{"id":1644,"date":"2005-11-03T14:52:55","date_gmt":"2005-11-03T13:52:55","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-01-25T17:40:35","modified_gmt":"2016-01-25T16:40:35","slug":"antigiudaismo-antisemitismo-e-chiesa-cattolica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/antigiudaismo-antisemitismo-e-chiesa-cattolica\/","title":{"rendered":"Antigiudaismo, antisemitismo e Chiesa cattolica"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cesnur.org\/2005\/cantoni.htm\" target=\"_blank\">http:\/\/www.cesnur.org\/2005\/cantoni.htm<\/a><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>don Pietro Cantoni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Studio Teologico Interdiocesano\u00a0\u201cMons. Enrico Bartoletti\u201d,\u00a0Camaiore<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Antigiudaismo, antisemitismo e\u00a0 Chiesa cattolica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/GPII_Toaf.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-29877\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/GPII_Toaf.jpg\" alt=\"GPII_Toaf\" width=\"162\" height=\"200\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>intervento al convegno<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Ebraismo moderno, antisemitismo e Chiesa cattolica<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>organizzato dal CESNUR e dall\u2019Arcidiocesi di Monreale,<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>24 febbraio 2005<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">INDICE<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Capitolo 1.<\/strong><\/p>\n<div align=\"center\">\n<div align=\"center\">\n<p><em>Pentimento, maturazione e sviluppo<\/em><\/p>\n<p><strong>Capitolo 2.<br \/>\n<\/strong><em>Il concilio Vaticano II<\/em><\/p>\n<p><strong>Capitolo 3.<br \/>\n<\/strong><em>Il Catechismo della Chiesa Cattolica e l&#8217;accusa di &#8220;deicidio&#8221;<\/em><\/p>\n<p><strong>Capitolo 4.<br \/>\n<\/strong><em>La &#8220;teologia della sostituzione&#8221;<\/em><\/p>\n<p><strong>Capitolo 5.<br \/>\n<\/strong><em>La teologia di Israele in Rm 9-11<\/em><\/p>\n<p><strong>Capitolo 6.<br \/>\n<\/strong>L&#8217;ebraicit\u00e0 di Ges\u00f9<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><strong>1. Pentimento, maturazione e sviluppo<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scopo di questo mio intervento \u00e8 quello di inserire il tema dell&#8217;antigiudaismo e dell&#8217;antisemitismo nel quadro dello sviluppo che la dottrina della Chiesa cattolica ha conosciuto su questo tema soprattutto a partire dal concilio ecumenico Vaticano II.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tre osservazioni si impongono in partenza:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">a) Ci troviamo davanti ad uno sviluppo, ad una maturazione. Il fattore cambiamento \u00e8 consistente tra molte espressioni del concilio Vaticano II e del magistero successivo, e quelle di molti padri della Chiesa, per non parlare di teologi o predicatori del passato, anche recente: le differenze, i contrasti, balzano agli occhi. Ma, ad uno sguardo non superficiale si prospettano anche gli elementi di continuit\u00e0, che se andiamo in profondit\u00e0, sono i pi\u00f9 importanti e decisivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">b) Proprio perch\u00e9 abbiamo a che fare con uno sviluppo dottrinale, in materia molto delicata, ci appoggeremo soprattutto su quanto ha detto il Magistero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">c) Il cuore del problema \u00e8 teologico. Nella sua famosa visita alla Sinagoga di Roma del 1986 Giovani Paolo II ha sintetizzato in tre punti il contenuto del paragrafo 4 della dichiarazione Nostra \u00c6tate riservata al popolo ebraico:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. \u00ab la Chiesa di Cristo scopre il suo \u201clegame\u201d con l\u2019Ebraismo \u201cscrutando il suo proprio mistero\u201d. La religione ebraica non ci \u00e8 \u201cestrinseca\u201d, ma in un certo qual modo, \u00e8 \u201cintrinseca\u201d alla nostra religione. Abbiamo quindi verso di essa dei rapporti che non abbiamo con nessun\u2019altra religione. Siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori \u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. \u00ab agli ebrei, come popolo, non pu\u00f2 essere imputata alcuna colpa atavica o collettiva, per ci\u00f2 \u201cche \u00e8 stato fatto nella passione di Ges\u00f9\u201d. Non indistintamente agli ebrei di quel tempo, non a quelli venuti dopo, non a quelli di adesso. \u00c8 quindi inconsistente ogni pretesa giustificazione teologica di misure discriminatorie o, peggio ancora, persecutorie. Il Signore giudicher\u00e0 ciascuno \u201csecondo le proprie opere\u201d, gli ebrei come i cristiani (cf. Rm 2,6) \u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3. \u00ab non \u00e8 lecito dire, nonostante la coscienza che la Chiesa ha della propria identit\u00e0, che gli ebrei sono \u201creprobi o maledetti\u201d, come se ci\u00f2 fosse insegnato, o potesse venire dedotto dalle Sacre Scritture, dell\u2019Antico come del Nuovo Testamento. Anzi, aveva detto prima il Concilio, in questo stesso brano della Nostra Aetate, ma anche nella costituzione dogmatica Lumen gentium (Lumen gentium, 16), citando san Paolo nella lettera ai Romani (Rm 11,28-29), che gli ebrei \u201crimangono carissimi a Dio\u201d, che li ha chiamati con una \u201cvocazione irrevocabile\u201d \u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 evidente che il primo punto \u00e8 quello fondamentale: la Chiesa riconosce di avere con Israele un legame speciale e questo significa che Israele sussiste ancora. Ora Israele non \u00e8 riconducibile solo ad un evento etnico o culturale, perch\u00e9 si tratta di un fatto religioso, fondato su una elezione divina, cio\u00e8 su un fattore soprannaturale. Questo sviluppo dogmatico consiste quindi nel superamento della &#8220;teologia della sostituzione&#8221;, cio\u00e8 di quella concezione per cui con la venuta del Messia e il suo rifiuto da parte del popolo ebraico l&#8217;Antica Alleanza di Dio con un popolo determinato avrebbe puramente e semplicemente cessato di esistere e la Chiesa \u2013 in quanto &#8220;vero Israele&#8221; si sarebbe sostituita all&#8217;antico Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si parla di dialogo \u2013 e in specie di dialogo interreligioso \u2013 si sente a volte avanzare l&#8217;opinione che il suo presupposto sia una presa di distanza dai fondamenti normativi della propria religione. Solo se si \u00e8 &#8220;liberali&#8221; si pu\u00f2 dialogare, perch\u00e9 l&#8217;essere &#8220;ortodossi&#8221; costituisce quella pregiudiziale chiusura che impedisce il dispiegarsi della relazione dialogica verso l&#8217;altro in tutta la sua necessaria libert\u00e0 e disponibilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo che sia vero il contrario: solo uomini sinceramente religiosi e quindi sinceramente &#8220;affezionati&#8221; ai fondamenti della loro fede hanno la chance di &#8220;capirsi&#8221; pi\u00f9 in profondit\u00e0, proprio in virt\u00f9 di quell&#8217;empatia su cui la fenomenologia di Edith Stein ha concentrato la sua preziosa attenzione. Il dialogo presuppone identit\u00e0 definite per essere vero e sincero e non risolversi in vuota chiacchiera o superficiale convivialit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo chi \u00e8 saldamente legato a qualcosa pu\u00f2 entrare in un rapporto di reciproco arricchimento con &#8220;l&#8217;altro&#8221;, perch\u00e9 \u00aba chi ha sar\u00e0 dato e a chi non ha sar\u00e0 tolto anche quello che ha\u00bb. Cos\u00ec per un teologo cattolico il riferimento al Magistero \u00e8 una componente irrinunciabile, soprattutto quando la materia \u00e8 complessa e delicata e il terreno della storia della tradizione \u00e8 disseminato di dottrine che si possono al massimo qualificare come &#8220;comuni&#8221;, ma che non possono pretendere di essere ultimamente normative [1].