{"id":1257,"date":"2005-09-01T00:00:00","date_gmt":"2005-08-31T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-04-26T10:30:32","modified_gmt":"2016-04-26T08:30:32","slug":"intervista-a-francoise-furet","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/intervista-a-francoise-furet\/","title":{"rendered":"Intervista a Francoise Furet"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\">\n<div id=\"attachment_33415\" style=\"width: 133px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33415\" class=\"wp-image-33415\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Francoise-Furet.jpg\" alt=\"Francoise Furet\" width=\"133\" height=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-33415\" class=\"wp-caption-text\">Francoise Furet<\/p><\/div>\n<p>Da un articolo pubblicato su <strong>Il Sabato<\/strong>\u00a04 gennaio 1989 (pp. 70\/75)<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;La rivoluzione francese trae la propria eco universale dall&#8217;essersi proclamata tale: al di l\u00e0 delle particolari condizioni in cui \u00e8 nata, e anche del Paese in cui \u00e8 scoppiata, essa si \u00e8 data la missione non di aggiustare le istituzioni alle circostanze della storia nazionale o al variare dell&#8217;opinione, ma di riscrivere da capo a fondo &#8211; ripensandolo e risugellandolo nuovamente sulla base dei princ\u00ecpi della volont\u00e0 ragionevole &#8211; il contratto sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essa costituisce quindi un evento inscindibilmente politico e filosofico, gi\u00e0 considerato sotto entrambi gli aspetti dai suoi contemporanei dato che il 1789 era stato salutato come la vittoria della filosofia illuministica in un ordine di realt\u00e0 che questa si era scelta come sua specifica: la riorganizzazione della <em>polis. <\/em>Il carattere unico della rivoluzione francese nella storia moderna deriva da tale mescolanza di generi, grazie al quale il 1789 si apparente a un&#8217;Annunciazione religiosa laicizzata, a una Promessa della ragione o dei diritti che si sostituisce a quella di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima non \u00e8 forzatamente incompatibile con la seconda ma pu\u00f2 al contrario, come nel caso americano, insediarvisi e trovarvi un pi\u00f9 sacro e antico riparo; nel caso francese, tuttavia, s&#8217;installa a fianco del messaggio religioso, non avversa ma separata da lui, insieme completamente differente nel fondo e comparabile nella forma, limitata al dominio terrestre, ma investendolo interamente grazie all&#8217;idea di un&#8217;essenza umana da realizzare nella societ\u00e0: occupando l&#8217;intero spazio pubblico della comunit\u00e0 degli individui, l&#8217;universale democratico rinchiude la credenza religiosa nel foro privato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 proprio cos\u00ec che irrompe nella Francia di fine Settecento, delineando il carattere pi\u00f9 enigmatico della rivoluzione francese, la discontinuit\u00e0 temporale: come nella nascita di una religione, il 1789 segna un prima e un dopo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un carattere cos\u00ec enigmatico \u00e8 stato tuttavia talmente addomesticato dalla cultura politica moderna da esserci diventato familiare; i Francesi in particolare ne hanno fatto una credenza tanto diffusa da non percepirne pi\u00f9 la stranezza. Da duecento anni il 1789 designa per questo popolo la divisione originaria tra destra e sinistra: chi al suo interno ha preferito l&#8217;Ancien R\u00e9gime detestava la rivoluzione, e chi ha preferito la rivoluzione francese detestava l&#8217;Ancien Regime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Schizofrenia politica <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, come aspiravano e ambivano gli uomini del 1789, tale schizofrenia politica si \u00e8 espansa al di l\u00e0 della storia, costruendo dopo di loro l&#8217;universo politico rivoluzionario, pensato nei termini di un messianismo secolarizzato (come un avvento che segue una lunga oppressione). Una riflessione sulla rivoluzione francese pu\u00f2 ancora oggi partire dalla riscoperta della bizzarra idea di una discontinuit\u00e0 temporale diventata sostanza necessaria della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Francesi del 1789 elaborarono subito quest&#8217;idea, nel suo aspetto negativo come in quello positivo, attraverso quanto essi abolivano e attraverso quanto essa instaurava di radicalmente nuovo. Essi distrussero l&#8217;Ancien R\u00e9gime, e fondarono un ordine nuovo di individui liberi e uguali, sotto la sovranit\u00e0 della legge (nome differente della &#8220;volont\u00e0 generale&#8221;).