{"id":1803,"date":"2006-01-13T13:24:01","date_gmt":"2006-01-13T12:24:01","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-02-24T10:46:51","modified_gmt":"2016-02-24T09:46:51","slug":"la-rivoluzione-francese-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-rivoluzione-francese-ii\/","title":{"rendered":"La Rivoluzione francese"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\">di <strong>Marco Tangheroni<\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/01\/Rivoluzione_francese.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-30878\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/01\/Rivoluzione_francese.jpg\" alt=\"Rivoluzione_francese\" width=\"250\" height=\"181\" \/><\/a><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">PREMESSA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il testo \u00e8 frutto della trascrizione, rivista dall\u2019autore, degli incontri tenutisi nei primi mesi del 1990, a cura della Croce pisana di Alleanza Cattolica e del Centro Cattolico di documentazione di Marina di Pisa. Gli incontri furono tenuti nella sala parrocchiale della Chiesa di Santa Maria del Carmine in Corso Italia, Pisa (g.c.). Nella trascrizione si \u00e8 mantenuto lo stile colloquiale. In appendice la trascrizione della conferenza del 29-11-1992 tenutasi in occasione del 5\u00b0 centenario della scoperta dell\u2019America.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>INDICE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Considerazioni introduttive<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1813\" target=\"_blank\">La crisi del Medioevo e la Riforma Protestante<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La Rivoluzione Francese<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1804\" target=\"_blank\">Il Risorgimento Italiano<\/a><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>APPENDICE\u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1805\" target=\"_blank\">1492 \u2013 1992 : bilancio di un centenario<\/a><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><strong>LA RIVOLUZIONE FRANCESE<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio della Rivoluzione Francese ha un valore esemplare; essa costituisce, infatti, uno di quei periodi in cui la storia conosce una improvvisa accelerazione, una sorta di concentrazione. Tra il 1789\u00a0\u00a0 e il 1795 si succedono con straordinaria rapidit\u00e0 tutte le fasi della Rivoluzione, da quelle pi\u00f9 moderate a quelle estreme cui seguono forme di indietreggiamento e stabilizzazione: la cosiddetta &#8220;reazione termidoriana&#8221; e il periodo napoleonico, il quale, per\u00f2, rappresent\u00f2 anche la fase di espansione in Europa di alcuni principi fondamentali della Rivoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, una svolta epocale, come con straordinaria acutezza cap\u00ec immediatamente Edmund Burke. Le sue <em>Riflessioni sulla Rivoluzione Francese <\/em>furono pubblicate nell&#8217;ottobre 1790 e immediatamente dopo tradotte in francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cronologia, come sempre nella storia, \u00e8 molto importante. In questo caso essa parla contro i tentativi di distinguere e magari contrapporre pi\u00f9 rivoluzioni francesi, alcune buone ed altre cattive, le quali ultime non rappresenterebbero affatto lo sviluppo logico dei principi dell&#8217;ottantanove. Era dunque possibile, sia pure ad un osservatore particolarmente acuto, cogliere gi\u00e0 questo carattere epocale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrive Burke che si \u00e8 chiusa l&#8217;et\u00e0 della cavalleria e si \u00e8 aperta l&#8217;et\u00e0 dei sofisti e dei contabili. Naturalmente un tema cos\u00ec vasto non pu\u00f2 essere trattato adeguatamente in un solo incontro. Sar\u00e0 bene dunque soffermarsi su alcuni punti di particolare rilievo per i nostri interessi. L&#8217;importanza della Rivoluzione Francese \u00e8 anche nel suo porsi come mito, non dopo, ma gi\u00e0 durante il suo svolgimento. Il mito dunque \u00e8 connaturato alla sua essenza. Il primo mito che essa fabbrica \u00e8 quello del &#8220;14 luglio&#8221;, la presa della Bastiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 oggi tutti gli storici sanno benissimo, perch\u00e9 la documentazione \u00e8 chiarissima, che nella Bastiglia, difesa da pochi e vecchi soldati, non c&#8217;erano prigionieri politici e che essa fu conquistata da un piccolo gruppo di sbandati, disertori dell&#8217;esercito, avventurieri, in gran parte stranieri. Eppure il mito secondo il quale quel giorno &#8220;il popolo abbatt\u00e9 la fortezza simbolo della monarchia assoluta&#8221; viene continuamente riproposto, tant&#8217;\u00e8 che proprio questa data \u00e8 stata scelta per l&#8217;avvio dei festeggiamenti del bicentenario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste celebrazioni si sono appena concluse ed \u00e8 possibile tracciare un primo provvisorio bilancio. Si pu\u00f2 dire che la storiografia filo-rivoluzionaria ha avuto ben poco da dire come \u00e8 stato possibile verificare anche soltanto con una rapida visita alle librerie francesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Rivoluzione_francese.