{"id":1276,"date":"2005-09-05T00:00:00","date_gmt":"2005-09-04T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-11-06T12:55:07","modified_gmt":"2015-11-06T11:55:07","slug":"aspetti-dello-sviluppo-industriale-nel-medioevo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/aspetti-dello-sviluppo-industriale-nel-medioevo\/","title":{"rendered":"Aspetti dello sviluppo industriale nel Medioevo"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong>Quaderni di Cristianit\u00e0<\/strong>, anno II, n. 4, primavera 1986, pp. 20-31.<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/industria_medioevo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-27176 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/industria_medioevo.jpg\" alt=\"industria_medioevo\" width=\"176\" height=\"200\" \/><\/a><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Luciano Benassi<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Introduzione<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;La cultura accademica, bene o male, ormai sa che il Medioevo non \u00e8 un\u2019epoca di sottosviluppo, di oscurantismo, di ignoranza e ancora meno di tirannia. Non sempre, tuttavia, questo si trasmette a chi frequenta la universit\u00e0 <\/em>[&#8230;].<em> &#8220;Vi sono, poi, sacche di resistenza dove si continuano a veicolare pregiudizi e sciocchezze sul Medioevo <\/em>[&#8230;]. &#8220;[&#8230;]<em> Per molti il pregiudizio \u00e8 di carattere ideologico, anticlericale: si rendono conto che l\u2019anima del Medioevo \u00e8 la fede cattolica, e quindi si rifiutano di prenderlo in considerazione seriamente. Per altri insegnanti credo che, al di l\u00e0 di ogni prospettiva ideologica, il problema sia semplicemente costituito dalla mancanza di aggiornamento, di preparazione, di curiosit\u00e0 intellettuale&#8221; <\/em>(1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con queste parole R\u00e9gine Pernoud, uno dei pi\u00f9 autorevoli studiosi della civilt\u00e0 medioevale europea, definisce lo stato delle conoscenze sul Medioevo nelle scuole francesi. Senza fatica, credo, le stesse considerazioni potrebbero applicarsi alla situazione italiana, dove, oltre la cerchia degli specialisti, l\u2019informazione sul Medioevo risente degli stessi pregiudizi anticattolici denunciati dalla ricercatrice francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali pregiudizi sono il risultato di una pressione culturale che ha origini lontanissime &#8211; riscontrabile nel Rinascimento, esplicita nel movimento protestantico, attiva nell\u2019illuminismo &#8211; e il cui scopo \u00e8 la rimozione dalla memoria storica dei cattolici di ogni nozione di civilt\u00e0 cristiana, cio\u00e8 della <em>&#8220;realizzazione, nelle condizioni inerenti ai tempi e ai luoghi, dell\u2019unico vero ordine tra gli uomini&#8221;<\/em> (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei risultati di questa campagna plurisecolare di disinformazione \u00e8 la &#8220;leggenda nera&#8221; sul Medioevo, cio\u00e8 l\u2019alone cupo che grava su ogni espressione del mondo medioevale (3). Manifestazioni di tale &#8220;leggenda&#8221; sono i luoghi comuni pi\u00f9 grossolani e, purtroppo, ampiamente diffusi nella cultura corrente. Basti ricordare le fantasie intorno allo ius primae noctis, o le varie figurazioni del &#8220;signorotto feudale&#8221; che governa tirannicamente folle di contadini abbrutiti dalla fatica, oppure, ancora, l\u2019idea dell\u2019Inquisizione, dei roghi e della caccia alle streghe, fenomeni, questi ultimi. che sebbene siano apparsi qualche secolo dopo l\u2019epoca medioevale, vengono considerati come un suo prodotto e descritti, fra l\u2019altro, con proporzioni assolutamente deformate anche rispetto alla loro realt\u00e0 storica (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale &#8220;leggenda nera&#8221; non \u00e8 costituita, tuttavia, solo dalle notizie che si sono sedimentate in secoli di storiografia di parte, ma anche dalle innumerevoli omissioni sull\u2019epoca medioevale e sulle sue realizzazioni. Nell\u2019opinione comune il Medioevo \u00e8 un\u2019epoca sterile sotto tutti i punti di vista, \u00e8 un puro lasso di tempo, come denota il nome stesso gi\u00e0 semanticamente caratterizzato: Medioevo, ovvero Et\u00e0 Media fra due epoche, l\u2019antichit\u00e0 classica e il Rinascimento, che godono invece di un unanime giudizio positivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure &#8211; si chiede R\u00e9gine Pernoud &#8211; come \u00e8 possibile che un\u2019epoca considerata di sottosviluppo ci abbia lasciato le cattedrali (5)? E &#8211; si potrebbe incalzare &#8211; come \u00e8 possibile che dalla civilt\u00e0 medioevale sorgano citt\u00e0 ancora oggi ammirate per la loro bellezza e per la loro &#8220;vivibilit\u00e0&#8221;? Com\u2019\u00e8 possibile che in un periodo cos\u00ec oscuro siano nate le universit\u00e0, o abbiano visto la luce capolavori artistici e letterari incomparabili? O che il commercio o il semplice spirito di avventura abbiano spinto uomini nell\u2019allora lontanissimo Oriente per allacciare contatti con genti sconosciute? Strana oscurit\u00e0, strana barbarie, quelle medioevali! E strana storiografia quella che non riesce a giustificare un divario cosi macroscopico tra il fatto e il giudizio!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra gli aspetti della civilt\u00e0 medioevale che pi\u00f9 hanno patito le falsit\u00e0 e i silenzi della &#8220;leggenda nera&#8221;, sicuramente occorre annoverare il mondo delle invenzioni, dell\u2019industria e, in generale, il mondo della tecnica. Se, nella cerchia degli specialisti, la scoperta di numerosi manoscritti di carattere tecnico ha ribaltato l\u2019opinione relativa a un Medioevo arretrato anche da questo punto di vista (6), permane tuttavia, negli altri gradi di istruzione, l\u2019idea di un\u2019epoca tecnologicamente infeconda, verso la quale il prodigioso sviluppo industriale dei secoli successivi non sarebbe in nulla debitore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A dissipare questi luoghi comuni contribuiscono felicemente un denso volumetto di Jean Gimpel, <em>La r\u00e9volution industrielle du Moyen Age<\/em> (7), e un lungo articolo di Terry S. Reynolds, <em>Le radice medioevali della Rivoluzione