{"id":1702,"date":"2005-11-18T14:31:13","date_gmt":"2005-11-18T13:31:13","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-07-12T17:00:44","modified_gmt":"2016-07-12T15:00:44","slug":"thanatos-ed-eutanasia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/thanatos-ed-eutanasia\/","title":{"rendered":"Thanatos ed eutanasia"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-35942\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/morte.jpg\" alt=\"morte\" width=\"240\" height=\"180\" \/>pubblicato\u00a0in <strong>Cristianit\u00e0<\/strong> n. 249 (1996)<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Lorenzo Cantoni<\/strong>, <strong>Giovanna Fravolini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La morte &#8220;selvaggia&#8221;. Rifiutata, nascosta, truccata<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;L\u2019antico atteggiamento, in cui la morte vicina e familiare \u00e8, al tempo stesso, rimpicciolita e sdrammatizzata, \u00e8 troppo in contrasto col nostro; della morte noi abbiamo tanta paura da non osar pi\u00f9 pronunciare il suo nome. &#8220;Perci\u00f2, quando diciamo di questa morte familiare che \u00e8 addomesticata, non intendiamo dire che prima era selvaggia e che in seguito \u00e8 stata addomesticata. Vogliamo dire, al contrario, che \u00e8 diventata selvaggia oggi&#8221;<\/em> (1).<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div>La societ\u00e0 moderna ha il terrore della morte. E a buon diritto.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta rifiutato ogni senso trascendente alla vita umana, ridotta a vita biologica di un corpo-macchina (2) , la morte si \u00e8 trovata a essere \u2014 insieme ed enigmaticamente \u2014 la banale interruzione della funzionalit\u00e0 di una macchina, e la fine inappellabile e senza senso di ogni uomo. E perci\u00f2 viene anzitutto nascosta, con tutto quanto a essa richiama, a cominciare dal luogo-cimitero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle pi\u00f9 importanti modalit\u00e0 con cui questo nascondimento viene attuato \u00e8 certamente l\u2019ospedalizzazione della morte e la sua medicalizzazione: il malato detto &#8220;terminale&#8221; \u2014 una delle numerose strategie linguistiche di occultamento della realt\u00e0 della morte e del morire \u2014 viene isolato dal resto della comunit\u00e0, frequentemente abbandonato da famigliari e da amici, e affidato alle sole cure del personale sanitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I medici e \u2014 soprattutto \u2014 gli infermieri si trovano cos\u00ec a dover <em>gestire<\/em> la maggior parte delle morti, tacitamente investiti da una societ\u00e0 che fugge la morte e che le rifiuta ogni senso, dell\u2019insostenibile compito di rispondere alle angosciate domande degli agonizzanti, domande sul senso della loro vita e della loro morte s\u00ec, ma anche richieste di affetto, di compassione e di calore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I membri del personale sanitario, cui la cultura diffusa consente di percepirsi solo come &#8220;tecnici della salute&#8221; di corpi-macchina, si trovano allora a dover costantemente fronteggiare \u2014 e fuggire \u2014 il fallimento completo e definitivo della loro attivit\u00e0. Se i recenti fenomeni della medicalizzazione e dell\u2019ospedalizzazione della morte costituiscono una delle condizioni storiche pi\u00f9 importanti per inquadrare l\u2019attuale dibattito sull\u2019eutanasia, un\u2019altra strategia \u2014 accanto a quelle del rifiuto e della fuga \u2014 merita un cenno: \u00e8 quella della morte <em>truccata<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, la diffusione panica della fobia delle morti reali \u2014 anzitutto della <em>mia<\/em> morte \u2014 si accompagna a un\u2019ostentazione altrettanto panica di morti fittizie: la celebrazione televisiva e cinematografica del rito crudele di morti tanto numerose quanto finte e orribili costituisce un ossessivo sforzo di esorcizzazione delle morti vere, prive \u2014 queste \u2014 di effetti <em>speciali<\/em>, ma pur dotate di quell\u2019effetto <em>naturale <\/em>di porre radicalmente la domanda sul senso, escludendo insieme ogni risposta parziale, fittizia o evasiva. Lo spettatore di un <em>film <\/em>non \u00e8 chiamato a rispondere di fronte alle domande che l\u2019agonizzante pone \u2014 e alla <em>magna quaestio <\/em>che egli stesso \u00e8 diventato (3) \u2014, \u00e8 anzi del tutto <em>irresponsabile <\/em>di fronte alle morti fittizie (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La &#8220;morte dolce&#8221; procurata<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contesto culturale si pone oggi il problema dell\u2019eutanasia (5). Si pone anzitutto come problema di comprensione e di definizione, non semplicemente di parole, ma della realt\u00e0 che esse indicano: che cosa \u00e8 l\u2019&#8221;eutanasia&#8221;?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Eutanasia e suicidio medicalmente assistito: cenni definitori<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver gi\u00e0 da tempo abbandonato il legame con l\u2019etimo greco \u2014 <em>eu-th\u00e1natos<\/em>, &#8220;morte buona&#8221; \u2014, il termine eutanasia viene usato nell\u2019attuale dibattito in sensi spesso molto diversi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frequentemente si distingue fra eutanasia <em>attiva <\/em>\u2014 o <em>positiva<\/em>, o <em>diretta<\/em> \u2014, l\u00e0 dove il medico, o chi per lui, interviene direttamente per procurare la morte di un paziente, ed eutanasia <em>passiva <\/em>\u2014 o <em>negativa<\/em>, o <em>indiretta<\/em> \u2014, dove si ha invece astensione da interventi che manterrebbero la persona in vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si distingue inoltre fra eutanasia <em>volontaria<\/em>, quella esplicitamente \u2014 e reiteratamente \u2014 richiesta dal paziente, ed eutanasia <em>non volontaria<\/em>, quando la volont\u00e0 del paziente non pu\u00f2 essere espressa, perch\u00e9 si tratta di persona incapace; in lingua inglese la distinzione \u00e8 fra <em>voluntary<\/em> e <em>nonvoluntary<\/em>, ed esiste anche il caso di un\u2019eutanasia <em>involuntary<\/em>, quella cio\u00e8 praticata contro l\u2019espressa volont\u00e0 del paziente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eutanasia si oppone talora a <em>distanasia<\/em>, a indicare invece l\u2019astensione da interventi medici di prolungamento della vita non rispettosi della dignit\u00e0 del paziente. Prossimo concettualmente e fattualmente all\u2019eutanasia, bench\u00e9 distinto da essa, \u00e8 poi il suicidio medicalmente assistito \u2014<em> physician assisted suicide <\/em>o, eufemisticamente, <em>p.a.s. <\/em>\u2014, in cui la morte \u00e8 conseguenza diretta di un atto suicida del paziente, ma consigliato e\/o aiutato da un medico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta, come si vede, di una mappa di significati tutt\u2019altro che omogenea e definita, e assai sensibile alla prospettiva teorica adottata. Una definizione completa e precisa \u2014 che verr\u00e0 seguita in questo testo \u2014 \u00e8 quella contenuta nella <em>Dichiarazione sull\u2019eutanasia &#8220;Iura et bona&#8221;<\/em>, pubblicata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1980: <em>&#8220;Per eutanasia s\u2019intende un\u2019azione o un\u2019omissione che di natura sua, o nelle intenzioni, procura la morte, allo scopo di eliminare ogni dolore. L\u2019eutanasia si situa, dunque, al livello delle intenzioni e dei metodi usati&#8221; <\/em>(6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sofferenza, trattamento del dolore ed eutanasia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle caratteristiche definitorie dell\u2019eutanasia \u00e8 il suo obiettivo di ridurre la sofferenza. Talora si ritiene che la richiesta di un intervento