{"id":1499,"date":"2005-09-29T14:49:11","date_gmt":"2005-09-29T12:49:11","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-04-27T12:48:45","modified_gmt":"2016-04-27T10:48:45","slug":"autonomia-delle-scienze-amp-libert-di-ricerca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/autonomia-delle-scienze-amp-libert-di-ricerca\/","title":{"rendered":"Autonomia delle scienze e libert&agrave; di ricerca"},"content":{"rendered":"<div align=\"center\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-33519\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/ricerca.jpg\" alt=\"ricerca\" width=\"250\" height=\"166\" \/>Pubblicato su <strong>Studi Cattolici<\/strong> n. 532<\/p>\n<p>giugno 2005<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Le riflessioni qui sviluppate da Giuseppe Tanzella-Nitti, docente di Teologia fondamentale presso la Pontificia Universit\u00e0 della Santa Croce in Roma, delineano un vero e proprio programma di istruzioni per l\u2019intellettuale cristiano attivo nel mondo della cultura e della ricerca, luoghi in cui ampiamente diffuse sono le posizioni relativiste in ordine alla verit\u00e0 e al bene . Rilevata l\u2019importanza dei rapporti dialogici all\u2019interno delle comunit\u00e0\u00a0 elaboratici di saperi e sottolineate alcune peculiarit\u00e0 della proposta antropologica cristiana come l\u2019apertura alla domanda metafisico-religiosa, la razionalit\u00e0 intrinseca dell\u2019impresa conoscitiva o la libert\u00e0 di scelte operative conformi alla dignit\u00e0 dell\u2019essere umano, l\u2019autore porta a tema l\u2019autonomia della ricerca scientifica, mostrandone alla luce della retta ragione\u00a0 (e contro la pretesa laicistica della incompatibilit\u00e0) la piena armonia con la professione di fede del credente, impegnato anch\u2019egli con colleghi e collaboratori a promuovere \u2013 attraverso lo studio delle leggi naturali e le loro applicazioni tecniche \u2013 le pi\u00f9 nobili aspirazioni dell\u2019uomo. Di queste, che nel Vangelo attingono orizzonti soprannaturali, il cristiano \u2013 conclude Tanzella-Nitti \u2013 deve saper rendere buona testimonianza<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Di <strong>Giuseppe Tanzella-Nitti<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiunque si dedichi alla ricerca e al lavoro universitario riconosce nella libert\u00e0 di ricerca e nell\u2019autonomia delle scienze due caratteristiche imprescindibili della propria attivit\u00e0. Non \u00e8 infrequente che qualcuno si domandi come tali richieste possano armonizzarsi con la pretesa del cristianesimo di sostenere l\u2019esistenza e la conoscenza di una verit\u00e0 normativa per tutti, con precise esigenze anche sul piano etico. Il credente pu\u00f2 anche chiedersi come comportarsi quando la sua fede sembra entrare in conflitto, o forse in semplice disaccordo, con la cultura dominate nell\u2019ambiente scientifico e culturale in cui si muove.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 nemmeno infrequente che si finisca con l\u2019optare per una soluzione \u2013 apparentemente obbligata, ma assi poco evangelica \u2013 di considerare la fede in Ges\u00f9 Cristo\u00a0 un fatto sostanzialmente privato, capace di illuminare l\u2019ambito della vita personale e familiare, ma non quello della propria attivit\u00e0 pubblica. Eppure, a ben riflettere tale soluzione lascia insoddisfatti, perch\u00e9 ogni ricercatore avverte viva l\u2019esigenza di ci\u00f2 che potremmo chiamare \u00abunit\u00e0 di vita intellettuale\u00bb, desidera comprendere come la propria fede abbia pieno diritto di cittadinanza nel lavoro di ricerca e di insegnamento che egli svolge quotidianamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Oltre il fideismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche tempo fa ho assistito a un episodio a mio avviso assai istruttivo, in occasione di una riunione\u00a0 in cui si parlava di bioetica, e che radunava attorno allo stesso tavolo politici e filosofi, laici e credenti. Nel corso della discussione, un parlamentare italiana\u00a0 di area laica, esponente di un pensiero non credente, si rivolgeva cos\u00ec a una professoressa universitaria cattolica: \u00abVedi\u00bb, le diceva, \u00abdobbiamo convincerci che esistono <em>due<\/em> bioetiche, una laica e una cattolica e queste sono irriducibili: non abbiamo, n\u00e9 potremo mai avere un linguaggio comune; dobbiamo solo imparare a rispettarci e a convivere; con la differenza che la tua, per essere una bioetica cattolica, non \u00e8 proponibile a tutto il popolo italiano, perch\u00e9 confessionale, mentre la mia, per essere laica, \u00e8 l\u2019unica che pu\u00f2 servire da base al legislatore\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema suscitato, \u00e8 facile comprenderlo, va al di l\u00e0 ella situazione italiana e della stessa bioetica, ma \u00e8 di portata generale, come si vede per esempio nel dibattito