industriale<\/em> (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ancora tradotto in italiano e reperibile soltanto nelle edizioni francese e inglese, l\u2019opera di Jean Gimpel, studioso di storia della tecnologia, possiede tutti gli elementi per replicare un successo editoriale dello stesso autore, <em>Costruttori di cattedrali<\/em> (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pregio dell\u2019opera \u00e8, infatti, quello di unire al taglio indiscutibilmente divulgativo dell\u2019esposizione, un altrettanto indiscutibile seriet\u00e0 scientifica, quale si evince dalle numerose fonti originali citate e dagli abbondanti riferimenti bibliografici (10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo si deve aggiungere un ulteriore elemento di interesse, costituito dal suo carattere di grande respiro. Jean Gimpel infatti, per suffragare la tesi di un Medioevo fortemente industrializzato, percorre a uno a uno tutti i settori produttivi dell\u2019epoca, soffermandosi anche su aspetti collaterali come la disciplina giuridica del lavoro e fenomeni di inquinamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non meno utile, pure se limitato alle dimensioni di un articolo, \u00e8 lo studio di Terry S. Reynolds. L\u2019autore, laureato in storia e professore alla Michigan Technological University, negli Stati Uniti, tende a mostrare il ruolo avuto dall\u2019introduzione durante il Medioevo delle macchine azionate ad acqua per il successivo sviluppo industriale dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entrambi gli autori concordano sull\u2019importanza dell\u2019utilizzo dell\u2019energia idraulica nella trasformazione dell\u2019economia medioevale: si tratta di un fenomeno che passo a esporre, sia pure succintamente, perch\u00e9 da solo pu\u00f2 contribuire a smascherare molte falsit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Lo sfruttamento dell\u2019energia idraulica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dal secolo IX, l\u2019Europa conosce uno straordinario sviluppo, per numero e qualit\u00e0, di un tipo di fabbrica che gli storici della tecnica sono soliti rubricare sotto il nome di mulino. Non si tratta, tuttavia, solo del luogo in cui, secondo il significato corrente del termine, si trasformano i cereali: il mulino medioevale ospita una vasta gamma di attivit\u00e0 industriali che va dalla lavorazione della lana e della carta alla produzione della birra, dalla concia delle pelli alla frantumazione delle olive, fino al settore metallurgico, nel quale dominano la lavorazione del ferro e la produzione della ghisa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cuore di ogni mulino medioevale e autentico centro propulsore di esso, \u00e8 la <em>ruota idraulica<\/em> il cui movimento rotatorio, generato da un flusso d\u2019acqua, fornisce l\u2019energia necessaria alle diverse fasi di lavorazione. Anche nel mondo antico esistevano i mulini ad acqua, ma il loro impiego era limitato da almeno due fattori. Innanzitutto la difficolt\u00e0 di reperire condizioni idrauliche convenienti, cio\u00e8 corsi d\u2019acqua regolari che assicurassero continuit\u00e0 di funzionamento alle macchine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si deve dimenticare che il baricentro geografico del mondo antico, rispetto a quello del mondo medioevale, era pi\u00f9 spostato verso mezzogiorno. Ma il vero motivo dell\u2019assenza di una strategia di meccanizzazione nell\u2019Antichit\u00e0 &#8211; che, come nel Medioevo, avrebbe dovuto fondarsi sull\u2019energia idraulica &#8211; \u00e8 socio-politico. Osserva Jean Gimpel: <em>&#8220;La forza idraulica poteva offrire soltanto un interesse limitato in paesi dove la schiavit\u00f9 forniva mano d\u2019opera a buon mercato&#8221;<\/em> (11), per cui <em>&#8220;una politica di meccanizzazione avrebbe<\/em> [avuto] <em>un effetto disastroso sulla mano d\u2019opera libera e servile&#8221;<\/em> (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario, in un mutato clima sociale e politico come quello del secolo IX, il declino e poi la scomparsa della schiavit\u00f9 si accompagnano all\u2019impiego su larga scala dell\u2019energia idraulica. Le cifre non lasciano spazio a dubbi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Francia, <em>&#8220;verso l\u2019anno 845, sui 23 possedimenti del monastero di Montier-en Der, nel dipartimento di Saint-Dizier nell\u2019Alta Marna, si contavano, sul fiume Voize, 11 mulini, 3 dei quali erano dislocati in meno di 6 chilometri. Sulle terre dell\u2019Abbazia di Saint-German-des-Pr\u00e9s, oggi noto per i suoi caff\u00e8 letterari: Flore, Lipp, Deux-Magots, non v\u2019erano meno di 59 mulini, costruiti lungo modesti corsi d\u2019acqua<\/em> [&#8230;]. <em>&#8220;Nel corso dei secoli successivi, il numero dei mulini ad acqua aument\u00f2 considerevolmente. Cos\u00ec, sui bordi della Robec, che si getta nella Senna a Rouen, si contavano 2 mulini nel secolo X, 4 nell\u2019XI, 10 nel XIII e 12 all\u2019inizio del secolo XIV. In quello che oggi costituisce il dipartimento dell\u2019Aube sono menzionati 14 mulini nel secolo XI, 60 nel secolo XII e pi\u00f9 di 200 nel secolo XIII&#8221;<\/em> (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione descritta relativamente alla Francia non \u00e8 diversa da quella dell\u2019Inghilterra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso il <em>Domesday Book<\/em>, una raccolta dei questionari compilati dagli amministratori che Guglielmo il Conquistatore invia nelle contee inglesi intorno al 1086 per recensire i beni del regno, ci \u00e8 pervenuto un preciso quadro socio-economico dell\u2019Inghilterra del secolo XI. I messi di Guglielmo visitarono <em>&#8220;circa 34 delle contee che costituiscono l\u2019Inghilterra contemporanea, e inventariarono 9250 castelli occupati da 287.045 fittavoli&#8221;<\/em> (14).