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La data di morte dell&#8217;Ancien R\u00e9gime \u00e8 pi\u00f9 facile da definire della sua formazione, o della durata della sua esistenza; la formula appare solo quando se ne registra la liquidazione: non ve ne \u00e8 traccia nei <em>calliers de dol\u00e9ances <\/em>redatti all&#8217;inizio della primavera del 1789 dalle parrocchie e dai baliati per dare istruzioni ai loro delegati, e si costituisce poco a poco nel corso dell&#8217;estate, sul filo delle circostanze, degli eventi e delle decisioni prese dall&#8217;Assemblea diventata Costituente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella pi\u00f9 celebre notte della storia parlamentare francese, tra il 4 e il 5 agosto 1789, se ne possono ritrovare non le parole ma i sentimenti, e l&#8217;emozione quasi sacrale cui d\u00e0 vita. Quella sera la discussione nasce sotto la pressione delle circostanze &#8211; la Francia si \u00e8 ribellata e qui e l\u00e0 i castelli vanno a fuoco &#8211; ma passa nel trasporto d&#8217;entusiasmo che in Assemblea unisce cuori e anime molto pi\u00f9 dell&#8217;idea di salvare il salvabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I deputati, macchinisti quasi divini di uno spettacolo in cui il passato scompare e nasce un mondo nuovo, sanno tutti di mettere in scena insieme un crepuscolo e un&#8217;aurora e, cedendo alle circostanze, realizzano anche qualcosa che appartiene a un ordine completamente diverso: la &#8220;distruzione del regime feudale&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con ci\u00f2 i deputati intendevano non solo i diritti derivanti dal regime di propriet\u00e0 signorile e feudale, ma anche la decima (percepita in natura dalla Chiesa su tutti i raccolti), e fenomeni infinitamente pi\u00f9 recenti, come la vendita delle cariche, pratica tramite la quale &#8211; a partire dal primo Seicento &#8211; la monarchia aveva riempito le sue casse vendendo le funzioni ereditarie nella giustizia e nell&#8217;amministrazione finanziaria o municipale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 4 agosto scomparve quindi, insieme alle istituzioni residue caratteristiche della propriet\u00e0 feudale, l&#8217;intera struttura corporativa del reame. Il voto dell&#8217;Assemblea dissolse la contraddizione in cui da uno o due secoli si era trovata la monarchia assoluta, insieme dispensatrice di privilegi e combattuta in loro nome. Con i corpi vennero infatti liquidati tutti i diritti particolari che costituivano le libert\u00e0 dei sudditi del re, legate al loro &#8220;stato&#8221; sociale, cio\u00e8 all&#8217;esistenza di collettivit\u00e0 giuridicamente definite dai loro privilegi. D&#8217;ora in poi esister\u00e0 un solo diritto comune, identico per ogni membro della nazione, e tutte le associazioni di privati, intermediarie tra il cittadino e la sfera pubblica della legge verranno interdette in quanto corpi-schermo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La legge universale <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli elementi &#8220;feudali&#8221; distrutti nel 1789 caratterizzavano quindi piuttosto il periodo assolutistico in cui lo Stato centrale si era costruito vendendo privilegi: sotto questo aspetto gli uomini della rivoluzione ne coronarono l&#8217;opera uniformatrice, sopprimendo quanto aveva dovuto concedere allo spirito particolaristico feudale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si preoccuparono d&#8217;altronde (per lo meno la maggioranza tra loro) di trasformare in buona moneta borghese i diritti aboliti, precauzione niente affatto contraddittoria con lo spirito di liquidazione generale che li animava &#8211; come hanno a torto creduto tanti storici del nostro secolo che, ossessionati dall&#8217;idea socialista, hanno visto nel 4 agosto null&#8217;altro che l&#8217;ineguaglianza borghese subentrante a quella nobiliare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essi non riescono a concepire come la fine della societ\u00e0 aristocratica abbia comportato qualcosa di molto pi\u00f9 essenziale: la scomparsa della dipendenza gerarchica tra gli uomini, la nascita dell&#8217;individuo moderno e l&#8217;idea dell&#8217;universalit\u00e0 della legge. In rapporto a questa cesura storica, il mondo socialista si situa nello stesso campo del mondo borghese, in quanto semplice sviluppo delle promesse ugualitarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019entusiasmo patriottico dei deputati il 4 agosto non era allora incompatibile con il carattere circostanziale dell&#8217;ordine del giorno e dei decreti votati: la rivoluzione contadina aveva cristallizzato un insieme di decisioni che attingevano alle fonti culturali del tempo, ecco tutto (anche se forse un poco prima di quanto fosse previsto, anche se forse un po&#8217; pi\u00f9 globalmente).