{"id":1770,"date":"2006-01-03T14:35:12","date_gmt":"2006-01-03T13:35:12","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-06-15T16:50:24","modified_gmt":"2016-06-15T14:50:24","slug":"papa-ratzinger-certifica-il-concilio-quello-vero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/papa-ratzinger-certifica-il-concilio-quello-vero\/","title":{"rendered":"Papa Ratzinger certifica il Concilio. Quello vero"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nel discorso prenatalizio alla curia romana, Benedetto XVI fa a pezzi il mito del Vaticano II come rottura e nuovo inizio. Alla giusta interpretazione del Concilio d\u00e0 un altro nome: \u201criforma\u201d. E spiega perch\u00e9<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-34934 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/01\/ermeneutica_continuit\u00e0.jpg\" alt=\"ermeneutica_continuit\u00e0\" width=\"331\" height=\"152\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/01\/ermeneutica_continuit\u00e0.jpg 331w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/01\/ermeneutica_continuit\u00e0-300x138.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 331px) 100vw, 331px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Sandro Magister<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">ROMA, 23 dicembre 2005 \u2013 La grande attesa su quello che avrebbe detto a proposito del Concilio Vaticano II \u2013 nel quarantesimo anniversario della sua conclusione \u2013 Benedetto XVI l\u2019ha esaudita in due tempi.\u00a0Il primo tempo \u00e8 stato gioved\u00ec 8 dicembre, festa dell\u2019Immacolata.\u00a0Il secondo tempo \u00e8 stato gioved\u00ec 22 dicembre, nel tradizionale incontro del papa con la curia vaticana per lo scambio degli auguri di Natale.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019omelia dell\u2019Immacolata \u00e8 stato il prologo.\u00a0Il discorso alla curia lo svolgimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019omelia dell\u20198 dicembre papa Joseph Ratzinger ha concentrato l\u2019attenzione su \u201cla struttura interiore\u201d del Concilio Vaticano II. E ha indicato proprio in Maria Immacolata \u201cl\u2019orientamento del suo intero cammino\u201d e \u201cla chiave per la sua comprensione\u201d: \u201c[Maria] illumina la struttura interiore dell&#8217;insegnamento sulla Chiesa sviluppato nel Concilio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Vaticano II doveva esprimersi sulle componenti istituzionali della Chiesa: sui Vescovi e sul Pontefice, sui sacerdoti, i laici e i religiosi nella loro comunione e nelle loro relazioni; doveva descrivere la Chiesa in cammino, \u2018che comprende nel suo seno peccatori, santa insieme e sempre bisognosa di purificazione\u2019 (Lumen gentium, 8). Ma questo aspetto \u2018petrino\u2019 della Chiesa \u00e8 incluso in quello \u2018mariano\u2019. In Maria, l&#8217;Immacolata, incontriamo l&#8217;essenza della Chiesa in modo non deformato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel discorso alla curia del 22 dicembre, invece, Benedetto XVI \u00e8 entrato nel pieno della questione pi\u00f9 controversa. Si \u00e8 chiesto: \u201cPerch\u00e9 la recezione del Concilio, in grandi parti della Chiesa, finora si \u00e8 svolta in modo cos\u00ec difficile?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ha risposto: \u201cI problemi sono nati dal fatto che due ermeneutiche contrarie si sono trovate a confronto e hanno litigato tra loro. L&#8217;una ha causato confusione, l&#8217;altra, silenziosamente ma sempre pi\u00f9 visibilmente, ha portato e porta frutti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima interpretazione l\u2019ha chiamata\u201cermeneutica della discontinuit\u00e0 e della rottura\u201d. La seconda \u201cermeneutica della riforma\u201d.\u00a0 Contro la prima ha svolto una critica a fondo. Mentre della seconda ha illustrato le ragioni di validit\u00e0.\u00a0 In particolare, ha messo a fuoco il senso autentico di quel \u201cpasso fatto dal Concilio verso l&#8217;et\u00e0 moderna, che in modo assai impreciso \u00e8 stato presentato come \u2018apertura verso il mondo\u2019 [e] appartiene in definitiva al perenne problema del rapporto tra fede e ragione\u201d.