_genit.jpg\" alt=\"gheddo_genit\" width=\"250\" height=\"182\" \/><\/a><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><strong>L\u2019AFFASCINANTE AVVENTURA DI ROSETTA E GIOVANNI<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pi\u00f9 bel ricordo che ho di mamma Rosetta (morta che avevo cinque anni e mezzo), \u00e8 quando alla sera inginocchiati con lei davanti alla bella immagine di Maria che c\u2019era in camera da letto, noi bambini dicevamo le \u201cpreghiere della buona notte\u201d; se pap\u00e0 Giovanni era in casa, anche lui pregava con noi. Noi tre fratelli Piero, Franco e Mario, siamo cresciuti in una famiglia che ci ha trasmesso non solo la fede, ma l\u2019amore alla preghiera e il senso profondo della Provvidenza, come ripeteva spesso pap\u00e0 Giovanni: \u201cSiamo sempre nelle mani di Dio\u201d. Questo ci ha dato sicurezza, serenit\u00e0 e gioia di vivere pur nelle prove e nelle sofferenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordo ancora (sono ricordi di un bambino di cinque anni!) che la mamma ci educava ad essere generosi con gli altri. Quando i parenti ci portavano dei regalini e ricevevamo i \u201cdoni di Ges\u00f9 Bambino\u201d a Natale o della Befana all\u2019Epifania, mamma Rosetta diceva: \u201cMet\u00e0 la dividete fra voi e l\u2019altra met\u00e0 la portiamo ai bambini della famiglia\u2026\u201d che era pi\u00f9 povera di noi; poi salivamo la scala esterna della loro abitazione ed eravamo accolti con gioia da quegli altri bambini nostri amichetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un fatto che abbiamo spesso ricordato noi tre fratelli: l\u2019educazione pratica che si riceve nell\u2019infanzia non si dimentica e orienta la vita molto pi\u00f9 di tanti discorsi e raccomandazioni. Ecco perch\u00e9 la famiglia \u201c\u00e8 il pilastro fondamentale della societ\u00e0 italiana\u201d ha detto il presidente Ciampi. Celebrando a Tronzano la mia prima Santa Messa il 28 giugno 1953, il vecchio parroco Don Giovanni Ravetti mi ha detto: \u201cOggi il Signore ha esaudito la preghiera che tuo pap\u00e0 e tua mamma hanno fatto quando si sono sposati nel 1928: che il Signore concedesse loro la grazia di avere almeno un figlio sacerdote o una figlia suora\u201d. Dopo 52 anni di sacerdozio, posso dire che fare il prete \u00e8 bello e ancora ringrazio il Signore di aver avuto Rosetta e Giovanni come genitori!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Rosetta era \u201cuna insegnante nata\u201d\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rosetta Franzi nasce il 3 dicembre 1902 in una famiglia profondamente religiosa. Il padre Francesco era stato nel seminario diocesano e poi dai salesiani a Torino. Voleva diventare sacerdote, ma durante gli anni di liceo, come unico figlio maschio, dovette tornare a casa per l\u2019improvvisa morte del padre e spos\u00f2 a Crova (Vercelli) Maria Roviera, anche lei donna religiosissima e dedicata ai poveri, agli ammalati. Hanno quattro figlie: Fiorenza (1900), Rosetta (1902), Piera (1907) ed Emma (1913), l\u2019unica ancora viva che porta bene i suoi 93 anni a Bianz\u00e8 (Vercelli).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rosetta studia e diventa maestra elementare ma pap\u00e0 Francesco, che guadagnava bene facendo il mediatore di terreni, di granaglie e di animali, non le permette di insegnare: \u201cA mia moglie e alle mie figlie ci penso io, diceva, se tu lavori rubi il posto a un\u2019altra\u201d. Ma Rosetta \u00e8 \u201cun\u2019insegnante nata\u201d e a Crova riprende l\u2019asilo infantile fondato all\u2019inizio del 1900 da una sua cugina ormai anziana: si impegna a \u201ctirar su i bambini, figli di contadini che non erano mai andati a scuola\u201d e porta a Crova novit\u00e0 che non avevano mai visto: teatrini e recite, danze, ginnastica, sfilate al passo; educa i bambini a cantare ed \u00e8 ancora ricordata perch\u00e9 al pomeriggio insegnava a giovani e adulti analfabeti a scrivere e far di conto come in prima elementare. Tutto in modo gratuito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Crova c\u2019erano le prime quattro classi elementari e Rosetta si prestava volentieri a sostituire le insegnanti ammalate. Aveva una grande pazienza e dolcezza: \u201cEra dolce ma decisa, sapeva convincere anche i ragazzi pi\u00f9 duri e svogliati; in un paese povero e di contadini come Crova a quel tempo, lei stimolava a studiare, a leggere\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rosetta, militante dell\u2019Azione cattolica, andava a Messa tutti i giorni, era catechista della parrocchia e insegnava i canti sacri, dirigeva le donne nelle processioni attraverso il paese. Tutte le sere i Franzi recitavano il Rosario in famiglia, diretto da pap\u00e0 Francesco, che cantava le litanie: aveva una bella voce e cantava anche in chiesa; poi leggeva il giornale e lo commentava alle sue donne: i Franzi erano l\u2019unica famiglia che riceveva un quotidiano a Crova (il giorno dopo lo portavano al parroco).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sorella Emma testimonia che Rosetta faceva novene per ottenere grazie, accompagnandole con fioretti, ad esempio andando a piedi tutti i giorni a Messa nella cappella del Tabalino a tre chilometri da Crova, mortificandosi nel cibo. A 26 anni Rosetta si fidanza con Giovanni Gheddo, geometra del vicino paese di Tronzano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era una intelligente e bella ragazza, aveva avuto altri pretendenti fra i quali il barone Mazzonis di Torino, che aveva conosciuto in casa della sorella Fiorenza, sposata con Arturo Lancia, cugino di Vincenzo fondatore della ditta omonima e direttore generale dell\u2019azienda. Aveva accettato due-tre volte il suo invito ad andare con lui al Teatro Regio per l\u2019Opera. Mazzonis la corteggiava e le aveva fatto discorsi di matrimonio che Rosetta non gradiva: il Signore la riservava per un uomo come pap\u00e0 Giovanni, semplice e molto religioso come lei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pap\u00e0 Giovanni nella prima guerra mondiale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giovanni nasce da Pietro Gheddo e Anna Campasso (l\u2019indimenticabile \u201cnonna Neta\u201d) il 22 aprile 1900 a Viancino (frazione di Crova) e pochi anni dopo la famiglia si trasferisce a Tronzano, dove Pietro prende in gestione un negozietto con annessa rivendita di sale e tabacchi. Aveva fatto tutta la vita il \u201cfattore\u201d, gestendo la cascina Cercassa di Viancino, per conto del proprietario conte Baudi di Selve che abitava a Torino. In quella cascina lavorava gi\u00e0 suo padre, il mio trisnonno Giuseppe, dal 1840 circa. Ma all\u2019inizio del 1900 il giovane proprietario pretende che Pietro Gheddo versi una cauzione per continuare in quel lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonno Pietro aveva avuto dalla moglie Anna dieci figli e non aveva nulla da parte. Interviene il parroco di Viancino dicendo al proprietario che la prova dell\u2019onest\u00e0 del Gheddo sta nel fatto che la sua famiglia, dopo pi\u00f9 di mezzo secolo di lavoro nella Cercassa, \u00e8 rimasta povera. Ma il giovane conte \u00e8 irremovibile e licenzia nonno Pietro, il quale prende in gestione una trattoria e nel 1907 si trasferisce a Tronzano dove gi\u00e0 c\u2019era una sua sorella.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La famiglia Gheddo si sposta da Viancino a Tronzano per un motivo che oggi, dopo meno di un secolo, pu\u00f2 sembrare incredibile. Nel 1907 c\u2019erano i primi traballanti aerei e uno di questi atterra in un campo vicino a Viancino. I viancinesi corrono a vedere. Il pilota sta bene ma ha bisogno del bagno e va in paese con tutta la gente dietro. A Viancino gli dicono che nessuna delle case ha un gabinetto, nemmeno l\u2019unica trattoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora il pilota scrive un rapporto al Prefetto di Vercelli, lamentandosi dell\u2019arretratezza di quel paesino e il Prefetto firma un decreto col quale impone a Pietro Gheddo (mio nonno!) di costruire un gabinetto nella trattoria, per dare un tono di modernit\u00e0 al paese.\u00a0Il nonno ha venduto la casa per 8.000 lire! Allora, avere il gabinetto in casa era impensabile e il nonno diceva di non voler spendere soldi per un qualcosa che non serviva\u00a0 a nessuno!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pochi anni dopo, il giovane conte Baudi di Selve capisce l\u2019errore che ha fatto e offre alla famiglia Gheddo di far studiare a sue spese due dei loro dieci figli. I due in et\u00e0 giusta sono la zia Adelaide (nata nel 1897) che diventa maestra elementare e incomincia a insegnare nel 1914 (a 17 anni), con il mensile di Lire 67,08 centesimi; e pap\u00e0 Giovanni che diventa geometra. Ma nell\u2019ultimo anno di studio, 1918, infuria la prima guerra mondiale e dopo la ritirata di Caporetto (ottobre-novembre 1917) vengono richiamati alle armi anche i giovani nati nel 1900.