{"id":1639,"date":"2005-10-28T10:56:42","date_gmt":"2005-10-28T08:56:42","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-03-22T15:13:54","modified_gmt":"2016-03-22T14:13:54","slug":"una-chiave-di-lettura-dellateismo-delleuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/una-chiave-di-lettura-dellateismo-delleuropa\/","title":{"rendered":"Una chiave di lettura dell&#8217;ateismo dell&#8217;Europa"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\">\n<div id=\"attachment_32015\" style=\"width: 240px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32015\" class=\"wp-image-32015\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/10\/Andre_Glucksmann.jpg\" alt=\"Andre_Glucksmann\" width=\"240\" height=\"160\" \/><p id=\"caption-attachment-32015\" class=\"wp-caption-text\">Andre Glucksmann<\/p><\/div>\n<p>Pubblicato su <strong>Nuova Umanit\u00e0<\/strong> n.161 settembre-ottobre 2005<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Una riflessione dopo la lettura del libro di Andre Glucksmann, <\/em>La troisi\u00e8me mort de Dieu<em> (Paris 2004) sulla deriva ateistica e sulle radici del nichilismo in Europa<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Giuseppe Maria Zanghi<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><strong>I<br \/>\n<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Dio sta morendo. In Europa \u00e8 persino gi\u00e0 morto. (&#8230;) E ci domandiamo: perch\u00e9 l&#8217;Europa? Perch\u00e9 solo l&#8217;Europa? Unica, nello spazio planetario e nella storia dell&#8217;umanit\u00e0, a produrre una civilt\u00e0 senza Dio?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>A. Glucksmann <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lettura dell&#8217;ultimo libro di Andre Glucksmann, <em>La troisi\u00e8-me mori de Dieu<\/em> (Paris 2004), mi ha riproposto con passione dolorosa una domanda che da lungo tempo mi spinge a cercare una risposta. Perch\u00e9 la nostra Europa ha dato vita negli ultimi secoli ad una cultura (ed esportandola) che ha fatto di Dio un problema, ed un problema irrisolvibile? Gettando di fatto l&#8217;uomo in una solitudine paurosa, che la &#8220;massa&#8221;, fenomeno moderno, non riesce a nascondere? anzi evidenzia, e causa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un uomo, che si trova solo, senza un orizzonte comprensivo dei molti che non sia secreto da lui; senza un orizzonte unitario, che renda possibile un nostro parlare che non sia una serie di monologhi anche lucidi, intelligenti, colti, ma sempre e solo monologhi&#8230; Spesse volte, Io confesso, la partecipazione pur attenta e rispettosa a incontri di uomini e donne di cultura mi lascia nel cuore un forte senso di freddo: quasi che il dotto discorrere in una sorta di solitudine notturna della ragione si consumi nel sopraggiungere di un&#8217;alba portatrice di grigio e di freddo: la vita \u00e8 da continuare a vivere, ma come? \u00abNon fa sempre pi\u00f9 freddo? Non \u00e8 sempre pi\u00f9 notte?\u00bb (W.F. Nietzsche).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qui la domanda, sulla quale di continuo ritorno: io, credente, posso cercare di comprendere questo fenomeno inquietante e drammatico dell&#8217;Europa contemporanea &#8211; e che la connota per buona parte &#8211; che va sotto il nome di ateismo di fatto di una cultura intera? Comprendere, non per fare accademia ma per farmi capace di dialogo proprio con questa cultura, un dialogo tale che tenga conto lucidamente dello specifico negativo di essa (1), ma anche, e necessariamente, perch\u00e9 io credo in Dio Signore della storia, di un suo ineludibile positivo oggi in gestazione dolorosa, e proteso su nuovi compimenti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mai dimenticando che il dialogo viene aperto con uomini non con teorie. Queste si cristallizzano, si assolutizzano, bastano a se stesse; noi uomini siamo sempre dei pellegrini alla ricerca di chi sazi la nostra fame e sete di bellezza, di verit\u00e0, di amore &#8211; creature che mentre dubitiamo domandiamo certezze, mentre ci aggiriamo anche smarriti nel molteplice aneliamo alla pace serena dell&#8217;uno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto, nella cultura dei Paesi dell&#8217;Europa, quei Paesi che affondano le loro radici nell&#8217;<em>humus<\/em> giudaico-cristiano che ha fecondato il grande umanesimo greco-romano, non possiamo non cogliere una realt\u00e0 che, nella maniera pi\u00f9 diffusa e partecipata, nel nome di una libert\u00e0 &#8220;soggettiva&#8221; di pensiero tutta da capire, si presenta come indifferentismo nei confronti sia del Dio annunciato dal cristianesimo sia di altre forme di Assoluto. L&#8217;esistenza \u00e8 tutta consumata nel flusso della temporalit\u00e0. I momenti forti che possono dare senso alla vita dell&#8217;uomo sono cercati solo all&#8217;interno di una storicit\u00e0 chiusa su se stessa, e che in se stessa non pu\u00f2 quindi non dissolverli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto abbandonato alla storia intesa come flusso di accadimenti senza orientamenti che non siano quelli dati di volta in volta dai singoli &#8211; e dunque frammenti, relitti &#8211; ed entropicamente orientato alla fine della storia stessa, l&#8217;uomo dell&#8217;Europa esperimenta una profonda, lacerante angoscia: da una parte, il sogno di fermare l&#8217;attimo, perch\u00e9 solo in esso \u00e8 possibile incontrare ci\u00f2 che; vale, ci\u00f2-che-\u00e8: solo l&#8217;attimo \u00e8 vero e bello; dall&#8217;altra, il tormento di condannarsi, cos\u00ec, a morire, perch\u00e9 se la vita \u00e8 solo e tutta temporalit\u00e0, arrestarla nell&#8217;attimo significa darsi la morte (Faust).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa situazione, assai pi\u00f9 vissuta che pensata, ha nel suo centro un nucleo duro di ateismo teoretico e militante. Questo nucleo non coincide, quanto ad estensione e forza consapevole di negazione, con l&#8217;area vasta dell&#8217;indifferentismo; ma sostiene questa area dall&#8217;interno e, attraverso l&#8217;uso sempre pi\u00f9 diffuso dei media, la penetra e la orienta. \u00c8 a questo punto che non pu\u00f2 non sorgere una domanda, cui tenter\u00f2, da cristiano, di dare una risposta. La domanda: <em>perch\u00e9<\/em>?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 un mondo che aveva elaborato un forte umanesimo artistico, filosofico, scientifico, politico, un mondo che s\u00ec \u00e8 incontrato con il Vangelo, ha sentito risuonare in s\u00e9 l&#8217;annuncio: Cristo \u00e8 risorto! e ne \u00e8 stato penetrato &#8211; e trasformato -, perch\u00e9 questo mondo, dopo aver elaboralo una indiscussa grande cultura che si \u00e8 detta cristiana, approda oggi, in vari modi e in maniera complessa e vasta, a quelle tenebre, a quelle angosce alle quali la risurrezione del Cristo ha voluto strappare l&#8217;uomo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La domanda, se accolta in tutta la sua forza, conduce alla necessit\u00e0 di una presa di coscienza che forse non tutti abbiamo maturato, coscienza che le parole seguenti di Giovanni Paolo II illuminano, inquietano e orientano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parlando al V Simposio dei Vescovi d&#8217;Europa (cf. <em>Oss Rom<\/em>. 