{"id":1714,"date":"2005-11-23T09:10:06","date_gmt":"2005-11-23T08:10:06","guid":{"rendered":""},"modified":"2014-12-03T09:27:38","modified_gmt":"2014-12-03T08:27:38","slug":"1943-lestate-delle-tre-tavolette-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/1943-lestate-delle-tre-tavolette-1\/","title":{"rendered":"1943- L&#8217;estate delle tre tavolette (1)"},"content":{"rendered":"<div align=\"center\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/3-tavolette_cover.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-14698\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/3-tavolette_cover.png\" alt=\"3 tavolette_cover\" width=\"154\" height=\"250\" \/><\/a><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Franco Bandini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">(leggi la <a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1715\" target=\"_blank\"><strong>Recensione)<\/strong><\/a><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\">Capitolo Primo<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>AMNESIE<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_14700\" style=\"width: 400px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Gran-Consiglio-1943.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-14700\" class=\"wp-image-14700\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Gran-Consiglio-1943-300x125.jpg\" alt=\"Gran Consiglio 1943\" width=\"400\" height=\"167\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Gran-Consiglio-1943-300x125.jpg 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Gran-Consiglio-1943.jpg 347w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-14700\" class=\"wp-caption-text\">La seduta del Gran Consiglio del fascismo del luglio 1943<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Plumas y palabras el viento se las lleva. La seduta del Gran Consiglio che pone termine alla \u201cbella avventura\u201d di Mussolini, ed apre pubblicamente la crisi pi\u00f9 grave dello Stato Italiano dalla sua costituzione, comincia alle 17 del Sabato 24 Luglio 1943 e termina alle due ed un quarto del 25. In quelle nove ore tumultuose ed a tratti drammatiche, le ventinove persone intervenute pronunziano all\u2019incirca sessanta o settantamila parole, tante quante basterebbero a mettere insieme un grosso volume di sei o settecento pagine: che sciaguratamente manca, mettendo una schiera di valenti storici nella fastidiosa condizione di dover \u201cricostruire\u201d ci\u00f2 che invece sarebbe assai pi\u00f9 utile e sicuro dover semplicemente narrare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ragioni di questa lacuna sono parecchie, e ciascuna di esse ha un certo peso, almeno indiziario. La prima, \u00e8 che contrariamente alla prassi sempre seguita nel Ventennio, alla seduta non fu ammesso lo stenografo, la cui seggiola al centro della Sala del Pappagallo rimase pertanto vuota. Dino Grandi ha lasciato scritto che si era preoccupato, due giorni prima, di richiedere espressamente al Segretario del Partito la presenza appunto di uno stenografo: ma che Carlo Scorza gli comunic\u00f2 subito che, altrettanto espressamente, Mussolini si era opposto \u201calla presenza di estranei\u201d alla seduta medesima (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 qui, le cose non son cos\u00ec chiare come si vorrebbe, poich\u00e9 da una parte sembra strano che Dino Grandi abbia giudicato opportuno richiedere una presenza che faceva parte di una prassi mai disattesa. E dall\u2019altra, sembra ancora pi\u00f9 strano che Mussolini potesse considerare \u201cestraneo\u201d uno stenografo, dopotutto vincolato al segreto d\u2019ufficio, se non \u201cdi Stato\u201d. Quale che sia la riposta spiegazione, sta di fatto che della seduta non vi fu verbale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Manca anche il voluminoso scartafaccio che Mussolini riport\u00f2 a Villa Torlonia al termine del Gran Consiglio. Durante quelle nove ore, egli aveva annotato interventi e punti salienti, per averne guida nella sua replica finale. Abbandon\u00f2 questo interessante documento a casa, per recarsi a rapporto da Vittorio Emanuele a Villa Ada, al termine del quale fu arrestato. A quanto \u00e8 stato riferito poi, Rachele Mussolini ed i suoi familiari, non vendendolo rientrare, distrussero un gran numero di documenti, tra i quali anche lo scartafaccio (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche qui, ci troviamo di fronte a ragguardevoli dubbi, poich\u00e9 Rachele Mussolini non ha mai scritto o raccontato nulla di simile. Anzi, ha detto il contrario: \u201c(Mussolini) \u2013 essa narra \u2013 mi consegn\u00f2 tutto e tutto conservai, tanto che quella lettera (N.d.A., allude alla lettera di \u201cpentimento\u201d di Cianetti) serv\u00ec poi come documento decisivo di difesa per Cianetti al processo di Verona\u201d. E pi\u00f9 avanti aggiunge: \u201c(Buffarini) mi consegn\u00f2 un foglietto sul quale il Duce, durante la seduta, aveva tracciato segni e ghirigori, perch\u00e9 lo conservassi\u201d(3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il foglietto o scartafaccio che fosse, dunque, dovette salvarsi:\u00a0 e tuttavia manca agli storici, cos\u00ec come manca una terza possibile fonte, e cio\u00e8 una sorte di verbale buttato gi\u00f9 a caldo, nella stessa giornata del 25 Luglio da Federzoni, Bottai, Bastianini e