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la dichiarazione conciliare Nostra \u00c6tate per la prima volta la Chiesa Cattolica svolge una riflessione esplicita, dottrinale e autorevole (dell&#8217;autorevolezza di un Concilio) sul mistero di Israele. \u00c8 alla luce poi di questo mistero che si pu\u00f2 valutare adeguatamente antigiudaismo e antisemitismo. Non \u00e8 sufficiente infatti rilevare il fatto: nella storia della Chiesa c&#8217;\u00e8 stato l&#8217;antigiudaismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di esso troviamo addirittura traccia negli scritti canonici del Nuovo Testamento, anche se \u2013 ovviamente \u2013 dobbiamo distinguere il significato oggettivo che queste espressioni hanno nel testo biblico da quello di cui si sono andati via via caricando nel corso della storia per tante ragioni che non sono per lo pi\u00f9 di natura teologica. Neppure \u00e8 sufficiente distinguere \u2013 anche se ci\u00f2 \u00e8 certamente doveroso \u2013 l&#8217;antigiudaismo dall&#8217;antisemitismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre chiedersi &#8220;perch\u00e9&#8221;. Posta la natura poi della materia in oggetto, questo perch\u00e9 non pu\u00f2 ultimamente che essere teologico. Il contesto immediato di questa riflessione \u00e8 quello di un grande esame di coscienza della Chiesa. A quarant&#8217;anni dal Vaticano II credo si possa incominciare a sentirsi autorizzati a cercare quale possa essere stato il motivo di fondo, il principio ispiratore di un evento di tale portata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora disponiamo forse di un sufficiente r\u00e9cul historique. Proprio alla luce del recente e ancora attuale magistero di Giovanni Paolo II, che al concilio partecip\u00f2 e non in modo del tutto secondario, possiamo vedere nella Nuova Evangelizzazione una riposta non superficiale. La Chiesa aveva vissuto il tempo della Modernit\u00e0 che ormai andava concludendosi come una cittadella assediata. Si percepiva ormai da pi\u00f9 parti la necessit\u00e0 che la strategia mutasse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte quelle difese che erano prima apparse come indispensabili per fronteggiare un mondo ostile, apparivano sempre pi\u00f9 come ostacoli, qualora si mutasse la prospettiva, quella cio\u00e8 non tanto e non soprattutto di difendere una Cristianit\u00e0 che andava sfaldandosi, quanto quella di riannunciare con decisione e entusiasmo il Vangelo ad un mondo che si era allontanato dalla Chiesa continuando nello stesso tempo lo sforzo, mai veramente venuto meno, di portare lo stesso Vangelo \u00abfino agli ultimi confini della terra\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo comportava anche un ripensamento di tutto quanto il deposito della fede, non per dire cose nuove, ma per rinnovare il modo di capirle e proporle. L&#8217;esperienza della storia trascorsa e presente doveva essere messa a frutto e certamente l&#8217;evento della Shoah non poteva essere lasciato senza una adeguata riflessione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uomo molto spesso capisce fino in fondo il significato del proprio agire quando ne vede le conseguenze. Anche quelle non direttamente volute, ma certamente in qualche modo con-causate. La Shoah &#8220;il disastro&#8221;, lasci\u00f2 e lascia esterrefatti i cristiani. La Chiesa cattolica non poteva non rivolgersi all&#8217;evento per chiedersi in che misura l&#8217;atteggiamento dei suoi figli nella storia non poteva essere chiamato in causa e concorrere a spiegare sia il sorgere del fenomeno stesso che anche i ritardi e l&#8217;indifferenza con cui fu osteggiato da troppi cristiani. Qui non \u00e8 mio compito entrare direttamente nella questione storica, voglio mantenermi al livello della riflessione teologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>2. Il concilio Vaticano II<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abScrutando il mistero della chiesa, questo sacro concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del nuovo testamento \u00e8 spiritualmente legato con la stirpe di Abramo \u00bb. Sono le parole solenni che aprono il n. 4 della dichiarazione Nostra \u00c6tate, la sezione che \u00e8 dedicata al popolo di Israele. L&#8217;ouverture riecheggia le parole di un famoso discorso di Pio XI: \u00ab L&#8217;antisemitismo \u00e8 inaccettabile. Spiritualmente siamo tutti semiti \u00bb [2].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Discorso \u00e8 del 6 settembre 1938 e non si pu\u00f2 dire che in fondo non esprimesse una cosa ovvia, ma quanto poi \u00e8 successo costringere a pensare e a riflettere su come spesso l&#8217;ovvio, l&#8217;ovvio pi\u00f9 ovvio, sia proprio ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 a rischio. Lasciato sempre sullo sfondo, &#8220;dato per scontato&#8221;, rischia di divenire inoperante. Allora la Chiesa &#8220;scruta&#8221;. Che cosa?\u00a0Il suo stesso mistero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo sempre nell&#8217;ottica della risposta a quella che \u00e8 la domanda fondamentale del concilio: Ecclesia quid dicis de te ipsa? Fin da subito emerge quella che \u00e8 la chiave di volta del problema teologico: qual&#8217;\u00e8 la relazione che lega la Chiesa con il popolo dell&#8217;Antica Alleanza? In Nostra \u00c6tate non viene svolto il tema della \u00abteologia della sostituzione\u00bb, ma gi\u00e0 fin d&#8217;ora esso viene prospettato e in sostanza anche autorevolmente risolto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo pensare che la Nuova Alleanza ha &#8220;sostituito&#8221; l&#8217;Antica? Che \u2013 se la Chiesa \u00e8 il &#8220;nuovo Israele&#8221;, l&#8217;antico Israele sia solo una realt\u00e0 che sopravvive a s\u00e9 stessa? Una pura superstitio? Da l\u00ec al dis-prezzo, cio\u00e8 \u2013 letteralmente \u2013 sottovalutazione, dal disprezzo al fastidio, dal fastidio all&#8217;odio, dall&#8217;odio irrazionale ad un odio &#8220;lucido&#8221; che cerca motivazioni &#8220;scientifiche&#8221; o pseudo-tali, l&#8217;itinerario \u00e8 plausibile e descrive il passaggio dall&#8217;antigiudaismo all&#8217;antisemitismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un passaggio che comporta una <em>met\u00e1basis eis allo genos,<\/em> cio\u00e8 un salto logico e dottrinale assolutamente radicale, perch\u00e9 l&#8217;antigiudaismo ha radici religiose, mentre i presupposti dell&#8217;antisemitismo sono materialistici e ultimamente antireligiosi, tuttavia un passaggio che presenta comunque delle analogie che nella concretezza della vita e della storia non sono affatto senza significato ed efficacia. Giovanni Paolo II, prendendo spunto dall&#8217;evento del giubileo straordinario dell&#8217;anno 2000, ha ripreso con vigore il tema della Nuova Evangelizzazione, accompagnandolo con quello della memoria e del perdono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti hanno avuto l&#8217;impressione che la richiesta di perdono del Papa costituisca un&#8217;assoluta novit\u00e0 nella storia della Chiesa. \u00c8 vero e non \u00e8 vero. Sappiamo che la Scrittura \u00e8 l&#8217;anima della teologia. Ci\u00f2 non significa che la Bibbia sia una specie di contenitore di proposizioni vere, di dogmi infallibili da cui pescare quello che serve per costruire argomenti teologici. &#8220;Anima&#8221; dice qualcosa di pi\u00f9. Si tratta soprattutto di imparare a pensare come pensa la Bibbia, perch\u00e9 questo significa pensare come pensa Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;Antico Testamento vediamo che gli agiografi non tacciono le colpe del popolo eletto. La Bibbia da questo punto di vista non \u00e8 un libro edificante. Il popolo di Israele appare come un popolo di dura cervice, tale da mettere a dura prova la pazienza di Dio&#8230; Molti dei peccati di Israele hanno addirittura fornito lungo i secoli argomenti all&#8217;antisemitismo. Ma con il Nuovo Testamento lo stile non \u00e8 cambiato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli apostoli \u2013 che pure sono stati scelti da Ges\u00f9 \u2013 appaiono a pi\u00f9 riprese come duri di comprendonio, meschini, orgogliosi, interessati&#8230; Si dir\u00e0: doveva venire ancora lo Spirito Santo. Eppure anche dopo la Pentecoste incontriamo tante debolezze nella Chiesa. Litigi tra apostoli, divisioni nelle chiese, ecc. E tutto questo non viene taciuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se leggiamo attentamente questi eventi nel loro contesto, se li &#8220;scrutiamo&#8221; nell&#8217;intreccio della storia biblica, vediamo che il prenderne atto non diminuisce l&#8217;amore per Israele, per la Chiesa e per gli Apostoli, anzi. Cos\u00ec oggi. Il saper vedere\u00a0 i difetti nel cammino della Chiesa non deve togliere rispetto e amore per essa, deve solo spronarci a camminare di buona lena sul cammino che conduce alla Chiesa senza macchia n\u00e9 ruga.