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pap\u00e0 riceve il diploma di geometra senza esami finali ed \u00e8 mandato a custodire una polveriera \u201cin zona di guerra\u201d. Era un sott\u2019ufficiale di 18 anni, i soldati erano tutti pi\u00f9 anziani di lui e tornavano dalla prima linea stanchi, ammalati, depressi. Pap\u00e0 non aveva nulla da fare, se non sorvegliare che si mantenesse ordine e disciplina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di notte faceva la ronda per controllare che tutto fosse a posto. Una notte si accorge che due soldati di guardia dormono. Pensa: se li denunzio, questi poveri diavoli vanno come minimo in prigione, ma possono anche essere condannati alla fucilazione. Allora prende una manciata di ghiaia e la lancia contro la porta dietro a cui dormivano i due. Si svegliano, poi \u00e8 arrivato lui e li ha trovati svegli. Se capivano che non li aveva denunziati, era pericoloso per lui: poteva finire in corte marziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel novembre 1918, terminata la guerra, pap\u00e0 Giovanni entra nella Regia Accademia Militare di Torino per frequentare il corso allievi ufficiali che finisce nell\u2019aprile 1919: nominato sottotenente, \u00e8 inviato in \u201czona armistizio\u201d e collocato in congedo illimitato il 31 agosto 1922. Ma a Tronzano non poteva ancora aprire uno studio di geometra: gli mancava qualsiasi esperienza professionale. Allora va dal geometra Felice Mezzano a Castellamonte (Ivrea) a fare pratica: una quarantina di chilometri in bicicletta il luned\u00ec, tornando al sabato a Tronzano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1925 si dedica alla sua professione e apre un ufficio nella casa della nonna Neta, di zia Gina e di zia Adelaide con le quali viveva. Il lavoro scarseggiava e lui non era ancora conosciuto, ma il 30 maggio 1926 \u00e8 eletto segretario del \u201cDistretto irriguo di Tronzano Vercellese\u201d, con 13 voti a favore, contro i 3 ottenuti da un altro geometra. L\u20198 marzo 1927 \u00e8 eletto anche cassiere, con 14 voti su 16 e nel settembre 1927 si fidanza con Rosetta Franzi.\u00a0<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fidanzati secondo la tradizione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 facile per noi immaginare come Rosetta e Giovanni si sono incontrati e fidanzati, quando tra loro \u00e8 scoccata la scintilla dell\u2019attrazione e dell\u2019amore: come hanno coltivato questo amore prima del matrimonio? Allora i fidanzati non potevano incontrarsi da soli, si parlavano alla presenza dei genitori o di un famigliare adulto, si davano del lei, si scrivevano biglietti e letterine, si salutavano da lontano con la mano. La severa educazione cattolica ricevuta in famiglia, in parrocchia e nell\u2019Azione cattolica, li portava a una riservatezza e un intimo pudore che oggi ci sembrano persino esagerati. Ma siamo in errore: fra Rosetta e Giovanni \u00e8 nato un matrimonio d\u2019amore esemplare, meraviglioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cErano una coppia straordinaria\u201d ricorda chi li ha conosciuti. Zia Emma racconta come Giovanni ha conosciuto Rosetta: \u201cGiovanni passava da Crova in bicicletta per andare nelle cascine e vedeva questa maestrina che andava a Messa e all\u2019asilo, gli piaceva e si \u00e8 informato su chi era. Avrebbe voluto parlarle, ma non sapeva come fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora \u00e8 andato ad aspettare il pap\u00e0 Francesco a San Germano, dove arrivava in treno da Vercelli e poi veniva a Crova in bicicletta. Giovanni l\u2019ha avvicinato e gli ha detto che avrebbe voluto parlare con Rosetta. Pap\u00e0 Francesco l\u2019ha invitato ad andare a trovarli a Crova e poi ha parlato con Rosetta, chiedendole se Giovanni le piaceva. Rosetta non se l\u2019aspettava, si \u00e8 messa a piangere e ha detto: \u201cMa io non ho mai pensato di sposarmi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pap\u00e0 le ha detto che Giovanni era un bel partito, sia come professionista che come uomo e come famiglia. E Rosetta ha detto: \u201cMah, fammelo conoscere\u201d. Cos\u00ec Giovanni \u00e8 andato e si \u00e8 presentato a Rosetta, sempre alla presenza di pap\u00e0 Francesco, perch\u00e9 allora non potevano stare da soli. Durante il fidanzamento, Giovanni e Rosetta si parlavano seduti sul sof\u00e0 alla presenza della nonna Maria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse i due si incontravano anche fuori casa, di nascosto? Zia Emma \u00e8 sicura di no, \u201cla nostra educazione religiosa e morale non lo permetteva\u201d dice convinta. Eppure, cara mamma Rosetta e caro pap\u00e0 Giovanni, vi siete conosciuti e amati davvero, siete cresciuti volendovi bene fino a sposarvi giurandovi fedelt\u00e0 per tutta la vita, con piena intesa in tutto; avete fondato una bella famiglia di cui noi figli abbiamo goduto l\u2019atmosfera di amore, di gioia, di serenit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, oggi non si pu\u00f2 concludere: torniamo a quei tempi! Ma il vostro fidanzamento, come quello di tantissimi altri genitori di quel tempo, \u00e8 anche oggi esemplare, almeno nello spirito col quale avete affrontato l\u2019avventura del matrimonio: con l\u2019amore sincero e unico (cio\u00e8 per tutta la vita), la preghiera e la fiducia in Dio, l\u2019obbedienza alla sua legge, prima e dopo il matrimonio!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pap\u00e0 ha affittato un appartamento di quattro stanze in via Roma a Tronzano, in cui siamo nati e cresciuti noi tre fratelli. Per\u00f2 in paese si diceva che quella casa, appartenuta ad un avvocato massone che si era ucciso poco tempo prima, era invasa dagli spiriti e di notte si sentiva camminare sul pavimento delle stanze, che era in \u201cparquet\u201d (palchetto) di legno. Non ci voleva andare nessuno e alcuni che erano andati, ne erano scappati. All\u2019inizio Rosetta aveva paura, poi hanno chiamato il prete che ha benedetto la casa e non si sono pi\u00f9 sentiti rumori strani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Giovanni spiega a Rosetta chi \u00e8 il geometra<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel tempo del fidanzamento, Giovanni manda a Rosetta un dattiloscritto: \u201cLa professione del perito agrimensore (geometra)\u201d, con una dedica: \u201cAlla mia carissima Rosa perch\u00e9 legga e poi bruci\u201d. Data: \u201c16 settembre 1927\u201d, meno di un anno prima del matrimonio. Caro pap\u00e0, ma perch\u00e9 mai volevi che la tua cara Rosetta bruciasse questo testo cos\u00ec bello? Meno male che la mamma ha avuto pi\u00f9 buon senso di te e ci ha conservato questo meraviglioso documento del suo fidanzato, che poi \u00e8 giunto quasi miracolosamente fino a noi!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 commovente pensare che pap\u00e0 Giovanni abbia pensato di presentare la sua professione alla fidanzata, maestra elementare, con la quale sapeva di poter condividere, oltre all\u2019amore, la fede e pensava di poter fondare con lei una famiglia cristiana, secondo il cuore di Dio. Ce la mette tutta, il caro pap\u00e0 Giovanni, per esaltare la sua professione e naturalmente anche se stesso: parlando del geometra in modo impersonale, parla dei suoi studi, delle sue prime esperienze, sentimenti, prospettive di vita. Ecco perch\u00e9 dice a Rosetta: \u201cleggi e brucia\u201d; anzi, \u201clegga e bruci\u201d perch\u00e9 allora i fidanzati si davano del lei! Caro paparino innamorato, come sei simpatico in questo tuo atteggiamento!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il testo \u00e8 interessante per due motivi. Giovanni presenta la professione di geometra come un servizio importante alla gente, che gli permetter\u00e0 di mantenere la famiglia, anche se al momento guadagna ancora poco. Rosetta \u00e8 insegnante elementare, la sua competenza e passione sono le lettere, la letteratura, la poesia. Lui invece \u00e8 un matematico, un \u201cagrimensore\u201d, volgarmente detto geometra. Ha \u201cil bernoccolo della matematica\u201d e sa che \u201ccon l\u2019esperienza personale acquister\u00e0 fiducia nel proprio valore e ci\u00f2 gli guadagner\u00e0 la stima e la fiducia dei clienti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo motivo: Giovanni dice che anche facendo il geometra ha molte possibilit\u00e0 di testimoniare la sua fede in Ges\u00f9 Cristo e l\u2019onest\u00e0 che la fede gli ispira, favorendo gli umili, i poveri; e racconta a Rosetta alcuni esempi della sua vita da scapolo che dimostrano questo. Nella sua professione, scrive che pensava a come \u201cessere sempre gradito a Dio\u201d e a \u201cfare del bene\u201d e precisa che vuol salire \u201cla faticosa scala della perfezione\u201d! Pap\u00e0, sei straordinario, in poche pagine toccanti, riveli tutto te stesso, come giovane d\u2019Azione cattolica. Volevi affermare il tuo orientamento fondamentale, spendere la vita per Dio e il bene del prossimo!