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vita economica di questo popolo &#8211; cio\u00e8 quasi un milione e mezzo di abitanti, considerando ciascun fittavolo a capo di una famiglia di cinque persone &#8211; si svolgeva intorno al mulino e allo sfruttamento dell\u2019energia idraulica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel <em>Domesday Book<\/em>, infatti, <em>&#8220;sono stati inventariati 5.264 mulini; 3.463 castelli, cio\u00e8 pi\u00f9 di un terzo del totale, possedevano un mulino, forse due&#8221;<\/em> (15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mediamente, dunque, un mulino serviva cinquanta famiglie, ma in certe contee, come il Wiltshire, ricche di cereali e di corsi d\u2019acqua, si raggiungeva il rapporto di un mulino ogni ventisei famiglie, con una densit\u00e0, sul fiume Wylye, di trenta mulini dislocati su sedici chilometri di corso fluviale, cio\u00e8 un mulino ogni cinquecento metri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista tecnologico la &#8220;follia costruttiva&#8221; medioevale costituisce, per gli ingegneri del tempo, un\u2019autentica sfida. La necessit\u00e0 di installare gli impianti nelle pi\u00f9 svariate condizioni idrauliche, di migliorare i rendimenti e di meccanizzare nuovi tipi di lavorazioni li spinge ad adottare soluzioni tecniche ardite e originali che, complessivamente considerate, fanno arretrare di parecchi secoli quel processo di sviluppo dell\u2019industria europea solitamente e troppo affrettatamente collocato nel secolo XVIII. Del resto, basti tenere presente che molti mulini citati nel <em>Domesday Book &#8220;funzionavano ancora nel secolo XVIII, in piena rivoluzione industriale. Ammodernati, esistevano ancora nel secolo XIX e alcuni sono ancora in piedi ai giorni nostri&#8221;<\/em> (16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il capitolo relativo allo sviluppo e alla evoluzione tecnica dei mulini \u00e8 sicuramente uno dei pi\u00f9 appassionanti di tutta la storia dell\u2019industria medioevale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019articolo di Terry S. Reynolds, sia pure in modo rapido, offre una serie di esempi che testimoniano la vastit\u00e0 delle applicazioni dell\u2019energia idraulica e la corrispondente vastit\u00e0 delle soluzioni adottate per meccanizzare i processi produttivi pi\u00f9 disparati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;A partire dal IX secolo i costruttori di mulini cominciarono a estendere gli sviluppi conseguiti nell\u2019antichit\u00e0. Per esempio, applicarono la ruota idraulica verticale a vari processi che, come il sollevamento dell\u2019acqua con la noria, richiedevano un moto rotatorio nello stesso piano di quello della ruota. Uno di questi processi era la molatura e levigatura dei metalli nelle coltellerie. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Queste fabbriche sono menzionate per la prima volta in documenti che risalgono all\u2019inizio del Duecento. In esse furono installati ingranaggi non per modificare il piano di rotazione ma per aumentare la velocit\u00e0 di rotazione dell\u2019asse della ruota idraulica, e in alcuni casi per spostare la direzione del piano di rotazione in quello di mole montate su alberi ad angolo retto rispetto all\u2019asse della ruota idraulica. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Altri esempi di nuove applicazioni dell\u2019energia idraulica che utilizzavano il moto rotatorio di ruote idrauliche verticali nello stesso piano erano i torni (l\u2019esempio pi\u00f9 antico dell\u2019uso di energia idraulica a questo scopo risale al Trecento), torni per la produzione di tubi (nel Quattrocento), cilindri per la produzione di fogli di metallo e cesoie circolari per tagliare i fogli (anch\u2019essi nel Quattrocento), ventilatori per l\u2019aerazione delle miniere, montacarichi, pompe a palle e catene per miniere (tutti nel Cinquecento). <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;In modo simile gli ingegneri medioevali estesero la combinazione della ruota idraulica e di ruote dentate verticali che ingranavano con altre orizzontali. Gi\u00e0 nel IX secolo in Francia mulini idraulici tradizionali furono modificati non per trasformare cereali in farina (l\u2019unico uso romano della combinazione di ingranaggi e della ruota idraulica), ma per macinare malto in vista della produzione di birra. La combinazione di ruote dentate verticali e orizzontali fu applicata in seguito per sostituire il lavoro manuale in attivit\u00e0 come la frantumazione e macinazione di minerali metallici<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Nell\u2019XI secolo la combinazione di ruote dentate verticali e orizzontali fu sviluppata ulteriormente per fare ruotare macine disposte verticalmente che frantumavano piuttosto che macinare. Frantoi idraulici con siffatte macine verticali potrebbero essere stati impiegati per produrre olio di oliva gi\u00e0 nell\u2019XI secolo mentre vi sono prove sicure di un loro uso a questo o ad altri scopi gi\u00e0 nel XII secolo. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>All\u2019inizio del XII secolo le ruote ad acqua furono adottate dall\u2019industria della concia delle pelli: esse riducevano in polvere la corteccia di querce in preparazione del processo di lisciviazione con cui si estraeva il tannino. Ruote idrauliche verticali potrebbero essere state usate anche per l\u2019estrazione dello zucchero di canna in Sicilia gi\u00e0 nel XII secolo. In seguito ruote analoghe furono usate per schiacciare semi di senape (i dati pi\u00f9 antichi in nostro possesso sull\u2019applicazione di energia idraulica a questo scopo risalgono al Duecento), semi di papavero (sempre nel Duecento) e pigmenti per tintoria (nel Trecento)&#8221;<\/em> (17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il maggiore salto di qualit\u00e0 nello sviluppo delle applicazioni meccaniche legate all\u2019energia idraulica si ha, tuttavia, con l\u2019introduzione della camma nel sistema di trasmissione del movimento, ci\u00f2 che consente la trasformazione del moto rotatorio della ruota idraulica in un moto lineare. La camma \u00e8 un dispositivo molto semplice: si tratta di una protuberanza rigida disposta su di un asse rotante che, ad ogni rotazione, impegna una protuberanza corrispondente collocata su di un albero che pu\u00f2 muoversi solo secondo il proprio asse. A ogni contatto fra le due camme l\u2019albero viene prima sollevato e poi lasciato cadere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le propriet\u00e0 della camma erano note fin dall\u2019Antichit\u00e0 mediterranea, ma venivano utilizzate soltanto nella costruzione di automi o di altri meccanismi di piccola scala. Solo in Cina, verso