{"id":182,"date":"2004-11-19T13:23:04","date_gmt":"2004-11-19T12:23:04","guid":{"rendered":""},"modified":"2025-07-03T19:25:45","modified_gmt":"2025-07-03T17:25:45","slug":"tendenze-del-mondo-cattolico-sul-tema-della-pace-e-della-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/tendenze-del-mondo-cattolico-sul-tema-della-pace-e-della-guerra\/","title":{"rendered":"Tendenze del mondo cattolico sul tema della pace e della guerra"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong><a href=\"https:\/\/alleanzacattolica.org\/indici-della-rivista-cristianita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Cristianit\u00e0<\/a><\/strong><em>, 204 (1992)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Conferenza dell\u2019Arcivescovo Ordinario Militare per l\u2019Italia, tenuta il 20 gennaio 1992 a Roma, nella sala conferenze di Palazzo Salviati, in occasione della XLIII Sessione 1991-1992 del Centro Alti Studi per la Difesa, trascritta con l\u2019autorizzazione del presule da un opuscolo edito da questo organismo, titolo compreso.<\/em> <strong>S.E. mons. GIOVANNI MARRA<\/strong>, <em>Arcivescovo titolare di Ravello, Ordinario Militare per l\u2019Italia<\/em>,<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2004\/11\/Giovanni-Marra.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"184\" height=\"240\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2004\/11\/Giovanni-Marra.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-29092\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>1. L\u2019avvento del cristianesimo e la pace<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Se guardiamo alla storia dei popoli e delle nazioni vediamo che essa si svolge in un incessante alternarsi di guerre e di pace.<\/p>\n\n\n\n<p>Guerra e pace sono parole antiche, ma sempre attuali. Lungo il corso dei secoli, nei confronti della guerra e della pace si sono formate ed espresse sensibilit\u00e0 diverse e nuove, via via sempre pi\u00f9 profonde e vaste.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019avvento del cristianesimo ha segnato un momento fondamentale riguardo ad un modo nuovo di concepire la pace e di giudicare la guerra.&nbsp;Nel mondo pagano, greco-romano, la guerra faceva riferimento a uno degli dei; per i romani era Marte il dio della guerra cui bisognava sacrificare e da cui si attendeva la vittoria sui nemici.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel mondo ebraico la guerra \u00e8 un fatto religioso in cui \u00e8 coinvolto lo stesso Jahv\u00e9: \u00e8 lui che conduce il suo popolo alla vittoria, alla liberazione, o anche alla sconfitta e alla schiavit\u00f9 per punirlo delle sue infedelt\u00e0 e del suo peccato. Tuttavia, nel linguaggio del popolo ebraico prevale sempre una visione o prospettiva messianica di pace, intesa non solo come assenza di guerra, ma nel senso pi\u00f9 ampio e globale dell\u2019ebraico <em>shalom<\/em>, che significa completezza e integrit\u00e0 e che esprime la condizione o lo stato dell\u2019uomo che vive in armonia con la natura, con se stesso, con gli altri uomini e con Dio.<\/p>\n\n\n\n<p>Col cristianesimo, che ha pure un legame col filone profetico dell\u2019ebraismo, ha inizio un modo nuovo di concepire la pace e di atteggiarsi di fronte alla guerra, alla violenza e al nemico e, in ultima analisi, di fronte all\u2019uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>Innanzitutto la pace viene personificata nella stessa persona di Cristo: <em>&#8220;Egli infatti \u00e8 la nostra pace&#8221;<\/em> (<em>Ef<\/em>. 2, 14). E ancora San Paolo scrive: <em>&#8220;Colui che ha fatto dei due <\/em>[giudei e gentili]<em> un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cio\u00e8 l\u2019inimicizia, annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce&#8221;<\/em> (<em>Ef<\/em>. 2, 14-16). Ges\u00f9 risorto dona agli Apostoli il suo primo saluto con le parole <em>&#8220;Pace a voi&#8221;<\/em> (<em>Lc<\/em>. 24, 36).<\/p>\n\n\n\n<p>Ed inoltre la vera pace si vive e si concretizza nell\u2019amore di Dio e dei fratelli, ossia nel comandamento della carit\u00e0 che \u00e8 l\u2019espressione pi\u00f9 alta dell\u2019insegnamento evangelico, che giunge fino ad includere l\u2019amore dei nemici.<\/p>\n\n\n\n<p>Citiamo due brani del Vangelo di Matteo, che sono fondamentali a questo riguardo:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Mt<\/em>. 5,43-47: <em>&#8220;Avete inteso che fu detto: <\/em>Amerai il tuo prossimo<em> e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perch\u00e9 siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno cos\u00ec anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno cos\u00ec anche i pagani?&#8221;<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Mt<\/em>. 5, 38-41: <em>&#8220;Avete inteso che fu detto: <\/em>Occhio per occhio e dente per dente<em>; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l\u2019altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringer\u00e0 a fare un miglio, tu fanne con lui due&#8221;<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 poi il discorso della montagna che esprime pi\u00f9 compiutamente l\u2019insegnamento di Ges\u00f9 quanto alla pace, al perdono, al rapporto con i persecutori: <em>&#8220;Beati i poveri in spirito&#8230; Beati gli afflitti&#8230; Beati i miti&#8230; Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia&#8230; Beati i misericordiosi&#8230; Beati i puri di cuore&#8230; Beati gli operatori di pace&#8230; Beati i perseguitati per causa della giustizia&#8221;<\/em>; e conclude: <em>&#8220;Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perch\u00e9 grande \u00e8 la vostra ricompensa nei cieli&#8221;<\/em> (<em>Mt<\/em>. 