{"id":185,"date":"2004-11-19T13:35:00","date_gmt":"2004-11-19T12:35:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2025-07-03T18:50:41","modified_gmt":"2025-07-03T16:50:41","slug":"i-limiti-della-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/i-limiti-della-vita\/","title":{"rendered":"I limiti della vita"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\">(questo saggio \u00e8 stato scritto prima della pubblicazione dell&#8217;enciclica <em><strong>Evangelium vitae<\/strong>\u00a0<\/em>e del <em><strong>Catechismo universale della Chiesa Cattolica<\/strong><\/em>, N.d.R.)<\/p>\n\n\n\n<p>Un principio valido per la ragione e per la fede \u00e8 quello secondo il quale la vita umana, la sopravvivenza biologica non \u00e8 n\u00e9 potr\u00e0 mai essere il fine ultimo dell&#8217;uomo<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">di <strong>P. Thomas M. Tyn O.P.<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2004\/11\/vita_umana.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"276\" height=\"183\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2004\/11\/vita_umana.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-34220\" style=\"width:396px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Potrebbe sembrare alquanto strano, se non addirittura contraddittorio, parlare di valori morali limitati, giacch\u00e9 per la loro stessa natura i contenuti delle norme morali comportano una certa quale assolutezza che li esime da qualsivoglia limite. Essi sono sempre e comunque da cercare, da realizzare, da affermare, da difendere.<\/p>\n\n\n\n<p>Orbene la limitazione non \u00e8 da intendersi del valore morale in s\u00e9, bens\u00ec della sua applicazione universale ai soggetti umani. In altre parole, sosteniamo che il diritto alla vita non compete all&#8217;uomo in virt\u00f9 del suo essere umano fisicamente considerato, bens\u00ec tramite il suo essere ben pi\u00f9 profondo e ben pi\u00f9 specificamente umano ch&#8217;\u00e8 quello morale. Il diritto alla vita rimane un valore imprescindibile ed assoluto, ma non tutti gli esseri umani hanno sempre e comunque diritto alla vita, si danno dei casi nei quali il diritto pu\u00f2 essere perso e di fatto \u00e8 perso.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u00e0 dove tale diritto vige, esso va osservato scrupolosamente come valore morale e per conseguenza come bene assoluto, ma l&#8217;estensione di tale diritto ammette eccezioni e, in questo senso, limitazioni. Se infatti l&#8217;uomo possedesse il diritto alla vita come possiede la vita stessa, ovvero fisicamente, allora s\u00ec che chiunque ha la vita non potrebbe mai esserne lecitamente privato. In tal caso i soggetti dotati del diritto suddetto sarebbero esattamente tanti quanti sono \u00ec soggetti fisicamente viventi di vita umana. Senonch\u00e9 il diritto alla vita, essendo valore morale e non fisico, non si pu\u00f2 legittimamente confondere con la vita stessa che invece, lungi dall&#8217;essere un valore morale, non \u00e8 altro che un bene prettamente ed esclusivamente fisico.<\/p>\n\n\n\n<p>Vi \u00e8, nel mondo cattolico e fuori d\u00ec esso, chi tende a minimizzare questioni come la liceit\u00e0 della pena di morte o quella della guerra giusta. Contro le inequivocabili prese di posizione del Magistero ecclesiale (DS 795) si suole controbattere che si tratta di verit\u00e0 suscettibili di cangiamento con lo sviluppo della civilt\u00e0 da costumi pi\u00f9 selvaggi e rozzi a leggi di convivenza pi\u00f9 umana e raffinata. Si tratterebbe in fondo di questioni del tutto secondarie in quella che di solito si chiama &#8220;gerarchia delle verit\u00e0&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, a parte la predilezione, tipicamente modernistica, di quelli tra i figli della Chiesa, che non sono dei pi\u00f9 fedeli ed esemplari, a datare ogni pronunciamento magisteriale e a maneggiare la scala delle verit\u00e0 con una disinvoltura che minaccia di trasformarla piuttosto in una graduatoria di bugie sottilmente sfumate, rimane il fatto che nelle soluzioni contrapposte del problema dell&#8217;universalit\u00e0 o meno del diritto alla vita si celano due concezioni di etica e di dottrina morale fondamentalmente e radicalmente opposte.