{"id":1156,"date":"2005-08-03T16:11:45","date_gmt":"2005-08-03T14:11:45","guid":{"rendered":""},"modified":"2017-06-08T17:14:01","modified_gmt":"2017-06-08T15:14:01","slug":"dossier-genocidio-nazista-e-terrore-stalinista-si-possono-paragonare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/dossier-genocidio-nazista-e-terrore-stalinista-si-possono-paragonare\/","title":{"rendered":"DOSSIER\/ Genocidio nazista e terrore stalinista si possono paragonare?"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/nazismo_comunismo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-27568\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/nazismo_comunismo.jpg\" alt=\"nazismo_comunismo\" width=\"250\" height=\"185\" \/><\/a>Pubblicato su <strong>Panorama<\/strong> del 8 marzo 1987<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Un lager vale l\u2019altro <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019unicit\u00e0 dello sterminio degli ebrei non esclude il confronto. Con che cosa? Con l\u2019eliminazione, nella Russia di Stalin, di 20 milioni di nemici di classe. Una tesi provocatoria? O il riesame spregiudicato di un dilemma politico e morale?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Ernesto Galli della Loggia <\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Da qualche anno lo sterminio degli ebrei a opera del nazismo ha ripreso ad agitare la coscienza dell\u2019Occidente, che credeva di aver trovato un rassicurante epilogo a quella tragedia nella sua generale e obbligatoria esecrazione.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si assiste da tempo, invece, a una riproblematizzazione per cos\u00ec dire storica e morale dell\u2019olocausto (come viene oggi generalmente chiamato, con un termine che a me personalmente non piace, sia per il sapore religioso-sacrificale che bi \u00e8 connesso, sia per l\u2019omaggio di maniera che i non ebrei che l\u2019adoperano credono, adoperandolo, di rendere alla memoria delle vittime).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riproblematizzazione che mi sembra abbia avuto la sua tappa iniziale negli studi di alcuni ricercatori, soprattutto anglosassoni, e spesso ebrei, dedicati specialmente al modo in cui i governi e le opinioni pubbliche dei Paesi democratici reagirono (o, come fu quasi sempre il caso, <em>non<\/em> reagirono) alla persecuzione hitleriana. Si tratta dunque di una riproblematizzazione storica e morale che nulla a che fare con i tentativi di qui pochi che invano mirano a contestare la portata fatture dello sterminio o addirittura a negarne l\u2019esistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il discutere del genocidio nazista e di tutte le questioni che esso implica si rivela ancor oggi difficilissimo alla coscienza occidentale per il troppo e giustificato senso di colpa di cui essa si sente pur partecipe, da un lato, e per l\u2019altissimo carico emotivo che quell\u2019evento si \u00e8 lasciato dietro di s\u00e9, dall\u2019altro. Sono poche le sedi come la <em>New York Review of Books <\/em>(tempio dell\u2019intellettualit\u00e0 <em>liberal<\/em> americana, ma <em>liberal<\/em> davvero, non gi\u00e0 a chiacchiere autogratulatorie), nelle quali sono possibili la serenit\u00e0 e la tolleranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E dove quindi, per esempio, Gordon A. Craig, forse il pi\u00f9 noto tra gli studiosi americani di storia tedesca, dando conto della discussione aperta in Germania da Habermas, pu\u00f2 non solo sottolineare alcune gravi scorrettezze polemiche di questo, ma, pur prendendo le distanze dalle tesi revisioniste, in particolare quelle di Ernest Nolte, anche scrivere che nessuno dei loro autori (e tanto meno Andreas Hillgruber, particolarmente prese di mira da Habermas) \u00abpu\u00f2 essere considerato, neppure con la pi\u00f9 fervida fantasia, un apologeta del nazionalsocialismo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio la polemica clamorosamente suscitata da Habermas e certi suoi echi italiani hanno fatto vedere come meglio non si poteva quali sono le carni vive della coscienza occidentale che una riproblematizzazione storico-morale del genocidio ebraico pu\u00f2 andare a colpire in modo dolorosissimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sociologo di Francoforte e coloro che