{"id":1461,"date":"2005-09-22T15:32:39","date_gmt":"2005-09-22T13:32:39","guid":{"rendered":""},"modified":"2018-08-21T13:51:17","modified_gmt":"2018-08-21T11:51:17","slug":"le-insorgenze-antifrancesi-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/le-insorgenze-antifrancesi-in-italia\/","title":{"rendered":"Le insorgenze antifrancesi in Italia"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-32554\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/pasque_veronesi.jpg\" alt=\"pasque_veronesi\" width=\"250\" height=\"177\" \/>Tratto da <strong>Studi Cattolici<\/strong> n.456<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\">del febbraio 1999<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Massimo de Leonardis<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli episodi pi\u00f9 rilevanti e pi\u00f9 famosi del vasto movimento di Insorgenze antifrancesi che caratterizz\u00f2 l\u2019Italia dal 1796 al 1814, con particolare virulenza nel triennio 1796-1799, furono la riconquista del regno di Napoli a opera dell\u2019<em>Armata della Santa Fede <\/em>guidata dal cardinale Fabrizio Ruffo (talmente significativo da dare vita a vocaboli specifici come <em>sanfedismo<\/em> e <em>sanfedista<\/em>), le Pasque veronesi, l\u2019epopea dei <em>Viva Maria!<\/em> in Toscana (ma bande di <em>Viva Maria!<\/em> vi furono anche in Liguria) e quella di Andreas Hofer nel Tirolo e nel Trentino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 durante gli anni dal 1796 al 1799 e in quelli successivi non vi fu regione d\u2019Italia le cui popolazioni non insorsero contro gli invasori francesi, tanto da potersi senza dubbio sostenere che il fenomeno delle Insorgenze \u00e8 stato il pi\u00f9 vasto e pi\u00f9 concorde movimento popolare della storia d\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una stima assolutamente prudenziale fa ascendere ad almeno 280.000 gli insorgenti e a 70.000 i loro caduti [1]. Lo storico deve procedere sempre con estrema cautela nel mettere a confronto epoche diverse. Eppure risulta subito evidente che una partecipazione altrettanto ampia e concorde su valori comuni non videro i due miti fondanti dello Stato unitario italiano, il Risorgimento, esaltato soprattutto dalla monarchia sabauda, che lo port\u00f2 a compimento prestandogli la sua cauzione dinastica e moderata, e la resistenza partigiana, accaparrata dalla repubblica (e dalle sinistre), che, con una operazione spregiudicata e in larga misura scorretta, se ne \u00e8 proclamata \u00abfiglia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del movimento risorgimentale, diviso inoltre in varie correnti, \u00e8 da tutti riconosciuto il carattere minoritario, sia pure da alcuni considerato un pregio, da altri un limite, da altri ancora un fatto ovvio e comune a quasi tutte le vicende storiche. Ove il popolo si manifest\u00f2, fu contro il Risorgimento, per esempio con il brigantaggio legittimista nel regno delle Due Sicilie e con la compatta fedelt\u00e0 dei romani a Pio IX ancora alla vigilia del 20 settembre 1870 (della quale restano le testimonianze anche di diplomatici protestanti accreditati presso la Corte papale [2]), nonostante gli intensi sforzi del governo di Firenze per promuovere un qualche moto popolare che fornisse pretesto all\u2019invasione \u00abpiemontese\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/viva-maria.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-40877 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/viva-maria.jpg\" alt=\"\" width=\"192\" height=\"144\" \/><\/a>L\u2019Italia fu unificata non tanto per le gesta di armi italiane, quanto grazie all\u2019oro massonico (che finanzi\u00f2 Garibaldi), alle trame diplomatiche, alle altrui vittorie (Sadowa) o sconfitte (Sedan). Quanto alla Resistenza partigiana, essa fu una delle due parti in lotta di una guerra civile limitata all\u2019Italia centrosettentrionale. Per di pi\u00f9 la Resistenza partigiana fu divisa tra gruppi di orientamenti diversi e anche opposti, spesso tra loro in polemica feroce, che degener\u00f2 talvolta in scontri cruenti, dei quali il pi\u00f9 famoso fu il massacro di Porz\u00fbs, dove nel febbraio 1945 i comunisti uccisero 18 partigiani anticomunisti delle formazioni Osoppo. Una parte dei partigiani era altres\u00ec ostile al governo del sud e privava quindi la sua azione di qualunque legittimit\u00e0 giuridica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non fu invece una guerra civile l\u2019Insorgenza, perch\u00e9 i collaborazionisti dei francesi furono troppo pochi per renderla tale. Come per esempio scriveva un cronista locale, \u00abnon era riuscito a\u2019 francesi di trovare un solo disgraziato a Crema che si volesse addossare l\u2019odiosit\u00e0 di promuovervi uno sconvolgimento\u00bb[3], ovvero di suscitare una rivolta giacobina contro la repubblica di San Marco. Perch\u00e9 allora del Risorgimento e della Resistenza tutti conoscono probabilmente almeno il nome (la vera storia \u00e8 un altro discorso), mentre temo ben pochi abbiano mai sentito parlare delle Insorgenze o ne abbiano letto qualcosa sui testi scolastici?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 le Insorgenze sorsero in difesa del cattolicesimo. Come diceva san Giovanni Bosco, \u00abl\u2019unica vera lotta della Storia \u00e8 quella pro o contro la Chiesa di Cristo\u00bb e i nemici della sposa di Cristo, deposte momentaneamente le armi, almeno in Occidente, la combattono soprattutto, non da oggi, cancellando la memoria della verit\u00e0. In due modi: con il silenzio e con la menzogna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In molti casi prevale quest\u2019ultima: le crociate, l\u2019inquisizione, la conquista e l\u2019evangelizzazione delle Americhe, il \u00abcaso Galileo\u00bb (chi sa, per esempio, che la \u00abterribile\u00bb pena comminatagli consistette unicamente nella recita per tre anni, una volta alla settimana, dei sette salmi penitenziali). In altri, come appunto le Insorgenze, prevale il silenzio. Accompagnato da anatemi per zittire chi osasse romperlo per raccontare la verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco allora i Galasso, i Flores d\u2019Arcais, le Macciocchi proclamare con sufficienza l\u2019inopportunit\u00e0 \u00abdi sollevare certi temi\u00bb, deplorare severamente il \u00abfurore reazionario insensato\u00bb di chi ricorda gli insorgenti, tappargli la bocca con il marchio d\u2019infamia di <em>borbonico.<\/em> Giustamente Franco Cardini ha dichiarato di non capire le \u00abintimidazioni di quegli studiosi che fanno della tolleranza la loro bandiera\u00bb[4]; certo lo stupore dell\u2019illustre storico fiorentino \u00e8 una finzione dialettica, perch\u00e9 la storia dimostra ampiamente che nessuno \u00e8 pi\u00f9 illiberale di un liberale quando ha di fronte la Chiesa cattolica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Occhiali ideologici<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/insorgenze_Tirolo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-30736\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/insorgenze_Tirolo.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"187\" \/><\/a>Se il silenzio o l\u2019anatema non bastano, c\u2019\u00e8 sempre la deformazione della verit\u00e0, o per menzogna deliberata, o per incapacit\u00e0 di comprendere, dovuta alle lenti ideologiche che si inforcano. La cultura italiana, storica e non, dalle universit\u00e0 al giornalismo, \u00e8 da almeno mezzo secolo dominata dal pensiero liberale e da quello marxista, nelle diverse sfumature; o, se si preferisce, da gruppi politici e di potere delle due correnti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le fortune cambiano. Oggi per esempio tutti, o quasi, sono \u00abliberali\u00bb. Il regime lascia cadere i tab\u00f9 per lui pi\u00f9 innocui, tanto che oggi i reduci della Repubblica sociale italiana parlano alla radio di Stato. I percorsi culturali e politici variano: da Mosca alla <em>City<\/em> di Londra, da Predappio a Gerusalemme (meta, quest\u2019ultima, per ora solo agognata), dall\u2019eskimo di <em>Lotta continua<\/em> alle poltrone dirigenziali dei mass media capitalisti, dal marxismo al seggio di deputato di \u00abcentrodestra\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci si pu\u00f2 dividere su molte cose: forma di governo, sistemi elettorali. Resistenza o guerra civile. Un solo punto resta per\u00f2 fermo e unisce tutti, come i repubblicani nella Spagna del 1936, il motto volterriano: <em>\u00c9crasez l\u2019inf\u00e2me.<\/em> La difesa della memoria storica delle Insorgenze non \u00e8 tuttavia solo una battaglia da combattere nell\u2019interesse del cattolicesimo, \u00e8 un doveredi qualunque italiano ed europeo che non voglia perdere la sua identit\u00e0 e con essa la sua libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei temi pi\u00f9 dibattuti in Italia negli ultimi anni, in seguito al crollo della \u00abprima\u00bb repubblica, al parto difficile della \u00abseconda\u00bb e alla nascita di movimenti \u00abseparatisti\u00bb, \u00e8 quello della identit\u00e0 nazionale, dell\u2019esistenza o meno di una Patria italiana, dei suoi fondamenti. Vengono cos\u00ec al pettine nodi ultrasecolari, che risalgono alla \u00ableggenda nera\u00bb costruita a partire dal XVI secolo dai protestanti contro tutto quanto era cattolico (\u00abpapista\u00bb, secondo il loro gergo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino a quell\u2019epoca l\u2019Italia era giustamente considerata all\u2019avanguardia in ogni campo, tanto da far esclamare a Erasmo da Rotterdam: \u00abItaliani siamo noi tutti che siam dotti\u00bb. Ma ecco nel \u2018700 Samuel Johnson (dominatore delle lettere inglesi, tanto da essere sempre citato come il \u00abDottor\u00bb Johnson per antonomasia) scrivere: \u00abUn uomo che non \u00e8 stato in Italia sar\u00e0 sempre consapevole della propria inferiorit\u00e0\u00bb [5].