5, 3-12).<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo Ges\u00f9 ha insegnato ed ha applicato nella sua vita, accettando l\u2019arresto, la condanna a morte, la crocifissione e la morte, pronunciando parole di perdono per i suoi persecutori e carnefici.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>2. I militari nel Vangelo e negli Atti degli Apostoli<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Nello stesso tempo troviamo nel Vangelo e negli Atti degli Apostoli, centurioni e soldati, i cui comportamenti sono sempre positivamente rappresentati:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ad un gruppo di soldati che si presentano dinanzi a Giovanni Battista e gli chiedono che cosa debbano fare per salvarsi, questi risponde: <em>&#8220;Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe&#8221;<\/em> (<em>Lc<\/em>. 3, 14). (Non dice, cio\u00e8, di abbandonare il servizio militare).<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ges\u00f9 guarisce il servo del centurione il quale, vedendo Ges\u00f9 stesso andare verso la sua casa dice: <em>&#8220;Signore, non stare a disturbarti, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo non mi sono neanche ritenuto degno di venire da te, ma comanda con una parola e il mio servo sar\u00e0 guarito&#8221;<\/em>. Ges\u00f9 \u00e8 ammirato delle parole del centurione ed esclama: <em>&#8220;Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede cos\u00ec grande&#8221;<\/em> (<em>Lc<\/em>. 7, 6-9). \u00c8 questa una lode straordinaria che Ges\u00f9 rivolge ad un militare romano.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Sul Calvario, al momento della morte di Ges\u00f9, il centurione e quelli che con lui facevano la guardia, sentito il terremoto e visto quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: <em>&#8220;Davvero costui era Figlio di Dio&#8221;<\/em> (<em>Mt<\/em>. 27, 54). \u00c8 una grande testimonianza che i soldati danno nei confronti di Ges\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Un altro centurione \u00e8 il primo dei pagani che si converte al cristianesimo e riceve il battesimo dall\u2019Apostolo Pietro (<em>Atti<\/em> 10, 1-48).<\/p>\n\n\n\n<p>Fu ancora un altro centurione che salv\u00f2 la vita di San Paolo, allorch\u00e9, durante il naufragio della nave che lo portava a Roma, gli altri soldati romani di guardia volevano uccidere lui e tutti i prigionieri che erano sulla nave (<em>Atti<\/em> 27, 43).<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>3. Le prime incertezze e il formarsi della dottrina della &#8220;guerra giusta&#8221;<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Nei primi secoli del cristianesimo, durante il tempo delle persecuzioni, i cristiani si trovarono in grande difficolt\u00e0 ad accettare il servizio militare ed a partecipare alle guerre; essi, come i pagani, dovevano sacrificare all\u2019imperatore e accettare il culto degli dei, e questo non potevano ammettere, anche a costo della vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando poi la Chiesa, con l\u2019editto di Costantino, acquista la sua libert\u00e0, anche l\u2019atteggiamento dei cristiani verso il servizio militare comincia a cambiare, finch\u00e9 il problema della guerra e della pace diventano oggetto di approfondimento e di discussione tra i Padri ed i Dottori della Chiesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Per capire il formarsi di una dottrina specifica in materia di guerra e di pace credo che sia necessario esporre brevemente il pensiero di Sant\u2019Agostino e di San Tommaso, che hanno gettato le basi di quella dottrina detta della &#8220;guerra giusta&#8221;:<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>Il pensiero di Sant\u2019Agostino (354-430)<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Il disegno di Dio per l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 di riunire gli uomini in una societ\u00e0 segnata dall\u2019amore e dalla pace. La guerra si contrappone a questo disegno divino ed \u00e8 un rinnegamento da parte dell\u2019uomo della sua stessa natura e trova la sua causa principale nel peccato. Tutto questo viene esposto nel <em>De Civitate Dei<\/em> che tratta della citt\u00e0 di Dio e della citt\u00e0 terrestre: la guerra \u00e8 frutto della citt\u00e0 terrestre, dove il desiderio smodato del potere e del dominio generano divisioni, lotte e violenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Sant\u2019Agostino sostiene:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; le guerre sono sempre un male, perch\u00e9 esse comportano molte e molteplici calamit\u00e0;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; questa situazione non impedisce che ci possano essere anche guerre giuste;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; ci\u00f2 che rende giusta una guerra \u00e8 l\u2019iniquit\u00e0 della parte avversa;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; \u00e8 necessario che vi sia una causa giusta;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; la volont\u00e0 deve mirare al bene che con la guerra si pu\u00f2 ottenere, rassegnandosi al male che la guerra comporta;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>&#8220;La pace <\/em>&#8211; scrive Agostino &#8211;<em> deve essere nella volont\u00e0 e la guerra solo una necessit\u00e0, affinch\u00e9 Dio ci liberi dalla necessit\u00e0 e ci conservi nella pace! Infatti non si cerca la pace per provocare la guerra, ma si fa la guerra per ottenere la pace! Anche facendo la guerra sii dunque ispirato dalla pace in modo che, vincendo, tu possa condurre al bene della pace coloro che tu sconfiggi&#8221;<\/em> (Sant\u2019Agostino, <em>Le lettere<\/em>, III, 189, 6).