{"id":1173,"date":"2005-08-09T16:03:33","date_gmt":"2005-08-09T14:03:33","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-02-05T18:44:30","modified_gmt":"2016-02-05T17:44:30","slug":"gli-anticomunisti-mandati-al-macello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/gli-anticomunisti-mandati-al-macello\/","title":{"rendered":"Gli anticomunisti mandati al macello"},"content":{"rendered":"<div><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/cosacchi1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-30371\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/cosacchi1.jpg\" alt=\"Russland, Kosaken in der Wehrmacht\" width=\"250\" height=\"178\" \/><\/a><\/div>\n<div><strong>Il Giornale<\/strong> domenica 15 gennaio 1995<\/div>\n<div><\/div>\n<div>La fine della seconda guerra mondiale scatenava una serie di atrocit\u00e0 ai danni dei vinti sulle quali \u00e8 calata una lunga omert\u00e0<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>I crimini dei vincitori: ricorso alla Corte di giustizia di Strasburgo<\/em><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Piero Buscaroli<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella seconda met\u00e0 di gennaio, a Strasburgo, la Corte europea per i diritti dell&#8217;uomo dovr\u00e0 esaminare il ricorso del conte Nikolas Tolstoi contro la condanna a pagare un milione e mezzo di sterline, inflittagli dalla giustizia inglese il 1\u00b0 dicembre 1989. quale risarcimento preteso da un Lord Aldington che, col meno pomposo nome di Toby Low, fu, nel 1945, Capo di Stato maggiore del V Corpo d&#8217;armata britannico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino a che Tolstoi non scrisse su di lui nel 1988, Toby Low, divenuto pari del regno e presidente del Partito conservatore, era riuscito, celandosi nell&#8217;ombra del comandante il V Corpo d&#8217;armata, il tenente generale Charles Keightley, a nascondere le sue personali responsabilit\u00e0 nella pi\u00f9 losca operazione condotta dalle forze armate britanniche nella seconda guerra mondiale: la consegna forzata ai sovietici dei volontari cosacchi che, arruolati nella Wehrmacht e seguendola nella ritirata, con le famiglie, si erano acquartierati, alla fine della guerra, tra la Carnia italiana e l&#8217;adiacente Carinzia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli incontri \u00abtecnici\u00bb della Conferenza di Yalta, gli occidentali si erano impegnati a \u00abrestituire\u00bb quei collaborazionisti che fossero cittadini sovietici nel 1939. Non, perci\u00f2, gli esuli fuggiti dalla Russia dopo la rivoluzione, che cittadini sovietici non erano mai stati. E non i soli russi furono consegnati ai loro mortali nemici. Anche settecentomila croati, i soldati dell&#8217;esercito, le loro donne e i bambini, vennero brutalmente trasformati in vittime degli aguzzini di Tito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;orribile segreto, che tutti conoscevano nelle alte sfere militari britanniche, fu rivelato nel 1974 con la pubblicazione di un libro di Nicholas Bethell. The Last Secret. Forcible Repatriation <em>to<\/em> Russia 1944-47 (Andre Deutsch ed.) Bethell era un giovane aristocratico che alternava interessi letterari e storici alla carriera politica nel Partito conservatore. Nel governo Heath aveva ricoperto una carica simile alla nostra di sottosegretario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Traduttore di Solgenitsin, Bethell fu forse spinto da una frase di Arcipelago Gulag a squarciare il velo, che gi\u00e0 si era sollevato alla scadenza della riserva venticinquennale con cui gli archivi inglesi e americani proteggono temporaneamente una vasta fascia di classified documents. \u00ab\u00c8 sbalorditivo che in Occidente, dove nulla di politico resta a lungo segreto, e inevitabilmente giunge al pubblico, o sulla stampa o in qualche altro modo, questo solo atto di tradimento commesso dai governi inglese e americano possa, essersi mantenuto all&#8217;oscuro. Questo \u00e8 davvero l&#8217;ultimo segreto della seconda guerra mondiale, o, almeno, uno degli ultimi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ultimo non era, ch\u00e9 ancor doveva seguire Other Losses di James Bacque: la rivelazione, uscita l&#8217;anno scorso (in italiano Gli altri Lager, Mursia) di come americani e francesi fecero morire di fame, di stenti e di malattie, dopo la fine della guerra, un milione di soldati tedeschi nei campi di concentramento sotto la loro autorit\u00e0; privandoli delle difese della Croce rossa internazionale con un sotterfugio verbale ideato dalla perversa mente del generale Eisenhower: la trasformazione di quelli che erano, con ogni diritto, Prisoners of War (Pow) in Desarmed Enemy Forces (Def); altro segreto su cui ha scritto un memorabile articolo Massimo Zamorani in queste pagine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bacque \u00e8 un canadese, cos\u00ec come inglesi sono Bethell e David Irving, colui che os\u00f2 sollevare un altro lurido velo sulla distruzione di Dresda, nel febbraio 1945 inglorioso misfatto e non impresa militare: massacro calcolato, pianificato nei minimi particolari per distruggere quanto pi\u00f9 possibile della splendida citt\u00e0 d&#8217;arte, trascurando i pochi obiettivi militari; e uccidere il maggior numero possibile di esseri umani: un massacro che, per esser stato condotto concentrando a questo scopo le conoscenze, le competenze e le risorse tecniche di uno Stato, \u00e8 in ogni senso assimilabile ad Auschwitz.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grande attenzione dovr\u00e0 dedicare la storiografia dei prossimi decenni a questo capitolo della distruzione dall&#8217;alto dell&#8217;Europa, per metterne in luce il carattere non bellico, ma soltanto terroristico di genocidio pianificato; e per rimuoverne la crosta delle attenuanti che vi ha sopra depositato una storiografia compiacente e anglofila per partito preso, riducendo il capitolo dei bombardamenti a peccato veniale, diminuito da un preteso carattere di giusta ritorsione, e compensato dalla \u00abliberazione\u00bb e dalla conseguente gratitudine dei vinti per esser stati rieducati all&#8217;onest\u00e0 e alla libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha un interesse decisivo osservare che i fondamenti di questa storiografia di correzione morale, revisionista in quanto intesa a rivedere la rozza spartizione tra delinquenti e redentori, siano stati posti da scrittori appartenenti a nazioni di parte vincente. Fu il pi\u00f9 nobile e indipendente degli scrittori politici francesi di questo secolo, Alfred Fabre-Luce, che apr\u00ec, subito dopo la fine della guerra, il capitolo dei \u00abcrimini di guerra alleati\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo di tali crimini emerse con sanguinosa evidenza gi\u00e0 al processo di Norimberga, dove non restarono dubbi sulla responsabilit\u00e0 sovietica nell&#8217;assassinio del corpo degli ufficiali polacchi nella foresta di Katyn. Dopo un goffo tentativo di addossare anche quella strage ai vinti, gli accusatori russi pretesero e ottennero che di Katyn non si parlasse pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNon potevamo certamente ignorare la marea di violenze e stupri, assassinii e deportazioni di popolazioni che contrassegnarono l&#8217;anno 1945\u00bb, scrisse pi\u00f9 tardi lo stesso Fabre-Luce; \u00abMa, fino al 1975, quando apparve L&#8217;ultimo segreto di Nicholas Bethell, non ci eravamo imbattuti in questi milioni di Russi anticomunisti, consegnati all&#8217;Urss, nonostante gli scrupoli iniziali di Churchill, per una decisione di Anthony Eden. Questo bestiame umano inseguito, acchiappato al laccio, venduto a tradimento, questi uomini che si arrampicano gli uni sopra gli altri per sottrarsi all&#8217;imbarco forzato, queste donne che saltano nei precipizi stringendo i loro bambini, sono immagini che non dimenticheremo facilmente\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 importante che questa riscrittura della storia, dove tornano a bilanciarsi le responsabilit\u00e0, e i sentimenti umani, buoni e malvagi, tornano a distribuirsi tra le due parti in lotta, non nasca dai vinti; non sia espressione di sentimenti di rivincita, anche comprensibili, ma sorga dal disgusto di storici dei Paesi vincitori per gli aspetti disgustosi della vittoria. Da condanne morali che tagliano trasversalmente alleanze e nazioni, ideologie e perfino partiti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il conte Tolstoi che, sulla scia di Lord Bethell, si mise a indagare sulle, responsabilit\u00e0 di ministri e comandanti inglesi in un delitto immenso, e pari, nel numero delle, vittime, alla met\u00e0 della contabilit\u00e0 tedesca, era giornalista del \u00abTimes\u00bb. Il giornale, subito dopo la pubblicazione di Victims of Yalta e di The Minisier and the Massacres, (entrambi editi da Jriodder &amp; Stoughton), si schier\u00f2 al suo fianco, chiedendo che \u00abi responsabili di quel rimpatrio forzato vengano a giustificarsi alle sbarre della storia sul delitto che pesa sulla coscienza della Gran Bretagna. Tolstoi aveva dimostrato che il gabinetto di guerra, in cui sedevano sia Churchill sia Attlee, approv\u00f2 il \u00abprincipio del rimpatrio\u00bb, il 4 settembre 1944, \u00abdopo una brevissima discussione\u00bb. Il \u00abministro\u00bb del secondo titolo \u00e8 Harold MacMillan, allora ministro di Stato per il teatro di operazioni del Mediterraneo, che si trov\u00f2, nel maggio 1945, quale presidente della commissione