\u00a0 Un rapporto che oggi \u201c\u00e8 da sviluppare con grande apertura mentale, ma anche con quella chiarezza nel discernimento degli spiriti che il mondo con buona ragione aspetta da noi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco qui di seguito la parte del discorso alla curia del 22 dicembre che Benedetto XVI ha dedicato al Concilio Vaticano II.\u00a0 \u00c8 un testo capitale per l\u2019interpretazione non solo del Concilio, ma dell\u2019attuale pontificato:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">_____________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u201d<strong>DUE ERMENEUTICHE CONTRARIE HANNO LITIGATO TRA LORO<\/strong>&#8230;\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di<strong> Benedetto XVI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[&#8230;] L&#8217;ultimo evento di quest\u2019anno su cui vorrei soffermarmi in questa occasione \u00e8 la celebrazione della conclusione del Concilio Vaticano II quarant&#8217;anni fa. Tale memoria suscita la domanda: qual \u00e8 stato il risultato del Concilio? \u00c8 stato recepito nel modo giusto? Che cosa, nella recezione del Concilio, \u00e8 stato buono, che cosa insufficiente o sbagliato? Che cosa resta ancora da fare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nessuno pu\u00f2 negare che, in vaste parti della Chiesa, la recezione del Concilio si \u00e8 svolta in modo piuttosto difficile, anche non volendo applicare a quanto \u00e8 avvenuto in questi anni la descrizione che il grande dottore della Chiesa, san Basilio, fa della situazione della Chiesa dopo il Concilio di Nicea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli la paragona ad una battaglia navale nel buio della tempesta, dicendo fra l&#8217;altro: \u201cIl grido rauco di coloro che per la discordia si ergono l\u2019uno contro l\u2019altro, le chiacchiere incomprensibili, il rumore confuso dei clamori ininterrotti ha riempito ormai quasi tutta la Chiesa falsando, per eccesso o per difetto, la retta dottrina della fede\u201d (De Spiritu Sancto, XXX, 77; PG 32, 213 A; SCh 17bis, pag. 524).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non vogliamo applicare proprio questa descrizione drammatica alla situazione del dopoconcilio, ma qualcosa tuttavia di quanto avvenuto vi si riflette. Emerge la domanda: perch\u00e9 la recezione del Concilio, in grandi parti della Chiesa, finora si \u00e8 svolta in modo cos\u00ec difficile?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbene, tutto dipende dalla giusta interpretazione del Concilio o \u2013 come diremmo oggi \u2013 dalla sua giusta ermeneutica, dalla giusta chiave di lettura e di applicazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I problemi della recezione sono nati dal fatto che due ermeneutiche contrarie si sono trovate a confronto e hanno litigato tra loro. L&#8217;una ha causato confusione, l&#8217;altra, silenziosamente ma sempre pi\u00f9 visibilmente, ha portato e porta frutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da una parte esiste un&#8217;interpretazione che vorrei chiamare \u201cermeneutica della discontinuit\u00e0 e della rottura\u201d. Essa non di rado si \u00e8 potuta avvalere della simpatia dei mass-media, e anche di una parte della teologia moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall&#8217;altra parte c&#8217;\u00e8 l&#8217;\u201dermeneutica della riforma\u201d, del rinnovamento nella continuit\u00e0 dell&#8217;unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato. \u00c8 un soggetto che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo per\u00f2 sempre lo stesso, unico soggetto del Popolo di Dio in cammino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ermeneutica della discontinuit\u00e0 rischia di finire in una rottura tra Chiesa preconciliare e Chiesa postconciliare. Essa asserisce che i testi del Concilio come tali non sarebbero ancora la vera espressione dello spirito del Concilio. Sarebbero il risultato di compromessi nei quali, per