{"id":1652,"date":"2005-11-03T17:58:54","date_gmt":"2005-11-03T16:58:54","guid":{"rendered":""},"modified":"2019-07-05T08:49:08","modified_gmt":"2019-07-05T06:49:08","slug":"metz-yeghern-il-grande-male-terza-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/metz-yeghern-il-grande-male-terza-parte\/","title":{"rendered":"Metz Yeghern, il Grande Male (terza parte)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\">Pubblicato su <strong>Nuova Umanit\u00e0<\/strong> n.161 settembre-ottobre 2005<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nella seconda parte di questo studio l&#8217;autore traccia un bilancio del genocidio degli armeni e individua le responsabilit\u00e0 politiche e penali delle autorit\u00e0 turche, dei loro alleati e delle potenze, mettendo in evidenza anche alcuni casi di &#8220;disobbedienza civile&#8221; di funzionari e privati cittadini turchi e curdi. Il genocidio degli armeni \u00e8 inserito nel quadro pi\u00f9 vasto dell&#8217;olocausto anche di altri cristiani sudditi ottomani durante la guerra mondiale; si analizza poi la situazione della Chiesa armena durante e dopo il genocidio, l&#8217;aiuto delle altre Chiese e di filantropi laici quale fu Fridtjof Nansen. L&#8217;autore riflette poi sul riconoscimento del genocidio in sede intemazionale, sul negazionismo turco e le sue pesanti conseguenze e sul recente interesse di parte della societ\u00e0 civile turca contemporanea nei confronti di questa pagina oscura della storia nazionale. Il Meta Ye-ghern \u00e8 infine messo in relazione alla Shoah e considerato nelle sue con-, seguenze per la storia e la cultura del popolo armena<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-14403\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/metz-yeghern.jpg\" alt=\"metz yeghern\" width=\"250\" height=\"166\"><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Giovanni Guaita<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><strong>BILANCIO DELLA STRAGE E RESPONSABILITA&#8217; (1)<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">I fatti del 1915, di cui sono responsabili i \u00abGiovani Turchi\u00bb, non sono che il logico sviluppo di quanto li ha preceduti e la causa di quanto seguir\u00e0; rappresentano cio\u00e8 il culmine di tutto il processo del genocidio, iniziato gia da Abdul-Hamid e portato a termine dai kemalisti (2). In quasi cinque decenni, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, il risultato del genocidio degli armeni, perpetrato dai diversi governanti turchi dal 1876 al 1923, che ebbe le sue punte negli anni 1894-1896, 1909 e 1915-1922, \u00e8 di pi\u00f9 di due milioni di vittime: morti durante la deportazione di fame, sete e epidemie, scomparsi nei deserti della Siria e della Mesopotamia, o trucidati dalla follia omicida di Abdul-Hamid II, dei \u00abGiovani Turchi\u00bb e dei kemalisti, dei loro sicari, di fanatici fondamentalisti, delle folle eccitate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi in Turchia, ad eccezione di Istanbul, che conta una comunit\u00e0 armena che va da 50.000 a 60.000 persone, praticamente non ci sono pi\u00f9 armeni. I sopravvissuti al genocidio si sono aggiunti alle comunit\u00e0 della diaspora in Russia, Libano, Siria, Iraq, Iran, Egitto, Grecia, Francia, Stati Uniti, Canada, Australia&#8230; Cos\u00ec la diaspora, se \u00e8 un fenomeno costante fin dall&#8217;antichit\u00e0 della storia armena, dopo il \u00abGrande Male\u00bb ha per\u00f2 assunto proporzioni fino allora sconosciute.Infatti, a parare dalla fine del genocidio e dalla perdita dei territori dell&#8217;Armenia Occidentale (1920), gli armeni si troveranno ormai condannati alla condizione di un popolo che per la maggioranza vive fuori dalla sua terra storica, disperso nel mondo.<\/p>\n<div id=\"attachment_14433\" style=\"width: 185px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Talaat-Djemal.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-14433\" class=\"wp-image-14433\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Talaat-Djemal.jpg\" alt=\"Talaat Djemal\" width=\"185\" height=\"200\"><\/a><p id=\"caption-attachment-14433\" class=\"wp-caption-text\">Talaat Djemal, capo dei Giovani turchi<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La responsabilit\u00e0 politica dello Stato turco per il crimine di genocidio perpetrato contro quelli che erano suoi cittadini \u00e8 stata stabilita dalla Conferenza di pace di Parigi nel 1920. Tale responsabilit\u00e0 va naturalmente in primo luogo agli ideatori e organizzatori del genocidio, ovvero a Abdul-Hamid II, al triumvirato dei \u00abGiovani Turchi\u00bb di Talaat, Djemal (3) e Enver, e a Mustaf\u00e0 Kemal.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Difficile stabilire in che misura le deportazioni e gli eccidi del 1915, certamente pianificati precedentemente, siano stati affrettati o anticipati dalle circostanze concrete, come gli insuccessi delle truppe turche all&#8217;inizio della guerra o la ribellione degli armeni di Van. Gli amministratori turchi distruggevano sistematicamente i documenti compromettenti. Tuttavia, la rapidit\u00e0 con cui le autorit\u00e0 riescono a deportare circa la met\u00e0 degli armeni dell&#8217;impero, tenuto conto dello stato di arretratezza della Turchia di allora, fa pensare che nel 1915 sia stato attuato un piano concertato e organizzato in precedenza nei dettagli (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda la responsabilit\u00e0 penale delle persone fisiche per le deportazioni, in gran parte essa va a Talaat-pasha. Egli prendeva personalmente e in gran segreto le decisioni riguardanti la questione armena; l&#8217;esecuzione era poi affidata all&#8217;Organizzazione Speciale dei medici Nazim e Behaeddin Chakir. Spesso gli ordini ufficiali pubblici del governo erano contraddetti da disposizioni segrete, date personalmente da Talaat. Ex-impiegato postale, Talaat era dotato in casa di un apparecchio telegrafico. Cos\u00ec, ufficialmente ordinava di punire gli abusi che avvenivano durante i &#8220;trasferimenti&#8221;, rassicurando in tal modo gli alleati tedeschi e i diplomatici stranieri; contemporaneamente, da casa, impartiva ordini opposti con telegrammi cifrati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli ordini privati, oltre che dal telegrafo di casa, li trasmetteva attraverso funzionari del partito: questi mostravano ai governatori le decisioni scritte del ministro, e distruggevano poi il documento; a volte, gli ordini erano trasmessi addirittura soltanto oralmente. Oltre alle autorit\u00e0 turche e ai loro subalterni, che spesso non soltanto eseguirono gli ordini, ma si lasciarono andare a eccessi e brutalit\u00e0 di ogni genere, purtroppo colpevole fu anche la popolazione ignorante, sfruttata e manipolata dai leader politici, accecata dal fanatismo, anche religioso. A differenza del genocidio degli ebrei, compiuto da Hitler e dal regime nazista, al genocidio degli armeni prese parte attiva la popolazione civile. Nell&#8217;esecuzione del piano, le autorit\u00e0 dello Stato furono aiutate dalle folle che si impossessavano dei beni degli armeni deportati e trucidati.<\/p>\n<div id=\"attachment_14434\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/armenian-genocide-16.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-14434\" class=\"wp-image-14434\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/armenian-genocide-16.jpg\" alt=\"armenian genocide 16\" width=\"250\" height=\"166\"><\/a><p id=\"caption-attachment-14434\" class=\"wp-caption-text\">agli eccidi e alle deportazioni degli armeni prese parte attiva anche la popolazione turca<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">I sentimenti di antipatia e intolleranza verso le minoranze etniche, generalmente pi\u00f9 ricche e pi\u00f9 colte della popolazione turca, furono sapientemente fomentati e utilizzati dagli ideologi del panturanismo. La proclamazione della <em>Jihad,<\/em> poi, cre\u00f2 un&#8217;atmosfera di \u00abcaccia all&#8217;armeno\u00bb, in cui tutto era permesso: rubare, bruciare, violentare, torturare, mutilare, uccidere&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va comunque detto che vi furono casi in cui governatori turchi e capi di amministrazioni regionali rifiutarono di obbedire agli ordini di sterminio, soprattutto quando si trattava di ordini non ufficiali e orali, ben sapendo che comunque venivano da Talaat. Il Ministero degli Interni, naturalmente, li conged\u00f2 e il partito e l&#8217;Organizzazione Speciale li minacci\u00f2 o attent\u00f2 alla loro vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di questo testimonia, per esempio, Armin Wegner, che scrive nella sua prefazione al testo del processo di Talaat-pasha: \u00abNon si potrebbe rendere responsabile la nazione turca nella sua totalit\u00e0 dello sterminio degli armeni. Non solo non ha voluto questi orrori, ma molti suoi rappresentanti li hanno disapprovati decisamente. I documenti ufficiali dei consoli tedeschi ne sono la testimonianza: contengono numerose prove di rifiuto di obbedienza di funzionati turchi che si rendevano conto assai chiaramente delle terribili conseguenze