di controllo in Italia; sui luoghi dove i Cosacchi prigionieri furono ammassati prima della consegna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tolstoi rivel\u00f2 ancora che, fin dal giugno 1944, colui che poi divenne Sir Patrick Dean, brillante ambasciatore, scrisse: \u00abChe possano essere fucilati o massacrati in massa, non ci riguarda. Perdere tempo a distinguere tra rifugiati civili e disertori e traditori dell&#8217;Armata rossa ci costringerebbe a una serie di interminabili litigi coi sovietici\u00bb. Il \u00abTimes\u00bb, si augurava che \u00abil Foreign Office e tutte le personalit\u00e0 menzionate spiegassero finalmente all&#8217;opinione pubblica Inglese i veri moventi della diplomazia britannica in quel difficile momento storico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste storie raccapriccianti, i \u00abviaggi di ritorno senza avvenire\u00bb di torme di sofferenti, spinte a calci e bastonate nelle navi e nei vagoni bestiame, i continui suicidi in massa, avevano avuto testimoni numerosissimi. Un ufficiale francese ricord\u00f2: \u00abA centinaia si gettarono sotto le ruote del treno piuttosto che ritornare di l\u00e0. La disperazione, l&#8217;istinto di conservazione, spinsero gli uni a mutilarsi, gli altri a battersi con le unghie e i coltelli contro i soldati inglesi, che reagirono brutalmente\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ancora Tolstoi: \u00abQuesto aspetto disumano dell&#8217;operazione non fu mai rivelato n\u00e9 al pubblico, n\u00e9 al Parlamento, perch\u00e9 il deputato laburista Christopher Mayew ha affermato che egli stesso, ministro di Stato al Foreign Office all&#8217;epoca di Bevin, non ne seppe mai nulla. Si trattava di uno sforzo deliberato per celare al pubblico penose verit\u00e0\u00bb: Il \u00abTimes\u00bb chiese, quindi, dopo che le rivelazioni furono fatte, \u00abuna revisione onesta dell&#8217;interpretazione di certi fatti che, in quell&#8217;epoca, per motivi di propaganda bellica o post-bellica, costituirono una distorsione completa della realt\u00e0 e della storia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta fu un violento e brutale rifiuto, cui contribuirono tutte le autorit\u00e0 ufficiali. Di fronte alle richieste di verit\u00e0 da parte di Tolstoi e dei suoi difensori, la cinica sentenza, cos\u00ec ammirata quando si tratti di inglesi, Right or wrong. my Country, oppose il muro di una bieca, rinnovata complicit\u00e0. Il beneficio di avere obbedito agli ordini superiori, che fu negato ai militari tedeschi (e giapponesi) da Norimberga in poi, dovrebbe continuare a proteggere l&#8217;inganno inglese che fu alla base del rimpatrio forzato e del massacro dei Cosacchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ministero degli Esteri viet\u00f2 la consultazione dei suoi archivi a Tolstoi e ai suoi difensori, ma non a Toby Low, ora Lord Aldington, ultimo sopravvissuto tra gli autori di quello che la \u00abNeue Z\u00fcrcher Zeitung\u00bb defin\u00ec \u00abinglorioso capitolo della storia militare inglese\u00bb. Il ministro della Difesa e il Museo imperiale della guerra proibirono l&#8217;accesso alle testimonianze registrate sui rimpatrii, una delle quali, la sola ottenuta con procedura speciale da Tolstoi, lascia udire uno degli ufficiali del V Corpo confessare che tutti loro sapevano come fosse intenzione di Toby Low consegnare \u00abquella gente a sovietici e jugoslavi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;atteggiamento dei giudici durante il processo basterebbe a cancellare le idilliache illusioni sulla giustizia britannica. Il giudice e il Lord parte civile erano membri dello stesso club, le spese giudiziarie del Lord furono pagate da una societ\u00e0 di assicurazioni a partecipazione pubblica. \u00abAleggia il sospetto che l&#8217;establishment abbia stretto i ranghi in difesa di Aldington\u00bb, ha scritto su \u00abil Giornale\u00bb Luca Romano, in una corrispondenza da Londra. La condanna, infine, a pagare un milione e mezzo di sterline (3 miliardi e 750 milioni di lire, pi\u00f9 le spese di giudizio) che ha trasformato il giornalista in un povero e debitore a vita, appare pi\u00f9 il mostruoso reperto di una vendetta barbarica che un documento giudiziario di una nazione civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La presente rievocazione \u00e8 scritta per coloro che dovranno pronunciarsi sul quesito se la giustizia inglese non abbia violato, contro Tolstoi, la convenzione europea sui diritti dell&#8217;uomo. Si fonda su Arcipelago Gulag di Solgenitsin, su The Last Secret di Nicholas Bethell, il capitolo \u00abDalla parte dei vinti\u00bb del mio libro La vista, l&#8217;udito, la memoria (Fogola, 1987) i due libri citati di Nicholas Tolstoi; su notizie tratte dal libro del nipote di Pyotr Krasnov, Nesabywajemoje (\u00abL&#8217;indimenticabile\u00bb), pubblicato in lingua russa a New York, oltre che su comunicazioni private (per quanto riguarda il rimpatrio e il massacro dei croati) di padre Giacomo Bigoni, storico dei Frati Minori Conventuali, mancato ai vivi da pochi mesi; nei suoi lunghi soggiorni nell&#8217;isola di Cherso dov&#8217;era intento a ricerche negli archivi del suo Ordine, ebbe resoconti e notizie che mi rifer\u00ec dopo le mie prime pubblicazioni sull&#8217;argomento nel 1975, e divennero base di una quasi ventennale amicizia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dedico questo lavoro e Nicholas Tolstoi e a quanti uomini giusti si battono contro la falsificazione del giudizio storico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A due milioni di persone ascende il conto complessivo dei russi che, alla fine delle ostilit\u00e0, si trov\u00f2 nelle mani degli \u00aballeati\u00bb occidentali: uomini, donne, bambini, neonati e nascituri. Soldati sovietici catturati nelle immense \u00absacche\u00bb seguite alle battaglie d&#8217;accerchiamento dell&#8217;estate 1941, e poi arruolati nella Wehrmacht per ragioni diversissime, dalle convinzioni anticomuniste all&#8217;insofferenza della prigionia, al reclutamento forzato, ausiliari civili dei due sessi, dal tecnico alla sguattera; fuggiaschi sballottati tra i due fronti, risucchiati nelle ritirate dal miraggio del cibo, di un tetto; decine di migliaia di familiari, ignari e innocenti: relitti di comunit\u00e0 nazionali disperse e disposti a collaborare anche col diavolo, pur di abbattere il regime sovietico; idealisti religiosi, membri di emigrazioni politiche e ideologiche che, quando in eguali forme combatterono contro il nazionalsocialismo e il fascismo furono lodate quali espressioni dello spirito di libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erano emigrati fuggiti dalla Russia rivoluzionaria, i veterani degli eserciti bianchi, scampati alla disfatta controrivoluzionaria del 1920 Quando le armate germaniche varcarono il Niemen questa gente sent\u00ec suonare l&#8217;ora della riscossa, e accorse: dalla Francia, dall&#8217;Europa centrale, dall&#8217;Ungheria, anche dall&#8217;Italia, Tra essi spiccava la dinastia dei Krasnov, capeggiata dal famoso Pyotr, generale dell&#8217;Armata imperiale, Ataman dei Cosacchi del Don e poi di nuovo generale dei Cosacchi della Wehrmacht. Krasnov aveva consacrata la sua esistenza di soldato e scrittore alla lotta del suo popolo contro il bolscevismo. Il suo libro, Dall&#8217;aquila imperiale alla bandiera rossa, fu tradotto, tra le due guerre, in tutte le lingue europee. Lo divorai, forse a otto anni, e rimase dentro di me, come una delle pi\u00f9 precoci radici del mio anticomunismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019editore Salani torn\u00f2 a stamparlo nel 1974 senza sentire il dovere, fosse sciatteria o sciacallesco cinismo, di dedicare una nota pietosa alla terribile fine dell&#8217;autore, di cui continuava a sfruttare il lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 che ottantenne. Pyotr Krasnov chiuse la sua avventurosa e generosa esistenza appeso per il mento a un gancio di ferro alla Lubianka, le mani legate col filo di ferro dietro la schiena. Agli ordini suoi e di altri condottieri come Naumenko, l\u2019Ataman dei Cosacchi del Kuban, combatterono trentacinquemila cosacchi. Altri quindicimila erano inquadrati nel fortissimo 15\u00b0 Corpo di cavalleria del generale conte Helmut von Pannwitz, un nobile baltico che conosceva perfettamente il russo, e a questo sui talento, oltre alla fellonia inglese, dovette il cappio di forca che un boia sovietico gli pass\u00f2 intorno al collo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 secondo il diritto internazionale, n\u00e9 secondo l\u2019etica militare, n\u00e9 secondo gli accordi di Yalta questi capi dovevano essere consegnati all\u2019Unione sovietica. Chi ha condannato Tolstoi, per difendere Toby Low, dovrebbe ricordare l\u2019arbitrio e l\u2019infondatezza del delitto commesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solgenitsin conobbe i superstiti di due milioni d\u2019infelici nei campi dell\u2019Arcipelago: quelli che non erano stati fucilati o impiccati subito dopo il ritorno, sopravvissuti a un decennio di torture e lavori forzati; e ancora figli di quelle martoriate famiglie che, nati in prigionia dovettero continuare nell\u2019infanzia e nella giovinezza, riscattando con la \u00abrieducazione\u00bb le origini impure. Ascolt\u00f2 i loro racconti e comprese che, nello sterminio di questi due milioni di esseri umani le colpe dei Roosevelt e Churchill, Eden e MacMillian, erano identiche a quelle di