{"id":1679,"date":"2005-11-10T15:50:39","date_gmt":"2005-11-10T14:50:39","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-12-16T14:28:08","modified_gmt":"2015-12-16T13:28:08","slug":"la-strategia-gramsciana-e-la-via-italiana-al-comunismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-strategia-gramsciana-e-la-via-italiana-al-comunismo\/","title":{"rendered":"\u201cLa Strategia Gramsciana e la via italiana al comunismo\u201d."},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Gramsci.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-28825 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Gramsci.jpg\" alt=\"Gramsci\" width=\"240\" height=\"174\" \/><\/a>S. Alessio, 30 luglio 2001<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">INTRODUZIONE al SEMINARIO ESTIVO<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">ALLEANZA CATTOLICA:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Domenico Bonvegna<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Occuparsi oggi del PCI, per chi \u00abfa politica\u00bb, soprattutto se si tratta di studiarne la teoria dell\u2019azione, e cio\u00e8 il modello operativo per conquistare il potere e per fare la Rivoluzione in Italia, pu\u00f2 sembrare esercizio di tipo archeologico. Infatti, \u00abil comunismo \u00e8 morto, il PCI non esiste pi\u00f9 e i suoi \u201ceredi\u201d sono <em>altra<\/em> cosa, vogliono <em>altro<\/em> e lo perseguono con <em>altre<\/em> modalit\u00e0\u00bb.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invero, tutte queste proposizioni sono meno scontate di quanto possa sembrare, e comunque sono discutibili siccome tutt\u2019al pi\u00f9 vere solo di una verit\u00e0 relativa. Ma anche a volerle prendere per buone, ugualmente si deve ritenere l\u2019attualit\u00e0 di un\u2019indagine che invece parrebbe, ad un primo superficiale esame, inattuale e perci\u00f2 inutile. E ci\u00f2 per una serie di ragioni che sembrano buone a chi scrive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se \u00e8 vero che, come sosteneva il primo storico marxista russo, Mihail N. Pokrovskij, <em>\u00abla storia \u00e8 politica rivolta al passato\u00bb<\/em> [1], e se \u00e8 vero, come sostiene il reggente nazionale di Alleanza Cattolica, Giovanni Cantoni, che <em>\u00abchi sbaglia storia, sbaglia politica\u00bb<\/em>, allora tutt\u2019altro che inutile \u00e8 l\u2019attenzione ad una storia, quella del PCI, che per quanto recente e molto prossima alla cronaca, \u00e8 politicamente assai significativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nessuno pu\u00f2 negare che il presente ed il futuro hanno radici nel passato. Quindi scrutare nel passato recente della nostra storia il ruolo che vi ha svolto un soggetto come il PCI, certo di non scarsa rilevanza, pu\u00f2 aiutare a comprendere meglio, da un lato, l\u2019azione dei suoi \u00aberedi\u00bb \u2013 che, per esempio, se hanno rinunciato a molto dal punto di vista dottrinale, non hanno rinunciato al relativismo ed alle sue conseguenze operative, che con un eufemismo possono essere sinteticamente descritte come \u00abspregiudicatezza\u00bb nell\u2019agire \u2013, e dall\u2019altro pu\u00f2 essere utile per meglio decifrare la nostra condizione storica, di cui il PCI \u00e8 stato uno dei principali artefici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nemmeno \u00e8 indifferente, per prendere posizione nei confronti di soggetti politici come oggi i Democratici di Sinistra (DS), e ieri il Partito Democratico della Sinistra (PDS), sapere come si comportasse ieri l\u2019altro il loro pap\u00e0, il PCI, ed a quale scuola si siano formati i loro dirigenti, tutti provenienti da quel partito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, non \u00e8 forse inopportuno percorrere piste storiografiche che contribuiscano a prevenire una ricostruzione agiografica del proprio passato, onde nobilitarsi \u00abripulendo\u00bb le proprie ascendenze, da parte di chi, oggi (settembre 1999), detiene il potere e controlla i ministeri culturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 ovvio che scopi cos\u00ec ambiziosi non possono essere perseguiti, per non dire conseguiti, con un lavoro modesto come il presente. Esso per\u00f2, spero non temerariamente, vuole essere una piccola indagine utile ai fini divulgativi affinch\u00e9 l\u2019attenzione al tema rimanga ben desta. Per tali motivi, non pu\u00f2 che essere una ricostruzione sintetica, e quindi che si avvale soprattutto di materiale fornito dalla parte \u00abindagata\u00bb, sicch\u00e9 l\u2019essenziale apparato critico \u00e8 formato per lo pi\u00f9, ma non solo, da documenti e scritti provenienti e divulgati da parte comunista, e cio\u00e8 da autori, come Pietro Di Loreto, Giuseppe Carlo Marino e Miriam Mafai, molto vicini al vecchio PCI ed oggi ai suoi \u00aberedi\u00bb, pertanto al di sopra di ogni sospetto [2].