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cos\u2019era accaduto? La riforma protestante aveva trovato le porte sbarrate soprattutto in Italia e in Spagna, i due Paesi pilastri della Controriforma, e contro quei due popoli (in tempi e con intensit\u00e0 diversi, perch\u00e9 la potenza della Spagna imperiale degli Asburgo non consentiva simili offese) fu scagliata una campagna denigratoria per denunciarne e irriderne il \u00abfanatismo\u00bb cattolico e imputare a esso tutti i loro mali, veri o presunti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora oggi una vasta pubblicistica istruisce gli italiani sul fatto che le loro disgrazie derivano dal papato, dalla mancanza di una riforma protestante e dalla Controriforma. Ecco che cosa scrive il principe del giornalismo e della divulgazione storica in Italia: \u00abLa trionfante Controriforma aveva tolto agli italiani questa difesa [di una coscienza individuale consapevole dei propri diritti e doveri, <em>ndr<\/em>], e li rendeva disponibili a tutto. \u00c8 da questo momento infatti che si sviluppa nel nostro popolo la propensione ai mestieri &#8220;servili&#8221; in cui tuttora gl\u2019italiani eccellono. Essi sono i migliori camerieri del mondo, i migliori maggiordomi, i migliori portieri d\u2019albergo, i migliori lustrascarpe, perch\u00e9 cominciarono a esserlo fin da allora, quattro secoli fa\u00bb[6].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/insorgenze1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-30808\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/insorgenze1.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"165\" \/><\/a>\u00c8 curioso per\u00f2 che la lingua di questi \u00abservi\u00bb fosse la lingua elegante dell\u2019aristocrazia internazionale (anche in Boemia nel \u2018600 l\u2019italiano prevaleva sul francese e sul tedesco); che nel secolo XIX, alla vigilia del Risorgimento, fosse ancora la lingua franca della cultura europea e venisse parlata o compresa da molti statisti di Londra e di Vienna, che si parlasse italiano a Malta e a Nizza, in Corsica e in Dalmazia. L\u2019italiano era molto pi\u00f9 diffuso nel mondo prima della costituzione dello Stato unitario, nonostante i successivi sforzi per difenderlo della massonica <em>Societ\u00e0 Dante Alighieri.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non poteva essere altrimenti, perch\u00e9 gli artefici del Risorgimento erano imbevuti di anticattolicesimo e sottoscrivevano lo stereotipo denigratorio dell\u2019Italia creato dai protestanti. Il Risorgimento e lo Stato unitario furono precariamente costruiti sul rifiuto politico e culturale di quasi quindici secoli di storia italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>terza Roma<\/em>,quella liberale della scienza e del progresso, avrebbe dovuto ricollegarsi alla Roma antica, pagana, cancellando la Roma cristiana e papale. Quello che stava in mezzo (con la parziale eccezione del Rinascimento) era epoca di oscurantismo e di regresso: il Medioevo era l\u2019\u00abItalia dei secoli bui\u00bb, l\u2019epoca del barocco e della Controriforma era l\u2019\u00abItalia della decadenza\u00bb[7].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il papato, sulla scorta di Machiavelli e Guicciardini, era accusato di aver impedito, con la presenza del potere temporale, l\u2019unificazione politica della penisola. In realt\u00e0, come gi\u00e0 osservato da Ludovico Antonio Muratori, la presenza del papato a Roma preserv\u00f2 l\u2019Italia da un destino ben peggiore della frammentazione politico-istituzionale: la spaccatura tra un Settentrione provincia tedesca, destinato forse a divenire luterano, e un Meridione preda musulmana. Senza papato l\u2019Italia sarebbe oggi nelle condizioni della ex Jugoslavia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cavour conosceva bene Ginevra e Londra e per la sua anglofilia era soprannominato \u00abmilord Camillo\u00bb, ma non era mai stato a Roma e a Napoli. Uno dei suoi immediati successori, Luigi Carlo Farini, luogotenente nel 1861 nelle province meridionali, di esse scriveva: \u00abQuesta \u00e8 Affrica, al cospetto di questa gente i beduini sono fior di virt\u00f9 civili\u00bb [8].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abGlorificare i diritti della civilt\u00e0 sulla terra del Sillabo e del dogma\u00bb, lottare \u00abper la verit\u00e0 contro l\u2019ignoranza, contro il pregiudizio e contro l\u2019errore\u00bb, questi i propositi con i quali il Risorgimento voleva andare a Roma, condividendo l\u2019immagine che di essa aveva lord Shaftesbury, capo degli evangelici inglesi e grande sostenitore di Cavour: \u00abUna metropoli isterilita nei secoli, corrotta e tirannica [&#8230;] incarnazione della crudelt\u00e0, del dispotismo, dell\u2019ignoranza, della falsit\u00e0\u00bb[9].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/giacobini.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-40870\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/giacobini.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"166\" \/><\/a>L\u2019Italia aveva sempre avuto nella fede religiosa la sua unit\u00e0, ben pi\u00f9 preziosa di quella politica: \u00abSignore [&#8230;] benedite questa Penisola\u00bb, disse il venerabile papa Pio IX nell\u2019allocuzione del 6 gennaio 1875, \u00abche quand\u2019era divisa in pi\u00f9 Stati, era unita colla fede; ma ora che si dice politicamente unita, \u00e8 seminata di templi protestanti, di scuole eterodosse, e di altre simili istituzioni, che hanno missione di dividere l\u2019Italia nella fede, nel culto, nella religione, per dar luogo alle istituzioni di Satana, il quale entra volentieri a regnare, ma ha per simbolo il <em>Nullus ordo, e<\/em> il <em>Sempiternus horror<\/em>\u00bb [10]<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Stato piemontese e poi italiano si applic\u00f2 a un\u2019opera di scristianizzazione che andava ben oltre il semplice confitto territoriale sul potere temporale e Roma capitale[11]. Tra l\u2019altro, l\u2019odio e la furia antireligiosa dei \u00abpadri della patria\u00bb risorgimentali arrec\u00f2 in pochissimi anni pi\u00f9 danni al nostro patrimonio artistico di mezzo millennio di guerre: archivi di ordini religiosi bruciati e usati come carta straccia, capolavori confiscati ai conventi disciolti venduti a poco prezzo agli stranieri, chiese (ma anche il Palazzo ducale di Urbino, colpevole di essere stato sede del legato pontificio), trasformate sistematicamente in depositi del monopolio statale del sale, che con le sue esalazioni distrusse gli affreschi[12]. Perfino il Castello Sforzesco di Milano rischi\u00f2 di essere distrutto dalla furia iconoclastica di una classe politica decisa a fare <em>tabula rasa<\/em> del passato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Identit\u00e0 nazionale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe ora di riconoscere l\u2019errore di fondo di disprezzare la Patria concreta, creando una Patria astratta, \u00abun\u2019invenzione dei massoni ottocenteschi che avevano in mente, come modello, la Francia e l\u2019Inghilterra e non sapevano cos\u2019era il loro Paese\u00bb[13]. Invece si continua a cercare modelli Oltralpe, a imputare i difetti del sistema politico e della vita civile odierni al passato preunitario; e, ahim\u00e8, una parte dei cattolici corre in soccorso di quei difensori tardivi e interessati della Patria risorgimentale, ai quali ben si applica il detto del gi\u00e0 citato Dottor Johnson: \u00abIl patriottismo \u00e8 l\u2019ultimo rifugio di un briccone\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Italia_preunitaria.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-22090 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/Italia_preunitaria.jpg\" alt=\"\" width=\"215\" height=\"234\" \/><\/a>Con il Santo Padre Giovanni Paolo II: \u00abNon possiamo fare a meno di ringraziare Dio\u00bb per il \u00abpatrimonio di fede e di cultura, che \u00e8 stato posto alle basi della storia d\u2019Italia, e che nel corso di duemila anni ne ha progressivamente plasmato lo sviluppo. Ci rendiamo conto con chiarezza del fatto che la divina Provvidenza per mezzo di Pietro ha legato in modo particolare la storia dell\u2019Italia con la storia della Chiesa\u00bb[14].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>L\u2019Italia come nazione ha moltissimo da offrire a tutta l\u2019Europa<\/em>\u00bb, ha dichiarato in un\u2019altra recente occasione il Sommo Pontefice[15]. \u00abAll\u2019Italia, in conformit\u00e0 alla sua storia, \u00e8 affidato in modo speciale il compito <em>di difendere per tutta l\u2019Europa il patrimonio religioso e culturale<\/em> innestato a Roma dagli apostoli Pietro e Paolo\u00bb. Solo nella fedelt\u00e0 a questa vocazione, nello stesso spirito degli insorgenti, l\u2019Italia potr\u00e0 avere un futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quale il nesso tra le Insorgenze e questo discorso sulla Patria e l\u2019identit\u00e0 nazionale? Uno dei luoghi comuni della polemica contro l\u2019Italia della Controriforma e preunitaria \u00e8 quello sintetizzabile nei detti \u00abFranza o Spagna basta che se magna\u00bb e \u00abgli italiani non si battono\u00bb, dei quali le Insorgenze sono evidentemente una clamorosa smentita. Peraltro quei due pregiudizi sono comunque falsi e privi di senso. Alcuni dei pi\u00f9 grandi generali dell\u2019epoca moderna e di tutti i tempi furono italiani: il principe Eugenio di Savoia, Raimondo Montecuccoli, Ottavio Piccolomini, Ambrogio Spinola, Alessandro Farnese, Prospero Colonna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Lepanto due squadre navali su tre erano comandate da italiani: Agostino Barbarigo e Gianandrea Doria, nipote dell\u2019altro grande ammiraglio Andrea; e italiani di tutte le regioni erano la grande maggioranza dei combattenti: \u00abA leggere le liste dei nomi dei comandanti che combatterono a Lepanto, nomi di ignoti e di nobili casate di tutta Italia, si vede davanti un\u2019Italia, sia pure per breve ora, unita nel sacrificio, nella lotta, nella vittoria\u00bb[16]. I veneziani Marcantonio Bragadin e Francesco Morosini furono gli eroici difensori di Cipro e di Creta. Un genovese, Giovanni Giustiniani Longo, a capo di un manipolo di compatrioti, era accorso all\u2019estrema difesa di Costantinopoli dai turchi nel 1453.