7.10.1982), egli ha detto: \u00abLe crisi dell&#8217;uomo europeo sono le crisi dell&#8217;uomo cristiano. Le crisi della cultura europea sono le crisi della cultura cristiana\u00bb. \u00abAncor pi\u00f9 profondamente possiamo affermare che queste prove, queste tentazioni e questo esito del dramma europeo non solo interpellano il cristianesimo e la Chiesa dal di fuori come una difficolt\u00e0 o un ostacolo esterno (&#8230;) ma in un certo senso vero sono interiori al cristianesimo e alla Chiesa\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abScopriamo &#8211; continua Giovanni Paolo II &#8211; forse non senza meraviglia che le crisi e le tentazioni dell&#8217;uomo europeo e dell&#8217;Europa sono crisi e tentazioni del cristianesimo e della Chiesa in Europa\u00bb. \u00abIn questa luce il cristianesimo pu\u00f2 scoprire nell&#8217;avventura dello spirito europeo le tentazioni, le infedelt\u00e0 e i rischi che sono propri dell&#8217;uomo ne] suo rapporto essenziale con Dio in Cristo\u00bb (2). Non dobbiamo pensare, dunque &#8211; e pu\u00f2 sembrare paradossale \u2014, che la deriva atea o indifferentista della cultura europea contemporanea sia un fatto &#8220;esterno&#8221; alla cultura cristiana: \u00e8 qualche cosa che la tocca nel suo profondo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cerchiamo di capire queste affermazioni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Buona Novella, l&#8217;Evangelo cristiano, non \u00e8 in s\u00e9 una cultura. Infatti, una cultura \u00e8 il condensato, sempre aperto a trasformazioni, di risposte di progetti di strutture di domande che nascono dal cuore intelligente dell&#8217;uomo posto di fronte al mondo, a se stesso, all&#8217;invocazione di Assoluto; l&#8217;Evangelo, invece, \u00e8 l&#8217;atto definitivo con, il quale Dio Padre nel Figlio mediante lo Spirito entra nel cuore intelligente dell&#8217;uomo per condurre a compimento il suo darsi tutto nella ricerca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cultura viene dalla terra, l&#8217;Evangelo viene dal Cielo. Se il Vangelo non \u00e8 cultura, \u00e8 vero per\u00f2 che il cuore dell&#8217;uomo raggiunto ora dalla Parola di Dio incarnata, abitato dalla Trinit\u00e0 e condotto nella Trinit\u00e0, non potr\u00e0 non produrre <em>una sua propria cultura<\/em> che deve rivelare <em>Chi <\/em>abita <em>ora<\/em> nell&#8217;uomo: una cultura, quindi, cristiana. Negare questo \u00e8 negare la reale presenza di grazia della Trinit\u00e0 nell&#8217;uomo redento e fra gli uomini redenti. \u00c8 negare l&#8217;Incarnazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cultura cristiana cos\u00ec intesa avr\u00e0 sempre nell&#8217;Evangelo la sua luce giudicante e il suo amore trascinante &#8211; il Vangelo \u00e8 l&#8217;orizzonte della cultura cristiana, sempre ancora e di nuovo da raggiungere. La cultura cristiana, quindi, non pu\u00f2 non essere caratterizzata da un continuo muoversi <em>verso<\/em> la pienezza del Vangelo seguendo lo Spirito che guida \u00aballa verit\u00e0 tutta intera\u00bb (Gv 16, 13) e con noi dice: \u00abVieni, Signore Ges\u00f9\u00bb (Ap 22, 17) &#8211; un muoversi, per\u00f2, che <em>parte<\/em> dal Vangelo, dalla Verit\u00e0 tutta intera che \u00e8 il Cristo gi\u00e0 venuto fra noi e del quale lo Spirito ci ricorda tutto ci\u00f2 che egli ci ha detto (cf. Cf 14, 26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cultura cristiana, d&#8217;altra parte, non potr\u00e0 non articolarsi in una ricca pluralit\u00e0 di forme: sia perch\u00e9 <em>Trinit\u00e0<\/em> \u00e8 il Dio rivelato da Ges\u00f9 e donato al cuore dell&#8217;uomo; sia perch\u00e9 il Padre ama nell&#8217;unico Figlio <em>ciascuno <\/em>dei suoi figli di un amore tutto personale. L&#8217;unit\u00e0 della cultura cristiana, allora, \u00e8 quella dell&#8217;unico Cristo fra noi; la pluralit\u00e0 \u00e8 quella di noi nell&#8217;unico Cristo. Possiamo parlare, quindi, di <em>una<\/em> cultura cristiana che sussiste <em>nelle<\/em> culture cristiane: come di una <em>forma<\/em> che \u00e8 nel cuore delle culture cristiane e per la quale appunto possono essere, ed essere riconosciute nel loro volto e nella loro dinamicit\u00e0 come cultura cristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiediamoci adesso: che cosa ha significato (e significa!) <em>storicamente<\/em> l&#8217;incontro dell&#8217;Evangelo con l&#8217;uomo, con il suo pensiero? Con il Cristo, il pensiero profondo dell&#8217;uomo (in prospettiva, di ogni uomo di sempre, di ieri di oggi e di domani &#8211; ma qui pensiamo all&#8217;uomo delle culture giudaica ed ellenistica), il suo cuore nel senso biblico, cui ha parlato la Parola di Dio fatta carne, \u00e8 stato posto (ma sempre \u00e8 posto!) di fronte a qualche cosa che per esso, se \u00e8 salvezza e compimento, \u00e8 anche scandalo e stoltezza, e croce, come dice Paolo: \u00abNoi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani\u00bb (1 Cor 1,23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Parola di Dio e lo Spirito che essa dona impegnano allora dall&#8217;interno il cuore dell&#8217;uomo con un impeto che non pu\u00f2 non essere per esso, anche, angoscia e tenebra. La rivelazione del Cristo \u00e8 lontana dal non apprezzare quel dono d\u00ec Dio che \u00e8 il pensiero nella sua interezza di <em>intellectus e ratio<\/em>, di &#8220;astrazione&#8221; e di assoluta e &#8220;sensibile&#8221; fedelt\u00e0 al reale; ma sa pure che il pensiero \u00e8 incapace da s\u00e9, con la sua propria forza, di raggiungere la pienezza della sua vocazione, la pienezza della verit\u00e0, la pienezza della saggezza: <em>incapacit\u00e0 nella quale \u00e8 di continuo rammemorata al pensiero l&#8217;origine di esso non da s\u00e9<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sar\u00e0 &#8220;la follia della predicazione&#8221; del Cristo crocifisso, \u00abpotenza di Dio e sapienza di Dio\u00bb (cf. 1 Cor 1, 21.24) a condurre il pensiero a quella pienezza per cui \u00e8 fatto ma cui non pu\u00f2 giungere senza che Dio gli si doni illuminandolo: perch\u00e9 Dio \u00e8 comunione-dono e non chiusa solitudine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta, allora, di condurre il pensiero all&#8217;obbedienza a Cristo &#8211; \u00abNoi facciamo prigioniero ogni pensiero per portarlo a obbedire a Cristo\u00bb, scriveva san Paolo (2 Cor 10, 5) \u2014, perch\u00e9 riceva in lui il compimento della sua propria vocazione inscritta nella sua struttura pi\u00f9 profonda, e radicata nella comunione trinitaria. Ora, questo significa non solo una purificazione del pensiero dalle ferite che lo segnano, dagli smarrimenti che lo bloccano e lo muovono su strade deviate: significa anche l&#8217;invito a trascendere la sua finitezza creaturale in una sua reale <em>trasformazione anche di categorie<\/em>, perch\u00e9 si raccolga e si possegga l\u00e0 dove Cristo gi\u00e0 lo ha condotto: <em>nel seno del Padre<\/em> (cf. Rm 8, 29-30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cammino della cultura cristiana \u00e8 stato allora la storia della continua penetrazione dell\u2019Evangelo nelle culture che andava raggiungendo intimamente: semitiche, greca, latina, germaniche, celtiche, slave, e del loro tormentato e gioioso rispondere. Purificate e riorganizzate attorno al Cristo, erano condotte, come in una nuova creazione, ad esprimersi in modo nuovo, come nuovo era il messaggio ad esse annunciato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ogni nuova espressione culturale cristiana non poteva essere conclusiva, sia perch\u00e9 l&#8217;uomo vive nel tempo e il tempo \u00e8 divenire, sia perch\u00e9 il cristianesimo penetra lentamente nelle profondit\u00e0 dell&#8217;uomo: anzitutto, perch\u00e9 \u00e8 amore e l&#8217;amore non fa violenza, e poi perch\u00e9 l&#8217;uomo \u00e8 capace per vocazione di infinito e dunque pu\u00f2 e deve essere infinitamente colmato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cultura cristiana, con le espressioni molteplici che andavano caratterizzandola, si espandeva dal cuore dell&#8217;uomo chiedendo sempre nuovi compimenti. Nasceva quella <em>cultura capace di novit\u00e0<\/em>, che \u00e8 frutto tipico del cristianesimo. La teologia \u00e8 stata la forma sintetica del sapere nella quale si \u00e8 espresso nell&#8217;Europa l&#8217;incontro della rivelazione di Dio all&#8217;uomo nel Cristo e del pensiero dell&#8217;uomo alla ricerca di Dio nel Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La teologia \u00e8 discorso su Dio ma, prima ancora, essa \u00e8 discorso di Dio &#8211; discorso che Dio fa all&#8217;uomo