Bignardi a casa di Federzoni \u201csu note ed appunti fatti da loro e da altri durante la seduta\u201d (4). Il \u201cDiario\u201d di Bottai, sotto la data dell\u20198 Agosto 1943, ce ne porta una conferma\u00a0 sintetica, parlando appunto di una \u201cverbalizzazione\u201d, ma anche questo documento non \u00e8 mai pubblicamente comparso: bench\u00e9 si\u00a0 possa supporre che i suoi estensori possono averlo utilizzato per le loro memorie e giustificazioni posteriori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per una non scritta ma autorevolissima legge storica che potremmo chiamare \u201cdel documento mancante\u201d, al silenzio ufficiale su quanto veramente accadde quella notte al Gran Consiglio, ha corrisposto in misura inversamente proporzionale uno sterminato arcipelago di ricostruzioni ed interpretazioni, ovviamente di vario valore ed attendibilit\u00e0, ma tutte accomunate da una sgradevole brevit\u00e0. In altre parole, quelle nove ore hanno sub\u00ecto una fortissima contrazione: per cui, e per esempio, l\u2019ora e mezzo di relazione introduttiva di Mussolini risulta ora condensata, e nel migliore dei casi, in un paio di pagine, leggibili al massimo in quattro o cinque minuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli altri 28 interventi ne escono ancor pi\u00f9 sacrificati:\u00a0 al punto che alcuni di essi non vengono nemmeno citati in alcun resoconto. Allo stato attuale delle conoscenze, le opere testimoniali o critiche di maggior valore paiono soltanto cinque: il \u201cDiario 1935-44\u201d di Giuseppe Bottai, il \u201c25 luglio quarant\u2019anni dopo\u201d di Dino Grandi, la \u201cStoria della Repubblica di Sal\u00f2\u201d del ragguardevole storico di Oxford Frederick W. Deakin, il \u201c25 luglio\u201d di Gianfranco Bianchi, ed infine \u201cMussolini l\u2019alleato \u2013 Crisi ed agonia del regime\u201d di Renzo De Felice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si vedranno pi\u00f9 avanti i pregi e gli eventuali difetti di ognuna di queste opere, ma per ora baster\u00e0 osservare, in ordine al fenomeno della \u201ccontrazione\u201d, che la cronaca della seduta del Gran Consiglio occupa, in esse, e nell\u2019ordine, il seguente numero di pagine: Bottai, 14, Grandi, 21, Deakin, 12, Bianchi, 86 e De Felice, 21. Se accettiamo l\u2019idea che un verbale completo e rigoroso della seduta avrebbe occupato un volume di \u201cAtti\u201d sulle seicento pagine, ne viene che quattro delle opere citate hanno basato le rispettive analisi sul tre per cento di quanto in realt\u00e0 venne detto: una sola, quella del Bianchi, sale al 14 per cento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una tale enorme compressione della realt\u00e0 cronistica, basterebbe ed avanzerebbe per scartare come inattendibile il riassunto delle deliberazioni di un qualsiasi Consiglio di Amministrazione riunitosi per deliberare sulla campagna acquisti di granaglie, o quella pubblicitaria per un nuovo formaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso di quella notte terribile, il suo valore ostativo \u00e8 di parecchie volte superiore, per il semplice fatto che tutte le testimonianze \u201cdirette\u201d pervenuteci rivestono una spiccatissima \u201cderiva\u201d giustificativa: ben naturale in gerarchi costretti dalla gravit\u00e0 dell\u2019ora, e da un indistinto tumulto di sentimenti e di spinte, a fare i conti non solo con il loro vecchio idolo, ma anche con la propria coscienza e persino con le proprie apprensioni, personali e familiari. Qualunque lavoro critico risulta perci\u00f2 ai limiti della possibilit\u00e0 storica, per quanto acutamente condotto. Tant\u2019\u00e8 che ancora oggi siamo ridotti a pure e semplici interpretazioni, con le quali \u2013 in realt\u00e0 \u2013 si prestano al Tale o Talaltro personaggio intenzioni che paiono plausibili soltanto alla luce di quanto successe \u201cdopo\u201d i fatti: ma che non risultano affatto da documenti attendibili che le garantiscano in modo indubbio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec ci sfugge pur sempre, e lo vedremo meglio in seguito, il punto centrale se, con la richiesta riunione del Gran Consiglio, i gerarchi fascisti, o almeno \u201cil gruppo motore\u201d di essi intese arrivare all\u2019eliminazione totale o parziale dalla scena di Mussolini, o non anche alla cessazione delle ostilit\u00e0, mediante un Armistizio con gli Alleati. E per conseguenza ci sfugge \u2013 in contrappunto \u2013 quale analogamente fosse l\u2019intenzione della Monarchia. Oggi \u00e8 facile sostenere, e tutti gli storici son concordi su questo punto, che la \u201cvera\u201d intenzione di Vittorio Emanuele era appunto quella di addivenire ad una cessazione delle ostilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questa convinzione, \u00e8 bene dirlo subito, poggia quasi esclusivamente sul fatto che 45 giorni dopo la seduta del Gran Consiglio, un armistizio venne davvero annunziato. Questo legaccio possiede una tal forza logica, che nessuno si \u00e8 mai assunto la briga di andarlo a verificare nei fatti, soprattutto nei documenti. In realt\u00e0 esso \u00e8 fragilissimo. Peggio ancora, esso scontra cos\u00ec violentemente con le poche cose che sappiamo per certo, da aver obbligato indistintamente tutti gli storici a far finta di ignorarlo, poich\u00e9 il tenerne conto avrebbe portato a contraddizioni insanabili, nonch\u00e9 ad una revisione completa della \u201clezione\u201d usuale.