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come coniugare l&#8217;affermazione che la Chiesa \u00e8 &#8220;santa&#8221; con il riconoscimento che cos\u00ec spesso il peccato ha segnato la sua storia? \u00c8 proprio la consapevolezza che la Chiesa \u00e8 santa nelle sue radici e nei principi di verit\u00e0 che le sono stati affidati ad evidenziare lo scarto che tante volte c&#8217;\u00e8 tra i principi e la loro concreta realizzazione e anche il ritardo o la trascuratezza nel riconoscere a questi principi il luogo che a loro conviene nelle gerarchia delle verit\u00e0 e nel mettere a frutto le potenzialit\u00e0 di sviluppo della dottrina che in essi risiedono a spingere la Chiesa al pentimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Nostra \u00c6tate \u2013 e a monte in modo ancora pi\u00f9 autorevole in LG 16 \u2013 abbiamo in germe il riconoscimento dei principi fondamentali che verranno svolti dal magistero susseguente. Prima di tutto il legame profondo che sussiste tra la Chiesa e il popolo dell&#8217;Antica Alleanza. Quindi la confutazione della cattiva teologia del &#8220;deicidio&#8221; e la condanna dell&#8217;antisemitismo. La concatenazione dei temi fa comprendere come il primo sia quello assolutamente centrale: quello della relazione che sussiste tra la Chiesa e Israele, cio\u00e8 la rivisitazione della \u00abteologia della sostituzione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>3. Il Catechismo della Chiesa Cattolica e l&#8217;accusa di &#8220;deicidio&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che nel Catechismo della Chiesa Cattolica ha soprattutto colpito l&#8217;attenzione \u00e8 la chiara ed esplicita confutazione dell&#8217;accusa di &#8220;deicidio&#8221; (nn. 597-598). \u00abTenendo conto della complessit\u00e0 storica del processo di Ges\u00f9 espressa nei racconti evangelici, e quale possa essere il peccato personale dei protagonisti del processo (Giuda, il Sinedrio, Pilato), che Dio solo conosce, non si pu\u00f2 attribuirne la responsabilit\u00e0 all&#8217;insieme degli Ebrei di Gerusalemme, malgrado le grida di una folla manipolata e i rimproveri collettivi contenuti negli appelli alla conversione dopo la Pentecoste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ges\u00f9 stesso perdonando sulla croce e Pietro sul suo esempio, hanno riconosciuto l&#8217; &#8220;ignoranza&#8221; degli Ebrei di Gerusalemme ed anche dei loro capi. Ancor meno si pu\u00f2, a partire dal grido del popolo: &#8220;Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli&#8221; che \u00e8 una formula di ratificazione, estendere la responsabilit\u00e0 agli altri Ebrei nel tempo e nello spazio: Molto bene la Chiesa ha dichiarato nel Concilio Vaticano II: &#8220;Quanto \u00e8 stato commesso durante la Passione non pu\u00f2 essere imputato n\u00e9 indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, n\u00e9 agli Ebrei del nostro tempo. . . Gli Ebrei non devono essere presentati n\u00e9 come rigettati da Dio, n\u00e9 come maledetti, come se ci\u00f2 scaturisse dalla Sacra Scrittura&#8221; \u00bb (n. 597)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 possibile attribuire la responsabilit\u00e0 della morte di Ges\u00f9 indiscriminatamente n\u00e9 a tutte le autorit\u00e0 ebraiche del tempo di Ges\u00f9 che erano tra loro divise, n\u00e9 \u2013 a maggior ragione \u2013 a tutto il popolo di allora. Qualora poi ci\u00f2 anche fosse non avrebbe senso attribuire una responsabilit\u00e0 in senso stretto a tutti gli ebrei dei tempi successivi e quindi agli ebrei del nostro tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abColui che ha peccato e non altri deve morire; il figlio non sconta l&#8217;iniquit\u00e0 del padre, n\u00e9 il padre l&#8217;iniquit\u00e0 del figlio. Al giusto sar\u00e0 accreditata la sua giustizia e al malvagio la sua malvagit\u00e0\u00bb (Ez 18,20). A queste parole del profeta che attestano inequivocabilmente il principio della responsabilit\u00e0 personale fa eco il diritto romano. \u00abNon filius pro patre\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente \u00e8 vero che il principio della responsabilit\u00e0 collettiva conserva un suo valore, su di un altro piano per\u00f2. Per es. un giovane tedesco dei nostri tempi pu\u00f2 dire: \u00ab io al tempo di Auschwitz non c&#8217;ero!\u00bb E io cattolico del XXI secolo posso sentirmi ugualmente innocente rispetto a crimini commessi in passato da altri cattolici&#8230; Tuttavia questo non \u00e8 del tutto esatto. Accettando un&#8217;eredit\u00e0 accetto anche il dare-avere che gli \u00e8 connesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se sento giustamente miei i meriti di san Francesco d&#8217;Assisi debbo farmi carico anche dei demeriti di tanti altri figli della Chiesa. La dottrina cattolica del peccato originale \u00e8 strettamente collegata con questo principio di responsabilit\u00e0 corporativa. \u00c8 per\u00f2 anche chiaro che il peccato originale originato \u00e8 di tutt&#8217;altra natura rispetto al peccato attuale, posto che non comporta \u2013 appunto \u2013 nessuna responsabilit\u00e0 personale. Inoltre ci sono ancora altre due considerazioni da fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di tutto il concetto di peccato richiama quello di responsabilit\u00e0 e quello di responsabilit\u00e0 quello di consapevolezza. Qui nel caso \u00e8 evidente che anche coloro che a quel tempo vollero la morte di Ges\u00f9 non la vollero in quanto Messia e men che meno in quanto Figlio naturale di Dio. Naturalmente si pu\u00f2 pensare ad una culpa in causa, cio\u00e8 alla trascuratezza nel valutare i segni dati da Ges\u00f9 con la sua persona, la sua vita e le sue opere, in questo modo per\u00f2 si entra in quell&#8217;ambito che \u00e8 l&#8217;intimo del cuore, ambito che Dio si \u00e8 riservato&#8230; A questo proposito le affermazioni del Nuovo Testamento vanno decisamente in senso contrario alla colpevolezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ges\u00f9 perdona dall&#8217;alto della croce: \u00abPadre, perdonali, perch\u00e9 non sanno quello che fanno\u00bb (Lc 23,24) e Pietro segue il suo esempio: \u00ab Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, cos\u00ec come i vostri capi \u00bb (At 3,17). Si potrebbe per\u00f2 obiettare ( e molti in passato e anche oggi hanno rinnovato questa obiezione ): pu\u00f2 sempre trattarsi di una ignoranza colpevole e niente mi dice nei testi invocati che essa debba essere assolutamente esclusa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui per\u00f2 \u2013 oltre al fatto che, se niente ci obbliga ad escluderla, niente neppure ci costringe ad ammetterla \u2013 ci mettiamo su una strada che conduce lontano; conduce a quel luogo in cui tutti noi ci incontriamo, quello che ultimamente ci affratella nella condizione di peccatori. Nessuno pu\u00f2 dire con certezza di essere senza peccato: \u00ab Le inavvertenze chi le discerne? Assolvimi dalle colpe che non vedo \u00bb (Sal 18\/19,13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soprattutto per\u00f2 il Catechismo insiste sulla natura particolare della morte di Ges\u00f9 e richiama il Catechismo Romano, cio\u00e8 il suo illustre (e unico&#8230;) predecessore nella storia della Chiesa: \u00ab La Chiesa, nel magistero della sua fede e nella testimonianza dei suoi santi, non ha mai dimenticato che &#8220;ogni singolo peccatore \u00e8 realmente causa e strumento delle. . . sofferenze&#8221; del divino Redentore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tenendo conto del fatto che i nostri peccati offendono Cristo stesso, la Chiesa non esita ad imputare ai cristiani la responsabilit\u00e0 pi\u00f9 grave nel supplizio di Ges\u00f9, responsabilit\u00e0 che troppo spesso essi hanno fatto ricadere unicamente sugli Ebrei: &#8221; E&#8217; chiaro che pi\u00f9 gravemente colpevoli sono coloro che pi\u00f9 spesso ricadono nel peccato. Se infatti le nostre colpe hanno tratto Cristo al supplizio della croce, coloro che si immergono nell&#8217;iniquit\u00e0 crocifiggono nuovamente, per quanto sta in loro, il Figlio di Dio e lo scherniscono [Cf Eb 6,6 ] con un delitto ben pi\u00f9 grave in loro che non negli Ebrei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi infatti &#8211; afferma san Paolo non avrebbero crocifisso Ges\u00f9 se lo avessero conosciuto come re divino [Cf 1Cor 2,8 ]. Noi cristiani, invece, pur confessando di conoscerlo, di fatto lo rinneghiamo con le nostre opere e leviamo contro di lui le nostre mani violente e peccatrici [Catechismo Romano, 1, 5, 11] &#8220;. E neppure i demoni lo crocifissero, ma sei stato tu con essi a crocifiggerlo, e ancora lo crocifiggi, quando ti diletti nei vizi e nei peccati [San Francesco d&#8217;Assisi, Admonitio, 5, 3] \u00bb (n. 598)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il riferimento ai demoni che segue immediatamente la citazione del Catechismo Romano ha forse la funzione ci integrare il senso oggettivo del riferimento a 1Cor 2,8. Il Catechismo Romano interpreta infatti l&#8217;espressione \u00ab i principi di questo mondo \u00bb come se si riferisse alle autorit\u00e0 giudaiche. Trattandosi di un testo del magistero ci\u00f2 che \u00e8 essenziale \u00e8 l&#8217;insegnamento dogmatico che ci vuole impartire, non la sua esegesi di un testo della Scrittura, a meno che tutto il senso dell&#8217;insegnamento non dipenda da questa interpretazione e qui \u00e8 evidente che l&#8217;insegnamento porta piuttosto sul tema della necessaria consapevolezza perch\u00e9 ci sia il peccato. Il senso oggettivo del testo paolino riguarda invece i demoni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Catechismo richiama la natura teologica della morte di Ges\u00f9. Esso \u00e8 morto per i nostri peccati e la colpa della sua morte deve essere rinvenuta nei peccati degli uomini. In questa luce tutti sono corresponsabili, ma le parti si invertono: i pi\u00f9 peccatori sono quelli che hanno pi\u00f9 consapevolezza e questi sono indubbiamente i cristiani. Ma questo ordine di idee e di pensieri ci conduce a fare un ulteriore passo avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio la natura teologica dell&#8217;evento della morte di Ges\u00f9 ci porta a considerare che il suo valore \u00e8 salvifico, che si tratta s\u00ec di un giudizio, ma di un giudizio che condanna il diavolo e salva