{"id":1223,"date":"2005-08-29T00:00:00","date_gmt":"2005-08-28T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-01-21T13:49:50","modified_gmt":"2016-01-21T12:49:50","slug":"la-resistenza-che-non-cera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-resistenza-che-non-cera\/","title":{"rendered":"La Resistenza che non c&#8217;era"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/partigiane.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-29513\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/partigiane.jpg\" alt=\"partigiane\" width=\"250\" height=\"187\" \/><\/a>Pubblicato su <strong>L\u2019Italia settimanale<\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: center;\">del 20 gennaio 1993<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In Italia come in Francia il mito partigiano poggia su basi molto fragili. La storia infatti racconta altro: citt\u00e0 liberate dai fotografi, comunisti e nazisti a braccetto, le colpe di Stalin\u2026<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Franco Bandini<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">La mattina del 26 aprile 1945, un gioved\u00ec, Vincenzino Carrese, fondatore e proprietario della &#8220;Pubblifoto&#8221;, gi\u00e0 allora la pi\u00f9 seria e agguerrita tra tutte le Agenzie di fotoreportage, si alz\u00f2 di buon\u2019ora, afferr\u00f2 la sua Rollei, si mise in tasca una manciata di rulli e part\u00ec a razzo su un malconcio camioncino per consegnare alla Storia l\u2019Insurrezione e la Liberazione di Milano. Gir\u00f2 per due ore buone e non vide assolutamente nessuno. Non il minimo segno. Rientrato in via Solferino molto perplesso, decise che se i partigiani non c\u2019erano li avrebbe inventati.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mobilit\u00f2 i suoi aiuti, gli stampatori, i ritoccatori, i distributori, e se li tir\u00f2 dietro sui tetti, agli angoli delle strade, nei portoni, ovunque la sua fantasia di giornalista gli sugger\u00ec: nacque cos\u00ec un rullo di immagini straordinarie, che <em>l\u2019Unit\u00e0 <\/em>pubblic\u00f2 il 28 con un corsivo delirante, e che poi furono ripubblicate forse migliaia di volte per ricordare la liberazione di Milano. Per il 26 aprile, non ve ne sono altre. Tantoch\u00e9 lo storico del futuro, potr\u00e0 concludere che Milano sia stata liberata dal solo Carrese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su questa storia minore (non poi tanto minore) non esiste dubbio per molti motivi, il primo dei quali \u00e8 che la appresi un paio di giorni dopo proprio da Vincenzo, che \u00e8 e rimane uno dei pi\u00f9 grandi fotografi di quell\u2019epoca. E poi perch\u00e9 il suo volto un po\u2019 chiuso e serio, nonch\u00e9 dei suoi reporter, \u00e8 facilmente riconoscibile nelle fotografie. Ed infine, perch\u00e9 a mio padre capit\u00f2 la stessa avventura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle otto del mattino di quel giorno, divorato dalla curiosit\u00e0 del vecchio combattente, ferm\u00f2 i pantaloni, in basso, con le molle d\u2019acciaio che impedivano di bloccarseli nelle moltipliche delle biciclette, e fece il giro della citt\u00e0, senza immaginare l\u2019enormit\u00e0 del rischio che stava correndo. Torn\u00f2 alle dieci, mise via la bicicletta e disse che gli era sembrato Ferragosto: in giro non c\u2019era nessuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A mezzogiorno<\/strong> andai a farmi la barba in via Vitruvio. Agli angoli c\u2019era qualche capannello di gente che confabulava. Poi, da Corso Buenos Aires giunse una lunga, terrosa colonna di soldati della &#8220;Wehrmacht&#8221;. Ragazzi di forse 17 o 18 anni, schiacciati dall\u2019elmo pesante, stanchi di morire. Camminavano verso la stazione in due file, una sul marciapiede di destra e una su quello di sinistra, rasente i muri, con gli occhi puntati alle finestre. passarono in silenzio, senza guardare, attentissimi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Alle tre,<\/strong> finalmente, comparve una macchina col cofano coperto dal tricolore. ne scese un partigiano tracagnotto che lev\u00f2 la