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ciononostante, la formula &#8220;Ancien R\u00e9gime&#8221; non comparve nei dibattiti tra il 4 e l&#8217;11 agosto, e venne forgiata solo qualche tempo dopo, nelle settimane seguenti, nel corso della discussione sulla Costituzione. Essa comportava infatti un secondo versante, ancora invisibile nella liquidazione della societ\u00e0 &#8220;feudale&#8221;: il &#8220;governo monarchico&#8221;, per il quale i contemporanei intendevano un insieme di princ\u00ecpi e di meccanismi politici che rendevano il re un elemento chiave dell&#8217;autorit\u00e0 pubblica, sia una versione assolutistica corretta dal &#8220;dispotismo illuminato&#8221;, sia in una forma pi\u00f9 &#8220;costituzionale&#8221; nel vecchio senso del termine (a partire da un contratto immemorabile stipulato tra monarchia e nazione, garantito dalle leggi fondamentali e dalla consultazione degli &#8220;Stati&#8221; sulla creazione delle leggi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 17 giugno il Terzo Stato si era proclamato &#8220;Assemblea nazionale&#8221;, formula di cui non vennero sul momento indagate tutte le conseguenze; ma uno di quelli che l&#8217;aveva introdotta, Siey\u00e8s, nella sua famosa brochure <em>Qu&#8217;est-ce que le Tiers \u00c9tat<\/em>? ne aveva spiegato con sei mesi d&#8217;anticipo tutte le implicazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si trattava, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, di un trasferimento di sovranit\u00e0 o, pi\u00f9 esattamente, della nazione che si riprendeva i propri diritti imprescrittibili, delegandoli a un&#8217;Assemblea Costituente. A questo punto, tra met\u00e0 giugno e inizio settembre, la spartizione della pubblica autorit\u00e0 tra Luigi XVI e i deputati divenne ambigua. Nella notte del 4 agosto uno dei grandi avvocati della destra <em>monarchienne, il <\/em>nobile liberale Lally-Tollendal, riusc\u00ec ad associare il re al voto dell&#8217;Assemblea; alla fine, alle due del mattino, Luigi XVI fu proclamato &#8220;restauratore della libert\u00e0 francese&#8221;. Uequivoco, tuttavia, dur\u00f2 poco e a partire dalla fine di agosto, al momento della discussione sulla nuova Costituzione, venne tranciato a favore dei deputati e contro il re [&#8230; ].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fallimento monarchico <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea di unire la storia nazionale alla rivoluzione tramite il &#8220;governo monarchico&#8221; urt\u00f2 quindi contro una duplice impossibilit\u00e0: i <em>monarchiens <\/em>si appellavano a una tradizione inesistente (o che non esisteva pi\u00f9 se mai aveva iniziato a vivere) nel passato francese, e il tentativo di &#8220;restaurarla&#8221; dopo duecent&#8217;anni di assolutismo era tanto pi\u00f9 irreale dopo la condanna radicale del principio &#8220;feudale&#8221;, che aveva coinvolto &#8211; ma anche preceduto &#8211; la monarchia assoluta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricerca di un Ancien R\u00e9gime dove fondare le nuove istituzioni era quindi senza speranza; i <em>monarchiens <\/em>avrebbero voluto affondare in questo retaggio le radici di una co-sovranit\u00e0 del re (cio\u00e8 del suo diritto di veto sul potere legislativo) e del bicameralismo, ma non fecero altro che sottolineare invece il fallimento di una storia monarchica della libert\u00e0 cui pure si richiamavano come loro titolo principale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Radicali moderati <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi termini la componente radicale del campo rivoluzionario, appropriandosi della sovranit\u00e0 frutto dell&#8217;assolutismo mentre i <em>monarchiens <\/em>cercavano di reinventarla in una forma mai esistita, si rivel\u00f2 senza saperlo pi\u00f9 tradizionalista della componente moderata. I radicali affidarono all&#8217;Assemblea Costituente il potere sovrano di ricostruire il corpo politico: il re era ormai solo il suo delegato, e