degli ordini del governo\u00bb (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i casi pi\u00f9 celebri di \u00abdisobbedienza civile\u00bb, almeno parziale, da parte di funzionari dello Stato, vanno citati quelli di Naim Sefa Bey e Ali Souad Bey, entrambi turchi. Naim Sefa era l&#8217;ultimo segretario del Comitato Generale per le Deportazioni di Aleppo e direttore del campo di concentramento di Mesken\u00e8; in parte per piet\u00e0 e in parte per interesse, egli aiut\u00f2 qualche famiglia armena a fuggire, disobbed\u00ec a diversi ordini di deportazione e rifiut\u00f2 di uccidere alcuni ecclesiastici armeni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo l&#8217;arrivo degli inglesi a Aleppo e la ritirata dei turchi, egli consegn\u00f2 al giornalista armeno Aram Andonian, che in precedenza aveva aiutato a fuggire alla deportazione, alcuni documenti ufficiali del governo contenenti ordini di sterminio, che avrebbe dovuto distruggere, e che l&#8217;Andonian in seguito pubblic\u00f2 (6). Ricercato dagli arabi che volevano catturarlo, Naim Sefa trov\u00f2 rifugio proprio presso armeni: fu infatti nascosto dalla ricca famiglia dei Mazloumian, proprietari del celebre <em>Hotel Baron<\/em> di Aleppo (per lunghi decenni luogo di soggiorno della cr\u00e9me dell&#8217;impero ottomano), che possedevano anche l&#8217;<em>Hotel Victoria <\/em>di Beirut (7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ali Souad era il governatore della regione di Deir-es-Zor, dove si trovavano diversi campi di sterminio. Egli protesse dalle incursioni dei predoni arabi i deportati e disobbed\u00ec agli ordini espliciti dei suoi superiori di spedirli nel deserto, dando loro la possibilit\u00e0 di costruirsi delle abitazioni e di commerciare; diede lavoro a numerosissimi armeni e trasform\u00f2 la sua casa in orfanotrofio per i bambini armeni. Per queste ragioni egli si guadagn\u00f2 fama di \u00abgovernatore buono\u00bb e fu perfino soprannominato \u00abil patriarca armeno\u00bb; sotto di lui, i numerosissimi deportati armeni, accumulatisi nei pressi di Deir-es-Zor, costituivano una comunit\u00e0 relativamente \u00abfiorente\u00bb, un&#8217;autentica citt\u00e0, con amministratori e capi armeni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 si rivel\u00f2 per\u00f2 fatale per i deportati: quando nel luglio 1916 Ali Souad fu allontanato dall&#8217;incarico (e, a quanto si dice, assassinato), il suo successore, in brevissimo tempo e con grandissima crudelt\u00e0, fece uccidere da bande di arabi e ceceni reclutate per l&#8217;occasione circa 200.000 armeni. Oltre a questi episodi di disobbedienza agli ordini di funzionali medio-alti dello Stato, durante le deportazioni vi furono anche semplici cittadini turchi e curdi che nascosero gli armeni (8). E ci\u00f2 appare tanto pi\u00f9 lodevole, se si considera che il governo minacciava severe misure di punizione per chi proteggeva, aiutava o nascondeva gli armeni. Si conoscono diversi casi in cui donne armene, prima di partire per la deportazione, affidarono i figli a famiglie turche amiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche qui \u00e8 importante che un testimone degli avvenimenti come Armin Wegner non accusasse delle brutalit\u00e0 i turchi in quanto popolo. Nella lettera al presidente Wilson scrive: \u00abIo non accuso il popolo semplice di questo paese il cui animo \u00e8 profondamente onesto; ma credo che la casta di dominatori che lo guida non sar\u00e0 mai capace nel corso della storia di renderlo felice\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Armin Wegner lasci\u00f2 la Turchia nel dicembre 1916 e non ebbe modo di vedere che, purtroppo, anche il cambiamento radicale della \u00abcasta di dominatori\u00bb della Turchia, ovvero l&#8217;avvento di Mustaf\u00e0 Kemal, non signific\u00f2 affatto un miglioramento delle condizioni di vita per gli armeni, i greci e le altre minoranze. Anzi, la manipolazione dei sentimenti delle folle fu fatta dai kemalisti su pi\u00f9 vasta scala e con risultati ancora pi\u00f9 tragici di quanto non fecero i \u00abGiovani Turchi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di grande importanza \u00e8 la questione delle responsabilit\u00e0 delle grandi potenze per i fatti avvenuti in Turchia a cavallo tra i due secoli. Una parte non trascurabile di corresponsabilit\u00e0 per il genocidio \u00e8 da attribuirsi ai vari alleati dei tre regimi turchi succedutisi in questo periodo. All&#8217;Inghilterra per le stragi della fine del XIX secolo, alla Germania e all&#8217;Austro-Ungheria per quelle dei \u00abGiovani Turchi\u00bb (9), alla Russia bolscevica per gli eccidi compiuti dai \u00abGiovani Turchi\u00bb (a Kars nel 1918) e dai kemalisti (ancora a Kars nel 1920 e in Cilicia e a Smirne negli anni 1921-1922).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gran Bretagna, Francia, Italia e Stati Uniti hanno sicuramente responsabilit\u00e0 nella loro politica remissiva rispetto ai kemalisti, espressa anche con la rinuncia al trattato di S\u00e9vres. Le potenze mondiali non alleate dei turchi, se da un lato hanno pi\u00f9 volte espresso la loro protesta presso le autorit\u00e0 turche, d&#8217;altra parte non hanno intrapreso niente di seriamente importante per obbligare la Turchia alle riforme o a fermare gli eccidi. Non bisogna dimenticare che le condizioni di estrema povert\u00e0 in cui si trovava l&#8217;impero ottomano al suo tramonto, la sua dipendenza economica dai vari paesi di Europa, rendevano del tutto possibili le pressioni politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/armenian-genocide-17.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-14435\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/armenian-genocide-17.jpg\" alt=\"armenian genocide 17\" width=\"250\" height=\"189\"><\/a>Infine, dopo la Guerra, sia gli alleati dell&#8217;Intesa che le altre potenze e la diplomazia mondiale, hanno voluto &#8220;lavarsi le mani&#8221; della causa armena. Nel XX secolo dalle ceneri dell&#8217;impero ottomano sono nati diversi Stati indipendenti arabi. La loro comparsa ha significato per i Turchi un&#8217;enorme perdita economica e strategica. Ma la nascita di un&#8217;Armenia indipendente sarebbe stata per i turchi una perdita incomparabilmente pi\u00f9 grave.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di tutto, perch\u00e9\u201a a uno Stato armeno indipendente sarebbe dovuto andare molto del territorio dell&#8217;Anatolia; poi perch\u00e9\u201a questo Stato, come \u00e9 effettivamente l&#8217;Armenia sovietica, si sarebbe trovato per la sua posizione geografica a infrangere ogni sogno di panturanismo. Ma le stesse potenze europee che si adoperarono per la nascita degli Stati arabi, nelle terre un tempo soggette ai turchi, non fecero assolutamente nulla per la nascita di un&#8217;Armenia indipendente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, rendere giustizia agli armeni, dando loro il territorio in cui avevano vissuto per millenni, e rifondando un unico Stato costituito dall&#8217;Armenia occidentale (turca) e da quella orientale (sovietica) avrebbe significato, tra l&#8217;altro, anche mettersi contro la Russia sovietica. Inoltre i paesi dell&#8217;Intesa temevano che, appena nato, l&#8217;eventuale Stato armeno potesse cadere sotto l&#8217;influenza del forte vicino, il che in fin dei conti avrebbe portato a un&#8217;estensione del territorio sovietico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da parte loro i bolscevichi, lasciando al governo kemalista l&#8217;Armenia occidentale, intendevano assicurarsi un&#8217;alleanza con la nuova Turchia contro l&#8217;Occidente. Ecco perch\u00e9, lungo tutto il XX secolo gli armeni assisteranno alla nascita di Stati in tutti i continenti, ma dopo il ritiro dalla vita politica del presidente americano Wilson e la sua morte nel 1924, nessuno dei grandi abbraccer\u00e0 seriamente la loro causa.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>JIHAD, OLOCAUSTO CRISTIANO E GENOCIDIO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/icona-armena.