eutanasico o di un\u2019assistenza al suicidio da parte dei pazienti sia direttamente proporzionale alla gravit\u00e0 della loro malattia, e alla loro sofferenza. Si tratta, invero, di una semplificazione indebita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se prendiamo in esame i casi di suicidio, per esempio, <em>&#8220;i malati terminali costituiscono solo una piccola porzione del numero totale di suicidi. In effetti, la maggior parte delle persone che si uccidono gode di una buona salute fisica. Fra tutti i suicidi solo tra il due e il quattro percento sono malati terminali<\/em> [7]<em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Uno studio condotto su adulti oltre i cinquant\u2019anni ha mostrato che persone erroneamente convinte che stavano morendo di cancro si suicidarono in un numero maggiore rispetto a quelle che avevano effettivamente una malattia terminale. Questo studio supporta la stima secondo cui due terzi degli anziani che muoiono per suicidio godono di una salute relativamente buona<\/em> [8]<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Gli individui con una grave malattia cronica e terminale hanno un rischio di suicidio maggiore \u2014 alcuni studi suggeriscono che il rischio per i pazienti di cancro \u00e8 di circa due volte quello della popolazione globale. Alcuni esperti per\u00f2 hanno osservato che molti pazienti terminali sperimentano un fenomeno chiamato <\/em>cancer cures psychoneuroses<em>. Questo fenomeno si ha quando i pazienti si rendono conto di avere un cancro o un\u2019altra malattia progressivamente terminale, e quando il processo con cui fanno fronte e dominano la loro paura della morte dissolve molte altre ansie o nevrosi. Come spiegato da uno psichiatra, <\/em>&#8220;quando l\u2019attenzione di una persona si allontana dai divertimenti banali della vita, pu\u00f2 emergere un apprezzamento pi\u00f9 pieno dei fattori elementari dell\u2019esistenza&#8221; [9]<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Perci\u00f2 alcuni pazienti terminali possono presentare uno stress psicologico inferiore a quanto ci si possa aspettare. A parte le circostanze in cui i pazienti sono depressi, i malati terminali hanno spesso capacit\u00e0 di ripresa, e lottano per la vita attraverso le loro malattie. Gli studi indicano che su molti pazienti con grave sofferenza, sfiguramento o disabilit\u00e0, la grande maggioranza non desidera il suicidio. In uno studio su pazienti malati terminali, fra quelli che espressero una volont\u00e0 di morire, tutti soddisfacevano i criteri di diagnosi della depressione endogena<\/em> [10]<em>. Come gli altri suicidi, i pazienti che desiderano il suicidio o una morte anticipata durante una malattia terminale soffrono solitamente di una malattia mentale che pu\u00f2 essere trattata, per lo pi\u00f9 di depressione<\/em> [11]<em>&#8220;<\/em> (12)<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esperienza degli <em>hospice<\/em>, cliniche il cui scopo \u00e8 l\u2019umanizzazione dell\u2019assistenza ai pazienti in fin di vita e il trattamento del dolore \u2014 le cosiddette cure &#8220;palliative&#8221; \u2014, infirma ulteriormente questa correlazione sofferenza-desiderio di morire apparentemente cos\u00ec ovvia (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Pazienti con una sofferenza non controllata possono vedere la morte come l\u2019unica fuga dalla sofferenza che stanno sperimentando. In ogni caso, la sofferenza non \u00e8 solitamente un fattore di rischio indipendente. La variabile significativa nel rapporto fra sofferenza e suicidio \u00e8 l\u2019interazione fra sofferenza e sentimenti di disperazione e depressione. Come affermato da uno psichiatra: <\/em>&#8220;La sofferenza gioca un ruolo importante nella vulnerabilit\u00e0 al suicidio; comunque l\u2019associazione di un disagio psicologico e di un disturbo dell\u2019umore sembrano essere co-fattori essenziali nell\u2019alzare il rischio del suicidio del malato di cancro&#8221; [14]<em>&#8220;<\/em> (15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eliminato il pregiudizio di cui s\u2019\u00e8 detto, \u00e8 possibile ora far cenno ad alcuni aspetti giuridici dell\u2019eutanasia. Bench\u00e9 il parlamento inglese avesse discusso gi\u00e0 nel 1936 una proposta di legalizzazione dell\u2019eutanasia, e con l\u2019eccezione della legislazione nazionalsocialista, fino a un periodo molto recente essa non ha avuto posto nella legislazione come fattispecie a s\u00e9: le pratiche eutanasiche venivano ricondotte, a volta a volta, ad altre fattispecie esistenti, solitamente all\u2019omicidio e al suicidio. In questo contesto giuridico si situa, con effetti la cui portata non \u00e8 ancora pienamente prevedibile, la depenalizzazione dell\u2019eutanasia avvenuta nel Regno dei Paesi Bassi nel 1994. Con questo <em>caso<\/em> \u2014 e con l\u2019ancor pi\u00f9 recente <em>caso <\/em>australiano \u2014 deve ora confrontarsi la ricerca; tale confronto servir\u00e0 a offrire, oltre che preziosi elementi di fatto, anche ulteriori coordinate per una valutazione etica dell\u2019eutanasia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il caso olandese<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema dell\u2019eutanasia ha assunto un posto di primo piano nei mezzi di comunicazione sociale in seguito alla definitiva approvazione nel Regno dei Paesi Bassi della modifica all\u2019articolo 10 del Regolamento di Polizia Mortuaria \u2014 e non di una legge sull\u2019eutanasia, come i <em>mass media <\/em>hanno divulgato \u2014, che stabilisce, a partire dal giugno del 1994, la non punibilit\u00e0 dei medici che abbiano aiutato a morire i propri pazienti, ma siano in grado di dimostrare di aver rispettato una serie di condizioni estremamente precise, come puntualizzato nel comunicato stampa del ministero della Giustizia del Regno dei Paesi Bassi nel novembre del 1993.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti l\u2019eutanasia non \u00e8 stata depenalizzata come reato, ma \u00e8 stata introdotta fra le cause di morte che devono comparire obbligatoriamente nel certificato di decesso. Come dimostra l\u2019approvazione definitiva della modifica al Regolamento da parte della prima Camera avvenuta con 37 voti favorevoli contro 34 contrari, si \u00e8 trattato di un passo che il Regno dei Paesi Bassi ha compiuto fra estremi contrasti, non destinati a finire dal momento che il provvedimento in esame introduce misure di controllo sull\u2019operato dei medici (16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, affinch\u00e9 un medico possa praticare eutanasia e non essere poi sottoposto a procedimento penale, occorre che il paziente sia affetto da malattia incurabile, vi siano sofferenze insopportabili nonch\u00e9 la richiesta reiterata da parte del malato di essere eutanasizzato e, infine, la conferma delle condizioni sopra richiamate da parte di un collega. L\u2019atto eutanasico deve essere documentato da una relazione scritta da cui risultino non solo gli elementi di cui sopra, ma anche la storia clinica del paziente nonch\u00e9 i mezzi utilizzati per l\u2019eutanasia (17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La relazione viene poi notificata dal medico curante a un pubblico ufficiale con funzioni giudiziarie, il <em>coroner<\/em> (18), con il compito d\u2019indagare sulle morti non naturali, il quale, se ne ravvisa gli estremi, trasmette la pratica alla pubblica accusa, che decider\u00e0 se archiviare il caso o aprire un procedimento penale che si concluder\u00e0 con una sentenza di condanna qualora vengano riscontrati gli estremi del reato previsto dall\u2019articolo 293 del codice penale olandese: <em>&#8220;\u00c8 prevista la reclusione fino a 12 anni per chi toglie la vita a una persona su espressa richiesta di quest\u2019ultima&#8221;<\/em>, o del reato previsto dall\u2019articolo 294 del medesimo codice: <em>&#8220;Chi deliberatamente incita un altro a commettere suicidio, lo assiste in questo o gli fornisce gli strumenti per commetterlo \u00e8 punito, se il suicidio viene commesso, con la detenzione fino a tre anni&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le premesse culturali del caso olandese e alcuni rilievi giuridici<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto, \u00e8 allora lecito chiedersi, data la vigenza degli articoli 293 e 294 del codice penale, in che modo il legislatore olandese abbia previsto la possibilit\u00e0 per i medici di sfuggire alla condanna penale nell\u2019ipotesi in cui questi contribuiscano a facilitare la morte del paziente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricorrendo all\u2019articolo 40 del medesimo codice, che prevede la discriminante della forza maggiore: <em>&#8220;Non \u00e8 punibile chi viene costretto a commettere un reato sotto una coercizione cui non \u00e8 in grado di resistere&#8221;<\/em>. Il dolore, la sofferenza, la disperazione che si identificherebbero con la forza maggiore nel Regno dei Paesi Bassi costituiscono, allora, base di una diversa cultura della morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, si ritiene che <em>&#8220;la malattia alteri oggettivamente lo stato giuridico ed esistenziale dell\u2019essere umano e corroda oggettivamente quella dignit\u00e0 che giustifica la difesa della vita&#8221;<\/em> (19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, esaminando l\u2019articolo 40 del codice penale olandese si evince che il medico agisce commettendo un reato \u2014 l\u2019uccisione del paziente \u2014, spinto da una coercizione cui egli non \u00e8 in grado di resistere, ma questa forza \u2014 intesa in senso di forza extraumana per cui il soggetto <em>non agit sed agitur <\/em>\u2014, cui il professionista non pu\u00f2 sottrarsi, altro non \u00e8 che la sofferenza insopportabile, lo sgomento, lo smarrimento angoscioso, l\u2019agonia del paziente vista come forza esterna che per il suo potere superiore determina il soggetto attivo \u2014 medico \u2014 in modo necessario e inevitabile a un comportamento attivo \u2014 eutanasia attiva, intervento attivo \u2014 o passivo \u2014 eutanasia passiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019applicazione in tal senso della forza maggiore, quale causa di esclusione della perseguibilit\u00e0 in sede penale, \u00e8 possibile perch\u00e9 la sofferenza \u00e8 vista dall\u2019ordinamento giuridico olandese come forza che annulla la volontariet\u00e0 dell\u2019azione, ma soprattutto come avvenimento contro cui non \u00e8 possibile lottare data la sua inevitabilit\u00e0 (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da ci\u00f2 risulta come nel Regno dei Paesi Bassi sia radicata la consuetudine in base alla quale si d\u00e0 fine a una vita per eliminare il problema del dolore; e in tal senso riceve approvazione da parte della societ\u00e0 la condotta di chi agisce con questo scopo, essendo il suo agire pervaso da valore morale o sociale tanto elevato da sminuire l\u2019antisocialit\u00e0 dell\u2019azione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 proprio dal ricorso a questa discriminante che vengono in evidenza i primi aspetti paradossali di un tale sistema normativo. In altri termini: ritenere che \u00e8 rispettoso per la dignit\u00e0 della persona interrompere la sua esistenza. In tale modo si viene a creare una discriminazione fra vita \u2014 sana \u2014 e vita \u2014 malata \u2014, cosa che \u00e8 contraria a qualsiasi logica giuridica e morale, ma che la situazione olandese sembra affermare ponendo in tal modo la categoria delle persone malate fuori dall\u2019ordinamento giuridico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pongono a questo proposito anche altre problematiche fondamentali, quali quella dell\u2019attualit\u00e0 e della validit\u00e0 del consenso all\u2019atto eutanasico. Infatti, una volont\u00e0 diretta a chiedere eutanasia andrebbe da un lato ritenuta giuridicamente e deontologicamente accettabile solo se manifestata da un soggetto in uno stato di assoluta lucidit\u00e0 mentale e di capacit\u00e0 d\u2019intendere e di volere e si dubita fortemente che una grave e inguaribile malattia, che provoca sofferenze insopportabili, possa rendere valido il consenso espresso dal paziente; dall\u2019altro lato, la volont\u00e0 di essere eutanasizzato dovrebbe essere contestuale all\u2019atto medico: cosa che qui non accade perch\u00e9 il medico si basa sulla volont\u00e0 del paziente espressa antecedentemente rispetto al verificarsi dell\u2019evento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qui la critica in base alla quale una dichiarazione d\u2019intenti e d\u2019intenzionalit\u00e0 non pu\u00f2 dirsi esaustiva della volont\u00e0 di una persona allorch\u00e9 sia espressa in tempi e circostanze diverse da quella cui sembra riferirsi, perch\u00e9 con il passare del tempo potrebbe verificarsi un mutamento d\u2019intenti. Si possono muovere cos\u00ec a questa situazione le stesse critiche che generalmente si fanno al <em>living will<\/em> (21) ossia al testamento biologico con cui si dispone della propria vita al verificarsi di certe future ipotizzabili patologie: la mancanza di contestualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il caso australiano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Territorio del Nord della Federazione Australiana, a partire dal giugno del 1995, \u00e8 entrata in vigore una legge, sostenuta dalla Federazione Australiana per l\u2019AIDS, dal Royal College of Surgeons e dall\u2019Anti-Cancer Council, che disciplina la possibilit\u00e0 di richiedere l\u2019eutanasia attiva, denominata &#8220;Legge dei diritti del malato terminale&#8221; (22) la quale, senza dubbio, risulta essere un ulteriore &#8220;progresso&#8221; rispetto alla normativa del Regno dei Paesi Bassi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, la legge legittima la possibilit\u00e0 per il paziente cosciente e maggiorenne di richiedere l\u2019eutanasia nell\u2019ipotesi in cui questi sia affetto da una malattia incurabile e inguaribile e le sofferenze siano talmente forti che nessuna terapia sia in grado di alleviarle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A differenza della normativa olandese quella australiana tende a sottolineare in modo ancora pi\u00f9 incisivo l\u2019esistenza di un &#8220;diritto alla morte&#8221;, dal momento che, nel tentativo di rivalutare l\u2019eutanasia come morte indolore, viene inquadrata come un trattamento medico posto a tutela della persona, accettando cos\u00ec che anche altre persone, nel caso in cui il paziente sia incapace, possano firmare, in rappresentanza del malato e alla presenza dei testimoni, una richiesta di eutanasia; l\u2019unica preoccupazione a tale proposito da parte della legge \u00e8 che non vi siano influenze dirette a favorire richieste in tal senso da parte di estranei sul paziente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, ulteriore timore \u00e8 quello di evitare che coloro che possono trarre un vantaggio patrimoniale dalla morte del paziente spingano quest\u2019ultimo a chiedere la &#8220;dolce morte&#8221;. L\u2019unico limite alla realizzazione dell\u2019eutanasia \u00e8 l\u2019efficacia delle cure palliative: infatti, finch\u00e9 queste potranno alleviare le sofferenze i medici dovranno rifiutarsi di dar seguito a qualsiasi richiesta in tal senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l\u2019aspetto pi\u00f9 sconcertante di tale normativa consiste nel non prevedere, almeno specificamente, ipotesi di condanna dei medici che effettuino l\u2019eutanasia in mancanza dei requisiti previsti: il paziente deve essere maggiorenne, vi devono essere sofferenze atroci, una malattia inguaribile, il certificato di richiesta firmato dal paziente, il certificato di uno