faccia verso i balconi gremiti e grid\u00f2 in dialetto: \u00abPorci sci\u00fcri, avete finito di mangiare pane bianco\u00bb. Ci guardammo allibiti, perch\u00e9 venivamo da un inverno di fame, durante il quale l\u2019unico cibo era stato il riso bollito, condito con un infame olio di macchina che si chiamava &#8220;Olital&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bello \u00e8 che la sera del 26 nessuno sapeva che Milano era stata effettivamente &#8220;liberata&#8221; all\u2019alba, ma non dai partigiani, bens\u00ec dai 430 uomini della Guardia di Finanza del colonnello Alfredo Malgari. Con abilit\u00e0 e prudenza questo magro e silenzioso ufficiale aveva mantenuto intese clandestine con Cadorna e il Cvl, organizzando un &#8220;ufficio falsi&#8221; col quale pot\u00e8 dotare i capi della Resistenza di documenti, e divise, a prova di bomba. nell\u2019imminenza dell\u2019aprile 1945, aveva rifiutato di scendere in piazza con le sue poche forze per dare inizio all\u2019insurrezione, cos\u00ec come pressantemente chiedeva il Comitato di Liberazione secondo il quale \u00abil popolo avrebbe seguito\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma alle due del mattino di quel 26 aprile, quando gli venne telefonato che \u00abbisognava osare\u00bb, si rassegn\u00f2: fece battere l\u2019adunata, distribu\u00ec caff\u00e8 e sigarette, chiese agli ufficiali di andare o restare, secondo coscienza, e poi mosse con quattro smilze colonne da Porta Volta sulla Prefettura, sulla Stipel, sulla radio e sulle sedi dei giornali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli and\u00f2 bene. Sul suo cammino, malgari non incontr\u00f2 anima viva, e gli obiettivi furono conquistati quasi senza sparare un colpo, all\u2019alba. Alle otto, fece suonare le sirene, e poi si mise ad attendere i capi della Resistenza che, per la verit\u00e0, avevano promesso di accompagnare le colonne nella notte, ma che non si erano visti. Alle dieci arrivarono Valiani e Lombardi: baciarono e abbracciarono Malgari, chiudendo in fretta questo curioso capitolo tutto italiano di una grande citt\u00e0 restituita alla libert\u00e0 dai soldati di un Corpo pi\u00f9 celebre per i suoi &#8220;verbali di accertamento&#8221; che per gli assalti all\u2019arma bianca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sui giornali della Liberazione, comunque, il nome di Malgieri e dei suoi soldati non comparve: il \u00abmai cos\u00ec tanti dovettero tanto a cos\u00ec pochi\u00bb pare abbia funzionato soltanto per i piloti da caccia delle Battaglie d\u2019Inghilterra. E\u2019 giusto raccontare queste cose oggi, sia perch\u00e9 mi sembra molto strano ed indicativo che nessuno &#8211; fino ad ora &#8211; abbia ritenuto moralmente obbligante tramandare queste verit\u00e0, sia per una ragione pi\u00f9 sottile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche politologo spiega, ora, che l\u2019asserito sfascio della nostra Nazione dipende dalla &#8220;menzogna collettiva&#8221; della quale abbiamo vissuto, amministratori ed amministrati, per gli ultimi venti o trent\u2019anni. E\u2019 vero, ma \u00e8 anche vero che abbiamo imparato a mentire da un tempo ben maggiore, perch\u00e9 le menzogne hanno questo enorme vantaggio, che fanno comodo, mentre la verit\u00e0 \u00e8 aspra, difficile da digerire e soprattutto non manipolabile in funzione dei propri interessi. La resistenza in questo quadro non fa davvero eccezione, come ben sanno tutti coloro che l\u2019hanno vissuta in prima persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La verit\u00e0 <\/strong>non va cercata solo nel periodo settembre \u201843\/aprile \u201945. Dobbiamo invece cominciare da quell\u2019agosto 1939 in cui il secondo conflitto mondiale, la cui totale responsabilit\u00e0, come si legge sui libri di scuola, ricade nella cupa volont\u00e0 di dominazione mondiale di Hitler. Beh, non \u00e8 vero. deve ancora nascere lo storico il quale riesca a dimostrare che Hitler avrebbe davvero attaccato la Polonia se non avesse avuto intasca la connivenza, ed addirittura l\u2019amicizia, di