{"id":1575,"date":"2005-10-15T22:21:00","date_gmt":"2005-10-15T20:21:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-07-01T11:52:13","modified_gmt":"2016-07-01T09:52:13","slug":"lateismo-seconda-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/lateismo-seconda-parte\/","title":{"rendered":"L&#8217;ateismo (seconda parte)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-29050\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/01\/ateismo_Urss.jpg\" alt=\"ateismo_Urss\" width=\"136\" height=\"200\" \/>Breve corso di apologetica<br \/>\n<\/strong><br \/>\nConversazione di <strong>Giampaolo Barra<\/strong> ,<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\">direttore del periodico<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\"><strong>Il Timone<\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: center;\">\n<p>a Radio Maria,Trasmissione n.32 del 13\u00a0marzo 2004<\/p>\n<\/div>\n<p><!--more--><\/p>\n<div><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conversazione di questa sera pu\u00f2 essere considerata, in qualche modo, una <span style=\"text-decoration: underline;\">prosecuzione<\/span>, diciamo meglio: un <span style=\"text-decoration: underline;\">approfondimento<\/span> dell\u2019argomento che abbiamo affrontato l\u2019ultima volta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ricorderete, abbiamo parlato di alcune forme di ateismo e abbiamo anche <span style=\"text-decoration: underline;\">esaminato<\/span> alcune delle cause che possono condurre un essere umano ad optare per l\u2019ateismo, cio\u00e8 a scegliere per la negazione dell\u2019esistenza di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ricordate bene, abbiamo anche <span style=\"text-decoration: underline;\">presentato<\/span> alcune risposte all\u2019ateismo, cercando di esaminare come si possa fare fronte alle varie obiezioni \u2013 alcune molto serie &#8211; che vengono avanzate nei confronti dell\u2019esistenza di Dio. Il titolo della conversazione di questa sera pu\u00f2 essere risolto in un termine: \u201d<strong>il caso<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il \u201ccaso\u201d \u00e8 la risposta che danno alcuni quando, non volendo ammettere \u2013 talvolta per principio, per partito preso, per pregiudizio \u2013 che possa esistere un Essere intelligente, creatore e Signore dell\u2019universo, debbono rifugiarsi appunto in questo fantomatico \u201ccaso\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ponendosi qualche interrogativo sulla causa della <span style=\"text-decoration: underline;\">bellezza<\/span>, della <span style=\"text-decoration: underline;\">complessit\u00e0<\/span>, dell\u2019<span style=\"text-decoration: underline;\">ordine<\/span> presente nell\u2019universo intero, alcuni, piuttosto che dedurre l\u2019esistenza di un Essere intelligente che chiamiamo Dio, preferiscono rifugiarsi nel caso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa sera vogliamo da un lato vedere in sintesi come si giunge a parlare del \u201ccaso\u201d e poi anche come si potrebbe rispondere a questa forma di ateismo.<br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><br \/>\nIL FATTO<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cominciamo dai fatti. Noi sappiamo che la constatazione di un <strong>certo ordine<\/strong> nelle cose che ci circondano pu\u00f2 condurre la ragione dell\u2019uomo ad affermare l\u2019esistenza di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si arriva a questa conclusione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso compiuto dalla nostra ragione parte da una evidenza, cio\u00e8 da una realt\u00e0 che chiunque, <span style=\"text-decoration: underline;\">anche<\/span> chi non crede in Dio, pu\u00f2 fare propria. Eccola: <strong>intorno a noi ci sono delle cose che non sono intelligenti<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vogliamo fare qualche esempio, chiedendo quali sono queste cose prive di intelligenza? La risposta \u00e8 facile: sono i <strong>corpi della natura<\/strong>: un <span style=\"text-decoration: underline;\">fiore<\/span>, un <span style=\"text-decoration: underline;\">albero<\/span>, una <span style=\"text-decoration: underline;\">cellula<\/span>, ma anche le <span style=\"text-decoration: underline;\">stelle<\/span> del cielo, i <span style=\"text-decoration: underline;\">pianeti<\/span>, non sono intelligenti. E anche dentro di noi esseri umani ci sono delle cose non intelligenti: il <span style=\"text-decoration: underline;\">fegato<\/span>, lo <span style=\"text-decoration: underline;\">stomaco<\/span>, l&#8217;<span style=\"text-decoration: underline;\">intestino<\/span> non sono intelligenti. Ma si potrebbero fare tanti altri esempi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spieghiamo subito la <strong>differenza<\/strong> tra \u201cintelligente\u201d e \u201cnon intelligente\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intelligente \u00e8 <strong>colui che \u201csa\u201d, <\/strong>che<strong> \u201cconosce\u201d, <\/strong>e che<strong> \u201csa anche di sapere\u201d<\/strong>. I <span style=\"text-decoration: underline;\">minerali<\/span> e i <span style=\"text-decoration: underline;\">vegetali<\/span> non sanno. Gli <span style=\"text-decoration: underline;\">animali<\/span>, almeno