{"id":1352,"date":"2005-09-08T00:00:00","date_gmt":"2005-09-07T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-01-20T17:38:30","modified_gmt":"2015-01-20T16:38:30","slug":"carlo-i-dasburgo-nella-finis-austriae-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/carlo-i-dasburgo-nella-finis-austriae-1\/","title":{"rendered":"Carlo I D\u2019Asburgo nella &laquo;Finis Austriae&raquo; (1)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong>Istituto Storico dell \u2019Insorgenza e per l \u2019Identit\u00e0 Nazionale<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">Estratto da <strong>Annali Italiani. Rivista di studi storici<\/strong>, anno II, n.3,<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Milano gennaio-giugno 2003, pp.111-162<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Ivo Musajo Somma<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2007\/02\/Carlo-I-Asburgo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-17309\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2007\/02\/Carlo-I-Asburgo-225x300.jpg\" alt=\"Carlo I Asburgo\" width=\"150\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2007\/02\/Carlo-I-Asburgo-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2007\/02\/Carlo-I-Asburgo.jpg 240w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per un primo accostamento storico-biografico alla figura dell\u2019ultimo imperatore (*) Per la stesura di questo saggio sono particolarmente in debito nei confronti dell\u2019amico dottor Luigi Casalini, che mi ha fornito un sostanzioso materiale su Carlo, frutto di un suo notevole lavoro di ricerca bio-bibliografica compiuto nel recente passato.<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>I. LA MONARCHIA AUSTRO-UNGARICA ALLA VIGILIA DEL 1914<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. La nostalgia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sfogliare il raffinato catalogo della mostra che nei mesi scorsi si \u00e8 svolta presso la Villa Reale di Monza (Milano), dedicata a \u00abmomenti e immagini\u00bb dell\u2019impero asburgico fra il 1848 e il 1916 (1), \u00e8 quasi come compiere un cammino all\u2019indietro nel tempo: pagina dopo pagina, vecchie fotografie in bianco e nero accompagnano il lettore in un viaggio immaginario nel corso del quale \u00e8 possibile vedere, ad esempio, un gruppetto di ufficiali dell\u2019esercito imperial-regio seduti nel giardino del caff\u00e8 Sacher di Vienna, il mercato sul Danubio di Budapest o il solenne monumento al feldmaresciallo Johann Joseph Franz Karl von Radetzky (1766-1858) in una piazza di Praga; ma lo sguardo non si fissa soltanto sulle grandi capitali dell\u2019impero, perch\u00e9 altre immagini mostrano la cattedrale di Trento, il castello di Miramar a Trieste, la Maria TheresienStra\u00dfe di Innsbruck, scorci delle valli tirolesi, Pola e Ragusa affacciate sull\u2019Adriatico&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dinanzi a tessere di mosaico cos\u00ec sapientemente raccolte, \u00e8 facile cedere per un istante alla nostalgia di un mondo perduto, pur nella consapevolezza che abbandonarsi al mito postumo della monarchia danubiana non possa essere di particolare utilit\u00e0 ai fini di una lucida analisi storica. In effetti, com\u2019\u00e8 stato messo in evidenza, <em>\u00ab<\/em>[\u2026]<em> poche civilt\u00e0 hanno lasciato un ricordo cos\u00ec intenso e indelebile; e oggi, per le generazioni contemporanee, il fascino della vecchia Austria tanto finemente evocata da scrittori e poeti sembra essersi sostituito alla concreta immagine di quel mondo <\/em>[&#8230;].<em>Il mito absburgico, lungi dal morire con la fine dell\u2019impero, sembra anzi avere iniziato con questa la sua pi\u00f9 suggestiva e interessante stagione\u00bb <\/em>(2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. I problemi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte, nonostante il suo inequivocabile fascino, la vecchia Austria-Ungheria non era forse assillata da problemi gravi e mai adeguatamente risolti? Il regime dualistico, che salvaguardava diritti e privilegi dell\u2019Ungheria e, in particolare, della riottosa aristocrazia magiara, rendeva la \u00abduplice monarchia\u00bb difficilmente governabile, conferendo allo stesso tempo agli ungheresi una posizione di preminenza rispetto a quella degli slavi; la Boemia, da parte sua, mal tollerava di non avere uno statuto giuridico analogo a quello ungherese, che la riconoscesse come Stato sovrano unito all\u2019impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La marea montante dei nazionalismi, nell\u2019ultimo periodo precedente il primo conflitto mondiale, aveva portato i diversi popoli della monarchia a guardarsi con sempre maggiore ostilit\u00e0, mentre nello stesso tempo andavano diffondendosi da un lato il panslavismo &#8211; pi\u00f9 o meno apertamente fomentato dalla Russia zarista e dalla Serbia -, che propugnava la lotta per la liberazione dei popoli slavi oppressi dal giogo austriaco e magiaro, e dall\u2019altro il pangermanesimo, secondo cui la missione dell\u2019impero nell\u2019Europa centro-orientale era di imporre la superiore cultura tedesca alla barbarie slava, agendo in stretta collaborazione con la Germania retta dalla dinastia degli Hohenzollern.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 difficile capire la pericolosit\u00e0 di entrambe queste correnti, le quali, diffondendo rancori e contrapposizioni di carattere nazionalistico, etnico, linguistico e culturale, costituivano un vero e proprio veleno per una compagine sovranazionale come quella asburgica, all\u2019interno della quale convivevano popoli e culture differenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti questi problemi, ancora in attesa di essere affrontati con la necessaria radicalit\u00e0 alla vigilia della prima guerra mondiale, hanno fatto ritenere che l\u2019impero asburgico fosse destinato a un inarrestabile declino anche indipendentemente dalla sconfitta nel conflitto degli anni 1914-1918: insomma, le contraddizioni e le debolezze interne della monarchia- una realt\u00e0 \u00abmedievale\u00bb, incapace di trovare un posto nell\u2019Europa moderna &#8211; ne avrebbero in ogni caso segnato la sorte e il conflitto non giunse che a recare all\u2019impero ormai decrepito il colpo definitivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso conte Arthur von Polzer-Hoditz und Wolframitz (1870-1945), uomo politico austriaco e capo di gabinetto &#8211; oltre che amico &#8211; di Carlo I, pur difendendo accoratamente l\u2019\u00abidea austriaca\u00bb dello Stato, antitetica allo stesso tempo a ogni nazionalismo e centralismo e consapevolmente legata alla tradizione del Sacro Romano Impero, parla a sua volta di una \u00abmalattia mortale\u00bb che affliggeva l\u2019Austria-Ungheria (3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli criticava, in particolare, il \u00abdualismo\u00bb frutto del compromesso &#8211; Ausgleich &#8211; fra Austria e Ungheria, siglato nel 1867, in base al quale la monarchia fu, di fatto, divisa in due: ad ovest la met\u00e0 austriaca, comprendente la Galizia &#8211; nella Polonia sud-orientale-, la Boemia, la Moravia e le province di lingua tedesca, ad est la met\u00e0 ungherese, di fatto autonoma per quel che riguardava gli affari interni, con un suo governo, un suo primo ministro e un ordinamento giuridico indipendente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La difesa, gli affari esteri e il tesoro venivano gestiti in comune. Il confine tra le due parti dell\u2019impero era il fiume Leitha, che scorre a sud di Vienna. Da quel momento la parte austriaca fu chiamata Cisleitania, mentre la parte magiara Transleitania. Polzer-Hoditz riteneva che la vocazione degli Asburgo fosse quella di dar vita a <em>\u00abun Impero di struttura federalistica, ma senza compattezza nazionale, senza tendenze alla centralizzazione e alla germanizzazione, molteplice e vario nella forma del suo Diritto pubblico, nella vita economica e nella politica, nella lingua e nei dialetti, negli usi e nei costumi\u00bb<\/em>, capace di mettere in contatto <em>\u00abcon <\/em><em>lo spirito tedesco e la cultura tedesca, ma senza mai imporli\u00bb<\/em>; in questo senso la lotta per il predominio in Germania fra Austria e Prussia, conclusasi con la vittoria di quest\u2019ultima nel 1866, non fu soltanto lo scontro tra gli Asburgo cattolici e gli Hohenzollern luterani, <em>\u00ab[\u2026] ma, intimamente ed essenzialmente, il dissidio fra due principi insanabilmente contrastanti: l\u2019idea imperiale, federalistica e sovranazionale degli Absburgo e l\u2019idea statale centralistica, nazionale degli Hohenzollern\u00bb<\/em> (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il politico austriaco conveniva che, certamente, non erano mancate tendenze di carattere centralistico anche nella storia degli Asburgo, tuttavia esse non furono radicali ed efficaci come altrove, infatti, scriveva: \u00abI diritti delle caste, nei Regni e nelle Province caduti sotto il dominio absburghese, furono ampiamente rispettati; le autonomie di alcune Province si conservarono fino agli ultimissimi momenti dell\u2019esistenza della Monarchia; l\u2019Ungheria, anzi [&#8230;], aveva addirittura un Diritto costituzionale suo proprio\u00bb (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo proposito, in relazione all\u2019epoca successiva alla Guerra dei Trent\u2019anni, si \u00e8 osservato che \u00ab[\u2026] gli Asburgo, a prescindere dalla loro naturale disposizione a conservare piuttosto che a fare innovazioni, rimasero in certo qual modo indietro nel generale processo che in altri paesi stava gi\u00e0 effettuandosi, mirante all\u2019accentramento del potere assoluto. Il particolare carattere dell\u2019enorme compagine dei domini tedesco-asburgici come pure lo sviluppatissimo e cosciente individualismo dei singoli paesi, in cui il potere delle Diete provinciali non era stato completamente fiaccato ma solo arginato, favorivano la tendenza asburgica a conservare pi\u00f9 a lungo possibile i vecchi schemi politici e le antiche tradizioni\u00bb (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Declino fatale o possibile primavera?