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma prima di entrare in argomento, e non senza aver affidato il lavoro alla Santissima Vergine del Rosario affinch\u00e9 purifichi le intenzioni che lo ispirano e ne amministri l\u2019eventuale frutto, mi sembra utile provare almeno ad impostare il tentativo di sfatare un luogo comune diffuso e tuttora condiviso, quello della \u00abseriet\u00e0\u00bb del PCI e quindi dei suoi \u00aberedi\u00bb, che determina complessi di inferiorit\u00e0 negli avversari, e troppo spesso ne condiziona, se non ne paralizza, l\u2019azione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il<\/strong><strong> mito della \u00abseriet\u00e0\u00bb del PCI.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSerio\u00bb diventa sinonimo di \u00abbuono\u00bb, \u00abrispettabile\u00bb, \u00abaffidabile\u00bb: \u00absi pu\u00f2 dissentire su qualche punto, anche su molti punti, ma non v\u2019\u00e8 nulla da temere realmente, il PCI (e poi il PDS, ed ora i DS) \u00e8 \u201cserio\u201d e quindi non deve far paura, anzi ha fatto tanto bene all\u2019Italia\u00bb. Questo il luogo comune corrente, anche in ambienti anticomunisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vediamo se \u00e8 vero. Seppure si pu\u00f2 convenire sulla \u00abseriet\u00e0\u00bb del PCI e dei suoi \u00abaventi causa\u00bb, non si pu\u00f2 non notare che anche la mafia, per esempio, \u00e8 da considerare \u00abseria\u00bb, molto <em>seria<\/em>. Non sto paragonando il PCI alla mafia, per il semplice motivo che il PCI \u00e8 molto peggio della mafia. Questa, infatti, ha una vocazione territoriale limitata \u2013 o almeno fino a poco tempo fa cos\u00ec era \u2013 e limitati sono anche i suoi scopi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essa si propone di prelevare forzosamente soltanto una parte dei beni prodotti nel territorio che controlla o che cerca di controllare. Il suo fine di potere e arricchimento per quanto odioso \u00e8 limitato: non vuole tutto, n\u00e9 delle ricchezze (cio\u00e8 dei beni materiali), n\u00e9 delle coscienze (cio\u00e8 dei beni morali). Pretende \u00absolo\u00bb omert\u00e0 e soggezione rispetto ai propri affari, ma non di trasformare la mentalit\u00e0 ed il modo stesso dell\u2019esistenza di tutta la comunit\u00e0 nazionale, anzi di tutto il mondo, mediante l\u2019espropriazione e la gestione centralistica di tutti i beni materiali per meglio controllare le coscienze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019ultimo, invece, lo scopo del comunismo, e quindi del PCI come componente del movimento comunista internazionale. <em>\u00abI filosofi hanno soltanto diversamente <\/em>interpretato<em> il mondo, ma si tratta di <\/em>trasformarlo<em>\u00bb<\/em> [3]<em>, <\/em>trasformazione che consiste nel <em>\u00abmutare la correlazione di forze politiche mediante il soggiogamento o lo sterminio di alcune classi della societ\u00e0\u00bb<\/em> [4], e quindi, ultimamente, in un rifiuto della natura umana ed in un tentativo, espressione di una smisurata volont\u00e0 di potenza, di modificarla radicalmente, in vista dell\u2019uomo nuovo, \u00absuperuomo\u00bb che non abbia pi\u00f9 bisogno di Dio, della patria, della famiglia, della propriet\u00e0: con l\u2019Ottobre, <em>\u00abl\u2019uomo si era levato, per la prima volta nella storia, non contro le circostanze sociali, ma contro se stesso, contro la propria natura\u00bb<\/em> [5].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il PCI, che ha sempre presentato il regime nato da quella Rivoluzione come il laboratorio di un mondo nuovo e migliore e come luogo iniziale di esso, non ha mai dato alla sua azione politica una prospettiva minore. Infatti, l\u2019URSS staliniana \u00e8 stata proposta come autentica metafora del paradiso in terra: <em>\u00abLa parola \u201cStalin\u201d e, l\u2019altra, \u201cURSS\u201d \u2013 che ne definiva le realizzazioni storiche (la vittoria sul nazifascismo, l\u2019edificazione in concreto del migliore dei mondi possibili) \u2013 ben al di l\u00e0 della bonaria immaginazione di un grand\u2019uomo del popolo con i baffi alla quale si riferivano, valevano come una metafora laica del paradiso cattolico: esprimevano unitariamente l\u2019ideale di una felicit\u00e0 assoluta, sintesi di moralit\u00e0 e benessere, in alternativa alle promesse inquietanti e corruttrici del capitalismo americanista\u00bb<\/em> [6].