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-29233 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Rivoluzione_francese.jpg\" alt=\"Rivoluzione_francese\" width=\"250\" height=\"202\" \/><\/a>Di poco interesse era la ripresa delle vecchie polemiche (affidata per lo pi\u00f9 a ristampe) tra dantonisti e robespierristi. Si \u00e8 avuto, invece, un profondo ripensamento in senso critico della Rivoluzione anche da parte di storici illustri di provenienza culturale, per cosi dire, insospettabile. In particolare segnalo il <em>Dizionario critico della Rivoluzione Francese <\/em>curato da Mona Ozouf e Fran\u00e7ois Furet.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Furet, un ex comunista che si considera ancora uomo di sinistra, gi\u00e0 alcuni anni orsono pubblic\u00f2 un importante libro, <em>Critica della Rivoluzione <\/em>Francese, col quale sulla base di Toqueville e di uno studioso dichiaratamente reazionario come il Cochin gi\u00e0 aveva avviato una profonda revisione del tema. Interessante in particolare la ripresa di Cochin volutamente trascurato dalla cultura ufficiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi tra la fine dell&#8217;800 e l&#8217;inizio del &#8216;900 aveva lucidamente analizzato la &#8220;meccanica della Rivoluzione\u201d e il <strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1254\" target=\"_blank\"><strong>funzionamento delle &#8220;societ\u00e0 di pensiero&#8221;.<\/strong> <\/a><\/strong>Egli ha messo in luce il progressivo lavoro di &#8220;orientamento\u201d dell&#8217;opinione pubblica da parte dei clubs, soprattutto da parte del Club dei Giacobini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il passaggio da una fase all&#8217;altra della Rivoluzione \u00e8 accompagnato da un progressivo &#8220;lavoro&#8221; di selezione con l&#8217;emarginazione degli elementi che di volta in volta non sono all&#8217;altezza della fase successiva. La critica alla Rivoluzione \u00e8 andata oltre la contrapposizione di piccole manifestazioni folcloristiche locali ai grandi fuochi d&#8217;artificio voluti da Mitterand.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un giovane e accademicamente perseguitato storico francese, Secher, ha studiato il <strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1289\" target=\"_blank\"><strong>genocidio vandeano<\/strong> <\/a><\/strong>sulla base di una documentazione non soltanto ricca ma anche inattaccabile: le relazioni dei commissari rivoluzionari in Vandea e i dibattiti della Convenzione. Il suo lavoro conferma la tesi generale di Dumont sul carattere anzitutto anticristiano della Rivoluzione Francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In <em>Autunno del Medioevo <\/em>Huizinga ha scritto: &#8220;l&#8217;illusione stessa nella quale hanno vissuto i contemporanei ha il valore di una verit\u00e0&#8221;. Perci\u00f2 \u00e8 interessante vedere non solo come andarono i fatti, ma anche come immediatamente questi vennero organizzati in maniera mitologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un film, <em>Danton, <\/em>finanziato ma poi criticato dal governo francese, un regista polacco, Waida, ci presenta una scena assai significativa a questo proposito. Robespierre va dal pittore David mentre sta dipingendo un enorme quadro sul giuramento della Pallacorda. Robespierre gli dice: &#8220;Guarda che questo e quest&#8217;altro non c&#8217;erano! &#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">David risponde: &#8220;Ma no, mi ricordo benissimo che c&#8217;erano&#8221;. Repica gelido Robespierre: &#8220;Non c&#8217;erano&#8221;. Un meccanismo da &#8220;ministero della verit\u00e0&#8221;, poi applicato anche dalla rivoluzione sovietica che del resto si rifaceva esplicitamente al momento giacobino della Rivoluzione Francese. Per esempio, ad ogni riedizione della grande <em>Enciclopedia Sovietica <\/em>veniva riscritta la storia del partito comunista facendo scomparire o ricomparire personaggi come Trotzky e venivano alterate le fotografie eliminando i personaggi perdenti. &#8220;Non c&#8217;erano&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente la reazione della cultura dominante \u00e8 stata violenta. In un numero speciale della rivista <em>Storia <\/em>e <em>dossier, <\/em>distribuito in anteprima al festival dell&#8217;Unit\u00e0 di Bologna, uno storico celebre, Jacques Le Goff, ha dimostrato di aver perso completamente la testa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;La Rivoluzione Francese &#8211; scrive- non \u00e8 per me un mito, per\u00f2 lo storico ha bisogno di stimoli autentici, e la storia, in generale, non offre molto ad ogni nazione&#8230; La Rivoluzione Francese tanto pi\u00f9 mi appare come un simbolo autentico quanto pi\u00f9 da nazionale ha voluto essere europea, anzi universale. E&#8217; ancora la nostra speranza al giorno d&#8217;oggi. (&#8230;) Queste aggressioni contro la Rivoluzione Francese fanno parte per me del piccolo numero di aggressioni contro le quali io mi mobilito per un moto immediato del cuore come della ragione. Non tanto la Rivoluzione Francese che difendo quanto i valori che essa ha proclamato anche se non li ha ben rispettati. (&#8230;) Ho voglia di gridare: non toccate la mia Rivoluzione.&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla base di queste motivazioni, che per altro riconoscono la caduta di quasi tutti i miti progressisti e la non difendibilit\u00e0 sul piano dei fatti, Le Goff getta il discredito, non con argomentazioni ma con insulti, su quanti intendono occuparsi del tema in maniera non conformistica ma fedele ai documenti come dovrebbe fare ogni storico. Cos\u00ec ad esempio Secher \u00e8 colpito dall&#8217;accusa di voler difendere occultamente il nazismo impiegando per la Vandea il termine genocidio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; invece valida l&#8217;osservazione di Le Goff circa la non rappresentativit\u00e0 della storiografia francese del presidente del comitato scientifico per il bicentenario, il comunista Michel Vovelle. Infatti pochissimi ormai accolgono l&#8217;interpretazione marxista ed economicistica della Rivoluzione. Come ha dimostrato, tra gli altri, Pierre Chaunu, grande storico protestante francese, alla vigilia della Rivoluzione la Francia era quasi pari all&#8217;Inghilterra nello sviluppo economico ed industriale, mentre era soggetta ad un&#8217;imposizione fiscale di poco pi\u00f9 della met\u00e0. Ebbe soltanto un difficile momento congiunturale tra il 1787 e il 1789.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E neppure si pu\u00f2 sostenere che la Rivoluzione sia stata fatta da una borghesia priva di un potere politico pari a quello economico. Furet \u00e8 un agnostico, Chaunu un calvinista. Spiace vedere come ambienti cattolici siano stati molto esitanti ad esprimere dei giudizi quando addirittura non si siano posti in contrasto con i fatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conferenza dei vescovi francesi dopo un ozioso appello a lasciar perdere ogni risentimento, ha di fatto manipolato lo stesso pensiero di Giovanni Paolo II e in particolare un suo di\u00adscorso in occasione del primo viaggio in Francia. Essi citano questo passo: &#8220;Cosa non hanno fatto i figli e le figlie della vostra nazione per la conoscenza dell&#8217;uomo, per esprimere l&#8217;uomo per mezzo della formulazione dei suoi diritti inalienabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si sa il posto che le idee di libert\u00e0, uguaglianza e di fraternit\u00e0 hanno nella vostra cultura e nella vostra storia. Al fondo ci sono idee cristiane; dico in piena coscienza che coloro che hanno formulato casi per primi questi ideali non si riferivano all&#8217;alleanza dell&#8217;uomo con la Saggezza Eterna, ma tuttavia volevano agire per l&#8217;uomo&#8221;. Fine della citazione del papa fatta dai vescovi francesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E se veramente il discorso del papa si fosse arrestato qui sarebbe stato difficile sfuggire all&#8217;impressione di una sorta di benedizione, di imprimatur totale, se non sulle azioni perlomeno sulle intenzioni dei rivoluzionari francesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/rivoluzione.