<\/p>\n<div id=\"attachment_14701\" style=\"width: 165px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Pietro-Badoglio.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-14701\" class=\"wp-image-14701\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Pietro-Badoglio.jpg\" alt=\"Pietro Badoglio\" width=\"165\" height=\"200\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-14701\" class=\"wp-caption-text\">Pietro Badoglio<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 il caso dei due proclami che la sera stessa del 25 luglio vennero letti ai microfoni dell\u2019E.I.A.R. dal Maresciallo Badoglio. Il secondo di essi, quello da lui sottoscritto come nuovo Capo del Governo in sostituzione di Mussolini, \u00e8 citato \u2013 sempre e senza eccezioni \u2013 fino alla frase \u201cla guerra continua\u201d, che \u00e8 venuta ad assumere il valore di simbolo assoluto delle pusillanimit\u00e0 se non vigliaccherie, della disonest\u00e0, se non dell\u2019obliqua slealt\u00e0 del governo succeduto a Mussolini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questa frase era seguita da una proposizione dalla quale storicamente non si pu\u00f2 prescindere, poich\u00e9 il non considerarla, il non citarla in unione alla precedente, risulta certamente comodo, ma anche espediente poco degno e perfino colpevole: specie se si tiene conto del fatto che la differenza psicologica tra \u201cil messaggio abbreviato\u201d che gli italiani giovani e meno giovani oggi si sentono ripetere, o che leggono nelle opere storiche, \u00e8 fortissima rispetto a quello \u201clungo\u201d, che gli italiani di allora udirono sgorgare dai microfoni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Difatti, Badoglio proseguiva dicendo: \u201cL\u2019Italia, duramente colpita nelle sue province invase, nelle sue citt\u00e0 distrutte, mantiene fede alla parola data, gelosa custode delle sue millenarie tradizioni\u201d. Il proclama di Vittorio Emanuele non suonava diversamente, poich\u00e9 incitava \u201cognuno a riprendere il suo posto di dovere, di fede e di combattimento\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A quanto oggi sappiamo, ma non con quel corredo di dettagli che lo storico giustamente pretende, entrambi i proclami furono redatti dall\u2019anziano ex Presidente della Vittoria, il palermitano Vittorio Emanuele Orlando, allora di 83 anni. L\u2019incarico gli venne conferito dal Duca Acquarone, certamente su designazione del Re: il quale poi rivide e corresse il testo, dopo averlo sottoposto a Badoglio e, sembra, anche ad altri. Rimane non chiarito il \u201cmomento\u201d in cui tutto questo avvenne, ma Carmine Senise, che si \u00e8 poi attribuito il merito di aver pensato per primo proprio al vecchio Presidente, afferma che l\u2019idea gli venne non pi\u00f9 tardi del 21 Luglio, e che proprio quel giorno prese il contatto necessario con lo stesso Orlando. (5)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se cos\u00ec stanno le cose, \u00e8 inevitabile concludere che il solenne impegno verso \u201cla parola data\u201d, fu preso dalla Monarchia e dai militari prima ed indipendentemente dalla riunione del Gran Consiglio. Ma questa centrale constatazione comporta una bella serie di corollari logici, il primo dei quali \u00e8 che con il \u201ccolpo di Stato\u201d il Re persegu\u00ec soltanto il disegno di liberarsi di Mussolini: ma non quello, o non ancora quello di addivenire ad un armistizio, o addirittura al capovolgimento delle alleanze. Una decisione, quest\u2019ultima, che il Re dovette prendere ad ottobre, dopo la conclusione dell\u2019armistizio, e certamente \u201cobtorto collo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Vittorio-Emanuele-III.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-14702\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Vittorio-Emanuele-III.jpg\" alt=\"Vittorio Emanuele III\" width=\"150\" height=\"200\" \/><\/a>Come si sa, una larghissima parte della critica storica continua a ritenere che fosse possibile ed anzi necessario \u201ccambiar fronte\u201d gi\u00e0 nella giornata del 25 luglio, sorprendendo i tedeschi ancora non troppo numerosi in territorio italiano e del pari sbilanciando gli Alleati, i quali si sarebbero trovati scavalcati nelle loro trasparenti intenzioni punitive, da un atteggiamento cos\u00ec risoluto e \u201cleale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso Vittorio Emanuele Orlando ha cercato di sminuire il senso del proclama che egli stesso dett\u00f2, sostenendo che, nel suo pensiero, la \u201cparola data\u201d fosse impegnativa soltanto per le prime ventiquattro ore: dopodich\u00e9, la si sarebbe potuta ritirare. Dino Grandi\u00a0 \u00e8 andato anche pi\u00f9 in l\u00e0, riversando su di lui e sulla Corona \u201cla mostruosit\u00e0 di aver accollato alla Nazione italiana una responsabilit\u00e0 che la Nazione non aveva e che i suoi nemici-alleati anglo-russo-americani non le avevano mai attribuito\u201d (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta in realt\u00e0 di due modi diversi, ma egualmente inabili ed inaccettabili per liberarsi da un dilemma storicamente gravissimo: se esistessero o no, <span style=\"text-decoration: underline;\">in quel momento<\/span>, ragioni coattive per un\u2019uscita dalla guerra. La stragrande