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Davvero la duplice monarchia si avviava ineluttabilmente verso la catastrofe? Nel 1912 il giurista e politico austriaco Josef Redlich (1869-1936) elenc\u00f2 senza mezzi termini i gravi problemi di un impero con poca coesione e pressato da emergenze amministrative, politiche, finanziarie, diplomatiche, in balia dei nazionalismi e guidato da un monarca troppo anziano e osserv\u00f2 in conclusione: \u00abNulla di tutto questo autorizza la speranza di un miglioramento. E tuttavia, come e dove potrebbero esistere tutti questi popoli, tutte queste culture, tutte queste genti, se non in questa impossibile Austria-Ungheria [&#8230;]?\u00bb (7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019impero appariva come un\u2019assurdit\u00e0 nell\u2019Europa dell\u2019epoca, e tuttavia continuava ad adempiere alla sua missione storica. Da parte sua, il conte Chojnicki, nel celebre romanzo di Joseph Roth (1894-1939) La Cripta dei Cappuccini, osservava che la situazione dell\u2019Austria non aveva nulla di strano e poteva apparire anomala solo in un mondo in preda al delirio nazionalista: \u00abIn questa monarchia [&#8230;] niente \u00e8 straordinario. Con questo voglio dire che il cosiddetto straordinario, per l\u2019Austria-Ungheria, \u00e8 l\u2019ovvio. Con questo voglio pure dire che solo in questa pazza Europa degli Stati nazionali e dei nazionalisti ci\u00f2 che \u00e8 ovvio sembra bizzarro. Sicuro, sono gli sloveni, i galiziani polacchi e ruteni, gli ebrei col caffetano di Boryslaw, i mercanti di cavalli della B\u00e1cska, i musulmani di Sarajevo, i caldarrostai di Mostar che cantano il Dio conservi\u00bb (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con buona pace di quanti, prima e dopo il 1918, hanno considerato la monarchia danubiana come un corpo morto, da eliminare quanto prima possibile dalla scena europea, magari in attesa che l\u2019erba giungesse a coprire le piazze di Vienna (9), l\u2019impero nel 1914 non era un organismo senza vita in attesa della fine. Nonostante le sconfitte militari subite a opera della Francia nel 1859 e della Prussia nel 1866- entrambe alleate della monarchia sabauda -, che lo avevano privato della Lombardia e del Veneto e lo avevano escluso dalla Confederazione tedesca, durante la seconda met\u00e0 del XIX secolo l\u2019impero asburgico era stato protagonista di un tale sviluppo economico, sociale e culturale, che descriverlo come una realt\u00e0 sclerotizzata e agonizzante pare veramente insensato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene dal punto di vista industriale e militare l\u2019Austria-Ungheria rimanesse in condizioni di inferiorit\u00e0 rispetto a potenze quali la Germania e la Gran Bretagna, essa costituiva non di meno una compagine di tutto rispetto per ampiezza dei territori, numero degli abitanti, variet\u00e0 delle risorse e, non da ultimo, per l\u2019elevato livello della sua civilt\u00e0: in questo senso lo storico Tapi\u00e9 ha addirittura ipotizzato che essa avrebbe potuto essere considerata una potenza destinata a un brillante futuro (10); egli osserva, infatti, che \u00abla prosperit\u00e0 dei decenni tra il 1867 e il 1914, malgrado i brevi periodi di crisi o di stagnazione, si manifestava in tutto l\u2019Impero, con un benessere maggiore e pi\u00f9 generalmente diffuso\u00bb (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 essenziale, per quanto possa risultare difficile a molti, non lasciarsi indurre a credere, col senno di poi, che, siccome la duplice monarchia scomparve dopo la Grande Guerra, allora essa fosse senz\u2019altro destinata a non sopravvivere. Alan Sked, che pure &#8211; in un modo a mio avviso non condivisibile &#8211; attribuisce all\u2019imperatore Francesco Giuseppe pesanti responsabilit\u00e0 in relazione allo scoppio della prima guerra mondiale, precisa come parlare di \u00abdeclino e caduta della duplice monarchia\u00bb sia di per s\u00e9 fuorviante (12) e sostiene che \u00abla Monarchia cadde perch\u00e9 perse una grande guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma fin quasi al termine della guerra la sua sopravvivenza, anche in caso di sua sconfitta, non fu mai messa in questione\u00bb (13).\u00a0Pur considerando l\u2019esito della guerra, ci si pu\u00f2 legittimamente chiedere se la scomparsa dell\u2019Austria-Ungheria ne fosse la conseguenza inevitabile: le forze centrifughe erano dunque cos\u00ec forti da provocare lo smembramento della monarchia uscita vinta dalla guerra?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, come ha messo in evidenza Fran\u00e7ois Fejt\u00f6 in un libro ormai celebre (14), la fine dell\u2019impero fu stabilita fuori di esso e la sua causa scatenante va cercata nella trasformazione del primo conflitto mondiale, iniziato come una guerra \u00abclassica\u00bb &#8211; per quanto atroce a causa degli armamenti moderni sperimentati per la prima volta -, in una guerra con caratteristiche di tipo \u00abideologico\u00bb: da un certo momento in avanti, infatti, le forze dell\u2019Intesa &#8211; Francia, Gran Bretagna e Italia &#8211; non perseguirono pi\u00f9 soltanto la vittoria, ma puntarono alla vittoria totale, per arrecare un colpo mortale all\u2019avversario, peraltro opportunamente demonizzato in precedenza (15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La concezione della guerra come una sorta di missione destinata a proseguire su scala europea quella lotta contro la monarchia e il clericalismo avviata dalla Francia nel 1789 nacque negli ambienti della sinistra francese. Per le forze repubblicane, anticlericali, progressiste, non di rado legate alla massoneria il fine era quello di \u00abrepubblicanizzare l\u2019Europa\u00bb e il nemico da abbattere, ben pi\u00f9 della Germania &#8211; che comunque fu costretta a un trattato di pace umiliante &#8211; era proprio l\u2019Austria-Ungheria: infatti, colpendo l\u2019impero asburgico, il simbolo vivente dell\u2019antico ordine civile europeo, si poteva infliggere un colpo fatale tanto al principio monarchico quanto, indirettamente, al cattolicesimo (16): gli Asburgo, che per secoli avevano detenuto la corona del Sacro Romano Impero &#8211; assunta prima ad Aquisgrana e poi a Francoforte &#8211; e avevano difeso la cristianit\u00e0 dai suoi nemici esterni ed interni, continuavano infatti ad incarnare il principio stesso dell\u2019impero cristiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le aspirazioni nazionali dei popoli della monarchia, appoggiate anche da Stati Uniti d\u2019America e Gran Bretagna, furono utilizzate per portare a compimento questa \u00abcrociata politica\u00bb, senza peraltro che i popoli medesimi venissero in alcun modo interpellati riguardo al futuro che li attendeva, al punto che parlare di \u00abdemocrazia\u00bb o di \u00ablibert\u00e0 nazionali\u00bb a tale proposito sembra fuori luogo. Fran\u00e7ois Fejt\u00f6 afferma in proposito: \u00abSi sa che numerosi deputati serbi, croati e sloveni del Reichstag [il parlamento] si sollevarono contro l\u2019unione delle loro regioni alla Serbia, desiderosi di rimanere in seno all\u2019Austria-Ungheria. Nulla prova che gli abitanti della Boemia, della Moravia abbiano voluto separarsi dalla monarchia. Quanto agli Ungheresi, essi proclamarono fino all\u2019ultimo la loro volont\u00e0 di rimanere nell\u2019ambito della monarchia. In queste condizioni, non si dovrebbe affatto parlare di democrazia n\u00e9 di libert\u00e0 delle nazioni. Queste, lo ripeto ancora una volta, non vennero consultate\u00bb(17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte merita davvero di essere sottolineato il modo in cui, nel corso del conflitto, \u00ab[\u2026] a parte la diserzione di qualche reggimento ceco, l\u2019esercito multinazionale si batt\u00e9 fino all\u2019ultimo per l\u2019impero come patria e non come