Stalin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sfugge difatti e pur sempre, che le Potenze &#8220;proletarie&#8221; interessate alla distruzione dell\u2019edificio eretto a Versailles non erano soltanto la Germania e l\u2019Italia, ma principalmente l\u2019Unione Sovietica, anelante a riprendersi i vastissimi territori perduti, ad installare basi militari ai Dardanelli, ad aprirsi la strada verso l\u2019Atlantico, passando sulla pancia della Finlandia, della Svezia e della Norvegia. Abbiamo oggi prove indubbie del lento avvicinamento tra i due dittatori a partire dal 1937: e che l\u2019uno fosse intenzionato a servirsi cinicamente dell\u2019altro fa poca differenza, quanto al risultato finale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai grezzi estensori delle storie di comodo sfugge &#8211; in pi\u00f9 &#8211; che la Germania di Hitler, come del resto qualsiasi altra dittatura passata e moderna, non era e non fu mai un cieco &#8220;robot&#8221; di grandi dimensioni, pilotabile a capriccio verso un qualunque folle obiettivo. Vi furono diciassette congiure contro Hitler, quasi tutte nate all\u2019interno delle Forze Armate: va detto con assoluta chiarezza, che quella dell\u2019agosto 1939 fu silurata e spedita a fondo proprio dal &#8220;fatto nuovo&#8221; del Patto Hitler-Stalin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esso non soltanto mut\u00f2 radicalmente il quadro generale ma venne incontro alla potente &#8220;ala russa&#8221; dell\u2019Alto Comando che dalla fine della prima guerra mondiale aveva visto nell\u2019Unione Sovietica l\u2019unico possibile alleato per la rinascita tedesca. La &#8220;Wehrmacht&#8221; di Hitler era nata in Russia, con l\u2019aiuto dell\u2019Armata Rossa, e lo stesso Hitler aveva scalato il potere con la connivenza essenziale del Partito Comunista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Qualunque<\/strong> contorsione mentale si faccia, sta ed \u00e8 di fatto che la responsabilit\u00e0 storica del secondo conflitto \u00e8 almeno doppia, tedesca e sovietica: ma forse prevalentemente sovietica, poich\u00e9 non si pu\u00f2 dimenticare che i piani &#8220;veri&#8221; di Hitler, nel 1939, non contemplavano altro che operazioni limitate alla Polonia. Egli contava, anzi, di piegarla senza combattere, e fu il primo ad essere stupito quando la bomba gli scoppi\u00f2 tra le mani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli effetti<\/strong> del Patto furono due. Anzitutto lo scatenarsi di uno scontro globale che avrebbe potuto essere evitato. E poi il suo prolungamento nel tempo e negli effetti distruttivi. la prima guerra era durata 51 mesi, la seconda and\u00f2 avanti per 68, su un\u2019area enormemente pi\u00f9 vasta e con un coinvolgimento ben maggiore di masse umane. Questa dilatazione fu l\u2019effetto primario del decisivo appoggio materiale, politico e psicologico fornito dall\u2019Unione Sovietica alla Germania hitleriana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Petrolio, armi, opportunit\u00e0 ed aiuti militari decisivi, viveri, gomma, circuiti finanziari internazionali, appoggio propagandistico: ma soprattutto il potente supporto dei Partiti Comunisti dei singoli Paesi via via occupati dalla Germania. Una pagina ancora non scritta, ma senza la quale non si capirebbe nulla dell\u2019ieri, e nemmeno dell\u2019oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel febbraio del 1940, Daladier fece fucilare a Parigi tre operai comunisti della Renault che erano stati sorpresi a sabotare quei carri armati che di l\u00ec a poco sarebbero stati mandati a combattere in Belgio contro Hitler. In quel perplesso inverno della &#8220;guerra degli altoparlanti&#8221;, l\u2019intero Pcf fu obiettivamente &#8211; salvo rare eccezioni &#8211; un alleato del dittatore tedesco, e come tale fu trattato. Migliaia di comunisti, quelli italiani compresi, vennero chiusi in campo di concentramento: furono effettuate undicimila perquisizioni con la scoperta di radio clandestine in contatto con i Servizi tedeschi, armi, tonnellate di materiale propagandistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Trecento<\/strong> tra