{"id":1281,"date":"2005-09-05T00:00:00","date_gmt":"2005-09-04T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-12-21T15:06:59","modified_gmt":"2015-12-21T14:06:59","slug":"linflusso-della-rivoluzione-francese-nel-diritto-pubblico-e-privato-attuale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/linflusso-della-rivoluzione-francese-nel-diritto-pubblico-e-privato-attuale\/","title":{"rendered":"L&#8217;influsso della Rivoluzione francese nel diritto pubblico e privato attuale"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\">di<strong> Juan Bechmans Vallet de Goytisolo<\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/dich_diritti.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-28987\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/dich_diritti.jpg\" alt=\"dich_diritti\" width=\"250\" height=\"157\" \/><\/a><\/div>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><strong>I. Prospettiva storica delle conseguenze della Rivoluzione francese<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>e delle sue radici ideologiche<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> Il tema e il titolo che mi sono stati proposti per questa relazione sono molto interessanti se osserviamo, fino a oggi e da oggi, i cento anni precedenti la Rivoluzione francese e quelli che da essa giungono al mondo attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le grandi rivoluzioni violente sono come terremoti che non solo distruggono e tolgono di torno, in un brevissimo lasso di tempo, quanto incontrano nelle vicinanze del loro epicentro, ma il cui raggio di azione si va estendendo con ondate successive di maggiore ampiezza, che producono altre scosse sempre pi\u00f9 lontane dal loro punto di partenza. Cos\u00ec, le ondate rivoluzionarie si riproducono nel tempo come i sismi nello spazio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le nuove ondate rivoluzionarie, derivanti da una prima esplosione, solitamente sono meno violente, forse sorde e perfino silenziose, ma non per questo cessano di rendere pi\u00f9 profondi gli effetti della prima esplosione, portando in profondit\u00e0 ed estendendo il suo influsso dove non era ancora giunto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Medito questo fatto con voi, ad alta voce, mentre osservo con l&#8217;occhio della mente le idee della Rivoluzione francese che dominano il diritto politico e si sono impadronite del diritto civile. Vedo cos\u00ec:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>a.<\/strong> Nel mondo politico, dopo le prime reazioni e quelle che si sono prodotte successivamente, le posizioni ecclettiche, come quelle imperanti al tempo di Luigi Filippo d&#8217;Orl\u00e9ans &#8211; quando assunsero il punto di vista del <em>giusto mezzo<\/em> &#8211; sono oggi fuori dal campo originario della Rivoluzione francese, completamente sommerse da una nuova marea, che \u00e8 emersa con il richiamo ufficiale alla pace e al benessere, di fronte alla passivit\u00e0 della societ\u00e0, in cui ha seminato una mistica democratica secolarizzatrice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, nel mondo intero, questa raggiunge la maggiore espansione e i livelli pi\u00f9 elevati mai toccati. Ma si trova superata dall&#8217;ondata &#8211; in flusso e in riflusso &#8211; delle cosiddette democrazie materiali dei paesi comunisti. Queste, dal canto loro, non abbisognano n\u00e9 del suffragio elettorale n\u00e9 dei partiti politici per essere considerate democrazie, dal momento che in esse comandano senza opposizione i nuovi giacobini, i quali, per essere democratici, non hanno bisogno n\u00e9 di elezioni autentiche n\u00e9 di altri partiti politici oltre al loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>b.<\/strong> Nel diritto civile vediamo con evidenza gli effetti espansivi della Rivoluzione francese, che ha fatto un buon tratto di strada con il Codice di Napoleone, anche se cercando di nascondersi al suo interno come fosse il cavallo di Troia. Sembra un paradosso, ma non lo \u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come vedremo, da una parte il Codice napoleonico ha significato un&#8217;evidente reazione di fronte agli eccessi della Convenzione, ma quanto allora costitu\u00ec reazione, oggi \u00e8 stato travolto. Non gi\u00e0 con la violenza, ma democraticamente, attraverso le ancora recenti riforme del diritto delle persone e di famiglia, che non solo \u00e8 tornato ai pi\u00f9 alti livelli della Rivoluzione, ma li ha superati con la legalizzazione dell&#8217;aborto, ponendosi alle porte dell&#8217;eutanasia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altra parte, il Codice napoleonico ha portato con s\u00e9 una mentalit\u00e0 che, identificando il diritto con la legge e la legge con la volont\u00e0 del legislatore, ha proclamato la sua autosufficienza e la sua pienezza, e gli ha permesso di finire per essere il veicolo per imporre le idee di tale Rivoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.<\/strong> Ma la Rivoluzione francese non \u00e8 sorta come un vulcano emerso dal mare, ma ha avuto una gestazione simile a quella che si potrebbe talora avere oggi con la nuova genetica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mio maestro, il professor Federico de Castro y Bravo, nella parte generale del suo <em>Diritto Civile <\/em>diceva che la situazione alla quale sarebbe giunta la dottrina giuridica moderna &#8220;<em>\u00e8 la risultante di una serie di crisi del pensiero europeo di diverso carattere e di diversa origine, che hanno in comune solamente le loro pretese di sostituire la concezione cristiana della vita&#8221;<\/em> (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, fra le sue principali manifestazioni, pone l&#8217;affermazione di Ugo Grozio (1583-1645) nei <em>Prolegomena de iure belli ac pacis<\/em>, secondo cui la legge naturale <em>&#8220;non cesserebbe in alcun modo di aver posto, anche se si ammettesse &#8211; cosa che non si pu\u00f2 ammettere senza grandissima colpa &#8211; che non vi \u00e8 Dio che si cura dei fatti umani&#8221;<\/em> (2). Il che &#8211; faceva notare lo stesso Federico de Castro y Bravo &#8211; apriva <em>&#8220;la porta alla costruzione di diritti razionalisti staccati dalla legge eterna&#8221;<\/em> (3)<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era iniziata l&#8217;et\u00e0 delle ideologie. L&#8217;uomo, che si dichiarava autonomo e che, con Cartesio, separava il suo pensiero dalle cose e si credeva capace, grazie al lume del proprio pensiero e mediante la propria ragione, di giungere a ogni genere di scienza, doveva necessariamente sentirsi capace anche di costruire un mondo nuovo che avrebbe superato e avrebbe dovuto sostituire quello esistente, colmo di storici difetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo scopo, Hobbes \u00e8 retrocesso fino alle origini, e ha immaginato gli uomini