maggioranza degli storici non ha mai avuto dubbi in proposito, assumendo come dato certo che essa fosse comunque gi\u00e0 perduta. Ma le parole e la sostanza dei due proclami del 25 luglio testimoniano che, <span style=\"text-decoration: underline;\">in quel momento<\/span>, il giudizio del Monarca non fu questo. Quale che ne fossero le ragioni, <span style=\"text-decoration: underline;\">nei fatti<\/span> non fu questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul \u201cpiccolo Re\u201d e sulla sua opera ultraquarantennale son state accumulate tutte le accuse pi\u00f9 acri, tra le quali quelle di aridit\u00e0 e cinismo sembrano ancora le pi\u00f9 blande. Tuttavia, la cura che \u00e8 stata sempre dispiegata nel passare sotto silenzio assoluto i due proclami citati, dimostra a sufficienza il grave imbarazzo nel quale tutti indistintamente gli storici si son trovati quando i loro teoremi li hanno posti davanti alla necessit\u00e0 di estendere tali accuse anche a quella di \u201cmendacio intenzionale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una mente serena e spassionata, pu\u00f2 infatti accettare molte condanne, anche severe, ma ancora oggi rifiuta l\u2019idea che Vittorio Emanuele abbia potuto chiamare in causa quelle \u201cmillenarie tradizioni\u201d di onore geloso, che poi eran quelle della sua Casa, prima ancora che dell\u2019Italia, al semplice scopo di non allarmare gli alleati tedeschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi eran molti modi verbali per raggiungere lo stesso scopo, senza per questo mettere in un gioco rovinoso e perdente in partenza il destino della Monarchia e quello dell\u2019Italia. Nazioni ed Istituzioni possono sopravvivere ai disastri ed a guerre perdute, ma \u00e8 ben raro che ci riescano quando, nella disgrazia, gettano sui tavoli di ferro della Storia il proprio prestigio a garanzia di un impegno che <span style=\"text-decoration: underline;\">gi\u00e0<\/span> hanno in animo di tradire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche volta questo pu\u00f2 anche accadere, ma il prezzo da pagarne \u00e8 sempre terribile. Se accade, le ragioni debbono esserne poi chiarite nel modo pi\u00f9 ampio e sincero. Poich\u00e9 questa spiegazione a proposito del 25 luglio non \u00e8 stata data, dobbiamo concluder che i due proclami abbiano rispecchiato, col loro solenne impegno, quella che era al momento la solenne decisione di fondo del Re e dei militari: continuare la guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si vedr\u00e0 pi\u00f9 avanti in quale panorama pi\u00f9 generale debba essere iscritta una tal decisione. Ma qui ed ora non si pu\u00f2 tacere che Vittorio Emanuele, in quei frangenti, era forse uno dei pochi italiani che disponesse, per la valutazione della situazione, di un elemento di giudizio straordinariamente ignoto, risalente alla Prima Guerra Mondiale: a quelle giornate di Caporetto che per molti versi anticipano e prefigurano la crisi del 1943.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al Comando Supremo di Udine, il generale Luigi Cadorna ebbe una prima e parziale percezione del disastro soltanto nella giornata del 25 Ottobre 1917, cio\u00e8 non meno di trenta ore dopo che le Divisioni austro-tedesche avevano rotto il fronte isontino. Gi\u00e0 il 28 Ottobre, le prime avanguardie di quattro Divisioni francesi e di due inglesi varcavano i nostri confini alpini, per recare allo scosso esercito italiano quello che fu subito chiamato \u201cil generoso aiuto\u201d alleato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia le disperate pressioni del nostro Comando per ottenere che queste truppe salissero effettivamente in linea, prima sul Tagliamento e poi sul Piave, non sortirono alcun effetto finch\u00e8 la situazione non si fu stabilizzata: ma soprattutto fino al momento in cui si allontan\u00f2 dalle sospettose menti alleate l\u2019idea che l\u2019Italia potesse defezionare, passando addirittura dall\u2019altra parte. \u00a0In effetti, l\u2019arrivo e la dislocazioni delle 6 Divisioni alleate, poi salite ad 8, rispose ad uno scopo doppio: sostenere il Governo Italiano ed il Comando sul piano strettamente militare, ma anche predisporre mezzi sufficienti per assumere il controllo del territorio in caso di armistizio e peggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Taranto, furono prese misure analoghe per scongiurare il pericolo che la Flotta italiana, nelle stesse evenienze, potesse cambiare bandiera, determinando una gravissima crisi navale nell\u2019intero Mediterraneo. Nell\u2019autunno del 1917, per effetto del crollo zarista, l\u2019Intesa corse davvero un serio rischio, che Caporetto sottoline\u00f2 in modo esplosivo, determinando nei Franco-Inglesi quelle reazioni immediate che paiono e sono cos\u00ec simili a quelle dell\u2019O.K.H. ed O.K.W. di Hitler tra il giugno ed il luglio 1943.