{"id":1269,"date":"2005-09-05T00:00:00","date_gmt":"2005-09-04T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-11-30T12:03:52","modified_gmt":"2015-11-30T11:03:52","slug":"feudalesimo-e-civilt-cristiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/feudalesimo-e-civilt-cristiana\/","title":{"rendered":"Feudalesimo e civilt&agrave; cristiana"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/feudalesimo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-28293 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/feudalesimo.jpg\" alt=\"feudalesimo\" width=\"236\" height=\"214\" \/><\/a>Tratto da <strong>Cristianit\u00e0 <\/strong>n. 46 (1979)<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Marco Tangheroni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Equivoci e travisamenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un precedente articolo, pubblicato su questa stessa rivista, ho ricostruito la progressiva formazione, a partire dal Rinascimento fino a giungere all&#8217;illuminismo e alla Rivoluzione Francese, di quella &#8220;leggenda nera&#8221; sul Medioevo cristiano, ancora oggi, e non casualmente, diffusissima, nonostante la infondatezza e il sistematico travisamento della realt\u00e0 su cui essa riposa (1); ho, inoltre, mostrato come tale progressiva formazione coincida con lo sviluppo del processo rivoluzionario.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un analogo, sistematico travisamento della realt\u00e0 \u00e8 possibile constatare a proposito della nozione di &#8220;feudalesimo&#8221;; anzi, si pu\u00f2 dire che le menzogne, le falsificazioni, i luoghi comuni accettati e diffusi, per passivit\u00e0 o per convenienza, su questo tema, formano il cuore della &#8220;leggenda nera&#8221; sul Medioevo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in questo caso \u00e8, in proposito, illuminante l&#8217;esame dell&#8217;uso o, meglio, dell&#8217;abuso linguistico quotidiano: come Proudhon parlava di feudalesimo a proposito della monarchia assoluta e il Manifesto del partito comunista parlava di &#8220;<em>assolutismo feudale<\/em>&#8221; e di &#8220;<em>socialismo feudale<\/em>&#8221; (questa seconda espressione era usata a proposito della politica sociale dei legittimisti in Francia), cos\u00ec oggi si parla correntemente di &#8220;<em>feudalesimo dei partiti<\/em>&#8221; o &#8220;<em>feudalesimo delle banche<\/em>&#8220;, di &#8220;<em>feudalesimo dei trusts<\/em>&#8221; o, magari, &#8220;<em>della feudalit\u00e0 dei distillatori di acquavite<\/em>&#8221; (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vengono, cio\u00e8, impiegati sia il sostantivo che l&#8217;aggettivo per indicare realt\u00e0 o tendenze del tutto estranee, anzi, spesso, opposte a ci\u00f2 che veramente fu, nei secoli della civilt\u00e0 cristiana, il feudalesimo, sulla base, evidentemente, di una immagine negativa, in particolare connessa all&#8217;idea di arbitrio, di sopruso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se \u00e8 vero che l&#8217;avversione al feudalesimo \u00e8 il frutto dell&#8217;odio nei confronti della civilt\u00e0 cristiana costruita dagli uomini del Medioevo, \u00e8 allora anche vero che la considerazione dei tratti fondamentali di questo sistema di organizzazione sociale non pu\u00f2 essere trascurata da coloro che vedono, invece, in quella civilt\u00e0, un insieme di fatti storici estremamente importante quale punto di riferimento per la loro azione culturale, civica e politica, volta, appunto, a edificare, in luogo dell&#8217;attuale &#8220;dissociet\u00e0&#8221; su basi atee, una nuova societ\u00e0 cristiana, fondata sul diritto naturale e cristiano; da ci\u00f2 le brevi osservazioni del presente articolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Elemento tipico e tra i principali della societ\u00e0 medioevale, il feudalesimo pu\u00f2 riacquistare connotati precisi soltanto se ci liberiamo, oltre che degli abusi linguistici cui accennavo sopra, anche delle utilizzazioni arbitrarie e generiche del concetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esemplare (in questo senso) l&#8217;uso che del termine fece Marx e hanno poi fatto e fanno i marxisti. Per essi, com&#8217;\u00e8 noto, a caratterizzare e a distinguere le varie epoche storiche sono i rapporti di