presto sar\u00e0 soltanto il primo funzionario del regno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La formula &#8220;Ancien R\u00e9gime&#8221; prese allora tutto il suo significato negativo, mentre i <em>monarchiens <\/em>avevano inteso farne un principio di continuit\u00e0 della rivoluzione con l&#8217;essenza del governo monarchico; d&#8217;ora in avanti l&#8217;espressione accomuner\u00e0 in una sola condanna &#8220;feudalit\u00e0&#8221; e monarchia, passato sociale e passato politico della Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma alla perentoria affermazione della discontinuit\u00e0 cronologica che dava un nuovo senso al termine &#8220;rivoluzione&#8221; i &#8220;patrioti&#8221; del 1789 appaiarono, inscindibilmente, la ripresa di una concezione della sovranit\u00e0 politica gi\u00e0 definita dall&#8217;assolutismo: il popolo prese il posto del re, e la democrazia pura sostitu\u00ec la monarchia assoluta. Come l&#8217;antico potere sovrano escludeva tutto ci\u00f2 che non fosse il monarca, cos\u00ec il nuovo potere non concesse nulla a chi non era il popolo, o un suo presunto rappresentante [&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La monarchia assoluta venne spodestata come potere usurpato (una destituzione inedita che spezz\u00f2 la catena temporale) ma il suo successore &#8211; il popolo per quanto radicalmente differente da lei, poteva tuttavia contare su una sovranit\u00e0 altrettanto estesa. Da questo punto di vista l&#8217;idea di Ancien R\u00e9gime, e di un&#8217;interminabile usurpazione cui metteva fine l&#8217;avvento del sovrano legittimo, nascondeva uno dei pi\u00f9 profondi legami degli uomini del 1789 con il passato nazionale; ci\u00f2 che permetteva loro di affermare la discontinuit\u00e0 temporale li ricollegava anche a una concezione della sovranit\u00e0 pubblica derivante da quel governo monarchico da essi spodestato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea di discontinuit\u00e0 trov\u00f2 per\u00f2 tanta risonanza negli animi perch\u00e9 sottintendeva quella di una ricomposizione del corpo politico su principi e non su un retaggio dei tempi. La manifestazione pi\u00f9 spettacolare di questa reistituzione del contratto sociale fu la Dichiarazione dei diritti dell&#8217;uomo, votata il 26 agosto 1789: si trattava in effetti di costituire la base del nuovo vivere insieme, enunciando i diritti che ciascun individuo reca con s\u00e9 entrando a far parte della societ\u00e0, e che la societ\u00e0 deve in cambio proteggere e garantire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si trattava in breve di ripetere a grandezza naturale la scena primordiale delle filosofie contrattualistiche, con la quale l&#8217;uomo della natura diventa un cittadino, e come essere sociale deve conservare quanto imprescrittibilmente gli appartiene come essere naturale. Gli Americani avevano effettuato questo famoso <em>passaggio, <\/em>oggetto di tante e tali speculazioni, qualche anno prima dei francesi, connotandolo gi\u00e0 con le &#8220;Dichiarazioni dei diritti&#8221;: ma nel loro caso si trattava proprio del momento cruciale, filosofico per eccellenza, della fondazione del contratto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I testi americani non ruppero brutalmente con uno stato sociale precedente, non affermarono diritti misconosciuti dalle piccole comunit\u00e0 di emigranti che avevano progressivamente popolato la futura repubblica, ma &#8220;dichiararono&#8221; invece diritti percepiti come fondamentali dai coloni fin dal loro arrivo su una terra vergine, in una societ\u00e0 che si veniva formando sulla base di adesioni volontarie. L\u2019America era un mondo nuovo, ancora vicino alla natura e poco intaccato dall&#8217;ineguaglianza, e le sue &#8220;Dichiarazioni&#8221; non comportavano alcuna dinamica sovversiva [&#8230; ].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La forza della debolezza <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marcel Gauchet ha di recente ricostruito l&#8217;elaborazione della Dichiarazione votata il 26 agosto, e sottolineato le &#8220;imposizioni d&#8217;universalit\u00e0&#8221;, come le chiama, proprie del testo finale. I deputati francesi non avevano un atteggiamento mentale particolarmente astratto &#8211; molti tra loro vedevano e calcolavano i rischi di una proclamazione generale dei diritti individuali in una societ\u00e0 tanto numerosa, ineguale e formatasi secolarmente in uno spirito cos\u00ec diverso &#8211; ma d&#8217;altra parte dovevano compensare l&#8217;incerta origine della loro sovranit\u00e0 proclamando con forza maggiore la loro missione, ed erano presi nella logica delle decisioni votate il 4 agosto [&#8230;].