alcuni, <span style=\"text-decoration: underline;\">sanno<\/span> ma <span style=\"text-decoration: underline;\">non sanno di sapere<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019<strong>uomo<\/strong> \u00e8 l\u2019unico animale che sa e che sa di sapere. Ecco perch\u00e9 \u00e8 l\u2019unico essere intelligente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Facciamo subito un <span style=\"text-decoration: underline;\">secondo passo<\/span>: dopo questa prima constatazione, si pu\u00f2 condividere con chi non crede in Dio un secondo dato di fatto, innegabile: <strong>queste cose non intelligenti si comportano intelligentemente per raggiungere uno scopo, per raggiungere un fine<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono cose prive di intelligenza, sono prive di conoscenza intellettiva, ma si comportano <span style=\"text-decoration: underline;\">come<\/span> se fossero intelligenti <span style=\"text-decoration: underline;\">per<\/span> raggiungere uno scopo, un traguardo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Facciamo un esempio, prendendo un organo del corpo umano che non \u00e8 intelligente: l&#8217;<strong><span style=\"text-decoration: underline;\">occhio<\/span><\/strong>. Noi sappiamo che l\u2019occhio umano \u00e8 un organo straordinariamente complicato, dinanzi al quale anche il pi\u00f9 sofisticato dei computer inventato dall\u2019uomo sembra un giocattolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fisiologo statunitense <strong>George Wald<\/strong>, premio Nobel nel 1967 per la medicina, scrive: &#8220;<em>Che sul fondo di ciascun nostro occhio vi siano oltre 100 milioni di antennine riceventi, lascia tutti noi sorpresi e sgomenti. E&#8217; un prodigio della Natura che supera ogni pi\u00f9 ardita fantasia<\/em>&#8221; (tratto da DOMENICO E. RAVALICO, <em>La Creazione non \u00e8 una favola<\/em>, Paoline, VI ed., Milano 1987, p. 133).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019occhio dell\u2019uomo \u00e8 cos\u00ec <span style=\"text-decoration: underline;\">complesso<\/span> che persino la scienza moderna, che pu\u00f2 servirsi di una tecnologia avanzatissima, <span style=\"text-decoration: underline;\">non \u00e8<\/span> ancora capace di riprodurlo, di ricostruirlo, <span style=\"text-decoration: underline;\">non \u00e8<\/span> ancora in grado di risolvere definitivamente il problema della cecit\u00e0, costruendo occhi nuovi ed efficienti per sostituirli a quelli che non funzionano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proviamo a riflettere un istante: tutte le <span style=\"text-decoration: underline;\">parti<\/span> che compongono un occhio (il cristallino, la retina, la pupilla, il bulbo oculare, etc) non sono intelligenti, non sanno nemmeno di esistere e dunque non sanno certamente che cosa stanno facendo. Eppure, queste parti si <span style=\"text-decoration: underline;\">coordinano<\/span> tra di loro, si <span style=\"text-decoration: underline;\">organizzano<\/span> tra di loro, direi quasi \u201c<span style=\"text-decoration: underline;\">si mettono d\u2019accordo tra di loro<\/span>\u201d per raggiungere uno scopo: <strong>vedere<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti sanno che <strong>queste parti non sono intelligenti<\/strong>, ma adempiono un compito &#8211; il vedere, appunto \u2013 complicatissimo, direi intelligentissimo. E non solo: il <strong>nostro stupore aumenta<\/strong> quando constatiamo (un&#8217;altra constatazione, un altro dato di fatto) che anche <span style=\"text-decoration: underline;\">fuori dall&#8217;occhio<\/span> ci sono delle cose non intelligenti che esistono con lo scopo di collaborare con l&#8217;occhio, di permettergli di vedere (<strong>la luce<\/strong>) o di essere visti (<strong>gli oggetti colorati<\/strong>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste cose non intelligenti, la luce e gli oggetti colorati, permettono all&#8217;occhio di svolgere la sua funzione, di raggiungere il suo obiettivo. Qui <strong>si ferma<\/strong> <strong>il dato di fatto<\/strong>, qui si ferma il dato che la scienza, questa branca della scienza che \u00e8 l\u2019oculistica, ci offre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E a questo punto, <strong>sorge una domanda<\/strong> che non \u00e8 di competenza dell\u2019oculistica, ma \u00e8 competenza di ogni uomo, che sia o non sia scienziato: \u201c<strong>Come \u00e8 possibile<\/strong> che cose non intelligenti (l&#8217;occhio, la luce e gli oggetti colorati) <span style=\"text-decoration: underline;\">collaborino<\/span> tra di loro in modo estremamente intelligente per consentire il raggiungimento di uno scopo, di un fine, il vedere appunto?