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cominciamo cos\u00ec a verificare se davvero \u00abserio\u00bb equivale, con riferimento al PCI, a \u00abbuono\u00bb, \u00abaffidabile\u00bb, \u00abrispettabile\u00bb: come la mafia, e pi\u00f9 della mafia, il PCI mette la \u00abseriet\u00e0\u00bb al servizio di scopi e propositi da temere e contrastare tanto di pi\u00f9, quanto pi\u00f9 \u00abseriamente\u00bb perseguiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il mito del \u00abGrande Partito Comunista\u00bb di Gramsci, Togliatti, Berlinguer (Enrico Berlinguer, 1922-1984) etc., va sfatato anche in riferimento alla sua \u00abseriet\u00e0\u00bb, se con questo attributo gli si vuol riconoscere almeno una certa quale superiorit\u00e0 etica e politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eticamente superiori certo non possono essere considerati coloro che fin dall\u2019inizio hanno falsificato la propria storia, facendola iniziare da Antonio Gramsci (1891-1937) e Palmiro Togliatti (1893-1964), cancellando con perfetta ed orwelliana costumanza \u00abterzinternazionalista\u00bb il vero fondatore del PCd\u2019I al tempo della scissione di Livorno, quell\u2019Amedeo Bordiga (1889-1970) \u2013 che non trasformo certo qui in eroe \u2013, caduto in disgrazia siccome ritenuto trotzchista (o qualificato trotzchista per farlo cadere in disgrazia) \u2013 come non trasformo in eroe Trockij (Lev Davydovic Bronstein, 1879-1940), il quale ha semplicemente subito il trattamento che avrebbe riservato agli altri se a prevalere nella lotta all\u2019interno del partito fosse stato lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 eticamente superiori sono mai stati quei dirigenti che hanno prima isolato i Gramsci ed i Terracini (Umberto Elia Terracini, 1895-1983) in mano al nemico fascista (salvo poi \u00abriabilitarli\u00bb secondo convenienza), e poi pronunciato il famoso appello ai \u00abfratelli in camicia nera\u00bb (<em>\u00abPer la salvezza dell\u2019Italia riconciliazione del popolo italiano!\u00bb<\/em>) [7] all\u2019epoca della proclamazione dell\u2019 Impero sui colli fatali di Roma; che hanno ingoiato il \u00abpatto Molotov-Ribbentrop\u00bb, dimenticando subito il loro antifascismo e la solidariet\u00e0 internazionalistica con la Polonia aggredita [8]; che in Spagna hanno provveduto \u2013 e fra essi anche il \u00abbuono\u00bb Giuseppe Di Vittorio (1892-1957) \u2013 prima alla \u00abliquidazione\u00bb di militanti ed organizzazioni di parte repubblicana che non fossero di stretta obbedienza comunista e \u00abcominternista\u00bb [9] e poi eventualmente a combattere contro gli insorgenti \u00abnazionali\u00bb, in perfetto stile, non tanto stalinista, quanto leninista (primo: dominare il partito, fino al punto di costruirsene uno \u00abproprio\u00bb, di scissione in scissione, selezionando tra i militanti i seguaci pi\u00f9 fedeli al capo ed alla sua linea; secondo: conquistare al partito la leadership assoluta sul movimento rivoluzionario).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che non hanno esitato a collaborare ad analoghe operazioni nei confronti del Comitato Centrale del Partito polacco [10], o addirittura di esuli antifascisti e comunisti di ogni nazionalit\u00e0, e quindi anche italiani, rifugiatisi nella \u00abpatria dei lavoratori\u00bb [11]; che hanno ritenuto la morte nei campi di concentramento sovietici di migliaia di prigionieri italiani <em>\u00abespressione di quella giustizia che il vecchio Hegel diceva essere immanente in tutta la storia\u00bb<\/em> [12], e che ancora alla fine degli anni \u201940 si sono opposti presso i sovietici al rimpatrio dei prigionieri superstiti [13]; che hanno\u00a0 utilizzato la guerra civile in Italia tra il 1943 ed il 1945, detta \u00abResistenza\u00bb, per crescere organizzativamente, eliminare possibili avversari, ed affermarsi come forza egemone [14]; che quando <em>\u00abnon pochi elementi partigiani (\u2026) diedero vita alla tragica catena delle uccisioni nei confronti di ex fascisti, (\u2026) di avversari politici, possidenti e soprattutto preti\u00bb<\/em> [15]<em>, <\/em>non hanno lesinato <em>\u00abappoggio e simpatia per questi (\u2026) gruppi armati\u00bb<\/em> [16], fino a giustificarne pubblicamente l\u2019operato, con riferimento al cosiddetto \u00abTriangolo della morte\u00bb: <em>\u00abSarebbero zone dove, s\u00ec, sono morti parecchi traditori della patria e ben sono morti, pagando con la vita i loro delitti ed il loro tradimento\u00bb<\/em> [17].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che agli inizi della \u00abguerra fredda\u00bb hanno svolto con piena consapevolezza il ruolo di \u00abquinta colonna\u00bb in Italia del potere sovietico [18], compiendo vere e proprie azioni di spionaggio [19] e di tradimento della patria, cospirando affinch\u00e9 Trieste fosse lasciata a Tito (Josip Broz, 1892-1980) [20], ovvero dando informazioni ai sovietici sulla forza militare e sull\u2019 economia nazionali, nonch\u00e9 sui nostri rappresentanti diplomatici nell\u2019 URSS e nei suoi Stati satelliti [21], pure appartenenti ad un\u2019alleanza politico-militare nemica; che hanno progettato l\u2019eliminazione (\u00abaffidandola\u00bb ai compagni d\u2019oltrecortina) della moglie ebrea e polacca di Eugenio Reale, gi\u00e0 viceministro degli esteri nei governi \u00abciellenistici\u00bb e poi ambasciatore d\u2019Italia in Polonia, ritenendola colpevole del \u00abraffreddamento\u00bb rivoluzionario del loro autorevole compagno [22]; che hanno organizzato boicottaggi e linciaggi morali \u2013 oltre a tenerlo sotto \u00abosservazione\u00bb per conto del KGB, in vista di una possibile decisione di eliminarlo \u2013 del professor Vincenzo Palmieri, accademico napoletano, \u00abcolpevole\u00bb di aver speso la sua autorevolezza di medico legale in una perizia collegiale che rivelava la responsabilit\u00e0 sovietica del massacro di Katyn [23].