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A 27 anni avevi un \u201cprogetto di vita\u201d ben preciso e cercavi una donna che ti fosse compagna nell\u2019amore e nel cammino di fede. Come poteva Rosetta non volerti bene? Rosetta e Giovanni si sposano a Crova il 16 giugno 1928 e chiedono a Dio la grazia di avere molti figli e che almeno uno dei quali diventasse sacerdote o suora; a parenti e amici dicevano di volere 12 figli!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pap\u00e0 in quel momento guadagnava poco, la mamma non aveva mai percepito uno stipendio. E allora? Non importa, il loro era veramente un matrimonio di amore e volevano vivere secondo la legge di Dio; e poi avevano un\u2019assoluta fede nella Provvidenza: da qui veniva a mamma e pap\u00e0 quella fiducia, serenit\u00e0 e coraggio che, umanamente parlando secondo la mentalit\u00e0 del nostro tempo, non erano giustificati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il viaggio di nozze lo fanno a Napoli, ma prima passano tre giorni nel Santuario della Madonna d\u2019Oropa, veneratissima a Tronzano e Crova. Pap\u00e0 diceva che io ero \u201cfiglio della Madonna d\u2019Oropa\u201d, mentre mamma Rosetta ha raccontato a sua mamma Maria che, di comune accordo, la prima notte di nozze l\u2019avevano passata dormendo separati per offrire il loro amore a Dio e chiedere la sua benedizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La notizia, che mi ha raccontato zia Adelaide quand\u2019ero gi\u00e0 sacerdote, mi \u00e8 stata confermata dalla zia Emma, la quale aveva sentito da sua mamma che gi\u00e0 prima del matrimonio i due fidanzati avevano fatto questo \u201cvoto\u201d, pregando assieme per avere la forza di adempierlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Solo sei anni di matrimonio (1928-1934)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rosetta e Giovanni sono stati assieme a Tronzano poco pi\u00f9 di sei anni: dal luglio 1928 al 26 ottobre 1936, quando Rosetta muore di polmonite e per il parto prematuro di due gemelli. Come sono stati i sei anni di matrimonio? Erano una coppia del tutto normale, una vita ordinaria con una grande fede e amore al prossimo, che suscitava l\u2019ammirazione di tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti i testimoni interrogati a Tronzano e fra i parenti sul loro matrimonio (si veda il volume \u201cQuesti santi genitori\u201d). Ricordano che si volevano veramente bene e non hanno mai avuto notizia di bisticci o divisioni fra Rosetta e Giovanni.\u00a0 Nonna Neta ci ha detto pi\u00f9 volte che pap\u00e0 ha sopportato con grande forza la croce di rimanere vedovo a 34 anni con tre bambini piccoli e non ha voluto sposarsi di nuovo, sebbene non gli mancassero le occasioni. \u201cMa, diceva, era talmente innamorato di vostra madre, che le \u00e8 rimasto fedele anche dopo la sua morte prematura\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi tre fratelli siamo stati allevati dalla nonna e dalla zia Adelaide: la prima ci faceva da mamma, la seconda aveva un carattere forte e spesso, specie dopo il 1940 quando il pap\u00e0 \u00e8 andato in guerra, ha preso idealmente il suo posto. Mamma Rosetta \u00e8 ricordata a Tronzano da alcune testimoni, che hanno parlato della sua generosit\u00e0 verso i poveri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La signora Vittoria Stellone (nata nel 1920) frequentava la casa di mamma Rosetta e giocava con noi bambini in cortile. Mi ha detto: \u201cRicordo che a volte, mentre ero con tua mamma in casa, battevano alla porta e io andavo ad aprire. C\u2019era un uomo anziano, povero, stracciato. Tua mamma lo portava in casa e gli dava un aiuto o da mangiare, non andava mai via a mani vuote.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019erano di quelli che venivano sempre. Ricordo uno di Crova, che forse la conosceva di quando era ragazza e veniva spesso. Era buona con tutti. Io so che faceva tanta elemosina, a volte era due o tre poveri di seguito e lei riceveva e aiutava tutti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La signora Libera Bosco (nata nel 1917) mi ha detto che \u201cRosetta \u00e8 stata per me un modello di donna e di mamma che avrei voluto essere anch\u2019io. Tua mamma \u00e8 stata l\u2019inizio della mia vita spirituale. C\u2019erano anche le suore, i miei familiari, don Ravetti e altri; ma nessuno ha avuto nella mia vita un influsso pi\u00f9 grande di Rosetta Gheddo. Mi ha inculcato la fiducia nel Sacro Cuore, diceva spesso: \u2018Affidati al Sacro Cuore\u2019. Poi sono diventata zelatrice dell\u2019Apostolato della Preghiera\u2026 Tua mamma mi ha orientata da adolescente e non l\u2019ho mai dimenticata\u2026 Era bella, gentile, serena e poi era buona, buona, buona, aveva una bont\u00e0 fuori del normale e uno spirito profondamente religioso che colpiva\u2026 Aiutava tutti quelli che le chiedevano qualcosa. Nessuno andava da lei senza ricevere un aiuto. Io prego tua mamma perch\u00e9 ripeto che \u00e8 stata all\u2019inizio della mia vita spirituale e certamente dal cielo mi protegge\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mamma Rosetta era catechista in parrocchia, attiva nell\u2019Azione cattolica, tutte le mattine andava a Messa con pap\u00e0 Giovanni, per quanto le permettevano le continue gravidanze e i figli piccoli. A Tronzano c\u2019era a quel tempo una \u201cragazza madre\u201d convivente con un uomo che non era suo marito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La signora Giulia Bolognini diceva al fratello Mario che \u201ca Tronzano c\u2019era un po\u2019 di ostracismo nei suoi confronti, non tutti parlavano con questa ragazza\u2026 Mamma Rosetta ha incominciato a frequentarla e a parlare con lei come con qualsiasi altra persona, l\u2019ha aiutata\u2026 Io ho imparato che l\u2019amore al prossimo va al di l\u00e0 delle questioni morali: io ti voglio bene, a prescindere dalla situazione in cui ti trovi. Rosetta ha testimoniato a me e a tantissime altre persone cosa vuol dire amare il nostro prossimo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Tronzano pap\u00e0 Giovanni \u00e8 ricordato come cristiano autentico, \u201cgeometra dei poveri\u201d e conciliatore (o \u201cpaciere\u201d) quando c\u2019era una lite. Martino Pasteris (classe 1930) testimonia che suo pap\u00e0 e suo zio hanno fortemente bisticciato per dividersi i terreni lasciati dal padre. Hanno chiamato pap\u00e0 Giovanni, il quale ha studiato la situazione, poi ha convocato le due famiglie, presenti anche i figli, e \u00e8 riuscito a sistemare le cose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Martino ricorda: \u201cTuo pap\u00e0 non era uno che gridava o sbraitava. Era sempre calmo e sereno, per\u00f2 aveva l\u2019autorit\u00e0 morale e professionale per essere ascoltato e seguito. Metteva sempre in risalto i valori morali e spirituali: l\u2019unit\u00e0 della famiglia, la fiducia nell\u2019aiuto della Provvidenza. Partiva da quello e poi scendeva ai problemi concreti. A noi ha detto: \u2018Matocc (ragazzi), ci sono dei valori che non sono solo quelli materiali. Voi discutete di terre, di soldi, ma c\u2019\u00e8 anche la famiglia e la pace in famiglia. Ricordatevi che qui avete due belle famiglie, siete qui con le vostre mogli e i vostri figli. Cosa volete di pi\u00f9? Dovete aver fiducia nella Provvidenza. Io ho perso la moglie e ho tre figli piccoli, non ho nessuna propriet\u00e0 ma solo il mio lavoro: eppure vado bene, la Provvidenza mi aiuta. Voi bisticciate per pochi\u00a0 metri di terra quando la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 di volervi bene. Ricordatevi che sopra di noi c\u2019\u00e8 il Padre che sta nei Cieli e che un giorno ci chiamer\u00e0 tutti: \u00e8 a Lui che dobbiamo pensare e obbedire\u2019. Mia mamma era molto religiosa e metteva immagini sacre e crocifissi dappertutto e in sala ce n\u2019era uno grande. Il geometra Gheddo si \u00e8 girato verso quel Crocifisso e ha detto: \u2018Guardate, Ges\u00f9 \u00e8 morto per noi per portare la pace e perch\u00e9 ci vogliamo bene\u2019\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Martino aggiunge che pap\u00e0 Giovanni ha poi proposto una soluzione che i due fratelli hanno accettato. \u201cIn seguito mio padre diceva in famiglia: \u2018Ma sapete che il geometra Gheddo \u00e8 proprio un santo?