{"id":1768,"date":"2006-01-03T13:46:51","date_gmt":"2006-01-03T12:46:51","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-12-02T09:38:35","modified_gmt":"2015-12-02T08:38:35","slug":"udienza-del-santo-padre-alla-curia-romana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/udienza-del-santo-padre-alla-curia-romana\/","title":{"rendered":"Udienza del Santo Padre alla Curia romana"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/01\/udienza-curia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-28446\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/01\/udienza-curia.jpg\" alt=\"udienza curia\" width=\"250\" height=\"159\" \/><\/a>22 dicembre 2005<\/strong>\u00a0<em>\u00a0<\/em><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Alle ore 11 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre ha ricevuto in Udienza i Cardinali e i membri della Famiglia Pontificia e della Curia Romana per la presentazione degli auguri natalizi.<\/em> <em>\u00a0Nel corso dell\u2019incontro, dopo l\u2019indirizzo di omaggio al Santo Padre del Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, il Papa Benedetto XVI ha rivolto ai presenti il discorso che riportiamo di seguito:<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><strong>DISCORSO DEL SANTO PADRE<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Signori Cardinali,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">venerati Fratelli nell\u2019Episcopato e nel Presbiterato,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">cari fratelli e sorelle!&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Expergiscere, homo: quia pro te Deus factus est homo<\/em> -Svegliati, uomo, poich\u00e9 per te Dio si \u00e8 fatto uomo&#8221; (S. Agostino, Discorsi, 185). Con quest\u2019invito di Sant\u2019Agostino a cogliere il senso autentico del Natale di Cristo, apro il mio incontro con voi, cari collaboratori della Curia Romana, in prossimit\u00e0 ormai delle festivit\u00e0 natalizie. A ciascuno rivolgo il mio saluto pi\u00f9 cordiale, ringraziandovi per i sentimenti di devozione e di affetto, di cui si \u00e8 fatto efficace interprete il Cardinale Decano, al quale va il mio pensiero riconoscente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Iddio si \u00e8 fatto uomo per noi: \u00e8 questo il messaggio che ogni anno dalla silenziosa grotta di Betlemme si diffonde sin nei pi\u00f9 sperduti angoli della terra. Il Natale \u00e8 festa di luce e di pace, \u00e8 giorno di interiore stupore e di gioia che si espande nell\u2019universo, perch\u00e9 &#8220;Dio si \u00e8 fatto uomo&#8221;. Dall\u2019umile grotta di Betlemme l\u2019eterno Figlio di Dio, divenuto piccolo Bambino, si rivolge a ciascuno di noi: ci interpella, ci invita a rinascere in lui perch\u00e9, insieme a lui, possiamo vivere eternamente nella comunione della Santissima Trinit\u00e0. Con il cuore colmo della gioia che deriva da questa consapevolezza, riandiamo col pensiero alle vicende dell\u2019anno che volge al suo tramonto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stanno alle nostre spalle grandi avvenimenti, che hanno segnato profondamente la vita della Chiesa. Penso innanzitutto alla dipartita del nostro amato Santo Padre Giovanni Paolo II, preceduta da un lungo cammino di sofferenza e di graduale perdita della parola. Nessun Papa ci ha lasciato una quantit\u00e0 di testi pari a quella che ci ha lasciato lui; nessun Papa in precedenza ha potuto visitare, come lui, tutto il mondo e parlare in modo diretto agli uomini di tutti i continenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, alla fine, gli \u00e8 toccato un cammino di sofferenza e di silenzio. Restano indimenticabili per noi le immagini della Domenica delle Palme quando, col ramo di olivo nella mano e segnato dal dolore, egli stava alla finestra e ci dava la benedizione del Signore in procinto di incamminarsi verso la Croce. Poi l&#8217;immagine di quando nella sua cappella privata, tenendo in mano il Crocifisso, partecipava alla Via Crucis nel Colosseo, dove tante volte aveva guidato la processione portando egli stesso la Croce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine la muta benedizione della Domenica di Pasqua, nella quale, attraverso tutto il dolore, vedevamo rifulgere la promessa della risurrezione, della vita eterna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Santo Padre, con le sue parole e le sue opere, ci ha donato cose grandi; ma non meno importante \u00e8 la lezione che ci ha dato dalla cattedra della sofferenza e del silenzio. Nel suo ultimo libro &#8220;Memoria e Identit\u00e0&#8221; (Rizzoli 2005) ci ha lasciato un\u2019interpretazione della sofferenza che non \u00e8 una teoria teologica o filosofica, ma un frutto maturato lungo il suo personale cammino di sofferenza, da lui percorso col sostegno della fede nel Signore crocifisso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa interpretazione, che egli aveva elaborato nella fede e che dava senso alla sua sofferenza vissuta in comunione con quella del Signore, parlava attraverso il suo muto dolore trasformandolo in un grande messaggio. Sia all&#8217;inizio come ancora una volta alla fine del menzionato libro, il Papa si mostra profondamente toccato dallo spettacolo del potere del male che, nel secolo appena terminato, ci \u00e8 stato dato di sperimentare in modo drammatico. Dice testualmente: &#8220;Non \u00e8 stato un male in edizione piccola\u2026\u00c8 stato un male di proporzioni gigantesche, un male che si \u00e8 avvalso delle strutture statali per compiere la sua opera nefasta, un male eretto a sistema&#8221; (pag. 198).