prigione dei suoi popoli\u00bb (18), il che aiuta a comprendere come, nonostante i molti problemi irrisolti, gli elementi di coagulo capaci di tenere uniti i popoli dell\u2019impero erano tutt\u2019altro che scomparsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Polzer Hoditz &#8211; il quale era peraltro, cos\u00ec come l\u2019imperatore Carlo, un acceso sostenitore del mutamento in senso compiutamente federalistico della compagine imperiale -, dopo aver riportato il giudizio dello studioso spagnolo Aniceto Sard\u00f3 y Vilar, a parere del quale le nazioni europee asservite e oppresse non andavano senz\u2019altro cercate in Austria, \u00abpaese che, in fatto di libert\u00e0, di civilt\u00e0 ed umanit\u00e0 \u00e8 bene al di sopra delle menzogne e delle calunnie di libellisti politici malevoli\u00bb, commentava: \u00abGiudizio esatto, poich\u00e9 non si pu\u00f2 negare che in nessuno Stato del mondo, ad eccezione della Svizzera, le nazionalit\u00e0 mai hanno goduto di altrettanta protezione e considerazione dei loro interessi\u00bb (19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non posso far a meno di osservare, en passant, che la Gran Bretagna, negli stessi anni in cui sosteneva i \u00abpopoli oppressi\u00bb dell\u2019impero austro-ungarico, reprimeva nel sangue le rivendicazioni nazionali in Irlanda, al punto che i vescovi cattolici irlandesi, nell\u2019ottobre del 1920, giunsero a pronunciarsi con un documento collegiale nel quale si legge tra l\u2019altro: \u00abNon \u00e8 facile per i Pastori del gregge mantenere la legge divina ed assicurarne l\u2019osservanza quando l\u2019oppressione \u00e8 predominante in un paese.\u00a0Ma il loro compito diviene quasi impossibile l\u00e0 dove le caratteristiche del Governo sono il terrorismo, la parzialit\u00e0 e la violazione dei princ\u00ecpi proclamati dai suoi membri\u00bb; i presuli continuavano denunciando assassinii, perquisizioni e arresti indiscriminati, incendi e distruzioni che trovavano un paragone \u00abper ci\u00f2 che riguarda l\u2019assassinio degli innocenti e la distruzione dei loro beni, nelle atrocit\u00e0 del terrore turco o negli eccessi dell\u2019armata rossa della Russia bolscevica\u00bb (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lealt\u00e0 &#8211; reale, non fittizia &#8211; nei confronti del sovrano e della dinastia, la religione cattolica, come pure le altre confessioni liberamente professate, l\u2019esercito imperial-regio &#8211; all\u2019interno del quale tutte le nazionalit\u00e0 avevano diritto di accedere alle cariche di comando -, l\u2019amministrazione e la burocrazia efficienti e non corrotte, i comuni vantaggi economici erano solidi punti di forza per il vecchio impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare, \u00abl\u2019imperialregio esercito costituiva, sotto molti aspetti, un elemento supplementare a favore dell\u2019unione tra i diversi popoli dell\u2019impero. Il tedesco, unica lingua usata nei quadri di comando e che, per questo motivo, doveva essere capita e parlata dagli ufficiali e dalla truppa, rafforzava la coesione. Si trattava in pratica di un vero e proprio crogiolo in cui vivevano, fianco a fianco, nella vita di ogni giorno, popolazioni venute da tutte le regioni dell\u2019impero.\u00a0L\u2019ingresso nei quadri degli ufficiali, oltre ad essere un mezzo di promozione sociale [&#8230;], accelerava il processo di assimilazione e finiva col creare un modello umano, una sorta di archetipo austro-ungarico che, pur senza rinnegare le proprie origini etniche, si sentiva molto pi\u00f9 solidale con l\u2019insieme della monarchia che con una regione in particolare\u00bb (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quel che concerne il problema linguistico, in Cisleitania, la parte austriaca della monarchia, le diete provinciali deliberavano nelle lingue locali e i diversi gruppi linguistici disponevano ognuno di un sistema d\u2019insegnamento completo, compreso quello universitario; pure in Ungheria &#8211; dove non mancavano tensioni fra i magiari egemoni e gli altri gruppi nazionali &#8211; l\u2019insegnamento elementare e secondario avveniva nelle lingue locali, mentre quello universitario si svolgeva solo in ungherese o in tedesco, anche se i croati disponevano di una loro universit\u00e0 a Zagabria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In buona sostanza, \u00ab[\u2026] in un secolo in cui gli antagonismi nazionali si presentavano violenti, la monarchia austro-ungarica era riuscita a far coesistere nazionalit\u00e0 diverse, perch\u00e9 la sua organizzazione era sufficientemente elastica da permettere a tutte di avere un loro posto al sole. [&#8230;] Tutte le nazionalit\u00e0 hanno goduto della protezione della legge e avevano totale libert\u00e0 di coscienza e di culto\u00bb (22).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La liberazione dei popoli avvenne a Versailles mediante la creazione a tavolino di nuovi Stati ognuno dei quali, nella realt\u00e0 dei fatti, non poteva che riunire etnie, religioni e lingue differenti; secondo lo storico John W. Mason, infatti, \u00able razze erano a tal punto mescolate tra loro in molte regioni dell\u2019Europa orientale che era impossibile districare il nodo semplicemente ridisegnando i confini nazionali sulla carta geopolitica\u00bb (23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante ci\u00f2, ognuno di questi Stati concepiva se stesso come uno Stato nazionale a tutti gli effetti, con la conseguente repressione delle rispettive minoranze (24); il nuovo ordine instauratosi, per esempio, in Cecoslovacchia e in Jugoslavia, passato l\u2019entusiasmo iniziale, fece ben presto rimpiangere la situazione precedente. La pretesa rinascita delle nazioni port\u00f2 cos\u00ec a una situazione che doveva rivelarsi esplosiva: di l\u00ec a poco, infatti, l\u2019Europa visse una nuova, tragica, guerra e i Paesi che avevano fatto parte dell\u2019impero furono schiacciati tra il totalitarismo nazionalsocialista e quello sovietico, il quale avrebbe a lungo dominato le regioni gi\u00e0 austro-ungariche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A ragione l\u2019imperatore Francesco Giuseppe (1830-1916) considerava il suo impero come una casa e un rifugio per i popoli che lo abitavano, i quali, divisi e dispersi nell\u2019Europa centrale, se avessero potuto contare solo sulle proprie forze sarebbero stati in balia delle potenze circostanti; il sovrano si espresse in questi termini nel corso di un colloquio avvenuto nel 1904 col suo aiutante di campo barone Alberto Federico Margotti (1869-1940), il quale ne fece menzione nelle sue memorie, apparse in Austria nel 1921 e in Italia per la prima volta dieci anni dopo (25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo uno studioso: \u00abSul piano spirituale, culturale, dell\u2019omogeneit\u00e0 dei regimi costituzionali, era molto pi\u00f9 unita l\u2019Europa di prima della guerra [&#8230;] di quella post-bellica, che, priva di equilibrio e di valori comuni, dopo soli vent\u2019anni sarebbe precipitata in una nuova guerra. Se i contrasti di nazionalit\u00e0 erano stati l\u2019occasione dello scoppio del primo conflitto, del secondo saranno la causa lontana, sulla quale germinarono gli imperialismi totalitari.L\u2019ordine ritorner\u00e0 nella instabile Europa orientale, ma al prezzo di una dura dominazione ideologica; l\u2019Europa ritrover\u00e0 l\u2019equilibrio, ma al prezzo di una sua drastica divisione\u00bb (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, il ricordo, oggi, della monarchia danubiana costituisce soltanto un cedimento alla nostalgia? Forse si tratta semplicemente di riconoscere il valore di quella civilt\u00e0 mitteleuropea sbocciata sotto le ali dell\u2019aquila bicipite, che, avendo unito nel corso di una lunga stagione &#8211; viribus unitis, ma rispettando le identit\u00e0 di ognuno &#8211; i popoli e le culture dell\u2019Europa centro-orientale, potrebbe rappresentare un esempio e magari anche un modello per l\u2019Europa di oggi, nuovamente e forse ancor pi\u00f9 profondamente lacerata che non negli anni del primo conflitto mondiale da tensioni etnico-nazionalistiche, e allo stesso tempo impegnata a ricostruire una propria unit\u00e0, il cui carattere meramente economico e tecnocratico rende per\u00f2 assai incerto il tentativo intrapreso.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>II. CARLO D\u2019ASBURGO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. L\u2019arciduca<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019immaginario collettivo l\u2019imperatore Francesco Giuseppe I, che resse la duplice monarchia dal 1848 al 1916, \u00e8 divenuto il simbolo stesso della \u00abfelix Austria\u00bb, attraverso un processo di identificazione dell\u2019impero col suo vecchio sovrano avviatosi gi\u00e0 durante gli ultimi anni di vita del Kaiser asburgico.