anche da noi si muovono sulla sua scia considerano, infatti, una riproblematizzazione attualmente infondata e moralmente riprovevole ogni analisi storica che comunque associ e, ancor peggio, vada nel senso di omologare lo sterminio ebraico a fatti a esso in qualche modo paragonabili. essi accusano pertanto alcuni storici tedeschi che si sono per l\u2019appunto messi su questa linea di voler solo, in tal modo, \u00abbanalizzare\u00bb il genocidio antiebraico, con l\u2019intento inconfessato di alleviare la colpa che alla fine della guerra persa sulla Germania come un macigno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma quali fatti, quali altrui fatti potrebbero, se non altro in termini quantitativi, essendo paragonati al genocidio nazista? E\u2019 evidente che, a parte lo sterminio degli Armeni, compiuto dai Turchi nel 1915-\u201916, che fece un milione e forse pi\u00f9 di vittime, il solo altro termine di confronto possibile \u00e8 rappresentato dalle immense perdite di vite umane connesse all\u2019esistenza, in Russia, del potere sovietico. ma \u00e8 precisamente il fatto che sia questo l\u2019unico termine di confronto possibile, o quasi, a indicare qual \u00e8 la vera posta in gioco di quella problematizzazione storico-morale dello sterminio nazista che oggi si rimprovera con scandalo alla storiografia tedesca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ragione vera per cui a tanti ripugna associare la violenza hitleriana a quella bolscevico-sovietica sta nel fatto che sembra a essi che in tal modo il carattere barbarico e sterminatore della prima possa venire attenuato per l\u2019assimilazione a un\u2019altra violenza, quale la seconda, dagli stessi ritenuta, a differenza dell\u2019altra, \u00abpolitica\u00bb: cio\u00e8 in qualche misura giustificabile e degna e, semmai, frutto non gi\u00e0 di un\u2019intenzione originaria, bens\u00ec di una degenerazione successiva e per cos\u00ec dire casuale (la rivoluzione impazzita), di cui solo Stalin sarebbe stato responsabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma perch\u00e9 mai, \u00e8 lecito chiedersi, dovrebbe essere questo l\u2019esito della temuta comparabilit\u00e0? Perch\u00e9 mai non potrebbe e non dovrebbe essere il contrario? E cio\u00e8 che, lungi dal significare attenuazione del peso e del significato della violenza nazista, il confronto mettesse capo viceversa a un giudizio pi\u00f9 aspro circa quella comunista bolscevica?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concettualmente ed emotivamente cruciale, dunque, non \u00e8 tanto l\u2019esigenza di custodire in una sfera di terribile unicit\u00e0 la violenza del genocidio nazista, quanto piuttosto la distinzionenetta e indiscutibile tra una violenza sicuramente da rifiutare e una violenza come minimo problematica. Quasi che solo tale distinzione consentisse di circondare gli esiti della prima violenza di una piena e irrefutabile esecrabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La distinzione tra violenza cattiva e violenza problematica (o addirittura buona) si dispone lungo il discrimine reazione\/rivoluzione, ed \u00e8 da tale spartiacque che essa desume il giudizio sulla qualit\u00e0 della violenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avviene cos\u00ec che tutta la nostra cultura politica, mentre \u00e8 irresistibilmente o quasi inavvertitamente porta ad applicare alla violenza reazionaria e controrivoluzionaria il punto di vista delle vittime, e quindi a escludere dal criterio del giudizio morale su di essa qualsiasi considerazione circa l\u2019intento politico-ideologico sugli autori, ritenuto in ogni caso negativo, poi viceversa tenda, quella stessa cultura, ad applicare sempre e comunque alla violenza rivoluzionaria l\u2019attenuante di aver agito in base a motivi di particolare valore sociale e storico, prescindendo quindi interamente dalla soggettivit\u00e0 di coloro che quella violenza hanno dovuto subire sulla propria carne, finendo in tal modo per trovarsi quasi inevitabilmente dalla parte dei carnefici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appena poche settimane dopo la conquista del potere da parte dei bolscevichi, Steinberg, il socialista rivoluzionario che ricopriva la carica di commissario del popolo della Giustizia, di fronte alle prime indiscriminate misure repressive del governo sovietico, si rivolse esasperato a Lenin: \u00abMa allora che ci stiamo a preoccupare tanto di un commissario alla Giustizia? Chiamiamolo direttamente commissariato allo sterminio sociale e facciamola finita!