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che hanno preso, fino alla implosione dell\u2019URSS, e per il tramite di quell\u2019organizzazione criminale che era il KGB, danari che possono essere definiti senza retorica lordi del sangue e segnati dalla fame delle popolazioni vittime del comunismo [24]; che hanno assistito alla edificazione del Muro ed alla sua esistenza senza fiatare, o addirittura esaltandone la funzione, e continuando fino all\u2019ultimo ad avere relazioni pi\u00f9 che amichevoli con i suoi custodi e gestori (dalla presenza degli <em>stand <\/em>della DDR ai festival de <em>l\u2019Unit\u00e0<\/em>, agli scambi politico-commer-ciali, al contributo di Ehrich Honecker alla celebrazione del compagno Berlinguer in un volume a lui dedicato dopo la sua morte [25]).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E se questo \u2013 ma molto altro in realt\u00e0 \u2013 si pu\u00f2 dire sulla \u00abseriet\u00e0\u00bb morale dei comunisti italiani, si deve rilevare altres\u00ec come anche dal punto di vista pi\u00f9 strettamente ideologico e politico, per dirla con Di Pietro, non ne abbiano <em>azzeccata<\/em> una, secondo le loro stesse ammissioni. Ci avevano detto, infatti, che senza Dio e senza Chiesa l\u2019umanit\u00e0 sarebbe stata libera e felice, ed ora che non possono dirlo pi\u00f9 (semplicemente perch\u00e9 si \u00e8 rivelato manifestamente falso), pur pensandolo ancora, da un lato cercano di strumentalizzare il Papa ed il suo magistero, dall\u2019altro sperano di risolvere la questione trasformando la religione \u00abreligiosa\u00bb \u2013 cio\u00e8 la religione che crede in Dio \u2013 in una religione umanitaria, salvo essere pronti a far scattare una bella persecuzione amministrativa e culturale, contro l\u2019\u00abillegalit\u00e0\u00bb e l\u2019\u00abintolleranza\u00bb, che caratterizzano l\u2019attivit\u00e0 e la predicazione delle chiese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Volevano l\u2019Italia fuori della NATO ed esclusa dal \u00abPiano Marshall\u00bb e avevano fatto una bandiera di queste posizioni, in nome della pace e dell\u2019indipendenza nazionale: esse si commentano da sole. Applaudirono ai carri che invadevano Budapest, e a tutte le rivoluzioni comuniste e terzomondiste: applaudivano al terremoto che avrebbe lasciato dietro di s\u00e9 solo lutti e rovine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proponevano un\u2019economia socializzata e statalizzata, ed oggi riconoscono che non funziona. \u00abLoro\u00bb dicono di voler \u00abrivedere\u00bb \u2013 non potendole pi\u00f9 difendere propagandisticamente \u2013 quelle riforme di struttura, da \u00abloro\u00bb stessi volute [26], che hanno ingessato ed ingessano la vita sociale: dallo Statuto dei lavoratori alla riforma sanitaria statalista, dal sistema pensionistico \u00abretributivo\u00bb al monopolio pubblico delle comunicazioni e delle fonti energetiche, dalla fiscalit\u00e0 persecutoria fino a tutti gli altri lacci e lacciuoli che impediscono la crescita economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza il \u00abloro\u00bb decisivo contributo, almeno dall\u2019inizio degli anni Settanta, non sarebbero state possibili le politiche di bilancio che hanno generato il mostruoso debito pubblico che grava sulle presenti e sulle future generazioni italiane. E si potrebbe continuare a lungo. Insomma, tutto quello che proponevano o che hanno realizzato si \u00e8 rivelato tragicamente dannoso, e nessuna delle loro previsioni storiche e politiche si \u00e8 realizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel che importa, comunque, \u00e8 che nessuno sia pi\u00f9 succubo del mito della \u00abseriet\u00e0\u00bb del PCI e dei suoi eredi \u2013 sia nel senso dell\u2019affidabilit\u00e0 e rispettabilit\u00e0, sia nel senso dell\u2019integrit\u00e0 morale, sia nel senso del valore delle scelte e delle prospettive politiche \u2013, liberandosi cos\u00ec da ogni complesso d\u2019inferiorit\u00e0 nei loro confronti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La teoria dell\u2019azione comunista: il leninismo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella prospettiva di trasformare il mondo, il movimento comunista trova in Lenin (Vladimir Il\u2019ic Ul\u2019janov, 1870-1924) un organizzatore ed un teorico dell\u2019azione formidabile. La sua forza \u00e8 nell\u2019essere assolutamente coerente con la dottrina: come questa dissolve nella dialettica ogni verit\u00e0 \u00abdata\u00bb, cos\u00ec l\u2019agire comunista, secondo Lenin e da Lenin in poi, si concede la massima libert\u00e0 immaginabile, concepisce le proprie mani come assolutamente libere, anche dalla dottrina stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 precisamente nella libert\u00e0 di essere incoerenti rispetto all\u2019ideologia che consiste la coerenza con essa, dato il suo carattere dialettico, cio\u00e8 integralmente relativista [27]: \u00abvero\u00bb, \u00abgiusto\u00bb non hanno senso se non come traduzioni, per un mondo e per degli uomini che ancora non possono rinunciare a simili parole, del concetto di efficace, con riferimento alla capacit\u00e0 dell\u2019azione di essere Rivoluzionaria, cio\u00e8 di determinare cambiamenti effettivi nella storia [28].