raggiungere l&#8217;unanimit\u00e0, si \u00e8 dovuto ancora trascinarsi dietro e riconfermare molte cose vecchie ormai inutili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non in questi compromessi, per\u00f2, si rivelerebbe il vero spirito del Concilio, ma invece negli slanci verso il nuovo che sono sottesi ai testi: solo essi rappresenterebbero il vero spirito del Concilio, e partendo da essi e in conformit\u00e0 con essi bisognerebbe andare avanti. Proprio perch\u00e9 i testi rispecchierebbero solo in modo imperfetto il vero spirito del Concilio e la sua novit\u00e0, sarebbe necessario andare coraggiosamente al di l\u00e0 dei testi, facendo spazio alla novit\u00e0 nella quale si esprimerebbe l\u2019intenzione pi\u00f9 profonda, sebbene ancora indistinta, del Concilio. In una parola: occorrerebbe seguire non i testi del Concilio, ma il suo spirito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tal modo, ovviamente, rimane un vasto margine per la domanda su come allora si definisca questo spirito e, di conseguenza, si concede spazio ad ogni estrosit\u00e0. Con ci\u00f2, per\u00f2, si fraintende in radice la natura di un Concilio come tale. In questo modo, esso viene considerato come una specie di costituente, che elimina una costituzione vecchia e ne crea una nuova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la costituente ha bisogno di un mandante e poi di una conferma da parte del mandante, cio\u00e8 del popolo al quale la costituzione deve servire. I Padri non avevano un tale mandato e nessuno lo aveva mai dato loro; nessuno, del resto, poteva darlo, perch\u00e9 la costituzione essenziale della Chiesa viene dal Signore e ci \u00e8 stata data affinch\u00e9 noi possiamo raggiungere la vita eterna e, partendo da questa prospettiva, siamo in grado di illuminare anche la vita nel tempo e il tempo stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Vescovi, mediante il Sacramento che hanno ricevuto, sono fiduciari del dono del Signore. Sono \u201camministratori dei misteri di Dio\u201d (1 Cor 4,1); come tali devono essere trovati \u201cfedeli e saggi\u201d (cfr Lc 12,41-48). Ci\u00f2 significa che devono amministrare il dono del Signore in modo giusto, affinch\u00e9 non resti occultato in qualche nascondiglio, ma porti frutto e il Signore, alla fine, possa dire all&#8217;amministratore: \u201cPoich\u00e9 sei stato fedele nel poco, ti dar\u00f2 autorit\u00e0 su molto\u201d (cfr Mt 25,14-30; Lc 19,11-27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In queste parabole evangeliche si esprime la dinamica della fedelt\u00e0, che interessa nel servizio del Signore, e in esse si rende anche evidente, come in un Concilio dinamica e fedelt\u00e0 debbano diventare una cosa sola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;ermeneutica della discontinuit\u00e0 si oppone l&#8217;ermeneutica della riforma, come l&#8217;hanno presentata dapprima papa Giovanni XXIII nel suo discorso d&#8217;apertura del Concilio l&#8217;11 ottobre 1962 e poi papa Paolo VI nel discorso di conclusione del 7 dicembre 1965.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei qui citare soltanto le parole ben note di Giovanni XXIII, in cui questa ermeneutica viene espressa inequivocabilmente quando dice che il Concilio \u201cvuole trasmettere pura ed integra la dottrina, senza attenuazioni o travisamenti\u201d, e continua: \u201cIl nostro dovere non \u00e8 soltanto di custodire questo tesoro prezioso, come se ci preoccupassimo unicamente dell&#8217;antichit\u00e0, ma di dedicarci con alacre volont\u00e0 e senza timore a quell&#8217;opera, che la nostra et\u00e0 esige\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 necessario che questa dottrina certa ed immutabile, che deve essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata in modo che corrisponda alle esigenze del nostro tempo. Una cosa \u00e8 infatti il deposito della fede, cio\u00e8 le verit\u00e0 contenute nella nostra veneranda dottrina, e altra cosa \u00e8 il modo col quale esse sono enunciate, conservando ad esse tuttavia lo stesso senso e la stessa portata\u201d (S. Oec. Conc. Vat. II Constitutiones Decreta Declarationes, 1974, pp. 863-865).