{"id":1838,"date":"2006-02-02T16:48:51","date_gmt":"2006-02-02T15:48:51","guid":{"rendered":""},"modified":"2014-12-10T12:19:17","modified_gmt":"2014-12-10T11:19:17","slug":"centri-sociali-zone-di-iv-rivoluzione-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/centri-sociali-zone-di-iv-rivoluzione-1\/","title":{"rendered":"Centri Sociali. Zone di IV Rivoluzione"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/02\/centro-sociale.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-15168\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/02\/centro-sociale.jpg\" alt=\"centro sociale\" width=\"250\" height=\"174\" \/><\/a>Cristianit\u00e0<\/strong> n. 265-266 (1997)<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di<strong> Salvatore Giovanni Calasso<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. La IV Rivoluzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 1989 e gli anni immediatamente seguenti hanno visto il crollo di una parte rilevante \u2014 quella <em>grosso modo<\/em> europea \u2014 dei regimi totalitari socialcomunisti, caratterizzati dalla dittatura del proletariato. Da pi\u00f9 parti si \u00e8 entusiasticamente gridato alla fine del comunismo, facendo coincidere l\u2019esperienza storica di questi regimi con la piena realizzazione dell\u2019utopia comunista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanti hanno cos\u00ec concluso dimenticano che n\u00e9 Karl Marx (1818-1883), n\u00e9 i suoi numerosi seguaci, sia &#8220;ortodossi&#8221; che &#8220;eterodossi&#8221;, hanno considerato la dittatura del proletariato l\u2019atto finale del processo rivoluzionario; l\u2019hanno invece ritenuta <em>solo<\/em> un momento di transizione verso la societ\u00e0 senza classi, in cui potranno essere conseguite una libert\u00e0 e un\u2019uguaglianza mai prima realizzate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 \u2014 nella prospettiva di questi &#8220;profeti dell\u2019utopia&#8221; \u2014 lo Stato sarebbe la traduzione storica dei privilegi e degli antagonismi di classe, macchina repressiva e strumento di dominazione, la scomparsa delle classi porterebbe con s\u00e9 la sparizione dello Stato, in quanto esso, non avendo privilegi da difendere, non avrebbe pi\u00f9 ragione d\u2019esistere. Cos\u00ec il fine del comunismo si presenta analogo a quello anarchico: la soppressione totale dello Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo un autorevole continuatore e realizzatore di Marx, Vladimir Ilijc Uljanov, detto Lenin (1870-1924), il processo che condurr\u00e0 all\u2019estinzione della compagine statale avverr\u00e0 in due fasi. Vi sar\u00e0 un periodo di <em>super-diritto<\/em>, la cosiddetta dittatura del proletariato, in cui il diritto regoler\u00e0 la vita dell\u2019uomo in tutti i particolari, cio\u00e8 lo Stato avr\u00e0 il massimo potere possibile sulla persona. In questo periodo il compito statale sar\u00e0 l\u2019eliminazione del capitalismo, della classe borghese, dello Stato della borghesia e la creazione dell\u2019&#8221;uomo nuovo&#8221;, l\u2019&#8221;uomo socialista&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo periodo ne seguir\u00e0 uno di<em> non-diritto<\/em>, in cui non vi sar\u00e0 pi\u00f9 bisogno di codici n\u00e9 di leggi perch\u00e9 le masse seguiranno il meglio. <em>&#8220;Il proletariato<\/em> \u2014 scrive infatti Lenin \u2014 <em>non ha bisogno dello Stato che per un certo periodo di tempo. Quanto alla abolizione dello Stato, come <\/em>fine<em>,<\/em> <em>noi non siamo affatto in disaccordo con gli anarchici. Affermiamo che per raggiungere questo fine \u00e8 indispensabile utilizzare temporaneamente, <\/em>contro<em> gli sfruttatori, gli strumenti, i mezzi e i metodi del potere statale, cos\u00ec com\u2019\u00e8 indispensabile, per sopprimere le classi, stabilire la dittatura temporanea della classe oppressa&#8221;<\/em> (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dittatura del proletariato non finir\u00e0 dunque in modo violento, com\u2019\u00e8 finito lo Stato borghese, ma \u2014 sempre secondo Lenin \u2014 in modo naturale, <em>per deperimento.<\/em> Vi sar\u00e0, cio\u00e8, uno spontaneo passaggio dalla fase inferiore alla fase superiore della societ\u00e0 comunista. Allora <em>&#8220;l\u2019intera societ\u00e0 sar\u00e0 un grande ufficio e una grande fabbrica con uguaglianza di lavoro e uguaglianza di salario&#8221;<\/em> (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La politica si ridurr\u00e0 a semplice amministrazione, e il governo a pura gestione. Il passaggio dal capitalismo alla fase della dittatura del proletariato, in cui tutti sono coercitivamente uguali, e da questa fase a quella della societ\u00e0 senza classi, in cui l\u2019uguaglianza \u00e8 invece il risultato delle libere volont\u00e0, \u00e8 \u2014 ancora secondo Lenin \u2014 inevitabile, quindi non \u00e8 utopistico, ma scientifico. Questo deperimento \u00e8 certo, anche se si ignorano i tempi del suo sviluppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lenin annuncia dunque una nuova fase rivoluzionaria, che \u2014 espone sinteticamente Plinio Corr\u00eaa de Oliveira (1908-1995) \u2014 dovr\u00e0 portare al <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>crollo della dittatura del proletariato in conseguenza di una nuova crisi, per cui lo Stato ipertrofizzato sar\u00e0 vittima della sua stessa ipertrofia; e scomparir\u00e0, dando origine ad uno stato di cose scientista e cooperativista, in cui \u2014 dicono i comunisti \u2014 l\u2019uomo avr\u00e0 raggiunto un grado di libert\u00e0, di uguaglianza e di fraternit\u00e0 fino ad ora inimmaginabile&#8221;<\/em> (3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso pensatore cattolico brasiliano precisa trattarsi della quarta fase <em>&#8220;di un enorme tutto, cio\u00e8 <\/em>la Rivoluzione<em>&#8220;<\/em> (4), della quale costituiscono <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> le tappe fondamentali <\/em>[&#8230;]<em> nei secoli XV e XV, l\u2019Umanesimo, il Rinascimento e il protestantesimo (I Rivoluzione); nel secolo XVIII, la Rivoluzione francese (II Rivoluzione); e nel secondo decennio di questo secolo, la Rivoluzione comunista (III Rivoluzione)&#8221;<\/em> (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, la IV Rivoluzione, la fase rivoluzionaria in corso, porta a compimento il processo di distruzione della societ\u00e0 naturale e cristiana, frutto dell\u2019inculturazione della fede in Occidente, fondata sulla concezione dell\u2019essere umano come &#8220;essere in relazione&#8221; rispetto ad altri esseri umani, al mondo e a Dio (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo tale concezione l\u2019uomo trova la sua vera personalit\u00e0 in queste relazioni: ci\u00f2 \u00e8 il riflesso della verit\u00e0 biblica sull\u2019essere umano quale &#8220;immagine di Dio&#8221; (7). A essa la Rivoluzione contrappone una visione del mondo, che \u2014 la sintesi \u00e8 di Norberto Bobbio \u2014 considera l\u2019uomo <em>&#8220;in se stesso una totalit\u00e0&#8221;<\/em> (8). Ne consegue che l\u2019altro non \u00e8 visto pi\u00f9 come un aiuto per comprendersi e per realizzarsi come persona, ma come una minaccia alla propria identit\u00e0 vista appunto come totalit\u00e0 che in s\u00e9 si conclude e in s\u00e9 si esaurisce (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa idea ha il suo riflesso nella concezione della societ\u00e0 come rapporto di forze potenzialmente conflittuale: ricchi\/poveri, padrone\/servo, borghesia\/proletariato, vecchi\/giovani, uomo\/donna, insegnanti\/studenti, governanti\/governati, e cos\u00ec via. Ognuna di queste conflittualit\u00e0 deve essere superata. Compito della Rivoluzione \u00e8 alimentare le contraddizioni che s\u2019incontrano nell\u2019evolversi della societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qui il divenire incessante, la contraddizione come essenza del processo rivoluzionario: <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>la vita <\/em>\u2014 scrive Friedrich Engels (1820-1895) \u2014<em> \u00e8 del pari una contraddizione presente nelle cose e nei fenomeni stessi, contraddizione che continuamente si pone e continuamente si risolve; e non appena la contraddizione cessa, cessa anche la vita e sopraggiunge la morte&#8221;<\/em> (10). La societ\u00e0 rivoluzionaria \u00e8 la societ\u00e0 della contraddizione incessante, la societ\u00e0 del <em>caos<\/em> come principio di liberazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Il ruolo delle avanguardie<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La realizzazione di questa nuova fase della Rivoluzione \u00e8 affidata a gruppi, le cosiddette &#8220;avanguardie&#8221;, portatrici di espressioni culturali che, comparse in ambienti marginali, vengono proposte come tendenze di massa della societ\u00e0: queste avanguardie hanno il compito d\u2019influenzare l\u2019<em>habitat<\/em> culturale con la diffusione delle idee rivoluzionarie. Il loro obiettivo \u00e8 far ottenere diritto di cittadinanza alle convinzioni contrarie alla verit\u00e0, presentandole come <em>liberatorie<\/em> e <em>alternative<\/em> rispetto alle consuetudini naturali. In questo modo <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>possono determinare in un secondo momento l\u2019andamento della tendenza culturale