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed il primo cambiamento, condizione di tutti gli altri, cio\u00e8 della Rivoluzione, \u00e8 la conquista del potere da parte del partito Rivoluzionario, cio\u00e8 del partito comunista. Se la teoria dell\u2019azione ponesse degli ostacoli a tale conquista del potere, non sarebbe Rivoluzionaria: ed allora non solo la vecchia morale borghese, ma anche una pseudo morale rivoluzionaria vanno superate. Cos\u00ec \u00abmorale\u00bb, sempre per usare una parola \u00abvecchia\u00bb ma per il momento non ancora sostituibile, \u00e8 solo ci\u00f2 che consente la conquista ed il mantenimento del potere da parte del partito Rivoluzionario per fare la Rivoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi, in questa coerenza dialettica, che sussiste proprio nella continua contraddizione, si combinano \u2013 ci\u00f2 che appare all\u2019osservatore \u00abaristotelico\u00bb inconciliabile \u2013 la fede nelle leggi ferree della storia, e quindi una sua concezione deterministica, e la fede nell\u2019onnipotenza dell\u2019azione Rivoluzionaria, svincolata da ogni limite, quanto alla scelta dei mezzi e dei gesti da compiere, che non sia la valutazione delle probabilit\u00e0 di successo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abLa fede nell\u2019onnipotenza dell\u2019azione e l\u2019idea delle leggi della storia (\u2026): al culto della volont\u00e0 (\u2026) Lenin aggiunge le certezze della scienza tratte dal <\/em>Capitale<em>. La rivoluzione recupera nel suo arsenale ideologico quel surrogato di religione (\u2026). E combinando, a disprezzo della logica questi due modernissimi elisir, prepara una pozione tanto forte da inebriare generazioni di militanti\u00bb<\/em> [29]<em>. \u00abCon Lenin, il rivoluzionario si trasforma da levatrice della storia, da \u201cpersonificazione\u201d come il capitalista di categorie economiche oggettive, che gli dettano modi e tempi del suo agire, in una sorta di superuomo, che assume su di s\u00e9 il compito di deviare il fiume della storia dal suo corso, di sottometterlo, costi quel che costi, alla propria demiurgica volont\u00e0 di potenza\u00bb<\/em> [30].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Applicando questo criterio, Lenin trascura le \u00abfasi naturali dello svol-gimento storico\u00bb, destinate a succedersi secondo leggi operanti \u00abcon bronzea necessit\u00e0\u00bb, non attende che \u00absi siano sviluppate tutte le forze produttive, che siano maturate in seno alla vecchia societ\u00e0 le condizioni materiali\u00bb per il passaggio a \u00abnuovi e superiori rapporti di produzione\u00bb, cio\u00e8 al socialismo. Egli non aspetta e passa all\u2019azione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sfruttando una storica opportunit\u00e0, la Prima Guerra Mondiale, sceglie la via \u00abgiusta\u00bb per fare la Rivoluzione in Russia, misurata sul panorama storico che ne costituisce l\u2019orizzonte concreto. In un paese poco articolato socialmente, in cui la struttura del potere politico \u00e8 rigida e\u00a0 fortemente accentrata, Lenin, che ha formato il partito [31] come <em>\u00e9lite<\/em> di Rivoluzionari di professione \u2013 \u00abcoorte di ferro\u00bb gerarchicamente ordinata, retta da una disciplina severissima, poco disponibile ad accogliere le istanze di democrazia interna \u2013, che si prepara all\u2019insurrezione armata per conquistare il \u00abPalazzo\u00bb, non appena se ne presenta l\u2019occasione, lo conquista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 luogo non solo simbolico del potere, che vi \u00e8 realmente concentrato nella sua maggior parte. Per\u00f2, la via militare, rivelatasi efficace in Russia, tanto che la Rivoluzione \u00e8 in realt\u00e0 un golpe, presto mostra la sua inadeguatezza per l\u2019Europa occidentale, dove vivono i \u00abpopoli dominanti\u00bb, secondo l\u2019espressione marxiana. Una alla volta falliscono o si esauriscono le insurrezioni armate, i golpe attuati o tentati sul modello di quello bolscevico, dalla Germania (Berlino, Monaco) all\u2019Ungheria, ed anche in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Episodio determinante che costringe il mondo comunista a convincersi che non il paradigma di Lenin \u2013 \u00abmani libere\u00bb nell\u2019azione, primato del volontarismo Rivoluzionario e del costruttivismo sul rispetto formale delle leggi della storia \u2013, ma la sua scelta concreta, la via \u00abmilitare\u00bb, non \u00e8 quella \u00abgiusta\u00bb per la Rivoluzione in Occidente, \u00e8 il cosiddetto <em>\u00ab\u201dmiracolo della Vistola\u201d \u2013 la battaglia in cui, il 15 agosto 1920, l\u2019esercito dello Stato polacco \u201crisuscitato\u201d sotto la guida del maresciallo J\u00f2zef Pilsudski, ferm\u00f2 davanti a Varsavia l\u2019Armata Rossa in marcia verso il cuore dell\u2019Europa per sostenere <\/em>manu militari<em> i moti spartachisti tedeschi\u00bb<\/em> [32].