<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; La decisione, per intraprendere una guerra, deve essere presa dall\u2019autorit\u00e0 legittima.<\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione per Sant\u2019Agostino, quattro sono le condizioni perch\u00e9 una guerra sia considerata moralmente giusta:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>1.<\/strong> violazione del diritto da parte del nemico (causa giusta);<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2.<\/strong> necessit\u00e0 inevitabile di intraprendere la guerra;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3.<\/strong> volont\u00e0 tesa sempre verso il bene della pace;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4.<\/strong> dichiarazione fatta dalla autorit\u00e0 legittima.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>Il pensiero di San Tommaso (1225-1274)<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>San Tommaso si rif\u00e0 sostanzialmente a Sant\u2019Agostino. Alla questione se ci possa essere una guerra giusta risponde affermativamente, indicando le seguenti tre condizioni:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; l\u2019autorit\u00e0 del principe che la dichiari;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; una causa giusta, cio\u00e8 una colpa da parte di coloro contro i quali si fa la guerra;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; retta intenzione nel fare la guerra, cio\u00e8, che si miri a promuovere il bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto alla prima condizione San Tommaso d\u00e0 la seguente spiegazione: un privato non ha potere di fare la guerra perch\u00e9 egli pu\u00f2 difendere il proprio diritto ricorrendo al giudizio del suo superiore; il principe invece, non avendo un giudice superiore cui ricorrere per rivendicare un suo diritto, ha potere di proclamare una guerra.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; \u00c8 opportuno anche ricordare che la cristianit\u00e0 stessa ha promosso due tipi di &#8220;guerre sante&#8221;: le crociate, per la liberazione del Santo Sepolcro, la guerra contro le invasioni dei turchi, musulmani e saraceni (la battaglia di Lepanto).<\/p>\n\n\n\n<p>Queste dottrine e queste iniziative di guerre &#8220;giuste&#8221; o &#8220;sante&#8221; non hanno impedito alla Chiesa di considerare la guerra un male da cui chiedere a Dio di essere liberati: <em>&#8220;A peste, fame et bello, libera nos Domine&#8221;<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>Francesco da Vitoria (1492-1546)<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Sosteneva la legittimit\u00e0 della guerra nel Nuovo Mondo considerando come causa giusta anche la predicazione del Vangelo.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>4. I protestanti e le prime tendenze pacifiste<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Queste dottrine hanno dominato incontrastate fino ai tempi della riforma protestante, quando appaiono delle tendenze che, richiamandosi al Vangelo e all\u2019esempio di Cristo, cominciano a introdurre posizioni contrarie ad ogni guerra ed a favore della non violenza e del pacifismo.<\/p>\n\n\n\n<p>In particolare si distinguono quaccheri e anabattisti che professano un pacifismo assoluto: sono contro ogni guerra per il principio del <em>&#8220;non uccidere&#8221;<\/em> e del non resistere al male, sono per il rifiuto del servizio militare e poi sono i primi a rivendicare l\u2019obiezione di coscienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Sorgono movimenti di pacifismo umanitario che non si richiamano direttamente al Vangelo ma si fondano su motivazioni di carattere sociale.&nbsp;Anche il mondo cattolico subisce l\u2019influenza di questi movimenti pacifisti, sia nel secolo scorso, come nel nostro secolo e ai nostri tempi.&nbsp;Resta comunque valida la dottrina della guerra giusta, ma le condizioni vengono ulteriormente integrate: si richiede una causa sempre pi\u00f9 proporzionata ai mali che la guerra procura e l\u2019assenza di altre vie risolutive della causa stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Agli inizi del secolo XVI emerge la posizione dell\u2019intellettuale cattolico Erasmo da Rotterdam (1466-1536) il quale deplora e giudica inaccettabile alla luce dell\u2019insegnamento evangelico che i principi cristiani facciano la guerra tra loro anche quando si verificassero quelle condizioni che, secondo la dottrina di Sant\u2019Agostino e San Tommaso, potessero giustificarla. Egli comunque ammette la possibilit\u00e0 della guerra contro i turchi e contro le invasioni barbariche, anche se preferirebbe che ci si avvicinasse a loro per convertirli con la parola evangelica e con l\u2019esempio.<\/p>\n\n\n\n<p>La posizione di Erasmo fu un atteggiamento isolato che non ebbe seguito tra i teologi del tempo.