{"id":1182,"date":"2005-08-12T16:05:45","date_gmt":"2005-08-12T14:05:45","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-01-21T14:08:19","modified_gmt":"2016-01-21T13:08:19","slug":"bomba-continua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/bomba-continua\/","title":{"rendered":"Bomba continua"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/bombardamento.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-29515\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/bombardamento.jpg\" alt=\"bombardamento\" width=\"250\" height=\"170\" \/><\/a>\u00a0Tratto da <strong>L\u2019Italia Settimanale <\/strong>(L\u2019inserto)<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Agosto \u201943: l\u2019Italia \u00e8 sotto le bombe dei &#8220;liberatori&#8221; anglo-americani. I bombardamenti alleati, che prima servivano a far crollare il Fascismo, ora servono a spingere Badoglio all\u2019armistizio. E mentre gli italiani muoiono a migliaia, un gruppo di antifascisti, spinti da La Malfa e dal Partito d\u2019Azione, chiedono altre bombe sulle nostre citt\u00e0. Nella speranza di una insurrezione che non verr\u00e0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Aldo A.Mola<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Il buffo (o meglio, il tragico) \u00e8 che per ammettere di essersene prese tante, spesso senza ragione, gli italiani hanno atteso l\u2019autorizzazione di storici anglo-americani. Adesso che loro lo scrivono anche in Italia, si pu\u00f2 sussurrare che i &#8220;liberatori&#8221; ci andarono davvero pesanti con i bombardamenti, qui da noi, come poi fecero e fanno quando &#8220;arrivano i nostri&#8221;.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Incredibilmente poi le affermazioni di quegli storici sorprendono gli italiani, bench\u00e9 Genova, Napoli e molte alte citt\u00e0 abbiano ancora i segni di quelle vicende e altrove, come a Udine e in cento altre localit\u00e0 le macerie della guerra sono appena mascherate dal <em>maquillage<\/em> della ricostruzione. Sembra proprio che prima di aprir l\u2019ombrello si attenda che sia lo &#8220;zio Sam&#8221; a dirci che piove. Ma tant\u2019\u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La falsa &#8220;scoperta&#8221; dell\u2019inutile barbarie dei bombardamenti anglo-americani e il dibattito che ne sta sorgendo \u00e8 uno dei frutti del mezzo secolo di asservimento intellettuale, orchestrato per rendere meno consapevole quello nei fatti. Tutto nasce dall\u2019equivoco originario. Quando a fine agosto Badoglio complet\u00f2 quello che defin\u00ec \u00abun ricamo\u00bb (cio\u00e8 il pasticcio dell\u2019armistizio e delle sue drammatiche conseguenze) a Roma pi\u00f9 d\u2019uno s\u2019illuse che fra Italia e anglo-americani si fosse ormai pari e patta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma cos\u00ec non era. Incombevano due macigni, l\u2019uno pi\u00f9 grave dell\u2019altro e se ne avvertirono presto le conseguenze con la ripresa dei bombardamenti sull\u2019Italia centro-settentrionale, molto pi\u00f9 rovinosi e sanguinosi di quelli del 1942 e della prima parte del \u201943. Il primo era l\u2019omologazione dell\u2019Urss ad alleato a pieno titolo delle &#8220;democrazie&#8221;. La decisione assunta a Londra e Washington, nel corso del \u201942, di includere senza riserve l\u2019Unione Sovietica tra le Nazioni Unite si tradusse nell\u2019implicito avallo del regime stalinista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Urss metteva il territorio e gli uomini, gli anglo-americani massicci aiuti in risorse e mezzi bellici (decisivi per la riscossa dell\u2019Armata Rossa dall\u2019autunno \u201942) e Stalin si trovava ad aver mano libera all\u2019interno dell\u2019impero per il resto della guerra e per il dopo. Proprio in quell\u2019ottica gli inglesi, che conoscevano il loro pollo, cercarono di spostare il pi\u00f9 a oriente possibile l linea di sicurezza dell\u2019influenza &#8220;occidentale&#8221;, trattando la percentuale di <em>controllo<\/em> su Stati e popoli, quasi fossero appezzamenti di terreno. A questo erano meno interessati gli statunitensi, impegnati nel Pacifico e nell\u2019Atlantico pi\u00f9 che nel Mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A impedire che l\u2019armistizio risolvesse da s\u00e9 tutti gli imbrogli accumulati dall\u2019Italia negli ultimi vent\u2019anni v\u2019era inoltre la decisione irrevocabile d\u2019imporle