\u00bb. la risposta di Lenin fu fulminante: \u00abBen detto! Dovrebbe essere proprio questo\u2026 ma non possiamo dirlo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scambio di battute \u00e8 un\u2019introduzione adeguata a ci\u00f2 che accadde in Russia negli anni seguenti. E infatti si trova, non a caso, in quello che forse \u00e8 l\u2019unico libro compilato con criteri scientifici sugli esordi del sistema repressivo sovietico e sulle sue gesta durante la rivoluzione: il volume di Gorge Leggett, <em>The Cheka, Lenin\u2019s Political Police<\/em>, uscito alcuni anni fa in Gran Bretagna. Se fosse stato letto, cos\u00ec come se fossero stati davvero letti i libri di Aleksandr Solgenitsin, nessuno oggi potrebbe venire a parlare ancora di degenerazioni staliniane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema centrale che tali libri pongono \u00e8 per l\u2019appunto quello dello sterminio di classe, e la domanda che rivolgono alla nostra coscienza, prima forse che al nostro giudizio storico, \u00e8 precisamente se esiste una differenza, e quale, tra sterminio di classe e sterminio di razza. Hannah Arendt (anch\u2019essa autrice assai pi\u00f9 citata che letta) pensava che tra i due ci fosse un\u2019analogia sostanziale dal momento che \u00abper il funzionamento dei regimi totalitari \u00e8 assai pi\u00f9 decisiva l\u2019introduzione del concetto di &#8220;nemico oggettivo&#8221; che non la definizione ideologica del suo contenuto\u00bb; \u00abin Germania, dopo il 1938, questo elemento fu rappresentato dalle masse ebraiche, in Russia da qualunque gruppo che per una qualsiasi ragione, ma indipendentemente dai suoi atti, cadesse in disgrazia presso il potere\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo non sembra fatto per contraddire le tesi della Arendt quanto scriveva nel novembre 1918 sul periodico della Cheka del fronte orientale, <em>Terrore rosso<\/em>, il capo stesso di quell\u2019organizzazione: \u00abNoi non stiamo facendo una guerra contro degli individui.Noi stiamo sterminando la borghesia come classe. Durante le investigazioni non cercate la prova che l\u2019accusato abbia agito a parole e a fatti contro il potere sovietico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le principali domande che ci si deve fare sono: a quale classe appartiene? Qual \u00e8 la sua origine? Quali la sua istruzione o professione? Sono queste le domande che devono decidere il destino dell\u2019accusato, e in ci\u00f2 risiedono il significato e l\u2019essenza del Terrore rosso\u00bb. Del resto gi\u00e0 sulla <em>Pravda<\/em>, preannunciando il decreto del 5 settembre sul Terrore rosso, si poteva leggere un\u2019esortazione agli operai di questo tenore: \u00abPreparatevi ad un assalto di massa spietato contro i nemici della rivoluzione. Le citt\u00e0 debbono essere ripulite di questa putredine borghese. Tutti i signori borghesi devono essere registrati, cos\u00ec come i signori ufficiali, e tutti coloro che sono pericolosi per la causa della rivoluzione, devono essere sterminati\u2026 D\u2019ora in poi l\u2019inno della classe operaia sar\u00e0 un inno di odio e di vendetta\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non furono parole al vento. Per la difficile situazione dei rifornimenti, alla borghesia urbana furono assegnate razioni alimentari che significavano in pratica la morte per inedia; per la prima volta nella storia, l\u2019uso dei campi di concentramento fu esteso ai cittadini del proprio Paese di null\u2019altro colpevoli se non di un\u2019appartenenza politica e sociale; le fucilazioni di ostaggi (compresi donne e bambini) raggiunsero proporzioni di 150 a uno, toccando livelli quantitativi di 2 mila nell\u2019arco di un solo giorno e di una sola localit\u00e0; le torture e i metodi d\u2019eliminazione pi\u00f9 feroci furono impiegati in un\u2019infinit\u00e0 di casi (dall\u2019impalamento all\u2019immersione nell\u2019acqua bollente, all\u2019infilare i condannati in bare piene di chiodi che gli trafiggevano le carni).