{"id":1457,"date":"2005-09-22T13:37:18","date_gmt":"2005-09-22T11:37:18","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-02-22T11:50:11","modified_gmt":"2016-02-22T10:50:11","slug":"1799-la-crociata-della-santa-fede","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/1799-la-crociata-della-santa-fede\/","title":{"rendered":"1799: la crociata della Santa Fede"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong>Quaderni di Cristianit\u00e0<\/strong>, anno I, n. 3, inverno 1985<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/insorgenze1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-30808\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/insorgenze1.jpg\" alt=\"insorgenze\" width=\"250\" height=\"165\" \/><\/a><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di<strong> Francesco Pappalardo<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div><strong>1. Gli antefatti<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>a. <em>L\u2019inquinamento storiografico<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricostruzione storica del periodo rivoluzionario che va, nella penisola italiana, dal 1796 al 1799 e il relativo dibattito storiografico sono stati incentrati, nel secondo dopoguerra, sul problema del giacobinismo, cio\u00e8, soprattutto, se ha senso parlare di giacobinismo italiano e quale importanza esso ha avuto. Ben pi\u00f9 remota \u00e8 la prima impostazione del discorso, se guardiamo al Mezzogiorno, dove si manifestarono le pi\u00f9 significative espressioni di tale giacobinismo, sia sul piano teorico che sul piano dell\u2019azione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vincenzo Cuoco e Pietro Colletta, testimoni diretti degli avvenimenti del 1799, fin dall\u2019inizio danno al dibattito un taglio particolare, di ricerca e di meditazione sugli errori commessi dai repubblicani, per dimostrare che la fine ingloriosa della Repubblica Napoletana era stata la conseguenza di una rivoluzione accettata &#8220;passivamente&#8221; (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vincenzo Cuoco, soprattutto, si sforza di ricondurre quel fallimento a un cumulo di sbagli e di circostanze avverse, cos\u00ec da salvaguardare il ruolo dirigente dell\u2019&#8221;intellettuale&#8221; e il suo diritto a ergersi come rappresentante della nazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Benedetto Croce &#8211; che si rif\u00e0 appunto a Vincenzo Cuoco per sottolineare il distacco tra classe politica e nazione &#8211; riduce in larga misura la storia del Mezzogiorno alla storia della sua classe intellettuale, giungendo a idealizzare i giacobini come nuova aristocrazia, <em>&#8220;quella reale, dell\u2019intelletto e dell\u2019animo&#8221;<\/em> (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Antonio Gramsci &#8211; che utilizza lo stesso procedimento logico &#8211; si rammarica dell\u2019assenza &#8220;momentanea&#8221; di una avanguardia intellettuale, cio\u00e8 di un partito leninista che non era stato ancora fondato, e propone una interpretazione delle insorgenze in chiave di lotta di classe tra contadini e borghesia (3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In entrambe le ipotesi interpretative la storia delle azioni umane finisce per essere ricondotta sistematicamente ed esclusivamente all\u2019acume o agli errori dei gruppi dirigenti, si ignora o si toglie valore alla partecipazione popolare e si offrono spiegazioni dei fatti del tutto insufficienti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019impostazione &#8220;classista&#8221;, in particolare, cerca invano di accreditare l\u2019idea di una conflittualit\u00e0 sociale molto diffusa in tutta la penisola, che presenti sempre gli stessi caratteri in presenza di popolazioni differenti, rette da governi diversi, situate in contesti geo-economici non uniformi e con le pi\u00f9 varie tradizioni (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Storture sono presenti anche nella storiografia nazionalistica, che vede nel sanfedismo soltanto preziose affermazioni di valori nazionali e patriottici e, quindi, una reazione allo straniero invasore e non ai princ\u00ecpi rivoluzionari, i quali &#8211; essa afferma &#8211; avrebbero ricevuto migliore accoglienza se presentati in altro modo e in altra circostanza (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La matrice religiosa degli avvenimenti del periodo risulta cos\u00ec sbiadita o affatto ignorata e la resistenza armata di interi popoli, che si batterono in difesa della loro fede e delle loro tradizioni &#8211; soprattutto dove si era conservata l\u2019organica compattezza della nazione cristiana &#8211; \u00e8 ancora oggi ignorata da molti quando non ricordata con disprezzo (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il caso pi\u00f9 macroscopico \u00e8 costituito dall\u2019insorgenza meridionale che, rispetto ad altre simili vicende italiche, si presta a essere assunta come modello per l\u2019ampiezza del fenomeno, per la minore frammentariet\u00e0 delle vicende e per la presenza di un pur sparuto nucleo dirigente che seppe coordinare la generosa reazione popolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>b. <em>Fermenti rivoluzionari<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La formazione di un regno napoletano indipendente, nel 1734, d\u00e0 inizio a progressive tensioni con Roma, a causa della violenta politica anticuriale della corte (7), e culmina &#8211; con la stipulazione di un nuovo Concordato e la soppressione del Santo Officio &#8211; nell\u2019abolizione dell\u2019omaggio della &#8220;chinea&#8221;, nel 1788, simbolo della soggezione feudale del reame alla Santa Sede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parallelamente alla &#8220;laicizzazione&#8221; dello Stato si accentua la &#8220;secolarizzazione&#8221; della societ\u00e0. Non \u00e8 possibile identificare le fasi determinanti della rottura tra cultura religiosa e cultura laica, ma un fatto-chiave nel graduale distacco pratico dalla Chiesa di molti &#8220;cavalieri&#8221; ed esponenti del ceto medio e la soppressione della Compagnia di Ges\u00f9 (8). Da quel momento i filogiansenisti e gli illuministi napoletani hanno piena libert\u00e0 di azione (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche l\u2019adozione di leggi di stampo giuseppinistico riguardo al clero regolare ha gravi ripercussioni: i religiosi, soprattutto i francescani, si riducono di numero e decadono visibilmente gli ordini, gettati nell\u2019agitazione e nello scompiglio (10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla chiusura dei principali centri di cultura religiosa e alla soppressione di molte congregazioni laicali seguono altri due avvenimenti di grande portata per lo sviluppo della cultura e della morale rivoluzionarie: la riforma dell\u2019universit\u00e0, con la svalutazione delle scienze ecclesiastiche e la maggiore autonomia di quelle profane, e l\u2019espansione delle logge massoniche (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nobilt\u00e0 risente pi\u00f9 di ogni altro ceto della ventata sovvertitrice e i suoi rappresentanti sono gradualmente irretiti da uno spirito di dissolutezza e di miscredenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I baroni si riducono a cortigiani e a semplici proprietari terrieri, decorati di titoli pomposi e sempre meno significativi, desiderosi soltanto di mantenere intatti i propri privilegi senza fornire alla comunit\u00e0 un corrispettivo di servizi. Per di pi\u00f9, sollecitano l\u2019abolizione di quei vincoli feudali che, indispensabili all\u2019economia contadina, rappresentano per il signore un insieme di contratti e di consuetudini poco remunerativi (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dallo sfaldamento dell\u2019antico sistema trae vantaggio un nuovo ceto, definito genericamente &#8220;borghese&#8221;, composto in prevalenza da avvocati, negozianti, professionisti, anch\u2019essi reclamanti &#8211; in nome dell\u2019idea illuministica di una propriet\u00e0 assolutamente libera da ogni vincolo &#8211; l\u2019abolizione di quelle consuetudini &#8211; le terre aperte, gli usi civici, tenui canoni colonici e di affitto, il favore accordato alla piccola conduzione e propriet\u00e0 &#8211; che assicuravano alle popolazioni rurali i complementi necessari alle loro piccole economie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E proprio nel periodo di transizione dalla vecchia economia alla nuova le condizioni di vita peggiorano radicalmente (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I nuovi arrivati fanno incetta di terre &#8211; grazie soprattutto all\u2019usura, all\u2019incameramento dei beni ecclesiastici, alle usurpazioni di beni comunali e demaniali &#8211; e portano con s\u00e9 la durezza e la fiscalit\u00e0 proprie del capitalismo liberale. Ancora pi\u00f9 grave \u00e8 la rottura di quel contatto esistenziale, di quella omogeneit\u00e0 