la <em>resa incondizionata<\/em> assunta dai tre Grandi alla conferenza di Casablanca. Da quel momento un vero mutamento di rapporti tra le cosiddette Nazioni Unite e gli Stati via via vinti (tra i quali <em>in primis<\/em>, l\u2019Italia) sarebbe stato possibile solo se fossero cambiati quelli tra Urss, Usa e Regno Unito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il che non accadde, perch\u00e9 sino all\u2019ultimo gli occidentali ritennero indispensabile il concorso bellico dell\u2019Urss, tanto da lasciarle carta libera nell\u2019Europa Orientale, con le drammatiche conseguenze escritte da Jurgen Thorwald in <em>La grande fuga<\/em> (tradotta in Italia sin dal 1964, ma presto sepolta), una ricostruzione senza fronzoli delle nefandezze perpetrate dall\u2019Armata Rossa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che le prospettive non fossero allegre il governo di Roma l\u2019ebbe chiaro sin dall\u2019agosto 1943, quando raccomandava al prefetto di Milano di adoprarsi per fa capire a chi gi\u00e0 pretendeva, a guerra aperta, di riprendere gli scioperi generali, che il &#8220;martello alleato est grosso e incudine tedesca est dura&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attratto dallo spiraglio abilmente lasciato intravedere dalla <em>Dichiarazione di Quebec<\/em> (secondo cui \u00abla misura nella quale le misure saranno modificate in favore dell\u2019Italia dipender\u00e0 dall\u2019entit\u00e0 dell\u2019apporto dato dal Governo e dal popolo italiano alle Nazioni Unite contro la Germania durante il resto della guerra\u00bb), il governo di Roma si cull\u00f2 nella rovinosa illusione che l\u2019Italia potesse davvero essere accolta come alleata nella guerra in corso, bench\u00e9 quella stessa <em>Dichiarazione <\/em>si aprisse con un equivoco: \u00abLe condizioni dell\u2019armistizio <em>non<\/em> contemplano l\u2019assistenza attiva dell\u2019Italia nel combattere i tedeschi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La resa incondizionata<\/strong> sottoscritta, fra una parte consistente di italiani inizi\u00f2 la gara a ingraziarsi il vincitore, in barba agli interessi generali permanenti e alla ingenua speranza che gli anglo-americano fossero disposti a tenere in gran conto il concorso di reparti militai accolti in linea malvolentieri e con l\u2019imposizione di continue quanto stolte mortificazioni. Alla radice di tale atteggiamento v\u2019era l\u2019immutata scelta anglo-americana di considerare comunque l\u2019Italia quale &#8220;nemico&#8221;, anche dopo la dichiarazione di &#8220;cobelligeranza&#8221; contro la Germania a met\u00e0 ottobre \u201943.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I <em>Documenti diplomatici italiani<\/em> relativi al periodo 9 settembre 1943-11 dicembre 1944, appena pubblicati, confermano che Washington giudicava l\u2019Italia alla stregua di una terra di occupazione nel cui governo dovevano trovar posto i portavoce dei piani &#8220;alleati&#8221; o comunque personaggi, come il sedicente conte Sforza, ispirati da astio accanito nei confronti del Re e pronti a consumare la loro &#8220;vendetta&#8221; sulla pelle del popolo italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul quale gli anglo-americani ebbero quindi buon gioco a imperversare con bombardamenti non rispondenti ai fini dell\u2019immediata avanzata lungo la penisola, bens\u00ec in certo modo alternativi proprio all\u2019iniziativa di spostare rapidamente il fronte verso nord, giacch\u00e9, &#8211; come tutti sanno \u2013 loro intento era, all\u2019opposto, trattenere il maggior numero possibile di divisioni tedesche al di qua delle Alpi, lontano dai futuri e decisivi teatri bellici: il &#8220;secondo fronte&#8221; aperto con lo sbarco in Normandia del giugno \u201944, poi seguito in agosto da quello in Provenza, con amara delusione dei partigiani italiani, convinti che venisse scelta la Liguria e gi\u00e0 pronti (come prova una documentazione copiosissima quanto sconcertante) a spartirsi tutto il potere, con quasi un anno di anticipo sullo &#8220;sfascio&#8221; dell\u2019aprile \u201945.