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1917, come \u00e8 noto, Vittorio Emanuele III pens\u00f2 di abdicare, ed uomini come Bissolati e Cadorna discussero seriamente se non fosse meglio \u201cbruciarsi le cervella\u201d. Ma vi fu anche qualcosa di pi\u00f9, e cio\u00e8 il sorgere della sensazione che si fosse sbagliato a fare la guerra, ed anche a farla dalla parte dei franco-inglesi. E ci fu, di fronte al trattamento brutale degli Alleati, specie al Convegno di Rapallo, quella ribellione che Angelo Gatti, biografo del Comando Supremo, ben delinea quando scrive: \u201cGli Alleati ci trattarono come se noi non esistessimo: non so quale tutela sia pi\u00f9 gravosa della francese o della tedesca\u201d. (7)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* * *<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tutela Alleata fu in effetti moto pesante, e persino ricattatoria sul piano del denaro, del carbone e dei viveri. Tutto sommato, fu anche benefica, poich\u00e9 chiuse con brutalit\u00e0 indubbia la strada di un possibile armistizio, che valesse come \u201cuscita di sicurezza\u201d non solo nell\u2019immediatezza della tragedia militare, ma anche nel contesto pi\u00f9 generale di una guerra che col 1917 era giunta al suo \u201canno senza speranza\u201d su tutti i fronti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Convegno di Peschiera \u00e8 stato visto e dipinto, tra le due guerre, come il momento magico della risurrezione italiana, contro i tentennamenti alleati. Ma la realt\u00e0 fu piuttosto diversa, poich\u00e9 da quel momento, e di fatto, le massime decisioni militari, e dunque quelle politiche, passarono nelle mani di Foch, anche se dietro una nominale facciata interalleata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Peschiera, Vittorio Emanuele III fu assai meno libero nelle sue decisioni di quanto ci sia poi piaciuto tramandare: certamente si ricord\u00f2, nel 1943, di quanta amarezza si nasconda nella parola \u201ctutela\u201d, da chiunque provenga, specie nella disgrazia. Egli non amava n\u00e9 gli inglesi, n\u00e9 i francesi, n\u00e9 i tedeschi, poich\u00e9 sapeva per istinto, ed ancor pi\u00f9 per esperienza, che la pi\u00f9 futile tra le speranze di un vaso di coccio, era quella di attribuire valore alle proprie simpatie e affinit\u00e0 per un qualunque vaso di ferro. In questo, che era un pensiero non cinico o arido, ma soltanto culturalmente irreprensibile, Vittorio Emanuele fu un Re isolato. Fors\u2019anche, un italiano isolato. (8)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/La-Stampa-1943.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-14703 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/La-Stampa-1943.jpg\" alt=\"La Stampa 1943\" width=\"248\" height=\"192\" \/><\/a>Si \u00e8 detto, dunque, che il Re decise per la rimozione di Mussolini e per la continuazione della guerra, prima ed indipendentemente dalla riunione del Gran Consiglio: in palese contrasto, tra l\u2019altro, con il capo di Stato Maggiore Generale, Ambrosio, il quale aveva addirittura presentato le sue dimissioni a Mussolini il 22 luglio sotto la specifica accusa di non essere stato capace di chiedere \u201clo sganciamento\u201d ai tedeschi, come indispensabile preliminare per un accordo con gli Alleati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quale Ambrosio, tuttavia, non risulta abbia reiterato la sua protesta al Re o al Maresciallo Badoglio quando essi si comportarono nello stesso identico modo: per di pi\u00f9 in una forma tanto solenne ed impegnativa da chiudere a doppio chiavistello quel sia pur piccolo margine di manovra che Mussolini si era sempre ben guardato dal cancellare. Possiamo perci\u00f2 concludere che il vero e, sul momento, unico scopo perseguito dalla Corona fu quello di sbarazzarsi di Mussolini, percepito come paralizzante ostacolo ad una condotta pi\u00f9 seria e pi\u00f9 ponderata della guerra. Forse con speranze ridotte e ridottissime, ma senza pessimismi ingiustificati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra \u201celiminazione di Mussolini\u201d e \u201cguerra fatalmente perduta\u201d \u00e8 stata fatta una rimarchevole confusione, quasi che si sia trattato davvero delle due facce di una stessa moneta. Ma non \u00e8 cos\u00ec, intanto perch\u00e9 nessuno spirito \u2013 per quanto acuto e preveggente \u2013avrebbe potuto divinare nell\u2019estate del 1943 le sorprese, gli sbocchi e la soluzione di un gigantesco conflitto che doveva dopotutto terminare soltanto dopo altri due terribili anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma poi anche perch\u00e9 il \u201cproblema Mussolini\u201d \u2013 nonostante tutto quel che si \u00e8 detto \u2013 era di natura domestica, ben poco diverso, cio\u00e8, da quello posto ad un Governo in guerra da un cattivo generale. In 37 mesi dal giugno 1940, il Duce aveva collezionato una serie cos\u00ec stordente di decisioni mortali, di sconfitte gratuite, di pietosamente vane parole, di errori irreparabili a tutti i livelli, da ingenerare in tutti, popolo e gerarchie, militari ed industriali, intellettuali e politici, la <span style=\"text-decoration: underline;\">certezza<\/span> che la sciagura maggiore non fosse n\u00e9 la guerra, n\u00e9 l\u2019alleato, n\u00e9 la potenza del nemico, ma l\u2019insipienza, forse la pazzia, comunque la sinistra, persistente sfortuna che era stata per pi\u00f9 di tre anni l\u2019inseparabile compagna di ogni atto di Mussolini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nessuno di questi due discorsi, lo stato reale della guerra nel luglio 1943, ed il silenzioso ma esplicito ed obbligante ripudio dell\u2019intera nazione della figura di Mussolini, \u00e8 stato mai neppur tentato dalla critica storica: il primo perch\u00e9 avrebbe comportato, ed ancora comporterebbe un inevitabile, severissimo giudizio sulla