\u2019. Io posso assicurarti che mio pap\u00e0 e mio zio hanno smesso di litigare. Una cosa incredibile, perch\u00e9 ricordo che prima litigavano per tutto, erano sempre l\u2019uno contro l\u2019altro. Da allora sono andati d\u2019accordo e nella mia famiglia abbiamo spesso ricordato quel giorno. Il geometra Gheddo ha faticato molto prima di giungere ad una conclusione. Quando gli hanno chiesto cosa voleva come compenso, ha detto una cifra molto bassa, che ha stupito mio padre e mio zio, ma lui diceva che bastava cos\u00ec, perch\u00e9 voleva essere onesto e giusto. Mio padre poi diceva, anche anni dopo: \u2018Ma pensa, con tutto il lavoro che ha fatto, ha chiesto una stupidaggine\u2019. E aggiungeva che se avesse preso qualsiasi altro professionista, avrebbe chiesto molto di pi\u00f9\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Morte improvvisa di mamma Rosetta (1934)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mamma Rosetta muore a 31 anni. Soffriva molto ma aveva il volto sorridente. Le sue ultime parole: \u201cNon preoccupatevi, \u00e8 la fine. Io vado in Paradiso. Sia fatta la volont\u00e0 di Dio\u201d. Una donna realizzata nonostante le sofferenze e la tristezza di dover lasciare il marito e i figli piccoli. Cara mamma, sei volata davvero in Paradiso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 la bella immagine che abbiamo di te noi tuoi figli, che ti ricordiamo cos\u00ec poco quando eri su questa terra. In quel momento nessuno ti ha vista volare in Cielo, ma tutta la tua vita \u00e8 una premessa che ha quell\u2019unica, logica conseguenza. \u201cCiascuno di noi raccoglie quello che ha seminato. Chi semina nell\u2019egoismo, raccoglie morte. Chi vive nello Spirito di Dio, raccoglie vita eterna\u201d (Lettera ai Galati, 6, 7-8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza la fede nella vita eterna, la morte \u00e8 il fatto pi\u00f9 crudele che si possa immaginare, pi\u00f9 incomprensibile, imbarazzante, assurdo. A tutto c\u2019\u00e8 rimedio, ma la morte \u00e8 l\u2019atto finale inevitabile, a cui non si pu\u00f2 rimediare. Ecco perch\u00e9 il mondo rimuove il pensiero della morte e quando si partecipa ad un funerale non si sa pi\u00f9 come comportarsi, cosa dire, cosa fare: si aspetta solo che tutto finisca. Gli antichi latini dicevano: \u201cTalis vita finis ita\u201d: \u201ccome uno ha vissuto, cos\u00ec muore\u201d, perch\u00e9 la morte rivela chiaramente le profondit\u00e0 nascoste della persona, \u00e8, come dire, il bilancio, l\u2019espressione finale di un\u2019esistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fede in Dio e in Cristo rendono la morte serena, anche se dolorosa: non \u00e8 la fine di tutto, ma l\u2019inizio di una vita nuova, apre le porte del Cielo, della vita eterna; non un momento di disperazione e di tristezza, ma anzi di gioia perch\u00e9 sappiamo che Dio Padre misericordioso ci aspetta. Il 26 ottobre 1934 Rosetta Franzi muore di polmonite e di parto con i due gemelli di cinque mesi: le mancava poco pi\u00f9 d\u2019un mese per compiere i 32 anni e lasciava pap\u00e0 Giovanni con noi tre orfani, Piero, Francesco e Mario, di 5, 4 e 3 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La zia Emma ricorda che eravamo tutti e tre al funerale, tenendoci per mano e facevamo tenerezza. Mario aveva solo tre anni e veniva dietro al feretro della mamma trotterellando o portato in braccio dal pap\u00e0 e dalle zie. Pap\u00e0 Giovanni era distrutto dal dolore: aveva avuto la gioia di vivere con Rosetta poco pi\u00f9 di sei anni e adesso si ritrovava, a 34 anni, solo con tre bambini piccoli da allevare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I progetti comuni di vita maturati assieme nell\u2019amore e la speranza di avere dodici figli erano gi\u00e0 sfumati!\u00a0Povero pap\u00e0, in quei giorni il Signore ha duramente provato la tua fede. Non riusciremo mai a capire lo strazio del cuore e della mente che hai provato, potevi perdere la fede o il ben dell\u2019intelletto: i grandi dolori possono generare l\u2019alienazione mentale, la pazzia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Signore, Padre sempre amoroso, ti ha sostenuto, non ha permesso che un dolore cos\u00ec struggente ti distruggesse. Anzi, quando prendo in mano il ricordino che hai preparato per mamma Rosetta in occasione della sua scomparsa, non riesco a trattenere le lacrime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco il breve saluto alla tua adorata moglie e compagna di gioie e dolori della vita:\u00a0\u00a0\u201cAlla pia memoria di Rosetta Gheddo nata Franzi, passata dall\u2019esilio alla patria terrena in et\u00e0 di 31 anni \u2013 Tronzano vercellese, 26 novembre 1934. \u00a0\u201cRiposa in pace, Rosetta dilettissima, nella pace di quel Ges\u00f9 che hai tanto amato e servito fedelmente, tra dolori e afflizioni, nella tua breve vita terrena. \u201cPrega per me, perch\u00e9 nell\u2019adempimento di tutti i miei doveri, prima gravi, ora gravissimi, mi conceda il buon Dio serenit\u00e0, fortezza, costanza. \u201cVeglia dal Cielo sui nostri bambini, \u201cpoveri orfanelli\u201d, perch\u00e9 la tua mancanza corporale non abbia ad essere in nessun modo di danno alla loro cristiana educazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u201cNoi intanto \u2013 nell\u2019attesa di quel sospirato giorno che ci ricongiunger\u00e0 per sempre a te nei gaudi eterni \u2013 ripetiamo con fede: \u201cSia fatta la santa Tua volont\u00e0, o Signore, non la nostra\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poi la citazione molto bella da Giobbe (1, 21): \u201cIl Signore ha dato, il Signore ha tolto. Come \u00e8 piaciuto a Lui, cos\u00ec \u00e8 avvenuto.\u00a0 Sia benedetto il nome del Signore\u201d. Pap\u00e0 Giovanni \u00e8 rimasto con un grande vuoto nell\u2019animo, ma con una forza nuova, che veniva da Dio e gli permetteva di affrontare con serenit\u00e0 i suoi \u201cgravissimi doveri\u201d. Che grande cosa la fede, caro pap\u00e0! E\u2019 un sentimento che non si vede, non si tocca, non cambia le tragedie umane, ma d\u00e0 una forza interna sovrumana, invincibile, che fa ritrovare la calma e la gioia di vivere anche in situazioni che sembrano, e a volte sono, incomprensibili, intollerabili, umanamente insopportabili.\u00a0\u00a0<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cRosetta era un angelo, cantiamo la Messa degli Angeli\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Tronzano c\u2019\u00e8 ancora chi ricorda con commozione il funerale di mamma Rosetta. La signora Eleonora Bertecco nata nel 1921, ha partecipato al funerale con la nonna ed \u00e8 rimasta \u201ccolpita per l\u2019immensit\u00e0 della gente, tutto il paese era venuto. E mi impressionavano i pianti di quelli che l\u2019avevano conosciuta e per quello che dicevano, che tua mamma era veramente una santa, una persona da ricordare, da pregare, un esempio per tutti. Sono stati funerali eccezionali, una cosa incredibile. Oltre che per la bont\u00e0 sua e della famiglia, anche la perdita dei due gemellini commuoveva\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Zia Emma dice che \u201ca Tronzano un funerale cos\u00ec partecipato non s\u2019era mai visto\u201d e aggiunge un fatto che testimonia la fama di santit\u00e0 di sua sorella subito dopo la morte: \u201cIl pievano (parroco) di Crova, uno o due giorni dopo il funerale di Rosetta a Tronzano, ha celebrato la Messa di suffragio e piangevano tutti, ma ce l\u2019avevano su con tuo pap\u00e0 che voleva troppi figli uno dietro l\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Don Giuseppe Oglietti si \u00e8 presentato all\u2019altare con i paramenti bianchi e ha detto: \u2018Io sono stato il suo confessore prima e dopo il matrimonio e l\u2019ho confessata poco prima che morisse. Rosetta era un angelo ed \u00e8 gi\u00e0 in Paradiso. Non celebro la Messa per i defunti, ma cantiamo la Messa degli Angeli\u2019. Che Rosetta fosse una santa lo dicevano tutti, sia a Crova che a Tronzano: sempre serena, paziente, amorevole e caritatevole con tutti, non parlava mai male di nessuno\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019insegnante Catterina Barberis \u00e8 nata a Crova nel 1923. Ricorda anche lei la Messa in suffragio di Rosetta: \u201cQuando \u00e8 morta nel 1934, a Crova il parroco, don Oglietti, uomo severo, ha celebrato in bianco la Messa degli Angeli per il suffragio della