&nbsp;Infatti San Roberto Bellarmino (1542-1621) conferma la dottrina della guerra giusta e precisa che, essendo la guerra un mezzo per la pace, <em>&#8220;ma un mezzo molto grave e molto pericoloso, non vi si pu\u00f2 ricorrere subito; prima di farlo si deve tentare di difendere la pace per le vie meno onerose, soprattutto chiedendo al nemico la debita soddisfazione&#8221;<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Da parte sua, Francisco Su\u00e1rez (1548-1617) approfondisce la dottrina della guerra giusta sia quanto alle condizioni che la rendono tale, sia quanto al modo conveniente moralmente di condurre una guerra (<em>Jus ad bellum<\/em>, <em>jus in bello<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>Tra il 1500 e il 1700 sono apparsi studi isolati di cattolici tendenti a proporre progetti per una pace universale. Significativo \u00e8 il progetto dell\u2019abate di Saint-Pierre (1658-1743) basato sui seguenti principi:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; costituire una lega, quasi una federazione tra i principi europei, con un tribunale per risolvere le controversie, onde evitare la guerra;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; istituire un congresso permanente per i contatti regolari tra i principi;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; costituire una forza militare internazionale per richiamare all\u2019ordine i riottosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Merita menzione anche la posizione che su questa materia ha assunto Emanuele Kant (1724-1804) col suo progetto <em>Per la pace perpetua<\/em> dove propone:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; una federazione di Stati liberi;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; rinuncia ad avere eserciti propri;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; definizione di un diritto cosmopolitico che faccia proprie e giudichi le violazioni avvenute in ogni parte della terra.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019abate di Saint-Pierre ed Emanuele Kant, pur nel loro utopismo, sono precursori della Societ\u00e0 delle Nazioni, delle Nazioni Unite e della stessa Comunit\u00e0 Europea.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>5. L\u2019opera dei Pontefici di fronte alle due guerre mondiali<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Anche gli interventi dei romani Pontefici acquistano toni sempre pi\u00f9 accentuati a sostegno della pace e contro ogni guerra. Essi divennero sempre pi\u00f9 forti sia in occasione della prima che della seconda guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p>San Pio X si adoper\u00f2 a prevenire la prima guerra mondiale, Benedetto XV ad alleviarne i mali e a favorire il ritorno della pace. Quest\u2019ultimo Pontefice promosse preghiere, propose tregue, invi\u00f2 appelli, indirizz\u00f2 note diplomatiche ai capi dei popoli belligeranti, indic\u00f2 alcuni punti che fermassero la <em>&#8220;inutile strage&#8221;<\/em> &#8211; secondo l\u2019espressione di San Pio X &#8211; e favorissero una pace giusta e duratura:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; abbandono della guerra come mezzo per risolvere i conflitti tra i popoli e diminuzione progressiva degli armamenti;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; abbandono della guerra come mezzo per risolvere i conflitti tra i popoli e diminuzione progressiva degli armamenti;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; condono reciproco dei danni di guerra;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; sforzo di risolvere le controversie territoriali in uno spirito di comprensione che tenga conto del giusto e del possibile, coordinando i propri interessi con quelli comuni del grande consorzio umano.<\/p>\n\n\n\n<p>Con uguale intensit\u00e0 si sono impegnati Pio XI e Pio XII nello scongiurare la seconda guerra mondiale insistendo sempre sul valore supremo della pace e sui danni e mali che comunque le guerre arrecano all\u2019umanit\u00e0: un ruolo straordinario ha svolto Pio XII non solo prima e durante la seconda guerra mondiale ma anche dopo per aiutare prigionieri, perseguitati, profughi, rimpatriati.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>6. Movimenti pacifisti e non violenti del nostro secolo<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Le correnti pacifiste e non violente del nostro secolo si richiamano al pensiero dello scrittore russo Leone Tolstoj il quale &#8211; come sostiene il card. Giacomo Biffi &#8211; riscrivendo il Vangelo, ed eliminando ogni dimensione soprannaturale di Cristo e del suo insegnamento, tutto riduce ad una proposta morale formulata in cinque punti. Uno di questi punti riguarda <em>&#8220;il principio della <\/em>non resistenza al male<em> e della radicale e assoluta <\/em>non-violenza<em>&#8220;<\/em>. In virt\u00f9 di questo principio, il delinquente deve essere solo ammonito; alla prepotenza, sia individuale sia delle nazioni bisogna sempre cedere; alle armi dei malvagi non si possono opporre le armi; l\u2019idea stessa di giudizio e di pena viene vanificata; le funzioni di polizia e il servizio militare sono intrinsecamente immorali, lo Stato stesso non \u00e8 che un brigantaggio organizzato.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso card. Giacomo Biffi recepisce e fa sua la risposta che il filosofo russo Vladimir Sergeevic Soloviev d\u00e0 a Tolstoj con le seguenti considerazioni:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; La dottrina della non violenza \u00e8 inaccettabile ed in effetti \u00e8 antievangelica, proprio perch\u00e9 porta alla non difesa dei deboli e privilegia i forti prepotenti. Esaminiamo questa teoria tolstojana nel caso concreto. Io vedo un assassino che sta uccidendo un uomo. Secondo Tolstoj non avrei il diritto di intervenire per disarmarlo con la forza; devo solo cercare di persuaderlo con le parole. Ma cos\u00ec facendo non rispetto la dignit\u00e0 umana n\u00e9 dell\u2019aggredito n\u00e9 dell\u2019aggressore, lasciando l\u2019uno e l\u2019altro, in maniera diversa, in bal\u00eca degli impulsi cattivi.