{"id":1429,"date":"2005-09-15T09:46:34","date_gmt":"2005-09-15T07:46:34","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-04-07T11:44:32","modified_gmt":"2016-04-07T09:44:32","slug":"dubbi-sulla-guerra-aerea-durante-la-seconda-guerra-mondiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/dubbi-sulla-guerra-aerea-durante-la-seconda-guerra-mondiale\/","title":{"rendered":"Dubbi sulla guerra aerea durante la seconda Guerra Mondiale"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-32511\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/bombardamenti.jpg\" alt=\"bombardamenti\" width=\"250\" height=\"164\" \/>La <strong>Civilt\u00e0 Cattolica<\/strong> n. 3725<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\">3 settembre 2005<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Giovanni Sale<\/strong> s.j.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La decisione di portare la guerra aerea sulle citt\u00e0, facendo venir meno la tradizionale divisione tra fronte interno (costituito dai civili) e fronte esterno o militare (cio\u00e8 il luogo ove si svolgeva il conflitto), sebbene sia stata presa dagli alti comandi militari e dai Governi, fu sostenuta pure dai Parlamenti nazionali e spesso dall\u2019opinione pubblica, anche se indotta dalla martellante propaganda di guerra. Secondo J. Friedrich, \u00abn\u00e9 i civili tedeschi n\u00e9 i britannici e nemmeno gli americani disapprovavano l\u2019attacco mirato ai civili avversari\u00bb (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo motivo, gi\u00e0 a partire dai primi mesi di guerra, furono preparati rifugi antiaerei nei centri abitati, distribuite ai civili maschere antigas e previsto un sistema di oscuramento e coprifuoco delle citt\u00e0: tecniche cui milioni di europei sapevano di dover ricorrere in caso di attacco aereo, che quindi prevedevano fin dall\u2019inizio come possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente nella documentazione della <em>Luftwaffe<\/em> e del <em>Bomber Command<\/em> non si parlava mai di bombardamento premeditato di obiettivi civili: gli obiettivi ufficiali da colpire erano fabbriche, campi di aviazione, porti, cantieri navali, importanti nodi ferroviari ecc. Ma i responsabili militari e politici sapevano bene che le bombe non facevano differenza tra industrie e citt\u00e0, tra cantieri e operai, soprattutto quando gli obiettivi da colpire erano volutamente indicati in modo generico. Il fine principale di quegli attacchi aerei era infatti di colpire il numero pi\u00f9 alto possibile di civili, con lo scopo &#8211; come aveva pianificato il comandante del <em>Bomber Command<\/em> A. Harris &#8211; di piegare il morale della popolazione civile e cos\u00ec spingerla a ribellarsi al nazionalsocialismo e a Hitler.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 avvenne il contrario, anche perch\u00e9 la propaganda di regime, orchestrata da Goebbels, presentava i nemici del Terzo <em>Reich <\/em>come barbari assassini e nemici giurati della nazione e della cultura tedesca. Di fatto a partire dal febbraio 1942 sino alla fine della guerra furono gli inglesi (insieme agli alleati statunitensi) a scegliere la guerra aerea come \u00abstrategia\u00bb (e non soltanto come appoggio all\u2019azione militare di terra) per vincere il conflitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I bombardamenti aerei portati dal <em>Bomber Command<\/em> e dalla VIII Forza aerea statunitense sui cieli della Germania furono disastrosi, come abbiamo posto in evidenza in un articolo precedente (2). Sotto le bombe nemiche trovarono la morte circa 600.000 civili, quasi il 2% della popolazione urbana tedesca. Va per\u00f2 sottolineato che i costi umani della guerra aerea toccarono anche coloro che la praticavano: dei 125.000 uomini del <em>Bomber Command<\/em> inviati a bombardare le citt\u00e0 nemiche ne morirono 55.000, cio\u00e8 quasi il 40%; cos\u00ec la maggior parte di quelle operazioni furono in qualche modo suicide.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Contro i bombardamenti aerei<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quale fu la reazione degli inglesi al bombardamento a tappeto delle citt\u00e0 tedesche da parte del <em>Bomber Command<\/em>? Il progetto del comandante Harris e del Governo di radere al suolo il maggior numero possibile di citt\u00e0 tedesche trov\u00f2 compatta tutta l\u2019opinione pubblica inglese? Nessuno protest\u00f2 nella civilissima Gran Bretagna contro il progetto di una guerra aerea totale, che colpiva soprattutto civili, colpevoli soltanto di essersi lasciati trascinare da Hitler e di non trovale la forza di rivoltarglisi contro?