isolati e in guerra perpetua, in quello che giudic\u00f2 essere il loro stato naturale; uno stato dal quale era necessario &#8220;redimersi&#8221; attraverso la societ\u00e0 civile, opera della grazia costituita dal mitico contratto sociale. Ma da questo sarebbe nato il Leviatano. Penso, a sua discolpa, che Hobbes non arrivasse a immaginare le proporzioni gigantesche e il potere enorme che \u00e8 giunta a ottenere la sua creazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto, accanto alla ragione umana , divinizzata e posta al di fuori e al di sopra della natura, compare una volont\u00e0 non meno gigantesca, nata dalla confluenza di tutte le volont\u00e0, e che &#8211; senz&#8217;altra guida che la propria ragione autonoma &#8211; intraprendeva l&#8217;opera di rifacimento di quanto la storia aveva fatto male e colmato di oppressioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Jean-Jacques Rousseau aveva imparato dai filosofi che l&#8217;uomo \u00e8 libero. Non secondo la concezione cristiana, cio\u00e8 secondo la sua natura e per il conseguimento del proprio fine, ma radicalmente libero. Ma lo trovava incatenato a causa dell&#8217;oppressione prodotta nel corso della storia e iniziata con l&#8217;appropriazione delle terre. La libert\u00e0 richiedeva l&#8217;uguaglianza originaria, che non era neppure &#8211; secondo lui &#8211; l&#8217;uguaglianza di natura proclamata dal cristianesimo, ma la piena uguaglianza di comportamento in tutto quanto non sia disuguaglianza naturale, cio\u00e8 fisica o biologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per riuscire a porre rimedio a questi mali, prodotti della storia, ha dato questa &#8220;ricetta&#8221; nella prefazione del suo <em>Discours de l&#8217;inegalit\u00e9 parmi les hommes<\/em>:<em> &#8220;Cominciamo togliendo di torno tutti i fatti perch\u00e9 non hanno niente a che vedere con il problema&#8221;<\/em> (4). A suo avviso,<em> &#8220;si deve operare soltanto con ragionamenti ipotetici e condizionali&#8221;<\/em>, <em>&#8221; simili a quelli che fanno ogni giorno i nostri fisici relativamente alla formazione del mondo&#8221;<\/em> (5). In questo modo chiaramente &#8211; come nota il sociologo positivista \u00c9mile Durkheim &#8211; <em>&#8220;applicando questo metodo, Rousseau ha potuto snaturare i fatti e vederli nel modo pi\u00f9 conforme alle sue passioni personali&#8221;<\/em> (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il suo <em>contratto sociale<\/em> il <em>Leviatano<\/em> si veniva a identificare con <em>Demos<\/em>, espressione della <em>volont\u00e0 generale<\/em>, al quale gli individui potevano alienarsi e alienare tutti i loro beni e tutti i loro diritti, senza perdere la propria libert\u00e0. Si tratta di una meravigliosa opera di prestidigitazione, dalla quale, indubbiamente contro la volont\u00e0 dello stesso prestigiatore, \u00e8 sorto il totalitarismo moderno come assorbimento di tutte le funzioni sociali da parte dello Stato, in esse soppiantando l&#8217;individuo, la famiglia e tutti i corpi sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.<\/strong> Queste due idee &#8211; una <em>libert\u00e0<\/em> simile a quella pretesa, al grido di <em>non serviam<\/em>, dagli angeli ribelli al Creatore, alla sua rivelazione e alla Chiesa, depositaria e interprete di essa, e un&#8217;<em>uguaglianza<\/em> radicale, che richiedeva la rottura di ogni vincolo sociale e storico &#8211; facevano ondeggiare come bandiera gli ideologi e i promotori della Rivoluzione francese e quanti cercarono di incarnarle nel diritto rivoluzionario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2 &#8211; come ha fatto notare De Maistre nelle sue <em>Considerazioni sulla Francia<\/em> (7) e ha mostrato <em>ad abundantiam<\/em> Jean Dumont nella sua opera <em>La R\u00e9volution fran\u00e7aise ou les prodiges du sacril\u00e8ge<\/em> (8) &#8211; la Rivoluzione ha cercato anzitutto di immolare la Chiesa sull&#8217;altare della libert\u00e0 nei confronti di Dio. Cosa impossibile &#8211; come ha spiegato il mio maestro Michele Federico Sciacca &#8211; dal momento che comporta la caduta nella <em>stupidit\u00e0 <\/em>in seguito alla perdita del senso dei nostri limiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi, doveva distruggere quanto aveva lasciato in eredit\u00e0 la storia. In questo modo, saremmo diventati tutti liberi e uguali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La minoranza ideologica che &#8211; come riconosceva obbiettivamente Hippolyte Taine nonostante i pregiudizi dai quali parte all&#8217;inizio della sua opera monumentale (9), e come ha poi pienamente mostrato, dopo accurate ricerche, Augustin Cochin (10) &#8211; operava attraverso <em>soci\u00e9t\u00e9s de pens\u00e9e<\/em> e operava gi\u00e0 servendosi dei metodi del totalitarismo ideologico moderno, con il <em>club<\/em> dei giacobini come strumento principale. Cos\u00ec si tent\u00f2 di imporre alla Francia tale ideologia, accarezzando il proposito di estenderla a tutto il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>II. L&#8217;influsso della Rivoluzione francese nel diritto pubblico<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4.<\/strong> Vi \u00e8 stato un tempo &#8211; spiega Montesquieu &#8211; in cui, grazie ai costumi e attraverso le carte di franchigia, si era raggiunto un tale concerto, con il governo <em>gotico<\/em> &#8211; come lo chiama lo stesso autore -, che &#8211; dice &#8211; <em>&#8220;non credo che vi sia stato sulla terra un governo cos\u00ec ben temperato come lo fu in ogni parte d&#8217;Europa nel tempo in cui sussistette&#8221;<\/em> (11), <em>&#8220;per un accadimento occorso una volta nel mondo e che forse non torner\u00e0 mai pi\u00f9 a prodursi&#8221;<\/em>, con la sua <em>&#8220;tendenza all&#8217;ordine e all&#8217;armonia&#8221;<\/em> (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo la testimonianza dell&#8217;antichissimo <em>De ordine Palatii<\/em> di Incmaro e l&#8217;intenzione di riformularlo, gi\u00e0 durante la Rivoluzione, da parte di diversi membri in esilio dell&#8217;antica magistratura, nell&#8217;opera <em>D\u00e9veloppement des principes fondamentaux de la monarchie fran\u00e7aise<\/em>, a cui Joseph de Maistre fa riferimento nel capitolo VIII delle sue <em>Considerazioni sulla Francia<\/em> (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questo proveniva il pluralismo del regime de l&#8217;Ancienne France, non soltanto territoriale e municipale, ma anche per stati e per corporazioni. Pierre Gaxotte lo ha illustrato come una federazione di organismi viventi, formato da <em>&#8220;migliaia di repubbliche aristocratiche o popolari&#8221;<\/em> (14). Non entriamo ora nella discussione, a proposito della quale Jean Dumont (15) diverge da Alexis de Tocqueville (16) in relazione allo stato di decomposizione di questo ordine alla vigilia della Rivoluzione francese. Mi