specialista che attesti lo stato della malattia e uno dello psicologo con cui si dichiari che il paziente non sia in stato di depressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, la legge dispone solo che il medico che ha effettuato la &#8220;morte annunciata&#8221; deve spedire una copia del certificato di morte al <em>coroner<\/em>, il quale deve dare avviso al Procuratore Generale del numero dei pazienti che sono morti per eutanasia. Il Procuratore Generale riporter\u00e0 tale numero all\u2019Assemblea Legislativa. Infine, \u00e8 ancora da sottolineare come dubbi ulteriori sorgano dalla lettura della legge quando si parla di pazienti per i quali occorra l\u2019interprete; una tale notazione pu\u00f2 indurre a un\u2019unica riflessione, identificando cos\u00ec il Territorio del Nord della Federazione Australiana come terra di migrazione in cui pu\u00f2 essere esercitato da ognuno il proprio diritto a morire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La &#8220;morte dolce&#8221;: i suoi presupposti e alcune conseguenze<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u2019\u00e8 detto del complesso rapporto fra sofferenza e suicidio o desiderio di morire. Pure, nell\u2019eutanasia \u2014 e nella sua approvazione sociale e legalizzazione \u2014 vi \u00e8 un elemento nuovo: l\u2019intervento di un\u2019altra persona, quasi sempre di un medico o di un operatore sanitario, intervento inteso ad alleviare il dolore con il porre un termine alla vita del paziente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta, anzitutto, di una risposta tutt\u2019altro che ovvia: un omicidio sarebbe l\u2019aiuto adeguato a un sofferente; ovvero si verrebbe addirittura a configurare un dovere da parte di qualcuno \u2014 il medico o chi per lui \u2014 di uccidere una persona che gliene faccia richiesta; o, ancora, si attribuirebbe a qualcuno \u2014 medico, giudice, famigliare? \u2014 il diritto di stabilire se una vita innocente sia meritevole o no d\u2019essere vissuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Bisogna rispettare la libert\u00e0 del paziente&#8221;, si ripete spesso da parte dei sostenitori dell\u2019eutanasia, incorrendo cos\u00ec nell\u2019aporia dello schiavo: si pu\u00f2 rinunciare <em>liberamente<\/em> alla libert\u00e0, alla condizione fondamentale del suo normale esercizio, la vita? La richiesta del sofferente \u00e8 piuttosto quella che gli si allevi il dolore, e tale \u00e8 la responsabilit\u00e0 del medico, la cui vocazione \u00e8 di farsi prossimo al paziente e di alleviarne le sofferenze fisiche e spirituali, non quella di essere arbitro della sua vita e della sua morte (23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La condizione per ammettere la liceit\u00e0 \u2014 e la legalit\u00e0 \u2014 dell\u2019eutanasia \u00e8 dunque l\u2019affermazione di un diritto onnipotente e irresponsabile dell\u2019uomo a disporre della propria vita, con aggiunto \u2014 si tratta di un corollario non casuale, una volta accettato il modello del medico-tecnico \u2014 un curioso obbligo da parte di alcuni, i medici e\/o il personale sanitario, di realizzare l\u2019atto eutanasico richiesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 vero: a volta a volta la cultura e la legislazione si sono impegnate \u2014 lo si \u00e8 visto nel caso olandese e in quello australiano \u2014, e presumibilmente s\u2019impegneranno, a porre limitazioni a tale diritto e a tale dovere: ma si tratta d\u2019incoerenze locali, che non hanno alcun fondamento teorico una volta ammesso un ipotetico <em>diritto all\u2019eutanasia<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Affermato che la vita senza valore pu\u00f2 essere soppressa, a chi spetter\u00e0 poi il diritto e l\u2019onere di stabilire <em>quando <\/em>la vita \u00e8 tale? Perch\u00e9, infatti, dovrebbero &#8220;beneficiare&#8221; del diritto all\u2019eutanasia solo i malati, o solo gli anziani, o solo i malati <em>gravi<\/em>?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 non dovrebbe essere come scrivono con sconcertante coerenza Roland Jaccard e Michel Th\u00e9voz nel loro <em>Manifesto per una morte dolce<\/em>, secondo cui <em>&#8220;ogni individuo dovrebbe avere il diritto di disporre di s\u00e9, di drogarsi, di uccidersi, per ragioni che riguardano lui soltanto, perch\u00e9 \u00e8 sieropositivo o perch\u00e9 quel mattino piove. Non \u00e8 in alcun modo giustificato attendere l\u2019agonia per concedergli questa libert\u00e0&#8221;<\/em> (24)?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale diritto presuppone e implica infatti un pi\u00f9 generale diritto al suicidio, pi\u00f9 lo strano dovere di cui s\u2019\u00e8 detto: la vita umana \u00e8, in questa prospettiva, un bene completamente disponibile per chi ne \u00e8 soggetto, di nuovo con il limite che il medico ha, che lo assoggetta al volere altrui per quanto riguarda l\u2019intervento eutanasico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Due notevoli effetti della legalizzazione dell\u2019eutanasia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di procedere oltre nell\u2019analisi etica conviene almeno far cenno a due possibili e importanti conseguenze di una legalizzazione, o comunque di una diffusione della prassi eutanasica. La prima sarebbe l\u2019affievolirsi dell\u2019attenzione al trattamento della sofferenza: uno studio del 1994 ha documentato che malati di cancro appartenenti a minoranze etniche negli Stati Uniti d\u2019America avevano possibilit\u00e0 tre volte maggiori di ricevere un trattamento inadeguato della sofferenza rispetto agli altri pazienti (25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Laddove l\u2019opzione eutanasica fosse accolta come possibile, ne conseguirebbe molto probabilmente un affievolimento dello sforzo teso a ridurre la sofferenza, soprattutto per quanto riguarda i gruppi socialmente ed economicamente pi\u00f9 deboli, per i quali il ricorso all\u2019eutanasia diventerebbe la soluzione pi\u00f9 &#8220;ovvia&#8221; ed economica. Il secondo prevedibile effetto \u00e8 ancora pi\u00f9 grave ed esteso: una volta introdotta la possibilit\u00e0 dell\u2019opzione eutanasica, si avrebbe infatti una sorta d\u2019inversione dell\u2019onere della prova della dignit\u00e0 e del valore di ogni vita umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altre parole: il paziente terminale dovrebbe continuamente giustificare la propria scelta di <em>non richiedere <\/em>l\u2019eutanasia di fronte ai famigliari e al personale medico. Ecco come J. David Velleman, autore peraltro non contrario all\u2019eutanasia, tratteggia una tale prospettiva: <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> se mai la gente giungesse a guardarti come esistente per scelta, potrebbe aspettarsi che tu giustifichi il tuo continuare a esistere. Se la tua venuta quotidiana in ufficio viene interpretata come significasse che tu hai rinunciato ancora una volta a ucciderti, ti potresti sentire obbligato ad arrivare con una risposta alla domanda &#8220;Perch\u00e9 no?&#8221;.<\/em> <em>&#8220;Penso che la percezione che ciascuno di noi ha della vita altrui come di qualcosa di dato sia radicata cos\u00ec profondamente che a fatica possiamo immaginare come sarebbe la vita senza di essa. Quando qualcuno mostra impazienza o dispetto nei nostri confronti, diciamo scherzosamente: &#8220;Scusa se esisto!&#8221;. Ma immaginate se non fosse uno scherzo, immaginate se vivere fosse qualcosa per cui si possa ragionevolmente pensare di aver bisogno di una scusa. Il carico di giustificare la propria esistenza potrebbe rendere l\u2019esistenza insopportabile \u2014 e perci\u00f2 ingiustificabile&#8221;<\/em> (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, <em>&#8220;offrire l\u2019opzione di morire pu\u00f2 significare dare alla gente nuove ragioni per morire&#8221;<\/em> (27). Due conseguenze che meritano d\u2019esser valutate soprattutto da parte di chi ipotizza la legalizzazione dell\u2019eutanasia: &#8220;Tanto, chi vuole ricorrervi non pu\u00f2 essere fermato, e chi non vuole ricorrervi non vi ricorrer\u00e0 mai&#8221;..