{"id":1312,"date":"2005-09-07T00:00:00","date_gmt":"2005-09-06T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-01-22T19:23:07","modified_gmt":"2016-01-22T18:23:07","slug":"ustica-terza-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/ustica-terza-parte\/","title":{"rendered":"USTICA (Terza parte)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\">speciale pubblicato sul settimanale <strong>Tempi<br \/>\n<\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: center;\">\n<div id=\"attachment_29662\" style=\"width: 292px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Mig_Libia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-29662\" class=\"wp-image-29662 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Mig_Libia.jpg\" alt=\"Mig_Libia\" width=\"292\" height=\"172\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-29662\" class=\"wp-caption-text\">Mig 23 libico in volo<\/p><\/div>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Paul Marschall<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div><strong>4. Giugno 1980. Lo scenario di una strage<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La guerra fredda \u00e8 all\u2019apice, i sovietici hanno da poco installato i loro SS20 contro l\u2019Europa, l\u2019Italia ha stipulato con Malta un accordo politico-militare che la Libia considera ostile (e per un pugno di dollari passa al nemico tecnologie militari). Qualche buon presupposto per un atto di guerra nel Mediterraneo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una premessa necessaria per rispondere a tanti misteri<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo fin qui dimostrato che il Dc9 Itavia (I) non \u00e8 stato abbattuto dallo scoppio di una bomba, (II) che si possono chiaramente vedere i segni causati dall\u2019attraversamento del relitto da parte di uno o due missili, e (III) che i tracciati radar ci dicono che un velivolo non identificato (UFO) negli istanti immediatamente precedenti la tragedia ha volato parallelo ad I-Tigi, ha accelerato, ha virato in direzione del Dc9 e pochi secondi dopo che il volo IH870 smetteva di inviare il suo codice di identificazione (codice SIF o Trasponder 1136) scompariva in direzione sud est.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo anche appurato (ce lo ha confermato il perito Miggiano) che in quei momenti la difesa aerea presso il radar militare di Marsala, era impegnata a seguire tracce &#8220;strane&#8221;, tanto &#8220;strane&#8221; che presentavano tutte le caratteristiche della guerra elettronica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltretutto dagli interrogatori dei militari presenti a Marsala quella sera, si \u00e8 accertato che si stava svolgendo un\u2019azione di &#8220;deception&#8221;, cio\u00e8 un aereo trasmetteva segnali elettromagnetici falsificati per nascondere la sua reale posizione, e si era in stato di &#8220;strong hook&#8221;. Ma \u00e8 plausibile tutto questo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E chi e perch\u00e9 avrebbe interesse ad abbattere un aereo civile in tempo di pace? Sar\u00e0 d\u2019aiuto una efficace ricostruzione storica, presentata dai periti di parte civile Cinti e Di Stefano, e ripresa testualmente anche dal Giudice Priore nella sua sentenza-ordinanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019Affaire Malta<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019isola di Malta divenne completamente indipendente dalla corona inglese nel marzo 1979, dopo 150 anni di dominio. La Libia, fin dal 1973, condusse una politica di buon vicinato con il governo locale, offrendo assistenza in campo economico e militare. Personale libico era presente sull\u2019isola, con compiti di istruzione e controllo del traffico aereo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il governo maltese, il problema pi\u00f9 grave era, una volta raggiunta l\u2019indipendenza, reperire le risorse economiche necessarie alla popolazione, visto che Malta aveva vissuto, fino ad allora, grazie al turismo e soprattutto all\u2019affitto che l\u2019Inghilterra pagava per l\u2019uso del porto di La Valletta utilizzato dalla sua flotta militare in ambito NATO, anche se formalmente la NATO non avrebbe potuto avere basi militari all\u2019infuori dei confini dei paesi membri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Gran Bretagna tent\u00f2 ripetutamente di mantenere la disponibilit\u00e0 del porto, ma il governo locale fu irremovibile e la flotta inglese, poco tempo dopo l\u2019indipendenza, dovette lasciare l\u2019isola. Si trattava della perdita di una base importantissima per l\u2019equilibrio strategico nel mediterraneo e in Medio Oriente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una testa di ponte libica contro Usa e Nato<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perduti i proventi dell\u2019affitto del porto, venne in aiuto la Libia, la quale, nell\u2019Ottobre 1979, invest\u00ec 50 milioni di dollari nell\u2019economia dell\u2019isola. L\u2019importanza strategica di Malta pu\u00f2 essere spiegata nel fatto che chiunque l\u2019avesse occupata militarmente avrebbe potuto installare batterie di missili antiaerei a lungo raggio che avrebbero minato la credibilit\u00e0 dell\u2019aiuto militare USA a Israele, e pi\u00f9 in generale la capacit\u00e0 USA di intervenire in Medio Oriente in difesa dei campi petroliferi vitali per l\u2019economia europea e giapponese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto il Medio Oriente sarebbe, quindi, risultato indifendibile. Se la Libia fosse riuscita a portare le sue armi a Malta il prestigio di Gheddafi nel mondo arabo sarebbe cresciuto enormemente e avrebbe potuto esercitare un ricatto continuo di permettere l\u2019approdo alla SOVMEDRON (la flotta militare sovietica del Mediterraneo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi avesse avuto il controllo di Malta avrebbe potuto costringere il coinvolgimento europeo in un\u2019eventuale crisi arabo-israeliana che comportasse la necessit\u00e0 di rifornimenti USA; come si ricorder\u00e0, nella crisi USA-Libia del 1986 Francia e Spagna non concessero agli F111 USAF che andavano ad attaccare la Libia il permesso di sorvolo e si noter\u00e0 che se la Libia avesse controllato Malta il bombardamento di Tripoli sarebbe stato impossibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro esempio \u00e8 paragonabile: nel 1973 (guerra dello Yom-Kippur) i paesi arabi giustificarono l\u2019embargo petrolifero nei confronti dell\u2019Europa adducendo il fatto che i rifornimenti erano partiti o transitati su territori europei. In caso di nuova crisi militare i rifornimenti che gli USA avrebbero inviato a Israele dovevano necessariamente evitare di dover sorvolare qualsiasi stato europeo, ed erano ovviamente nell\u2019impossibilit\u00e0 di sorvolare gli stati arabi nordafricani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019importanza dei rifornimenti USA ad Israele pu\u00f2 essere spiegata con quanto accadde nel 1973: allo scopo di aiutare l\u2019Egitto di Sadat in difficolt\u00e0, la SOVMEDRON usc\u00ec dal porto di Alessandria d\u2019Egitto per schierarsi davanti alle coste israeliane, tenendo gli aerei USA impegnati nel ponte aereo per rifornire Israele sotto la minaccia dei missili antiaerei delle proprie navi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo costrinse gli USA a fare pressioni per un armistizio su Israele, in quel momento in vantaggio risolutivo sul piano militare. Quella che sembrava una sconfitta militare, divenne per l\u2019Egitto una grande vittoria politica. Ma nel 1974 l\u2019Egitto cambi\u00f2 alleanze, schierandosi con l\u2019occidente e costringendo la SOVMEDRON a lasciare il porto di Alessandria, fino a quel momento fondamentale per gli equilibri dell\u2019area del Mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Alleanza Atlantica in empasse<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 quindi affermare che in nessun caso Malta poteva cadere in mano libica, ma si doveva fare senza dar modo all\u2019URSS di poter intervenire direttamente nella questione. Si era nel mo-mento di maggior potenza militare e politica dell\u2019Unione Sovietica, che, tra l\u2019altro, invadendo l\u2019Afghanistan, aveva messo i campi petroliferi dell\u2019Arabia Saudita nel raggio d\u2019azione delle sue truppe aerotrasportate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 gi\u00e0 stata ampiamente spiegata, inoltre, la posizione di forza dell\u2019URSS nello scacchiere europeo, soprattutto dopo l\u2019installazione di basi missilistiche SS-20 nei paesi del Patto di Varsavia, con la relativa risposta NATO che installava missili Pershing e Cruise sul territorio europeo, nonostante le proteste dei movimenti pacifisti che risulteranno poi essere stati infiltrati e strumentalizzati dal KGB, come ampiamente documentato dal cd. archivio Mitrokin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre bisogna considerare che all\u2019epoca la politica di potenza degli USA era sotto scacco per la presa in ostaggio, da parte di studenti integralisti islamici, del personale dell\u2019ambasciata USA a Teheran e immobile dopo il fallimento del tentativo di liberarli (operazione &#8220;Eagle Claw&#8221;).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A ci\u00f2 si aggiunga lo scandalo cd. &#8220;Billygate&#8221; che aveva come protagonista il fratello del Presidente Carter, coinvolto in affari di dubbia natura con la Libia. I limiti politici della possibilit\u00e0 di un intervento NATO nella questione Malta erano posti dal fatto che l\u2019alleanza, per statuto, non pu\u00f2 (o meglio non poteva all\u2019epoca) intervenire militarmente fuori dai confini dei suoi stati membri. Era una regola non scritta ma tacitamente accettata e rigidamente rispettata sia dalla NATO che dal Patto di Varsavia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando Gheddafi divenne socio Fiat<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia la situazione economica era, nel 1980, pesante. L\u2019inflazione sfiorava il 20% annuo e la pi\u00f9 grande industria italiana, la FIAT, aveva messo in cassa integrazione per 18 mesi 29.000 operai ed era stata costretta, per finanziare un esteso programma di ristrutturazione tecnologica, a vendere alla Banca di Stato Libica una importantissima quota azionaria, che faceva della Libia il secondo azionista della FIAT.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista energetico, poi, la situazione era disastrosa, quasi da emergenza. Nel bel mezzo della seconda crisi energetica internazionale, causata dall\u2019avvento al potere di Komeini in Iran, l\u2019Italia aveva avuto tagliati i rifornimenti petroliferi dall\u2019Arabia Saudita a causa dello scandalo poi definito ENI-Petronim che, avvenuto nel marzo 1980, da alcuni verrebbe anche letto come un\u2019azione occulta tesa a rendere l\u2019Italia ancor pi\u00f9 dipendente dal petrolio libico, e quindi di appoggio alla Libia nell\u2019Affare Maltese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Libia era il maggior fornitore di petrolio dell\u2019Italia, e l\u2019Italia il primo partner commerciale della Libia. Migliaia di italiani lavoravano nel paese africano, centinaia di imprese italiane eseguivano le commesse richieste dallo stato libico. Da 1\/3 alla met\u00e0 di quello che la Libia incassava con la vendita di petrolio, stimata quell\u2019anno in 18\/20 miliardi di dollari, veniva in Italia. Nel 1980, inoltre, tutte le industrie militari