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ottimistica convinzione del volontarismo politico francese era contenuta nella formula secondo cui &#8220;La legge \u00e8 l&#8217;espressione della volont\u00e0 generale&#8221;; la libert\u00e0 degli individui naturali veniva raddoppiata da un potere nato dal loro consenso e dalla loro partecipazione collettiva Non esisteva alcuno spazio di riserva per un eventuale scarto tra la legge e il suo fondamento, e non era di conseguenza previsto alcun rimedio per scongiurarne l&#8217;apparizione, se non il diritto di resistenza all&#8217;oppressore che rimettesse in causa l&#8217;intero contratto, senza che ne venissero definite le legittime condizioni d&#8217;esercizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La societ\u00e0 nuova<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei pochi mesi dell&#8217;estate 1 789 presero cosi forma con straordinaria rapidit\u00e0 i principi ci le modalit\u00e0 di una societ\u00e0 nuova, reinventata a partire dall&#8217;autonomia degli individui e sulle rovine della loro soggezione ancestrale. In questi termini uiia logica comune oper\u00f2 nei testi del 4 agosto, nella Dichiarazione dei diritti e nella discussione d\u2019inizio settembre sui poteri pubblici, conferendo all&#8217;Ancien R\u00e9gime e alla rivoluzione i loro caratteri essenziali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la rivoluzione francese si consider\u00f2 fin dall&#8217;inizio dell&#8217;estate 1789, un&#8217;assoluta rottura con il passato, i suoi avversari ebbero la medesima sensazione (anzi, in fin certo senso, ancora maggiore). Il periodo che ho appena analizzato dalla parte dei rivoluzionari si apr\u00ec e si chiuse infatti con due ondate en\u00ecigratorie: il segnale di partenza venne dato all&#8217;indomani del 14 luglio e della capitolazione del re davanti a Parigi dai grandi privilegiati &#8211; il conte d&#8217;Artois in testa &#8211; o dai pi\u00f9 paurosi; dopo il 6 ottobre se ne andarono i primi sostenitori della rivoluzione (Mounier lasci\u00f2 Parigi e l&#8217;Assemblea, per ritornarsene nel suo Delfinato e poi abbandonare la Francia l&#8217;anno seguente).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste deliberate partenze da un reame in cui chi partiva non riconosceva pi\u00f9 n\u00e9 le proprie abitudini n\u00e9 i propri compatrioti segnarono cos\u00ec nella storia nazionale la completa frattura con l&#8217;Ancien R\u00e9gime, che venne per\u00f2 ancora pi\u00f9 fortemente sottolineata l&#8217;anno seguente, quando Burke scrisse e pubblic\u00f2 le sue <em>Rellections on the Revolution in Frarice; <\/em>Il parlamentare inglese non ebbe bisogno di un periodo pi\u00f9 lungo dell&#8217;estate 1789 per rifiutare senza scampo l&#8217;impresa rivoluzionaria: per emettere la stia condanna gli bast\u00f2 lo spettacolo offerto dal teatro rivoluzionario francese tra maggio e ottobre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giudicando sulla base di questo breve periodo, Burke divenne il primo teorico della rivoluzione francese vista come un &#8220;blocco&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Burke non conosceva logicamente ancora il seguito, soprattutto la dittatura e il Terrore che daranno a posteriori al suo libro no valore predittivo e un&#8217;immensa popolarit\u00e0 europea; si limitava a parlare degli avvenimenti del 1789 e dei principi messi in gioco per dirigerli e giustificarli. Prendendo sul serio &#8211; come essa faceva &#8211; le nuove idee sorte al suo interno e che egli reputava essenziali, Burke rinchiuse in questi pochi mesi l&#8217;intera rivoluzione, e la sua critica trasse profondit\u00e0 dalla complicit\u00e0 conflittuale con gli uomini del 1789.