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il francescano san Giovanni da Capestrano fu l\u2019anima della Resistenza contro i turchi; aveva settant\u2019anni quando, nel 1456, partecip\u00f2 alla difesa di Belgrado, dove per undici giorni mai abbandon\u00f2 il campo di battaglia: \u00abEntr\u00f2 nelle schiere dei combattenti\u00bb, scrive Piero Bargellini[17], \u00abdove era pi\u00f9 incerta la sorte delle armi, incitando i cristiani ad avere fede nel nome di Ges\u00f9\u00bb, innalzando il suo stendardo con il monogramma bernardiniano di Cristo Re e una pesante croce di legno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due secoli dopo un altro francescano, il cappuccino Marco d\u2019Aviano, la cui statua campeggia sulla facciata della <em>Kapuzinerkirche <\/em>nella capitale austriaca, consigliere per un ventennio dell\u2019imperatore Leopoldo I, fu l\u2019eroe della vittoriosa difesa di Vienna del 1683 e l\u2019anima della Resistenza cristiana contro gli ottomani anche a Budapest (1684 e 1686), Neuh\u00e4usel (1685), Moh\u00e1cs (1687), Belgrado (1688).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti questi condottieri furono accomunati da una caratteristica: l\u2019avere combattuto contro gli eretici e gli infedeli, al servizio del Papa, dell\u2019Impero, della Spagna cattolica o di Venezia, baluardo cristiano nel Mediterraneo orientale. In Italia, scrive Rodolico, \u00abdal XVI al XVIII secolo vi sono forze morali religiose mirabili, che salvarono l\u2019unit\u00e0 religiosa del mondo latino; vi sono forze militari magnifiche di marinai di Venezia, di soldati di Carlo Emanuele I sconfitti pi\u00f9 volte e non mai vinti, di capitani e soldati dell\u2019Italia meridionale e della Lombardia spagnola, che militarono valorosamente negli eserciti d\u2019Europa\u00bb[18].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I denigratori osservano allora che, s\u00ec, vi furono grandi generali e coraggiosi soldati, ma dovettero disgraziatamente servire non la Patria, l\u2019Italia unita che non c\u2019era, ma lo \u00abstraniero\u00bb. Curiosa osservazione. Come se combattere per la civilt\u00e0 cristiana ed europea fosse meno nobile che servire le ambizioni nazionalistiche ed espansionistiche di un singolo Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/Viva_Maria.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-16917 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/Viva_Maria-206x300.jpg\" alt=\"\" width=\"137\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/Viva_Maria-206x300.jpg 206w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/Viva_Maria.jpg 250w\" sizes=\"auto, (max-width: 137px) 100vw, 137px\" \/><\/a>Se si guarda poi alle vicende belliche dell\u2019Italia unita, con tutto il dovuto rispetto per chi fece il suo dovere \u00abper il Re e per la Patria\u00bb e con le doverose eccezioni, non sembra che le virt\u00f9 militari degli italiani, soprattutto dei loro capi, abbiano tratto grande giovamento dalla costituzione di uno Stato unitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 poi vero che il popolo non si batteva e accettava supinamente qualunque nuovo padrone? Anche qui la critica si fonda su una evidente contraddizione. Da un lato si condannano le guerre di religioneche coinvolgevano le popolazioni, dall\u2019altro si vorrebbe che il popolo avesse preso parte alle contese tra le potenze e si fosse armato contro i francesi, gli spagnoli o gli austriaci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un\u2019epoca prenazionalistica in cui un territorio passava senza scandalo da un sovrano all\u2019altro in seguito a vicende belliche o dinastiche, come gli altri popoli europei, gli italiani, a parte rivolte marginali \u00aballa Masaniello\u00bb, giustamente non si ribellavano all\u2019autorit\u00e0 costituita, comunque sempre cattolica e sempre rispettosa quindi dei diritti naturali, in primo luogo quello alla vera religione. Ma quando entrava in gioco la fede gli italiani si battevano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agli albori dell\u2019et\u00e0 moderna, nel 1480, gli ottocento martiri di Otranto rifiutarono di abiurare la fede cattolica pur di avere salvi la vita e i beni, secondo la promessa degli assedianti turchi; presero le armi e continuarono a combattere anche dopo la ritirata delle truppe aragonesi e, sconfitti, respinsero la grazia a prezzo dell\u2019apostasia. Nel 1620, all\u2019altro estremo d\u2019Italia, gli abitanti della Valtellina insorsero contro i grigioni luterani in difesa della religione cattolica e li sconfissero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019inizio dell\u2019et\u00e0 contemporanea fu tutta l\u2019Italia a insorgere contro gli invasori francesi in difesa della religione. Dunque gli italiani si battono, eccome!, quando sono in gioco i valori supremi. Sono Insorgenze contro i francesi, ma, giustamente possono essere chiamate anche antigiacobine; infatti il campo della politica religiosa fu quello nel quale il regime del Direttorio invert\u00ec meno la rotta rispetto agli anni immediatamente precedenti e i francesi furono combattuti non tanto perch\u00e9 invasori stranieri, quanto perch\u00e9 anticattolici e rivoluzionari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle istruzioni del 3 febbraio 1797 al generale Bonaparte, il Direttorio, premesso \u00abche la religione romana sar\u00e0 sempre la nemica inconciliabile della Repubblica\u00bb, indicava \u00abun punto essenziale\u00bb per \u00abannientar(n)e\u00bb l\u2019influenza: \u00abdistruggere [&#8230;] il centro di unit\u00e0 della Chiesa romana [&#8230;] distruggere il governo papale\u00bb [19]. Era la stessa convinzione propria poi di molti protagonisti del Risorgimento e dei loro sostenitori protestanti stranieri, che la Chiesa non sarebbe sopravvissuta alla perdita del potere temporale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/insorgenze.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-30086\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/insorgenze.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"173\" \/><\/a>Le Insorgenze furono quindi la manifestazione pi\u00f9 clamorosa della vera identit\u00e0 nazionale e della vera essenza del popolo italiano: il cattolicesimo militante. Cattolicesimo militante e tradizionale che gi\u00e0 si era manifestato, prima dell\u2019arrivo dei francesi, con il forte malcontento dei lombardi per l\u2019illuminismo dell\u2019imperatore Giuseppe II in campo religioso e con l\u2019aperta rivolta dei toscani contro le riforme gianseniste volute dal vescovo di Pistola Scipione de\u2019 Ricci e dal granduca Pietro Leopoldo[20].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco spiegato il silenzio sulle Insorgenze: perch\u00e9 contrastano con la <em>vulgata<\/em> denigratoria messa in giro dai protestanti anticattolici e fatta propria da chi si vergogna della propria storia e della propria tradizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Delle Insorgenze per\u00f2 si pu\u00f2 anche deformare il significato, negando dignit\u00e0 agli insorgenti, stravolgendo le loro motivazioni, facendoli passare per precursori del Risorgimento. Sono le tre posizioni di chi guarda alle Insorgenze attraverso le lenti deformanti dell\u2019ideologia[21], rispettivamente liberale, marxista o nazionalista. La negazione della dignit\u00e0 degli insorgenti avviene degradando il popolo a plebe nel momento stesso in cui osa mettere in discussione la Rivoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale meccanismo, derivante dal concetto di \u00abvolont\u00e0 generale\u00bb di Rousseau, \u00e8 stato magistralmente spiegato da Augustin Cochin: \u00abEsiste una volont\u00e0 del popolo <em>a priori,<\/em> i princ\u00ecpi. Se il popolo reale, la &#8220;moltitudine&#8221;, decide secondo quei princ\u00ecpi, bene. In caso contrario \u00e8 il popolo ad avere torto, ed esiste un organismo in grado di correggerlo, il popolo delle &#8220;societ\u00e0&#8221;\u00bb[22].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perfettamente in questa linea, il neogiacobino Paolo Flores d\u2019Arcais osserva appunto a proposito delle Insorgenze popolari antifrancesi che \u00abla categoria di popolo \u00e8 una delle pi\u00f9 ambigue e si presta a un uso indecente [&#8230;] l\u2019unico popolo che una democrazia riconosce \u00e8 quello che nasce dalla somma di tanti individui liberi, e quindi cittadini\u00bb[23]: \u00e8 sottinteso che la qualifica di cittadino va richiesta al club rivoluzionario, alla loggia, al <em>ma\u00eetre \u00e0 penser<\/em>, alla cellula, e la si ottiene pensando e agendo come essi hanno stabilito. Nel caso di Verona vi fu un\u2019applicazione da manuale dei princ\u00ecpi giacobini[24].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le elezioni del 2 luglio 1797 del <em>Governo centrale Veronese, Legnaghese e Colognese,<\/em> indette dagli occupanti francesi, videro infatti l\u2019esclusiva elezione dei protagonisti delle Pasque e dei pi\u00f9 noti antirivoluzionari. Nessun problema; su richiesta del periodico giacobino locale, il generale Augereau annull\u00f2 l\u2019elezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti ricordiamo come la vittoria del \u00abcentrodestra\u00bb in Italia nel 1994 fu seguita da un coro di critiche degli intellettuali di sinistra al suffragio universale. Personalmente rimasi divertito ad ascoltare l\u2019indignazione di una collega di sinistra che si lamentava: \u00abTi rendi conto? Il voto della mia cameriera [disse proprio cos\u00ec, riferendosi all\u2019infedele colf che, traviata da <em>Rete 4,<\/em> aveva votato per Berlusconi] vale quanto il mio!\u00bb[25].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche anno fa mons. Jacques Gaillot, il prelato francese allontanato dalla diocesi per le sue eresie, richiesto in un\u2019intervista sull\u2019<em>Unit\u00e0<\/em> se era favorevole all\u2019elezione dei vescovi da parte dei fedeli, ha significativamente risposto: \u00abNon \u00e8 detto che questa sia la soluzione. Se la popolazione \u00e8 tutta conservatrice, il rischio \u00e8 di avere un vescovo conservatore. Bisogna trovare dei modelli misti\u00bb[26].