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Studiosi<\/strong> non prevenuti di storia militare, come Raimondo Nuraghi o Massimo Mazzetti sino ai generali Bovio e Bertinaria, gi\u00e0 capi dell\u2019Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell\u2019Esercito hanno da tempo dimostrato che la condotta degli anglo-americani nei confronti del &#8220;vinto&#8221;, se da un canto rispose allo scopo di eliminare definitivamente l\u2019Italia dal novero delle grandi (o aspiranti tali) potenze, ignor\u00f2 del tutto il dopoguerra. Perci\u00f2 l\u2019Italia non fu messa nelle condizioni di fronteggiare gli impegni che il governo (di Brindisi, di Salerno e infine di Roma) intendeva accollarsi. E ci\u00f2 per una ragione molto semplice: a differenza di quanto Badoglio e Bonomi credevano, gli &#8220;Alleati&#8221; non intendevano affatto riconoscerla tra le Nazioni Unite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bench\u00e9 per decenni sia stato retoricamente ripetuto che la &#8220;guerra di liberazione&#8221; pag\u00f2 il &#8220;biglietto di ritorno&#8221; fra le democrazie, come esosamente preteso da Churchill (che, oltre alla disfatta, volle che gli italiani, come gladiatori al circo, si esibissero in una sanguinosa guerra civile). All\u2019inizio del 1945 la situazione era quella sintetizzata dal Maresciallo messe, che non esit\u00f2 a bollare la cobelligeranza come un equivoco, e a deplorare il &#8220;circolo vizioso stabilitosi fin dall\u2019inizio fra la ferrea realt\u00e0 espressa nelle clausole armistiziali e le nebulose speranze derivate dalla indefinita formula della cobelligeranza&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Di sicuro si sa<\/strong> che nella primavera avanzata del \u201945 la <em>Military Mision Italian Army<\/em> scrisse nero su bianco che pretendeva la direzione delle Forze Armate italiane e solo dopo vibrate proteste si content\u00f2 di imporre il suo &#8220;controllo&#8221;. La stessa Mmia obblig\u00f2 poi il Regno ad allestire un &#8220;esercito di transizione&#8221; che a malapena bastava ad assicurare l\u2019ordine pubblico, con conseguenze pratiche facilmente immaginabili: discredito per il governo dinnanzi all\u2019opinione pubblica, mortificazione permanente delle Forze Armate, svilimento della monarchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il Trattato di pace<\/strong> del 10 febbraio \u201947 non fece che ratificare un risultato a dir poco deludente anche per i pi\u00f9 ottimisti (De Gasperi compreso). D\u2019altronde, se avesse accettato di riconoscere al Regno un ruolo di effettivo compartecipe alla vittoria sulla Germania, gli anglo-americani si sarebbero trovati nella condizione non solo di impedire qualsiasi mutilazione del territorio nazionale (invece &#8220;sforbiciato&#8221; da Tito e De Goulle a est e a ovest), di non procedere al completo smantellamento delle colonie, n\u00e9 all\u2019imposizione di servit\u00f9 militari e limitazioni economiche giudicate \u00abanacronistiche e ingiuste\u00bb persino da Sforza ma, soprattutto, avrebbero dovuto rendere conto della disinvoltura con la quale per venti mesi avevano martellato il territorio dell\u2019aspirante alleato con bombardamenti tanto rovinosi e sanguinosi quanto in larga misura superflui sotto il profilo militare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la dirigenza politico-militare italiota (come gi\u00e0 si vide dal congresso del Cln a Bari, ove persino un uomo non privo di comprendonio, come Croce, si scagli\u00f2 irresponsabilmente contro il Re) anzich\u00e9 impegnarsi nella salvaguardia degli interessi nazionali si accan\u00ec nella spartizione della misera torta sopravvissuta a cinque anni di guerra, di cui due di lotta civile e di duplice occupazione militare straniera, il cui versante anglo-americano rimane ancora da mettere pienamente in luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>* \u00a0* \u00a0*<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Un agosto terribile<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei mesi precedenti la caduta del fascismo gli anglo-americani effettuarono pesanti bombardamenti su citt\u00e0 della Sicilia, della Sardegna, e via salendo fino a Genova e Torino, causando centinaia di morti tra la popolazione civile. Anche dopo l\u2019avvento di Badoglio continu\u00f2 il martellamento, senza speciali obiettivi militari bens\u00ec con scopi di puro e semplice terrorismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Colpita il 27 luglio 1943 (10 morti e 10 feriti), Napoli fu nuovamente bombardata il 2 agosto (altri 10 morti e 63 feriti) e il 5 agosto (210 morti e 464 feriti). Lo stesso giorno tocc\u00f2 a Messina (gi\u00e0 ripetutamente colpita), che cont\u00f2 18 morti e 52 