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il male \u00e8 forse invincibile? \u00c8 la vera ultima potenza della storia? A causa dell&#8217;esperienza del male, la questione della redenzione, per Papa Wojty\u0142a, era diventata l&#8217;essenziale e centrale domanda della sua vita e del suo pensare come cristiano. Esiste un limite contro il quale la potenza del male s&#8217;infrange? S\u00ec, esso esiste, risponde il Papa in questo suo libro, come anche nella sua Enciclica sulla redenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il potere che al male mette un limite \u00e8 la misericordia divina. Alla violenza, all&#8217;ostentazione del male si oppone nella storia \u2013 come &#8220;il totalmente altro&#8221; di Dio, come la potenza propria di Dio \u2013 la divina misericordia. L&#8217;agnello \u00e8 pi\u00f9 forte del drago, potremmo dire con l&#8217;Apocalisse. Alla fine del libro, nello sguardo retrospettivo sull&#8217;attentato del 13 maggio 1981 ed anche sulla base dell&#8217;esperienza del suo cammino con Dio e con il mondo, Giovanni Paolo II ha approfondito ulteriormente questa risposta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il limite del potere del male, la potenza che, in definitiva, lo vince \u00e8 \u2013 cos\u00ec egli ci dice \u2013 la sofferenza di Dio, la sofferenza del Figlio di Dio sulla Croce: &#8220;La sofferenza di Dio crocifisso non \u00e8 soltanto una forma di sofferenza accanto alle altre. Cristo, soffrendo per tutti noi, ha conferito un nuovo senso alla sofferenza, l&#8217;ha introdotta in una nuova dimensione, in un nuovo ordine: quello dell&#8217;amore<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La passione di Cristo sulla Croce ha dato un senso radicalmente nuovo alla sofferenza, l&#8217;ha trasformata dal di dentro. \u00c8 la sofferenza che brucia e consuma il male con la fiamma dell&#8217;amore. Ogni sofferenza umana, ogni dolore, ogni infermit\u00e0 racchiude una promessa di salvezza. Il male esiste nel mondo anche per risvegliare in noi l&#8217;amore, che \u00e8 dono di s\u00e9 a chi \u00e8 visitato dalla sofferenza.\u00a0Cristo \u00e8 il Redentore del mondo: \u2018Per le sue piaghe noi siamo stati guariti\u2019 (Is 53, 5)&#8221; (pag. 198 ss.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo non \u00e8 semplicemente teologia dotta, ma espressione di una fede vissuta e maturata nella sofferenza. Certo, noi dobbiamo fare del tutto per attenuare la sofferenza ed impedire l&#8217;ingiustizia che provoca la sofferenza degli innocenti. Tuttavia dobbiamo anche fare del tutto perch\u00e9 gli uomini possano scoprire il senso della sofferenza, per essere cos\u00ec in grado di accettare la propria sofferenza e unirla alla sofferenza di Cristo. In questo modo essa si fonde insieme con l&#8217;amore redentore e diventa, di conseguenza, una forza contro il male nel mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta che si \u00e8 avuta in tutto il mondo alla morte del Papa \u00e8 stata una manifestazione sconvolgente di riconoscenza per il fatto che egli, nel suo ministero, si \u00e8 offerto totalmente a Dio per il mondo; un ringraziamento per il fatto che egli, in un mondo pieno di odio e di violenza, ci ha insegnato nuovamente l&#8217;amare e il soffrire a servizio degli altri; ci ha mostrato, per cos\u00ec dire, dal vivo il Redentore, la redenzione, e ci ha dato la certezza che, di fatto, il male non ha l&#8217;ultima parola nel mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due altri avvenimenti, avviati ancora da Papa Giovanni Paolo II, vorrei ora menzionare, se pur brevemente: si tratta della Giornata Mondiale della Giovent\u00f9 celebrata a Colonia e del Sinodo dei Vescovi sull&#8217;Eucaristia che ha concluso anche l&#8217;Anno dell\u2019Eucaristia, inaugurato da Papa Giovanni Paolo II. La Giornata Mondiale della Giovent\u00f9 \u00e8 rimasta nella memoria di tutti coloro che erano presenti come un grande dono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre un milione di giovani si radunarono nella Citt\u00e0 di Colonia, situata sul fiume Reno, e nelle citt\u00e0 vicine per ascoltare insieme la Parola di Dio, per pregare insieme, per ricevere i sacramenti della Riconciliazione e dell&#8217;Eucaristia, per cantare e festeggiare insieme, per gioire dell\u2019esistenza e per adorare e ricevere il Signore eucaristico durante i grandi incontri del sabato sera e della domenica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante tutti quei giorni regnava semplicemente la gioia. A prescindere dai servizi d&#8217;ordine, la polizia non ebbe niente da fare \u2013 il Signore aveva radunato la sua famiglia, superando sensibilmente ogni frontiera e barriera e, nella grande comunione tra di noi, ci aveva fatto sperimentare la sua presenza. Il motto scelto per quelle giornate \u2013 &#8220;Andiamo ad adorarlo&#8221; \u2013 conteneva due grandi immagini che, fin dall&#8217;inizio, favorirono