italiane avevano in corso importanti commesse per le forze armate libiche. La cosa era di tale mole che, alla fine del 1980, l\u2019Italia risult\u00f2 essere il maggiore esportatore di armi della CEE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Italia-Malta, le relazioni pericolose<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante l\u2019Italia non avesse alcun interesse diretto per creare attriti con la Libia, ad eccezione di importanti risvolti strategici sul passaggio di Malta nell\u2019orbita libica e quindi delle forze del Patto di Varsavia, offr\u00ec a Malta un trattato di assistenza politico-militare, che prevedeva, fra l\u2019altro, la difesa dell\u2019integrit\u00e0 territoriale maltese ad opera, se necessario, delle forze armate italiane, un cospicuo aiuto finanziario e la disponibilit\u00e0 di fornire mezzi per la ricerca petrolifera, in cambio di una politica di neutralit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo trattato fu concepito inizialmente come un impegno quadrilaterale volto a garantire la neutralit\u00e0 di Malta (si veda al riguardo il libro dell\u2019On. Zamberletti &#8220;La minaccia e la vendetta&#8221;), ma, dopo che gli altri garanti si furono defilati, risult\u00f2 in un\u2019azione italiana interpretata in funzione antilibica, ed \u00e8 ovvio che la &#8220;difesa dell\u2019integrit\u00e0 territoriale maltese&#8221; si riferisse anche alla difesa dei Banchi di Medina, considerati da Malta come territorio nazionale e come possibili banchi petroliferi (e che erano considerati allo stesso modo anche dalla Libia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 sicuramente riduttivo riportare la vicenda ad una semplice questione economica. In realt\u00e0 l\u2019importanza della vicenda era data da altri pi\u00f9 complessi fattori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sui Banchi di Medina rischia il naufragio la pace mondiale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta, comunque, perduti i proventi dell\u2019affitto del porto Malta ottenne l\u2019aiuto della Libia, la quale, nell\u2019ottobre 1979, invest\u00ec 50 milioni di dollari nell\u2019economia dell\u2019isola. La Libia gi\u00e0 forniva petrolio a prezzi preferenziali, per l\u2019accordo che consentiva la presenza sull\u2019isola ai militari libici che, fra l\u2019altro, gestivano la torre di controllo dell\u2019aeroporto internazionale di La Valletta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma un mese dopo, nel novembre 1979, con un atto che sapeva avrebbe causato una crisi con la Libia e forse la rottura dei rapporti, il governo maltese notific\u00f2 a quello libico la sua intenzione di compiere ricerche petrolifere all\u2019interno delle proprie acque territoriali. Malta sperava di poter emulare il suo ex padrone coloniale, e diventare autosufficiente con il petrolio sottomarino, o forse diventare addirittura esportatore di petrolio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tale scopo firm\u00f2 un contratto con la Texaco Oil Company, che avrebbe dovuto eseguire ricerche sui Banchi di Medina. I Banchi di Medina, giova ricordarlo, sono una zona di mare a basso fondale situata a circa mezza strada fra la Libia e Malta, rivendicata sia da Malta che dalla Libia. Inutile dire che in base al diritto internazionale nessuno dei due governi poteva vantare una giurisdizione a oltre 100 miglia dalle proprie coste. I due governi decisero che avrebbero portato la controversia al giudizio del tribunale internazionale dell\u2019Aia entro il 30 giugno 1980.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo nessuno dei due avrebbe eseguito ricerche petrolifere. Ma sembra che, mentre Malta rispettava questa clausola, la compagnia di stato libica iniziasse invece ad eseguire ricerche nella zona contesa. \u00c8 ovvio che a questo punto il governo maltese avesse ben poche possibilit\u00e0 di cavarsela nei confronti del potente e agguerrito vicino, se non fosse venuto in suo aiuto qualcuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Malta trova aiuto da un altro potente vicino, l\u2019Italia. Solo grazie all\u2019appoggio italiano pot\u00e9 affrancarsi dalla dipendenza economica, e quindi politica, che si andava profilando nei confronti della Libia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre ancora ricordare come nel 1980 l\u2019Europa fosse annichilita dallo schieramento dei sovietici SS20, missili nucleari di nuova generazione che rendeva non pi\u00f9 credibile il deterrente atomico USA, dalla crisi economica, dal terrorismo interno. Decine di TIR dei paesi del Patto di Varsavia, trasformati in laboratori elettronici, giravano per l\u2019Europa a controllare e catalogare la resistenza di ponti e strade al passaggio delle divisioni corazzate sovietiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 1980 \u00e8 stato sicuramente l\u2019anno pi\u00f9 pericoloso per la pace mondiale e l\u2019eventualit\u00e0 di una terza guerra non \u00e8 mai stata cos\u00ec vicina. L\u2019estrema debolezza politica, economica e militare dell\u2019occidente, e soprattutto il virtuale annientamento di ogni capacit\u00e0 di reazione potevano causare il disastro di una terza guerra mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mediterraneo. Cronache di un anno vissuto pericolosamente<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma torniamo all\u2019area del mediterraneo, a questo punto gli avvenimenti si susseguono incalzanti durante l\u2019estate del 1980:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u25cf\u00a0il primo giugno il governo libico interrompe le forniture petrolifere a Malta<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u25cf l\u201911 giugno inizia la mattanza di esuli libici presenti in