Stalin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quella moltitudine i colpevoli i colpevoli di un qualsiasi crimine furono assoluta minoranza. Eppure nulla fu tentato per sottrarre gli innocenti al massacro: immediato o differito nella consunzione. Furono dunque mandati alla morte anche coloro che, secondo ogni diritto e ogni morale, dovevano essere salvati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019accusa di Solgenitsin colp\u00ec Bethel e lo spinse alla sua ricerca. Non che occorresse consultare archivi per conoscere la sorte di quei due milioni di vittime. L\u2019avevano narrata i pochi che erano riusciti fuggire: il nipote di Krasnov e il generale Vyecheslav Naumenko che in un libro pubblicato a New York nel 1970, <em>Il grande tradimento<\/em>, narr\u00f2 come il suo popolo fosse ingannato e tradito. Numerose testimonianze furono rese da ospiti dei <em>Lager<\/em> inglesi e americani in Europa dopo la guerra, che poterono assistere alle disgustose \u00aboperazioni\u00bb nelle quali i russi che si erano arresi ai democratici campioni della libert\u00e0, furono caricati a furia di menzogne e percosse, promesse e violenze, sui camion, treni e le navi, e portati al macello sovietico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi abbia letto <em>Der Fragebogen<\/em> di Ernst von Salomon (tradotto da Longanesi nel 1954 col titolo <em>Io resto prussiano<\/em>), non ha dimenticato i militi della <em>Waffen SS<\/em>, prigionieri in un campo bavarese, che insultano i soldati americani reduci da uno di quei trasferimenti: \u00abIn piedi, accanto ai reticolati, non appena vedevano gli americani, smaniavano e gridavano: \u201cFate a noi quel che volete, ma quel che avete fatto ai russi \u00e8 la pi\u00f9 ignobile porcheria della storia umana!\u201d\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non occorreva aspettare l&#8217;apertura degli archivi per conoscere il numero approssimativo delle vittime, e la loro storia. Ma i documenti, oltre alle cronologie precise, i riferimenti esatti, i testi delle discussioni e decisioni, dei rapporti diplomatici e pareri, richieste d&#8217;istruzioni dei comandi, risposte ministeriali, diari dei comandanti dei reparti con responsabilit\u00e0 delle \u00aboperazioni\u00bb, e poi l&#8217;immenso cinico inganno, seguito dai \u00abdisgustoso compito\u00bb delle consegne, disegnano un quadro raccapricciante, nella sua minuziosa vastit\u00e0, che non pu\u00f2 restare fuori dei cancelli della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Churchill e Roosevelt, e soprattutto Eden che vi ebbe la parte decisiva, seppero di cagionare la sicura morte di due milioni di esseri umani che, in loro potere, avrebbero potuto salvare Non \u00e8 lecito chiamare assassini Hitler e Stalin e poi fingere di non vedere queste colpe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La qualit\u00e0 di conservatore non imped\u00ec a Bethell di lanciare contro il vecchio Lord Avon, tale il nome, abbellito dalla nomina a pari, di Anthony Eden, la terribile accusa d&#8217;esser stato \u00abl&#8217;architetto del rimpatrio forzato\u00bb di queste centinaia di migliaia di disperati che supplicavano d&#8217;essere uccisi subito, piuttosto che consegnati all&#8217;Unione Sovietica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Interpellato nel 1973, Eden si sottrasse, assicurando che non ricordava \u00abi particolari di questo affare\u00bb. Gli sottoposero i verbali delle sedute del governo in cui, proprio lui, nel settembre 1944, prese le decisioni, dopo una breve discussione. Rifiut\u00f2 di commentarli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Li comment\u00f2 Bethell: \u00abQuando scrisse che la Gran Bretagna non aveva alcun diritto morale e legale di interferire su come Stalin avrebbe trattato gli uomini che avrebbero combattuto contro di lui. egli non fece altro che chiedere al governo di rompere la tradizione inglese dell&#8217;asilo politico agli oppressi e ai perseguitati, e consegnare migliaia di persone a una punizione che, come egli riconobbe, sarebbe stata una condanna a morte, senza distinguere tra l&#8217;innocente e il colpevole oppure ad anni di prigionia senza scampo. Fu proprio per situazioni come queste che i Paesi civili concepirono l&#8217;idea del diritto di asilo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Truman vecchio pot\u00e8 vedere quanto sia servito agli Stati Uniti, al di l\u00e0 di una vittoria gi\u00e0 decisa, il duplice crimine di Hiroshima e Nagasaki. Nonostante stonati trombettieri della civilt\u00e0 atomica levino ancora svergognati elogi del bombardamento americano, l&#8217;Asia non ha perdonato, e l&#8217;America porta ancora il peso di quell&#8217;ignominia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Churchill ebbe ogni agio di contemplare la fine dell&#8217;Impero, conseguenza della sua politica. \u00abProvava l&#8217;indifferenza mostruosa dei vecchi per l&#8217;avvenire degli altri \u2014- osserva Fabre-Luce \u2014, ma la sua forte costituzione gli ha giuocato un brutto tiro Ancora ben vivo, dov\u00e8 constatare che quel che \u00e8 essenzialmente fondato sul caso, viene anche rapidamente portato via dal caso\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peggiore fu il tiro che la robusta costituzione giuoc\u00f2 a Eden che, pallido e disfatto, sconfitto in modo grottesco dal veto dell&#8217;alleato americano alla sua spedizione di Suez, usc\u00ec dalla storia a bordo d&#8217;una lugubre auto Humber ministeriale, sostenuto dalla moglie che gli metteva cuscini dietro la testa, inseguito dal solito codazzo schiamazzante di cronisti e fotografi. Le coriacee carni del leone britannico servivano ormai di nutrimento all&#8217;orso russo e all&#8217;aquila americana.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* * *<\/p>\n<div style=\"text-align: center;\">Articolo pubblicato su <strong>Il Giornale<\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: center;\">del 22 gennaio 1995<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>La consegna a Stalin dei russi della Wehrmacht prigionieri degli alleati<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Piero Bucarelli<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema dei russi in uniforme tedesca cominci\u00f2 per gli &#8220;alleati&#8221; pochi giorni prima dello sbarco in Normandia. I servizi d\u2019informazione fecero sapere che molte migliaia di russi presidiavano le coste prescelte. Che cosa farne? Il 8 maggio 1944 l\u2019ambasciatore inglese sugger\u00ec al governo di Mosca di promettere un\u2019amnistia agli arruolati per forza, escludendo i collaboratori volontari, le Waffen SS e altri &#8220;criminali&#8221;. I reparti si sarebbero divisi, i comandi, sospettando di questi soldati, non avrebbero osato impiegarli, molti avrebbero disertato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta di Molotov riflette l\u2019imbarazzo davanti all\u2019esistenza di un dissenso armato di tali proporzioni. Un imbarazzo che durava ancora venticinque anni pi\u00f9 tardi, se Rosario Romeo, dopo aver partecipato a Mosca a uno di quegli incontri tra storici italiani e sovietici su cui tanto contava la propaganda comunista, scrisse in questo giornale (&#8220;L\u2019ombra di Vlasov&#8221;, 10 giugno 1977) che \u00abun fenomeno di collaborazionismo cos\u00ec esteso\u00bb poneva \u00abun discorso assai delicato\u00bb, e difatti era stato \u00abportato avanti pi\u00f9 nei corridoi del congresso che nel dibattito pubblico\u2026\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Traditori? Risponde Solgenitsin: \u00abNon si sarebbero mai arruolati nella Wermacht, se non fossero stati spinti dalla disperazione, se non avessero provato un odio inestinguibile contro il regime sovietico\u00bb. Russi coi tedeschi? Il loro numero era insignificante, rispose Molotov, il problema non esisteva, non c\u2019era alcuna ragione di far le promesse che Londra suggeriva. Il regime aveva trovato la soluzione: intanto negare che esistessero e, appena possibile, riprendersi i dissidenti e farli sparire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei primi giorni dell\u2019invasione della Francia, i poveri diavoli caddero prigionieri a migliaia. Il 20 luglio 1944, Eden inform\u00f2 l\u2019ambasciatore russo che il numero cresceva. Tre giorni prima il governo aveva deciso di consegnarli, appena Mosca li richiedesse. Ivano il ministro dell\u2019Economia di guerra Lord Selborn, scrisse a Churchill e Eden contro \u00abla decisione di rimandare questa gente in Russia, che significher\u00e0 per loro la morte\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Churchill concesse la solita esitazione alla sua fama di anima bella, poi si schier\u00f2 con Eden, che ripeteva: \u00abNon possiamo permetterci sentimentalismi\u00bb. Il 23 agosto l\u2019ambasciatore sovietico chiese la consegna dei prigionieri ma a domicilio; gli inglesi dovevano metterci anche le navi su cui rimandarli. Il ministro della guerra, Grigg, scrisse a Eden: \u00abLei crede che non possiamo permetterci sentimentalismi, ma io trovo la prospettiva piuttosto rivoltante. Tanto pi\u00f9 che, se manderemo i prigionieri russi alla morte, toccher\u00e0 a me le istruzioni alle autorit\u00e0 militari\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I russi erano, a questo momento, 3750, e bisognava decidere. C\u2019erano ausiliarie, serve, cuoche, c\u2019erano civili. E pi\u00f9 appariva ovvia la necessit\u00e0 di distinguere, pi\u00f9 Eden si ostinava su una sorte uguale