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Rivoluzione-francese.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-30787\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Rivoluzione-francese.jpg\" alt=\"\" width=\"175\" height=\"200\" \/><\/a>Le Insorgenze antifrancesi combattono i \u00absacri\u00bb princ\u00ecpi dell\u2019\u201889, non hanno quindi diritto alla dignit\u00e0 di grande evento storico. Nella visione marxista le <em>Insorgenze<\/em> sono essenzialmente un episodio della lotta di classe. La rivoluzione francese \u00e8 per eccellenza la rivoluzione della borghesia; il popolo vede deluse le sue speranze di progresso sociale, comprende che i nuovi padroni, i borghesi, soprattutto se <em>noveaux riches,<\/em> sono assai pi\u00f9 avidi dei vecchi, i nobili, e che la nuova organizzazione socioeconomica sar\u00e0 assai pi\u00f9 dura della vecchia per le classi popolari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non essendo ancora sufficientemente illuminato sui benefici del socialismo, il cui sol dell\u2019avvenire emana ancora solo i pochi bagliori dell\u2019aurora, il popolo si aggrappa al vecchio regime, lasciandosi strumentalizzare dai nobili e dal clero reazionario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 innegabile che il popolo percep\u00ec istintivamente che le repubbliche giacobine erano anche una grande ruberia a favore dei nuovi padroni borghesi, tanto che a Napoli si diceva \u00ab<em>chi tiene pane e vino ha da essere giacubine\u00bb e<\/em> si cantava <em>\u00ab<strong><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=yQpJ--eByQ8&amp;feature=related\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">llibert\u00e8, egalit\u00e8 \/ tu arruobbe a mme, io arrobbo a tte!<\/a><\/strong><\/em><strong><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=yQpJ--eByQ8&amp;feature=related\">\u00bb,<\/a><\/strong> che a Milano diventava <em>\u00abLibert\u00e9, Fraternit\u00e9, Egalit\u00e9 \/ I Franzes in carroccia e nun a p\u00e8<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la motivazione prima delle Insorgenze non fu di carattere economico e sociale, ma religioso in senso controrivoluzionario, come \u00e8 dimostrato dalla stessa spontaneit\u00e0 e immediatezza della maggior parte delle Insorgenze, che scoppiarono prima che il popolo potesse costatare il peggioramento delle sue condizioni e comprendere la falsit\u00e0 della promessa redenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno storico, Carlo Zaghi, che ha dedicato tutta la sua vita a studiare, con decisa simpatia per la rivoluzione, il periodo rivoluzionario e napoleonico e che ha parole di disprezzo per gli insorgenti, negando ogni dignit\u00e0 alle loro azioni e motivazioni, riconosce per\u00f2 che essi non erano \u00abuomini delusi nelle loro speranze, che attendevano dai francesi e dai loro partigiani migliori condizioni di vita\u00bb[27].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019interpretazione nazionalista delle Insorgenze si trova compiutamente esposta nel volume che Giacomo Lumbroso pubblic\u00f2 nel 1932, la prima ricostruzione complessiva del fenomeno, e nelle opere generali di Ettore Rota e Niccol\u00f2 Rodolico[28]. \u00c8 l\u2019interpretazione favorita dal clima politico e culturale del fascismo, che tendeva non a rinnegare il Risorgimento, ma a presentarsi come la sua compiuta realizzazione, superandone i limiti, in primo luogo il contrasto tra Chiesa e Stato e l\u2019anticattolicesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi autori danno un giudizio positivo delle Insorgenze, viste per\u00f2 come il primo segno della rinascita morale e civile dell\u2019Italia, l\u2019anticipazione del risorgimento. Tale interpretazione si ferma per\u00f2 a un paragone esteriore, superficiale e inesatto: insorgenti e patrioti del Risorgimento combatterono entrambi gli stranieri. Ma, a parte che diversi sovrani preunitari erano italiani a tutti gli effetti, forse pi\u00f9 dei Savoia che li spodestarono, come considerare precursori del Risorgimento anticlericale e anticattolico coloro che insorsero proprio in difesa della religione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un illustre storico come Rodolico, certamente favorevole al Risorgimento, riconosce per\u00f2 che esso non seppe avere dalla propria parte \u00abquella massa [di popolo che] aveva dato allora copioso il suo sangue per la religione e per la monarchia [&#8230;] lottando contro lo straniero, che esecrava e come eretico e come usurpatore e rapinatore\u00bb[29].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come accomunare il patriottismo conservatore, monarchico e religioso, <em>pro aris, rege et focis,<\/em> degli insorgenti, con il liberalismo, radicalismo e repubblicanesimo dei patrioti risorgimentali? Per questi ultimi la Patria era un progetto concepito nelle logge massoniche e nelle vendite Carbonare, un\u2019idea astratta contraria alla tradizione (per questo l\u2019Italia unita ha basi cos\u00ec fragili), mentre gli insorgenti italiani potevano far proprie le parole di uno dei leggendari capi vandeani, il Cavaliere de Charette<a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Francois_Athanase_Charette.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-30727\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Francois_Athanase_Charette.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"156\" \/><\/a>: \u00abLa nostra patria per noi sono i nostri villaggi, i nostri altari, le nostre tombe, tutto ci\u00f2 che i nostri padri hanno amato prima di noi. La nostra patria \u00e8 la nostra fede, la nostra terra, il nostro re [&#8230;]. Ma la loro patria cos\u2019\u00e8 per loro? Lo capite, voi? [&#8230;] Loro l\u2019hanno nel cervello; noi la sentiamo sotto i piedi [&#8230;]. \u00c8 vecchio come il diavolo, il mondo che essi dicono nuovo e che vogliono fondare senza la presenza di Dio [&#8230;]. Ma di fronte a questi demoni che rinascono ogni secolo, noi siamo la giovinezza. Signori! Siamo la giovinezza di Dio\u00bb [30].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Piuttosto che il primo segnale del \u00abrisveglio\u00bb risorgimentale, le Insorgenze furono dunque il frutto magnifico di pi\u00f9 di due secoli di Controriforma cattolica, che evidentemente non aveva infiacchito gli animi, ma li aveva predisposti alla difesa militante del trono e dell\u2019altare. Sant\u2019Alfonso de\u2019 Liguori \u00abprepar\u00f2\u00bb l\u2019<em>Armata della Santa Fede,<\/em> come san Luigi Maria Grignion de Montfort aveva \u00abpreparato\u00bb la Vandea. Gli eredi degli insorgenti non furono quindi i \u00abpatrioti\u00bb risorgimentali, ma gli zuavi pontifici, i \u00abbriganti\u00bb legittimisti, che combatterono per i loro stessi valori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Perch\u00e9 vinse il Risorgimento<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I sostenitori della continuit\u00e0 tra insorgenze antifrancesi e Risorgimento, anche per negare il carattere minoritario di quest\u2019ultimo, osservano che comunque esso trov\u00f2 scarsa opposizione, citando come esempio l\u2019esito dei plebisciti. Non occorre spendere troppe parole sul loro valore assolutamente nullo alla luce delle pi\u00f9 elementari regole di correttezza elettorale: perfino un entusiasta fautore del Risorgimento e acerrimo nemico del papato come il ministro degli esteri inglese lord John Russell ammise che essi avevano \u00abpoca validit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una lettera di Bettino Ricasoli al suo scrivano di Brolio testimonia la farsa e il dolo di quelle consultazioni: \u00abProcurerete che tutti coloro che dipendono da cotesta Amministrazione, e che hanno il diritto di dare il voto, si portino a rendere questo voto e lo rendano per la <em>Unione alla Monarchia Costituzionale di Vittorio Emanuele,<\/em> che \u00e8 il solo che pu\u00f2 giovare agli interessi del Paese. Il modo poi che terrete sar\u00e0 di riunirli tutti a un dato punto e con la bandiera tricolore alla testa, e avendo ciascuno la scheda in tasca, vi portiate in bell\u2019ordine al luogo di votazione. Questo \u00e8 il mio ordine, che farete rispettare\u00bb [31].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va comunque riconosciuto che l\u2019antirisorgimento ebbe grande vigore intellettuale, ma non riusc\u00ec a ripetere la mobilitazione delle Insorgenze; per almeno tre ragioni. Innanzitutto gli errori dei sovrani della restaurazione che, con l\u2019eccezione dei duchi di Modena, nulla fecero per organizzare la controrivoluzione; anzi, il caso del principe di Canosa insegna, la scoraggiarono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/azzurro_savoia.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22163\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/azzurro_savoia-300x300.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/azzurro_savoia.png 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/azzurro_savoia-150x150.png 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a>\u00abIl problema agitato da ogni parte\u00bb, osservava il conte de Maistre gi\u00e0 nel 1815[32], \u00ab\u00e8 questo: <em>trovare i mezzi per ristabilire l\u2019ordine colpendo il meno possibile i Rivoluzionari e i loro atti.