mamma, dicendo, a noi che eravamo in chiesa, che sua mamma era in Paradiso perch\u00e9 era un angelo\u201d. Oggi siamo abituati a una \u201cliturgia creativa\u201d; allora, per un prete all\u2019antica come don Oglietti, il fatto era straordinario. Come straordinaria, trent\u2019anni dopo la morte (26 aprile 1964), la riesumazione della salma di Rosetta nel cimitero di Tronzano. Erano presenti le zie Adelaide, Fiorenza e Piera con i suoi due figli, Carlo e Anna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019ultima testimonia: \u201cQuando sono scesa nella tomba e ho visto il volto e il corpo di Rosetta, mi sono emozionata. Era bella, serena, sembrava dormisse o che fosse morta poco prima, ed erano passati trent\u2019anni. Aveva il vestito del suo matrimonio, di colore avorio, delle belle scarpe nere; i capelli erano belli, neri, raccolti dietro come nelle sue foto. Il giorno prima, il becchino aveva gi\u00e0 aperto l\u2019entrata sotterranea nella tomba e le casse da riesumare, quelle del nonno Pietro morto nel 1924 e della zia Rosetta morta nel 1934: la cassa di Rosetta per\u00f2 era gi\u00e0 aperta, sfondata, forse per l\u2019umidit\u00e0 e i gas che si erano creati, tant\u2019\u00e8 vero che il coperchio era finito sul naso di tua mamma senza rovinarlo. Il becchino diceva che il volto di Rosetta, appena aperto il loculo che era chiuso col cemento, aveva una luce sfolgorante. I resti del nonno vennero messi in una cassettina, la cassa di Rosetta l\u2019hanno chiusa e spostata al centro della tomba, perch\u00e8 in quel lato si dovevano fare delle riparazioni per l\u2019umidit\u00e0\u201d.<strong>\u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cTroppi figli di seguito hanno indebolito Rosetta\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla prematura scomparsa di mamma Rosetta c\u2019\u00e8 un\u2019ombra che \u00e8 bene rimuovere. Le sorelle di Rosetta e altri hanno detto che \u201ctroppi figli di seguito l\u2019hanno indebolita\u201d. Pap\u00e0 e mamma, venivano da famiglie con numerosa prole e quando sono nato io dicevano con orgoglio: \u201cQuesto \u00e8 il primo di dodici!\u201d. L\u2019educazione cristiana del loro tempo era che i coniugi cristiani si vogliono bene per generare molti figli di Dio e creare una bella famiglia fondata sull\u2019amore. Per due sposi d\u2019Azione cattolica, una delle pi\u00f9 alte finalit\u00e0 del loro matrimonio era di avere molti figli ed educarli cristianamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sei anni di matrimonio mamma Rosetta ha avuto tre bambini, poi due aborti spontanei e infine il parto gemellare che (con la polmonite) l\u2019ha portata alla tomba. Il ritmo era di uno l\u2019anno e la mamma, dicevano le sorelle e i medici, era \u201csana ma delicata\u201d: una donna fine, sensibile, gentile, non il tipo contadino di donna forte, robusta, da lavori pesanti, com\u2019era abbastanza comune a quel tempo nei nostri villaggi di campagna. Le sorelle di Rosetta hanno detto e ripetuto che negli ultimi tempi del matrimonio la nostra mamma era indebolita e piangeva spesso: \u201cPiange perch\u00e9 troppo debole\u201d dicevano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiedo a zia Emma se quello di mamma e pap\u00e0 \u00e8 stato un matrimonio felice. Erano contenti di essersi sposati? Hanno avuti motivi di dissenso? La zia risponde: \u201cS\u00ec, si volevano bene, erano felici. Rosetta certo ha sofferto con quelle gravidanze, ma non \u00e8 stato un matrimonio di sofferenza per la vostra mamma, \u00e8 stato un matrimonio felice: si volevano proprio bene e condividevano ideali e affetti, pregavano assieme ed erano due cattolici esemplari.I due gemelli di Rosetta erano prematuri di cinque mesi e non sono sopravvissuti. Gli ultimi anni di tua mamma sono stati difficili. Era contenta di aver sposato Giovanni, si volevano bene, ma quei parti continui la indebolivano e la facevano soffrire\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mamma Rosetta \u00e8 morta a Tronzano la notte del 26 ottobre 1936, assistita dalla sorella Fiorenza e dalla mamma Maria. Pap\u00e0 Giovanni era presente. Zia Emma ricorda commossa che era addolorato, piangente, ogni tanto si sedeva accanto al letto di Rosetta e parlavano fra di loro. Zia Fiorenza aveva sentito che pap\u00e0 Giovanni le diceva: \u201cGuarda, Rosetta, se vivi faremo in un\u2019altra maniera, perch\u00e9 tutti questi figli ti hanno indebolita\u201d. E lei ha ripetuto parecchie volte: \u201cGiovanni, faremo sempre la volont\u00e0 di Dio\u201d. Era il suo ritornello: fare la volont\u00e0 di Dio.\u00a0<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pap\u00e0 non sapeva farsi pagare<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la morte di mamma Rosetta, il pap\u00e0 con noi tre figli piccoli siamo andati ad abitare nella nuova casa con nonna Neta, zia Adelaide e zia Gina (sorella maggiore handicappata nelle gambe) sul corso Vittorio Emanuele II, la via principale del paese dove pap\u00e0 ha riaperto il suo studio. Mario ricorda che la nostra famiglia, nell\u2019Italia povera di quel tempo, era di condizione economica medio-bassa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora non esistevano le pensioni di anzianit\u00e0 e nella casa in affitto entravano lo stipendio di insegnante della zia Adelaide (1897-1985) e i guadagni di pap\u00e0 Giovanni col suo studio di geometra e come segretario della distribuzione delle acque nel distretto irriguo Ovest Sesia: ma il distretto irriguo pagava pochissimo, forse solo le spese vive, perch\u00e9 il segretario, visitando agricoltori e case coloniche, aveva\u00a0 mille possibilit\u00e0 di trovare lavori come geometra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo era vero, ma il fratello Mario ricorda: \u00a0\u201cSpesso la zia Ade esprimeva giudizi positivi sul pap\u00e0, sul suo carattere, la sua bont\u00e0, la capacit\u00e0 professionale, la laboriosit\u00e0 che lo portava sovente a disegnare o far di conto fino a tarda notte; per\u00f2 aggiungeva anche giudizi che lei riteneva negativi, quali il suo emettere parcelle che non corrispondevano n\u00e8 al tempo impiegato per quel lavoro, n\u00e8 alla sua professionalit\u00e0, ma solo al suo rigore morale. Indi, proseguiva la zia con rammarico, parcelle scarse a cui corrispondeva sempre la pi\u00f9 assoluta incapacit\u00e0 di farsi pagare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La zia riferiva che, emessa la parcella, per il pap\u00e0 il lavoro era concluso: chi pagava subito, \u2018Deo gratias\u2019; chi pagava con ritardo (anche di anni), \u201cpazienza\u201d; e chi non pagava affatto? La zia sosteneva che pap\u00e0 seraficamente commentava: \u2018Si vede che non ne ha la possibilit\u00e0\u2019\u201d. Mario ricorda pure, sulla base di quanto diceva zia Adelaide, che pap\u00e0 era \u201csegretario dell\u2019asilo infantile e della casa di riposo degli anziani, tenuti dalle suore della Carit\u00e0 di Sant\u2019Antida Thouret: ma lavorava come volontario e percepiva zero\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La povert\u00e0 della nostra famiglia (portavamo vestiti e calze rattoppati fino all\u2019estremo limite, la carne solo la domenica, non c\u2019erano dolci n\u00e9 torte) non era per nulla un ostacolo alla gioia e all\u2019educazione umana e cristiana, anzi forse favoriva la nostra crescita equilibrata ed ottimista. Siamo stati educati al senso del risparmio, a non buttare via niente, ad accontentarci e a gioire del poco che avevamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla domenica pap\u00e0 ci dava il \u201cpret\u201d, la mancia di 20 centesimi di lira, che in estate ci permetteva di comperare un un piccolo gelato con due ostie rotonde, oppure tre caramelle. Che festa quel gelato, da leccare e gustare lentamente! E prima di acquistarlo discutevamo: io lo prendo al cioccolato, io alla vaniglia, io alla fragola\u2026 Risalendo con la memoria ai miei anni di bambino e ragazzino, ricordo l\u2019atmosfera di fede, di amore, di gioia e di unit\u00e0 familiare che ci circondava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche dopo la scomparsa della mamma (nel 1934) e poi quella del pap\u00e0 (nel 1942), noi tre orfani non abbiamo sofferto molto, perch\u00e9 siamo cresciuti in una famiglia unita e animata dalla fede e dalla vita cristiana. Ricordo i racconti della nonna Anna e della zia Gina (sorella maggiore di pap\u00e0, anchilosata nelle gambe, ma poteva camminare) sulla vita di Ges\u00f9 e della Madonna e le vite dei santi; ricordo la rettitudine, il senso del dovere e la severit\u00e0 ma anche la bont\u00e0 di zia Adelaide (quando sono diventato sacerdote mi ha detto: \u201cTu sei prete e hai una missione, ma anche noi insegnanti abbiamo una missione: non basta insegnare, dobbiamo educare i ragazzi ad essere buoni cittadini\u201d); ricordo pap\u00e0 che ci portava a Messa prima ogni mattino come chierichetti (alle ore 6!) e alla \u201cMessa grande\u201d ogni domenica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pregare assieme mantiene la famiglia unita<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Commovente, a ripensarci, il ricordo del Rosario e delle preghiere della sera dopo cena in famiglia: eravamo tutti l\u00ec riuniti attorno al tavolo a pregare assieme, gli affetti religiosi rafforzavano l\u2019unit\u00e0 della famiglia. La nostra vita di ragazzi era riscaldata e illuminata dalle celebrazioni sacre e processioni per le vie del paese, dalla frequenza quotidiana alla chiesa e all\u2019oratorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, non posso dimenticare i grandi sacerdoti che abbiamo avuto in paese e l\u2019Azione cattolica che ci guidava ad un metodo di vita fondato sulla fede e impegnava noi ragazzi (e anche me giovane seminarista) alla preghiera, a fare sacrifici per poter capire la volont\u00e0 di Dio e la strada che segnava a ciascuno di noi. Com\u2019era pap\u00e0 Giovanni dopo la morte di mamma Rosetta? Per noi suoi figli era di sostegno e grande esempio in tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quante volte abbiamo ricordato assieme i \u201cbuoni esempi\u201d di pap\u00e0 (vedi il volume \u201cQuesti santi genitori\u201d). L\u2019amore ai poveri ad esempio, la bont\u00e0 e generosit\u00e0 verso tutti, l\u2019atteggiamento ottimista e pieno di speranza che aveva in tutte le difficolt\u00e0. Era un pap\u00e0 che stava spesso con noi, giocava con noi, dopo la cena e il Rosario, prima che andassimo a letto e lui riprendesse a lavorare, ci interrogava sulla nostra giornata, voleva vedere i nostri quaderni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mario ricorda che \u201cuna domenica, alla Messa grande il parroco dal pulpito mette in guardia i fedeli poich\u00e8 girano per il paese pastori protestanti che devono essere evitati e non, come ha fatto il geometra Gheddo, che li ha fatti accomodare nel suo ufficio e ascoltati. Parole di biasimo del parroco, pronunciate in pubblico, che avevano ferito la nostra cara zia presente alla Messa. L\u2019auspicata unit\u00e0 dei cristiani era ancora di l\u00e0 da venire ma il nostro pap\u00e0 aveva il senso dell\u2019accoglienza, del rispetto e della fraternit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso parroco, mons. Giovanni Ravetti, molti anni dopo quando gi\u00e0 ero sacerdote, mi raccontava che a Tronzano un uomo era stato ferito a coltellate in un litigio aperto fra due famiglie ed erano intervenuti i Carabinieri. Per un paese piccolo e tranquillo come Tronzano era un fatto straordinario, ne parlavano tutti. Il parroco aveva indetto un&#8217;ora di adorazione nella chiesa parrocchiale, per chiedere a Dio il perdono e la grazia della riconciliazione e della pace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pap\u00e0 Giovanni era gi\u00e0 intervenuto in quelle due famiglie in lotta, era riconosciuto come &#8220;conciliatore&#8221; e &#8220;uomo di pace&#8221;. Prima di quell&#8217;ora di adorazione va a trovare il parroco don Ravetti, gli spiega i motivi dell&#8217;odio tra le due famiglie e aggiunge: &#8220;Non basta la preghiera, ci vuole anche il digiuno. Lei inviti i fedeli a rinunziare alla cena come offerta a Dio per ottenere la pace in paese, non solo nel caso presente, ma in tanti altri casi&#8221;. Mons. Ravetti mi diceva di essere rimasto edificato dalla sua proposta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mario ricorda l\u2019abitudine alla mortificazione che aveva pap\u00e0, a quel tempo educazione comune nelle famiglie cristiane e nell\u2019Azione cattolica: \u201cPap\u00e0 non beveva vino, senza essere del tutto astemio, perch\u00e9 in alcune circostanze eccezionali beveva. La zia Adelaide mi diceva che non beveva vino per mortificazione. Cos\u00ec come alla sera, estate o inverno, sempre, mangiava solo una scodella di caffelatte e un po&#8217; di pane. E la zia asseriva, perch\u00e9 glielo aveva detto il pap\u00e0, che lo faceva per spirito di mortificazione, perch\u00e9 pap\u00e0 diceva che solo i forti sono in grado di resistere alle tentazioni; ed essere forti vuol dire fare dell&#8217;allenamento e il suo allenamento era anche questo (poi certo anche altre mortificazioni che non sappiamo e non sapremo mai)\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Libera Bosco ricorda: \u201cGiovanni Gheddo era chiamato \u2018il geometra dei poveri\u2019 perch\u00e9 aiutava tutti quelli che avevano bisogno. Non solo, ma se veniva richiesto di un lavoro dai pi\u00f9 poveri lo faceva gratis, non voleva niente\u201d. La signora Maria Elisabetta Costa vedova Santhi\u00e0 (nata nel 1917) dice che quando suo pap\u00e0 \u00e8 morto di cancro, la mamma con le due figlie minorenni era in miseria: aveva speso tutto per curare il marito e lei era pure ammalata. Ha venduto la casa che avevano, abbastanza grande, prendendone una pi\u00f9 piccola, che per\u00f2 era da riparare e sistemare, facendo un muro di cinta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pap\u00e0 Giovanni ha proposto di costruire il muro al di l\u00e0 del fosso demaniale, che bisognava far scorrere in un grosso tubo di cemento e ricoprire, per non perdere parte della propriet\u00e0. Ma la mamma di Maria Elisabetta non aveva soldi e pap\u00e0 le diceva: \u201cNon importa, signora Costa, i soldi io li aspetto fin che potr\u00e0 pagarmi, non si preoccupi, ma \u00e8 uno sbaglio perdere la propriet\u00e0. E suo pap\u00e0 diceva che quella proposta non l\u2019avrebbe fatta a gente facoltosa, ma con chi era povero era disposto ad aspettare il pagamento a tempo indefinito, ad aiutare. Mia mamma poi non ha accettato perch\u00e9 in casa non avevamo niente. Suo pap\u00e0 era un uomo generoso, faceva proprio gli interessi delle famiglie che lo chiamavano. A suo pap\u00e0 e sua mamma tutti volevano bene. Per noi ragazze era come un pap\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mandato in Russia per punire il suo anti-fascismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pap\u00e0 Giovanni \u00e8 vissuto nel tempo del fascismo. Come si comportava di fronte al regime? In sintesi, la risposta l\u2019ha data Mario, testimone privilegiato di quei tempi perch\u00e9 \u00e8 vissuto con la nonna Anna e la zia Adelaide fin che questa \u00e8 morta nel 1985. \u201cPap\u00e0 era chiaramente contrario al fascismo, dice Mario, anche perch\u00e9 uomo d\u2019Azione cattolica. Non voleva che noi bambini mettessimo la divisa di Figlio della lupa o di Balilla, ma la zia Adelaide ce l\u2019ha fatta mettere per non crearci dei complessi con i compagni. Metteva sempre il distintivo dell\u2019Azione cattolica che allora era visto come fumo negli occhi e non ha mai voluto iscriversi al Partito Fascista: anche questo non era visto bene, per una personalit\u00e0 come lui molto in vista a Tronzano. Pap\u00e0 Giovanni partecipava sempre alle festivit\u00e0 e alle processioni religiose del paese, ma non ai cortei civili. Al tempo del fascismo si facevano tanti cortei e sfilate con la banda musicale: in prima fila c\u2019erano gli ufficiali in congedo dalla prima guerra mondiale (pochissimi a Tronzano), fra i quali pap\u00e0, che era invitato ma non ci andava e il suo dissenso dava fastidio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francesco Ansermino (classe 1932) mi ha testimoniato che suo padre era muratore e socialista, non si era mai iscritto al Partito Fascista e l\u2019avevano licenziato da una ditta che impiegava muratori. Si arrangiava da solo con qualche lavoretto, ma nessuno gli dava lavoro perch\u00e9 era segnato a dito come \u201csovversivo\u201d. Ansermino aggiunge: \u201cMio padre diceva sempre che negli anni trenta a Tronzano gli uomini in et\u00e0 di lavoro non iscritti al Partito si potevano contare sulle dita di una mano o due. Non iscriversi al Partito era da uomini coraggiosi perch\u00e9 voleva dire non trovare lavoro. Tuo pap\u00e0 lavorava perch\u00e9 libero professionista, godeva di una grande autorit\u00e0 morale ed era chiamato a portare la pace nelle famiglie. Mio pap\u00e0 parlava molto bene di lui, che visitava spesso nel suo ufficio perch\u00e9 gli procurava del lavoro come muratore. In paese a quel tempo, quando tuo pap\u00e0 \u00e8 andato in guerra in Russia, si diceva che era per punizione di non aver voluto iscriversi al Fascio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giovanni