il 290 a. C., la camma \u00e8 impiegata per azionare martelli a pilone nella brillatura del riso. Ma questo, tuttavia, rimane l\u2019unico impiego industriale di un congegno che nell\u2019Europa medioevale, al contrario, conosce una grandissima fortuna e gioca un ruolo determinante nello sviluppo dell\u2019industria e dell\u2019economia in genere (18). Basti pensare che oggi qualsiasi automobile \u00e8 dotata di un albero a camme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La camma trova impiego nelle lavorazioni in cui occorreva una macerazione o una martellatura del materiale da trattare, operazioni che, nell\u2019Antichit\u00e0, venivano effettuate a mano o con i piedi. Secondo Terry S. Reynolds <em>&#8220;magli a caduta libera a leva azionati dall\u2019energia idraulica potrebbero essere stati usati in sostituzione di macine modificate nelle birrerie del IX secolo, ma le prime industrie ad adottare decisamente magli e martelli idraulici furono le industrie della follatura<\/em> [della lana] <em>e della canapa dei secoli X e XI&#8221;<\/em> (19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il processo di meccanizzazione \u00e8 cos\u00ec rapido che <em>&#8220;nel Duecento in gran parte dell\u2019Europa occidentale la follatura veniva gi\u00e0 eseguita meccanicamente&#8221;<\/em> (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il caso dell\u2019Inghilterra \u00e8 particolarmente significativo: i mulini per follare erano centotrenta nel 1327, mentre il primo mulino di questo tipo di cui si ha notizia nell\u2019isola risale al 1185; e ci\u00f2 significa che, per oltre un secolo, quasi ogni anno vedeva la luce un nuovo mulino meccanizzato per la lavorazione della lana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il tempo, i martelli a energia idraulica trovano impiego anche in altre lavorazioni, soprattutto in quella della carta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Durante pi\u00f9 di mille anni, la carta, inventata dai cinesi, era stata fabbricata a mano o con i piedi, ma da quando fu introdotta in Europa, il suo processo di fabbricazione venne meccanizzato. Si tratta di una prova notevole dello spirito tecnico degli europei del Medioevo&#8221; (21).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le prime cartiere a energia idraulica sono menzionate nel 1276 e riguardano gli impianti di Fabriano, nelle Marche. Mulini per la fabbricazione della carta funzionavano nel 1280 a Xativa, presso Valencia in Spagna, mentre in Francia il pi\u00f9 antico mulino del genere sembra essere quello di Richard-de-Ers, sulla Dore, nell\u2019attuale Puy-de-D\u00f4me, che produceva carta nel 1326.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Terry S. Reynolds fornisce qualche dato sulla crescita degli impianti cartari in Inghilterra: i trentotto impianti dell\u2019inizio del Seicento diventano duecento nel 1710 e arrivano a trecentocinquanta nel 1763.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La felice combinazione tra ruota idraulica verticale e camma trova il proprio trionfo nell\u2019industria siderurgica che, per i suoi riflessi immediati sui campi militare, agricolo ed edile, costituiva, nel Medioevo pi\u00f9 di oggi, uno dei principali settori dell\u2019economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora nell\u2019Alto Medioevo il processo di estrazione del ferro dal minerale era una operazione che richiedeva notevole uso di mano d\u2019opera e di tempo. Infatti <em>&#8220;i mastri ferrai europei fondevano il minerale in un piccolo forno e fornivano l\u2019aria al miscuglio di carbone e minerale che bruciava per mezzo di mantici azionati con le mani o con i piedi. Il processo, per\u00f2, non consentiva di ottenere temperature abbastanza elevate da fondere il ferro. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Cos\u00ec quasi ogni giorno il mastro ferraio doveva lasciar spegnere il forno e smontarlo per estrarne la massa spugnosa formata da un miscuglio poroso di ferro metallico e scoria. Per ottenerne una forma di ferro utilizzabile, i mastri ferrai dovevano riscaldare e martellare ripetutamente quella massa spugnosa, operazione con la quale a ogni ciclo si consolidava ulteriormente il ferro e si eliminava la scoria. Questa massa, come il minerale, veniva riscaldata in un forno il cui tiraggio era fornito da mantici azionati a mano&#8221;<\/em> (22).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019introduzione dell\u2019energia idraulica snellisce notevolmente le varie fasi della lavorazione aumentandone l\u2019efficienza. Innanzitutto, la sostituzione del lavoro all\u2019incudine con i martelli azionali ad acqua, oltre a liberare i fabbri da una incombenza faticosa, consente di ottenere una battitura pi\u00f9 regolare e di aumentare il peso dei martelli da 150 a 450 kg.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la velocit\u00e0 di battitura aumenta considerevolmente: con martelli da 300 kg. si raggiungevano velocit\u00e0 di 60-120 colpi al minuto, mentre i martelli da 70-80 kg. arrivavano a 200 colpi al minuto. L\u2019energia idraulica influisce notevolmente anche sul sistema di aerazione dei forni fusori. Mantici pi\u00f9 grandi e pi\u00f9 potenti azionati dall\u2019acqua potevano produrre correnti d\u2019aria che elevavano la temperatura del forno cos\u00ec da consentire la fusione senza ricorrere allo spegnimento e allo smantellamento del forno stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anzi, verso la fine del Trecento ha termine l\u2019uso di spegnere il forno e di smontarlo per raccogliere il metallo ancora frammisto a scorie e <em>&#8220;la produzione di ferro si trasform\u00f2 da processo &#8220;a lotti&#8221; in un processo almeno semicontinuo, con una riduzione significativa nella richiesta di mano d\u2019opera&#8221;<\/em> (23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La meccanizzazione della siderurgia si diffonde rapidamente. <em>&#8220;Il primo forno attrezzato con soffierie idrauliche \u00e8 menzionato in un documento del 1323, ma si ammette generalmente che il primo autentico altoforno dati alla fine del secolo XIV&#8221;<\/em> (24). Comunque, <em>&#8220;nel 1492 nell\u2019area di Siegen, in Germania, tutte le 38 fucine che producevano ferro in lingotti e acciaio utilizzavano energia