culturale, di quella solidariet\u00e0 tra signori e contadini che erano state le caratteristiche fondanti dell\u2019antico regime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La reazione popolare sul finire del secolo non \u00e8 perci\u00f2 anti-feudale (14) e neppure anti-aristocratica &#8211; se non dove la nobilt\u00e0 era venuta meno alla sua funzione di mediazione e di comando -, ma rivolta contro la nuova mentalit\u00e0 rivoluzionaria, che imponeva un\u2019economia senza vincoli corporativi e senza remore morali, che infrangeva i legami esistenti tra i diversi ceti, che veicolava una cultura estranea e avversa alle tradizioni civili e religiose del paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>c. <em>Fermenti contro-rivoluzionari<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Preparatore remoto ma profondo di quella resistenza \u00e8 sant\u2019Alfonso Maria de\u2019 Liguori, <em>&#8220;il pi\u00f9 intelligente restauratore religioso del Settecento&#8221;<\/em> (15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli presta la sua energica mano alla Chiesa, travagliata da attacchi esterni e interni, e si prodiga per migliorare le condizioni spirituali e le sorti materiali del popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo carattere positivo lo orienta verso i problemi pi\u00f9 immediati della vita del credente, insidiata dall\u2019illuminismo e dal giansenismo, che avevano provocato l\u2019allontanamento dei cristiani dalla fede, il diradarsi della pratica dei sacramenti, una grande decadenza morale, uno stato d\u2019animo dominato dal dubbio e dalla sfiducia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come socio delle Apostoliche Missioni percorre i paesi vesuviani, gli Appennini e le Puglie, annunciando con semplicit\u00e0 le verit\u00e0 eterne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1732, desiderando evangelizzare pi\u00f9 efficacemente le popolazioni del Mezzogiorno, specie le pi\u00f9 abbandonate e sprovviste di aiuti spirituali, sant\u2019Alfonso fonda la Congregazione del Santissimo Salvatore, poi denominata del Santissimo Redentore. Incontra subito l\u2019ostilit\u00e0 del cappellano maggiore del regno, Celestino Galiani, del ministro Bernardo Tanucci e di altri uomini di governo, che non volevano sentire parlare di nuovi ordini religiosi proprio mentre pensavano di sopprimere quelli gi\u00e0 esistenti; tuttavia, grazie al sostegno papale, riesce a strappare un decreto reale che concedeva alla congregazione una esistenza precaria, ma la garantiva da ulteriori attacchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo avere creato un esercito di uomini apostolici, sant\u2019Alfonso si circonda di ecclesiastici e di laici di ogni ceto, sesso ed et\u00e0, e li organizza dappertutto in numerose associazioni: degli Operai, dei Gentiluomini, dei Chierici, dei Missionari Diocesani, delle Donne Cattoliche, della Giovent\u00f9 Femminile, delle Scuole Pie e altre ancora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da profondo conoscitore dei cuori e delle esigenze delle varie categorie sociali, sant\u2019Alfonso vuole un\u2019assistenza materiale e spirituale adeguata alla speciale natura di ogni istituzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si dedica in modo speciale ai ceti pi\u00f9 umili, organizzando per essi, sin dal 1717, le Cappelle Serotine. I pi\u00f9 assidui frequentatori erano di estrazione artigianale, ma non mancavano i &#8220;lazzari&#8221;, e tutti si radunavano a sera, dopo il lavoro, per due ore di preghiera e di catechismo. L\u2019opera ha rapida diffusione e diventa una scuola di educazione civile e religiosa (16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attenzione particolare viene rivolta ai nobili, dal momento che la Chiesa, assorbita culturalmente dal confronto giurisdizionalistico e pastoralmente dalla catechesi popolare, aveva lasciato i ceti alti sprovveduti di fronte prima alla penetrazione sottile e poi all\u2019assalto delle teorie deistiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il santo avvia anche una riforma spirituale del clero nei tre fondamentali aspetti della vocazione, del ministero e della preghiera, elevando il livello di preparazione dei sacerdoti napoletani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019immensa portata pastorale \u00e8 la polemica sul giansenismo, poich\u00e9 investiva la prassi sacramentale e la concezione stessa della divinit\u00e0, della redenzione, della salvezza e della Chiesa. Sant\u2019Alfonso \u00e8 turbato dall\u2019invasione di quella corrente devastante (17) e opera alacremente per conservare intatta nel popolo la fede e soprattutto la devozione a Maria (18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie ai suoi scritti la consuetudine della meditazione diventa molto comune e si radica in tutti i ceti una cristiana sapienza, aneddotica e sentenziosa, frutto dell\u2019assimilazione delle massime eterne e dei diari spirituali. Le <em>Visite al SS. Sacramento<\/em> hanno larghissima diffusione, sicch\u00e9 si pu\u00f2 affermare che <em>&#8220;il risveglio eucaristico europeo lungo la seconda met\u00e0 del secolo XVIII e tutto il XIX \u00e8 dovuto a questo libretto, vero codice della piet\u00e0 alfonsiana e della pi\u00f9 schietta religiosit\u00e0 cattolica&#8221;<\/em> (19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal moto alfonsiano &#8211; che si intreccia ai primi del secolo XIX con la nuova fioritura delle pratiche religiose di spirito ignaziano, soprattutto grazie all\u2019opera di padre Nikolaus Albert von Diessbach S. J. e del venerabile Pio Bruno Lanteri &#8211; nasce una piet\u00e0 solidissima, che costituisce il principale alimento spirituale delle famiglie cattoliche per tutto l\u2019Ottocento e oltre, specialmente nei centri rurali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vero gigante della storia della spiritualit\u00e0, ma anche della storia <em>tout court<\/em>, sant\u2019Alfonso Maria de\u2019 Liguori porta a termine uno straordinario lavoro di animazione civile e culturale, dotando la Chiesa e la societ\u00e0 di numerosi e solidi presidi, che avrebbero opposto a suo tempo una gagliarda resistenza alla Rivoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. La Rivoluzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>a. <\/strong><em><strong>L\u2019aggressione militare<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sant\u2019Alfonso muore nel 1787. La Rivoluzione francese scoppia due anni dopo ed \u00e8 presto esportata in tutta l\u2019Europa, suscitando ovunque aspre reazioni<strong>. <\/strong>Se la &#8220;Libert\u00e0&#8221; recata sulla punta delle baionette francesi riesce gradita a taluni ambienti impregnati di razionalismo e di volterrianesimo, i popoli si levano concordi in difesa dei troni e degli altari, opponendo le loro antiche libert\u00e0 concrete a tale &#8220;Libert\u00e0&#8221; astratta e letteraria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qui le sollevazioni piemontesi anche dopo che la famiglia reale era stata costretta a riparare in Sardegna; gli scontri alla Porta Ticinese di Milano, a Pavia, a Binasco; l\u2019eroica resistenza delle valli bresciane fedeli alla repubblica di San Marco; le Pasque Veronesi; i &#8220;Viva Maria&#8221;; gli insorgenti delle Marche, che accorrono con i loro capimassa sotto le bandiere del generale Lahoz e tolgono ai francesi la piazzaforte di Ancona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando, nel novembre del 1798, dopo avere conquistato Roma e lo Stato Pontificio, l\u2019esercito rivoluzionano invade il regno di Napoli, la <em>&#8220;monarchia napoletana<\/em> &#8211; come ammette lo stesso Benedetto Croce &#8211;<em>, senza che se lo aspettasse, senza che l\u2019avesse messo nei suoi calcoli, vide da ogni parte levarsi difenditrici in suo favore le plebi di campagna e di citt\u00e0, che si gettarono nella guerra animose a combattere e morire per la religione e pel re, e furono denominate, allora per la prima volta, &#8220;bande della Santa Fede&#8221;&#8221;<\/em> (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stimolati dal sentimento religioso e nazionale, gli abruzzesi sono i primi a levarsi compatti contro l\u2019aggressore. Bastava che le campane suonassero a stormo perch\u00e9 i montanari, convocati a parlamento, prendessero le armi e ogni villaggio si trasformasse in un centro di insurrezione. I nemici provano a spezzare tutte le campane, ma la mobilitazione contro di essi continua al suono dei grossi corni da pastore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La resistenza \u00e8 vivificata dal proclama che Ferdinando IV di Borbone aveva rivolto ai suoi sudditi in occasione della ricorrenza dell\u20198 dicembre 1798, invitandoli a difendere quello che avevano di pi\u00f9 caro: <em>&#8220;la religione, l\u2019onore delle vostre mogli e delle vostre sorelle, la vostra vita e la vostra roba.