sindaci ed assessori vennero destituiti, e 46 deputati comunisti andarono sotto processo. Il Pcf fu messo fuori legge, ma la catena dei sabotaggi e della propaganda antimilitarista, del resto &#8220;ferro del mestiere&#8221; del comunismo francese almeno dal \u201936, non si interruppe. Si dovettero arrestare migliaia di operai e di agitatori, e a titolo di esempio se ne fucilarono appunto tre: questa prima Resistenza &#8220;pro Hitler&#8221;, che accomuna i Longo ai Thor\u00e9z, i Togliatti ai Marcel Cachin, \u00e8 un sottostrato geologico che le trivelle della Storia non hanno mai raggiunto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla caduta della Francia, dovuta in parti eguali all\u2019opera di disgregazione morale follemente perseguita dal Pcf a al rancore anticomunista della borghesia francese, fa seguito un\u2019intensificata collaborazione tra stalinisti osservanti e occupanti tedeschi. Gi\u00e0 il 18 giugno 1940 i comunisti parigini chiedono a Goebbels di poter pubblicare <em>L\u2019Humanit\u00e9<\/em>, ed allacciano fitti colloqui per la costruzione nella Capitale di un Governo comunista &#8220;Quisling&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Decine di migliaia di operai e contadini, partono volontari per la Germania mentre &#8220;teste pensanti&#8221; del Partito ne ricostituiscono le file sotto l\u2019egida di un Blocco Operaio e Contadino la cui prima occupazione \u00e8 quella di favorire i pi\u00f9 cordiali rapporti tra francesi e tedeschi, in vista di un\u2019Europa &#8220;superiore alle parti&#8221;. Per sedici mesi, non un sabotaggio, non un colpo di fucile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fa parte dei misteri della Storia la vera ragione perla quale la Resistenza comunista,in Francia e altrove, non cominci affatto coll\u2019attacco tedesco alla Russia, del 22 giugno 1941, ma soltanto con il principio del \u201942. Ancora il 6 settembre \u201941, il Blocco diffonde una solenne <em>Lettera aperta agli operai comunisti<\/em>, mettendoli in guardia contro le tentazioni antitedesche. Il 21 ottobre, Marcel Cachin condanna severamente gli attentati a soldati ed ufficiali tedeschi con una seconda lettera che si riempie ben presto di firme autorevoli ex Pcf.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La realt\u00e0 \u00e8 che Stalin, con le truppe tedesche gi\u00e0 sulle mura di Mosca, deve fare i conti con i propri monumentali errori di valutazione e con la possibilit\u00e0 di dover calare le brache di fronte ad Hitler. Per tutta l\u2019estate di quell\u2019anno terribile egli si limita a far assassinare, specie in Francia, tutti coloro che avendo abbandonato il Partito nell\u2019agosto 1939, potrebbero ora rappresentare alternative pericolose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Possiamo<\/strong> ragionevolmente supporre &#8211; ma i documenti ce lo diranno domani, se e quando &#8211; che il tarchiato despota del Cremino abbia preso una decisione definitiva soltanto dopo la scesa in campo degli Stati Uniti e la ribadita neutralit\u00e0 giapponese, cio\u00e8 dopo aver ricavato dai fatti l\u2019automatica garanzia che non sarebbe rimasto solo a vedersela con la Germania. Solo allora, all\u2019incirca nella primavera del \u201942, egli dette in effetti l\u2019ordine di organizzare la resistenza antitedesca dovunque fosse possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quel momento, dopo quasi tre anni di effettiva collaborazione col nazismo (attiva prima, passiva poi), le singole Resistenze nascono, semplicemente cambiando casacca, e comunque sempre agli ordini e per gli interessi di Mosca. bench\u00e9 occultato dietro un formidabile apparato ideologicamente multiuso, lo scopo \u00e8 uno solo, quello di alleviare la crisi militare dell\u2019Armata Rossa, bloccando in Francia, in Belgio, in Norvegia, in Balcania, quante pi\u00f9 forze tedesche \u00e8 possibile. dal 22 giugno l\u2019Armata Rossa sta perdendo 30 mila uomini al giorno, tra morti, feriti e prigionieri, in una serie di disastri ignoti persino ai deprecati eserciti