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-14436\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/icona-armena.jpg\" alt=\"icona armena\" width=\"193\" height=\"250\"><\/a>Lungo la loro storia, una gran parte delle persecuzioni che gli armeni hanno subito &#8211; dalla battaglia di Avarayr in poi &#8211; \u00e8 stata senz&#8217; altro dovuta alla loro fede cristiana. Certamente per questa ragione, alcuni vedono nel Metz Yeghern uno scontro tra islam e cristianesimo. In realt\u00e0, il sanguinario Abdul-Hamid II, i laici \u00abGiovani Turchi\u00bb, &#8211; ancor meno &#8211; Mustaf\u00e0 Kemal, che vedeva nell&#8217;islam la \u00abpalla al piede del popolo turco\u00bb, furono spinti nelle loro azioni da cause autenticamente religiose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stessa proclamazione della <em>Jihad<\/em> all&#8217;inizio della guerra (l&#8217;11 novembre 1914), negli intenti era certamente rivolta non contro gli armeni, ma contro i nemici esterni, cristiani, dell&#8217;impero ottomano: russi, francesi e inglesi. Tuttavia, essendo questi ultimi sui fronti o nelle zone occupate, gli unici stranieri cristiani presenti nell&#8217;impero al momento erano i tedeschi, alleati del governo. Cos\u00ec anche la <em>Jihad<\/em> si rivers\u00f2 naturalmente sui cristiani cittadini ottomani, e in primo luogo sulla comunit\u00e0 forte degli armeni, divisi tra i due imperi rivali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se per\u00f2 il genocidio non fu motivato direttamente da una ragione religiosa, l&#8217;attaccamento degli armeni alla fede cristiana determinava di fatto la loro sorte: gli armeni che furono disposti ad abbracciare l&#8217;islam furono infatti risparmiati. Diversi cittadini turchi&nbsp; di oggi hanno scoperto solo da adulti le proprie origini armene: negli anni delle stragi, gli antenati si erano fatti musulmani e avevano scelto di non usare pi\u00f9 la propria lingua, per poter sopravvivere. Cos\u00ec anche il genocidio non riguard\u00f2 le poco numerose comunit\u00e0 etnicamente armene, ma islamizzate da lunga data, ancora presenti nella Turchia odierna (10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viceversa, diversi altri cristiani ottomani (soprattutto siriaci, assiri, caldei, siro-cattolici e, pi\u00f9 tardi, greci) divennero con gli armeni oggetto delle stragi (11). Sulla base di questa considerazione, recentemente alcuni storici hanno affermato che gli stermini degli anni 1915-1916, pi\u00f9 che come genocidio degli armeni, debbano essere considerati come un olocausto generalmente rivolto contro tutti i cristiani ottomani. Tale in Italia la posizione di Andrea Riccardi e Marco Impagliazzo (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le deportazioni e le stragi organizzate dal governo ottomano durante la Prima Guerra mondiale, effettivamente, a un certo punto riguardarono anche altre comunit\u00e0 cristiane. Tuttavia \u00e8 importante sottolineare che furono senza alcun dubbio gli armeni, e pi\u00f9 precisamente il <em>millet<\/em> degli armeni apostolici (13), l&#8217;obiettivo primo e principale dei massacri, in seguito estesi anche a altre comunit\u00e0 etnico-religiose dell&#8217;impero. Le autorit\u00e0 turche avevano le loro ragioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli armeni costituivano ai loro occhi la comunit\u00e0 in assoluto pi\u00f9 sospetta e temibile: erano i pi\u00f9 numerosi, i pi\u00f9 ricchi, istruiti e evoluti, grazie alla loro diaspora riuscivano a imporsi all&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica di molti Paesi; la loro <em>intellighenzia<\/em> gi\u00e0 da tempo era orientata verso l&#8217;Occidente laico, liberale e socialista, sempre meno dipendente dall&#8217;autorit\u00e0 ecclesiastica e dunque meno &#8220;governabile&#8221; attraverso il Patriarca dalle autorit\u00e0 ottomane; erano insomma una comunit\u00e0 assai &#8220;turbolenta&#8221;, con sempre pi\u00f9 netta autocoscienza politica e sociale, organizzata in partiti diffusi in tutto l&#8217;impero e al di l\u00e0 di esso, capaci sfidare il governo mobilitando notevoli folle, e che pi\u00f9 di una volta avevano fatto ricorso al terrorismo come metodo di lotta politica.<\/p>\n<div id=\"attachment_14437\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/assiro-caldei-turchi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-14437\" class=\"wp-image-14437\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/assiro-caldei-turchi-300x180.jpg\" alt=\"assiro-caldei-turchi\" width=\"250\" height=\"151\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/assiro-caldei-turchi-300x180.jpg 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/assiro-caldei-turchi.jpg 509w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-14437\" class=\"wp-caption-text\">deportazione di assiro-caldei turchi<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">A confronto con il <em>millet<\/em> armeno apostolico, le altre comunit\u00e0 cristiane dell&#8217;impero risultavano decisamente pi\u00f9 arretrate, pi\u00f9 integrate nel sistema ottomano e innocue. Cos\u00ec i siriaci (all&#8217;epoca noti come giacobiti) che, grazie alla loro fedelt\u00e0 al governo, si erano guadagnati l&#8217;epiteto di \u00aborfani di Maometto\u00bb, o gli assiri (allora considerati ancora nestoriani), relegati nelle loro montagne in cui vivevano in buona simbiosi con i curdi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche gli armeni cattolici e protestanti, pur vittime del genocidio, ne risentirono meno di quelli appartenenti alla Chiesa apostolica e furono almeno in parte risparmiati; e ci\u00f2, sia perch\u00e9 la Santa Sede e alcuni Stati intervennero a loro favore, sia perch\u00e9, comunque, per le autorit\u00e0 turche costituivano un problema minore, essendo decisamente meno politicizzati e ribelli degli armeni apostolici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle differenze tra gli armeni e gli altri sudditi cristiani, che li faceva apparire come in assoluto i pi\u00f9 pericolosi agli occhi dello Stato, era dovuta, naturalmente, alla posizione geografica del territorio in cui viveva la maggioranza di essi, confinante con l&#8217;impero russo; ci\u00f2 era reso ancora pi\u00f9 grave dal fatto che, come si \u00e8 visto, il numero degli armeni che vivevano entro i confini dell&#8217;Armenia storica, da una parte e dall&#8217;altra della frontiera russoturca, era pressoch\u00e9 equivalente. Divisi tra i due imperi, gli armeni erano l&#8217;unica comunit\u00e0 cristiana ottomana che potesse contare sull&#8217;appoggio di un&#8217;altrettanto numerosa comunit\u00e0 di fratelli non sudditi del sultano, ma dei suoi pi\u00f9 acerrimi nemici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte queste ragioni che sottolineano l&#8217;unicit\u00e0 del <em>millet<\/em> armeno nello Stato ottomano spiegano perch\u00e9, se le stragi riguardarono indistintamente quasi tutti i cristiani dell&#8217;impero, l&#8217;intento propriamente genocidiario sia stato rivolto precisamente contro gli armeni. Le deportazioni e gli stermini degli altri gruppi etnici cristiani non hanno mai riguardato la comunit\u00e0 intera; bench\u00e9 fortemente ridotte (14), le altre comunit\u00e0 hanno comunque continuato a esistere ed esistono tuttora in Turchia dove, pur tra discriminazioni e limitazioni di tutti i tipi, vivono apertamente come cristiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli armeni, ad eccezione di quelli di Costantinopoli, sono (almeno ufficialmente) totalmente scomparsi dalla Turchia, e hanno interamente e def\u00ecnitivamente perduto il territorio dove avevano sempre vissuto e che di diritto apparteneva loro. La motivazione religiosa delle stragi, in ogni caso, fu pi\u00f9 che altro uno degli argomenti utilizzati dalle autorit\u00e0 turche per dare una giustificazione al genocidio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I \u00abGiovani Turchi\u00bb, e in seguito i kemalisti, seppero sfruttare il fanatismo religioso e l&#8217;odio della popolazione ignorante contro i <em>ghiavur<\/em>, cio\u00e8 i giaurri, gli infedeli cristiani, soprattutto armeni. Gli armeni fuggiti dalla Turchia furono comunque bene accolti praticamente da tutti gli Stati islamici del Medio Oriente: qui i profughi del genocidio sperimenteranno l&#8217;ospitalit\u00e0 e la generosit\u00e0 degli arabi, vivranno con loro in perfetta simbiosi, e diverranno cittadini a pieno titolo di questi nuovi Paesi (15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I capi religiosi musulmani dei Paesi arabi hanno apertamente condannato l&#8217;operato dei governanti turchi del 1915 come assolutamente inconciliabile con la morale islamica.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>LA CHIESA E IL GENOCIDIO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lungo gli anni difficili del genocidio, la Chiesa armena accompagna il popolo e ne condivide le sorti. Il 24 aprile 1915, assieme all\u2019<em>intellighenzia<\/em> di Costantinopoli sono arrestati diversi ecclesiastici. In seguito, in tutta l&#8217;Anatolia centinaia di preti sono impiccati prima dell&#8217;inizio delle deportazioni. Abbiamo visto che molto spesso gli obbrobri compiuti dai turchi e dai curdi nei villaggi e nelle citt\u00e0 armene erano accompagnati da profanazioni, incendi e distruzioni di chiese e monasteri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/armenian-genocide-18.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-14438\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/armenian-genocide-18.jpg\" alt=\"armenian genocide 18\" width=\"250\" height=\"162\"><\/a>Naturalmente, nello stesso modo \u00e8 espropriata la propriet\u00e0 della Chiesa, rapinato il tesoro, distrutte tipografie, scuole, giornali, asili, ospedali&#8230; Con le deportazioni, il clero scompare quasi totalmente. Ma la presenza di sacerdoti &#8211; attestata da vari testimoni &#8211; nelle carovane, nei lager di smistamento, nel deserto, \u00e8 di grande importanza spirituale per la gente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spesso questi sacerdoti non possono fare nient&#8217;altro che seppellire i morti, ma i deportati sentono che la madre Chiesa li sostiene nella pena e li accompagna nell&#8217;ultimo viaggio. Scrive Armin Wegner in una lettera: \u00abVerso sera mi siedo con un sacerdote, padre Arslan Dadschad, all&#8217;ingresso della sua tenda e mi faccio raccontare delle sue sofferenze, delle ottocento famiglie della citt\u00e0, con le quali \u00e8 stato deportato, delle migliaia che egli ha sepolto nel deserto, fra i quali 23 preti e un vescovo. I loro sguardi gridano verso di me: &#8220;Dunque tu sei tedesco, dicono, e sei alleato con i turchi&#8230; e quindi \u00e8 vero che anche voi l&#8217;avete voluto!