l&#8217;uomo. Il sangue di Ges\u00f9, a differenza di quello di Abele non grida vendetta, ma intercede efficacemente perdono (cfr. Eb 12,24 e Gen 4,10-11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A turbare la lettura che il Magistero d\u00e0 dei racconti evangelici pu\u00f2 intervenire la consapevolezza del problema del &#8220;Ges\u00f9 storico&#8221;. Non sar\u00e0 poi che in verit\u00e0 le cose sono andate in modo assolutamente diverso? Io credo che la questione debba essere lasciata fuori e questo per diverse ragioni. Prima di tutto i racconti evangelici trasmettono quello che la Chiesa crede e la Chiesa \u00abha ritenuto e ritiene con fermezza e costanza massima, che i quattro [&#8230;] vangeli, di cui afferma senza esitazione la storicit\u00e0, trasmettono fedelmente quanto Ges\u00f9 figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente oper\u00f2 e insegn\u00f2 per la loro salvezza eterna, fino al giorno in cui fu assunto in cielo \u00bb (Dei verbum, 19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui io mi propongo di esporre il pensiero della Chiesa. Questo \u00e8 poi anche \u2013 indubitabilmente \u2013 il pensiero di ogni cristiano sinceramente credente. Il dialogo interreligioso non \u00e8 un dialogo tra accademici, ma \u2013 appunto \u2013 tra uomini religiosi in quanto tali. \u00c8 vero che anche l&#8217;uomo religioso, in relazione alla sua cultura storica e teologica, legge i racconti evangelici in modo sensibilmente diverso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtuttavia io credo fermamente che non sia in modo sostanzialmente diverso. Esemplifico. Il credente digiuno di teologia ed esegesi biblica legge le parole di Ges\u00f9 senza porsi il problema se esse suonino alle sue orecchie esattamente come risuonarono alle orecchie degli ascoltatori di quel tempo, anzi direi che per lui la cosa va da s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il credente teologo ed esegeta sa che i detti di Ges\u00f9 ci arrivano attraverso una narrazione che non \u00e8 equiparabile ad un rilevamento magnetofonico. In quest&#8217;ottica pu\u00f2 avere un senso ed essere anche molto importante cercare di ricostruire \u2013 nella misura del possibile \u2013 gli ipsissima verba Jesu, ma non cos\u00ec importante da turbare la sua ferma convinzione che quei racconti ci trasmettono quello che Ges\u00f9 in quanto Figlio di Dio e fondatore della Chiesa voleva che noi oggi ascoltassimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema del Ges\u00f9 storico per il credente non \u00e8 allora importante in quanto pu\u00f2 mettermi in sicuro possesso di quello che Ges\u00f9 ha veramente detto, ma in quanto mi fornisce un prezioso aiuto per meglio comprendere quel racconto evangelico che in virt\u00f9 della mia fede accolgo gi\u00e0 senza esitazioni come espressioni di una verit\u00e0 salvifica con valore anche storico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta del vecchio e sempre attuale problema del Ges\u00f9 della storia e del Ges\u00f9 della fede, un problema che qualunque sincero a autentico credente non pu\u00f2 non risolvere se non nel senso di una sostanziale identit\u00e0. Qualunque dialogo che non si metta coraggiosamente su questa via prende una direzione che non porta da nessuna parte, perch\u00e9 non mette in dialogo uomini religiosi sulle loro convinzioni religiose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il che \u2013 lo dico a scanso di equivoci \u2013 non significa che la questione del Ges\u00f9 storico e quindi quella dell&#8217;uso del metodo storico critico per affrontare la problematica sia da considerarsi inutile. Va solo relativizzata rispetto a ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 essenziale. Qui \u2013 posto il taglio che ho voluto dare all&#8217;argomento \u2013 che \u00e8 soprattutto di esposizione e commento delle fondamentali posizioni del magistero, mi ritengo quindi autorizzato a lasciarla in disparte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui non si tratta dunque di affrontare una nuova lettura dei racconti evangelici puntando a mettere in luce che le cose in verit\u00e0 sono andate diversamente, ma caso mai facendo notare che il modo con cui questi racconti e molte delle cose ivi affermate vanno letti in un&#8217;ottica storica e teologica diversa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una di queste \u00e8 certamente il fatto che degli ebrei contemporanei di Ges\u00f9 si sono trovati coinvolti in modo decisivo nell&#8217;evento tragico della sua morte. In che modo dobbiamo leggere \u2013 alla luce della sana ragione, della teologia e dell&#8217;insegnamento del Magistero \u2013 la loro responsabilit\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che valore dobbiamo dare a diverse affermazioni del Nuovo Testamento che \u2013 estrapolate dal loro contesto e secondo una lettura teologica insufficiente \u2013 avevano preso alle nostre orecchie un suono decisamente antigiudaico? Una semplice e per qualche verso banale considerazione ci aiuta gi\u00e0 abbondantemente a riequilibrare il discorso e correggere la lettura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le invettive e le parole aspre che troviamo qua e l\u00e0 nei racconti e nei discorsi neotestamentari sono rivolte da ebrei a ebrei in un contesto in cui una chiara separazione ancora non si \u00e8 consumata&#8230; Rileggere queste invettive e soprattutto riutilizzarle al di fuori di questo contesto vuol dire semplicemente falsarne radicalmente la portata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esse avevano e continuano ad avere un valore salvifico nell&#8217;ottica dell&#8217;ammonimento e della minaccia profetica, ma perdono tutto il loro significato e ne prendono piuttosto uno falso e sinistro, se diventano ancora oggi espressioni di polemica etnico-religiosa in cui del non-ebrei usano contro degli ebrei invettive usate a suo tempo da ebrei nei confronti di membri del loro stesso popolo nel contesto di una polemica che era essenzialmente intragiudaica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricollocarle nel loro genere letterario proprio \u2013 che \u00e8 appunto quello della minaccia profetica \u2013 vuol dire concretamente sentirle innanzitutto come rivolte a s\u00e9 stessi&#8230;[3]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>4. La &#8220;teologia della sostituzione&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema centrale per\u00f2 \u00e8 certamente costituito \u2013 come abbiamo gi\u00e0 avuto modo ripetutamente di osservare \u2013 dalla \u00ab teologia della sostituzione \u00bb. Nostra \u00c6tate si limita a ricordare che \u00ab secondo l&#8217;apostolo, gli ebrei, in grazia dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui chiamata sono senza pentimento \u00bb.\u00a0 Lumen gentium 16 che precede Nostra \u00c6tate sia nel tempo che nel valore teologico non approfondisce di pi\u00f9. Sar\u00e0 il magistero di Giovanni Paolo II ad esplicitare i contenuti oggettivamente presenti in modo per\u00f2 solo virtuale nei documenti conciliari e a condurre ai testi ancora pi\u00f9 espliciti del Catechismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 volte il papa infatti definisce l&#8217;alleanza stipulata da Dio con il popolo di Israele come mai revocata, quindi tuttora valida. La prima occasione \u00e8 stata l&#8217;incontro avvenuto a Magonza con gli esponenti della comunit\u00e0 ebraica, il 17 novembre del 1980, dove il papa ha usato l&#8217;espressione \u00ab Vecchio Testamento, da Dio mai denunziato [von Gott nie gek\u00fcndigt Alter Bund] \u00bb. Ma l&#8217;affermazione \u00e8 stata ripetuta pi\u00f9 volte in questi termini o in termini equivalenti. Ora sappiamo che la frequente ripetizione di uno stesso insegnamento costituisce uno dei criteri \u2013 e non dei pi\u00f9 secondari \u2013 per valutare il grado di autorevolezza dell&#8217;insegnamento autentico del Papa [4].