limito a ripetere l&#8217;opinione di Pierre Gaxotte secondo cui, alla fine dell&#8217;Antico Regime, <em>&#8220;mentre il capo era gi\u00e0 putrescente, le altre parti si conservavano sane e attive come nei tempi migliori&#8221;<\/em> (17). Senza dimenticare l&#8217;evidente tramonto della grande maggioranza delle assemblee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era anche evidente l&#8217;esistenza della preoccupazione che il marcato assolutismo dei Borboni poteva portare al dispotismo, come prova la proliferazione delle opere, scritte nel secolo XVIII, sulla Costituzione francese, consuetudinaria e organica, che si voleva far rivivere, la cui causa peror\u00f2 Montesquieu esponendo la necessit\u00e0 di poteri intermedi moderatori del potere regale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bordolese pensava che questi poteri intermedi siano conformi alla <em>natura delle cose<\/em>, che contrapponeva alla <em>fantasia<\/em> e alla <em>volont\u00e0 arbitraria<\/em> del principe: <em>&#8220;La monarchia si perde quando il principe pensa di mostrare maggior potere cambiando l&#8217;ordine delle cose piuttosto che seguendolo; quando toglie le funzioni naturali agli uni per darle arbitrariamente ad altri, e quando ama maggiormente le sue fantasie &#8230;&#8221;<\/em> ; oppure quando <em>&#8220;avoca tutto a s\u00e9, chiama Stato la sua capitale, capitale la sua corte e corte la sua persona&#8221;<\/em> (18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giunge la Grande Rivoluzione, mossa dall&#8217;ideologia che abbiamo prima esposta, e intende essere non soltanto una rivoluzione politica, ma anche sociale e, soprattutto, secolarizzatrice e ideologica. Vediamo come Alexis de Tocqueville, in <em>L&#8217;Ancien r\u00e9gime et la R\u00e9volution <\/em>illustra i suoi risultati: <em>&#8220;Poich\u00e9 la rivoluzione francese non si proponeva soltanto di cambiare un antico Governo, ma di abolire la vecchia forma della societ\u00e0, essa dovette attaccare contemporaneamente tutti i poteri costituiti, distruggere tutte le influenze riconosciute, cancellare le tradizioni, rinnovare i costumi, gli usi, e, in un certo senso, vuotare lo spirito umano di tutte quelle idee sulle quali si erano basati fino ad allora il rispetto e l&#8217;obbedienza. Da ci\u00f2 il suo carattere particolarmente anarchico.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Ma scartate questi residui e scorgerete un potere centrale immenso che attira e assorbe nella sua unit\u00e0 tutte le particelle di autorit\u00e0 e di prestigio disperse prima fra innumerevoli poteri secondari, ordini, classi, professioni, famiglie, e individui, e quasi sparpagliati in tutto l&#8217;organismo sociale. Dalla caduta dell&#8217;impero romano non si era visto nel mondo un potere simile. La rivoluzione ha creato questo potere nuovo, o piuttosto esso \u00e8 sorto, quasi spontaneamente, dalle rovine da essa prodotte&#8221; (19).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5.<\/strong> Le rovine della Rivoluzione hanno indubbiamente spianato il terreno per l&#8217;opera dello Stato moderno e dei movimenti di massa. Accade cos\u00ec ovunque e, relativamente alla Francia, lo testimoniano gli stessi francesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 nel gennaio del 1822 Pierre-Paul Royer-Collar dichiara alla Camera dei deputati:<em>&#8220;La Rivoluzione ha lasciato in piedi soltanto individui e da questa societ\u00e0 polverizzata \u00e8 uscito il decentramento e dove ormai sono soltanto individui, tutti gli individui, tutti gli affari che non sono loro, sono affari pubblici, affari dello Stato. Cos\u00ec siamo diventati un popolo di amministrati&#8221;<\/em> (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altro canto, l&#8217;abolizione delle arti e delle corporazioni professionali con la legge Le Chapelier, aveva lasciato gli operai indifesi di fronte a un&#8217;industria in crescita e al capitalismo nascente. Per questa ragione essi si devono difendere in modo anarchico, oppure attraverso la loro arma pi\u00f9 efficace, lo sciopero, fino a ottenere il riconoscimento dei loro sindacati, prima come mezzi di pressione e poi di lotta di classe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, come ha sottolineato Paul Roubier, che fu preside della facolt\u00e0 di diritto all&#8217;Universit\u00e0 di Lione, nella sua <em>Th\u00e9orie g\u00e9n\u00e9rale du droit<\/em>, <em>&#8220;al sistema costituito da un ordine giuridico armonioso, che prevedeva la rappresentanza dei raggruppamenti in ordini e in corporazioni, \u00e8 succeduto sempre pi\u00f9 un sistema di raggruppamenti inorganici, costituiti dalle classi sociali, che, in ultima analisi, sono soltanto il risultato della decomposizione della societ\u00e0 in elementi puramente egoistici e indifferenti al bene comune&#8221;<\/em> (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho fatto allusione al nascente capitalismo. Il rapporto fra la sua esplosione e la distruzione della societ\u00e0 antica \u00e8 stato illustrato anche da Alexis de Tocqueville, nel prologo della sua opera citata.<em>&#8220;Gli uomini, non pi\u00f9 uniti da vincoli di casta, di classe, di corporazione, di famiglia, sono gi\u00e0 troppo inclini a preoccuparsi solo dei loro interessi particolari, portati sempre a non considerare che se stessi e a chiudersi in un angusto individualismo in cui ogni virt\u00f9 pubblica \u00e8 soffocata&#8221;<\/em> ..<em>. &#8220;li mura, per cos\u00ec dire, nella vita privata&#8221; &#8230; &#8220;il denaro, come \u00e8 divenuto il segno principale che classifica e distingue gli uomini cos\u00ec ha anche acquistato una mobilit\u00e0 straordinaria passando da una mano all&#8217;altra continuamente, trasformando la condizione degli individui, abbassando o elevando le famiglie&#8221; &#8230; &#8220;Il desiderio di arricchirsi a ogni costo, la passione degli affari, l&#8217;avidit\u00e0 di guadagno, la ricerca del benessere e dei godimenti materiali sono pertanto, in questa societ\u00e0, le passioni pi\u00f9 comuni. Si diffondono facilmente in tutte le classi&#8221;<\/em> (22)<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato attuale di queste sequenze derivanti dalla Rivoluzione \u00e8 stato esposto in due sole righe da Simon Weil in <em>Le d\u00e9racinement<\/em>: <em>&#8220;Si pu\u00f2 dire che nella nostra epoca il denaro e lo Stato hanno sostituito ogni altro attaccamento&#8221;<\/em> (23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La studiosa di storia Marie-Madeleine Martin &#8211; nella sua opera <em>Les doctrines sociales en France et l&#8217;\u00e9volution de la societ\u00e9 fran\u00e7aise du XVIIe si\u00e8cle \u00e0 nos jours<\/em> &#8211; nota che la frammentazione della societ\u00e0, prodottasi dal 1789, <em>&#8220;prepara il trionfo diretto dello Stato-Dio, che regna su un popolo di robot oppure del denaro-re, messo in opera da alcuni padroni ignoti&#8221;<\/em> (24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6.