l&#8217;approccio giusto. Vi era innanzitutto l&#8217;immagine del pellegrinaggio, l&#8217;immagine dell&#8217;uomo che, guardando al di l\u00e0 dei suoi affari e del suo quotidiano, si mette alla ricerca della sua destinazione essenziale, della verit\u00e0, della vita giusta, di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa immagine dell&#8217;uomo in cammino verso la meta della vita racchiudeva in se ancora due indicazioni chiare. C&#8217;era innanzitutto l\u2019invito a non vedere il mondo che ci circonda soltanto come la materia grezza con cui noi possiamo fare qualcosa, ma a cercare di scoprire in esso la &#8220;calligrafia del Creatore&#8221;, la ragione creatrice e l&#8217;amore da cui \u00e8 nato il mondo e di cui ci parla l&#8217;universo, se noi ci rendiamo attenti, se i nostri sensi interiori si svegliano e acquistano percettivit\u00e0 per le dimensioni pi\u00f9 profonde della realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come secondo elemento si aggiungeva poi l&#8217;invito a mettersi in ascolto della rivelazione storica che, sola, pu\u00f2 offrirci la chiave di lettura per il silenzioso mistero della creazione, indicandoci concretamente la via verso il vero Padrone del mondo e della storia che si nasconde nella povert\u00e0 della stalla di Betlemme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;altra immagine contenuta nel motto della Giornata Mondiale della Giovent\u00f9 era l&#8217;uomo in adorazione: &#8220;Siamo venuti per adorarlo&#8221;. Prima di ogni attivit\u00e0 e di ogni mutamento del mondo deve esserci l&#8217;adorazione. Solo essa ci rende veramente liberi; essa soltanto ci d\u00e0 i criteri per il nostro agire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio in un mondo in cui progressivamente vengono meno i criteri di orientamento ed esiste la minaccia che ognuno faccia di se stesso il proprio criterio, \u00e8 fondamentale sottolineare l&#8217;adorazione. Per tutti coloro che erano presenti rimane indimenticabile l\u2019intenso silenzio di quel milione di giovani, un silenzio che ci univa e sollevava tutti quando il Signore nel Sacramento era posto sull&#8217;altare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Serbiamo nel cuore le immagini di Colonia: sono una indicazione che continua ad operare. Senza menzionare singoli nomi, vorrei in questa occasione ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile la Giornata Mondiale della Giovent\u00f9; soprattutto, per\u00f2, ringraziamo insieme il Signore, perch\u00e9 in definitiva solo Lui poteva donarci quelle giornate nel modo in cui le abbiamo vissute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parola &#8220;adorazione&#8221; ci porta al secondo grande avvenimento di cui vorrei parlare: il Sinodo dei Vescovi e l&#8217;Anno dell\u2019Eucaristia. Papa Giovanni Paolo II, con l&#8217;Enciclica <em>Ecclesia de Eucharistia<\/em> e con la Lettera apostolica <em>Mane nobiscum Domine<\/em> ci aveva gi\u00e0 donato le indicazioni essenziali e al contempo, con la sua esperienza personale della fede eucaristica, aveva concretizzato l&#8217;insegnamento della Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, la Congregazione per il Culto Divino, in stretto collegamento con l&#8217;Enciclica, aveva pubblicato l&#8217;istruzione <em>Redemptionis Sacramentum<\/em> come aiuto pratico per la giusta realizzazione della Costituzione conciliare sulla liturgia e della riforma liturgica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre tutto ci\u00f2, era veramente possibile dire ancora qualcosa di nuovo, sviluppare ulteriormente l\u2019insieme della dottrina? Proprio questa fu la grande esperienza del Sinodo quando, nei contributi dei Padri, si \u00e8 vista rispecchiarsi la ricchezza della vita eucaristica della Chiesa di oggi e si \u00e8 manifestata l&#8217;inesauribilit\u00e0 della sua fede eucaristica. Quello che i Padri hanno pensato ed espresso dovr\u00e0 essere presentato, in stretto collegamento con le Propositiones del Sinodo, in un documento post-sinodale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei qui solo sottolineare ancora una volta quel punto che, poco fa, abbiamo gi\u00e0 registrato nel contesto della Giornata Mondiale della Giovent\u00f9: l&#8217;adorazione del Signore risorto, presente nell&#8217;Eucaristia con carne e sangue, con corpo e anima, con divinit\u00e0 e umanit\u00e0. \u00c8 commovente per me vedere come dappertutto nella Chiesa si stia risvegliando la gioia dell&#8217;adorazione eucaristica e si manifestino i suoi frutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel periodo della riforma liturgica spesso la Messa e l&#8217;adorazione fuori di essa erano viste come in contrasto tra loro: il Pane eucaristico non ci sarebbe stato dato per essere contemplato, ma per essere mangiato, secondo un\u2019obiezione allora diffusa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;esperienza di preghiera della Chiesa si \u00e8 ormai manifestata la mancanza di senso di una tale contrapposizione. Gi\u00e0 Agostino aveva detto: &#8220;\u2026 nemo autem illam carnem manducat, nisi prius adoraverit;\u2026 peccemus non adorando &#8211; Nessuno mangia questa carne senza prima adorarla; \u2026 peccheremmo se non la adorassimo&#8221; (cfr Enarr. in Ps 98,9 CCL XXXIX 1385).