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-27150\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/rivoluzione.jpg\" alt=\"rivoluzione\" width=\"250\" height=\"162\" \/><\/a>In realt\u00e0, il discorso del papa prosegue in maniera ben diversa: &#8220;Per noi l&#8217;interiore alleanza con la Sapienza sta alla base di ogni cultura e dell &#8216;autentico progresso dell &#8216;uomo. Nello stesso tempo si pu\u00f2 dire che il potere dell&#8217; uomo sull&#8217; altro uomo <em>diventa <\/em>sempre pi\u00f9 pesante; abbandonando l&#8217;alleanza con la Sapienza Eterna egli sa sempre <em>meno <\/em>governare se stesso, e non sa pi\u00f9 governare gli altri. Come \u00e8 <em>diventato <\/em>pressante il problema dei diritti fondamentali dell&#8217;uomo. Quale voce minacciosa rivelano il totalitarismo e l&#8217;imperialismo nei quali l&#8217;uomo cessa di essere soggetto, cio\u00e8 cessa di contare come uomo. Egli conta soltanto come una unit\u00e0 e come oggetto. Esiste solo un problema, quello della fedelt\u00e0 all&#8217;alleanza con la Sapienza Eterna che \u00e8 fonte di una vera cultura, cio\u00e8 della crescita dell&#8217;uomo, e quello della fedelt\u00e0 alle promesse del nostro battesimo, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo&#8221;. [corsivi redazionali]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si vede questo discorso, riportato nel contesto globale, ha un significato ben diverso da quello che, inevitabilmente, assume riportando solo la parte citata nella dichiarazione dei vescovi francesi. Si pu\u00f2 capire allora che questo mito della Rivoluzione Francese, dalla storia cosi lunga, \u00e8 un mito che ormai si \u00e8 radicato anche in una parte del mondo cattolico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si tratta pi\u00f9 della canonizzazione avvenuta in campo &#8216;laicista&#8217; (tanto che alla Sorbona esiste da pi\u00f9 di un secolo una cattedra di &#8220;Storia della rivoluzione francese&#8221;) ma di una tardiva e passiva accettazione da parte di settori della cultura cattolica o sedicente tale. Tardiva perch\u00e9 sta avvenendo proprio quando &#8211; ed \u00e8 un&#8217;altra evidenza del bicentenario- l&#8217;imbarazzo si diffonde anche tra quanti dovrebbero esserne gli eredi naturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso segretario del partito comunista, Occhetto, ha rinunciato al collegamento con la &#8220;rivoluzione del 1792&#8221; e con il giacobinismo, per rivendicare la sola eredit\u00e0 della &#8220;rivoluzione dell&#8217;89&#8221;. Altri, poi, cercando di salvare l&#8217;Illuminismo e considerando indifendibile, e pertanto ingombrante, la Rivoluzione Francese, si sono spinti oltre nelle abiure.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, ad esempio, il sociologo Alberoni (un notissimo fiutatore del vento della moda) ha scritto, sulla prima pagina del <em>Corriere della Sera, <\/em>che non bisogna festeggiare la Rivoluzione Francese, un mostruoso errore non riconosciuto, che ha alimentato un pensiero politico nefasto, cui si debbono gli errori della rivoluzione sovietica e quelli di Khomeini (!!).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Con la loro rivoluzione i francesi hanno dato un ben cattivo insegnamento a tutta l&#8217;umanit\u00e0&#8221;. Per poi concludere con un invito a tornare ai maestri illuministi, Montesquieu, Locke, Kant e Beccaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In termini analoghi, sulla rivista &#8220;Mondo Operaio&#8221;, organo culturale ufficiale del partito socialista, ha sostenuto che le basi di una futura sinistra unita oggi non possono essere ritrovate nel richiamo alla Rivoluzione Francese, e tanto meno in quella bolscevica, ma soltanto nell&#8217;illuminismo. Ma torniamo al punto, gi\u00e0 accennato, del rapporto Chiesa \u00adRivoluzione. Un rapporto che anche manuali di orientamento cattolico, come quello del De Rosa, tendono a\u00a0 presentare in questi termini: \u00e8 vero che la Rivoluzione ha perseguitato la Chiesa, ma soltanto perch\u00e9 questa era legata all&#8217;aristocrazia e alla monarchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si dice, anche, che la persecuzione avrebbe inteso colpire soltanto i segni esteriori e non l&#8217;essenza del Cristianesimo. Ma, a parte il fatto che anche i cosiddetti segni esteriori sono spesso parte integrante ed importante della religione cristiana, come considerare segni esteriori migliaia e migliaia di sacerdoti, di monaci, di suore, di semplici laici uccisi proprio in quanto ostinatamente cattolici? Ma \u00e8 tutta questa interpretazione che non regge se verificata sul piano storico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 la Rivoluzione Francese non \u00e8 stata antimonarchica se non in una fase molto avanzata del suo sviluppo. Ancora nel 1791 si era espulsi dal club dei Giacobini se ci si dichiarava repubblicani. Invece fin dal 1789 furono pubblicati a decine, a centinaia, libri, opuscoli, fogli contro la Chiesa, i qual i accettavano l&#8217;aristocrazia ed esaltavano il re. Fino al tentativo di fuga del re, fermato a Varennes (ottobre &#8217;91) la Rivoluzione si dichiarava monarchica. E&#8217; vero invece l&#8217;opposto di quanto comunemente si afferma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad un certo