Italia, con il primo omicidio<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u25cfil 27 giugno viene abbattuto il DC9 Itavia, partito da Bologna per Punta Raisi e viaggiante con due ore di ritardo, mentre \u00e8 seguito ad una distanza di circa 6 minuti di volo da un Boeing 707 della Air Malta (volo KM153)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">\u25cf il 10 luglio vengono sequestrati dalla Libia due pescherecci italiani con a bordo 19 marinai (verranno rilasciati due anni dopo)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u25cf il 18 luglio viene ritrovato un Mig 23 libico sui monti della Sila<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">\u25cf il 2 agosto prende posizione, sui Banchi di Medina, la nave da ricerche petrolifere dell\u2019ENI Saipem 2, a dimostrazione, soprattutto ad uso interno maltese (le elezioni si sarebbero tenute entro breve tempo) della giustezza della politica filoitaliana di Dom Mintoff contro l\u2019area politica filo-libica molto forte nell\u2019isola. \u00c8 la dimostrazione &#8220;politica&#8221; che l\u2019Italia agisce seriamente e che il trattato produce i suoi effetti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">\u25cf Il 2 agosto l\u2019On. Zamberletti, per conto del governo italiano, firma il protocollo d\u2019intesa con il governo maltese relativo al trattato fra le due parti che esclude la Libia dal controllo dell\u2019isola. \u00c8 il coronamento di un lavoro diplomatico iniziato l\u2019anno prima che disinnesca, rendendola neutrale, una possibile futura crisi politico militare incentrata sull\u2019isola di Malta<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">\u25cf Il 2 agosto un ordigno esplode nella sala d\u2019attesa di seconda classe della stazione di Bologna provocando 85 morti<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">\u25cf Il 6 agosto una parte dell\u2019esercito libico si ribella e tenta un colpo di stato contro Gheddafi. I congiurati saranno sconfitti dall\u2019intervento di unit\u00e0 militari della Germania Orientale che riescono ad impedire la cattura del Colonnello Gheddafi. Di questo colpo di stato Gheddafi accuser\u00e0 l\u2019Italia, arrestando tre imprenditori italiani ritenuti fiancheggiatori degli insorti (verranno rilasciati dopo sei anni; per almeno uno di essi si sa per certo che fosse un funzionario o un confidente dei servizi segreti italiani)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">\u25cf Il 24 agosto un sottomarino ed una nave da guerra libici intimano, con la minaccia di prenderla a cannonate, alla nave italiana Saipem 2 di interrompere le ricerche petrolifere sui Banchi di Medina, iniziate per rispettare le clausole dell\u2019accordo Italia-Malta, ed andarsene. Si sfiora la battaglia fra le navi italiane intervenute a difesa della Saipem 2 e le navi libiche. Gli F104 di Trapani Birgi pattugliano il cielo di Malta<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u25cf Il 26 agosto il governo maltese mette in stato di all\u2019erta la sua forza aerea (quattro elicotteri)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">\u25cf Il 27 agosto il personale militare libico \u00e8 espulso dall\u2019isola di Malta<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">\u25cf Il 2 settembre l\u2019Italia si impegna a garantire l\u2019integrit\u00e0 territoriale di Malta (dopo i fuochi, direbbero a Roma)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">\u25cf Il 3 settembre il premier maltese Dom Mintoff vola a Roma per approfondire le intese Italia-Malta<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">\u25cf Il 4 settembre, su richiesta maltese, si riunisce il Consiglio di Sicurezza dell\u2019ONU per esaminare &#8220;l\u2019azione illegale&#8221; della Libia<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">\u25cf Il 9 settembre si ratifica l\u2019accordo fra Italia e Malta, che prevede, fra l\u2019altro, l\u2019esclusione delle navi americane e sovietiche dai porti dell\u2019isola.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12px;\">\u25cf Il 20 settembre Dom Mintoff rivela le clausole finanziare dell\u2019accordo con l\u2019Italia:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) un aiuto (regalo) di 60 milioni di dollari per il periodo 1979-1983<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) un prestito di 15 milioni di dollari<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3) un contributo di 4 milioni di dollari all\u2019anno per 5 anni. Totale 95 milioni di dollari dell\u2019epoca, e Malta \u00e8 grande come un piccolo quartiere di Roma. Il trattato Italo-Maltese, di durata decennale, \u00e8 stato rinnovato nel 1990 ed \u00e8 tuttora valido.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questa breve ricostruzione si vuole dimostrare che esistevano, nell\u2019estate del 1980, i presupposti per azioni di guerra in tempo di pace (guerra non dichiarata) nel bacino del mediterraneo. Al riguardo si ricordino anche i due missili Scud lanciati dalla Libia sull\u2019Isola di Lampedusa durante gli anni 80, per ritorsione all\u2019attacco compiuto da F111 americani contro alcune caserme di Tripoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>5. Quando l\u2019Italia vendeva armi anti-Nato<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune interrogazioni parlamentari dimenticate rimangono, sole, a testimoniare inquietanti traffici di tecnologie anti-radar tra italiani e paesi arabi. Le connivenze politico-economico-militari e gli affari miliardari di chi decise di vendere i cieli del Mediterraneo (e quelli del Ustica) al nemico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Traccia AJ450. Un inganno da manuale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Resta da