produzione, che determinano tutti i pi\u00f9 vari aspetti della vita umana, da quelli spirituali a quelli istituzionali, da quelli sociali a quelli politici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per essi, dunque, il feudalesimo \u00e8 individuato non da elementi come il vassallaggio o il feudo, considerati del tutto secondari, in quanto &#8220;sovrastrutturali&#8221;, ma dall&#8217;appropriazione del lavoro delle masse rurali da parte dei &#8220;signori&#8221;; esso sarebbe, dunque, una delle fasi che ogni popolo, nel suo fatale sviluppo economico, deve attraversare, dopo il sistema basato sullo schiavismo e prima di quello basato sullo sfruttamento capitalista, opera della borghesia, cui seguir\u00e0 l&#8217;avvento della mitica societ\u00e0 senza classi, la quale dovrebbe realizzare il paradiso su questa terra e porre fine, sopprimendo ogni contraddizione economica, alla storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, non \u00e8 questa la sede per dimostrare la fallacia della teoria o per esemplificare la debolezza delle sue applicazioni. Baster\u00e0 dire che gli storici seri e liberi prescindono ormai totalmente da queste categorie, cui la realt\u00e0 medioevale si ribella in modo particolare. Del resto, \u00e8 possibile trovare una conferma immediata di questa affermazione da un lato nella inconsistenza e nella genericit\u00e0 delle opere che tentano di mantenersi fedeli a questa impostazione, e dall&#8217;altro nelle divergenze che tra gli storici e i teorici marxisti si sono avute e si hanno sia nella caratterizzazione del sistema feudale sia nella definizione dei tempi e dei modi che avrebbero segnato la transizione dal sistema feudale a quello capitalistico (3). Ma gi\u00e0 lo stesso Marx si era espresso su questi temi in modo confuso, generico e contraddittorio (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A queste considerazioni occorre per\u00f2 aggiungere che, anche in storici non marxisti, si ritrova una eccessiva dilatazione del concetto che viene impiegato per etichettare realt\u00e0 diverse e inassimilabili, come per esempio ogni periodo in cui si assista a un indebolimento del potere statale centrale (5). Di qui l&#8217;uso del termine a proposito delle societ\u00e0 di certi periodi di crisi dell&#8217;antico Egitto o della Cina, o, magari, a proposito di societ\u00e0 africane o dell&#8217;America pre-colombiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;approfondimento degli studi impone, viceversa, sempre pi\u00f9 un uso del termine limitato al Medioevo cristiano (6); anche il caso che pi\u00f9 potrebbe essere avvicinato a quello europeo, il caso del Giappone, presenta tuttavia differenze di sostanza tali da richiedere un discorso a parte (7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Per una definizione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nato non per imposizione arbitraria dall&#8217;alto e in base a un disegno astratto, bens\u00ec dal fluire stesso della vita, dall&#8217;incarnarsi e articolarsi dei princ\u00ecpi informatori di un&#8217;epoca, dal solidificarsi di una consuetudine che tardi raggiunge la codificazione in testi scritti e tardi conosce la riflessione sistematica dei giuristi, il feudalesimo pone indubbiamente alcune difficolt\u00e0 a chi voglia tentare una definizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa, tuttavia, \u00e8 necessaria per chiunque si preoccupi della correttezza del discorso (8); ed \u00e8 d&#8217;altronde possibile ove si ricerchino i tratti costanti, i denominatori comuni, senza perdersi nelle differenze locali e temporali, le quali, pur interessanti e significative, appartengono &#8211; variazioni sul tema &#8211; alla storia interna del fenomeno e non concorrono, quindi, alla sua definizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo la prospettiva qui assunta non pu\u00f2 essere vista l&#8217;essenza del feudalesimo nell&#8217;immunit\u00e0, cio\u00e8 nella esenzione amministrativa, fiscale e giuridica che spesso, e in modo crescente, si accompagn\u00f2 ai feudi. Siamo, in questo caso, di fronte a una delle conseguenze pi\u00f9 significative e interessanti del fenomeno, ma non gi\u00e0 alla sua genesi o alla sua essenza (9). E, a rigore, tale carattere non pu\u00f2 essere riconosciuto neppure al