\u00a0Come scrive Adam Wandruszka, \u00abdovere e onore, cavalleria e correttezza soldatesca erano per lui supremi valori. Per il modo con cui cercava di vivere conforme ad essi, ha esercitato un\u2019azione altamente educatrice e plasmatrice sui suoi popoli, specialmente sulla burocrazia e sull\u2019esercito. Nonostante tutti gli errori politici, che and\u00f2 commettendo durante la lunga vita, il sovrano che riuniva nel suo i nomi dei predecessori Francesco e Giuseppe ha cercato di raggiungere il suo ideale di primo impiegato del suo stato e di &#8220;buon padre di famiglia&#8221; e, secondo la convinzione di gran parte dei suoi sudditi, ci \u00e8 anche riuscito\u00bb (27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Margutti \u00abegli era un cattolico convinto che si atteneva con scrupolo ai dogmi e ai precetti della Chiesa. Pure non impose mai le sue convinzioni religiose agli altri, quantunque apprezzasse assai in quelli che lo circondavano la presenza di una salda fede\u00bb (28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Meno nota, soprattutto in Italia (29), \u00e8 la figura del suo successore e pronipote, Carlo I, al quale spett\u00f2 l\u2019arduo compito di governare l\u2019impero asburgico nella fase estrema della sua storia plurisecolare. Colui che a ventinove anni sarebbe divenuto l\u2019ultimo imperatore d\u2019Austria-Ungheria nacque il 17 agosto 1887 nel castello di Persenbeug, sul Danubio, nella Bassa Austria, dall\u2019arciduca Otto (1865-1906), figlio di Carlo Ludovico (1833-1896), fratello terzogenito di Francesco Giuseppe, e dalla principessa Maria Josefa (1867-1944), figlia di re Giorgio II di Sassonia (1826-1914). L\u2019infanzia del giovane arciduca si concluse, per cos\u00ec dire, gi\u00e0 nel 1894, quando, sotto l\u2019egida del precettore conte Georg Wallis Carrighmain (1856-?), ebbero inizio il corso di studi e la rigorosa educazione previsti per un Asburgo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Compiuti i diciotto anni, nel 1905, Carlo inizi\u00f2 a prestare servizio nell\u2019esercito imperial-regio come ufficiale subalterno presso un reparto di cavalleria, il settimo reggimento dragoni, di stanza a Bilin, in Boemia. Fin dall\u2019infanzia e dalla prima giovinezza il futuro imperatore mostr\u00f2, insieme all\u2019affabilit\u00e0 destinata a rimanere tipica del suo carattere, anche un vivo senso di carit\u00e0, che lo portava, per esempio, a cercare di aiutare in ogni modo &#8211; perfino regalando gli abiti del suo guardaroba &#8211; i bisognosi. Non si tratta di una nota agiografica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo storico inglese Gordon Brook-Shepherd, consapevole della possibilit\u00e0 di essere frainteso, osserva a questo proposito: \u00ab[\u2026] erano i segni precoci di quella bont\u00e0 d\u2019animo che mantenne sempre intatta, da arciduca, da imperatore, da esule. La promessa che balenava nel bambino si mantenne nell\u2019uomo. Non \u00e8 un ritratto disegnato da genitori accecati dall\u2019affetto o da cortigiani ossequiosi. \u00c8 un\u2019immagine che tutti hanno riconosciuto autentica, fossero parenti prossimi o lontani, fautori o avversari politici in patria o all\u2019estero. Per il biografo, la descrizione \u00e8 estremamente difficile, bench\u00e9 persuaso della sua autenticit\u00e0 e al lettore, probabilmente, riesce stucchevole, dacch\u00e9 la bont\u00e0 umana interessa di rado e soltanto in circostanze eccezionali\u00bb (30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il padre di Carlo mor\u00ec nel novembre del 1906 a soli quarant\u2019anni: l\u2019arciduca Otto, uomo di grande fascino e frequentatore entusiasta della mondanit\u00e0 viennese, si spense in seguito a una dolorosa malattia. La notizia fu comunicata al figlio e alla moglie mentre si trovavano nella stazione ferroviaria di Milano, di ritorno da Cannes, dove avevano partecipato a una festa di nozze. Il matrimonio di Otto e Maria Josefa &#8211; che nel 1895 ebbero un secondo figlio di nome Maximilian Eugen (1895-1952) &#8211; non era stato dei pi\u00f9 felici a causa della profonda diversit\u00e0 del loro temperamento: la seconda, infatti, era amante della casa e della famiglia quanto il primo amava invece i piaceri del bel mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Donna colta, di grande fede e molto attiva &#8211; seppur in modo assai discreto &#8211; nelle opere di carit\u00e0, Maria Josefa dovette esercitare un certo influsso sul figlio. Di lei scrisse Polzer-Hoditz: \u00abNel periodo del massimo furore repubblicano, quando non si rispettavano nemmeno le cose pi\u00f9 sacre, nella propaganda infernale che si condusse contro la Dinastia non fu risparmiata nemmeno questa nobile Donna, che durante l\u2019intera sua vita non ha fatto che del bene, che non aveva nemici, perch\u00e9 non poteva averne. In mancanza d\u2019altro fu attaccata per la sua piet\u00e0; se non che non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 sbagliato che rimproverare all\u2019arciduchessa Maria Josepha &#8220;beghineria&#8221; e &#8220;bigottismo&#8221;, parole che presuppongono una posa, un atteggiamento insincero, mentre nulla \u00e8 pi\u00f9 vero che la semplice piet\u00e0 della madredell\u2019imperatore Carlo\u00bb (31).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la morte di Otto &#8211; al quale il figlio rimase sempre sinceramente legato, sebbene la famiglia avesse perduto, con il passare del tempo, la propria unit\u00e0 (32) -, Carlo veniva ormai a trovarsi secondo nella linea di successione al trono imperiale, preceduto solo dallo zio Francesco Ferdinando (1863-1914) (33), il quale peraltro era un uomo giovane e vigoroso e quindi nulla, in apparenza, lasciava immaginare il corso che avrebbero preso gli eventi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ogni caso, il diciannovenne Carlo sospese momentaneamente la vita di guarnigione per completare la propria formazione di futuro sovrano e si rec\u00f2 a Praga. L\u00ec, nei due anni successivi, avrebbe seguito il programma di studi elaborato da Polzer-Hoditz, che gi\u00e0 da allora era divenuto un amico leale per il giovane arciduca. Nella villa toscana di Capezzano Pianore nei pressi di Viareggio (Lucca), nel giugno del 1911, Carlo, che dopo gli studi a Praga era tornato alla vita militare, rimanendo per lo pi\u00f9 lontano dalla capitale, si fidanz\u00f2 con la principessa Zita Maria delle Grazie (1892-1989), nata proprio a Pianore e figlia del duca Roberto Ludovico Maria di Borbone-Parma (1848-1907) e dell\u2019infanta del Portogallo Maria Antonia Amelia de Bragan\u00e7a (1862-1959), sposata in seconde nozze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il matrimonio ebbe luogo nel castello di Schwarzau, nella Bassa Austria, il 21 ottobre 1911, alla presenza, fra gli altri, dell\u2019ottantunenne Francesco Giuseppe. Nei due giorni precedenti, un velivolo del vicino campo d\u2019aviazione di Wiener Neustadt aveva sorvolato il castello lasciando cadere una pioggia di fiori e gli abitanti del villaggio avevano organizzato una festa con fuochi d\u2019artificio e bande musicali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La luna di miele port\u00f2 Carlo e Zita da occidente a oriente attraverso le terre della monarchia danubiana: da Reichenau, nell\u2019attuale Baden-W\u00fcrttemberg, al Tirolo fino a Riva del Garda e poi, da Gorizia e Trieste, attraverso la costa dalmata, fino in Bosnia. Pi\u00f9 tardi, dopo un breve periodo di servizio come ufficiale di cavalleria a Brandeis, sull\u2019Elba, Carlo fu trasferito nella lontana Galizia, ai confini orientali dell\u2019impero; infine, nel novembre del 1912, egli fu assegnato al 39\u00b0 reggimento di fanteria di stanza a Vienna, dove fu messa a disposizione della futura coppia imperiale la residenza di Hetzendorf, poco lontano dal palazzo reale di Sch\u00f6nbrunn. Il 20 novembre dello stesso anno nacque il primogenito Otto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Carlo erede al trono austro-ungarico<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di l\u00ec a poco, l\u2019attentato di Sarajevo avrebbe segnato una svolta epocale nella storia d\u2019Europa: secondo i ricordi di Zita, l\u2019arciduca Francesco Ferdinando, una sera di maggio del 1914, avrebbe confidato a lei e al marito, stupefatti, un inquietante presentimento riguardo alla propria morte; quando, dopo una cena fino ad allora tranquilla, la moglie dell\u2019erede al trono, duchessa Sofia Chotek von Chotkowa und Wognin di Hohenberg (1868-1914), si allontan\u00f2 per mettere a letto i bambini, Francesco Ferdinando si rivolse improvvisamente a Carlo in questi termini: \u00ab&#8221;Ti debbo dire qualcosa, ma presto, perch\u00e9 non voglio che tua zia senta quando rientrer\u00e0. So che fra poco mi uccideranno. In questa scrivania vi sono documenti che ti affido. Se succede qualcosa prendili. Sono per te&#8221;. Mio marito protest\u00f2: &#8220;Ma tu stai scherzando&#8221;. Suo zio replic\u00f2: &#8220;No, parlo sul serio&#8221;. Nessuno pot\u00e9 aggiungere parola perch\u00e9 la duchessa Sofia ricomparve e noi ci sforzammo di fare il possibile perch\u00e9 il resto della serata trascorresse come se non fosse accaduto nulla d\u2019insolito\u00bb (34).