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un parallelo con l\u2019aborto procurato&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019affermazione appena riportata \u00e8 significativamente simile a quella tante volte sentita a proposito dell\u2019aborto procurato, cos\u00ec com\u2019\u00e8 simile la conseguenza di cui s\u2019\u00e8 detto: infatti anche nel caso di patologie dell\u2019embrione \u2014 ma ora in quello di quasi ogni gravidanza non &#8220;pianificata&#8221; \u2014 la scelta <em>standard<\/em>, <em>ovvia<\/em>, \u00e8 per l\u2019aborto procurato, mentre richiede giustificazione il suo rifiuto; questa \u00e8 la prassi ormai invalsa, anche a fronte di una legislazione la cui lettera suona diversamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8230; e con la fecondazione artificiale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il parallelo con la tragica realt\u00e0 dell\u2019aborto suggerisce di essere esteso a quella della fecondazione artificiale, mostrando cos\u00ec ancora pi\u00f9 in profondit\u00e0 in che modo l\u2019eutanasia sia radicata nella stessa cultura abortiva e favorevole alla fecondazione artificiale. Com\u2019\u00e8 noto, gli effetti di aborto e fecondazione artificiale sono diametralmente opposti: nell\u2019un caso una vita umana esistente viene soppressa, nell\u2019altro viene prodotta <em>a ogni costo<\/em>, su richiesta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure una sola \u00e8 la mentalit\u00e0 e la cultura che a essi \u00e8 favorevole: le due pratiche sono addirittura connesse in una medesima procedura: infatti, la pratica della fecondazione artificiale prevede, molto spesso, un intervento abortivo nei confronti dei cosiddetti &#8220;embrioni soprannumerari&#8221;: merita di essere ricordato \u2014 di passaggio \u2014 che chi scrive, e chi legge, non \u00e8 stato nulla di pi\u00f9, n\u00e9 nulla di meno, di uno di questi embrioni &#8220;soprannumerari&#8221;. In entrambi i casi infatti \u2014 aborto e fecondazione artificiale \u2014 quanto viene eliminato o prodotto \u2014 secondo una logica tipicamente consumistica \u2014 \u00e8 <em>qualcosa <\/em>di completamente manipolabile \u2014 disponibile all\u2019intervento dei &#8220;tecnici&#8221; \u2014, non <em>qualcuno <\/em>che ha una natura propria e dei diritti che gli devono essere riconosciuti <em>nella verit\u00e0<\/em>, e non attribuiti <em>arbitrariamente<\/em> (28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stessa duplice minaccia che incontriamo all\u2019origine della vita fisica la ritroviamo al suo termine: se l\u2019eutanasia riproduce le condizioni dell\u2019aborto \u2014 una vita viene arbitrariamente eliminata \u2014, \u00e8 l\u2019accanimento terapeutico a occupare il posto simmetrico rispetto alla fecondazione artificiale: in questo caso un intervento tecnico, non pi\u00f9 guaritivo n\u00e9 curativo, s\u2019incarica d\u2019impedire la morte, rimandandola nel tempo e affidandola, di nuovo, a un altro intervento tecnico: si ripete cos\u00ec, per accanimento terapeutico ed eutanasia, anche quell\u2019unione procedurale che abbiamo visto legare fecondazione artificiale e aborto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019accanimento terapeutico<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema dell\u2019accanimento terapeutico \u2014 della distanasia \u2014 richiede d\u2019esser ora affrontato, bench\u00e9 brevemente e nei soli aspetti essenziali; il discorso si disporr\u00e0 cos\u00ec a un approfondimento degli aspetti etici coinvolti, che sar\u00e0 poi sviluppato di seguito. Le capacit\u00e0 tecniche di prolungamento della vita \u2014 di rianimazione \u2014 hanno suscitato e suscitano numerose e cospicue perplessit\u00e0 in coloro che devono decidere se, quando e in che misura ricorrervi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta, questo \u00e8 il problema, sempre d\u2019interventi doverosi o no? E ancora: si configurano casi in cui il ricorrervi sia addirittura contrario alla dignit\u00e0 del paziente? O il non ricorrervi \u00e8 invece praticare un atto eutanasico? Com\u2019\u00e8 chiaro, si tratta di un tema estremamente delicato, e alieno da ogni facile generalizzazione: a volta a volta paziente, famigliari e medico dovranno discernere se, e secondo quali modalit\u00e0, intervenire (29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 possibile tuttavia offrire indicazioni generali per rilevare se la terapia attuata sia proporzionata, o se configuri, appunto, un accanimento terapeutico. Anche in questo caso la gi\u00e0 citata <em>Dichiarazione sull\u2019eutanasia<\/em> della Congregazione per la Dottrina della Fede offre elementi di straordinaria chiarezza in un passo che conviene riportare per esteso: <em>&#8220;Ciascuno ha il dovere di curarsi e di farsi curare. Coloro che hanno in cura gli ammalati devono prestare la loro opera con ogni diligenza e somministrare quei rimedi che riterranno necessari o utili.<\/em> <em>&#8220;Si dovr\u00e0 per\u00f2, in tutte le circostanze, ricorrere a ogni rimedio possibile? Finora i moralisti rispondevano che non si \u00e8 mai obbligati all\u2019uso dei mezzi &#8220;straordinari&#8221;. Oggi per\u00f2 tale risposta, sempre valida in linea di principio, pu\u00f2 forse sembrare meno chiara, sia per l\u2019imprecisione del termine sia per i rapidi progressi della terapia. Perci\u00f2 alcuni preferiscono parlare di mezzi &#8220;proporzionati&#8221; e &#8220;sproporzionati&#8221;.<\/em> <em>&#8220;In ogni caso, si potranno valutare bene i mezzi mettendo a confronto il tipo di terapia, il grado di difficolt\u00e0 e di rischio che comporta, le spese necessarie e le possibilit\u00e0 di applicazione, con il risultato che ci si pu\u00f2 aspettare, tenuto conto delle condizioni del malato e delle sue forze fisiche e morali&#8221;<\/em> (30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il documento appena citato offre poi ai pazienti e a chi se ne prende cura quattro importanti criteri per il discernimento:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;a) In mancanza di altri rimedi, \u00e8 lecito ricorrere, con il consenso del malato, ai mezzi messi a disposizione dalla medicina pi\u00f9 avanzata, anche se sono allo stadio sperimentale e non sono esenti da qualche rischio. Accettandoli, l\u2019ammalato potr\u00e0 anche dare esempio di generosit\u00e0 per il bene dell\u2019umanit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;b) \u00c8 anche lecito interrompere l\u2019applicazione di tali mezzi, quando i risultati deludono le speranze riposte in essi <\/em>[&#8230;].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;c) \u00c8 sempre lecito accontentarsi dei mezzi normali che la medicina pu\u00f2 offrire. Non si pu\u00f2, quindi, imporre a nessuno l\u2019obbligo di ricorrere a un tipo di cura che, per quanto gi\u00e0 in uso, tuttavia non \u00e8 ancora esente da pericoli o \u00e8 troppo oneroso. Il suo rifiuto non equivale al suicidio: significa piuttosto o semplice accettazione della condizione umana, o desiderio di evitare la messa in opera di un dispositivo medico sproporzionato ai risultati che si potrebbero sperare, oppure volont\u00e0 di non imporre oneri troppo gravi alla famiglia o alla collettivit\u00e0.<\/em> <em>&#8220;d) Nell\u2019imminenza di una morte inevitabile nonostante i mezzi usati, \u00e8 lecito in coscienza prendere la decisione di rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita, senza tuttavia interrompere le cure normali dovute al malato in simili casi. Perci\u00f2 il medico non ha motivo di angustiarsi, quasi che non avesse prestato assistenza a una persona in pericolo&#8221;<\/em> (31).