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va subito detto che voci di protesta contro i bombardamenti sui civili si levarono nel Paese fin dall\u2019inizio delle operazioni ad opera di intellettuali e di ecclesiastici pacifisti. Nel 1943, quando la guerra aerea era entrata nella sua fase pi\u00f9 calda, l\u2019arcivescovo anglicano di York, C. F. Garbett, rispondendo a un gruppo di presbiteri che lo avevano pubblicamente interpellato sul limite consentito perch\u00e9 un attacco aereo potesse considerarsi legittimo dal punto di vista della morale cristiana, ripropose il principio agostiniano di guerra giusta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scriveva l\u2019arcivescovo a tale proposito: \u00abSpesso nella vita non si ha la possibilit\u00e0 di scegliere tutto ci\u00f2 che \u00e8 assolutamente giusto e ci\u00f2 che \u00e8 assolutamente sbagliato, ma bisogna propendere per il minore tra due mali. Oggi il male minore \u00e8 bombardare la Germania guerrafondaia, piuttosto che sacrificare la vita dei nostri connazionali che anelano alla pace e abbandonare alla violenza milioni di persone oggi ridotte a schiavit\u00f9\u00bb (3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il folle progetto hitleriano di dominio del mondo infatti in quel momento dava adito a interpretazioni di questo tipo, che si devono interpretare alla luce di ci\u00f2 che la propaganda nazista spargeva ai quattro venti. Purtroppo non si trattava soltanto di propaganda o di pura retorica bellico-nazionalista, ma di ben altro. Il feldmaresciallo del <em>Reich<\/em> von Rundstedt nel febbraio 1942, in un incontro con ufficiali nazisti, disse che era intenzione di Hitler, una volta vinta la guerra, distruggere i popoli vicini e le loro ricchezze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNoi siamo obbligati &#8211; disse il feldmaresciallo &#8211; a distruggere almeno un terzo degli abitanti di tutti i Paesi confinanti: e il solo mezzo \u00e8 la sottomissione organizzata, che in questi casi serve pi\u00f9 delle mitragliatrici; nel numero vi sono limiti e inconvenienti che la carestia supera sempre con vantaggio, soprattutto nel caso della giovent\u00f9\u00bb (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali progetti non erano sconosciuti alla controparte e ci\u00f2 spiega anche la determinazione con cui furono portati avanti da parte inglese i piani di bombardamento delle citt\u00e0 tedesche. In ogni caso, il vescovo anglicano di Chichester, G.Bell, propose, davanti alla Camera Alta, il problema della legittimit\u00e0 morale per la coscienza cristiana dei bombardamenti aerei sulle popolazioni civili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un intervento del 9 febbraio 1943, tra lo stupore e le proteste dei <em>Lord<\/em>, disse: \u00abEsigo che sia chiesta ragione al Governo della sua politica di bombardamento delle citt\u00e0 nemiche allo stato presente, soprattutto delle azioni contro i civili, i non combattenti e gli obiettivi non militari e non industriali. Sono conscio dell\u2019inevitabilit\u00e0 della morte dei civili nel corso di attacchi a impianti bellici e a trasporti militari, ma ci\u00f2 \u00e8 accettabile solo nella misura in cui avvenga nell\u2019ambito di un\u2019azione militare condotta in buona fede. Ci dev\u2019essere una proporzione tra i mezzi impiagati e l\u2019obiettivo raggiunto. Cancellare un\u2019intera citt\u00e0 solo perch\u00e9 si trova pi\u00f9 o meno nelle vicinanze di impianti militari e industriali esula da tale proporzione. Noi [\u2026] dobbiamo mettere la nostra forza al servizio del diritto. E il diritto \u00e8 contrario al bombardamento delle citt\u00e0 nemiche, specialmente al bombardamento a tappeto\u00bb (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche i vescovi cattolici condannarono con forza i bombardamenti sui civili. Il Papa in particolare nei suoi radiomessaggi in diverse occasioni si espresse contro la guerra aerea, in particolare quando colpiva civili: da Pio XII essa era considerata la pi\u00f9 devastante e la pi\u00f9 barbara arma di offesa. Nel celebre radiomessaggio natalizio del 1942 denunci\u00f2 con forza la sorte delle molte migliaia di non combattenti, \u00abdonne, bambini, infermi e vecchi cui la guerra aerea &#8211; i cui orrori Noi gi\u00e0 dall\u2019inizio pi\u00f9 volte denunciammo &#8211; senza discernimento o con insufficiente esame, ha tolto la vita, beni, salute, case, luoghi di carit\u00e0 e di preghiera\u00bb (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nel radiomessaggio natalizio dell\u2019anno precedente il Papa aveva deprecato le devastazioni e le rovine che la guerra aerea aveva portato su \u00abgrandi e popolose citt\u00e0\u00bb, nonch\u00e9 \u00absu centri e vasti territori industriali\u00bb, dilapidando in tal modo le ricchezze degli Stati e gettando nella miseria milioni di persone (7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Papa, oltre a denunciare in diversi appelli e messaggi \u00abl\u2019intero sistema dei bombardamenti sui civili\u00bb, si adoper\u00f2, fin dall\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia (10 giugno 1940) perch\u00e9 Roma, la capitale del cattolicesimo, fosse risparmiata dalle bombe alleate. Tale richiesta si fece pi\u00f9 insistente dopo che, nel novembre 1942, il <em>Bomber Command<\/em> effettu\u00f2 bombardamenti su Genova, ma anche su Torino e Milano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle proteste della Santa Sede contro tali bombardamenti (in particolare quello di Genova), che avevano colpito civili innocenti, il rappresentante inglese presso la Santa Sede, Osborne, rispose al Segretario di Stato, card. Luigi Miglione, che Genova era un porto militare e le perdite subite dalla popolazione civile erano di