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il successivo 28 giugno l\u2019erede al trono e la moglie Sofia cadevano nella capitale bosniaca sotto i colpi di rivoltella dello studente anarco-nazionalista serbo Gavrilo Princip (1894-1918), il quale, in nome del panslavismo, oltre a scatenare una tragedia senza precedenti, uccise il miglior amico che gli slavi potessero avere all\u2019interno dell\u2019impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uomo serio e capace, fortemente legato alla sacralit\u00e0 del principio monarchico e alla Chiesa cattolica, il Thronfolger Francesco Ferdinando fu sempre assolutamente leale nei confronti dello zio imperatore, anche se negli ultimi anni mostr\u00f2 insofferenza nel sopportare un certo immobilismo che caratterizzava la politica di Francesco Giuseppe. Francesco Ferdinando si era circondato nella sua residenza viennese del Belvedere di collaboratori appartenenti a tutte le nazionalit\u00e0 dell\u2019impero, lavorando a porre le basi del suo futuro governo, che con ogni probabilit\u00e0 sarebbe stato caratterizzato da un mutamento istituzionale: l\u2019arciduca, infatti, non amava la divisione austro-ungherese dell\u2019impero &#8211; il cosiddetto \u00abdualismo\u00bb &#8211; e rimproverava alla classe dirigente magiara di suscitare, con il suo atteggiamento arrogante e nazionalistico, il malcontento degli slavi che abitavano le terre della Corona di Santo Stefano, proponendosi di venire incontro alle giuste rivendicazioni di questi ultimi, cos\u00ec come a quelle dei cechi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sull\u2019antipatia di Francesco Ferdinando nei confronti degli ungheresi ha scritto Polzer-Hoditz: \u00abSono convinto ch\u2019egli sarebbe diventato un grande imperatore e che avrebbe portato degnamente anche la Corona di Santo Stefano, la quale era certamente pi\u00f9 sacra a lui che a quei magiari i quali accolsero a colpi di mitragliatrice il loro Re, incoronato della Sacra Corona. Non gli ungheresi odiava Francesco Ferdinando, sibbene i dirigenti la politica ungherese, magiarocentrici e sciovinisti, ch\u2019egli considerava i pi\u00f9 pericolosi nemici dell\u2019Ungheria. Questi, s\u00ec, li odiava; e li odiava con la tenacia appassionata che gli era caratteristica. Ma non credo di sbagliare affermando, d\u2019altra parte, che proprio l\u2019Ungheria, conservata intatta, costituiva ai suoi occhi il pi\u00f9 bel gioiello della sua Corona\u00bb (35).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fautore di una politica estera prudente e pi\u00f9 indipendente dalla Germania, egli era risolutamente contrario alle tentazioni espansionistiche e alle avventure militari (36). Secondo Victor-Lucien Tapi\u00e9, Francesco Ferdinando, \u00abuomo di tradizione agraria e signorile, provava una certa ripugnanza verso il sistema capitalistico ed il liberalismo che erano spesso accompagnati dall\u2019indifferenza in materia religiosa, persino dall\u2019anticlericalismo e dall\u2019ateismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non amava gli Ebrei, a causa della loro potenza finanziaria, e credeva che la framassoneria esercitasse un\u2019influenza nefasta. In compenso s\u2019interessava alla questione operaia. Propendeva per il cristianesimo sociale, poich\u00e9 non poteva ammettere che l\u2019arricchimento degli uni avesse come conseguenza l\u2019asservimento e la miseria degli altri. Tale era la forte personalit\u00e0 che intendeva restaurare l\u2019Austria-Ungheria sulla base di princ\u00ecpi monarchici e religiosi, dei quali possiamo dire che, nella struttura sociale del paese, non erano ancora in contraddizione con i fatti, n\u00e9 con le aspirazioni di un grandissimo numero di persone\u00bb(37).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. La Grande Guerra<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l\u2019inizio delle ostilit\u00e0, Carlo, divenuto l\u2019unico successore designato di Francesco Giuseppe, dovette allo stesso tempo svolgere incarichi al fronte, per incontrare le truppe e assistere da vicino alle operazioni di guerra, ed essere presente a Vienna, al fine di prendere dimestichezza con le incombenze del governo ed essere introdotto dal vecchio sovrano al suo ormai prossimo ruolo di imperatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il battesimo del fuoco dell\u2019erede al trono avvenne sul fronte nordorientale, in Galizia, dove egli ebbe forse una prima, poco positiva, impressione del capo di stato maggiore austro-ungarico, il generale Franz Conrad von H\u00f6tzendorf (1852-1925): costui, infatti, era sempre stato favorevole a una politica estera tendenzialmente aggressiva e &#8211; almeno per un certo tempo &#8211; simpatizz\u00f2 per gli ambienti militaristi tedeschi ai quali invece Carlo era a buon diritto ostile, cos\u00ec come, prima di lui, lo era stato Francesco Ferdinando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il futuro imperatore era seriamente preoccupato per le conseguenze che la guerra avrebbe avuto sull\u2019impero e sui suoi popoli e per la condizione delle truppe, il cui coraggio e la cui fedelt\u00e0 alla dinastia non manc\u00f2 di menzionare a pi\u00f9 riprese nelle lettere che scriveva a Zita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una di esse, risalente all\u2019ottobre 1914, si legge ad esempio: \u00abLa gente a casa continua ancora a credere che la grande battaglia fra pochi giorni sia finita, come a suo tempo a Sadowa. Oggi durano invece le battaglie settimane e settimane, come adesso in Francia. Ora spero che presto i francesi e gli inglesi ricevano dei duri colpi, affinch\u00e9 le nostre truppe alla fine, e per il valore e per la fatica, vengano ricompensate e possano vincere\u00bb; e in una del mese successivo: \u00ab[&#8230;] proseguii per la Russia verso Olkusz, dove si trovava il mio reggimento n. 19. La banda militare suonava il &#8220;Gott erhalte&#8221;, il reggimento era disposto come i buoni soldati del 39\u00b0 nei bellissimi tempi in primavera sul Wasserwiese al Prater. Il reggimento si presenta bene ma ha perso moltissimi uomini [&#8230;]. Dopo essere sfilato a cavallo ho interpellato alcuni militari, fra essi uno della truppa e il portabandiera, che aveva ricevuto la medaglia al merito, tenni poi un breve discorso in ungherese [&#8230;]. Segu\u00ec un fragoroso Eljen\u00bb (\u00c9lj\u00e9n a Kir\u00e1ly!, \u00abEvviva il re!\u00bb, era la tradizionale acclamazione ungherese al sovrano (38).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei mesi successivi Carlo continu\u00f2 ad occuparsi dei problemi di governo accanto a Francesco Giuseppe &#8211; ma, per correttezza nei confronti dell\u2019imperatore, evit\u00f2 di creare attorno a s\u00e9 una propria cerchia di collaboratori, come invece aveva fatto Francesco Ferdinando -, visitando allo stesso tempo tutti i fronti di guerra in qualit\u00e0 di ufficiale di collegamento incaricato di mantenere i legami fra l\u2019imperatore e le armate impegnate sul campo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molte fotografie dell\u2019epoca ritraggono l\u2019arciduca mentre passa in rassegna le truppe, conferisce medaglie o si ferma a parlare con i soldati (39): del resto la sua presenza al fronte sarebbe stata continua anche una volta divenuto imperatore (40). Nel maggio del 1915, rompendo le precedenti alleanze e ingolosita dalle promesse di ampie acquisizioni territoriali a spese dell\u2019impero, l\u2019Italia entr\u00f2 in guerra a fianco dell\u2019intesa: si apr\u00ec cos\u00ec un nuovo fronte per l\u2019esercito imperiale, che proprio contro le truppe del Regno d\u2019Italia &#8211; gi\u00e0 di per s\u00e9 un nemico storico della dinastia &#8211; si batt\u00e9 con particolare ardore: la scelta di campo del governo italiano, infatti, era considerata dagli austro-ungarici molto vicina a un tradimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel momento in cui l\u2019Italia dichiar\u00f2 guerra all\u2019Austria- Ungheria, l\u2019esercito di quest\u2019ultima era schierato sul fronte orientale: per questo motivo lo stato maggiore italiano confidava, fra l\u2019altro, di poter facilmente sfondare lo sguarnito fronte dolomitico con un deciso assalto che, in breve tempo, avrebbe portato le proprie truppe a metter piede in Val Pusteria, nel Tirolo; esse si trovarono invece di fronte le milizie territoriali degli Standsch\u00fctzen tirolesi, soldati che in gran parte avevano passato i quarant\u2019anni e giovani reclute sotto i diciannove, i quali, rispondendo all\u2019appello dell\u2019imperatore, difesero le loro valli con estrema tenacia fino a quando dalla Galizia, sul fronte austro-russo, furono trasferiti al confine con l\u2019Italia i Kaiserj\u00e4ger e le al tre truppe dell\u2019esercito regolare austriaco e di quello tedesco (41).