di massa&#8221;<\/em> (11), dando origine a modelli e a istituzioni rivoluzionarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra le avanguardie di questa nuova fase della Rivoluzione, cio\u00e8 quella che succede alla Rivoluzione socialcomunista, vi sono i cosiddetti CSOA, i Centri Sociali Occupati Autogestiti. Essi sviluppano un modello di societ\u00e0 alternativo a quello familiare \u2014 che costituisce l\u2019unit\u00e0 di base della societ\u00e0 tradizionale \u2014, fondato sulla <em>banda<\/em>, come viene affermato in un testo che \u00e8 per i gruppi che animano i CSOA l\u2019equivalente di quello che fu il <em>Libretto Rosso<\/em> di Mao Zedong (1893-1976) per i loro padri sessantottini: si tratta di <em>T.A.Z. Zone Temporaneamente Autonome<\/em>, di cui \u00e8 autore Peter Lamborn Wilson, un intellettuale anarchico americano che si nasconde sotto lo pseudonimo &#8220;islamico&#8221; di Hakim Bey, e che \u00e8 edito a Milano da una casa editrice <em>cyberpunk<\/em>, vicina agli ambienti del Centro Sociale Leoncavallo, la ShaKe Edizioni Underground (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Hakim Bey, <em>&#8220;la famiglia \u00e8 <\/em>chiusa<em> dalla genetica, dal <\/em>possesso<em> maschile delle donne e dei bambini, dalla totalit\u00e0 gerarchica della societ\u00e0 agricola\/industriale. La banda \u00e8 <\/em>aperta<em> \u2014 non a chiunque, naturalmente, ma al gruppo di affinit\u00e0, gli iniziati legati da un patto d\u2019amore. La banda non \u00e8 parte di una gerarchia pi\u00f9 ampia, ma invece parte di un modello orizzontale di costume, parentela estesa, contratto e alleanza, affinit\u00e0 spirituale ecc. <\/em>[&#8230;].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Nella nostra Societ\u00e0 della Simulazione post-Spettacolare molte forze sono al lavoro \u2014 largamente invisibili \u2014 per eliminare la famiglia nucleare e riportare in evidenza la banda&#8221;<\/em> (13), che, nella societ\u00e0 post-industriale, comprende gli amici, il <em>partner<\/em>, il coniuge e l\u2019amante, individui incontrati sui luoghi di lavoro e nelle feste, gruppi di affinit\u00e0, gente contattata per posta o tramite Internet, e altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;La famiglia nucleare diventa sempre pi\u00f9 ovviamente una <\/em>trappola<em>, un tombino culturale, una segreta implosione neurotica di atomi divisi \u2014 e l\u2019ovvia contro-strategia emerge spontaneamente nella riscoperta quasi inconscia della possibilit\u00e0 pi\u00f9 arcaica eppure pi\u00f9 post-industriale della banda&#8221;<\/em> (14). Essa rappresenta \u2014 nota Corr\u00eaa de Oliveira \u2014 <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> una sintesi illusoria tra l\u2019apice della libert\u00e0 individuale e del collettivismo accettato, in cui quest\u2019ultimo finisce per divorare la libert\u00e0&#8221;<\/em> (15). In questo nuovo sistema collettivista, ogni struttura gerarchica \u00e8 dissolta, lasciando l\u2019individuo &#8220;libero&#8221; di fluttuare fra le varie esperienze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La banda \u2014 teorizza Hakim Bey \u2014 rappresenterebbe una possibilit\u00e0 di ritorno allo &#8220;stato di natura&#8221;, cio\u00e8 a quello stato di <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> innocenza e possibilit\u00e0 del tutto (Virgin-ia), un caos o novit\u00e0 di forma che l\u2019adepto avrebbe trasmutato in &#8220;oro&#8221;, cio\u00e8 in perfezione spirituale <\/em>come pure<em> abbondanza materiale&#8221;<\/em> (16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. I Centri Sociali frutto maturo della modernit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;I centri sociali<\/em> \u2014 scrive Benedetto Vecchi \u2014<em> sono una sfera pubblica in formazione. Una sfera pubblica per\u00f2 alquanto particolare, in quanto riesce ad essere contemporaneamente sia uno spazio pubblico di discussione sul bene comune \u2014 il governo della metropoli \u2014, che un luogo in cui sperimentare forme di cooperazione sociale non sottoposte al regime del lavoro salariato&#8221;<\/em> (17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019 &#8220;utopia&#8221; dei Centri Sociali si ricollega a quella di tutta la modernit\u00e0 e ne rappresenta un punto di arrivo. Infatti, uno dei capisaldi del pensiero moderno \u00e8 costituito appunto dalla &#8220;finzione teorica&#8221; dello stato di natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Per <\/em>stato naturale<em> dell\u2019uomo<\/em> \u2014 scrive lo storico e giurista tedesco Samuel Pufendorf (1632-1694) \u2014 <em>non intendiamo qui quella condizione a cui la natura tende in ultimo grado come alla pi\u00f9 perfetta ed alla pi\u00f9 conforme all\u2019uomo, bens\u00ec quella in cui si concepisce l\u2019uomo cos\u00ec come \u00e8 costituito dalla stessa natura, facendo astrazione quindi dalle invenzioni e dalle istituzioni, sia umane sia ispirate all\u2019uomo dalla divinit\u00e0, che hanno dato alla vita dei mortali un nuovo e diverso aspetto&#8221;<\/em> (18)<em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E prosegue:<em> &#8220;Quali siano i diritti che accompagnano lo stato naturale dell\u2019uomo, si pu\u00f2 facilmente ricavare sia dall\u2019impulso comune a tutti gli animali verso la conservazione del proprio corpo e della propria vita e verso l\u2019eliminazione di tutto ci\u00f2 che vi si oppone; sia dal fatto che coloro che vivono nello stato di natura non sono soggetti al comando di nessuno. Dalla prima proposizione risulta che coloro che si trovano nello stato naturale possono usare e godere qualunque cosa si trovi a portata di mano, mettere in pratica e fare tutto quello che \u00e8 utile alla propria conservazione, purch\u00e9 non si leda il diritto altrui. Dalla seconda, che gli stessi uomini, come si servono delle proprie forze, cos\u00ec si devono servire del proprio giudizio e della propria volont\u00e0, purch\u00e9 conformi alla legge naturale, per procurarsi la difesa e la conservazione di se stessi. Per questo riguardo lo stato naturale acquista anche il nome di <\/em>libert\u00e0 naturale<em>, perch\u00e9, prima che intervenga qualche nuovo fatto dell\u2019uomo, ciascuno non appartiene che a se stesso e non \u00e8 soggetto al potere di nessun altro. Donde consegue anche che ciascuno \u00e8 <\/em>uguale<em> all\u2019altro, perch\u00e9 non \u00e8 soggetto all\u2019altro n\u00e9 ha l\u2019altro per soggetto&#8221;<\/em> (19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea dello stato di natura postula che l\u2019uomo, prima del sorgere delle istituzioni umane, viva in una condizione di naturale libert\u00e0, intesa come possibilit\u00e0 illimitata di fare e di godere qualsiasi cosa: il limite \u00e8 rappresentato <em>solo<\/em> dalla presenza dell\u2019altro, che fruisce delle stesse prerogative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Il fatto che tutti gli uomini abbiano diritto a tutte le cose, in effetti<\/em> \u2014 scrive il filosofo inglese Thomas Hobbes (1588-1679) \u2014<em>, non \u00e8 una situazione migliore di quella che si avrebbe se nessun uomo avesse diritto ad alcuna cosa. Infatti un uomo pu\u00f2 usare e beneficiare ben poco di un suo diritto, quando un altro altrettanto forte, o pi\u00f9 forte di lui, abbia anch\u2019egli diritto alla medesima cosa&#8221;<\/em> (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per sfuggire a questo pericolo \u2014 secondo Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) \u2014 l\u2019uomo d\u00e0 origine alla societ\u00e0 dicendo ai suoi simili: <em>&#8220;Uniamoci <\/em>[&#8230;]<em> per garantire i deboli dall\u2019oppressione, frenare gli ambiziosi e assicurare a ciascuno il possesso di ci\u00f2 che gli appartiene: istituiamo ordinamenti di giustizia e di pace, cui tutti siano obbligati a conformarsi, che non faccian distinzione di persona, e che riparino in qualche modo i capricci della fortuna, sottomettendo ugualmente il potente e il debole ad obblighi reciproci. In una parola, invece di volgere le nostre forze contro noi stessi, raccogliamole in un potere supremo, che ci governi secondo leggi sagge, che protegga e difenda tutti i membri dell\u2019associazione, respinga i nemici comuni, e ci mantenga in eterna concordia&#8221;<\/em> (21)<em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<em>Tale fu o dovette essere<\/em> \u2014 conclude Rousseau \u2014 <em>l\u2019origine della societ\u00e0 e delle leggi, che diedero nuove pastoie al debole e nuove forze al ricco, distrussero senza scampo la libert\u00e0 naturale, fissarono per sempre la legge della propriet\u00e0 e della disuguaglianza, <\/em>[&#8230;]<em> assoggettarono ormai tutto il genere umano al lavoro, alla servit\u00f9 e alla miseria&#8221;<\/em> (22).