nel Cristo e cui l&#8217;uomo risponde nel Cristo, essendo lo Spirito Santo \u00abl&#8217;atmosfera\u00bb di questo dialogo. In questo senso, la teologia ha sotteso tutte le forme del sapere che andavano nascendo nel terreno cristiano, dalle arti alle scienze. \u00c8 stato nella teologia che si \u00e8 realizzato, come sapere, il superamento della dualit\u00e0 tra ragione e Inconoscibilit\u00e0 per essa di Dio: dualit\u00e0 superata non in un&#8217;unit\u00e0 che la cancelli ma in una <em>unit\u00e0 trinitaria<\/em> per la quale Creatore e creatura sono <em>distinti e uno<\/em> nel Cristo Mediatore che \u00e8 <em>vero Dio e vero uomo<\/em>. Ragione e Inconoscibilit\u00e0 di Dio rimangono distinte e sono uno nella fede, la quale \u00e8 il dono accolto dall&#8217;uomo nella sua vita e nel suo pensiero della vita e del pensiero divino-umano del Cristo (cf. 1 Cor 2,15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sviluppo della teologia, autenticata dal carisma apostolico, conduceva a sempre pi\u00f9 larga chiarezza la vita della comunit\u00e0 cristiana, vagliando ci\u00f2 che di valido il pensiero innamorato di Dio, toccato dal Vangelo, aveva saputo dire di Dio e dell&#8217;uomo e del cosmo; e apriva a sempre nuove comprensioni di Dio e dell&#8217;uomo e del cosmo. Veniva scartato ci\u00f2 che non era risposta di verit\u00e0 alla Verit\u00e0; si ponevano le basi per ulteriori approfondimenti, per un&#8217;ulteriore penetrazione del Cristo nel pensiero dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per molto tempo una cultura cristiana \u00e8 stata un fatto indiscusso, pur tra difficolt\u00e0, ripiegamenti, limiti profondi, e grandi realizzazioni &#8211; cose tutte che possiamo cogliere oltre che negli aspetti teoretici della cultura cristiana, nelle strutture della vita umana, nelle libert\u00e0 umane che sono andate maturando pur fra duri contrasti. Una prima grande frattura, per\u00f2, avrebbe dovuto fare attenti al prepararsi di una crisi grave.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il grande scisma in Europa fra Oriente e Occidente cristiani, fra culture <em>percepite <\/em>come inconciliabili, fu il primo segno forte che la conversione del pensiero a Cristo e al Dio da lui rivelato, era lenta ed esposta a fallimenti. Nell&#8217;Occidente europeo cristiano, in particolare, il Medioevo ha indubbiamente sviluppato una intensa penetrazione del Cristo nel pensiero dell&#8217;uomo, in una sintesi di fede ed intellettualit\u00e0 che ha dato vita a una grande stagione della teologia, la quale informava tutte le espressioni dell&#8217;uomo: arte, istituzioni ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma tensioni e contraddizioni forti continuavano a prodursi e premevano dall&#8217;interno. Nel protestantesimo luterano e calvinista e nell&#8217;umanesimo rinascimentale il conflitto esplose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per l&#8217;Occidente europeo, fu la rottura della sintesi elaborata dal Medioevo, la frattura tra Vangelo e pensiero. Cristianesimo e cultura s\u00ec dissociano (3). La teologia viene inevitabilmente emarginata. E si presenta un sapere autonomo, oggi chiamato \u00ablaico\u00bb, il quale delimita il confine conoscitivo della ragione per separazione dalla rivelazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fede, non pi\u00f9 sintesi di divino e umano aperta al compimento nella &#8220;gloria&#8221;, \u00e8 capita e sentita <em>estrinseca<\/em> alla ragione: l&#8217;atto di fede resta <em>all&#8217;esterno<\/em> dell&#8217;atto del pensare, cosicch\u00e9 non tocca nell&#8217;intimo la ragione, la quale mai, quindi, dovr\u00e0 chiamarsi cristiana. In un primo tempo viene isolato un ambito di verit\u00e0 razionali percepite come <em>del tutto<\/em> autonome e <em>del tutto<\/em> indipendenti dalla rivelazione, spesso in conflitto con essa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un momento successivo, la ragione passa a un rigetto metodico e globale della stessa rivelazione e della fede, la quale viene tutta situata dalla parte della rivelazione, non pi\u00f9 vista dunque, nella luce dell&#8217;Incarnazione, come atto umano-divino. La fede \u00e8 ridotta a un fatto coinvolgente al massimo solo la volont\u00e0 dell&#8217;uomo o la sua sfera emotiva. La fede estranea al pensiero, e lentamente nemica di esso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto, la ragione si organizza entro limiti che essa stessa definisce, lasciando fuori quanto non rientri in essi. Nasce, per separazione dalla teologia, la filosofia come sapienza &#8220;laica&#8221;. E poich\u00e9 nella cultura dell&#8217;Europa Dio era stato dato nella rivelazione cristiana, rigettando la rivelazione, la ragione, lentamente ma inesorabilmente, lascia Dio fuori dal suo ambito (e, quando lo vuole ancora salvare, se ne appropria facendolo derivare dalla chiarezza tutta immanente della ragione stessa: si pensi a Descartes; o lo fa oggetto, pascalianamente, di una scommessa).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I passi sono lenti, \u00e8 vero; il passaggio da un pensiero credente a un pensiero non credente \u00e8 lento e tormentato. Ma il processo \u00e8 inarrestabile. Dapprima si tenta di salvare alla ragione un Dio che non sia per\u00f2 quello cristiano, un Dio, per cos\u00ec dire, ancora oggetto reale ma di una pura ragione: un Dio tutto nei limiti della comprensione della ragione, un Dio tutto definito dalla ragione. Nel passo successivo il Dio reale, oggetto della pura ragione, si dissolve nella non-conoscibilit\u00e0 del <em>noumeno<\/em>: e sar\u00e0 la ragione stessa che cercher\u00e0 ancora di salvare Dio come suo postulato &#8220;pratico&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II tentativo successivo di fare della ragione umana &#8211; per salvarla dal naufragio nel <em>noumeno<\/em> &#8211; un &#8220;momento&#8221; della comprensione che l&#8217;Assoluto guadagna di se stesso nel suo movimento &#8220;dialettico&#8221; dura poco, anche se lascia una grande e conturbante nostalgia. Le scienze non filosofiche incalzano ormai la filosofia, che va spegnendosi con il progressivo secolarizzarsi del pensiero: perch\u00e9 la ragione deve postulare un dio?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per intrinseca necessit\u00e0 e strutturale e logica? O forse perch\u00e9 l&#8217;uomo che ragiona \u00e8 condizionato da fattori psicologici, sociali, che lo spingono appunto a postulare un dio? Se \u00e8 cos\u00ec, non solo un dio come postulato della ragione non ha senso, ma addirittura \u00e8 sintomo di una malattia dell\u2019uomo, psicologica e\/o sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per guarire l\u2019uomo, per dargli l\u2019uso finalmente pieno della ragione, occorre allora che scompaia il dio della e dalla ragione. Il pensatore, a questo punto, si sente investito\u00a0 di un compito da una parte profetico (annunziare all\u2019uomo l\u2019illusione mortale che \u00e8 il dio pensato: Feuerbach), dall\u2019altra pratico (ordinare la vita dell\u2019uomo, sia sociale che individuale, intorno alla non esistenza di un dio: Comte e Marx).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fine di Dio \u00e8 sentita, anche se ancora a tratti traumaticamente (per tutti Rimbaud), come la nascita dell\u2019uomo libero! (Nietzsche-Dioniso). E\u2019 questa la forza tragica e l\u2019originalit\u00e0 terribile dell\u2019ateismo europeo: <em>un ateismo di salvezza dell\u2019uomo<\/em>! L\u2019uomo, per essere se stesso, deve eliminare dal suo orizzonte\u00a0 qualsiasi dio (quanto meno, se non se ne ha il coraggio, metterlo tra parentesi). Questa missione viene assunta dall\u2019uomo di cultura: uomo sempre meno filosofo e artista e sempre pi\u00f9 esperto di scienze positive. Sulla civilt\u00e0 dell\u2019Europa si stende fittissima una ragnatela di idee, di \u201cvalori\u201d, di strutture sociali , che non hanno pi\u00f9 il loro fondamento in Dio, n\u00e9 possono e debbono averlo <em>se vogliono essere umani<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ateismo teoretico \u2013 e a questo punto militante \u2013 di tanti maestri del pensiero\u00a0 diventa l\u2019ateismo pratico e passivo si un sempre maggior numero di persone. E\u2019 la non credenza come fenomeno di massa. D\u2019altra parte, la cancellazione della dimensione verticale del pensiero sembra far dilagare la ragione nell\u2019orizzontalit\u00e0 .