{"id":1701,"date":"2005-11-18T14:20:07","date_gmt":"2005-11-18T13:20:07","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-06-17T13:59:30","modified_gmt":"2016-06-17T11:59:30","slug":"leutanasia-un-diritto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/leutanasia-un-diritto\/","title":{"rendered":"L&#8217;eutanasia &egrave; un diritto?"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-35085\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/eutanasia-1.jpg\" alt=\"eutanasia\" width=\"200\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/eutanasia-1.jpg 225w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/eutanasia-1-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/>Articolo pubblicato su <strong>Studi Cattolici<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0<em>Autonomia, dignit\u00e0, pluralismo<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Etienne Montero<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><em>La legge obbedir\u00e0 alla propria natura e non alla volont\u00e0 del legislatore, ed essa dar\u00e0 inevitabilmente i frutti che vi abbiamo seminato<\/em>.<\/div>\n<div style=\"text-align: right;\">(G. K. Chesterton)<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra che in Belgio vada crescendo il consenso a favore di una certa legalizzazione dell&#8217;eutanasia &#8220;su richiesta&#8221;. Ci si starebbe incamminando verso un&#8217;apparente soluzione di compromesso, che consiste nel rifiutare a un tempo la depenalizzazione pura e semplice dell&#8217;azione eutanasica e la proibizione sic et simpliciter di ogni forma di eutanasia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si caldeggia la conservazione simbolica del divieto penale (con l&#8217;incriminazione dell&#8217;omicida), mentre si autorizzerebbe la pratica dell&#8217;eutanasia purch\u00e9 vengano rispettate certe condizioni e procedure [1].Solo l&#8217;eutanasia praticata senza il consenso del paziente per motivi sociali o economici resterebbe, in via ipotetica, sottoposta al diritto penale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La legalizzazione presenterebbe il vantaggio della chiarezza: metterebbe fine all&#8217;ipocrisia dell&#8217;attuale situazione di tolleranza, consentendo all&#8217;eutanasia di uscire dalla clandestinit\u00e0, cos\u00ec da assicurarne un controllo pi\u00f9 efficace e di prevenirne gli abusi.L&#8217;eutanasia \u00e8 una questione particolarmente delicata, della quale non si possono qui richiamare tutti gli aspetti. La nostra attenzione si soffermer\u00e0 in particolare su un problema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La richiesta del paziente appare chiaramente come un elemento essenziale nel tentativo di giustificazione filosofica, politica e giuridica dell&#8217;eutanasia volontaria. Per valutare l&#8217;opportunit\u00e0 di legalizzazione dell&#8217;eutanasia sembra dunque cruciale esaminare da vicino la cosiddetta tesi &#8220;dell&#8217;autonomia&#8221;. Sar\u00e0 questo il filo logico del nostro discorso [2]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tesi pu\u00f2 essere formulata come segue: la legalizzazione dell&#8217;eutanasia su richiesta s&#8217;impone perch\u00e9 la scelta sul momento e sulle modalit\u00e0 della morte deriva dall&#8217;autonomia individuale, che dev&#8217;essere rispettata in una democrazia pluralista, nella quale nessuno pu\u00f2 imporre agli altri le proprie convinzioni [3]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso la discussione delle principali argomentazioni prospettate dai partigiani della legalizzazione dell&#8217;eutanasia volontaria, le nostre riflessioni si limitano a considerare l&#8217;argomento dell&#8217;autonomia, spesso invocato &#8211; con il pretesto del pluralismo &#8211; a favore dell&#8217;eutanasia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;accanimento terapeutico<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ha ragione di reclamare la legalizzazione dell&#8217;eutanasia per impedire l&#8217;accanimento terapeutico? In via preliminare \u00e8 opportuno rispondere brevemente a questo interrogativo per dissipare un malinteso e delimitare correttamente la vera posta in gioco della discussione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per legittimare l&#8217;eutanasia si presenta spesso l&#8217;immagine del malato terminale in preda ad atroci sofferenze, ulteriormente accresciute suo malgrado a motivo dell&#8217;accanimento medico &#8211; che non ha pi\u00f9 niente di &#8220;terapeutico&#8221; &#8211; dall&#8217;\u00e9quipe curante. Eppure questa situazione non ha alcunch\u00e9 di fatale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da una parte, il medico \u00e8 tenuto non solo a ripristinare lo stato di salute, ma anche ad alleviare il dolore. A tale scopo egli pu\u00f2 (e deve) somministrare calmanti o analgesici, anche se questi hanno l&#8217;effetto, ovviamente non voluto, di abbreviare la vita del paziente [4]. Si suppone, senza dover indugiare, che il lettore sappia che allo stato attuale della medicina quasi tutte le sofferenze fisiche possono essere adeguatamente mitigate; almeno in via di principio, perch\u00e9 in pratica il mondo medico \u00e8 troppo poco preparato al controllo dei sintomi e alla cura del dolore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altra parte, l&#8217;accanimento &#8220;terapeutico&#8221; non \u00e8 richiesto n\u00e9 moralmente n\u00e9 giuridicamente. La deontologia medica, la morale e il diritto obbligano il medico, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, a combattere il dolore e a prodigare cure ordinarie, utili e proporzionate. In compenso, egli non \u00e8 affatto tenuto a intraprendere o a prolungare una cura inutile o sproporzionata nel caso in cui il beneficio ottenibile appaia molto fragile rispetto ai disagi, alle costrizioni o al costo che i mezzi posti in atto implicherebbero per il paziente [5].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai fini del nostro studio ci atterremo alla seguente definizione di eutanasia, proposta dal Comitato consultivo di Bioetica: &#8220;Atto praticato da un terzo che pone intenzionalmente termine alla vita di una persona su richiesta della medesima&#8221;. L&#8217;eutanasia in senso stretto suppone dunque, per definizione, l&#8217;intenzione di sopprimere la vita; perci\u00f2 essa si distingue da altre iniziative mediche, come l&#8217;opportuna somministrazione di analgesici allo scopo di alleviare il dolore (anche a rischio di abbreviare la vita) e la decisione di rinunciare a cure inutili o eccessive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presentare la legalizzazione dell&#8217;eutanasia come il rimedio contro l&#8217;accanimento terapeutico e le prolungate sofferenze che l&#8217;accompagnano, scaturisce da un deplorevole equivoco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le distinzioni qui indicate sono relativamente ben assodate in teoria. \u00c8 chiaro che esse sono decisamente meno nette nella pratica. I princ\u00ecpi, per quanto raffinati siano, sono sempre connotati da una certa distanza rispetto alla diversit\u00e0 e alla complessit\u00e0 delle situazioni e dei disagi individuali. \u00c8 cosa evidente. Tuttavia, \u00e8 giocoforza ammettere che l&#8217;ignoranza di queste distinzioni concettuali falsa completamente il dibattito circa l&#8217;opportunit\u00e0 di legalizzare l&#8217;eutanasia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla luce dei criteri sopra richiamati, si comprende intuitivamente che staccare un apparecchio respiratorio o togliere una sonda alimentare (per far posto a estreme cure di conforto) non implica sempre e necessariamente un atteggiamento eutanasico. Quegli atti possono rientrare, se del