<\/em> Mentre il problema, al contrario, dovrebbe essere questo: trovare i mezzi per schiacciare i Rivoluzionari e i loro atti, per quanto possibile, senza mettere a repentaglio le legittime Sovranit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo la rivoluzione risorgimentale vinse perch\u00e9 si present\u00f2 agli italiani, <em>naturaliter<\/em> monarchici, con la copertura \u00abmoderata\u00bb dei Savoia, una dinastia millenaria i cui titoli di fedelt\u00e0 al cattolicesimo non avevano nulla da invidiare, per il passato, agli Asburgo e ai Borbone; anzi, guardando al periodo dell\u2019illuminismo, erano in verit\u00e0 superiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, ancora grazie all\u2019immagine moderata fornita da Vittorio Emanuele II e da Cavour, il Risorgimento ottenne l\u2019appoggio delle grandi potenze liberali, Gran Bretagna e Francia, mentre gli Stati conservatori, Prussia e Russia, stettero a guardare, anche perch\u00e9 ai luterani e agli ortodossi, come agli anglicani, la caduta del potere temporale non poteva che fare piacere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A differenza del 1799, nel 1859 non arriv\u00f2 in Italia nessun generale Suvorov. Eppure mezza Italia, nel Mezzogiorno, prese le armi per il re legittimo, gli eserciti del duca di Modena e del duca di Parma seguirono compatti i sovrani in esilio, nei 18 mesi successivi all\u2019unit\u00e0 vi furono solo 121 disertori dall\u2019esercito austriaco passati all\u2019Italia, mentre ben 4.633 soldati italiani passarono all\u2019Austria[33]. <em>Viva San Marco!<\/em>, gridavano a Lissa gli equipaggi veneti della marina austriaca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma occorre fare giustizia di un\u2019ultima interpretazione deformante delle Insorgenze controrivoluzionarie, che abbiamo visto farsi strada in occasione del bicentenario della rivoluzione francese a proposito della Vandea propriamente detta, ma che non dubitiamo verr\u00e0 ripresentata anche a proposito della \u00abVandea italiana\u00bb. Essa proviene da quei cattolici che condannano gli eccessi della rivoluzione francese, ma si rifiutano di respingerla in blocco, non comprendendo che essa \u00e8 un processo in cui la fase moderata \u00e8 la necessaria premessa di quella giacobina e del terrore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per costoro l\u2019alleanza fra trono e altare, la monarchia sacrale, \u00e8 imbarazzante, appartiene all\u2019\u00e8ra della vecchia Chiesa preconciliare, che ha sempre condannato la dottrina liberale della separazione di principio tra Chiesa e Stato [34].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di qui il tentativo di snaturare la controrivoluzione vandeana e le Insorgenze, sottacendone o negandone il carattere politico monarchico e riducendole alle pure motivazioni religiose, anch\u2019esse viste in un\u2019ottica distorta[35].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 nel 1989, un prelato vandeano di nascita, ma evidentemente non di cuore aveva presentato i suoi compatrioti insorti come combattenti per i diritti dell\u2019uomo e in particolare per la libert\u00e0 religiosa intesa alla maniera del concilio Vaticano II. Quanto forzata e arbitraria sia questa interpretazione non occorre dilungarsi a dimostrare. Basti pensare che la prima vittima della insurrezione vandeana, il 7 marzo 1793, fu il parroco costituzionale di Chateauthibault e i catechismi diffusi dal clero fedele al Papa prescrivevano che \u00ab\u00e8 meglio mancare alla Messa festiva che assistere a quella dei vescovi, parroci o vicari intrusi\u00bb[36].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/ghigliottina.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-40885\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/ghigliottina.jpg\" alt=\"\" width=\"162\" height=\"200\" \/><\/a>Gi\u00e0 nel 1791 in varie regioni della Francia il popolo si era opposto con la forza all\u2019arrivo del clero costituzionale. In Spagna, gli insorti antifrancesi del 1808 in pi\u00f9 di un caso reclamavano il ritorno della santa Inquisizione, una istituzione intorno alla quale sono nate superficialmente molte \u00ableggende\u00bb. In tutta Italia gli insorgenti non \u00abdialogavano\u00bb con il clero progressista, ma lo cacciavano, come i bergamaschi della Valle Imagna che \u00abscacciarono i preti rivoluzionari, facendoli scendere a forza dai pulpiti e allontanandoli a male parole dalle loro chiese\u00bb[37].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I vandeani combatterono per Dio e per il re. Gli insorgenti italiani impugnarono le armi per la religione e per i sovrani legittimi, tra i quali occupava ancora un posto d\u2019onore nella coscienza delle popolazioni italiane il Sacro Romano Imperatore, al quale inneggiavano anche coloro che non erano suoi sudditi, come gli abitanti dello Stato della Chiesa e gli stessi veneti, che ovunque accoglievano con entusiasmo le truppe imperiali, i \u00absoldati cesarei\u00bb, come li definivano alcuni cronachisti, mentre in epoca napoleonica gli insorgenti esaltavano l\u2019imperatore, ma \u00abquello vecchio, quello vero\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La difesa della religione richiedeva la restaurazione del sovrano legittimo; nonostante le riforme illuministiche di molti principi, per il popolo il sovrano era ancora circonfuso di sacralit\u00e0[38].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco perch\u00e9 le Insorgenze si spiegano veramente solo alla luce delle categorie di rivoluzione e controrivoluzione, come ammette anche lo Zaghi, sia pure con un linguaggio che non \u00e8 certo il nostro: \u00abLe insurrezioni del Triennio hanno un carattere religioso-politico e si collocano tutte&#8230; nello schema del contrasto ideologico rivoluzione-reazione [&#8230;]. Alla base di esse non c\u2019\u00e8 nessuna precisa rivendicazione di ordine sociale, politico ed economico; solo oscurantismo, superstizione, fanatismo [&#8230;]: difendendo la Chiesa e i suoi ministri, contadini e popolani credevano in buona fede di difendere la casa, la patria, la religione e le ragioni stesse della propria esistenza. [Vivevano] una religiosit\u00e0 ingenua, ma rigida e operante in ogni momento della giornata; [si impegnarono in] una mobilitazione generale degli spiriti in difesa dei vecchi sovrani, dei vecchi padroni e della religione dei padri\u00bb[39].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le Insorgenze italiane furono dunque un evento pienamente inserito in una tradizione italiana plurisecolare. Furono anche la manifestazione nazionale di un movimento che coinvolse tutta l\u2019Europa: dalla Francia, dove le rivolte controrivoluzionarie cominciarono nel 1792, prima ancora che esplodesse la Vandea, all\u2019attuale Belgio, dalla Svizzera a Malta, dalle regioni tedesche sulla riva destra del Reno ai Paesi Bassi, dal Tirolo alla Spagna. Di questo vasto movimento, manca ancora una ricostruzione generale che ne valuti appieno il significato nel contesto della storia europea[40]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nuova bibliografia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia stiamo fortunatamente vedendo una fioritura di ricerche di \u00e0mbito locale o di carattere pi\u00f9 generale. Tra esse il gi\u00e0 ricordato volume di Agnoli sulle Pasque veronesi. Dalle sue pagine emerge il triste quadro di violenze e vergogne che, come in tutte le rivoluzioni, accompagn\u00f2 l\u2019invasione francese e la \u00abdemocratizzazione\u00bb del Veneto: le vendette personali camuffate da repressione degli oppositori, l\u2019interesse privato dei filogiacobini che, preparandosi a tradire, si preoccupano, come il Salimbeni, di mettere in salvo i loro averi, mentre i francesi arraffano tutto il possibile, a cominciare dai pegni della povera gente depositati al Monte di piet\u00e0, il libero sfogo all\u2019immoralit\u00e0 dei costumi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel volume si trovano soprattutto diverse conferme del discorso sin qui fatto, ma non manca anche un\u2019analisi dei limiti della controrivoluzione. Innanzitutto, a smentita appunto della \u00abvilt\u00e0\u00bb e \u00abapatia\u00bb degli italiani, viene sottolineato l\u2019entusiastico accorrere dei volontari alle cernide, le tradizionali milizie collettizie[41] della repubblica (aristocratica) veneta, ben al di l\u00e0 delle aspettative, tanto da avere difficolt\u00e0 ad armare tutti i militi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 opportuno ricordare a questo proposito una bella pagina di Niccolo Rodolico: \u00abQuando i reggitori della Repubblica di S. Marco, tremanti di paura per le minacce francesi, strappavano le gloriose insegne del leone alato, e supplicavano pace, i contadini del Veronese gridavano <em>Viva San Marco! e<\/em> morivano per esso in quelle <em>Pasque<\/em> che rinnovarono i <em>Vespri<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando, sotto il cumulo di umiliazioni patite da prepotenti Francesi e da giacobini paesani, Carlo Emanuele era costretto a lasciare Torino, i montanari delle Alpi, i contadini piemontesi e monferrini, continuavano disperatamente la resistenza allo straniero. Quando nella Lombardia gli Austriaci si ritiravano incalzati dai Francesi, i contadini lombardi a Como, a Varese, a Binasco, a Pavia, osavano ribellarsi al vittorioso esercito del Buonaparte, sfidando la ferocia della sua vendetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando il mite Ferdinando III di Toscana era licenziato dai nuovi padroni, e i nobili fuggivano, e i Girella, democratici improvvisati, venivano fuori con la coccarda tricolore, i contadini toscani insorgevano al grido di <em>Viva Maria! <\/em>Quando nelle Marche scappavano generali e soldati pontifici e il vecchio Papa arrestato era condotto via da Roma sua, non i Principi cattolici osarono protestare, non Roma papale insorse, ma i contadini dai monti della Sabina alle marine marchigiane caddero a centinaia per la loro fede e per il loro Paese.<\/p>\n<div id=\"attachment_40886\" style=\"width: 165px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Ferdinando-I.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-40886\" class=\"wp-image-40886\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Ferdinando-I.jpg\" alt=\"\" width=\"165\" height=\"200\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-40886\" class=\"wp-caption-text\">Ferdinando I re di Napoli<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando vilmente il re di Napoli con cortigiani, ministri e generali fuggiva all\u2019avanzarsi dello Championnet, soli, i montanari degli Abruzzi, i contadini di Terra di Lavoro, i lazzaroni di Napoli si opposero all\u2019invasore in una lotta disperata e sanguinosa. Come appare superiore per dignit\u00e0 umana e nazionale il pi\u00f9 rozzo di quei popolani d\u2019Italia, che muore combattendo lo straniero, a confronto del letterato: il Cesarotti che giura di morire per San Marco, e il giorno dopo acclama in versi lo straniero\u00bb [42].