beneficio, cio\u00e8 all&#8217;elemento cessione terriera, data non in libera e assoluta propriet\u00e0, ma in godimento: anche il beneficio \u00e8, preso isolatamente, insufficiente a dare un&#8217;idea precisa del feudalesimo, pur essendone indubbiamente un aspetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che \u00e8 veramente centrale \u00e8 il rapporto di vassallaggio, ossia la diffusione e istituzionalizzazione di un tipo particolare di rapporti personali e bilaterali ai diversi livelli della struttura sociale. Molto opportunamente lo storico francese Robert Boutruche da inizio alla sua ampia opera sulla signoria e sul feudalesimo con questo quadro: &#8220;<em>Ogni anno, dal IX al XVI secolo, migliaia di volte nella maggior parte dell&#8217;Occidente, si ripeteva questo rito. Davanti ai testimoni riuniti nella sala grande di un castello o di una residenza ecclesiastica, si fronteggiavano due personaggi: uno destinato ad obbedire, l&#8217;altro a comandare. Il primo, a testa nuda e disarmato, pone le sue mani giunte tra quelle del secondo, si dichiara suo uomo, suo vassallo e qualche volta scambia con lui un bacio sulla bocca. Poi giura, &#8220;toccando cuti la mano destra&#8221; una reliquia o un Vangelo, di rimanergli fedele. A sua volta il signore promette di essere buono e leale. Di solito la cerimonia \u00e8 chiusa da un ultimo atto <\/em>[&#8230;]<em>: il subordinato ottiene l&#8217;investitura di un feudo<\/em> [&#8230;]<em>. Spesso i due contraenti sono dei potenti di questo mondo; ma possono essere anche modesti signori e poveri vassalli<\/em>&#8221; (10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 veramente l&#8217;elemento generatore e comune che ci consente di parlare, in epoche e luoghi diversi della Cristianit\u00e0, di feudalesimo. Questo \u00e8 anche il punto dal quale prendere le mosse per la comprensione del fenomeno. E&#8217;, del resto, l&#8217;elemento che ritroviamo alla base della definizione data dallo storico belga Ganshof: &#8220;<em>Il feudalesimo <\/em>[la <em>f\u00e9odalit\u00e9<\/em>]<em> pu\u00f2 essere definito come un insieme di istituzioni legate a obblighi di obbedienza e di servizio principalmente militare da parte di un uomo libero, detto &#8220;vassallo&#8221;, verso un uomo libero, detto &#8220;signore&#8221;, e da obblighi di protezione e di mantenimento da parte del &#8220;signore&#8221; nei confronti del &#8220;vassallo&#8221;<\/em>&#8221; (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intorno a questo sistema di relazioni si articol\u00f2 tutta una societ\u00e0, caratterizzata, sempre secondo le definizioni di Ganshof, dallo sviluppo dei rapporti tra uomo e uomo, dalla esistenza di un ceto militare specializzato, da uno spezzettamento estremo del diritto di propriet\u00e0 e da un frazionamento del potere pubblico che dette vita &#8220;<em>a una gerarchia di istanze autonome<\/em>&#8221; (12). In questo senso \u00e8 preferibile parlare non pi\u00f9 di feudalesimo in senso proprio e ristretto bens\u00ec di societ\u00e0 feudale (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Il rapporto feudo-vassallatico<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come abbiamo visto, il rapporto feudo-vassallatico pu\u00f2 essere stretto soltanto tra uomini liberi. Di, pi\u00f9, esso deve essere concluso per spontanea scelta dei due contraenti. Troviamo questo principio espresso molto chiaramente da un sovrano carolingio, Carlo il Calvo, nipote di Carlo Magno, nell&#8217;847: &#8220;<em>noi vogliamo anche che ogni uomo libero nel nostro regno possa scegliere come signore chi egli vorr\u00e0, noi stessi o uno dei nostri fedeli<\/em>&#8221; (14). Ma, una volta concluso, il contratto &#8211; espresso, secondo il diritto altomedioevale, non gi\u00e0 da testi scritti, ma da gesti intensamente simbolici quali l&#8217;<em>immixtio manuum<\/em>, il giuramento e il bacio &#8211; non poteva essere rotto unilateralmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente, ci sono noti alcuni casi in cui, in realt\u00e0, l&#8217;omaggio fu forzato, ma essi ci sono segnalati dai cronisti sempre come una biasimevole rottura dell&#8217;ordinamento consuetudinario: eccezioni, sono appunto sentite come tali dai contemporanei. Accanto alla libert\u00e0, elemento essenziale di questo rapporto \u00e8 