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 chiaro che questo impegno di esprimere in modo nuovo una determinata verit\u00e0 esige una nuova riflessione su di essa e un nuovo rapporto vitale con essa; \u00e8 chiaro pure che la nuova parola pu\u00f2 maturare soltanto se nasce da una comprensione consapevole della verit\u00e0 espressa e che, d\u2019altra parte, la riflessione sulla fede esige anche che si viva questa fede. In questo senso il programma proposto da papa Giovanni XXIII era estremamente esigente, come appunto \u00e8 esigente la sintesi di fedelt\u00e0 e dinamica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ovunque questa interpretazione \u00e8 stata l\u2019orientamento che ha guidato la recezione del Concilio, \u00e8 cresciuta una nuova vita e sono maturati frutti nuovi. Quarant\u2019anni dopo il Concilio possiamo rilevare che il positivo \u00e8 pi\u00f9 grande e pi\u00f9 vivo di quanto non potesse apparire nell\u2019agitazione degli anni intorno al 1968. Oggi vediamo che il seme buono, pur sviluppandosi lentamente, tuttavia cresce, e cresce cos\u00ec anche la nostra profonda gratitudine per l\u2019opera svolta dal Concilio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paolo VI, nel suo discorso per la conclusione del Concilio, ha poi indicato ancora una specifica motivazione per cui un&#8217;ermeneutica della discontinuit\u00e0 potrebbe sembrare convincente. Nella grande disputa sull&#8217;uomo, che contraddistingue il tempo moderno, il Concilio doveva dedicarsi in modo particolare al tema dell&#8217;antropologia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Doveva interrogarsi sul rapporto tra la Chiesa e la sua fede, da una parte, e l&#8217;uomo ed il mondo di oggi, dall&#8217;altra (ibid., pp. 1066 s.). La questione diventa ancora pi\u00f9 chiara, se in luogo del termine generico di \u201cmondo di oggi\u201d ne scegliamo un altro pi\u00f9 preciso: il Concilio doveva determinare in modo nuovo il rapporto tra Chiesa ed et\u00e0 moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo rapporto aveva avuto un inizio molto problematico con il processo a Galileo. Si era poi spezzato totalmente, quando Kant defin\u00ec la \u201creligione entro la pura ragione\u201d e quando, nella fase radicale della rivoluzione francese, venne diffusa un&#8217;immagine dello stato e dell&#8217;uomo che alla Chiesa ed alla fede praticamente non voleva pi\u00f9 concedere alcuno spazio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scontro della fede della Chiesa con un liberalismo radicale ed anche con scienze naturali che pretendevano di abbracciare con le loro conoscenze tutta la realt\u00e0 fino ai suoi confini, proponendosi caparbiamente di rendere superflua l\u2019\u201dipotesi Dio\u201d, aveva provocato nell&#8217;Ottocento, sotto Pio IX, da parte della Chiesa aspre e radicali condanne di tale spirito dell&#8217;et\u00e0 moderna. Quindi, apparentemente non c&#8217;era pi\u00f9 nessun ambito aperto per un\u2019intesa positiva e fruttuosa, e drastici erano pure i rifiuti da parte di coloro che si sentivano i rappresentanti dell&#8217;et\u00e0 moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo, tuttavia, anche l&#8217;et\u00e0 moderna aveva conosciuto degli sviluppi. Ci si rendeva conto che la rivoluzione americana aveva offerto un modello di stato moderno diverso da quello teorizzato dalle tendenze radicali emerse nella seconda fase della rivoluzione francese. Le scienze naturali cominciavano, in modo sempre pi\u00f9 chiaro, a riflettere sul proprio limite, imposto dallo stesso loro metodo che, pur realizzando cose grandiose, tuttavia non era in grado di comprendere la globalit\u00e0 della realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, tutte e due le parti cominciavano progressivamente ad aprirsi l\u2019una all&#8217;altra. Nel periodo tra le due guerre mondiali e ancora di pi\u00f9 dopo la seconda guerra mondiale, uomini di stato cattolici avevano dimostrato che pu\u00f2 esistere uno stato moderno laico, che tuttavia non \u00e8 neutro