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; una domanda che possono avanzare tanto credenti quanto non credenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E sappiamo che le risposte alla fine si riducono a due: o c\u2019\u00e8 <strong>Dio<\/strong> che ha intelligentemente progettato l\u2019occhio umano, la luce e i colori, oppure tutto avviene per \u201c<strong>caso<\/strong>\u201d. E su quest\u2019ultima risposta rifletteremo stasera, pi\u00f9 avanti nella nostra conversazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Facciamo un <span style=\"text-decoration: underline;\">secondo esempio<\/span>. Pensiamo ad un&#8217;altra realt\u00e0 non intelligente: una <strong>cellula<\/strong>, una semplice (si fa per dire) cellula. La cellula \u00e8 l&#8217;elemento base della vita, ci dice la scienza. Tutti sanno che una cellula <span style=\"text-decoration: underline;\">non<\/span> \u00e8 intelligente tanto nel suo <span style=\"text-decoration: underline;\">insieme<\/span> quanto negli <span style=\"text-decoration: underline;\">elementi<\/span> che la compongono: la membrana plasmatica o cellulare, il citoplasma, il nucleo con il suo nucleolo, la membrana nucleare, il reticolo endoplasmatico, il mitocondrio, l&#8217;apparato di Golgi, i centrioli, il lisosoma, il vacuolo e i ribosomi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sappiamo, cari amici, che una cellula \u00e8 <span style=\"text-decoration: underline;\">piccolissima<\/span>, cos\u00ec piccola che non \u00e8 possibile vederla ad occhio umano. Eppure, se <strong>contiamo e misuriamo<\/strong> quello che si trova dentro una cellula, rimaniamo semplicemente <span style=\"text-decoration: underline;\">allibiti<\/span>: si calcola, con grandissima approssimazione, che in ogni nostra cellula siano contenuti <strong>53<\/strong> miliardi di molecole proteiche, <strong>166<\/strong> miliardi di molecole lipoidiche, <strong>2.900<\/strong> miliardi di \u201cpiccole molecole\u201d e <strong>250.000<\/strong> miliardi di molecole di acqua e in <strong>pi\u00f9<\/strong> gli acidi nucleici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Prof. <strong>Bucci<\/strong>, del Campus Biomedico di Roma, parlando ad un congresso internazionale, svelava un fatto: in una sola cellula del corpo umano esiste un contenuto di informazioni equivalente a <strong>5000 volte l\u2019intera Divina Commedia<\/strong> del sommo poeta Dante Alighieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attenti bene, amici radioascoltatori: in una sola cellula. E qualcuno ha contato le cellule presenti nel corpo umano. Si arriva a dire che abbiamo circa <strong>66.000 miliardi<\/strong> di cellule. E\u2019 un calcolo approssimativo, ovviamente, ma ci offre almeno una pallida idea di quanto sia complessa una cellula e quanto sia complesso il sistema di cellule di un organismo umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, che cosa <span style=\"text-decoration: underline;\">possiamo constatare<\/span> con immenso <strong>stupore<\/strong>?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti questi elementi non intelligenti, posti uno accanto all&#8217;altro, invece di fare <span style=\"text-decoration: underline;\">confusione<\/span> come logica vorrebbe, <strong>interagiscono<\/strong> con <strong>mirabile organizzazione<\/strong> e <strong>distribuzione di compiti.<\/strong> In un certo senso possiamo dire che <strong>si accordano<\/strong> <strong>tra loro<\/strong>, quindi compiono una operazione <span style=\"text-decoration: underline;\">intelligentissima<\/span>, per raggiungere un fine, uno scopo: dare vita ad una struttura complessa, la cellula, capace di <span style=\"text-decoration: underline;\">conservarsi<\/span>, di <span style=\"text-decoration: underline;\">moltiplicarsi<\/span>, di <span style=\"text-decoration: underline;\">riprodursi<\/span> e di <span style=\"text-decoration: underline;\">ripararsi<\/span> quando si registrano danni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E <span style=\"text-decoration: underline;\">non solo<\/span>. Le cellule, che singolarmente considerate sono tutte realt\u00e0 non intelligenti, invece di fare confusione, si accordano mirabilmente all&#8217;interno del corpo di un essere vivente per raggiungere uno scopo: <strong>dare vita ad organi complessi<\/strong>, cos\u00ec complessi da svolgere funzioni che nemmeno i pi\u00f9 sofisticati <em>computer<\/em> inventati dall&#8217;uomo sono in grado di imitare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui, <strong>si ferma la scienza<\/strong>, che ci descrive come stanno le cose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma noi possiamo aggiungere una <span style=\"text-decoration: underline;\">domanda<\/span>: perch\u00e9 miliardi di cellule si organizzano per raggiungere lo scopo di dare vita ad organismi complessi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E come abbiamo fatto prima, anche ricordiamo che le risposte, alla fine, si riduco a due: o c\u2019\u00e8 <strong>Dio<\/strong>, Essere\u00a0 infinitamente intelligente che ha progettato quanto abbiamo sopra descritto, oppure tutto avviene per <strong>caso<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Facciamo <span style=\"text-decoration: underline;\">un terzo, ed ultimo esempio<\/span>. In ciascun uomo esistono <strong>organi<\/strong> non intelligenti, che tuttavia si comportano in modo straordinariamente intelligente: l&#8217;occhio opera per vedere, lo stomaco agisce per digerire, il cuore si contrae per pulsare il sangue, le vene e le arterie canalizzano il sangue e lo trasportano, etc. Che cosa ci offre una semplice osservazione degli organi che compongono il nostro corpo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci fa vedere che tutti questi organi messi insieme in un corpo umano, invece di fare confusione, si <span style=\"text-decoration: underline;\">coordinano<\/span> (dunque