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale episodio, insieme con tutti gli altri fallimenti, sollecita una riflessione, che parte dallo stesso Lenin, e che trova nell\u2019italiano Antonio Gramsci uno dei suoi maggiori protagonisti, insieme con l\u2019ungherese Gy\u00f6rgy Luk\u00e1cs [33] (1885-1971), sulle <em>\u00abdifficolt\u00e0 della Rivoluzione nei paesi a grande articolazione sociale, cio\u00e8 nei cosiddetti \u201cpunti alti\u201d del capitalismo\u00bb<\/em> [34], che porter\u00e0 alla elaborazione di una strategia per la quale <em>\u00abl\u2019egemonia culturale ha il primato su quella politica\u00bb<\/em> [35]: il \u00abgramscismo\u00bb, o per dir meglio il \u00abmarxismo-leninismo-gramscismo\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> Mihail Geller (1922-1997) e Aleksandr Nekric, <em>Storia dell\u2019URSS dal 1917 a Eltsin<\/em>, Bompiani, Milano 1997, p. 5.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong> Si sono utilizzati soprattutto gli elementi documentalmente riscontrabili, onde evitare il sospetto di aver proceduto ad estrapolazioni tali da alterare il senso di ci\u00f2 che viene riportato, ovvero di strumentalizzazione di scritti o dichiarazioni dal senso o dalla finalit\u00e0 diversi da quelli risultanti dalla citazione. Utilissime, per\u00f2, per penetrare a fondo la psicologia dei protagonisti della storia del PCI e dello stesso partito, le opere dal tratto memorialistico di Massimo Caparara, particolarmente attendibili perch\u00e9 l\u2019autore fu vicino al \u00abMigliore\u00bb, cio\u00e8 al segretario generale del PCI, Palmiro Togliatti, quanto nessun altro tra i dirigenti di partito, quale collaboratore e fiduciario personale. Cfr Massimo Caprara, <em>L\u2019inchiostro verde di Togliatti<\/em>, Simonelli, Milano 1996; Idem, <em>Quando le botteghe erano oscure. 1944-1969 uomini e storie del comunismo italiano<\/em>, il Saggiatore, Milano 1997; Idem, <em>Togliatti, il Komintern e il gatto selvatico<\/em>, Bietti, Milano 1999.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3)<\/strong> Karl Marx (1818-1883)<em>, Tesi su Feuerbach<\/em>, in Friedrich Engels (1820-1895), <em>Feuerbach e il punto d\u2019approccio della filosofia classica tedesca<\/em>, trad. it., Editori Riuniti, Roma 1972, p. 86.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4)<\/strong> Cos\u00ec si esprimeva Feliks Edmundovic Dzerzinskij (1877-1926), primo capo e organizzatore della CEKA (Crezvycajnaja Kommissija po bor\u2019be s kontrrevoljuciej i sabotazem, \u00abCommissione Straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio\u00bb), la polizia politica segreta istituita con decreto del SOVNARKOM (acronimo del Consiglio dei Commissari del Popolo, il governo sovietico) il 7 dicembre 1917 con lo specifico compito di reprimere con il terrore \u2013 anche preventivo \u2013\u00a0 ogni possibile opposizione al potere bolscevico. Cit. in W. Bruce Lincoln, <em>I Bianchi e i Rossi. Storia della guerra civile russa<\/em>, Mondadori, Milano 1994, p. 119.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5)<\/strong> Vladimir Maksimov, <em>Uno sguardo nell\u2019abisso<\/em>, Spirali\/Vel, Milano 1992, p. 27.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6)<\/strong> Giuseppe Carlo Marino, <em>Autoritratto del PCI staliniano.1946-1953<\/em>, Editori Riuniti, Roma 1991, p. 12.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7)<\/strong> Cfr. Ruggiero Zangrandi (1915-1970), <em>Il lungo viaggio attraverso il fascismo. Contributo alla storia di una generazione<\/em> 1, Garzanti, Milano 1971, pp. 90-91; M. Caprara, <em>Togliatti, il Komintern e il gatto selvatico<\/em>, cit., pp. 44-45, 134; e Aldo Agosti (storico comunista), <em>Palmiro Togliatti<\/em>, UTET, Torino 1996,\u00a0 pp. 205-208, e pp. 210-212 sulla \u00abconsegna del silenzio\u00bb riguardo Gramsci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8)<\/strong> Cfr. Victor Zaslavsky, <em>Il massacro di Katyn. Il crimine e la menzogna<\/em>, Ideazione, Roma 1998, pp. 8-11.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9)<\/strong> Cfr. St\u00e9phane Courtois e Jean-Louis Pann\u00e9, <em>L\u2019ombra dell\u2019NKVD in Spagna<\/em>, in AA.VV., <em>Il libro nero del comunismo. Crimini, terrore, repressione<\/em>, Mondadori, Milano 1998, pp. 312-329 (313-317), e Gabriele Ranzato, <em>La guerra di Spagna<\/em>, Giunti, Firenze 1995, pp. 61-65 e p. 106.