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto, non \u00e8 che nell&#8217;Eucaristia riceviamo semplicemente una qualche cosa. Essa \u00e8 l&#8217;incontro e l&#8217;unificazione di persone; la persona, per\u00f2, che ci viene incontro e desidera unirsi a noi \u00e8 il Figlio di Dio. Una tale unificazione pu\u00f2 soltanto realizzarsi secondo la modalit\u00e0 dell&#8217;adorazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricevere l&#8217;Eucaristia significa adorare Colui che riceviamo. Proprio cos\u00ec e soltanto cos\u00ec diventiamo una cosa sola con Lui. Perci\u00f2, lo sviluppo dell&#8217;adorazione eucaristica, come ha preso forma nel corso del Medioevo, era la pi\u00f9 coerente conseguenza dello stesso mistero eucaristico: soltanto nell&#8217;adorazione pu\u00f2 maturare un&#8217;accoglienza profonda e vera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E proprio in questo atto personale di incontro col Signore matura poi anche la missione sociale che nell&#8217;Eucaristia \u00e8 racchiusa e che vuole rompere le barriere non solo tra il Signore e noi, ma anche e soprattutto le barriere che ci separano gli uni dagli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ultimo evento di quest\u2019anno su cui vorrei soffermarmi in questa occasione \u00e8 la celebrazione della conclusione del Concilio Vaticano II quarant&#8217;anni fa. Tale memoria suscita la domanda: Qual \u00e8 stato il risultato del Concilio? \u00c8 stato recepito nel modo giusto? Che cosa, nella recezione del Concilio, \u00e8 stato buono, che cosa insufficiente o sbagliato? Che cosa resta ancora da fare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nessuno pu\u00f2 negare che, in vaste parti della Chiesa, la recezione del Concilio si \u00e8 svolta in modo piuttosto difficile, anche non volendo applicare a quanto \u00e8 avvenuto in questi anni la descrizione che il grande dottore della Chiesa, san Basilio, fa della situazione della Chiesa dopo il Concilio di Nicea: egli la paragona ad una battaglia navale nel buio della tempesta, dicendo fra l&#8217;altro: &#8220;Il grido rauco di coloro che per la discordia si ergono l\u2019uno contro l\u2019altro, le chiacchiere incomprensibili, il rumore confuso dei clamori ininterrotti ha riempito ormai quasi tutta la Chiesa falsando, per eccesso o per difetto, la retta dottrina della fede \u2026&#8221; (De Spiritu Sancto, XXX, 77; PG 32, 213 A; SCh 17bis, pag. 524).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non vogliamo applicare proprio questa descrizione drammatica alla situazione del dopo-Concilio, ma qualcosa tuttavia di quanto avvenuto vi si riflette. Emerge la domanda: Perch\u00e9 la recezione del Concilio, in grandi parti della Chiesa, finora si \u00e8 svolta in modo cos\u00ec difficile? Ebbene, tutto dipende dalla giusta interpretazione del Concilio o \u2013 come diremmo oggi \u2013 dalla sua giusta ermeneutica, dalla giusta chiave di lettura e di applicazione. I problemi della recezione sono nati dal fatto che due ermeneutiche contrarie si sono trovate a confronto e hanno litigato tra loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;una ha causato confusione, l&#8217;altra, silenziosamente ma sempre pi\u00f9 visibilmente, ha portato e porta frutti. Da una parte esiste un&#8217;interpretazione che vorrei chiamare &#8220;ermeneutica della discontinuit\u00e0 e della rottura&#8221;; essa non di rado si \u00e8 potuta avvalere della simpatia dei mass-media, e anche di una parte della teologia moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall&#8217;altra parte c&#8217;\u00e8 l'&#8221;ermeneutica della riforma&#8221;, del rinnovamento nella continuit\u00e0 dell&#8217;unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato; \u00e8 un soggetto che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo per\u00f2 sempre lo stesso, unico soggetto del Popolo di Dio in cammino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ermeneutica della discontinuit\u00e0 rischia di finire in una rottura tra Chiesa preconciliare e Chiesa postconciliare. Essa asserisce che i testi del Concilio come tali non sarebbero ancora la vera espressione dello spirito del Concilio. Sarebbero il risultato di compromessi nei quali, per raggiungere l&#8217;unanimit\u00e0, si \u00e8 dovuto ancora trascinarsi dietro e riconfermare molte cose vecchie ormai inutili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non in questi compromessi, per\u00f2, si rivelerebbe il vero spirito del Concilio, ma invece negli slanci verso il nuovo che sono sottesi ai testi: solo essi rappresenterebbero il vero spirito del Concilio, e partendo da essi e in conformit\u00e0 con essi bisognerebbe andare avanti. Proprio perch\u00e9 i testi rispecchierebbero solo in modo imperfetto il vero spirito del Concilio e la sua novit\u00e0, sarebbe necessario andare coraggiosamente al di l\u00e0 dei testi, facendo spazio alla novit\u00e0 nella quale si esprimerebbe l\u2019intenzione pi\u00f9 profonda, sebbene ancora indistinta, del Concilio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una parola: occorrerebbe seguire non i testi del Concilio, ma il suo spirito. In tal modo, ovviamente, rimane un vasto margine per la domanda su come allora si definisca questo spirito