fanno una cosa intelligente) per raggiungere uno scopo generale. Scopo generale che in noi uomini, e in tutti gli esseri viventi, \u00e8 la <strong>conservazione in salute della loro vita<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, una via che conduce la ragione dell\u2019uomo a dire che Dio esiste parte da un dato fornito dalla scienza: in natura vi sono cose non intelligenti, che operano intelligentemente per raggiungere un fine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo viene chiamato da un certo pensiero filosofico &#8220;<strong>finalismo della natura non intelligente<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di domandarci chi sta all&#8217;origine di questo finalismo, \u00e8 bene interpellare anche la scienza, che studia i fenomeni della natura. essa conferma che la natura non intelligente \u00e8 finalizzata. <strong>Jacques Monod<\/strong> (1910-1976), biologo francese, pioniere della genetica molecolare, Premio Nobel per la fisiologia e la medicina, dichiaratamente ateo, scrive in un&#8217;opera divenuta celebre: &#8220;<em>Una delle propriet\u00e0 fondamentali di <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">tutti i viventi, nessuno escluso<\/span><\/strong>,<\/em> [\u00e8] <em>quella di essere oggetti <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">dotati di un progetto<\/span><\/strong>, rappresentato nelle loro strutture e, al tempo stesso, realizzato mediante le loro prestazioni<\/em> [&#8230;]. <em>E&#8217; indispensabile riconoscere questa nozione come <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">essenziale alla definizione stessa degli esseri viventi<\/span><\/strong><\/em> [&#8230;]. <em>A questa nozione daremo il nome di t<span style=\"text-decoration: underline;\">eleonomia<\/span>&#8220;<\/em> (JACQUES MONOD, <em>Il caso e la necessit\u00e0<\/em>, Mondadori, Milano 1970, p. 21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Teleonomia, dal greco &#8220;<em>telos<\/em>&#8221; = fine. Teleonomia \u00e8 la legge finalistica. Sentiamo ancora Monod, a pag. 38 del suo libro pi\u00f9 famoso: &#8220;<em>L&#8217;<span style=\"text-decoration: underline;\">oggettivit\u00e0<\/span> ci obbliga a riconoscere il carattere teleonomico degli esseri viventi, ad ammettere che nelle loro strutture e nelle loro operazioni <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">realizzano e perseguono un progetto<\/span><\/strong><\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Monod ritiene che tutti gli esseri viventi, e non solo le cose non intelligenti, sono dotate di un progetto, sono progettate, ed operano per raggiungere uno scopo. In ogni caso, ci\u00f2 che per ora conta \u00e8 che il dato della nostra esperienza \u00e8 confermato dalla scienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La natura non intelligente <strong>opera per raggiungere un fine<\/strong>, uno scopo: \u00e8 finalizzata. Da questo dato, accessibile a tutti gli uomini, credenti in Dio o meno, parte la nostra riflessione. Proprio a partire da questo dato di esperienza, che nessuno, credente o non credente, pu\u00f2 negare senza cadere nel ridicolo e nell&#8217;assurdo, noi impostiamo un ragionamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci aiuta san Tommaso d&#8217;Aquino. Egli afferma che le cose non intelligenti, i corpi della natura non intelligente che tuttavia si comportano intelligentemente per raggiungere un fine, <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">non possono essersi dato questo fine da soli<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">San Tommaso aveva perfettamente ragione. <strong>Perch\u00e9<\/strong> non possono essersi dato un fine da soli? Per un <strong>semplice motivo<\/strong>, che anche chi non crede in Dio pu\u00f2 facilmente condividere: perch\u00e9 per raggiungere un fine sono <strong>necessarie tre operazioni<\/strong> che possono essere compiute solo da realt\u00e0 intelligenti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1\u00a0\u00a0-la <em>prima<\/em>: <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">conoscere<\/span> il fine<\/strong> che si vuole raggiungere, ma che ancora non c&#8217;\u00e9. E&#8217; dunque necessario, in un certo senso, &#8220;anticipare&#8221; il fine, &#8220;<strong><span style=\"text-decoration: underline;\">pre<\/span><\/strong>-vedere&#8221; il fine;<br \/>\n2\u00a0\u00a0la <em>seconda<\/em>: <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">predisporre<\/span><\/strong> i mezzi per raggiungere il fine. In altri termini: ordinare i mezzi, metterli in ordine, metterli in quell\u2019ordine che consente di raggiungere lo scopo.<br \/>\n3\u00a0\u00a0la <em>terza<\/em>: <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">operare<\/span><\/strong> concretamente mettendo in atto i mezzi conosciuti idonei al conseguimento del fine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste tre operazioni richiedono intelligenza. Facciamo un esempio che prendo da un bel \u201c<strong>Quaderno del Timone<\/strong>\u201d intitolato \u201c<strong>L\u2019esistenza di Dio<\/strong>\u201d, scritto da Giacomo <strong>Samek Lodovici<\/strong>: se io voglio raggiungere lo scopo di andare a Roma, devo <strong>(1)<\/strong> <span style=\"text-decoration: underline;\">conoscere<\/span> il fine e <span style=\"text-decoration: underline;\">proporlo<\/span>, cio\u00e8 sapere che esiste Roma e volerci arrivare; <strong>(2)<\/strong> devo conoscere i <span style=\"text-decoration: underline;\">mezzi<\/span> che mi permetteranno di arrivare a Roma e conoscere la <span style=\"text-decoration: underline;\">strada<\/span> da fare; <strong>(3)<\/strong> devo mettere in pratica le mie conoscenza: prendere il treno, l\u2019aereo, etc che hanno per destinazione proprio Roma e non un\u2019altra citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">solo un essere intelligente pu\u00f2 conoscere e pre-vedere (vedere prima) il suo fine.