riguardo ai valori, ma vive attingendo alle grandi fonti etiche aperte dal cristianesimo. La dottrina sociale cattolica, via via sviluppatasi, era diventata un modello importante tra il liberalismo radicale e la teoria marxista dello Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le scienze naturali, che senza riserva facevano professione di un proprio metodo in cui Dio non aveva accesso, si rendevano conto sempre pi\u00f9 chiaramente che questo metodo non comprendeva la totalit\u00e0 della realt\u00e0 e aprivano quindi nuovamente le porte a Dio, sapendo che la realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 grande del metodo naturalistico e di ci\u00f2 che esso pu\u00f2 abbracciare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si potrebbe dire che si erano formati tre cerchi di domande, che ora, nell&#8217;ora del Vaticano II, attendevano una risposta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innanzitutto occorreva definire in modo nuovo la relazione tra fede e scienze moderne; ci\u00f2 riguardava, del resto, non soltanto le scienze naturali, ma anche la scienza storica perch\u00e9, in una certa scuola, il metodo storico-critico reclamava per s\u00e9 l&#8217;ultima parola nella interpretazione della Bibbia e, pretendendo la piena esclusivit\u00e0 per la sua comprensione delle Sacre Scritture, si opponeva in punti importanti all\u2019interpretazione che la fede della Chiesa aveva elaborato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, era da definire in modo nuovo il rapporto tra Chiesa e Stato moderno, che concedeva spazio a cittadini di varie religioni ed ideologie, comportandosi verso queste religioni in modo imparziale e assumendo semplicemente la responsabilit\u00e0 per una convivenza ordinata e tollerante tra i cittadini e per la loro libert\u00e0 di esercitare la propria religione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con ci\u00f2, in terzo luogo, era collegato in modo pi\u00f9 generale il problema della tolleranza religiosa \u2013 una questione che richiedeva una nuova definizione del rapporto tra fede cristiana e religioni del mondo. In particolare, di fronte ai recenti crimini del regime nazionalsocialista e, in genere, in uno sguardo retrospettivo su una lunga storia difficile, bisognava valutare e definire in modo nuovo il rapporto tra la Chiesa e la fede di Israele<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono tutti temi di grande portata \u2013 erano i grandi temi della seconda parte del Concilio \u2013 su cui non \u00e8 possibile soffermarsi pi\u00f9 ampiamente in questo contesto. \u00c8 chiaro che in tutti questi settori, che nel loro insieme formano un unico problema, poteva emergere una qualche forma di discontinuit\u00e0 e che, in un certo senso, si era manifestata di fatto una discontinuit\u00e0, nella quale tuttavia, fatte le diverse distinzioni tra le concrete situazioni storiche e le loro esigenze, risultava non abbandonata la continuit\u00e0 nei principi \u2013 fatto questo che facilmente sfugge alla prima percezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 proprio in questo insieme di continuit\u00e0 e discontinuit\u00e0 a livelli diversi che consiste la natura della vera riforma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo processo di novit\u00e0 nella continuit\u00e0 dovevamo imparare a capire pi\u00f9 concretamente di prima che le decisioni della Chiesa riguardanti cose contingenti \u2013 per esempio, certe forme concrete di liberalismo o di interpretazione liberale della Bibbia \u2013 dovevano necessariamente essere esse stesse contingenti, appunto perch\u00e9 riferite a una determinata realt\u00e0 in se stessa mutevole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisognava imparare a riconoscere che, in tali decisioni, solo i principi esprimono l\u2019aspetto duraturo, rimanendo nel sottofondo e motivando la decisione dal di dentro. Non sono invece ugualmente permanenti le forme concrete, che dipendono dalla situazione storica e possono quindi essere sottoposte a mutamenti. Cos\u00ec le decisioni di fondo possono restare valide, mentre