la sua bilateralit\u00e0. A seguito dell&#8217;omaggio sorgevano dei doveri tanto per il vassallo quanto per il signore; questi doveri hanno, al di l\u00e0 dei contenuti concreti, che possono su certi punti cambiare a seconda dei luoghi e dei tempi (perch\u00e9 strettamente uniti al diritto consuetudinario locale), una base unica: la reciproca lealt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 porta, innanzitutto, una conseguenza negativa, cio\u00e8 l&#8217;obbligo di astenersi da azioni che possano nuocere all&#8217;altro uomo, quello al quale si \u00e8 prestato omaggio o, all&#8217;inverso, quello del quale si \u00e8 accettato l&#8217;omaggio, prendendolo sotto la propria protezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma accanto a questo contenuto negativo vi erano anche dei contenuti positivi. Il vassallo deve al suo signore <em>auxilium et consilium<\/em>, cio\u00e8 il servizio militare (in tempi e modi fissati dalle consuetudini) e l&#8217;aiuto materiale in casi particolari (per esempio: un contributo per il riscatto del signore caduto prigioniero), nonch\u00e9 l&#8217;obbligo di assistere il signore con i propri consigli, in particolare nella discussione delle cause giudiziarie presso il tribunale del signore, ma, in generale, anche per altre decisioni da prendere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, per esempio, nel 1122 il conte di Fiandra si rivolse ai suoi riuniti per giudicare un conflitto tra una abbazia e un cavaliere: &#8220;<em>Miei signori, ve ne prego per la fede che mi dovete, ritiratevi e decidete con un giudizio inattaccabile, ci\u00f2 che conviene rispondere a Engelberto da una parte e ai monaci dall&#8217;altra<\/em>&#8221; (15). Quanto al signore, egli deve al suo vassallo &#8220;<em>protezione, difesa e garanzia<\/em>&#8221; (16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli scrittori medioevali insistono fortemente su questa reciprocit\u00e0. Cos\u00ec, in una lettera indirizzata nel 1020 al duca di Aquitania, il vescovo Fulberto di Chartres afferma chiaramente: &#8220;<em>Dominus quoque fideli suo in his omnibus vicem reddere debet<\/em>&#8220;, il signore deve obbedire nei confronti del vassallo a tutte regole cui questi \u00e8 tenuto verso il signore (17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; la formula che troviamo ripresa, quasi alla lettera, nello <em>Speculum Iuris<\/em> di Guglielmo Durant: &#8220;<em>il vassallo \u00e8 tenuto verso il suo signore alla stessa fedelt\u00e0 cui \u00e8 tenuto il signore verso il vassallo<\/em>&#8220;(18). E, ancora, \u00e8 esplicita l&#8217;affermazione di Filippo sire di Beaumanoir: &#8220;<em>secondo la nostra consuetudine, tanta fede e lealt\u00e0 deve l&#8217;uomo al suo signore, in ragione del suo omaggio, altrettante ne deve il signore al suo uomo<\/em>&#8221; (19). Allorch\u00e9 uno dei contraenti veniva meno ai suoi impegni, si aveva quel comportamento che veniva chiamato fellonia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo comportamento giustificava la rottura del vincolo della <em>fidelitas <\/em>o <em>fides<\/em>, con tutte le sue conseguenze: la confisca del feudo, da parte del signore al vassallo fedifrago, o il passaggio del vassallo, col suo feudo, al servizio di un altro signore. Naturalmente, nella pratica, i contrasti di interpretazione potevano essere frequenti; tuttavia, la lettura sia delle cronache che dei poemi dell&#8217;epoca ci convince della forza di dissuasione che queste norme erano capaci di esercitare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A sostegno di questo rapporto vi era indubbiamente, oltre alla sacralit\u00e0 di un impegno preso sul Vangelo, anche un profondo sentimento, che nell&#8217;epoca d&#8217;oro del feudalesimo (secoli IX-XII) appare generalmente diffuso e anche prevalente rispetto ad altri sentimenti. &#8220;<em>In questo periodo <\/em>&#8211; scrive Lewis &#8211; <em>il pi\u00f9 profondo dei sentimenti \u00e8 l&#8217;amore dell&#8217;uomo per l&#8217;uomo, la reciproca affezione di guerrieri che muoiono vicini, combattendo contro ogni ostacolo, il sentimento del vassallo verso il suo signore<\/em>&#8221; (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. Trasformazioni e decadenza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La