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che Lenin fosse a perfetta conoscenza di tutto ci\u00f2, e anzi spesso vi aggiungesse il suo incoraggiamento, lo indicano prove schiaccianti che ridicolizzano la tesi della degenerazione. E neppure \u00e8 sostenibile la tesi dell\u2019inevitabile ferocia della guerra civile. Nel maggio del 1922, quando la guerra civile era finita da un pezzo, esce qual era l\u2019opinione di Lenin sul nuovo Codice penale sovietico allora in preparazione: \u00abLa legge non deve abolire il terrore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esso deve essere sostanziato e legalizzato in linea di principio, chiaramente, senza elusioni o abbellimenti. Il paragrafo sul terrore deve essere formulato il pi\u00f9 largamente possibile, dal momento che soltanto una coscienza rivoluzionaria della giustizia e la coscienza rivoluzionaria in generale possono determinare le condizioni della sua pratica applicazione\u00bb. Tutto, cos\u00ec, era pronto per essere affidato alla \u00abcoscienza rivoluzionaria\u00bb di Stalin, le cui manifestazioni sono abbastanza note nelle lorolinee generali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma alcuni punti devono essere ricordati. Soprattutto le cifre. Secondo Robert Conquest, lo storico forse pi\u00f9 autorevole in questo campo di studi (<em>Il grande terrore<\/em>, editore Mondatori), agli inizi del 1937 erano rinchiuse nei lager sovietici circa 5 milioni di persone, alle quali se ne aggiunsero altri 7 nei 24 mesi seguenti, per una cifra complessiva di 12 milioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di questi, <em>almeno<\/em> un milione di uomini furono uccisi nel corso di esecuzioni singole o di massa, e almeno 2 milioni morirono di morte \u00abnaturale\u00bb nel biennio 1937-\u201938. Dopo questa data la popolazione dei lager sal\u00ec di nuovo bruscamente, fino a 12-15 milioni nel periodo compreso tra il 1939 e la fine degli anni \u201940.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 il tasso di mortalit\u00e0 media <em>annua<\/em> (mortalit\u00e0 \u00abnaturale\u00bb) si pu\u00f2 stimare a seconda dei periodi tra il 10 e il 20 per cento, ne risulta che tra il 1936 e il 1950 morirono nei campi sovietici circa 12 milioni di persone. se a questi si aggiungono i circa 7 milioni di uomini, di donne e di bambini, periti a causa della collettivizzazione forzata delle campagne e delle relative deportazioni, si raggiunge la cifra di 20 milioni di morti (da non confondere con l\u2019eguale cifra di 20 milioni di morti che cost\u00f2 alla Russia la seconda guerra mondiale)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene da chiedersi cosa mai possa esserci di \u00abbanale\u00bb in un tale terrificante oceano di morte, che fa ritenere per l\u2019appunto \u00abbanalizzazione\u00bb la sola idea di assumerlo a termine di confronto per la catastrofe dell\u2019ebraismo europeo. ma sono d\u2019accordo che non pu\u00f2 essere solo questione di cifre: la comparabilit\u00e0 non pu\u00f2 essere solo numerica. Giustamente Primo Levi ha scritto che la specificit\u00e0 dei campi di sterminio tedeschi come quelli di Chelune o di Treblinka stava nel loro essere veri e propri \u00abbuchi neri\u00bb, destinati esclusivamente a dare la morte e a null\u2019altro, dove centinaia di migliaia di ebrei scendevano dai treni solo per essere avviati alle camere a gas.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 vero. Ma mi domando quale parola, quale termine sarebbero adatti a definire, per esempio, il campo di Kolyma. S\u00ec, formalmente si trattava di un complesso di campi di lavoro minerari situati nel cuore della Siberia orientale, ai quali si arriva dopo un viaggio terribile su quelle che sono state definite \u00abnavi della morte\u00bb per il numero dei decessi che vi si verificavano (in un caso un incendio a bordo di una di esse uccise i 2 mila prigionieri incatenati sotto i boccaporti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lavoro, svolto elle condizioni pi\u00f9 primordiali, era obbligatorio fino a 50 gradi sotto zero, con una razione alimentare che era di 800 grammi di pane al giorno, ma solo per coloro che raggiungevano il 100 per cento della quantit\u00e0 di lavoro assegnata. nel \u201938 le pellicce furono bandite e ai prigionieri vennero consentiti solo indumenti imbottiti di ovatta e calzature di tela.