<\/strong> Ma tutto questo non \u00e8 soltanto frutto della Rivoluzione e della dinamica delle sue idee, che produce certamente una loro crescita. \u00c8 anche frutto dei princ\u00ecpi della Costituzione e delle leggi politiche che avrebbe date alla luce, e che, anche se con certe varianti, continuano ovunque a operare il consolidamento nell&#8217;incremento dei risultati citati. Infatti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>a.<\/strong> Il suo principio costitutivo e operativo dall&#8217;<em>ali\u00e9nation totale<\/em> alla <em>volont\u00e9 g\u00e9n\u00e9rale<\/em> ha avuto e continua ad avere straordinarie conseguenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>1.<\/em><\/strong> Un cambiamento qualitativo &#8211; messo in evidenza soprattutto da Joseph de Maistre (25) &#8211; nel principio della sovranit\u00e0, che veniva riconosciuta come di origine divina e che si passa a dichiarare immanente alla stessa volont\u00e9 g\u00e9n\u00e9rale, per cui non ha freni trascendenti. Il diritto, non derivando da Dio n\u00e9 dall&#8217;ordine da lui posto nella sua opera creatrice, \u00e8 soltanto emanazione dello Stato, oppure &#8211; come avrebbe detto Hans Kelsen poco pi\u00f9 di un secolo dopo (26) &#8211; si confonde con esso, come una sua emanazione, che mai se ne distacca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>2.<\/strong><\/em> La grande via aperta verso il totalitarismo statale. Questo &#8211; come ha scritto Emil Brunner &#8211; &#8220;ha la sua radice storica precisamente nella Repubblica della Rivoluzione francese, nel Contrat social di Rousseau, nel suo principio della ali\u00e9nation totale, &#8220;che significa l&#8217;alienazione totale di ogni associato, con tutti i suoi diritti a tutta la societ\u00e0&#8221; &#8211; come dice il ginevrino in Du contrat social (I, VI) -, con una tale forza che &#8220;chiunque rifiutasse di ubbidire alla volont\u00e0 generale verr\u00e0 obbligato a farlo da tutto il corpo; il che significa soltanto che verr\u00e0 obbligato a essere libero&#8221; (ibid. I, VI)&#8221; (27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>3.<\/strong><\/em> Quindi, il potere cos\u00ec emanato &#8211; come ha scritto il professor Luis Sanchez Agesta &#8211; &#8220;non solo si presenta come una emanazione della comunit\u00e0 che regge, ma tende a conformarla secondo i suoi princ\u00ecpi. Il primato della volont\u00e0 di potere sulla costituzione sociale, che \u00e8 uno dei caratteri del nostro tempo, ha rotto il filo di una tradizione storica forgiatrice di istituzioni; e, in certo modo, ogni ordine sociale contemporaneo si presenta come un progetto razionale di costituzione, non soltanto delle istituzioni che incarnano il potere politico ma delle stesse viscere dell&#8217;ordine sociale&#8221; ; cos\u00ec, &#8220;la coerenza fra organizzazione di potere e costituzione sociale, \u00e8 stata alterata al punto da invertire il rapporto&#8221; (28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>b.<\/strong> <em>I princ\u00ecpi ideologici della libert\u00e0 e dell&#8217;uguaglianza<\/em>, applicandosi il primo a liberare l&#8217;individuo da tutti i suoi vincoli naturali e sociali, per lasciarlo solamente soggetto allo Stato; e richiedendo il secondo che lo Stato intervenga a imporre l&#8217;uguaglianza, portano congiuntamente, in modo irresistibile, da una parte alla <em>massificazione <\/em>e dall&#8217;altra all&#8217;<em>onnipotenza dello Stato<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alexis de Tocqueville, in <em>De la d\u00e9mocratie en Am\u00e9rique <\/em>, ha gi\u00e0 osservato che <em>&#8220;l&#8217;anarchia non \u00e8 il male maggiore che i popoli democratici devono temere, ma il minore&#8221;<\/em>; infatti, oltre a questa tendenza, la democrazia ne provoca un&#8217;altra che <em>&#8220;porta attraverso una via pi\u00f9 riservata, ma pi\u00f9 sicura, alla schiavit\u00f9&#8221;<\/em>, verso la quale gli uomini <em>&#8220;si lasciano condurre&#8221;<\/em> <em>&#8220;senza vederla&#8221;<\/em>, mentre si produce <em>&#8220;la graduale concentrazione dei diritti politici nelle sole mani dello Stato&#8221;<\/em> (29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altra parte, come scrive Fran\u00e7ois Gazier, <em>&#8220;i corpi e i poteri intermedi sono stati soppressi sulla base dell&#8217;ideologia rivoluzionaria, e cos\u00ec lo Stato con la sua amministrazione si \u00e8 trovato faccia a faccia con i privati, con i semplici cittadini senza intermediari, senza tutti quegli ammortizzatori<\/em> [le istituzioni complesse e diverse dell&#8217;Antico Regime]<em> che esistevano prima&#8221;<\/em> (30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>c.<\/strong> Le <em>costituzioni<\/em> e le<em> leggi politiche<\/em>, imponendo il suffragio universale e i partiti politici che, nelle elezioni, si contendono la rappresentanza popolare e il potere che emana dall&#8217;<em>ali\u00e9nation totale<\/em>, danno origine a un tipo particolare di democrazia rappresentativa ma non partecipativa, che n\u00e9 Montesquieu n\u00e9 Jean-Jacques Rousseau avrebbero ammesso con il nome di democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il ginevrino,<em>&#8220;la sovranit\u00e0 non pu\u00f2 essere rappresentata&#8221;<\/em> e non si possono ammettere associazioni parziali, anche se <em>&#8220;una di queste associazioni<\/em> [oggi le chiamiamo partiti politici] <em>sia tanto grande da predominare rispetto alle altre&#8221;<\/em> (31): oggi diremmo che ha la maggioranza assoluta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il bordolese, le democrazie, oltre a non tollerare l&#8217;ingrandirsi e l&#8217;arricchirsi del paese ove vigono, producendo in esso la perdita della virt\u00f9 civica, che costituisce il loro principio (32),<em>&#8220;oscillano fra il rischio dell&#8217;anarchia e il pericolo che in esse domini una fazione&#8221;<\/em> (33) e <em>&#8220;la fazione maggiore si serve dei vantaggi che ha&#8221; <\/em>e <em>&#8220;una fazione dominante non \u00e8 meno terribile di un principe in collera&#8221;<\/em> (34).