gran lunga inferiori a quelle provocate dai nazisti, alleati dell\u2019Italia, in Gran Bretagna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abQuanto alle perdite tragiche ma inevitabili della popolazione civile &#8211; scriveva il diplomatico &#8211; si pu\u00f2 dire che il numero di morti e di feriti \u00e8 relativamente piccolo [a Genova] quando lo si compara, per esempio, con i 306 morti e 1.337 feriti nel primo attacco tedesco alle porte di Londra, o con i 6.954 morti e i 10.615 feriti del mese di settembre 1940, e con i 1.100 morti di Coventry di due anni fa\u00bb (8). Comunque egli assicurava che l\u2019oobiettivo delle incursioni aeree sulle citt\u00e0 italiane erano i luoghi di interesse strategico-militare e non civili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stampa inglese e molti deputati della Camera dei Comuni chiesero in diverse occasioni che anche Roma fosse bombardata come le altre citt\u00e0 italiane. In molti in Gran Bretagna non avevano dimenticato che, all\u2019indomani dell\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia, Mussolini aveva chiesto al suo alleato di farlo partecipare con alcuni aerei italiani al bombardamento di Londra: molti dicevano &#8211; il che per\u00f2 non \u00e8 provato &#8211; di aver visto in quei giorni bombardieri italiani volteggiare sopra Londra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A differenza di Roosevelt, il quale aveva assicurato il Papa attraverso il suo rappresentante personale, che da parte statunitense non c\u2019era intenzione di bombardare Roma &#8211; ma che non poteva dare assicurazioni sulle intenzioni degli alleati inglesi (9) &#8211; , Churchill su questo punto non era propenso a prendere in considerazione le richieste del Papa: in diverse circostanze egli disse che non avrebbe esitato a bombardare Roma massicciamente se le necessit\u00e0 della guerra lo avessero richiesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 9 luglio 1943, dopo lo sbarco e la conquista della Sicilia da parte degli Alleati, il ministro degli Esteri inglese A. Eden, rispondendo all\u2019intermediario vaticano, mons W. Godfrey, riaffermava il diritto del suo Governo di bombardare la capitale di un Paese nemico. La diplomazia pontificia, anche attraverso la mediazione di eminenti prelati della Chiesa cattolica in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, si mise in azione per impedire il bombardamento di Roma, la sede del papato, resa sacra dalla presenza di vetustissime memorie cristiane, care a tutti i popoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad essi fu risposto che, se si voleva preservare la citt\u00e0 dai bombardamenti, era assolutamente necessario spostare fuori Roma tutti gli obiettivi di carattere militare. Fu anche proposto alla Segreteria di Stato di segnalare con luci rosse il perimetro dello Stato della Citt\u00e0 del Vaticano, in modo che tale spazio, in caso di bombardamento aereo, fosse risparmiato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il card. Maglione rigett\u00f2 con decisione tale proposta in quanto contraria alla missione della Santa Sede. Essa, infatti, se accettata, avrebbe attirato risentimenti nei confronti della Sede Apostolica da parte dei romani, esposti al pericolo delle bombe, e in genere sarebbe stata giudicata severamente dall\u2019opinione pubblica mondiale. In secondo luogo la segnalazione richiesta avrebbe indicato nella notte l\u2019esatta posizione della citt\u00e0 e dei suoi quartieri, facilitando l\u2019opera nefasta dei bombardieri alleati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il bombardamento di Ostia del 16 maggio 1943, il ministro Ciano assicur\u00f2 il card. Maglione (che aveva ripetutamente chiesto la smilitarizzazione di Roma) che i comandi militari italiani erano stati trasportati fuori citt\u00e0, aggiungendo per\u00f2, in modo confidenziale, che Mussolini non aveva nessuna intenzione di lasciare la Capitale, soltanto perch\u00e9 un gerarca fascista (10) aveva rivendicato a Roma \u00abl\u2019onore di essere bombardata come le altre citt\u00e0 italiane\u00bb (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante gli appelli del Papa per l\u2019incolumit\u00e0 di Roma, essa fu bombardata per due volte nell\u2019estate del 1943. Il 19 luglio, 500 aerei attaccarono gli impianti dello scalo ferroviario di san Lorenzo, colpendo anche il popoloso quartiere limitrofo, compresa l\u2019antica basilica paleocristiana di San Lorenzo fuori le Mura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I morti furono circa 1.500 e pi\u00f9 di 5.000 i feriti. L\u2019indomani il card Maglione sped\u00ec un telegramma di protesta agli Alleati che, nonostante le assicurazioni date, avevano colpito la citt\u00e0 del Papa: esso fu inviato per conoscenza anche a tutti gli Stati neutrali e in particolare a quelli dell\u2019America Latina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 13 agosto, per la seconda volta, Roma fu nuovamente attaccata dall\u2019aviazione alleata; questa volta l\u2019obiettivo fu la stazione Tuscolana, ma fu colpito anche il quartiere circostante. Il giorno successivo il nuovo Governo Badoglio, che non si era ancora dissociato da Hitler, comunicava