feriti. L\u2019indomani fu la volta di Milano (101 morti e 267 feriti), Torino (17 morti e 48 feriti), Genova (11 morti e 37 feriti) e Terni (304 morti e 503 feriti): una vera carneficina. Il 13 agosto la furia alleata si abbatt\u00e9 per la seconda volta su Roma: 355 morti. Lo stesso giorno l\u2019inferno si scaten\u00f2 su Trecate (presso Novara) e ripetutamente su Milano, che in tre giorni lament\u00f2 193 morti e 169 feriti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I &#8220;liberatori&#8221; tornarono poi a pestare sul Mezzogiorno: Regio, il 17 agosto con 15 morti; Paola, il 21, con 70 morti e 203 feriti; ancora Napoli, il 24, con 123 morti e 67 feriti, e Taranto, il 26 con 60 morti e 150 feriti. Fu poi la volta di Sulmona, il 27, con 30 morti e 100 feriti, e di Pescara, che registr\u00f2 40 morti e 800 feriti. Un macello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi bombardamenti non colpirono quasi mai istallazioni militari n\u00e9 bersagli &#8220;strategici&#8221; bens\u00ec abitazioni civili, quartieri popolari (come a Torre Annunziata, il 30 agosto, con 31 morti e 19 feriti) o treni passeggeri (come presso Potenza, il 25 agosto). Vale a conferma l\u2019alto numero di morti rispetto ai feriti: effetto della mancanza di difese e di quelle elementari norme di sicurezza che generalmente tutelano le istallazioni militari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I bombardamenti puntavano dichiaratamente a far insorgere la popolazione, esasperandola, e a causare i maggiori danni possibili alla societ\u00e0 civile per renderne pi\u00f9 lenta la riorganizzazione quando un giorno (ma pi\u00f9 tardi possibile, nella logica dei &#8220;liberatori&#8221;) fosse tornata la pace. Contrariamente a quanto speravano, i bombardamenti non suscitarono affatto la rivolta generale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Manifestazioni esplosero infatti in coincidenza e subito dopo la caduta del fascismo e fecero contare, per l\u2019azione repressiva drasticamente ordinata dal governo Badoglio, 11 morti, 42 feriti e 338 arresti il 27; 43 morti, 144 feriti e 413 arresti il 28, 12 morti, 38 feriti e 160 arresti il 29. Dopodich\u00e9, visto che il governo faceva sul serio, le manifestazioni si attenuarono, sicch\u00e9 fra il 30 luglio e l\u20198 settembre 1943 in tutto e per tutto si lamentarono solo 16 morti, 55 feriti e poco pi\u00f9 di 300 arrestati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La repressione delle dimostrazioni popolari e dichiaratamente antifasciste, tendenti ad ottenere l\u2019immediata cessazione della guerra a qualsiasi condizione, costarono nell\u2019insieme 83 morti, 516 feriti e 2059 arrestati, meno di uno dei tanti bombardamenti dei &#8220;liberatori&#8221;. Nell\u2019insieme il governo Badoglio mostr\u00f2 di avere in pugno il controllo dell\u2019ordine pubblico: per violazione del coprifuoco si contarono infatti appena 10 morti, 20 feriti e 227 arresti, mente i fascisti uccisi perch\u00e9 tali furono 9, 20 i feriti e 114 gli arrestati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venne poi la &#8220;guerra inutile&#8221;, cio\u00e8 venti mesi che causarono complessivamente almeno 64 mila morti: un numero di vittime enormemente superiore a quello causato dai nazifascismi. Una realt\u00e0, questa, che non pu\u00f2 essere cancellata dai massacri delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto e da altre analoghe pagine orribili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con una differenza: che la repressione nazifascista non aveva la pretesa di &#8220;liberare&#8221; nessuno, bens\u00ec essa s\u2019inquadrava nella difesa a oltranza del Reich, mentre gli anglo-americani esigevano anche la gratitudine delle loro vittime. E se non proprio la gratitudine per decenni ne hanno ottenuto almeno il silenzio. A cinquant\u2019anni dai fatti \u00e8 per\u00f2 arrivato il momento di guardare in faccia la realt\u00e0<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>* \u00a0* \u00a0*<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Com\u2019erano razzisti quei &#8220;liberatori&#8221;!