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questo all\u2019inizio pu\u00f2 inebriare . le teorie si mo0ltiplicano , ma avendo come fondamento\u00a0 non un reale \u201coggettivo\u201d bens\u00ec la soggettivit\u00e0 di coloro che pensano. E\u2019 una <em>hybris <\/em>esaltante. Gli spazi orizzontali si dilatano sempre di pi\u00f9, conoscitivamente, psicologicamente, socialmente, geograficamente. Quasi sia vero che, morto il dio \u2013 come si dir\u00e0 pi\u00f9 tardi -, l\u2019uomo di trova finalmente padrone di s\u00e9 e del mondo. Il positivismo ottimista dell\u2019Ottocento \u00e8 stato l\u2019espressione pi\u00f9 evidente di questa conclusione (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fino a quando l\u2019ottimismo si capovolge nel pessimismo pi\u00f9 tragico.<\/em> La cultura dell\u2019Europa entra, in quello che \u00e8 stato chiamato il \u201csecolo breve\u201d, in una svolta drammatica che accompagna la fine dell\u2019Ottocento e i primi sessant\u2019anni del Novecento. E\u2019 come un\u2019improvvisa rivelazione: se Dio non \u00e8, nessun assoluto \u00e8. Allora, la verit\u00e0, qualunque verit\u00e0, non \u00e8; il pensare come pensiero-della-verit\u00e0- non \u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uomo stesso, come valore assoluto, quale era stato posto ancora dall\u2019umanesimo\u00a0 postmedievale e dall\u2019illuminismo, non \u00e8. Emerge una domanda terribile, cui faranno da cassa di risonanza le due ultime grandi guerre: nel crollo di qualsiasi assoluto, pu\u00f2 sopravvivere l\u2019uomo? Che cosa pu\u00f2 condurre a realizzazione l\u2019uomo come valore assoluto, se nessun assoluto \u00e8? L\u2019annuncio di un superuomo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultima guerra mondiale con la spaventosa Shoah, i gulag sovietici e i lager nazisti, le stragi di Hiroschima e Nagasaki, ne ha celebrato sanguinosamente i funerali. Che ne \u00e8, a questo punto, di quella societ\u00e0 giusta, di uguali, sognata dall\u2019umanesimo e dall\u2019illuminismo moderni? Gli esperimenti in buona parte sono stati, e si stanno ancora rivelando, fallimentari: sia quelli affidati alla brutalit\u00e0 politica e alla rozzezza ideologica dei socialismi \u201creali\u201d, sia quelli affidati al radicalismo\u00a0 individualistico, alla tecnocrazia onnidivorante e alla superficialit\u00e0 pseudo-illuminista delle democrazie occidentali \u201creali\u201d, come le chiamano alcuni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che ne \u00e8, infine, dell\u2019uomo? Il singolo uomo? Sartre aveva fatto notare lucidamente che l\u2019uomo <em>singolo<\/em> non pu\u00f2 sopravvivere alla \u00abmorte di Dio\u00bb. L\u2019uomo singolo \u00e8 smarrito nelle tappe dell\u2019evoluzione da cui emerge per caso e in cui per caso scompare, \u00abcancellandosi come il segno dell\u2019onda sulla riva del mare\u00bb (Foucault); \u00e8 annullato in un magma di pulsioni impersonali che lo espellono\u00a0 da s\u00e9, per cos\u00ec dire,\u00a0 ma per reinghiottirlo; \u00e8 annullato in un collettivo tecnologico che si sostituisce a lui interamente nel pensare, nel volere, nel progettare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte, se il singolo volesse sottrarsi a questo annullamento, ne avrebbe la forza? E che cosa lo attenderebbe, in una cultura che ha espulso qualsiasi assoluto? La disperazione lucida di fronte al gelo di un universo senza significato (Monod)? La civilt\u00e0 rivelatasi alienazione sedimentata (Freud)? La banalizzazione in una quotidianit\u00e0 mortale fatta di consumo: consumare per essere consumati per consumare&#8230;?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo esito culturale dell&#8217;Europa, che ne ha sotteso nascostamente la storia negli ultimi cinque secoli ma si \u00e8 manifestato in pieno nel XX, \u00e8 stato chiamato <em>nichilismo.<\/em> Esso \u00e8 ancora avvertito, come ripetevano Heidegger e Jaspers, da pochi nella sua terribile logica; dai pi\u00f9 \u00e8 vissuto come caduta delle grandi idealit\u00e0 e nella riduzione della vita a frammenti fuori d\u00ec ogni possibile totalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La consumazione dell&#8217;umano, come \u00e8 annunciata nel nichilismo, diventa allora nella superficie il consumismo mediatico, il consumismo delle merci, il consumo dei singoli nella massa, in una convivenza sociale che \u00e8 sempre pi\u00f9 pericolosamente convivenza di individualit\u00e0 chiuse nei loro particolari egoismi: lo stare insieme, quando non \u00e8 difesa corporativa, o ricerca di fuga dall&#8217;angoscia, \u00e8 pura questione di potere imposto da fuori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli ultimi decenni del secolo appena finito, per la verit\u00e0, hanno potuto far pensare all&#8217;affacciarsi di una speranza nuova, tutta da disinvischiare dal consumismo e dalla banalit\u00e0 e dal potere etero-nomo. In qualche modo il &#8217;68 aveva voluto esserne annuncio&#8230; E il crollo del muro di Berlino \u00e8 stato sentito come promessa aperta&#8230; Ma l&#8217;accadimento delle due torri gemelle di New York e ci\u00f2 che ne \u00e8 seguito hanno rivelato che la &#8220;storia&#8221; del nichilismo \u00e8 tutt&#8217;altro che conchiusa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ipotizzano oggi scontri di culture. Si assiste a sanguinose &#8220;crociate&#8221; democratiche. Si vive una forma inedita di guerra, il terrorismo, spietata <em>come<\/em> tutte le guerre. Dobbiamo dire, per\u00f2, a questo punto, che il nichilismo stesso comincia ad essere superato culturalmente da &#8220;qualche cosa&#8221; che portava dentro di s\u00e9 e a cui ha preparato la strada eliminando ostacoli. \u00c8 la novit\u00e0 che si profila da alcuni anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ideologie sono state, nell&#8217;Europa, le aggregazioni &#8211; teoretiche e pratiche &#8211; di idealit\u00e0 del tutto secolarizzate, di &#8220;valori&#8221; in difesa proprio dalla corrosione nichilista (si pensi all&#8217;atteggiamento culturale del nazifascismo, del comunismo e della borghesia di fronte alle culture d&#8217;avanguardia). Oggi, si parla di &#8220;fine delle ideologie&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8, allora, la vittoria definitiva del nichilismo? O, piuttosto, comincia ad emergere dall&#8217;uovo nichilista (per usare le parole di un regista) il serpente che esso ha generato in s\u00e9 e nutrito di s\u00e9? Di fatto, stiamo assistendo all&#8217;emergere di un <em>ritorno del Sacro<\/em>. <em>Ma che cosa \u00e8 questo Sacro che starebbe tornando?