ufficialmente di dichiarare Roma \u00abcitt\u00e0 aperta\u00bb (12). Com\u2019\u00e8 noto, tutte e due le volte il Papa si era recato nei luoghi del disastro per confortare la popolazione romana (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema della legittimit\u00e0 morale della guerra aerea, che durante il secondo conflitto mondiale fu praticata sia dai tedeschi sia dagli anglo-americani, anche se da questi ultimi, come si \u00e8 visto, con maggiore determinazione, \u00e8 stato spesso oggetto di dibattito tra storici, filosofi e politologi: recentemente nel sessantesimo anniversario della fine della guerra tale argomento \u00e8 stato ancora una volta riproposto all\u2019attenzione non soltanto degli studiosi, ma anche, attraverso i <em>media<\/em>, dell\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 stato soprattutto in Germania chi ha strumentalizzato tale anniversario, in particolare quello del bombardamento della citt\u00e0 di Dresda (13 febbraio 1945, che cost\u00f2 la vita a circa 400.000 civili), per riproporre tesi politico-ideologiche di matrice neonazista, gi\u00e0 condannate definitivamente dalla storia. Si \u00e8 anche parlato provocatoriamente, in riferimento al bombardamento a tappeto delle citt\u00e0 tedesche, di <em>Bombenholocaust<\/em>, con lo scopo di bilanciare l\u2019Olocausto dei sei milioni di ebrei europei uccisi dai nazist9i nei campi di sterminio o in altro modo, negando cos\u00ec implicitamente la sua unicit\u00e0 e rilevanza sul piano storico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di diverso tenore e orientamento sono invece i recenti lavori prodotti in ambito tedesco da intellettuali come G.Grass, J. Friedrich, W.G. Sebald e altri, per portare all\u2019attenzione della nuova Germania il senso di quella terribile esperienza collettiva. Particolarmente sensibile a questo tema \u00e8 lo storico Sebald, secondo il quale i tedeschi, subito dopo la guerra, hanno fatto di tutto per rimuovere, sul piano sia personale sia pubblico, tale vicenda di annientamento, come se ci\u00f2 non avesse lasciato postumi dolorosi nella coscienza collettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abUn\u2019opera di annientamento &#8211; scrive lo storico tedesco &#8211; che \u00e8 rimasta in gran parte esclusa dalla consapevolezza di s\u00e9 elaborata a posteriori dalle vittime, che non hanno mai svolto un ruolo rilevante nelle discussioni relative allo stato d\u2019animo profondo del nostro Paese e che non ha mai assunto i connotati di una esperienza simbolo nell\u2019immaginario collettivo\u00bb (14).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 avviene, secondo l\u2019autore, perch\u00e9 \u00abun popolo che aveva assassinato e torturato a morte milioni di esseri umani nei suoi <em>lager<\/em>\u00bb (15) non poteva a posteriori chiedere conto, alle potenze vincitrici, della logica politico-militare che aveva condotto alla distruzione della maggior parte delle citt\u00e0 tedesche e ucciso circa 600.000 civili. Non \u00e8 da escludersi che da molti tedeschi tale opera di annientamento venisse vissuta come una giusta punizione, o come \u00abla ritorsione di un\u2019istanza superiore con la quale non era ammesso discutere\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritornando al discorso sulla responsabilit\u00e0 morale per i bombardamenti di citt\u00e0 con il solo scopo di causare distruzione e morte, va ricordato che i maggiori responsabili di questa strategia di attacco furono gli inglesi, i quali gi\u00e0 nel 1928 ne avevano posto le basi teoriche nella cosiddetta \u00abdottrina Treschard\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Sebald, essi in realt\u00e0 si decisero a intraprendere una guerra aerea totale non soltanto per conseguire in tal modo la vittoria, ma anche per motivazioni meno nobili, come<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) per utilizzare i materiali bellici prodotti in quegli anni e che rischiavano di rimanere inutilizzati nei campi di aviazione della Gran Bretagna orientale;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) per la paura di rimanere assenti dal conflitto in corso &#8211; dopo che il loro esercito nel giugno 1940 era stato costretto a riparare frettolosamente in patria, lasciando al nemico le armi pesanti, per non finire schiacciato dalla <em>Wehrmacht<\/em> nella sua avanzata nella Francia del Nord &#8211; soprattutto dopo l\u2019entrata in campo degli Stati Uniti, rischiando cos\u00ec di perdere l\u2019impero coloniale;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3) per il valore propagandistico che i bombardamenti avevano sul morale degli inglesi, che per tutto l\u2019autunno del 1940 avevano dovuto subire i continui bombardamenti tedeschi e, successivamente allo sbarco in Normandia, le micidiali V1 e V2 che nella sola Londra uccisero pi\u00f9 di 6.000 persone; infatti le notizie relative a \u00abquella sistematica opera di distruzione riportate ogni giorno dai quotidiani inglesi giungevano in un momento in cui nel continente europeo non si veniva a contatto con il nemico\u00bb (16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circa poi la reale efficacia di tali bombardamenti a tappeto per determinare