<\/em> [&#8230;] <em>paesani miei, armatevi, accorrete con tutte le vostre armi, invocate Dio e state certi di vincere!&#8221;<\/em> (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le insorgenze avevano preceduto quasi ovunque l\u2019appello del re: la resistenza nel territorio di Teramo, per esempio, si collegava, anzi era la continuazione di quella condotta nel dipartimento pontificio del Tronto da parte dei contadini marchigiani; analogamente, dal Circeo &#8211; dove la Madonna della Vittoria era stata invocata come liberatrice dall\u2019aggressore e ne era stata dipinta l\u2019immagine sui vessilli &#8211; la scintilla si propaga a Terracina &#8211; dove al posto dell\u2019&#8221;albero della libert\u00e0&#8221; \u00e8 innalzata la Croce &#8211; e quindi a tutta la Terra di Lavoro (22).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il governo borbonico ha, comunque, un ruolo importante nell\u2019acquisizione, da parte delle insorgenze, di un carattere esteso e uniforme, che le avrebbe differenziate dalle sporadiche e locali reazioni che si manifestavano nella penisola contro i rivoluzionari francesi e i loro alleati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi reagiscono con ferocia: Alatri, Narni, Sezze, Ferentino, Anagni nello Stato Pontificio; Fondi, Sessa, Cassino, Itri, San Germano, Isernia in quello napoletano sono messi a ferro e a fuoco e i paesani vengono passati indistintamente per le armi. Ma pi\u00f9 che le stragi rimangono nella memoria popolare i sacrilegi, il comportamento empio, le espressioni blasfeme con cui la truppa occupante mostrava i risultati di dieci anni di Rivoluzione in Francia (23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale violenza non scoraggia la resistenza e presto le deboli autorit\u00e0 rivoluzionarie imposte nelle citt\u00e0 dall\u2019esercito invasore sono rovesciate da artigiani e da contadini uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il modificarsi della situazione e le sue favorevoli potenzialit\u00e0 non sono colte a Napoli, dove la corte sembrava paralizzata dalla paura di essere presa in trappola dentro la capitale. Il 21 dicembre 1798 il re lascia la citt\u00e0 per rifugiarsi a Palermo, nominando vicario generale del regno Francesco Pignatelli, principe di Strongoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La base morale dell\u2019autorit\u00e0 del vicario era assai debole: il disfacimento dell\u2019esercito, guidato dall\u2019inetto generale austriaco Carl Mack, lo privava della forza per imporsi, mentre la partenza del sovrano ledeva il prestigio della monarchia presso la nobilt\u00e0 malcontenta e presso il ceto medio, schierato su posizioni neutrali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al vicario si opponeva anche la magistratura cittadina, detta Corpo di Citt\u00e0 o pi\u00f9 semplicemente Citt\u00e0: essa rappresentava al tempo stesso la municipalit\u00e0 di Napoli e l\u2019intero reame ed era depositaria dei privilegi della nazione. Sulla base del diritto tradizionale il giovane principe di Canosa, elemento di spicco della nobilt\u00e0, rivendica alla Citt\u00e0 il diritto e il dovere di rappresentare la nazione in assenza del re, come era gi\u00e0 accaduto altre volte nel passato (24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il vicario &#8211; il quale incarnava le tendenze assolutistiche, che miravano a rompere il rapporto organico tra monarca e societ\u00e0 a svantaggio della seconda, ridotta cos\u00ec a una indifferenziata massa di sudditi &#8211; si oppone alle richieste avanzate dal Corpo di Citt\u00e0 e avvia trattative con i francesi. Seguono il vergognoso armistizio di Sparanise, il 12 gennaio 1799, la resa di Capua, le successive violazioni, la fuga dell\u2019imbelle vicario, la ripresa dell\u2019offensiva francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I napoletani, allarmati, fanno rifornimento di armi e si impadroniscono dei castelli della citt\u00e0 perch\u00e9 non vengano consegnati al nemico. Il controllo della situazione da parte della popolazione, in particolare dei &#8220;lazzari&#8221;, che rappresentavano il popolo minuto, \u00e8 denominato &#8220;anarchia&#8221;; si tratta di una pacifica anarchia (25), che avrebbe potuto essere evitata e trasformata in un ordine composto ed eroico se qualcuno, dotato di autorit\u00e0 e di capacit\u00e0, si fosse posto a capo di quanti chiedevano di essere organizzati e guidati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il principe di Moliterno, eroe della guerra del 1796, \u00e8 acclamato comandante militare, ma passa quasi subito nel campo avverso, occupando insieme ai giacobini il castello di Sant\u2019Elmo, da cui si domina l\u2019intero abitato. I &#8220;lazzari&#8221; scelgono allora capi provenienti dalle loro file e si uniscono a circa quattromila soldati, dispersi dalla vilt\u00e0 dei comandanti ma ancora desiderosi di battersi, mentre i giacobini, le cui schiere erano state rinsanguate dalla liberazione dei detenuti politici, assumono l\u2019egemonia su buona parte dei ceti medio-alti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I popolani mostrano una notevole capacit\u00e0 organizzativa e non mancano momenti di coordinamento che fanno riferimento a forme di organizzazione interne alla societ\u00e0 bassa di Napoli nonch\u00e9 alle strutture corporative, alle Cappelle Serotine e alle altre forme di aggregazione religiosa dei laici. I francesi devono impegnarsi a fondo per domare la resistenza; soltanto dopo tre sanguinose giornate il generale Jean-\u00c9tienne Championnet pu\u00f2 annunciare la vittoria al Direttorio, commentando: <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>nessun combattimento fu mai cos\u00ec ostinato, nessun quadro cos\u00ec orribile. I lazzaroni, questi uomini meravigliosi, quei reggimenti stranieri e napoletani scampati dall\u2019esercito che era fuggito innanzi a noi, chiusi in Napoli, sono degli eroi. Si combatte in tutte le strade, il terreno \u00e8 disputato palmo a palmo. I lazzaroni sono comandati da capi intrepidi. Il forte di Sant\u2019Elmo li fulmina, la terribile baionetta li atterra, essi ripiegano in ordine, tornano alla carica&#8221;<\/em> (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la sconfitta il popolo rifluisce in un atteggiamento di attesa, mantenendo sempre desta la fronda antifrancese nonostante il repentino voltafaccia di alcuni suoi capi, attirati dalle lusinghe dell\u2019abile generale Championnet (27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>b. <\/strong><em><strong>La &#8220;democratizzazione&#8221; forzata<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 21 gennaio 1799, mentre ancora si combatteva per le vie della capitale, in Sant\u2019Elmo viene proclamata la Repubblica Napoletana. I &#8220;patrioti&#8221;, come i rivoluzionari si facevano chiamare (28), si accorgono ben presto di essere estranei alla grandissima parte della popolazione, isolati anche dalle cerchie borghesi neutrali e tenuti in pugno dai francesi. Invece di governare, si perdono in problematiche ed elucubrazioni che costituivano soltanto uno schermo davanti alla tragica realt\u00e0; i dibattiti, le leggi, la pubblicistica, l\u2019organizzazione dello Stato si riducono a un gioco da salotto. Nessun problema particolare viene affrontato, ma si enunciano solo grandi utopie; nessuna realt\u00e0 concreta \u00e8 discussa, ma solo idee astratte, solo grandi ideali impersonali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I &#8220;patrioti&#8221;, che credevano alla magica virt\u00f9 della &#8220;Libert\u00e0&#8221; e veneravano il regime repubblicano come una forma eterna e infallibile, avente quasi carattere religioso, credono che basti promulgare certe leggi fondamentali per attuare automaticamente la felicit\u00e0 dei popoli. Scoprono, per\u00f2, come era gi\u00e0 accaduto ai loro colleghi francesi, che il popolo reale non era il &#8220;Popolo&#8221; da essi idealizzato: pertanto, paralizzati tra il seducente miraggio di un popolo mitico e il terrore di una &#8220;plebe&#8221; concreta, decretano che questa era corrotta e occorreva costringerla alla &#8220;virt\u00f9&#8221; (29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pochi aderiscono realmente alla repubblica. Gli altri, <em>&#8220;soliti a correre dietro il cocchio del vincitore schiamazzando e giurando, la pi\u00f9 parte avevano solo sulle labbra le frasi e formule in voga, e non tenevano dalla fazione prevalente se non per interesse o per paura&#8221;<\/em> (30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il marinaio di Santa Lucia, fucilato per avere gridato <em>&#8220;Viva il re!&#8221;<\/em> davanti ai soldati francesi che gli ingiungevano di inneggiare alla &#8220;Libert\u00e0&#8221;, bene impersona il popolo genuino, che non si piegava alla Rivoluzione (31).