<\/span><\/strong> Solo un essere intelligente pu\u00f2 conoscere uno scopo da raggiungere <span style=\"text-decoration: underline;\">prima<\/span> che sia stato raggiunto, dunque uno scopo che esiste solo nella mente. E solo un essere intelligente \u00e8 dotato di una mente, di una intelligenza e grazie ad essa <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">pu\u00f2 predisporre<\/span><\/strong> (ordinare, disporre prima di utilizzarli) i mezzi necessari per\u00a0 raggiungere un obiettivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un <span style=\"text-decoration: underline;\">occhio<\/span>, una <span style=\"text-decoration: underline;\">cellula<\/span>, ma anche un <span style=\"text-decoration: underline;\">fiore<\/span> e tutti i <span style=\"text-decoration: underline;\">vegetali<\/span>, gli <span style=\"text-decoration: underline;\">animali<\/span>, gli <span style=\"text-decoration: underline;\">organi<\/span> di un corpo vivente, proprio perch\u00e9 <span style=\"text-decoration: underline;\">non sono intelligenti<\/span>, non <strong>conoscono il loro fine<\/strong>, <span style=\"text-decoration: underline;\">nulla<\/span> sanno dei loro compiti, <span style=\"text-decoration: underline;\">non<\/span> sono in grado di decidere da soli e di predisporsi alla collaborazione con altre realt\u00e0 non intelligenti con le quali operare per raggiungere uno scopo. Ma, ciononostante, <strong>questo \u00e8 quello che accade<\/strong> costantemente in natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 possibile?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se le cose della natura non intelligente si comportano intelligentemente, e si comportano intelligentemente &#8211; lo abbiamo visto &#8211; perch\u00e9 raggiungono un fine, e se non possono essersi date da sole questo fine proprio perch\u00e9 non sono intelligenti, domandiamoci: &#8220;<strong>Da dove viene questo finalismo?<\/strong> da dove viene questo progetto della natura non intelligente?&#8221; In altre parole<strong>: &#8220;Chi ha finalizzato la natura non intelligente? Chi l&#8217;ha dotata di un progetto?<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8 la domanda che pu\u00f2 condurre la ragione dell\u2019uomo alla certezza intellettuale che Dio esiste.<br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><br \/>\nUNA OBIEZIONE<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stasera affrontiamo <strong>una obiezione<\/strong> che normalmente viene fatta quando \u2013 costi quel che costi \u2013 non si vuole riconoscere l\u2019opera di un Essere intelligente (di Dio) che ha ordinato l\u2019universo e finalizzato la natura non intelligente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa obiezione sta racchiusa in una sola parola, una specie di parola magica<strong>. Il caso.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Voi domandate a chi si rifiuta ostinatamente di ammettere l\u2019esistenza di Dio quale sia la causa dell\u2019ordine meraviglioso che noi vediamo nel creato, che la scienza ci fa conoscere in modo mirabile e con ricchezza di particolari, e spesso sentirete rispondere tirando in ballo questa magica parolina: <strong>tutto potrebbe essere stato ordinato dal caso, per caso<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa risposta \u2013 va detto subito e a scanso di equivoci \u2013 \u00e8 di una <strong>miseria culturale assoluta<\/strong>. E tuttavia, soprattutto per <strong>ragioni ideologiche<\/strong> e per <strong>pregiudizi quasi invincibili<\/strong>, spesso, soprattutto a scuola, qualche professore ricorre al caso se un suo alunno gli domanda qualcosa sulla causa dell\u2019ordine della natura non intelligente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto sia irragionevole rifugiarsi nel \u201ccaso\u201d per spiegare l\u2019universo <strong>noi lo lasciamo dire <\/strong>proprio ad illustri uomini di scienza, a scienziati, i quali, esperti di varie discipline, tutti studiano il microcosmo e macro cosmo. Nel fare questo, non mi preoccuper\u00f2 di selezionare, di citare scienziati in base alla loro fede religiosa. Vedremo che tanto coloro che credono in Dio quanto quelli che si dichiarano non credenti, o agnostici, <strong>hanno opinioni interessanti<\/strong> sul tema che ci riguarda e che stiamo affrontando. Noi vedremo che <strong>sono proprio questi uomini di scienza i primi ad escludere che il caso<\/strong> possa essere all\u2019origine della bellezza, della complessit\u00e0, dell\u2019armonia del microcosmo e del macrocosmo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le affermazioni che ora sentiremo, gli esempi di cui verremo a conoscenza,\u00a0 