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente non il Santo di Israele, n\u00e9 tantomeno la Trinit\u00e0 della rivelazione cristiana; n\u00e9, sottolineo, il Sacro precristiano. Il Sacro che oggi sembra voglia emergere <em>\u00e8 un assoluto<\/em>, <em>un assoluto post-nichilista, assolutamente immanente<\/em>, in cui ogni distinzione \u00e8 inghiottita senza ritorno, in una tenebra senza volto non per eccesso di luce ma per <em>assenza di trascendenza<\/em>, prima fra tutte quella dell&#8217;amore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E da qui il consumarsi della parola stessa che, se vuoi essere parola significante, non pu\u00f2 non essere <em>segno <\/em>che indica altro da s\u00e9: la parola oggi \u00e8 rattrappita su di s\u00e9, consumata in una continua e interminabile e senza uscita analisi tutta all&#8217;interno di s\u00e9 \u2014 fino ad essere ridotta a puro fatto chimico o biologico. Notte, dunque, che inghiotte in s\u00e9 senza ritorno le differenze. Il <em>non<\/em> nichilista aveva, voleva avere, ancora come soggetto l&#8217;uomo: il Sacro emergente rivendica a s\u00e9 il <em>non<\/em>, caricandolo di un&#8217;assolutezza che l&#8217;uomo nonostante tutto non poteva dargli, e quindi annichilendo <em>effettivamente <\/em>l&#8217;uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Sacro precristiano era s\u00ec Notte ma, negli spiriti pi\u00f9 profondi, Notte che portava in s\u00e9 l&#8217;attesa del Giorno &#8211; quella Notte che nell&#8217;evento cristiano ha partorito la risurrezione del Cristo: cala-tosi in essa fin nelle sue radici ultime, Egli la ha inondata della luce della Trinit\u00e0. Il Sacro quale oggi si annuncia \u00e8 invece Notte che si rifiuta al Giorno, Notte che, se cos\u00ec posso dire, vuole espellere da s\u00e9 qual-siasi palpito di Luce (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II nichilismo approda cos\u00ec da negazione dell&#8217;Assoluto a Negazione assoluta! Negazione che consuma il nichilismo stesso come fatto umano! A questo punto il soggetto &#8211; gi\u00e0 lo abbiamo detto &#8211; non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;uomo che nega l&#8217;Assoluto per affermare s\u00e9, ma l&#8217;assoluta Negazione, la quale non pu\u00f2 non &#8220;negare&#8221; anche l&#8217;uomo. In una parola, il Sacro non vuoi essere la gestazione del Santo ma la sostituzione di s\u00e9 al Santo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ultima verit\u00e0 non sarebbe allora il Volto dell&#8217;Assoluto mostrato nel Padre rivelato dal Figlio nello Spirito, ma un Uno senza volto, non per pochezza di luce in chi lo cerca ma per assenza di amore in se stesso. Non, dunque, lo ripeto, l&#8217;Assoluto impersonale delle grandi tradizioni spirituali precristiane e non cristiane, in attesa aurorale della Trinit\u00e0, ma un assoluto impersonale che consuma qualsiasi assolutezza!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quale il riflesso concreto di tutto ci\u00f2 sull&#8217;uomo? Solo per una ipotesi: potremmo pensare a un acuirsi delle tensioni &#8220;individualiste&#8221;: uomini sempre meno &#8220;persone&#8221; e sempre pi\u00f9 &#8220;massa&#8221;, perci\u00f2 sempre pi\u00f9 desolatamente &#8220;individui&#8221;, realt\u00e0 da manipolare e da usare e da consumare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;insieme sociale non sarebbe pi\u00f9 la convivenza che tende a, ed \u00e8 animata dalla comunione delle persone, ma l&#8217;inghiottimento delle individualit\u00e0 fermate nel loro diventare persona in una entropia crescente, culturalmente espressa appunto nel Sacro Anonimo, in cui il singolo \u00e8 &#8220;fatto&#8221; virtualmente dai media, e cancellato come reale da un Potere senza volto, il potere tecnocratico. (Si pensi al film &#8220;Matrix&#8221;).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa Notte non pu\u00f2 non pesare sulla cultura cristiana che ne \u00e8 intensamente disorientata. La teologia \u00e8 emarginata ed estenuata. Chiusa in circoli di esperti, spesso non sa come farsi presente, fatica a ritrovare un autentico discorso di Fede, che \u00e8 sempre sintesi di umano e divino, \u00e8 il Cristo. E la cultura cristiana senza teologia si secolarizza, nella difficolt\u00e0 a trovare la sua anima, la sua forma, che \u00e8 il mistero della divina <em>Theanthropia<\/em>, dell&#8217;Incarnazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per difendersi \u00e8 tentata di arroccarsi su posizioni chiuse, pi\u00f9 archeologia che creazione &#8211; memoria, ma senza l&#8217;impeto della Speranza. Oppure si apre, ma, disorientata com&#8217;\u00e8, si lascia penetrare dal negativo della cultura &#8220;laica&#8221; dominante senza riuscire a superarlo cristianamente in una partecipazione priva della forza purificatrice e illuminante della Carit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partecipazione senza la capacit\u00e0 di fare emergere dalla realt\u00e0 del negativo, per la forza della croce del Cristo, il positivo che in esso \u00e8 in gestazione. La cultura cristiana \u00e8 nel buio di una prova profonda. Giovanni Paolo II non ha esitato a parlare di una notte oscura collettiva: \u00abLa notte oscura, la prova che fa toccare il mistero del male ed esige l&#8217;apertura della fede, acquista a volte dimensioni di epoca e proporzioni collettive\u00bb (6)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>II<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L&#8217;anima dell&#8217;uomo, se non avr\u00e0 att\u00ecnto per mezzo della fedeil dono dello Spinto Santo, ha s\u00ec la capacit\u00e0 di intendere D\u00eco,ma le manca la luce per conoscerlo<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong style=\"font-size: 12px;\">Sant&#8217;Ilario<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci siamo chiesti all&#8217;inizio: perch\u00e9 questo esit\u00f2 di una cultura che si \u00e8 intimamente incontrata con l&#8217;annuncio evangelico? E s\u00ec \u00e8 costruita intorno ad esso come nuova creazione? Non vogliamo dire, sia ben chiaro, che l&#8217;ateismo e il nichilismo (e tanto meno il <em>ritorno del Sacro<\/em>) siano frutto della cultura cristiana come tale, o siano essi stessi la cultura cristiana tutta in crisi. Una cultura cristiana autentica rimane, non confusa in alcun modo con i fondamenti teoretici dell&#8217;ateismo e del nichilismo. Vogliamo dire per\u00f2 che quanto accade nell&#8217;Europa non pu\u00f2 non toccarla, \u00e8 un &#8220;negativo&#8221; che essa sola pu\u00f2 sanare, riconducendo-lo alla chiarezza: a condizione che sappia rispondere alla chiamata che Dio, oggi, le rivolge <em>proprio <\/em>in questa crisi che nasconde la speranza di un &#8220;nuovo&#8221; che vi matura dolorosamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una risposta che sappia scoprire le radici di quel negativo <em>anche<\/em> in risposte non sufficienti &#8211; e teoretiche ed esistenziali &#8211; date nel passato al Dio di Ges\u00f9 Cristo (7). Ateismo e nichilismo, oggi, vorrei pensarli come <em>patologie<\/em> della cultura cristiana nel suo denso cammino umano di incarnazione (si pensi alla crescita insieme del grano e del loglio!). Se vogliamo sanare questa patologia, occorre che il mistero cristiano ancora pi\u00f9 profondamente sia penetrato dall&#8217;intelligenza e dalla vita dell&#8217;uomo, e le penetri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo, da una parte spiega le tinte cupe con le quali ho accostato la &#8220;storia&#8221; della cultura dell&#8217;Europa; dall&#8217;altra apre alla speranza (ed all&#8217;intelligenza degli accadimenti) se tutto \u00e8 ricondotto al mistero della Croce, soprattutto in quel suo vertice che \u00e8 l&#8217;abbandono del Cristo. Il mistero cristiano, infatti, \u00e8, come dicono i Padri d&#8217;Oriente e d&#8217;Occidente, la <em>Theanthropia<\/em>, la Persona del Cristo Dio-uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E dire la Persona del Cristo \u00e8 dire la Trinit\u00e0. \u00c8 qui, a mio avviso, il nodo del problema. Il cristianesimo annuncia all&#8217;uomo un Assoluto mai prima pensato: un Uno che \u00e8 Tre! La teologia cristiana ha accolto il mistero, \u00e8 evidente, si \u00e8 costruita attorno ad esso: ma quanto se ne \u00e8 fatta penetrare? Quanto se ne \u00e8 fatta informare? Riuscendo cos\u00ec a trasformare a fondo il pensiero stesso dell&#8217;uomo? (8)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa domanda \u00e8 suggerita, fra l&#8217;altro, dalla costatazione di una separazione che a un certo punto incontriamo nella teologia stessa: la teologia come sapere di Dio in cui la saggezza dell&#8217;uomo si apre intimamente alla rivelazione accogliendola, si separa dalla <em>teologia come mistica, come esperienza trinitaria di Dio<\/em>. Il teologo accademico, soprattutto nell&#8217;Europa dell&#8217;Occidente, non ha pi\u00f9 generalmente nel grande spirituale, nel mistico, un punto di riferimento essenziale per la sua teologia, che \u00e8 sempre meno penetrata dallo Spirito Santo, il quale, a sua volta, rimane ai margini della stessa riflessione teologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Il fatto che negli ultimi tempi si avverta l&#8217;urgenza di &#8220;riscoprire&#8221; in teologia Io Spirito Santo, e si riconosca di averlo di fatto emarginato nella riflessione di fede, \u00e8 confessione di quanto abbiamo detto. Cos\u00ec, oggi si \u00e8 sempre pi\u00f9 coscienti che il mistero del Padre \u00e8 al cuore del cristianesimo: l&#8217;analisi della relazione dell&#8217;uomo al Padre conduce al focolaio unificatore del messaggio di Ges\u00f9 \u2014 e d&#8217;altra parte rivela, come \u00e8 stato fatto notare, il focolaio di tutte le rivolte: marxista, nicciana, freudiana! (Senza dimenticare la prima, dell&#8217;Eden!).