momento il re venne attaccato e poi condannato perch\u00e9 non aveva voluto rinunciare alla difesa della Chiesa cattolica, s\u00ec che, possiamo dire, scelse di morire da re martire, invece di seguire l&#8217;esempio del duca d&#8217;Orleans, il quale, peraltro, non sopravviver\u00e0 a lungo. Cos\u00ec, \u00e8 infondata e indimostrabile l&#8217;affermazione che la Chiesa fu perseguitata in quanto solidale con l&#8217;aristocrazia contro una rivoluzione antiaristocratica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 la percentuale degli aristocratici rispetto al totale delle vittime della Rivoluzione Francese non risulta che di pochissimo superiore alla percentuale degli aristocratici rispetto all&#8217;intero popolo francese alla vigilia dell&#8217;89. Certo, la Rivoluzione, ad un certo momento, si disse antiaristocratica, ma essa adoperava il termine &#8220;aristocratico&#8221; genericamente, per bollare gli avversari politici. Se si presta, invece, attenzione alle date si vede bene che sin dagli inizi la Rivoluzione ebbe chiaramente un orientamento anticristiano; ben prima della condanna che il papa pronuncer\u00e0 in un concistoro segreto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dapprima furono soppresse le decime dando, come ha dimostrato lo storico calvinista Chaunu, un colpo mortale al sistema sanitario ed educativo di tutta la Francia. Cosi, sostiene Chaunu, venne avviato l&#8217;impoverimento del paese, con un forte aggravio per le casse dello stato che era del tutto impreparato ad assumere direttamente questi compiti. Dopo pochi mesi venne sancito il divieto di prendere i voti; poi furono soppressi gli ordini religiosi, considerati meno controllabili del clero diocesano. Finalmente si arriva \u00ad-giugno 1790 &#8211; alla &#8220;Costituzione civile del clero&#8221; e alla frattura tra preti che giurano e preti che non giurano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Rivoluzione-francese.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-30787\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Rivoluzione-francese.jpg\" alt=\"Rivoluzione francese\" width=\"175\" height=\"200\" \/><\/a>E&#8217; bene spiegare &#8211; poich\u00e9 pochi libri lo fanno- che essa non mirava, secondo il mito laico, ad una separazione di Chiesa e Stato. In realt\u00e0 essa cercava di imporre alla stessa chiesa francese un ordinamento democratico e rivoluzionario, trasformando i pastori in amministratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, non una resistenza della chiesa a vecchi privilegi propri e altrui come causa delle persecuzioni, ma tentativo di plasmarla a propria immagine e somiglianza. La Rivoluzione andr\u00e0 anche oltre, perseguendo una terribile politica di decristianizzazione, di distruzione. Non \u00e8 una questione di interpretazioni diverse: \u00e8 una questione di date e di dati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, mi si potrebbe dire: &#8220;non erano forse <em>libert\u00e9, fraternit\u00e9, \u00e9galit\u00e9<\/em> le parole d&#8217;ordine fondamentali della Rivoluzione ?&#8221; E non sono queste parole proprie del Cristianesimo, come ha detto lo stesso Giovanni Paolo II? Occorre spingere l&#8217;analisi oltre il suono delle parole, ricordandoci, magari, della giusta osservazione di Chesterton che il mondo \u00e8 pieno di idee cristiane impazzite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uguaglianza cristiana \u00e8 quella di coloro che, essendo tutti ugualmente figli di Dio, hanno la medesima dignit\u00e0 fondamentale che appartiene a tutte le persone. La Rivoluzione Francese vuole realizzare una uguaglianza coatta, facendo tabula rasa di tutte le differenze storiche ereditate dal passato e tutte le differenze naturali, ereditate o sviluppate da ciascun uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, come osservava gi\u00e0 Chateaubriand, un contemporaneo, questa concezione dell&#8217;uguaglianza era fatalmente destinata ad entrare in conflitto con l&#8217;idea di libert\u00e0. E aggiungeva che tra essa e il dispotismo esistono dei legami segreti. L&#8217;Anci\u00e8n Regime conosceva pi\u00f9 che <span style=\"text-decoration: underline;\">la<\/span> libert\u00e0 <span style=\"text-decoration: underline;\">le<\/span> libert\u00e0; libert\u00e0 degli ordini, dei comuni, delle universit\u00e0, delle corporazioni&#8230; Insomma di quelli che oggi chiameremmo i corpi intermedi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste libert\u00e0 erano ancorate alla complessit\u00e0 della societ\u00e0, mentre \u00e8 stato giustamente osservato che la libert\u00e0 proclamata dai rivoluzionari poteva dispiegarsi soltanto nelle pi\u00f9 totali unit\u00e0 ed omogeneit\u00e0. E&#8217; immediato il richiamo a Rousseau e alla sua nozione di &#8220;volont\u00e0 generale&#8221;. E se \u00e8 certo che essa appare pienamente in evidenza nei giacobini, in Robespierre, nel Terrore, \u00e8 gi\u00e0 presente nei primi rivoluzionari dell&#8217;89.