&#8221;.&nbsp;Io abbasso gli occhi. Come posso rispondere alle loro accuse? Da una tasca il prete estrae un piccolo crocef\u00ecsso avvolto in uno straccio e quando lo bacia devotamente, non posso trattenermi dal portarla alle labbra, quella croce, che \u00e8 testimone di tanto dolore e di tante sofferenze umane\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1918 alcuni sacerdoti accompagnano i volontari armeni della Legione d&#8217;Oriente che con i francesi ritorna in Cilicia dopo la guerra. Anch&#8217;essi lasceranno il territorio al momento dell&#8217;evacuazione delle truppe francesi. Dal 1909 a Costantinopoli, dopo Malachia Ormanian, \u00e8 Patriarca Yeghish\u00e9 Turian (1860-1930), uomo molto attivo, precedentemente vescovo di Smirne (1904-1908), filologo e fratello del poeta Petros Turian.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1911 egli lascia la cattedra e rimane per altri dieci anni come insegnante nelle scuole armene della citt\u00e0. Nel 1921 \u00e8 eletto patriarca di Gerusalemme dove, fino alla morte, nel 1930, sar\u00e0 un punto di riferimento per la Chiesa armena in un momento in cui le sedi di Costantinopoli ed Etchmjadzin attraversano una profonda crisi. Dopo Yeghish\u00e9 Turian per circa un anno la cattedra armena di Costantinopoli \u00e8 occupata dal patriarca Hovhannes XII.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1913 gli succede il vescovo di D\u00ecarbekir, Zaven Yeghiaian, uomo spirituale, lontano dalla politica e fedele alle autorit\u00e0 dello Stato. All&#8217;alba della Guerra mondiale il nuovo patriarca dichiara che il suo gregge difender\u00e0 la patria ottomana pronto a quals\u00ecas\u00ec sacrificio. Fin dall&#8217;inizio delle deportazioni il patriarca Zaven \u00e8 informato dai suoi vescovi di quanto sta capitando in tutto il Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il <em>cathol\u00eccos <\/em>di Gliela Sahak II Khabaian lo mette al corrente dei drammatici avvenimenti in corso nelle sue diocesi. Pi\u00f9 volte (gi\u00e0 il 24 aprile, e in seguito) il patriarca cerca di rivolgersi a Talaat e a diversi ministri e personaggi influenti del governo, ma ogni volta si vede negare perfino di essere ricevuto. Essendo gi\u00e0 chiuse, perch\u00e9 in guerra con l&#8217;impero, le ambasciate di Russia e di Francia, egli decide di rivolgersi all&#8217;ambasciatore tedesco von Wangenheim, ma ottiene da questi un netto rifiuto di qualsiasi mediazione presso le autorit\u00e0 turche.<\/p>\n<div id=\"attachment_14439\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/armenian-genocide-19.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-14439\" class=\"wp-image-14439\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/armenian-genocide-19.jpg\" alt=\"armenian genocide 19\" width=\"250\" height=\"166\"><\/a><p id=\"caption-attachment-14439\" class=\"wp-caption-text\">sacerdoti armeni torturati e uccisi<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto il patriarca armeno si rivolge a mons. Angelo Maria Dolci, delegato apostolico, ossia rappresentante della Santa Sede in Turchia (16). Questi, pur non godendo di alcuno statuto diplomatico, pi\u00f9 volte riesce a parlare con le autorit\u00e0 turche, ma non ottiene che promesse limitate agli armeni cattolici. In difesa di tutto il popolo armeno (senza alcuna differenza di confessione religiosa) interviene allora papa Benedetto XV che nell&#8217;estate del 1915 scrive personalmente al sultano Mehmet V.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Santa Sede inoltre fa forti pressioni sui governi tedesco e austriaco, direttamente e attraverso vari vescovi, affinch\u00e8 intercedano in favore degli armeni. Anche il <em>catholicos<\/em> di tutti gli armeni, Gevorg V, che risiedendo a Etchmiadzin si trova nell&#8217;impero russo, cerca di intervenire attraverso il governo zarista. Cos\u00ec il 27 aprile 1915 il Dipartimento di Stato americano manda un telegramma al proprio ambasciatore a Costantinopoli Morgenthau in cui lo informa che l&#8217;ambasciatore russo a Washington ha trasmesso al governo un appello del <em>catholicos<\/em> di intercedere presso le autorit\u00e0 turche. In modo molto diretto l&#8217;ambasciatore russo fa presente che in Russia vivono molti musulmani, e che essi non sono affatto vittime di persecuzioni religiose&#8230; (17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Morgenthau interviene presso il governo e riesce perfino a far intervenire il suo collega Pallavicini, ambasciatore a Costantinopoli dell&#8217;Austria-Ungheria, alleata dei turchi. Ma, n\u00e9 le suppliche degli ecclesiastici armeni, n\u00e9 l&#8217;intervento autorevole del Papa, n\u00e9 le minacce di Mosca, n\u00e9 i consigli dei governi neutrali e alleati riescono a fermare le stragi. La Costituzione nazionale armena \u00e8 sospesa nel 1915; il patriarca Zaven \u00e8 esiliato a Baghdad e l&#8217;anno successivo il governo turco sopprime tutte le pi\u00f9 importanti cattedre armene dell&#8217;impero: i patriarcati di Costantinopoli e di Gerusalemme e i catholicossati di Sis e di Aghtamar.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sostituzione di queste sedi storiche, Djemal pasha istituisce un \u00abcatholicossato di tutti gli armeni di Turchia\u00bb di cui f\u00ecssa la residenza presso il monastero armeno di San Giacomo a Gerusalemme e che affida all&#8217;ex <em>catholicos<\/em> di Cilicia Sahak II Khabaian. Sahak, riluttante, accetta; ma un anno dopo anche lui \u00e8 esiliato, a Damasco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1919, durante l&#8217;occupazione di Istanbul da parte degli alleati, il patriarca Zaven fa ritorno alla sua sede, dove per\u00f2 star\u00e0 ilo fino al 1922, quando sar\u00e0 nuovamente esiliato, in Bulgaria. seguito, l&#8217;esistenza del patriarcato armeno di Costantinopoli sar\u00e0 contemplata nelle clausole del Trattato di Losanna relative ai diritti delle minoranze in Turchia. Bench\u00e9 nella seconda met\u00e0 del XIX secolo, con la Costituzione nazionale armena, il potere temporale del patriarca armeno di Costantinopoli fosse molto diminuito, prima del 1915 il patriarcato aveva ancora autorit\u00e0 sull&#8217;intero <em>millet<\/em> armeno di Turchia e dei Balcani, per un totale di una cinquantina di diocesi con altrettanti vescovi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Centinaia di chiese, monasteri e soprattutto un gran numero di scuole armene dipendevano direttamente dal patriarca. Oggi il Patriarcato armeno di Costantinopoli conserva un&#8217;autorit\u00e0 morale, essendo considerato la quarta cattedra per onore dopo i due catholicossati e il patriarcato di Gerusalemme; \u00e8 per\u00f2 diventato la sede patriarcale pi\u00f9 povera della Chiesa. Gli sono affidati gli armeni della Turchia e di Creta. Il numero delle parrocchie \u00e8 molto basso, non esiste un seminario proprio, ma le scuole armene sono numerose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il governo turco limita fortemente ogni attivit\u00e0 del Patriarcato armeno come, d&#8217;altronde, di ogni altra comunit\u00e0 cristiana: ci\u00f2 significa grandi difficolt\u00e0 burocratiche per restaurare i luoghi di culto, ricevere eredit\u00e0 e donazioni, il divieto di ogni manifestazione pubblica di religiosit\u00e0, la chiusura delle chiese in provincia e la loro trasformazione in moschee o distruzione. La legge impone che il patriarca debba essere un cittadino turco; egli ha due vescovi collaboratori e meno di una trentina di sacerdoti. La comunit\u00e0 armena di Costantinopoli \u00e8 tradizionalmente molto legata alla Chiesa, e ha, con Aleppo, le pi\u00f9 alte statistiche di pratica religiosa. Circa il 70% degli armeni di Turchia, per\u00f2, non conosce pi\u00f9 la lingua dei padri, e la comunit\u00e0 \u00e8 in diminuzione per via dell&#8217;emigrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/armenian-genocide-20.