zaristi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fino all\u2019ultimo<\/strong> giorno di guerra la crisi militare sovietica, conseguente ad una catastrofe demografica allucinante, fui il punto di riferimento costante ed obbligante di ogni resistenza comunista. Gli attentati clamorosi, le imprese gappiste, la lotta contro l\u2019attendismo, in una parola la radicalizzazione dello scontro ebbero per unico obiettivo quello di coinvolgere le popolazioni in violenze crescenti, finalizzate a bloccare in Italia, in Francia, in Balcania sempre maggiori forze tedesche, anche se \u00e8 del tutto ovvio che la Resistenza comunista, pur rispondendo alle sole necessit\u00e0 di strettissima marca sovietica, fin\u00ec per sovrapporsi ai pi\u00f9 generali interessi democratici europei, e a quelli specificatamente italiani conseguenti all\u2019armistizio del \u201943.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 altrettanto ovvio che nei bilanci delle Nazioni i fini debbono essere rapportati ai costi. Quello della resistenza italiana fu particolarmente alto, materialmente e nella psicologia profonda del nostro popolo. L\u2019eccessiva radicalizzazione dello scontro fin\u00ec con lo scavare un solco per rimarginare il quale occorreranno ancora decenni. Ci trascineremo sempre dietro gli spettri &#8211; e il cattivo esempi &#8211; di una feroce guerra civile, nella quale andarono perduti quei pochi risultati di agglomerazione e di fusione che erano stati raggranellati con fatica dal primo regno unitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cinquant\u2019anni di monotone ripetizioni ci hanno istillato l\u2019idea, ad alto e basso livello, che il costo della resistenza fu ripagato ad usura dalla diversa posizione internazionale raggiunta dall\u2019Italia per effetto della sua lunga lotta al fascismo. Vi \u00e8 in questa valutazione una minima traccia di vero, bench\u00e9 si debba osservare che la rottura col fascismo e con la guerra avvenne nel 1943, ad opera di forze che non avevano nulla a che vedere con quelle &#8211; e successive &#8211; resistenziali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, quale che sia stato il teorico vantaggio di quella che sprezzantemente Churchill chiam\u00f2 il &#8220;biglietto di ritorno italiano&#8221;, esso fu annullato a mille doppi dal fatto che dalla Resistenza ereditammo purtroppo il pi\u00f9 forte Partito Comunista del mondo: esso si era istallato con disinvoltura in una speciale nicchia ecologica della Storia, cancellando con cura dalla memoria collettiva il suo passato di collaborazionista e la sua stretta dipendenza staliniana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si appropri\u00f2 con altrettanta disinvoltura di quei valori libertari, pacati e riflessivi che avevano pur animato una Resistenza non comunista, e che per una lunga serie di anni conform\u00f2 la sua azione politica, ancora una volta, alle direttive che venivano da Mosca: durante la &#8220;guerra fredda&#8221;, i due principali Partiti Comunisti operarono con indubbia abilit\u00e0 in funzione esclusiva di quel vitale interesse sovietico che era mantenere l\u2019Europa in uno stato di disaggregazione tale da non costituire mai un pericolo per l\u2019Unione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E buon<\/strong> per lei, che riusc\u00ec a servirsi tanto bene di milioni di persone cos\u00ec potentemente inserite nel campo di Agramente. ma non per noi, che pagammo uno scotto spaventosamente alto su due versanti: non fummo mai, agli occhi occidentali, una Nazione affidabile, e non riuscimmo mai a sviluppare, per la furibonda opposizione del Pci, una democrazia seria e capace di una vera crescita civile. Oggi ne paghiamo le conseguenze, poich\u00e9 le cambiali della Storia hanno la cattiva abitudine di esser sempre presentate all\u2019incasso: \u00e8 molto amaro constatare che pi\u00f9 nessuno pare riesca a leggere con chiarezza il nome di chi ce le ha fatte firmare.