inadeguatezza, ed anzi ostinata cecit\u00e0 delle politiche occidentali nei riguardi del \u201cproblema tedesco\u201d a partire almeno dal 1880, nel doppio aspetto di un permanente rifiuto ad una equa soluzione globale, e nel ricorso \u2013\u00a0 per negarlo \u2013 prima all\u2019alleanza con la Russia zarista, autocratica ed illiberale: e poi con quella sovietica, con risultati cos\u00ec perniciosi e di cos\u00ec lungo periodo da far dire a Churchill, nel 1947, \u201cche era stato macellato il maiale sbagliato\u201d. (9)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed il secondo, perch\u00e9 l\u2019indubbio carisma di Mussolini, assorbendo e metabolizzando per lungo tempo le legittime e confuse aspirazioni del nostro popolo ad essere diverso e migliore di quel che non tollera di essere considerato, ha finito con l\u2019impedirci di vedere chiaramente l\u2019enormit\u00e0 dei danni che la sua abulia, la sua insipienza, la sua fondamentale ignoranza dei meccanismi della \u201cgrande politica internazionale\u201d ci hanno recato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, si aggiunga, per il buon peso, anche un pi\u00f9 generale difetto culturale dell\u2019attuale critica storica: quello di aver dimenticato ci\u00f2 che deve intendersi per \u201csconfitta\u201d e \u201cvittoria\u201d all\u2019interno di cicli almeno di medio termine. Mettendosi cio\u00e8 nella posizione di colui che avesse preteso di giudicare delle sorti dell\u2019Impero romano il giorno dopo la battaglia di Canne. Dal che consegue che soltanto il 1989 consente \u2013 per la prima volta \u2013 un giudizio serio sul 1918 e sul 1945.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si vedr\u00e0 meglio e pi\u00f9 avanti se e quanto i dati di fatto quali oggi possiamo meglio riconoscere, influenzarono e in che modo le decisioni della Corona. Ma uno ve ne fu che conviene abbordare subito, in relazione al peso determinante che ebbe, ed anche al tombale silenzio sotto il quale \u00e8 stato seppellito nella memoria dei protagonisti e collettiva. Si tratta di quanto Mussolini disse, e lasci\u00f2 intendere, in chiusura della seduta-fiume del Gran Consiglio, poco prima delle votazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver riaffermato la sua fiducia sul fatto che il re non gli avrebbe comunque ritirato la delega, egli aggiunse: \u201cTra pochi giorni io avr\u00f2 sessant\u2019anni, e potrei anche chiuder questa \u201cbella avventura\u201d che \u00e8 stata la mia vita. Senonch\u00e8 noi vinceremo la guerra. La mia fiducia nella vittoria della Germania e nostra \u00e8 oggi intatta, cos\u00ec come lo era all\u2019inizio della guerra. Io non intendo rivelare al Gran Consiglio (forse l\u2019avrei fatto se la discussione avesse preso corso diverso) gli importanti segreti di carattere militare, che al Fuhrer e a me non fanno dubitare un solo momento della vittoria. E\u2019 prossimo il giorno nel quale i nostri nemici saranno inesorabilmente schiacciati. Io ho in mano la chiave per risolvere la guerra. Ma non vi dir\u00f2 quale\u201d. (10)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lista degli interrogativi che questi brevi ma dense frasi suscita \u00e8 lunghissima e comincia con la loro attendibilit\u00e0 storica. Dopodich\u00e9 \u00e8 pur necessario chiedersi cosa intendesse dire Mussolini, non solo sul merito degli \u201cimportanti segreti\u201d, ma anche sulla sua rinunzia a parlarne in seguito al corso che la discussione aveva chiaramente preso, quasi che se ne fosse atteso uno diverso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma poi viene la stupefacente constatazione che nessuno, nel Gran Consiglio, chiese n\u00e9 allora n\u00e9 poi un minimo di spiegazione, o ebbe un minimo di ripensamento: constatazione che deve essere allargata a dismisura a tutti coloro che di quella seduta si sono occupati a titolo storico. Si pu\u00f2 dire con tranquilla coscienza che ognuna delle frasi pronunziate da Mussolini quella notte \u00e8 stata passata e ripassata al tritacarne, per distillarne i significati pi\u00f9 riposti, e ricavarne le ipotesi pi\u00f9 libere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma quelle citate, no: esse restano come \u201cnon dette\u201d, confinate in quella zona oscura nella quale sono stati accatastati tutti i grevi e scomodissimi macigni, che debbono essere perentoriamente ignorati, se non si vogliono distruggere d\u2019un sol colpo tutte le ricostruzioni convenzionali, e di comodo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec com\u2019\u00e8 riportato pi\u00f9 sopra, il testo delle parole di Mussolini ci \u00e8 noto soltanto dal novembre 1983, cio\u00e8 dal momento in cui comparve nelle librerie il volume di Dino Grandi intitolato \u201c25 Luglio, quarant\u2019anni dopo\u201d. Renzo De Felice, suo curatore eccellente, ha spiegato in prefazione che si tratta non di una riscrittura, ma esattamente di quel che Dino Grandi medesimo butt\u00f2 gi\u00f9 \u2013 tra l\u2019irato e l\u2019amareggiato \u2013 durante il suo primo soggiorno a Lisbona, ancora prima della fine della guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aggiunge De Felice che a quel lontano testo il suo autore non ha voluto portare n\u00e9 correzioni, n\u00e9 aggiunte, n\u00e9 tanto meno censure. Per cui, non essendovi ragione per non creder all\u2019uno o all\u2019altro, si deve assumere