valutare la possibilit\u00e0 per un aereo militare di celare la sua posizione (in toto o mostrandosi in posizione diversa da quella realmente occupata) ad un radar, concentrandosi in particolare sulla tecnica dell\u2019inganno (cio\u00e8 mostrarsi dove non si \u00e8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019inganno, affinch\u00e8 risulti efficace, richiede una conoscenza delle caratteristiche tecniche delle apparecchiature vittime molto pi\u00f9 approfondita di quanto non sia il semplice disturbo. In compenso gli ingannatori presentano basse potenze di trasmissione e dimensioni contenute con conseguenti pesi e consumi di energia molto ridotti, per cui i sistemi attivi a questo scopo risultano di piccole dimensioni e facilmente trasportabili da un caccia a reazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il vero tallone d\u2019Achille dell\u2019inganno \u00e8 la sua non universalit\u00e0. L\u2019inganno deve insomma essere confezionato su misura. Pur nell\u2019estrema sintesi espressa appare chiaro che se la traccia AA450-AJ450 fosse in realt\u00e0 dovuta ad un &#8220;inganno elettronico&#8221; sembra di trovarci di fronte alla fotografia di quanto descritto poc\u2019anzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019operazione da manuale, che ha variato le caratteristiche della traccia (in posizione, velocit\u00e0, direzione e quota) perfettamente possibile ad un soggetto dotato delle attrezzature adatte e che fosse a conoscenza delle caratteristiche tecniche del radar di Marsala e venire ad operare nella zona di Ustica mettendo in atto efficaci azioni di inganno. Ma \u00e8 possibile ipotizzare tutto ci\u00f2? La risposta, quasi ovvia, \u00e8 si.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tecnologie anti radar esportate dall\u2019Italia&#8230; alla faccia della Difesa Aerea nazionale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spesso forze armate straniere hanno avuto la possibilit\u00e0 di acquistare prodotti sofisticati sviluppati da aziende italiane prima ancora che le nostre FFAA avessero dotazioni di bilancio per acquistarli esse stesse (o che avessero addirittura la possibilit\u00e0 di attrezzarsi per difendersene).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto ci si deve chiedere se i centri radar della Difesa Aerea Italiana siano stati attrezzati, nel 1980, a difendersi dalle azioni di guerra elettronica (controcontromisure elettroniche), o almeno da quelle condotte con apparati prodotti dall\u2019industria nazionale. La risposta data dai periti \u00e8 &#8220;no&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur nella estrema sintesi appare possibile che:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) la bassa velocit\u00e0 della traccia AA450-AJ450 potrebbe derivare da una operazione di &#8220;inganno in velocit\u00e0&#8221;, essendo impossibile che un oggetto dotato di ali voli a 65.000 piedi e 100Km\/h<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) la posizione potrebbe derivare da una operazione di &#8220;inganno in angolo&#8221; che fra l\u2019altro \u00e8 una operazione che induce errori nei circuiti che inseguono la direzione del bersaglio cos\u00ec come rilevato nella traccia AA450-AJ450.Quindi i periti ritengono che sarebbe possibile, conoscendo quale sia lo strumento da guerra elettronica che ha mascherato la traccia AA450-AJ450 e soprattutto conoscendo come esso opera, risalire alla reale conformazione della traccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 in quanto se la traccia \u00e8 stata modificata nella sua visualizzazione resa a Marsala lo \u00e8 stata in base a parametri precisi, e conoscendoli si potrebbe fare il percorso inverso. Per cui, nell\u2019ipotesi che un velivolo da caccia sia partito per andare ad intercettare un velivolo civile di cui conosceva in anticipo il piano di volo (magari era un velivolo di linea di cui, conoscendo rotta, ora di decollo e ora di atterraggio, e quindi anche con precisione l\u2019orario a cui si verr\u00e0 a trovare in un dato punto del cielo) la ricostruzione sin qui fatta appare verosimile. Notiamo poi che la traccia AA450-AJ450 sembra provenire dalla Sardegna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Piloti Mig libici addestrati in Sardegna?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 possibile che velivoli militari di paesi potenzialmente nemici dell\u2019Italia operassero su basi italiane all\u2019epoca dell\u2019incidente? La risposta \u00e8 certamente s\u00ec. Vi sono infatti diversi riscontri, alcuni dei quali inseriti nelle conclusioni del giudice Priore, che provano con assoluta certezza che velivoli militari libici operassero abitualmente da e per basi situate sul territorio italiano e che personale militare italiano fosse impegnato nell\u2019assistenza e nella manutenzione di velivoli militari libici e che personale proveniente dall\u2019Aeronautica Militare fosse attivamente impegnato nell\u2019addestramento dei piloti militari libici (attraverso la societ\u00e0 ALI).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Procediamo con ordine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto concerne la presenza di Mig libici operativi in Sardegna, baster\u00e0 ricordare l\u2019interrogazione parlamentare dell\u2019On. Scalia in relazione alla presenza accertata di Mig libici sull\u2019aeroporto di San Lorenzo in Muravera e sulla presenza di personale militare libico in Sardegna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli atti del procedimento penale, inoltre, riportano chiaramente che all\u2019epoca esistevano &#8220;&#8230; corridoi per i Mig che raggiungevano la Jugoslavia, in particolare la base di Banja Luka &#8211; ma anche Sarajevo, Spalato e Belgrado &#8211; per manutenzioni e riparazioni varie, e poi ritornavano in Libia usufruendo di corridoi italiani e facendo tappa a Malta (al riguardo si veda la ricostruzione storica dei rapporti Libia-Malta, nda), e cos\u00ec usando l\u2019Ambra 13 (l\u2019aerovia sulla quale transitava il DC9 Itavia al momento dell\u2019incidente, nda).