sorto circa l\u2019opportunit\u00e0 o meno di un riferimento al cristianesimo nella Carta costituzionale dell\u2019Unione europea. A prima vista, l\u2019obiezione della parlamentare di area laica potrebbe sembrare persuasiva, specie quando non si possiedono argomenti sufficienti per mostrare la <em>ragionevolezza <\/em>\u00a0della posizione cristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 ormai frequente assistere a obiezioni, le quali, in forza di una mal compresa liber\u00e0 di coscienza, qualificano come \u00abconfessionali\u00bb posizioni che sono invece sostenibili sulla base di una retta ragione, come accade oggi per molti problemi legati all\u2019educazione, alla vita umana, al senso e alla dignit\u00e0 della procreazione, ai rapporti relazionali in una famiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I credenti sono oggi spesso protagonisti <em>passivi<\/em> di una \u00aboperazione culturale\u00bb che mira a togliere credibilit\u00e0 alla concezione cristiana\u00a0 della persona umana, all\u2019esistenza di una verit\u00e0 capace\u00a0 di accomunare tutti gli uomini e al dovere morale di cercarla, che nega il carattere assolutamente singolare ella specie umana e la sua trascendenza sulla natura e sulle altre specie biologiche. Sostenere tali concezioni, si dice, sarebbe sostenere una tra le tante possibili visioni filosofiche presenti un una societ\u00e0 pluralista. Alla base dio questo spesso elogiato relativismo vi sono, come \u00e8 noto, il rifiuto delle nozioni di legge naturale, quello di retta ragione, e il rifiuto di un\u2019etica virtuosa, non convenzionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, questi ultimi sono tutti aspetti \u2013 \u00e8 bene ricordarlo \u2013 che nella cultura umana hanno preceduto l\u2019irrompere della proposta cristiana, e che costituivano un complesso di conoscenze veritative sull\u2019uomo, la sua dignit\u00e0 e il suo destino, conoscenze che furono assunte, e poi in certo modo \u00abrivelate\u00bb, dal Vangelo cristiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La societ\u00e0 contemporanea pare trovarsi in una terribile contraddizione: da una parte essa non intende rinunciare a dei valori fondativi di chiara matrice cristiana dei quali non pu\u00f2 parlare e di tale societ\u00e0 rappresentano ancora i punti di riferimento: dalla giustizia alla libert\u00e0, dai diritti della persona alla solidariet\u00e0; dall\u2019altra parte, essa si riconosce incapace di sostenerli in modo corrente, perch\u00e9 la societ\u00e0 odierna ha perso il contesto religioso e culturale che li animavano, che ne rappresentava la linfa, vedendosi cos\u00ec costretta a difenderli senza troppa convinzione, e sempre relativizzandoli alle leggi del consenso o del mercato (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il compito di un intellettuale cristiano apparirebbe a questo punto duplice. Da una lato restituire queste nozioni alla loro piena verit\u00e0 evangelica, mostrando la continuit\u00e0 on la migliore riflessione filosofica che ha preceduto il cristianesimo, perch\u00e9 fin dal suo apparire l\u2019uomo si \u00e8 interrogato sul suo Creatore ed \u00e8 stato capace di riconoscerlo nella voce della propria coscienza\u00a0 e nello spettacolo della natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019altro mostrare che solo in Ges\u00f9 Cristo le pi\u00f9 alte ispirazioni dell\u2019uomo trovano il loro compimento, e che solo vivendo in lui e di lui, il servizio all\u2019uomo trova le sue motivazioni ultime, diviene credibile, e pu\u00f2 essere sostenuto nelle circostanze di contraddizione e di prova. In poche parole si potrebbe forse dire che compito dell\u2019intellettuale\u00a0 cristiano \u00e8 oggi manifestare la convergenza che esiste fra umanesimo e cristianesimo , con tutte le sue conseguenze; convergenza assicurata dalla centralit\u00e0 dell\u2019incarnazione del Verbo e della verit\u00e0 della natura umana da lui pienamente assunta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con parole del Concilio Vaticano II, \u00abchiunque segue Cristo, l\u2019uomo perfetto, si fa lui pure pi\u00f9 uomo\u00bb (<em>Gaudium et spes<\/em>, n. 41). La tradizione dogmatica cristiana aveva forgiato, gi\u00e0 a partire dai primi secoli dell\u2019era cristiana, la formula cristologica\u00a0 <em>perfctus Deus<\/em> <em>perfectus homo <\/em>proprio per indicare tale convergenza, e assicurare che tutto ci\u00f2 che \u00e8 cristiano, appunto per questo \u00e8 anche profondamente e autenticamente umano (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di una convinzione che ha animato fin dall\u2019inizio il magistero di Giovanni Paolo II. Ges\u00f9 Cristo, affermava nell\u2019enciclica <em>Redemptor hominis <\/em>(1979), \u00ab\u00e8 la via a ciascun uomo. Sui questa via che conduce da Cristo all\u2019uomo, su questa via sulla quale Cristo di unisce a ogni uomo, la Chiesa non pu\u00f2 