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-14440\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/armenian-genocide-20.jpg\" alt=\"armenian genocide 20\" width=\"250\" height=\"163\"><\/a>Come abbiamo visto, anche il catholicossato di Sis \u00e8 sconvolto dal genocidio. Nel 1918, sotto il mandato francese, il <em>catholicos<\/em> Sahak ritorna in Cilicia dal suo esilio di Damasco. Ma poco prima del ritiro delle truppe francesi, nel 1922, deve nuovamente lasciare la sua sede; dopo un breve soggiorno in Siria, il catholicossato si stabilisce nel 1931 ad Antelias, nella periferia di Beirut, in Libano. Il Patriarcato di Gerusalemme gli cede la giurisdizione sul Libano e la Siria, poi a questo territorio canonico si aggiunge anche Cipro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo pi\u00f9 tardi al catholicossato della Grande Casa di Cilicia faranno riferimento alcune comunit\u00e0 armene di Grecia, Iran, Kuwait, due diocesi negli USA e una in Canada. Nella confusione del genocidio, scompare il catholicossato di Aghtamar, che era per\u00f2 in decadenza gi\u00e0 da tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche gli armeni cattolici e protestanti soffrono del genocidio perdendo migliaia di fedeli e centinaia di ministri (18); solo pochi protestanti riescono a mettersi in salvo grazie all&#8217;intervento dell&#8217;ambasciata americana e qualche cattolico per interessamento di altre ambasciate (prima della Guerra soprattutto quella francese, poi quella austro-ungarica) o del Nunzio apostolico. Come si \u00e8 visto, la Santa Sede fa pressioni sugli alleati dei \u00abGiovani Turchi\u00bb; in particolare, la congregazione armena cattolica dei mechitaristi di Vienna pi\u00f9 volte si rivolge al proprio governo. In seguito a queste pressioni agli armeni cattolici a un certo punto viene concesso un &#8220;perdono&#8221; del sultano che interrompe le deportazioni.<\/p>\n<div id=\"attachment_8422\" style=\"width: 139px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/Benedetto-XV.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-8422\" class=\"wp-image-8422\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/Benedetto-XV.jpg\" alt=\"Benedetto XV\" width=\"139\" height=\"200\"><\/a><p id=\"caption-attachment-8422\" class=\"wp-caption-text\">Benedetto XV<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Papa Benedetto XV, che fin dall&#8217;inizio aveva severamente condannato la Prima Guerra mondiale, per ben due volte (nel 1915 e nel 1918) scrive personalmente al sultano Mehmet V, dicendosi inorridito per quanto appreso circa le stragi degli armeni, e chiedendogli di intervenire. Il 6 dicembre 1915 in un discorso pubblico il Papa denuncia al mondo intero l&#8217;annientamento degli armeni, e nell&#8217;agosto 1917, nella nota che indirizza ai belligeranti circa la necessit\u00e0 di porre fine alla Guerra, indica la creazione di un&#8217;Armenia indipendente come una delle condizioni indispensabili alla pace &#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al suo primo rientro dall&#8217;esilio, nell&#8217;aprile 1919, il patriarca armeno apostolico di Costantinopoli Zaven scriver\u00e0 a Benedetto XV una lettera di gratitudine per questi interventi (20). Molti protestanti americani e d&#8217;Europa si impegnano a denunciare le stragi, sensibilizzando l&#8217;opinione pubblica mondiale e facendo forti pressioni sui loro governi (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda la solidariet\u00e0 delle varie Chiese nell&#8217;aiuto ai sopravvissuti, \u00e8 da segnalarsi il gesto del Papa che ospita nella sua residenza estiva di Castelgandoifo centinaia di orfanelle armene scampate alle stragi, e la notevole opera di soccorso svolta nei campi profughi armeni da diverse comunit\u00e0 protestanti (22).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la fine del genocidio, un ruolo importantissimo in favore degli scampati armeni sparsi per il mondo sar\u00e0 svolto dal grande naturalista e esploratore norvegese Fridtjof Nansen che, dopo essersi reso celebre con l&#8217;esplorazione del Polo Nord, si era dedicato all&#8217;attivit\u00e0 diplomatica. Nominato dalla Societ\u00e0 (o Lega) delle Nazioni alto commissario per organizzare l&#8217;opera di rimpatrio dei prigionieri di guerra d\u00ec tutte le nazionalit\u00e0, nel 1920-1921 riusc\u00ec a farne tornare a casa centinaia di migliaia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si occup\u00f2 poi dei profughi, per i quali istitu\u00ec il passaporto degli apolidi, detto \u00abpassaporto Nansen\u00bb. Di esso, tra gli altri, beneficeranno migliaia di armeni nei primi tempi della loro vita in diaspora. Durante la terribile carestia in Russia, Nansen fu a capo dell&#8217;opera internazionale di soccorso, salvando dalla morte per fame milioni di persone. Nei suoi ultimi anni, allo scopo di scuotere le grandi potenze dalla loro indifferenza nei confronti della sorte degli armeni, scrisse un libro di difesa della causa armena che diventer\u00e0 celebre (23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cerc\u00f2 poi, per conto della Societ\u00e0 delle Nazioni, di promuovere un&#8217;opera di fertilizzazione di alcune regioni aride dell&#8217;Armenia. Per studiare sul luogo la possibilit\u00e0 di irrigazione artificiale, ma anche allo scopo di verificare le condizioni dei rifugiati armeni, Nansen si rec\u00f2 in Armenia nel 1925 a capo di una commissione speciale (24); ma il progetto di irrigazione fu bloccato proprio dal Consiglio della stessa Societ\u00e0 delle Nazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1928 e 1929 riusc\u00ec comunque a ottenere il rimpatrio di alcune decine di migliaia di profughi armeni. Nansen nel 1922 ottenne il premio Nobel per la pace per essere \u00abriuscito a trasformare l&#8217;amore del prossimo in una vera e propria potenza mondiale, in piena indipendenza politica\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Il RICONOSCIMENTO DEL GENOCIDIO E IL TERRORISMO ARMENO <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>NELLA SECONDA MET\u00c0 DEL XX SECOLO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista strettamente giuridico, l&#8217;operato dei governanti turchi degli anni 1876-1923 nei confronti degli armeni corrisponde a ci\u00f2 che il diritto internazionale definisce come genocidio (25). I termini della \u00abConvenzione sulla prevenzione e la punizione dei crimini di genocidio\u00bb dell&#8217;ONU del dicembre 1948 si applicano esattamente all&#8217;insieme dei crimini, abusi, deportazioni e massacri, pianificati e eseguiti da tre diversi governi della fine dell&#8217;impero ottomano (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come abbiamo detto, il genocidio degli armeni \u00e8 stato ufficialmente riconosciuto; la responsabilit\u00e0 politica dello Stato turco e la responsabilit\u00e0 penale delle persone f\u00ecsiche sono state stabilite dalla Conferenza di Pace di Parigi del 1920. Eppure, lungo quasi tutto il XX secolo la maggioranza degli Stati moderni \u00e8 rimasta in silenzio e ha dimostrato pressoch\u00e9 totale indifferenza per la causa armena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo, nonostante la valutazione sostanzialmente unanime degli avvenimenti data all&#8217;epoca dai diplomatici dei diversi Paesi (compresi i tedeschi, alleati dei turchi) (27), nonostante varie prese di posizione esplicite di diversi Stati gi\u00e0 durante lo svolgimento del genocidio, soprattutto nonostante i governi russo, inglese e francese avessero fatto, il 24 maggio 1915, la dichiarazione comune di cui abbiamo detto, in cui definivano i fatti come \u00abdelitto contro l&#8217;umanit\u00e0\u00bb e minacciavano che \u00abi governi alleati (&#8230;) riterranno personalmente responsabili di questi crimini i membri del governo ottomano e i loro agenti implicati in questi massacri\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli armeni, soprattutto quelli della diaspora, hanno fatto di tutto perch\u00e9 i diversi Paesi riconoscessero il genocidio. L&#8217;esperienza frustrante d\u00ec vedere il totale disinteresse delle grandi potenze e delle organizzazioni internazionali alla riparazione di una delle pi\u00f9 grandi ingiustizie del XX secolo ha ossessionato pi\u00f9 di una generazione di armeni. I discendenti degli scampati al deserto hanno alternato delusione e rabbia davanti alla generale indifferenza nei confronti del genocidio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;inizio degli anni 70 il Libano entra in una crisi politica, che nel giro di pochi anni degenera in una guerra civile destinata a durare molto a lungo. \u00c8 in seno alla numerosa comunit\u00e0 armena del Libano, doppiamente oppressa da questo sentimento di delusione per l&#8217;indifferenza mondiale per la causa armena e dalla crisi libanese, che ha origine il terrorismo armeno della seconda met\u00e0 del secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/armenian-genocide-21.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-14441 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/armenian-genocide-21.jpg\" alt=\"armenian genocide 21\" width=\"136\" height=\"184\"><\/a>La scintilla che fa scoppiare il fenomeno \u00e8 la ricorrenza, Del 1975, del sessantesimo anniversario degli avvenimenti pi\u00f9 terribili del genocidio: alcuni armeni decidono di far giustizia da s\u00e9. Gi\u00e0 il 23 gennaio 1973 a Los Angeles Kurken Yanikian, un anziano armeno sopravvissuto al genocidio, aveva ucciso il console generale della Turchia Mehrnet Baydar e il viceconsole Bahadir Demir.