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa libert\u00e0, utopistica, per giustificare i propri inevitabili fallimenti, derivanti dall&#8217;urto non eludibile con la realt\u00e0, deve inventare dei nemici, deve attribuire i fallimenti ai complotti. Ecco, allora, il complotto degli aristocratici e quello degli emigrati, il complotto degli stranieri e quello della corte e quello della regina, il complotto dei dantonisti e quello dei girondini, quello degli hebertisti e quello degli uguali&#8230; Fino all&#8217;ultimo, l&#8217;unico riuscito e quasi l&#8217;unico concretamente esistito, quello del colpo di stato del brumaio che porta definitivamente al potere Napoleone Bonaparte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Rousseau \u00e8 la societ\u00e0 che fa cattivi gli uomini, assolutamente buoni per natura. Per, Voltaire la responsabilit\u00e0 era della storia. In ogni caso i rivoluzionari penseranno concordemente che bi sogna rendere gli uomini buoni per mezzo della legislazione. Venne infatti emanata tutta una serie di leggi sui pi\u00f9 svariati argomenti: una pervadente e onnicomprensiva pedagogia della vita quotidiana. Leggi sul modo di comportarsi in pubblico, sul modo di portare la coccarda tricolore, sulla foggia dell&#8217;abito, sul come si doveva dare del tu, su come si doveva annunciare pubblicamente che un&#8217;amicizia era finita&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va notato che con la cosiddetta, e mal detta, reazione termidoriana, dopo la caduta di Robespierre, con l&#8217;abbandono se non della violenza almeno della sua legalizzazione ed istituzionalizzazione, questa pedagogia crebbe; si \u00e8 constatato che \u00e8 troppo presto perch\u00e9 gli uomini sappiano rendersi liberi da soli e che non \u00e8 possibile obbligarli col solo terrore. \u00a0Il principio della libert\u00e0, cosi inteso, si coniuga con quello dell&#8217;uguaglianza. Condorcet (obbligato poi, &#8216;alla Rommel&#8217;, al suicidio) ha scritto che &#8220;l&#8217;uguaglianza \u00e8 lo scopo ultimo dell&#8217;arte sociale&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si noti: il fine ultimo della societ\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 il bene comune, ma l&#8217;uguaglianza. Siamo dunque ben lontani dalla lotta contro i privilegi, contro situazioni storicamente cristallizzate e non pi\u00f9 rispondenti alla realt\u00e0 sociale. Di qui la necessit\u00e0 di distruggere tutti i ricordi del passato onde poter raggiungere l&#8217;uguaglianza totale. Ecco perch\u00e9 la vera data-simbolo della Rivoluzione (non fissabile, come si \u00e8 detto, al 14 luglio) pu\u00f2 forse essere individuata nella notte del 4 agosto 1789, allorch\u00e9 l&#8217;Assemblea Nazionale cerc\u00f2 di realizzare, per decreto, la cancellazione del passato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possono essere ricordate operazioni non cruente ma molto significative. Come la creazione di un nuovo calendario &#8220;rivoluzionario&#8221;, nel quale le settimane furono sostituite dalle decadi, i santi dalle piante, i mesi dalle operazioni agricole o dalle condizioni meteorologiche, l&#8217;era cristiana dall&#8217;era della Rivoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analogo senso ebbe la creazione dei dipartimenti, contraddistinti da semplici nomi geografici: ogni riferimento, anche nei nomi, alle regioni storiche doveva scomparire, insieme ad ogni prerogativa istituzionale o giuridica: non pi\u00f9 Savoia o Delfinato, Bretagna o Provenza. Joseph de Maistre comment\u00f2 che in quell&#8217;occasione &#8220;per la prima volta si sono visti uomini fare a pezzi la loro patria in maniera tanto barbara&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di notevole interesse anche la discussione parlamentare che precedette l&#8217;istituzione dei dipartimenti. Si voleva farli tutti uguali; ma c&#8217;era chi proponeva un criterio geometrico, di ugua\u00adglianza di superficie, e chi sosteneva un principio demografico, basato sull&#8217;uguaglianza di popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, la fraternit\u00e0. Partiamo da un&#8217;inattesa constatazione. Della parola non c&#8217;\u00e8 traccia nei <em>cahiers <\/em>de <em>doleances <\/em>preparati alla vigilia della convocazione degli Stati Generali. Si cominci\u00f2 a parlare di <em>fraternit\u00e9 <\/em>nelle feste rivoluzionarie, che