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rivolte contro il Padre. Ma chi \u00e8 il Padre, ancora oggi, per tanta teologia? La riscoperta dello Spirito e del Padre (ci sia consentito di parlare cos\u00ec), a sua volta, apre il mistero del Cristo ad una maggiore comprensione da parte nostra. In particolare, si comincia a vedere, proprio nella croce e nel grido dell&#8217;abbandono, non solo il compimento dell&#8217;opera della salvezza ma anche la tutta aperta rivelazione della vita dei Tre, Padre Figlio Spirito Santo, nel loro mistero di unit\u00e0 e distinzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Trinit\u00e0 era, accademicamente, uno dei trattati (e non il pi\u00f9 ampio) della teologia dogmatica. Ma non \u00e8 tutta la teologia, si comincia a dire, che deve essere <em>trinitaria<\/em>? E non possiamo da qui comprendere l&#8217;origine nascosta di certe crisi del pensiero e delle forme di vita che poi hanno deviato patologicamente nella rivolta &#8211; e noi oggi ne assaporiamo i frutti amari?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torniamo per un momento al Medioevo, l&#8217;epoca, come diceva Maritain, che ha conosciuto, nell&#8217;Occidente europeo, una grande unificazione degli ambiti del sapere. Ma lo stesso Maritain osservava che \u00abla saggezza (sia infusa o contemplativa, sia teologica, sia metafisica), con un imperialismo che pagher\u00e0 caro, faceva pesare in quel tempo, in un modo piuttosto eccessivo, il suo giogo reale sulla scienza; essa amava la scienza (&#8230;) ma la costringeva a lavorare sotto il predominio della filosof\u00eca (&#8230;)\u00bb (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per esistere (spinte all&#8217;essere proprio dalla restituzione cristiana del mondo a se stesso, liberato da \u00abPrincipati e Potest\u00e0\u00bb [Col 2, 15], ed aperto cos\u00ec a Dio non pi\u00f9 nel mito ma nella storia), le scienze &#8220;dovettero&#8221; rivoltarsi contro la saggezza: e non tutti gli uomini di scienza seppero avere l&#8217;umilt\u00e0 cristiana di Galilei&#8230; La metafisica, che unificava il sapere umano conducendolo alle soglie della sapienza rivelata di Dio, separatesi al suo vertice dalla teologia e abbandonata alla sua base dalle scienze, che nel loro modo e in autonomia monopolizzavano il reale sensibile (in tutta la sua estensione, dalla &#8220;materia&#8221; al sociale-politico-economico), si \u00e8 trovata ridotta ad astrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La teologia si \u00e8 trovata cos\u00ec con una metafisica ridotta a cadavere. Il sapere scientifico, a sua volta, si \u00e8 trovato tagliato fuori da quella tensione all&#8217;Assoluto in cui non pu\u00f2 non sfociare qualsiasi ricerca umana autentica; o, se la ha conservata, si \u00e8 orientato a un &#8220;assoluto&#8221; misurato dal tipo di conoscenza posto in atto dal sapere scientifico stesso, oppure a un assoluto d\u00ec stampo gnosticheggiante (la Fisica e il Tao&#8230;).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, la sapienza infusa, la contemplazione, si \u00e8 trovata come respinta fuori dalla quotidianit\u00e0 dell&#8217;umano&#8230; Perch\u00e9 questo, torniamo a domandarci? Non possiamo pensare che sia stato causato dal fatto che la saggezza teologica (per riprendere il linguaggio di Maritain) non aveva accolto del tutto, certo non intenzionalmente, il Dio di Ges\u00f9 Cristo? la Trinit\u00e0? Quel suo &#8220;imperialismo&#8221; non nasceva dal fatto che essa intendeva la conduzione all&#8217;Uno dei vari ambiti del sapere &#8211; e del sapere umano a quello rivelato &#8211; in un modo non ancora del tutto cristiano?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conduzione, cio\u00e8, a un Uno ancora neoplatonico, non compiutamente capito come Trinit\u00e0? dunque come rivelazione, nell&#8217;Uno stesso, di una ineffabile pluralit\u00e0 (10)? Se la teologia, sempre nel Medioevo, \u00e8 stata esperta di Trinit\u00e0, la filosof\u00eca, che essa elaborava come suo strumento, veniva s\u00ec centrata, con straordinaria intelligenza, sull&#8217;atto d&#8217;essere come epifania dell&#8217;Atto puro d&#8217;Essere che \u00e8 Dio: ma questo atto d&#8217;essere non giungeva ad un essere-amore come Dio \u00e8 Essere-Amore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non giungeva, <em>la filosofia<\/em>, ad una <em>ontologia trinitaria<\/em> richiesta da un essere che \u00e8 amore. Solo la croce pu\u00f2 condurre a ci\u00f2, ma la croce capita nel cuore della Trinit\u00e0 e come il vertice dell&#8217;uomo <em>nel suo stesso pensare<\/em>. Infatti, quell&#8217;Atto puro d&#8217;Essere che \u00e8 Dio, si rivela Amore che muore per noi affrontando la negativit\u00e0, facendola sua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questo Atto-Amore pu\u00f2 compiere ci\u00f2, perch\u00e9 nel suo profondo custodisce un suo &#8220;Non-Essere&#8221; che per\u00f2 &#8211; e questo \u00e8 il mistero! -, anzich\u00e9 negarlo, lo dice sommamente. Un Non-Essere non &#8220;assoluto&#8221; (sarebbe una contraddizione &#8220;assoluta&#8221;!) ma <em>relativo<\/em>: il Padre \u00e8 l&#8217;unico Dio, il Figlio \u00e8 l&#8217;unico Dio, lo Spirito Santo \u00e8 l&#8217;unico Dio &#8211; ciascuno dei Tre \u00e8 l&#8217;Uno; eppure, per pensarli Tre, dobbiamo dire -come gi\u00e0 intuiva Agostino &#8211; che il Padre <em>non<\/em>-\u00e8.il Figlio, <em>non<\/em> \u00e8 lo Spirito Santo ecc\u2026 (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa accade, se il pensiero dell&#8217;uomo scopre nel cuore dell&#8217;essere quel Non-Essere che rivela l&#8217;Essere-Amore? \u00c8 la risposta, pensiamo, che la cultura cristiana oggi \u00e8 chiamata a dare. Essa, di fatto, lo ripetiamo, non ha saputo far penetrare nel pen-siero- dell&#8217;essere la rivelazione dell&#8217;Essere che \u00e8 Trinit\u00e0, perch\u00e9 essa stessa lo pensava ancora in un modo non sufficiente (l2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, nel momento in cui il pensare f\u00eclosof\u00ecco si separ\u00f2 in rivolta dalla teologia, si port\u00f2 con s\u00e9 un essere, come &#8220;oggetto&#8221; della metaf\u00ecsica, che non era pi\u00f9 l&#8217;essere dei Greci, soprattutto quello aurorale dei cosiddetti presocratici, n\u00e9 l&#8217;essere ormai rivelato da Ges\u00f9: non si port\u00f2 con s\u00e9 un &#8220;essere&#8221; che era stato fatto morire sulla croce per ritrovarsi amore nella pienezza e novit\u00e0 di Dio. Da qui il graduale rigetto dell&#8217;essere, ridotto ad astrazione, dall&#8217;ambito del pensiero f\u00eclosof\u00ecco; da qui il cammino nascosto del nichilismo (13). Tanto pensiero moderno s&#8217;\u00e8 fatto difensore dell&#8217;uomo nei confronti di Dio. Ma se Dio \u00e8 Trinit\u00e0, Essere-che-\u00e8-Amore, che senso ha la difesa da Lui?