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli occupanti non facevano niente per attirare simpatie su di s\u00e9. Ovunque facevano strage di innocui monaci, abusavano di donne e di religiose, incendiavano edifici sacri, facevano scempio delle spoglie dei santi e organizzavano mascherate con sacri arredi, mentre i repubblicani lasciavano spazio a manifestazioni di pubblica irreligiosit\u00e0 che offendevano la coscienza degli abitanti. Scandalosa era stata per questi la festa svoltasi nel convento di San Martino in occasione dell\u2019istituzione della repubblica: scandaloso era stato il modo in cui alcuni frati, gettata la tonaca, si erano sposati &#8220;repubblicanamente&#8221;; scandalosi erano i proclami, gli opuscoli di incitamento a frati e a monache perch\u00e9 abbandonassero i conventi <em>&#8220;per la propagazione della specie&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda l\u2019invito rivolto al clero perch\u00e9 svolgesse propaganda a favore del governo, \u00e8 da ritenere che esso fosse poco ascoltato se gi\u00e0 il 13 marzo 1799 e poi il 15 dello stesso mese il ministro dell\u2019Interno doveva rivolgersi ai vescovi e ai sacerdoti della repubblica per invitarli a <em>&#8220;illuminare gli ignoranti&#8221;<\/em>. E anzi, le istruzioni del giorno 12 erano minuziosissime e contenevano quasi la traccia dei discorsi che i sacerdoti avrebbero dovuto tenere. Non mancano, tuttavia, preti e frati che <em>&#8220;tirando dal Vangelo le dottrine di eguaglianza politica e volgarizzando in dialetto napoletano alcuni motti di Ges\u00f9 Cristo, incitavano e rafforzavano l\u2019odio a\u2019 re, l\u2019amore a\u2019 liberi governi, l\u2019obbedienza all\u2019autorit\u00e0 del presente&#8221;<\/em> (32).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra marzo e aprile sono soppressi nove conventi, successivamente altri due, con la motivazione di dover dare alloggio alle truppe; era evidente ai pi\u00f9, invece, che si voleva <em>&#8220;togliere al pubblico il commodo spirituale che i medesimi li danno. Perch\u00e9 non pigliarsi le case di Monteoliveto, san Pietro a Majella e Montevergine, che predicano e non confessano, ed inquietare chi predica, confessa e fa missioni?&#8221;<\/em> (33).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019arcivescovo Giuseppe Maria Capece Zurlo, fatto debole anche dall\u2019et\u00e0, non riesce a tenere una valida condotta nell\u2019azione e si lascia trascinare dagli eventi. Ai rinnovati ordini del generale Championnet risponde pubblicando una pastorale in favore della repubblica: tenta di opporsi alla politica dei ministri Francesco Conforti e Vincenzo Troyse ma poi, sia che si sorprendesse la sua buona fede sia che effettivamente avesse dato il suo consenso, tace quando vede pubblicata con il suo nome una scomunica contro il cardinale Fabrizio Ruffo, accusato di essersi proclamato pontefice con il nome di Urbano IX.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla persecuzione religiosa segue la spoliazione economica. Se <em>&#8220;nei giorni dello scompiglio i Lazzaroni avevano rubato secondo il loro talento, nei giorni dell\u2019ordine rubarono i francesi secondo la legge&#8221;<\/em> (34).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi avevano intorno a s\u00e9 un mare di insorgenze e di tanto in tanto le loro colonne si muovevano dalla capitale verso il resto del paese, ma pi\u00f9 per taglieggiare che per reprimere. Alla fine si rassegnano ad asserragliarsi nelle piazzeforti, lasciando il campo a &#8220;democratizzatori&#8221; regolarmente patentati da una commissione centrale. Ma <em>&#8220;ciascuno di loro oper\u00f2 secondo il proprio giudizio, generalmente assai scarso, e quale si rese ridicolo per l\u2019ignoranza e per la vacuit\u00e0 dell\u2019enfatico dire, quale distruggendo antichi usi e costumi offese ed eccit\u00f2 le popolazioni&#8221;<\/em> (35).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A reggere le nuove municipalit\u00e0 sono chiamati membri della borghesia e qualche nobile, mentre il popolo suscita quasi ovunque un vasto e vigoroso moto realista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. La Contro-Rivoluzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>a. <\/strong><em><strong>&#8220;In hoc signo vinces&#8221;<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il proposito di dare una guida capace e autorevole alla reazione popolare per quindi ricondurre il regno sotto il potere legittimo era nato quasi subito alla corte di Palermo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Abruzzi erano in agitazione dal 13 gennaio. In Puglia, ai primi di febbraio, molte citt\u00e0 e comuni avevano innalzato l\u2019&#8221;albero della libert\u00e0&#8221;, ma addirittura a distanza di poche ore i ceti popolari erano insorti. Solo alcune municipalit\u00e0 resistono pi\u00f9 a lungo, come quelle di Altamura e Martina Franca, che si fanno promotrici di una federazione delle citt\u00e0 repubblicane contro quelle realiste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le Calabrie parevano disposte a essere riconquistate facilmente, come si deduceva anche dall\u2019episodio di don Biagio Rinaldi, curato di Scalea, che fin dal 13 gennaio aveva scritto al re, dicendosi pronto a riconquistare il regno con i soli calabresi: <em>&#8220;L\u2019anima di quel curato era allora l\u2019anima della Calabria. Si trattava di dargli una guida&#8221;<\/em> (36).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8 trovata in Fabrizio Ruffo dei duchi di Baranello, cardinale dell\u2019ordine dei diaconi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nato a San Lucido di Calabria il 16 settembre 1744 da una famiglia di antica nobilt\u00e0, era stato educato a Roma dallo zio, cardinale Tommaso. Nel 1781 Pio VI lo aveva nominato Chierico di Camera e nel 1785, appena quarantenne, Tesoriere Generale; sei anni dopo lo crea cardinale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1794 Fabrizio Ruffo venne richiamato a Napoli, dove non va a farsi cortigiano del re, ma prende su di s\u00e9 il governo della colonia di San Leucio ed \u00e8 poi investito dal sovrano della abbazia di Santa Sofia a Benevento. Fedele sostenitore della Corona, nel 1799 non esita a lasciare Napoli repubblicana per recarsi in Sicilia (37).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u20198 febbraio 1799, soltanto due settimane dopo la conquista francese della capitale, il cardinale sbarca a Pezzo, in Calabria, con il titolo di vicario generale del regno e <em>alter ego<\/em> del sovrano, per organizzare la resistenza sul continente. Aveva con s\u00e9 soltanto pochi compagni, due segretari ecclesiastici, un cappellano e due servitori. L\u2019equipaggiamento consisteva in una grande bandiera di seta bianca, con lo stemma reale da una parte e una croce dall\u2019altra, su cui stava scritto <em>&#8220;In hoc signo vinces&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uomo di molte capacit\u00e0, amministratore sagace, Fabrizio Ruffo non aveva una grande esperienza militare, ma possedeva le qualit\u00e0 del condottiero: era risoluto, ponderato e aveva un innato senso del limite e della opportunit\u00e0. La sua azione, fin dall\u2019inizio, \u00e8 molto energica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Efficaci si mostrarono, in particolare, le lettere e l\u2019enciclica spedite nei paesi vicini, nonch\u00e9 il proclama ai <em>&#8220;bravi e coraggiosi Calabresi&#8221;<\/em> con il quale denunciava l\u2019opera dei rivoluzionari <em>&#8220;per involarci (se fosse possibile) il dono pi\u00f9 prezioso del Cielo, la nostra Santa Religione, per distruggere la Divina Morale del Vangelo, per depredare le nostre sostanze, per insidiare la pudicizia delle vostre donne&#8221;<\/em> e invitava tutti i sudditi a riunirsi <em>&#8220;sotto lo stendardo della Santa Croce e del nostro amato Sovrano. Non aspettiamo che il nemico venga a contaminare queste nostre contrade: marciamo ad affrontarlo, a respingerlo, a discacciarlo dal nostro Regno e dalla Italia, ed a rompere le barbare catene del nostro santo Pontefice. Il vessillo della S. Croce ci assicura una completa vittoria&#8221;<\/em> (38).