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">_________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Articolo pubblicato su <strong>L\u2019Italia Settimanale<\/strong> del 22 settembre 1990<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Due anni da lupi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E\u2019 legittimo mettere in discussione il mito della resistenza? Secondo Bandini si. Perch\u00e9 tra il \u201943 e il \u201945 la Resistenza non \u00e8 mai esistita\u2026<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Franco Bandini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Toccare la Resistenza si pu\u00f2: ed anzi si deve, poich\u00e9 l\u2019obbligo storico di capire una volta per tutte cosa \u00e8 veramente accaduto in Europa, ed in particolare in Italia negli anni che vanno dal 1939 al 1945 \u00e8 divenuto cos\u00ec pressante da non lasciare alcun margine a preclusioni, divieti o tab\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Desidero attenermi strettamente ai fatti, dal momento che la storia sui &#8220;valori&#8221; mi sembra fatta apposta per dimenticarli e farli dimenticare. Aggiungo, a titolo di onest\u00e0, di esser stato, da sempre fino ad oggi, profondamente antifascista, e di non riuscire a trovare neppure ora motivi sufficienti a rinnegare o attenuare questa posizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al fascismo dobbiamo la catastrofe dell\u2019Italia, e poco vale il dire che le deboli strutture culturali e dirigenziali d\u2019allora ebbero nella tragedia la loro parte di colpa, e grave. per\u00f2, e almeno per me, l\u2019essere antifascisti significa rifiutare tassativamente la logica perversa del \u00abcon noi o contro di noi\u00bb: quando due lupi attaccano la slitta, \u00e8 privo di senso cercar l\u2019accordo con uno in odio all\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, i fatti. Il primo dei quali \u00e8 che dal 23 agosto 1939 al 22 giugno 1941 non vi fu alcuna Resistenza, n\u00e9 comunista , n\u00e9 di altro colore. Anzi, mentre l\u2019Unione Sovietica riforniva generosamente Hitler nella sua guerra contro le democrazie, altres\u00ec allungando le mani su quanti territori e popolazioni le venivano a tiro, tutti i partiti comunisti europei si dettero ad aiutare, con disciplina &#8211; bench\u00e9 con lacerazioni interiori &#8211; lo sforzo di guerra tedesco e italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pochi sanno che nel febbraio 1940 i francesi fucilarono tre operai comunisti della Renault colpevoli di aver sabotato i carri armati della III Repubblica, su ordini venuti da Mosca. Piccolo ma allucinante episodio che deve essere iscritto nel quadro pi\u00f9 generale della propaganda disfattista che il Partito comunista francese esplic\u00f2 con grande violenza sia prima della guerra che durante essa, al solo scopo di adeguarsi alle folli direttive di Mosca. Non c\u2019\u00e8 dubbio che l\u2019insieme di questi fatti abbia prolungato di quasi due anni un conflitto che gi\u00e0 era scoppiato per una fin qui taciuta ma chiarissima corresponsabilit\u00e0 di Stalin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">nello stesso periodo, i comunisti italiani lungi dal combattere Mussolini lo aiutarono potentemente, motivo per il quale molti di loro dovrebbero o avrebbero dovuto esser portati in giudizio per \u00abatti rilevanti\u00bb, alla stessa stregua di quei gerarchi o gerarchetti che avevano contribuito a mantenere il dittatore romagnolo al potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su questo periodo, le varie storie del Pci son curiosamente monche o tacciono del tutto, e d\u2019altra parte nessuno storico non comunista si \u00e8 ancora azzardato a metterci il naso, forse a scanso di brutti incontri: com eper esempio il patto sottobanco che certamente esistette tra il Partito comunista e Mussolini. Se cos\u00ec non fosse, non si riuscirebbe a spiegare come mai dal settembre 1939 venne rimandata a casa la gran massa dei confinati e dei prigionieri nelle carceri fasciste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 come mai il Tribunale speciale cess\u00f2 di colpo la sua attivit\u00e0, riducendo ad un decimo le condanne sino a quel momento generosamente erogate. E neppure come mai non vi sia traccia di uccisioni, sabotaggi o propaganda comunista almeno sino al giugno 1941, ma a ben vedere sino al colpo di Stato del luglio 1943: sul quale, del resto, tutte le verit\u00e0 non sono state ancora dette.