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Inoltre &#8211; dice il filosofo &#8211; la violenza non \u00e8 intrinsecamente immorale: \u00e8 immorale se con essa si avvilisce la persona al rango di strumento, ma non in s\u00e9. Perci\u00f2, si pu\u00f2 fare violenza, per salvarlo, a chi sta per annegare e si dibatte nell\u2019acqua, o a un bambino che non vuol sottoporsi a un necessario intervento chirurgico.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Inoltre &#8211; dice il filosofo &#8211; la violenza non \u00e8 intrinsecamente immorale: \u00e8 immorale se con essa si avvilisce la persona al rango di strumento, ma non in s\u00e9. Perci\u00f2, si pu\u00f2 fare violenza, per salvarlo, a chi sta per annegare e si dibatte nell\u2019acqua, o a un bambino che non vuol sottoporsi a un necessario intervento chirurgico.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Quanto all\u2019obiezione fiscale che qualche volta viene proposta nell\u2019ambito del pacifismo, Soloviev osserva: <em>&#8220;Si dir\u00e0: i contributi e le tasse percepite dallo Stato sono utilizzati non per scopi evidentemente utili, ma per delle finalit\u00e0 che mi sembrano inutili o addirittura dannose. Ma allora il mio dovere \u00e8 di denunciare questi abusi, non certo quello di negare con dichiarazioni o con atti il principio stesso della tassazione da parte dello Stato&#8221;<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>7. Tendenze pacifiste tra i cattolici<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Non v\u2019\u00e8 dubbio che anche nel mondo cattolico, in questo nostro secolo, alla luce delle grandi tragedie umane che la prima e la seconda guerra mondiale hanno provocato, si \u00e8 riproposto il problema morale della guerra nella prospettiva di creare condizioni per eliminarla come mezzo per risolvere le controversie che sorgono tra gli Stati. La questione morale \u00e8 divenuta ancora pi\u00f9 grave con l\u2019avvento delle armi atomiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 negli anni trenta un gruppo di teologi e di sociologi cattolici, tenendo conto dello sviluppo degli armamenti e della fondazione della Societ\u00e0 delle Nazioni, emisero una dichiarazione, detta di Friburgo, per sostenere che oggi vengono a mancare due delle condizioni richieste per la liceit\u00e0 del ricorso alla guerra: la Societ\u00e0 delle Nazioni offre lo strumento alternativo alla guerra per risolvere le controversie internazionali; dopo ci\u00f2 che \u00e8 accaduto in distruzione e morti con la prima guerra mondiale non si pu\u00f2 pi\u00f9 parlare di proporzionalit\u00e0 tra i beni che si sperano ed i mali che si temono. Questa dichiarazione venne poi recepita nel <em>Codice di Morale Internazionale<\/em> di Malines del 1937.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo il secondo conflitto mondiale il dibattito sulla guerra e la pace \u00e8 cresciuto di molto proprio a motivo della forte contrapposizione che si \u00e8 creata tra Patto Atlantico e Patto di Varsavia, tra i paesi orientali comunisti e paesi occidentali democratici, che faceva paventare la possibilit\u00e0 di un conflitto che poteva essere anche atomico con conseguenze disastrose per tutta l\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre ai pacifisti storici di origine protestante, in Occidente hanno dominato il campo movimenti pacifisti di sinistra e di ispirazione comunista le cui manifestazioni avevano sempre un orientamento antioccidentale e antiamericano con evidente strumentalizzazione comunista e favorevole all\u2019Unione Sovietica: contro il Patto Atlantico, contro la guerra nel Vietnam, contro gli esperimenti atomici americani, contro l\u2019installazione di missili difensivi nei paesi del Patto Atlantico, ma mai contro l\u2019Unione Sovietica.<\/p>\n\n\n\n<p>Da parte cattolica il gruppo pacifista pi\u00f9 attivo \u00e8 quello che si raccoglie intorno al Movimento Pax Christi fondato nel 1944, che ha portato un filone di pacifismo nell\u2019associazionismo cattolico e in modo particolare, per quanto riguarda l\u2019Italia, nell\u2019Azione Cattolica, nelle ACLI, nelle Caritas e, in questi ultimi tempi, in Comunione e Liberazione: movimenti di sinistra e gruppi cattolici che in questo ultimo anno si sono trovati anche uniti nel contestare la guerra del Golfo.<\/p>\n\n\n\n<p>Va qui subito rilevato che le posizioni dei pacifisti cattolici, pur esprimendo una tendenza di taluni settori del mondo cattolico laico e di limitate fasce ecclesiastiche, non rappresentano affatto la linea direttrice ufficiale della Chiesa cattolica nella gerarchia e nella stragrande maggioranza del popolo cristiano: sovente questi movimenti strumentalizzano i necessari interventi del Papa per rivestirsi di una ufficialit\u00e0 che le loro posizioni estremiste non hanno.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli interventi dei Pontefici, sia quelli gi\u00e0 menzionati di San Pio X, di Benedetto XV, di Pio XI, di Pio XII, come pure quelli pi\u00f9 recenti di Giovanni XXIII e di Paolo VI e, in questi ultimi tempi, di Giovanni Paolo II, si collocano tutti su uno stesso piano teologico, pastorale e umanitario, tendenti a prevenire e scongiurare ogni guerra, richiamare tutti al valore supremo della pace ed a sollecitare nel dialogo e nelle intese la soluzione delle controversie.