e, di conseguenza, si concede spazio ad ogni estrosit\u00e0. Con ci\u00f2, per\u00f2, si fraintende in radice la natura di un Concilio come tale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo modo, esso viene considerato come una specie di Costituente, che elimina una costituzione vecchia e ne crea una nuova. Ma la Costituente ha bisogno di un mandante e poi di una conferma da parte del mandante, cio\u00e8 del popolo al quale la costituzione deve servire. I Padri non avevano un tale mandato e nessuno lo aveva mai dato loro; nessuno, del resto, poteva darlo, perch\u00e9 la costituzione essenziale della Chiesa viene dal Signore e ci \u00e8 stata data affinch\u00e9 noi possiamo raggiungere la vita eterna e, partendo da questa prospettiva, siamo in grado di illuminare anche la vita nel tempo e il tempo stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Vescovi, mediante il Sacramento che hanno ricevuto, sono fiduciari del dono del Signore. Sono &#8220;amministratori dei misteri di Dio&#8221; (1 Cor 4,1); come tali devono essere trovati &#8220;fedeli e saggi&#8221; (cfr Lc 12,41-48). Ci\u00f2 significa che devono amministrare il dono del Signore in modo giusto, affinch\u00e9 non resti occultato in qualche nascondiglio, ma porti frutto e il Signore, alla fine, possa dire all&#8217;amministratore: &#8220;Poich\u00e9 sei stato fedele nel poco, ti dar\u00f2 autorit\u00e0 su molto&#8221; (cfr Mt 25,14-30; Lc 19,11-27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In queste parabole evangeliche si esprime la dinamica della fedelt\u00e0, che interessa nel servizio del Signore, e in esse si rende anche evidente, come in un Concilio dinamica e fedelt\u00e0 debbano diventare una cosa sola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;ermeneutica della discontinuit\u00e0 si oppone l&#8217;ermeneutica della riforma, come l&#8217;hanno presentata dapprima Papa Giovanni XXIII nel suo discorso d&#8217;apertura del Concilio l&#8217;11 ottobre 1962 e poi Papa Paolo VI nel discorso di conclusione del 7 dicembre 1965.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei qui citare soltanto le parole ben note di Giovanni XXIII, in cui questa ermeneutica viene espressa inequivocabilmente quando dice che il Concilio &#8220;vuole trasmettere pura ed integra la dottrina, senza attenuazioni o travisamenti&#8221;, e continua: &#8220;Il nostro dovere non \u00e8 soltanto di custodire questo tesoro prezioso, come se ci preoccupassimo unicamente dell&#8217;antichit\u00e0, ma di dedicarci con alacre volont\u00e0 e senza timore a quell&#8217;opera, che la nostra et\u00e0 esige\u2026 \u00c8 necessario che questa dottrina certa ed immutabile, che deve essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata in modo che corrisponda alle esigenze del nostro tempo. Una cosa \u00e8 infatti il deposito della fede, cio\u00e8 le verit\u00e0 contenute nella nostra veneranda dottrina, e altra cosa \u00e8 il modo col quale esse sono enunciate, conservando ad esse tuttavia lo stesso senso e la stessa portata&#8221; (S. Oec. Conc. Vat. II Constitutiones Decreta Declarationes, 1974, pp. 863-865).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 chiaro che questo impegno di esprimere in modo nuovo una determinata verit\u00e0 esige una nuova riflessione su di essa e un nuovo rapporto vitale con essa; \u00e8 chiaro pure che la nuova parola pu\u00f2 maturare soltanto se nasce da una comprensione consapevole della verit\u00e0 espressa e che, d\u2019altra parte, la riflessione sulla fede esige anche che si viva questa fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso il programma proposto da Papa Giovanni XXIII era estremamente esigente, come appunto \u00e8 esigente la sintesi di fedelt\u00e0 e dinamica. Ma ovunque questa interpretazione \u00e8 stata l\u2019orientamento che ha guidato la recezione del Concilio, \u00e8 cresciuta una nuova vita e sono maturati frutti nuovi. Quarant\u2019anni dopo il Concilio possiamo rilevare che il positivo \u00e8 pi\u00f9 grande e pi\u00f9 vivo di quanto non potesse apparire nell\u2019agitazione degli anni intorno al 1968.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi vediamo che il seme buono, pur sviluppandosi lentamente, tuttavia cresce, e cresce cos\u00ec anche la nostra profonda gratitudine per l\u2019opera svolta dal Concilio. Paolo VI, nel suo discorso per la conclusione del Concilio, ha poi indicato ancora una specifica motivazione per cui un&#8217;ermeneutica della discontinuit\u00e0 potrebbe sembrare convincente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella grande disputa sull&#8217;uomo, che contraddistingue il tempo moderno, il Concilio doveva dedicarsi in modo particolare al tema dell&#8217;antropologia. Doveva interrogarsi sul rapporto tra la Chiesa e la sua fede, da una parte, e l&#8217;uomo ed il mondo di oggi, dall&#8217;altra (ibid., pp. 1066 s.). La questione diventa ancora pi\u00f9 chiara, se in luogo del termine generico di &#8220;mondo di oggi&#8221; ne scegliamo un altro pi\u00f9 preciso: il Concilio doveva determinare in modo nuovo il rapporto tra Chiesa ed et\u00e0 moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo rapporto aveva avuto un inizio molto problematico con il processo a Galileo. Si era poi spezzato totalmente, quando Kant