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 provato poi anche dai C130 inviati per la militarizzazione a Venezia e trasferiti di nuovo in Libia, sempre sull\u2019Ambra 13. Quella notte ne era poi previsto il passaggio di un esemplare, come risulta dalla documentazione maltese e italiana, autorizzato per il 26 pi\u00f9 72 ore, con relativo nulla osta del SIOS\/A comunicato a S.I.S.MI e Civilavia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un C130 che poteva quindi partire in uno qualsiasi dei quattro giorni tra 26 e 29. Possibilit\u00e0 di cui erano a conoscenza non solo la nostra Difesa e i nostri Servizi, ma anche l\u2019orecchio statunitense, che comunque aveva sensori a Venezia alle Officine Aeronavali.&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Come provato da quei velivoli libici, che guidati da piloti sovietici o siriani o palestinesi &#8211; molto pi\u00f9 preparati dei libici, che non erano in grado di allontanarsi dalle loro basi sul territorio &#8211; si affacciavano sul Tirreno per spiare movimenti occidentali in quelle acque; operazioni di spionaggio riferite dall\u2019assistente dell\u2019Addetto Navale statunitense, che determinarono le reazioni che lo stesso specifica&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Guerra elettronica. Un business per la &#8220;Tiburtina Valley&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre a ci\u00f2 sono state rinvenute quattro interrogazioni parlamentari, presentate dall\u2019On. Falco Accame, relative al periodo 1979 &#8211; 1981 aventi attinenza con gli scenari di guerra elettronica ipotizzati in precedenza. Analizziamo ora questeinterrogazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo al 17 luglio 1979, il Dc9 sar\u00e0 abbattuto fra 11 mesi, un parlamentare viene a sapere di una storia preoccupante e ne chiede conto al Ministro della Difesa. Si legge tra l\u2019altro &#8220;<em>&#8230; se risponde al vero che \u00e8 stata autorizzata la vendita all\u2019estero di 5 apparecchiature aeroportate per la neutralizzazione dei sistemi difensivi radar per un importo di circa 5 miliardi, nonostante tali apparecchiature, permettendo di penetrare anche i sistemi di difesa dello spazio aereo nazionale, costituiscano un pericolo per la sicurezza del paese e nonostante il parere contrario a suo tempo espresso dagli Stati Maggiori<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 10 gennaio 1980, lo stesso parlamentare, non soddisfatto dalla risposta avuta alla precedente interrogazione, ritorna sullo stesso argomento. Stavolta ci f\u00e0 la storia di quello che \u00e8 accaduto e si rivolge al Presidente del Consiglio. L\u2019autorizzazione alla vendita \u00e8 concessa verso l\u2019Egitto, e sia detto per chiarire che non si vuole assolutamente legare questo paese alla vicenda di Ustica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Egitto non ha basi aeree in Sardegna, n\u00e9 il Mig 21 pu\u00f2, in alcun modo, arrivare ad Ustica. Occorre invece ricordare che queste autorizzazioni sono del 1976 e che a distanza di dieci anni &#8220;erano circa trenta i (tipi di) velivoli attrezzati per la guerra elettronica&#8221; dalle aziende romane della &#8220;Tiburtina Valley&#8221;: tutti egiziani?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo strano caso di addetti al NADGE che costruivano congegni anti-Nato&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cosa grave \u00e8 che, contro il parere dello Stato Maggiore sia dell\u2019Aeronautica che della Marina, si vendevano all\u2019estero, nel bacino del Mediterraneo, apparecchiature aeroportate in grado di neutralizzare i sistemi radar della Difesa Nazionale (e della NATO). E si ottenevano le autorizzazioni preoccupandosi di tutto fuorch\u00e8 del fatto che un giorno qualche &#8220;cliente&#8221; avrebbe potuto usarle per portare la guerra in casa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attenzione: il famoso comitato interministeriale dovrebbe vigilare proprio su questo. Pensate che non \u00e8 stato possibile vendere il &#8220;mortaio da 81 sommeggiato&#8221; alla Yugoslavia perch\u00e9 essendo confinante i colpi di questa terribile arma avrebbero potuto raggiungere l\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo caso invece concesse i necessari nulla osta. Un nulla osta per la vendita all\u2019estero di &#8220;5 apparecchiature aeroportate per la neutralizzazione dei sistemi difensivi radar per un importo di circa 5 miliardi&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cinque &#8220;aggeggi&#8221; di questa importanza venduti a cinque miliardi. Un miliardo l\u2019uno. Prezzi da realizzo: un miliardo appena per una apparecchiatura che permette di bucare il sistema radar NADGE. Qualsiasi agente del KGB l\u2019avrebbe pagata a peso di diamanti! L\u2019aggiunta sar\u00e0 stata pagata altrove, perch\u00e9, a meno di una offerta &#8220;promozionale&#8221;, aggiunta ci deve essere stata. Nell\u201985 all\u2019Iraq sono stati chiesti 60 milioni di dollari (circa 100 miliardi). Nel \u201976 solo 5?