trasformazione principale che il feudalesimo conobbe fu quella di un&#8217;accentuazione progressiva dell&#8217;elemento reale, il feudo, a danno dell&#8217;elemento personale, il rapporto feudo-vassallatico. Una deplorevole tendenza di molti storici ha portato, per la verit\u00e0, a troppo anticipare e troppo generalizzare questa tendenza; l&#8217;importanza centrale del rapporto personale fu a lungo sentita, ancora per secoli come carattere essenziale e fondamentale del feudalesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia la tendenza vi fu, con le sue conseguenze: gli obblighi del vassallo considerati piuttosto come oneri gravanti sui beni e il possesso del feudo visto da un punto di vista patrimoniale, nonch\u00e9 la pluralit\u00e0 degli impegni vassallatici da parte di un solo vassallo nei confronti di vari signori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peraltro, quest&#8217;ultimo comportamento veniva avvertito come un problema da superare, come dimostra la nascita di un tipo di impegno che era considerato, in caso di conflitto, superiore all&#8217;omaggio semplice, cio\u00e8 l&#8217;omaggio detto &#8220;figio&#8221;. Fino al periodo di crisi generale della societ\u00e0 medioevale, questo tipo di omaggio assoluto permise al feudalesimo di conservare il suo carattere di struttura portante dal punto di vista istituzionale e sociale, pure in presenza di una pi\u00f9 complessa e articolata rete di rapporti umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 voluto vedere un segno precoce di decadenza nell&#8217;ereditariet\u00e0 dei feudi, gi\u00e0 riconosciuta &#8211; limitatamente ai benefici maggiori &#8211; da Carlo il Calvo nell&#8217;877 e poi &#8211; per tutti i vassalli &#8211; dall&#8217;imperatore Corrado II il Salico nel 1037.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 non si pu\u00f2 assolutamente parlare di decadenza del feudalesimo per questo periodo, nel quale si ebbe, anzi, una sua maggiore diffusione con la conquista normanna dell&#8217;Inghilterra, con la formazione: del Regno di Napoli nell&#8217;Italia meridionale, con la nascita, in seguito alla Prima Crociata, degli stati cristiani nel Vicino Oriente e in Terrasanta. Come osserv\u00f2 a suo tempo Bloch, dove di per s\u00e9 potrebbe trovare il signore un vassallo pi\u00f9 fedele se non nella famiglia di colui che lo aveva fedelmente seguito per tanto tempo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altronde, la ereditariet\u00e0 dei feudi non era meccanica e non toccava il carattere vitalizio del rapporto; l&#8217;omaggio doveva essere ogni volta prestato nuovamente dal nuovo vassallo. Piuttosto, la vera decadenza va vista nel progressivo venire meno del nesso beneficio-funzione. Si tratt\u00f2 di un processo complesso e secolare, legato al venire meno della funzione militare della cavalleria feudale, allo sviluppo della monarchia assoluta, alla patrimonializzazione sempre pi\u00f9 crescente del feudo (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, occorre guardarsi dal sottovalutare i residui feudali nelle societ\u00e0 di <em>anci\u00e8n regime<\/em>. Per quanto profonde fossero state le trasformazioni operate dall&#8217;assolutismo monarchico, la Rivoluzione francese non combatteva soltanto fantasmi allorch\u00e9 stabiliva: &#8220;<em>l&#8217;assemblea nazionale elimina completamente il regime feudale<\/em>&#8221; (22). Senza dubbio, i deputati rivoluzionari, nella famosa notte tra il 3 e il 4 agosto 1789, intendevano sotto il nome feudalesimo realt\u00e0 molto varie, spesso meglio definibili come diritti signorili. E quando Napoleone si prefiggeva di combattere e fare combattere &#8220;<em>ogni azione tendente a ristabilire il regime feudale<\/em>&#8221; intendeva riferirsi semplicemente alla restaurazione dell&#8217;<em>Anci\u00e8n Regime<\/em> (23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia \u00e8 significativo che si continuasse a vedere nel feudalesimo il tratto essenziale di una societ\u00e0 di cui si voleva cancellare ogni traccia, cos\u00ec come \u00e8 significativo che, insieme ai residui feudali e ai diritti signorili, l&#8217;Assemblea Nazionale procedesse contemporaneamente alla eliminazione delle corporazioni e delle comunit\u00e0 cittadine. Il liberalismo assoluto, che non concepiva altre