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aderiscono inizialmente in ottanta: altri centocinquanta armigeri sopraggiungono nei giorni seguenti da Santa Eufemia, primo nucleo della Armata Cristiana e Reale, la bianca croce della Santa Fede cucita sul lato destro del berretto. La notizia si sparge rapidamente e a Rosarno il cardinale poteva contare su 1500 uomini. A Mileto, il 24 febbraio, costituisce otto compagnie di regolari &#8211; il Reggimento di Reali Calabresi -, che affianca alle truppe di &#8220;massa&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aveva ai suoi ordini il pi\u00f9 composito assortimento di gente che si potesse immaginare: ricchi possidenti, ecclesiastici di ogni tipo e grado, commercianti e artigiani, contadini, armigeri baronali e militi delle disciolte corti di giustizia. Questi ultimi, insieme con alcuni ufficiali e soldati dell\u2019esercito reale, erano i pi\u00f9 esperti e disciplinati in mezzo a una moltitudine di uomini tratti sotto le bandiere della Santa Fede dal sentimento del diritto o dalla devozione alla monarchia, ma anche dal desiderio di bottino o di vendetta contro nemici personali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fabrizio Ruffo, soprattutto all\u2019inizio, non pu\u00f2 essere severo nella scelta, ma presto la sua mano organizzatrice si fa sentire. Appena sbarcato si era preoccupato di fare preparare delle divise e poi di organizzare le truppe secondo criteri che ne riducessero il numero e le migliorassero quanto a disciplina. Durante l\u2019avanzata concede alleggerimenti fiscali ai contadini e mostra un volto austero di giustizia, confiscando i terreni di quei nobili, tra i quali suo fratello Vincenzo, che avevano abbandonato il loro posto. D\u2019altro canto, \u00e8 inflessibile nel reprimere gli attacchi alla legittima propriet\u00e0 e fa fucilare i predatori e i violenti. Si presta a ricevere personalmente tutti coloro che hanno problemi e controversie da risolvere, <em>&#8220;onde tutte le popolazioni del Regno fossero servite nel miglior modo che si dovea&#8221;<\/em> (39).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I liberatori erano accolti con processioni, canti e spari festosi. <em>&#8220;Il procedere dell\u2019armata cristiana, fra i canti che sonavano in mezzo alle file, fra i concerti di cornamuse, zampogne, chitarre e viole che li accompagnavano, fra le danze che alcuni mossi da quelle gioconde arie intessevano, rendeva immagine di un lieto corteggio festivo&#8221;<\/em> (40).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo carattere &#8220;gioioso&#8221; della guerra popolare non impediva che essa venisse condotta secondo i classici ed energici canoni della guerriglia contadina, mentre l\u2019andamento cronicamente localistico delle insorgenze rallentava vistosamente la marcia, molto pi\u00f9 della blanda resistenza offerta dai rivoluzionari. Le tre repubbliche nella piana di Gioia Tauro si dissolvono senza combattere e la reazione diventa operante in tutti gli abitati posti tra Rosarno e Monteleone, profilandosi il fenomeno tipico della &#8220;realizzazione&#8221; spontanea delle municipalit\u00e0 repubblicane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma dopo la liberazione di Crotone gran parte dei combattenti cristiani torna nel campi per riprendere il lavoro interrotto, cosicch\u00e9 il cardinale deve letteralmente rifondare l\u2019Armata (41).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rifulgono in quel frangente la forza d\u2019animo e le capacit\u00e0 organizzative di Fabrizio Ruffo, la sua familiarit\u00e0 con i soldati, l\u2019intensa opera di animazione e di direzione, tutti elementi determinanti ai fini della vittoriosa riuscita dell\u2019impresa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Crotone, prima di riprendere la marcia, il cardinale <em>&#8220;con religiosa edificante pompa, di porpora vestito, tra le lagrime di tenerezza, ed applausi festosi della gente divota, piant\u00f2 colle proprie mani la Croce, ove era sito l\u2019albero superstizioso della chimerica libert\u00e0&#8221;<\/em> (42).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 all\u2019ingresso nella citt\u00e0 avevano fatto seguito anche saccheggi e violenze, il 27 marzo viene emanato un bando che minacciava il deferimento al consiglio di guerra per tutti coloro che si fossero macchiati di altre nefandezze (43).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scopo primario del cardinale Ruffo era la pacificazione del regno: restaurare la monarchia doveva significare innanzitutto riconciliare, ove possibile, gli opposti schieramenti (44). <em>&#8220;Arte ci vuole, giacch\u00e9 la forza ci manca, arte, perch\u00e9 \u00e8 ridotta per nostra disgrazia a guerra civile; arte perch\u00e9 distruggendo si distrugge la nostra patria; ed e molto difficile il restorarla&#8221;<\/em> (45).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sapeva che la restaurazione, per essere duratura, non poteva essere superficiale. Lo scontro con la corte si ebbe su questo punto, incentrandosi sulle diverse interpretazioni della ricostruzione del regno, sulla valutazione del ruolo e dell\u2019importanza da assegnare alla classe dirigente nel programma di governo della restaurata dinastia. Fabrizio Ruffo ribadiva che occorreva fare affidamento su uomini ideologicamente preparati e su una nobilt\u00e0 reintegrata nelle sue funzioni; il re voleva accentuare il suo dispotismo, &#8220;terrorizzando&#8221; nobili e borghesi e portando all\u2019esasperazione il suo paternalismo filopopolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ferdinando IV perde l\u2019occasione storica di una restaurazione integrale e il cardinale, sospettato di simpatie filogiacobine, viene emarginato appena possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>b. <em>&#8220;Un miracolo della Provvidenza&#8221;<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le notizie dei successi dell\u2019Armata Reale e Cristiana ingrossano a Napoli le file dei neutrali, che si aggiungono ai vinti di gennaio, i quali aspettano il momento della rivincita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I giacobini erano divisi fra loro e si disputavano posti, moltiplicando sospetti e accuse, incoraggiando calunnie e delazioni. Il gruppo dei &#8220;puri&#8221; si astrae sempre pi\u00f9 nel sogno di una repubblica ideale, negando la forza delle insorgenze e illudendosi davanti alle parate e alle cerimonie, durante le quali si bruciavano con enfasi le bandiere tolte ai contadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Commissione Legislativa, costituitasi in Comitato Segreto, comincia a prendere provvedimenti sempre pi\u00f9 severi. Viene ordinata la coscrizione per tutti i cittadini tra i sedici e i sessant\u2019anni, compresi preti e monaci: si stabiliscono dure pene per le autorit\u00e0 che non provvedono a fare arrestare gli allarmisti: tutti cittadini sono obbligati a portare la coccarda nazionale; le fucilazioni passano all\u2019ordine del giorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era facile essere sospettati e condannati, dal momento che <em>&#8220;ci si rimetteva alla coscienza del giudice per l\u2019estimazione della prova, senza richiedersi il criterio legale&#8221;<\/em> (46).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il generale Jacques-\u00c9tienne Mac Donald, che aveva sostituito Jean-\u00c9tienne Championnet, dichiara responsabili delle rivolte i ministri del culto; dispone l\u2019immediata esecuzione di chiunque venga sorpreso in armi; stabilisce che i comuni siano considerati collettivamente responsabili della morte di &#8220;patrioti&#8221; e di francesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le municipalit\u00e0 realiste, quando i francesi potevano raggiungerle, sono letteralmente devastate. Carbonara, che rappresentava in Terra di Bari il centro della resistenza lealista, \u00e8 messa <em>&#8220;a sacco, ferro e fuoco, durando il saccheggio per lo spazio di dieci giorni, talch\u00e9 non vi lasciarono n\u00e9 porte n\u00e9 finestre delle case, fin anche li chiodi alle mura <\/em>[&#8230;] <em>non perdonando le Chiese&#8221;<\/em> (47).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Montrone, Valenzano, Ceglie sono soggette a <em>&#8220;saccheggi, incendi e massacri&#8221;<\/em>; Andria \u00e8 rasa al suolo e seimila suoi abitanti vengono passati a fil di spada: <em>&#8220;E Alessandro Dumas aggiunge che quell\u2019operazione fu un autodaf\u00e9 espiatorio&#8221;<\/em> (48).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In aprile i francesi iniziano la ritirata, lasciandosi dietro una sanguinosa scia di sopraffazioni e di violenze (49), alle quali la popolazione reagisce con vigore e con determinazione. Le colonne nemiche che abbandonavano gli Abruzzi sono affrontate dai montanari alla Madonna delle Grotte, presso Antrodoco, e letteralmente annientate. Lo stesso accadeva in Terra di Lavoro, nel Lazio, in Toscana: <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>dappertutto dietro le spalle loro il popolo si sollevava, abbatteva gli alberi della libert\u00e0, imprecava a coloro che lo avevano fino allora governato, per la vittoria delle armi imperiali facea voti al cielo. In Arezzo e nel territorio senese, in Valdarno e Valdichiana, risonavano da per ogni dove le grida: Viva Maria! Viva Ferdinando! Viva l\u2019Imperatore!&#8221;<\/em> (50).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019avanzata della Santa Fede suscitava anch\u2019essa entusiasmi. Quando il vescovo di Policastro, monsignor Ludovici, pubblica in una sua pastorale il proclama con il quale il cardinale Ruffo chiamava alle armi, l\u2019intera riviera del Cilento insorge: <em>&#8220;il popolo, gridando viva la S. Fede, aveva abbattuto alberi ed emblemi repubblicani, rialzato la croce, richiamato i magistrati del re e masse di armati si erano unite sotto i loro capi&#8221;<\/em> (51).