<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esercito Usa che venne a &#8220;liberare&#8221; l\u2019Italia in nome dei principi della libert\u00e0, dell\u2019uguaglianza e della democrazia, predicava bene e razzolava male. Tra le truppe di Roosevelt vigeva la pi\u00f9 dura segregazione razziale: docce, mense, mezzi di trasporto, spacci, campi di addestramento, cinegiornali, uffici postali, locali di soggiorno e perfino tavoli da ping pong erano distinti tra neri e bianchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una realt\u00e0 sorprendente documentata da un film-documentario di un\u2019ora e mezzo. Si tratta di <em>Liberators: fighting on two fronts in World War II<\/em> (Liberatori: combattendo su due fronti nella seconda guerra mondiale) girato da due registi americaniWilliam Miles e Nina Rosemblum e presentato all\u2019ultimo FiolmFest di Berlino lo scorso febbraio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per gli autori i &#8220;liberatori&#8221; chiamati a combattere su due fronti sono ovviamene i soldati di colore dell\u2019esercito Usa, impegnati a liberare se stessi. Una guerra che non vinsero nel 1945: il pregiudizio razziale condizion\u00f2 anche l\u2019impiego bellico dei neri Usa, addetti preferibilmente a lavori pesanti con vanghe e picconi piuttosto che alla prima linea, perch\u00e9 giudicati di riflessi pi\u00f9 lenti, poco combattivi e meno abili con le armi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esclusi per lungo tempo da Marina e Aviazione i soldati di colore furono in buona parte adibiti alla sorveglianza dei prigionieri e, al contempo, sistematicamente esclusi dai documenti cinematografici e fotografici dell\u2019epoca: \u00abVenivamo messi da parte \u2013 ha raccontato un reduce \u2013 perch\u00e9 sciupavamo l\u2019immagine\u00bb<strong>\u00a0 F. An<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>IL TERRORE VENIVA DAL CIELO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em style=\"font-size: 12px;\">Gli uomini del Partito d\u2019Azione vollero un supplemento di bombe per l\u2019Italia. E gli alleati li accontentarono<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Fabio Andriola<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 poco da dire: agli americani le bombe piacciono. Tanto. Durante la seconda guerra mondiale solo sull\u2019Europa ne hanno lasciate cadere qualcosa come un milione e 412 559 tonnellate. Neanche in Vietnam (ma bisogna dire che il territorio nemico in questo caso era decisamente ridotto) si sono impegnati tanto: la celebre operazione &#8220;Rolling Thunder&#8221;, che per tre anni port\u00f2 morte e distruzione nel Vietnam del Nord, signific\u00f2 lo sganciamento di 860.000 tonnellate di bombe in 300.000 incursioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualcuno si \u00e8 preso la briga di fare un calcoletto: una bomba da 250 chilogrammi ogni 30 secondi. I morti furono 52 mila solo tra i civili. Pi\u00f9 o meno la stessa cifra delle vittime dei bombardamenti tedeschi sulla Gran Bretagna durante la seconda guerra mondiale; pi\u00f9 o meno la stessa cifra delle vittime di un solo bombardamento anglo-americano su Amburgo la notte tra il 27 e il 28 luglio 1943.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche per una semplice operazione di polizia internazionale come quella relativa all\u2019arresto del dittatore panamense, Manuel Noriega, nel dicembre \u201989, gli Usa hanno fatto l cose in grande: per le prime 14 ore di attacco sono cadute su Managua, la capitale del piccolo stato centro-americano, quasi 500 bombe, a ritmo di una ogni due minuti. Alla fine, per catturare un avventuriero che per anni era stato sul libro paga della Cia, gli Usa di Gorge Bush distrussero interi quartieri senza badare troppo alla mira causando la morte di oltre tremila civili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una specie di prova generale in vista ella guerra del Golfo, 14 mesi pi\u00f9 tardi: sotto le bombe alleate, in quell\u2019occasione, morirono decine di migliaia di iracheni. Mancano cifre ufficiali, ma le stime parlano di un totale di quasi 200 mila morti tra civili e militari, vittime di oltre 100 mila missioni aeree. Di queste settimane sono le vicende somale e in lista di attesa, c\u2019\u00e8 ora la ex-Yugoslavia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle lezioni che si dovevano trarre dalla guerra aerea combattuta nel secondo conflitto mondiale \u00e8 che i bombardamenti &#8220;convenzionali&#8221; si rivelarono molto pi\u00f9 devastanti dei bombardamenti atomici: la bomba atomica dell\u2019agosto 1945 su Hiroshima caus\u00f2 71.379 morti. Ma il bombardamento, sempre americano, su Tokyo del 10 marzo dello stesso anno (duemila tonnellate di bombe) caus\u00f2 130 mila morti e 300 mila ustionati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peggio ancora era andata a Dresda un mese prima: in quell\u2019occasione americani e inglesi insieme bombardarono la &#8220;Firenze del nord&#8221; per 14 ore nonostante l\u2019assenza di un qualsiasi obiettivo militare: alla fine le vittime furono circa 200 mila. Dati sui quali dovrebbero riflettere quanti giustificano la ferocia alleata con l\u2019osservazione che il primo bombardamento si centri abiti fu operato dai tedeschi (dopo la prova generale di Guernica) su Coventry il 14 novembre 1940.