idraulica&#8221;<\/em> (25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La produzione dell\u2019industria siderurgica era collegata, come ho detto, a tre settori fondamentali della vita sociale: il settore militare, il settore agricolo e il settore delle costruzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La necessit\u00e0 di ferrare gli animali e l\u2019importanza crescente assunta dalle armatura contribuiscono certamente allo sviluppo della siderurgia. I ferri da cavallo, per esempio, sono prodotti in quantit\u00e0 realmente industriale, come testimonia l\u2019ordine di 50 mila pezzi fatto da Riccardo I Cuor di Leone alle sessanta fucine della foresta di Dean, in preparazione della Crociata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 difficile \u00e8 quantificare l\u2019impatto della siderurgia meccanizzata sul settore agricolo. \u00c8 certo che in molti strumenti agricoli vengono adottate parti o rinforzi di ferro: senza vomeri di ferro, infatti, i pesanti aratri medioevali non avrebbero mai potuto dissodare con tanto successo le ricche terre vergini dell\u2019Europa Settentrionale e Occidentale. L\u2019unica limitazione all\u2019utilizzazione di parti di ferro nelle attrezzature agricole era costituita dalla scarsa abbondanza del metallo e, di conseguenza, dal suo elevato costo &#8211; circa dieci volte superiore a quello attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019ampia documentazione scritta e archeologica consente, invece, di stabilire che nel settore edile i tecnici medioevali usano abbondantemente il ferro, sia per gli attrezzi dei muratori che nelle strutture degli edifici. <em>&#8220;I conti dei cantieri del Medioevo fanno menzione di ogni sorta di attrezzi e di utensili di ferro: listelli, sbarre, serrature e ramponi. Ci\u00f2 che pi\u00f9 stupisce \u00e8 la quantit\u00e0 di chiodi di diverso tipo e calibro allora in uso&#8221;<\/em> (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le tecnologie metallurgiche sviluppatesi con l\u2019applicazione dell\u2019energia idraulica al processo estrattivo e a quello di lavorazione del minerale segnano un reale successo per l\u2019ingegneria medioevale. Di tale successo godono fin dal principio gli impianti industriali realizzati dagli europei nel Nuovo Mondo. Come ricorda Terry S. Reynolds, vicino a Potos\u00ed, sulle Ande boliviane, <em>&#8220;gli ingegneri spagnoli che sfruttavano i ricchi giacimenti d\u2019argento cominciarono a costruire nel 1573 un sistema di dighe, bacini e canali per portare acqua a impianti per la frantumazione dei minerali. Nel 1621 il sistema comprendeva 32 dighe. Un canale principale lungo cinque chilometri trasportava acqua a 132 mulini per la frantumazione dei minerali nei dintorni della citt\u00e0. Il sistema generava una potenza di pi\u00f9 di 600 cavalli vapore&#8221;<\/em> (27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Ambiente e inquinamento<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La meccanizzazione dei vari settori produttivi, fondata principalmente sull\u2019energia idraulica, conferisce all\u2019economia medioevale quelle connotazioni industriali che, dal 1700 in poi, con progressione geometrica, diventano il tratto caratteristico dell\u2019economia di tutto l\u2019Occidente. Testimonianze dello sviluppo industriale del Medioevo &#8211; che ha preceduto e ha fondato, anche se soltanto dal punto di vista strettamente tecnologico, la rivoluzione industriale dei secoli XVIII e XIX &#8211; sono i fenomeni di inquinamento e di degrado ambientale, che in qualche modo colpiscono &#8211; certo meno che in epoca moderna, a causa del minore tasso di industrializzazione e del diverso tipo di produzione &#8211; anche le popolazioni e il paesaggio dell\u2019Europa medioevale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Jean Gimpel, che dedica un intero capitolo al fenomeno dell\u2019inquinamento nel Medioevo, individua per esso almeno quattro manifestazioni degne di nota: disboscamento indiscriminato, inquinamento atmosferico, inquinamento acustico e inquinamento delle acque (28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esplosione demografica che quasi raddoppia la popolazione europea fra il 1000 e il 1300, portando gli abitanti da 42 a 73 milioni circa, contribuisce a produrre guasti e distruzioni all\u2019ambiente.<em>&#8220;Vennero distrutti migliaia di ettari di foresta per aumentare la superficie delle terre arabili e dei pascoli. Inoltre, a parte il fatto che all\u2019epoca il legno era il principale combustibile sia per uso domestico che per uso industriale, serviva anche nella costruzione delle case, dei mulini ad acqua e a vento, dei ponti, delle installazioni militari, delle fortificazioni, delle palizzate di difesa, delle botti e dei tini dei vignaioli. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Le navi erano di legno come pure le macchine e i telai dei tessitori. I conciatori e i cordai utilizzavano la corteccia di certe specie di alberi. Le fabbriche di vetro soffiato e l\u2019industria del ferro distrussero foreste intere per attivare i loro forni e le loro forge. Si pu\u00f2 avere un\u2019idea precisa dell\u2019estensione dei danni causati alle foreste dai fonditori pensando che per ottenere 5 kg. di ferro occorreva trattare 200 kg. di minerale bruciando almeno 25 steri <\/em><em>(25 mq) di legno. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Si \u00e8 stimato che in 40 giorni una sola carbonaia poteva disboscare una foresta nel raggio di un chilometro.<\/em> [&#8230;]<em>&#8220;Gi\u00e0 nel 1140 si abbatteva selvaggiamente la foresta medioevale. Sugero, abate di Saint-Denis e primo ministro<\/em> [&#8230;] <em>parla, in una delle sue opere autobiografiche, della difficolt\u00e0 avuta per reperire le travi lunghe 35 piedi necessarie alla costruzione della navata dell\u2019abbazia di Saint-Denis. I carpentieri del cantiere affermavano che era impossibile procurarsi una sola trave di quelle dimensioni nella regione parigina&#8221;<\/em> (29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>nalogamente, in Inghilterra, a met\u00e0 del secolo XIV, &#8220;la costruzione del castello di Windsor esigette il taglio di un\u2019intera foresta: furono abbattute esattamente 3004 querce. E come se ci\u00f2 non bastasse, dieci anni pi\u00f9 tardi furono abbattute 940 querce nei boschi di Combe Park e di Pamber, portando il totale del taglio per il solo castello di Windsor a 3944 alberi&#8221; (30).