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si tratta di quisquilie modificabili a piacimento, ma di contenuti della legge morale naturale dei quali o si riconosce la portata metafisica, superiore alla fisicit\u00e0 dei fatti biologici e quindi la specificit\u00e0 morale o l\u00ec si riduce alla fenomenicit\u00e0 materiale dello stesso dato fisico con conseguenze disastrose per le sorti della moralit\u00e0 <em>ut sic<\/em>. Basta pensare alla mentalit\u00e0 corrente che scagiona impudentemente l&#8217;aborto, mentre con lo stesso fiato denuncia la ferocia barbarica della pena capitale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbene la differenza \u00e8 proprio qui: tra chi ritiene che il criterio decisivo stia nella linea di demarcazione tra innocente e reo (realt\u00e0 morali metafisicamente e obiettivamente fondate) e chi invece riduce tutto alla sola diversit\u00e0, del tutto soggettiva, fenomenica, materialisticamente fisicistica, di un organismo pi\u00f9 o meno sviluppato e capace di sopravvivenza autonoma.&nbsp;Vogliamo dire che si tratta di cose serie che implicano al di l\u00e0 dei temi particolari la base stessa della moralit\u00e0 e ribadiamo altres\u00ec che in questa materia il magistero della Chiesa non pu\u00f2 ammettere arbitrari mutamenti, pena il decadimento totale della stima d\u00ec cui esso gode negli stessi tempi nostri.<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti, se qualche Papa medievale ha sbagliato in una materia cos\u00ec gravosa nel contesto di una solenne dichiarazione, non s\u00ec vede perch\u00e9 non potrebbe sbagliare anche il magistero attuale e, se si dice, assai modernisticamente, che l&#8217;attualit\u00e0 \u00e8 comunque un innegabile vantaggio, non si sfugge alla domanda della &#8220;durata&#8221; di quella effimera attualit\u00e0 (1 anno, 10 anni, 100 anni per i &#8220;dogmi&#8221; pi\u00f9 robusti?).<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo nel ridicolo. Infine ci sia permesso di premettere che, certo, <em>de gustibus non est disputandum<\/em>, ma che ciononostante troviamo perlomeno sconcertante quella concezione del progresso che si limita ai soli fatti di civilt\u00e0 ignorando ottusamente quelli della cultura veramente degna di tal nome &#8211; che i chirurghi moderni ammazzano i feti con bisturi sofisticatissimi, mentre il boia medievale mozzava le teste ai delinquenti con scuri rozze segna un innegabile miglioramento dal punto di vista tecnico, ma, per anime che non hanno ancora del tutto perso il senso della moralit\u00e0, ci\u00f2 significa un altrettanto innegabile decadimento dal punto di vista umano, perch\u00e9, se al reo la testa pu\u00f2 essere anche talvolta <em>de iure <\/em>tagliata, non vi \u00e8 nessuna legittimazione per il massacro di soggetti moralmente e per conseguenza anche giuridicamente del tutto innocenti.<\/p>\n\n\n\n<p>E&#8217; nella natura stessa del tema trattato e dei tempi che corrono che con questa presa di posizione non guadagneremo un gran che di simpatie, ma tutto ci\u00f2 non sar\u00e0 doloroso pi\u00f9 di tanto se avremo la consolazione di rendere qualche modesto, eppure sincero, servizio alla verit\u00e0 conculcata da quell&#8217;egoismo di massa che fin troppo facilmente si afferm\u00f2 come una moda pseudointellettuale perfettamente proporzionata all&#8217;edonismo dell&#8217;ambiente in cui \u00e8 nato.