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel bombardamento (530 tonnellate di bombe) &#8220;giustificato&#8221; da alcuni impianti industriali, caus\u00f2 &#8220;solo&#8221; 380 morti. Una inezia rispetto a quello che si sarebbe scatenato di li a poco. Durante la seconda guerra mondiale morirono sotto i bombardamenti aerei almeno due milioni di civili: oltre un milione di giapponesi e non meno di 500 mila tedeschi. Per quanto riguarda l\u2019Italia mancano dati completi: le cifre sono sicuramente inferiori ma non per questo trascurabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In linea generale bisogna poi fissare un punto fisso: la guerra dei bombardamenti non fu scatenata dai tedeschi ma, si pu\u00f2 dire, nacque quasi per sbaglio. A pi\u00f9 riprese Hitler, fino all\u2019estate del \u201940, escluse espressamente &#8220;attacchi terroristici&#8221; sui centri abitati: si dovevano \u00abevitare \u2013 disse \u2013 di infliggere gravi danni alla popolazione civile\u00bb. Una decisione presa non per ragioni umanitarie ma perch\u00e9 ancora il dittatore tedesco sperava di convincere gli inglesi alla pace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La riserva di Hitler comunque venne meno il 7 settembre 1940 quando venne ordinato il primo bombardamento su Londra in risposta al raid inglese su Berlino del giorno precedente mentre omai la battagli di\u2019Inghilterra volgeva al termine. Con cifre e date si potrebbe andare avanti per pagine e pagine. Ma ora che sono caduti i muri ideologici \u00e8 giusto che i problemi storici vengano posti senza ipocrite distinzioni tra Bene e Male. La vita di un civile inglese vale quella di un civile tedesco o italiano. E stabilire chi ha cominciato per primo non pu\u00f2 servire a giustificare gli eccessi successivi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Recentemente<\/strong> a pi\u00f9 parti si sono levate voci critiche sulla condotta alleata della guerra, a terra come in cielo. Ad esempio l\u2019inglese Eric Morris, in un libro che ha fatto molto discutere (<em>La Guerra inutile \u2013 la campagna d\u2019Italia 1943-45<\/em> \u2013 Longanesi \u2013 pp. 558 lire 42.mila) ha messo sul banco degli imputati i comandanti alleati e ha fatto un calcolo triste e ci\u00ecnico come tutti i calcoli che riguardano i morti. Ma non per questo privo di una intima verit\u00e0: l\u2019avanzata alleata, ha rivelato Morris, caus\u00f2 non meno di 64 mila morti civili in Italia, per lo pi\u00f9 vittime di bombardamenti su centri abitati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di contro l\u2019occupazione tedesca ha comportato l\u2019uccisione di circa 10 mila italiani. A questi ne vanno aggiunti altri 9 mila costretti a recarsi in Germania a lavorare. Quindi tra il \u201943 e il \u201945 per ogni italiano deceduto a causa delle violenze naziste ne morirono 6 per i bombardamenti dei liberatori anglo-americani. Ma si pu\u00f2 fare un \u00abdifferenza morale tra l\u2019uccisione accidentale e quella deliberata di civili\u00bb si chiedeva tempo fa il quotidiano inglese <em>The Indipendent<\/em> durante le polemiche seguite nel maggio \u201992 alla decisione di erigere un monumento a sir Richard Harris, detto &#8220;il macellaio&#8221;, il famigerato comandante del Bomber Command inglese nella II guerra mondiale, il maggiore teorico dei bombardamenti a tappeto su obiettivi civili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si potrebbe aggiungere anche un\u2019altra domanda: le vittime dei bombardamenti su centri abitati lontani da obiettivi militari vanno considerate &#8220;accidentali&#8221; o &#8220;deliberate&#8221;? e ancora: una &#8220;guerra ideologica&#8221; come lo fu il secondo conflitto mondiale pu\u00f2 giustificare lo sterminio, pianificato a tavolino, di centinaia di migliaia di persone