defin\u00ec la &#8220;religione entro la pura ragione&#8221; e quando, nella fase radicale della rivoluzione francese, venne diffusa un&#8217;immagine dello Stato e dell&#8217;uomo che alla Chiesa ed alla fede praticamente non voleva pi\u00f9 concedere alcuno spazio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scontro della fede della Chiesa con un liberalismo radicale ed anche con scienze naturali che pretendevano di abbracciare con le loro conoscenze tutta la realt\u00e0 fino ai suoi confini, proponendosi caparbiamente di rendere superflua l\u2019&#8221;ipotesi Dio&#8221;, aveva provocato nell&#8217;Ottocento, sotto Pio IX, da parte della Chiesa aspre e radicali condanne di tale spirito dell&#8217;et\u00e0 moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi, apparentemente non c&#8217;era pi\u00f9 nessun ambito aperto per un\u2019intesa positiva e fruttuosa, e drastici erano pure i rifiuti da parte di coloro che si sentivano i rappresentanti dell&#8217;et\u00e0 moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo, tuttavia, anche l&#8217;et\u00e0 moderna aveva conosciuto degli sviluppi. Ci si rendeva conto che la rivoluzione americana aveva offerto un modello di Stato moderno diverso da quello teorizzato dalle tendenze radicali emerse nella seconda fase della rivoluzione francese. Le scienze naturali cominciavano, in modo sempre pi\u00f9 chiaro, a riflettere sul proprio limite, imposto dallo stesso loro metodo che, pur realizzando cose grandiose, tuttavia non era in grado di comprendere la globalit\u00e0 della realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, tutte e due le parti cominciavano progressivamente ad aprirsi l\u2019una all&#8217;altra. Nel periodo tra le due guerre mondiali e ancora di pi\u00f9 dopo la seconda guerra mondiale, uomini di Stato cattolici avevano dimostrato che pu\u00f2 esistere uno Stato moderno laico, che tuttavia non \u00e8 neutro riguardo ai valori, ma vive attingendo alle grandi fonti etiche aperte dal cristianesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dottrina sociale cattolica, via via sviluppatasi, era diventata un modello importante tra il liberalismo radicale e la teoria marxista dello Stato. Le scienze naturali, che senza riserva facevano professione di un proprio metodo in cui Dio non aveva accesso, si rendevano conto sempre pi\u00f9 chiaramente che questo metodo non comprendeva la totalit\u00e0 della realt\u00e0 e aprivano quindi nuovamente le porte a Dio, sapendo che la realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 grande del metodo naturalistico e di ci\u00f2 che esso pu\u00f2 abbracciare. Si potrebbe dire che si erano formati tre cerchi di domande, che ora, nell\u2019ora del Vaticano II, attendevano una risposta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innanzitutto occorreva definire in modo nuovo la relazione tra fede e scienze moderne; ci\u00f2 riguardava, del resto, non soltanto le scienze naturali, ma anche la scienza storica perch\u00e9, in una certa scuola, il metodo storico-critico reclamava per s\u00e9 l&#8217;ultima parola nella interpretazione della Bibbia e, pretendendo la piena esclusivit\u00e0 per la sua comprensione delle Sacre Scritture, si opponeva in punti importanti all\u2019interpretazione che la fede della Chiesa aveva elaborato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, era da definire in modo nuovo il rapporto tra Chiesa e Stato moderno, che concedeva spazio a cittadini di varie religioni ed ideologie, comportandosi verso queste religioni in modo imparziale e assumendo semplicemente la responsabilit\u00e0 per una convivenza ordinata e tollerante tra i cittadini e per la loro libert\u00e0 di esercitare la propria religione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con ci\u00f2, in terzo luogo, era collegato in modo pi\u00f9 generale il problema della tolleranza religiosa \u2013 una questione che richiedeva una nuova definizione del rapporto tra fede cristiana e religioni del mondo. In particolare, di fronte ai recenti crimini del regime nazionalsocialista e, in genere, in uno sguardo retrospettivo su una lunga storia difficile, bisognava valutare e definire in modo nuovo il rapporto tra la Chiesa e la fede di Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono tutti temi di grande portata &#8211; erano i grandi temi della seconda parte del Concilio &#8211; su cui non \u00e8 possibile soffermarsi pi\u00f9 ampiamente in questo contesto. \u00c8 chiaro che in tutti questi settori, che nel loro insieme formano un unico problema, poteva emergere una qualche forma di discontinuit\u00e0 e che, in un certo senso, si era manifestata di fatto una discontinuit\u00e0, nella quale tuttavia, fatte le diverse distinzioni tra le concrete situazioni storiche e le loro esigenze, risultava non abbandonata la continuit\u00e0 nei principi \u2013 fatto questo che facilmente sfugge alla prima percezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 proprio in questo insieme di continuit\u00e0 e discontinuit\u00e0 a livelli diversi che consiste la natura della vera riforma. In questo processo di novit\u00e0 nella continuit\u00e0 dovevamo imparare a capire pi\u00f9 concretamente di prima che le decisioni della Chiesa riguardanti cose contingenti \u2013 per esempio, certe