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;11 settembre 1987, parlando a Miami negli Stati Uniti e rivolgendosi ad organizzazioni culturali ebraiche,\u00a0 il papa\u00a0 precisa\u00a0 che\u00a0 Dio\u00a0 \u00ab\u00a0 ha\u00a0 scelto\u00a0 Abramo, Isacco \u00a0e Giacobbe e\u00a0 con\u00a0 loro\u00a0 ha\u00a0 stretto un\u2019alleanza di amore eterno, che non \u00e8 mai stata revocata [never revoked](cf. Gen 27,12; Rm 11,29) \u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora il 26 novembre 1986, parlando ai rappresentanti della comunit\u00e0 ebraica australiana, il santo padre sottolinea che: \u00ab la fede cattolica \u00e8 radicata nelle verit\u00e0 eterne contenute nelle Scritture ebraiche e nel patto irrevocabile [irrevocable covenant ] fatto con Abramo \u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 6 dicembre 1990, in occasione del XXV anniversario della dichiarazione Nostra \u00c6tate: \u00ab La Chiesa \u00e8 pienamente cosciente che le Sacre Scritture portano testimonianza che il popolo ebreo, questa comunit\u00e0 di fedeli e custodi di una tradizione antica migliaia di anni, \u00e8 una parte essenziale del \u201cmistero\u201d della rivelazione e della salvezza \u00bb. Ora, se il popolo ebraico, non come pura realt\u00e0 etnica, ma in quanto portatore di una tradizione religiosa, rientra non accidentalmente ma essenzialmente nel mistero della salvezza, ci\u00f2 vuol dire che il suo rapporto con il mistero della Chiesa non si risolve in una pura e semplice &#8220;sostituzione&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1991, incontrando in Brasile i rappresentanti della numerosa comunit\u00e0 ebraica locale, precisa che: \u00ab come dice la Bibbia, \u201cIl Signore ha amato Israele per sempre (1Re 10,9), ha fatto con lui un\u2019Alleanza che non \u00e8 mai stata spezzata [que jamais foi revogada], depositandovi le speranze messianiche dell\u2019intero genere umano\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di tutti questi interventi certamente il pi\u00f9 importante \u00e8 quello gi\u00e0 citato nella sinagoga di Roma (13 aprile 1986), forse la pi\u00f9 antica comunit\u00e0 ebraica della diaspora, dove il papa utilizza l&#8217;espressione giustamente diventata famosa \u00abfratelli maggiori \u00bb. \u00c8 opportuno notare come l&#8217;insieme di questi interventi \u2013 per la frequente riproposizione del concetto \u2013 rende evidente che non si tratta di un <em>obiter dictum<\/em>, cio\u00e8 di un modo di esprimersi isolato, che potrebbe essere inteso come qualcosa di &#8220;sfuggito&#8221; o comunque senza importanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma oltre a ci\u00f2 i destinatari di questi interventi \u2013 che sono sempre autorevoli rappresentanti delle comunit\u00e0 ebraiche locali &#8211; sottolinea che il Papa aveva ben presente la problematica e intendeva quindi assumere sul punto una posizione dottrinalmente significativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo infatti converge nel Catechismo della Chiesa Cattolica, dove al n. 63 leggiamo: \u00ab Israele \u00e8 il Popolo sacerdotale di Dio, [Cf Es 19,6 ] colui che \u00abporta il Nome del Signore\u00bb ( Dt 28,10 ). E&#8217; il Popolo di coloro \u00aba cui Dio ha parlato quale primogenito\u00bb, [Messale Romano, Venerd\u00ec Santo: Preghiera universale VI] il Popolo dei \u00abfratelli maggiori\u00bb nella fede di Abramo \u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>5. La teologia di Israele in Rm 9-11<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per una teologia di Israele il passo neotestamentario incontestabilmente centrale \u00e8 costituito dai capitoli 9-11 della lettera ai Romani. Gli esegeti sono ormai concordi nel ritenere che questi capitoli non costituiscano un elemento secondario, un excursus all&#8217;interno di una argomentazione di altra natura. Il fatto che si trovi alla conclusione della sezione dogmatica della lettera lo indica gi\u00e0 chiaramente. ma \u00e8 soprattutto l&#8217;argomento centrale dell&#8217;epistola paolina che lo rivela.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">San Paolo vuole dimostrare l&#8217; assunto fondamentale della sua teologia, cio\u00e8 che la salvezza dipende dalla fede e la fede \u00e8 accoglienza delle promesse divine. In quest&#8217;ordine di idee si presenta davanti a Paolo una difficolt\u00e0 formidabile: che ne \u00e8 delle promesse fatte al popolo di Israele? \u00abEssi sono Israeliti e possiedono l&#8217;adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne, egli che \u00e8 sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli\u00bb (Rm 9,4-6) \u00ab a loro sono state affidate le rivelazioni di Dio. Che dunque? Se alcuni non hanno creduto, la loro incredulit\u00e0 pu\u00f2 forse annullare la fedelt\u00e0 di Dio? Impossibile! \u00bb (Rm 3,2-4)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema \u00e8 quindi la provvidenza salvifica di Dio, non tanto in quanto rivolta al singolo, ma in quanto ha per oggetto gruppi di uomini dotati di una particolare unit\u00e0 di destino \u2013 popoli \u2013 in vista del loro ruolo nella storia della salvezza. Dio non promette mai nelle Scritture la salvezza incondizionatamente ad un singolo, ma a un popolo lo ha fatto e questo \u00e8 il popolo di Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora sembra proprio che qui la promessa di Dio si sia rivelata illusoria, perch\u00e9 il popolo di Israele \u2013 nel suo insieme \u2013 non ha accettato la predicazione degli apostoli. San Paolo cerca di rispondere e la sua risposta di scagliona in tre tentativi. Il fatto che una soluzione sia seguita da un&#8217;altra non vuol dire che la precedente sia falsa, ma indica certamente che \u00e8 insoddisfacente a s\u00e9 sola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec dapprima san Paolo dice che il vero Israele non \u00e8 l&#8217;Israele &#8220;secondo la carne&#8221;, perch\u00e9 Israele stesso nella figura del patriarca Abramo \u00e8 entrato nell&#8217;alleanza credendo alla promessa di Dio: \u00abTuttavia la parola di Dio non \u00e8 venuta meno. Infatti non tutti i discendenti di Israele sono Israele, n\u00e9 per il fatto di essere discendenza di Abramo sono tutti suoi figli. No, ma: in Isacco ti sar\u00e0 data una discendenza, cio\u00e8: non sono considerati figli di Dio i figli della carne, ma come discendenza sono considerati solo i figli della promessa \u00bb (Rm 9,6-8)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 dunque figli di Abramo in quanto si eredita la sua fede e non soltanto per discendenza biologica. Sta di fatto per\u00f2 che la promessa di Dio riguardava la discendenza di Abramo, il suo popolo, in termini ben concreti. Dio infatti promette e dona un figlio ad Abramo e Sara.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 per questo che san Paolo prosegue l&#8217;argomentazione evocando il ben noto tema profetico del &#8220;resto di Israele&#8221;. \u00abIo domando dunque: Dio avrebbe forse ripudiato il suo popolo? Impossibile! Anch&#8217;io infatti sono Israelita, della discendenza di Abramo, della trib\u00f9 di Beniamino. Dio non ha ripudiato il suo popolo, che egli ha scelto fin da principio. O non sapete forse ci\u00f2 che dice la Scrittura, nel passo in cui Elia ricorre a Dio contro Israele?\u00a0&#8220;Signore, hanno ucciso i tuoi profeti, hanno rovesciato i tuoi altari e io sono rimasto solo e ora vogliono la mia vita&#8221; (1Re 19,10). Cosa gli risponde per\u00f2 la voce divina? &#8220;Mi sono riservato settemila uomini, quelli che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal&#8221; (Ibid. 18). Cos\u00ec anche al presente c&#8217;\u00e8 un resto, conforme a un&#8217;elezione per grazia \u00bb (Rm 11,1-5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In fondo lui e i suoi collaboratori, la comunit\u00e0 degli apostoli e della chiesa di Gerusalemme, un gran numero di credenti sono israeliti. Essi sono &#8220;il resto&#8221;. La Chiesa \u00e8 composta di giudei e di gentili. Il comando di Cristo di rivolgersi dapprima alla casa di Israele \u00e8 stato rispettato. Questo per\u00f2 pone come una spaccatura all&#8217;interno di Israele: il resto e gli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna tener conto di nuovo che quello che san Paolo ha qui in vista non \u00e8 direttamente il problema della salvezza individuale, i cui esiti sono in definitiva noti solo a Dio, bens\u00ec il piano di Dio; egli si situa decisamente in una prospettiva di teologia della storia, cio\u00e8 di teologia della provvidenza storica di Dio. Anche il piano provvidenziale di Dio sulla storia \u00e8 noto \u2013 nei suoi ultimi dettagli a Dio solo \u2013 ma \u00e8 un piano (il mistero nascosto dai secoli eterni) che Dio ha voluto rivelare agli uomini nelle sue linee generali. A queste linee generali appartiene il ruolo salvifico primario affidato a Israele. Ora, nonostante il resto, Israele sembra essere posto ora &#8220;fuori gioco&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">San Paolo allora avanza una nuova soluzione: il rifiuto di Israele non rappresenta il venir meno \u2013 neppure parziale \u2013 del piano di Dio, perch\u00e9 Dio sa servirsi del male della storia per farne uscire un bene ancor maggiore, per cui questo stesso rifiuto, l'&#8221;indurimento&#8221; di Israele, ha un senso provvidenziale. A causa del rifiuto di Israele sono le genti ad entrare nel piano di Dio. Alla fine poi anche Israele entrer\u00e0 e il suo ruolo sar\u00e0 straordinario [5].