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la prima volta gli armeni erano cos\u00ec ricorsi a un atto di violenza contro un funzionario dello Stato turco per ricordare al mondo il genocidio, da troppo tempo passato sotto silenzio. A parure dal 1975 si formano due organizzazioni terroristi-che armene: la prima, detta \u00abGiustizieri del genocidio armeno\u00bb, braccio armato del partito Dashnag, attenta alla vita dei diplomatici turchi all&#8217;estero e normalmente non fa altre vittime al di fuori di essi. L&#8217;altra, l&#8217;Armata Segreta Armena di Liberazione (abbreviata come ASALA), recluta le sue forze tra la giovent\u00f9 armena di Beirut, ha legami con l&#8217;Organizzazione per la Liberazione della Palestina, e compie attentati generici, in Turchia e all&#8217;estero, contro societ\u00e0 e gruppi turchi e anche privati cittadini (28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le azioni terroristiche dei due gruppi si moltiplicano lungo gli anni &#8217;70 e all&#8217;inizio degli anni &#8217;80 in diverse citt\u00e0 del mondo: a Vienna, Parigi, Beirut, Zurigo, Roma, Atene, Bruxelles, Londra, Madrid, Ginevra, Francoforte, L&#8217;Aia, Milano, Amsterdam, Berna, Marsiglia, Lione, Los Angeles, New York, Strasburgo, Sydney, Copenaghen, Teheran, Losanna, Ottawa, Dortmund, Boston, Lisbona, Rotterdam, Lussemburgo, perfino nell&#8217;Europa dell&#8217;Est (Bulgaria, Jugoslavia), e nella stessa Turchia (a Istanbul, Ankara, Izmir, Sassun); tra le azioni pi\u00f9 clamorose, la presa di alcune rappresentanze diplomatiche turche, di uffici esteri di banche turche o della Turkish Airlines.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso questi attentati, la causa armena improvvisamente si impone all&#8217;attenzione mondiale e nel complesso riscuote stupore e interesse: fino a quel momento, infatti, il genocidio degli armeni era assolutamente sconosciuto alla ;. maggioranza dell&#8217;opinione pubblica di molti Paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Orly-1983.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-14442 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Orly-1983.jpg\" alt=\"Orly 1983\" width=\"152\" height=\"152\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Orly-1983.jpg 152w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Orly-1983-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 152px) 100vw, 152px\" \/><\/a>D&#8217;altra parte, alcuni attentati dell&#8217;ASALA suscitano un malcontento generalizzato contro gli armeni in molte parti del mondo. E\u2019 il caso dell&#8217;attentato di Orly, nel luglio 1983. Inoltre le comunit\u00e0 della diaspora armena sono sempre pi\u00f9 divise a causa del terrorismo, e alla lunga gli attentati offrono allo Stato turco l&#8217;occasione di presentarsi all&#8217;opinione pubblica nel ruolo di vittima. Ma a questo punto il terrorismo armeno si interrompe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La posizione della Chiesa armena a proposito di queste azioni terroristiche \u00e8 chiara. Il Consiglio Ecumenico delle Chiese considera nel 1984: \u00abLa Chiesa armena, conformemente al ruolo che svolge nelle comunit\u00e0 armene del mondo intero, \u00e8 l&#8217;interprete e il veicolo naturale della protesta armena contro il genocidio del 1915 come della richiesta armena di giustizia. A diverse riprese, essa ha disapprovato le azioni dei gruppi terroristici armeni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, essa ha anche attirato l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica sul fatto che tali azioni sono le spiacevoli conseguenze della tragedia permanente di un popolo al quale \u00e8 stata rifiutata la giustizia pi\u00f9 elementare: il riconoscimento della realt\u00e0 che contro di esso \u00e8 stato perpetrato un crimine mostruoso\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terrorismo armeno degli anni 1975-1983 ha sicuramente riproposto la questione armena all&#8217;attenzione del grande pubblico. Tuttavia, il primo autorevole riconoscimento ufficiale del genocidio dopo questi fatti viene da ambienti ecclesiastici ed \u00e8 dovuto molto pi\u00f9 all&#8217;impegno della Chiesa armena che non all&#8217;impatto emotivo delle azioni terroristiche. Nell&#8217;agosto 1983 il Consiglio Ecumenico delle Chiese a Vancouver chiede alle istanze internazionali di riconoscere il genocidio degli armeni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio nell&#8217;estate 1983 termina il suo mandato di vicepresidente (1975-1983) del comitato centrale del Consiglio Ecumenico delle Chiese Karekin II, <em>catholico<\/em>s di Cilicia, che in seguito diverr\u00e0 <em>catholicos<\/em> di tutti gli armeni, con il nome di Karekin I. L&#8217;impegno ecumenico del <em>catholicos<\/em> Karekin e di entrambe le sedi della Chiesa armena, unito agli sforzi diplomatici della diaspora, riescono a ottenere, lungo gli anni &#8217;80 e &#8217;90, il riconoscimento del genocidio da parte di molte istituzioni internazionali e Paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec il Tribunale permanente per i diritti dei Popoli, nella seduta della Sorbona (Parigi) del 13-16 aprile 1984, ha dichiarato ufficialmente che gli armeni sono stati vittime di genocidio da parte dei turchi durante la Prima Guerra mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risoluzione del Tribunale dice: \u00abLo sterminio delle popolazioni armene con la deportazione e con il massacro costituisce un crimine imprescrittibile di genocidio ai sensi della &#8220;Convenzione sulla prevenzione e la punizione dei crimini di genocidio&#8221; del 9 dicembre 1948. Il Governo dei \u00abGiovani Turchi\u00bb \u00e8 il colpevole di questo genocidio, per quanto concerne i fatti perpetrati dal 1915 al 1917. Il genocidio armeno \u00e8 anche un &#8220;crimine internazionale&#8221; di cui lo Stato turco deve assumere la responsabilit\u00e0, senza il pretesto, per sottrarsi, della discontinuit\u00e0 nella esistenza di questo Stato\u00bb (29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 2 luglio 1985 Benjamin Whitaker, speaker straordinario della \u00abSottocommissione dell&#8217;ONU per la Prevenzione della Discriminazione e la Difesa delle Minoranze\u00bb, nel proprio rapporto ufficiale all&#8217;ONU qualifica i fatti avvenuti in Turchia nel 1915 come genocidio; e il 18 giugno 1987 anche il Parlamento Europeo a Strasburgo riconosce il genocidio e pone alla Turchia il riconoscimento di esso come condizione per la sua domanda di ingresso nella Comunit\u00e0 Europea (30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/targa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-14443\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/targa.jpg\" alt=\"targa\" width=\"200\" height=\"196\"><\/a>Oggi alcuni Paesi e Organizzazioni internazionali hanno ufficialmente riconosciuto e condannato il genocidio degli armeni. In ordine cronologico: Uruguay, Canada, Cipro, il Parlamento Europeo, Argentina, Russia, Grecia, Libano, Belgio, Francia, Svizzera e 36 Stati degli USA (31). Questi riconoscimenti ufficiali sono avvenuti soprattutto negli ultimi due decenni del XX secolo. La Russia ha riconosciuto il genocidio con una Dichiarazione della Duma del 14 aprile 1995, cio\u00e8 ottant&#8217;anni dopo gli avvenimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli ultimi riconoscimenti da parte di Stati europei appartengono alla Francia e alla Svizzera. Il Parlamento francese il 29 gennaio 2001 ha adottato all&#8217;unanimit\u00e0 una legge il cui testo accusa apertamente i turchi del genocidio compiuto contro il popolo armeno; Ankara ha subito richiamato l&#8217;ambasciatore da Parigi e per qualche mese le relazioni tra i due Paesi sono state tese. Il 16 dicembre 2003 il Parlamento svizzero ha adottato una risoluzione che riconosce il genocidio degli armeni; anche questa volta il governo turco ha minacciato ritorsioni diplomatiche e economiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>IL NEGAZIONISMO TURCO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Turchia moderna non riconosce n\u00e9 il genocidio in quanto tale, n\u00e9 i singoli eccidi. Con la fine dell&#8217;impero ottomano e la capitolazione del loro governo, molti \u00abGiovani Turchi\u00bb scapparono in Germania e alcuni, in seguito, si rifugiarono in Russia. Dal febbraio 1919 al gennaio 1920 le autorit\u00e0 turche, sotto le insistenti pressioni delle potenze, organizzarono a Costantinopoli alcuni processi sulle stragi degli armeni. Il 6 luglio 1919 il tribunale condann\u00f2 alla pena di morte \u00abper il coinvolgimento della Turchia nella guerra mondiale e per l&#8217;organizzazione della deportazione di massa e della strage degli armeni\u00bb il ministro degli interni Talaat, quello della guerra Enver, quello della marina Djemal, e il ministro dell&#8217;istruzione e segretario generale del Partito dei \u00abGiovani Turchi\u00bb, dottor Nazim (32).