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2, penso che entrambi gli autori giudicherebbero i regimi attuali del mondo occidentale come oligarchici, costituzionalmente regolati in modo tale che il potere venga disputato attraverso il suffragio universale. Si tratta di elezioni che abbisognano del <em>marketing<\/em>, della propaganda con i mezzi pi\u00f9 sofisticati, con il sostegno della stampa, della radio e della televisione, che costano somme ingenti fuori dalla portata del popolo comune, fra il quale e la realt\u00e0 si frappongono tutte le tecniche psicologiche sperimentate dalla propaganda commerciale e che vengono applicate al proselitismo oppure alla neutralizzazione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tanto ricordata e invocata garanzia costituita dalla divisione dei poteri non \u00e8 quella che ha specificamente proposto Montesquieu. Questi ha messo in guardia contro il cumulo di due di essi, e ancor di pi\u00f9 di tutti e tre, in una persona sola oppure in uno stesso gruppo sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbene, oggi, quando in una democrazia domina un solo partito o coalizione, questo terr\u00e0 nelle proprie mani non solo il potere legislativo e quello esecutivo, ma ben oltre, se si crea un Consiglio superiore del potere giudiziario &#8211; che, secondo il barone de la Br\u00e8de, non dovrebbe essere un potere, anche se si deve salvaguardare l&#8217;indipendenza della funzione giudiziaria &#8211; e questo Consiglio superiore \u00e8 designato, almeno per una parte rilevante, dal potere legislativo e, da parte sua, ha la funzione di designare i presidenti delle corti d&#8217;appello e dei tribunali territoriali, di regolare le nomine e di mantenere la disciplina: ne deriva che tutti poteri sono dominati dal partito maggioritario oppure dalla coalizione dominante, e che, se esiste una dialettica fra questi poteri, si tratta di una dialettica interna fra le diverse fazioni &#8211; per esempio, quella conservatrice e quella rivoluzionaria &#8211; dello stesso partito o della stessa coalizione dominante in parlamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>III. L&#8217;influsso della Rivoluzione francese nel diritto privato<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7.<\/strong> In Spagna si \u00e8 parlato della polemica, nel periodo della codificazione, fra le cosiddette <em>scuola filosofica<\/em> e <em>scuola storica<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una visione superficiale potrebbe identificare la prima scuola con la corrente francese, iniziata dai <em>philosophes<\/em> e trionfante nella Rivoluzione; e la seconda con la scuola storica del diritto tedesca. La cosa non \u00e8 cos\u00ec semplice; infatti, anche in Francia e in Germania queste due scuole hanno polemizzato e, attraverso diversi itinerari, in entrambi gli Stati si \u00e8 giunti alla codificazione. D&#8217;altra parte, il pensiero dei teorici dei <em>fueros<\/em> spagnoli era molto divergente da quello della scuola storica tedesca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, prendendo in esame la Francia, andiamo all&#8217;origine della cosiddetta scuola filosofica. Allo scopo dobbiamo collegarla con la scuola del diritto naturale e delle genti, idealista e naturalista, accettato dai Lumi e dall&#8217;illuminismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uomo, con la sua ragione, partendo da princ\u00ecpi, da postulati e da assiomi, pu\u00f2 elaborare attraverso deduzioni un diritto perfetto, applicabile a tutti gli uomini in ogni luogo e in ogni tempo. Ren\u00e9 Descartes ha indicato un metodo valido per tutte le scienze e quindi adeguato all&#8217;intenzione con cui Ugo Grozio inizia il suo cammino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritorniamo all&#8217;uomo astratto, antistorico, soltanto essenza, senza circostanze concrete. Si tratta di un uomo del quale Joseph de Maistre diceva che non esiste al mondo: <em>&#8220;Nella mia vita ho visto francesi, italiani, russi, e cos\u00ec via, so anche , grazie a Montesquieu, &#8220;che si pu\u00f2 essere persiani&#8221;, ma per quanto riguarda l\u2019 <\/em>uomo<em> dichiaro di non averlo mai incontrato in vita mia; se esiste, \u00e8 certamente alle mie spalle&#8221;<\/em> (35). Quest&#8217;uomo astratto, senza esistenza concreta, era tuttavia quello corrispondente al modello degli ideali della libert\u00e0 astratta, solamente alienata alla <em>volont\u00e9 g\u00e9n\u00e9rale<\/em> e all&#8217;uguaglianza assoluta, propugnate dall&#8217;ideologia trionfante nella Rivoluzione francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente questa mentalit\u00e0 doveva propugnare l&#8217;uniformit\u00e0 del diritto. E questa fu una delle preoccupazioni delle Assemblee legislative, dal decreto del 21 agosto 1790, e che fu sancita nella Costituzione del 1791. Come in tutta Europa, anche in Francia vi era diversit\u00e0 di costumi, in lungo e in largo, sul suo territorio diviso in <em>pays de droit \u00e9crit<\/em> &#8211; cio\u00e8 romano, bench\u00e9 adeguato al vissuto dagli autori del <em>ius commune<\/em> &#8211; e <em>pays de droit coutumier<\/em>, bench\u00e9 nei loro costumi fossero scritti e influissero anche elementi del diritto comune. Inoltre, vigevano editti e ordinanze di legge, certamente poco numerosi nel diritto civile, e vigeva il diritto canonico nella regolamentazione del matrimonio, dalla sua forma fino ai suoi effetti. Indubbiamente l&#8217;argomento relativo alla sicurezza del diritto aveva un peso evidente, anche se piuttosto in una prospettiva generale dalla capitale che in ogni zona concreta, ove i costumi erano vissuti e davano stabilit\u00e0 all&#8217;interpretazione dei testi legali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 9 agosto 1793 Jean-Jacques R\u00e9gis de Cambac\u00e9r\u00e8s presenta alla Convenzione un primo progetto di Codice civile, nel quale si escludeva la patria potest\u00e0, non si lasciava ai genitori completa libert\u00e0 nell&#8217;educazione dei loro figli, si instaurava il divorzio, si mettevano sullo stesso piano i figli nati fuori del matrimonio e quelli legittimi e si aboliva il potere maritale. Ma questo progetto non viene ritenuto soddisfacente dalla Convenzione, che credeva di cogliervi troppe tracce del vecchio diritto civile e voleva pi\u00f9 innovazioni, <em>&#8220;pi\u00f9 grandi idee in armonia con la grandezza della repubblica&#8221;<\/em>; e, per avere un codice totalmente concepito in modo conforme a idee completamente nuove, decreta la formazione di una <em>commissione di filosofi<\/em> incaricata di questo compito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;anno seguente lo stesso Jean-Jacques R\u00e9gis de Cambac\u00e9r\u00e8s presenta un nuovo progetto, nella cui relazione si affermava che si erano concretizzi gli assiomi dai quali l&#8217;intelligenza poteva, senza difficolt\u00e0, dedurre le loro conseguenze, e la cui applicazione lasciava pochi dubbi. Comincia la discussione. Bertrand Bar\u00e8re de Vieuzac, dopo aver affermato che le leggi civili di tutta Europa erano <em>&#8220;un melange bizarre de lois barbares et disparates&#8221;<\/em>, proclama enfaticamente: <em>&#8220;Spetta soltanto ai fondatori della repubblica la realizzazione del sogno dei filosofi e il fare leggi semplici, democratiche e comprensibili a tutti i cittadini&#8221;<\/em> (36).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8.