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Kolyma il tasso di mortalit\u00e0 era superiore al 30 per cento annuo, il che vuol dire che in pratica era pressoch\u00e9 impossibile sopravvivere pi\u00f9 di 24-36 mesi; si calcola infatti che nel periodo 1937-\u201941 siano morte, nel complesso di quei campi, almeno un milione di persone. non tutte di morte \u00abnaturale\u00bb. Nel \u201938 un boia della Nkvd comandante del lager, tale Garamin, fece installare per esempio il campo speciale di Serpantinka destinato alle esecuzioni di massa mediante fucilazione: nel giro di soli 12 mesi furono 26 mila.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte, qualunque fosse il fine istituzionale del Gulag staliniano, sta di fatto che secondo Roy Medvedev \u00abil 90 per cento di coloro arrestati prima della guerra, o condannati ai campi di lavoro, non sopravvisse\u00bb. Mi domando &#8211; e credo che sia domanda storicamente lecita &#8211; se cifre e percentuali come quelle fin qui riportate autorizzino a definire la mortalit\u00e0 del Gulag, come Levi l\u2019ha definita, \u00abun sottoprodotto tollerato con cinica indifferenza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come non pensare, tra l\u2019altro, prima di esprimere un giudizio, al fatto che ogni discorso sull\u2019universo concentrazionario sovietico deve tener conto della nostra ignoranza? Infatti dello sterminio nazista possediamo una documentazione pressoch\u00e9 integrale, compresi migliaia di foto e metri di pellicola; di quello sovietico invece nulla. Ma che panorama ci offrirebbe, che giudizio daremmo, se gli archivi sovietici ci spalancassero la vista delle tecniche, dei gesti, dei paesaggi, dei volti, del sadismo, che hanno fatto da sfondo alla morte di 20 milioni di uomini?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque, se 20 milioni di vittime sono un \u00absottoprodotto\u00bb, pure bastano, forse, a rendere quanto meno problematica l\u2019ipotesi che nella violenza comunista-bolscevica fossero assenti quelle caratteristiche di pianificazione e di centralizzazione dello sterminio di massa che furono proprie del nazismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando, come riporta Conquest, il comandante del Nkvd (antesignano dell\u2019odierno Kgb) della capitale della Kirghisia riceveva da Mosca telegrammi come questo: \u00abVi \u00e8 stato assegnato l\u2019incarico di sterminare 10 mila nemici del popolo. Riferite telegraficamente i risultati\u00bb e la forma e il tenore della replica erano: \u00abIn risposta alla vostra del\u2026 sono stati sterminati i seguenti nemici del popolo\u00bb, il tutto seguito dall\u2019elenco dei disgraziati in questione; ovvero quando al Nkvd di Sverdlovsk veniva ingiunto <em>sic et simpliciter <\/em>di procedere all\u2019esecuzione di 15 mila persone, \u00e8 difficile non veder proiettata anche sui massacri staliniani del 1937-38 quella stessa cupa ombra di routine burocratica, organizzata e diretta dall\u2019alto, che \u00e8 parte cos\u00ec grande dell\u2019orrore che suscita in noi la macchina sterminatrice nazista<strong>.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Resta tuttavia l\u2019obiezione che, mentre dalla macchina del genocidio hitleriano nessun ebreo (foss\u2019egli stato per avventura anche una camicia bruna) aveva la possibilit\u00e0 di salvarsi, viceversa lo sterminio sovietico non possedeva il medesimo carattere implacabilmente mirato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo che l\u2019obiezione abbia un rilievo, anche assai grande, soprattutto sul piano concettuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma nei fatti mi pare difficile che un socialista rivoluzionario, un kulako, un borghese abbiano avuto molte probabilit\u00e0 (forse quasi nessuna) di salvarsi se la loro famiglia, la cerchia delle amicizie, il gruppo di appartenenza, sono venuti a trovarsi nel mirino della repressione. La cui sistematicit\u00e0 era s\u00ec erratica nel senso di colpire ora qui ora l\u00e0 e dunque in questo senso non sistematica; ma pure sistematicissima e spietata quando puntava in una direzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019importante \u00e8 ce quando lo faceva, essa usava un criterio (quello di \u00abnemico del popolo\u00bb alias \u00abdi classe\u00bb) che, proprio