caso, nell&#8217;ambito della missione generale della medicina: tutto dipende dalle circostanze e dalle intenzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la pi\u00f9 grande confusione regna a questo riguardo, sia nell&#8217;opinione pubblica sia presso la maggior parte degli stessi medici. Proprio di questo infatti si tratta: la confusione \u00e8 assenza di chiarezza, coacervo di nozioni imprecise, nebbia intellettuale che confonde le frontiere&#8230; In sana democrazia sarebbe deplorevole farne un pretesto o un argomento a favore della legalizzazione dell&#8217;eutanasia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;osservazione dimostra comunque l&#8217;interesse di un ampio dibattito pubblico sul tema. Senza fare posto all&#8217;eutanasia, non escludiamo che sia possibile e opportuno chiarire in taluni testi, per una maggiore sicurezza giuridica, i diversi casi figurati<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il diritto di morire in dignit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il diritto di morire in dignit\u00e0 \u00e8 uno dei principali argomenti utilizzati per promuovere la legalizzazione dell&#8217;eutanasia. Sinteticamente, \u00e8 possibile presentarlo come segue: grazie ai progressi della medicina, si dispone oggi di numerosi mezzi per prolungare la vita delle persone gravemente ammalate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rovescio della medaglia \u00e8 che a volte si verificano interminabili agonie, che non fanno altro che aumentare e protrarre lo stato di decadimento del malato terminale. Di fronte a queste situazioni dolorose, la legge dovrebbe permettere che una persona possa essere aiutata a morire. Invece di subire una degradazione insopportabile, essa potrebbe cos\u00ec morire in dignit\u00e0. Tale rivendicazione appare, in maniera emblematica, nella denominazione sociale di diverse associazioni che militano in favore della depenalizzazione dell&#8217;eutanasia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si assiste qui a una deformazione del linguaggio che non deve trarre in inganno. Il &#8220;diritto a una morte dignitosa&#8221; \u00e8 un&#8217;espressione eufemistica per designare il &#8220;diritto di essere messi a morte&#8221; da altri. Con il legittimo pretesto di rifiutare l&#8217;accanimento medico, la frase stigmatizzata garantisce il gesto di dare concretamente la morte ad altra persona. \u00c8 pertanto evidente che quest&#8217;ultimo caso non pu\u00f2 essere assimilato al fatto di lasciare sopraggiungere la morte, astenendosi dal mettere in atto mezzi inutili e sproporzionati al solo scopo di prolungare una vita senza speranza di miglioramento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una corretta valutazione morale e giuridica esige che si distinguano chiaramente queste due ipotesi irriducibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel medesimo ordine di idee, l&#8217;espressione &#8220;aiutare a morire&#8221; e gli abituali richiami alla &#8220;compassione&#8221; o alla &#8220;solidariet\u00e0&#8221; suggeriscono altruismo, spirito di servizio, generosit\u00e0&#8230; Questa terminologia, che suscita incontestabilmente simpatia, non viene con troppa facilit\u00e0 scomodata allo scopo evidente di far recepire pi\u00f9 agevolmente l&#8217;inaccettabile?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche qui il linguaggio diviene una trappola, perch\u00e9 una cosa \u00e8 aiutare un paziente a morire (badando a fargli compagnia nella sua angoscia, a dare sollievo al suo dolore, a portargli conforto&#8230;), altra cosa \u00e8 farlo morire. La causa della morte differisce a seconda del caso considerato. Quando un medico decide di non iniziare o di cessare una cura ormai inutile o sproporzionata, il paziente morir\u00e0 in conseguenza della patologia mortale di cui soffriva; al contrario, se il medico somministra una sostanza letale, \u00e8 questo atto a costituire la causa della morte del paziente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec pure c&#8217;\u00e8 una differenza di intenzione: nel primo caso, si cerca di risparmiare al paziente delle sofferenze inutili a rischio di affrettarne la morte; nel secondo, l&#8217;intenzione \u00e8 di provocare la morte del paziente per eliminare la sofferenza. L&#8217;intenzione segna pertanto la differenza tra la medicina palliativa e l&#8217;eutanasia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il medico che pratica l&#8217;eutanasia toglie consapevolmente e volontariamente la vita al proprio paziente, e la vera questione \u00e8 di sapere se il riferimento al concetto di dignit\u00e0 consente di giustificare un tale atto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni persona ha effettivamente il diritto di morire in dignit\u00e0. Tutti sono concordi nel riconoscerlo. Il diritto a un&#8217;autentica morte dignitosa implica diverse prerogative legittime: il diritto del malato a mantenere un dialogo e un rapporto di fiducia con chi lo ha in cura e con le persone che gli sono intorno; il diritto di conoscere la verit\u00e0 sul proprio stato; il diritto di beneficiare delle tecniche mediche disponibili che consentono di alleviare il dolore; il diritto di accettare o di rifiutare gli interventi ai quali lo si vuole sottoporre; il diritto di rinunciare ai rimedi eccezionali o sproporzionati in fase terminale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quale concetto di dignit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di contro, il preteso diritto a essere &#8220;messo a morte&#8221; dal proprio medico \u00e8 di tutt&#8217;altra natura. Esso poggia su una nuova e pericolosa concezione della dignit\u00e0 umana. Ci\u00f2 merita la massima attenzione. In realt\u00e0, la nozione classica di dignit\u00e0, del resto molto antica nella riflessione filosofica, viene abbandonata a favore di una nozione pi\u00f9 recente, la qualit\u00e0 della vita. Avviene uno scivolone semantico: dalla &#8220;dignit\u00e0 della persona&#8221;, intesa come una qualit\u00e0 di ordine ontologico, alla &#8220;qualit\u00e0 della vita&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dignit\u00e0 diviene una nozione molto diffusa, eminentemente soggettiva e relativa. Soggettiva, perch\u00e9 ciascuno sarebbe il solo giudice della propria dignit\u00e0. Relativa, nel senso che la qualit\u00e0 della vita \u00e8 un concetto a geometria variabile, suscettibile di un&#8217;infinit\u00e0 di gradi e misurabile secondo i criteri pi\u00f9 disparati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un esempio concreto e significativo &#8211; la proposta di risoluzione del Parlamento europeo elaborata sulla base di un rapporto del dottor L\u00e9on Schwartzenberg sull&#8217;assistenza ai moribondi (aprile 1991) &#8211; permette di illustrare in che misura venga modificato il senso conferito al termine &#8220;dignit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quel documento si afferma a pi\u00f9 riprese che &#8220;la dignit\u00e0 \u00e8 il fondamento della vita umana&#8221;. Orbene, questa dignit\u00e0, lungi dall&#8217;essere intangibile appare al contrario come uno stato instabile assoggettato alle vicissitudini della vita e della salute. Apparentemente, un soggetto pu\u00f2 dunque perdere la propria dignit\u00e0 e, con essa, la propria umanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Che cos&#8217;\u00e8 allora questa dignit\u00e0 che si perde?&#8221;, s&#8217;interroga France Qu\u00e9r\u00e9. &#8220;\u00c8 evidentemente la dignit\u00e0 di chi sta bene, quella della vita piena, sicura di s\u00e9. I criteri della dignit\u00e0 sono conferiti dai ruoli sociali, dal riguardo degli altri, dagli onori, dalla carriera, dalla coscienza padrona di s\u00e9 [&#8230;]. Si noter\u00e0 che la malattia non \u00e8 la sola a togliere la dignit\u00e0: la miseria, la delinquenza, perch\u00e9 non dovrebbero avere lo stesso effetto?