per tutti. Nei campi di concentramento si dovettero separare dalla massa quei volontari irriducibilmente anticomunisti che no provavano ostilit\u00e0 contro Gran Bretagna e Stati Uniti, sulla cui protezione contavano, anzi, illudendosi come molti in Germania, che la guerra sarebbe continuata contro l\u2019Unione Sovietica. Si sarebbero uccisi piuttosto che tornare in Russia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comparvero le missioni sovietiche promettendo perdono e calorose accoglienze: \u00abBruceremo nel fuoco quelle uniformi tedesche che indossate\u00bb, disse il generale Vasiliev in un campo nello Yorkshire: \u00abSi, con noi dentro, lo sappiamo\u00bb, lo interruppero. Erano, ormai, due schiere: quelli che l\u2019illusione di salvarsi consigliava ostentare una lealt\u00e0 sovietica che meritasse loro il perdono; e gli altri,che ostentavano, invece, il terrore e l\u2019odio che dovevano impietosire gl\u2019inglesi e indurli a rinunciare al rimpatrio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si scatenarono i sentimenti peggiori, la delazione, e l\u2019inganno; ma anche i migliori, la coerenza, il coraggio, lo stoicismo. Quanto alla salvezza, tutti e due i sistemi fallirono. Il 30 settembre 1944, Churchill e Eden fecero a Stalin la visita che rest\u00f2 famosa per il foglietto delle &#8220;percentuali&#8221;, proposte dall\u2019inglese e giovialmente sottoscritta dal furbo georgiano, cui non pareva vero d\u2019incassare il 90 per cento dell\u2019influenza in Romania e Bulgaria, e met\u00e0 in tutto il resto, in cambio d\u2019un 90 per cento agl\u2019inglesi in Grecia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/Cosacchi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-13047\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/Cosacchi.jpg\" alt=\"Cosacchi\" width=\"250\" height=\"167\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/Cosacchi.jpg 1589w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/Cosacchi-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/Cosacchi-1024x682.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><\/a>A Mosca, comunic\u00f2 Churchill estasiato a Roosevelt, aveva trovato \u00abuna straordinaria atmosfera di buona volont\u00e0\u00bb, e Harold Nicolson, un diplomatico e scrittore rinomato anche per altre ragioni, annot\u00f2: \u00abEden ha un vero affetto per Stalin\u00bb, e \u00abStalin non ha mai mancato alla parola\u00bb. Tra illusioni e follie, matur\u00f2 la decisione, mai prevista fino a quel momento, di rimpatriare i prigionieri anche con la forza, e subito furono spediti a Murmansk i primi diecimila. Lasciarono i porti inglesi il 31 ottobre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ufficiale inglese e un funzionario americano che li avevano accompagnati, osservarono che non ci fu alcun benvenuto: gli sbarcati s\u2019incamminarono, carichi delle loro robe, sotto pesante scorta armata. I due comunicarono l\u2019impressione ricevuta e gravi sospetti ai loro governi, ma il funzionario del Foreign Office che ricevette il rapporto rimase tranquillo: forse ignorava che la marcia al <em>Lager<\/em> pi\u00f9 vicino era preludio ad anni di lavori forzati. I prigionieri in mani americane erano ora 28.000.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eisenower domand\u00f2 consiglio agli ufficiali sovietici di collegamento. Risposero che non era possibile, non c\u2019erano russi coi tedeschi. Il 20 dicembre gli americani si allinearono agli inglesi: consegnare tutti, lo volessero o no. Restava una breccia: gli americani consideravano tedeschi tutti i prigionieri catturati in uniforme tedesca finch\u00e9 non si dichiarassero di nazione diversa. Avevano le loro buone ragioni, perch\u00e9 tedeschi e giapponesi avevano catturato numerosi americani, la cui cittadinanza appariva controversa. Essi intendevano che il \u00abdiritto dell\u2019uniforme\u00bb fosse contraccambiato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino a quel momento i russi potevano sperare di scamparla dichiarandosi tedeschi. Non lo capirono, e in maggioranza si dichiararono russi, sperando in un trattamento migliore. Li ammassarono con un altro migliaio in partenza, e tutt\u2019insieme cominciarono a smaniare e tentare suicidi. Era il preavviso di quel che si preparava. Anche a Washington il ministro della Guerra era contrario alla consegna: \u00abCi assumiamo rischi inutili consegnando prigionieri tedeschi di origine russa. Saremo noi i responsabili del grande massacro che i sovietici commetteranno\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ministro della Giustizia pose un grave problema: quale fondamento legale avesse la consegna di individui riluttanti e contrari. N\u00e9 lui n\u00e9 il collega erano al corrente degli accordi gi\u00e0 presi con l\u2019inglesi. La sorte dei disgraziati, ora saliti a centomila, fu suggellata a Yalta. \u00abErano te anni che la propaganda inglese narrava le sofferenze ed esaltava gli eroismi del popolo russo. Aveva nascosto il vero carattere del governo sovietico. Aveva fatto credere che i suoi capi fossero simili ai nostri, cos\u00ec determinando, verso quel governo, un atteggiamento che rese possibili, e anche accettabili, alcuni grandi tradimenti\u00bb, ha scritto nella prefazione a Bethell, Hugh Trevor-Roper, uno storico accademico c\u2019ebbe incarichi di rilievo nei servizi segreti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Yalta Stalin, abilissimo negoziatore, incass\u00f2 l\u2019intera Polonia \u00abincatenata, in ceppi e imballata\u00bb, scrisse Gorge Kennan. Quello della Polonia \u00e8 il meglio conosciuto, ma un tradimento a testa tocc\u00f2 ad ognuna delle nazioni &#8220;liberate&#8221; dell\u2019Europa orientale: pi\u00f9 i Croati, i Cetnici, i Cosacchi. Oggi si pu\u00f2 misurare l\u2019eccesso, incosciente e criminale, dello zelo filosovietico inglese, che si spinse a rimpatriare gli emigrati &#8220;bianchi&#8221;, la cui consegna era stata esclusa per l\u2019elementare evidenza che mai erano stati cittadini sovietici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trevor-Roper dov\u00e9 ammettere: \u00abDei sei capi, la cui esecuzione fu pubblicamente annunciata, uno solo era passibile di rimpatrio. Gli altri dovevano indiscutibilmente restare prigionieri delle potenze occidentali e ricevere, infine, asilo politico (\u2026). Per accontentare Stalin, gli &#8220;alleati&#8221; sacrificarono non solo i Cosacchi, ma anche i termini degli accordi di Yalta, e la distinzione tra tradimento e dissenso politico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ernest Bevin, successore laburista di Eden, sentenzi\u00f2: \u00abSarebbe difficile tacciare una linea tra rifugiati politici e traditori\u00bb. Cos\u00ec cal\u00f2 il coperchio sulla tomba, comune agl\u2019innocenti e ai supposti colpevoli. Stalin aveva detto: \u00abCi occuperemo di quelli che hanno combattuto per i tedeschi quando saranno ritornati i Russia\u00bb. E bisogna supporre, aggiunge Bethell, \u00abche Churchill ed Eden sapessero che cosa intendeva Stalin quando parlava di &#8220;occuparsi di quella gente&#8221; che, in ogni caso, si erano gi\u00e0 impegnati a regalargli\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u201911 febbraio 1945 fu firmato l\u2019accordo: \u00abTutti i cittadini sovietici liberati dalle armate alleate verranno separati dai prigionieri tedeschi (\u2026) concentrati in luoghi predisposti, dove saranno ammesse commissioni sovietiche per il rimpatrio\u00bb. Nessuno accenn\u00f2 a rimpatri forzati, e Stalin propose di non far parola della decisione nel comunicato sulla Conferenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al Foreign Office ne furono consolati: \u00abQuesto accordo deve restare segreto\u00bb, annot\u00f2 un funzionario a margine. Poteva oscurare la luce radiosa in cui Yalta fu presentata all\u2019Occidente liberaldemocratico entusiasta: la precisazione \u00abcittadini sovietici\u00bb significava che i veterani della guerra civile e della &#8220;vecchia emigrazione&#8221; erano esclusi. Mai la civilt\u00e0 liberaldemocratica fu pi\u00f9 chiara e sicura di s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora bisognava interrogare, distinguere, ci avrebbero pensato le illuminate missioni sovietiche. \u00abSpiacevole e penoso\u00bb parve al brigadier generale R. Firebrace accompagnare il collega Ratov a interrogare i prigionieri per identificare i cittadini sovietici del 1939 che dovevano rimpatriare. Uno punt\u00f2 il dito contro Ratov, gridando \u00abAvete ucciso mio padre, avete ucciso mia madre, avete ucciso i miei fratelli, e io chiedo al generale inglese di uccidermi qui e subito, piuttosto che rimandarmi in Russia\u00bb. Firebrace borbott\u00f2 che quel disgraziato gli sembrava polacco e non russo, e lo ficc\u00f2 in una lista di casi controversi, salvandolo, almeno per il momento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/cosacchi_Wermacht.