essere fermata da nessuno\u00bb (n.13). Solo un mese dopo la sua elezione come successore di Pietro, papa Woityla si rivolgeva ai docenti e agli studenti dell\u2019Univesit\u00e0 Cattolica con queste parole: \u00abSe \u00e8 vero che <em>l\u2019homme passe infiniment l\u2019homme<\/em>, come ha scritto Pascal, allora bisogna dire che la persona umana non tova una piena realizzazione di se stessa che in riferimento a colui che costituisce la ragione fondante di tutti i nostri giudizi sull\u2019essere, sul bene, sulla bellezza. E siccome l\u2019infinita trascendenza di questo Dio che qualcuno ha indicato come il totalmente altro si \u00e8 avvicinata a noi in Ges\u00f9 Cristo fattosi carne ed essere totalmente partecipe della nostra storia <em>bisogna allora<\/em> <em>concludere che la fede cristiana abilita noi credenti<\/em> <em>a interpretare meglio di qualsiasi altro, <\/em>le istanze pi\u00f9 profonde dell\u2019essere umano e a indicare con serena e tranquilla sicurezza le vie e i mezzi di un pieno appagamento\u00bb (3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parole certamente forti ma non improvvisate, perch\u00e9 espressione della carica esistenziale e teologale che il vangelo non ha mai perso e che spetta a noi cristiani saper riproporre, con dono di lingue, nella societ\u00e0 contemporanea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Da cristiani in una societ\u00e0 pluralista<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma torniamo alla domanda da cui siamo partiti: come far dialogare, in una societ\u00e0 pluralista, in modo rispettoso ma al tempo stesso convincente, i cristiani e coloro che non hanno fede in Ges\u00f9 Cristo? Possiamo qui proporre solo alcuni semplici spunti, ciascuno dei quali meriterebbe uno sviluppo a s\u00e9 dedicato, ma il cui seppur breve richiamo pu\u00f2 egualmente servire a schizzare qual \u00e8 il quadro concettuale in cui, a mio avviso, un intellettuale cristiano dovrebbe muoversi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In primo luogo non bisognerebbe temere di rifarsi all\u2019essere umano come a un essere <em>naturaliter\u00a0 religiosus<\/em>, e presentarlo cos\u00ec in ci\u00f2 che si scrive e si insegna. La storia della cultura umana mostra l\u2019apertura dell\u2019uomo alla verit\u00e0, al bene, a Dio. Negarlo vorrebbe dire non comprendere pi\u00f9 l\u2019uomo, n\u00e9 la sua storia e, in definitiva, smarrirne\u00a0 la specificit\u00e0. In sostanza, il discorso su Dio appartiene alla cultura umana, al punto da poter affermare che non esista, in senso stretto, una cultura <em>laica,<\/em> se vogliamo intendere l\u2019espressione nel senso di una cultura <em>atea<\/em>. La cultura di un popolo, infatti, non \u00e8 altro che lo strutturarsi, attraverso le espressioni dell\u2019arte, della letteratura, della musica, le creazioni dell\u2019ingegno e della vita dello spirito, di domande che nella loro essenza sono profondamente religiose: chi sono, da dove vengo, dove vado, che cosa \u00e8 il mondo, perch\u00e9 renderlo pi\u00f9 umano\u2026 Sono precisamente queste domande ad aver fatto emergere l\u2019uomo sulla natura, facendone un essere <em>culturale.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo non si dovrebbero mai accettare contrapposizioni\u00a0 fra cristianesimo e ragione: tutto ci\u00f2 che la retta ragione\u00a0 conosce e giustifica trova spazio nella fede cristiana. Esiste un linguaggio della ragione che lega tutti gli uomini e questo linguaggio lo parlano i cristiani. La pertinenza e la necessit\u00e0 di ricordare questo legame costitutivo fra cristianesimo e ragione \u00e8 stata lungamente sviluppata dall\u2019enciclica di Giovanni Paolo II <em>Fides et ratio<\/em> (1998), e diviene oggi di particolare attualit\u00e0, specie perch\u00e9 il rapporto con la ragione filosofica non pare scontato, n\u00e9 specificatamente sviluppato, in tradizioni religiose diverse da quella ebraico-cristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In terzo luogo non andrebbero mai accettate contrapposizioni tra verit\u00e0 e libert\u00e0. Uno de compiti oggi prioritari, forse in campo educativo ancor prima che filosofico o teoretico, \u00e8 quello di insegnare\u00a0 a comprendere il vero senso della libert\u00e0, che non consiste nella libert\u00e0 di essere ci\u00f2 che per natura non si \u00e8, ma nel realizzare liberamente ci\u00f2 che per natura si \u00e8 chiamati ad essere. Per il cristiano, l\u2019affermazione di conoscere la verit\u00e0 non si trasforma mai in intolleranza. Egli ha infatti fiducia che ogni uomo pu\u00f2 riconoscere questa verit\u00e0 ascoltando la voce della propria coscienza e osservando la natura che lo circonda. Il cristiano invita all\u2019ascolto, al raccoglimento, esortando a porsi di fronte a Dio con onest\u00e0 e intelligenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 piuttosto il relativismo che conduce all\u2019intolleranza, perch\u00e9 