andrebbero imparati a memoria e utilizzati quando \u00e8 necessario per estirpare questa convinzione che il caso possa aver dato vita all\u2019ordine dell\u2019universo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cominciamo ad ascoltare uno scienziato che noi italiano conosciamo bene, perch\u00e9 \u00e8 un nostro connazionale, \u00e8 un fisico molto famoso, vincitore di un Premio Nobel e che si chiama <strong>Carlo Rubbia<\/strong>. Ecco le sue parole: \u201c<em>Parlare di origine del mondo porta inevitabilmente a pensare alla creazione e, <strong>guardando la natura<\/strong>, si scopre che esiste un <strong>ordine troppo preciso<\/strong> che <strong>non pu\u00f2 essere il risultato di un \u2018caso\u2019<\/strong>, di scontri tra \u2018forze\u2019 come noi fisici continuiamo a sostenere. Ma credo che sia pi\u00f9 evidente in noi che in altri l\u2019esistenza di un ordine prestabilito nelle cose. Noi arriviamo a Dio percorrendo al strada della ragione, altri seguono la strada dell\u2019irrazionale<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei soffermarmi un momento e invitarVi a porre attenzione a ci\u00f2 che abbiamo appena ascoltato. Carlo Rubbia sta parlando da osservatore, da scienziato che sta \u201c<strong>guardando la natura<\/strong>\u201d. Non sta facendo un discorso di Fede, non sta enunciando verit\u00e0 filosofiche. Sta semplicemente osservando l\u2019ordine esistente nella natura e dice che questo ordine \u00e8 cos\u00ec complesso che <strong>non pu\u00f2 essere il frutto di un caso<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se questo ordine non pu\u00f2 essere frutto di un caso, <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">deve necessariamente essere frutto di una intelligenza<\/span><\/strong>: qualcuno l\u2019ha <span style=\"text-decoration: underline;\">voluto<\/span>, l\u2019ha <span style=\"text-decoration: underline;\">progettato<\/span>, l\u2019ha <span style=\"text-decoration: underline;\">realizzato<\/span>. Questo qualcuno pu\u00f2 essere soltanto Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ascoltiamo un altri scienziato, di fama mondiale, un inglese, un astrofisico che si chiama <strong>Stephen Hawking<\/strong>. Ecco le sue parole: \u201c<em>Le leggi della scienza, quali le conosciamo oggi, contengono molti numeri fondamentali\u2026.. Il fatto degno di nota \u00e8 che i valori di <strong>questi numeri sembrano essere stati esattamente coordinati<\/strong> per rendere possibile lo sviluppo della vita<\/em>\u201d. Attenti bene. Hawking constata, da scienziato, che le leggi della scienza <strong>sembrano essere state esattamente coordinate<\/strong>.<br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><br \/>\nDa chi, domandiamo noi?<\/span> <span style=\"text-decoration: underline;\">Non<\/span> certamente dal caso, perch\u00e9 il caso non coordina alcunch\u00e9. <span style=\"text-decoration: underline;\">Il caso non mette in ordine<\/span> elementi disparati come quelli che troviamo nel creato. Evidentemente esiste un coordinatore e questo Coordinatore \u00e8 Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sentiamo un altro scienziato, <strong>Grichka Bogdanov<\/strong>. E\u2019 un esperto di fisica teorica. Con sui fratello, <strong>Igor<\/strong>, che \u00e8 un astrofisico, e il filosofo francese <strong>Jean Guitton<\/strong>, \u00e8 autore di un volume intitolato: \u201c<em>Dio e la scienza<\/em>\u201d. Parlando proprio del caso, Bogdanov dice: \u201c<em>Affinch\u00e9 la formazione dei nucleotidi porti \u201cper caso\u201d alla elaborazione di una molecola di RNA (acido ribonucleico) utilizzabile, sarebbe stato necessario che la natura <strong>moltiplicasse i tentativi a casaccio<\/strong> nello spazio di almeno <strong>1015 anni<\/strong>\u00a0 (vale a dire 1 seguito da 15 zeri, cio\u00e8 <strong>un milione di miliardi di anni)<\/strong>, il che \u00e8 un tempo centomila volte pi\u00f9 esteso dell\u2019et\u00e0 di tutto il nostro universo)\u201d<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, proviamo a prestare un poco di attenzione. Gli scienziati calcolano, servendosi di sofisticatissimi programmi di computer, che per elaborare a caso una sola molecola di RNA di vuole un arco di tempo <strong>superiore di centomila volte l\u2019intera et\u00e0 dell\u2019universo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene da chiedersi come sia possibile ritenere ragionevole il caso. Se per una sola molecola ci sarebbe voluto tutto questo tempo, quanto altro tempo, quale quantit\u00e0 infinita, indeterminabile, non quantificabile di tempo ci sarebbe voluta per dare vita al nostro universo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ascoltiamo un altro esempio, <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">facile da ricordare<\/span><\/strong>. Ce lo fornisce un italiano, il prof. <strong>Bucci<\/strong>, del Campus Biomedico di Roma. A un convegno internazionale che aveva come tema \u201cLa probabilit\u00e0 nelle scienze\u201d, Bucci diceva: \u201c<em>Supponiamo che io vada in una grotta preistorica e vi trovi incisa, su una parete, una scritta, per esempio: \u201cNel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che la dritta via era smarrita\u201d, e che io dica ai miei colleghi: in questa grotta, a causa dell\u2019erosione dell\u2019acqua, della solidificazione dei carbonati e dell\u2019azione del vento, si \u00e8 prodotta, per caso, la prima frase della Divina Commedia. Non mi prenderebbero per matto? Eppure non avrebbero nulla da ridire se dicessi loro che si \u00e8 formata per caso la prima cellula vivente, che ha un contenuto di informazioni equivalente a <strong>5.