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francesco Giuseppe design\u00f2 il suo successore proprio al fronte italiano, nel marzo del 1916: a Carlo fu affidato infatti il comando del XX Corpo d\u2019Armata, composto dai Kaiserj\u00e4ger tirolesi e da reggimenti di fanteria comprendenti reparti austriaci, boemi, ungheresi e romeni: un tipico esempio della \u00absovranazionalit\u00e0\u00bb dell\u2019esercito. In tale circostanza l\u2019arciduca si dimostr\u00f2 all\u2019altezza della situazione e guid\u00f2 brillantemente le proprie truppe in battaglia. Egli si preoccup\u00f2 sempre, peraltro, delle condizioni materiali e spirituali dei soldati e fece tutto il possibile per non sacrificare vite umane in modo superficiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un ordine al proprio corpo d\u2019armata che si accingeva a entrare in azione scrisse tra l\u2019altro: \u00abOgni comando che ha grandi perdite senza motivo fondato viene responsabilizzato da me e senza alcuna indulgenza. Lo slancio e lo spirito d\u2019offensiva delle nostre truppe stupende sono immensi e la rabbia contro il nemico secolare talmente acuita, di modo che la guida dev\u2019essere incondizionatamente orientata affinch\u00e9 la truppa non subisca danni e proprio a causa dello sfrenato continuo attaccare. [&#8230;] Pongo quale sacrosanto dovere di offrire il meglio, affinch\u00e9 i feriti vengano presto curati e le truppe in ogni modo possibile ben trattate. [&#8230;] Proibisco nel modo pi\u00f9 severo il rubare ed il saccheggiare [&#8230;]. Ogni soldato del XX Corpo d\u2019armata dev\u2019essere compenetrato dalla convinzione che noi siamo i portatori della Kultur, anche nel paese del traditore\u00bb (42).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In seguito, a causa di una grave crisi verificatasi sul fronte nord-orientale, Carlo fu assegnato a un corpo d\u2019armata impegnato contro i russi, pur proseguendo allo stesso tempo, per quanto possibile, la propria attivit\u00e0 politica a Vienna. L\u201911 novembre del 1916 l\u2019erede al trono fu richiamato nella capitale a causa delle precarie condizioni di salute dell\u2019imperatore, il quale, fino alle ultime ore di vita, non volle modificare le proprie abitudini, dormendo ancora su una branda di ferro dell\u2019esercito e mantenendo tutti gli appuntamenti di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Zita ricorda: \u00abMio marito e io parlammo per l\u2019ultima volta con l\u2019imperatore il giorno in cui mor\u00ec, poco prima delle dodici. [&#8230;] Quando ud\u00ec che stavo per entrare anch\u2019io nella sua stanza insieme con l\u2019arciduca, ci fece dire di attendere fintanto che non avesse indossato l\u2019uniforme. [&#8230;] Quando entrammo il suo aspetto ci parve del tutto normale ed egli, nonostante la febbre e la debolezza, parl\u00f2 con noi come d\u2019abitudine. Ci confid\u00f2 di essere felice d\u2019aver ricevuto la benedizione papale e non nascose la gioia che gli avevano provocato le recenti vittorie delle nostre armate in Romania. [&#8230;] Alcune ore pi\u00f9 tardi, quando era evidentemente prossimo alla morte, ci riferirono queste sue parole: &#8220;Sono salito al trono in circostanze assai difficili e lo lascio in circostanze ancora pi\u00f9 gravi. Non avrei voluto che toccassero a Carlo, ma \u00e8 l\u2019uomo che ci vuole e sapr\u00e0 farvi fronte&#8221;\u00bb (43).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La notte del 21 novembre 1916 il vecchio sovrano concluse il suo lungo pellegrinaggio terreno; all\u2019uscita dalla stanza di Francesco Giuseppe il principe Ferdinand Zdenko Maria Lobkowitz (1858-1938) si avvicin\u00f2 a Carlo \u00ab[\u2026] e gli fece il segno della croce sulla fronte, con gli occhi lucidi di pianto, dicendo: &#8220;Dio benedica Vostra Maest\u00e0&#8221;\u00bb (44): egli fu il primo a rivolgersi al ventinovenne Carlo con il titolo imperiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. L\u2019incoronazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giorno 30 si svolsero i funerali di Francesco Giuseppe. Il nuovo imperatore e i suoi collaboratori non ebbero la possibilit\u00e0 di preparare un proclama ai popoli dell\u2019impero dai contenuti particolarmente significativi, dai quali trasparisse effettivamente il programma di governo di Carlo: raggiungimento della pace il prima possibile e ristrutturazione dell\u2019Austria-Ungheria su basi federalistiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel manifesto si leggono comunque espressioni che non paiono vuote parole di circostanza: \u00abVoglio fare di tutto per bandire, nel tempo pi\u00f9 breve, gli orrori e i sacrifici della guerra e rendere ai miei popoli i benefici scomparsi della pace, non appena me lo permetteranno l\u2019onore delle armi, le condizioni vitali dei miei stati e dei loro fedeli alleati e la testardaggine dei nostri nemici. Io desidero essere per i miei popoli un principe giusto e pieno di affetto; voglio mantenere le libert\u00e0 costituzionali e gli altri diritti e vegliare con cura alla parit\u00e0 giuridica per tutti. [\u2026] Animato da un profondo amore per i miei popoli, voglio consacrare la mia vita e tutte le mie forze a questo alto compito\u00bb (45).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 27 dicembre 1916 la nuova coppia imperiale fu accolta nel castello di Budapest: \u00abLe vie della capitale ungherese erano pi\u00f9 che pavesate a festa: in quella sbalorditiva magnificenza di colori, negli archi di trionfo, nelle bandiere, nelle orifiamme, negli stemmi, nelle scritte, nei tappeti, nei fiori, c\u2019era come una gioia fatta materiale e corporea. Lo splendore quasi mistico delle cerimonie tradizionali, antichissime, il patriottismo puro dei magiari cos\u00ec caldi, cos\u00ec pronti all\u2019entusiasmo, le grida d\u2019evviva che da mille e mille gole salivano verso gli Sposi imperiali dovevano legare per sempre all\u2019Ungheria il cuore del giovane sovrano, tanto facilmente accessibile alle manifestazioni dell\u2019altrui commozione\u00bb(46).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 30 dicembre 1916, nella cattedrale di Budapest, Carlo venne incoronato Re Apostolico d\u2019Ungheria mediante l\u2019imposizione della sacra corona di Santo Stefano, la quale, secondo la tradizione, era stata inviata da Papa Silvestro II (999-1003) al santo re Stefano (Istv\u00e1n) d\u2019Ungheria (969ca-1038) nell\u2019anno 1000 (47).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle otto e mezza il re e la regina designati uscirono dal palazzo reale con la carrozza di gala, tirata da otto cavalli bianchi, e salirono le colline del castello fino alla cattedrale. La prima parte della cerimonia si svolse nella chiesa addobbata di velluto rosso: Carlo cinse la spada di Santo Stefano, ricevendola dalle mani del cardinale arcivescovo, il principe primate d\u2019Ungheria mons. J\u00e1nos Csernoch (1852-1927), e l\u2019agganci\u00f2 al fianco dell\u2019uniforme di feldmaresciallo, sopra la quale indossava un antico mantello cerimoniale, poi estrasse la lama e men\u00f2 ritualmente nove colpi, tre di fronte, tre a sinistra e tre a destra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019arcivescovo, quindi, assistito dal primo ministro ungherese conte Stefano Tisza von Borosjen\u00f6 et Szeged (1861-1918) nella sua veste di \u00abpaladino laico\u00bb, pose la corona di santo Stefano, sormontata dalla caratteristica croce piegata, sul capo di Carlo precedentemente asperso del sacro crisma e gli pose nelle mani lo scettro e il globo imperiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A quel punto giunse dall\u2019esterno il suono delle fanfare, delle trombe e delle salve di cannone. Venne poi il turno di Zita, vestita di broccato bianco ricamato in oro, con un manto di ermellino: la corona di santo Stefano le fu posata per un attimo sulla spalla destra e poi venne incoronata con un\u2019altra e diversa corona ungherese e, accompagnata dal primate al trono, a fianco del marito, fu cos\u00ec proclamata regina d\u2019Ungheria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fuori dalla cattedrale, ai piedi della colonna della Trinit\u00e0, ebbe luogo un altro momento della cerimonia: il nuovo re, intitolato Carlo IV d\u2019Ungheria, con la sacra corona sul capo, reggendo una croce nella sinistra e tenendo tese tre dita della mano destra alzata, giur\u00f2 fedelt\u00e0 alla costituzione ungherese; quindi sal\u00ec in groppa a un cavallo con la bardatura e le staffe d\u2019oro e, seguito dai pi\u00f9 importanti nobili ungheresi vestiti del tipico abito da cerimonia magiaro, cavalc\u00f2 lentamente nel piazzale aperto del castello verso la Collina detta dell\u2019Incoronazione (o Diszer), costruita con terra estratta dal suolo di tutte le sessantatr\u00e9 contee ungheresi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nuovo re sal\u00ec da solo, al galoppo, sulla montagnola, da dove brand\u00ec la spada verso i quattro punti cardinali, esprimendo con un gesto simbolico il suo impegno a difendere il paese da ogni nemico e a conservarlo intatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, Carlo scese dalla collinetta mentre tutti i campanili di Budapest iniziavano a suonare, i cannoni sparavano a salve e la folla gridava \u00ab\u00c9lj\u00e9n a Kir\u00e1ly!