quando non c\u2019\u00e8 nessuna verit\u00e0 da cercare, tutto \u00e8 permesso. In un clima relativista i vincoli imposti in ambito etico restano puramente convenzionali: essi sono sempre negoziabili e rivendicabili, soggiacendo cos\u00ec pi\u00f9 facilmente alla legge del pi\u00f9 forte, o restando condizionati all\u2019abilit\u00e0 di chi \u00e8 pi\u00f9 esperto nel generare o manipolare i consensi della piazza. Nel dialogo col suo interlocutore il credente pu\u00f2 giungere fino a riconoscere \u2013 perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec \u2013 che egli non possiede tutta la verit\u00e0, purch\u00e9 il suo interlocutore ammetta che una verit\u00e0 esiste, e che si possa cercarla insieme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 a partire da uno sviluppo di questi punti appena richiamati, e di molti altri a essi certamente collegati, che si pu\u00f2 fondare un diritto del cristiano a confessare la propria proposta antropologica e teologica nei luoghi dove si fa ricerca e cultura. Vi \u00e8 un motivo antropologico, perch\u00e9 senza la religione non si comprende chi \u00e8 l\u2019uomo; un motivo storico, perch\u00e9 la Rivelazione ebraico-cristiana ha segnato le sorti della vita sociale, del progresso tecnico-scientifico e perfino dell\u2019organizzazione politica del mondo occidentale, e di quei popoli che hanno ricevuto il suo influsso; e infine un motivo di carattere squisitamente culturale, perch\u00e9 il cristianesimo \u00e8 stato sorgente di pensiero e di cultura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Basterebbe considerare, per esempio, che senza conoscere che cosa voglia dire mistero dell\u2019incarnazione\u00a0 o mistero del Dio uno e trino , non si capirebbe appieno la <em>Divina<\/em> <em>Commedia <\/em>di Dante o la <em>Fenomenologia dello Spirito<\/em> di Hegel, la mistica di Pascal o il nichilismo di Nietzche; senza un\u2019idea precisa della storia della salvezza e delle sue diverse tappe, resterebbero in ombra i contenuti delle principali opere d\u2019arte, non capiremmo che cosa vogliano dire la Cappella Sistina o l\u2019architettura delle cattedrali gotiche; senza un\u2019esperienza del dramma del peccato e della redenzione non potremmo accedere appieno al contenuto delle opere di Dostoevkij o di Goethe, di Shakespeare o di Cald\u00e9ron de la Barca; senza la conoscenza dell\u2019universalit\u00e0 del sacrificio redentivi della Croce, non capiremmo le moderne acquisizioni\u00a0 del diritto o della filosofia politica; senza la fede in un Creatore personale che garantisca la razionalit\u00e0 e la intelligibilit\u00e0 del mondo, il valore universale delle sue leggi, non avrebbe alcun senso per l\u2019impresa scientifica cercare la verit\u00e0; senza l\u2019idea cristiana che la storia ha avuto un\u2019origine e punta verso un fine, e non viene riazzerata dai ciclo dell\u2019eterno ritorno, sarebbe difficile per l\u2019uomo costruire il suo stesso progresso, o almeno farlo in modo esistenzialmente significativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Esiste una scienza neutra?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Resta da affrontare pi\u00f9 da vicino l\u2019interrogativo riguardante la compatibilit\u00e0 fra libert\u00e0 di ricerca o autonomia della scienza da un lato, e l\u2019affermazione di una prospettiva etica <em>cristianamente ispirata<\/em> dall\u2019altro. La precisazione \u00abcristianamente ispirata \u00bb si rende qui necessaria perch\u00e9 non \u00e8 una qualsiasi prospettiva etica che ci interessa, ma quella che\u00a0 si riconosce fondata su una relazione creaturale e dunque aperta alla rivelazione di un Creatore capace di farsi vicino all\u2019uomo fino a diventare, Egli stesso, uomo per noi. Secondo un diffuso modo di pensare, la religione cristiana rappresenterebbe un certo ostacolo all\u2019autonomia del sapere scientifico. Le espressioni \u00abautonomia della scienza\u00bb e \u00ablibert\u00e0 di ricerca\u00bb, non sarebbero compatibili con alcuna prospettiva religiosa, tanto meno con un\u2019idea normativa di verit\u00e0 e di morale , come quelle associate alla proposta cristiana . L\u2019impresa tecnico-scientifica dovrebbe mantenere, in sostanza, una rigorosa neutralit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla base di questa concezione vi \u00e8 l\u2019idea che la filosofia o la religione rappresentino qualcosa di eteronomo rispetto alla conoscenza proveniente dalle scienze. Secondo tale visione, il compito della filosofia, dell\u2019etica in particolare, sarebbe al pi\u00f9 quello di porre dei limiti (se si preferisce, dei paletti) alla ricerca scientifica. Nel caso della religione, questi paletti sarebbero in realt\u00e0 delle muraglie al di l\u00e0 delle quali ricacciare gli scienziati desiderosi di conoscere fino in fondo i misteri della vita e di impiegarne le scoperte nei diversi ambiti applicativi. Se la scienza si