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10)<\/strong> Cfr, St\u00e9phane Courtois e Jean-Louis Pann\u00e9, <em>Il Comintern in azione<\/em>, in AA.VV., <em>Il libro nero del comunismo, <\/em>cit., pp. 255-311 (281-282).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>11)<\/strong> Cfr. Miriam Mafai, <em>L\u2019uomo che sognava la lotta armata. La storia di Pietro Secchia<\/em>, Rizzoli, Milano 1984, p. 144; M. Caprara, <em>Togliatti, il Komintern e il gatto selvatico<\/em>, cit., pp. 11-19; e A. Agosti, <em>op. cit.<\/em>, pp. 214-223.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>12)<\/strong> Palmiro Togliatti, lettera a Vincenzo Bianco del 15 febbraio 1943, cit. in Elena Aga Rossi e Victor Zaslavsky, <em>Togliatti e Stalin. Il PCI e la politica estera staliniana negli archivi di Mosca<\/em>, il Mulino, Bologna 1998, p.165.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>13)<\/strong> <em>Ibidem<\/em>, pp. 157-176.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>14)<\/strong> <em>\u00abTogliatti confid\u00f2 [\u2026] che il PCI era \u201cchiamato a diventare il \u2018commissario politico collettivo\u2019 dell\u2019Italia combattente per <span style=\"text-decoration: underline;\">ripulire<\/span> la resistenza dalle persone non fidate e puntare sull\u2019insurrezione socialista\u201d perch\u00e9 molti reparti erano \u201cinquinati, con la gente arrivata l\u00ec per caso, militari fuggiti dal fronte ed elementi anarchici\u201d\u00bb. \u00abFin dall\u2019inizio obiettivo prioritario era stato l\u2019egemonia sul movimento partigiano per assumerne la guida politica\u00bb <\/em>(<em>Ibidem<\/em>, pp. 88-89. La sottolineatura \u00e8 mia). Cfr. anche Renzo De Felice, <em>Rosso e nero<\/em>, Baldini &amp; Castoldi, Milano 1995, pp. 69-71.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>15)<\/strong> Pietro Di Loreto, <em>Togliatti e la \u00abdoppiezza\u00bb. Il PCI tra democrazia e insurrezione (1944-1949)<\/em>, il Mulino, Bologna 1991, p. 73.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>16)<\/strong> Miriam Mafai, <em>op. cit.<\/em>, p. 47.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>17)<\/strong> P. Togliatti<em>, Togliatti chiama a difendere le libert\u00e0 costituzionali calpestate dal governo del privilegio e dell\u2019imperialismo straniero<\/em>, in<em> L\u2019Unit\u00e0 <\/em>13 ottobre 1948 (la sottolineatura \u00e8 mia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>18)<\/strong> <em>\u00abUno dei miti pi\u00f9 persistenti (\u2026) \u00e8 stato quello che interpreta la storia del PCI come una costante evoluzione verso una sempre maggiore autonomia da Mosca (\u2026). Tale approccio ha portato a sottovalutare la caratteristica fondamentale di questo partito, l\u2019appartenenza dei suoi dirigenti ad una \u00e9lite rivoluzionaria guidata dall\u2019Unione Sovietica\u00bb <\/em>(E. Aga Rossi e V. Zaslavsky, <em>op. cit.<\/em>, p. 20), circostanza documentata dai resoconti, custoditi negli archivi di Stato e di partito a Mosca, delle centinaia di colloqui tra i dirigenti del PCI e l\u2019ambasciatore dell\u2019URSS a Roma, Mikhail A. Kostylev, dal quale gli italiani si recano quotidianamente \u00aba rapporto\u00bb nella difficolt\u00e0 di incontrare direttamente la leadership sovietica<em>. \u00abI dirigenti del PCI si sentivano in primo luogo e soprattutto rappresentanti degli interessi sovietici, anche quando rivestivano posizioni ufficiali nel governo italiano\u00bb <\/em>(<em>ibidem<\/em>, p. 257)<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>19)<\/strong> <em>\u00abDurante gli anni della partecipazione delle sinistre al governo (\u2026) il contenuto delle sedute (\u2026), i problemi discussi e le decisioni prese erano spesso comunicati lo stesso giorno all\u2019ambasciatore Kostylev da Togliatti o da altri rappresentanti comunisti del governo\u00bb\u00a0 <\/em>(<em>ibidem<\/em>, p. 131).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>20)<\/strong> Cfr. <em>Ibidem<\/em>, p. 149.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>21)<\/strong> Cfr. <em>Ibidem<\/em>, pp. 131-132.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>22)<\/strong> Cfr. <em>Ibidem<\/em>, p. 259.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>23)<\/strong> Cfr. V. Zaslavsky, <em>Il massacro di Katyn. Il crimine e la menzogna<\/em>, cit., pp. 61-62.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>24)<\/strong> Cfr. Vladimir Bukovskij, <em>Gli archivi segreti di Mosca<\/em>, Spirali, Milano 1999.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>25)<\/strong> Cfr. Erich Honecker, <em>Un uomo di pace, cos\u00ec voglio ricordarlo<\/em>, in AA.VV., <em>Enrico Berlinguer<\/em>, Edizioni l\u2019Unit\u00e0, Roma 1985, pp. 252-254.