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo chiederci, in pi\u00f9, a che sia dovuto uno degli straordinari &#8220;passaggi&#8221; nei rapporti tra fascismo e comunismo del tempo di guerra, quel rientro in Italia tra la fine del 1942 ed il colpo di Stato dei capi e dei gregari comunisti fino a quel momento ristretti nei campi francesi dello stato di Vichy. Una nostra commissione visita i campi, chiedendo ai singoli se desiderano rientrare in Italia, e la gran massa accetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accettano anche i capi, quasi tutti provenienti dalla lotta armata di Spagna, e dunque &#8211; almeno in teoria &#8211; avversari irriducibili di Mussolini e del fascismo. Ma Mussolini non li fucila, n\u00e9 li mette in prigione. Al 25 luglio li troviamo al confino di Ventotene, sostenuti dalla modesta ma sicura paga settimanale dello Stato. E\u2019 difficile sottrarsi all\u2019impressione che le scelte comuniste (almeno quando si tratt\u00f2 di scelte e non di rimpatri forzosi) non abbiano obbedito ad uno speciale &#8220;contratto&#8221;, che entrambe le parti rispettarono. E che certamente sottintese la salvaguardia di un &#8220;canale di comunicazione&#8221; che Mussolini &#8211; altrettanto certamente &#8211; ebbe con Stalin fino all\u2019aprile 1945.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come tutti sanno e come d\u2019altra parte \u00e8 incontrovertibile, la Resistenza comunista comincia soltanto con l\u20198 settembre del 1943, altro momento della storia italiana sul quale maggiori e risolutive luci verranno &#8211; si spera &#8211; in avvenire. Ma perch\u00e9 comincia proprio in quel momento, e soprattutto, su quale tema centrale prende forma?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 voluto molto tempo, quasi mezzo secolo, per capire che questo tema fu al novanta per cento il vincolante obbligo nel quale il Pci, come del resto tutti gli altri partiti comunisti europei, si trov\u00f2 a dover rispettare nel sanguinoso tentativo di aiutare l\u2019Unione sovietica nel proprio disperato sforzo di far fronte in qualche modo alla sua catastrofica situazione militare. nell\u2019autunno 1943, pur dopo grandi vittorie come a Stalingrado e Kursk, l\u2019Unione \u00e8 quasi al termine delle sue risorse umane, dilapidate prima nella pazzia canicolare delle purghe staliniane e poi in una condotta di guerra che produce dieci cadaveri russi per uno tedesco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul piano politico-militare non esiste per Stalin alcuna certezza di poter condurre a termine la &#8220;Grande Guerra Patriottica&#8221; con una vittoria, se allo sforzo non contribuiranno con potenti sbarchi in Francia gli alleati anglosassoni. ma lo faranno o staranno a guardare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino al 6 giugno 1944, l\u2019unica e parziale medicina per questo dilemma sovietico \u00e8 la creazione e alimentazione in tutti i Paesi occupati dai tedeschi di resistenze pi\u00f9 o meno forti e aggressive, capaci di attrarre e fissare in altri settori che non il fronte russo le scarse riserve centrali di Hitler. E\u2019 su questo terreno di interdipendenza che occorre anzi cercare i motivi profondi, sia del nostro 25 luglio che dell\u20198 settembre: due avvenimenti che si risolsero essenzialmente in un forte aumento delle servit\u00f9 della &#8220;Wehrmacht&#8221;, e nel contemporaneo, grande sollievo dell\u2019Armata rossa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho gi\u00e0 esaminato questo problema storico altre volte, e non \u00e8 necessario tornarci sopra: ma \u00e8 bene sottolineare che questi due avvenimenti centrali della nostra storia recente si verificano con una sorprendente ed ancora non spiegata acquiescenza fascista. Mistero non piccolo, sul quale occorrer\u00e0 battere per l\u2019avvenire indirizzi d\u2019indagine polarmente