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si fa notare che per essere sicuri che l\u2019apparecchiatura da guerra elettronica funzioni, cio\u00e8 riesca a nascondere il velivolo e confondere il radar, bisogna conoscere i dati tecnici, segretissimi, del radar stesso. Le ditte che vendevano queste macchinette facevano anche la manutenzione e l\u2019aggiornamento, per l\u2019Italia, dei sistemi NADGE. Chiss\u00e0 se in corso di trattativa, con un piccolo sovraprezzo, come optional&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>6. Strage di Ustica. Un &#8220;atto di guerra&#8221; <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>(in tempo di pace) destinato al Boeing Air Malta<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tragica fine del Dc9 Itavia, abbattuto per errore da un caccia libico che attendeva l\u2019aereo della compagnia maltese. Tutto sotto gli occhi dei radar italiani. Ingannati, probabilmente proprio grazie all\u2019elettronica made in Italy. Una storia che molti avrebbero voluto dimenticare<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per un pugno di dollari (sporchi)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arriviamo quindi al 3 settembre 1980, il Dc9 Itavia \u00e8 stato abbattuto da due mesi e il 18 luglio \u00e8 stato ritrovato sui monti della Sila un Mig 23 libico (ma come avr\u00e0 fatto ad arrivare fin l\u00ec senza essere stato avvistato dai radar militari?). La stazione di Bologna \u00e8 saltata in aria il 2 agosto e il 6 agosto una parte dell\u2019esercito libico si ribella e attacca la caserma di Gheddafi, che accusa l\u2019Italia di aver organizzato il colpo (chiss\u00e0 mai perch\u00e9?) facendo arrestare tre &#8220;imprenditori&#8221; italiani vicini agli insorti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u201911 giugno in Italia \u00e8 cominciata la mattanza degli esuli libici, raggiunti dai sicari dei Comitati Popolari e il 24 agosto una nave e un sottomarino libici cacciano la nave dell\u2019ENI Saipem 2 dai Banchi di Medina, davanti a Malta, minacciando di prenderla a cannonate. Gli F104 italiani pattugliano il cielo di Malta e le navi da guerra italiane fronteggiano quelle libiche sui Banchi di Medina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualcuno, ingenuamente, potrebbe pensare a chiss\u00e0 quali duri provvedimenti presi dalla nostra diplomazia. Ma no, non bisogna precipitare nelle cose. E il &#8220;business&#8221;? Era grosso, il &#8220;business&#8221;. Dieci miliardi di dollari l\u2019anno. Comunque Falco Accame non demorde e continua a far sentire la sua voce:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>Interrogazione scritta ai Ministri degli Affari Esteri e di Grazia e Giustizia<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per conoscere se rispondono a verit\u00e0 le notizie secondo cui verranno scarcerati i nostri prigionieri arrestati senza alcuna ragione in Libia, contro la scarcerazione dei Killers libici, e se questa operazione avviene nella scia di una tradizione iniziatasi con la restituzione curata dai servizi segreti degli attentatori di Fiumicino.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><em>Per conoscere se questi fatti, che gettano un grave discredito sul nostro paese, siano condizionati dal &#8220;pugno di dollari&#8221; che il nostro paese ottiene per la vendita di aerei, navi, mezzi blindati alla Libia. Per conoscere se non ritengano opportuno provvedere con una netta risposta diplomatica e la immediata cessazione di vendita di armi alla Libia, il ritiro delle delegazioni dell\u2019Esercito che istruiscono i libici in Libia sull\u2019uso delle armi da noi vendute e il rimpatrio del personale militare libico che viene addestrato in Italia.<\/em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(Rif. n. 4-04602)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<strong>Ustica. Il prezzo del sangue<\/strong><\/p>\n<div align=\"justify\">\n<div align=\"center\">\n<div align=\"justify\">\n<div align=\"justify\">Siamo quindi al 29 aprile 1981, neanche un anno da Ustica. La magistratura comincia appena ad acquisire la documentazione, fra cui i famosi nastri radar. Il nostro Onorevole \u00e8 un duro. Riesce a far ammettere al governo che s\u00ec, in effetti, le apparecchiature le abbiamo vendute. In effetti \u00e8 vero, gli Stati Maggiori lo avevano proibito, e in effetti s\u00ec, anche il SID, i famigerati servizi segreti, avevano dato parere negativo.Il nostro parlamentare chiede anche di verificare se dette apparecchiature non fossero state in grado di neutralizzare i nostri radar la sera della strage di Ustica. Qualcuno ci aveva gi\u00e0 pensato nel lontanissimo 1981, e senza neanche guardare i tracciati radar.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>&#8220;<\/em><em><strong>Interrogazione scritta al Presidente del Consiglio<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Per conoscere, in relazione al rilascio della licenza di esportazione alla societ\u00e0 Selenia per la vendita di 5 apparecchiature da guerra elettronica ad un paese arabo, apparecchiature la cui importanza e delicatezza \u00e8 stata confermata in Parlamento in data 15 Settembre 1980 dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri On. Bressani nel cui intervento emerse che gli Stati Maggiori della Marina e dell\u2019Aereonautica si erano dichiarati contrari all\u2019esportazione in quanto permettevano di neutralizzare i sistemi di difesa nazionali e NATO.<\/em><\/p>\n<p><em>Se risulta inoltre che in seguito &#8220;a superiori interessi&#8221; venne fatto mutare il parere agli Stati Maggiori come risulta da una lettera dello Stato Maggiore Aereonautica.<\/em><\/p>\n<p><em>Per conoscere infine se intenda indagare per verificare se tali apparecchiature di guerra elettronica aereotrasportabili non fossero state in grado di neutralizzare i nostri radar di sorveglianza aerea che coprono la zona dove si \u00e8 verificato l\u2019incidente del Mig 23 libico e dell\u2019aereo DC9 Itavia presso Ustica.<\/em><\/p>\n<p>(Rif. n. 4-08165)&#8221;.