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, Rousseau mostra come la societ\u00e0 costituisca un limite alla libert\u00e0 dell\u2019uomo. Da qui nasce la concezione rivoluzionaria del processo storico come liberazione dalla schiavit\u00f9 della societ\u00e0 e delle sue istituzioni. In questa prospettiva Bobbio afferma che <em>&#8220;la storia dell\u2019umanit\u00e0 dalla trib\u00f9 allo stato di diritto \u00e8 un faticoso processo di liberazione dell\u2019individuo dalla societ\u00e0 totale&#8221;<\/em> (23), il cui scopo finale \u00e8 <em>&#8220;l\u2019eliminazione della estraniazione, cio\u00e8 l\u2019appropriazione definitiva dell\u2019uomo, l\u2019istituzione dell\u2019uomo totale&#8221;<\/em> (24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019<em>&#8220;uomo totale&#8221;<\/em> le persone singole con i loro modi di pensare, di volere e di essere caratteristici e contrastanti si amalgamano e spariscono nella personalit\u00e0 collettiva, che genera un nuovo individuo collettivo, totale, in cui ognuno \u00e8 contemporaneamente s\u00e9 stesso e tutto, essendosi <em>liberato<\/em> dal &#8220;limite&#8221; rappresentato dalla sua personalit\u00e0 particolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. Il ritorno allo stato di natura<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La T.A.Z. \u2014 Zona Temporaneamente Autonoma \u2014 \u00e8 la forma che assume la Rivoluzione in questo scorcio di fine millennio; \u00e8 la risposta odierna alla volont\u00e0 di svincolare l\u2019uomo da tutti i legami naturali e da ogni legge, di ritorno allo stato di natura vagheggiato da Rousseau. Prosegue Hakim Bey: <em>&#8220;La TAZ ha a che fare con un tipo di <\/em>feralit\u00e0<em>, una crescita dalla docilit\u00e0 allo stato selvaggio, un &#8220;ritorno&#8221; che \u00e8 anche un passo avanti&#8221;<\/em>\u00a0 (25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essa, per\u00f2, non vuole rinunciare ai successi del progresso; ci\u00f2 che non ama \u00e8 la civilt\u00e0, intesa come ordine razionale: <em>&#8220;Non abbiamo interesse a &#8220;tornare alla campagna&#8221; se l\u2019affare include la vita noiosa di un burino di paese \u2014 n\u00e9 vogliamo il &#8220;tribalismo&#8221; se viene con tab\u00f9, feticci e malnutrizione. Non siamo in guerra con il concetto di <\/em>cultura \u2014<em> inclusa la <\/em>tecnologia<em>; per noi il problema inizia con la <\/em>civilizzazione<em>&#8220;<\/em> (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essa si ispira a precedenti storici come quello dei bucanieri della Tortuga. <em>&#8220;Fuggendo dagli odiosi &#8220;vantaggi&#8221; dell\u2019Imperialismo, quali schiavit\u00f9, servit\u00f9, intolleranza e razzismo, dalle torture del servizio militare forzato o dalla morte vivente delle piantagioni, i Bucanieri adottarono costumi Indiani, si sposarono con Caraibici, accettarono Neri e Spagnoli come pari, rigettarono ogni nazionalit\u00e0, elessero democraticamente i loro capitani e ritornarono allo &#8220;stato di Natura&#8221;. Dopo essersi dichiarati &#8220;in guerra con tutto il mondo&#8221; navigarono per saccheggiare sotto contratti mutui chiamati &#8220;Articoli&#8221;, che erano cos\u00ec egualitari che ogni membro riceveva una parte intera di bottino e il Capitano ne prendeva un quarto o un mezzo in pi\u00f9. Flagellazioni e punizioni erano proibite \u2014 i litigi venivano risolti col voto o col codice del duello&#8221;\u00a0<\/em> (27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019utopia pirata, per il suo modo d\u2019essere, era destinata a finire, a essere &#8220;temporanea&#8221;. Il suo luogo di vita erano le navi che solcavano gli oceani. A terra vi erano enclavi senza legge, come Nassau nelle Bahamas: <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> un gruppo di capanne e tende davanti alla spiaggia dedicate al vino, alle donne (e probabilmente anche ai ragazzi a giudicare da <\/em>Sodomia e Pirateria<em> di Birge), la canzone (i pirati erano totalmente innamorati della musica ed erano abituati a ingaggiare gruppi per intere crociere) ed eccessi scellerati&#8221;<\/em> (28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra esperienza di T.A.Z. Hakim Bey la rinviene, curiosamente, nell\u2019impresa fiumana di Gabriele D\u2019Annunzio (1863-1938). <em>&#8220;Lui e uno dei suoi amici anarchici scrissero la Costituzione che dichiarava <\/em>la musica essere il principio centrale dello Stato<em>. La Marina (formata da disertori e sindacalisti marittimi anarchici Milanesi) si chiam\u00f2 gli <\/em>Uscochi<em>, in memoria dei pirati da tempo scomparsi, che erano usi abitare le isole locali fuori costa e predare il naviglio Veneziano e Ottomano. I moderni <\/em>Uscochi<em> realizzarono alcuni colpi clamorosi: diversi ricchi mercantili Italiani improvvisamente diedero un futuro alla Repubblica: soldi nei forzieri! Artisti, boh\u00e9mien, avventurieri, anarchici (D\u2019Annunzio corrispondeva con Malatesta) fuggitivi e rifugiati apolidi, omosessuali, dandy militari (l\u2019uniforme era nera con teschio e tibie pirata \u2014 pi\u00f9 tardi rubata dalle SS) e strambi riformatori d\u2019ogni tipo (compresi Buddisti, Teosofisti e Vedantisti) iniziarono ad arrivare in massa a Fiume. La festa non finiva mai. Ogni mattina D\u2019Annunzio leggeva poesia e proclami dal suo balcone; ogni sera un concerto, poi fuochi d\u2019artificio. In questo consisteva l\u2019intera attivit\u00e0 del governo. Diciotto mesi dopo, quando il vino e i soldi finirono e la flotta italiana <\/em>finalmente<em> arriv\u00f2 e lanci\u00f2 qualche proiettile contro il Palazzo Municipale, nessuno ebbe l\u2019energia per resistere&#8221;<\/em> (29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa esperienza rappresenta per Hakim Bey l\u2019ultima utopia pirata e la prima T.A.Z. moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo modo di vita senza regole, intendendo per esse le regole della civilt\u00e0, poich\u00e9 anche l\u2019utopia pirata ha le sue norme, viene presentato da Hakim Bey come la realizzazione dello stato di natura. In esso \u00e8 preponderante la liberazione sessuale. <em>&#8220;Ritornare a uno &#8220;stato di Natura&#8221; paradossalmente sembra permettere la pratica di ogni atto &#8220;<\/em>in<em>naturale&#8221; <\/em>[&#8230;]<em> E difatti certe comunit\u00e0 emarginate realmente rigettano la moralit\u00e0 consentita \u2014 i pirati certamente lo fecero! \u2014 e senza dubbio misero in atto alcuni dei desideri repressi della civilt\u00e0 (<\/em>Non fareste lo stesso?<em>). Divenire &#8220;selvaggi&#8221; \u00e8 sempre un atto erotico, un atto di nudit\u00e0&#8221;<\/em> (30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ritorno allo stato di natura pu\u00f2 attuarsi tramite il cambiamento dell\u2019ordine sociale esistente, nato dal &#8220;contratto sociale&#8221;. Non potendo pi\u00f9 essere il risultato di una rivoluzione globale, questo ritorno pu\u00f2 avvenire attraverso piccole ribellioni quotidiane, tutte rivolte contro le istituzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi \u00e8 il rifiuto della scuola con <em>&#8220;l\u2019&#8221;analfabetismo volontario&#8221;&#8221;<\/em> (31); il rifiuto della politica con l\u2019astensionismo elettorale; il rifiuto del lavoro con <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> forme di assenteismo, ubriachezza sul lavoro, sabotaggio e pura disattenzione \u2014 ma pu\u00f2 anche dare vita a nuovi modi di ribellione: pi\u00f9 lavoro in proprio, partecipazione nell\u2019economia &#8220;nera&#8221; e &#8220;<\/em>lavoro nero<em>&#8220;, truffe all\u2019Assistenza Sociale e altre opzioni criminali, coltivazioni d\u2019erba ecc.&#8221;<\/em> (32); rifiuto della Chiesa con la <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> costruzione di &#8220;moralit\u00e0 private&#8221; nel senso nietzschiano; la spiritualit\u00e0 di &#8220;spiriti liberi&#8221;&#8221;<\/em> (33); il rifiuto della casa con il nomadismo; il rifiuto della famiglia di cui si \u00e8 gi\u00e0 detto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5. I Centri Sociali come Zone Temporaneamente Autonome<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi i Centri Sociali, che si ispirano alle teorie della T.A.Z., di cui vogliono essere una realizzazione, si presentano come la versione aggiornata dell\u2019azione rivoluzionaria che \u2014 secondo la definizione di Corr\u00eaa de Oliveira \u2014 <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>mira alla distruzione di un potere o di un ordine legittimo e all\u2019instaurazione al suo posto di uno stato di cose (intenzionalmente non vogliamo dire &#8220;ordine di cose&#8221;) o potere illegittimo&#8221;<\/em> (34).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 ritrovare questa definizione espressa nel lessico ideologico-politico-sociologico \u2014 tipico delle scritture politiche della sinistra \u2014 nella risposta di Vecchi a una lettera apparsa su <em>il manifesto. quotidiano comunista<\/em>, in cui definisce i Centri Sociali <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> come specchio delle trasformazioni produttive e sociali delle economie capitaliste. Anzi, se si vuole andare alla radice delle cose, i centri sociali sono terminali sensibili di un ancora incerto punto di vista che quelle trasformazioni non le vuole subire, ma considerarle come punto di partenza per una critica e una azione politica radicale contro lo stato di cose presenti&#8221;<\/em> (35).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essi si inseriscono a pieno titolo nella continuit\u00e0 di una storia, che \u2014 nota la Solaro \u2014 \u00e8 <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>radicata in un codice genetico che va dall\u2019ormai estinta tradizione delle Case del Popolo, alla pratica delle occupazioni negli anni caldi della lotta per la casa, e che ha trasmesso la sua memoria e le &#8220;forme&#8221; dell\u2019aggregazione ai centri sociali&#8221;<\/em> (36).