<\/strong><strong>000 volte l&#8217;intera Divina Commedia<\/strong><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna riflettere \u2013 \u00e8 un invito che faccio a tutti &#8211; quando attribuiamo, o sentiamo attribuire, al caso l\u2019origine e l\u2019ordine dell\u2019universo. Dobbiamo riflettere per non cadere nel ridicolo. Se \u00e8 irragionevole attribuire al semplice caso la prima frase della Divina Commedia, <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">come possiamo attribuire al caso<\/span><\/strong> \u2013 dice il professor Bucci \u2013 l\u2019origine della prima cellula vivente. Che ha \u2013 ce lo ha detto lui \u2013 un contenuto di informazioni equivalente a 5.000 volte l\u2019intera Divina Commedia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo gi\u00e0 detto che cosa trovano gli scienziati dentro una sola cellula vivente <strong>53 miliardi<\/strong> di molecole proteiche, <strong>166 miliardi<\/strong> di molecole lipoidiche, <strong>2<\/strong>.<strong>900 miliardi<\/strong> di \u201cpiccole molecole\u201d e <strong>250.000 miliardi <\/strong>di molecole di acqua e in pi\u00f9 gli <strong>acidi nucleici. <\/strong>Tutto questo in una sola cellula. E tutta questa immensa, complessa, inimmaginabile struttura cellulare sarebbe <strong>sorta per caso?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma chi pu\u00f2 credere come seria, come scientifica, come ragionevole una ipotesi del genere?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Voglio fare un altro esempio che riguarda l\u2019irragionevolezza del caso. Lo traggo da uno scienziato di fama mondiale, recentemente scomparso: <strong>John Eccles<\/strong>, premio Nobel per la fisiologia e la medicina. Sentiamo le sue parole: \u201c<em>Supponiamo l\u2019esistenza di un magazzino immenso di pezzi aeronautici, tutti nelle loro casse o sugli scaffali. Un edificio enorme, mettiamo di mille chilometri per lato<\/em> (Milano-Reggio-Milano-Reggio). <em>Arriva un ciclone che, per centomila anni, fa roteare e scontrare tra loro quei pezzi. Quando finalmente si placa, dove c\u2019era il magazzino c\u2019\u00e8 una serie di quadrimotori, gi\u00e0 con le eliche che girano\u2026.Ecco: stando proprio alla scienza, le <strong>probabilit\u00e0 che il caso<\/strong> abbia creato la vita sono pi\u00f9 o meno quelle di questo esempio. <strong>Con, per giunta, un\u2019aggravante<\/strong>: da dove vengono i materiali del magazzino?<\/em>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho tratto questo esempio da un bellissimo libro di <strong>Vittorio Messori<\/strong>, intitolato <strong><em>Inchiesta sul Cristianesimo<\/em><\/strong>. Messori ricorda queste parole nel capitolo dedicato all\u2019intervista di Margherita Hack, una scienziata italiana, una delle ultime, che sostiene ancora il caso e che appare in televisione ogni volta che qualche scienziato parla di Dio per ricordare ai telespettatori che esistono anche scienziati non credenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre in quel libro trovo questo esempio. Lo fornisce un astronomo e matematico, <strong>Fred Hoyle<\/strong>, nato nel 1915. Dice Hoyle: \u201c<em>Ma \u00e8 possibile che il caso abbia\u00a0 prodotto anche soltanto gli oltre duemila enzimi necessari al funzionamento del corpo umano? Basta una piccola serie di calcoli al computer per rendersi conto che <strong>la probabilit\u00e0 che questo sia avvenuto casualmente<\/strong> \u00e8 pari alla probabilit\u00e0 di <strong>ottenere sempre 12, per 50.000 volte di fila,<\/strong> gettando due dadi sul tavolo (<\/em>due dadi non truccati, ovviamente<em>). Pi\u00f9 o meno la stessa probabilit\u00e0 del vecchio esempio della <strong>scimmia<\/strong> che, battendo su una macchina da scrivere, finirebbe con lo sfornare tutta intera la Divina Commedia, con capoversi e punteggiatura al punto giusto. E questo, ripeto, solo per gli enzimi, perch\u00e9 <strong>l\u2019improbabilit\u00e0 raggiunge livelli ben pi\u00f9 pazzeschi<\/strong> se ci si allarga a tutte le innumerevoli condizioni necessarie alla vita: tutti \u2018numeri\u2019 usciti da cilindro del caso? Se si risponde s\u00ec, <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">si esce dalla ragione<\/span><\/strong><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto \u00e8 significativo sentire dire da uno scienziato, che di ragione se ne intende, che fare ricorso al caso per spiegare la complessit\u00e0 dell\u2019universo <strong>vuol dire uscire dalla ragione<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma allora, non \u00e8 pi\u00f9 chi scopre l\u2019esistenza di Dio ad essere irragionevole, superstizioso, dogmatico, senza cultura; al contrario, stando a molti scienziati, \u00e8 chi si rif\u00e0 al caso ad essere dogmatico e non scientifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andiamo avanti. Nel 1966, il premio Nobel per la fisica veniva consegnato ad uno scienziato austriaco, <strong>Alfred Kastler<\/strong>, dichiaratamente