opposti a quelli che si sono utilizzati fin qui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sin dall\u2019ottobre 1943, scende nella lotta una resistenza comunista deliberatamente radicalizzata, imperniata non sul criterio dell\u2019azione di massa, quanto sull\u2019attacco pressoch\u00e9 individuale agli uomini del risorto Partito fascista. Le citt\u00e0 del nord, Milano, Torino, Genova sono assenti, incerte tra il sollievo di una guerra terminata ma non finita e la rassegnazione della sconfitta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono &#8220;attendiste&#8221;, come la propaganda comunista, sottile come sempre, le definir\u00e0: e sono attendisti, ma in senso nobile e pensoso, anche i gruppi militari che hanno preso la via della montagna. I fascisti, su cui pesa storicamente la grave colpa di aver ricostruito strutture non capaci, per mancanza di consenso sufficiente, di sopravvivere politicamente persino nel caso di una guerra vinta, ma da altri, ondeggiano incerti tra l\u2019astrazione moralistica dell\u2019 \u00abonore e combattimento\u00bb e la cupa consapevolezza di un destino comunque gi\u00e0 segnato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il radicalismo comunista innesca &#8211; di fatto &#8211; la guerra civile ed essa si esalta via via in una spirale di violenze che divengono ben presto estreme. Importanti forze, sia repubblicane che tedesche, vengono assorbite non dalla linea di combattimento, ma dalla necessit\u00e0 di tenere aperte linee di comunicazione. Il risultato principale \u00e8 quello di scavare un fossato molto ampio di natura permanente tra le parti in lotta. Ho gi\u00e0 altra volta sottolineato che i venti mesi tra l\u20198 settembre e la Liberazione han comportato pi\u00f9 morti, pi\u00f9 guasti morali e pi\u00f9 perdite materiali di quante l\u2019Italia non ne abbia sopportati nei 38 precedenti mesi di guerra &#8220;regolare&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 emblematico il caso di via Rasella e delle Fosse Ardeatine: azione, la prima, condotta in una citt\u00e0 aperta al solo scopo di provocare un\u2019azione tedesca, nel quadro di un supporto di natura militare alla Russia sovietica. E\u2019 in questo stesso momento che Togliatti, in una identica ottica, plana a Salerno, attua la sua sorprendente &#8220;svolta&#8221; col dichiarato fine di riportare gli italiani al combattimento. In Sicilia, son proprio i comunisti come Memmo Li causi, che si battono per indurre i giovani &#8220;picciotti&#8221; ad obbedire ai richiami alle armi di Badoglio. nel momento della sua pi\u00f9 acuta crisi militare, all\u2019Urss serve ogni filo d\u2019erba.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se questa finalit\u00e0 della Resistenza comunista in Italia (ma la si ritrova identica in tutte le Resistenze comuniste europee) \u00e8 vera, allora bisogna chiedersi se essa serv\u00ec davvero ai fini permanenti della nostra nazione: in altre parole, se essa fu utile e necessaria alla soluzione del nostro dramma. Interrogativo che prima di ogni altra cosa vale a distinguerla dalle altre Resistenze, non comuniste, che operarono con altre motivazioni e finalit\u00e0: e poi collocarla in un quadro storico molto complesso nel quale l\u2019interrogativo deve essere spostato sulla presunta utilit\u00e0, ma comunque anche sui grandi danni, che la vittoria sovietica rappresent\u00f2 per l\u2019Europa e per il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino a ieri poteva anche sembrar plausibile concludere, nonostante tutto, per un saldo attivo: in definitiva, a scomparire fu Hitler, le cui Armate trovarono la loro tomba appunto in Russia. ma oggi comincia a farsi largo la sgradevole sensazione che il mezzo secolo di grandi guai che sta alle nostre spalle debba essere ascritto al fatto che ci si serv\u00ec di un lupo per liberarsi di un altri lupo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicato su L\u2019Italia settimanale del 20 gennaio 1993 In Italia come in Francia il mito partigiano poggia su basi molto fragili. 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