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab Ora io domando: Forse inciamparono per cadere per sempre? Certamente no. Ma a causa della loro caduta la salvezza \u00e8 giunta ai pagani, per suscitare la loro gelosia. Se pertanto la loro caduta \u00e8 stata ricchezza del mondo e il loro fallimento ricchezza dei pagani, che cosa non sar\u00e0 la loro partecipazione totale! \u00bb (Rm 11,11-12)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00abindurimento [ p\u00f4r\u00f4sis ]\u00bb d&#8217;altra parte non comporta un venir meno dell&#8217;alleanza: \u00ab Quanto al vangelo, essi sono nemici, per vostro vantaggio; ma quanto alla elezione, sono amati, a causa dei padri, perch\u00e9 i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! \u00bb (28-29) San Paolo non spiega perch\u00e9 l&#8217;indurimento di Israele produce l&#8217;entrata delle genti. Parrebbe anzi che questo sia assolutamente inessenziale, dato che i popoli erano comunque chiamati alla salvezza. Qui mi rivolgo ad un grande esegeta francese, morto da pochi anni, che \u2013 tra tutti \u2013 mi pare quello che ha affrontato pi\u00f9 direttamente e convincentemente questo enigma. Stanislas Lyonnet [6] propone due ragioni, strettamente collegate tra loro:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Primo: l&#8217;antisemitismo gi\u00e0 ampiamente diffuso nell&#8217;ambiente ellenistico e romano antico. Se il messaggio di Cristo si fosse presentato con connotati esclusivamente \u2013 se non prevalentemente \u2013 giudaici difficilmente avrebbe potuto essere accolto dalla cultura greco-romana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo: i giudeo-cristiani costituiscono un problema all&#8217;interno della Chiesa primitiva composta di giudei e gentili per la loro difficolt\u00e0 a staccarsi dall&#8217;osservanza scrupolosa e letterale della componente cerimoniale della legge, soprattutto per la loro pretesa che diventare cristiano dovesse necessariamente significare un previo diventare ebreo. Qui non \u00e8 pi\u00f9 direttamente un problema collegato con la presenza dell&#8217;antisemitismo nella cultura dell&#8217;epoca, quanto il significato che l&#8217;ebraismo doveva rivestire all&#8217;interno del piano della salvezza. Da indispensabile &#8220;pedagogo&#8221;, rischiava di diventare un ingombrante e falsificante schermo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A queste ragioni aggiungerei il fatto che le genti: qui i greci e i romani \u2013 e quindi le loro culture &#8211; vengono ad assumere un ruolo storico salvifico primario, con tutti i vantaggi che ci\u00f2 significa. Il bene pi\u00f9 grande non consiste nel donare il bene, quanto nel far liberamente fare il bene&#8230; Naturalmente nasce un grande problema. Se il ruolo dei popoli diventa perspicuo, il ruolo di Israele rischia di diventare sempre pi\u00f9 incomprensibile. La crisi infatti si manifesta all&#8217;interno della Chiesa e coinvolge il significato dell&#8217;Antico Testamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da Marcione a von Harnak si \u00e8 affacciata spesso la tentazione di disfarsi dell&#8217;Antico Testamento come di un fastidioso &#8220;ingombro&#8221;. Sappiamo che la Chiesa &#8220;grazie a Dio&#8221; vi ha resistito. Ci\u00f2 non toglie che la persistenza storica di Israele risultava essere sempre di pi\u00f9 incomprensibile. Non cos\u00ec tanto per\u00f2 da non percepire che era un evento di natura provvidenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La teologia agostiniana del &#8220;popolo testimone&#8221; lo attesta. Nel suo complesso essa non \u00e8 soddisfacente, perch\u00e9 riduce Israele ad un ruolo meramente materiale, di &#8220;bibliotecario&#8221;, purtuttavia questa teoria costituisce essa stessa una testimonianza. La testimonianza che i cristiani non se la sono mai sentita &#8211; nelle loro voci pi\u00f9 autorevoli e pensose ma anche nelle istanze magisteriali &#8211; di considerare Israele alla stregua di tutti gli altri popoli. Ora se l&#8217;antica alleanza \u00e8 venuta meno, Israele non esiste pi\u00f9 e viceversa: se Israele esiste ancora, allora l&#8217;Alleanza non \u00e8 venuta meno. Israele infatti non \u00e8 un popolo come gli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua natura di popolo \u00e8 ultimamente soprannaturale, &#8220;ecclesiale&#8221;. Nasce da una convocazione, la convocazione di Dio. Se questa convocazione viene meno, viene meno il suo risultato, ma se il risultato permane ci\u00f2 significa che la convocazione \u00e8 ancora in atto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">San Paolo parla di una futura conversione di Israele. Anche questo presuppone una sua permanenza. Se Israele \u00e8 nel frattempo sparito chi si convertir\u00e0? Possiamo fare un&#8217;analogia con la teoria condizionalista nell&#8217;escatologia individuale che i TdG hanno fatto propria. Se l&#8217;uomo quando muore muore totalmente, cio\u00e8 non esiste nessuna anima individuale che possa sopravvivere, allora come far\u00e0 a risorgere?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La resurrezione diventa inevitabilmente una nuova creazione nel senso di creazione di una cosa nuova e non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nessun legame tra quello che c&#8217;era prima e quello che viene dopo&#8230; Una riflessione attenta sui termini usati da san Paolo \u00e8 sufficiente poi per giungere alla stessa conclusione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">San Paolo \u2013 proprio nel contesto dell'&#8221;indurimento&#8221; di Israele \u2013 usa termini che implicano un soggetto che continua ad esistere come tale davanti a lui: \u00ab a loro sono state affidate le rivelazioni di Dio. Che dunque? Se alcuni non hanno creduto, la loro incredulit\u00e0 pu\u00f2 forse annullare la fedelt\u00e0 di Dio? Impossibile! \u00bb (Rm 3,2-4; cfr 2Tim 2,13). \u00ab Essi sono Israeliti e possiedono l&#8217;adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi [ ho\u00edtin\u00e9s eisin Isra\u00eal\u00eetai, h\u00f4n h\u00ea yiothes\u00eda ka\u00ec h\u00ea d\u00f3xa ka\u00ec hai diath\u00eakai ka\u00ec h\u00ea nomothes\u00eda ka\u00ec h\u00ea latr\u00e9ia ka\u00ec hai epangel\u00edai, h\u00f4n hoi pat\u00e9res ]; da essi proviene Cristo secondo la carne, egli che \u00e8 sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli \u00bb (Rm 9,4-6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIn greco abbiamo qui una frase nominale, senza verbo, il che esprime uno stato permanente, come ha ben compreso la Volgata che traduce &#8220;quorum sunt&#8221;, in armonia con il presente: &#8220;essi che sono Israeliti&#8221;\u00bb [7]. Il problema ora per\u00f2 si sposta. Se Israele permane che ruolo viene ad aver la Chiesa? L&#8217;espressione &#8220;vero Israele&#8221; o &#8220;nuovo Israele&#8221; o \u2013 il che \u00e8 lo stesso \u2013 &#8220;nuovo popolo di Dio&#8221; \u00e8 troppo ancorata nella sua tradizione e nella sua autocomprensione per rinunciarvi. Il papa d&#8217;altra parte non l&#8217;ha fatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8221;espressione &#8220;vero&#8221; non deve trarre in inganno: nel linguaggio patristico non ha sempre come controparte &#8220;falso&#8221;. Per es. quando alcuni padri chiamano &#8220;vero corpo di Cristo&#8221; l&#8217;effetto del corpo di Cristo che \u00e8 l&#8217;eucaristia non intendono ovviamente dire che l&#8217;eucaristia sia il falso corpo di Cristo! Il rapporto \u00e8 tipologico: un evento (che rimane assolutamente reale come tale) rimanda ad un&#8217;altro evento. La Chiesa \u00e8 l&#8217;Israele messianico che si sente sempre legata all&#8217;Israele antico, come appunto ai suoi &#8220;fratelli&#8221; maggiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo non vuole ovviamente togliere la differenza. Per la Chiesa un velo rimane steso sugli occhi di Israele. Il velo non significa di suo che la legge a cui Israele rimane attaccato sia qualcosa di falso o di transitorio, ma che gli occorre un passo \u2013 che \u00e8 la conversione \u2013 per coglierne il vero senso. Che non \u00e8 quello della sua distruzione, ma del suo compimento. Neppure si deve pensare che Israele percorra ora il suo cammino come in parallelo, cio\u00e8 completamente staccato e autonomo rispetto al cammino della Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto sarebbe rimandato all&#8217;<em>eschaton<\/em>. In quell&#8217;occasione Israele si convertir\u00e0. Questa visione trasmette un&#8217;immagine falsa dei rapporti tra piano di Dio e libert\u00e0 umana. La conversione \u00e8 sempre un dono di Dio, ma un dono fatto alla libert\u00e0 dell&#8217;uomo che \u2013 per sua natura \u2013 si dispiega nel tempo. Cos\u00ec deve essere per la conversione di Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un concetto ci aiuta a comprendere come questo processo storico continui ad avere un suo legame teologico e concreto con la vicenda storica della Chiesa di Cristo: la &#8220;gelosia [paraz\u00eal\u00f3\u00f4: provocare ad invidia e gelosia]&#8221;. Una gelosia reciproca. I popoli sono gelosi di Israele per la sua elezione (e di fatto hanno cercato di togliergliela&#8230;), Israele deve diventare geloso della Chiesa, vedendo come quei beni che sono i suoi per primogenitura sono da lei sviluppati e &#8220;inverati&#8221;. Purtroppo \u2013 di fatto \u2013 questa gelosia nei rapporti reciproci ha quasi sempre declinato nel senso dello &#8220;zelo amaro&#8221; ( z\u00ealos pikr\u00f3s cfr. Gc 3,14). Si comprende cos\u00ec come la relazione deve sussistere, ma non deve essere improntata al proselitismo\u00a0[8].