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La &#8220;morte dolce&#8221; e il Magistero della Chiesa cattolica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stretta e inscindibile connessione fra suicidio ed eutanasia ha gi\u00e0 indicato alcuni presupposti di una cultura eutanasica e, in particolare, una considerazione della persona umana come soggetto di un diritto onnipotente sulla propria vita e sulla propria morte. La vita umana \u2014 per poter ammettere l\u2019eutanasia \u2014 deve essere considerata qualcosa alla merc\u00e9 dell\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio a questa profondit\u00e0 s\u2019incontra un\u2019insanabile opposizione fra una considerazione della vita come dono di Dio, bene di cui l\u2019uomo \u00e8 beneficiario e <em>responsabile<\/em>, ma non possessore, o della vita come accidente biochimico, di cui ciascuno pu\u00f2 disporre a proprio piacimento e irresponsabilmente. In tal senso, la valutazione etica del suicidio si pu\u00f2 applicare all\u2019eutanasia: essa si oppone direttamente ai doveri verso Dio \u2014 Padrone e Signore della vita \u2014, a quelli verso il prossimo \u2014 nel caso dell\u2019eutanasia, sia da parte di chi la richiede, sia da parte di chi la pratica \u2014 e a quelli verso s\u00e9 stessi (32).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Magistero della Chiesa da tempo \u00e8 intervenuto estesamente e puntualmente in tema di eutanasia (33).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Converr\u00e0 ripercorrere i temi principali di tale insegnamento leggendo alcuni brani dell\u2019enciclica <em>Evangelium vitae<\/em>, in cui Papa Giovanni Paolo II dedica a questa realt\u00e0 un\u2019attenzione tutta particolare (34). Nel primo capitolo viene tratteggiato il contesto sociale in cui l\u2019eutanasia viene a tema: si tratta di un\u2019<em>&#8220;atmosfera culturale che non coglie nella sofferenza alcun significato o valore, anzi la considera il male per eccellenza, da eliminare ad ogni costo; il che avviene specialmente quando non si ha una visione religiosa che aiuti a decifrare positivamente il mistero del dolore.<\/em> <em>&#8220;Ma nell\u2019orizzonte culturale complessivo non manca di incidere anche una sorta di atteggiamento prometeico dell\u2019uomo che, in tal modo, si illude di potersi impadronire della vita e della morte perch\u00e9 decide di esse, mentre in realt\u00e0 viene sconfitto e schiacciato da una morte irrimediabilmente chiusa ad ogni prospettiva di senso e ad ogni speranza&#8221;<\/em> (35).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al terzo capitolo, e sottolineando la stretta connessione fra eutanasia, suicidio e omicidio, il Sommo Pontefice scrive: <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>il suicidio \u00e8 sempre moralmente inaccettabile quanto l\u2019omicidio. La tradizione della Chiesa l\u2019ha sempre respinto come scelta gravemente cattiva<\/em> [36]<em>. Bench\u00e9 determinati condizionamenti psicologici, culturali e sociali possano portare a compiere un gesto che contraddice cos\u00ec radicalmente l\u2019innata inclinazione di ognuno alla vita, attenuando o annullando la responsabilit\u00e0 soggettiva, il <\/em>suicidio<em>, sotto il profilo oggettivo, \u00e8 un atto gravemente immorale, perch\u00e9 comporta il rifiuto dell\u2019amore verso se stessi e la rinuncia ai doveri di giustizia e di carit\u00e0 verso il prossimo, verso le varie comunit\u00e0 di cui si fa parte e verso la societ\u00e0 nel suo insieme<\/em> [37]<em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nel suo nucleo pi\u00f9 profondo, esso costituisce un rifiuto della sovranit\u00e0 assoluta di Dio sulla vita e sulla morte, cos\u00ec proclamata nella preghiera dell\u2019antico saggio di Israele: <\/em>&#8220;Tu hai potere sulla vita e sulla morte; conduci gi\u00f9 alle porte degli inferi e fai risalire&#8221;<em> (<\/em>Sap <em>16, 13; cf. <\/em>Tb <em>13, 2).<\/em> <em>&#8220;Condividere l\u2019intenzione suicida di un altro e aiutarlo a realizzarla mediante il cosiddetto &#8220;suicidio assistito&#8221; significa farsi collaboratori, e qualche volta attori in prima persona, di un\u2019ingiustizia, che non pu\u00f2 mai essere giustificata, neppure quando fosse richiesta.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Non \u00e8 mai lecito <em>\u2014 scrive con sorprendente attualit\u00e0 sant\u2019Agostino \u2014<\/em> uccidere un altro: anche se lui lo volesse, anzi se lo chiedesse perch\u00e9, sospeso tra la vita e la morte, supplica di essere aiutato a liberare l\u2019anima che lotta contro i legami del corpo e desidera distaccarsene; non \u00e8 lecito neppure quando il malato non fosse pi\u00f9 in grado di vivere&#8221; [38]<em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Anche se non motivata dal rifiuto egoistico di farsi carico dell\u2019esistenza di chi soffre, l\u2019eutanasia deve dirsi una <\/em>falsa piet\u00e0<em>, anzi una preoccupante &#8220;perversione&#8221; di essa: la vera &#8220;compassione&#8221;, infatti, rende solidale col dolore altrui, non sopprime colui del quale non si pu\u00f2 sopportare la sofferenza. E tanto pi\u00f9 perverso appare il gesto dell\u2019eutanasia se viene compiuto da coloro che \u2014 come i parenti \u2014 dovrebbero assistere con pazienza e con amore il loro congiunto o da quanti \u2014 come i medici \u2014, per la loro specifica professione, dovrebbero curare il malato anche nelle condizioni terminali pi\u00f9 penose.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;La scelta dell\u2019eutanasia diventa pi\u00f9 grave quando si configura come un <\/em>omicidio <em>che gli altri praticano su una persona che non l\u2019ha richiesta in nessun modo e che non ha mai dato ad essa alcun consenso. Si raggiunge poi il colmo dell\u2019arbitrio e dell\u2019ingiustizia quando alcuni, medici o legislatori, si arrogano il potere di decidere chi debba vivere e chi debba morire. Si ripropone cos\u00ec la tentazione dell\u2019Eden: diventare come Dio &#8220;conoscendo il bene e il male&#8221; (cf. <\/em>Gn <em>3, 5). <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ma Dio solo ha il potere di far morire e di far vivere: <\/em>&#8220;Sono io che do la morte e faccio vivere&#8221;<em> (<\/em>Dt <em>32, 39; cf. <\/em>2 Re <em>5, 7; <\/em>1 Sam <em>2, 6). Egli attua il suo potere sempre e solo secondo un disegno di sapienza e di amore. Quando l\u2019uomo usurpa tale potere, soggiogato da una logica di stoltezza e di egoismo, inevitabilmente lo usa per l\u2019ingiustizia e per la morte.<\/em> <em>&#8220;Cos\u00ec la vita del pi\u00f9 debole \u00e8 messa nelle mani del pi\u00f9 forte; nella societ\u00e0 si perde il senso della giustizia ed \u00e8 minata alla radice la fiducia reciproca, fondamento di ogni autentico rapporto tra le persone&#8221;<\/em> (39).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La morte preparata, accolta e superata<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema della morte e del morire \u00e8 stato il filo conduttore di questa ricerca; essa ne ha esplorato peraltro un solo versante, quello del rifiuto della sofferenza e della morte, che ha nel suicidio e nella pratica eutanasica le sue espressioni pi\u00f9 decise e paradigmatiche. Ma non \u00e8 l\u2019unico itinerario consentito, n\u00e9 alla ricerca n\u00e9 \u2014 tantomeno \u2014 al cammino dell\u2019esistenza. L\u2019altro itinerario \u00e8 di preparazione alla morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esso non ha n\u00e9 la concitazione della fuga n\u00e9 l\u2019angoscia del terrore di fronte alla distruzione (40). Gli sono invece consentite le movenze umili di un cammino d\u2019incontro (41). E la voce della lode: <em>&#8220;Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, \/ da la quale nullo omo vivente po\u2019 scampare. \/\/Guai a quelli che morranno ne le peccata mortali! \/\/ Beati quelli che trover\u00e0 ne le tue sanctissime voluntati, \/ ca la morte seconda no li far\u00e0 male. \/\/ Laudate e benedicite mi Signore, \/ e rengraziate e serviteli cun grande umiltate&#8221;<\/em> (42).