{"id":1144,"date":"2005-08-01T00:00:00","date_gmt":"2005-07-31T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2019-10-18T10:46:08","modified_gmt":"2019-10-18T08:46:08","slug":"quelli-che-furono-contro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/quelli-che-furono-contro\/","title":{"rendered":"Quelli che furono contro"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\">\n<div id=\"attachment_34588\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34588\" class=\"wp-image-34588\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/Bautzen_Stasi.jpg\" alt=\"Bautzen_Stasi\" width=\"250\" height=\"166\" \/><p id=\"caption-attachment-34588\" class=\"wp-caption-text\">Il carcere di Bautzen<\/p><\/div>\n<p>Articolo pubblicato su <strong>MILLENOVECENTO<\/strong> n.22 agosto 2004<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> Gli italiani e la Germania est\/2 \u2013 Le vittime della Stasi<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Anna Maria Minutilli *\u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more-->Al centro della Laussitzer Berge, nella Sassonia orientale tra lande e laghi solitari a 60 Km a est di Dresda, si erge una graziosa cittadina di 53 mila abitanti: Bautzen. Il suo nome, per\u00f2, provoca immediati accostamenti con quello del famoso carcere qui situato, detto \u00abmiseria gialla\u00bb dal colore dei mattoni gialli con cui \u00e8 stato costruito: accanto a esso, ne esisteva un altro ai tempi della Ddr: Bautzen II, nella Maettingstrasse, il penitenziario \u00abriservato\u00bb della Stasi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/Ddr.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-33763 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/Ddr.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/Ddr.jpg 225w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/Ddr-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a>Qui il servizio segreto comunista rinchiudeva i prigionieri accusati dei reati pi\u00f9 diversi: c\u2019erano gli oppositori del regime, socialisti ribelli e comunisti che avevano rinnegato l\u2019ideologia stalinista, c\u2019erano i collaboratori dell\u2019apparato segreto della Stasi che si erano resi colpevoli di qualche delitto comune e che venivano usati come spie o agenti provocatori e c\u2019erano naturalmente le spie e gli agenti dei servizi segreti occidentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I detenuti non sapevano assolutamente niente l\u2019uno dell\u2019altro, poich\u00e9 erano rinchiusi in celle di isolamento. Negli anni cinquanta l\u2019isolamento e la segretezza erano perfetti: di tutto ci\u00f2 che succedeva dietro le mura del penitenziario speciale non trapel\u00f2 quasi niente all\u2019esterno (7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COL PASSARE DEL TEMPO<\/strong> gli avversari del regime politico non furono pi\u00f9 soltanto automaticamente quelli che avevano portato una certa uniforme, ma iniziarono a essere anche stranieri che vivevano o visitavano il territorio della Germania dell\u2019est. Il regime si sentiva forte, con un amico come l\u2019Unione Sovietica alle spalle, e cos\u00ec venivano violati gli articoli delle convenzioni internazionali, con i prigionieri che confessavano , grazie a metodi di tortura molto sofisticati, compreso l\u2019abuso sistematico della psichiatria nei confronti degli avversari del regime e le torture di ordine psicologico che ne distruggevano l\u2019equilibrio mentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/prigione_Stasi_ddr_comunismo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-44814 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/prigione_Stasi_ddr_comunismo.jpg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"183\" \/><\/a>Ancora negli anni settanta i politici dissidenti venivano accolti, una volta scontata la pena, in istituti psichiatrici dove si provvedeva a &#8220;curarli&#8221; affinch\u00e9 la societ\u00e0 fosse protetta da questi elementi. Dentro le mura furono detenuti anche diversi italiani che della Ddr conobbero l\u2019aspetto pi\u00f9 truce.Il primo caso fu quello di una donna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Elena Scascia nacque a Berlino-Shmargendorf il 28 agosto 1935. Suo padre, originario di Bari, aveva lavorato, dal 1935 al 1963, presso il consolato generale italiano a Berlino, sua madre era tedesca.Elena Sciascia fu condannata a sette anni e sei mesi di reclusione, ridotti dal governo a due anni e mezzo, in seguito a interventi di personalit\u00e0 e organizzazioni italiane. Il suo crimine fu di aver accettato di prendere contatto a Berlino ovest con un intermediario che doveva aiutare a fuggire in occidente una sua amica tedesca che voleva assolutamente abbandonare la Ddr.