&#8221; [6].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il documento dianzi citato afferma con insistenza che &#8220;il dolore fisico attenta alla dignit\u00e0&#8221; e che &#8220;la malattia toglie ogni dignit\u00e0 all&#8217;esistenza&#8221;. E l&#8217;ultimo paragrafo dell&#8217;esposizione dei motivi arriva alla conclusione: &#8220;\u00c8 la dignit\u00e0 che definisce una vita umana. Quando, alla fine di una lunga malattia contro la quale ha lottato con coraggio, il malato chiede al medico di interrompere un&#8217;esistenza che ha perduto per lui ogni dignit\u00e0, e il medico decide, in piena coscienza, di recargli aiuto e di lenire i suoi ultimi momenti consentendogli di addormentarsi in pace e definitivamente, questo aiuto medico e umano (talvolta chiamato eutanasia) \u00e8 rispetto per la vita&#8221; [7].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sillogismo \u00e8 chiaro: la dignit\u00e0 \u00e8 il fondamento della vita umana e la malattia toglie la dignit\u00e0, ovvero una vita indegna non \u00e8 pi\u00f9 una vita umana; ne segue che il gesto eutanasico, lungi dall&#8217;attentare alla vita umana, \u00e8 rispetto per la vita. Un siffatto ragionamento \u00e8 implicito nello spirito di parecchi fautori della legalizzazione dell&#8217;eutanasia, ne siano consapevoli o no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo approccio \u00e8 fondato su una nuova nozione di dignit\u00e0 rapportata alla &#8220;qualit\u00e0 della vita&#8221;. Tale espressione \u00e8 nondimeno equivoca. \u00c8 vero che le condizioni di vita possono essere pi\u00f9 o meno dignitose, cos\u00ec come possono esserlo le circostanze che accompagnano l&#8217;avvicinarsi della morte. Sul piano psicologico, \u00e8 innegabile che il malato che assiste impotente alla propria degradazione pu\u00f2 provare il sentimento di una dignit\u00e0 diminuita. \u00c8 certo che si deve fare di tutto perch\u00e9 la vita e la morte di ciascuno siano le pi\u00f9 dignitose possibili. Ma, in ogni caso, la persona in quanto tale ha sempre la medesima dignit\u00e0 ontologica, intangibile e inviolabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il significato della parola &#8220;dignit\u00e0&#8221; non \u00e8 facile da cogliere concettualmente, perch\u00e9 essa designa una qualit\u00e0 semplice, irriducibile. Pi\u00f9 intuitiva che razionale, e da sempre riservata alle persone, la nozione di dignit\u00e0 rimanda all&#8217;idea di eccellenza, di preminenza&#8230; e comporta un atteggiamento di venerazione e di rispetto assoluto. Cos\u00ec Kant ha ben messo in evidenza la distinzione fondamentale tra la nozione di dignit\u00e0 (&#8220;valore intrinseco&#8221;), propria delle persone, e quella di prezzo (&#8220;valore relativo&#8221;) che caratterizza le cose [8]. Tradizionalmente, tranne che nel pensiero di autori quali Nietzsche e Marx, la dignit\u00e0 \u00e8 invocata come una qualit\u00e0 che non \u00e8 solo da costruire, ma da rispettare in modo incondizionato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa dignit\u00e0 non \u00e8 fondata su una qualche circostanza, ma sul fatto semplice ed essenziale di appartenere al genere umano. E inscritta nell&#8217;essere stesso di ogni uomo. Non \u00e8 la dignit\u00e0 a costituire il fondamento della vita umana, ma \u00e8 la vita umana a fondare la dignit\u00e0: quest&#8217;ultima deve essere riconosciuta a ogni uomo per il solo fatto di esistere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Vita senza valore vitale?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I fautori dell&#8217;eutanasia, che si richiamano alla nozione di &#8220;qualit\u00e0 della vita&#8221;, ritengono che certe esistenze siano diventate senza valore o che, in alcune situazioni, l&#8217;uomo non sia pi\u00f9 tale. In un simile caso, l&#8217;atto eutanasico, lungi dall&#8217;imparentarsi con l&#8217;omicidio, appare come un favore elargito a colui la cui vita ha perduto ogni dignit\u00e0. Un ragionamento di tal sorta pu\u00f2 servire a giustificare, oltre all&#8217;eutanasia dei malati terminali, anche quella delle persone incapaci di esprimere la propria volont\u00e0 (come i dementi), nonch\u00e9 l&#8217;infanticidio dei neonati minorati. Questa idea si avvicina pericolosamente alla nozione di &#8220;vite senza valore vitale&#8221; (lebensunwerte Leben) sulla quale poggiava il programma di eutanasia di sinistra memoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se questo genere di accostamento \u00e8 irritante (e qui evocato non senza una certa riluttanza), non bisognerebbe troppo presto gridare alla commistione. Si avrebbe torto a respingere troppo disinvoltamente lo spettro dei crimini nazisti, in considerazione del fatto che essi furono l&#8217;effetto di una ideologia totalitaria ben lontana dalle nostre concezioni politiche. La storia insegna, invero, che le migliori democrazie non sono al riparo da derive totalitarie [9]. L&#8217;eugenismo, in particolare, rappresenta una tentazione permanente degli uomini di scienza [10].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi pericoli non si situano su un piano immaginario. La legalizzazione dell&#8217;eutanasia volontaria \u00e8 la prima tappa di un processo logico ineluttabile. Per farla accettare, si giura che sar\u00e0 applicata solamente in certi casi limite, prospettati all&#8217;opinione pubblica a motivo del loro carattere particolarmente drammatico per la sensibilit\u00e0 comune. Ma, una volta ammesso il principio, si viene naturalmente foggiando una mentalit\u00e0 che banalizza l&#8217;atto di eutanasia. Non appena il divieto sia tolto, quello che un tempo era proibito diventa prassi corrente, fino ad apparire a poco a poco piuttosto normale. L&#8217;evoluzione verso eutanasie praticate senza il consenso del paziente, per compassione o per motivi socioeconomici, si situa nello scenario delineato in precedenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal momento in cui si considera che la vita umana non possiede un valore intrinseco, come opporsi seriamente e durevolmente a questa sorta di ampliamento, reso pi\u00f9 probabile dal fatto che le nostre societ\u00e0 devono affrontare l&#8217;invecchiamento crescente della popolazione e la crisi dello Stato sociale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esperienza olandese insegna che non si tratta di congetture gratuite e senza fondamento. Si sa che nei Paesi Bassi l&#8217;eutanasia e la cooperazione al suicidio sono sempre formalmente incriminati nel Codice penale (artt. 293 e 294). Tuttavia, nel 1993, nel quadro di modifiche apportate alla normativa sui funerali, il potere amministrativo \u00e8 stato autorizzato a predisporre uno specifico formulario da compilare da parte del medico in caso di decesso avvenuto a seguito di cooperazione nel suicidio o per &#8220;cessazione attiva della vita&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 1995 questa regolamentazione \u00e8 stata interpretata con notevole flessibilit\u00e0 in modo da coprire nuove situazioni: malati non terminali in stato di disagio meramente psichico e pazienti incapaci di esprimere la propria volont\u00e0 (specialmente neonati&#8230;). Poco tempo fa il governo ha deciso di istituire cinque commissioni regionali e una nuova procedura intesa a limitare il controllo giudiziario cui \u00e8 attualmente sottoposta la pratica dell&#8217;eutanasia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finora il medico che aveva compiuto un atto di eutanasia doveva riempire un questionario da inviare al Pubblico Ministero. D&#8217;ora innanzi, il formulario dovr\u00e0 essere inviato, tramite medico legale, a