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ben presto si fanno sentire le conseguenze di questo disboscamento selvaggio, perch\u00e9 diviene materiale raro e costoso. La societ\u00e0 medioevale reagisce alla carenza di legname principalmente su due fronti. Innanzitutto adotta misure legislative come la regolamentazione dei tagli, l\u2019obbligo di piantare un certo numero di alberi all\u2019anno per sostituire quelli abbattuti oppure la concessione delle foreste solamente a certe fucine, diremmo oggi &#8220;autorizzate&#8221;. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sul fronte tecnologico, la scarsit\u00e0 del legname \u00e8 tuttavia aggirata con l\u2019adozione, da parte degli ingegneri, di nuove tecniche costruttive che permettono di utilizzare travi e assi di dimensioni pi\u00f9 piccole. Anche il legno come combustibile deve essere sostituito e il combustibile alternativo \u00e8 il carbone.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Facilmente estratto, almeno inizialmente, in pozzi che di rado superavano i 6-15 metri di profondit\u00e0, il carbone viene a costituire anche una consistente fonte di introiti.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Tuttavia, insieme con l\u2019uso quotidiano di questo combustibile, la societ\u00e0 medioevale conosce l\u2019inquinamento atmosferico: &#8220;La prima persona a soffrirne, o almeno a notarne gli effetti dannosi, fu la regina Eleonora d\u2019Inghilterra che, nel 1257, abbandon\u00f2 precipitosamente il castello di Nottingham, lamentandosi di essere disturbata dai fumi pestilenziali della citt\u00e0 industriale&#8221; (31).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La regina Eleonora non \u00e8 comunque la sola a subire i fastidi dell\u2019aria inquinata dai fumi di carbone. Verso la fine del Duecento Londra, infatti, si apprestava a costruirsi la fama di citt\u00e0 dello smog essendo in pratica &#8220;la prima citt\u00e0 del mondo a soffrire per l\u2019inquinamento atmosferico. Nel 1285 e nel 1288 sono menzionate lamentele contro i forni da calce che infettano e corrompono l\u2019aria della citt\u00e0. Furono istituite commissioni d\u2019inchiesta. Nel 1307 venne emesso un proclama reale a Southwark, a Wapping e a East Smithfield per vietare l\u2019uso del carbone di mare nei forni da calce sotto pena d\u2019ammenda&#8221; (32).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un fenomeno di minori proporzioni rispetto ai due appena descritti, ma chiaramente identificato, \u00e8 nel Medioevo costituito dall\u2019inquinamento acustico: infatti, nelle vicinanze delle fonderie e delle botteghe dei fabbri, era rilevabile il baccano delle forge e delle incudini. I documenti pervenuti fino a noi testimoniano le denunce di migliaia di persone i cui sonni erano disturbati dai rumori provenienti dalle fucine adiacenti. Assai curioso \u00e8 un componimento in versi di un anonimo del secolo XIV che, esprimendo in modo pittoresco la sua collera per le notti perdute a causa dei rumori dei fabbri, cosi conclude:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Tik, tak, hic, hack, ticket, tacket, tyk, tyk,<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lus, bus, lus, das. Que Dieu les maudisse <\/em><em>ces gacheurs du sommeil de nos nuits&#8221;<\/em> (33).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 consistenti e pi\u00f9 seri, tanto da interessare ancora una volta le autorit\u00e0, sono i fenomeni di inquinamento delle acque<em>.&#8221;I Macelli e le concerie, queste ultime in modo particolare, ne sono ritenuti responsabili. Le municipalit\u00e0 si sforzarono sempre di allontanare i macellai e i conciatori<\/em> [&#8230;] <em>a valle dei fiumi e al di fuori delle citt\u00e0&#8221;<\/em> (34).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due esempi valgono a dare un\u2019idea dello stato delle acque nelle aree ad alta concentrazione industriale. A Parigi, nel 1366, il parlamento ordina che la macellazione e lo squartamento del bestiame, generalmente praticati sul posto, vengano fatti lungo un corso d\u2019acqua a valle della citt\u00e0. Il decreto si rende necessario in quanto qualcosa come 250 mila capi di bestiame erano macellati ogni anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dati del 1293 testimoniano l\u2019abbattimento di 188.522 ovini, 30.116 buoi, 19.604 vitelli e 30.784 maiali: una quantit\u00e0 pi\u00f9 che sufficiente per inquinare la Senna. In Inghilterra, nel 1425, a Colchester, nella contea dell\u2019Essex, i birrai si lamentavano del fatto che i conciatori &#8220;infestassero&#8221; le acque da essi utilizzate per produrre la birra. Il termine &#8220;inquinamento&#8221; non esisteva ancora, ma il linguaggio del Medioevo era altrettanto espressivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un documento dell\u2019epoca si legge che <em>&#8220;la corruzione del fiume \u00e8 cos\u00ec grande che gli stessi pesci muoiono&#8221;<\/em> (35), e ci\u00f2 evoca immagini ben note sullo stato di certi corsi d\u2019acqua dei nostri giorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da ultimo, vale la pena di ricordare che la prima legge nazionale anti-inquinamento risale al 1388, ed \u00e8 votata dal parlamento inglese riunito a Cambridge. Questa legge riguardava sia l\u2019inquinamento atmosferico che quello delle acque. Molto puntualmente era fatto divieto di gettare qualsiasi rifiuto nei fiumi o di lasciarlo trascinare lungo le strade. Tutte le immondizie dovevano essere trasportate fuori della citt\u00e0, &#8220;<em>altrimenti <\/em>&#8211; affermava la legge &#8211; <em>l\u2019aria sar\u00e0 fortemente corrotta e avvelenata, innumerevoli malattie e intollerabili epidemie imperverseranno ogni giorno<\/em>&#8221; (36).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quadro tracciato &#8211; desunto dall\u2019opera di Jean Gimpel e dall\u2019articolo di Terry S. Reynolds &#8211; non esaurisce certamente la molteplicit\u00e0 degli interessi e degli ambiti ai quali si rivolge l\u2019uomo medioevale. Una scorsa anche rapida alla cronologia delle invenzioni e delle innovazioni tecnologiche che si sono succedute dall\u2019Alto al Basso Medioevo d\u00e0 un\u2019idea delle dimensioni del fenomeno e, dunque, dello sforzo che occorrerebbe compiere per comprenderlo e renderlo patrimonio della cultura dei nostri giorni, a partire da quella scolastica (37).