\u00bb, \u00ablunga vita al re!\u00bb (48). Se l\u2019entusiasmo degli Ungheresi dovette dare coraggio al sovrano, egli, giurando fedelt\u00e0 alla costituzione ungherese, aveva tuttavia limitato le proprie possibilit\u00e0 di mutare l\u2019assetto costituzionale della duplice monarchia; non a caso Polzer-Hoditz avrebbe ritenuto opportuno risolvere con decisione alcuni problemi politici, prima di procedere alla cerimonia di Budapest: si trattava soprattutto di imporre ai magiari un mutamento costituzionale dell\u2019impero che prevedesse pi\u00f9 ampie autonomie nazionali, mentre il governo ungherese, guidato da Tisza, era fermamente intenzionato a conservare, con il sistema dualista, la propria posizione di forza (49).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5. La sconfitta<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta divenuto sovrano, Carlo, indipendentemente dalla situazione sui campi di battaglia, che tra il 1916 e il 1917 non sembrava del tutto compromessa (in fondo, a guerra finita, l\u2019esercito tedesco si trovava ancora in territorio francese), avvi\u00f2 subito le trattative per arrivare alla firma di un armistizio (50) con la Francia e l\u2019Inghilterra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste iniziative di pace, pur tenacemente sostenute dall\u2019imperatore, fallirono per pi\u00f9 di un motivo: la diffidenza delle potenze dell\u2019Intesa, l\u2019opposizione del Reich germanico, i cui vertici militari continuavano a credere nonostante tutto nella vittoria, l\u2019atteggiamento ambiguo &#8211; per dire il meno &#8211; del ministro degli Esteri austriaco conte Ottokar Czernin von und zu Chudenitz (1872-1932); anche gli italiani, purtroppo, si distinsero, attraverso l\u2019omologo di Czernin Giorgio Sidney Sonnino (1847-1922), per l\u2019opposizione a qualsiasi trattativa di pace che non prevedesse pesanti sacrifici territoriali dell\u2019impero a vantaggio del regno d\u2019Italia: l\u2019offerta da parte di Carlo del Trentino &#8211; un sacrificio accettato in modo sofferto dall\u2019imperatore, che aveva contribuito in prima persona alla difesa del Tirolo dall\u2019invasione italiana &#8211; fu ritenuta insufficiente, dal momento che l\u2019Italia, sulla base degli accordi segreti siglati a Londra nell\u2019aprile del 1915, in seguito ai quali si era risolta a dichiarare guerra all\u2019Austria, si aspettava dalla vittoria, oltre al Tirolo meridionale fino al passo del Brennero, l\u2019acquisizione di Trieste, dell\u2019Istria e di parte della Dalmazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per le forze che nell\u2019ambito dell\u2019Intesa erano pi\u00f9 ostili all\u2019impero e caldeggiavano la guerra a oltranza, fino alla vittoria totale, le iniziative di pace di Carlo costituirono addirittura una grave minaccia: secondo Fejt\u00f6, un analogo turbamento si poteva riscontrare \u00ab[\u2026] nei repubblicani radicali, austrofobi, di Parigi, Londra, Roma, ogniqualvolta corresse voce su negoziati in vista di una pace di compromesso\u00bb (51).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto che persino gli alleati tedeschi non comprendessero la sempre maggiore gravit\u00e0 della situazione fu particolarmente sconfortante per Carlo, che pronostic\u00f2: \u00abSe i sovrani degli imperi centrali non riescono a concludere la pace nel giro dei prossimi mesi, il popolo lo far\u00e0 al loro posto e sulle loro teste, e allora le ondate della rivoluzione spazzeranno via tutto quello per cui hanno combattuto i nostri figli e i nostri fratelli\u00bb (52).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia, come si usa dire, non si fa con i \u00abse\u00bb, ma, nonostante ci\u00f2, resta vero che, se la pace separata offerta da Carlo nella primavera del 1917 fosse stata accettata, centinaia di migliaia di vite umane sarebbero state risparmiate, l\u2019Europa avrebbe evitato il collasso economico e morale al quale giunse negli ultimi mesi di guerra, si sarebbe potuto costituire un fronte comune contro il bolscevismo, l\u2019Austria-Ungheria sarebbe sopravissuta e, in poche parole, la storia d\u2019Europa avrebbe seguito un altro corso (53).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non solo i tentativi di restituire la pace ai popoli della monarchia fallirono, ma anche la volont\u00e0 di Carlo di continuare nella linea che intendeva rimodellare l\u2019impero su basi federalistiche si concluse con un insuccesso per motivi diversi, fra i quali, oltre all\u2019ostinata opposizione della classe dirigente magiara e alla poca lungimiranza del parlamento austriaco, la mancanza di collaboratori sufficientemente esperti e coraggiosi: lo stesso, fedelissimo, Polzer-Hoditz, quando nell\u2019estate del 1917 gli fu offerta dall\u2019imperatore la carica di Presidente del Consiglio austriaco, non ritenne di poter accettare, e, d\u2019accordo con il principe Konrad zu Hohenlohe Waldenburg Schillingsf\u00fcrst (1863-1918), propose per l\u2019incarico il gi\u00e0 menzionato professor Joseph Redlich, il quale, peraltro, non fu poi in grado di formare un governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stesso tempo, la possibilit\u00e0 di imporre il nuovo ordine dell\u2019Austria-Ungheria con un decreto imperiale fu scartata da Carlo, dal momento che i socialdemocratici vi si sarebbero certamente opposti in nome della difesa del principio costituzionale (54). Se, da un lato, l\u2019imperatore non intendeva governare attraverso decreti sovrani &#8211; e per questo convoc\u00f2 nuovamente il parlamento austriaco, le cui attivit\u00e0 erano state sospese all\u2019inizio della guerra -, dall\u2019altro rimaneva il fatto che i parlamentari di Vienna e di Budapest non se la sentivano di varare, in pieno tempo di guerra, la riforma dell\u2019impero e il piano autonomistico concepito da Polzer-Hoditz e voluto da Carlo (55).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019imperatore riusc\u00ec solo a condurre in porto, il 2 luglio 1917, un\u2019amnistia generale che annull\u00f2 tutte le numerose condanne emesse dai tribunali militari &#8211; spesso in modo sommario &#8211; contro gli agitatori politici nazionalisti, soprattutto &#8211; ma non esclusivamente &#8211; di nazionalit\u00e0 ceca; molti di coloro che beneficiarono dell\u2019amnistia erano, con ogni probabilit\u00e0, realmente dediti all\u2019eversione e il gesto del sovrano fu da alcuni molto criticato, ma nulla serv\u00ec a smuovere Carlo dal suo convincimento di aver agito per il meglio ai fini di restaurare l\u2019armonia fra i suoi popoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli stessi avversari non mancarono di riconoscere nel provvedimento imperiale un grande successo politico: in seguito all\u2019amnistia, il leader nazionalista ceco Tom\u00e1\u0161 Garrigue Masaryk (1850-1937) comment\u00f2 dal suo esilio che se l\u2019imperatore fosse riuscito a realizzare un\u2019altra mossa del genere, la causa del nazionalismo sarebbe stata perduta (56).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il passare del tempo, per\u00f2, la situazione della vecchia Austria-Ungheria e dei suoi sovrani andava sempre pi\u00f9 deteriorandosi, sebbene nell\u2019ottobre del 1917 l\u2019esercito austro-germanico &#8211; sotto il comando dell\u2019arciduca Eugenio d\u2019Asburgo-Lothringen (1863-1954) e con la supervisione dello stesso imperatore, che ispezion\u00f2 ogni settore del fronte seguendo a distanza ravvicinata l\u2019avanzata delle truppe &#8211; riuscisse a cogliere la grande vittoria di Caporetto sul fiume Isonzo, oggi in Slovenia (57).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, in un estremo tentativo di ottenere la pace dentro e fuori i confini della patria, il 16 ottobre del 1918, Carlo, da sempre convinto sostenitore del principio federalista, volle comunque promuovere una nuova struttura autonomistica per la parte austriaca dell\u2019impero asburgico, promulgata attraverso il celebre \u00abManifesto dei popoli\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In base a esso ogni gruppo etnico doveva costituire una propria organizzazione statale all\u2019interno di un impero a carattere federale: \u00abAi popoli &#8211; cos\u00ec si esprimeva il sovrano -, sul cui diritto all\u2019autodeterminazione verr\u00e0 costruito il nuovo impero, va il mio invito a partecipare alla grande opera per il tramite dei consigli nazionali formati dai deputati al parlamento di ciascuna nazione, i quali ne rappresenteranno gli interessi nei loro reciproci rapporti e nei contatti con il mio governo\u00bb (58). Il destino dell\u2019impero, nonostante ci\u00f2, era ormai segnato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Polzer-Hoditz, molto critico a riguardo, osserv\u00f2 che \u00abs\u2019erano avuti cinquant\u2019anni di tempo per mettere l\u2019Austria su basi federali: ma oggi era troppo tardi; nelle circostanze in cui stava per avvenire, un simile passo avrebbe dato all\u2019Austria il colpo mortale\u00bb (59).