la caduta del <em>Reich, <\/em>si sono espressi da pi\u00f9 parti dubbi e incertezze. E\u2019 indiscutibile che essi abbiano in qualche modo facilitato l\u2019invasione terrestre della Germania da parte degli eserciti alleati, che ormai la circondavano a tenaglia da ovest e da est: la decisione di bombardare Dresda, ad esempio, secondo F. Taylor, fu presa su richiesta dei comandi militari russi, per facilitare l\u2019avanzata dell\u2019armata rossa in territorio prussiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma era proprio necessario, ci si \u00e8 domandati pi\u00f9 volte, ridurre in cenere nei primi mesi del 1945 citt\u00e0 come Darmstadt, Dresda, Pforzheim, provocando la morte di pi\u00f9 di 100.000 civili, quando ormai l\u2019esito della guerra era decisamente favorevole agli Alleati?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordiamo pure che proprio in vista dell\u2019avanzata terrestre degli eserciti alleati, si decise gi\u00e0 nel 1944 di non infettare il suolo della Germania lanciando bombe batteriologice, nonostante qualche titubanza da parte degli inglesi. Gi\u00e0 nel 1943 esisteva una bomba di progettazione britannica e di costruzione statunitense, contenente spore di carbonchio altamente letali: \u00abUna mezza dozzina di bombardieri <em>Lancaster <\/em>&#8211; disse Lord Cherwell a Churchill &#8211; potrebbero portarne con s\u00e9 una quantit\u00e0 sufficiente a uccidere, se equamente distribuita, chiunque si trovi in un raggio di due chilometri e mezzo, rendendo il territorio inabitabile\u00bb (17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra ormai accertato, da studi fatti dagli stessi statunitensi <em>in situ<\/em> appena finita la guerra, che i bombardamenti non spinsero in nessun modo i tedeschi a ribellarsi a Hitler, anzi risult\u00f2 che tra la popolazione, dopo aver subito lo <em>shock <\/em>dei primi attacchi, cresceva un sentimento di sfiducia e di indifferenza verso tutto. \u00abLe continue incursioni aeree &#8211; scrive J. Friedrich &#8211; rendono insensibili, l\u2019anima non si ribella, ma si chiude in se stessa, dominano apatia e depressione. Si sentiva uno schiacciante bisogno di dormire ma nessun istinto di rovesciare il regime di Hitler\u00bb (18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo alcuni analisti, l\u2019efficacia dei bombardamenti sulle citt\u00e0 per abbreviare il pi\u00f9 possibile la durata della guerra &#8211; era la giustificazione data della propaganda alleata in favore della guerra aerea &#8211; non diede i frutti sperati: le fabbriche distrutte infatti venivano riparate e rimesse in funzione o trasferite in zone pi\u00f9 sicure (19). Dei civili uccisi dalle bombe si faceva poco conto; essi servivano soltanto alla macchina propagandistica di Goebbels.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrive a tale riguardo Sebald: \u00abNella primavera del 1944 era emerso che, nonostante i ripetuti attacchi, il morale della popolazione tedesca non risultava per nulla abbattuto, la produzione industriale aveva subito danni tutt\u2019al pi\u00f9 marginali e la fine della guerra non si era avvicinata di un solo giorno\u00bb (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non dobbiamo credere, per\u00f2, che soltanto gli intellettuali di lingua e cultura tedesca abbiano criticato a fondo i criteri che ispiravano la cosiddetta \u00abguerra aerea totale\u00bb. Tra i maggiori critici di tale strategia bellica troviamo il filosofo e politologo statunitense J. Rawls, secondo il quale i bombardamenti sulla Germania da parte del <em>Bomber Command<\/em> effettuati nel 1941 o fino al 1942 (in risposta all\u2019aggressione nazista e ai bombardamenti sulla Gran Bretagna) potevano essere giustificati come azione di guerra, quelli invece posti in essere dopo la sconfitta dell\u2019esercito tedesco a Stalingrado, che rimetteva in discussione le sorti del conflitto e in qualche modo riequilibrava l\u2019ordine della forza, risultavano invece contrari a ogni forma di etica di guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 in questo caso l\u2019uccisione di civili inermi era voluta per se stessa, per colpire il morale della popolazione secondo la logica del <em>moral bombing<\/em>, e per provocare dall\u2019interno l\u2019implosione del sistema. Che per\u00f2, come si \u00e8 visto, non avvenne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I bombardamenti inglesi fino al 1942 possono considerarsi moralmente accettabili o tollerabili, secondo Rawls, per due ragioni fondamentali: \u00abPrimo, il nazismo faceva presagire un male politico e morale di portata incalcolabile per la vita sociale in qualsiasi parte del mondo. Secondo, la natura e la storia della democrazia costituzionale e il suo ruolo nella storia europea erano in pericolo. Churchill non esagerava davvero quando alla Camera dei Comuni nei giorni della capitolazione francese affermava che &#8220;se non riusciamo a resistere a Hitler, il mondo intero, compresi gli Stati Uniti [\u2026], piomber\u00e0 di nuovo in secoli bui&#8221;\u00bb (21). Tale tipo di minacce giustificava in questo caso l\u2019applicazione dell\u2019\u00abeccezione dell\u2019emergenza suprema\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale esenzione, secondo Rawls, consentiva che, in circostanze eccezionalmente gravi, fosse momentaneamente sospeso lo staus giuridico di tutela dei civili, il quale di norma impediva che fossero oggetto di attacco diretto di guerra. Ci\u00f2 si riteneva consentito per tutelare le democrazie costituzionali e assicurare l\u2019esistenza alle \u00absociet\u00e0 ben ordinate\u00bb. Secondo il filosofo statunitense l\u2019eccezione dell\u2019emergenza suprema invece non si sarebbe mai verificata in nessuna fase della guerra degli Stati Uniti contro il Giappone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le bombe atomiche lanciate nell\u2019agosto del 1945 dagli americani su Hiroshima e Nagasaki non trovano secondo Rawls nessuna giustificazione di ordine morale: il loro utilizzo fu semplicemente un atto criminoso contro l\u2019umanit\u00e0: \u00abSi diceva &#8211; scrive il filosofo &#8211; che sganciare la bomba era giustificato perch\u00e9 avrebbe avvicinato la fine della guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 chiaro che Truman e la maggior parte degli altri <em>leader<\/em> alleati pensavano che l\u2019effetto sarebbe stato quello e che cos\u00ec si sarebbero salvate le vite dei soldati americani. Le vite dei giapponesi, militari e civili, presumibilmente, contavano meno\u00bb (22). La seconda guerra mondiale fin\u00ec definitivamente soltanto dopo tale terribile avvenimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il mancato bombardamento delle linee ferroviarie per i \u00abLager\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 ancora un aspetto che in questi ultimi anni \u00e8 tornato spesso nel dibattito storiografico, soprattutto in quello di lingua inglese (23). Ci si \u00e8 chiesti infatti perch\u00e9 i bombardieri alleati, che furono capaci di addentrarsi per migliaia di chilometri in territorio nemico, colpendo Berlino, Dresda e perfino Danzica, non si spinsero nella vicina Polonia meridionale per bombardare le linee ferroviarie su cui vagoni di morte percorrevano indisturbati i territori del Reich verso i campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Infatti a partire dalla primavera del 1944 gli Alleati erano informati delle atrocit\u00e0 che venivano compiute in quei luoghi, poich\u00e9 due ebrei fuggiti dal campo avevano descritto ogni cosa in relazioni immediatamente inviate alle cancellerie alleate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una copia del cosiddetto \u00abprotocollo di Auschwitz\u00bb fu pure inviata a Pio XII, attraverso il rappresentante personale del Presidente degli Stati Uniti. Essa per\u00f2 arriv\u00f2 in Vaticano soltanto nel tardo autunno dello stesso anno, quando ormai ogni cosa era di dominio pubblico (24). Ci si chiede se i Governi alleati siano venuti a conoscenza dell\u2019esistenza di campi di sterminio ad Auschwitz soltanto attraverso le descrizioni che ne fecero i due ebrei fuggitivi, oppure se ne fossero informati anche da altre fonti militari o diplomatiche. A questo proposito \u00e8 illuminante la testimonianza di un collaboratore a Roma di M. Taylor, rappresentante personale di Roosevelt, l\u2019addetto alla delegazione, F. C. Gowen.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi, in un Rapporto confidenziale redatto nel dopoguerra (25), scrisse: \u00abIl Governo polacco a Londra ripetutamente inform\u00f2 gli inglesi e gli americani dell\u2019esistenza di un complesso di campi di morte ad Auschwitz-Birkenau, che per\u00f2 veniva indicato come &#8220;Oswiecim&#8221;. Tali dettagliati e accurati rapporti furono ordinariamente &#8220;non creduti&#8221; dal <em>Foreign Office<\/em>, e conseguentemente non presi in considerazione dal Dipartimento di Stato Usa\u00bb (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gowen, per\u00f2, ritiene che tali campi di morte fossero ben noti ad alcuni alti ufficiali a Londra e Washington, come erano anche ben informati dell\u2019esistenza dei treni della morte stipati di ebrei, che da tutti i territori dell\u2019Europa sottoposti alla dominazione nazista partivano verso Auschwitz-Birkenau. Ma, \u00absebbene tali cose fossero conosciute, n\u00e9 i campi di morte n\u00e9 le linee ferroviarie furono mai bombardate\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure gi\u00e0 a partire dalla met\u00e0 del 1943 &#8211; scrive il diplomatico &#8211; un gran numero di organizzazioni ebraiche aveva segretamente richiesto ai Governi alleati il bombardamento di Auschwitz-Birkenau: \u00abMa queste richieste furono tutte ignorate sia a Londra, sia a Washington e Berna\u00bb (27). Per quale motivo &#8211; si chiese Gowen &#8211; tali allarmanti notizie furono o non credute o ritenute esagerate o poco attendibili dalle autorit\u00e0 alleate? Da un lato &#8211; egli scrive &#8211; a motivo di un banale equivoco sul nome della localit\u00e0 interessata, dall\u2019altro perch\u00e9 evidentemente il bombardamento di tali obiettivi non era considerato di primaria importanza dai comandi militari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abE\u2019 stato notato che i campi di morte di Auschwitz-Birkenau erano invariabilmente indicati in quelle richieste come &#8220;Oswiecim&#8221;, il