una commissione regionale composta da un giurista, un esperto di etica e un medico che, dopo la verifica delle circostanze del decesso, invia un rapporto al Pubblico Ministero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Recentemente \u00e8 stata depositata una nuova proposta di legge intesa alla completa depenalizzazione dell&#8217;eutanasia. Come si pu\u00f2 costatare, il classico argomento del cosiddetto &#8220;piano inclinato&#8221; pu\u00f2 acquisire autorevolezza non solo dalla forza della logica, ma anche dai fatti dell&#8217;esperienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre per\u00f2 rendersi conto che la nuova concezione della dignit\u00e0 umana che si viene delineando, sulla quale poggia la legalizzazione dell&#8217;eutanasia, non \u00e8 neutra sul piano filosofico. Alcuni vorrebbero far credere che, privilegiando il rispetto delle autonomie individuali (ciascuno \u00e8 giudice della propria dignit\u00e0 e decide circa il momento della propria morte), la legalizzazione sia la sola soluzione ammissibile in uno Stato pluralista e laico. Non \u00e8 affatto cos\u00ec: inserendo in un testo di legge &#8211; volto a strutturare i comportamenti &#8211; il principio dell&#8217;eutanasia, anche se volontaria, il legislatore avalla la contestabile nozione di &#8220;qualit\u00e0 della vita&#8221; e la impone a tutti [11]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;approccio proposto contraddice, d&#8217;altronde, la filosofia moderna dei diritti dell&#8217;uomo, fondata sulla nozione classica di dignit\u00e0: in virt\u00f9 della semplice sua appartenenza al genere umano, l&#8217;uomo possiede una dignit\u00e0 intrinseca, dalla quale derivano certi determinati diritti. Cos\u00ec il preambolo della Dichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo &#8211; adottata (non a caso) all&#8217;indomani della seconda guerra mondiale &#8211; afferma che vi \u00e8 una dignit\u00e0 inerente a tutti i membri della famiglia umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esso precisa pure che &#8220;tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali quanto a dignit\u00e0 e diritti&#8221; (art. 1) e che ciascuno pu\u00f2 valersene &#8220;senza alcuna distinzione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di ogni altra opinione, di nazionalit\u00e0 o di estrazione sociale, di fortuna, di nascita o di qualsiasi altra situazione&#8221; (art. 2). Questa nozione oggettiva di dignit\u00e0 \u00e8 una garanzia contro l&#8217;arbitrio e l&#8217;abuso. Non la si dovrebbe abbandonare alla leggera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante l&#8217;attrattiva che essa pu\u00f2 esercitare, la concezione soggettivistica appare superficiale. L&#8217;immagine che ciascuno si forma della propria dignit\u00e0 non \u00e8 forse largamente tributaria dello sguardo degli altri? Coloro che stanno intorno ai malati e l&#8217;intera societ\u00e0 non sono forse in buona parte responsabili della coscienza che i malati stessi possono avere della propria dignit\u00e0? La legalizzazione dell&#8217;eutanasia, lungi dal procurare il supplemento di dignit\u00e0 preteso, non contribuisce forse ad affievolire il nostro senso di responsabilit\u00e0 di fronte ai malati?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, un&#8217;ultima considerazione: sul piano etico (e non pi\u00f9 ontologico) la &#8220;dignit\u00e0&#8221; non si trova soprattutto nel modo in cui si affronta la morte? La persona che si assume sino al termine la sua condizione umana, ivi compreso lo spettacolo del proprio decadimento, e che, a questo scopo, attinge alle proprie risorse per far fronte alla prova finale, non ha forse maggiore dignit\u00e0 di quella che chiede di esser messa a morte? \u00c8 difficilmente comprensibile che una morte dignitosa possa consistere soprattutto nel vedersi somministrare una sostanza letale. Se la dignit\u00e0 fosse a tal punto tributaria di fattori e di aiuti esterni, l&#8217;argomentazione sull&#8217;autonomia non sarebbe seriamente inficiata?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;insieme di queste considerazioni si potr\u00e0 obiettare che esse non sono decisive in quanto si tratta, in definitiva, di legalizzare unicamente l&#8217;eutanasia volontaria, per rispetto della giusta autonomia personale alla quale ciascuno aspira. Questa tesi dell&#8217;autonomia merita pertanto un esame pi\u00f9 approfondito<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il rispetto dell&#8217;autonomia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I fautori della legalizzazione dell&#8217;eutanasia su richiesta sostengono che questa \u00e8 un atto libero che, come tale, consente di riaffermare la dignit\u00e0 di una volont\u00e0 libera e autonoma contro la cieca necessit\u00e0. Ma \u00e8 poi cos\u00ec evidente che la decisione di morire promani dall&#8217;autonomia del malato terminale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 visto che certi partigiani dell&#8217;eutanasia si basano, almeno implicitamente, sull&#8217;idea che la malattia e la sofferenza possono comportare a tal punto una perdita di dignit\u00e0 che l&#8217;interessato non \u00e8 pi\u00f9 veramente una persona umana: perci\u00f2 non si potrebbe pi\u00f9 parlare di autonomia, quando l&#8217;autonomia sarebbe la precisa giustificazione dell&#8217;eutanasia. Del resto, difficilmente si comprende come l&#8217;affermazione dell&#8217;autonomia, da un lato, e il rispetto di essa, dall&#8217;altro, possano consistere nella soppressione di questa medesima autonomia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di l\u00e0 di questi paradossi, a proposito dei quali si pu\u00f2 dissertare all&#8217;infinito, \u00e8 plausibile ritenere che la fondatezza della tesi dell&#8217;autonomia supponga la coesistenza di tre condizioni. Queste possono essere formulate, interrogativamente, come segue:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) la richiesta di eutanasia \u00e8 veramente espressione della volont\u00e0 profonda del paziente?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) il medico si ritiene giustificato a praticare l&#8217;eutanasia, solamente o in ogni caso fondamentalmente, perch\u00e9 il paziente lo domanda?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3) \u00e8 vero che la legalit\u00e0 dell&#8217;eutanasia su richiesta riguarda esclusivamente gli interessati, e non concerne il resto della societ\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;approccio considerato sembra eccessivamente teorico, se non ideologico. Le persone interessate non pongono generalmente il problema in questi termini; esse cercano solamente di sfuggire al loro sgomento. Del resto, non \u00e8 ipocrita fare tanto assegnamento sulla libera espressione di una persona che, si suppone, \u00e8 in pieno smarrimento, in preda a indicibili sofferenze? Questo stato rende illusoria una decisione veramente libera da parte sua, cos\u00ec come \u00e8 piuttosto indecoroso insistere sulla libera scelta del depresso che si trovi sul punto di suicidarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Numerosi psicologi analizzano i &#8220;suicidi mancati&#8221; come segnali di angoscia. Per analogia di situazione, si pu\u00f2 temere che, depenalizzando l&#8217;eutanasia, numerose &#8220;richieste d&#8217;aiuto&#8221; siano male interpretate da chi si affretter\u00e0 ad assistere il candidato all&#8217;eutanasia. Si vuol favorire il gesto fatale, col rischio di dare sovente la pi\u00f9 deleteria delle risposte a una domanda malamente formulata?