che si tratta di un testo \u201cfresco\u201d, anche se reso disponibile per il pubblico soltanto dopo un quarantennio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contro questi dati di fatto, che hanno la spiacevole caratteristica di dover essere accettati o respinti in blocco, senza possibilit\u00e0 di mediazione, sta che fino al 1983 nessuna testimonianza diretta, e nessuna ricostruzione posteriore ci avevano mai portato a conoscere, o almeno ad intuire, il gruppo di vere e proprie \u201crivelazioni\u201d che la testimonianza di Grandi invece autorizzano: considerazione che n\u00e9 lo stesso Grandi, n\u00e9 il De Felice sembra abbiano invece fatto, bench\u00e9 la distanza siderale tra quanto si conosceva sino a quel momento, e quanto emergeva da quelle sette frasi, fosse tale da impensierire qualunque storico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019era, intanto e per prima cosa, il silenzio di Mussolini, il quale nella sua narrazione sulla notte del Gran Consiglio, comparsa sul \u201cCorriere della Sera\u201d ad agosto del 1944, non aveva nemmeno vagamente accennato ad un suo intervento di quel tipo e su quell\u2019argomento: bench\u00e9, \u00e8 bene rilevarlo, in quello stesso momento stessero piovendo su Londra centinaia di V1, gli \u201caerei senza pilota\u201d, la cui realt\u00e0 tecnica ed operativa avrebbe ben potuto \u2013 almeno in parte \u2013 esentarlo dal segreto e dargli un inizio di ragione. (11)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dietro al silenzio di Mussolini, potevano esserci ragioni buone e meno buone, ma non ve n\u2019era nessuna che vi costringesse Giuseppe Bottai nel privato del suo \u201cDiario\u201d, che sotto la data del 24 luglio 1943, reca: \u201c(E Mussolini)\u2026 lancia una misteriosa frase: \u201cEppoi, io ho in mano una chiave per risolvere la situazione bellica, ma non vi dir\u00f2 quale\u201d. Incredibile affermazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Anche all\u2019ultima ora, mentre le sorti di tutto il Regime si decidono con le sue e le nostre, egli o cela la verit\u00e0 o, mostrando di volerla celare, copre, in effetti, l\u2019ultima menzogna\u201d. Su questo giudizio, come sul fatto documentale in s\u00e9, Bottai non torner\u00e0 pi\u00f9, nemmeno nella \u201crivisitazione\u201d diaristica della notte famosa, che compare sotto la ricorrenza del 24 luglio 1944.<\/p>\n<div align=\"center\">\n<div align=\"justify\">\n<p>Rinnovato silenzio che va appaiato alla scomparsa &#8211; presumibilmente definitiva &#8211;\u00a0 del \u201cserio verbale\u201d che Grandi, Federzoni e lo stesso Bottai stesero nel pomeriggio del 25 luglio.<\/p>\n<p>Naturalmente, da questo \u201cprotovangelo\u201dscomparso,\u00a0 Bottai e Grandi avrebbero dovuto derivare, in relazione alle sette frasi mussoliniane, un testo sostanzialmente identico. Che non lo sia \u00e8 ben strano. (12)<\/p>\n<p>Paolo Monelli non rientra nella categoria dei testimoni diretti, ma da eccellente giornalista qual era, stese \u201cdella notte del Gran Consiglio\u201d una cronaca che si legge con profitto ancora oggi nel suo \u201cRoma 1943\u201d. Giunto al punto che ci interessa, egli dice: \u201cMa Mussolini ha ancora qualcosa da dire. Con una misteriosa aria profetica conclude con queste parole, che lasciano l\u2019assemblea stupefatta e perplessa: \u201cio ho in mano una chiave per risolvere la situazione bellica, ma non vi dir\u00f2 quale\u201d.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 l\u2019ultimo \u201cbluff\u201d del giocatore che sta perdendo la partita: ma \u00e8 anche l\u2019ultima minaccia, che sgomenta i vacillanti e gli incerti. E\u2019 la seconda parte del ricatto. Prima ha detto: Attenzione, se il Re mi riconferma la fiducia, io mi sbarazzo di voi con il sistema pi\u00f9 spiccio.<\/p>\n<p>Ora aggiunge: se io sar\u00f2 invece costretto a cedere al Re il comando militare, quella frattura tra Paese e partito di cui parlate, vi inghiottir\u00e0 tutti. Io dovr\u00f2 lasciare tutti i miei poteri e rinunziare al mio strumento segreto per uscir bene da questa guerra. Voi perderete nello stesso tempo la guerra, me e la sicurezza della vostra vita\u201d. (13)<\/p>\n<p>Il volume di Monelli comparve nel giugno del 1945, ma fu scritto certamente prima della fine della guerra, e pertanto sulle notizie che Monelli stesso pot\u00e9 raccogliere a Roma.\u00a0 La sua cronaca, ma soprattutto il suo commento, nel quale la locuzione \u201cstrumento segreto\u201d riveste un significato passabilmente equivoco, son rimaste la base di quasi tutte le \u201cricostruzioni\u201d posteriori, che se ne differenziano pochissimo. Pini e Susmel, nel 1955, fanno dire a Mussolini: \u201cLa mia stella negli ultimi due anni mi ha abbandonato. Vi \u00e8 tuttavia una chiave per risolvere la situazione. Non ve ne parler\u00f2 questa sera. La illustrer\u00f2 in seguito\u201d. (14)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* * *<\/p>\n<p>Christopher Hibbert, nel suo \u201cMussolini\u201d del 1962, precisa: \u201cMussolini ad un certo punto afferm\u00f2 che aveva in mano la chiave della situazione militare, ma non volle dire che chiave era. Url\u00f2: \u201cSbarazzatevi di me, se volete. Ed io dovr\u00f2 rinunziare all\u2019arma segreta che pu\u00f2 mettere fine alla guerra. Perderete la guerra, me, e le vostre teste\u201d. Farinacci lo guardava a bocca aperta. Grandi mormor\u00f2 \u201cRicattatore\u201d (15).