<\/strong> Ma, appena discussi alcuni articoli, la Convenzione deve lasciare il posto al Direttorio. Tuttavia Jean-Jacques R\u00e9gis de Cambac\u00e9r\u00e8s presenta un terzo progetto al Consiglio dei Cinquecento, che servir\u00e0 da transizione fra l&#8217;epoca rivoluzionaria e quella del Consolato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arriva il Consolato e Napoleone, gi\u00e0 primo console, annuncia la pubblicazione di un codice di leggi civili, che affida a una commissione di quattro esperti giuristi. Il suo presidente, Fran\u00e7ois-Denis Tronchet, era anche presidente del Tribunale di Cassazione e giurista profondo della scuola <em>coutumi\u00e8re<\/em>; F\u00e9lix-Julien-Jean Bigot de P\u00e9ameneu e Jacques de Maleville, uomini d&#8217;esperienza e il secondo di questi due anch&#8217;egli membro del Tribunale di Cassazione; Jean-Etienne-Marie Portalis era fra loro il giurista pi\u00f9 illustre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Napoleone deve soffocare l&#8217;opposizione del Tribunato e del Corpo legislativo per far avanzare il suo <em>Code civil des fran\u00e7ais<\/em>, che viene riveduto durante l&#8217;Impero e prende il nome di <em>Code de Napol\u00e9on<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">F\u00e9lix-Julien-Jean Bigot de Pr\u00e9ameneu, nella sua esposizione delle ragioni della versione riveduta del 9 settembre 1809, dice: <em>&#8220;Il Codice di Napoleone \u00e8 una specie di arca santa con la quale daremo ai popoli vicini l&#8217;esempio di un rispetto religioso&#8221;<\/em> (37).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I redattori del Codice francese mantengono il principio della necessit\u00e0 di un Codice unico mentre respingono l&#8217;illimitato entusiasmo innovativo dei rivoluzionari. Jean-\u00c9tienne-Marie Portalis, nel <em>Discorso preliminare <\/em>al Progetto, presentato il 20 gennaio 1801, arriva a dire che <em>&#8220;i secoli dei filosofi e della luce spesso sono soltanto il teatro dei loro eccessi&#8221;<\/em> (38). Si \u00e8 detto che l&#8217;eredit\u00e0 della Rivoluzione \u00e8 stata accettata dal Consolato solamente con beneficio d&#8217;inventario: infatti, in essa dell&#8217;opera rivoluzionaria \u00e8 stato recepito unicamente il carattere civile del matrimonio, il divorzio soltanto in casi limite, e l&#8217;abolizione delle sostituzioni fidocommissarie, che Napoleone avrebbe ristabilito nella revisione del 1807 ma soltanto per la nuova nobilt\u00e0 da lui creata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto all&#8217;armonizzazione dei princ\u00ecpi dell&#8217;uniformit\u00e0 e della conservazione del diritto di fronte alla diversit\u00e0 esistente in Francia, nello stesso discorso di Jean-\u00c9tienne-Marie Portalis si dice: <em>&#8220;Abbiamo proceduto, se si pu\u00f2 dire cos\u00ec, a una transazione fra il diritto scritto e i costumi tutte le volte in cui ci \u00e8 stato possibile conciliare le sue disposizioni oppure modificare l&#8217;una o l&#8217;altra senza rompere l&#8217;unit\u00e0 del sistema e senza urtare lo spirito generale&#8221;<\/em> (39).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando la transazione riesce impossibile, generalmente si opta per dare la preferenza alla normativa <em>coutumi\u00e8re<\/em>. Si transige anche fra l&#8217;abolizione della libert\u00e0 di testare, soppressa dalla Convenzione, e la libert\u00e0 quasi piena vigente in buona parte della Francia allo scopo di lasciare il patrimonio familiare a un solo discendente. Si prende la <em>r\u00e9serve<\/em> dai <em>pays <\/em>in cui vigeva il principio di uguaglianza successoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In apparenza i giuristi avevano vinto la filosofia e l&#8217;esperienza si era imposta alla Rivoluzione. Ma questa aveva imposto il suo principio della sovranit\u00e0 della legge positiva, opera dello Stato e del suo potere legislativo. Con essa in tutta l&#8217;Europa continentale \u00e8 ritornata, nei Codici, la legislazione rivoluzionaria relativa alla famiglia; fuori da essi sono giunte la legalizzazione dell&#8217;aborto e la fecondazione artificiale, e l&#8217;eutanasia \u00e8 alle porte.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>IV. Influsso della Rivoluzione francese sul positivismo giuridico <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>e sulla statalizzazione del diritto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9<\/strong>. La &#8220;transazione&#8221; &#8211; come la chiama timidamente Jean-\u00c9tienne-Marie Portalis &#8211; significa tuttavia un cambiamento qualitativo, grazie al quale lo Stato si impadroniva del diritto civile, che rinchiudeva prigioniero nel <em>Code<\/em> e che poteva mutilare, mutare o ridurne l&#8217;ambito con nuove leggi. Come ha detto Emil Brunner, lo Stato totalitario che ne nasce comporta <em>&#8220;la piena libert\u00e0 di chiamare diritto quello che vuole senza riconoscere nessuna legittima pretesa originaria n\u00e9 dell&#8217;individuo n\u00e9 dei gruppi sociali&#8221;<\/em> (40).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 di cinquant&#8217;anni fa il grande giurista francese Georges Ripert scriveva la sua opera,<em> Le r\u00e9gime d\u00e9mocratique et le droit civil<\/em> (41), e qualche anno dopo, alla fine della seconda guerra mondiale, <em>Le d\u00e9clin du droit<\/em>, nel cui primo capitolo diceva: <em>&#8220;Il preteso trasferimento di sovranit\u00e0 &#8211; dal re alla nazione &#8211; nasconde una creazione. Il re di Francia non ha mai avuto il potere legislativo o, almeno, un potere paragonabile a quello del parlamento moderno. Non \u00e8 necessario ricordare le ragioni storiche per cui era obbligato a condividere la sovranit\u00e0. Basta constatare che non osava toccare il diritto civile&#8221;<\/em> (42).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Montesquieu, circa mezzo secolo prima della Rivoluzione francese, faceva notare che <em>&#8220;la maggior parte dei popoli d&#8217;Europa \u00e8 ancora governata da costumi. Ma se, a causa di un dilatato abuso di potere, a causa di una grande conquista, il dispotismo si istituisse a un certo grado, non vi sarebbero costumi n\u00e9 regioni in grado di mantenersi&#8221;<\/em> (43). Nel suo manoscritto aveva annotato: <em>&#8220;Non si giudichino chimerici i cambiamenti di questo genere&#8221;<\/em> (44).