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, bisogna poter decifrare correttamente una richiesta di eutanasia, posto che un simile desiderio possa realmente esserci. Una tale aspirazione &#8211; cos\u00ec opposta al potente istinto di sopravvivenza, di autoconservazione &#8211; non trae generalmente origine da un dolore fisico insopportabile (di solito controllato, o in ogni caso controllabile, contrariamente alle idee che ci siamo fatti), ma dalla sofferenza, veramente angosciosa, legata a mancanza di attenzione, di affetto, di sollecitudine, di significato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 il nocciolo del problema: salvo eccezioni, la nostra medicina controlla la tecnica, ma si mostra spesso incapace di accompagnare il malato, dandogli conforto e calore umano. A volte, la famiglia e quanti stanno intorno al malato non fanno di meglio su questo piano, per indifferenza o per egoismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 facile rimuovere il problema reclamando per il medico l&#8217;autorizzazione a uccidere, su richiesta, in totale impunit\u00e0. Non sarebbe pi\u00f9 coraggioso mettere in discussione il nostro approccio con la medicina e riflettere sul modo di umanizzarla? L&#8217;affermazione alquanto sentenziosa dell&#8217;autonomia del malato non pu\u00f2 essere intesa come un modo di dichiararsi estraneo alla fatale decisione e quindi senza responsabilit\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Autonomia: ragione ultima del &#8220;diritto&#8221; all&#8217;eutanasia?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A ben riflettere, \u00e8 possibile dubitare che un medico si ritenga giustificato nel praticare l&#8217;eutanasia solamente perch\u00e9 l&#8217;interessato formula una richiesta in tal senso. Di fatto, se il medico accede a simile richiesta, \u00e8 perch\u00e9 egli giudica che la vita del suo paziente non abbia pi\u00f9 un valore intrinseco. In ogni caso, il fondamento inavvertito dell&#8217;eutanasia \u00e8 l&#8217;idea secondo la quale certe vite umane non valgono, o non valgono pi\u00f9, la pena di esser vissute. La decisione di praticare l&#8217;eutanasia non poggia mai sulla sola volont\u00e0 del malato; essa consegue sempre a un giudizio di valore sulla qualit\u00e0 della vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Supponiamo che un giovane chieda, nella sua angoscia, che lo si aiuti a morire. Si acceder\u00e0 alla sua richiesta o ci si dispiacer\u00e0 che la legge penale si opponga a questo gesto di compassione e di solidariet\u00e0? Occorre dunque modificare la legge per consentire, in tutti i casi analoghi, di prestare il proprio concorso nel mettere a morte le persone che ne fanno richiesta?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il momento, senza dubbio, ciascuno risponder\u00e0 negativamente a questi quesiti. Perch\u00e9? Si \u00e8 cos\u00ec poco attenti a rispettare l&#8217;autonomia di quelle persone? C&#8217;\u00e8 da scommettere che si sarebbe anche inclini a dissuaderle, cercando di farle ragionare, di confortarle. Il rispetto dell&#8217;autonomia altrui non \u00e8 il movente ultimo del nostro atteggiamento; questo \u00e8 legato a un giudizio di valore; nel caso specifico, si pensa che la vita del giovane in buona salute valga la pena di essere vissuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A rigor di logica, se il rispetto dell&#8217;autonomia \u00e8 sufficiente a giustificare l&#8217;eutanasia, non si vede perch\u00e9 subordinarne la legittimit\u00e0 ad altre condizioni (atto praticato da un medico su un malato incurabile in fase terminale). Si alzano gi\u00e0 delle voci, naturalmente, per raccomandare l&#8217;attenuazione delle condizioni [12].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanti ritengono che un malato terminale che chiede l&#8217;eutanasia agisca in maniera sensata e dignitosa, al contrario del giovane depressivo o del disoccupato disperato, in realt\u00e0 ragionano in base a un paradigma implicito: certi stati o certe malattie sono incompatibili con una vita dignitosa, mentre la decisione di morire di una persona in buona salute non merita di esser presa in considerazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se l&#8217;autonomia \u00e8 effettivamente la ragione ultima per giustificare il diritto all&#8217;eutanasia, non bisogna astenersi dal giudicare e rispettare i motivi di qualunque persona desiderosa di darsi la morte? Non \u00e8 forse vero che ognuno \u00e8 libero di apprezzare la qualit\u00e0 della vita e la sua dignit\u00e0 secondo i propri criteri?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 falso ritenere che la richiesta di eutanasia rappresenti una scelta meramente privata, che non riguardi nessuno all&#8217;infuori dell&#8217;interessato e non nuoccia in alcun modo agli altri. Kant respinge l&#8217;idea di un simile diritto su se stessi, in quanto l&#8217;uomo \u00e8 responsabile dell&#8217;umanit\u00e0 nella propria persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giustificazioni del tipo: &#8220;La mia vita mi appartiene, ne faccio quello che voglio&#8221; portano a una concezione fittizia e caricaturale della propriet\u00e0 privata. Anche nel diritto che attiene ai beni non si concepisce alcuna propriet\u00e0 senza riferimento sociale [13]. \u00c8 vero che la mia vita mi appartiene in un certo senso; ho su di essa un incontestabile dominio naturale; ne segue che, di fatto, posso decidere di sopprimermi [14].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di qui a sostenere l&#8217;esistenza di un diritto di propriet\u00e0 su se stessi, che conferirebbe a ciascuno il diritto di disporre della propria vita in maniera assoluta, c&#8217;\u00e8 un passo che il nostro umanesimo giuridico impedisce di effettuare [15].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il diritto di disporre della propria vita mediante l&#8217;aiuto di un altro vanta minore forza ancora. Salta all&#8217;occhio che la legalizzazione dell&#8217;eutanasia colpisce il legame sociale. Verranno coinvolti tutti i cittadini dal momento in cui l&#8217;esercizio dell&#8217;arte di guarire subir\u00e0 una non trascurabile modifica: a quel punto il corpo medico si trover\u00e0 investito di un nuovo potere, quello di amministrare la morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna ripeterlo: la legalizzazione dell&#8217;eutanasia non \u00e8 solamente una questione di etica e di scelta personali. Lungi dall&#8217;essere una questione meramente privata, l&#8217;eutanasia si riverbera sull&#8217;etica socio-politica. Se ne pu\u00f2 quindi perfettamente concepire la proibizione senza urtare il pluralismo caratteristica delle nostre democrazie moderne, alfine di salvaguardare interessi pubblici ritenuti superiori. In concreto per:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> Proteggere tutti i malati della societ\u00e0. Infatti si pu\u00f2 temere che il paziente, lungi dal ritrovarsi pienamente libero e autonomo nelle sue decisioni, sar\u00e0 pi\u00f9 facilmente incline a cedere di fronte alle pressioni esercitate dalle persone circostanti. Non c&#8217;\u00e8 forse il rischio che si colpevolizzi del fatto di costituire un peso per gli altri, di gravare finanziariamente sulla societ\u00e0, se si ostina a vivere e a rifiutare di far valere il suo &#8220;diritto&#8221; all&#8217;eutanasia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel diritto non sar\u00e0 percepito, in molti casi, come un (crudele) dovere. Tanto pi\u00f9 che il paziente non potr\u00e0 pi\u00f9 contare sul baluardo della legge per proteggersi. Come ha scritto un autore, &#8220;stretto \u00e8 il margine fra una societ\u00e0 che si ritiene eticamente tenuta a onorare le richieste di eutanasia e quella che finisce, sotto diverse pressioni pi\u00f9 o meno consapevoli, col suscitarle&#8221; [16].