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimane comunque una vera curiosit\u00e0 la facilit\u00e0 con cui accuse di arretratezza culturale, bieco fanatismo, sanguinaria crudelt\u00e0 ecc., vengono lanciate da una sponda che peraltro si propone come modello di tolleranza, pluralismo, dialogo civile e rispettoso delle opinioni altrui ecc. Sar\u00e0 forse che i temi della vita tagliano nel vivo di un qualcosa che \u00e8 superiore persino alla vita stessa e ci\u00f2 anche l\u00e0 dove non se ne ha la piena coscienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Un principio di base valido parimenti per la ragione umana e la fede cristiana \u00e8 quello secondo il quale la vita umana, la sopravvivenza biologica, fisica, non \u00e8 n\u00e9 mai potr\u00e0 essere il fine ultimo dell&#8217;uomo, n\u00e9 un qualcosa di essenzialmente legato alla realizzazione del fine ultimo suddetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Cambiare le carte in tavola su questo punto vitale significa trasformare il cristianesimo in un&#8217;ideologia formalmente materialistica e implicitamente atea. Non \u00e8 forse la principale intenzione della <em>religio<\/em> <em>christiana <\/em>quella di distogliere la mente umana dalle cose mondane per rivolgerla al mondo trascendente, al mondo dell&#8217;al di l\u00e0, al mondo &#8220;a venire&#8221;? Ma anche la stessa ragione umana ci persuade che il nostro corpo con tutti i suoi beni compreso quello supremo (sul piano fisico) della vita, \u00e8 mezzo e non fine.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;E&#8217; cosa impossibile che di ci\u00f2 che si ordina ad un altro come al suo fine l&#8217;ultimo fine sia la conservazione nell&#8217;essere&#8221; [San Tommaso, <em>S. Th. 1-11, 2, 5 c.<\/em>]. Di fatto, \u00e8 qui il nerbo della questione: mentre il pensiero classico vede nell&#8217;uomo umilmente una creatura che trova il suo ultimo fine all&#8217;infuori di s\u00e9, la sovversione neoterica pone surrettiziamente il fine ultimo dell&#8217;uomo nell&#8217;uomo stesso divinizzandolo gnosticamente e dichiarandolo in seguito &#8220;dio fallito&#8221; in modo tale da ripercorrere le strade di quello spirito che da presuntuoso nel <em>voler essere come Dio <\/em>si fece disperato e triste nel non <em>poter <\/em>essere come Dio.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo dinanzi ad un quesito che pu\u00f2 trovare una soluzione solo al di l\u00e0 dell&#8217;antropologia, nella metafisica e nella religione rivelata. O l&#8217;uomo \u00e8 fine a se stesso e allora la sua vita \u00e8 il bene supremo e assoluto e la morte \u00e8 la sciagura definitiva, il naufragio, la caduta degli d\u00e8i, oppure l&#8217;uomo non ha l&#8217;ultimo senso nella sua sopravvivenza terrena, perch\u00e9 non l&#8217;ha nemmeno in se stesso, ma solo al di sopra di se stesso in Dio. E allora tutto cambia, perch\u00e9 il vivere sar\u00e0 Cristo e il morire un guadagno (cf. <em>Fil 1, 21), <\/em>saranno da temere non gli uccisori del corpo, ma il giudice dell&#8217;anima (cf. <em>Mt 10, 28 <\/em>e par.), l&#8217;amore supremo sar\u00e0 dare la vita per gli amici (cf. Gv <em>15, 13).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Orbene, se ragionevolmente e cristianamente si ritiene che la vita sia un mezzo e non un fine, il suo possesso sar\u00e0 un bene utile e non un bene onesto o morale. Sar\u00e0 al contrario un bene morale onesto ed assoluto il dovere di rispettare la vita in chi ha diritto alla vita, ma non chiunque d\u00ec fatto (fisicamente) possiede la vita avr\u00e0 anche diritto a possederla indipendentemente dalla sua qualit\u00e0 morale. In particolare la natura stessa della societ\u00e0 postula che l&#8217;uomo assuma un duplice rapporto verso di essa.