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ciononostante, le idee del 1789 non erano per lui le idee del secolo; il tratto peculiare della reputazione burkeiana di quell&#8217;anno non era solo la sua precocit\u00e0, ma il suo stupore di fronte a un evento di cui l&#8217;osservatore inglese intuiva perfettamente il carattere filosofico ma di cui non scorgeva &#8211; a differenza della maggioranza dei contemporanei &#8211; il legame di filiazione naturale con il movimento illuministico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rivoluzione francese venne cos\u00ec riconosciuta dal suo maggiore critico come quello che aveva inteso essere: una frattura nella catena temporale; questa pretesa &#8211; che costituiva il suo orgoglio &#8211; alla discontinuit\u00e0 storica, ispir\u00f2 la stupefatta indignazione del suo avversario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il silenzio del passato <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dire che Burke la condannasse \u00e8 dire poco: non riusciva neanche a concepirla. Un popolo senza un passato era ai suoi occhi un&#8217;idea assurda e insieme un&#8217;impresa disperata, era una collettivit\u00e0 umana privata dei suoi elementi costitutivi, di quei secoli di accumulazione grazie ai quali le generazioni successive elaborano le loro buone creanze, le loro usanze e abitudini, il loro modo di vivere insieme e la loro Costituzione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da buon parlamentare whig, Burke non metteva in dubbio gli errori della monarchia assoluta dei Borboni, ma non la credeva tanto malvagia e &#8220;dispotica&#8221; &#8211; come si diceva allora &#8211; d&#8217;aver impedito l&#8217;evoluzione della civilt\u00e0, come testimoniavano al contrario la prosperit\u00e0 e le buone maniere dei Francesi di fine Settecento. D&#8217;altra parte, i testi politici degli anni pre-rivoluzionari si riferivano sovente a un&#8217;antica &#8220;Costituzione&#8221; del regno, in funzione della quale erano stati convocati gli Stati Generali del 1789.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il primato dell&#8217;astrazione <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Restava allora da chiedersi perch\u00e9 i Francesi avessero subito dopo voluto rinnegare nel modo pi\u00f9 assoluto questo retaggio, il loro retaggio; Burke, pi\u00f9 che spiegarlo, si limit\u00f2 a constatarlo indignato, indicando come momento e modalit\u00e0 di questa rottura le grandi votazioni dell&#8217;agosto 1789, in particolare la Dichiarazione dei diritti dell&#8217;uomo. La Dichiarazione proclamava il nuovo principio organizzatore del sociale offerto dalla rivoluzione al mondo, gli imprescrittibili diritti di ognuno, sole fondamenta possibili di una societ\u00e0 fatta di individui liberi e uguali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Burke, che aveva capito come questa idea contenesse l&#8217;astrazione costitutiva della democrazia moderna &#8211; l&#8217;universalismo della cittadinanza -, le opponeva la societ\u00e0 reale, i pregiudizi, le passioni e gli interessi, definendo quanto diventer\u00e0 dopo di lui e grazie a lui uno dei temi principali del pensiero conservatore e anche, pi\u00f9 in generale, della critica alla democrazia (da destra come da sinistra): la differenza tra gli individui concreti contrapposta alla pretesa di fondare la societ\u00e0 sulla loro identit\u00e0 astratta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stesso modo, i diritti naturali degli individui non permettono di pensare e meno ancora di costituire il potere: cosa pu\u00f2 unire una societ\u00e0 se essa si definisce da sola a partire da ci\u00f2 che appartiene soltanto a ogni individuo? Burke eredit\u00f2 la questione centrale del Settecento, rivista alla luce del 1789, e fu cos\u00ec il primo osservatore degli avvenimenti francesi a capire quanto il problema della rappresentanza politica si situasse nel cuore della rivoluzione francese, nell&#8217;esatta misura in cui in questa si manifestava l&#8217;individualismo radicale o i diritti naturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rivoluzione &#8211; come nel 1789 era evidente un po&#8217; per tutti, ma soprattutto in Siey\u00e8s &#8211; pass\u00f2 infatti direttamente dall&#8217;individuale all&#8217;universale, negando tutti i poteri intra-sociali in quanto schermi (od ostacoli) alla volont\u00e0 generale, e rifiutando la rappresentanza degli interessi nella formazione della sovranit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Politico e sociale divisi <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 1789 &#8211; lo diranno sia Burke che Marx &#8211; separ\u00f2 il politico dal sociale e lo Stato dalla societ\u00e0 civile ma, per- il parlamentare whig, se si prendeva come punto di partenza l\u2019immagine di individui insieme peculiari e eguali, il corpo politico poteva trovare spazio solo nell&#8217;esaltazione astratta, illusoria e insieme pericolosa, dello Stato-comunit\u00e0 (illusoria perch\u00e9 la societ\u00e0 politica non ha nulla