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong> Proteggere l&#8217;integrit\u00e0 morale della professione medica. La legalizzazione dell&#8217;eutanasia rischia di ritorcersi anche contro i medici, inducendo, in quelli che la praticano, assuefazione e banalizzazione. Rischia di rovinare il rapporto di fiducia nonch\u00e9 il dialogo tra i medici e i loro pazienti. Fra i medici favorevoli all&#8217;eutanasia numerosi sono coloro che si rifiutano di praticarla: questa resistenza non \u00e8 il segno che l&#8217;eutanasia \u00e8 equivoca?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3)<\/strong> Proteggere le persone vulnerabili da abusi, negligenze o errori ed evitare che si scivoli verso forme di eutanasia non richiesta. Di pi\u00f9, dato il ruolo simbolico della legge, \u00e8 chiaro che tutti sono interessati dall&#8217;abolizione di un divieto cos\u00ec importante, che induce un indebolimento generale del rispetto per la vita. Il riconoscimento legale &#8211; sotto qualunque forma &#8211; dell&#8217;eutanasia verrebbe a esprimere che, nella coscienza collettiva, il valore di certe vite \u00e8 messo in dubbio<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fatto &amp; diritto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto che l&#8217;eutanasia si pratichi regolarmente, nella clandestinit\u00e0 e con totale impunit\u00e0, non \u00e8 una ragione sufficiente per depenalizzarla?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ragionamento scaturisce dalla confusione tra fatto e diritto. Il diritto non indica ci\u00f2 che \u00e8, ma ci\u00f2 che deve essere. Se il diritto dovesse limitarsi a prendere atto del fatto compiuto, non avrebbe pi\u00f9 alcuna funzione normativa e perderebbe la sua ragion d&#8217;essere. L&#8217;adattamento del diritto al fatto \u00e8 un mito duro a morire. Non \u00e8 possibile dimostrarne qui la vacuit\u00e0, l&#8217;effetto depauperante e la pericolosit\u00e0. Altri autori (C. Atias e D. Linotte) vi si sono cimentati con incontestabile successo: le loro riflessioni meritano di esser considerate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci limiteremo a riprendere due osservazioni. La necessit\u00e0 di adattare il diritto al fatto potrebbe pretendere una certa legittimit\u00e0 se fosse possibile stabilire scientificamente sia i fatti cui la norma del diritto \u00e8 invitata a sottomettersi, al registro dei quali si adegua volentieri la pubblica opinione, sia la mancata applicazione o l&#8217;inefficacia del diritto positivo precedente. Ma nessuna di queste due categorie di dati pu\u00f2 essere interpretata in modo rigoroso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come attestano gli esempi analizzati da C. Atias e D. Linotte, \u00e8 impossibile scoprire scientificamente la posizione esatta della popolazione a proposito della legalizzazione di un comportamento fino ad allora proibito. La questione dell&#8217;eutanasia non sfugge alla regola, tutt&#8217;altro. Malintesi, falsi problemi e forzature linguistiche connotano la maggior parte delle discussioni sul tema [17].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altronde, la mancata applicazione di una norma giuridica ha sempre un&#8217;origine ambigua. Essa deriva da una scelta delle autorit\u00e0 politiche e giudiziarie, senza dubbio dettata dalla loro percezione della convinzione della maggioranza. Di pi\u00f9, ogni regola di diritto \u00e8 parzialmente inefficace: la questione \u00e8 dunque di definire la soglia di inefficacia, tale da giustificare l&#8217;abolizione della regola. Si suggerisce forse di sopprimere la normativa sui diritti d&#8217;autore con il pretesto che le contraffazioni di opere protette (fotocopie di lavori letterari, pirateria sui materiali telematici, ecc.) sono oggi innumerevoli?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario, il legislatore ha cercato di migliorare e completare la legge per combattere meglio le frodi in questo campo. E neppure si pensa necessariamente di eliminare il Codice stradale o la legislazione fiscale, nonostante le numerose infrazioni &#8211; spesso impunite &#8211; a quei testi normativi. Il mito che abbiamo denunciato non consente dunque di eludere il dibattito sulla questione di fondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altra parte, si cerca frequentemente di squalificare coloro che sono per il mantenimento del divieto e della sanzione penale in caso di trasgressione, rimproverando loro di essere a favore dello statu quo. Si tratta allora di sviluppare un&#8217;azione politica tesa a una migliore assistenza ai malati in fase terminale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa finalit\u00e0 comporta che si adottino misure positive intese a migliorare la formazione di tutto il personale curante circa il modo di affrontare l&#8217;approssimarsi della morte (istituzione di corsi di medicina palliativa, accompagnamento dei malati, padronanza dei mezzi di controllo dei sintomi e del dolore), a stanziare fondi pi\u00f9 consistenti per trovare cure attenuanti, ecc. Per il momento, vista la gravit\u00e0 dei problemi da risolvere, la legalizzazione dell&#8217;eutanasia non appare come una soluzione di comodo preconfezionata?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pluralismo &amp; compromessi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per legittimare la legalizzazione dell&#8217;eutanasia si richiama spesso la necessit\u00e0 del compromesso in una societ\u00e0 pluralista. Il rifiuto dell&#8217;eutanasia, presentato come volont\u00e0 di imporre agli altri una convinzione di carattere religioso o confessionale, si tradurrebbe nel mancato rispetto dei princ\u00ecpi della democrazia pluralista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;inconsistenza dell&#8217;obiezione \u00e8 gi\u00e0 stata sottolineata in precedenza: lungi dall&#8217;essere neutrale, la posizione &#8220;liberale&#8221;intende anch&#8217;essa inserire nella legge &#8211; e imporre a tutti [18] &#8211; una concezione ben precisa della vita, della persona e della dignit\u00e0. Questa concezione contraddice effettivamente la visione cristiana (constatazione che pu\u00f2, a giusto titolo, essere considerata irrilevante in una societ\u00e0 pluralista), ma nega anche la Dichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo, la cui ispirazione \u00e8 scarsamente sospettabile di confessionalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altronde, c&#8217;\u00e8 forse bisogno di sottolineare che il pluralismo non ha nulla a che vedere con il relativismo o la neutralit\u00e0 sul piano etico e politico? &#8220;Ogni legge penale ha la funzione di affermare i valori morali e sociali&#8221; [19] e, si aggiunga, di imporli a coloro che non li rispettano di buon grado. Il tracciato della linea divisoria fra ci\u00f2 che concerne l&#8217;etica (privata) e il diritto non \u00e8 neutro, ma poggia inevitabilmente su un giudizio etico preliminare. La vera questione \u00e8 quindi sapere dove fissare i limiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paradossalmente \u00e8 impossibile, in effetti, delimitare i rispettivi ambiti della morale e del diritto senza avanzare sul terreno della morale. L&#8217;inclusione o l&#8217;esclusione di un certo problema dal campo del diritto implica necessariamente una opzione morale. A questo riguardo, l&#8217;argomento dell&#8217;autonomia, utilizzato per giustificare la privatizzazione di principio di tutte le questioni etiche, non pu\u00f2 che apparire piuttosto dogmatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel nome di una sedicente neutralit\u00e0, il legislatore \u00e8 invitato ad astenersi sui temi etici, che vengono demandati all&#8217;autonomia e alla coscienza individuale di ciascuno: pertanto, in una democrazia pluralista, la frontiera tra l&#8217;etica privata e l&#8217;etica pubblica (e dunque il diritto) non dovrebbe essa stessa costituire oggetto di un pubblico dibattito rettamente argomentato?