realt\u00e0 che l&#8217;individuo e lo Stato, veniva cos\u00ec introdotto dall&#8217;alto, per legge rivoluzionaria, preparazione, neppure troppo remota, alla successiva fase totalitaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5. Feudalesimo e autorit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si \u00e8 accennato, si considera normalmente il feudalesimo come a un tempo effetto e causa ulteriore della scomparsa del potere pubblico o statale. Tipico esempio di disgregazione della societ\u00e0, dovrebbe tendere a scomparire non appena, e a suo dispetto, l&#8217;autorit\u00e0 si riorganizza. In realt\u00e0, questa unione, per quanto diffusa nei manuali e nei libri di storia in genere, non ha fondamento e nasce da preoccupazioni ideologiche e da pregiudizi moderni, per i quali l&#8217;unico modello valido di Stato &#8211; con il quale comparare tutte le altre forme di organizzazione politica esistenti nel passato &#8211; \u00e8 quello moderno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analogamente, si attribuisce al Medioevo una confusione tra il pubblico e il privato, solo perch\u00e9 la distinzione che gli uomini medioevali facevano tra questi due concetti era basata su criteri nettamente diversi da quelli oggi correnti (24). Jacques Ellul ha scritto che &#8220;<em>la societ\u00e0 medioevale \u00e8 una societ\u00e0 anarchica<\/em>&#8221; (25). L&#8217;affermazione, apparentemente paradossale, significa trattarsi, come lo stesso Ellul precisa, di &#8220;<em>una societ\u00e0 <\/em>[&#8230;] <em>senza potere politico centralizzalo e unico<\/em>&#8220;, in quanto i diritti e i poteri attualmente considerati come necessariamente appartenenti allo Stato erano allora ripartiti tra diverse autorit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altra parte, lo stesso autore aggiunge, subito dopo, che allo stesso tempo &#8220;<em>la societ\u00e0 medioevale \u00e8 una societ\u00e0 gerarchica<\/em>&#8220;, tutt&#8217;altro che disordinata, grazie, da un lato, alla presenza, come punto di riferimento, al vertice, della monarchia o, meglio, del re e, dall&#8217;altro, proprio alla catena delle gerarchie feudali (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non siamo di fronte a una pura descrizione teorica, a un modello astratto. In realt\u00e0, le ricerche storiche ci mostrano la grande importanza avuta dal feudalesimo nei paesi cristiani sotto il profilo della organizzazione o riorganizzazione della societ\u00e0 civile sia nel periodo precedente la nascita del Sacro Romano Impero (secolo VIII), sia in quello successivo alla sua crisi, quando, tra l&#8217;altro, una nuova ondata di invasioni pagane (Vikinghi, Ungari, Slavi, Saraceni) si abbatt\u00e9 sulla Cristianit\u00e0 (secoli IX-X).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In seguito, ancora, le monarchie nazionali si costituiranno in Francia, Inghilterra, Castiglia, Aragona, non contro, ma anzi, in una certa misura grazie ai ceti feudali; tanto che gli storici parlano ormai di &#8220;<em>monarchie feudali<\/em>&#8220;, sia in contrapposizione ai vecchi concetti che volevano queste monarchie frutto esclusivo dell&#8217;intesa tra i sovrani e le borghesie mercantili, sia per distinguere questa fase dalla successiva fase assolutistica (27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 anche aggiungere che gli stessi comuni, frutto della forte ripresa cittadina dopo il Mille, n\u00e9 nacquero, n\u00e9 si svolsero in chiare antifeudale, come vorrebbero certi vecchi e ripetuti schemi; ci\u00f2 anche nella stessa Italia centro &#8211; settentrionale, nella quale, pure, essi arrivarono a costituirsi in centri di minuscoli Stati, largamente autonomi, anche se di diritto inseriti nella struttura feudale dell&#8217;Impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nascita stessa del comune fu un fenomeno aristocratico, incomprensibile senza la ricchezza di vita e la libert\u00e0 d&#8217;azione che sempre pi\u00f9 appaiono essere i connotati della societ\u00e0 feudale (28). Ed \u00e8 anche significativo che i rapporti tra i vari Stati (compresi i comuni), come anche i rapporti tra le citt\u00e0 e i signori del territorio circostante, venissero definiti ricorrendo al diritto feudale, che divenne, in certo qual modo, una specie di diritto internazionale