per la sua formulazione puramente ideologico-astratta, nulla aveva a a che fare con contenuti oggettivi e specifici imputabili a questo o a quello. Le vittime erano, per cos\u00ec dire, dedotte a priori, in questo senso, dunque, predestinate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egualmente dedotte a priori su una base ideologica erano le vittime ebree del nazismo. Ed \u00e8 questo elemento insieme alla vastit\u00e0, e alla pianificazione centralizzata dello sterminio, che rende lecito istruire una comparabilit\u00e0 tra i due eventi. Il che non vuol dire che il genocidio antiebraico non possieda una sua specificit\u00e0 assoluta: la comparabilit\u00e0 non esclude l\u2019unicit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il procedimento della massificazione, l\u2019uso dei cadaveri come materia prima, l\u2019inclusione dell\u2019infanzia nel novero dei predestinati al massacro, e infine il lineare perseguimento di questo in una dimensione di tetra e ineguagliata scientificit\u00e0 rendono il genocidio hitleriano qualcosa di assolutamente peculiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 vero che tutti questi elementi, presi da soli (compreso l\u2019uso del gas, inaugurato, come si sa, non per la \u00absoluzione finale\u00bb, bens\u00ec per il programma di \u00abeutanasia\u00bb), hanno dei precedenti e delle analogie, dando per l\u2019appunto la comparabilit\u00e0; ma essi furono presenti, tutti e tutti insieme, e con una forza distruttiva eccezionale, solo nel genocidio nazista. proprio da ci\u00f2 deriva la sua unicit\u00e0, che talvolta sembra sfidare perfino la nostra capacit\u00e0 di comprendere, e proprio per questo esso ci si presenta a ragione come avvolto in un\u2019aura di sacralit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se questa \u00e8, come deve essere, la conclusione, perch\u00e9 \u00e8 tuttavia cos\u00ec importante affermare la comparabilit\u00e0 tra il genocidio nazista e ci\u00f2 che \u00e8 successo nella Russia bolscevica? A cosa serve? No di certo a fare dell\u2019anticomunismo viscerale,come si dice con una formula un po\u2019 vecchia ma sempre pronta all\u2019uso. Serve qualcosa di molto importante: e cio\u00e8 a consentire finalmente alla cultura democratica un riesame spregiudicato di quel grande tema politico e insieme morale che \u00e8 rappresentato dalla violenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che i tempi siano maturi per questo riesame lo suggerisce la concomitanza , che \u00e8 difficile pensare casuale, tra il dibattito ora apertosi in Germania e quello in corso in Francia sulla natura e i caratteri della Rivoluzione francese. Anche in Francia, infatti, nel quadro di una riconsiderazione generale di quello che fu il meccanismo rivoluzionario dell\u201989, si \u00e8 accesa una disputa vivacissima non solo sulla \u00abnecessit\u00e0\u00bb del terrore giacobino e sulle sue effettive modalit\u00e0; ma &#8211; ci\u00f2 che \u00e8 ben pi\u00f9 importante &#8211; sull\u2019incidenza che il terrore e tutto ci\u00f2 che al Terrore si riconnette ha avuto nel plasmare l\u2019idea di democrazia che il pensiero radicale europeo ha coltivato per 150 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I due dibattiti vertono su argomenti all\u2019apparenza diversi ma uniti da un nesso corposissimo che chiama in causa un tratto decisivo del modo d\u2019essere e di pensare dei popoli del continente: il ruolo, appunto, della violenza, nella storia dell\u2019Europa contemporanea; e, ancor di pi\u00f9, la posizione ideologica di fronte a essa. Non meraviglia che, seguendo i tratti caratteristici di due storie nazionali cos\u00ec archetipicamente contrapposte, questo ruolo venga colto sul versante della Francia nel suo rapporto con la \u00abrivoluzione\u00bb, sul versante della Germania,invece, in rapporto alla \u00abreazione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pensiero democratico, cio\u00e8 il pensiero di cui tutti noi siamo nutriti, ha sempre mostrato la tendenza a percepire la violenza rivoluzionaria in due modi, entrambi, in sostanza, moralmente e politicamente assolutori: e assimilandola alla violenza per cos\u00ec dire tradizionale, a un elemento cio\u00e8 fisiologico delle vicende umane, quale si manifesta per esempio nelle azioni delle folle in tumulto, degli eserciti nei confronti delle popolazioni civili, nella soppressione del singolo avversario politico; ovvero, nel secondo modo, rubricando la violenza rivoluzionaria sotto la fattispecie espressa dal principio antichissimo <em>salus rei publicae suprema lex<\/em>, che si pu\u00f2 tradurre \u00abla salvezza dello Stato prima di tutto\u00bb (in questo caso dello Stato, o del governo, o del partito rivoluzionari).