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti &#8211; nonostante il criterio dei redattori, esposto da Jean-\u00c9tienne-Marie Portalis e che adottarono gli altri tre membri della commissione redattrice &#8211; il Codice napoleonico, al suo articolo 4, considerava colpevole di rifiuto di dare giustizia il giudice che si fosse rifiutato di giudicare adducendo silenzio, oscurit\u00e0 oppure insufficienza della legge, senza indicare le norme suppletorie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel diritto italiano l&#8217;applicazione dei costumi, sempre suppletoria nel Codice attuale, richiede il richiamo da parte delle leggi o dei regolamenti. E, bench\u00e9 il Codice civile spagnolo del 1889 al suo articolo 6, in mancanza di legge applicabile, si rimettesse ai costumi e ai princ\u00ecpi generali del diritto, in una delle sue riforme si \u00e8 finito per ammettere tale rimando soltanto in un modo simile a quello del Codice italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima del Codice civile, in Spagna, Joaqu\u00edn Costa pensava nello stesso senso del testo citato di Montesquieu. Facendo riferimento ai liberali spagnoli del suo tempo, diceva: <em>&#8220;Pensano che il popolo sia ormai re e sovrano, perch\u00e9 gli hanno messo in mano la scheda elettorale. Non credetelo, finch\u00e9 non venga anche riconosciuto all&#8217;individuo e alla famiglia la libert\u00e0 civile, e all&#8217;insieme degli individui e delle famiglie il diritto complementare a questa libert\u00e0, il diritto di statuire in forma di costumi, tale sovranit\u00e0 \u00e8 uno scherzo, rappresenta il diritto di darsi periodicamente un padrone che gli detti legge, che gli imponga la sua volont\u00e0: la scheda elettorale \u00e8 lo straccio di porpora e lo scettro di canna con cui venne travestito Cristo da re nel pretorio di Pilato&#8221;<\/em> (45).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10.<\/strong> D&#8217;altra parte, pure la funzione dei giuristi veniva rivoluzionata. Anche il grande trattatista francese Georges Ripert lo ha sottolineato reiteratamente. Mi limito a citare due suoi paragrafi in proposito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Apriamo il trattato di Domat sulle leggi civili. Per lui le leggi non sono soltanto i comandi dell&#8217;autorit\u00e0 sovrana, del re o della Chiesa, ma anche le regole contenute nei costumi delle province e negli usi locali, quelle scritte nel Digesto<em> e nel <\/em>Codice<em> di Giustiniano, quelle imposte dalla giurisprudenza dei Parlamenti. Fra queste leggi Domat fece una distinzione fondamentale: alcune sono <\/em>immutabili<em> perch\u00e9 derivano dalla natura delle cose; altre sono <\/em>arbitrarie<em> perch\u00e9 le stabilisce la volont\u00e0 dell&#8217;uomo. Le leggi arbitrarie devono rispettare le leggi immutabili; infatti nessuno pu\u00f2 modificare a proprio capriccio le leggi fondate sulla natura e scoperte dalla ragione. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Vi \u00e8 qui esposta la teoria dei giuristi dell&#8217;antica Francia relativamente alle leggi. Ma non erano questi i maestri degli uomini della Rivoluzione. Rousseau non dice: le leggi<em>; dice: <\/em>la legge<em>; e per lui la legge \u00e8 sovrana, poich\u00e9 \u00e8 l&#8217;espressione della volont\u00e0 generale. Sotto la Rivoluzione cadono tutti i poteri, quelli del re, della Chiesa, dei costumi delle province, dei Parlamenti, delle corporazioni. Vi \u00e8 soltanto un&#8217;autorit\u00e0: l&#8217;Assemblea, incaricata di fare le leggi. Essa detiene il potere legislativo nel suo assolutismo&#8221;<\/em> (46).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Napoleone pensa di condensare tutto il diritto civile nel suo Codice. Per questa ragione, quando uno dei redattori di tale Codice, Jacques de Maleville, pubblica la sua <em>Analyse raisonn\u00e9 de la discussion du Code civil au Conseil d&#8217;\u00c9tat<\/em>, che ne \u00e8 il primo commento, Napoleone esclama: <em>&#8220;Mon Code est perdu&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Scuola esegetica si impegnava a mostrare che il Codice racchiudeva tutto il diritto, dimenticando le giudiziose messe in guardia di Jean-\u00c9tienne-Marie Portalis. Cos\u00ec L. Liard diceva: <em>&#8220;Il diritto \u00e8 la legge scritta <\/em>[&#8230;]<em> gli articoli del Codice sono teoremi, rispetto ai quali si tratta di mostrare il loro collegamento e di trarne le conseguenze. Il giurista \u00e8 un mero geometra&#8221;<\/em> (47).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo postulato fondamentale \u00e8 il principio della sua completezza, poi riferita all&#8217;ordinamento giuridico positivo. Questo lo prevede, esplicitamente oppure implicitamente, tutto. E la norma abbraccia tutti i casi che si possono teoricamente comprendere nella sua lettera astratta. F. Laurent, pi\u00f9 di mezzo secolo dopo la promulgazione del <em>Code<\/em>, diceva: <em>&#8220;Sulla base dei nostri codici la missione degli interpreti \u00e8 pi\u00f9 modesta di quanto fosse in altri tempi. Non si rendono sempre conto di questo profondo cambiamento di situazione&#8221;<\/em>; <em>&#8220;Non ci \u00e8 lecito correggere, perfezionare i nostri codici&#8221;<\/em> (48).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo modo si rivelava corretta la frase di Georges-Jacques Danton : <em>&#8220;Il giudice \u00e8 il servo della legge&#8221;<\/em>. Con questo criterio esegetico, il giudice potrebbe essere vantaggiosamente sostituito da un <em>computer<\/em>, se non fosse irrealizzabile il sogno dell&#8217;esegesi di comprendere tutti i fatti nella lettera delle leggi positive, operando con semplici sillogismi, anche a costo di far passare attraverso un imbuto tutti i fatti, allo scopo di predisporre la premessa minore. Ma la ricchezza di varianti, di sfumature e di combinazioni offerte dalla vita non permette questo riduzionismo se non con perdite dal punto di vista sostanziale, con riduzione della norma alla corteccia delle sue parole e con la torchiatura e il disseccamento dei fatti, come si fa con le piante per metterle in un erbario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La reazione della giurisprudenza e della dottrina in questa materia \u00e8 stata inevitabile. Tuttavia, dopo un Fran\u00e7ois G\u00e9ny &#8211; che, in Francia, perorava la causa della <em>&#8220;libre<\/em> [rispetto al legislatore]<em> recherche scientifique<\/em>&#8221; (49)<em> &#8211; <\/em>verr\u00e0 un Hans Kelsen che, identificando diritto e Stato, ha posto l&#8217;essenza del diritto nella sanzione. Vi sono state poi grandi reazioni, ma l&#8217;esegesi pi\u00f9 positivista e letterale \u00e8 sempre minacciosa; i funzionari sono soliti limitarsi a essa, e la vogliono sempre quanti impongono nuove leggi rivoluzionarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circa centoquarant&#8217;anni fa, in Germania, quando &#8211; nonostante tutta l&#8217;opera svolta dalla Scuola storica &#8211; pure la legge era regina e signora, il procuratore generale Julius Hermann von Kirchmann diceva che, per imposizione della legge positiva, il sapere, <em>&#8220;anche il sapere confuso e difettoso vince l&#8217;essere&#8221;<\/em>. <em>&#8220;Il legislatore &#8211;<\/em> spiegava &#8211; <em>viene a dire alla scienza del diritto qualcosa di simile a quello che si direbbe all&#8217;architetto, &#8220;lei pu\u00f2 abbozzare e dipingere case, ma non edificarle&#8221;&#8221;<\/em>. In questo modo &#8211; lamentava &#8211; la scienza del diritto <em>&#8220;da sacerdotessa della verit\u00e0 si trasforma in serva del caso, dell&#8217;errore, della passione e della impremeditazione&#8221;<\/em> del legislatore. E <em>&#8220;dall&#8217;etere celeste discende al fango della terra&#8221;<\/em>, cos\u00ec come i giuristi <em>&#8220;si sono trasformati in tarli che vivono nel legno marcio della legge positiva&#8221;<\/em> (50).