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma i loro punti di riferimento sono i fenomeni del 1968 e del 1977, di cui rappresentano l\u2019evoluzione negli anni 1990, nel senso che riprendono e amplificano quegli atteggiamenti &#8220;di bandiera&#8221; dei loro padri, facendoli diventare comportamenti diffusi. Inoltre, anche l\u2019estrazione sociale borghese li accomuna a molti &#8220;rivoluzionari sessantottini&#8221;, che poco o nulla avevano da spartire con i proletari nel cui nome parlavano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche questi nuovi figli del benessere, che frequentano i Centri Sociali, non provengono da quelle sacche di emarginazione, di cui, invece, si vogliono fare i paladini e gli interpreti. Infatti, da una ricerca condotta dal Consorzio Aaster in collaborazione con i Centri Sociali Cox 18 e Leoncavallo di Milano, risulta che la percentuale pi\u00f9 alta, il 30,8%, dei frequentatori dei Centri Sociali \u00e8 composta da lavoratori dipendenti, seguita dagli studenti con il 22,4%; insieme queste due categorie costituiscono la maggioranza di quanti frequentano tali centri, il 53,2%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I disoccupati e quanti sono in cerca di prima occupazione rappresentano un\u2019esigua minoranza, l\u20198,6% (37). Quindi \u2014 l\u2019osservazione \u00e8 di Vecchi \u2014 <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> quella dei centri sociali non \u00e8 una rivolta plebea di giovani disoccupati&#8221;<\/em> (38).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come i precedenti, anche loro hanno il <em>virus<\/em> della &#8220;ribellione&#8221;, che \u00e8 la vera molla della loro &#8220;attivit\u00e0 sociale&#8221;. <em>&#8220;Continua a essere sommamente vero che &#8220;ribellarsi \u00e8 giusto&#8221; <\/em>\u2014 nota Goffredo Fofi \u2014<em> ma \u00e8 vero come non mai che le strade della ribellione possono essere solo funerarie, o solo estetiche. E che quelle della costruzione hanno pi\u00f9 che mai bisogno di mettersi alla prova sulla strada pi\u00f9 semplice di tutte: quella della solidariet\u00e0, quella della comunit\u00e0. Strada aperta con modelli aperti&#8221;<\/em> (39).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rispetto ai movimenti rivoluzionari della terza fase della Rivoluzione, il loro obiettivo non \u00e8 la conquista del potere, ma \u2014 scrive la Solaro \u2014 l\u2019occupazione di <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> spazi dove vivere le cose negate&#8221;<\/em> (40), cio\u00e8 creare zone in cui sia possibile sperimentare un modo di vita &#8220;alternativo&#8221; a quello vissuto nella societ\u00e0, in cui non vi sia pi\u00f9 ordine, gerarchia e autorit\u00e0. Il loro scopo \u00e8 di plasmare una mini-societ\u00e0 che vive coscientemente al di fuori e al di l\u00e0 della Legge e risoluta a restarci a tutti i costi, anche se soltanto per una fugace ma felice esistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La causa di questo cambiamento di azione \u00e8 da rintracciarsi proprio nel fallimento del processo dialettico della Rivoluzione, come si \u00e8 sviluppato nella storia secondo una <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>traiettoria approvata dal consenso; rivoluzione, reazione, tradimento, la fondazione di uno Stato pi\u00f9 forte e ancora pi\u00f9 opprimente&#8221;<\/em> (41), come afferma Hakim Bey.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo lui, la Rivoluzione si \u00e8 rivelata <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>una maligna trappola del destino pseudo-gnostico, un incubo nel quale \u2014 non importa quanto combattiamo \u2014 non riusciamo a sfuggire quel malefico Eone, quell\u2019incubus: lo Stato, uno Stato dopo l\u2019altro, ogni &#8220;paradiso&#8221; comandato da ancora un altro angelo malvagio&#8221;<\/em> (42). Infatti la Rivoluzione non \u00e8 ancora riuscita a realizzare il sogno anarco-comunista di una societ\u00e0 libera dall\u2019apparato statale perch\u00e9, appena essa trionfa, lo Stato riappare ancora pi\u00f9 forte e il sogno \u00e8 gi\u00e0 tradito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contro questa impostazione, ecco farsi strada un nuovo concetto, quello di <em>insurrezione<\/em>. Esso viene inteso come <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> un\u2019&#8221;esperienza-picco&#8221; rispetto allo standard della coscienza e dell\u2019esperienza &#8220;ordinaria&#8221;. Come i festival, le sollevazioni non possono accadere ogni giorno \u2014 altrimenti non sarebbero pi\u00f9 &#8220;non ordinarie&#8221;. Ma tali momenti d\u2019intensit\u00e0 danno forma e significato a un\u2019intera vita&#8221;<\/em> (43). Purtroppo la situazione storica non \u00e8 favorevole a una <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] insurrezione che fiorisca in una cultura anarchica<em>&#8220;<\/em> (44), a causa dello <em>&#8220;Stato megacorporato dell\u2019informazione&#8221;<\/em> (45).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per far fronte a questo nemico attualmente invincibile, Hakim Bey teorizza la tecnica della T.A.Z. <em>&#8220;La TAZ \u00e8 come una sommossa che non si scontri direttamente con lo Stato, un\u2019operazione di guerriglia che libera un\u2019area (di tempo, di terra, di immaginazione) e poi si dissolve per riformarsi in un altro dove, in un altro tempo, <\/em>prima<em> che lo Stato la possa schiacciare. Poich\u00e9 lo Stato \u00e8 occupato primariamente con la Simulazione invece che con la Sostanza, la TAZ pu\u00f2 &#8220;occupare&#8221; queste aree clandestinamente e portare avanti il suo scopo festivo per un bel po\u2019 in relativa pace&#8221;<\/em> (46).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Iniziare la T.A.Z. pu\u00f2 comportare tattiche di violenza, ma la sua forza sta nel risultare &#8220;invisibile&#8221; al potere; nell\u2019essere insignificante perch\u00e9 la sua opposizione non \u00e8 frontale. <em>&#8220;La TAZ \u00e8 perci\u00f2 una tattica perfetta per un\u2019era nella quale lo Stato \u00e8 onnipresente e onnipotente, eppure simultaneamente pieno di crepe e vuoti&#8221;<\/em> (47).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, dopo aver diffuso nel mondo lo Stato ipertrofizzato, che occupa tutti gli spazi della vita delle persone, ecco la Rivoluzione pensare e proporre la sua distruzione tramite nuove forme di aggregazione sociale come le T.A.Z. In questi spazi dismessi, lasciati liberi dall\u2019invadenza statale, si muove la trib\u00f9 dei Centri Sociali. Il loro punto di riferimento \u00e8 la citt\u00e0 post-industriale con la prevalenza del terziario e dei servizi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Le citt\u00e0 contemporanee, nella fase avanzata della loro ristrutturazione, negano in misura sempre maggiore i servizi, il verde, gli spazi di socialit\u00e0 non asserviti ad una logica commerciale&#8221;<\/em> (48). A questa logica capitalistica post-industriale, i Centri Sociali oppongono <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> una concezione diversa del vivere quotidiano. Fatta di musica, di immagini, di strumenti di comunicazione, di lavoro artigianale, creativit\u00e0, organizzazione in proprio di servizi&#8221;<\/em> (49).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ribellione nei Centri Sociali assume quindi un volto antagonista, &#8220;alternativo&#8221;, rispetto a quello offerto dalla citt\u00e0 post-industriale, <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> che vorrebbe tutti uguali, omologati&#8221;<\/em> (50).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questa omologazione i Centri Sociali oppongono la loro &#8220;diversit\u00e0&#8221;; <em>&#8220;e la diversit\u00e0 pu\u00f2 essere fatta di tante cose: la diversit\u00e0 dei punks anarchici, quella degli &#8220;extracomunitari&#8221;, la diversit\u00e0 politica di chi non si riconosce nei partiti tradizionali, ma neppure nella logica vecchia e sorpassata dei &#8220;gruppi&#8221; della sinistra extraparlamentare, e all\u2019interno di un Cso cerca nuove pratiche politiche e nuovi &#8220;orizzonti ideali&#8221;&#8221;<\/em> (51).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pi\u00f9 nota di queste pratiche politiche \u00e8 l\u2019occupazione. <em>&#8220;Il gesto dell\u2019occupare \u00e8, nella logica dei centri sociali, molto importante. Perch\u00e9 \u00e8 un gesto di semi-illegalit\u00e0 <\/em>[&#8230;],<em> ma che crea in sostanza una frattura netta inequivocabile con l\u2019ordine dato, ovvero le istituzioni. \u00c8, insomma, un gesto che dice: noi ci riprendiamo ci\u00f2 che non ci avete voluto dare. Ci poniamo sul piano dell\u2019illegalit\u00e0 rispetto ad una legalit\u00e0 che non riusciamo pi\u00f9 a riconoscere come nostra&#8221;<\/em> (52).