progressivamente si sostituirono alle cerimonie religiose, e nel linguaggio dei club politici, nei quali ci si cominci\u00f2 a salutare in nome della fratellanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si, perch\u00e9 questa fraternit\u00e0 mostra molte assonanze con il linguaggio e la simbologia della massoneria; ed ha certamente un senso molto diverso dal significato cristiano della parola. Qui non unisce, ma divide: se un giorno, a disegno rivoluzionario attuato saremo tutti fratelli, per il momento il compito dei veri rivoluzionari \u00e8 quello di smascherare i falsi fratelli. E&#8217; una fraternit\u00e0 che esclude alcuni, ed anzi ne esclude sempre di pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho fatto un riferimento alla massoneria che merita di essere, sia pur rapidamente, esplicitato. Talora il ruolo avuto dalla massoneria nella Rivoluzione Francese \u00e8 stato esagerato, fino a farne l&#8217;autentico ed esclusivo protagonista. In realt\u00e0, la tesi del complotto non pu\u00f2 spiegare tutto. Ma neppure pu\u00f2, l&#8217;importanza della massoneria, essere del tutto trascurata. Nell&#8217;ambito militare, ad esempio, le logge erano diffusissime e questo fatto \u00e8 stato determinante nell&#8217;orientare (e il termine non \u00e8 casuale) il comportamento dell&#8217;esercito di fronte alla Rivoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Vandea1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-29468\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Vandea1.jpg\" alt=\"Vandea\" width=\"244\" height=\"200\" \/><\/a>Per comprendere i fatti bisogna muoverci in questo modo. Invece nei manuali si trovano astrazioni mitiche: come quando si dice che \u00e8 il popolo che ha fatto la Rivoluzione. Il popolo ha preso la Bastiglia, ha occupato le Tuileries, ha compiuto le stragi di settembre. E il popolo &#8211; si sa &#8211; anche quando eccede gode dell&#8217;impunit\u00e0. Inoltre, parlando di popolo si fa pensare a moltitudini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece, anche aggiungendo ai protagonisti attivi coloro che si erano impadroniti dei beni ecclesiastici ed erano quindi legati da interessi al successo della Rivoluzione, si pu\u00f2 arrivare, secondo i calcoli di Chaunu, soltanto a 200.000 persone. Si pensi che la Francia aveva allora 17 milioni di abitanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque la Rivoluzione Francese \u00e8 stata fatta da un&#8217;esigua minoranza. D&#8217;altra parte, come il leninismo, il giacobinismo pretende di rappresentare il popolo e i suoi veri interessi. Pochissime persone &#8211; coloro che comandano in quel momento al Club dei Giacobini- pretendono di incarnare la volont\u00e0 generale. Quanto ai diritti dell&#8217;uomo \u00e8 importante domandarsi a chi la Rivoluzione li riconosce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essa li riconosce soltanto agli individui, presi isolatamente. Si procede, infatti, ad eliminare ogni legame associativo tra gli uomini. Sono abolite non soltanto le associazioni a carattere religioso, ma anche quelle professionali. Si pu\u00f2 essere ormai soltanto dei <em>citoyens, <\/em>cio\u00e8 dei cittadini di quell&#8217;unica astratta citt\u00e0 che \u00e8 la Nazione.\u00a0 Il passaggio al totalitarismo \u00e8 ormai facile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Potere, che ha eliminato ogni corpo intermedio tra l&#8217;individuo e lo stato, fa del popolo, in nome di cui parla, una massa indifferenziata e non protetta. Chi si oppone, ma anche chi non aderisce con entusiasmo, o anche chi semplicemente sbaglia leader, viene considerato un traditore e cessa di far parte del popolo. Quale tipo di costruzione politica ha inteso realizzare la Rivoluzione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 Siey\u00e8s, ideologo della fase prima, quella del 1789, pur sostenendo il sistema rappresentativo, lo concepisce alla luce della volont\u00e0 generale. La prima costituzione, coerentemente, esclude il mandato imperativo. Il deputato non rappresenta i suoi elettori, ma la Nazione, per dirla col linguaggio di allora, rappresenta la volont\u00e0 generale. Cos\u00ec la Rivoluzione esclude da subito una politica di rappresentanza e di conciliazione di interessi per privilegiare la forma astratta dell&#8217;uguaglianza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 comport\u00f2, fin dall&#8217;inizio, una difficolt\u00e0 anche teorica di legittimare il dissenso. Infatti, se lo scopo della politica \u00e8 la identificazione della volont\u00e0 generale il dissenso \u00e8 inammissibile. La politica non \u00e8 pi\u00f9 una mediazione tra interessi diversi o opinioni