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>26)<\/strong> <em>\u00abIl PCI, a partire dalla sua battaglia per le riforme di struttura, esercit\u00f2 su tutti i processi della modernizzazione una spinta costante, conquistandosi un\u2019egemonia che sarebbe fazioso disconoscere. Non era stato, infatti, il PCI, anche se non l\u2019unico, certo un fondamentale motore della dinamica sviluppatasi nella formazione e nella crescita dello \u201cStato sociale\u201d? Come sarebbe stato possibile, altrimenti, arrivare (\u2026) all\u2019avvio di pi\u00f9 coraggiosi indirizzi neocapitalistici e alle affermazioni del settore dell\u2019economia pubblica (\u2026), alla nazionalizzazione delle fonti di energia, (\u2026) e allo \u201cStatuto dei lavoratori\u201d?\u00bb <\/em>(G. C. Marino, <em>op. cit.<\/em>, p. 203).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>27)<\/strong> Nessuna descrizione migliore del carattere dissolutore di ogni verit\u00e0 e radicalmente relativista della filosofia hegeliana, \u00abanima\u00bb di quella marxista, cui d\u00e0 il fondamentale contributo della dialettica, possiamo trovare oltre la potente sintesi di Engels: <em>\u00abPer questa filosofia non vi \u00e8 nulla di definito, di assoluto, di sacro; di tutte le cose e in tutte le cose essa mostra la caducit\u00e0, e null\u2019altro esiste per essa all\u2019infuori del processo ininterrotto del divenire e del perire, dell\u2019ascendere senza fine dal pi\u00f9 basso al pi\u00f9 alto, di cui essa stessa non \u00e8 che il riflesso nel cervello pensante. Essa ha per\u00f2 anche un lato conservatore: essa giustifica determinate tappe della conoscenza e della societ\u00e0 per il loro tempo e per le loro circostanze, ma non va pi\u00f9 in l\u00e0. Il carattere conservatore di questa concezione \u00e8 relativo, il suo carattere rivoluzionario \u00e8 assoluto \u2013 il solo assoluto che essa ammetta\u00bb<\/em> (F. Engels, <em>Ludwig Feuerbach e il punto d\u2019approdo della filosofia classica tedesca<\/em>, Edizioni Rinascita, Roma 1950, pp. 13 e ss., cit. in Idem e K. Marx, <em>La concezione materialistica della storia<\/em>, Editori Riuniti, Roma 1974, Introduzione di Fausto Codino, p. 12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>28)<\/strong> <em>\u00abIl comunismo per noi non \u00e8 <\/em>uno stato di cose<em> che debba essere instaurato, un <\/em>ideale<em> al quale la realt\u00e0 dovr\u00e0 conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento <\/em>reale<em> che abolisce lo stato di cose presente\u00bb<\/em> (F. Engels e K. Marx, <em>Ibidem<\/em>, p. 58).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>29)<\/strong> Fran\u00e7ois Furet (1927-1997), <em>Il passato di un\u2019illusione. L\u2019idea comunista nel XX secolo<\/em>, Mondadori, Milano 1995, p. 77.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>30)<\/strong> Domenico Settembrini, <em>Il fascino perverso del Diciassette<\/em>, in <em>Ideazione. I percorsi del cambiamento<\/em>, anno quarto, n. 5, settembre ottobre 1997, p. 71.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>31)<\/strong> <em>\u00abUna grande azienda per la demolizione e l\u2019edificazione sociale\u00bb<\/em>, cos\u00ec Victor Serge (1890-1947), rivoluzionario poi caduto in disgrazia, definisce il partito di Lenin (V. Serge, <em>L\u2019Anno primo della rivoluzione russa<\/em>, Einaudi, Torino 1991, p. 42).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>32)<\/strong> Giovanni Cantoni, <em>Le grandi linee politiche in Italia nel quindicennio dal 1979 al 1994 in una prospettiva contro-rivoluzionaria con qualche orientamento operativo<\/em>, del 6 maggio 1994, inedito, p. 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>33)<\/strong> Un ritratto umano ed intellettuale del filosofo marxista ungherese in F. Furet, <em>op. cit.<\/em>, pp. 143-151.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>34)<\/strong> G. Cantoni, <em>op. cit<\/em>., p. 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>35) <\/strong><em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>S. Alessio, 30 luglio 2001 INTRODUZIONE al SEMINARIO ESTIVO di ALLEANZA CATTOLICA: di Domenico Bonvegna<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-strategia-gramsciana-e-la-via-italiana-al-comunismo\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":28825,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[82],"tags":[857,853],"class_list":["post-1679","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunismo-in-italia","tag-antonio-gramsci","tag-pci","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>\u201cLa Strategia Gramsciana e la via italiana al comunismo\u201d. - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-strategia-gramsciana-e-la-via-italiana-al-comunismo\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"\u201cLa Strategia Gramsciana e la via italiana al comunismo\u201d. - 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