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scopo &#8220;politico&#8221; del Centro Sociale \u00e8 quello di <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> trasformare in centro sociale il territorio che lo circonda&#8221;<\/em> (53). In questo modo i CSOA si pongono come luoghi d\u2019avanguardia, in cui si sperimenta un modello di societ\u00e0 &#8220;orizzontale&#8221;, senza gerarchie n\u00e9 autorit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un esempio lampante \u00e8 dato dall\u2019Isola nel Kantiere a Bologna, nella cui descrizione si pu\u00f2 notare che il linguaggio usato si allontana dallo stereotipo del &#8220;sinistrese&#8221;, per assumerne uno nuovo, che fa ampio uso di termini ricavati dal lessico delle reti informatiche: <em>&#8220;L\u2019Isola \u00e8 questo: nasce in modo classico attraverso una forma di riappropriazione degli spazi occupando, ma associa a questo tipo di percorso, di produzione, anche dei modelli di organizzazione diversa. Che tipo di modelli? dei modelli che assomigliano pi\u00f9 a reti neuroniche, cio\u00e8 alle reti che permettono al nostro cervello di arrivare a pensare e quindi anche ad agire, come nodi di interesse che hanno degli input, producono degli output informativi che permettono una interazione completa fra gli elementi che vivono all\u2019interno del microcosmo I.N.K., e producono il visibile, cio\u00e8 l\u2019Isola. Tutto il lavoro sommerso, quindi, avviene attraverso questa rete informativa, in cui ci si scambia informazioni e progetti, e ciascun progetto introduce informazioni attraverso altri nodi, che sono composti da individui o gruppi di interesse che lavorano all\u2019interno dei luoghi. Ecco, questo tipo di autoforma di organizzazione \u00e8 molto importante. Lo \u00e8 innanzitutto perch\u00e9 esprime una forma antiautoritaria, in questo modo non c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di definire n\u00e9 leaders, n\u00e9 altre tipiche situazioni in cui la maggior parte dei Cs cade, ma tutti i nodi, in quanto relazionati tra loro, stanno allo stesso livello. Abbiamo di fatto una &#8220;nonleaderizzazione&#8221; del progetto politico, e questa cosa \u00e8 molto importante&#8221;<\/em> (54).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6. L\u2019identit\u00e0 culturale e il progetto politico dei Centri Sociali: il &#8220;municipalismo libertario&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I frequentatori di questi centri rappresentano, pi\u00f9 che un residuo nostalgico del passato rivoluzionario, un\u2019avanguardia del tipo umano, frutto dell\u2019evoluzione progressista, che si pone in continuit\u00e0 con l\u2019esperienza del 1968 e del 1977.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Coltivano un\u2019identit\u00e0 culturale, estetica ed etica, che ha un caposaldo nel <em>punk<\/em> \u2014 parola di origine inglese, che vuol dire &#8220;cosa marcia, senza valore&#8221; \u2014<em>, <\/em>il quale <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>esprime, pi\u00f9 o meno consapevolmente, il crepuscolo delle ideologie, si mette a lutto (il nero \u00e8 la tonalit\u00e0 prevalente) per la fine degli &#8220;orizzonti di riferimento ideali&#8221;. <\/em>[&#8230;]<em> Per questo smette di progettare il futuro, un altrove utopico, perch\u00e9 si sente ingabbiato nel presente, senza via d\u2019uscita se non quella di inventare, cercare percorsi nuovi a partire proprio da quel presente da cui vorrebbe, ma non pu\u00f2 fuggire&#8221;<\/em> (55).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>punk<\/em> con i suoi comportamenti radicali e il suo ribellismo anarcoide, in cui l\u2019odio per la societ\u00e0 e i suoi valori \u00e8 la vera molla che fa stare insieme, d\u00e0 al movimento degli spazi sociali autogestiti la sua identit\u00e0 culturale, fatta di antimilitarismo, ecologismo, animalismo, anticlericalismo, antiamericanismo, multiculturalismo e tutto ci\u00f2 che richiama a una critica radicale dei valori tradizionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A esso si associa il <em>reggae<\/em>, che si caratterizza per le tematiche antirazziste, come la lotta all\u2019<em>apartheid<\/em>, e l\u2019uso della <em>marijuana<\/em>. Esso vagheggia una mitica <em>zulu nation<\/em>, incentrata sui valori di pace, amore e unit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019aspirazione \u00e8 quella di una societ\u00e0 multirazziale. Queste due matrici culturali danno origine, insieme all\u2019eredit\u00e0 dell\u2019extraparlamentarismo di sinistra, a quella che si pu\u00f2 definire la nuova identit\u00e0 dei Centri Sociali, l\u2019<em>anarcopunkrastautonomia, <\/em>in cui si ritrovano il <em>punk<\/em> e il <em>reggae<\/em> \u2014 individuabile in <em>rasta<\/em> \u2014, uniti alla cultura anarchica e dell\u2019autonomia: <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>le occupazioni, le autogestioni i centri sociali non sono fantasie di sbandati \/ anarcopunkrastautonominati \/ ma sono frutto di un\u2019esigenza, della mancanza di strutture ufficiali, \/ popolari che permettano la socializzazione senza dover \/ pagare il prezzo del business sullo spettacolo&#8221;<\/em> (56).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I CSOA si presentano quindi come le fucine della &#8220;cultura alternativa&#8221; di una sinistra in cui si sperimenta il tribalismo post-moderno, dove, pi\u00f9 che elaborare una nuova visione del mondo, capace di guidare qualsiasi cambiamento, si vive una dimensione libertaria in cui l\u2019unico fattore coagulante \u00e8 il rifiuto di ogni ordine e di ogni verit\u00e0, e l\u2019odio verso coloro che richiamano a questa visione del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo tribalismo post-moderno i CSOA preparano adeguatamente i loro adepti tramite <em>&#8220;una politica pacifista non ecumenica, n\u00e9 moderata, n\u00e9 non-violenta&#8221;<\/em> (57), che significa non rinunciare alla conflittualit\u00e0, alla lotta politica, ma dare una nuova direzione al conflitto o alla molteplicit\u00e0 dei conflitti che <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>aggrediscono radicalmente lo stato capitalistico e i suoi assetti economici e giuridici&#8221;<\/em> (58).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La direzione \u00e8 quella <em>&#8220;che mette in questione la sovranit\u00e0 come tale e che distoglie dunque lo sguardo e l\u2019azione dalla malefica ipnosi del potere statale e della sua presa. <\/em>[&#8230;]<em> Conflitti che non mirano al possesso della sovranit\u00e0, ma al suo dissolvimento e alla difesa di ci\u00f2 che non nasce come concessione del sovrano, ma come costruzione collettiva di un fare che ricade al di fuori della sua sfera di azione&#8221;\u00a0<\/em> (59).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi la conflittualit\u00e0 operata dai Centri Sociali ha lo scopo di dissolvere la sovranit\u00e0 dello Stato e di creare &#8220;zone franche&#8221;, libertarie, sottratte alla potest\u00e0 statale. In questo si inseriscono a pieno titolo nella continuit\u00e0 del processo rivoluzionario descritto precedentemente e diventano uno dei grimaldelli per far saltare la costruzione dello Stato moderno, nato dalla Rivoluzione francese, e sostituirlo con le &#8220;municipalit\u00e0&#8221;: sono esse il nuovo orizzonte politico in cui deve muoversi la societ\u00e0 post-industriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;La crisi degli stati multietnici a cui stiamo assistendo costituisce probabilmente la migliore indicazione della difficolt\u00e0 di amministrare grandi comunit\u00e0. L\u2019osservazione empirica di Rousseau secondo cui la democrazia \u00e8 in grado di funzionare nelle piccole comunit\u00e0 deve essere costantemente tenuta presente&#8221;<\/em> (60).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti la &#8220;democrazia rappresentativa&#8221; si sta rivelando incapace di gestire la complessit\u00e0 post-moderna, da qui la crisi di legittimit\u00e0 che investe il sistema parlamentare e la disaffezione dei cittadini verso la partecipazione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questa crisi nel campo della Rivoluzione vi \u00e8 chi prospetta la soluzione della &#8220;democrazia diretta&#8221;, la quale per definizione pu\u00f2 funzionare solo nelle piccole comunit\u00e0 cittadine. <em>&#8220;\u00c8 allora necessario elaborare una nuova alternativa, che non sia parlamentare, n\u00e9 esclusivamente marginale o contro-culturale. L\u2019azione diretta dovrebbe fondersi con una nuova politica, in una sorta di autogestione municipale fondata su una democrazia pienamente partecipativa&#8221;<\/em> (61).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il teorico anarcoecologista Murray Bookchin, autore di questa affermazione, chiama tale alternativa <em>&#8220;municipalismo libertario&#8221;<\/em>. <em>&#8220;Municipalismo&#8221;<\/em> indica il nuovo luogo della conflittualit\u00e0 sociale: non pi\u00f9 le grandi istituzioni statali, ormai acquisite alla logica della Rivoluzione, ma la comunit\u00e0 cittadina, il quartiere, dove ancora esiste una resistenza <em>popolare<\/em> all\u2019accettazione delle idee rivoluzionarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Osserva Bookchin: <em>&#8220;Sarebbe ingenuo anche credere che forme come le assemblee popolari di quartiere, di citt\u00e0, di villaggio siano in s\u00e9 sufficienti a costituire una vita pubblica libertaria, cio\u00e8 che possano dar la luce ad un corpo politico libertario in assenza di un movimento libertario estremamente cosciente&#8221;<\/em> (62).