forme concrete di liberalismo o di interpretazione liberale della Bibbia \u2013 dovevano necessariamente essere esse stesse contingenti, appunto perch\u00e9 riferite a una determinata realt\u00e0 in se stessa mutevole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisognava imparare a riconoscere che, in tali decisioni, solo i principi esprimono l\u2019aspetto duraturo, rimanendo nel sottofondo e motivando la decisione dal di dentro. Non sono invece ugualmente permanenti le forme concrete, che dipendono dalla situazione storica e possono quindi essere sottoposte a mutamenti. Cos\u00ec le decisioni di fondo possono restare valide, mentre le forme della loro applicazione a contesti nuovi possono cambiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, ad esempio, se la libert\u00e0 di religione viene considerata come espressione dell&#8217;incapacit\u00e0 dell&#8217;uomo di trovare la verit\u00e0 e di conseguenza diventa canonizzazione del relativismo, allora essa da necessit\u00e0 sociale e storica \u00e8 elevata in modo improprio a livello metafisico ed \u00e8 cos\u00ec privata del suo vero senso, con la conseguenza di non poter essere accettata da colui che crede che l&#8217;uomo \u00e8 capace di conoscere la verit\u00e0 di Dio e, in base alla dignit\u00e0 interiore della verit\u00e0, \u00e8 legato a tale conoscenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una cosa completamente diversa \u00e8 invece il considerare la libert\u00e0 di religione come una necessit\u00e0 derivante dalla convivenza umana, anzi come una conseguenza intrinseca della verit\u00e0 che non pu\u00f2 essere imposta dall&#8217;esterno, ma deve essere fatta propria dall\u2019uomo solo mediante il processo del convincimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Concilio Vaticano II, riconoscendo e facendo suo con il Decreto sulla libert\u00e0 religiosa un principio essenziale dello Stato moderno, ha ripreso nuovamente il patrimonio pi\u00f9 profondo della Chiesa. Essa pu\u00f2 essere consapevole di trovarsi con ci\u00f2 in piena sintonia con l&#8217;insegnamento di Ges\u00f9 stesso (cfr Mt 22,21), come anche con la Chiesa dei martiri, con i martiri di tutti i tempi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Chiesa antica, con naturalezza, ha pregato per gli imperatori e per i responsabili politici considerando questo un suo dovere (cfr 1 Tm 2,2); ma, mentre pregava per gli imperatori, ha invece rifiutato di adorarli, e con ci\u00f2 ha respinto chiaramente la religione di Stato. I martiri della Chiesa primitiva sono morti per la loro fede in quel Dio che si era rivelato in Ges\u00f9 Cristo, e proprio cos\u00ec sono morti anche per la libert\u00e0 di coscienza e per la libert\u00e0 di professione della propria fede \u2013 una professione che da nessuno Stato pu\u00f2 essere imposta, ma invece pu\u00f2 essere fatta propria solo con la grazia di Dio, nella libert\u00e0 della coscienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una Chiesa missionaria, che si sa tenuta ad annunciare il suo messaggio a tutti i popoli, deve necessariamente impegnarsi per la libert\u00e0 della fede. Essa vuole trasmettere il dono della verit\u00e0 che esiste per tutti ed assicura al contempo i popoli e i loro governi di non voler distruggere con ci\u00f2 la loro identit\u00e0 e le loro culture, ma invece porta loro una risposta che, nel loro intimo, aspettano \u2013 una risposta con cui la molteplicit\u00e0 delle culture non si perde, ma cresce invece l&#8217;unit\u00e0 tra gli uomini e cos\u00ec anche la pace tra i popoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Concilio Vaticano II, con la nuova definizione del rapporto tra la fede della Chiesa e certi elementi essenziali del pensiero moderno, ha rivisto o anche corretto alcune decisioni storiche, ma in questa apparente discontinuit\u00e0 ha invece mantenuto ed approfondito la sua intima natura e la sua vera identit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Chiesa \u00e8, tanto prima quanto dopo il Concilio, la stessa Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica in cammino attraverso i tempi; essa prosegue &#8220;il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio&#8221;, annunziando la morte del Signore fino a che Egli venga (cfr Lumen gentium, 8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi si era aspettato che con questo &#8220;s\u00ec&#8221; fondamentale all&#8217;et\u00e0 moderna tutte le tensioni si dileguassero e l\u2019&#8221;apertura verso il mondo&#8221; cos\u00ec realizzata trasformasse tutto in pura armonia, aveva sottovalutato le interiori tensioni e anche le contraddizioni della stessa et\u00e0 moderna; aveva sottovalutato la pericolosa fragilit\u00e0 della natura umana che in tutti i periodi della storia e in ogni costellazione storica \u00e8 una minaccia per il cammino dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi pericoli, con le nuove possibilit\u00e0 e con il nuovo potere dell&#8217;uomo sulla materia e su se stesso, non sono scomparsi, ma assumono invece nuove dimensioni: uno sguardo sulla storia attuale lo dimostra chiaramente. Anche nel nostro tempo la Chiesa resta un &#8220;segno di contraddizione&#8221; (Lc 2,34) \u2013 non senza motivo Papa Giovanni Paolo II, ancora da Cardinale, aveva