le forme della loro applicazione a contesti nuovi possono cambiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, ad esempio, se la libert\u00e0 di religione viene considerata come espressione dell&#8217;incapacit\u00e0 dell&#8217;uomo di trovare la verit\u00e0 e di conseguenza diventa canonizzazione del relativismo, allora essa da necessit\u00e0 sociale e storica \u00e8 elevata in modo improprio a livello metafisico ed \u00e8 cos\u00ec privata del suo vero senso, con la conseguenza di non poter essere accettata da colui che crede che l&#8217;uomo \u00e8 capace di conoscere la verit\u00e0 di Dio e, in base alla dignit\u00e0 interiore della verit\u00e0, \u00e8 legato a tale conoscenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una cosa completamente diversa \u00e8 invece il considerare la libert\u00e0 di religione come una necessit\u00e0 derivante dalla convivenza umana, anzi come una conseguenza intrinseca della verit\u00e0 che non pu\u00f2 essere imposta dall&#8217;esterno, ma deve essere fatta propria dall\u2019uomo solo mediante il processo del convincimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Concilio Vaticano II, riconoscendo e facendo suo con il decreto sulla libert\u00e0 religiosa un principio essenziale dello stato moderno, ha ripreso nuovamente il patrimonio pi\u00f9 profondo della Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essa pu\u00f2 essere consapevole di trovarsi con ci\u00f2 in piena sintonia con l&#8217;insegnamento di Ges\u00f9 stesso (cfr Mt 22,21), come anche con la Chiesa dei martiri, con i martiri di tutti i tempi. La Chiesa antica, con naturalezza, ha pregato per gli imperatori e per i responsabili politici considerando questo un suo dovere (cfr 1 Tm 2,2); ma, mentre pregava per gli imperatori, ha invece rifiutato di adorarli, e con ci\u00f2 ha respinto chiaramente la religione di Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">I martiri della Chiesa primitiva sono morti per la loro fede in quel Dio che si era rivelato in Ges\u00f9 Cristo, e proprio cos\u00ec sono morti anche per la libert\u00e0 di coscienza e per la libert\u00e0 di professione della propria fede \u2013 una professione che da nessuno stato pu\u00f2 essere imposta, ma invece pu\u00f2 essere fatta propria solo con la grazia di Dio, nella libert\u00e0 della coscienza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una Chiesa missionaria, che si sa tenuta ad annunciare il suo messaggio a tutti i popoli, deve necessariamente impegnarsi per la libert\u00e0 della fede. Essa vuole trasmettere il dono della verit\u00e0 che esiste per tutti ed assicura al contempo i popoli e i loro governi di non voler distruggere con ci\u00f2 la loro identit\u00e0 e le loro culture, ma invece porta loro una risposta che, nel loro intimo, aspettano \u2013 una risposta con cui la molteplicit\u00e0 delle culture non si perde, ma cresce invece l&#8217;unit\u00e0 tra gli uomini e cos\u00ec anche la pace tra i popoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Concilio Vaticano II, con la nuova definizione del rapporto tra la fede della Chiesa e certi elementi essenziali del pensiero moderno, ha rivisto o anche corretto alcune decisioni storiche, ma in questa apparente discontinuit\u00e0 ha invece mantenuto ed approfondito la sua intima natura e la sua vera identit\u00e0. La Chiesa \u00e8, tanto prima quanto dopo il Concilio, la stessa Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica in cammino attraverso i tempi; essa prosegue \u201cil suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio\u201d, annunziando la morte del Signore fino a che Egli venga (cfr Lumen gentium, 8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi si era aspettato che con questo \u201cs\u00ec\u201d fondamentale all&#8217;et\u00e0 moderna tutte le tensioni si dileguassero e l\u2019\u201dapertura verso il mondo\u201d cos\u00ec realizzata trasformasse tutto in pura armonia, aveva sottovalutato le interiori tensioni e anche le contraddizioni della stessa et\u00e0 moderna; aveva sottovalutato la pericolosa fragilit\u00e0 della natura umana che in tutti