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bell\u2019affresco certo, anche se, coerentemente con l\u2019impostazione nazionalistico-risorgimentale, si insiste sulla lotta allo \u00abstraniero\u00bb, mentre si dovrebbe parlare pi\u00f9 di lotta alla rivoluzione. Il quadro sottolinea anche la \u00abvilt\u00e0\u00bb degli antichi sovrani e governanti e, preso alla lettera, lascerebbe intendere che solo i \u00abcontadini\u00bb resistettero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una \u00abvilt\u00e0\u00bb dei sovrani per la quale si potrebbero trovare molte ragioni: alcuni Stati, come il Granducato di Toscana e lo Stato della Chiesa non erano coinvolti in guerre da pi\u00f9 di due secoli (un beneficio non da poco per le popolazioni) e lo spirito militare si era di conseguenza affievolito; il re di Napoli e di Sicilia e il re di Sardegna si ritirarono nelle loro isole, attendendo l\u2019intervento delle grandi potenze; tutti, non diversamente, allora e in seguito, da austriaci, russi e prussiani, ebbero difficolt\u00e0 ad affrontare il nuovo tipo di guerra imposto dalla rivoluzione[43] e da Napoleone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In molti casi, i sovrani e i nobili si trovavano disorientati di fronte alle conseguenze estreme di quell\u2019illuminismo, la cui filosofia e la cui prassi avevano adottato senza prevederne gli esiti. La rivoluzione e l\u2019invasione francese provocarono un chiarimento, inducendo molti nobili e sovrani a ripudiare l\u2019illuminismo e a ritornare al cattolicesimo, mentre altri aderirono invece al liberalismo e poi al Risorgimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nobilt\u00e0 veneziana, il cui comportamento debole e rinunciatario \u00e8 ben messo in evidenza da Agnoli, si distingueva per aver accettato non tanto le implicazioni politiche dell\u2019illuminismo, quanto per averne \u00abinvece pienamente recepito l\u2019aspetto morale fino a divenire il pi\u00f9 perfetto esempio di quella societ\u00e0 libertina che caratterizz\u00f2 il modo di vivere di gran parte delle classi dominanti europee nell\u2019ultimo quarto del XVIII secolo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque le Pasque veronesi videro tra gli insorgenti la presenza di esponenti di tutte le classi (tra i condannati dai francesi vi furono nobili, sacerdoti, con in testa il vescovo Gian Andrea Avogadro, militari, un caffettiere, un calzettaio, un oste, un argentiere, un parrucchiere), e tra essi \u00abuna pi\u00f9 numerosa e vigorosa presenza di esponenti dell\u2019aristocrazia\u00bb, nonostante le pavide autorit\u00e0 della Serenissima avessero provveduto a esiliare quelli notoriamente avversi alle idee \u00abfrancesi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 questo un segno del carattere organico ancora mantenuto dalla societ\u00e0 veronese di quel tempo e della minor penetrazione nel patriziato veronese e di Terraferma, rispetto alla nobilt\u00e0 di Venezia, delle idee illuministiche. Si spiegano cos\u00ec le dimensioni cospicue e il carattere di sollevazione tipicamente cittadina e non rurale delle Pasque veronesi. Giustamente osserva Agnoli che il popolo era rimasto inizialmente a guardare, fidando nella tradizionale saggezza dei suoi governanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Pio-VI.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-40880\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Pio-VI.jpg\" alt=\"\" width=\"143\" height=\"200\" \/><\/a>Viene qui accennato uno dei punti pi\u00f9 importanti nella storia delle Insorgenze: l\u2019atteggiamento del clero e della nobilt\u00e0, che spesso scoraggiarono le rivolte antifrancesi. A parte i pochi casi di adesione alle idee giacobine, molti ecclesiastici predicarono infatti la non resistenza agli occupanti francesi, o per mero opportunismo o per un\u2019applicazione acritica della dottrina cattolica sulla sottomissione all\u2019autorit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche qui le Pasque veronesi spiccano per il comportamento esemplare del clero, che, guidato dal vescovo Avogadro, non a caso legato alle <em>Amicizie cristiane<\/em> del venerabile Pio Brunone Lanteri, apostolo della controrivoluzione dottrinale[44], non ebbe timore di predicare per la Patria e di impegnare le argenterie delle chiese per la difesa di Verona veneta e di Venezia stessa, affrontando poi la prigionia. Lo stesso vescovo, processato dal tribunale rivoluzionario, scamp\u00f2 il patibolo per un solo voto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche i nobili, per innato timore del disordine, in vari casi, ma non appunto a Verona, si tennero alla larga dalle Insorgenze. Se a Napoli il principe di Canosa (l\u2019unico dei pensatori controrivoluzionari a essere anche uomo d\u2019azione) promosse l\u2019Insorgenza, a Recanati il conte Monaldo Leopardi al contrario fece di tutto per scoraggiarla [45].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In generale, manc\u00f2 poi qualunque collegamento tra gli scrittori controrivoluzionari e le Insorgenze[46]. Le Pasque veronesi ci danno per\u00f2 l\u2019esempio di un cappuccino settantaduenne, padre Luigi Maria da Verona (al secolo Domenico Frangini) fucilato in odio alla fede, senza altra colpa che di aver scritto e predicato contro i sacrilegi rivoluzionari. Non era un intellettuale, ma un umile frate; proprio per questo Dio gli concesse la grazia di capire e di agire secondo verit\u00e0[47].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo accomuniamo nel ricordo a un altro frate veronese, anch\u2019egli martirizzato dai nemici di Cristo, il domenicano san Pietro di Verona<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[1]<\/strong> Cfr M. Viglione, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Rivolte dimenticate: le Insorgenze degli italiani dalle origini al 1815,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Citt\u00e0 Nuova Editrice, Roma 1999, p. 332. Questo volume \u00e8 la pi\u00f9 completa mappa delle Insorgenze e trova la sua analisi storica in un\u2019altra opera dello stesso autore che esamina le correnti storiografiche sull\u2019argomento: M. Viglione, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Le Insorgenze. Rivoluzione &amp; controrivoluzione in Italia 1792-1815, <\/em><span style=\"font-size: 12px;\">Edizioni Ares, Milano 1999<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[2]<\/strong> \u00abIn verit\u00e0 sono convinto che se messa alla prova una grande maggioranza della popolazione oggi lo sosterrebbe\u00bb, scriveva il 29 agosto 1870 il console inglese a Roma, mentre il 15 settembre il rappresentante diplomatico britannico nella capitale comment\u00f2 l\u2019intensa partecipazione popolare alle preghiere indette dal Papa per scongiurare l\u2019invasione \u00abpiemontese\u00bb scrivendo: \u00abVi \u00e8, mi sembr\u00f2, una gran massa di gente sinceramente fedele al proprio governo\u00bb (documenti citati in M. de Leonardis, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Le relazioni diplomatiche tra la Gran Bretagna e la Santa Sede negli ultimi due secoli,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> in <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Miscellanea Storica,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Pietrabissara. Accademia Olubrense 1995, vol. II, parte I, p. 26).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[3]<\/strong> V. Barzoni, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Rivoluzioni della Repubblica Veneta,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Venezia 1799, p. 125.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[4]<\/strong> Cfr S. Del Magno, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Gli insorti contro l\u2019utopia,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> in <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Litterae Communionis. Tracce,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> gennaio 1997, p. 47; <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Corriere della Sera, <\/em><span style=\"font-size: 12px;\">29-11-96, p. 32.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[5]<\/strong> Traggo le due citazioni da R. Cammilleri, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Elogio degli italiani. Un pamphlet contro il vizio nazionale,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Leonardo, Milano 1995, pp.56 e 26.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[6]<\/strong> I. Montanelli, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">L\u2019Italia della Controriforma,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Rizzoli, Milano 1968, pp. 510-11. Contestando la visione di cui Montanelli si \u00e8 fatto divulgatore, Niccol\u00f2 Rodolico nega il \u00abpresunto peggioramento della vita interiore\u00bb degli italiani che sarebbe stato causato dalla Controriforma, imputando giustamente ai calvinisti l\u2019accusa di \u00absuperstizione e ipocrisia\u00bb lanciata contro la \u00abricca vivace espressione dell\u2019anima religiosa del popolo latino\u00bb (<\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Storia degli italiani. Dall\u2019Italia dei Mille all\u2019Italia del Piave, <\/em><span style=\"font-size: 12px;\">Sansoni, Firenze 1964, pp. 295-96).