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-29550\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/cosacchi_Wermacht.jpg\" alt=\"cosacchi_Wermacht\" width=\"250\" height=\"187\" \/><\/a>Fece rumore il caso di Ivan e Natalia. Ivan, tent\u2019anni, figlio di perseguitati politici, era stato pi\u00f9 volte in carcere prima della guerra. Catturato dai tedeschi nel 1942, fin\u00ec in un battaglione di lavoro dell\u2019armata Vlassov. Nel 1943 spos\u00f2 Natalia, una ragazza di diciassett\u2019anni, che ora stava con lui nel campo, e a gennaio dette alla luce un bambino. Per il Foreign Office, tutto era chiaro: padre e madre \u00absaranno consegnati, trattati duramente e probabilmente giustiziati\u00bb, annot\u00f2 tranquillo il funzionario, \u00abmentre il bambino, inglese per nascita, sar\u00e0 allevato a cura dello Stato\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I due, che lo storico indica con lo pseudonimo Sidorow, ebbero una doppia fortuna: la tempestiva nascita e un\u2019irriducibile anziana signora quacchera, Ethel Christie, ch\u2019era stata crocerossina in Russia nel 1920, e scocci\u00f2 mezzo mondo, fin che ottenne che Ivan e Natalia restassero in Inghilterra, dove tutt\u2019ora vivono. L\u2019isolato caso di favola umanitaria fa soltanto risaltare la sfortuna dei disgraziati che, ficcati a forza nelle navi, salparono, ora, per Odessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I primi viaggi riuscirono \u00absgradevoli\u00bb per la tensione tra scorta e marinai inglesi, e gli ufficiali sovietici. I prigionieri s\u2019impiccavano, si tagliavano le vene, si gettavano dalle navi a Gibilterra, ai Dardanelli. I Turchi li ripescavano e li riconsegnavano. Alcuni furono fucilati all\u2019arrivo, il 18 aprile 1945: gli ufficiali inglesi non poterono vedere, ma udirono gli spari: si sentirono rispondere che \u00aberano stati giustiziati perch\u00e9 lavoravano per la polizia inglese ed erano venduti ai capitalisti\u00bb. Neppure queste esperienze recarono pentimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 30 maggio alcuni prigionieri si gettarono nel Bosforo, dalla &#8220;Empire Pride&#8221;; i turchi li riportarono, uno si tagli\u00f2 le vene. A bordo imperversavano le delazioni, i sovietici interrogavano e selezionavano i prigionieri che, all\u2019arrivo, furono costretti a camminare trascinandosi dietro i morenti, uno in coma, un altro appena amputato d\u2019una gamba. L\u2019ufficiale inglese vide quello che aveva tentato il suicidio mentre lo portavano via, e poi ud\u00ec uno sparo. Il comandante della nave rifiut\u00f2 di riprendere a bordo i sovietici nel viaggio di ritorno. E tuttavia i trasporti verso il macello continuarono. Le democrazie liberali avevano una parola da mantenere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finita la guerra in Europa non ci fu bisogno di navi, bastarono i camion e i treni a compiere l\u2019opera. Il 22 maggio 1945 le commissioni sovietiche e americane per il rimpatrio s\u2019incontrarono a Lipsia. I russi restituivano i prigionieri inglesi, americani e francesi che avevano trovato al lavoro nelle fattorie in Germania Orientale. Gli &#8220;alleati&#8221; ricambiavano, consegnando non soltanto i russi liberati dai campi di prigionia ma anche quelli che, arresisi in uniforme tedesca, ora imploravano di non essere rimandati in Urss.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu allora che le democrazie liberali aggiunsero, alle categorie contemplate a Yalta, quelle che nessun impegno le obbligava a consegnare. Cominciarono con una commedia per i giornalisti: vagoni ferroviari decorati con scritte inneggianti alla \u00abgloriosa madrepatria sovietica\u00bb, e al \u00abPadre della vittoria, il grande Stalin\u00bb, vennero a caricare i primi gruppi, e scomparvero dietro la linea di demarcazione. \u00abNessuno appare riluttante al ritorno\u00bb, scrissero i giornali americani. L\u20198 giugno, il generale Bradley espresse un parere pi\u00f9 realistico: \u00abNon credo che questa gente abbia molto da vivere\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Irriducibili restarono i Cosacchi che, in unit\u00e0 autonome dentro l\u2019Esercito tedesco, si erano guadagnati alta reputazione sul campo. Nei documenti inglesi, la loro storia comincia il 17 maggio 1945, quando il maresciallo Alexander telefon\u00f2 a Londra chiedendo come comportarsi con cinquantamila Cosacchi e venticinquemila Croati che si trovavano sul territorio occupato dalle sue truppe. Avvertiva che farli tornare nei Paesi d\u2019origine era fatale per la loro esistenza. Churchill ebbe il consueto quarto d\u2019ora d\u2019anima bella, ma ci pens\u00f2 a risolvere il problema Harold McMilan, editore versatile e futuro primo ministro , giunto dall\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 29 maggio, Alexander ebbe l\u2019ordine di consegnare i Croati alle missioni di Tito, e i Cosacchi a quelle di Stalin. Fu, per molti soldati inglesi, \u00abIl pi\u00f9 disgustoso ordine dell\u2019intera guerra\u00bb. Gli <em>Atamani<\/em> dei Cosacchi del Don, generale Pyotr Krasnov, e del Kuban, generale Naumenko, combatterono nell\u2019Armata bianca ed emigrarono nel 1920 in Eurpa occidentale con migliaia di seguaci. Quando la Wehrmacht entr\u00f2 in Russia, questi uomini, che non accettarono lo Stato sovietico e non ne furono cittadini, organizzarono l\u2019Esercito nazionale cosacco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019equipaggiamento di base della Wehrmacht, conservarono i colbacchi, le bandoliere, le lunghe spade ricurve, le eleganti sciabole incrostate di pietre preziose, che passavano di padre in figlio nelle famiglie nobili, nei clan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando la Wehrmacht dovette ritirarsi, la disperata nazione la segu\u00ec sui carri tradizionali, tirati dai cavalli, e fu sistemata in territorio italiano, tra Tolmezzo e il confine austriaco. La sacca, denominata <em>Cossackia<\/em>, arriv\u00f2 a contenere, verso la primavera 1945, trentacinquemila cosacchi, met\u00e0 soldati e met\u00e0 civili. All\u2019apparire dell\u2019Ottava armata, che saliva dall\u2019Italia, ripiegarono verso Nord, attraversando il confine con l\u2019Austria al passo di Monte Santacroce, mentre i loro capi trattavano con gli inglesi che, preoccupati di dover domare questa sconosciuta orda orientale, rimasero \u00abpiacevolmente sorpresi\u00bb apprendendo ch\u2019erano disposti ad arrendersi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancor maggiore fu la sorpresa quando incontrarono i capi caucasici, \u00abdieci dei quali erano principi\u00bb, d\u2019aspetto fiero e aristocratico. Pi\u00f9 tardi circol\u00f2 voce che capo supremo era un altro, ossia, un\u2019altra: una bella principessa che, scesa dalle montagne , rimprover\u00f2 i principi d\u2019essersi arresi, usurpando un\u2019autorit\u00e0 che spettava a lei sola. Gli inglesi credevano d\u2019esser piombati in una favola orientale. Seguirono intense trattative. I Cosacchi erano convinti che gli occidentali avrebbero continuato la guerra, contro l\u2019Unione Sovietica. Non avevano la minima idea del destino che li attendeva. Lo stato di servizio anticomunista pareva loro un\u2019ottima presentazione agli &#8220;alleati&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se, in quei giorni, perfino gli ufficiali superiori inglesi ignoravano ancora gli accordi di Yalta, si pu\u00f2 capire chei Cosacchi non fossero informati sulle nuove realt\u00e0 politiche e militari. Secondo le fonti inglesi il 16 maggio c\u2019erano, nei dintorni di Lienz, ventiduemilanove uomini, quattromilaseicentonovantatr\u00e9 donne e duemilaquattrocentotrentasei bambini, mentre altri quattromilaottocento si erano acquartierati a Oberdrauburg, nell\u2019alta valle della Drava. A pochi chilometri di l\u00e0 erano i Cosacchi del 15\u00b0 Corpo di Cavalleria del generale Helmut von Pannwitz. E intanto si avvicinava l\u2019alta nazione che aveva combattuto dalla parte sbagliata, settecentomila Croati, tra esercito e popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I loro capi dissero al generale Scott che cercavano asilo in Occidente perch\u00e9 rifiutavano di vivere sotto il comunismo. Lo supplicarono di riferire al governo inglese. Non potevano imbarcarli per qualche colonia in Africa o in America? Quando capirono che non c\u2019era speranza , accettarono di arrendersi ai commissari comunisti appena arrivati. Scott ricorda il generale croato, \u00abuna persona educata, molto corretto, tedesco ei modi\u00bb. Ne ebbe piet\u00e0. Ma gli ordini delle liberaldemocrazie erano chiari: \u00abI Croati erano nemici, i titini gli alleati\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del ritorno &#8220;in patria&#8221; s\u2019incaricarono i partigiani della settima brigata jugoslava, che allestirono una serie di &#8220;marce della morte&#8221;, ciascuna con migliaia d\u2019infelici, legati con i fili spinai e costretti a correre dietro gli aguzzini avanzanti su camion e cavalli. Il problema si risolveva via via che a migliaia, sfigurati, dissanguati, mutilati, finirono sulle strade del martirio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Liberi del problema croato, restava agli inglesi quello dei Cosacchi che aspettavano calmi, ordinati. Pi\u00f9 conoscevano questa gente fiera e pi\u00f9 gli inglesi li prendevano in simpatia. Ammiravano la dignit\u00e0, il comportamento, la loro maestria a cavallo. Un certo maggiore &#8220;Rusty&#8221; Davies fu incaricato dei collegamenti. Poich\u00e9 non sapeva cosa significasse l\u2019incarico gli piacque. \u00abErano magnifica gente, di gran cuore e coraggio\u00bb. Non sapeva ancora che \u00abognuno di loro, uomo, donna, bambino, doveva essere consegnato alle autorit\u00e0 sovietiche, lo volesse o no, con la forza se necessario\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tenente generale Charles Keightley comandante il Quinto Corpo d\u2019armata e, con speciale zelo, il suo Capo di Stato maggiore, Toby Low, ordinarono: \u00abNessuno deve scappare\u00bb. Spiegarono anche