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora negli anni Trenta Georges Ripert lamentava l&#8217;abdicazione dei giuristi: <em>&#8220;Le parole di cui si servivano i dottori: Diritto, Giustizia,Ragione, Progresso, la democrazia le ha scritte con la maiuscola sui manifesti elettorali. I giuristi che le leggono non vogliono rendersi conto che il loro significato \u00e8 mutato&#8221;<\/em> (51).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>V. Ricapitolazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>11<\/strong>. Oggi in Francia, ma non solo in Francia, si sente gridare <em>&#8220;Trop \u00c9tat&#8221;<\/em>. Pochi anni fa un conoscitore perfetto dello Stato e dell&#8217;Amministrazione francese, Yves Cannac, pubblicava l&#8217;opera <em>Le juste pouvoir<\/em>, nella quale, dopo aver mostrato come quella che denominava <em>d\u00e9mocracie h\u00e9g\u00e9monique<\/em> &#8211; per non chiamarla totalitaria &#8211; stava soppiantando in Francia la societ\u00e0 nelle sue funzioni, propugnava una democrazia partecipativa che si circoscriveva nei limiti del suo giusto potere (52).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa eventualit\u00e0 \u00e8 impossibile senza rivedere e rettificare i princ\u00ecpi di base sorti dalla Rivoluzione francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circa quarant&#8217;anni fa un altro giurista francese, Ren\u00e9 Savatier, all&#8217;inizio della sua opera <em>Du droit civil au droit public<\/em>, spiegava: <em>&#8220;La Rivoluzione francese, alla scuola di Jean-Jacques Rousseau avrebbe<\/em> [&#8230;] <em>considerato come una tirannia tutto quanto costringesse la libert\u00e0 dell&#8217;individuo. A suoi occhi, questa libert\u00e0 poteva essere ristretta soltanto dalla sovranit\u00e0 popolare, volont\u00e0 dell&#8217;insieme dei cittadini ed espressione dello Stato&#8221;<\/em> (53). Fuori dalla legalizzazione del suffragio universale <em>&#8220;tutti i gruppi, tutte le comunit\u00e0, che costringono la libert\u00e0 dell&#8217;individuo dalla famiglia alla corporazione, tutti erano agli occhi della Rivoluzione, agli occhi di Jean-Jacques Rousseau e anche agli occhi di Bonaparte, altrettanti usurpatori della libert\u00e0 individuale&#8221;<\/em> (54). Ma in questo modo, lasciando l&#8217;uomo solo di fronte allo Stato, senza il sostegno dei corpi sociali, nei quali precisamente si realizza, Ren\u00e9 Savatier dice che <em>&#8220;sorge un nuovo pericolo&#8221; <\/em>: <em>&#8220;l&#8217;individuo \u00e8 subordinato al collettivo, rappresentato dall&#8217;onnipotente volont\u00e0 dello Stato&#8221;<\/em> (55).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venticinque anni dopo, addirittura un ex presidente della Repubblica francese, Georges Pompidou, nella sua opera postuma <em>Le noeud gordien<\/em>, indicava un peggioramento: <em>&#8220;mentre cos\u00ec si instaura <\/em>&#8211; come aveva appena spiegato &#8211; <em>nei costumi e negli spiriti una specie di anarchia, l&#8217;uomo si trova certamente dotato, grazie alle scoperte scientifiche, di un potere di pressione sugli elementi, ma anche sull&#8217;uomo; di un potere assolutamente nuovo e smisurato. Lo scienziato, l&#8217;ingegnere, il tecnocrate dispongono di mezzi colossali. Questi mezzi, quanto all&#8217;essenziale, si concentrano nelle mani dello Stato e di un&#8217;amministrazione che inquadra gli individui, li pone in schede perforate, li indicher\u00e0 domani con un numero <\/em>[le cose stanno gi\u00e0 cos\u00ec]<em>, determinando la crescita di livello, le attivit\u00e0 auspicabili e la loro dislocazione geografica, prendendo a proprio carico l&#8217;educazione, l&#8217;istruzione, la formazione professionale, presto il dovere e il diritto alla procreazione, e la durata del lavoro e dell&#8217;ozio, l&#8217;et\u00e0 della pensione, le condizioni della vecchiaia, il trattamento medico&#8221;<\/em> &#8230; <em>&#8220;mentre l&#8217;individuo si sente libero e si libera dagli obblighi e dalle repressioni tradizionali, si costruisce una macchina tecnico-scientifica mostruosa, che pu\u00f2 ridurre in schiavit\u00f9 l&#8217;individuo stesso, oppure distruggerlo da oggi a domani. Tutto dipende da coloro che hanno le leve del comando. &#8220;Nessuno si allevi l&#8217;illusione del controllo. Una volta al volante dell&#8217;automobile, nessuno pu\u00f2 impedire all&#8217;autista di schiacciare l&#8217;acceleratore e di dirigere il veicolo dove vuole&#8221;<\/em> (56).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rimedio \u00e8 costituito dalla difficile rottura del nodo gordiano. Sono necessarie &#8211; come diceva lo stesso Georges Pompidou &#8211; <em>&#8220;istituzioni che assicurino, in tutte le tappe della vita, a tutti i livelli della societ\u00e0, in tutti i quadri in cui si pu\u00f2 inserire la vita individuale &#8211; famiglia, professione, provincia, patria -, il massimo di agibilit\u00e0 e di libert\u00e0. E ci\u00f2 con il fine di limitare i poteri dello Stato, di non lasciare a esso pi\u00f9 di quanto \u00e8 di sua specifica responsabilit\u00e0, che ai nostri giorni \u00e8 gi\u00e0 enorme; di lasciare ai cittadini la gestione dei propri affari, della propria vita personale, dell&#8217;organizzazione della propria felicit\u00e0 cos\u00ec come la concepiscono, al fine di sfuggire a questa funesta inclinazione che, con il pretesto della solidariet\u00e0, porta direttamente al gregge&#8221; <\/em>(57).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8 la sfida! Ma la rottura di questo nodo gordiano richiede una revisione previa di tutti i miti, di tutti gli errori e di tutte le aberrazioni seminate dalla Rivoluzione francese diffondendo le sue idee ovunque. E, soprattutto, il ritorno alla trascendenza, che essa ha voluto soppiantare &#8211; e che soppianta &#8211; con la ragione umana fatta legge, in quanto, come volont\u00e0 generale, si fa <em>verbo<\/em> del Leviatano che ci viene presentato come <em>Demos<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Juan Bechmans Vallet de Goytisolo<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/linflusso-della-rivoluzione-francese-nel-diritto-pubblico-e-privato-attuale\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":28987,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,37,24],"tags":[180,457],"class_list":["post-1281","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diritto","category-rivoluzione-francese","category-storia","tag-diritto-2","tag-rivoluzione-francese-2","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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