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Sciascia trov\u00f2 questa persona che per\u00f2 richiese la cifra di 30 mila marchi per questa operazione: a quel punto l\u2019amica dovette desistere dal suo piano di fuga in occidente. Dunque il fatto di avere semplicemente preso contatto, sia pure senza esito, con l\u2019intermediario di Berlino ovest, fu sufficiente perch\u00e9 il tribunale emettesse nei confronti della Sciascia un verdetto di reit\u00e0 per \u00abtratta di uomini contro lo Stato\u00bb con la conseguente condanna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/Muro_Berlino.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-44815 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/Muro_Berlino-300x168.jpg\" alt=\"\" width=\"279\" height=\"156\" \/><\/a>Gli anni che la Sciascia scont\u00f2, escluso l\u2019isolamento, furono solo due, ma non per l\u2019interessamento dell\u2019Italia. Fu la Repubblica federale tedesca a pagare 80 mila marchi di riscatto e a ottenere il suo rilascio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>IL SECONDO CASO RIGUARDA L\u2019ITALIANO GRAZIANO BERTUSSIN:<\/strong> nato nel 1943, era emigrato giovanissimo in Germania per lavorarvi, approdando a Berlino ovest. Visitava spesso il settore orientale di Berlino, perch\u00e9 vi aveva trovato alcuni amici e dove pare una volta avesse fotografato illegalmente l\u2019ambasciata albanese (questa fu l\u2019accusa).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arrestato dalla Stasi, forse perch\u00e9 costretto o forse per leggerezza giovanile o spirito di avventura, commise l\u2019errore di accettare di diventare una spia per conto di quel servizio segreto, promettendo di procurare materiale e informazioni sui segreti occidentali di Berlino ovest.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bertussin forn\u00ec alcune storie inventate, ma la Stasi lo scopr\u00ec e lui dovette subirne le conseguenze. Con torture fisiche e psicologiche e sotto la minaccia costante della condanna a morte venne costretto a una falsa confessione: dovette cio\u00e8 dichiarare di essere stato tenente del servizio segreto italiano, reato per il quale venne condannato a 10 anni di reclusione in quanto \u00abspia\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_44816\" style=\"width: 172px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/Benito-Corghi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-44816\" class=\"wp-image-44816\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/Benito-Corghi.jpg\" alt=\"\" width=\"172\" height=\"230\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-44816\" class=\"wp-caption-text\">Benito Corghi<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di quei dieci anni, ne scont\u00f2 poi solo quattro e mezzo a Bautzen II. Il caso pi\u00f9 tragico, di cui per\u00f2 la responsabilit\u00e0 non fu della Stasi ma dei dirigenti stessi della Ddr che diedero l\u2019ordine di sparare, fu quello dell\u2019autista italiano Benito Corghi, che trasportava regolarmente delle merci dalla Ddr in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante uno dei suoi viaggi Corghi, una volta passata la frontiera si accorse di dovere ritornare al posto di controllo della Ddr per ritirare un documento mancante. Poich\u00e9 girare il suo grosso camion gli appariva troppo faticoso, pens\u00f2 bene di percorrere a piedi i pochi metri di autostrada che lo separavano dalla frontiera. ma l\u2019autostrada era vietata ai pedoni e cos\u00ec Corghi fu preso a fucilate senza che avesse neppure il tempo di capire perch\u00e9: nella Ddr si poteva morire cos\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo tragico episodio accadde nell\u2019agosto del 1976 e fu ampiamente denunciato dalla stampa internazionale. Il quarto caso vede protagonista Vittorio Palmieri, un montatore elettricista romano emigrato in Germania agli inizi degli anni sessanta. Anch\u2019egli, come gli altri stranieri, godeva di una certa libert\u00e0 di transito attraverso gli sbarramenti del muro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 28 febbraio 1962 fu arrestato per la prima volta alla stazione della metropolitana sopraelevata della Friedrichstrasse a Berlino est per opera di un certo Dietrich, uno \u00abspione scout\u00bb, con il compito di tendere trappole a stranieri di passaggio a Berlino est per metterli nelle mani della polizia, in modo che questa potesse poi costringerli