universalmente riconosciuto (29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6. Conclusione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rapida presentazione fatta dei tratti fondamentali del feudalesimo quale la Cristianit\u00e0 lo conobbe nei secoli della sua splendida fioritura non esaurisce certo il tema; anzi, a esso soltanto introduce. Ma, se il lettore desideroso di un approfondimento dei fatti e dei problemi trover\u00e0 nelle note una prima guida, qui soprattutto premeva chiarire la natura deformante e mistificatrice dei luoghi comuni che continuano a oscurare, nel linguaggio e nella coscienza dei pi\u00f9 questo termine e questo concetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Recuperarne la realt\u00e0 storica e l&#8217;essenza concettuale non \u00e8 una operazione da oziosa accademia, come conferma, del resto, lo sforzo mistificatore del pensiero rivoluzionario. Se \u00e8 lecito fare un discorso sull&#8217;attualit\u00e0 ed esemplarit\u00e0 del Medioevo (30), in esso rientra senza dubbio anche un discorso sull&#8217;attualit\u00e0 del feudalesimo, nella misura in cui, avvertendo l&#8217;insopportabilit\u00e0 del rapporto freddo, anonimo e burocratico che caratterizza la nostra vita sociale a ogni livello &#8211; da quello politico a quello economico &#8211; noi aspiriamo, giustamente, a un ritorno a una societ\u00e0 basata, al contrario, sui rapporti personali; e, ancora, nella misura in cui, avvertendo la pericolosit\u00e0 dell&#8217;isolamento dell&#8217;individuo abbandonato in balia dello Stato, sentiamo la necessit\u00e0 di una ricostruzione della societ\u00e0 fondata sui corpi intermedi e sul principio di sussidiariet\u00e0, cardine della dottrina sociale cristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Cfr. M. TANGHERONI, <em>La &#8220;leggenda nera&#8221; sul Medioevo<\/em>, in Cristianit\u00e0, anno VI, n. 34-35, febbraio-marzo 1978, pp. 6-9.<br \/>\n(2) Una buona esemplificazione in R. BOUTRUCHE, <em>Signoria e feudalesimo<\/em>, trad. it., Il Mulino, Bologna 1973, vol. I, <em>Introduzione<\/em>. L&#8217;opera, anche per la sua aggiornata bibliografia, merita di essere considerata un buon punto di riferimento.<br \/>\n(3) Cfr. per esempio, le divergenti posizioni di M. DOBB, <em>Problemi di storia del capitalismo<\/em>, trad. it., Editori Riuniti, Roma 1972 e P. SWEEZY, <em>La teoria dello sviluppo capitalistico<\/em>, trad. it., Boringhieri, Torino 1972.<br \/>\n(4) Infatti Marx, nel capitolo XXIV del <em>Capitale<\/em>, in contrasto con la sua stessa dottrina, indica una serie di fattori che niente hanno a che vedere con le contraddizioni del sistema feudale, per chiarire il fenomeno della cosiddetta accumulazione originaria. Molto nebulose sono anche le considerazioni sulla funzione del mercato. Cfr. A. CAVALLI, <em>Le origini del capitalismo<\/em>, Loescher, Torino 1963, pp. 9-14 e 37-41, nonch\u00e9 i testi di Marx ivi riportati.<br \/>\n(5) E all&#8217;origine di questo errore si ritrova, non certo casualmente, Voltaire: cfr. R. BOUTRUCHE, op. cit., p. 31.<br \/>\n(6) Ma bisogna pure guardarci dall&#8217;atteggiamento opposto: restringere talmente l&#8217;uso da limitare l&#8217;utilizzazione a periodi e regioni ristrette. Contro questa tendenza, che nega l&#8217;esistenza di feudalit\u00e0 mediterranee, si \u00e8 espresso un recentissimo <em>Colloquio<\/em>, dell&#8217;ottobre 1978, organizzato dall&#8217;Ecole Fran\u00e7aise di Roma e consacrato proprio alla discussione di questo tema. Tra i relatori Violante, Tabacco, Duby, Toubert, Bonassic; gli atti saranno stampati entro il 1979.<br \/>\n(7) M. BLOCH consacr\u00f2 l&#8217;ultima parte della sua classica opera <em>La societ\u00e0 feudale<\/em>, trad. it., Einaudi, Torino 1962, alla discussione del tema <em>Feudalesimo o feudalesimi? Il feudalesimo come IL.po sociale<\/em>: cfr. pp. 627-636; in particolare, sul Giappone, cfr. le pp. 634-636.<br \/>\n(8) Anche se &#8220;<em>il nostro secolo non \u00e8 sicuramente il secolo delle definizioni; si compiace di essere vago, incerto, viscerale<\/em>&#8220;, come osserva giustamente M. DE CORTE, <em>Una definizione della destra<\/em>, in <em>La Destra<\/em>, n. 1, 1972, p. 3. La <em>vocum proprietas <\/em>era, invece, la prima preoccupazione degli autori medioevali: cfr., per esempio, G. LE BRAS, <em>La Chiesa del diritto<\/em>, trad. it., Il Mulino, Bologna 1976, p. 3.