inermi, le cui case spesso distavano centinaia di chilometri dal fronte e da un qualsiasi obiettivo miliare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E infine: un bombardamento a tappeto su obiettivi civili nel \u201942, quando ancora l\u2019equilibrio tra Asse e alleati era totale, pu\u00f2 essere messo sullo stesso piano di un bombardamento ancor pi\u00f9 distruttivo operato negli anni successivi quando ormai la guerra era decisa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I bombardamenti<\/strong> alleati sull\u2019Italia in particolare ebbero chiaramente una valenza politica: se le bombe prima del 25 luglio vennero giustificate con la necessit\u00e0 di accelerare la crisi del regime Fascista,. Quelle tra il 25 luglio e l\u20198 settembre, furono motivate con la necessit\u00e0 di spingere il governo Badoglio a firmare la resa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Curiosamente per\u00f2 i bombardamenti proseguirono anche durante la fase finale delle trattative: tra il 18 agosto e il 2 settembre gli alleai attuarono oltre 4.500 missioni sul nostro Paese, caricando oltre settemila tonnellate di bombe. Di quelle settemila tonnellate circa 2.500 finirono sulla sola Milano nelle tre devastanti incursioni del 7, 13 e 15 agosto. Bombardamenti inutilmente feroci, dietro in quali si pu\u00f2 scorgere, purtroppo, anche lo zampino di alcuni italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ha scritto alcuni anni fa Franco Bandini nel suo <em>Vita e morte segreta di Mussolini<\/em> (Mondatori 1978) il 2 agosto durante una riunione della Concentrazione antifascista, l\u2019embrione di quello che sarebbe diventato il CLN, in casa Gallarati Scotti a Milano si decise di invitare gli anglo-americani a bombardare le principali citt\u00e0 italiane per favorire quella insurrezione popolare che era mancata dopo il 25 luglio, quando gli italiani si erano limitati a festeggiare la presunta fine della guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A quella riunione partecip\u00f2 anche Ugo La Malfa, da poco rientrato dalla Svizzera per prendere la guida del Partito d\u2019Azione: \u00abLa Malfa \u2013 ha scritto Bandini \u2013 si ferm\u00f2 soltanto un paio di giorni a Milano, ma gli bastarono per fare tracollare la bilancia integralista\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019invito degli impazienti antifascisti italiani venne velocemente comunicato al capo della Special Force inglese in Svizzera, John Mc Caffery: \u00abLe incursioni dell\u2019agosto 1943 \u2013 ha ricordato ancora Bandini \u2013 avvennero con un numero di apparecchi doppio e persino triplo, e con carichi di bombe che nell\u2019incursione del 12-13 su Milano raggiunsero, con 504 apparecchi, le 1.250 tonnellate di bombe (\u2026).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo fatto notevole \u00e8 che \u2013 a differenza dei precedenti bombardamenti \u2013 questi ebbero come obiettivo deliberato i centri cittadini. Furono cio\u00e8, e chiaramente, bombardamenti &#8220;politici&#8221;, e vennero interrotti quando il risultato politico che si proponevano fu raggiunto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Diverso<\/strong>, ma non meno inquietante, il parere di Giorgio Bonacina, forse il massimo esperto italiano in guerra aerea, il quale, nel 1983 ha pubblicato un documento inglese dal quale risulta che, fin dall\u2019aprile 1943, gli anglo-americani pensavano a seppellire la pianura Padana sotto 45 mila tonnellate di bombe: \u00abCi\u00f2 dimostra \u2013 conclude Bonacina \u2013 una volta per tutte che i grandi bombardamenti dell\u2019agosto non furono eseguiti per premere psicologicamente sul governo Badoglio e indurlo alla resa. Sarebbero stati compiuti comunque. Naturalmente l\u2019armistizio dell\u20198 settembre evit\u00f2 il peggio\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 forse giunta l\u2019ora di guardare al nostro passato con altri occhi, magari cominciando a riordinare i dati sui bombardamenti sull\u2019Italia, e subito dopo cominciare a chiamare i &#8220;liberatori&#8221; con il loro vero nome?