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La notte tra il 9 e il 10 maggio 1799 diecimila sanfedisti espugnano Altamura, roccaforte della repubblica, giudicata da Fabrizio Ruffo <em>&#8220;la pi\u00f9 fiera, e ribellante citt\u00e0, che s\u2019era incontrata nel viaggio&#8221;<\/em> (52). I repubblicani si difendono con ferocia e per impedire il sacco della citt\u00e0 il cardinale deve farla circondare da truppe fidate, perch\u00e9 nessuno possa fuggire con il bottino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante queste sagge misure, che coronavano una condotta prudente e conciliante, le calunnie hanno degradato sin da allora la nobile figura del cardinale, presentato come generale predone, capo di orde di briganti e di galeotti, <em>&#8220;vile uomo&#8221;<\/em>, <em>&#8220;Cardinal mostro&#8221;<\/em> (53).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grande pubblicit\u00e0 \u00e8 fatta agli eccidi di Crotone e di Altamura, ma non una parola viene spesa per Benevento, Piedimonte, L\u2019Aquila, Isernia, Andria e per le decine di centri, grandi e piccoli, che conoscono la crudelt\u00e0 rivoluzionaria. La storiografia ufficiale ha tramandato solo i primi, ingigantiti dal tempo, cosicch\u00e9 il cardinale e la Santa Fede hanno finito col soffrire da parte dei posteri pi\u00f9 ingiusti giudizi che dai loro contemporanei (54).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la conquista di Altamura, l\u2019Armata Reale e Cristiana deve affrontare nuovi e imprevisti ostacoli; infatti, <em>&#8220;le donne altamurane <\/em>[&#8230;] <em>produssero all\u2019armata cristiana quegli stessi effetti che un tempo cagionarono ai soldati di Annibale le donne capuane<\/em> [&#8230;]. [&#8230;] <em>al tempo della partenza tutt\u2019i comandanti furono costretti andar personalmente di casa in casa per distaccare quella gente&#8221;<\/em> (55).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro problema era relativo all\u2019uso da fare dei rinforzi turchi. L\u2019esercito aveva uno spiccato carattere cristiano, la croce era il suo simbolo, <em>&#8220;Viva la Santa Fede!&#8221;<\/em> il grido di guerra e tutto ci\u00f2 non ammetteva la presenza di infedeli, messi dalle vicende rivoluzionarie al fianco di cattolici contro altri cattolici. Si decide di condurre via mare gli aiuti turchi nel golfo di Napoli, dove sarebbero stati a disposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era tempo di marciare su Napoli. Alla periferia della capitale il clero va con il Santissimo Sacramento incontro al cardinale, che <em>&#8220;smont\u00f2 da cavallo, ricevette la benedizione, fece riaccompagnare il Santissimo alla chiesa e pregare il Dio degli eserciti&#8221;<\/em> (56).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 13 giugno 1799, dopo l\u2019ultima battaglia, l\u2019Armata fa il suo ingresso nella citt\u00e0, gi\u00e0 infiorata di candidi panni gigliati e di coccarde scarlatte. La vittoria al ponte della Maddalena, avvenuta proprio il giorno di sant\u2019Antonio da Padova, uno dei santi pi\u00f9 venerati dai sanfedisti durante la loro avanzata, viene considerata miracolosa. <em>&#8220;S. Antonio accompagnava il cardinale e volava sulle sue schiere. Il re ottenne dal Papa di poter includere sant\u2019Antonio fra i protettori del regno di Napoli, e il 13 giugno tra le feste di doppio precetto&#8221;<\/em> (57).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La festa dura poco. Il popolo minuto, che non aveva dimenticato i tradimenti, la sconfitta, le brutalit\u00e0, i saccheggi, si vendica ferocemente dei suoi nemici. Fabrizio Ruffo cerca di arginare la guerra civile, ma poco manca che egli stesso sia imprigionato; a nulla valgono neppure le sue proteste contro la proditoria violazione, da parte dell\u2019ammiraglio inglese Nelson, della convenzione conclusa con i vinti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La restaurazione \u00e8 ridotta a un\u2019operazione di polizia e la monarchia ripropone il suo dominio assoluto, incapace di comprendere la necessit\u00e0 di una vasta opera di formazione dottrinale e contro-rivoluzionaria della classe dirigente e di messa in guardia della popolazione contro la penetrazione settaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1806, quando il re, di fronte alla seconda invasione francese, si rivolge al cardinale perch\u00e9 rinnovi la sua crociata, Fabrizio Ruffo <em>&#8220;rispose che quelle imprese si potevano fare una volta sola&#8221;<\/em> (58).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>* \u00a0* \u00a0*<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A distanza di quasi due secoli occorre <em>&#8220;restituire al sanfedismo originale ed autentico l\u2019innegabile merito di avere rappresentato, nell\u2019Italia meridionale, la spontanea resistenza di popolazioni autenticamente cattoliche e devote alle autorit\u00e0 legittime contro gli abusi, le violenze e l\u2019opera scristianizzatrice di un governo instaurato e sostenuto dallo straniero, in dispregio di tutte le tradizioni politiche e religiose locali&#8221;<\/em> (59).A distanza di quasi due secoli occorre (59).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 nostro compito non solo ricordare il sacrificio di questi eroici figli della nazione italiana, ma sforzarci anche di riconquistare e diffondere il loro spirito, per combattere con esso la crociata del secolo XX.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<div align=\"justify\"><strong>(1)<\/strong> Cfr. Vincenzo Cuoco, <em>Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli<\/em>, a cura di Nino Cortese, Vallecchi, Firenze 1926; e Pietro Colletta, <em>Storia del Reame di Napoli dal 1734 al 1825<\/em>, a cura di Nino Cortese, 3 voll., Libreria Scientifica Editrice, Napoli 1956-1957.<br \/>\n<strong>(2)<\/strong> Benedetto Croce, <em>Storia del regno di Napoli<\/em>, Laterza, Bari 1980, p. 200. La tesi \u00e8 sviluppata ampiamente dallo stesso autore in <em>La rivoluzione napoletana del 1799<\/em>, Laterza, Bari 1953.<br \/>\n<strong>(3)<\/strong> Secondo l\u2019ideologo marxista <em>&#8220;la citt\u00e0 fu schiacciata dalla campagna&#8221;<\/em> perch\u00e9 la Repubblica <em>&#8220;trascur\u00f2 completamente la campagna da una parte, ma dall\u2019altra, prospettando la possibilit\u00e0 di un rivolgimento giacobino per il quale la propriet\u00e0 terriera, che spendeva la rendita agraria a Napoli, poteva essere spossessata, privando la grande massa popolare dei suoi cespiti di entrata e di vita, lasci\u00f2 freddi se non avversi i popolani napoletani&#8221;<\/em>(Antonio Gramsci, <em>La rivoluzione italiana<\/em>, Newton Compton. Roma 1976, p. 25i).<br \/>\n<strong>(4)<\/strong> Tale interpretazione tende a sottolineare quasi esclusivamente quei fatti economico-sociali che ne costituiscono la base. Aurelio Lepre, per esempio, muove dalla individuazione di alcuni casi in cui la lotta contro gli abusi feudali crea e cementa l\u2019unit\u00e0 tra repubblicani e popolani, per dedurre la possibilit\u00e0 teorica di una congiunzione dei due movimenti. (cfr. <em>Storia del Mezzogiorno nel Risorgimento<\/em>, Editori Riuniti, Roma 1977, cap. II).<br \/>\n<strong>(5)<\/strong> Rientrano in questa corrente storiografica testi come Antonio Manes, <em>Un cardinale condottiero: Fabrizio Ruffo e la repubblica partenopea<\/em>, Vecchioni. L\u2019Aquila 1930; Giacomo Lumbroso, <em>I moti popolari contro i francesi alla fine del secolo XVIII (1796-1800)<\/em>, Le Monnier, Firenze 1932, peraltro ben documentato; Alberto Consiglio, <em>Lazzari e Santa Fede (Rivoluzione Napoletana del 1799)<\/em>, Ceschina, Milano 1936.<br \/>\n<strong>(6)<\/strong> <em>&#8220;Tutto questo che \u00e8 dignit\u00e0, fierezza, spirito di sacrificio, \u00e8 stato considerato, specialmente per l\u2019Italia meridionale, fanatismo e brigantaggio&#8221;<\/em> (Niccol\u00f2 Rodolico, <em>Il popolo agli inizi del Risorgimento nell\u2019Italia meridionale. 1798-1801<\/em>, Le Monnier, Firenze 1926, p. XIII).<br \/>\n<strong>(7)<\/strong> Gli uomini di governo e gli intellettuali, <em>&#8220;sprovvisti di sufficienti nozioni teologiche sull\u2019intima struttura della societ\u00e0 ecclesiastica, non seppero rinvenire un fondamento assoluto alle aspirazioni della Chiesa, n\u00e9 distinguere il diritto dal privilegio, che, essendo un prodotto dei tempi, pu\u00f2 e deve essere abrogato col mutare delle circostanze&#8221;<\/em> (Andrea Melpignano S. J., <em>L\u2019anticurialismo napoletano sotto Carlo III<\/em>, Herder, Roma 1965, p. 41).