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo movimento <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>vuole liberarsi dalla gerarchia sociale, dal dominio classista e sessista, e dall\u2019omogeneizzazione culturale&#8221;<\/em> (63). Il soggetto politico principale non deve essere n\u00e9 l\u2019individuo, n\u00e9 la famiglia, n\u00e9 tanto meno lo Stato: <em>&#8220;La cellula vivente che costituisce l\u2019unit\u00e0 primaria della vita politica \u00e8 la municipalit\u00e0 ed \u00e8 da questa che deve discendere ogni altra cosa&#8221;<\/em> (64).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo nuovo soggetto sovrano potr\u00e0 realizzarsi la forma di T.A.Z. che prevede il superamento della famiglia: <em>&#8220;\u00c8 a questo livello che diviene possibile oltrepassare il privato e la grettezza di una vita familiare celebrata per la sua separatezza, per sperimentare quelle istituzioni pubbliche tese alla partecipazione ed alla associazione&#8221;<\/em> (65).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la propriet\u00e0 privata sar\u00e0 nuovamente messa in discussione: <em>&#8220;Il municipalismo libertario <\/em>[&#8230;]<em> prevede anche un diverso approccio all\u2019economia, il cui requisito minimo \u00e8 appunto quello di proporre una municipalizzazione della struttura economica; cosa ben diversa da una sua centralizzazione in imprese &#8220;nazionalizzate&#8221;&#8221;<\/em> (66).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La diversit\u00e0, rispetto all\u2019esperienza storica del modello socialcomunista consiste nell\u2019atomizzazione del sistema economico, improntato sempre, per\u00f2, al collettivismo: <em>&#8220;Il municipalismo libertario propone una forma di economia radicalmente differente in cui territorio e imprese vengono affidate alla gestione dei cittadini riuniti in libere assemblee&#8221;<\/em> (67).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa riedizione dei <em>soviet<\/em> sar\u00e0 guidata ancora da idee marxiste, come dice il testo in questione: <em>&#8220;La massima &#8220;da ciascuno secondo le proprie capacit\u00e0 e a ciascuno secondo i propri bisogni&#8221; pu\u00f2 essere una guida sicura per una societ\u00e0 economicamente razionale&#8221;<\/em> (68).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ancora: <em>&#8220;La municipalizzazione dell\u2019economia non solo assorbe le differenze professionali che potrebbero militare contro un\u2019economia pubblicamente controllata, ma assorbe altres\u00ec i mezzi materiali di vita nelle forme comunitarie di distribuzione. &#8220;Da ciascuno secondo le proprie capacit\u00e0, a ciascuno secondo i propri bisogni&#8221; viene adesso istituzionalizzato come parte della sfera pubblica e cessa cos\u00ec di apparire un fragile auspicio per diventare una prassi, una modalit\u00e0 di funzionamento politico incardinata nella struttura comunitaria&#8221;<\/em> (69).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le municipalit\u00e0, quali cellule di base della societ\u00e0 civile, non devono avere strutture politiche superiori a cui essere subordinate, ma devono essere come isole collegate fra loro in una rete globale. Infatti <em>&#8220;l\u2019interdipendenza tra comunit\u00e0 non \u00e8 meno importante dell\u2019interdipendenza tra individui&#8221;<\/em> (70).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 pone alla Rivoluzione <em>&#8220;il problema del superamento dell\u2019istituzione statuale&#8221;<\/em> (71), che per\u00f2 <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>non significa necessariamente che ci debba essere un trasferimento del potere da parte degli stati alle nuove istituzioni. <\/em>[&#8230;]<em> La sfida del modello cosmopolitico non \u00e8 quella di sostituire un potere con un altro potere, ma al contrario quella di ridurre la funzione del potere nel processo politico&#8221;<\/em> (72).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attuale progetto rivoluzionario \u00e8 quindi quello di una <em>societ\u00e0 civile globale, <\/em>ossia di una rete mondiale di telecomunicazioni che colleghi la massa delle piccole comunit\u00e0 interdipendenti. <em>&#8220;L\u2019intero sforzo dovrebbe essere concepito all\u2019interno di circostanze storiche in cui emerga una <\/em>societ\u00e0 civile globale<em> collegata da tecnologie della comunicazione, che renda possibile lo sviluppo di un insieme di informazioni comuni, per quanto differenziato, e di una crescente consapevolezza transnazionale dell\u2019identit\u00e0 e della partecipazione globali&#8221;<\/em> (73).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qui l\u2019interesse dei Centri Sociali per la comunicazione su reti telematiche, definita <em>&#8220;lo strumento pi\u00f9 economico e &#8220;democratico&#8221; di comunicazione orizzontale&#8221;<\/em> (74).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scopo di queste avanguardie, quindi, \u00e8 quello di contribuire alla demolizione dell\u2019istituzione statale in tutte le sue forme, per sostituirla con una rete orizzontale di comunicazione fra municipalit\u00e0. Ecco perch\u00e9 l\u2019azione politica dei Centri Sociali ha come orizzonte la citt\u00e0, in cui cercano di scardinare ogni residuo di ordine gerarchico esistente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti Bookchin ammonisce: <em>&#8220;Bisogna tenere in seria considerazione il fatto che n\u00e9 il decentramento, n\u00e9 l\u2019autosufficienza sono in s\u00e9 necessariamente democratici. <\/em>[&#8230;]<em> Una societ\u00e0 decentrata pu\u00f2 tranquillamente coesistere con gerarchie estremamente rigide. Ne \u00e8 un esempio lampante il feudalesimo europeo e orientale: ordini sociali in cui le gerarchie nobiliari erano basate su comunit\u00e0 estremamente decentrate&#8221;<\/em> (75).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7. La religiosit\u00e0 nella IV Rivoluzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Coerenti con la loro impostazione anarchica e libertaria, i Centri Sociali hanno in odio ogni forma di religione istituzionalizzata e in particolare la religione cattolica, come dimostrano le cronache degli atti blasfemi compiuti, in gruppo o singolarmente, dai loro frequentatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esempio del Centro Sociale napoletano Tien\u2019a\u2019Ment \u00e8 significativo. <em>&#8220;Il 18 gennaio i vigili urbani di Napoli, a seguito di una denuncia sottoscritta da oltre quattrocento cittadini, intervengono presso un sedicente centro sociale, nel quartiere Soccavo, provvedono a far sgomberare l\u2019edificio illegalmente occupato e sequestrano una inquietante &#8220;scultura&#8221;, fatta di ferro e cavi elettrici intrecciati, raffigurante un crocifisso che al posto della testa di Nostro Signore Ges\u00f9 Cristo ha quella di un animale con le corna, un bue, o pi\u00f9 verosimilmente un capro&#8221;<\/em> (76).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre a episodi come questo, vi \u00e8 il filone irreligioso e blasfemo dei testi delle canzoni ascoltate e diffuse nei Centri Sociali, in cui la preghiera \u00e8 l\u2019occasione per parafrasi irriverenti:\u00a0<em>&#8220;Padre nostro \/ che sei dei nostri \/ liberaci dal peccato \/ pagaci un avvocato <\/em>[&#8230;]<em> \/ Padre nostro \/ che sei dei nostri \/ Non ci indurre in tentazione \/ paga la cauzione&#8221;<\/em> (77).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre nel <em>comunicato n. 1 per l\u2019associazione dell\u2019anarchismo ontologico,<\/em> riportato nel libro sulle T.A.Z., si pu\u00f2 leggere: <em>&#8220;Attacchinare in luoghi pubblici un volantino fotocopiato di un meraviglioso bambino dodicenne nudo che si masturba, chiaramente intitolato: LA FACCIA DI DIO&#8221;<\/em> (78).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra gli scopi dei Centri Sociali vi \u00e8 quello di sovvertire la religione. <em>&#8220;Proprio come i radicali culturali cercano di infiltrare e sovvertire i media popolari e proprio come i radicali politici producono simili funzioni nelle sfere del lavoro, nella Famiglia e in altre organizzazioni sociali, cos\u00ec c\u2019\u00e8 bisogno di radicali che penetrino l\u2019istituzione della religione stessa piuttosto che continuare a sputare frasi fatte del XIX secolo a proposito di materialismo ateo&#8221;<\/em> (79).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essa viene vista come il fumo negli occhi perch\u00e9 rivela all\u2019uomo il suo stato di creatura limitata e <em>condiziona <\/em>la sua salvezza, la sua realizzazione, la sua felicit\u00e0 all\u2019adesione amorosa a una verit\u00e0 rivelata e al rispetto della legge divina, che ha il suo riflesso nella legge naturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cultura a cui si abbeverano i frequentatori dei Centri Sociali rifiuta il concetto di legge, come afferma Hakim Bey: <em>&#8220;La Natura non ha Leggi (&#8220;solo abitudini&#8221;) e tutte le leggi sono innaturali. <\/em>Tutto<em> appartiene alla sfera della moralit\u00e0 personale\/immaginale \u2014 anche l\u2019assassinio&#8221;<\/em> (80).