nome polacco del paese: parte di una larga area incorporata nell\u2019anteguerra [<em>sic<\/em>] da Hitler nel III <em>Reich<\/em>. Nel tempo di guerra il suo nome cambi\u00f2 da Oswiecim in Auschwitz su decreto della Germania; tale fatto fu usato da alcuni per confondere ulteriormente la questione: infatti il nome di Auschwitz non appariva nelle mappe polacche di quell\u2019area vicina a Cracovia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Auschwitz III, il nome segreto delle SS per indicare le industrie di materie sintetiche (operante come campo di lavoro di Auschwitz) presso Monowitz (un altro nome tedesco), fu riportato come Oswiecim dalle operazioni ufficiali della <em>US Army Air Force<\/em> e dalla RAF, i quali non erano stati informati che Oswiecim era il nome che il Governo polacco e alcuni gruppi di ebrei usavano per far riferimento al complesso dei campi di morte di Auschwitz.-Birkenau.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, nel tardo 1944, mentre gli Alleati facevano progetti per bombardare gli impianti delle industrie sintetiche di Oswiecim, alcuni gruppi ebraici comunicavano all\u2019assistente segretario di guerra J.J. McCloy e ad altri anziani ufficiali in Washington che Auschwitz-Birkenau era entro la portata delle bombe alleate\u00bb (28), e quindi chiesero che si colpisse la rete ferroviaria che conduceva ai campi di morte creando azioni di disturbo, in modo da rallentare l\u2019inarrestabile macchina di morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa fecero a questo punto gli Alleati? Nel giugno Churchill si interess\u00f2 personalmente della questione e, dopo aver letto i rapporti su tale materia, scrisse al ministro degli Esteri, A. Eden: \u00abChe cosa si pu\u00f2 fare, che cosa si pu\u00f2 dire?\u00bb. Il Ministro dal canto suo consigli\u00f2 il bombardamento di alcune linee ferroviarie, in particolare quelle che procedevano verso la Polonia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo di che Churchill diede istruzioni a Eden in questo senso: \u00abCercate di ottenere quanto potete dall\u2019aviazione e servitevi di me se sar\u00e0 necessario\u00bb. Ora, poich\u00e9 si sarebbe dovuto fare un bombardamento di precisione per colpire la rete ferroviaria o importanti nodi di comunicazione, si pass\u00f2 l\u2019ordine agli statunitensi, responsabili delle operazioni diurne dell\u2019aviazione alleata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al Pentagono arrivarono diverse richieste che chiedevano il bombardamento delle reti ferroviarie che conducevano ad Auschwitz. L\u2019ufficio competente prese conoscenza di tali richieste, rispondendo a sua volta: \u00abAnnullare tutto\u00bb (29). Un\u2019offensiva alleata per interrompere il transito dei treni della morte verso Auschwitz non soltanto non fu posta in esecuzione, ma non fu neppure formulato un piano specifico a tale riguardo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 noto, furono distrutte le industrie di materie sintetiche situate vicino ad Auschwitz-Birkenau, perch\u00e9 considerate obiettivi di guerra, ma nessuna bomba fu lanciata sulla rete ferroviaria, n\u00e9 sui forni crematori, che pure erano ben visibili dalle fotografie riprese dagli aerei che perlustravano la zona. Evidentemente per gli Alleati contrastare la soppressione degli ebrei in Europa non era una priorit\u00e0 (30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto fu coperto da una sorta di cospirazione del silenzio : il nemico da abbattere era la Germania nazista e una parte dei suoi abitanti. \u00abIl silenzio rigorosamente tenuto durante la guerra su Auschwitz-Birkenau e sui campi di morte delle SS, sia a Londra sia a Washington e a Mosca, fu un silenzio assordante. Era come se esistesse tra le due sponde dell\u2019Atlantico un accordo per ignorare tale questione\u00bb (31).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019obiettivo principale degli Alleati in quel momento era vincere la guerra e, quindi, deporre Hitler e cancellare una volta per tutte la Germania e dall\u2019Europa ogni traccia di nazionalsocialismo; il dramma vissuto dagli ebrei, sebbene avvertito e considerato grave &#8211; come risulta dalle relazioni scritte in quegli anni dai funzionari e diplomatici angloamericani &#8211; fu per il momento posto tra parentesi. Nessuna emergenza umanitaria, seppure di immani proporzioni, poteva purtroppo distrarre in quel momento gli Alleati dal perseguire con decisione i veri obiettivi della guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale modalit\u00e0 di condurre la guerra aerea viene anche oggi condannata, come lo \u00e8 stata in passato, dalla coscienza cristiana: essa appare sotto tutti i punti di vista inaccettabile poich\u00e9 non proporzionata al \u00abmale concreto \u00bb che in quel momnto si voleva evitare. Ci\u00f2 vale per i bombardamenti tedeschi sulle citt\u00e0 inglesi inermi, pr quelli alleati sulle citt\u00e0 tedesche, massicci e spesso inutili sul piano militare e strategico, per quelli statunitensi, ancora pi\u00f9 micidiali, su Hiroshima e Nagasaki.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> J. Friedrich, <em>La Germania bombardata. La popolazione tedesca sotto gli attacchi alleati: 1940-1945<\/em>, Milano, Mondatori, 2004, 51.