<br \/>\n(9) Come riconobbe gi\u00e0 E. BESTA, <em>Il diritto pubblico nell&#8217;Italia superiore e media dalla restituzione dell&#8217;Impero al sorgere dei comuni<\/em>, Pisa 1925, p. 80.<br \/>\n(10) R. BOUTRUCHE, op. cit., p. 23.<br \/>\n(11) F. L. GANSHOF, <em>Qu&#8217;est-ce que la f\u00e9odalit\u00e9?<\/em>, 4a ed. riveduta e ampliata, Presses Universitaires de Bruxelles, Bruxelles 1968, p. 12.<br \/>\n(12) Ibid., p. 11.<br \/>\n(13) Come in M. BLOCH, op. cit., e J. CALMETTE, <em>La soci\u00e9t\u00e9 f\u00e9odale<\/em>, Armand Colin, Parigi 1952.<br \/>\n(14) Cfr. F. L. GANSHOF, op. cit., p. 37.<br \/>\n(15) Ibid., p. 87.<br \/>\n(16) La formula si trova, per esempio, nell&#8217;opera del giurista HENRY DE BRACTON, De Legibus et consuetudinibus Angliae, ed. G. E. Woodbine, New Haven e Londra 1922, II, p. 232; l&#8217;opera fu scritta intorno alla met\u00e0 del secolo XIII.<br \/>\n(17) L&#8217;interessante lettera di Fulberto di Chartres, edita anche nella Patrologia Latina del Migne, \u00e8 riportata e tradotta da R. BOUTRUCHE, op. cit., pp. 368-369.<br \/>\n(18) G. DURANT, <em>Speculum juris<\/em>, ediz. di Francoforte, 1592, p. 304.<br \/>\n(19) Cfr. F. L. GANSHOF, op. cit., p. 88. Il sire di Beaumanoir fu il pi\u00f9 grande dei giuristi francesi dell&#8217;et\u00e0 di san Luigi IX.<br \/>\n(20) C . S. LEWIS, <em>L&#8217;allegoria d&#8217;amore<\/em>, trad. it., Effiatidi, Torino 1969, p. 11.<br \/>\n(21) Per il passaggio dallo Stato medioevale allo Stato di tipo moderno cfr. diversi saggi nel volume di O. BRUNNER, <em>Per una nuova storia costituzionale e sociale<\/em>, trad. it., Vita e Pensiero, Milano 1970. Attiene in particolare al nostro tema il saggio <em>Feudalesimo. Un contributo alla storia del concetto<\/em>.<br \/>\n(22) O. BRUNNER, op. cit., p. 84.<br \/>\n(23) R. BOUTRUCHE, Op. Cit., p. 35.<br \/>\n(24) Per un approfondimento di questo punto si pu\u00f2 partire da alcuni saggi contenuti in G. ROSSETTI, <em>Forme di potere e strutture sociali in Italia nel Medioevo<\/em>, Il Mulino, Bologna 1977.<br \/>\n(25) J. ELLUL, <em>Storia delle istituzioni. Il Medioevo<\/em>, trad. it., Mursia, Milano 1976, p. 80.<br \/>\n(26) <em>Ibidem<\/em>.<br \/>\n(27) Cfr., per esempio C. PETIT-DUTALLIS, <em>La monarchie f\u00e9odale en France et en Angleterre<\/em>. Albin Michel, Parigi 1971 (ma la prima edizione era del 1933); H. MITTEIS, <em>Le strutture giuridiche e politiche dell&#8217;et\u00e0 feudale<\/em>, trad. it., Morcelliana, Brescia 1962.<br \/>\n(28) Interessante, in questo senso, la lettura di C. VIOLANTE, <em>La societ\u00e0 milanese nell&#8217;et\u00e0 precomunale<\/em>, Laterza, Bari 1974 (ristampa dell&#8217;edizione del 1953). Utile anche la lettura di G. Volpe, <em>Studi sulle istituzioni comunali a Pisa nel Medio Evo<\/em>, Sansoni, Firenze 1970; il volume, scritto nel 1902, conserva una grande freschezza.<br \/>\n(29) Cfr. , per esempio, P. BRANCOLI BUSDRAGHI, <em>La formazione storica del feudo lombardo come diritto reale<\/em>, Giuffr\u00e9, Milano 1966, parte II, cap. 6, nonch\u00e9 la mia relazione al Colloquio citato alla n. 6 (in corso di stampa).<br \/>\n(30) Cfr. la mia presentazione di R. PERNOUD, <em>Luce del Medioevo<\/em>, trad. it., Volpe, Roma 1978<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tratto da Cristianit\u00e0 n. 46 (1979) di Marco Tangheroni 1. Equivoci e travisamenti In un precedente articolo, pubblicato su questa stessa rivista, ho ricostruito la progressiva formazione, a partire dal Rinascimento fino a giungere all&#8217;illuminismo e alla Rivoluzione Francese, di quella &#8220;leggenda nera&#8221; sul Medioevo cristiano, ancora oggi, e non casualmente, diffusissima, nonostante la infondatezza &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/feudalesimo-e-civilt-cristiana\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":28293,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[91,24],"tags":[977,268],"class_list":["post-1269","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-medioevo","category-storia","tag-feudalesimo","tag-medioevo-2","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Feudalesimo e civilt&agrave; 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