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno di sottomissione in quanto la parte \u00e8 organicamente subordinata al tutto. Non c&#8217;\u00e8 dubbio che questo aspetto tocca l&#8217;uomo nei suoi beni fisici ed utili nell&#8217;\u00e0mbito dei quali il bene comune supera il bene privato. Dato che la vita costituisce un bene fisico, supremo s\u00ec nell&#8217;ambito dei beni fisici, ma sempre e solo fisico, la vita umana dovr\u00e0 essere arrischiata l\u00e0 dove lo richiede il bene della societ\u00e0 (ad esempio nella difesa della patria) o anche tolta per sentenza giudiziaria (ad esempio applicando la pena capitale l\u00e0 dove la vita associata non potrebbe svolgersi serenamente lasciando sopravvivere il delinquente).<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;altro \u00e8 il rapporto di subordinazione della societ\u00e0 all&#8217;uomo che riguarda l&#8217;essere umano non nei suoi beni fisici, ma solo in quei beni che lo costituiscono in quanto \u00e8 uomo ovvero nei beni onesti e morali. La virt\u00f9 dei cittadini e il conseguimento del loro fine ultimo costituiscono il fine stesso della societ\u00e0. Quest&#8217;ultima ha dunque un duplice bene comune &#8211; uno immanente che \u00e8 quello della pacifica convivenza dei cittadini, l&#8217;altro trascendente che \u00e8 il bene morale di ogni cittadino in particolare.<\/p>\n\n\n\n<p>In tal modo, se la sopravvivenza fisica del delinquente comporta un prossimo pericolo per la sopravvivenza degli onesti cittadini, lo Stato commette un&#8217;ingiustizia lasciando sopravvivere il delinquente pericoloso per la societ\u00e0 stessa perch\u00e9 potenziale aggressore al bene morale della sopravvivenza degli innocenti che hanno, questi s\u00ec, il diritto imprescindibile alla vita, diritto che la comunit\u00e0 politica deve comunque tutelare.<\/p>\n\n\n\n<p>Similmente, se una comunit\u00e0 politica aggredisce l&#8217;indipendenza e la sovranit\u00e0 di un&#8217;altra, quest&#8217;ultima non solo ha il diritto, ma ha altres\u00ec il preciso dovere di difendersi, perch\u00e9 la sua difesa non concerne qualche diritto individuale al quale si potrebbe anche lodevolmente rinunciare, ma il diritto d\u00ec tutti gli associati che \u00e8 amministrato ma non posseduto dai governanti. E se il Vangelo ci insegna a porgere l&#8217;altra guancia a chi ci percuote (cf. <em>Mt 5, <\/em>39), \u00e8 nella natura stessa della cosa che chi compie quel nobile gesto si premuri di rinunciare ai diritti suoi propri, ma non certo a quelli altrui, che badi, in breve, a porgere la guancia sua e non quella del suo prossimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Se la comunit\u00e0 politica pu\u00f2 sopprimere la vita di un delinquente privato anche dopo la cessazione dell&#8217;atto di aggressione perch\u00e9 la stessa sopravvivenza del criminale costituisce pericolo prossimo per quella dei cittadini onesti (basta pensare a ricatti terroristici, noti a tutti, intenti a costringere le autorit\u00e0 a rilasciare elementi rinchiusi nelle carceri, caso in cui la pena detentiva risulta manifestamente insufficiente, per non parlare dei boss mafiosi che dal carcere ordinano rinnovate stragi, o agli ergastolani &#8220;plurimi&#8221; che si prestano come <em>killers, <\/em>perch\u00e9 un ergastolo in pi\u00f9 o in meno non fa un gran che di differenza), nel caso di aggressione dalla parte di un&#8217;altra nazione sovrana ci si dovr\u00e0 attenere al principio della difesa commisurata al <em>moderamen inculpatae tutelae. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ci si pu\u00f2 difendere, si, ma moderatamente e badando alla gravit\u00e0 dell&#8217;aggressione. E&#8217; lecito respingere con violenza giusta la violenza ingiusta <em>(vim v\u00ec repellere), <\/em>ma non sarebbe certo giusto spingere la &#8220;difesa&#8221; fino all&#8217;annientamento spietato dall&#8217;avversario. Similmente il diritto dei privati alla legittima difesa vige solo durante l&#8217;atto di aggressione, non quando l&#8217;aggressore \u00e8 stato respinto e messo in fuga.<\/p>\n\n\n\n<p>Se un privato cittadino continuasse a danneggiare l&#8217;aggressore ormai respinto, la sua non sarebbe pi\u00f9 difesa, ma vendetta che va lasciata interamente all&#8217;autorit\u00e0 giudiziaria che sola pu\u00f2 punire senza vendicarsi. In tutti questi casi dell&#8217;aggressione ingiusta di un privato contro un altro, di un privato contro la societ\u00e0 e di una societ\u00e0 contro un&#8217;altra vige il principio secondo cui il delinquente, per il fatto stesso di volere commettere il delitto, deliberatamente si priva del diritto alla vita -l&#8217;essere morale qualifica l&#8217;uomo ben pi\u00f9 profondamente del suo essere fisico.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel fine pensatore al trono di San Pietro che fu l&#8217;indimenticabile Pontefice di venerata memoria Pio XII disse in uno dei suoi discorsi: &#8220;Anche laddove si tratta dell&#8217;esecuzione di un condannato a morte lo Stato non dispone del diritto dell&#8217;individuo alla vita. Resta riservato in tal caso all&#8217;autorit\u00e0 pubblica il potere di privare il condannato del bene della vita in espiazione della sua colpa dopo che egli, per il suo delitto, si \u00e8 gi\u00e0 privato del suo diritto alla vita&#8221; (AAS, 1952, pp. 779 ss&#8230; &#8211; la traduzione \u00e8 nostra).<\/p>\n\n\n\n<p>Checch\u00e9 ne dicano i neoterici della crudelt\u00e0 della pena di morte e addirittura della sua contrariet\u00e0 al cristianesimo, ogni buon cattolico si sentir\u00e0 in compagnia assai rassicurante accanto a quel grande Papa del nostro tempo. Dato comunque che la vita dell&#8217;aggredito e quella dell&#8217;aggressore, considerati entrambi come persone private, \u00e8 in astratto &#8220;alla pari&#8221;, solo nell&#8217;atto concreto dell&#8217;aggressione sorge una disparit\u00e0 a favore dell&#8217;aggredito cos\u00ec che questo si pu\u00f2 difendere durante l&#8217;attuale svolgimento dell&#8217;aggressione senza cercare l&#8217;uccisione dell&#8217;avversario, eppure arrivando persino ad ucciderlo di fatto.<\/p>\n\n\n\n<p>E&#8217; chiaro che non \u00e8 lecito uccidere per difendersi in un modo per cos\u00ec dire &#8220;preventivo&#8221;, caso in cui la pretesa difesa sarebbe slegata da ci\u00f2 da cui ci si difende perdendo cos\u00ec il suo carattere e di legittimit\u00e0 e di d\u00ecfesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto concerne la pena di morte si \u00e8 sempre avanzata l&#8217;obiezione fideistica di privare il prossimo del suo diritto alla salvezza. Ora non \u00e8 bene capovolgere le parti &#8211; ognuno pu\u00f2 pentirsi in ogni momento, ch\u00e9 Dio gliene d\u00e0 la grazia sufficiente, se dunque non si pente, la colpa \u00e8 interamente sua. Inoltre ci\u00f2 che \u00e8 buono nell&#8217;ordine pi\u00f9 fondamentale della natura non \u00e8 tolto in quello, sebbene pi\u00f9 sublime, della grazia, dimodoch\u00e9, se la pena capitale \u00e8 legittima iure naturali, lo \u00e8 anche iure divino positivo. E&#8217; bene notare che chi non si converte in articulo mortis \u00e8 difficile che si converta in tutto il resto della sua vita. Viceversa per chi si converte in un frangente cos\u00ec critico, il suo atto di sottomissione alla pena giusta acquista un valore espiatorio e meritorio che altrimenti non avrebbe.