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[7]<\/strong> Eppure un crociano come Fausto Nicolini ha riconosciuto che la dominazione spagnola non fu n\u00e9 \u00abinsipiente\u00bb n\u00e9 \u00abdebole\u00bb, n\u00e9 \u00abtirannica\u00bb n\u00e9 \u00absfruttatrice\u00bb, e \u00abin un certo senso [&#8230;] perfino benefica\u00bb (cfr V. Messori, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Pensare la storia. Una lettura cattolica dell\u2019avventura umana,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1992, p. 220). Un appassionato, dotto e rigoroso affresco della dominazione spagnola in Italia meridionale fino al 1665 sono i cinque poderosi volumi di F. Elias de Tejada, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Napoles Hispanico,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Montejurra, Madrid-Siviglia 1958-1964<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[8]<\/strong> Questa citazione non intende certo portare acqua al mulino di un rozzo antimeridionalismo, bens\u00ec solo documentare l\u2019ignoranza della classe dirigente liberale, che non conosceva e disprezzava <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">a priori<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> met\u00e0 dell\u2019Italia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[9]<\/strong> Cfr il capitolo <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">L\u2019idea di Roma<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> in F. Chabod, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Laterza, Bari 1951 e M. de Leonardis, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">L\u2019Inghilterra e la questione romana 1859-1870,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Vita e Pensiero, Milano 1980, p. 84.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[10]<\/strong> Ai Rappresentanti delle Diocesi e della giovent\u00f9 d\u2019Italia, in Discorsi del Sommo Pontefice Pio IX pronunziati in Vaticano ai fedeli di Roma e dell\u2019orbe dal principio della sua prigionia fino al presente, per la prima volta raccolti e pubblicati dal P. Don Pasquale De Franciscis, Paravia, Roma 1875, vol. III, Discorso CCCLXXXIV, p. 402.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[11]<\/strong> A. Pellicciari, in <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Risorgimento da riscrivere. Liberali &amp; massoni contro la Chiesa,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Edizioni Ares, Milano 1998, dimostra molto bene come l\u2019anticattolicesimo non fu uno sviluppo successivo del movimento risorgimentale ed era invece gi\u00e0 virulento tra i deputati liberali al parlamento subalpino del 1848.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[12]<\/strong> Cfr V. Messori, op. cit., p. 37, sulla scorta della insospettabile testimonianza del critico d\u2019arte radicale Federico Zeri.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> [13]<\/strong> Cos\u00ec Manlio Cancogni, in uno slancio autocritico su <em>Il<\/em> <em>Foglio<\/em> del 7 giugno 1996, citato in esergo in V. Ilari, <em>Inventarsi una Patria. Esiste l\u2019identit\u00e0 nazionale?, Ideazione<\/em>, Roma 1996<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[14]<\/strong> Omelia del 15 marzo 1994, in occasione della indizione di nove mesi di speciale preghiera per l\u2019Italia, in <em>L\u2019Osservatore Romano,<\/em> 16 marzo 1994, pp. 4-5.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[15]<\/strong> Lettera ai vescovi italiani del 6 gennaio 1994, in <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">L\u2019Osservatore Romano, <\/em><span style=\"font-size: 12px;\">10-11 gennaio 1994, p. 5.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[16]<\/strong> N. Rodolico, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Storia degli italiani&#8230;, <\/em><span style=\"font-size: 12px;\">cit, p. 319.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[17]<\/strong> P. Bargellini, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Mille santi del giorno, <\/em><span style=\"font-size: 12px;\">Vallecchi-Massimo, Firenze-Milano 1980, p.594.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[18]<\/strong> N. Rodolico, <em>Storia degli italiani&#8230;, <\/em>cit.,p. 613.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[19]<\/strong> Cfr S. Petrucci, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Insorgenti marchigiani. Il trattato di Tolentino e i moti antifrancesi del 1797,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Sico, Macerata 1996, p. 84.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[20]<\/strong> Naturalmente uno storico marxista come Gabriele Turi (<\/span><em style=\"font-size: 12px;\">\u00abViva Maria\u00bb. La reazione alle riforme leopoldine (1790-1799),<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Olschki, Firenze 1969, p. 25) da una lettura tutta economicistica dei moti popolari toscani, ma non pu\u00f2 negare che \u00abl\u2019attaccamento alla religione tradizionale fu una costante di questi anni\u00bb (dal 1790 al 1799).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[21]<\/strong> L\u2019ideologia, potremmo osservare sulla scorta di Eric Voegelin, \u00e8 il peccato originale della moderna concezione della politica (cfr D. J. Levy, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Political Order. Philosophical Anthropology, Modernity and the Challenge of Ideology, <\/em><span style=\"font-size: 12px;\">Baton Rouge e Londra, Louisiana State University Press 1987, pp. 149-51) e una ribellione contro il decalogo; nella sua versione liberale contro il primo comandamento, poich\u00e9 mette sullo stesso piano tutte le fedi, riconoscendo uguali diritti alla Verit\u00e0 e all\u2019errore, in quella marxista contro il decimo, perch\u00e9 fa leva sull\u2019invidia e la cupidigia<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[22]<\/strong> A. Cochin, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Meccanica della rivoluzione,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Rusconi, Milano 1971, p. 146.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[23]<\/strong> Intervista in <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Corriere della Sera,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> 28-11-96.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[24]<\/strong> Al riguardo cfr P. M. Agnoli, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Le Pasque veronesi,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Il Cerchio, Rimini 1998, cap. XII, opera che costituisce la pi\u00f9 recente e completa ricostruzione dell\u2019evento, da parte di uno dei pi\u00f9 importanti studiosi delle Insorgenze<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[25]<\/strong> Naturalmente destra e sinistra agiscono entrambe all\u2019interno del sistema e le loro critiche al suffragio universale sono strumentali e opportunistiche, come lo erano del resto quelle dei liberali dell\u2019Ottocento. Solo il tradizionalismo pu\u00f2 coerentemente respingere <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">in toto<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> il dogma ateo della sovranit\u00e0 popolare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[26]<\/strong> Cfr <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Corrispondenza romana,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> n. 512, che cita l\u2019intervista apparsa il 6 gennaio 1996.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[27]<\/strong> C. Zaghi, L\u2019Italia di Napoleone dalla Cisalpina al Regno, Utet, Torino 1986, p. 83.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[28]<\/strong> G. Lumbroso, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">I<\/em> <em style=\"font-size: 12px;\">moti popolari contro i francesi alla fine del secolo XVIII (1796-1800),<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Firenze 1932; E. Rota, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Le origini del Risorgimento (1700-1800), <\/em><span style=\"font-size: 12px;\">Vallardi, Milano 1938; N. Rodolico, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Il popolo agli inizi del Risorgimento nell\u2019Italia meridionale (1798-1801),<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Le Monnier, Firenze 1926; Id., <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Storia degli italiani&#8230;,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> cit. Sia Lumbroso, \u00abanimato da uno spirito stranamente sanfedistico\u00bb, sia Rota, per aver \u00abmessi sullo stesso piano movimenti patriottici e convulsioni di plebi reazionarie\u00bb, sono <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">scomunicati<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> da P. Pieri, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Storia militare del Risorgimento,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Einaudi, Torino 1962, p. 823.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[29]<\/strong> N. Rodolico, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Storia degli italiani&#8230;, <\/em><span style=\"font-size: 12px;\">cit., p. 614.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[30]<\/strong> Cit. in M. de Saint Pierre, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Monsieur de Charette chevalier du Roi,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> La Table Ronde, Parigi 1977, p. 15.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[31]<\/strong> <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Carteggi di Bettino Ricasoli,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> vol. XII, a cura di M. Nobili, S. Camerani, Roma 1960, 6 marzo 1860, n. 299, pp. 252-53.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[32]<\/strong> Lettera del 27 luglio 1815 al segretario agli esteri conte Alessandro di Vallesa, in <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Oeuvres Compl\u00e8tes,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> tome treizi\u00e8me, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Correspondance,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> V, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">1815-1816, <\/em><span style=\"font-size: 12px;\">Librairie g\u00e9n\u00e9rale catholique et classique, Lione 1886, pp. 110-18 (p. 113 per la citazione).