che, seppure gli ufficiali superiori cosacchi, vecchi emigrati del 1920, fossero \u00abin teoria\u00bb esclusi dalla consegna, la diplomazia inglese si era convinta che, se gli avessero dato <em>anche<\/em> queste vittime, Stalin, commosso dalla delicatezza, avrebbe tenuto \u00abuna linea pi\u00f9 moderata\u00bb nella conferenza sul futuro della Polonia, che doveva aprirsi il 17 giugno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Cosacchi non dovevano sospettare il loro destino. Potevano resistere, combattere, come minacciavano, fino all\u2019ultimo. Bisognava convincerli a cedere le armi. Gli fecero credere che il loro campionario di armamenti tedeschi e russi, italiani e jugoslavi, antiquato ed eterogeneo, era di ostacolo alla formazione della \u00ablegione cosacca\u00bb di cui parlavano gli inglesi, da impiegarsi chiss\u00e0 dove, forse in Giappone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 26 maggio, a un rapporto di ufficiali superiori, il colonnello Malcom conobbe il suo compito, e inorrid\u00ec: \u00abEra il rinnegamento di tutto quanto avevamo detto ai Cosacchi\u2026\u00bb. \u00abNon riuscivo a crederci\u00bb, ricorda il maggiore Davies, che chiese di essere sostituito. E, invece, doveva restare, gli spiegarono i superiori, proprio per la fiducia che i Cosacchi riponevano in lui: gli avrebbero creduto, e sarebbero caduti nella trappola senza fare storie. E quando se ne fossero accorti, sarebbe stato tardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Pubblicato su <strong>Il Giornale<\/strong> del 29 gennaio 1995<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>L\u2019infamia nella valle della Drava<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Disperazione e suicidi in massa fra i prigionieri russi riconsegnati a Stalin<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Di <strong>Piero Buscarelli<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concluso il disarmo dei Cosacchi poteva cominciare l seconda fase: la separazione degli ufficiali dalle truppe e dalle famiglie, che doveva trasformare l\u2019armata prigioniera in una torma sbandata. Davanti al pi\u00f9 abietto tradimento mai consumato da un esercito vincitore verso un altro vinto, la correzione, che abbiamo invocato, sella storia fin qui ricevuta, impone il confronto tra lo zelo servile delle democrazie liberali per compiacere Stalin, e il geloso sentimento della sovranit\u00e0 che sempre indusse i comandi italiani in Francia , nei Balcani, nell\u2019Egeo, a proteggere, col pieno sostegno del governo di Roma, le comunit\u00e0 etniche perseguitate dai tedeschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/cosacchi_Wermacht.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-30369\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/cosacchi_Wermacht.jpg\" alt=\"cosacchi_Wermacht\" width=\"250\" height=\"193\" \/><\/a>Se, nell\u2019ultimo tratto della guerra, il governo della Rsi dov\u00e9 subire la sopraffazione dei tedeschi ora occupanti, ci\u00f2 avvenne perch\u00e9 dai quarantacinque giorni di Badoglio all\u20198 settembre 1943, ogni sovranit\u00e0 italiana fu dissolta. Mussolini, che cos\u00ec ridotta ritrovava l\u2019Italia dopo due soli mesi, dovette rassegnarsi a strappare isolati lacerti di autonomia all\u2019alleato inferocito, ora padrone. Mai, tuttavia, la Rsi consegn\u00f2 spontaneamente ai tedeschi i suoi prigionieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I fastidiosi esaltatori della civilt\u00e0 liberaldemocratica anglosassone meglio spenderebbero il loro tempo traendo i necessari paragoni tra la dirittura morale di un governo che, pur ridotto all\u2019impotenza, sempre contese al tracotante alleato le sue poche centinaia di prigionieri, e la volutt\u00e0 sadica, la spensierata crudelt\u00e0, la deliberata fellonia con cui le potentissime democrazie avviarono, a quel che gi\u00e0 sapevano certo massacro, due milioni di esseri umani (contando anche i Croati) che avrebbero potuto e dovuto salvare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli ufficiali furono invitati ad una <em>conferenza per comunicazioni<\/em> che doveva, senza sospetti, farli uscire dai campi. \u00abE\u2019 una deliberata menzogna\u00bb, protest\u00f2 Davies, replica, in formato ridotto, dell\u2019anima bella Churchill. Il dubbio si sparge nei campi. Perch\u00e9 i generali inglesi non vengono qui, invece che portar fuori millecinquecento ufficiali per una <em>conferenza<\/em>? \u00abPoche volte un\u2019autorit\u00e0 inglese decise, cos\u00ec alla leggera, di tante vite umane\u00bb dice Tolstoi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNiente casi individuali\u00bb, erano gli ordini, tutti dovevano essere \u00abrimpatriati\u00bb, anche i Krasnov, gli emigrati anziani, le famiglie, i Cosacchi del generale Domanov a Lienz, quelli di von Pannwitz, del generale Andrej Schkuroi, caucasici del generale Kluch Girey. Si legge con vero orrore il tradimento perpetrato ai danni di von Pannwitz che, ancora nel pieno esercizio del comando, giunse in automobile sul ponte dove i comandanti inglesi lo avevano convocato, senza dirgli ch\u2019era il confine con la zona russa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua vettura pass\u00f2 lentamente e, quando fu dall\u2019altra parte, Pannwitz vide i russi in attesa. Esclam\u00f2 uno stupefatto \u00abMein Gott!\u00bb e scomparve. Nessuna legge imponeva di consegnarlo, non era richiesto per crimini di guerra; aveva comandato unit\u00e0 russe, ma restava un ufficiale tedesco. La sua vita doveva essere garantita dalla potenza che l\u2019aveva catturato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La consegna di von Pannwitz ai russi che lo \u00abgiustiziarono\u00bb fu un premeditato assassinio, un gesto di fellonia di fronte al quale ci si domanda se esista ancora un onore militare britannico. E cos\u00ec la sorte dei mille ufficiali e sottufficiali tedeschi del XV Corpo di Cavalleria. Ne tornarono poche decine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno sconosciuto ufficiale inglese avvert\u00ec il principe zu Salm, che cos\u00ec pot\u00e9 far fuggire i duecentocinquanta ufficiali e sottufficiali tedeschi ai suoi ordini. Nei campi dei Cosacchi i sospetti sulla <em>conferenza<\/em> si scontravano con antichi riguardi. \u00abAbituati a credere alla parola di un ufficiale\u00bb, scrisse Naumenko, \u00abnon potevano sospettare che l\u2019alto comando inglese macchinasse un tale crimine\u00bb, completa il nipote di Krasnov. \u00abMemori delle tradizioni dell\u2019Armata imperiale, gli ufficiali russi non concepivano un tradimento cos\u00ec vile\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mattina del 28 maggio un giovane ufficiale, Bluterov, chiese a Davies: \u00abHo mia moglie e un bambino, e oggi debbo andare a questa conferenza. Vorrei che mi dicesse se torneremo o no\u00bb. Col solito \u00aborrore\u00bb che poi gli passava, Davies rispose di s\u00ec. Altrimenti Bluterov avrebbe detto la verit\u00e0 ai suoi camerati. Pochissimi rifiutarono, e all\u2019una del 28 maggio gli equipaggi dei camion trovarono gli ufficiali ponti per la <em>conferenza<\/em> inesistente. Baciarono le mogli e i ragazzi, si dissero arrivederci e partirono. Erano 1.475.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei pochi che riuscirono a fuggire, il colonnello Frolov, guad\u00f2 la colonna: \u00abUn carro armato ogni due o tre camion. Perch\u00e9 quella guardia e perch\u00e9 cos\u00ec forte?\u00bb. Patito il convoglio scatt\u00f2 la terza fase: preparare i soldati inglesi. Ci pens\u00f2 il generale Mosson con un proclama: \u00abSecondo gli accordi tra i governi alleati, i cittadini delle Nazioni alleate debbono ritornare ai loro Paesi. Tutti i Cosacchi e i Caucasici nell\u2019area di questa brigata, debbono tornare in Russia (\u2026). Per evitare disordini, gli ufficiali sono stati separati dalle truppe. Uomini, donne e bambini saranno trasportati quando ci saranno camion e treni\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soldati e sottufficiali potevano cedere all\u2019umana piet\u00e0: \u00abSar\u00e0 un compito molto difficile (\u2026) Ci sono tante donne e bambini, molti di voi provano simpatia per questa gente. Ricordate che presero le armi a fianco dei tedeschi e combatterono contro i noi, in Italia e su altri fronti (\u2026). I russi intendono mettere questa gente ai lavori campi per rieducarli come buoni cittadini sovietici\u00bb. Tale sequela di menzogne doveva soffocare i disgusti delle coscienze. Antony Eden non soffriva di queste debolezze. Fin dalla seduta di governo del 3 settembre 1944, aveva detto tranquillo: \u00abMolti di loro andranno alla morte\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Spittal, una settantina di chilometri a est di Lienz, li ficcarono in una caserma, come in una gabbia. Tutto intorno, la guardia armata, raddoppiata. Un ufficiale cosacco ne domand\u00f2 il perch\u00e9 a uno inglese, che rispose di non averne idea. Un capitano, Lavers, era responsabile della custodia. Ogni resistenza doveva essere stroncata, con fuoco \u00abper uccidere\u00bb. I tentativi di suicidio dovevano essere impediti ma se ci\u00f2 comportasse \u00abil minimo pericolo per le nostre truppe, lasciare che si uccidano\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti, che finora non avevano creduto alla loro sorte, constatarono che dalle baracche erano stati tolti tavoli, seggiole, letti, perch\u00e9 non servissero agli aspiranti suicidi. Il vecchio Krasnov pass\u00f2 la notte