i periodi della storia e in ogni costellazione storica \u00e8 una minaccia per il cammino dell&#8217;uomo. Questi pericoli, con le nuove possibilit\u00e0 e con il nuovo potere dell&#8217;uomo sulla materia e su se stesso, non sono scomparsi, ma assumono invece nuove dimensioni: uno sguardo sulla storia attuale lo dimostra chiaramente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nel nostro tempo la Chiesa resta un \u201csegno di contraddizione\u201d (Lc 2,34) \u2013 non senza motivo papa Giovanni Paolo II, ancora da cardinale, aveva dato questo titolo agli esercizi spirituali predicati nel 1976 a papa Paolo VI e alla curia romana. Non poteva essere intenzione del Concilio abolire questa contraddizione del Vangelo nei confronti dei pericoli e degli errori dell&#8217;uomo. Era invece senz&#8217;altro suo intendimento accantonare contraddizioni erronee o superflue, per presentare a questo nostro mondo l&#8217;esigenza del Vangelo in tutta la sua grandezza e purezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il passo fatto dal Concilio verso l&#8217;et\u00e0 moderna, che in modo assai impreciso \u00e8 stato presentato come \u201capertura verso il mondo\u201d, appartiene in definitiva al perenne problema del rapporto tra fede e ragione, che si ripresenta in sempre nuove forme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione che il Concilio doveva affrontare \u00e8 senz&#8217;altro paragonabile ad avvenimenti di epoche precedenti. San Pietro, nella sua prima lettera, aveva esortato i cristiani ad essere sempre pronti a dar risposta (apo-logia) a chiunque avesse loro chiesto il logos, la ragione della loro fede (cfr 3,15). Questo significava che la fede biblica doveva entrare in discussione e in relazione con la cultura greca ed imparare a riconoscere mediante l&#8217;interpretazione la linea di distinzione, ma anche il contatto e l&#8217;affinit\u00e0 tra loro nell&#8217;unica ragione donata da Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando nel XIII secolo, mediante filosofi ebrei ed arabi, il pensiero aristotelico entr\u00f2 in contatto con la cristianit\u00e0 medievale formata nella tradizione platonica, e fede e ragione rischiarono di entrare in una contraddizione inconciliabile, fu soprattutto san Tommaso d&#8217;Aquino a mediare il nuovo incontro tra fede e filosofia aristotelica, mettendo cos\u00ec la fede in una relazione positiva con la forma di ragione dominante nel suo tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La faticosa disputa tra la ragione moderna e la fede cristiana che, in un primo momento, col processo a Galileo, era iniziata in modo negativo, certamente conobbe molte fasi, ma col Concilio Vaticano II arriv\u00f2 l\u2019ora in cui si richiedeva un ampio ripensamento. Il suo contenuto, nei testi conciliari, \u00e8 tracciato sicuramente solo a larghe linee, ma con ci\u00f2 \u00e8 determinata la direzione essenziale, cosicch\u00e9 il dialogo tra ragione e fede, oggi particolarmente importante, in base al Vaticano II ha trovato il suo orientamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Adesso questo dialogo \u00e8 da sviluppare con grande apertura mentale, ma anche con quella chiarezza nel discernimento degli spiriti che il mondo con buona ragione aspetta da noi proprio in questo momento. Cos\u00ec possiamo oggi con gratitudine volgere il nostro sguardo al Concilio Vaticano II: se lo leggiamo e recepiamo guidati da una giusta ermeneutica, esso pu\u00f2 essere e diventare sempre di pi\u00f9 una grande forza per il sempre necessario rinnovamento della Chiesa. [&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">__________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1768\"><strong>Il testo integrale del discorso di Benedetto XVI alla curia romana del 22 dicembre 2005<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel discorso prenatalizio alla curia romana, Benedetto XVI fa a pezzi il mito del Vaticano II come rottura e nuovo inizio. Alla giusta interpretazione del Concilio d\u00e0 un altro nome: \u201criforma\u201d. 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