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Philippe Ari\u00e8s, <em>L\u2019uomo e la morte dal medioevo a oggi<\/em>, trad. it., Laterza, Roma-Bari 1980, p. 32.<br \/>\n(2) Cfr. Lorenzo Cantoni, <em>La &#8220;Carta degli Operatori sanitari&#8221;. Una presentazione<\/em>, in <em>Cristianit\u00e0<\/em>, anno XXIII, n. 239, marzo 1995, pp. 6-10.<br \/>\n(3) Cfr. Stanislaw Grygiel, <em>La salvezza e la salute<\/em>, in Ermanno Pavesi (a cura di), <em>Salute e salvezza. Prospettive interdiscliplinari<\/em>, Di Giovanni, San Giuliano Milanese (Milano) 1994, pp. 17-36 (p. 27): <em>&#8220;Davanti alla morte l\u2019uomo comincia a domandare il senso del suo essere che nasce e muore, vale a dire la sua verit\u00e0. Il malato non chiede del senso che egli potrebbe costruire. Davanti alla morte i sensi costruiti dall\u2019uomo non hanno alcun senso. In altre parole l\u2019uomo messo davanti alla morte diventa, per dirla <\/em>[&#8230;]<em> con sant\u2019Agostino, <\/em>magna quaestio<em>&#8220;<\/em>; cfr. anche Idem, <em>In the beginning is the end and in the end is the beginning<\/em>, in <em>Anthropotes. Rivista ufficiale del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia<\/em>, anno VII, n. 1, maggio 1991, pp. 25-53.<br \/>\n(4) La stessa cura esasperata della salute e dell\u2019aspetto esteriore manifesta poi una sorta di macabra profezia della corruzione della carne. Una ricostruzione cinematografica insieme attenta e sarcastica di questo si pu\u00f2 trovare in <em>Death becomes her<\/em>, del regista Robert Zemeckis (Universal Pictures, USA 1992). Il titolo dell\u2019edizione italiana del <em>film<\/em> \u00e8 <em>La morte ti fa bella.<br \/>\n<\/em>(5) Una grande mole di materiale sull\u2019eutanasia, a favore sia della sua diffusione che della sua legalizzazione, \u00e8 disponibile in Internet, nella base dati Deathnet (l\u2019indirizzo della <em>home page <\/em>\u00e8 http:\/\/www.islandnet.com\/~deathnet\/open.html). Deathnet \u00e8 stata creata da John Hofsess, direttore esecutivo della canadese The Right to Die Society, &#8220;Societ\u00e0 per il Diritto a Morire&#8221;, in collaborazione con Derek Humphry, attualmente presidente di ERGO!, Euthanasia Research and Guidance Organization, &#8220;Organizzazione per la Ricerca sulla e l\u2019Accompagnamento all\u2019Eutanasia&#8221;, associazione che ha sede a Eugene, in Oregon.<br \/>\n(6) Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull\u2019eutanasia<em> Iura et bona<\/em>, del 5-5-1980, II.<br \/>\n(7) Cfr. D. C. Clark, <em>Rational Suicide and People with Terminal Conditions or Disabilities<\/em>, in <em>Issues in Law and Medicine<\/em>, n. 8, 1992, pp. 147-166.<br \/>\n(8) Cfr. <em>ibidem<\/em>.<br \/>\n(9) F. P. McKegney e M. A. O\u2019Dowd, <em>Clinical and Research Reports: Suicidality and HIV Status<\/em>, in <em>American Journal of Psychiatry<\/em>, n. 149, 1992, pp. 396-398.<br \/>\n(10) Cfr. J. H. Brown et al., <em>It is Normal for Terminally Ill Patients to Desire Death?<\/em>, <em>ibid.<\/em>, n. 143, 1986, pp. 208-211.<br \/>\n(11) Cfr. <em>ibidem<\/em>.<br \/>\n(12) New York State Task Force on Life and the Law, <em>When Death Is Sought: Assisted Suicide and Euthanasia in the Medical Context<\/em>, Albany (New York) 1994, pp. 12-13. Questo testo \u00e8 disponibile anche in Internet all\u2019indirizzo gopher.health.state.ny.us, bench\u00e9 senza alcune tabelle; cfr. una sua segnalazione a cura di Lorenzo Cantoni in <em>Medicina e Morale. Rivista internazionale bimestrale di Bioetica, Deontologia e Morale Medica<\/em>, nuova serie, anno XLV, n. 3, maggio-giugno 1995, pp. 625-626.<br \/>\n(13) Sulla realt\u00e0 dell\u2019<em>hospice<\/em>, cfr. Thomas S. West, <em>The development of &#8220;hospice&#8221; in the United Kingdom<\/em>, in Elio Sgreccia, Antonio G. Spagnolo e Maria Luisa Di Pietro (a cura di), <em>L\u2019assistenza al morente. Aspetti socio-culturali, medico-assistenziali e pastorali. Atti del Congresso Internazionale. Roma, 15-18 marzo 1992<\/em>, Vita e Pensiero, Milano 1994, pp. 395-400.<br \/>\n(14) W. Breitbart, <em>Suicide Risk and Pain in Cancer and AIDS Patients<\/em>, in C. R. Chapman e K. M. Foley (a cura di), <em>Current and Emerging Issues in Cancer Pain: Reasearch and Practice<\/em>, Raven Press, New York 1993, p. 54.<br \/>\n(15) New York State Task Force on Life and the Law, <em>When Death Is Sought: Assisted Suicide and Euthanasia in the Medical Context<\/em>, cit., p. 17. Cfr. anche Vittorio Messori, <em>Scommessa sulla morte. La proposta cristiana: illusione o speranza?<\/em>, SEI, Torino 1982.<br \/>\n(16) Cfr. Maurice A. M. de Waachter, <em>Eutanasia nei Paesi Bassi. La pratica medica, l\u2019etica, il diritto<\/em>, in <em>KOS. Rivista di scienza e etica<\/em>, nuova serie, vol. X, n. 100, gennaio 1994, pp. 41-44.<br \/>\n(17) Cfr. i dettagli della procedura, in Giovanna Fravolini, Anna Mencarelli ed Elena Mazzeo, <em>L\u2019eutanasia in Olanda: risposta legislativa ad una prassi iniqua<\/em>, in <em>Medicina e Morale. Rivista internazionale bimestrale di Bioetica, Deontologia e Morale Medica<\/em>, nuova serie, anno XLIV, n. 6, novembre-dicembre 1994, pp. 1093-1106; cfr. anche G. Fravolini, <em>La nuova normativa sull\u2019eutanasia nei Paesi Bassi<\/em>, in <em>Aggiornamenti Sociali<\/em>, anno XLV, n. 12, dicembre 1994, pp. 839-848.<br \/>\n(18) Tale procedura \u00e8 contenuta nell\u2019articolo 10 del Regolamento di Polizia Mortuaria come modificato dal progetto di legge n. 22572: <em>&#8220;Il necroscopo del Municipio se ritiene di non poter effettuare la dichiarazione di morte, avverte l\u2019ufficio di giustizia, compilando un modulo fissato con provvedimento amministrativo generale di cui alla frase precedente e fatto dal Ministro della Giustizia e dal Segretario di Stato per gli Affari Sociali, la Sanit\u00e0 e la Cultura; viene poi avvertito l\u2019ufficiale di Stato civile dell\u2019anagrafe&#8221;<\/em>.<br \/>\n(19) Come si evince dalle pagine della Commissione Remmelink istituita dal ministro della Giustizia il 17 gennaio 1990 allo scopo di effettuare indagini aventi a oggetto la pratica dell\u2019eutanasia nel Regno dei Paesi Bassi. Cos\u00ec Association pour le droit de mourir dans la dignit\u00e9 (ADMD), <em>Dossier: La l\u00e8gislation hollandaise sur l\u2019euthanasie. <\/em><em>Bulletin Trimestriel<\/em>, anno 3, n. 48, marzo 1993, pp. 2-19.<br \/>\n(20) Cfr. Ernst M. H. Hirsch Ballin, <em>Cristiano-democratici ed eutanasia<\/em>, in <em>Concilium. Rivista internazionale di teologia<\/em>, n. 4, luglio-agosto 1993, pp. 741-744.<br \/>\n(21) In Italia il problema di Living Wills fra i molti \u00e8 stato affrontato da Amedeo Santosuosso, <em>A proposito di living will e di advance directives. Note per un dibattito<\/em>, in <em>Politica del diritto<\/em>, anno 21, n. 2, giugno 1990, pp. 477 -487; Salvatore Veca, <em>Autonomia e dignit\u00e0 della persona<\/em>, in <em>Notizie di Politeia<\/em>, anno 7, n. 24, 1991, pp. 5-6; e Antonio Gioachino Spagnolo, <em>Carta dell\u2019autodeterminazione: il punto di vista dell\u2019etica cattolica<\/em>, <em>ibid<\/em>., pp. 7-9; Alberto Bondolfi, <em>Il tema del living will nel dibattito sulla buona morte<\/em>, in <em>KOS. Rivista di medicina, cultura e scienze umane<\/em>, anno IX, n. 76, febbraio 1992, pp. 18-23; Paolo Cattorini, <em>La carta dell\u2019autodeterminazione del malato approvata dalla Consulta di Bioetica (16-3-92). Alcuni rilievi critici<\/em>, in <em>Difesa Sociale<\/em>, anno 71, n. 5, settembre-ottobre 1992, pp. 121-130; Giacomo Perico S.J., <em>&#8220;Testamento biologico&#8221; e malati terminali<\/em>, in <em>Aggiornamenti Sociali<\/em>, anno XLIII, n. 11, novembre 1992, pp. 677-692; e Mario Iorio, <em>Il diritto a morire<\/em>, in <em>Minerva Medico-Legale<\/em>, anno 115, vol. 115, n. 4, gennaio 1995, pp. 45-53.