differenti ma \u00e8 un tentativo di identificare la volont\u00e0 generale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, la dottrina rivoluzionaria sembra autorizzare, se non provocare, la proscrizione delle minoranze, considerate come fazioni che si separano dalla volont\u00e0 generale. Nell&#8217;epoca rivoluzionaria non si pu\u00f2 essere neutrali, bisogna essere rivoluzionari convinti, solidali col gruppo che di volta in volta riesce ad emergere; in caso contrario si finisce sotto la ghigliottina che da questa morte moderna, tecnologica, egualitaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Studiando la Rivoluzione si rimane colpiti dalla mediocrit\u00e0 dei protagonisti. Robespierre era un avvocatuccio di provincia destinato ad una normale carriera ove la storia non gli avesse offerto una rara opportunit\u00e0. Fin dal 1790 lo troviamo a fare la spola tra i giacobini e l&#8217;assemblea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lui non fa nulla, smaschera: il suo grande potere \u00e8 quello di svelare o minacciare di svelare i numerosi complotti che insidiano la.volont\u00e0 della nazione. Il Terrore \u00e8 alimentato dalle denunce che Robespierre fa, ma \u00e8 difficile dire quale sia la sua ideologia. Certo egli incarna bene l&#8217;arte dell&#8217;esercizio permanente e generale del sospetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come la storia dell&#8217;URSS, quella della Rivoluzione Francese \u00e8 piena di complotti sui quali di volta in volta vengono scaricati gli errori nati da azioni e teorie in se stesse destinate al fallimento in quanto non fondate su una concezione realistica dell&#8217;uomo. Qualche cifra. A Parigi, durante il Grande Terrore caddero 16500 teste; e non furono di pi\u00f9 per difficolt\u00e0 tecniche, perch\u00e9, come si lamentavano i rivoluzionari, la ghigliottina era troppo lenta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Vandea.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-30099\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Vandea.jpg\" alt=\"Vandea\" width=\"249\" height=\"203\" \/><\/a>Quanto al genocidio vandeano \u00e8 difficile accertare il numero delle vittime di massacri indiscriminati. I vuoti tra un censimento e l&#8217;altro hanno fatto calcolare da 200 a 300.000 morti. Secher ne ha comunque accertati 117.000. Ora, la Vandea aveva circa un milione di abitanti. Come non parlare di genocidio? Gi\u00e0 Gracco Babeuf parl\u00f2 allora di populicidio. E&#8217; anche importante precisare, ancora una volta alla luce delle date, che quando il massacro generalizzato fu ordinato nel gennaio 1794 la guerra civile era terminata in quanto l&#8217;esercito vandeano si era arreso nel dicembre del 1793.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secher ha pubblicato documenti provenienti dalla Convenzione, dal Comitato di salute pubblica o dai rappresentanti in missione: dunque, solo fonti rivoluzionarie. Si tratta di documenti orribili. Per esempio istruzioni su come uccidere in massa donne e bambini: poich\u00e9 le pallottole costavano si ordin\u00f2 di spaccare le teste a colpi di baionetta, e poich\u00e9 le baionette si rompevano si ricorse agli annegamenti collettivi studiando battelli in grado di riemergere dopo un certo tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un documento contiene l&#8217;ordine dato a un chirurgo militare di scuoiare trentadue cadaveri e portare le pelli ad un conciatore per farne dei gambali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Troviamo anche osservazioni come questa: &#8220;la pelle degli uomini \u00e8 molto simile a quella dei camosci, quella delle donne \u00e8 pi\u00f9 morbida, ma se si sa lavorare si possono ottenere dei buoni risultati&#8221;. Perch\u00e9 quest&#8217;odio che si accanisce sugli uomini, sulle donne sui bambini, ma anche sulle cose come le teste delle statue dei re d&#8217;Israele della facciata di Notre Dame?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; una domanda che mette i brividi perch\u00e9 ci spinge al di l\u00e0 del piano puramente umano, evoca forze oscure e diaboliche, apre il grande mistero della presenza del demoniaco nella storia. Ma si tratta di una domanda che va al di l\u00e0 del lavoro dello storico in senso stretto: la risposta deve essere chiesta alla teologia della storia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Tangheroni PREMESSA Il testo \u00e8 frutto della trascrizione, rivista dall\u2019autore, degli incontri tenutisi nei primi mesi del 1990, a cura della Croce pisana di Alleanza Cattolica e del Centro Cattolico di documentazione di Marina di Pisa. 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