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia questi processi, bench\u00e9 abbiano condannato formalmente i responsabili, erano volti soprattutto a screditare il governo precedente dell&#8217;Ittihad e assolvere la nazione turca nel suo insieme. I \u00abGiovani Turchi\u00bb condannati (funzionati del governo e militari) erano comunque per la maggior parte gi\u00e0 all&#8217;estero; la Turchia ne chiese l&#8217;estradizione alla Germania, ma ebbe un rifiuto. Infine, ben presto il nuovo governo kemalista annull\u00f2 tutti i verdetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;unico colpevole a essere giustiziato dalle nuove autorit\u00e0 turche fu uno dei principali ideologi del genocidio, il dottor Nazim; tuttavia egli fu impiccato non per la partecipazione al genocidio degli armeni, ma per un attentato alla vita di Mustaf\u00e0 Kemal. I maggiori responsabili del genocidio sono comunque stati giustiziati. Infatti, fin dall&#8217;inizio degli anni &#8217;20 il partito Dashnag forma un&#8217;organizzazione di giustizieri armeni chiamata Nemesis che uccide Talaat a Berlino il 15 marzo 1921, Djemal-pasha a Tiflis il 25 luglio 1922, il fondatore dell&#8217;Organizzazione Speciale Behaeddin Shakir a Berlino il 17 aprile 1922, oltre ai colpevoli del massacro di Trebisonda, dei pogrom di Baku e Shushi, e diversi altri dirigenti dell&#8217;Ittihad.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II giustiziere di Talaat, Solomon Teylirian, arrestato sul luogo del delitto, fu processato a Berlino nel giugno del 1921. Secondo il codice penale tedesco del momento, trattandosi di un omicidio intenzionale, Teylirian doveva essere condannato alla pena di morte. In pi\u00f9, la vittima era un governante in esilio di un Paese alleato alla Germania, il che rendeva la posizione dell&#8217;imputato ancora pi\u00f9 difficile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, le testimonianze sugli eccidi di scampati e testimoni oculari (tra i quali il pastore Johannes Lepsius), che risuonarono nel processo, furono cos\u00ec sconvolgenti, che la corte assolse pienamente Teyliran. Avvenne cos\u00ec che la \u00abparte lesa\u00bb e l&#8217;imputato si scambiarono di posto e il processo contro Teyliran si trasform\u00f2 di fatto in un processo contro Talaat: per la prima volta l&#8217;operato \u00abGiovani Turchi\u00bb veniva condannato solennemente, dinanzi l&#8217;opinione pubblica mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/negaz-turco.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-14444\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/negaz-turco.jpg\" alt=\"negaz-turco\" width=\"250\" height=\"166\"><\/a>L&#8217;argomento del genocidio degli armeni \u00e8 in sostanza ancora tab\u00f9 nella Turchia di oggi. La sua verit\u00e0 storica \u00e8 generalmente negata, nonostante la gran quantit\u00e0 di prove oggi pubblicate in atto il mondo. I documenti turchi dell&#8217;epoca (telegrammi del governo con ordini di esecuzioni e deportazioni), che sono stati accuratamente studiati e la cui veridicit\u00e0 \u00e8 accettata dal mondo intero, sono definiti falsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le foto dei carnai sono spiegate come vittime turche della violenza armena. Ufficialmente si ammette solo una deportazione coatta e provvisoria degli armeni nel 1915 spiegandola con il fatto che, essendoci la Guerra e avanzando il fronte russo, gli armeni dovevano essere trasferiti per impedire che sostenessero i russi. In tal modo, la responsabilit\u00e0 della \u00abspiacevole questione armena\u00bb (secondo l&#8217;espressione di Ismet Inonu, delegato turco alla Conferenza di Losanna), ovvero dei \u00abtrasferimenti preventivi\u00bb che il governo turco \u00abfu costretto di organizzare\u00bb, in ultima analisi \u00e8 da attribuirsi ai russi, che intendevano utilizzare gli armeni come loro agenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa versione dei fatti \u00e8 quella ufficiale del governo turco, fino ai nostri giorni. La falsit\u00e0 di questa presentazione degli avvenimenti salta agli occhi se si considera semplicemente la cronologia del genocidio. Innanzitutto, esso ha chiaramente inizio gi\u00e0 nella seconda met\u00e0 del XIX secolo, e lungo tutta la sua prima fase (1876-1914) si sviluppa in tempo di pace (ad eccezione degli anni 1877-1878), comunque molto prima delle prime avvisaglie della Guerra mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quanto azione metodicamente organizzata esso entra in una nuova fase all&#8217;inizio del 1915, con la deportazione degli armeni di Zeytun e gli arresti dell&#8217;intellighenzia armena di Istanbul: si tratta quindi di due comunit\u00e0 lontanissime dal fronte russo e che non avevano particolari contatti con gli armeni orientali o con i russi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel quadro della mobilitazione generale, progressivamente tutti i maschi armeni di et\u00e0 compresa tra i 18 e 60 anni furono arruolati nell&#8217;esercito ottomano. Come abbiamo visto, fin dall&#8217;inizio della Guerra essi furono disarmati, utilizzati in squadre di lavoro e infine eliminati. In tal modo, le comunit\u00e0 armene che il governo turco deport\u00f2 per cosiddette ragioni di sicurezza militare &#8211; per evitare che si unissero al nemico -, in realt\u00e0 erano costituite quasi esclusivamente da donne, vecchi e bambini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 \u00e8 testimoniato anche da fonti ufficiali (diplomatiche e militari) degli alleati tedeschi. \u00abIn assenza di popolazione maschile &#8211; sono stati quasi tutti chiamati alle armi &#8211; come possono essere considerati pericolosi donne e bambini?\u00bb, scrive nel rapporto al proprio governo il console tedesco di Aleppo, gi\u00e0 nel luglio 1915.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed ecco quanto comunica al proprio comando militare il colonnello tedesco Stange, a capo di una divisione dell&#8217;Organizzazione Speciale: \u00abA parte un numero irrisorio, tutti gli uomini armeni sani sono stati chiamati alle armi. Perci\u00f2 non ci pu\u00f2 essere alcuna ragione di temere <em>veramente<\/em> (34) una rivolta\u00bb (35).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, l&#8217;argomento del \u00abtrasferimento provvisorio\u00bb, affermato dalle autorit\u00e0 turche, assai mal concorda con la confisca dei beni degli armeni operata da esse all&#8217;indomani delle deportazioni. Oltretutto, i turchi non permisero mai il ritorno dei deportati: il \u00abtrasferimento provvisorio\u00bb fin dall&#8217;inizio era stato concepito come definitivo e irreversibile&#8230; In realt\u00e0, i governanti turchi hanno utilizzato la Guerra mondiale per portare a compimento un piano preesistente, ben organizzato e avviato da parecchio tempo: quello di liberarsi degli armeni per poi conseguire il sogno panturaniano di riunire tutti i popoli turchi in uno Stato monoetnico e monoconfessionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prova ne \u00e8 che le stragi sono iniziate prima della Guerra e si sono protratte ben oltre la fine del conflitto. La politica dei turchi lungo tutto questo periodo e, purtroppo, molto oltre, fu sempre coerente: soffocare, una dopo l\u2019altra, le minoranza etniche armene, greche, bulgare, curde.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>&nbsp;NEGAZIONE E MEMORIA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il negazionismo turco per\u00f2 non si accontenta di negare la realt\u00e0 del genocidio, ma vorrebbe cancellare dall&#8217;attuale Turchia perfino la memoria degli armeni. Cos\u00ec, lo Stato turco sovvenziona &#8220;studi&#8221; storici (sia di autori turchi che di prestanomi occidentali) volti a negare il genocidio. Ma il tentativo \u00e8 pi\u00f9 ambizioso: si cerca di riscrivere la storia in generale, minimizzando la presenza degli armeni in Anatolia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec le guide turistiche turche che fanno visitare la citt\u00e0 di Ani (capitale dell&#8217;Armenia medievale, e poi per soli 19 anni occupata dai bizantini prima della conquista dei selgiuchidi), la presentano come una citt\u00e0 greca, prima di essere turca&#8230; Gli armeni per millenni hanno vissuto nei tenitori conquistati dagli ottomani a partire dal XVI secolo. Per rivendicare il diritto dei turchi di occupare queste terre originariamente armene, si arriva a far discendere in maniera fantasiosa i turchi dagli ittiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalle carte geograf\u00ecche turche spariscono i toponimi del tipo &#8220;Altopiano armeno&#8221; che diventa &#8220;Anatolia orientale&#8221;&#8230; Dietro il negazionismo turco sta innanzitutto la paura di una richiesta, da parte dell&#8217;opinione pubblica mondiale, di risarcimento economico o riparazione territoriale all&#8217;Armenia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, in virt\u00f9 della risoluzione 2391 del 26 novembre 1968 dell&#8217;ONU, il crimine del genocidio \u00e8 imprescrittibile, ovvero non si estingue e resta perseguibile indipendentemente dal periodo di tempo trascorso dagli avvenimenti. Per quanto riguarda la responsabilit\u00e0 penale delle persone fisiche colpevoli di tale crimine, essa resta anche nel caso della loro gi\u00e0 avvenuta morte. La sparizione dei responsabili del genocidio non pu\u00f2 privare le vittime e i loro discendenti dal diritto al risarcimento, anch&#8217;esso imprescrittibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ciononostante, il governo turco nel 1927 ha promulgato una legge che vietava l&#8217;ingresso in Turchia degli armeni sopravvissuti alla deportazione e da allora ha sistematicamente rifiutato ai sopravvissuti e ai loro discendenti O diritto di ritornare alle loro terre e rientrare in possesso dei loro beni o ricevere una compensazione (36).