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quel triplice <em>non<\/em> dei Tre fra loro, non \u00e8 data proprio la possibilit\u00e0, che la libert\u00e0 di Dio render\u00e0 attuale, del nostro essere di creature che <em>siamo-non-essendo<\/em> Dio? Sapendo che questo <em>non<\/em> non significa insufficienza o negativit\u00e0, bens\u00ec affermazione d&#8217;amore! Possiamo <em>realmente<\/em> essere non-essendo Dio, l&#8217;Essere, perch\u00e9 in Dio stesso ciascuno dei Tre \u00e8 non-essendo l&#8217;Altro!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questo Non-Essere non indica nei Tre privazione, ma comunione divina. Per questo la creazione non \u00e8 un venir meno della pienezza dell&#8217;Assoluto in una emanazione in cui esso, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, si estenua, ma l&#8217;espressione proprio della comunione divina che si partecipa. In Ges\u00f9, in maniera particolare nel momento dell&#8217;abbandono, il nostro non-essere, assunto da Lui e liberato dal peccato, ridiventa quello che \u00e8 nell&#8217;intenzione di Dio: immagine creata della vita della Trinit\u00e0 \u2014 <em>intersoggettivit\u00e0 costitutiva dell&#8217;umanit\u00e0<\/em>, sulla quale si innesta in maniera aurorale la partecipazione alla stessa vita trinitaria di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul piano della vita sociale, sempre nell&#8217;ambito del Medioevo occidentale, era stato costruito un possente edificio socio-politico raccolto nella Cristianit\u00e0, sintesi di Chiesa e di Impero. La lotta per l&#8217;unit\u00e0 condotta dai due &#8211; Impero e Chiesa &#8211; come tentata egemonia reciproca pu\u00f2 essere vista come il riflesso di una unit\u00e0 teologicamente ancora troppo poco penetrata di Trinit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;unit\u00e0 dei Tre non \u00e8 subordinazione di Uno all&#8217;Altro o egemonia di Uno sull&#8217;Altro, ma essere ciascuno l&#8217;Uno e l&#8217;Uno nell&#8217;Altro. Cos\u00ec, il Medioevo occidentale conobbe il maturare delle libert\u00e0 civili, sotto la spinta dell&#8217;Evangelo che opera nell&#8217;uomo pi\u00f9 profondamente di quanto l&#8217;uomo stesso ne abbia consapevolezza; ma presto quelle libert\u00e0 nascenti, nella crisi del rapporto Chiesa-Impero, furono inghiottite da entit\u00e0 sociopolitiche &#8220;minori&#8221; rispetto all&#8217;Impero (parlo degli Stati nazionali), frammentate, ma costruite sempre intorno ad un&#8217;unit\u00e0 come egemonia: egemonia di un potere su un altro, di una classe su un&#8217;altra, di una nazione su un&#8217;altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Uno non aperto in Trinit\u00e0 ha continuato a mettere in crisi dall&#8217;interno il pensiero e le strutture sociopolitiche dell&#8217;Europa, che d&#8217;altra parte andavano nascendo per la spinta trinitaria. In sintesi, direi che il sapere teoretico e pratico costruito dalla cultura cristiana e dell&#8217;Occidente e dell&#8217;Oriente europei, pur con immensi guadagni di luce e di vita, non \u00e8 ancora approdato ad una sintesi tale che rispecchi la Trinit\u00e0 proprio a livello di cultura (14).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le separazioni fra le Chiese cristiane ne sono, mi sembra, l&#8217;esempio pi\u00f9 appariscente. Da tutto questo \u00e8 derivata la frantumazione interna del sapere, con l&#8217;isolamento della teologia come sapere &#8220;fideistico&#8221;, il tramonto della metafisica in quanto oramai sapere di un essere &#8220;svuotato&#8221; della sua realt\u00e0 (Dio Trinit\u00e0, l&#8217;uomo e il cosmo nel Cristo), lo svilupparsi egemone del sapere scientifico nei vari ambiti ma anche questi in fuga tra loro e senza che attingano, trascendendosi nella reciprocit\u00e0, le profondit\u00e0 dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qui l&#8217;emarginazione progressiva della Chiesa vista come realt\u00e0 solo di fede (riducendo la fede al suo &#8220;versante&#8221; divino); il tramonto dell&#8217;idea di una unit\u00e0 politica suprema; lo sviluppo nell&#8217;Europa degli Stati nazionali in situazione di conflittualit\u00e0 reciproca e senza che riescano ancora ad attingere un ordine universale che non sia egemonia di uno sugli altri, ordine necessario per la sopravvivenza dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L'&#8221;infezione&#8221; nazionalistica e secolarizzata degli universi e delle strutture politiche non occidentali ne \u00e8 una conseguenza drammatica. Lo ripeto: non voglio ridurre a quest&#8217;unica chiave di interpretazione la comprensione del fenomeno complesso che stiamo analizzando. Ma la proposta che qui avanzo mi sembra abbia una sua verit\u00e0. In effetti, il pensiero contemporaneo non si \u00e8 rivoltato originariamente contro un Dio in generale, se cos\u00ec posso dire, ma contro il Dio di Ges\u00f9 Cristo non capito a fondo nella sua dimensione trinitaria (15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo ha messo ben in evidenza Giovanni Paolo II nel brano citato del 1982. \u00c8 da qui che nasce la caratteristica specifica dell&#8217;ateismo dell&#8217;Europa rispetto agli ateismi presenti nelle culture non cristiane; <em>il rapporto dell&#8217;uomo con la rivelazione della Trinit\u00e0!<\/em> E\u2019 questo che va capito. La Trinit\u00e0, versione dell&#8217;Assoluto inaudita per qualsiasi fede religiosa non cristiana, combatte con l&#8217;uomo, come l&#8217;angelo con Giacobbe, per farsi accogliere da lui per accoglierlo in S\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 la Trinit\u00e0 che preme sul pensiero, sui rapporti interpersonali, per informarli di S\u00e9. Se potessimo separare in Giobbe la fede, che mai gli venne meno pure nel dubbio tormentoso, dal lamento che a tratti raggiunse momenti di rivolta, potremmo vedere nella pi\u00f9 nobile cultura &#8220;laica&#8221; dell&#8217;Europa il lamento di Giobbe nella sua crudezza e nella sua rivolta; e nella cultura cristiana d&#8217;oggi, pi\u00f9 attenta e aperta, la ricerca di una fede calata nel tempo, che ascoltando quel lamento cerca una risposta che, senza cadere nell&#8217;errore degli amici di Giobbe, possa far dire all&#8217;uomo che cerca: \u00abII mio orecchio aveva udito di te, ma ora i miei occhi ti vedono\u00bb (Gb 42, 5)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>III<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ges\u00f9 \u00e8 Ges\u00f9 Abbandonato. Perch\u00e9 Ges\u00f9 \u00e8 il Salvatore, il Redentore, e redime quando versa sull&#8217;umanit\u00e0 il Divino, attraverso la ferita dell&#8217;Abbandono, che \u00e8 la pupilla dell&#8217;occhio di Dio sul mondo:<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em style=\"font-size: 12px;\">un Vuoto<\/em> <em style=\"font-size: 12px;\">infinito attraverso il quale Dio guarda noi:\u00a0<\/em><em style=\"font-size: 12px;\">la finestra di Dio spalancata sul<\/em> <em style=\"font-size: 12px;\">mondo e la finestra dell&#8217;umanit\u00e0 attraverso la quale si vede Dio<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong style=\"font-size: 12px;\">Chiara Lubich<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ponendoci di fronte a Giobbe, ci poniamo d\u00ec fronte a quel grido di abbandono che ha fatto sua l&#8217;oscurit\u00e0 di Giobbe, di tutti gli uomini, e l&#8217;ha risolta nell&#8217;amore. \u00c8 a partire da questo grido, il OH senso profondo lo Spirito Santo invita oggi la Chiesa a pi\u00f9 intensamente penetrare, che si potr\u00e0 capire, come sto tentando di fare, il significato di una storia &#8211; quella della cultura dell&#8217;Europa \u2014 e nel suo insieme e nelle sue tappe. Solo qualche accenno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II Cristo nell&#8217;abbandono si \u00e8 messo tutto dalla parte della creatura, sino in fondo, portandole la sua realt\u00e0 di Dio. Dunque, dando alla creatura una straordinaria densit\u00e0 d&#8217;essere: tu veramente sei perch\u00e9 io, l&#8217;Essere, mi sono fatto sino in fondo te! \u00c8 da qui che nasce, per un esempio, la passione della cultura europea per le creature proprio nella loro dimensione di creature, e per il sapere scientifico non come sapere &#8220;provvisorio&#8221; ma come sapere di un mondo che \u00e8 vero in s\u00e9 e va conosciuto in questa sua verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il Cristo, nell&#8217;abbandono, \u00e8 anche tutto dalla parte del Padre, ne \u00e8 la Parola d&#8217;amore pienamente spiegata: la creatura, dunque, \u00e8 condotta al Padre, \u00e8 strappata, senza perdere il proprio, verso l&#8217;Essere stesso di Dio. La divinizzazione. E questo \u00e8 tenebra per il pensiero dell&#8217;uomo, creatura e che conosce il peccato: l&#8217;uomo che \u00e8 finitezza capisce che si possa essere o non essere, fa difficolt\u00e0 a capire che si possa essere non essendo, che si possa non essere essendo (il Cristo sulla croce lo esprime in maniera assoluta).