<\/p>\n<p>Sempre nel 1962, Frederick Deakin, \u00e8 ancora pi\u00f9 stringato: \u201cE, per aggiungere una nota finale di confusione: \u201cEppoi, io ho in mano una chiave per risolvere la situazione bellica. Ma non vi dir\u00f2 quale\u201d (16). L\u2019anno dopo, Gianfranco Bianchi rinforza: \u201cMussolini pronunzia una frase misteriosa. \u201cEppoi, io ho in mano una chiave per risolvere la situazione bellica. Ma non vi dir\u00f2 quale\u201d (17).<\/p>\n<p>Richard Collier, anno 1971, apre appena un poco la finestra, facendo dire a Mussolini: \u201cPotrei comunicarvi una grande notizia relativa ad un importantissimo fatto che capovolger\u00e0 la situazione della guerra a favore dell\u2019Asse. Ma preferisco non darvela per ora\u201d (18). Pi\u00f9 riduttivo, ma anche meno attento ed informato, Denis Mack Smith riesce a scrivere nell\u2019ottobre del 1981: \u201cegli (Mussolini) appariva indifferente, quasi apatico. Ad un certo punto ripet\u00e8 debolmente che aveva un piano per risolvere la crisi della guerra, ma, messo sotto pressione, disse che doveva restare segreto. (19)<\/p>\n<p>E siamo al 1983, anno nel quale come si \u00e8 detto, esce la testimonianza di Grandi, a cura del De Felice. In essa, questo pur attentissimo storico non rileva nulla di eccezionale e nemmeno di notevole: cosa tanto pi\u00f9 rimarchevole in quanto almeno una delle frasi pronunziate da Mussolini &#8211; quella relativa alla sua decisione di mantener il silenzio in conseguenza del \u201ccorso della discussione\u201d \u2013 avrebbe dovuto interessarlo vivacemente, sul versante dello stato d\u2019animo del dittatore, prima, durante ed alla fine di quella notte \u201cdai lunghi coltelli\u201d.<\/p>\n<p>N\u00e9 risulta che l\u2019attenzione del De Felice fosse aumentata nel 1990 quando vide la luce il Tomo 2\u00b0 (\u201cCrisi ed agonia del Regime\u201d) del suo \u201cMussolini l\u2019alleato\u201d, di sicuro l\u2019opera pi\u00f9 completa fin qui apparsa su quell\u2019ingombrante personaggio della Storia d\u2019Italia.<\/p>\n<p>Pur doverosamente riportando, e quindi avallando come autentiche, le sette frasi mussoliniane gi\u00e0 note dal \u201cDiario\u201d di Grandi, il De Felice non vi fece seguire alcun commento, neppure in nota, tantoch\u00e8 il suo pensiero in proposito ci \u00e8 noto, ma parzialmente, per un inciso sbrigativo e non riferito comunque a quella notte, nel quale \u00e8 detto: \u201c\u2026.nulla ci autorizza a pensare seriamente che egli volesse attendere ancora un paio di mesi perch\u00e9 sperava in una crisi dei rapporti tra gli Alleati occidentali e l\u2019U.R.S.S:, o nelle \u201cnuove armi\u201d delle quali Hitler gli aveva parlato\u201d (20).<\/p>\n<p>In definitiva, e per concludere, se disponessimo soltanto degli elementi sin qui elencati, sarebbe impossibile decidere su cosa veramente disse Mussolini quella notte: in altre parole quale sia la testimonianza autentica, se quelle di Dino Grandi, o tutte le altre, riduttive ed uniformi. Fermo rimanendo che, se per avventura si scoprisse che il Grandi non ment\u00ec, ne verrebbe che mentirono tutti gli altri.<\/p>\n<p>E, naturalmente, il contrario. In qualunque caso, tuttavia, resta in piedi l\u2019interrogativo del silenzio degli storici su questo punto essenziale: non solo fino al 1983, ma anche dopo e fino ad oggi. Per una tal lacuna, occorre una spiegazione molto buona, alla quale ci si poteva sottrarre fintanto che dalle parole di Mussolini emergeva soltanto l\u2019esistenza di \u201cuna chiave\u201d per risolvere il conflitto.<\/p>\n<p>E le chiavi, si sa, son di natura molto varia, andando da quelle psicologiche a quelle politiche, dalle diplomatiche a quelle dei \u201ccanali sotterranei\u201d. Da quando \u00e8 nota, per\u00f2, la testimonianza di Dino Grandi, l\u2019idea della \u201cchiave passepartout\u201d recede sullo sfondo e lascia il posto a qualcosa di assai pi\u00f9 preciso, poich\u00e9 Mussolini drizza in realt\u00e0 uno scenario non equivoco, militare e segreto, capace di \u201cschiacciare inesorabilmente i nemici\u201d, in un giorno che \u00e8 \u201cprossimo\u201d, e portando la vittoria \u201cindubitabile\u201d alla Germania ed all\u2019Italia.<\/p>\n<p>Queste indicazioni sono sufficienti a stabilire che, in quel momento, il pericolante dittatore intendeva riferirsi ad una \u201cazione\u201d di carattere militare, basata su armi segrete, assai prossima e capace di distruggere il nemico. L\u2019avverbio \u201cinesorabilmente\u201d, qualifica anche il tipo dell\u2019azione: brutale, rapida e vittoriosa su qualunque tipo di difesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1716\"><strong>vai alla seconda parte<\/strong><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Franco Bandini (leggi la Recensione)<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/1943-lestate-delle-tre-tavolette-1\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":14698,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[97,90,24,96],"tags":[185,183,1140],"class_list":["post-1714","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-fascismo","category-ii-guerra-mondiale","category-storia","category-storia-italiana","tag-fascismo-2","tag-mussolini","tag-seconda-guerra-mondiale","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - 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