lasciasse circoscrivere da mura o paletti, limitando la sua attivit\u00e0, essa finirebbe col perdere la propria autonomia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una simile visione delle cose, in realt\u00e0 sta erroneamente attribuendo alla filosofia \u2013 tanto alla metafisica o alla filosofia della natura, quanto all\u2019etica \u2013 il compito di limitare l\u2019oggetto o il soggetto delle scienze; sta dimenticando che il vero ruolo del sapere filosofico \u00e8 invece quello di mostrare i fondamenti dell\u2019attivit\u00e0 scientifica. Il sapere filosofico, in quanto sapere meta-empirico, fonda in modo inespresso ma reale, ogni metodo scientifico, rendendolo possibile; la riflessione etica fonda, in modo anch\u2019esso implicito, ogni attivit\u00e0 dello scienziato, il quale per agire ha sempre bisogno di ragioni, di fini, siano essi l\u2019amore alla verit\u00e0, la semplice curiosit\u00e0 di conoscere, l\u2019affermazione delle proprie idee o talvolta, disgraziatamente, il solo profitto economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma neanche la dimensione religiosa \u00e8 del tutto eteronoma rispetto all\u2019attivit\u00e0 delle scienze. Essa opera sul prolungamento della dimensione filosofico-conoscitiva, quando il soggetto giunge a interrogarsi sul perch\u00e9 della ricerca del vero o si stupisce di fronte alla complessit\u00e0 e alla bellezza della vita. La dimensione religiosa agisce poi sul prolungamento\u00a0 di quella etica, quando lo scienziato si interroga sui perch\u00e9 davvero <em>ultimi<\/em>: su che cosa si fonda la normale morale? Che ne garantisce la verit\u00e0? Verso chi sono responsabile delle mie azioni? In sostanza, autonomia della scienza e dello scienziato non vogliono dire indipendenza dal sapere filosofico e neanche dalla dimensione etica, perch\u00e9, senza l\u2019uno e senza l\u2019altra, non vi sarebbero n\u00e9 conoscenza scientifica n\u00e9 motivazioni che possano sorreggere l\u2019attivit\u00e0 di chi opera nella ricerca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda la libert\u00e0 di ricerca, a riprova della delicatezza del tema pu\u00f2 essere significativo ricordare i risultati dello studio commissionato dalla Fondazione Agnelli risalente gi\u00e0 anni or sono. In base a questa ricerca, la gran maggioranza degli scienziati che si dichiaravano credenti riteneva possibile una reale\u00a0 conflittualit\u00e0 tra libera ricerca e verit\u00e0 della fede, e vi era la chiara tendenza\u00a0 &#8211; interrogati su questo punto \u2013 a porre la libert\u00e0 di ricerca al vertice pi\u00f9 alto delle priorit\u00e0 da seguire (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni riflessione sulla libert\u00e0 di ricerca dovrebbe, a mio avviso, partire dalla constatazione che questa non la si pu\u00f2 comprendere, n\u00e9 pu\u00f2 costituirsi filosoficamente, come libert\u00e0 <em>della scienza<\/em>, ma \u00e8 sempre <em>libert\u00e0 del soggetto<\/em>. In senso stretto, la libert\u00e0 di ricerca non esiste, perch\u00e9 la libert\u00e0 pu\u00f2 predicarsi solo di un soggetto personale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 in questo senso, per esempio, che parliamo di libert\u00e0 di espressione o di libert\u00e0 religiosa. In quanto atto del soggetto, a tale libert\u00e0 vi \u00e8 pertanto collegata la percezione di una corrispondente responsabilit\u00e0: come per la persona umana la libert\u00e0 non pu\u00f2 comprendersi come libert\u00e0 di essere ci\u00f2 che non si \u00e8, ma solo di diventare e di realizzare ci\u00f2 che si \u00e8 chiamati a essere, cos\u00ec la libert\u00e0 di ricerca non pu\u00f2 comprendersi come libert\u00e0 di fare tutto ci\u00f2 che sia scientificamente possibile e tecnicamente praticabile, ma come libert\u00e0 di orientare la scienza verso quei fini\u00a0 che le sono propri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale orientamento lo compie il soggetto. La libert\u00e0 di ricerca\u00a0 si rivela anch\u2019essa, analogamente a ogni altra dimensione della libert\u00e0 umana, come autodeterminazione che trova il suo pieno compimento nell\u2019opzione per la verit\u00e0 e per il bene. Non \u00e8 libert\u00e0 normativa, ma libert\u00e0 normata da una natura e da una verti\u00e0 che devono essere lette nelle cose e non poste <em>a priori<\/em> dal soggetto. Questa verit\u00e0 e questa natura non sono stabilite in modo eteronomo, ma scoperte e conosciute in piena autonomia dallo scienziato .