<\/div>\n<div>\n<div align=\"justify\">\n<div><strong>(8)<\/strong> <em>&#8220;\u00c8 indubbio che alla caduta dei gesuiti seguirono in Napoli l\u2019espansione del deismo, collegato alla rinascita della massoneria (dopo ch\u2019era stata soppressa nel \u201954), al regalismo anticlericale e al visibile decadimento di istituzioni tradizionalmente serie come il Collegio dei nobili e le congregazioni ascetico-caritative per ceti aristocratici e borghesi; si pot\u00e9 anche rilevare la notevole riduzione o l\u2019involuzione qualitativa della letteratura spirituale, specialmente per il clero&#8221;<\/em> (Romeo De Maio, <em>Dal Sinodo del 1726 alla prima Restaurazione borbonica del 1799<\/em>, in <em>Storia di Napoli<\/em>, ESI, Napoli 1972, vol. VII, p. 797).<\/div>\n<div><strong>(9)<\/strong> Scriveva sant\u2019Alfonso a proposito dei gesuiti: <em>&#8220;I giansenisti e tutti i novatori li vogliono tolti dal mondo, per togliere un baluardo alla Chiesa. Mancando i gesuiti, non cos\u00ec facilmente si ritrova chi si oppone ai loro errori. I gesuiti hanno franca la penna; e la compagnia si fa gloria di combattere tali nemici&#8221;<\/em> (citato in Giuseppe Cacciatore, <em>S. Alfonso Maria de\u2019 Liguori e il giansenismo<\/em>, LEF, Firenze 1944, p. 220).<\/div>\n<div><strong>(10)<\/strong> Le conseguenze negative di quei rivolgimenti sono sottolineati anche dalla storiografia di ispirazione marxista: <em>&#8220;<\/em>[\u2026] <em>l\u2019esistenza di numerosissimi conventi aveva dato vita ad una fitta rete di opere di carit\u00e0;<\/em> [\u2026] <em>\u00c8 ovvio, pertanto, che la soppressione dei conventi contribu\u00ec ad acuire l\u2019esasperazione del popolo, che si vedeva sottrarre queste antiche e non certo inutili istituzioni&#8221;<\/em> (Gaetano Cingari, <em>Giacobini e Sanfedisti in Calabria nel 1799<\/em>, D\u2019Anna, Messina-Firenze 1957, reprint 1978, p. 30); <em>&#8220;Era pur sempre il clero \u2014 regolare e secolare \u2014 che tradizionalmente forniva il personale per tutti i possibili servizi, per la sanit\u00e0, per l\u2019assistenza e per l\u2019istruzione. Tutti questi servizi erano rimasti del tutto privi di personale proprio nel momento in cui se ne auspicava il potenziamento&#8221;<\/em> (Augusto Placanica, <em>Alle origini dell\u2019egemonia borghese in Calabria. La privatizzazione delle terre ecclesiastiche (1784-1815)<\/em>, Societ\u00e0 Editrice Meridionale, Salerno 1979, p. 363).<\/div>\n<div><strong>(11)<\/strong> La massoneria, come si nota in Bernard Fa\u00ff, <em>La Massoneria e la rivoluzione intellettuale del secolo XVIII<\/em>, trad. it., Einaudi, Torino 1945, pp. 271-274, faceva penetrare nel clero una concezione nuova dei suoi compiti e dei suoi fini e in certe formulazioni si identificava con la stessa religione cristiana, assunta al ruolo di super-religione, prescindendo dai dogmi e al di sopra della gerarchia ecclesiastica. Gli agenti segreti della repubblica francese avrebbero trovato nelle logge massoniche, che si andavano trasformando in focolai rivoluzionari, un mezzo efficace per la diffusione del giacobinismo: cfr. Nicola Nicolini, <em>La spedizione punitiva del Latouche-Tr\u00e9ville ed altri saggi sulla politica napoletana alla fine del secolo XVIII<\/em>, Le Monnier, Firenze 1937.<\/div>\n<div><strong>(12)<\/strong> Soltanto per contingenti ragioni polemiche la letteratura antifeudale settecentesca e ottocentesca ha messo l\u2019accento sull\u2019oppressione baronale, descrivendo a fosche tinte il sistema feudale e generalizzando situazioni che spesso costituivano soltanto eccezioni. Sul particolare carattere di &#8220;servizio&#8221; che il feudo ebbe nel Meridione, cfr. Romualdo Trifone,<em>Feudi e Deman\u00ee. Eversione della feudalit\u00e0 nelle province napoletane<\/em>, Societ\u00e0 Editrice Libraria, Milano 1909, pp. 15 ss.<\/div>\n<div><strong>(13)<\/strong> Su ci\u00f2 concordano sia gli studiosi liberali che quelli marxisti: cfr. Ruggero Moscati, <em>I Borboni d\u2019Italia<\/em>, Newton Compton, Roma 1973, p. 87; Giuseppe Galasso, <em>Intervista sulla storia di Napoli<\/em>, a cura di Percy Allum, Laterza, Bari 1978, p. 131, dove si legge che <em>&#8220;questa modernizzazione significava anche un peggioramento oggettivo per le centinaia di migliaia di piccole economie contadine, esposte al rischio di non trovare pi\u00f9 i punti di riferimento tradizionali per esse nel sistema feudale&#8221;<\/em>; Gaetano Cingari, <em>op. cit.<\/em>, p. 20; Augusto Placanica, <em>op. cit.<\/em>, p. 410, secondo cui il piccolo appezzamento contadino <em>&#8220;\u00e8 respinto alla soglia di sussistenza dai fenomeni economico-giuridici tipici di quegli anni&#8221;<\/em>.<\/div>\n<div><strong>(14)<\/strong> <em>&#8220;<\/em>[\u2026] <em>cos\u00ec come nel 1647-48 le masse contadine non intendevano affatto chiedere n\u00e9 ottenere la soppressione del regime feudale, ma solo il suo contenimento entro i limiti della legalit\u00e0, della tradizione e dell\u2019equit\u00e0&#8221;<\/em> (G. Galasso, <em>op. cit.<\/em>, p. 131).<br \/>\n<strong>(15)<\/strong> G. Cacciatore, <em>op. cit.<\/em>, p. 17.<\/div>\n<div><strong>(16)<\/strong> Cfr. Raimundo Telleria, <em>San Alfonso Maria de Ligorio. Fundador, obispo y doctor<\/em>, El Perpetuo Socorro, Madrid 1950, vol. I, pp. 122-126. L\u2019opera, in due tomi, \u00e8 una delle migliori biografie del santo.<\/div>\n<div><strong>(17)<\/strong> <em>&#8220;I Calvinisti di Inghilterra e i Giansenisti di Francia \u2014 <\/em>scrisse il 29 dicembre 1765 a G. Battista Remondini <em>\u2014 oggi non sono n\u00e9 Giansenisti n\u00e9 Calvinisti, ma ateisti e deisti e continuamente mandano fuori libri impestati di questa materia; ed in Napoli si cercano e si leggono anche dalle donne e ne avviene una gran ruina di anime&#8221;<\/em>. (<em>Le lettere di S. Alfonso<\/em>, Descl\u00e9e, Roma 1887, vol. III, p. 273).<\/div>\n<div><strong>(18)<\/strong> Cos\u00ec <em>&#8220;nei lunghi anni di lutto per il suo popolo, sul quale incombeva la minaccia di venire defraudato della figura della Madre divina, egli cre\u00f2 il capolavoro della dottrina e del culto di Maria, l\u2019opera &#8220;Glorie di Maria&#8221;, pegno di una poderosa vittoria del vero amore cattolico per la Vergine&#8221; <\/em>(Ernst B\u00f6minghaus S. J., <em>Storia del culto di Maria dopo il Concilio di Trento<\/em>, in <em>Mariologia<\/em>, a cura di P. Str\u00e4ter S. J., vol. I, <em>Maria nella Rivelazione<\/em>, Marietti, Torino 1952, p. 257, cit. in Antonio Muccino, <em>La regalit\u00e0 di Maria SS. Nella Dottrina di S. Alfonso de\u2019 Liguori<\/em>, Libreria Editrice Redenzione, Napoli 1966, p. 151).<\/div>\n<div><strong>(19)<\/strong> G. Cacciatore, <em>op. cit.<\/em>, p. 295.<br \/>\n<strong>(20)<\/strong> B. Croce, <em>Storia del regno di Napoli<\/em>, cit., p. 206.<\/div>\n<div><strong>(21)<\/strong> Carlo De Laurentiis, <em>L\u2019occupazione militare francese e la repubblica partenopea negli Abruzzi (1798-1799)<\/em>, in <em>La Rivista Abruzzese di Scienze, Lettere ed Arte<\/em>, anno XII, fasc. VI, giugno 1897, p. 244.<\/div>\n<div><strong>(22)<\/strong> Qui la resistenza fu guidata da un capobanda di notevole talento, Michele Pezza, che sarebbe passato alla storia e alla leggenda con il soprannome di &#8220;fra\u2019 Diavolo&#8221;. Il recente volume di Giuseppe Dall\u2019Ongaro (<em>Fra\u2019 Diavolo<\/em>, De Agostini, Milano 1985) \u00e8 ben documentato, ma dottrinalmente confuso.<\/div>\n<div><strong>(23)<\/strong> L\u2019elenco delle violenze \u00e8 assai lungo e merita uno studio specifico che unifichi le stragi e i sacrilegi. Si pu\u00f2 consultare, pur se limitato geograficamente, Luigi Coppa Zuccari,<em>L\u2019invasione francese negli Abruzzi (1798-1815)<\/em>, 4 voll., Vecchioni, L\u2019Aquila 1936-1939.<\/div>\n<div><strong>(24)<\/strong> Dopo la parentesi rivoluzionaria il Corpo di Citt\u00e0 viene accusato di insubordinazione al vicario e di aver voluto costituire una &#8220;repubblica aristocratica&#8221;. \u00c8 il pretesto per sciogliere i Sedili di Napoli, privando la nobilt\u00e0 di ogni residua influenza e la nazione della sua rappresentanza.<\/div>\n<div><strong>(25) <\/strong><em><strong>&#8220;<\/strong>In tutta questa rivolta non si \u00e8 inteso essersi fatta alcuna violenza n\u00e9 commesso alcun eccesso contro i beni e contro le persone&#8221;<\/em> (Carlo De Nicola, <em>Diario napoletano (dicembre 1798-dicembre 1800)<\/em>, Giordano, Milano 1963, p. 27); <em>&#8220;E sul principio la cosa and\u00f2 bene. La gente faceva chiasso per le strade, tirava fucilate in aria, si compiaceva di fare pompa delle armi carpite, ma senza recar danno a nessuno; giravano per la strada pattuglie di lazzaroni, che avevano un contegno tranquillo e conveniente&#8221;<\/em> (Joseph Alexander von Helfert, <em>Fabrizio Ruffo. Rivoluzione e controrivoluzione di Napoli dal novembre 1798 all\u2019agosto 1799<\/em>, trad. it., Loescher, Firenze 1885, p. 41).<\/div>\n<div><strong>(26)<\/strong> Riportato in Silvio Vitale, Il Principe di Canosa e l\u2019epistola contro Pietro Colletta, Berisio, Napoli 1969, p. 30.