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora. Il Cristo nell&#8217;abbandono si \u00e8 fatto uno di noi, un &#8220;singolo&#8221;, nostro fratello, e ha fatto penetrare la gloria di Dio nella &#8220;singolarit\u00e0&#8221;: non solo il tutto dell&#8217;universo \u00e8 &#8220;divino&#8221; (cf. Ef 1, 10) (i greci questo potevano capirlo, anche se nel loro modo), ma il singolo, il particolare, \u00e8 aperto alla divinizzazione (cf. Col 1, 18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 da qui che nasce, per un esempio, la passione dell&#8217;europeo per la pluralit\u00e0, per la molteplicit\u00e0, contro una unit\u00e0 negativa del molteplice, e la gelosia nel custodire e difendere proprio la singolarit\u00e0 dei singoli. Ma il Cristo opera la divinizzazione del singolo <em>in quanto il singolo \u00e8 uno con lui come membro del suo Corpo<\/em>, quel Corpo individuo nel quale risiede tutta la pienezza della divinit\u00e0 (cf. Col 2, 9): il singolo \u00e8 divinizzato, ma nell&#8217;unico Cristo. E questo \u00e8 tenebra per il pensiero dell&#8217;uomo che capisce l&#8217;Uno o i molti (la grande filosofia greca ne era stata perfettamente cosciente), ma non Uno che \u00e8 molti, molti che sono Uno (la Chiesa nella Pentecoste ne \u00e8 stata l&#8217;accadimento fondante e l&#8217;annuncio).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;abbandono del Cristo in croce, come gi\u00e0 abbiamo accennato, si \u00e8 aperto il mistero stesso di Dio nella sua intimit\u00e0: Uno che \u00e8 Tre. Un Uno che, lo ripetiamo, in un suo modo ineffabile \u00e8 pluralit\u00e0 di Persone. Tre Persone che sono Uno, essendo ciascuno dei Tre l&#8217;Uno, ma tutto negli Altri. Questa rivelazione, mentre \u00e8 salvezza per il pensiero dell&#8217;uomo perch\u00e9 lo custodisce <em>proprio nella sua distinzione da Dio <\/em>pur nell&#8217;unit\u00e0 con Dio, ne \u00e8 anche tenebra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fino a quando l&#8217;uomo non trasformi in trinit\u00e0 le sue categorie trasformando in trinit\u00e0 la sua vita.<\/em> Con un lavoro secolare la Trinit\u00e0 sta aprendo, per purificazione e dilatazione, la comprensione di Dio che l&#8217;uomo aveva elaborato (e non senza l&#8217;aiuto di Dio) nelle culture ebraica e greco-romana (16), e che la cultura cristiana ha &#8220;ricreate&#8221;, per condurre il pensiero a pensare il Dio &#8220;vero&#8221;, il Dio che \u00e8 Amore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E proprio perch\u00e9 offre un paradigma per la comprensione di questo &#8220;lavoro&#8221; di Dio nell&#8217;oggi delle culture del mondo, abbiamo cercato di comprendere in Ges\u00f9 abbandonato la condizione esistenziale d\u00ec cui soffre la cultura dell&#8217;Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora non \u00e8 azzardato dire che essa attende una sola cosa: passare dall&#8217;abbandono alla risurrezione. Come dall&#8217;abisso dell&#8217;abbandono \u00e8 esplosa la gioia della risurrezione, dagli abissi anche bui della cultura d&#8217;oggi deve esplodere vita nuova e pensare nuovo. Una vita che sia gi\u00e0 fin d&#8217;ora trinit\u00e0. Un concepire, che \u00e8 un vivere, l&#8217;unit\u00e0 nella trinit\u00e0 e la trinit\u00e0 nell&#8217;unit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Un pensare che sia trinitario<\/em>, perch\u00e9 \u00e8 il pensare di ciascuno in quella <em>interiorit\u00e0 dilatata<\/em> che comprende il fratello: io penso in te e tu in me, perch\u00e9 io vivo in te e tu in me uniti e distinti nell&#8217;unica vita, nell&#8217;unico pensiero del Cristo che \u00e8 nel Padre nella comunione dello Spirito Santo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un elaborare istituzioni e strutture che calino sempre pi\u00f9 queste realt\u00e0 nella prassi di tutti i giorni. Strutture &#8220;laiche&#8221;, perch\u00e9 il Cristo \u00e8 veramente uomo; ma strutture che &#8220;dicano&#8221; Dio, perch\u00e9 il Cristo \u00e8 veramente Dio. Inseparabilmente. Questo esige che noi cristiani ci <em>abituiamo <\/em>in maniera nuova, nella luce che scaturisce dall&#8217;Abbandono fatto nostra vita, a vivere con il Risorto, nel cui volto si rispecchiano, in unit\u00e0-distinzione, tutti i nostri volti, salvati da quell&#8217;anonimato cui tenderebbe a condurli il Sacro oggi annunciantesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il Risorto non vive in mezzo a noi? (cf. Mt 18, 20; 28, 20). Allora, occorre elaborare una vita, una cultura, che sia <em>cenacolo<\/em> attorno al Cristo risorto, Ges\u00f9 in mezzo ai suoi, sino a poter dire a Dio: \u00abora i miei occhi ti vedono\u00bb nel volto del fratello che imparo a riconoscere nel e come O volto del Cristo. Una cultura che sia gi\u00e0, anche se <em>in nuce<\/em>, luce che brilla nel cuore delle tenebre (17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre che questa vita ci conquisti completamente. Conquisti completamente le nostre intelligenze, facendoci comprendere che la grande teologia, di cui oggi ha bisogno il complesso e articolato mondo del sapere, \u00e8 prima di tutto quella vivente costituita da noi stessi, parole di Dio nell&#8217;unica Parola, nell&#8217;unico Verbo che, raccogliendoci in S\u00e9 in unit\u00e0-distinzione, fa di noi quel Discorso vivo che dobbiamo essere: il Discorso del Dio vivo, della Trinit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;unico Discorso che pu\u00f2 mostrare agli altri, e a noi stessi, il Dio di Ges\u00f9 Cristo, il Dio-Trinit\u00e0; \u00abChe tutti siano uno come tu, Padre, sei in me ed io in te, che anche essi siano uno in noi, affinch\u00e8 il mondo creda che tu mi hai mandato\u00bb (Gv 17,21). Questa teologia &#8211; e il sapere specifico in cui si deve esprimere &#8211; potr\u00e0 aprire appassionatamente all&#8217;unit\u00e0 tutti gli ambiti del sapere, confermandoli nella loro densit\u00e0 specifica, perch\u00e9 essa non \u00e8 prima di tutto un ambito del sapere pi\u00f9 ampio rispetto agli altri, ma la Persona dell&#8217;Uomo Dio vivente nel suo corpo che \u00e8 la Chiesa. Occorre dilatare queste realt\u00e0. Farle entrare in tutte le espressioni dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1640\" target=\"_blank\">\u00a0<strong>vai alle note<\/strong><\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicato su Nuova Umanit\u00e0 n.161 settembre-ottobre 2005 Una riflessione dopo la lettura del libro di Andre Glucksmann, La troisi\u00e8me mort de Dieu (Paris 2004) sulla deriva ateistica e sulle radici del nichilismo in Europa di Giuseppe Maria Zanghi<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/una-chiave-di-lettura-dellateismo-delleuropa\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":32015,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14,103],"tags":[1107,280],"class_list":["post-1639","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-europa-e-ue","category-laicismo","tag-ateismo","tag-nichilismo","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - 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