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una scienza che rinunciasse al suo legame con la verit\u00e0 e accettasse una visione meramente strumentale e funzionalista della sua attivit\u00e0, perderebbe proprio per questo la sua autonomia, lasciando che la finalit\u00e0 del suo operare vengano determinate da forze a essa esterne, come l\u2019economia, il gioco dei consensi o il potere politico. Cos\u00ec lo ricordava Giovanni Paolo II in un noto discorso rivolto agli scienziati e agli studenti nella cattedrale di Colonia (1980): \u00abSe la scienza \u00e8 intesa essenzialmente come \u201cun fatto tecnico\u201d, allora la si pu\u00f2 concepire come ricerca di queoi processi che conducono ad un successo di tipo tecnico. Come \u201cconoscenza\u201d ha valore quindi ci\u00f2 che conduce al successo. Il mondo, a livello di dato scientifico, diviene un semplice complesso di fenomeni manipolabili, l\u2019oggetto della scienza\u00a0 una connessione funzionale, che viene analizzata soltanto in riferimento alla sua funzionalit\u00e0. Una tale scienza pu\u00f2 concepirsi soltanto come pura funzione. Il concetto di verit\u00e0 diventa quindi superfluo, anzi talvolta viene esplicitamente rifiutato. La stessa ragione appare, in definitiva, come semplice funzione o come strumento di un essere che trova ilo senso della sua esistenza fuori della conoscenza e della scienza [\u2026]. In questo spazio rimasto vuoto irrompono\u00a0 improvvisamente le ideologie. Esse si danno talvolta l\u2019aria di \u201cscientificit\u00e0\u201d, in realt\u00e0 attingono la loro forza di persuasione dallo stringente bisogno di risposta al problema dei significati e dell\u2019interesse di cambiamento sociale o politico. La scienza puramente funzional4e, destituita di valore e di verit\u00e0 pu\u00f2 essere completamente asservita da queste ideologie\u00bb (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricerca della verit\u00e0 scientifica \u2013 cui la libert\u00e0 di ricerca \u00e8 in ultimo termine orientata e per la quale difende la sua autonomia \u2013 non procede semplicemente indagando tutte le strade tecnicamente percorribili, indipendentemente da questioni di altro genere, a volte assai rilevanti, che la scelta di tali percorsi potrebbe implicare; non \u00e8 nella continua \u00abnovit\u00e0\u00bb della sperimentazione o dell\u2019applicazione a qualunque costo che si affida normalmente il compito di rivelare i segreti pi\u00f9 profondi della natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esistenza di criteri\u00a0 morali che possono consigliare o sconsigliare\u00a0 la scelta di particolari itinerari di ricerca non \u00e8 per lo scienziato qualcosa di nuovo, perch\u00e9 egli \u00e8 comunque abituato a realizzare il suo studio in conformit\u00e0 con numerosi criteri limitativi: disponibilit\u00e0 di risorse materiali o umane, competenze adeguate, fattori ambientali o naturali legati all\u2019occorrenza dei fenomeni da studiare, legislazione esistente in materia, e altri ancora,; i quali, senza essere avvertiti come vincoli coercitivi alla propria libert\u00e0 di ricerca, condizionano inevitabilmente le strade da intraprendere nel proprio lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, la scomponibilit\u00e0 della legittima libert\u00e0 di ricerca con una dimensione etica e morale presente nell\u2019attivit\u00e0 della scienza\u00a0 non andrebbe interpretata nei soli termini di un\u2019\u00abetica del limite\u00bb, come risultato di un accordo su esperimenti, applicazioni o procedimenti che debbano essere evitati o del tutto esclusi. Sebbene a livello pragmatico e legislativo ci\u00f2 si renda necessario e divenga la prima strada percorribile, un\u2019etica del limite presenta essa stessa i propri limiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta compresa come partecipazione alla libert\u00e0 \u00abdella persona\u00bb, la libert\u00e0 di ricerca \u00e8 chiamata a manifestare anch\u2019essa quella dimensione virtuosa che deve illuminare l\u2019esercizio della libert\u00e0 personale. La virt\u00f9 non si muove n\u00e9 si sviluppa \u00abentro i confini imposti da un limite\u00bb. Sia esso posto dall\u2019esterno, o riconosciuto come ragionevole dall\u2019interno: lo scienziato si dirige al bene in modo illimitato, perch\u00e9 \u00ablibero\u00bb e ricerca dunque le strade verso la verit\u00e0 e il bene secondo un criterio di crescita virtuosa, non di limitazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre a proposito della nozione di autonomia, non \u00e8 senza interesse ricordare una nota pagina del Concilio Vaticano II, tratta dalla <em>Gaudium et spes<\/em> (1965): \u00abSe per autonomia delle realt\u00e0 terrene intendiamo le cose create e le stesse societ\u00e0 hanno leggi e valori propri, che l\u2019uomo gradatamente deve scoprire, usare e ordinare, allora si tratta di una esigenza legittima, che non solo \u00e8 postulata dagli uomini del nostro tempo, ma \u00e8 anche conforme al volere del Creatore. Infatti \u00e8 dalla loro stessa condizione di creature che le cose tutte ricevono la loro propria consistenza, verit\u00e0, bont\u00e0, le loro leggi proprie e il loro ordine; e tutto ci\u00f2 che l\u2019uomo \u00e8 tenuto a rispettare, riconoscendo le esigenze di metodo proprie di ogni singola scienza o arte\u00bb. Il riferimento al rispetto di una \u00ablegge propria\u00bb presente