<br \/>\n(22) Cfr. la legge australiana, in <em>Bullettin of Medical Ethics<\/em>, anno 10, n. 108, maggio 1995, pp. 8-11.<br \/>\n(23) Questo limite era ben chiaro \u2014 anche prima del cristianesimo \u2014, per esempio ne <em>Il giuramento<\/em> di Ippocrate, in cui si legge: <em>&#8220;Non dar\u00f2 a nessuno alcun farmaco mortale neppure se richiestone, n\u00e9 mai proporr\u00f2 un tale consiglio&#8221;<\/em> (Ippocrate, <em>Opere<\/em>, a cura di Mario Vegetti, UTET, Torino 1965, p. 393).<br \/>\n(24) Roland Jaccard e Michel Th\u00e9voz, <em>Manifesto per una morte dolce<\/em>, trad. it., E.D.T. Edizioni di Torino, Torino 1993, p. 46.<br \/>\n(25) Cfr. Charles S. Cleeland et al., <em>Pain and its Treatment in Outpatients with Metastic Cancer<\/em>, in <em>The New England Journal of Medicine<\/em>, vol. 330 (9), marzo 1994, pp. 592-596. Il campione totale dello studio fu costituito da 1308 pazienti.<br \/>\n(26) J. David Velleman, <em>Against the Right to Die<\/em>, in <em>The Journal of Medicine and Philosophy<\/em>, anno 6, n. 17, 1992, pp. 665-681 (p. 674). Il testo svela insieme quella mancanza di senso, percepita con terrore, di cui si diceva in principio; i cristiani devono essere, come scrive san Pietro, <em>&#8220;pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che \u00e8 in voi&#8221;<\/em> (<em>1 Pt<\/em>. 3, 16).<br \/>\n(27) J. D. Velleman, <em>art<\/em>. <em>cit<\/em>., p. 676.<br \/>\n(28) Cfr. un parallelo analogo, in Michel Schooyans, <em>La morte inflitta<\/em>, in E. Sgreccia, A. G. Spagnolo, M. L. Di Pietro (a cura di), <em>L\u2019assistenza al morente. Aspetti socio-culturali, medico-assistenziali e pastorali. Atti del Congresso Internazionale. Roma, 15-18 marzo 1992<\/em>, cit., pp. 73-79.<br \/>\n(29) Tale difficolt\u00e0 di giudizio manifesta in modo chiaro che la medicina \u00e8 anche un\u2019arte: cfr. Hans Georg Gadamer, <em>Dove si nasconde la salute<\/em>, trad. it., Cortina, Milano 1994; cfr. una segnalazione di questo testo a cura di Lorenzo Cantoni in <em>Medicina e Morale. Rivista internazionale bimestrale di Bioetica, Deontologia e Morale Medica<\/em>, nuova serie, anno XLV, n. 3, maggio-giugno 1995, pp. 623-624.<br \/>\n(30) Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull\u2019eutanasia<em> Iura et bona<\/em>, cit., IV.<br \/>\n(31) <em>Ibidem<\/em>. Sul tema, sul quale esiste una bibliografia assai vasta, cfr. Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari, <em>Carta degli Operatori sanitari<\/em>, 4a ed., Citt\u00e0 del Vaticano 1995, nn. 119-124; e Pontificio Consiglio &#8220;Cor unum&#8221;, <em>Alcune questioni etiche relative ai malati gravi e morenti<\/em>, relazione di un gruppo di lavoro riunito dal 12 al 14 novembre 1976, in Patrick Verspieren S.J. (a cura di), <em>Biologia, medicina ed etica<\/em>, trad. it., Queriniana, Brescia 1980, pp. 484-502.<br \/>\n(32) Cfr. una presentazione del tema &#8220;suicidio&#8221; e delle coordinate della sua valutazione etica, in Lino Ciccone, <em>Non uccidere. Questioni di morale della vita fisica<\/em>, Ares, Milano 1984; Michele Federico Sciacca, <em>Morte e immortalit\u00e0<\/em>, L\u2019Epos, Palermo 1990; e L. Cantoni, <em>Su alcune dimensioni del suicidio. Il caso dell\u2019Emilia Romagna<\/em>, in <em>Medicina e Morale. Rivista internazionale bimestrale di Bioetica, Deontologia e Morale Medica<\/em>, nuova serie, anno XLIV, n. 6, novembre-dicembre 1994, pp. 1143-1160.<br \/>\n(33) Cfr. P. Verspieren S.J. (a cura di), <em>Biologia, medicina ed etica<\/em>, cit.; e Dionigi Tettamanzi (a cura di), <em>Chiesa e bioetica. Giovanni Paolo II ai medici e agli operatori sanitari<\/em>, Massimo, Milano 1988; una piccola raccolta di interventi magisteriali in tema si trova in <em>Che cosa ha detto il Papa sull\u2019eutanasia<\/em>, a cura dai monaci di Solesmes, Edizioni Paoline, Milano 1993. Cfr. inoltre E. Sgreccia, <em>Manuale di bioetica. I. Fondamenti ed etica biomedica<\/em>, 2a ed., Vita e Pensiero, Milano 1994, pp. 631-681; D. Tettamanzi, <em>Bioetica. Nuove frontiere per l\u2019uomo<\/em>, 2a ed., Piemme, Casale Monferrato (Alessandria) 1992, pp. 419-467; e P. Verspieren S.J., <em>Eutanasia? Dall\u2019accanimento terapeutico all\u2019accompagnamento dei morenti<\/em>, trad. it., Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 1985.<br \/>\n(34) Cfr. Gonzalo Miranda, <em>I problemi etici dell\u2019eutanasia nell\u2019Enciclica &#8220;Evangelium Vitae&#8221;<\/em>, in <em>Medicina e Morale. Rivista internazionale bimestrale di Bioetica, Deontologia e Morale Medica<\/em>, nuova serie, anno XLV, luglio-agosto 1995, pp. 719-738.<br \/>\n(35) Giovanni Paolo II, Enciclica <em>Evangelium vitae<\/em> sul valore e l\u2019inviolabilit\u00e0 della vita umana, del 25-3-1995, n. 15.<br \/>\n(36) Cfr. sant\u2019Agostino, <em>De Civitate Dei<\/em> I, 20: <em>CCL<\/em> 47, 22; san Tommaso d\u2019Aquino, <em>Summa theologiae<\/em>, IIa-IIae, q. 64, a. 5.<br \/>\n(37) Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull\u2019eutanasia<em> Iura et bona<\/em>, cit., I: <em>AAS<\/em> 72 (1980), 545; <em>Catechismo della Chiesa Cattolica<\/em>, nn. 2281-2283.<br \/>\n(38) <em>Epistula <\/em>204, 5: <em>CSEL<\/em> 57, 320.<br \/>\n(39) Giovanni Paolo II, Enciclica <em>Evangelium vitae<\/em> sul valore e l\u2019inviolabilit\u00e0 della vita umana, cit., n. 66.<br \/>\n(40) <em>&#8220;<\/em>La morte \u00e8 stata ingoiata per la vittoria, <em>\u00a0&#8220;<\/em>dov\u2019\u00e8, o morte, la tua vittoria? <em>\u00a0&#8220;<\/em>Dov\u2019\u00e8, o morte, il tuo pungiglione? <em>\u00a0&#8220;Il pungiglione della morte \u00e8 il peccato e la forza del peccato \u00e8 la legge. Siano rese grazie a Dio che ci d\u00e0 la vittoria per mezzo del Signore nostro Ges\u00f9 Cristo!&#8221;<\/em> (<em>1 Cor<\/em>. 15, 54-57; la citazione paolina \u00e8 da <em>Os<\/em>. 13, 14).<br \/>\n(41) Meriterebbe attenzione la mancanza sempre pi\u00f9 diffusa di una catechesi sulla morte e sul sacramento dell\u2019unzione degli infermi, che segnala un recepimento della mentalit\u00e0 secolare all\u2019interno stesso della comunit\u00e0 cristiana. <em>Contra<\/em>, cfr. \u2014 fra i tanti \u2014 sant\u2019Alfonso Maria de Liguori, <em>Apparecchio alla morte ovvero considerazioni sulle verit\u00e0 eterne utili a tutti per meditare e ai sacerdoti per predicare<\/em>, adattamento in lingua corrente, introduzione e note di Paolo Arrigo Orlandi, Gribaudi, Milano 1995 (l\u2019edizione originale \u00e8 del 1758).<br \/>\n(42) San Francesco d\u2019Assisi, <em>Il Cantico delle creature<\/em>, strofe 12-15, in <em>Fonti Francescane. Scritti e biografie di san Francesco d\u2019Assisi. Cronache e altre testimonianze del primo secolo francescano. Scritti e biografie di santa Chiara d\u2019Assisi<\/em>, 3a ed., emp edizioni messaggero padova, Padova 1983, p. 178.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>pubblicato\u00a0in Cristianit\u00e0 n. 249 (1996) di Lorenzo Cantoni, Giovanna Fravolini La morte &#8220;selvaggia&#8221;. Rifiutata, nascosta, truccata &#8220;L\u2019antico atteggiamento, in cui la morte vicina e familiare \u00e8, al tempo stesso, rimpicciolita e sdrammatizzata, \u00e8 troppo in contrasto col nostro; della morte noi abbiamo tanta paura da non osar pi\u00f9 pronunciare il suo nome. &#8220;Perci\u00f2, quando diciamo &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/thanatos-ed-eutanasia\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":35942,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[141],"class_list":["post-1702","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-eutanasia","tag-eutanasia-2","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Thanatos ed eutanasia - 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