a che fare con la societ\u00e0 reale, e pericolosa perch\u00e9 l&#8217;emancipazione degli individui da soggezioni sociali che li superano e li precedono comporta un&#8217;autorit\u00e0 non minore ma spostata e pi\u00f9 ampia, sotto forma di uno Stato incarnazione della sovranit\u00e0 popolare). Da questa previsione di un dispotismo democratico &#8211; che si sarebbe realizzato uno o due anni pi\u00f9 tardi nel Terrore &#8211; deriv\u00f2 l&#8217;enorme influenza dell&#8217;analisi burkeiana nell&#8217;Europa intera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fall\u00ec prima del Terrore <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;opinione ostile al 1789, e che respingeva la rivoluzione come insieme di principi falsi e nocivi, si form\u00f2 quindi prestissimo (gi\u00e0 dal 1790), condannando in anticipo come irrimediabilmente nefasti gli avvenimenti nati da questa disastrosa rottura nella continuit\u00e0 della storia francese, ai quali essa assegnava allora un carattere secondario e derivato dall&#8217;errore iniziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel pensiero posteriore di Burke, e per i primi critici tedeschi della Dichiarazione dei diritti francese (quali Mijser o Jacobi, <em>cfr. <\/em>A. Renaut, <em>Rationalisme et historicisme juridiques, La premi\u00e8re r\u00e9ception de la D\u00e9claration de 1789 en Allemagne, in <\/em>&#8220;Droits&#8221;, ottobre 1988), il Terrore non costitu\u00ec un problema particolare; come gli uomini del 1789, ma in senso inverso, gli avversari pi\u00f9 profondi della rivoluzione condannarono l&#8217;intera impresa da un punto di vista pi\u00f9 generale e pi\u00f9 astratto: se era assurdo il tentativo di farne tabula rasa e ricostruire l&#8217;ordine sociale sulla ragione, ci\u00f2 che segu\u00ec poteva esserne dedotto quale catena consequenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 tardi Bonald ne parler\u00e0 in questi termini, riprovando madame de Sta\u00e9l: &#8220;Non so, lo confesso, cosa siano quelli che vengono chiamati gli eccessi rivoluzionari. Tutti i crimini da essa prodotti, per quanto orribili, ne sono stati solo le conseguenze naturali e previste dagli animi retti&#8221; Ch. de Bonald, <em>Observations sur l&#8217;ouvrage ayant pour titre: Considerations sur les principaux \u00e9v\u00e9nements de la R\u00e9volution francaise, par madame la baronne de Sta\u00e9l). <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pensiero controrivoluzionario non trov\u00f2 alcuna difficolt\u00e0 a porsi prestissimo e una volta per tutte contro l&#8217;astrazione rivoluzionaria: gli bast\u00f2 prendere sulla parola le ambizioni dichiarate degli uomini del 1789. Quest&#8217;anno famoso, esibendo su una scena universale la filosofia della democrazia moderna, aliment\u00f2 di contraccolpo una critica sistematica di tale filosofia e schier\u00f2 gli uni contro gli altri, in un conflitto che pervase l&#8217;intera cultura europea, &#8220;antichi&#8221; e &#8220;moderni&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Alla ricerca del passato <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il campo dei sostenitori del 1789, soffr\u00ec tuttavia quasi subito di un handicap rispetto al campo avversario, in quanto gli tocc\u00f2 rendere conto non solo dei principi ma anche dell&#8217;evoluzione della rivoluzione francese. Il 1789 defin\u00ec in effetti Ancien R\u00e9gime e rivoluzione, ma non chiuse i conti n\u00e9 con l&#8217;uno n\u00e9 con l&#8217;altra; prova ne \u00e8 che la rivoluzione non smise mai di spostare a valle la linea immaginaria che la separava dal passato maledetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inizi\u00f2 con il Conservare nella ricostruzione del vecchio reame e nella nuova Francia, Luigi XVI, l&#8217;antico monarca; non credendo secondo la filosofia del tempo &#8211; possibile una repubblica in un grande paese, anche dopo Varennes (1791), fingendo di credere a un suo &#8220;rapimento&#8221;, lo rinstall\u00f2 in qualche modo al suo posto. All&#8217;epoca la forma repubblicana dello Stato veniva immaginata solo sul modello antico, possibile unicamente in piccoli territori che permettessero di esercitare la democrazia diretta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E tuttavia, il 10 agosto 1792 l&#8217;insurrezione popolare liquid\u00f2 anche la monarchia, e la rivoluzione divenne infine repubblica; per meglio connotare la rottura, la Convenzione accompagn\u00f2 la sua decisione con un&#8217;altra determinazione