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia i dati riportati consentono di accettare i giudizi ai quali gli stessi Jean Gimpel e Terry S. Reynolds pi\u00f9 volte giungono nel corso delle loro considerazioni. Rovesciando uno dei luoghi comuni pi\u00f9 diffusi, quello del Medioevo come intervallo fra epoche di &#8220;autentico&#8221; progresso, Jean Gimpel afferma che &#8220;i secoli XI, XII, XIII hanno creato una tecnologia sulla quale la rivoluzione industriale del secolo XVIII si \u00e8 appoggiata per prendere il proprio slancio. Le scoperte del Rinascimento hanno svolto soltanto un ruolo limitato nell\u2019espansione dell\u2019industria in Inghilterra nei secoli XVIII e XIX.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;In Europa, in tutti i campi, il Medioevo ha sviluppato pi\u00f9 di qualsiasi altra civilt\u00e0 l\u2019uso delle macchine. \u00c8 questo uno dei fattori determinanti della preponderanza dell\u2019emisfero occidentale sul resto del mondo&#8221;<\/em> (38).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stesso modo &#8211; sottolineando come di solito il termine &#8220;Rivoluzione industriale&#8221;, usato per indicare la sostituzione del lavoro manuale con le macchine a vapore fra la fine del Settecento e l\u2019inizio dell\u2019Ottocento, suggerisca l\u2019idea di una <em>&#8220;frattura brusca nei confronti degli sviluppi dei secoli precedenti&#8221; &#8211;<\/em> Terry S. Reynolds afferma che<em> &#8220;la storia dell\u2019energia idraulica nell\u2019Europa del Medioevo e dell\u2019inizio dell\u2019Era moderna presenta un quadro diverso. [&#8230;] In altri termini sarebbe pi\u00f9 corretto considerare l\u2019ascesa dell\u2019industria europea un processo evolutivo risalente almeno all\u2019VIII o IX secolo, quando gli ingegneri europei cominciarono ad applicare ampiamente l\u2019energia idraulica a processi industriali&#8221; <\/em>(39).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da ultimo, mi pare si imponga una considerazione. Il concreto progresso tecnico raggiunto nel Medioevo, insieme con la solida prosperit\u00e0 economica che ne \u00e8 derivata, se, da un lato, contribuiscono a smantellare le menzogne della &#8220;leggenda nera&#8221;, dall\u2019altro non devono essere considerati come espressioni a s\u00e9 stanti della civilt\u00e0 medioevale, quasi fossero separati dalla spiritualit\u00e0 che ha permeato di s\u00e9 tutto il millennio e che ne ha costituito il carattere unitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario, mondo della produzione, mondo del lavoro e mondo della tecnica emergono e si sviluppano in quello stesso solco della regola benedettina dal quale emergono e si sviluppano anche le pi\u00f9 vitali e le pi\u00f9 ricche fra le istituzioni medioevali. Scrive Terry S. Reynolds che <em>&#8220;uno fra gli elementi pi\u00f9 critici nel mutamento del clima tecnologico dell\u2019Europa occidentale fu il sistema monastico, fondato sulle regole formulate nel VI secolo da San Benedetto&#8221;<\/em> (40), <em>confermando con tale giudizio quello di R\u00e9gine Pernoud, secondo cui la regola benedettina, oltre a creare una &#8220;spiritualit\u00e0 del lavoro&#8221;, spinge gli uomini durante il Medioevo a &#8220;una serie di sforzi per migliorare la loro situazione e le loro risorse&#8221;<\/em> (41).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa stretta integrazione fra due ambiti tanto diversi &#8211; il mondo tecnico-economico e il mondo spirituale &#8211; non deve stupire: essa non \u00e8 che una espressione di quella concordanza tra sacerdozio e impero, tra spirituale e temporale, tra fede c cultura, che gli uomini del Medioevo, con alterne fortune, tentano di perseguire conformando allo spirito cristiano leggi, istituzioni e costumi. Ed \u00e8 anche, nelle sue manifestazioni meno contingenti, parte del patrimonio che essi trasmettono agli uomini di oggi perch\u00e9 costruiscano la Cristianit\u00e0 di domani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(1)<\/strong> R\u00e9gine Pernoud, <em>&#8220;Il Medioevo: l\u2019unica epoca di sottosviluppo che ci abbia lasciato delle cattedrali&#8221;<\/em>, intervista a cura di Massimo Introvigne, in <em>Cristianit\u00e0<\/em>, anno XIII, n. 117, gennaio 1985.<br \/>\n<strong>(2)<\/strong> Plinio Corr\u00eaa de Oliveira, <em>Rivoluzione e Contro-Rivoluzione<\/em>, 3<sup>a<\/sup> ed. it. accresciuta. Cristianit\u00e0, Piacenza 1977, p. 94.<br \/>\n<strong>(3)<\/strong> Sulla genesi e sugli scopi della propaganda antimedioevale, cfr. Marco Tangheroni, <em>La &#8220;leggenda nera&#8221; sul Medioevo<\/em>, in <em>Cristianit\u00e0<\/em>, anno VI, n. 34-35, febbraio-marzo 1978.<br \/>\n<strong>(4)<\/strong> Per quanto attiene all\u2019Inquisizione in generale e a quella spagnola in particolare, cfr. Jean Dumont, <em>Proc\u00e8s contradictoire de l\u2019Inquisition espagnole<\/em>, Famot, Ginevra 1983; e, Idem, <em>L\u2019Inquisizione fra miti e interpretazioni<\/em>, intervista a cura di Massimo Introvigne, in <em>Cristianit\u00e0<\/em>, anno XIV, n. 131, marzo 1986.<br \/>\n<strong>(5)<\/strong> Cfr. R\u00e9gine Pernoud, <em>intervista cit.<br \/>\n<\/em><strong>(6)<\/strong> Per il recupero della tecnica e delle invenzioni medioevali \u00e8 stato rilevante il contributo dato da Marc Bloch e dalla scuola sorta intorno alle <em>Annales d\u2019Histoire \u00e9economique et sociales<\/em>, da lui fondata tra le due guerre insieme a Lucien Fabvre. Tuttavia, una parte di tale scuola utilizz\u00f2 l\u2019abbondante documentazione raccolta in senso economicistico e sociologistico, facendo da supporto a prospettive storiografiche marxistiche. Sul metodo e sulle scelte tematiche di questo autore cfr., per esempio, M. Bloch, <em>Lavoro e tecnica nel Medioevo<\/em>, trad. it., 6<sup>a<\/sup> ed., Laterza, Bari 1977.<br \/>\n<strong>(7)<\/strong> Cfr. Jean Gimpel, <em>La r\u00e9volution industrielle du Moyen Age<\/em>, \u00c9ditions du Seuil, Parigi 1975, pp. 256.