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>* \u00a0* \u00a0*<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Gli angeli della morte su Roma<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Roma la guerra fin\u00ec il 6 giugno \u201944 con l\u2019entrata in citt\u00e0 delle truppe Usa. I romani li accolsero festosamente anche se, nei mesi precedenti, gli alleati avevano, oltre a migliaia di mitragliamenti indiscriminati, bombardato la Citt\u00e0 eterna 52 volte, uccidendo circa 8 mila persone e ferendone altre 30 mila. Incalcolabili le distruzioni a monumenti, edifici pubblici, trasporti e di case civili. Nove mesi di dura occupazione tedesca erano riusciti a far dimenticare tutto questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Subito dopo il primo bombardamento della capitale, il 19 luglio 1943, una mano ignota aveva scritto su un muro della via Casilina: \u00abMeio l\u2019americani su la capoccia che Mussolini tra li coioni\u00bb. Una scritta (indice di un meccanismo psicologico curioso) che faceva il paio con quella apparsa, qualche mese prima a Milano quando, dopo il bombardamento del 24 ottobre 1942, un milanese sfog\u00f2 la propria ira su un muro: \u00abDuce porco assassino\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque le si voglia giudicare quelle scritte rappresentavano la prova provata che gli alleati, con la loro strategia dei bombardamenti sui centri abitati, avevano raggiunto il loro duplice scopo. Colpire obiettivi strategici ma soprattutto fiaccare la resistenza della popolazione e minare le basi del fascismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stessi obiettivi all\u2019origine del bombardamento su Roma di cui ora Cesare De Simone, 57 anni, giornalista, cronista di nera al <em>Corriere della Sera<\/em> e un passato di redattore all\u2019<em>Unit\u00e0<\/em>, ha rievocato minuziosamente retroscena e circostanze. De Simone ha impiegato alcuni anni per scrivere il suo <em>Venti angeli sopra Roma <\/em>(Mursia, pp.357, lire 30 mila). Un libro costruito sapientemente, pieno zeppo di testimonianze inedite, curiose a tratti, sempre interessanti e spesso storicamente rilevanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel gergo degli aviatori americani &#8220;un angelo&#8221; corrispondeva ad una altezza di mille piedi: a ventimila piedi (cio\u00e8 a &#8220;venti angeli&#8221;) la povera contraerea italiana non avrebbe mai potuto impensierire gli incursori nemici. Nemici che, secondo De Simone, \u00abtrattarono eccezionalmente bene Roma. Basta fare il paragone con le altre citt\u00e0 italiane bombardate\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bombardamento del 19 luglio fu preceduto da lanci di volantini invitanti la popolazione a lasciare la citt\u00e0 e, almeno in un primo tempo, si cerc\u00f2 di attuare un &#8220;bombardamento chirurgico&#8221;. Ma, ricorda De Simon, solo i primi aerei furono dotati di precisi sistemi di puntamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle ondate successive venne dato l\u2019ordine, volutamente generico, di mirare sui fumi elle pime esplosioni. La rosa di fumo si allargava via, via e cos\u00ec le bombe caddero sul quartiere S. Lorenzo, sulla citt\u00e0 universitaria, sugli ospedali, sul cimitero del Verano, sull\u2019antica basilica di san Lorenzo fuori le mura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abOvviamente \u2013 riconosce De Simone \u2013 erano state messe in conto un po\u2019 di distruzioni e un po\u2019 di morti\u00bb. Questo spiega l\u2019impiego anche di bombe a scoppio ritardato. Le distruzioni furono ingenti, i morti non meno di 3 mila, circa 10 mila i feriti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Morti, feriti e distruzioni la cui responsabilit\u00e0, secondo De Simone, ricade esclusivamente sul fascismo. Un convincimento che l\u2019autore ha voluto inserire nella dedica, una delle poche note stonate in un lavoro per altri versi pregevole: \u00abLa linea portante del mio libro \u00e8 che la colpa della distruzione di Roma, dei morti, dei feriti e delle devastazioni, \u00e8 del nazifascismo che ha scatenato la guerra di aggressione. Ecco perch\u00e9 ho voluto dedicare il mio libro sia alle vittime italiane che agli aviatori americani morti nel cielo del Lazio per riportare in Italia la democrazia\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>F.An<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Tratto da L\u2019Italia Settimanale (L\u2019inserto) Agosto \u201943: l\u2019Italia \u00e8 sotto le bombe dei &#8220;liberatori&#8221; anglo-americani. I bombardamenti alleati, che prima servivano a far crollare il Fascismo, ora servono a spingere Badoglio all\u2019armistizio. 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