<\/p>\n<p><strong>27 giugno 1980, ore 20,59<\/strong><\/p>\n<p>Gli elementi per valutare l\u2019accaduto oramai ci sono tutti: in un periodo di grande tensione tra Libia, da una parte, e Malta e Italia, dall\u2019altra, una sera un Dc9 Itavia precipita misteriosamente.<\/p>\n<p>Accanto ad esso, poco prima dell\u2019incidente, volava un MiG libico, partito da una base italiana in Sardegna e dotato di un\u2019apparecchiatura aerotrasportata per la guerra elettronica che lo rende di difficile individuazione ai radar militari italiani affacciati sul tirreno. I-Tigi per\u00f2 non doveva essere a quell\u2019ora in quel punto del cielo, doveva essere a terra a Palermo, in quel punto doveva invece trovarsi un velivolo dell\u2019Air Malta, di cui le autorit\u00e0 libiche conoscevano perfettamente la rotta in quanto all\u2019epoca la torre di controllo dell\u2019aeroporto di La Valletta era gestita da personale libico.<\/p>\n<p>Sapendo che a quell\u2019ora in quel punto doveva trovarsi l\u2019Air Malta, il MiG, dopo qualche istante di volo parallelo, si port\u00f2 in posizione di attacco e spar\u00f2 una coppia di missili, senza preoccuparsi di procedere al riconoscimento visivo del bersaglio (che avrebbe certamente messo in allarme il personale di volo della Dc9) &#8211; probabilmente si trattava di due missili AA2 (codice Nato Atoll), versione a guida radar semiattiva, in dotazione ai MiG del Patto di Varsavia.<\/p>\n<p>Il pilota del MiG, all\u2019imbrunire e con il sole alle spalle, vedeva solo il riflesso prodotto dalla struttura dell\u2019aereo, prosegu\u00ec fino ad intersecare la rotta della sua preda, e probabilmente solo a quel punto si rese conto di avere colpito il Dc9 Itavia invece del Boeing Air Malta. Ma era ormai troppo tardi.<\/p>\n<p>Il velivolo italiano, senza motori che erano stati messi fuori uso dall\u2019esplosione delle testate di guerra dei missili, con l\u2019ala sinistra devastata, un grosso squarcio nella fusoliera, senza energia elettrica e servocomandi, tent\u00f2 un ammaraggio, ma il tentativo fall\u00ec. Il tutto sotto gli occhi dei radar italiani.<\/p>\n<p>Nel frattempo il MiG libico si diresse verso la Sila, dove fece perdere le sue tracce (anche se a questo punto \u00e8 d\u2019obbligo riportare che nell\u2019inchiesta sul ritrovamento del famoso MiG 23 libico sulla Sila, una serie di testimoni dichiararono che la sera del 27 giugno, subito dopo il tramonto, videro un aereo militare volare a bassissima quota inseguito da altri due caccia che &#8220;sputavano fuoco&#8221;, cio\u00e8 stavano sparando&#8230;).<\/p>\n<p><strong>Un problema di (cattiva) coscienza&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>La difesa aerea e gli alleati dell\u2019Italia avevano visto tutto, nel giro di qualche ora riesaminarono i dati radar che erano stati registrati, fecero partire un F104 dal nord per controllare definitivamente il punto in cui era stata rilevata una traccia anomala. Verificato che si trattava dell\u2019aggressore del Dc9 &#8220;marcarono il punto&#8221;, ovvero crearono una traccia simulata (la KA011) che potesse indicare, ad ogni altro sito radar all\u2019interno della NATO, che l\u2019atto di guerra era stato compiuto dalla traccia che aveva vissuto nello stesso punto, la AJ450.<\/p>\n<p>Ma il giorno dopo iniziarono i depistaggi, prima con la falsa rivendicazione dei NAR, poi con le ipotesi di cedimento strutturale. Perch\u00e9, ci dobbiamo chiedere, nessuno raccont\u00f2 cos\u2019era successo? Se la ricostruzione fatta precedentemente \u00e8 corretta, significa che l\u2019Italia aveva venduto a stati nemici, per un pugno di dollari, strumenti che permettevano di aggirare la protezione radar, italiana e NATO, che l\u2019Italia aveva concesso l\u2019utilizzo di sue strutture militari ai medesimi paesi nemici e aveva perci\u00f2 permesso che un aereo nemico penetrasse indisturbato in territorio italiano e abbattesse un aereo di linea.<\/p>\n<p><strong>&#8230; e di equilibri strategici mondiali<\/strong><\/p>\n<p>E gli altri, perch\u00e9 hanno taciuto? Di certo non potevano parlare gli americani, impegnati quella sera a trasferire, anche tramite lo spazio aereo italiano, bombardieri nucleari, senza avere alcuna autorizzazione e modificando sostanzialmente gli equilibri strategici dell\u2019epoca, con il rispiegamnto di aerei in Egitto in corso.<\/p>\n<p>La questione maltese, inoltre, poneva diversi problemi strategici, in quanto, oltre al petrolio, si discuteva della presenza o meno di un approdo per la flotta sovietica del Mediterraneo. Se poi consideriamo che il Giudice Priore, e non solo lui, ha sempre dichiarato che i MiG libici venivano pilotati da &#8220;russi, siriani o palestinesi&#8221;, potremmo pure trovare un interesse specifico russo ad impedire il trattato Malta-Italia.<\/p>\n<p>Come si poteva ricostruire tutta la verit\u00e0 senza avvicinarsi ancora di pi\u00f9 alla terza guerra mondiale? Forse non si poteva, e allora \u00e8 stato messo tutto a tacere. Dopo 20 anni, dopo la caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione dell\u2019Urss, forse \u00e8 arrivato il momento per scrivere finalmente la parola fine a questa storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">(<strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1314\"><strong>vai alla prima parte<\/strong><\/a><\/strong>)<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>speciale pubblicato sul settimanale Tempi di Paul Marschall<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/ustica-terza-parte\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":29661,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[96],"tags":[1006],"class_list":["post-1312","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-italiana","tag-strage-di-ustica","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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