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo accennato al diritto della societ\u00e0 a difendersi sacrificando il bene utile minore del privato offensore. Vi \u00e8 anche l&#8217;argomento, non trascurabile, del carattere dissuasivo della pena capitale. Ci limitiamo solo a rimandare, al di l\u00e0 delle statistiche che dicono poco o nulla, ad un argomento essenziale sviluppato da Romano Amerio nel suo profondo libro intitolato <em>Iota unum <\/em>(Milano-Napoli [Riccardo Ricciardi] 1985) -la testimonianza all&#8217;efficacia della pena di morte la danno gli stessi criminali che spesso stringono tra loro patti di morte per realizzare i loro loschi fini e ottenere la doverosa omert\u00e0 dalla parte di presunti &#8220;traditori&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe, s\u00ec, bello se lo Stato potesse fare sempre a meno di questa dolorosa ed ultima ratio, ma bisognerebbe che i criminali per primi abrogassero siffatta pena. Un&#8217;ultima considerazione riguarda la natura della pena e tramite essa il lato soggettivo dell&#8217;atto umano e la stessa dignit\u00e0 della persona umana. Tutti sono giustamente d&#8217;accordo che l&#8217;atto umano pu\u00f2 subire e di fatto subisce degli influssi che ne attenuano la responsabilit\u00e0 o addirittura la tolgono di mezzo, ma voler sostituire al peccato la malattia e alla morale la psichiatria \u00e8 solo una delle tipiche perversioni dei nostri tempi. In fondo un delinquente onestamente pentito sente per primo il desiderio di espiazione adeguata e si considera giustamente leso nella sua dignit\u00e0 umana, se non gli si consente di riparare a dovere.<\/p>\n\n\n\n<p>Essere peccatori \u00e8 cosa infinitamente pi\u00f9 grave che essere pazzi, ma poter peccare \u00e8 infinitamente pi\u00f9 dignitoso che vedersi riconosciuto solo il diritto alla devianza mentale (per giunta anche quella parificata <em>de facto <\/em>con la normalit\u00e0 tramite l&#8217;abolizione dei manicomi Come Beccaria, anche San Tommaso insegna che la pena dev&#8217;essere medicinale e non vendicativa, eppure la differenza tra i due pensatori sta nell&#8217;ampiezza della visione del bene offeso da medicare.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c&#8217;\u00e8 solo il benessere fisico dell&#8217;offendente da curare, ma il benessere della societ\u00e0, la maest\u00e0 divina lesa dal peccato e, anzitutto, le stesse leggi dell&#8217;essere trasgredite, quelle leggi che Dio stesso non produce, ma \u00e8, poich\u00e9, essendo la pienezza d\u00ec Essere, Dio si costituisce come la legge morale eterna. La pena ha una dimensione metafisica che si proporziona alla dimensione metafisica della colpa, la quale a sua volta rivela che l&#8217;uomo non \u00e8 un essere esclusivamente fisico, fatto per sopravvivere, ma un essere morale segnato da un destino che si compie solo nell&#8217;eternit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto sommato ci permettiamo di affermare che, se l&#8217;umanit\u00e0 tornasse, se non all&#8217;evangelico &#8220;grano caduto in terra&#8221;, almeno al pagano &#8220;<em>turpissimum atque vilissimum est propter vitam vivendi perdere causas<\/em>&#8220;, si limiterebbero forse i tanto conclamati diritti umani, ma si risolleverebbe infinitamente la stima dovuta alla dignit\u00e0 dell&#8217;uomo la cui vita non finisce, ma si trasforma con la sua morte fisica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(questo saggio \u00e8 stato scritto prima della pubblicazione dell&#8217;enciclica Evangelium vitae\u00a0e del Catechismo universale della Chiesa Cattolica, N.d.R.) 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