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, che cosa pensare della necessit\u00e0, spesso invocata, del compromesso, che condurrebbe all&#8217;accettazione dell&#8217;eutanasia nei soli &#8220;casi limite&#8221;? Raramente conviene che una legislazione sia pensata a partire da casi limite. Al contrario, il buon legislatore si guarder\u00e0 bene da quello che in sociologia giuridica \u00e8 chiamato &#8220;effetto macedonia&#8221;, cio\u00e8 quella nefasta tendenza a foggiare una norma generale sulla base di un caso eccezionale o marginale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla generalit\u00e0 della legge non va chiesto di contemplare tutte le ipotesi possibili, ivi comprese quelle &#8220;limite&#8221;. Seguendo questa logica fino in fondo, la soluzione ideale sarebbe l&#8217;abolizione pura e semplice del diritto penale, in forza della considerazione che ogni regola pone pi\u00f9 o meno problemi ai limiti del campo di sua pertinenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Stato di diritto &#8211; fondato sulla separazione e il controllo reciproco dei poteri &#8211; impedisce al legislatore di promulgare delle &#8220;leggi su casi particolari&#8221;, sostituendosi cos\u00ec al giudice, allo stesso modo in cui fa divieto a quest&#8217;ultimo di emanare &#8220;sentenze di regolamentazione&#8221;. A corti e tribunali spetta il compito di valutare le situazioni complesse nelle quali un medico potrebbe ricevere noie per aver posto in essere un atto che \u00e8 al limite fra la legittima rinuncia all&#8217;accanimento medico e l&#8217;eutanasia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo riguardo, fra altri meccanismi, la valutazione dell&#8217;opportunit\u00e0 dell&#8217;azione giudiziaria e la presa in considerazione di un&#8217;eventuale causa di giustificazione consentono gi\u00e0 ora di far fronte a casi che esulano dalle norme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si pu\u00f2 negare che certi malati terminali sono in una situazione &#8220;limite&#8221;, veramente tragica. Tuttavia, sarebbe assurdo sacrificare la norma all&#8217;eccezione. La nozione di stato di necessit\u00e0 \u00e8, da lungo tempo, recepita nel diritto penale per affrontare situazioni di eccezione [20]. Nella fattispecie, lo stato di necessit\u00e0 permette di giustificare il medico che si sforza di combattere il dolore, a rischio di abbreviare la vita del suo paziente (necessit\u00e0 sedativa) [21]. Se il medico \u00e8 animato dalla sola intenzione di lenire le sofferenze del suo paziente, la decisione di somministrare le &#8220;ultime&#8221; dosi di morfina &#8211; che pu\u00f2 supporre saranno fatali &#8211; non \u00e8 comparabile al gesto eutanasico [22].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tesi dell&#8217;autonomia, invocata in appoggio alla legalizzazione dell&#8217;eutanasia su richiesta, appare semplicistica. Essa porta a dislocare il dibattito sul terreno delle considerazioni ideologiche, buone per uno scambio di vedute fra gente in buona salute, ma ben lontane dal vissuto reale dei malati terminali. Chi non si avvede che una richiesta di eutanasia, lungi dall&#8217;essere la pretesa lucida affermazione di una volont\u00e0 libera e autonoma, denota generalmente il desiderio ambivalente di sfuggire a certe sofferenze, a meno di non essere, ancora pi\u00f9 in radice, un segno di angoscia, una domanda di relazione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta adeguata a questa richiesta, che tutti converranno sul carattere per lo meno misterioso, sar\u00e0 l&#8217;iniezione letale? Certuni pensano di si, convinti dell&#8217;estremo umanesimo della soluzione. E plausibile dubitare della pertinenza di un tale approccio, troppo semplicistico per essere veramente degno dell&#8217;uomo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tesi dell&#8217;autonomia viene altres\u00ec presentata come la sola accettabile in uno Stato laico e pluralista. Tutto avviene come se la legge, rinviando ciascuno alla propria autonomia, non prendesse posizione. Ragionamento specioso. La legalizzazione di una qualsiasi forma di eutanasia viene a inscrivere in un testo legislativo una visione antropologica &#8211; una concezione della dignit\u00e0 &#8211; ben precisa e a imporla a tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;affermazione del valore incondizionato e della dignit\u00e0 ontologica di ogni vita umana non ha carattere confessionale pi\u00f9 di quanto l&#8217;abbia l&#8217;affermazione dell&#8217;assenza di un suo valore intrinseco. Sostenere che &#8220;la vita umana fondi la dignit\u00e0&#8221; non \u00e8 asserzione neutra sotto il profilo filosofico, cos\u00ec come non lo \u00e8 la pretesa che &#8220;la dignit\u00e0 sia fondamento della vita umana&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La legalizzazione dell&#8217;eutanasia su richiesta non rimanda solo e un po&#8217; troppo semplicisticamente all&#8217;autonomia dei singoli, ma interessa la societ\u00e0 nelle sue fondamenta e perci\u00f2 riguarda ogni cittadino. Dall&#8217;istante in cui il gesto eutanasico richiede il concorso di un altro, nel caso specifico un medico, viene coinvolto il legame sociale. Chi non vede che, pretendendo di investire il corpo medico del potere di praticare l&#8217;eutanasia, sono tutti i malati e tutti i medici a essere interessati dalla nuova permissione legale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sarebbe preferibile che il legislatore serbasse la proibizione, rinunciando cos\u00ec a venire incontro a certe aspirazioni individuali in nome di legittimi beni superiori, quali la protezione del legame sociale e dell&#8217;integrit\u00e0 della professione medica, come pure quella dei malati?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto alle soluzioni prospettate come compromessi, esse non dovrebbero venire analizzate ingenuamente come tali. Dischiudere una porta all&#8217;eutanasia significa in realt\u00e0 accettare l&#8217;idea che la dignit\u00e0 umana ha valore relativo e soggettivo. Si toccano qui i limiti della cultura del compromesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza volerne negare gli innegabili vantaggi in molteplici ambiti, \u00e8 giocoforza costatare che ci\u00f2 non \u00e8 sempre possibile. Nella fattispecie, non si pu\u00f2 gestire cos\u00ec un&#8217;opzione fondamentale, refrattaria al compromesso. Bisogna scegliere: la dignit\u00e0 \u00e8 una qualit\u00e0 ontologica della persona umana o essa attiene solamente alla qualit\u00e0 della vita? Rinunciare al primo corno dell&#8217;alternativa a vantaggio del secondo \u00e8 una vera e propria scelta sociale, della quale non si dovrebbero minimizzare le conseguenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[1] Nel suo parere del 12 maggio 1997, il Comitato consultivo di Bioetica del Belgio segnala che &#8220;la discussione in commissione ristretta \u00e8 stata contrassegnata da una dinamica che privilegia l&#8217;esame della proposizione n. 3&#8221;, la quale prevede una &#8220;regolazione procedurale preliminare delle decisioni mediche pi\u00f9 importanti concernenti la fine della vita, ivi compresa l&#8217;eutanasia&#8221;.<\/p>\n<div align=\"justify\">[2] Non si esaminer\u00e0 quindi la situazione del paziente capace, ma incosciente, che ha firmato una &#8220;dichiarazione (o direttiva) anticipata&#8221; (chiamata anche &#8220;testamento di vita&#8221;), n\u00e9 quella delle persone incapaci di diritto.<\/div>\n<div align=\"justify\">[3] Il diritto all&#8217;autonomia o all&#8217;autodeterminazione come fondamento del diritto all&#8217;eutanasia volontaria \u00e8 costantemente invocato in tutti i dibattiti, e in particolare in occasione delle giornate di riflessione sull&#8217;eutanasia organizzate dal Senato belga il 9 e 10 dicembre 1997.