<\/p>\n\n\n\n<p>Se si approfondiscono gli atteggiamenti e gli interventi dei Pontefici che si sono trovati di fronte alla prima e alla seconda guerra mondiale, come di fronte alla guerra del Golfo, si pu\u00f2 ben constatare come essi allo stesso modo sono stati tutti sempre attivissimi nell\u2019operare con simili iniziative (discorsi, messaggi, lettere, note, incontri e sempre e soprattutto inviti alla preghiera) per prevenire quelle guerre e, una volta in atto, per favorirne e sollecitarne la cessazione. Tutto questo rientra nella missione della Chiesa sia per corrispondere al mandato di Ges\u00f9 di essere nel mondo annunciatori di pace sia per rappresentare quella profonda istanza di pace che sta nel cuore di ogni uomo e di ogni popolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nello stesso tempo i Pontefici hanno trattato con rispetto le decisioni che i governanti, nelle loro responsabilit\u00e0, hanno ritenuto di prendere, pur condannando le ingiustizie e le lesioni dei diritti da chiunque perpetrati.<\/p>\n\n\n\n<p>Come i Pontefici, anche gli Episcopati nazionali, di fronte ai pericoli delle guerre e pi\u00f9 recentemente di fronte ai timori che comportano gli armamenti atomici, hanno ritenuto di far conoscere alle loro comunit\u00e0 il loro pensiero anche per richiamare l\u2019attenzione dei responsabili della cosa pubblica e di quanti hanno responsabilit\u00e0 nelle decisioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Numerosi sono i documenti di Episcopati nazionali sui problemi della pace e della guerra che meriterebbero di essere esaminati in quanto, pur in una uniformit\u00e0 sostanziale circa i principi che fra poco riassumeremo, vi sono delle sfumature e talvolta degli orientamenti pi\u00f9 accentuati su taluni aspetti, che rivelano il pluralismo delle sensibilit\u00e0 che sui predetti temi si riscontrano nel mondo cattolico. Gli argomenti specifici che vengono affrontati sono: linee pastorali per una educazione ad una mentalit\u00e0 di pace; i pericoli che pu\u00f2 comportare una guerra e soprattutto una guerra nucleare; i timori di un sempre crescente armamento; la speranza di un comune graduale disarmo per devolvere i mezzi economici allo sviluppo dei paesi poveri del terzo mondo; un giudizio sulla deterrenza, dissuasione, etc.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono di rilievo gli interventi degli episcopati scozzese, olandese, tedesco, francese e degli Stati Uniti d\u2019America. Tutti mirano a che si creino condizioni che escludano la guerra, che si promuova la giustizia per eliminare le cause che possano portare alla guerra. In questi documenti non viene mai affrontato il tema di come una guerra possa considerarsi lecita oggi, nel nostro tempo; tuttavia, anche se con sfumature e accentuazioni diverse, viene da tutti sostanzialmente accolta la dottrina sulla guerra e sulla pace come proposta solennemente dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Accentuazioni differenti si possono trovare ancora riguardo la guerra nucleare limitata e la fabbricazione di costosissimi armamenti nucleari a fine di deterrenza, o a riguardo del disarmo, della produzione delle armi e del loro commercio.<\/p>\n\n\n\n<p>In ultima analisi, queste diversit\u00e0 si possono anche comprendere a livello di studio e di analisi da chi ha soprattutto responsabilit\u00e0 morali di fronte ad un mondo che interpella la Chiesa e da essa si attende un orientamento che favorisca il cammino della pace. In ogni modo i punti che in ogni caso sono sempre tenuti fermi possono essere cos\u00ec formulati: da un lato l\u2019indiscusso diritto alla legittima difesa degli Stati a determinate condizioni, dall\u2019altro il dovere di operare perch\u00e9 sia sempre eliminata l\u2019avventura della guerra e soprattutto la spaventosa tragedia cosmica di una guerra nucleare.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>8. L\u2019attuale insegnamento della Chiesa sulla legittima difesa<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>A conclusione di questa esposizione per grandi linee dell\u2019evoluzione del pensiero della Chiesa e del mondo cattolico circa la pace e la guerra ritengo utile riassumere quello che \u00e8 oggi l\u2019insegnamento ufficiale della Chiesa su tali argomenti, sia sulla base dei documenti conciliari, sia in conformit\u00e0 al costante magistero pontificio. I principi sono questi:<\/p>\n\n\n\n<p>1. La pace \u00e8 un valore primario dell\u2019umanit\u00e0 ed ogni uomo di buona volont\u00e0, soprattutto i cristiani e coloro che professano una religione, sono chiamati a perseguirlo con ogni impegno. La pace non \u00e8 solo assenza di guerra, essa \u00e8 specificamente opera della giustizia, della verit\u00e0, della libert\u00e0 e dell\u2019amore fraterno.<\/p>\n\n\n\n<p>2. La guerra \u00e8 un male che non solo la fede ma neppure la ragione umana dovrebbe mai accettare.&nbsp;Tuttavia &#8211; afferma la Costituzione Pastorale <em>Gaudium et Spes<\/em> del Vaticano II &#8211; la guerra non \u00e8 scomparsa dall\u2019orizzonte dell\u2019uomo. E fintanto che esiste il pericolo di guerre, e non vi sar\u00e0 una autorit\u00e0 internazionale competente munita di forze efficaci, una volta esaurite tutte le possibilit\u00e0 di un pacifico accomodamento, non si potr\u00e0 negare ai governi il diritto di legittima difesa.<\/p>\n\n\n\n<p>3. I Capi di Stato e coloro che condividono la responsabilit\u00e0 della cosa pubblica hanno il dovere di tutelare la salvezza dei popoli che sono stati loro affidati.<\/p>\n\n\n\n<p>4. Nella concretezza della situazione attuale ne consegue che \u00e8 doveroso da parte degli Stati predisporre le necessarie forze armate per la difesa. Anche quando non si vede chiaramente il nemico temuto da cui difendersi, c\u2019\u00e8 sempre un nemico potenziale che pu\u00f2 sorgere in qualsiasi momento e da ogni parte: lo Stato ha il dovere della previdenza e della prudenza nel garantire sicurezza ai propri cittadini.