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uomo \u00e8 il &#8220;solo&#8221; protagonista della propria morale: ecco perch\u00e9 le religioni vengono odiate. Ci\u00f2 per\u00f2 non vuol dire che l\u2019uomo deve rinunciare alla religiosit\u00e0; qualora lo voglia pu\u00f2 crearsi una sua personale religione che unisca elementi disparati, dando origine alle <em>&#8220;Religioni Libere&#8221;<\/em> (81), che includono <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>le correnti Psichedeliche e Discordiane, il neo-paganesimo non gerarchico, le eresie antinomiane, caos e Kaos Magik, l\u2019HooDoo rivoluzionario, i Cristiano-anarchici e &#8220;senza chiesa&#8221;, il Giudaismo Magico, la Chiesa Ortodossa Moresca, la Church of the Sub-Genius, la gente delle feste, i Taoisti radicali, i mistici della birra, la gente dell\u2019Erba ecc.&#8221;<\/em> (82).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la stregoneria \u00e8 presa in considerazione perch\u00e9 <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>agisce nel creare intorno a s\u00e9 uno spazio psichico\/fisico o aperture in uno spazio di espressione libera \u2014 la metamorfosi del luogo quotidiano nella sfera angelica&#8221;<\/em> (83).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8. L\u2019arte figurativa e la musica come elementi sovversivi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche l\u2019arte figurativa espressa dai Centri Sociali rispecchia la violenza dello stile e spesso dei contenuti nei &#8220;graffiti&#8221; che con aggressivo vandalismo vengono dipinti, senza chiedere permesso, sulle mura di strutture pubbliche e di privati condomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla base vi \u00e8 lo stesso gesto di illegalit\u00e0 delle occupazioni, cio\u00e8 di uno spazio cittadino da &#8220;espropriare&#8221; per &#8220;comunicare&#8221; il proprio messaggio rivoluzionario. <em>&#8220;I graffiti sono una rivolta tribale contro i mali della societ\u00e0 capitalista. La coscienza che ha l\u2019artista di poter affermare la propria identit\u00e0 solo violando la propriet\u00e0 pubblica o privata, non riduce il valore del suo lavoro, bens\u00ec lo aumenta notevolmente&#8221;<\/em> (84).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda la musica <em>posse<\/em> \u2014 parola dello <em>slang<\/em> giamaicano che significa &#8220;gruppo&#8221; \u2014, quella prodotta da artisti vicini ai CSOA, \u00e8 <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>basata sulla riutilizzazione di brani di qualsiasi tipo, presi in prestito da gruppi e generi diversi, secondo una tecnica definita &#8220;campionatura&#8221;, cio\u00e8 scelta di campioni di brani, &#8220;rubati&#8221; e riciclati in una nuova produzione&#8221;<\/em> (85).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo modo si esprime l\u2019opposizione alla musica e alla cultura istituzionali, utilizzandole per veicolare i messaggi politici: <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>la parola &#8220;rappata&#8221; si rivela uno strumento rivoluzionario efficacissimo, capace di contrapporsi all\u2019informazione ufficiale&#8221;<\/em> (86). I gruppi musicali amano battezzarsi con nomi che richiamano la concezione nomade della vita come gli Almamegretta o al multiculturalismo come Sangue Misto, e Africa Unite; ma il pi\u00f9 delle volte esprimono la rabbia e la rivolta come Assalti Frontali, Ak 47 \u2014 il Kalashnikov \u2014, Eversor, P38 Punk, Piombo a Tempo, Le Menti Criminali, Bomba Bomba, Devastatin\u2019 Posse, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ruolo degli artisti <em>posse<\/em> \u00e8 quello di informare l\u2019ascoltatore di quanto succede intorno a lui, di risvegliare la sua coscienza rivoluzionaria e di indicargli come fare parte attiva della societ\u00e0, in modo da poterla cambiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I testi delle loro canzoni sono ispirati dall\u2019infinito repertorio della cultura della sinistra extraparlamentare e rinverdiscono il filone della canzone politica del Sessantotto, quello che ha prodotto brani come <em>Contessa<\/em> e <em>Mio caro padrone domani ti sparo <\/em>di Paolo Pietrangeli, autentica colonna sonora del movimento extraparlamentare di sinistra del periodo: <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> ora nei novanta tutto quanto \u00e8 ormai cambiato \/ ma il proletariato resta sempre incatenato \/ nella morsa stretta dei potenti dello stato&#8221;<\/em> (87).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono frequenti affermazioni derisorie delle istituzioni: <em>&#8220;Dentro Agnelli e Berlusconi spacciatori d\u2019illusioni \/ perch\u00e9 basta una bustina e non rompi pi\u00f9 i coglioni&#8221;<\/em> (88); <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> il contrasto ed il volume di un programma ad uso statale \/ scrupolosamente Mafioso e Quirinale, dove c\u2019\u00e8 sempre ben poco che traspare&#8221;<\/em> (89).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, appaiono spesso riferimenti a realt\u00e0 care all\u2019immaginario della sinistra: Cuba, la Palestina dell\u2019Intifada, o ai suoi miti come Fidel Castro Ruz ed Ernesto <em>Che<\/em> Guevara de la Serna (1928-1967), di cui sono esempio le canzoni <em>Nazi Sion Polizei<\/em> della Banda Bassotti e <em>Fidel, Fidel<\/em> dei Red House.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mondo della televisione, soprattutto quella commerciale, \u00e8 ossessivamente demonizzato: <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> ricicli i tuoi escrementi e i tuoi teleutenti fededipendenti&#8221;<\/em> (90); <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> isterismo \/ a schermo piatto che mi vuole uguale al \/ modello&#8221;<\/em> (91).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nascita del Polo per le Libert\u00e0 ha dato l\u2019occasione per sferzanti invettive: <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> c\u2019\u00e8 chi c\u2019ha Le Pen \/ e chi invece Pinosc\u00e8 \/ ma perch\u00e9 a noi \u2019sto buffone con quell\u2019espressione da muppet sci\u00f2 <\/em>[&#8230;]<em> benvenuto all\u2019ennesimo idiota&#8221;<\/em> (92). L\u2019antiproibizionismo e l\u2019uso di droghe leggere viene sostenuto: <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> non c\u2019\u00e8 morto mai nessuno \/ liberalizzate il fumo&#8221;<\/em> (93); <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> non \u00e8 buono dico dev\u2019esser tagliato \/ al mercato nero \u00e8 caro e cattivo \/ terriccio ed henne senza principio attivo \/ s\u00ec mi sentirei pi\u00f9 assicurato \/ se ci fosse il Monopolio di Stato&#8221;<\/em> (94).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La droga pesante per\u00f2 \u00e8 sempre rifiutata: <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> no grazie non voglio il tuo veleno il rap \u00e8 la mia droga \/ non ne posso fare a meno io rimo duro, tu non mi conosci \/ se ti droghi gli anni di vita son pochi, se alla pelle ci tieni \/ bucarsi non \u00e8 il modo per risolvere i problemi&#8221;<\/em> (95).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In molti dei loro testi \u00e8 presente un inno all\u2019odio e alla violenza sociale: <em>&#8220;Devi essere tu ad annientare lo stato \/ a distruggere il mondo dove tutto sar\u00e0 controllato&#8221;<\/em> (96); <em>&#8220;<\/em>Dico<em> non mi provocare <\/em>dico<em> non mi disturbare \/ <\/em>dico<em> stammi lontano <\/em>dico<em> vattene a cacare \/ <\/em>dico<em> se mi incontri per la strada incomincia a scappare \/ tieni bene a mente <\/em>dico<em> non dimenticare&#8221;<\/em> (97); <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> appicciamm\u2019 \u2019e fascisti cu\u2019 tutto \u2019o viminal\u2019&#8221;<\/em> (98).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9. I diritti dei &#8220;diversi&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Centri Sociali pretendono di avere una funzione &#8220;civile&#8221;, soprattutto quando si battono insieme ai &#8220;compagni&#8221; omosessuali organizzati. Se ne vedano esempi nelle iniziative segnalate nella rubrica <em>&#8230; e dintorni<\/em> de <em>il manifesto. quotidiano comunista<\/em> sugli CSOA: <em>&#8220;\u00c8 bella chi si ribella: cos\u00ec i collettivi bolognesi Lilith-Luna Nera, Zona Femminista e Zona Lesbica hanno occupato sabato (in via Corticella) &#8220;un luogo dove creare socialit\u00e0 femminile, contro la mercificazione del corpo e della mente&#8221;. Polemica dura con la sinistra: &#8220;Non c\u2019\u00e8 un posto pubblico per donne dove poterci incontrare senza sguardi e controllo maschile&#8221;. Non l\u2019abbiamo preso in affitto \u2014 hanno scritto \u2014 &#8220;perch\u00e9 ci sembra di pagare gi\u00e0 prezzi troppo alti per vivere in questo mondo come donne e come lesbiche&#8221;. E ancora &#8220;La violenza su di noi aumenta e la guerra contro le donne \u00e8 in piena recrudescenza&#8221;&#8221;<\/em> (99).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Torino Counselling Omosessuale. Il counselling omosessuale intende promuovere momenti di ascolto qualificato per chi voglia approfondire il suo orientamento sessuale. Il circolo &#8220;Maurice&#8221; promuove una serie di incontri. Il prossimo \u00e8 il 7 maggio&#8221;<\/em> (100). <em>&#8220;Da Sodoma ad Hollywood. Tra gli altri film da vedere al festival dei film con tematiche omosessuali, alle 20.30, questa sera il lungometraggio in concorso <\/em>The water melon woman<em> e alle 22.30 <\/em>Madagascar skin<em> al cinema Massimo&#8221;<\/em> (101).