<\/div>\n<div align=\"justify\">[4] Sul piano della morale ci limitiamo a segnalare che nel 1957 papa Pio XII prese posizione sugli analgesici, raccomandandone l&#8217;uso, in mancanza di altri mezzi efficaci, nonostante l&#8217;immagine decisamente negativa dei &#8220;narcotici&#8221; a quel tempo. Cfr Pio XII, &#8220;Probl\u00e9mes religieux et moraux de l&#8217;analgesie&#8221;. La Documentation Catholique, 1957, n. 1247, col. 337-340. Questo insegnamento \u00e8 stato successivamente confermato.<\/div>\n<div align=\"justify\">[5] La Chiesa cattolica rifiuta nettamente, e da lungo tempo, l&#8217;accanimento terapeutico. Cfr Catechismo della Chiesa cattolica, nn. 2277-2279; Congregazione per la Dottrina della fede, &#8220;Dichiarazione sull&#8217;eutanasia&#8221;, 5 maggio 1980.<\/div>\n<div align=\"justify\">[6] F. Qu\u00e9r\u00e9, &#8220;Une dignit\u00e9 indigne de l&#8217;homme&#8221;, Ethique. La vie en question, n. 6-7, 1992\/4-1993\/1, p. 74.<\/div>\n<div align=\"justify\">[7] Corsivo nostro.<\/div>\n<div align=\"justify\">[8] Cfr E.Kant, Fondazione della metafisica dei costumi, Rusconi, MI 1982, p.133-4.<\/div>\n<div align=\"justify\">[9] Per un costruttivo chiarimento, M. Schooyans, La derive totalitaire du liberalisme. Mame, Paris 1995.<\/div>\n<div align=\"justify\">[10] Migliaia di persone, uomini e donne, non sono forse state sterilizzate coattivamente in nome della purezza della razza nordica, o con motivazioni sociali, secondo i termini di una legge elaborata tra le due guerre? Analoghe leggi di sterilizzazione forzata sono state adottate, in maniera perfettamente democratica, dalla maggior parte dei Paesi scandinavi, ma anche dal Canada e da diversi Stati americani. Nel suo Le d\u00e9sir du g\u00e8ne (F. Bourin, Paris 1992), J. Testart si impegna a confutare quanti ritengono che la volont\u00e0 di sopprimere gli individui non conformi sia legata a un&#8217;ideologia totalitaria e che la democrazia, di per s\u00e9, ci protegga dalle derive eugeniche. Il suo proposito, fondato su talune pratiche di procreazione medicalmente assistita, si rivela oggi premonitore sotto molteplici aspetti.<\/div>\n<div align=\"justify\">[11] B. Matray, &#8220;La mort euthanasi\u00e9e n&#8217;est pas la mort humaine&#8221;, Ethique. La vie en question, n. 6-7, 1992\/4-1993\/1, p. 79.<\/div>\n<div align=\"justify\">[12] Per esempio, l&#8217;intervento al Senato belga di E. Vermeersch, il 9 dicembre 1997: &#8220;Mi riesce ostico accettare la tesi secondo la quale l&#8217;eutanasia non sarebbe attuabile che nella fase terminale. In realt\u00e0, \u00e8 difficile determinare esattamente questa fase e, in certi casi, la situazione del paziente \u00e8 senza via d&#8217;uscita non solamente sul piano medico, ma anche sul piano psicologico&#8221;.<\/div>\n<div align=\"justify\">[13] \u00c8 noto, infatti, che occorre sempre una licenza di costruzione per edificare (fosse pure un semplice muretto o una terrazza) nel proprio giardino o per modificare, sia pure di poco, l&#8217;aspetto della facciata della propria casa.<\/div>\n<div align=\"justify\">[14] Il suicidio non \u00e8 mai stato riconosciuto come un diritto dell&#8217;uomo; anzi, \u00e8 stato espressamente respinto come tale dalla Dichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo, nonostante le diverse proposte fatte in tal senso.<\/div>\n<div align=\"justify\">[15] Costante \u00e8 il rifiuto della nostra tradizione filosofica e giuridica a riconoscere l&#8217;esistenza di uno ius in se ipsum (nonch\u00e9 il suo corollario, il potere di disporre di s\u00e9 a proprio piacimento): da Aristotele a Kant, da Ulpiano a Savigny, passando per Descartes, Rousseau e tanti altri.<br \/>\n[16] B. Matray, op. cit., p. 79. \u00c8 sintomatico che nei Paesi Bassi il crescente successo di alcuni centri ospedalieri sia dovuto all&#8217;ostentato rifiuto di praticare l&#8217;eutanasia.<\/div>\n<div align=\"justify\">[17] Alcune persone si dicono favorevoli all&#8217;eutanasia passiva, mentre l&#8217;espressione corretta della loro posizione sarebbe il rifiuto dell&#8217;accanimento terapeutico. Spesso \u00e8 solo la paura di soffrire che spinge molte persone a dichiararsi a favore dell&#8217;eutanasia. Bisogna onestamente convenire che il dibattito \u00e8 falsato. Siamo pronti a scommettere che, nelle inchieste, la percentuale dei cittadini favorevoli all&#8217;eutanasia si rivelerebbe nettamente inferiore se il quesito loro posto contemplasse l&#8217;ipotesi che il dolore possa essere dominato.<\/div>\n<div align=\"justify\">[18] Infatti ogni legge &#8211; particolarmente in un \u00e0mbito come questo &#8211; presenta un rilievo strutturante e simbolico che riguarda e interessa tutti i cittadini; essa convoglia valori morali, sociali e culturali che avranno l&#8217;effetto di impregnare l&#8217;atmosfera che tutti dovranno respirare, lo vogliano o no.<\/div>\n<div align=\"justify\">[19] J. Messini, &#8220;R\u00e9flexions d&#8217;un juriste&#8221;, Journ. proc., n. 276, 1995, p.13.<\/div>\n<div align=\"justify\">[20] Lo &#8220;stato di necessit\u00e0&#8221; \u00e8 una nozione forgiata dalla giurisprudenza. Esso consente di giustificare la persona che \u00e8 indotta a trasgredire la legge penale &#8211; perch\u00e9 non pu\u00f2 fare diversamente &#8211; allo scopo di salvaguardare un bene superiore. La nozione stessa sta a significare che, tra due mali, \u00e8 possibile scegliere il minore, anche se questo costituisce di per s\u00e9 un&#8217;infrazione, a condizione che l&#8217;atto posto in essere sia proporzionato al bene che si vuoi tutelare o al male che si vuole evitare. L&#8217;esempio tipico \u00e8 quello del chirurgo che amputa la gamba cancrenosa del paziente senza incorrere nella condanna per lesioni personali. Ricordiamo che tutta l&#8217;attivit\u00e0 medica \u00e8 giustificata dalla necessit\u00e0 terapeutica. L&#8217;atto medico lesivo si giustifica perch\u00e9 viene effettuato, in situazione di necessit\u00e0, a scopo curativo, sempre che l&#8217;intervento sia proporzionato al male da scongiurare.<\/div>\n<div align=\"justify\">[21] Di fronte a un duplice dovere &#8211; sedare la sofferenza, da una parte, e rispettare la vita, dall&#8217;altra -, il medico deve infatti scegliere. \u00c8 ammissibile che, nell&#8217;adempimento del suo dovere, il medico corra il rischio di affrettare indirettamente la morte del paziente, purch\u00e9 abbia soppesato adeguatamente la proporzione tra la mitigazione della sofferenza e il rischio di abbreviare la vita. In siffatta ipotesi, l&#8217;eutanasia \u00e8 fuori luogo.<\/div>\n<div align=\"justify\">[22] Il richiamo allo stato di necessit\u00e0 non appare invece pertinente per giustificare l&#8217;atto eutanasico stricto sensu. In questo caso, infatti, la preoccupazione di alleviare la sofferenza viene confrontata con l&#8217;omicidio. Come potrebbe lo stato di necessit\u00e0 discolpare il medico che toglie la vita per sopprimere la sofferenza, se il valore sacrificato \u00e8 il bene supremo, condizione e radice di tutti gli altri beni?<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo pubblicato su Studi Cattolici \u00a0Autonomia, dignit\u00e0, pluralismo di Etienne Montero<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/leutanasia-un-diritto\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":35085,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[141],"class_list":["post-1701","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-eutanasia","tag-eutanasia-2","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>L&#039;eutanasia &egrave; un diritto? 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