<\/p>\n\n\n\n<p>5. \u00c8 auspicabile che vi sia un\u2019autorit\u00e0 politica internazionale capace di risolvere le vertenze tra gli Stati.<\/p>\n\n\n\n<p>6. Anche questa autorit\u00e0 dovr\u00e0 disporre di forze efficaci pronte ad intervenire per garantire il diritto contro ogni tipo di prevaricazione.<\/p>\n\n\n\n<p>7. Alla necessit\u00e0 e legittimit\u00e0 delle forze armate di uno Stato corrisponde la legittimit\u00e0 morale di <em>&#8220;coloro&#8230;<\/em> <em>che, dediti al servizio della patria, esercitano la loro professione nelle file dell\u2019esercito&#8221;<\/em>. Questi sono considerati dal citato documento del Vaticano II <em>&#8220;ministri della sicurezza e della libert\u00e0 dei loro popoli e, se rettamente adempiono il loro dovere, concorrono anch\u2019essi veramente alla stabilit\u00e0 della pace&#8221;<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Accanto ai militari la Chiesa pone dei sacerdoti, Cappellani, la cui presenza, coordinata da un Vescovo, conferma l\u2019attitudine positiva e favorevole che essa ha per la professione militare stessa: tanto pi\u00f9 ora che gli Ordinariati militari, con la Costituzione Apostolica <em>Spirituali Militum Curae<\/em> sono assimilati alle diocesi.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>9. Le condizioni per una legittima difesa<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Sia il Concilio sia i teologi moralisti cattolici non amano pi\u00f9 adoperare la tradizionale dizione di <em>&#8220;guerra giusta&#8221;<\/em>. \u00c8 invalso il convincimento che una guerra, qualsiasi guerra, non possa mai definirsi giusta. La dizione adoperata \u00e8 quella di <em>&#8220;legittima difesa&#8221;<\/em>, anche se i pacifisti pi\u00f9 accesi del mondo cattolico giudicano inaccettabile sia la dizione sia il contenuto della legittima difesa stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 si possa ricorrere alla legittima difesa secondo la comune e tuttora vigente dottrina della Chiesa \u00e8 necessario che si verifichino le seguenti condizioni:<\/p>\n\n\n\n<p>1. <em>Una giusta causa<\/em> grave e diretta.<\/p>\n\n\n\n<p>2. <em>Una autorit\u00e0 competente<\/em>: cio\u00e8, possono decidere il ricorso alla legittima difesa soltanto coloro che legittimamente sono preposti alla cosa pubblica e al bene comune.<\/p>\n\n\n\n<p>3. <em>Una retta intenzione<\/em>: cio\u00e8, l\u2019intenzione effettiva di difendersi per respingere l\u2019aggressore e per ristabilire una vera pace nella giustizia; che non sia, cio\u00e8, il pretesto per altri scopi.<\/p>\n\n\n\n<p>4. <em>Rimedio estremo o &#8220;ultima ratio&#8221;<\/em>, cio\u00e8 che non vi siano altri rimedi per sanare la controversia.<\/p>\n\n\n\n<p>5. <em>La probabilit\u00e0 del successo<\/em>, cio\u00e8 di conseguire il ristabilimento del diritto leso, onde evitare che ad un primo danno subito se ne aggiungano altri pi\u00f9 gravi.<\/p>\n\n\n\n<p>6. <em>Proporzionalit\u00e0<\/em> tra il fine giusto che si persegue e i danni che, per s\u00e9 e per gli altri, possono derivare. Su questo criterio c\u2019\u00e8 un grande dibattito tra i moralisti cattolici in quanto taluni ritengono che oggi la tecnologia moderna, lo sviluppo delle armi chimiche, biologiche e nucleari e l\u2019avvento della guerra aerea con tutte le possibili immani capacit\u00e0 distruttive di uomini e cose non rende mai pi\u00f9 possibile la proporzionalit\u00e0 tra mezzi e fine, tra il pur giusto e legittimo bene da conseguire e il male globale che si provoca anche oltre i confini dei belligeranti.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia la condizione della proporzionalit\u00e0 resta valida nella misura in cui l\u2019azione militare si contiene entro i limiti della legittima difesa. Il timore che con le potenzialit\u00e0 di cui si dispone oggi si possono facilmente superare questi limiti, induce l\u2019autorit\u00e0 morale della Chiesa a scongiurare ogni guerra. A tale riguardo gi\u00e0 Pio XII in una allocuzione del 19-10-1953 afferma questo principio: <em>&#8220;Non basta dunque doversi difendere da qualche ingiustizia per utilizzare il metodo violento della guerra. Quando i danni che questa comporta non hanno confronto con quelli dell\u2019&#8221;ingiustizia tollerata&#8221;, si pu\u00f2 avere l\u2019obbligo di &#8220;subire l\u2019ingiustizia&#8221;&#8221;<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>7. In conseguenza di quanto sopra esposto, lo stesso Concilio Vaticano II, nel citato documento <em>Gaudium et Spes<\/em> afferma con chiarezza: <em>&#8220;Ogni atto di guerra che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere citt\u00e0 o di vaste regioni e dei loro abitanti, \u00e8 delitto contro Dio e contro la stessa umanit\u00e0 e con fermezza e senza esitazione deve essere condannato&#8221;<\/em> (n. 80).<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>10. L\u2019opera della Chiesa per la pace<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Nel valutare la posizione del magistero della Chiesa e gli stessi atteggiamenti della comunit\u00e0 cristiana o di singoli cristiani sui temi della guerra e della pace, non dobbiamo mai dimenticare che la propensione per la pace \u00e8 sempre prevalente in quanto corrispondente alla missione di pace che la Chiesa \u00e8 chiamata a compiere tra gli uomini, come impegno di edificare nel mondo il regno di Dio, annunciato da Ges\u00f9, che \u00e8 Regno di verit\u00e0, di amore, di giustizia e di pace.