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si tratta di &#8220;tirare la giacca&#8221; dell&#8217;ebreo per invitarlo fastidiosamente a diventare cristiano, quanto di approfondire nella vita cristiana quei beni che sono di Israele per suscitare la sua gelosia. Rifiuto del proselitismo non significa rifiuto della missione \u2013 che il cristiano per sua natura non potr\u00e0 mai fare senza suicidarsi \u2013 ma suo affinamento e approfondimento, secondo il piano di Dio. Propriamente infatti l&#8217;ebreo non si converte, arriva a compimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui ancora ci viene in soccorso il Catechismo: \u00ab Del resto, quando si considera il futuro, il popolo di Dio dell&#8217;Antica Alleanza e il nuovo popolo di Dio tendono a fini analoghi: l&#8217;attesa della venuta (o del ritorno) del Messia. Ma tale attesa \u00e8, da una parte, rivolta al ritorno del Messia, morto e risorto, riconosciuto come Signore e Figlio di Dio, dall&#8217;altra \u00e8 rivolta alla venuta del Messia, i cui tratti rimangono velati, alla fine dei tempi: si ha un&#8217;attesa accompagnata dall&#8217;ignoranza o dal misconoscimento di Ges\u00f9 Cristo \u00bb (n. 840).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci troviamo insomma davanti come a tempi (da intendere ovviamente in senso qualitativo kairologico pi\u00f9 che quantitativo cronologico) che coesistono. Diceva Sciacca: \u00ab [&#8230;] il tempo \u00e8 compiuto, ma non ancora consumato \u00bb[9]. Il tempo non ancora consumato conosce una &#8220;contemporaneit\u00e0 dei tempi&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un tema caro agli antichi teologi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per sant&#8217;Agostino l&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 passata per tre stati successivi, il primo dopo la caduta fino a Mos\u00e8 e si chiama stato della legge di natura; il secondo da Mos\u00e8 a nostro Signore ed \u00e8 lo stato della legge scritta; il terzo da nostro Signore fino a noi, lo stato di grazia che durer\u00e0 fino alla fine dei tempi. Li riassume in tre parole: \u00abAnte legem, sub lege, sub gratia \u00bb e, andando pi\u00f9 lontano, osserva che questi diversi stati della umanit\u00e0 s&#8217;incontrano facilmente nelle persone anche oggi, le quali possono stare \u00ab Ante legem \u00bb, o \u00ab sub lege \u00bb o \u00ab sub gratia \u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">San Tommaso eredita questa tematica da Agostino e un suo passo significativo \u00e8 citato a questo proposito proprio dal Catechismo: \u00abLa Legge antica \u00e8 una preparazione al Vangelo. &#8220;La Legge \u00e8 profezia e pedagogia delle realt\u00e0 future&#8221; [Sant&#8217;Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 15, 1]. Essa profetizza e presagisce l&#8217;opera della liberazione dal peccato che si compir\u00e0 con Cristo, ed offre al Nuovo Testamento le immagini, i &#8220;tipi&#8221;, i simboli per esprimere la vita secondo lo Spirito. La Legge infine viene completata dall&#8217;insegnamento dei libri sapienziali e dei profeti, che la orientano verso la Nuova Alleanza e il Regno dei cieli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci furono, nel regime dell&#8217;Antico Testamento, anime ripiene di carit\u00e0 e della grazia dello Spirito Santo, le quali aspettavano soprattutto il compimento delle promesse spirituali ed eterne. Sotto tale aspetto, costoro appartenevano alla nuova legge. Al contrario, anche nel Nuovo Testamento ci sono uomini carnali, che ancora non hanno raggiunto la perfezione della nuova legge, e che bisogna indurre alle azioni virtuose con la paura del castigo o con la promessa di beni temporali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2, la Legge antica, anche se dava i precetti della carit\u00e0, non era in grado di offrire la grazia dello Spirito Santo, in virt\u00f9 del quale \u00abl&#8217;amore di Dio \u00e8 stato riversato nei nostri cuori\u00bb ( Rm 5,5 ) [San Tommaso d&#8217;Aquino, Summa theologiae, I-II, 107, 1, ad 2] \u00bb (n. 1964).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questa misteriosa permanenza di Israele nella storia \u2013 con il suo significato provvidenziale \u2013 si possono forse applicare mutatis mutandis le osservazioni che il papa, nel suo libro-intervista Varcare le soglie della speranza, rivolge al mistero della disunione dei cristiani: \u00ab [&#8230;] potremmo davvero domandarci: perch\u00e9 lo Spirito Santo ha permesso tutte queste divisioni? In genere, le loro cause e i meccanismi storici sono conosciuti. \u00c8 legittimo per\u00f2 chiedersi se non vi sia anche una motivazione metastorica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questa domanda possiamo trovare due risposte. Una pi\u00f9 negativa, vede nelle divisioni il frutto amaro dei peccati dei cristiani. L&#8217;altra, invece, pi\u00f9 positiva, \u00e8 generata dalla fiducia in Colui che trae il bene persino dal male, dalle debolezze umane: non potrebbe essere, dunque, che le divisioni siano state anche una via che ha condotto e conduce la Chiesa a scoprire le molteplici ricchezze contenute nel Vangelo di Cristo e nella redenzione da Lui operata? forse tali\u00a0 ricchezze non sarebbero potute venire alla luce diversamente&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una visione pi\u00f9 generale, si pu\u00f2 infatti affermare che, per la conoscenza e per l&#8217;azione umane, \u00e8 significativa anche una certa dialettica. Lo Spirito Santo, nella Sua condiscendenza divina, non lo ha preso in qualche modo in considerazione? Bisogna che il genere umano raggiunga l&#8217;unit\u00e0 mediante la pluralit\u00e0, che impari a raccogliersi nell&#8217;unica Chiesa, pur nel pluralismo delle forme del pensare e dell&#8217;agire, delle culture e delle civilt\u00e0. Una tale maniera di intendere non potrebbe essere in un certo senso pi\u00f9 consona alla sapienza di Dio, alla Sua bont\u00e0 e provvidenza?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Questa, tuttavia, non pu\u00f2 essere una giustificazione per divisioni che si approfondiscono sempre di pi\u00f9! Deve giungere il tempo in cui si manifesti l&#8217;amore che unisce! Numerosi indizi lasciano pensare che quel tempo sia effettivamente giunto e, di conseguenza, risulta evidente l&#8217;importanza dell&#8217;ecumenismo per il cristianesimo. Esso costituisce una risposta all&#8217;invito della Prima Lettera di Pietro a &#8220;dare ragione della speranza che \u00e8 in noi&#8221; (cfr. 3,15)\u00bb [10].<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>6. L&#8217;ebraicit\u00e0 di Ges\u00f9<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parlando del Ges\u00f9 storico, abbiamo gi\u00e0 rilevato che \u2013 se la storicit\u00e0 di Ges\u00f9 colta con la metodologia storico critica non deve n\u00e9 pu\u00f2 divenire normativa per il nostro credere \u2013 tuttavia la sua dimensione storica e quindi la sua ebraicit\u00e0 rivestono un significato difficilmente sopravvalutabile per la comprensione della sua persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come la sua storicit\u00e0 per\u00f2, cos\u00ec la sua ebraicit\u00e0 non \u00e8 soprattutto affare di metodologia scientifica, proprio perch\u00e9 abbiamo da interrogare una tradizione ebraica vivente. Questo atteggiamento ha diversi risvolti teologici interessanti. Per es. il Catechismo della Chiesa Cattolica corregge il rapporto che Ges\u00f9 ha con la legge e con il partito dei farisei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lettura moralistica che risolve tutto in una polemica con l&#8217;ipocrisia e il legalismo \u00e8 fuorviante. Ges\u00f9 riconosce come positivo l&#8217;attaccamento alla legge e il suo vero rapporto con la legge si condensa nel famoso detto: \u00ab Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento \u00bb (Mt 5,17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il compimento avviene nella sua persona e nella sua vita e il culmine \u00e8 la croce. Questo ha dei risvolti importanti per la nostra vita di cristiani. Dobbiamo riconoscere come la polemica unilaterale e superficiale contro il legalismo e l&#8217;ipocrisia religiosa ci ha spesso condotti sulle rive di un &#8220;buonismo&#8221; dolciastro e decisamente ambiguo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La liberazione dalla legge non consiste in una vita morale dalle esigenze pi\u00f9 blande, ma nel vivente rapporto con la Persona che si \u00e8 fatto \u00abnostra giustizia\u00bb. &#8220;Legge&#8221; \u2013 ormai lo sanno tutti \u2013 ha un significato non strettamente legalistico. Andrebbe tradotto meglio con &#8220;istruzione&#8221; e ricopre il senso di un insegnamento che ci vuole aiutare a trovare in tutti i recessi della nostra vita la concretezza della volont\u00e0 di Dio. Per usare le espressioni di sant&#8217;Ignazio di Loyola: \u00abcercare e trovare la volont\u00e0 di Dio nella disposizione della propria vita\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec un incontro simpatetico con il mondo ebraico fornisce al cristiano di oggi un mezzo preziosissimo per comprendere pi\u00f9 a fondo chi \u00e8 Ges\u00f9. Non soltanto il vantaggio di pace di un dialogo autentico &#8211; qualcosa di sempre auspicabile per chi \u00e8 chiamato ad essere operatore di pace &#8211; ma anche un aiuto prezioso per approfondire la figura di colui che per noi \u00e8 tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sono trovato di recente a consultare una grammatica di aramaico palestinese opera di un grande studioso tedesco del secolo scorso. Nella prefazione \u2013 quasi per giustificare il suo meticoloso sforzo di ricostruzione di una lingua antica non pi\u00f9 parlata e di un suo particolare e marginale &#8220;dialetto&#8221; \u2013 scriveva: \u00abLa fatica che ha per oggetto una lingua ormai da tempo scomparsa e monumenti letterari che non possono essere considerati in s\u00e9 stessi tra i supremi prodotti dello spirito, non \u00e8 inutile se pu\u00f2 servire ad appianare la strada alla comprensione del pi\u00f9 grande problema della storia universale che \u00e8 l&#8217;apparizione di Ges\u00f9\u00bb [11].