a diventare altrettanti informatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo Dietrich gli si era presentato come giornalista e lo preg\u00f2 di fargli un favore: consegnare all\u2019abitazione di un certo mister Wilson, nel quartiere occidentale di Zehlendorf, un pacchetto contenente un libro: calmieri accett\u00f2, convinto di fare una cortesia ad un amico che non poteva attraversare il muro. Con il pacchetto sotto il braccio, si present\u00f2 alla frontiera mostrando il suo passaporto per tornare a casa; invece venne fermato e gli fu chiesto cosa contenesse quel pacchetto. Calmieri rispose che conteneva soltanto un libro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/Vopos_Muro_Berlino.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-44817 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/Vopos_Muro_Berlino.jpg\" alt=\"\" width=\"243\" height=\"162\" \/><\/a>Uno dei Vopos apr\u00ec il pacchetto mostrandogli trionfalmente il contenuto: come grandi lenzuola, dinanzi agli occhi dell\u2019ignaro Calmieri, si spiegarono carte e mappe con tanti cerchietti rossi disegnati a matita intorno a citt\u00e0 o quartieri di citt\u00e0. Un altro agente continu\u00f2 la trafila di accuse imputandogli di essere una sporca spia al servizio degli americani. quelli erano gli obiettivi militari sovietici di Jena, Dresda e Lipsia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>SUBITO DOPO ALL\u2019ATTONITO PALMIERI<\/strong> legarono le mani e lo fecero stare per pi\u00f9 di due ore con le braccia alzate, poi lo rinchiusero in una cella.\u00a0 Non pot\u00e8 avvalersi neppure della presenza di un avvocato: fu allora che Calmieri cap\u00ec di essere stato vittima di un tranello: quel Dietrich altro non era che un agente della Stasi. Il mattino dopo gli fu offerto di collaborare come spia: in alternativa c\u2019era il carcere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/muro_Berlino.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-33629 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/muro_Berlino.jpg\" alt=\"\" width=\"291\" height=\"173\" \/><\/a>Per timore Palmieri accett\u00f2 di collaborare, ma dopo poco tempo riusc\u00ec a fuggire e decise di diventare un Fluchthelfer, termine tedesco per indicare chi aiutava i tedeschi dell\u2019est a fuggire in occidente. La sua odissea per\u00f2 non era finita: un suo compagno di sventura, un olandese, Armant Vlet, gli confid\u00f2 che un tedesco di 33 anni, un certo Zeugen Siefert, voleva fuggire in occidente per riunirsi ai suoi figlioletti che gi\u00e0 vi si trovavano. Accett\u00f2 di aiutarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 30 maggio del \u201962, tre mesi dopo il suo primo arresto, incontr\u00f2 con Vlet, l\u2019aspirante profugo sulla Karl-Marx-Allee: ma questi li preg\u00f2 di rinviare l\u2019operazione all\u2019indomani, perch\u00e9 aveva dimenticato alcuni importanti documenti. Quella stessa notte and\u00f2 a raccontare tutto alla polizia comunista. la sera dopo, quando furono fermati al ceck point Charlie, i vopos (8) aprirono il portabagagli, scoprirono il profugo e li arrestarono per grave attentato alla sovranit\u00e0 della Ddr.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu rinchiuso nel carcere di Pankow e solo dopo ripetute richieste, accompagnate da gesti disperati, fu aperto il processo , questa volta con un avvocato difensore d\u2019ufficio, tal Gaul. La sua difesa fu questa: \u00abGli italiani sono quasi tutti analfabeti, perci\u00f2 questo giovane ha sbagliato per ignoranza e per insufficiente preparazione culturale\u00bb (9). Questa accurata arringa frutt\u00f2 all\u2019avvocato Gaul 200 marchi occidentali, sborsati dal consolato generale italiano di Berlino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/05\/carcere.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-31556 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/05\/carcere.jpg\" alt=\"\" width=\"272\" height=\"185\" \/><\/a>Palmieri fu rinchiuso per pi\u00f9 di tre settimane in una cella di segregazione alta 180 cm. mani e piedi legati sempre: spesso non lo slegavano neppure per soddisfare i bisogno corporali. Un giorno la tazza si ruppe, ne nascose un frammento e si tagli\u00f2 le vene dei polsi e con il sangue scrisse sul muro il suo nome, la data di nascita e il nome della sua citt\u00e0, Roma. Lo salvarono le guardie. Poi per mesi e mesi visse fra i detenuti comuni a Rommelsburg, non sperando pi\u00f9 niente, senza sapere quale fosse stata la sua condanna, poich\u00e9 la sentenza non gli era mai stata notificata. Finch\u00e9 il primo giugno del \u201964 riacquist\u00f2 la libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>MA QUELLI CITATI NON SONO CERTO CASI ISOLATI:<\/strong> numerosi nostri connazionali, specie operai a Gastarbeiter (lavoratori ospiti) hanno scontato pene fra due e 10 anni nelle carceri di Ulbricht. 