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lotta per i diritti dei &#8220;diversi&#8221; \u00e8 contro l\u2019ordine espresso dalla legge di Dio e da quella naturale, che da sempre la sinistra non considera degno di rispetto perch\u00e9 limitante la libert\u00e0 individuale; da qui il compito di diffondere stili di vita libertari. E tale lotta \u00e8 una violenza, perch\u00e9 diretta a sovvertire l\u2019ordine naturale della creazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo proposito \u00e8 illuminante leggere l\u2019articolo <em>Non solo etero, non solo maschi<\/em>, apparso a firma di Gianni Rossi Barilli in un supplemento de <em>il manifesto. quotidiano comunista<\/em> il 18 settembre 1994 su rapporti fra Centri Sociali e tematiche omosessuali, in cui si afferma: <em>&#8220;Vedere e capire chi incarna &#8220;trasgressioni&#8221; diverse dalla propria pu\u00f2 certo alimentare nuove solidariet\u00e0 <\/em>[\u2026]<em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La reciproca influenza tra diversi pu\u00f2 propiziare evoluzioni imprevedibili <\/em>[\u2026]<em>. L\u2019antiproibizionismo, il progetto multietnico, i mille rivoli di successive e originali elaborazioni culturali giovanili hanno gi\u00e0 delineato scenari che contrastano in modo clamoroso con la statica rappresentazione dell\u2019estremismo che ossessiona la mente dei bempensanti. Contribuire a mettere in discussione l\u2019ordine sessuale costituito darebbe ulteriori chances&#8221;<\/em> (102).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10. Il &#8220;nomadismo psichico&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte le caratteristiche descritte in precedenza disegnano la categoria culturale fondamentale della IV Rivoluzione, che i CSOA propagano, cio\u00e8 il <em>&#8220;<\/em>[\u2026] <em>&#8220;nomadismo psichico&#8221; inteso come<\/em><em>abbandono delle appartenenze familiari, nazionali, geografiche, di gruppo politico, di identit\u00e0 rigidamente intese come appartenenza esclusiva in senso ideologico, alla ricerca di nuove possibilit\u00e0 nella costruzione dei rapporti umani e nei confronti del potere&#8221;<\/em> (103).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esso <em>&#8220;<\/em>[\u2026] <em>crea &#8220;zingari&#8221;, viaggiatori psichici spinti dal desiderio o dalla curiosit\u00e0, vagabondi con poche lealt\u00e0 <\/em>[\u2026]<em> non legati a nessun particolare tempo o luogo, in cerca di diversit\u00e0 e di avventura\u2026 Questa descrizione copre non solo le classi di artisti e intellettuali, ma anche lavoratori migranti, rifugiati, &#8220;senza casa&#8221;, turisti, la cultura del camper e della casa mobile \u2014 anche gente che &#8220;viaggia&#8221; via Rete, ma magari non lascia mai la propria stanza <\/em>[\u2026],<em> e finalmente include &#8220;tutti&#8221;, tutti noi, che viviamo attraverso le nostre auto, le nostre vacanze, le nostre TV, libri, film, telefoni, cambi di lavoro, cambi di &#8220;stile di vita&#8221;, religioni, diete, ecc.&#8221;<\/em> (104).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esso ha un suo &#8220;misticismo&#8221;, che non \u00e8 quello tradizionale, contrassegnato dalla fuga dal mondo, dal dominio della corporeit\u00e0 e dall\u2019indifferenza verso le creature, bens\u00ec quello in cui il corpo \u00e8 <em>&#8220;<\/em>[\u2026] il<em> luogo del caos e quindi come il momento in cui tutto deve essere lecito, come sovrabbondanza, come ebbrezza, come superamento degli stati di coscienza normalmente consentiti, per trasformare finalmente il corpo da luogo di mortificazione a tempio della carne viva&#8221;<\/em> (105).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 richiede un nuovo <em>materialismo<\/em>. Hakim Bey, nel testo sulle T.A.Z., critica infatti la concezione materialista della vecchia sinistra e scrive: <em>&#8220;L\u2019anarchismo deve svezzarsi dal materialismo evangelico e dal banale scientismo bi-dimensionale del XIX secolo <\/em>[\u2026]<em>L\u2019oriente, l\u2019occulto, le culture tribali possiedono <\/em>tecniche<em> che possono essere &#8220;appropriate&#8221; in maniera anarchica <\/em>[\u2026]<em> Abbiamo bisogno di un tipo pratico di &#8220;misticismo anarchico&#8221;, privo di tutte le cazzate New Age e inesorabilmente eretico e Anti-clericale; avido d\u2019ogni nuova tecnologia di coscienza e metanoia \u2014 una democratizzazione dello sciamanismo, ebbra e serena&#8221;<\/em> (106).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hakim Bey indica proprio lo <em>yoga<\/em> come via privilegiata: <em>&#8220;<\/em>[\u2026] <em>il progetto iniziato dall\u2019Individualismo pu\u00f2 essere evoluto e ravvivato da un innesto con il misticismo \u2014 specificamente con il tantra.<\/em> [\u2026] &#8220;<em>Questo ibrido \u00e8 stato chiamato &#8220;materialismo spirituale&#8221;, un termine che brucia tutte le metafisiche nel fuoco dell\u2019unit\u00e0 di spirito e materia&#8221;<\/em> (107).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>tantra-yoga<\/em> che Hakim Bey suggerisce ai Centri Sociali \u00e8 quello della dea Kal\u00ec, alla quale ancora oggi in India si offrono sacrifici umani: <em>&#8220;<\/em>La<em> conosco, conosco Kali. S\u00ec, \u00e8 assolutamente l\u2019archetipo di tutto l\u2019orrore, eppure per quelli che sanno diviene la madre generosa. <\/em>[\u2026] <em>&#8220;La sua era deve contenere orrori, poich\u00e9 la maggior parte di noi non pu\u00f2 capirla o arrivare oltre la collana di teschi, alla ghirlanda di gelsomini, capendo in quale senso sono <\/em>la stessa cosa<em>. Andare attraverso il CAOS, cavalcarlo come una tigre, abbracciarLo (anche sessualmente) e assorbire parte del suo shakti, della sua Linfa \u2014 questo \u00e8 il Sentiero di Kali-Yuga. Nichilismo creativo&#8221;<\/em> (108).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per raggiungere questo<em>&#8220;materialismo spirituale&#8221;<\/em> l\u2019autore consiglia l\u2019uso di droghe.\u00a0Questo nuovo <em>Libretto Rosso<\/em> offre, fra i modelli storici da seguire, anche la setta islamica degli Assassini (109); ma, senza andare cos\u00ec indietro nel tempo, basta comportarsi come <em>&#8220;la gang di ragazzini o la banda di rapinatori&#8221;<\/em> (110).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nomadismo psichico \u00e8 il modello che la cultura rivoluzionaria offre oggi ai giovani. In esso si propone la logica secondo cui non vi \u00e8 nessuna verit\u00e0 esterna all\u2019uomo a cui aderire, nessuna regola esterna da rispettare, nessuno scopo da realizzare nella vita se non quello<em>deciso <\/em>dall\u2019uomo stesso con un atto della sua volont\u00e0. <em>&#8220;Uno deve provare (almeno a se stesso, se non agli altri) la capacit\u00e0 di superare le regole del gregge, di fare la propria legge e allo stesso tempo di non cadere preda del rancore e del risentimento verso anime inferiori che definiscono Legge e tradizione in OGNI societ\u00e0&#8221;<\/em> (111).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo modo l\u2019uomo realizza la possibilit\u00e0 di decidere ci\u00f2 che per lui <em>ora<\/em> \u00e8 vero ed \u00e8 bene. L\u2019&#8221;uomo nuovo&#8221; della Rivoluzione \u00e8 colui che esercita <em>&#8220;<\/em>[\u2026]<em> un potere che non invoca alcuna giustificazione, non dipende da alcuna finalit\u00e0&#8221;<\/em> (112). Egli \u00e8, secondo una definizione di Hakim Bey, <em>&#8220;l\u2019anarco\/re&#8221;<\/em>(113). <em>&#8220;Ognuno di noi \u00e8 il monarca della nostra propria carne, delle nostre creazioni \u2014 e di quant\u2019altro possiamo agguantare e tenere.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Le nostre azioni sono giustificate per decreto e le nostre relazioni sono formate da trattati con altri autarchi. Facciamo la legge per il nostro demanio \u2014 e le catene della Legge sono state spezzate. Al momento forse sopravviviamo puramente come Pretendenti \u2014 ma anche cos\u00ec possiamo catturare qualche istante, qualche metro quadrato di realt\u00e0 sul quale imporre la nostra volont\u00e0 assoluta, il nostro <\/em>royaume<em>. <\/em>L\u2019etat c\u2019est moi<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Se siamo vincolati da un\u2019etica o da una morale, questa dev\u2019essere una che ci siamo immaginati da soli, favolosamente pi\u00f9 esaltata e liberatoria dell\u2019&#8221;acido moralico&#8221; di puritani e umanisti. &#8220;Siete come dei&#8221; \u2014 &#8220;Tu sei ci\u00f2&#8221;&#8221;<\/em> (114).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco svelato l\u2019arcano mistero della Rivoluzione: il tentativo di realizzare un modo d\u2019essere che rispecchi l\u2019antico peccato dei progenitori; quella ribellione iniziata ascoltando il tentatore che incitava a essere come d\u00e8i decidendo <em>da s\u00e9<\/em> ci\u00f2 che \u00e8 bene e ci\u00f2 che \u00e8 male.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1837\" target=\"_blank\">vai alle note<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cristianit\u00e0 n. 265-266 (1997) di Salvatore Giovanni Calasso 1. La IV Rivoluzione Il 1989 e gli anni immediatamente seguenti hanno visto il crollo di una parte rilevante \u2014 quella grosso modo europea \u2014 dei regimi totalitari socialcomunisti, caratterizzati dalla dittatura del proletariato. 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