Gheddo infatti, come padre vedovo di tre figli minorenni non avrebbe dovuto per legge essere richiamato alle armi e soprattutto non andare in guerra! Tanto pi\u00f9 che aveva pi\u00f9 di quarant\u2019anni, a quel tempo un\u2019et\u00e0 gi\u00e0 rispettabile, e soffriva di vari malanni. Interessante la testimonianza della signora Carla Boffetta (classe 1914), che serviva nella mensa per i poveri del Comune ed \u00e8 diventata \u201cfiduciaria delle giovani fasciste\u201d: \u201cUna volta \u00e8 venuto da Vercelli il federale fascista e ha radunato quelli che lavoravano in Municipio e quelli che appartenevano al Fascio, tra cui anch\u2019io. Lo posso giurare che ha detto: \u2018Bisogna guardarsi dai preti e dall\u2019Azione cattolica\u2019. Io che ero dell\u2019Azione cattolica ho capito che andava a finire male: mi sono consultata con mia mamma e poi mi sono ritirata con qualche scusa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiedo a Carla se queste parole le ha sentite da altri o era presente. Risponde: \u201cNo, ero presente, le ricordo bene e mi avevano scioccata. Suo pap\u00e0, se era conosciuto come anti-fascista e non voleva portare il distintivo n\u00e9 iscriversi al Fascio, \u00e8 possibile e probabile che l\u2019abbiano mandato in Russia per punizione. Allora chi comandava faceva quel che voleva. Ricordo un personaggio del regime nel nostro paese, che in un comizio pubblico ha detto e gridato: \u201cIo voglio, posso e comando\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pap\u00e0 Giovanni, capitano di artiglieria nella Divisione Cosseria, \u00e8 stato mandato in Urss per il \u201cPiano Barbarossa\u201d, la folle avventura bellica di Hitler contro l\u2019Urss iniziata nel giugno 1941 e terminata nell\u2019estate 1943. L\u2019Italia mussoliniana vi partecipa, nonostante il parere contrario dei generali e dei comandi militari, con due corpi di spedizione (CSIR e ARMIR), dalla fine luglio 1941 al marzo 1943, col bilancio totale di circa 280.000 uomini impiegati, di cui 90-100.000 fra morti in battaglia e prigionieri non pi\u00f9 tornati a casa (per non parlare dei mutilati).\u00a0\u00a0<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le lettere di pap\u00e0 dalla Russia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il capitano Giovanni Gheddo, partito per la Russia il 10 luglio 1942, \u00e8 giunto sul fronte lungo il fiume Don verso l\u2019inizio di agosto e morto (con tutta probabilit\u00e0) il 17 dicembre 1942. Il 15 dicembre i russi attaccano proprio dov\u2019erano le due Divisioni di fanteria Cosseria e Ravenna, obbligando ad una ritirata precipitosa e disastrosa le forze dell\u2019Asse, composte da tedeschi, italiani, romeni, ungheresi, bulgari, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dove c\u2019erano due Divisioni italiane, i russi attaccano con 10 Divisioni di fanteria, 13 Brigate corazzate, 3 Brigate di fanteria motorizzata e 2 reggimenti corazzati. Avevano decine di carri armati, le divisioni italiane nemmeno uno e nessuna arma anticarro efficace. Ho documentato questa folle guerra nel volume \u201cIl testamento del capitano\u201d (San Paolo 2003), pubblicando le lettere di pap\u00e0 Giovanni dal fronte e testimonianze di \u201cQuelli che c\u2019erano\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La posta dei militari era censurata e pap\u00e0 non parla mai della guerra n\u00e9 di battaglie n\u00e9 della situazione militare, se non con cenni molto vaghi. Scriveva alla famiglia un giorno s\u00ec e l\u2019altro no: non poche lettere sono andate disperse. Leggendo la sua corrispondenza si vede che il povero pap\u00e0 voleva rassicurare i suoi bambini e i suoi cari, ma era anche ottimista e fiducioso per natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parla del freddo, al massimo 17-22 sottozero (secondo altri testimoni arrivava a meno 30 e 40!), per\u00f2 afferma che \u00e8 un clima secco e si sta bene; dice che vorrebbe mandarci un po\u2019 del suo pane, della carne, del cioccolato che hanno alla mensa; racconta di visite ai villaggi russi ed \u00e8 commovente quando descrive la miseria di quella poverissima gente: \u201cHo attraversato tutta l\u2019Ucraina e non ho visto una donna vestita come l\u2019ultima delle nostre contadine alla domenica\u201d; quando descrive bambini e adulti che stendono le mani e chiedono pane!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appena pu\u00f2, pap\u00e0 distribuisce qualcosa da mangiare, una volta manda dal suo attendente il suo pranzo ad una famiglia (lui digiuna perch\u00e9 non sta bene) e ogni giorno distribuisce quanto riceve dalla mensa che lui non consuma: \u201cAvanzo sempre del pane per queste povere persone del luogo, che essendo in miseria non avevano certo bisogno della guerra!\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entrano in contatto con i villaggi ucraini e la buona gente del popolo: si intenerisce a vedere questo popolo cordiale, ma tanto povero da far piet\u00e0. Non sa capacitarsi di come in un paese cos\u00ec potenzialmente ricchissimo ci sia quella miseria e si faccia la fame! \u201cQui c\u2019\u00e8 veramente miseria nera: manca il pane alla popolazione indigena che vive, il 99% e pi\u00f9, in misere casupole di legno con tetto di paglia. Manca il pane in un paese sconfinato, ricchissimo di terreni veramente fertili, ma purtroppo per la maggior parte incolti. Questa povera gente aveva certo bisogno di cambiare regime, ma non di una guerra. Per grazia di Dio e col suo aiuto, io cerco di fare un poco di bene, dando un po\u2019 di pane a questa povera gente\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cNel paese dove siamo ora, dice in altra lettera, ogni casa ha una sola entrata: entra la mucca e gira a sinistra, entrano le persone e girano a desra. Miseria nera!\u201d. Nelle sue lettere pap\u00e0 Giovanni parla della famiglia lontana, dei bambini, del suo lavoro d\u2019ufficio che continua zia Adelaide, descrive la visita che ha fatto ad una chiesa ortodossa, ascoltandovi la Messa, \u201cin un rito diverso dal nostro\u201d; e poi la Messa nel giorno di San Francesco (4 ottobre). Non \u00e8 preoccupato per s\u00e9 ma per i suoi bambini, la mamma e le sorelle: chiede se il maiale ingrassa bene o no e d\u00e0 consigli: ingrassatelo con patate\u2026 E al fratello Paolo: \u201cIl vostro maiale diventa grosso?\u201d. Si stupisce che il fratello Giuseppe a Torino \u00e8 diminuito di dieci chili: \u201cMa a Torino si fa la fame?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pap\u00e0 \u00e8 rimasto con i feriti intrasportabili<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le bellissime lettere dall\u2019Urss di pap\u00e0 Giovanni sono la pi\u00f9 toccante testimonianza del suo spirito cristiano. Prega molto ed \u00e8 sempre illuminato e sostenuto dalla fiducia assoluta nella Provvidenza di Dio. Al \u201cPadre nostro che sei nei cieli\u201d, tu caro pap\u00e0, ci credevi davvero! Spiegaci come si fa ad avere una fede cos\u00ec forte, serena, calda, incrollabile, che ti ha confortato fino all\u2019ultimo\u2026 Il giorno 4 dicembre 1942 tu scrivi le ultime tre lettere (quelle che abbiamo conservato).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pochi giorni dopo scoppia il finimondo: \u201cIo non sono in pericolo\u2026 Quanto all\u2019avvenire \u00e8 nelle mani di Dio che \u00e8 un buon Padre e dobbiamo avere la massima fiducia nella Divina Provvidenza\u2026 Anch\u2019io prego per voi, vi ho sempre nel cuore e voglio ritornare proprio per voi, per la nonna e per le zie. Per me personalmente m\u2019importerebbe poco, ma come ho detto e ripeto prego Iddio che mi faccia ritornare sano e salvo per voi. E spero fermamente di essere esaudito poich\u00e9 non chiedo nulla per me, n\u00e9 tanto meno per egoismo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caro pap\u00e0, forse sentivi che la tua vita volgeva al termine nel gelo spaventoso di quel dicembre 1942! Ma il dire che \u201cpersonalmente per me m\u2019importerebbe poco\u201d (di tornare o non tornare), significa che eri gi\u00e0 pronto al sacrificio supremo. Speravi di essere esaudito nella tua preghiera di rivedere i tuoi bambini e la famiglia, ma eri anche disposto a tutto. \u201cL\u2019avvenire \u00e8 nelle mani di Dio\u201d!