nelle creature \u00e8 esplicito e puntuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un\u2019autonomia che coinvolge anche \u00abil metodo di ogni singola scienza\u00bb, il cui essere vincolato alla verit\u00e0 non si traduce in restrizione o sconfinamento, ma in fedelt\u00e0 al proprio oggetto formale e in onest\u00e0 di ricerca. \u00abSe invece con l\u2019espressione \u201cautonomia delle realt\u00e0 temporali\u201d\u00bb, continua il Concilio, \u00absi intende che le cose create non dipendono da Dio, che l\u2019uomo pu\u00f2 adoperarle senza riferirle al Creatore, allora non vi \u00e8 chi riconosca Dio e non avverta quanto false siano tali opinioni. La creatura, infatti, senza il Creatore svanisce. Del resto tutti coloro che credono, a qualunque religione appartengano, hanno sempre inteso la voce e la manifestazione di Lui nel linguaggio delle creature. Anzi, l\u2019oblio di Dio priva di luce la creatura stessa\u00bb (n.36).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto che merita di essere sottolineato nel brano appena letto \u00e8 che la non percorribilit\u00e0 di una nozione di autonomia, intesa come totale indipendenza e autofondazione, non viene stabilita sulle basi della Rivelazione biblica, ma ancorata a ci\u00f2 che potremmo chiamare una rivelazione naturale comune a tutte le religioni, alla capacit\u00e0 che l\u2019uomo ha di cogliere l\u2019Assoluto come ragione ultima del contingente, una riflessione disponibile a ogni filosofia che possegga un\u2019istanza metafisica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In linea con queste riflessioni si colloca ancora un importante discorso di Giovanni Paolo II all\u2019Assemblea plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze (2000). Facendo appello alla ragione e non a una visione confessionale, e nel contesto dei rapporti tra sapienza umanistico-filosofica e scienza naturali, il Papa affermava che parlare di dimensione umanistica nella scienza \u00abnon vuol dire temere che si prospetti una sorta di \u201ccontrollo umanistico sulla scienza\u201d, quasi che, sul presupposto di una tensione dialettica tra questi due ambiti del sapere, fosse compito delle discipline umanistiche\u00a0 dirigere e orientare in modo estrinseco i risultati e le aspirazioni delle scienze naturali, protese verso la realizzazione\u00a0 di sempre nuove ricerche e l\u2019allargamento dei loro orizzonti applicativi [\u2026]. Le responsabilit\u00e0 etiche e morali collegate alla ricerca scientifica possono essere colte come un\u2019esigenza interna della scienza in quanto attivit\u00e0 pienamente umana, non come un controllo, o peggio un\u2019imposizione, che giunga dal di fuori. L\u2019uomo di scienza sa perfettamente, dal punto di vista delle sue conoscenze, che la verit\u00e0 non pu\u00f2 essere negoziata, oscurata, o abbandonata alle libere convenzioni o agli accordi fra gruppi di potere, le societ\u00e0 o gli Stati. Egli, dunque, a motivo del suo ideale di servizio alla verit\u00e0, avverte una speciale responsabilit\u00e0 nella promozione dell\u2019umanit\u00e0, non genericamente o idealmente intesa, ma come promozione di tutto l\u2019uomo e di tutto ci\u00f2 che \u00e8 autenticamente umano\u00bb (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il cristiano, testimone della speranza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Osservando la forte domanda religiosa che la societ\u00e0 odierna, nonostante le sue incertezze e i suoi frastorni, formula in tanti modi, spesso inconsapevolmente, siamo portati a ritenere che, dietro una scomposta ricerca del sacro, si nascondano una profonda sete di Dio e una sincera preoccupazione per l\u2019uomo. Occorre discernere e purificare queste richieste, non avendo timore di mostrare che il cristianesimo non \u00e8 una religione fatta \u00aba misura dell\u2019uomo\u00bb, come lo sono invece le ingannevoli seduzioni delle s\u00e9tte, perch\u00e9 l\u2019incontro con Ges\u00f9 Cristo\u00a0 reca con s\u00e9 lo scandalo della Croce, la logica del perdere la vita per ritrovarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguendo il monito di san Paolo, \u00ab\u00e8 forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? [\u2026] Vi dichiaro dunque, fratelli, che il Vangelo da me annunziato non \u00e8 modellato sull\u2019uomo; infatti io non l\u2019ho ricevuto n\u00e9 l\u2019ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Ges\u00f9 Cristo\u00bb (<em>Gal <\/em>1, 10-12). Proprio lo scandalo e il paradosso della Croce rappresentano in fondo la garanzia pi\u00f9 autentica che siamo di fronte a una parola e a una logica divine, non umane, ricevute per grazia e non costruite a tavolino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Operando nel mondo dell\u2019universit\u00e0 e della cultura, e proprio nel rispetto della legittima autonomia delle scienze, il cristiano deve saper valorizzare la dimensione positiva intrinseca a ogni