<\/div>\n<div><strong>(27)<\/strong> La &#8220;plebe&#8221; continuava <em>&#8220;ad essere avversa, e si tiene a freno pel timore non gi\u00e0 per amore&#8221;<\/em>. Prendeva parte alle manifestazioni della repubblica solo <em>&#8220;un tal Michele detto il Pazzo, che fa da capo popolo, ma \u00e8 malveduto dai suoi stessi popolari compagni&#8221;<\/em> (C. De Nicola, <em>op. cit.<\/em>, pp. 95-96).<\/div>\n<div><strong>(28)<\/strong> Dal <em>Nuovo Vocabolario Filosofico-Democratico indispensabile per ognuno che brama intendere la nuova lingua rivoluzionaria<\/em> (Andreola, Venezia 1799, p. 39), riporto la definizione di patriota: <em>&#8220;Significa uomo conveniente alla Patria Repubblicana. Per essere buon Patriota in tal senso, bisogna essere un uomo a cui non faccia ribrezzo alcuna iniquit\u00e0<\/em> [\u2026] <em>Non si pu\u00f2 dunque essere un buon Patriota senza essere un ateo, un traditore del proprio legittimo Sovrano, della sua vera Patria, del proprio Padre, de\u2019 concittadini, di Dio, Religione, Costumi, sane massime, e con tali prove di Patriottismo si \u00e8 poi sicuro delle prime cariche nella Patria Repubblicana&#8221;<\/em>.<\/div>\n<div><strong>(29)<\/strong> Sulla formazione dell\u2019<em>homo ideologicus<\/em> e sul tipo di regime politico e sociale che esso impone nel caso in cui acceda al potere, ottima l\u2019analisi del giacobinismo contenuta in Augustin Cochin, <em>Meccanica della Rivoluzione<\/em>, trad. it., Rusconi, Milano 1971; e in Idem, <em>Lo spirito del giacobinismo<\/em>, trad. it., Bompiani, Milano 1981.<\/div>\n<div><strong>(30)<\/strong> J. A. von Helfert, <em>op. cit.<\/em>, p. 134.<\/div>\n<div><strong>(31)<\/strong> <em>&#8220;Nonostante i tentativi fatti<\/em> [\u2026] <em>per conquistarlo alle nuove idee e nonostante qualche sua fugace favorevole manifestazione nella capitale, esso fu e si conserv\u00f2 sempre decisamente avverso<\/em> [\u2026]<em>: cos\u00ec nella sua grande maggioranza il popolo napoletano rest\u00f2 fedele al re lontano e ne auspic\u00f2 il ritorno&#8221;<\/em> (Nino Cortese, in P. Colletta, <em>op. cit.<\/em>, vol. II, p. 11, nota 19).<\/div>\n<div><strong>(32)<\/strong> <em>Ibid.<\/em>, p. 25. Il <em>&#8220;ricorso al Vangelo per combattere il sistema monarchico ed affermare quello repubblicano non deve trarre in inganno, esso fu comune in quel momento a numerosissimi esponenti democratici nostrani e non significa una reale adesione al cristianesimo, ma fu solo un espediente tattico per convogliare le simpatie popolari verso i nuovi regimi presentandoli come i pi\u00f9 conformi alla legge divina&#8221;<\/em> (Renzo De Felice, <em>Italia giacobina<\/em>, ESI, Napoli 1965, p. 258, nota 12).<\/div>\n<div><strong>(33)<\/strong> C. De Nicola, <em>op. cit.<\/em>, p. 105.<\/div>\n<div><strong>(34)<\/strong> J. A. von Helfert, <em>op. cit.<\/em>, p. 60.<\/div>\n<div><strong>(35)<\/strong> <em>Ibid.<\/em>, p. 152.<\/div>\n<div><strong>(36)<\/strong> Massimo Lelj, <em>La Santa Fede. La spedizione del cardinale Ruffo (1799)<\/em>, Mondadori, Milano 1936, p. 67.<\/div>\n<div><strong>(37)<\/strong> Una biografia del cardinale Fabrizio Ruffo a tutt\u2019oggi manca ancora, mentre la sua vita meriterebbe una indagine approfondita e oggettiva, stretta come \u00e8 stata nella morsa di una polemica che, pu\u00f2 ben dirsi, nasce durante la stessa spedizione della Santa Fede.<\/div>\n<div><strong>(38)<\/strong> Riportato in Antonino Cimbalo, <em>La lunga marcia del cardinale Ruffo alla riconquista del regno di Napoli<\/em>, Borzi, Roma 1967, p. 73.<\/div>\n<div><strong>(39)<\/strong> Domenico Pietromasi, <em>Storia della spedizione dell\u2019Eminentissimo Cardinale Ruffo<\/em>, Manfredi, Napoli 1801, p. 14.<\/div>\n<div><strong>(40)<\/strong> J. A. von Helfert, <em>op. cit.<\/em>, pp. 178-179.<\/div>\n<div><strong>(41)<\/strong> Il cardinale \u2014 in una lettera al ministro Acton, del 14-3-1799 \u2014 cos\u00ec descriveva la sua avanzata: <em>&#8220;\u00c8 sempre per\u00f2 un miracolo della Provvidenza, giacch\u00e9 non sono sempre gl\u2019istessi, ma quelli che sono nei contorni del paese che vuole assediarsi, i quali per un malumore potrebbero non venire o lasciarci, ma non sono la grazia di Dio mai mancanti&#8221;<\/em>(<em>La riconquista del regno di Napoli nel 1799. Lettere del cardinal Ruffo, del re, della regina, del ministro Acton<\/em>, a cura di B. Croce, Laterza, Bari 1943, p. 67).<\/div>\n<div><strong>(42)<\/strong> A. Cimbalo, <em>op. cit.<\/em>, p. 24.<\/div>\n<div><strong>(43)<\/strong> M. Lelj, <em>op. cit.<\/em>, p. 98.<\/div>\n<div><strong>(44)<\/strong> <em>&#8220;Dal vedere che la nazione calabrese in generale \u00e8 quasi tutta fedele, e che molti hanno aderito alla ribellione pi\u00f9 per timore che per mal animo, ho creduto espediente di pubblicare un perdono&#8221;<\/em> (lettera del cardinale Ruffo al ministro Acton, del 2-3-1799, in <em>La riconquista del regno di Napoli nel 1799. Lettere del cardinal Ruffo, del re, della regina, del ministro Acton<\/em>, cit., p. 39); <em>&#8220;Amerei la severit\u00e0 su fussimo nel principio della ribellione<\/em> [\u2026]<em>ma nel caso nostro il rigore deve mettere nella disperazione tutti costoro e farli sostenere il cattivo per necessit\u00e0, per non trovare altro scampo, dove all\u2019incontro quando il rigore non minaccia che pochi capi veramente distinti, questi verranno ben presto abbandonati dalla maggior quantit\u00e0 di quei rei che credono potersi redimere con una multa o con qualche tempo di prigionia&#8221;<\/em> (lettera del cardinale Ruffo al ministro Acton, del 30-4-1799, <em>ibid.<\/em>, p. 144).<\/div>\n<div><strong>(45)<\/strong> <em>Ibid.<\/em>, p. 155.<\/div>\n<div><strong>(46)<\/strong> Nino Cortese, in V. Cuoco, <em>op. cit.<\/em>, pp. 225-226, nota 2.<\/div>\n<div><strong>(47)<\/strong> Relazione del sindaco, citata in <em>Il Monitore Napoletano<\/em>, a cura di Mario Battaglini, Guida, Napoli 1974, p. 402, nota 13.<\/div>\n<div><strong>(48)<\/strong> M. Lelj, <em>op. cit.<\/em>, p. 122.<\/div>\n<div><strong>(49)<\/strong> <em>&#8220;Non \u00e8 rimasta una casa intatta, depredandosi del pi\u00f9 prezioso, il dippi\u00f9 si consegnava alle <\/em><em>fiamme. Le donne violentate, le chiese spogliate, per terra le ostie consacrate. Le monache fuggite furono raggiunte e fatte preda della sfrenatezza militare; quelle che resistevano erano crudelmente ammazzate&#8221;<\/em> (C. De Nicola, <em>op. cit.<\/em>, p. 166).<\/div>\n<div><strong>(50)<\/strong> J. A. von Helfert, <em>op. cit.<\/em>, p. 195.<\/div>\n<div><strong>(51)<\/strong> M. Lelj, <em>op. cit.<\/em>, p. 112.<\/div>\n<div><strong>(52)<\/strong> A. Cimbalo, <em>op. cit.<\/em>, p. 26.<\/div>\n<div><strong>(53)<\/strong> <em>Il Monitore Napoletano<\/em>, cit., pp. 178-179.<\/div>\n<div><strong>(54)<\/strong> Fabrizio Ruffo si tenne sempre al di sopra delle polemiche. Il suo unico sfogo contro le ingiuste accuse lanciategli contro \u00e8 in una lettera privata: <em>&#8220;Brigante, come se non fosse questo nome facile ad accordarsi ad ogni soldato, quando il di lui partito va a soccombere, od avesse rubato qualcosa ad alcuno! Chi difende il suo Paese, che ha l\u2019autorit\u00e0 e la legittima missione, non \u00e8 stato mai avuto dalle nazioni civilizzate come un miserabile, n\u00e9 ha avuto niente da vergognarsi, n\u00e9 l\u2019avr\u00e0 presso gli uomini sensati. Che pi\u00f9? Eppure quattro falliti, democratici di nome, perch\u00e9 non ne hanno le virt\u00f9 e il disinteresse, mi perseguitano perch\u00e9 li ho difesi e risparmiati&#8221;<\/em> (riportata in Giovanni Maresca, <em>I Nobili di sedile, i Patrioti, i Lazzaroni ed il miracolo di S. Gennaro nella rivoluzione napoletana del 1799<\/em>, in <em>Rivista Araldica<\/em>, anno LVIII, 1960, p. 248, nota 1).<\/div>\n<div><strong>(55)<\/strong> Domenico Sacchinelli, <em>Memorie storiche sulla vita del cardinale Fabrizio Ruffo<\/em>, Cataneo, Napoli 1836, p. 170.<\/div>\n<div><strong>(56)<\/strong> M. Lelj, <em>op. cit.<\/em>, p. 174.<\/div>\n<div><strong>(57)<\/strong> <em>Ibid.<\/em>, p. 230.<\/div>\n<div><strong>(58)<\/strong> <em>Ibid.<\/em>, p. 245.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>(59)<\/strong> Renzo U. Montini, voce <em>Sanfedismo<\/em>, in <em>Enciclopedia Cattolica<\/em>, vol. X, coll. 1754-1755.<\/div>\n<div align=\"justify\">____________________________________________________<\/div>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=yQpJ--eByQ8\" target=\"_blank\"><strong>Il canto dei sanfedisti<\/strong><\/a><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quaderni di Cristianit\u00e0, anno I, n. 3, inverno 1985 di Francesco Pappalardo<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/1799-la-crociata-della-santa-fede\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":30808,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[99,96],"tags":[462,1051],"class_list":["post-1457","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-insorgenze","category-storia-italiana","tag-controrivoluzione","tag-insorgenze-2","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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