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Momento riassuntivo di entrambe le assoluzioni l\u2019idea che la violenza rivoluzionaria sia giustificata dalla necessit\u00e0 di spezzare la resistenza del vecchio di fronte al nuovo, nonch\u00e9 la violenza sulla quale il primo a sua volta si reggerebbe. Fermo in questa prospettiva, il pensiero democratico \u00e8 stato per lungo tempo incapace di cogliere nella violenza rivoluzionaria che come tale s\u2019inaugura nel 1789, un nuovo tipo di pratica di coscienza storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eretta con la rivoluzione arbitra del destino dell\u2019uomo e dei popoli, la politica viene infatti condotta dalla rivoluzione medesima a trovare un suo momento decisivo nell\u2019individuazione di un nemico definito ideologicamente, da spazzare via con ogni mezzo. La violenza diviene il tribunale d\u2019appello della politica perch\u00e9, come ha scritto Fran\u00e7ois Furet, la rivoluzione non conosce alternativa tra il consenso e la morte, tra la volont\u00e0 del popolo (supposta dai gruppi dirigenti) e il complotto dei nemici del popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di tutto ci\u00f2 pensiero e mentalit\u00e0 democratici hanno tardato ad accorgersi per un\u2019ottima ragione: perch\u00e9 erano essi stessi tra i figli di quel nuovo tipo di prassi e di coscienza storica, molti dei cui stereotipi vivevano poderosamente anche nel loro immaginario. E\u2019 accaduto cos\u00ec che , a differenza di quel liberale, il punto di vista democratico abbia per lo pi\u00f9 preferito non vedere la novit\u00e0 e la natura della violenza rivoluzionaria, e invece equipararle candidamente alla violenza tradizionale, inevitabile compagna delle vicende umane. Con ci\u00f2 negando di fatto che nel giudizio sull\u2019evento \u00abrivoluzione\u00bb potesse avere un rilievo significativo il problema specifico della violenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viceversa, posto davanti a qualsiasi fenomeno o movimento politico reazionario e controrivoluzionario , il pensiero democratico ha sempre assunto e tutt\u2019ora assume il giudizio sulla violenza (innanzi tutto etico, e va da s\u00e9 di condanna) come parametro essenziale del suo giudizio storico-politico. E dunque, non solo si espone oggettivamente a una critica d\u2019incoerenza, ma in questo modo s\u2019impedisce anche di scorgere quel legame tra violenza rivoluzionaria e violenza controrivoluzionaria che quasi sempre \u00e8 iscritto nei fatti in maniera evidentissima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dibattiti come quello francese e tedesco annunciano per\u00f2 che oggi, forse, le cose stanno cambiando. L\u2019accettazione ormai pacifica della democrazia liberale da parte di tutti i Paesi europei che possono esprimersi liberamente nonch\u00e9 della quasi totalit\u00e0 dell\u2019intellettualit\u00e0 europea significa che oggi \u00e8 probabilmente diventato possibile, e sentito come necessario, procedere a una riproblematizzazione della violenza europea, a un nuovo disegno delle etichette che su di essa sono state unilateralmente apposte sulla falsariga dell\u2019eredit\u00e0 democratico-giacobina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E naturalmente questo nuovo disegno deve anche occuparsi di ricomporre il profilo delle complicit\u00e0 e dei silenzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vittima forse pi\u00f9 tragica del genocidio nazista non mor\u00ec ad Auschwitz n\u00e9 a Treblinka, bens\u00ec nel cuore di Londra. Era Samuel Zygielblajm, rappresentante del Bund nel Consiglio nazionale polacco in esilio. Zygielblajm si uccise nel maggio del 1943 dopo aver lasciato scritto che lo sterminio dell\u2019intera popolazione ebrea della Polonia ricadeva innanzitutto sugli assassini, ma indirettamente sui governi e i popoli delle potenze alleate: \u00abAssistendo