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di l\u00ec a poco, parallelamente al collasso militare, ebbe inizio il crollo dell\u2019impero: mentre l\u2019Ungheria e le altre nazionalit\u00e0 si separavano dall\u2019Austria e cominciavano a divampare sommosse di ispirazione socialista, il sovrano, il 3 novembre, autorizz\u00f2 l\u2019alto comando a concludere l\u2019armistizio sul fronte italiano. Il 9 novembre 1918 l\u2019imperatore tedesco Guglielmo II, due giorni prima che venisse proclamato l\u2019armistizio sul fronte occidentale, abdic\u00f2 e fugg\u00ec dalla Germania, dove venne proclamata la repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella stessa notte Carlo avrebbe confidato al conte K\u00e1roly Hunyady de K\u00e9thely (1864-1933) e al barone Karl Martin Werkmann von Hohensalzburg (1878-1937): \u00abAnche l\u2019Austria croller\u00e0, sull\u2019esempio della rivoluzione tedesca. Proclameranno la repubblica e non vi sar\u00e0 pi\u00f9 nessuno per difendere la monarchia&#8230; Io non voglio abdicare e non voglio fuggire dal paese. Se mi cacceranno dal trono non mi priveranno di nessuno dei miei diritti fintanto che non vi rinunzier\u00f2 io. Per\u00f2 desidero vedere se i partiti che soltanto pochi giorni or sono si sono dichiarati per la monarchia hanno conservato il coraggio delle loro convinzioni\u00bb (60).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6. La fine della monarchia asburgica e l\u2019esilio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u201911 novembre 1918 Carlo, costretto dagli eventi, si ritir\u00f2 dagli affari di Stato, in attesa che il nuovo governo austriaco decidesse il futuro assetto politico-istituzionale: egli, in seguito, ribad\u00ec sempre di non aver mai abdicato, ma solo di aver rinunciato temporaneamente all\u2019esercizio della propria funzione (61). Quel giorno l\u2019intero gabinetto governativo si present\u00f2 all\u2019imperatore per essere sollevato dal proprio incarico: certuni fra i ministri furono insigniti di alcune decorazioni, e, secondo Brook-Shepherd, molti uscirono dallo studio piangendo (62).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Carlo decise di trasferirsi con la famiglia nel casino di caccia reale di Eckartsau, 65 chilometri a nord-est di Vienna. Cos\u00ec Zita descrisse il commiato dalla reggia di Sch\u00f6nbrunn: <em>\u00abL\u2019imperatore ed io ci recammo con i nostri figli alla cappella, dove sostammo brevemente, pregando Dio di consentirci il ritorno, e da qui passammo alla cosiddetta sala delle cerimonie, dove si erano raccolti tutti quelli che erano rimasti ancora con noi. Li salutammo e li ringraziammo ad uno ad uno. Quindi scendemmo lo scalone per raggiungere il cortiletto interno nel quale ci attendevano le automobili. Lungo le arcate, schierati in duplice fila, c\u2019erano i nostri cadetti delle accademie militari, adolescenti fra i sedici e i diciassette anni, con gli occhi lucidi ma ritti sull\u2019attenti e devoti sino all\u2019ultimo all\u2019imperatore, degni in tutto e per tutto del motto che avevano ricevuto in passato da Maria Teresa: Allzeit Getreu (perennemente fedeli)\u00bb<\/em> (63).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 4 marzo 1919 il primo parlamento della repubblica austriaca tenne la seduta inaugurale. Il governo, costituitosi il 15 dello stesso mese e formato dai socialdemocratici e dagli ex monarchici denominatisi cristiano-sociali, stabil\u00ec di proporre all\u2019imperatore tre scelte (64): rinunciare a tutti i diritti e abdicare formalmente &#8211; in questa eventualit\u00e0 Carlo e la sua famiglia potevano rimanere in Austria come privati cittadini -, oppure andare in esilio nel caso si fosse opposto ad abdicare; infine, l\u2019internamento, se avesse detto no sia all\u2019abdicazione sia all\u2019abbandono del paese. Carlo decise infine di partire per l\u2019esilio, rifiutando di abdicare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo settecento anni di regno degli Asburgo, il 23 marzo 1919 la famiglia imperiale lasci\u00f2 l\u2019Austria alla volta della Svizzera. Il giorno della partenza per l\u2019esilio da Eckartsau la famiglia imperiale assistette alla messa, con Otto che serviva come chierichetto; quando il servizio divino ebbe termine, i fedeli intonarono in lacrime il \u00abGott erhalte\u00bb, l\u2019inno imperiale. Alle 18 e 35 Carlo e Zita scesero a congedarsi da domestici, guardacaccia, contadini e sindaci della zona: al passare della coppia tutti caddero in ginocchio; sulla strada una folla di duemila persone li attendeva e alcuni veterani salutarono l\u2019imperatore prima che egli salisse sul treno che lo doveva portare in Svizzera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il colonnello britannico Edward Lisle Strutt (1874-1948), che accompagn\u00f2 i sovrani nel loro viaggio verso l\u2019esilio, rimase talmente colpito dalla famiglia imperiale che al momento del congedo si inginocchi\u00f2 davanti a Zita e le baci\u00f2 la mano (65). Appena giunto in Svizzera &#8211; al castello di Wartegg sul lago di Costanza, di propriet\u00e0 dei Borbone-Parma: dopo qualche settimana la famiglia imperiale si trasfer\u00ec per\u00f2 a Villa Prangins, sul lago di Ginevra e, infine, dopo il \u00abtentativo di Pasqua\u00bb, al castello di Hertenstein, presso il lago di Vierwaldstatt -, Carlo mise a punto il cosiddetto \u00abManifesto di Feldkirch\u00bb, destinato al popolo austriaco, che ebbe per\u00f2 pochissima diffusione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel proclama attaccava e dichiarava prive di valore tutte le decisioni della repubblica austriaca, sostenendo, fra l\u2019altro: \u00abIl governo dell\u2019Austria ha trascurato il mio proclama dell\u201911 novembre 1918, da me emanato in un\u2019ora oscura, in quanto lo stesso giorno decideva di presentare all\u2019Assemblea nazionale provvisoria una risoluzione nella quale l\u2019Austria tedesca veniva dichiarata una Repubblica, scavalcando in questo modo il diritto a decidere sulla futura forma costituzionale dello Stato, che in base al mio proclama sarebbe spettato esclusivamente a tutto il popolo&#8230;Di conseguenza tutte le disposizioni impartite e tutti gli atti intrapresi in questo riguardo dal governo dell\u2019Austria tedesca e dall\u2019Assemblea nazionale costituente a partire dall\u201911 novembre 1918 e tutto quanto risolveranno di fare in futuro \u00e8 privo di qualsiasi valore legale per quanto concerne Me e la Mia famiglia&#8230; \u00c8 per questo che lascio l\u2019Austria tedesca&#8230; Fui chiamato sul trono dei miei avi in tempo di guerra. Ho tentato di guidare i Miei popoli verso la pace, in pace volevo e voglio essere tuttora per loro un padre giusto e benefico. Feldkirch, 24 marzo 1919\u00bb (66).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta non si fece attendere: l\u2019esilio. Secondo le clausole varate il 3 aprile 1919 dall\u2019assemblea nazionale, il sovrano deposto e i membri della dinastia venivano banditi dal suolo austriaco a meno che non avessero rinunciato formalmente a far parte della dinastia e si fossero dichiarati fedeli cittadini della repubblica; venivano inoltre confiscati tutti i beni degli Asburgo, compresi i fondi personali, esclusa qualche piccola propriet\u00e0 di cui erano state per\u00f2 congelate le rendite (67). Carlo non esit\u00f2 a rifiutare l\u2019offerta di una transazione economica molto generosa, a patto che rinunziasse a tutti i diritti di sovranit\u00e0 per se stesso e per i suoi eredi; alla delegazione inviata per trattare egli replic\u00f2 con pacata fermezza che la corona degli Asburgo non poteva essere trattata come merce di scambio (68).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=2496\">vai alla seconda parte<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=2495\" target=\"_blank\">vai alle note<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Istituto Storico dell \u2019Insorgenza e per l \u2019Identit\u00e0 Nazionale Estratto da Annali Italiani. Rivista di studi storici, anno II, n.3, Milano gennaio-giugno 2003, pp.111-162 di Ivo Musajo Somma Per un primo accostamento storico-biografico alla figura dell\u2019ultimo imperatore (*) Per la stesura di questo saggio sono particolarmente in debito nei confronti dell\u2019amico dottor Luigi Casalini, che &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/carlo-i-dasburgo-nella-finis-austriae-1\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":17309,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[88,18,24],"tags":[996],"class_list":["post-1352","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-grande-guerra","category-personaggi","category-storia","tag-carlo-i-asburgo","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Carlo I D\u2019Asburgo nella &laquo;Finis Austriae&raquo; 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