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ges\u00f9 \u00e8 ebreo. Si tratta dell&#8217;ovvieta delle ovviet\u00e0. In lui \u2013 per un cristiano \u2013 si condensa il senso di tutte le cose: il cristianesimo non \u00e8 soprattuto una dottrina, ma una persona. Una persona umana appartiene necessariamente ad un popolo, ad una cultura. La conoscenza del popolo e della cultura di Ges\u00f9 viene dunque a prendere un significato unico. La riflessione su antigiudaismo e antisemitismo assume perci\u00f2 un significato che travalica quello di una doverosa purificazione della memoria: viene a &#8220;liberare&#8221; un settore della riflessione storico teologica su Ges\u00f9 che si trovava come congelato e bloccato in una pania residuale di pregiudizi infondati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricerca sull&#8217;ebraicit\u00e0 di Ges\u00f9 poi, se non vuole arenarsi nella ricerca erudita e astratta, deve prendere atto di una verit\u00e0 che \u2013 anch&#8217;essa \u2013 per noi cattolici appartiene al regno dell&#8217;ovvio (a quello del marchese di La Palice): le verit\u00e0 vive che riguardano l&#8217;uomo si debbono cercare prima ancora che in pagine scritte su carta (o roccia o argilla o papiro o pergamena&#8230;) nei cuori di uomini viventi e quindi in una tradizione vivente di cui \u00e8 sempre portatrice una comunit\u00e0, un popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec l&#8217;ebraismo vive non nei suoi monumenti di pietra o letterari e nelle ricostruzioni raffinate degli eruditi, ma nella tradizione di un popolo che \u00e8 ancora \u2013 provvidenzialmente \u2013 tra noi. Il &#8220;popolo testimone&#8221; dunque per noi \u00e8 importante non come muto e ignaro &#8220;bibliotecario&#8221; dei sacri testi, ma come portatore nella sua stessa tradizione e quindi nella sua stessa vita, di quell&#8217;identit\u00e0 ebraica che per noi cristiani \u00e8 assolutamente essenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[1]<\/strong> <em>\u00ab Sarebbe senz&#8217;altro auspicabile che questa rilettura &#8220;in spirito di pentimento&#8221; di secoli cristiani di polemica, di disprezzo e di violenza antiebraica [&#8230;] si faccia prima di tutto con una messa in luce pi\u00f9 esplicita dell&#8217;autentica dottrina della fede cattolica sul popolo ebreo, cos\u00ec come il Magistero supremo della Chiesa ha incominciato a insegnarlo ex professo dopo il Concilio Vaticano II. [&#8230;] Solo l&#8217;insegnamento dottrinale del Magistero permette infatti di discernere in che cosa le opinioni teologiche sul popolo ebraico che troviamo nella storia della Chiesa costituiscono una espressione fedele della fede cattolica e in che cosa se ne discostano sotto la pressione di quello che il papa chiama nella Tertio millennio adveniente &#8221; un&#8217;atmosfera passionale alla quale solo grandi spiriti veramente liberi e pieni di Dio riuscivano in qualche modo a sottrarsi &#8221; (35) \u00bb<\/em> Jean-Miguel Garrigues, Antijuda\u00efsme et th\u00e9ologie d&#8217;Isra\u00ebl, in: AA. VV., Radici dell&#8217;antigiudaismo in ambiente cristiano. Colloquio Intra-Ecclesiale, Atti del Simposio teologico-storico. Citt\u00e0 del Vaticano, 30 ottobre &#8211; 1 novembre 1997. Grande Giubileo dell&#8217;Anno 2000, Citt\u00e0 del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana, 2000, p. 322.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[2]<\/strong> La Documentation Catholique, 29 (1938), col. 1460.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[3]<\/strong> Commentando il documento della Pontificia Commissione Biblica Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana il card Ratzinger osserva: <em>\u00ab[&#8230;] vorrei [&#8230;] sottolineare un&#8217;intuizione che per me appare particolarmente importante. Il documento mostra che i rimproveri rivolti nel Nuovo Testamento agli ebrei non sono pi\u00f9 frequenti n\u00e9 pi\u00f9 aspri delle accuse contro Israele nella legge e nei profeti, quindi all&#8217;interno dello stesso Antico Testamento (n. 87). Essi appartengono al linguaggio profetico dell&#8217;Antico Testamento e quindi devono essere interpretati come le parole dei profeti. Essi mettono in guardia da deviazioni presenti, ma per loro natura sono sempre temporanei e presuppongono quindi anche sempre nuove possibilit\u00e0 di salvezza \u00bb<\/em> (Joseph Ratzinger, Prefazione a: Pontificia Commissio Biblica, Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella bibbia cristiana, Citt\u00e0 del Vaticano: Libreria Editrice vaticana, 2001, p. 12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[4] <\/strong><em>\u00abMa questo assenso religioso della volont\u00e0 e della intelligenza lo si deve in modo particolare prestare al magistero autentico del romano Pontefice, anche quando non parla &#8221; ex cathedra &#8220;. Ci\u00f2 implica che il suo supremo magistero sia accettato con riverenza, e che con sincerit\u00e0 si aderisca alle sue affermazioni in conformit\u00e0 al pensiero e in conformit\u00e0 alla volont\u00e0 di lui manifestatasi che si possono dedurre in particolare dal carattere dei documenti, o dall&#8217;insistenza nel proporre una certa dottrina, o dalla maniera di esprimersi \u00bb<\/em> (Lumen gentium 25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[5] <\/strong>\u00abQuid, inquam, faciet talis assumptio, nisi quod gentiles resurgere faciat ad vitam? Gentiles enim sunt fideles qui tepescent. [&#8230;] Vel etiam qui totaliter cadent decepti ab Antichristo, Iudaeis conversis in pristinum fervorem restituentur. Et etiam sicut Iudaeis cadentibus, gentiles post inimicitias sunt reconciliati, ita post conversionem Iudaeorum, imminente iam fine mundi, erit resurrectio generalis, per quam homines ex mortuis ad vitam immortalem redibunt \u00bb (san Tommaso d&#8217;Aquino, Super Epistolam B. Pauli ad Romanos lectura, Caput 11, lectio 2 (in Rm 11,15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[6]<\/strong> Cfr. Stanislas Lyonnet, S.J., Etudes sur l&#8217;ep\u00eetre aux Romains (Analecta biblica 120), Roma: Editrice Pontificio Istituto Biblico, 1990, pp. 264-273 (Le r\u00f4le d&#8217;Isra\u00ebl dans l&#8217;histoire du salut selon Rom 9-11, 1977).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[7]<\/strong> Jean-Miguel Garrigues, Antijuda\u00efsme et th\u00e9ologie d&#8217;Isra\u00ebl, in: AA. VV., Radici dell&#8217;antigiudaismo in ambiente cristiano. Colloquio Intra-Ecclesiale, Atti del Simposio teologico-storico. Citt\u00e0 del Vaticano, 30 ottobre &#8211; 1 novembre 1997. Grande Giubileo dell&#8217;Anno 2000, Citt\u00e0 del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana, 2000, p. 326.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[8]<\/strong> Cfr. anche il Direttorio ecumenico 28, nota 15 (EV 2, 1221) dove si intende un modo di procedere non conforme allo spirito evangelico. Qui si intende soprattutto un atteggiamento che misconosca il ruolo provvidenziale permanente e la dignit\u00e0 peculiare di Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[9]<\/strong> Michele Federico Sciacca, La libert\u00e0 e il tempo, Marzorati, Milano 1965, p. 337.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[10]<\/strong> Giovanni Paolo II, Varcare la soglia della speranza, intervista con Vittorio Messori, Milano: Mondadori, 1994, pp. 167-168.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[11]<\/strong> Gustaf Dalman (1855-1941), Grammatik des j\u00fcdisch-pal\u00e4stinischen Aram\u00e4isch nach den idiomen des Pal\u00e4stinischen Talmud des Onkelostargum und Prophetentargum und der Jerusalemischen Targume.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>http:\/\/www.cesnur.org\/2005\/cantoni.htm don Pietro Cantoni Studio Teologico Interdiocesano\u00a0\u201cMons. Enrico Bartoletti\u201d,\u00a0Camaiore Antigiudaismo, antisemitismo e\u00a0 Chiesa cattolica intervento al convegno Ebraismo moderno, antisemitismo e Chiesa cattolica organizzato dal CESNUR e dall\u2019Arcidiocesi di Monreale, 24 febbraio 2005 INDICE Capitolo 1. Pentimento, maturazione e sviluppo Capitolo 2. Il concilio Vaticano II Capitolo 3. 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