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 15 dicembre 1942 scatta l\u2019offensiva sovietica, un cuneo di carri blindati e di fanteria d\u2019assalto proprio contro le Divisioni Cosseria e Ravenna! Il fronte \u00e8 spezzato, l\u2018Alto Comando militare d\u00e0 l\u2019ordine di ritirarsi il 17 dicembre. Pap\u00e0 Giovanni rimane sul posto e probabilmente muore quel giorno stesso. Su questo fatto abbiamo due testimoni oculari: Mino Pretti di Vercelli e Ivo Ciancetti di Udine. L\u2019avvocato Mino Pretti, sottotenente della Cosseria nella compagnia che comandava mio padre, \u00e8 scampato all\u2019eccidio e tornato in Italia \u00e8 venuto a Tronzano a ringraziare la nostra famiglia perch\u00e9 pap\u00e0 Giovanni gli aveva salvato la vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho sentito diverse volte raccontare la storia dalla zia Adelaide. Mario era presente e testimonia: \u201cQuando \u00e8 tornata dalla Russia la Divisione Cosseria, \u00e8 venuto a trovarci a Tronzano Mino Pretti, giovane avvocato, e ha raccontato che il 17 dicembre 1942 pap\u00e0 Giovanni ha voluto restare con i feriti intrasportabili e ha mandato via lui con i militari sani: cos\u00ec hanno potuto salvarsi, mentre pap\u00e0 \u00e8 stato preso dai russi o ucciso in quella circostanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pretti diceva che era suo dovere rimanere, ma pap\u00e0 gli ha detto: \u2018Tu sei giovane, salvati, rimango io\u2019. La zia Adelaide ha chiesto a Pretti: in che data \u00e8 successo questo? E Pretti ha risposto: il 17 dicembre 1942. La zia si \u00e8 segnata la data sul calendario, questo lo ricordo bene\u201d. Un gesto che ricorda quello eroico compiuto ad Auschwitz da san Massimiliano Kolbe, che ha scelto di essere ucciso al posto di un padre di famiglia condannato a morte. Io posso dire che ho sentito lo stesso racconto diverse volte dalla zia Adelaide, sostanzialmente come lo riferisce Mario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mio ricordo pap\u00e0 avrebbe detto a Pretti: \u201cTu sei giovane, devi ancora fare la tua vita. Io la mia vita l\u2019ho gi\u00e0 fatta e i miei bambini sono in buone mani. Va, salvati, con i feriti rimango io\u201d. L\u2019avvocato Mino Pretti \u00e8 morto nel 1981, \u00e8 stato sindaco di Vercelli due volte per la Democrazia cristiana (fra il 1949 e il 1970).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cHa deciso lui di fermarsi tra i feriti\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo testimone \u00e8 il dottor Ivo Ciancetti di Udine (morto il 26 agosto 2003), che il 25 gennaio 2003 mi ha scritto un lunga lettera (vedi \u201cIl testamento del capitano\u201d). Ciancetti era tenente del reparto trasmissioni della Divisione \u201cCosseria\u201d, capo centro collegamenti, responsabile dei collegamenti radio della divisione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cIn tale veste ero aggregato, con il mio plotone, presso il Comando Divisione, che a partire dal mese di settembre del 1942 era situato a Krasnj, piccolo centro costituito praticamente da due file di isbe ai lati della strada. A partire dal 14 dicembre inizi\u00f2 l\u2019offensiva russa. Dalla mia posizione di capo centro trasmissioni ero a conoscenza della drammaticit\u00e0 della situazione, in quanto potevo ascoltare tutti gli scambi di comunicazioni tra i vari comandi. La notte fra il 16 ed il 17 venne dato l\u2019ordine di ritirata, e quindi tutti i reparti che si trovavano a Krasnj (sanit\u00e0, sussistenza, ecc.) dovevano portarsi a Mitrofanovka. A me invece il capo di Stato Maggiore della Divisione ordin\u00f2 di rimanere a Krasnj in attesa di un reparto tedesco (il 318\u00b0 Reggimento) che avrebbe dovuto prendere posizione e a cui avrei dovuto consegnare le linee e gli impianti telefonici esistenti&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cDurante la notte diedi l\u2019ordine ai miei uomini di alternarsi sotto i due camion a nostra disposizione per il trasporto delle apparecchiature, per scaldare con le lampade a benzina i cardani. Se cos\u00ec non avessimo fatto sarebbe stato impossibile far partire i camion, a causa del terribile gelo di quella notte. Sul far del mattino diedi l\u2019ordine di caricare sui camion tutto il materiale e di portarsi a Mitrofanovka, dove li avrei raggiunti, non appena arrivato il reparto tedesco&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cPochi giorni prima della ritirata era stato montato un tendone che dava ospitalit\u00e0 ai soldati feriti intrasportabili, vicino all\u2019isba dove dormivo e dove avevo le apparecchiature di trasmissione. A vegliare quei poveri soldati moribondi\u00a0 (potevano essere una trentina), il 17 dicembre era rimasto solo padre Pio Chiesa, cappellano militare che io conoscevo bene (francescano di Mont\u00e0 d\u2019Alba, anche lui non tornato dall\u2019Urss, n.d.r.). All\u2019alba, lungo la strada transitavano a gruppi alcuni reparti che si stavano ritirando. Nella mattinata transitarono anche reparti di artiglieria della nostra divisione e fra questi il gruppo comandato dal maggiore Mario Marchesani, che conoscevo bene in quanto nato e cresciuto vicino a me a Verona. Assieme a lui c\u2019era anche un capitano e oggi sono in grado di affermare che era Giovanni Gheddo. Tale certezza mi deriva innanzitutto in quanto ricordo la fisionomia di quell\u2019ufficiale che ho riconosciuto nelle foto pubblicate nel Suo libro \u201cIl testamento del capitano\u201d. Il suo viso non mi era nuovo perch\u00e9 per alcuni mesi i nostri reparti erano stati assieme a Bordighera e nelle passeggiate sul lungomare ci eravamo incontrati molte volte e salutati&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cInoltre conoscevo bene i vari\u00a0 reparti di artiglieria che erano dislocati in settori vicini al Comando Divisione. So che il gruppo comandato dal maggiore Marchesani era composto da due batterie: la quarta comandata dal capitano Zanantoni (che avevo avuto modo di conoscere) e la quinta comandata dal capitano Gheddo. Vidi che il capitano Gheddo era fisicamente molto provato e questo non mi stupiva: sapevo infatti che quel reparto era da almeno tre giorni privo di rancio caldo, si erano cibati di sole scatolette, in pratica carne ghiacciata&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cPosso affermare con certezza che il capitano Gheddo si ferm\u00f2 a Krasnj, contrariamente al maggiore Marchesani. Egli infatti, dietro mio invito, si rec\u00f2 nella mia isba (l\u2019unica ancora riscaldata) dove mangi\u00f2 del minestrone caldo che il cuoco\u00a0 mi aveva lasciato prima di ritirarsi.\u00a0 Con questo cuoco, che si chiamava Freschi ed era originario di Parma, mi sono ritrovato verso la fine degli anni Settanta a Siena ad un raduno di reduci e abbiamo potuto ricordare questo episodio.\u00a0 Certamente il capitano Gheddo allo scopo di riposarsi e riprendere le forze, si ferm\u00f2 per qualche ora nell\u2019isba, alimentandone il fuoco. Io quella mattina rimasi sempre all\u2019esterno perch\u00e9 mi interessava ritrovare i miei radiotelegrafisti per indirizzarli alla mia compagnia. In tal senso avevo avuto precisi ordini da parte del mio comandante capitano Diana. Non ricordo (ma ritengo di non averlo mai saputo) cosa fece suo padre quando rinfrancato usc\u00ec dalla mia isba, ma penso che unitamente a padre Chiesa si sia recato a pregare a lungo nel tendone dei moribondi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Testimonianza preziosa, questa di Ivo Ciancetti. Ringrazio il Signore di avercela procurata e grazie anche a sua figlia Maria Pia e al genero Roberto Volpetti. A questa testimonianza diretta e scritta, bisogna aggiungere un particolare interessante che \u00e8 contenuto nella lettera (Email) speditami da Roberto Volpetti il 5 gennaio 2003:\u00a0\u201cLa vicenda del suo caro pap\u00e0 \u00e8 stata l\u2019argomento di discussione in queste vacanze natalizie. Infatti mio suocero Ivo Ciancetti ha riconosciuto con ragionevole certezza in Giovanni Gheddo il capitano con cui si trov\u00f2 il 17 dicembre nell\u2019ospedale da campo destinato ai feriti intrasportabili, e posto nelle vicinanze del luogo dove era insediato il Comando Divisione. Tutti ormai si erano ritirati, ad eccezione di questo capitano e di padre Pio Chiesa, nonch\u00e9 dei poveri soldati moribondi&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Piero\u00a0 Gheddo ROSETTA E GIOVANNI GHEDDO Sposi secondo il cuore di Dio Pubblicazione per l\u2019 inizio \u00a0della causa di beatificazione\u00a0 dei Servi di Dio Rosetta e Giovanni Tronzano\u00a0(Vercelli) &#8211; 18 febbraio 2006<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/rosetta-e-giovanni-gheddo-2\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":15291,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,65],"tags":[1211],"class_list":["post-1863","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-chiesa","category-santi","tag-rosetta-e-giovanni-gheddo","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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