passivamente allo sterminio di milioni di uomini, donne e bambini, indifesi e torturati a morte, quei Paesi sono diventati complici degli assassini\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente dopo il \u201945 tutto cambi\u00f2, ma sulla responsabilit\u00e0 del giorno prima fu steso un comodo velo d\u2019oblio. Il genocidio nazista venne avvolto dal tab\u00f9 storico e, insieme, dall\u2019enfatico ossequio martirologio degli stessi che davanti al martirio vero avevano alzato le spalle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come non supporre che tra le due cose ci sia un nesso? E come non supporre egualmente che l\u2019avallo a questo silenzio sia stato accordato dalla parte democratico-progressista dell\u2019opinione pubblica occidentale a quella liberal-moderata (oggettivamente pi\u00f9 compromessa nelle passate complicit\u00e0 col nazismo) perch\u00e9 anch\u2019essa, a sua volta, aveva da farsi perdonare la sua complicit\u00e0 con i crimini staliniani?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di certo il tentativo di usare i crimini nazisti per nascondere i propri, di adoperare la violenza \u00abreazionaria\u00bb per celare gli aspetti pi\u00f9 imbarazzanti di quella \u00abrivoluzionaria\u00bb e cio\u00e8 di far apparire \u00abcattiva\u00bb solo la violenza \u00abreazionaria\u00bb, fu messa in opera dall\u2019Unione Sovietica. E\u2019 un fatto arcinoto, o almeno dovrebbe esserlo, che il rappresentante sovietico al Tribunale di Norimberga cerc\u00f2 in ogni modo di convincere i suoi colleghi occidentali perch\u00e9 fosse addebitato agli imputati tedeschi anche il massacro di Katyn (oltre 5 mila ufficiali polacchi prigionieri passati per le armi dai russi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che i giudici occidentali abbiano respinto tale richiesta sapendola fondata su un falso, ma tuttavia abbiano dovuto accettare la presenza nel collegio giudicante dei sovietici stessi, indica bene, e con la pregnanza del fatto emblematico, quanto il silenzio sulla violenza \u00abrivoluzionaria\u00bb sia stato storicamente intrinseco alla condanna consentita ai democratici di quella \u00abreazionaria\u00bb, e svela altres\u00ec l\u2019esistenza oggettiva di uno scambio tra il silenzio sui crimini sovietici da una parte, e la possibilit\u00e0 di giudicare quelli nazisti dall\u2019altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco i motivi che rendono ormai necessaria una considerazione comparata di entrambi. Solo una riproblematizzazione del significato e del ruolo della violenza, di tutta la violenza, solo il riesame dei suoi segreti nessi interni, pu\u00f2 finalmente schiudere alla nostra coscienza un pi\u00f9 limpido giudizio morale e un pi\u00f9 esatto giudizio storico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">_________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Vedi il filmato:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=fe5HsMEZzCU&amp;t=296s\" target=\"_blank\">NaziComunismo la storia nascosta<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicato su Panorama del 8 marzo 1987 Un lager vale l\u2019altro L\u2019unicit\u00e0 dello sterminio degli ebrei non esclude il confronto. Con che cosa? Con l\u2019eliminazione, nella Russia di Stalin, di 20 milioni di nemici di classe. Una tesi provocatoria? O il riesame spregiudicato di un dilemma politico e morale? di Ernesto Galli della Loggia<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/dossier-genocidio-nazista-e-terrore-stalinista-si-possono-paragonare\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":27568,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[32,94,84],"tags":[139,486,175],"class_list":["post-1156","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofia-del-comunismo","category-nazionalsocialismo","category-urss","tag-comunismo","tag-nazionalsocialismo-2","tag-urss-2","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>DOSSIER\/ Genocidio nazista e terrore stalinista si possono paragonare? - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/dossier-genocidio-nazista-e-terrore-stalinista-si-possono-paragonare\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"DOSSIER\/ Genocidio nazista e terrore stalinista si possono paragonare? 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