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte al pericolo di ogni guerra, la Chiesa, il Papa, i vescovi sentono il dovere di collocarsi sul piano alto dei valori della vita, della solidariet\u00e0, della fraternit\u00e0 universale ponendosi sempre dalla parte della pace e operando perch\u00e9 si rinunci alla guerra come metodo per la soluzione delle controversie. In particolare le parole del Papa, che diventano sempre pi\u00f9 forti quando il pericolo di guerra \u00e8 pi\u00f9 vicino, vanno considerate in relazione all\u2019adempimento di quella missione di pace che \u00e8 sua propria e che discende direttamente da Cristo di cui \u00e8 il rappresentante, il Vicario in terra. In nessun caso il Papa potrebbe dire: s\u00ec, fate la guerra perch\u00e9 \u00e8 giusta. Egli invece &#8211; come tutti i Pontefici di questo secolo hanno sempre fatto &#8211; ha esercitato la sua autorit\u00e0 morale per dissuadere dall\u2019intraprendere la guerra e per indicare quelle che sono le vie degne dell\u2019uomo per la composizione delle controversie, per allontanare la guerra, per difendere il diritto, la giustizia e quindi la pace.<\/p>\n\n\n\n<p>A tale scopo la Chiesa opera innanzitutto attraverso l\u2019annuncio del Vangelo a creare nel mondo una mentalit\u00e0 di pace come, in particolare, la Chiesa fa anche con la Giornata Mondiale della Pace istituita 25 anni fa da Paolo VI.<\/p>\n\n\n\n<p>La Chiesa favorisce, a fine di pace, incontri internazionali di giovani, di intellettuali, di uomini di governo, di militari; sostiene l\u2019opera degli organismi internazionali e sovranazionali, che sono le sedi appropriate dove si possono e si dovrebbero superare le controversie, come le Nazioni Unite e la Comunit\u00e0 Europea.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel suo realismo la Chiesa ha sempre esortato gli Stati al disarmo bilaterale e controllato e nello stesso tempo, in determinate condizioni, ha giudicato anche possibile ed utile la dissuasione e la deterrenza come mezzi per scoraggiare la temuta aggressione. A tale riguardo Giovanni Paolo II cos\u00ec si \u00e8 espresso: <em>&#8220;Nelle condizioni attuali, una dissuasione basata sull\u2019equilibrio, non certo come un fine in s\u00e9 ma come una tappa sulla via di un disarmo progressivo, pu\u00f2 ancora essere giudicata come moralmente accettabile&#8221;<\/em> (1982).<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi possiamo constatare come la deterrenza e la dissuasione &#8211; nonostante i rischi che avrebbero potuto comportare &#8211; hanno prodotto risultati positivi di pace e di disarmo.<\/p>\n\n\n\n<p>E inoltre, di fronte anche a talune tendenze del mondo cattolico che privilegiano l\u2019obiezione di coscienza rispetto al servizio militare, il Papa pi\u00f9 volte ha esaltato il valore ed il significato del servizio militare. Cito quanto Giovanni Paolo II ha detto ai militari polacchi nel suo viaggio in Polonia nel giugno dello scorso anno 1991: <em>&#8220;Il servizio militare non \u00e8 soltanto un mestiere o un dovere. Deve essere anche un comando<\/em> [un impulso]<em> interiore della coscienza, un comando del cuore. Le tradizioni militari dei polacchi lungo i secoli hanno legato il servizio militare all\u2019amor di Patria&#8221;<\/em> (Polonia, 2 giugno 1991).<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto all\u2019obiezione di coscienza cos\u00ec propagandata da taluni gruppi cattolici, va detto che la citata Costituzione Pastorale <em>Gaudium et Spes<\/em>, ne fa cenno in termini molto contenuti con le seguenti parole:<em> &#8220;Sembra inoltre conforme ad equit\u00e0 che le leggi provvedano umanamente al caso di coloro che, per motivi di coscienza, ricusano l\u2019uso delle armi, mentre tuttavia accettano qualche altra forma di servizio della comunit\u00e0 umana&#8221;<\/em>; il card. Giacomo Biffi vede in questo testo, pi\u00f9 che una giustificazione dell\u2019obiezione di coscienza in se stessa e tanto meno un diritto soggettivo, la raccomandazione a trattar bene, avere comprensione per coloro che credono di doverla avanzare. In ogni modo l\u2019orientamento ufficiale della Chiesa riconosce l\u2019obiezione al servizio militare purch\u00e9 sia autentica obiezione che proviene dalla coscienza e non sia soltanto obiezione di comodo, per sfuggire cio\u00e8 al sacrificio che il servizio militare pu\u00f2 comportare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed infine il mezzo pi\u00f9 proprio della Chiesa e della comunit\u00e0 cristiana per allontanare la guerra e per promuovere la pace \u00e8 la preghiera. Preghiera per la pace che la Chiesa promuove con tutti gli altri fratelli cristiani di denominazioni diverse, anche con i rappresentanti di altre religioni, come nell\u2019incontro di Assisi del 1987.<\/p>\n\n\n\n<p>La fede ci dice che la pace, in ultima analisi, \u00e8 dono di Dio; l\u2019uomo deve rendersi degno di ricevere questo dono. Ogni giorno nella Messa ricordiamo la promessa di Ges\u00f9 fatta agli Apostoli: <em>&#8220;Vi lascio la pace, vi d\u00f2 la mia pace&#8221;<\/em>. E noi la invochiamo come suo dono ripetendo ogni giorno: <em>&#8220;Dona nobis pacem, Domine&#8221;<\/em>, <em>&#8220;Donaci la pace, o Signore&#8221;<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cristianit\u00e0, 204 (1992) Conferenza dell\u2019Arcivescovo Ordinario Militare per l\u2019Italia, tenuta il 20 gennaio 1992 a Roma, nella sala conferenze di Palazzo Salviati, in occasione della XLIII Sessione 1991-1992 del Centro Alti Studi per la Difesa, trascritta con l\u2019autorizzazione del presule da un opuscolo edito da questo organismo, titolo compreso. S.E. mons. 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