dato questo titolo agli Esercizi Spirituali predicati nel 1976 a Papa Paolo VI e alla Curia Romana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non poteva essere intenzione del Concilio abolire questa contraddizione del Vangelo nei confronti dei pericoli e degli errori dell&#8217;uomo. Era invece senz&#8217;altro suo intendimento accantonare contraddizioni erronee o superflue, per presentare a questo nostro mondo l&#8217;esigenza del Vangelo in tutta la sua grandezza e purezza. Il passo fatto dal Concilio verso l&#8217;et\u00e0 moderna, che in modo assai impreciso \u00e8 stato presentato come &#8220;apertura verso il mondo&#8221;, appartiene in definitiva al perenne problema del rapporto tra fede e ragione, che si ripresenta in sempre nuove forme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione che il Concilio doveva affrontare \u00e8 senz&#8217;altro paragonabile ad avvenimenti di epoche precedenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">San Pietro, nella sua prima lettera, aveva esortato i cristiani ad essere sempre pronti a dar risposta (apo-logia) a chiunque avesse loro chiesto il logos, la ragione della loro fede (cfr 3,15). Questo significava che la fede biblica doveva entrare in discussione e in relazione con la cultura greca ed imparare a riconoscere mediante l&#8217;interpretazione la linea di distinzione, ma anche il contatto e l&#8217;affinit\u00e0 tra loro nell&#8217;unica ragione donata da Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando nel XIII secolo, mediante filosofi ebrei ed arabi, il pensiero aristotelico entr\u00f2 in contatto con la cristianit\u00e0 medievale formata nella tradizione platonica, e fede e ragione rischiarono di entrare in una contraddizione inconciliabile, fu soprattutto san Tommaso d&#8217;Aquino a mediare il nuovo incontro tra fede e filosofia aristotelica, mettendo cos\u00ec la fede in una relazione positiva con la forma di ragione dominante nel suo tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La faticosa disputa tra la ragione moderna e la fede cristiana che, in un primo momento, col processo a Galileo, era iniziata in modo negativo, certamente conobbe molte fasi, ma col Concilio Vaticano II arriv\u00f2 l\u2019ora in cui si richiedeva un ampio ripensamento. Il suo contenuto, nei testi conciliari, \u00e8 tracciato sicuramente solo a larghe linee, ma con ci\u00f2 \u00e8 determinata la direzione essenziale, cosicch\u00e9 il dialogo tra ragione e fede, oggi particolarmente importante, in base al Vaticano II ha trovato il suo orientamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Adesso questo dialogo \u00e8 da sviluppare con grande apertura mentale, ma anche con quella chiarezza nel discernimento degli spiriti che il mondo con buona ragione aspetta da noi proprio in questo momento. Cos\u00ec possiamo oggi con gratitudine volgere il nostro sguardo al Concilio Vaticano II: se lo leggiamo e recepiamo guidati da una giusta ermeneutica, esso pu\u00f2 essere e diventare sempre di pi\u00f9 una grande forza per il sempre necessario rinnovamento della Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, devo forse ancora far memoria di quel 19 aprile di quest&#8217;anno, in cui il Collegio Cardinalizio, con mio non piccolo spavento, mi ha eletto a successore di Papa Giovanni Paolo II, a successore di san Pietro sulla cattedra del Vescovo di Roma? Un tale compito stava del tutto fuori di ci\u00f2 che avrei mai potuto immaginare come mia vocazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, fu soltanto con un grande atto di fiducia in Dio che potei dire nell&#8217;obbedienza il mio &#8220;s\u00ec&#8221; a questa scelta. Come allora, cos\u00ec chiedo anche oggi a tutti Voi la preghiera, sulla cui forza e sostegno io conto. Al contempo desidero ringraziare di cuore in quest&#8217;ora tutti coloro che mi hanno accolto e mi accolgono tuttora con tanta fiducia, bont\u00e0 e comprensione, accompagnandomi giorno per giorno con la loro preghiera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Natale \u00e8 ormai vicino. Il Signore Dio alle minacce della storia non si \u00e8 opposto con il potere esteriore, come noi uomini, secondo le prospettive di questo nostro mondo, ci saremmo aspettati. L&#8217;arma sua \u00e8 la bont\u00e0. Si \u00e8 rivelato come bimbo, nato in una stalla. \u00c8 proprio cos\u00ec che contrappone il suo potere completamente diverso alle potenze distruttive della violenza. Proprio cos\u00ec Egli ci salva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio cos\u00ec ci mostra ci\u00f2 che salva. Vogliamo, in questi giorni natalizi, andargli incontro pieni di fiducia, come i pastori, come i sapienti dell&#8217;Oriente. Chiediamo a Maria di condurci al Signore. Chiediamo a Lui stesso di far brillare il suo volto su di noi. Chiediamogli di vincere Egli stesso la violenza nel mondo e di farci sperimentare il potere della sua bont\u00e0. Con questi sentimenti imparto di cuore a tutti Voi la Benedizione Apostolica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">_______________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Leggi anche:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1770\">Il papa Ratzinger certifica il Concilio. 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