a scrivere e ricopiare petizioni, in francese, con le ragioni dei Cosacchi che avevano preso le armi contro Stalin: per re Giorgio VI, Churchill, l\u2019arcivescovo di Canterbury, le Nazioni Unite, la Croce Rossa internazionale. Non oltrepassarono il cestino dei rifiuti. Il nobile vegliardo chiese di esser considerato il solo responsabile per il comportamento di tutti i suoi Cosacchi sui campi di battagli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel campo, sorvegliato da torri d\u2019osservazione con mitragliatrici, cominciarono i suicidi. I camerati portarono fuori i corpi e li allinearono sopra coperte presso gl\u2019ingressi del campo, cos\u00ec che gli inglesi li vedessero. Tempo perso. Sorgeva il mattino del 29 maggio 1945 nella verde valle della Drava circondata d\u2019alte montagne, quando, alle 5.30, tre ufficiali cappellani cosacchi chiesero agli inglesi di celebrare la Messa. Gli risposero che facessero pure, ma si sbrigassero in mezz\u2019ora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A centinaia, generali e ufficiali, si inginocchiarono, molti in lacrime e pregarono il Signore con le canne delle mitragliatrici inglesi puntate addosso. Dagli ufficiali, che Albione aveva condannato a morte, si alz\u00f2 il coro: \u00abSalva il nostro popolo o Signore\u00bb. Come uno spettatore soddisfatto, il colonnello Bryar assicura che \u00abla cerimonia fu impressionante, il canto stupendo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle 6.30 arrivarono i camion: uno blocc\u00f2 la porta. A Bryar, che gli ordin\u00f2 di far salire i suoi ufficiali, il generale Domanov rispose che non aveva pi\u00f9 giurisdizione su loro. Allora, un plotone inglese marci\u00f2 sui gruppi, cercando i capi. Gli ufficiali superiori sedevano sui pavimenti, le braccia incrociate alle gambe. Li tirarono fuori tra percosse e colpi di baionetta. Disarmati, in maggior parte sopra la sessantina, furono infine gettati sui camion.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I vecchi emigrati, esclusi dalla consegna secondo gli acordi di Yalta, mostravano passaporti e carte, ma Keightley e Low, le pi\u00f9 sinistre figure della sanguinosa tregenda, avevano vietato i \u00abcasi individuali\u00bb, perch\u00e9 volevano procurare ai sovietici la gioia di metter le mani su capi cos\u00ec illustri. E fecero di peggio: \u00abOrdinarono alle vittime di mantenere intatte le loro uniformi tedesche con le insegne e i gradi, cos\u00ec che i sovietici non faticassero a riconoscerli\u00bb. Apparvero, infatti, particolarmente \u00abdeliziati\u00bb nel mettere le mani sui \u00abprincipali diavoli del folklore sovietico di venticinque anni, Schkuroi, Krasnov\u2026 Tanto pi\u00f9 deliziati, in quanto neppure Stalin si era spinto a chiedere la loro consegna. Erano graziosi doni delle liberaldemocrazie alle forche del compare\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel campo di Lienz i soldati e le famiglie aspettavano il ritorno degli ufficiali. Qualcuno intu\u00ec che li avessero gi\u00e0 consegnati, ma Davies neg\u00f2 categoricamente. Solo la mattina del 30, quando erano gi\u00e0 in viaggio verso Judemburg, annunci\u00f2 che non sarebbero ritornati, ma ci\u00f2 non significava che li avessero consegnati ai sovietici. Erano solo diventati prigionieri di guerra dell\u2019Inghilterra. E se poi fossero stati consegnati agli ufficiali, ci\u00f2 non voleva dire che anche i soldati, le donne e i bambini dovessero seguire la loro sorte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La notte in attesa del &#8220;ritorno&#8221; pass\u00f2 tra l\u2019insonnia e il tormento per i ventimila del campo, sottufficiali, soldati, civili, preti, donne, bambini. \u00abEra vitale tenere nascosta la verit\u00e0 il pi\u00f9 a lungo possibile. Non c\u2019erano guardie bastanti a trattenere quella massa, se si fosse ribellata. I cosacchi elessero <em>Ataman pro tempore<\/em> un savio sottufficiali, molti fuggirono nei boschi e sulle montagne. Si levarono suppliche, le invocazioni di essere uccisi piuttosto che riconsegnati\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Davies speriment\u00f2 l\u2019ultimo ricatto: \u00abSe restate calmi, non divider\u00f2 le famiglie. Altrimenti, separer\u00f2 le donne dagli uomini, e i bambini dai genitori\u00bb. Obbedirono solo per il piacere di morire insieme. E intanto, stabilirono il programma per il giorno fatale. Si sarebbero inginocchiati a pregare sul piazzale del campo, intorno all\u2019altare dove tutti i preti insieme avrebbero celebrato il servizio solenne. Gl\u2019inglesi non avrebbero osato violenze su un popolo in preghiera. Cucirono centinaia di bandiere nere e le appesero sulle tende. Tornarono ai camion, le guardie vennero a prendere i bagagli degli ufficiali consegnati. Dalle mogli disperate accettarono lettere, ormai prive di destinatari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 30 maggio suon\u00f2 l\u2019ora dei Caucasici, scelti per il primo assalto. Li spinsero sui camion nel solido modo. Erano 1.737. Il 31 maggio fu il turno dei 7.000 Cosacchi di von Pannwitz. Separati dagli altri e totalmente ignari, si lasciarono portar via senza resistere. Nei campi intorno Oberdrauburg, il macello cominci\u00f2 il 1\u00b0 giugno, quando gli inglesi avvertirono: era giunta l\u2019ora, si preparassero a partire. I Cosacchi rifiutarono e furono caricati alla baionetta. Si aprivano le giubbe sui petti, invocando che li uccidessero. Alcuni, che cercarono di fuggire, furono assassinati a fucilate. \u00abFu terribile, dovemmo ficcarli nei treni a colpi di baionetta\u00bb, raccont\u00f2 un tale Shaw, che comandava la scorta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNel campo accanto, furono identiche scene; dieci minuti di macello con bastoni, calci di fucile, baionette. Qualcuno apr\u00ec il fuoco, tre cosacchi caddero uccisi. Donne incinte furono buttate &#8220;come sacchi&#8221; sui camion, le ultime resistenze furono spente dal fuoco dei lanciafiamme sulle tende\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo &#8220;special horror&#8221;, come fu chiamato, del campo di Lienz, fu costituito dalla presenza di quattromila donne e duemilacinquecento bambini: un atto di genocidio che signific\u00f2 la liquidazione della nazione cosacca emigrata. Quando fin\u00ec la recita della danza macabra lungamente preparata, partirono treni che si lasciarono dietro una scia di donne morte o ferite dopo essersi lanciate dai finestrini. La stampa dei paesi \u00aballeati\u00bb, molto rispettosa dei desideri governativi, non fece parola degl\u2019imbarazzanti avvenimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima dell\u2019apertura degli archivi, nel 1972, non c\u2019erano documenti ufficiali. Betel e Tolstoi li hanno pubblicati. Il rapporto del tenente colonnello Malcom comincia: \u00abAlle 7.30 andai nel campo con Davies. Molte migliaia di persone si stringevano in un compatto quadrato, d\u2019ispirazione difensiva primitiva, quasi animali: donne e bambini al centro, gli uomini sui lati, un gruppo da quindici a venti preti con i paramenti sacri, immagini e stendardi religiosi\u00bb. A un altro testimone, la piattaforma di legno gremita di preti, icone e colorati stendardi, le bandiere nere distese su ogni sostegno disponibile, la folla, i canti, fecero l\u2019effetto di \u00abuna scena di carnevale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo un preavviso di mezz\u2019ora, Davies ordin\u00f2 di caricare alla baionetta. L\u2019orgia di violenza dur\u00f2 lunghe ore, tra preghiere, canti e mischie selvagge per strappare un gruppo dopo l\u2019altro alla massa. Le cariche si susseguirono mentre la folla pregava e cantava. La scena terribile fu dipinta da un artista sopravvissuto, S.G. Kolkov, per il martirologio cosacco e l\u2019albo d\u2019oro delle liberaldemocrazie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I suicidi si moltiplicarono. Il flusso rapinoso degli eventi, la scomparsa degli ufficiali, le preghiere infuocate dei preti, il fiammeggiante terrore degli aguzzini sovietici in attesa, tante cause insieme \u00abavevano rimosso in molta di questa gente l\u2019istinto di conservazione\u00bb. Nelle madri, che portavano con loro alla morte i bambini, agiva una logica della disperazione. Sapevano che sarebbero state uccise o chiuse in campi di concentramento, mentre destino dei piccoli era d\u2019essere allevati ad educati in orfanotrofi di Stato alle ideologie di Marx, Lenin e Stalin, all\u2019odio della religione e dei genitori. Preferirono salvarli da tale sorte morendo con loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl ricordo pi\u00f9 terribile\u00bb, per Davies, fu un Cosacco che prima uccise ola moglie, i tre figli, e poi se stesso. Davies lo vide, la pistola in mano, dopo ch\u2019ebbe allineato in ordine i suoi cari gi\u00e0 uccisi, e non pot\u00e9 d\u2019impedirgli di completare l\u2019opera. A decine fuggivano nei boschi solo per impiccarsi agli alberi. Un altissimo ponte sulla Drava fu la salvezza per molti. Una giovane donna fu vista mentre sui gettava nel fiume con due piccoli bambini in collo. Il grido del pi\u00f9 grandicello, \u00abMamma, ho paura\u00bb, aveva raggiunto, nella sua Cherso, il padre Bigoni, che me lo ripet\u00e9, tal quale si legge in Betel.