ricerca scientifica, restituendole la sua dignit\u00e0 di ricerca del vero e del bene comune in favore dell\u2019uomo. Il testimone del Vangelo non deve rinunciare a capire le trasformazioni tecnologiche della societ\u00e0 in cui vive, ma deve adoperarsi per orientare tali trasformazioni verso quell\u2019umanizzazione della terra, che \u00e8 insieme mandato ricevuto da Dio nella prima creazione e partecipazione alla logica della nuova creazione inaugurata da Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questo potr\u00e0 farlo solo nella misura in cui ne comprende, con vera professionalit\u00e0, leggi e dinamiche. Una speciale valorizzazione la meritano le aperture della ricerca scientifica verso interrogativi di ordine filosofico e non di rado teologico. Sebbene percepiti, a volte, solo nella misura in cui entrano in dibattito critico nei confronti della religione rivelata, tali interrogativi manifestano invece il superamento di una visione riduzionistica della scienza, nella quale lo stupore per il creato o i problemi della coscienza tornano per lo meno ad avere significato. Facendo leva proprio su tali aperture, si dovr\u00e0 con pazienza mostrare che la scienza non \u00e8 mai un\u2019attivit\u00e0 impersonale, oggettivamente neutra, bens\u00ec autentica impresa personale, coinvolgente, e che lo scienziato, come soggetto che fa la scienza, non \u00e8 estraneo alle dimensioni etiche, morali, estetiche ed esistenziali che ogni rapporto con la natura, e ancor pi\u00f9 con la stessa persona umana, reca necessariamente con s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine la societ\u00e0 odierna attende dal cristiano una testimonianza di <em>speranza<\/em>, di cui non va dimenticata la specificit\u00e0 accanto alla fede e alla carit\u00e0. Oggi sono particolarmente diffusi quelli che la teologia classica chiamerebbe i \u00abpeccati contro la speranza\u00bb, ovvero la presunzione e la disperazione. Il primo \u00e8 ancora presente in coloro che ritengono che l\u2019uomo possa trovare in s\u00e9, in ci\u00f2 che produce o in ci\u00f2 che consuma, la propria felicit\u00e0. Il secondo caratterizza coloro che alla felicit\u00e0 non ci credono pi\u00f9, e rinunciano a vivere da esseri umani. Il cristiano ricorda agli uni e agli altri che la felicit\u00e0 esiste e risiede nella contemplazione di un Volto, il volto di Ges\u00f9 Cristo, in cui convergono le ragioni della verit\u00e0, ma anche quelle della vita, il dono di Dio e la risposta dell\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) Il riferimento obbligato, per la sua precoce analisi, \u00e8 a Romano Guardini, <em>La fine dell\u2019epoca moderna<\/em> (1950), Morcelliana, Brescia 1984. In merito all\u2019itinerario culturale del continente europeo, cfr Giovanni Paolo II, <em>Ecclesia in Europa <\/em>(28.6.2003), n 25.<\/p>\n<\/div>\n<div align=\"justify\">2) La formula si incontra come tale nel Simbolo pseudo-atanasiano, detto anche Simbolo <em>Quicumque<\/em> (DH 75-769 datato fra il V e il VI secolo, ma i suoi precedenti possono gi\u00e0 incontrarsi nella formula di san Damaso I papa (anno 374, DH 146), nella <em>Formula unionis<\/em> di Sisto III (anno 433, DH 272) e, soprattutto, nella lettera di san Leone Magno al vescovo Flaviano <em>Tomus Leonis<\/em> (DH, 293).<\/div>\n<div align=\"justify\">3) Discorso all\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore, 8 dicembre 1978, in \u00abInsegnamenti di Giovanni Paolo II\u00bb, I (1978), p. 302.<\/div>\n<div align=\"justify\">4)Cfr A. Ardir\u00f2 \u2013 F. Garelli <em>Valori, scienza, trascendenza<\/em>, 2 voll, Fondazione Agnelli, Torino 1989-1990.<\/div>\n<div align=\"justify\">5) Incontro con scienziati e studenti nella cattedrale di Colonia, 15 novembre 1980, in \u00abInsegnamenti di Giovanni Paolo II\u00bb, III, 2 (1980), N.3 P.1204.<\/div>\n<div align=\"justify\">6) <em>Discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze<\/em>, 13 novembre 2000, in \u00abL\u2019Osservatore Romano\u00bb, 13-14 novembre 2000, p.6<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicato su Studi Cattolici n. 532 giugno 2005 Le riflessioni qui sviluppate da Giuseppe Tanzella-Nitti, docente di Teologia fondamentale presso la Pontificia Universit\u00e0 della Santa Croce in Roma, delineano un vero e proprio programma di istruzioni per l\u2019intellettuale cristiano attivo nel mondo della cultura e della ricerca, luoghi in cui ampiamente diffuse sono le posizioni &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/autonomia-delle-scienze-amp-libert-di-ricerca\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":33519,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[261],"class_list":["post-1499","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-scienza","tag-scienza-2","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Autonomia delle scienze e libert&agrave; 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