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/armenian-genocide-remembar.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-14445\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/armenian-genocide-remembar.jpg\" alt=\"armenian genocide remembar\" width=\"168\" height=\"200\"><\/a>Principio base del diritto \u00e8 che un crimine continua finch\u00e9 durano i suoi effetti. Da questo punto di vista, come ritengono diversi giuristi, il crimine compiuto dal 1876 al 1923 durer\u00e0 finch\u00e9 le terre armene saranno occupate e i beni di chi vi abitava saranno usurpati (37). Il genocidio in tal modo continua a perpetrarsi a livello psicologico, morale, culturale, come attentato all&#8217;identit\u00e0 stessa del popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abParadossalmente, l&#8217;esistenza di sopravvissuti rende la situazione, in certo senso, perfino pi\u00f9 tragica, in quanto il genocidio continua, o pu\u00f2 continuare, a vivere come una ferita perennemente sanguinante nella loro memoria collettiva. La continuazione del genocidio non \u00e8 un problema che riguardi soltanto i immediati sopravvissuti n\u00e9 solo i loro figli &#8211; la seconda generazione di sopravvissuti &#8211; ma spesso ha un impatto molto reale e forte sulle generazioni a venire finch\u00e9 la tragedia \u00e8 mantenuta viva nella loro memoria collettiva\u00bb (38).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il riconoscimento del genocidio da parte della Turchia comporterebbe la rimessa in discussione dei tre regimi di Abdul-Hamid, dei \u00abGiovani Turchi\u00bb e di Kemal. Ma se AbduI-Hamid \u00e8 ufficialmente presentato all&#8217;opinione pubblica turca come un personaggio negativo, i due governi che lo hanno seguito sono visti positivamente dai turchi di oggi. Talaat-pasha \u00e8 sepolto a Istanbul nella \u00abcollina dei martiri\u00bb; quanto a Ataturk, padre della Turchia moderna, la sua autorit\u00e0 morale \u00e8 assolutamente intoccabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre una rinuncia inequivocabile e definitiva al panturanismo pare ai nostri giorni ancor meno verosimile che in tempi recenti, dato che dopo l&#8217;autonomia delle repubbliche turaniche dell&#8217;URSS questa ideologia, bench\u00e9 in una forma diversa, conosce oggi una nuova stagione. Infine, ammettere che i governanti turchi abbiano commesso, nei confronti degli armeni un tempo loro concittadini, un \u00abcrimine contro l&#8217;umanit\u00e0\u00bb, pu\u00f2 avere serie conseguenze nella realt\u00e0 della Turchia di oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si deve dimenticare che il problema curdo \u00e8 tuttora irrisolto, e la causa curda, pur essendo diversa da quella armena per via del carattere nomade di questo popolo, riceverebbe comunque un sostegno indiretto da un riconoscimento mondiale del genocidio armeno. Tuttavia, nonostante le autorit\u00e0 turche abbiano cercato finora con ogni mezzo di negare il genocidio armeno e condannare alla dimenticanza questi avvenimenti, negli ultimi tempi la societ\u00e0 civile turca mostra timidi ma importanti segni di interesse alla causa armena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La .pi\u00f9 giovane generazione di storici, sociologi e politologi turchi (specialmente quelli che hanno fatto i loro studi all&#8217;estero) comincia a rivedere la storia nazionale e di conseguenza ad affrontare la questione circa il genocidio degli armeni in maniera differente. Lo studioso turco (ma residente all&#8217;estero) Taner Ak\u00e7am, autore di numerosi studi sulla questione armena, gi\u00e0 da tempo si batte per il riconoscimento del genocidio da parte della Turchia. Tale posizione \u00e8 condivisa (pi\u00f9 o meno apertamente) da alcuni insegnanti delle Universit\u00e0 di Istanbul, Ankara e di altri atenei turchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/cover.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-14446\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/cover.jpg\" alt=\"cover\" width=\"133\" height=\"200\"><\/a>L&#8217;editrice dissidente Ay\u015fe Nur Saris\u00f6zen Zarakolu (morta nel 2002) e il marito Ragip Zarakolu fin dal 1993 hanno pubblicato in lingua turca libri di autori stranieri sul genocidio degli armeni: di Yves Ternon (<em>II tabu armeno<\/em>), Vahagn Dadrian (<em>Il genocidio dal punto di vista del diritto nazionale e internazionale<\/em>), Franz Werfel (<em>I 40 giorni di Mussa Dagh<\/em>); per questa ragione essi hanno subito persecuzioni fino al 1997 e pi\u00f9 volte sono stati arrestati e imprigionati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi in Turchia, accanto alle numerosissime pubblicazioni che riflettono la posizione ufficiale dello Stato, esiste gi\u00e0 un minimo di letteratura che non nega la realt\u00e0 storica del genocidio. Si tratta soprattutto di traduzioni di opere di specialisti stranieri (p.e. V. Dadrian, <em>Il ruolo delle organizzazioni internazionali nel genocidio degli armeni<\/em>, 2004), dei libri di Taner Ak\u00e7am (<em>L&#8217;identit\u00e0 turca e la questione armena<\/em>, 1992; <em>I diritti dell&#8217;uomo e la questione armena<\/em>, 1999; <em>Finch\u00e9 il tab\u00f9 armeno non \u00e8 svelato. Che soluzione oltre al dialogo?<\/em>, 2000), dei lavori degli storici di Ankara Taner Timur (p.e. <em>Turchi e armeni<\/em>. <em>Il 1915 e le conseguenze<\/em>, 2001), di Istanbul Halil Berktay e di qualche altro studioso indipendente che lavora in Turchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi anche nelle belle lettere turche si pu\u00f2 osservare un certo interesse alla questione armena. Il celebre scrittore Orhan Pamuk (in passato candidato turco al premio Nobel), nel suo recente romanzo <em>La neve<\/em> (Kar, 2002) (39), ambientato nella citt\u00e0 di Kars, non senza una certa nostalgia fa menzione delle chiese e delle costruzioni armene, come testimonianze di un&#8217;epoca di splendore culturale ormai perduta. Nel febbraio del 2005 Orhan Pamuk \u00e8 stato al centro di una campagna di stampa denigratoria, condotta dai maggiori mass media turchi, per aver detto in un&#8217;intervista a un giornale svizzero che in Turchia nel 1915-1916 furono ammazzati un milione di armeni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il romanziere dissidente Kemal Yalcin nel suo libro Con te sorride il mio cuore (<em>Seninle G\u00fcler Y\u00fcre\u011fin<\/em>) parla estesamente dei cosiddetti &#8220;criptoarmeni&#8221;, cittadini della Turchia di oggi, discendenti di quegli armeni che riuscirono a scampare alle stragi a prezzo della rinuncia alla loro identit\u00e0 nazionale e religiosa. Ma la storia stessa dell&#8217;edizione di questo libro, come ha messo in evi-denza l&#8217;armenista italiano Aldo Ferrari, mostra in maniera eloquente quanto, ancora oggi, in Turchia tutto ci\u00f2 che riguarda la questione armena resti estremamente problematico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl libro di Kemal Yalcin avrebbe dovuto essere pubblicato gi\u00e0 nel 2000 dall&#8217;editore Dogan di Istanbul, con una tiratura di 3.000 copie ed un forte battage pubblicitario che prevedeva tra l&#8217;altro anche un film documentario. Pochi giorni prima della pubblicazione, l&#8217;autore fu invece informato dall&#8217;editore che per &#8220;istruzioni dall&#8217;alto&#8221; il libro non avrebbe potuto vedere la luce. Lo scrittore decise allora di pubblicarlo a sue spese in Germania, a Bochum, dove vive attualmente. La prima edizione fu esaurita in breve tempo; seguirono una seconda edizione e l&#8217;inizio delle traduzioni in tedesco, armeno e inglese. Nel 2002 Kemal Yal\u00e7in si rec\u00f2 a Istanbul per discutere con l&#8217;editore del suo volume, ma questi gli spieg\u00f2 di aver unilateralmente cancellato il contratto, mostrando anche un atto notarile che attestava l&#8217;avvenuta distruzione dell&#8217;intera tiratura, 3.000 copie\u00bb (40).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa storia non \u00e8 che un esempio degli abusi che spesso in Turchia devono subire quanti osano trattare un tema cos\u00ec scomodo per le autorit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1654\">continua<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1653\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">vai alle note<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicato su Nuova Umanit\u00e0 n.161 settembre-ottobre 2005 Nella seconda parte di questo studio l&#8217;autore traccia un bilancio del genocidio degli armeni e individua le responsabilit\u00e0 politiche e penali delle autorit\u00e0 turche, dei loro alleati e delle potenze, mettendo in evidenza anche alcuni casi di &#8220;disobbedienza civile&#8221; di funzionari e privati cittadini turchi e curdi. 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