<br \/>\n<strong>2)<\/strong> Cfr G. Sale, \u00abI bombardamenti aerei nel secondo conflitto mondiale\u00bb in <em>Civ. <\/em><em>Catt<\/em>. 2005 III 224-237.<br \/>\n<strong>3)<\/strong> S.A.Garrett, <em>Ethics and Airpower in World War II. The British Bombing of German Cities<\/em>, New York, Palgrave Macmillian, 1977, 99.<br \/>\n<strong>4)<\/strong> Archivio della Civilt\u00e0 cattolica (ACC), <em>Fondo non ordinato<\/em>. Si tratta di alcune notizie comunicate nel maggio 1944 dal generale Carboni a mons. Luigi Centoz.<br \/>\n<strong>5)<\/strong> S.A. Garrett, <em>Ethics and Airpower in World War II. The British Bombing of German Cities<\/em>, cit 113.<br \/>\n<strong>6)<\/strong> In <em>Civ Catt<\/em> 1943 177<br \/>\n<strong>7)<\/strong> Ivi, 1942 I 82.<br \/>\n<strong>8)<\/strong> <em>Actes et documents du Saint Si\u00e9ge relatif \u00e0 la seconde Guerre Mondiale <\/em>(ADSS) vol VIII, Citta del Vaticano, Libr. Ed. Vaticana, 1973, 96.<br \/>\n<strong>9)<\/strong> Cfr ivi, 135.<br \/>\n<strong>10)<\/strong> Si trattava del gerarca Tullio Cianetti, presidente della Confederazione fascista del Lavoro e dell\u2019Industria.<br \/>\n<strong>11)<\/strong> ADSS, vol VIII, 401.<br \/>\n<strong>12)<\/strong> Il card. Maglione avvis\u00f2 subito il delegato a Washington, mons Cicognani, ma la sua risposta, del 16 agosto, fu poco rassicurante: la dichiarazione italiana non solo non aveva giovato a nulla, ma aveva perfino suscitato diffidenza specie dopo le dichiarazioni che la guerra sarebbe continuata a fianco della Germania: \u00abPerci\u00f2 Alleati appariscono decisi a martellare Italia, stancare popolazione, costringere attraverso distruzione e massacro a resa piena se codesto Governo tarda a trovare una via d\u2019uscita\u00bb.<br \/>\n<strong>13)<\/strong> Nel radiomessaggio natalizio del 1943 il papa disse a questo proposito: \u00abNel corso di quest\u2019anno al tormenta della guerra si \u00e8 avvicinata sempre pi\u00f9 alla Citt\u00e0 Eterna; e dure sofferenze si sono abbattute su molti dei nostri diocesani. Non pochi tra i pi\u00f9 poveri hanno visto il loro focolare distrutto da attacchi aerei. Un Santuario [San Lorenzo fuori le Mura], caro al cuore della Roma cristiana e vero gioiello di una venerabile antichit\u00e0, fu colpito e ricevette ferite difficilmente sanabili\u00bb. (<em>Civ Catt<\/em>. 1944 I 66).<br \/>\n<strong>14)<\/strong> W.G. Sebald, <em>Storia naturale della distruzione<\/em>, Milano Adelphi, 2004, 18.<br \/>\n<strong>15)<\/strong> Ivi, 26<br \/>\n<strong>16)<\/strong> Ivi, 30<br \/>\n<strong>17)<\/strong> J. Friedrich, La Germania bombardata. La popolazione tedesca sotto gli attacchi alleati: 1940-1945, cit., 89.<br \/>\n<strong>18)<\/strong> Ivi, 99.<br \/>\n<strong>19)<\/strong> In quel periodo met\u00e0 dell\u2019Europa era occupata dai nazisti, per cui ci\u00f2 che mancava da una parte (come, ad esempio, la manodopera) veniva portata da un\u2019altra: questo di fatto dur\u00f2 almeno fino allo sbarco degli Alleati in Normanidia.<br \/>\n<strong>20)<\/strong> W.G Sebald, <em>Storia naturale della distruzione<\/em>, cit. 29<br \/>\n<strong>21)<\/strong> J Ralws, <em>Il diritto dei popoli<\/em>, Torino, Comunit\u00e0, 2001, 132.<br \/>\n<strong>22)<\/strong> Ivi, 133. secondo altri studiosi le bombe atomiche sul Giappone furono invece lanciate per motivi di ordine politico, cio\u00e8 nel contesto della contrapposizione tra USA e URSS che stava crescendo con la fine della guerra. Con esse gli Stati Uniti davano alla Russia una dimostrazione chiara della loro potenza.<br \/>\n<strong>23)<\/strong> Cfr R. Breitman, <em>Il silenzio degli Alleati<\/em>, Milano, Mondatori 1999<br \/>\n<strong>24)<\/strong> Cfr. R. Graham, \u00abIl Protocollo di Auschwitz e il vaticano nel 1944\u00bb, in <em>Civ Catt<\/em> 1996 IV 330-337.<br \/>\n<strong>25)<\/strong> Il testo definitivo, non ancora pubblicato, \u00e8 stato per\u00f2 redatto da suo figlio W.E. Gowen. Un suo esemplare \u00e8 conservato presso l\u2019archivio della <em>Civilt\u00e0 Cttolica<\/em>.<br \/>\n<strong>26)<\/strong> ACC, <em>Fondo non ordinato<\/em><br \/>\n<strong>27)<\/strong> Ivi.<br \/>\n<strong>28)<\/strong> Ivi.<br \/>\n<strong>29)<\/strong> J. Friedrich, <em>La Germania bombardata. La popolazione tedesca sotto gli attacchi alleati: 1940-1945<\/em>, cit. 112.<br \/>\n<strong>30)<\/strong> Secondo lo storico statunitense R. Breitman, una tempestiva denuncia da parte degli Alleati dei crimini nazisti nei confronti degli ebrei avrebbe costituito un serio ostacolo all\u2019attuazione della \u00absoluzione finale\u00bb, ma ci\u00f2 non fu fatto. \u00abLa cautela e il calcolo prevalsero invece sulle due rive dell\u2019Atlantico\u00bb. La verit\u00e0 \u00e8 che \u00abgli Alleati si comportarono in maniera tale da far capire alla Germania che non gliene importava un accidente di quanto accadeva agli ebrei\u00bb (R:Breitman, <em>Il silenzio degli Alleati<\/em>, cit. 246) 31) ACC, <em>Fondo non ordinato<\/em>, Relazione Gowen<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Civilt\u00e0 Cattolica n. 3725 3 settembre 2005 di Giovanni Sale s.j. 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