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quattr\u2019ore, i bravi soldati di Sua Maest\u00e0 gettarono sui camion, \u00abcome sacchi\u00bb, e popi sui treni, 1.252 esseri umani. In totale, dai campi della valle della Drava ne furono mandati all\u2019Est, quel giorno, seimilacinquecento. Specialmente raccapriccianti sono le storie di un bimbo di cinque anni, e della figlia, diciassettenne, del sergente Pastryulin. Nei giorni seguenti vennero meno le forze e gli animi. Il 2 giugno furono consegnati 1.858, il 3, furono 1.487.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel giorno, domenica, il cappellano cattolico dell\u2019Irish London Regiment fece una predica terribile: \u00abQuesta gente sar\u00e0 uccisa dai comunisti\u00bb, disse: \u00abQuanto vi hanno fatto fare \u00e8 una vergogna, per chiunque vi abbia partecipato\u00bb, e lesse il Vangelo di San Marco, capitolo 6, verso 34: \u00abVide la moltitudine e ne ebbe compassione, perch\u00e9 erano pecore senza pastore\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra suicidi, cariche, fughe, disperazione, la disciplina vacillava. Andavano dal cappellano a chiedere di assolverli da quella \u00absanguinosa vergogna\u00bb. Un colonnello, Bredin, avvert\u00ec che il morale delle truppe non resisteva a quel lavoro di aguzzini. Ma il 7 giugno, Keightley comunicava soddisfatto che la consegna dei Cosacchi era completata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne aveva deportati trentacinquemila. I sovietici, fatti i loro conti, protestarono che ne mancavano quattromila, fuggiti sui monti. E allora si videro ufficiali sovietici con uniformi inglesi comandare pattuglie che gl\u2019inglesi avevano messo a loro disposizione. Mille e trecentocinquantasei fuggiaschi furono ripresi nelle valli dove i loro cavalli vagavano solitari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo ch\u2019ebbero consegnato gli ultimi prigionieri riacciuffati, gl\u2019inglesi udirono raffiche di mitraglia in un campo sovietico. Il 3 giugno i generali e gli ufficiali superiori furono portati a Mosca con gli aeroplani. Itreni carichi della nazione tradita percorsero lentamente le pianure dell\u2019Est, il 25 giugno oltrepassarono Kiev, in luglio le province siberiane. A centinaia morirono in viaggio, settemila nel primo anno di prigionia. Solgenitsin pot\u00e9 incontrare piccoli gruppi di superstiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presente racconto riguarda principalmente la consegna dei Cosacchi concentrati nella valle della Drava, perch\u00e9 tale \u00e8 l\u2019argomento dei libri di Bethel e Tolstoi, e ragione della condanna del nobiluomo russo. Ma dell\u2019immenso misfatto compiuto, con consapevole determinazione, dalle liberaldemocrazie anglosassoni, l\u2019episodio dei Cosacchi \u00e8 solo un momento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Segu\u00ec, dal giugno 1945 in poi, la consegna degli altri russi in mano agli americani, dal campo di Fort Dix nel New Jersey, dove i prigionieri si ammutinarono alla vigilia dell\u2019imbarco, le guardie aprirono il fuoco, e ci furono morti e suicidi, fino agli ultimi giorni di agosto; a Kempten, in Baviera, dove si ripeterono le tremende scene, le liturgie ortodosse, le violenze sui prigionieri, le donne, i bambini; al campo di Platting, presso Norimberga, dove Ernst von Salomon vide i carri armati americani circondare il campo nella notte mentre i soldati, armati di mazze di gomma, \u00abs\u2019infiltrarono tra le baracche e si appostarono accanto ai letti dei prigionieri. A un fischio, fecero cadere le mazze, urlando e strepitando, sui dormienti completamente ignudi, li cacciarono fuori incalzandoli con il disgustoso &#8220;<em>presto,.presto<\/em>&#8220;, lungo le baracche, e le strade del campo, dove dovettero salire sugli autocarri, e dietro ogni autocarro s\u2019infil\u00f2 un carro armato\u2026\u00bb (<em>Io resto prussiano<\/em>, pag.858).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le &#8220;operazioni&#8221; proseguirono da Dachau a Sh\u00f4nberg, fino all\u2019Italia, dove altri russi si trovavano nei campi della Campania, a Pisa, a Riccione. Nonostante, il 20 febbraio, si levasse la voce di Pio XII, il solo che osasse condannare \u00abil rimpatrio di uomini contro la loro volont\u00e0, il rifiuto del diritto d\u2019asilo\u00bb, i treni della morte con impresari inglesi continuarono a partire in &#8220;operazioni&#8221; battezzate, con fine ironia, <em>Eastwind<\/em>, Vento dell\u2019Est. Salirono, i treni carichi, verso Nord. Quando passarono il Po, i prigionieri cominciarono a temere. La vista delle Alpi rese chiaro che andavano a Est. Apparvero i coltelli, cominciarono i suicidi. Ammanettati ai sedili, attraversarono il confine con l\u2019Austria, dove i sovietici li aspettavano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultimo treno part\u00ec da Riccione il 9 maggio 1947. La guerra era finita da due anni. Due anni di una agonia che ora si concludeva nella fine atroce. Nelle persone di massimi e diversi capi, le democrazie liberali anglosassoni non avevano trovato la dignit\u00e0 necessaria a salvare l\u2019ultimo drappello della sterminata schiera di vittime. Anche i miseri ospiti dei campi italiani erano stati lusingati con ogni specie di menzogne. In ogni treno gli inglesi allestirono un vagone mortuario, in cui gettare i cadaveri dei suicidi. Che fare, altrimenti, di loro?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le democrazie liberali non volevano chiasso sui loro delitti. I sovietici furono avvertiti: se volevano che le consegne continuassero, dovevano impegnarsi ad accettare i morti per vivi, e firmare le ricevute. Non era un impegno da spaventare le polizie di Stalin. S\u2019impegnarono, forse ridendo degli scrupoli di quegli strani alleati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abQuesti prigionieri furono consegnati in maniera perfida, tipica della diplomazia inglese tradizionale\u00bb. Ora il lettore di Solgenitsin sa che cosa significhino appieno queste righe. Perfida e anche inutile, perch\u00e9 l\u2019ultimo delitto non frutt\u00f2 all\u2019Inghilterra i benefici che la ragion di Stato riserva ai suoi devoti. Nel suo miserando declino, Lord Avon pot\u00e9 constatare come il compenso alla frode e al delitto fosse mancato<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>* \u00a0* \u00a0*<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai primi di agosto 1986, a Londra, in un\u2019aiuola di Thurloe Palace, di fronte al Victoria and Albert Museum, attrasse la mia attenzione un gruppo di uomini anziani, che i folti baffi grigi indicavano per balcanici, e la bandiera con lo stella a scacchiera bianca e azzurra che ripiegavano mi fece riconoscere per Croati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stavano intorno a una stele di pietra terminante in una scultura in bronzo, una raggiera di teste umane affacciatisi da un solo blocco centrale. Una scritta, incisa circolarmente nel pavimento, precisava: \u00abQuesta scultura \u00e8 stata benedetta dal vescovo di Fulham il 2 agosto 1986, per sostituire un precedente cippo, benedetto dal vescovo di Londra il 6 marzo 1982, che fu pi\u00f9 tardi distrutto da vandali, ai quali la verit\u00e0 riusciva intollerabile\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stele fu dedicata \u00aballe vittime di Yalta\u00bb, ossia \u00aballa memoria degli innumerevoli innocenti, uomini, donne, bambini, provenienti dall\u2019Unione sovietica e dagli Stati dell\u2019Europa Orientale, che vennero imprigionati e morirono nelle mani dei governi comunisti, dopo essere stati rimpatriati a conclusione della seconda guerra mondiale. Possano riposare in pace\u00bb. Nel loro nome e ricordo, invochiamo dalla Corte di Strasburgo che voglia aprire le vie alla revisione della condanna del conte Tolstoi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">_________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Leggi anche:<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1165\">Maggio-giugno 1945: il rimpatrio forzato dei cosacchi e altri crimini di guerra<\/a><\/p>\n<p><strong>Sulla II Guerra Mondiale:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1746\" target=\"_blank\">L\u2019anno in cui il mondo fin\u00ec. Diario del \u201939<\/a> di <strong>Franco Bandini<\/strong><br \/>\n<em>Nel 1939 truppe del F\u00fcrer invadevano la Polonia. Da quel giorno la guerra sar\u00e0 l\u2019unica realt\u00e0 di milioni uomini. Ma come e dove viene preparato il pi\u00f9 grande conflitto mai accaduto? La storia controcorrente del fatale 1939.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1714\" target=\"_blank\">1943 L\u2019estate delle tre tavolette<\/a> di <strong>Franco Bandini<\/strong><br \/>\n<em>Il primo capitolo dell&#8217;ultimo libro, postumo, dello storico Franco Bandini dedicato al 1943,in cui si indaga su molti &#8220;misteri&#8221; del secondo conflitto mondiale<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Giornale domenica 15 gennaio 1995 La fine della seconda guerra mondiale scatenava una serie di atrocit\u00e0 ai danni dei vinti sulle quali \u00e8 calata una lunga omert\u00e0 I crimini dei vincitori: ricorso alla Corte di giustizia di Strasburgo\u00a0 di Piero Buscaroli<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/gli-anticomunisti-mandati-al-macello\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":30371,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[90,84],"tags":[887,175],"class_list":["post-1173","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ii-guerra-mondiale","category-urss","tag-crimini-alleati","tag-urss-2","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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