ateo, non credente. Una volta, un giornalista francese lo interrog\u00f2 a proposito del caso e Kastler rispose con un esempio molto bello e <strong>facile da ricordare<\/strong>: \u201c<em>Supponiamo che nel corso di uno dei prossimi voli lunari venga esplorata la faccia sconosciuta della luna, cio\u00e8 quella che ci \u00e8 opposta e che non vediamo mai, ma che gli astronauti possono raggiungere. Fino ad oggi, essi sono sempre atterrati sulla parte visibile dalla terra perch\u00e9 le comunicazioni via radio rimangono possibili mentre non lo sono pi\u00f9 quando ci si trova sull\u2019altra faccia. Supponiamo che essi abbiano la sorpresa di scoprire una fabbrica automatica che produce alluminio: esistono attualmente sulla terra fabbriche completamente automatiche. Essi vedrebbero da un lato delle pale che scavano il suolo e raccolgono l\u2019allumina; dall\u2019altro le barre di alluminio che ne escono. Essi vi troverebbero apparecchiature tipiche della fisica, processi di elettrolisi, poich\u00e9 l\u2019alluminio viene prodotto mediante elettrolisi di una soluzione di allumina nella criolite. In altre parole, dopo aver esaminato questa fabbrica, essi constaterebbero solo il verificarsi di normali fenomeni fisici perfettamente spiegabili\u2026. con le leggi della causalit\u00e0. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si domanda Kastler<strong>: Essi ne dovrebbero forse concludere che il caso ha creato tale fabbrica, oppure che degli esseri intelligenti sono discesi sulla luna prima di loro e l\u2019hanno costruita? <\/strong>Ambedue queste possibilit\u00e0 di spiegazione sono reali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma pongo la domanda: <strong>sarebbe logico ritenete che il caso ha unito le molecole in modo tale da creare siffatta fabbrica automatica? <span style=\"text-decoration: underline;\">Nessuno<\/span> accetterebbe questa interpretazione<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbene, <strong>in un essere vivente<\/strong> troviamo <strong>un sistema infinitamente pi\u00f9 complesso<\/strong> di una fabbrica automatica. Voler ammettere che il caso ha creato tale essere <strong>mi sembra assurdo<\/strong>. Se esiste un programma, non posso ammettere programma senza programmatore\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">CONCLUSIONI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo sia giunto il momento di approssimarci alla conclusione di questa nostra conversazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli scienziati studiano, con sempre maggiore stupore, la grandezza, la bellezza, la complessit\u00e0 e le leggi che regolano l\u2019universo e la natura, il macro e il microcosmo. Questi stessi scienziati, anche se non credenti in Dio, sono portati ad <strong>escludere<\/strong> che il caso sia all\u2019origine di quello che loro stessi studiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi, sulla scorta delle loro affermazioni, sulla base dei dati e delle conoscenze che ci trasmettono, noi crediamo \u2013 come diceva l\u2019ateo Alfred Kastler \u2013 che sia del tutto ragionevole <strong>ipotizzare<\/strong>, di fronte ad un programma, l\u2019esistenza di un <strong>programmatore<\/strong>. <strong>Questo programmatore dell\u2019universo, questo architetto dell\u2019universo creato \u00e8 Dio. Non \u00e8 il caso!<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra ragione si ferma qui. <strong>E\u2019 molto poco<\/strong> \u2013 lo dobbiamo dire \u2013 rispetto a quello che Dio stesso ci ha fatto conoscere di Lui attraverso Ges\u00f9, il Vangelo e la Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche se \u00e8 molto poco \u00e8 comunque qualcosa. E\u2019 un inizio: l\u2019inizio di un cammino che la ragione dell\u2019uomo pu\u00f2 fare e che dovrebbe spingere lo stesso uomo ad aprirsi a quella Verit\u00e0 che lui \u2013 uomo \u2013 non pu\u00f2 trovare da solo, con le sue forzze, con la sua intelligenza, ma che Dio ci ha fatto conoscere in Ges\u00f9 Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E la Verit\u00e0 \u00e8 questa: Dio ci <span style=\"text-decoration: underline;\">ama<\/span>, ci <span style=\"text-decoration: underline;\">salva<\/span>, in Lui ogni uomo realizza se stesso pienamente. In Dio trova <strong>riposo la nostra ragione<\/strong>, in Dio troviamo il <strong>senso della nostra vita<\/strong>, la <strong>risposta alle nostre domande<\/strong> e, soprattutto, in Dio noi <strong>vinciamo la morte<\/strong> che tutti ci attende per iniziare quella vita eterna del Paradiso che \u00e8 la gioia e la felicit\u00e0 piena senza mai fine.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=216\">vai alla prima parte\u00a0\u00a0<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Breve corso di apologetica Conversazione di Giampaolo Barra , direttore del periodico Il Timone a Radio Maria,Trasmissione n.32 del 13\u00a0marzo 2004<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/lateismo-seconda-parte\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":35561,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[157],"class_list":["post-1575","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-chiesa","tag-chiesa-2","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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