<br \/>\n<strong>(8)<\/strong> Cfr. Terry S. Reynolds, <em>Le radici medioevali della Rivoluzione industriale<\/em>, in <em>Le Scienze &#8211; edizione italiana di Scientific American<\/em>, anno XVII, vol. XXXIII, n. 193, settembre 1984, pp. 110-121.<br \/>\n<strong>(9)<\/strong> Cfr. J. Gimpel, <em>Costruttori di cattedrali<\/em>, trad. it. dell\u2019edizione illustrata, Jaca Book, Milano 1982; per farsi un\u2019idea della gamma di interessi dell\u2019autore e della prospettiva a essa soggiacente, cfr. Idem, <em>Sviluppo tecnologico medioevale e Terzo Mondo<\/em>, intervista a cura di Luciano Benassi, in <em>Cristianit\u00e0<\/em>, anno XIV, n. 134-135, giugno-luglio 1986, dove si trovano anche suoi elementi bio-bibliografici.<br \/>\n<strong>(10)<\/strong> Il che, evidentemente, non esclude imprecisioni di dettaglio: cfr., per esempio, Dom Jean Leclercq O.S.B. <em>La donna e le donne in S. Bernardo<\/em>, trad. it., Jaca Book, Milano 1985, pp. 108-110, a proposito di una presunta manifestazione di ostilit\u00e0 del santo verso i mulini affermata in J. Gimpel, <em>La r\u00e9volution industrielle du Moyen Age<\/em>, cit., p. 10.<br \/>\n<strong>(11)<\/strong> J. Gimpel, <em>La r\u00e9volution industrielle du Moyen Age<\/em>, cit., p. 13.<br \/>\n<strong>(12)<\/strong> <em>Ibid.<\/em>, p. 14.<br \/>\n<strong>(13)<\/strong> <em>Ibid.<\/em>, p. 15-16.<br \/>\n<strong>(14)<\/strong> <em>Ibid.<\/em>, p. 16.<\/p>\n<div><strong>(15)<\/strong> <em>Ibidem<\/em>.<\/div>\n<div><strong>(16)<\/strong> <em>Ibidem<\/em>.<\/div>\n<div><strong>(17)<\/strong> T. S. Reynolds, <em>art. cit.<\/em>, p. 113.<\/div>\n<div>\n<div align=\"justify\">\n<div><strong>(18)<\/strong> Il caso dell\u2019antico impero cinese, capillarmente organizzato ma sostanzialmente arretrato dal punto di vista tecnologico, non \u00e8 unico nella storia. Secondo alcuni studiosi delle civilt\u00e0, come Karl August Wittfogel e Fritz M. Heichelcheim, esso rientra nel quadro di un fenomeno politico-economico molto diffuso, quello delle &#8220;societ\u00e0 idrauliche&#8221; o &#8220;civilt\u00e0 idrauliche&#8221;, che interessa oltre agli Stati dell\u2019antico Oriente, quelli dell\u2019America precolombiana, dell\u2019Africa Orientale e di alcune regioni dell\u2019Oceano Pacifico, specialmente le isole Hawaii. Il tratto che apparenta civilt\u00e0 tanto lontane nel tempo e nello spazio \u00e8 l\u2019assenza pressoch\u00e9 completa di propriet\u00e0 privata e il totale controllo da parte dello Stato della vita economica e politica del paese. Furono queste forme di pianificazione e di collettivismo estremamente spinti, cio\u00e8 di vero e proprio socialismo statale, a mortificare ogni possibilit\u00e0 di sviluppo tecnologico su vasta scala nel mondo antico. Sul fenomeno, cfr. Igor Safarevic, <em>Il socialismo come fenomeno storico mondiale<\/em>, trad. it., &#8220;La Casa di Matriona&#8221;, Milano 1980, pp. 177-257.<\/div>\n<div><strong>(19)<\/strong> T. S. Reynolds, <em>art. cit.<\/em>, p. 114.<\/div>\n<div><strong>(20)<\/strong> <em>Ibidem<\/em>.<\/div>\n<div><strong>(21)<\/strong> J. Gimpel, <em>op. cit.<\/em>, p. 116.<\/div>\n<div><strong>(22)<\/strong> T. S. Reynolds, <em>art. cit.<\/em>, p. 116.<\/div>\n<div><strong>(23)<\/strong> <em>Ibidem<\/em>.<\/div>\n<div><strong>(24)<\/strong> J. Gimpel, <em>op. cit.<\/em>, p. 41.<\/div>\n<div><strong>(25)<\/strong> T. S. Reynolds, <em>art. cit.<\/em>, p. 116.<\/div>\n<div><strong>(26)<\/strong> J. Gimpel, <em>op. cit.<\/em>, p. 39.<\/div>\n<div><strong>(27)<\/strong> T. S. Reynolds, <em>art. cit.<\/em>, p. 121.<\/div>\n<div><strong>(28)<\/strong> J. Gimpel, <em>op. cit.<\/em>, pp. 79-92.<\/div>\n<div><strong>(29)<\/strong> <em>Ibid.<\/em>, pp. 79-80.<\/div>\n<div><strong>(30)<\/strong> <em>Ibid.<\/em>, p. 81.<\/div>\n<div><strong>(31)<\/strong> <em>Ibid.<\/em>, pp. 84-85.<\/div>\n<div><strong>(32)<\/strong> <em>Ibid.<\/em>, p. 85.<\/div>\n<div><strong>(33)<\/strong> <em>Ibid.<\/em>, p. 88.<\/div>\n<div><strong>(34)<\/strong> <em>Ibidem.<\/em><\/div>\n<div><strong>(35)<\/strong> <em>Ibid.<\/em>, p. 89.<\/div>\n<div><strong>(36)<\/strong> <em>Ibid.<\/em>, p. 90.<\/div>\n<div><strong>(37)<\/strong> Cfr. la cronologia delle invenzioni e delle innovazioni tecnologiche dal secolo VI al XV, i<em>bid.<\/em>, pp. 245-249.<\/div>\n<div><strong>(38)<\/strong> <em>Ibid.<\/em>, p. 9.<\/div>\n<div><strong>(39)<\/strong> T. S. Reynolds, <em>art. cit.<\/em>, p. 110.<\/div>\n<div><strong>(40)<\/strong> <em>Ibidem.<\/em><\/div>\n<div><strong>(41)<\/strong> R. Pernoud, <em>intervista cit.<\/em> I motivi scritturali e dottrinali che fondano l\u2019integrazione del lavoro umano nella vita spirituale per generare una <em>&#8220;spiritualit\u00e0 del lavoro&#8221;<\/em> sono ricordati e ribaditi anche dal pi\u00f9 recente Magistero pontificio: <em>&#8220;Dato che il lavoro nella sua dimensione soggettiva \u00e8 sempre un\u2019azione personale, <\/em>actus personae<em>, ne segue che ad esso <\/em>partecipa l\u2019uomo intero, il corpo e lo spirito<em>, indipendentemente dal fatto che sia un lavoro manuale o intellettuale. All\u2019uomo intero \u00e8 pure indirizzata la Parola del Dio vivo, il messaggio evangelico della salvezza, nel quale troviamo molti contenuti &#8211; come luci particolari &#8211; dedicati al lavoro umano.<\/em> [&#8230;] <em>\u00e8 necessaria un\u2019adeguata assimilazione di questi contenuti: occorre lo sforzo interiore dello spirito umano, guidato dalla fede, dalla speranza e dalla carit\u00e0, per <\/em>dare al lavoro<em> dell\u2019uomo concreto <\/em>[&#8230;] <em>quel <\/em>significato che esso ha agli occhi di Dio<em>, e mediante il quale esso entra nell\u2019opera della salvezza&#8221;<\/em> (Giovanni Paolo II, Enciclica <em>Laborem exercens<\/em>, del 14-9-1981, n. 24).<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quaderni di Cristianit\u00e0, anno II, n. 4, primavera 1986, pp. 20-31. di Luciano Benassi<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/aspetti-dello-sviluppo-industriale-nel-medioevo\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":27176,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[91,24],"tags":[268],"class_list":["post-1276","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-medioevo","category-storia","tag-medioevo-2","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - 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