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[33]<\/strong> Dati ufficiali austriaci, ripresi dalla <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Civilt\u00e0 Cattolica<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> e citati in M. Mazzetti, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Dagli eserciti preunitari all\u2019esercito italiano,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> in <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Rassegna Storica del Risorgimento,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> a. LIX, fasc.IV<\/span><strong style=\"font-size: 12px;\">,<\/strong><span style=\"font-size: 12px;\"> ottobre-dicembre 1972, p. 574, nota 5.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[34]<\/strong> Valga come esempio di un Magistero assolutamente costante e univoco il <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Sillabo,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> che condanna la seguente LV proposizione: \u00abSi deve separare la Chiesa dallo Stato, e lo Stato dalla Chiesa\u00bb (<\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Sillabo ovvero Sommario dei principali errori dell\u2019et\u00e0 nostra<\/em><span style=\"font-size: 12px;\">, a cura di G. Vannoni, Cantagalli, Pisa 1977, p. 93).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[35]<\/strong> Per una critica di queste posizioni cfr M. de Leonardis, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">La Vandea cattolica e monarchica,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> in <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">L\u2019Alfiere,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> ottobre 1994, pp. 8-10.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[36]<\/strong> Cfr J. de Viguerie, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Christianisme et Revolution,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Nouvelles Editions Latines, Parigi 1988, pp. 150 e 224.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[37]<\/strong> F. M. Agnoli, op. cit., p. 104.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[38]<\/strong> Sacralit\u00e0 che la Rivoluzione volle distruggere simbolicamente e di fatto. Il 3 ottobre 1796 un deputato alla Convenzione distrusse pubblicamente sulla piazza centrale di Reims l\u2019ampolla con il sacro crisma utilizzato per la consacrazione del re di Francia; a Verona i francesi bruciarono le armi, bandiere e insegne ducali dell\u2019ultimo rettore, i diplomi e le tele dei podest\u00e0 e capitani che avevano governato la citt\u00e0 negli ultimi quattro secoli.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[39]<\/strong> Op. cit., p. 78. Anche Benedetto Croce, parlando dei sanfedisti, riconosce che in loro \u00abspirava, disopra alle pi\u00f9 materiali passioni, un sentimento di devozione monarchica, di amore all\u2019indipendenza e al costume nativo contro gli stranieri e le leggi che questi pretendevano imporre e di fanatica difesa delle credenze dei padri\u00bb (<\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Storia del Regno di Napoli,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Laterza, Bari 1967, p. 209). E il liberale Ippolito Nievo, citato da Agnoli, scrive che \u00abil popolo, nonch\u00e9 preferire l\u2019obbedienza a que\u2019 nobili alla pi\u00f9 dura servit\u00f9 che lo minacciava, amava anzi quell\u2019obbedienza e non voleva dimenticarla\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[40]<\/strong> Il volume di Jacques Godechot (<\/span><em style=\"font-size: 12px;\">La controrivoluzione. Dottrina e azione (1789-1804),<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Mursia, Milano 1988) costituisce solo una introduzione e una guida alle fonti, soprattutto francesi, da parte di un autore che si ferma alla proclamazione dell\u2019impero napoleonico e non nasconde la sua ostilit\u00e0 ai controrivoluzionari.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\"><strong>[41]<\/strong> Anche in Tirolo, a Spinges (Spinga), 5.000 montanari delle milizie collettizie indissero cos\u00ec gravi perdite al generale Joubert da fargli esclamare: \u00abMaledetti tirolesi! Maledetti contadini! A Rivoli non ho avuto tanti morti come a Spinges\u00bb. In Val Sabbia, nel bresciano, a capo delle cernide fu nominato il sacerdote don Andrea Filippi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 12px;\">[42]<\/strong><span style=\"font-size: 12px;\"> N. Rodolico, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Storia degli italiani&#8230;, <\/em><span style=\"font-size: 12px;\">cit., pp. 549-50.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[43]<\/strong> Ma a proposito del regno sabaudo, da sempre esposto alle invasioni straniere, non si pu\u00f2 tralasciare un\u2019altra bella pagina, il racconto entusiasmante di Enrico Costa de Beauregard della ricostituzione il 1\u00b0 gennaio 1793 del reggimento della Moriana, con l\u2019arrivo sulla neve a poco a poco di tutti i soldati che si erano data parola di ritrovarsi, fino a quando \u00abil colonnello, levando dal suo petto il nodo della bandiera che aveva salvato, l\u2019attacc\u00f2 alla punta della sua spada e l\u2019alz\u00f2 gridando: viva il Re!\u00bb e \u00abci fu nelle file un grido di viva il Re! da risvegliare i nostri gloriosi morti di Hautecombe\u00bb (<em>Vecchio Piemonte nella bufera,<\/em> F\u00f2gola, Torino 1977, pp.104-5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 12px;\">[44]<\/strong><span style=\"font-size: 12px;\"> Cfr P. Calliari, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Servire la Chiesa. Il Venerabile Pio Bruno Lanteri (1759-1830),<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Lanteriana-Krinon, Caltanissetta 1989; R. de Mattei, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Idealit\u00e0 e dottrine delle amicizie,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> Bibliotheca Romana, Roma 1981, pp. 55-56.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 12px;\">[45]<\/strong><span style=\"font-size: 12px;\"> E. M. Agnoli tratta diffusamente dell\u2019atteggiamento del nobiluomo recanatese in <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Le insorgenze marchigiane,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> in <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Lo Stato della Chiesa in epoca napoleonica, <\/em><span style=\"font-size: 12px;\">Atti del XIX convegno di studi avellaniti, 24-26 agosto 1995, pp. 131-52.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 12px;\">[46]<\/strong><span style=\"font-size: 12px;\"> Cfr M. de Leonardis, <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Il pensiero controrivoluzionario cattolico in Italia (1793-1799),<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> in <\/span><em style=\"font-size: 12px;\">L\u2019Alfiere,<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> maggio 1991, pp. 9-11. Uno dei protagonisti del pensiero e dell\u2019associazionismo cattolico controrivoluzionario, san Gaspare Bertoni, era solo ventenne al momento delle Pasque. Sar\u00e0 poi una delle glorie del clero veronese e la sua congregazione verr\u00e0 perseguitata da Napoleone nel decennio successivo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong style=\"font-size: 12px;\">[47]<\/strong><span style=\"font-size: 12px;\"> \u00abIn quel tempo Ges\u00f9 disse:&#8221;Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perch\u00e9 hai tenute nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli&#8221;\u00bb (<\/span><em style=\"font-size: 12px;\">Mt<\/em><span style=\"font-size: 12px;\"> 11, 25).<\/span><\/p>\n<p>____________<\/p>\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=38245\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rivoluzione, scristianizzazione, insorgenze<\/a><\/p>\n<p><a title=\"PermaLink a Opposizione popolare, insorgenza e brigantaggio nell\u2019Italia napoleonica\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=38187\" target=\"_blank\" rel=\"bookmark noopener\">Opposizione popolare, insorgenza e brigantaggio nell\u2019Italia napoleonica<\/a><\/p>\n<p><a title=\"PermaLink a L\u2019Insorgenza come categoria storico-politica\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=2365\" target=\"_blank\" rel=\"bookmark noopener\">L\u2019Insorgenza come categoria storico-politica<\/a><\/p>\n<p><a title=\"PermaLink a L\u2019Insorgenza italiana, il suo significato, la sua \u00abmodernit\u00e0\u00bb\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1469\" target=\"_blank\" rel=\"bookmark noopener\">L\u2019Insorgenza italiana, il suo significato, la sua \u00abmodernit\u00e0\u00bb<\/a><\/p>\n<p><a title=\"PermaLink a Le insorgenze ferraresi del 1799 e del 1802-1809\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1462\" target=\"_blank\" rel=\"bookmark noopener\">Le insorgenze ferraresi del 1799 e del 1802-1809<\/a><\/p>\n<p><a title=\"PermaLink a Storia \/ La controrivoluzione in Italia\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=29425\" target=\"_blank\" rel=\"bookmark noopener\">La controrivoluzione in Italia<\/a><\/p>\n<p><a title=\"PermaLink a Quando l\u2019Italia si svegli\u00f2\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=30730\" target=\"_blank\" rel=\"bookmark noopener\">Quando l\u2019Italia si svegli\u00f2<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=40861\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">L&#8217;insorgenza della Garfagnana<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tratto da Studi Cattolici n.456 del febbraio 1999 di Massimo de Leonardis Gli episodi pi\u00f9 rilevanti e pi\u00f9 famosi del vasto movimento di Insorgenze antifrancesi che caratterizz\u00f2 l\u2019Italia dal 1796 al 1814, con particolare virulenza nel triennio 1796-1799, furono la riconquista del regno di Napoli a opera dell\u2019Armata della Santa Fede guidata dal cardinale Fabrizio &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/le-insorgenze-antifrancesi-in-italia\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":32554,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[99,96],"tags":[462,1051],"class_list":["post-1461","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-insorgenze","category-storia-italiana","tag-controrivoluzione","tag-insorgenze-2","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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