capitale dal punto di vista simbolico: l&#8217;avvento della repubblica segner\u00e0 anche il primo giorno dell&#8217;anno I della libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 1789 venne respinto nell&#8217;Ancien R\u00e9gime, e a un deputato che proponeva l&#8217;anno IV, invece che il primo, per situare l&#8217;evento in continuit\u00e0 con il 1789, uno dei suoi colleghi (e non un estremista) rispose il 22 settembre: &#8220;\u00c8 ridicolo datare all&#8217;anno IV della libert\u00e0, perch\u00e9 sotto la Costituzione [il regime stabilito tra il 1789 e 1791] il popolo non era veramente libero [&#8230;]. No, signori, siamo liberi solo da quando non abbiamo pi\u00f9 un re (&#8220;Le Moniteur&#8221;, tomo XIV, seduta del 22 settembre 1792).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Arriva Napoleone <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rivoluzione trov\u00f2 cos\u00ec nuovo slancio, in un nuovo anno zero, rinnovato punto di partenza per la rigenerazione nazionale. Questo periodo, in cui essa si tramut\u00f2 nel suo proprio fine, avendo rinunciato a radicarsi nella legge, e si allarg\u00f2, definita da una tautologia come &#8220;governo rivoluzionario&#8221;, si chiuse il 9 termidoro 1794.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Robespierre e la sua dittatura vennero respinti nel passato come forme dell&#8217;usurpazione monarchica nella rivoluzione, e di nuovo suon\u00f2 l&#8217;ora delle istituzioni rappresentative, destinate a dare ai princ\u00ecpi del 1789 la loro veste definitiva: questa sar\u00e0 la Costituzione dell&#8217;anno III (1795), meno definitiva che mai, dato che il personale rivoluzionario non riuscir\u00e0 mai a pagarne il prezzo elettorale. A ogni rinnovo delle Assemblee &#8211; lasciando perdere la loro stessa formazione nel 1795 &#8211; la legge costituzionale verr\u00e0 violata, Fondando una &#8220;monarchia della rivoluzione&#8221; nel 1799 Bonaparte metter\u00e0 fine all&#8217;instabilit\u00e0, mescolando la Francia del 1789 e l&#8217;antico principio di governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Individualismo poliedrico <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il corso di questi dieci anni esemplifica quindi un aspetto della rivoluzione nascosto invece dalla polemica tra chi la celebra e chi la detesta in quanto &#8220;blocco&#8221;, e cio\u00e8 il suo manifestare in cos\u00ec poco tempo una pluralit\u00e0 di forme politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver distrutto una volta per tutte il 4 agosto le strutture della societ\u00e0 aristocratica e fondato durevolmente l&#8217;individualismo moderno (coronato dalla Dichiarazione dei diritti), essa fece sfilare un corteo di regimi fragili e instabili, esibendo in successione: un regime misto repubblicano e monarchico senza il consenso del re; una dittatura terrorista che aveva rinunciato a fondare sulla legge il suo potere; una repubblica di colpi di Stato incapace di rispettare la Costituzione che essa stessa si era data; infine il governo di uno solo, garante dell&#8217;uguaglianza civile ma pi\u00f9 dispotico di tutti i re di Ai\u00eccien Regime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto questa luce la rivoluzione appare non pi\u00f9 solo come un insieme di principi destinati a rifondare sulla ragione il corpo sociale e politico, ma come un processo e un&#8217;evoluzione di vari eventi inseparabili da questi nuovi principi (in quanto ne formarono la sequenza cronologica) e tuttavia molto diversi (in quanto lasciarono succedersi governi e anche regimi contraddittori).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da un articolo pubblicato su Il Sabato\u00a04 gennaio 1989 (pp. 70\/75) &#8220;La rivoluzione francese trae la propria eco universale dall&#8217;essersi proclamata tale: al di l\u00e0 delle particolari condizioni in cui \u00e8 nata, e anche del Paese in cui \u00e8 scoppiata, essa si \u00e8 data la missione non di aggiustare le istituzioni alle circostanze della storia &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/intervista-a-francoise-furet\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":33415,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[37,24],"tags":[457],"class_list":["post-1257","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-rivoluzione-francese","category-storia","tag-rivoluzione-francese-2","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.7 - 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