300 mila erano lavoratori italiani nella repubblica di Bonn negli anni sessanta e come stranieri potevano transitare pi\u00f9 facilmente attraverso i varchi del muro comunista. Le gite a Berlino est erano frequenti, quasi tutti avevano la loro piccola fraulein, particolarmente sensibile a un astuccio di rossetto o a una boccetta di profumo. Facile tendere delle trappole, spaventare i pi\u00f9 ingenui fino a farli diventare spie per i comunisti e, per chi si rifiutava, avevano luogo processi il cui esito era scontato in partenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/repubblica_Italia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-44818 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/repubblica_Italia.jpg\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"238\" \/><\/a>Spesso le autorit\u00e0 italiane erano informate di queste tragedie, anche se con ritardo di anni: ma a quanto pare preferirono stendere una pesante coltre di silenzio. Un certo Winfried Esch, condannato a dieci anni da un tribunale russo subito dopo la rivolta operaia di Berlino est, usc\u00ec dal carcere nell\u2019estate del \u201961, portando con s\u00e9 un lungo elenco di prigionieri politici che erano con lui a Bautzen II.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra nomi francesi, olandesi, spagnoli figuravano anche due italiani: Pasquale e Antonio Crveres di Porto d\u2019Ischia. Per loro una pena di tre anni, per avere tentato di condurre a Berlino ovest una ragazza della zona comunista. Ma altri scomparivano per mesi e anni catturati senza motivo dalla polizia politica di Ulbricht.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec il vicentino Nereo Dal Molin, arrestato al varco Ceck point Charlie il 24 marzo 1962: era in compagnia di un amico appena giunto dall\u2019Italia e si apprestava a condurlo in visita a Berlino est. Fu trattenuto in carcere per 20 mesi con la solita infondata scusa di essere \u00abuna sporca spia del capitalismo\u00bb. Per cinque mesi la sua giovane moglie residente a Berlino ovest non ne ebbe pi\u00f9 alcuna notizia e solo dopo un lungo sciopero della fame nel carcere di Oberschonhausen, Dal Molin pot\u00e9 farle comunicare la sua tragica e ingiustificata sorte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/Muro_Berlino-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-44819 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/Muro_Berlino-1.jpg\" alt=\"\" width=\"281\" height=\"179\" \/><\/a>C\u2019era anche un sardo tra le vittime della Stasi: Pietro Porcu, un operaio nato a Modolo il 21 agosto 1937; negli anni settanta era stato imprigionato e tenuto segregato per lunghi mesi. Contro di lui una accusa pesantissima: \u00abTerrorismo e commercio di uomini\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 dietro quel capo di imputazione legato ai periodi pi\u00f9 bui della guerra fredda e della divisione del mondo in due blocchi contrapposti, si nascondeva soltanto un tentativo dai risvolti umanitari: aveva cercato di fare scappare dalla Ddr tredici persone, fra cui l\u2019amica Brigitte Bock, che risiedeva a Berlino est nella Marientalstrasse 11.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 28 agosto 1982 a 45 anni moriva per infarto a berlino, a seguito dei traumi subiti nel famigerato penitenziario di Bautzen. Al primo incontro degli ex internati a Bautzen, pi\u00f9 di qualcuno ebbe a ricordare gli italiani incarcerati nella Ddr. Spesso fu ricordato il siciliano Ernesto De Persilis, nato a Licata, reo di avere calunniato lo stato dei lavoratori e dei contadini della Repubblica democratica tedesca: De Persilis, sposato con una tedesca, pass\u00f2 quasi un anno a Bautzen e tutti lo ricordavano come persona allegra e spensierata, piena di spirito, che riusciva anche nei momenti pi\u00f9 difficili a tenere alto il morale nel clima nient\u2019affatto idilliaco esistente nell\u2019ambiente carcerario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ernesto De Persilis giunse a Bautzen il 24 ottobre del 1962, insieme ad altri due italiani, accusati dello stesso reato: Pasquale Cervera e il pugliese Antonio Di Muccio. Costoro, rischiando non poco, si prestavano a passare informazioni all\u2019interno dei vari reparti del penitenziario, dove erano reclusi tedeschi dell\u2019est, tedeschi dell\u2019ovest e numerosi stranieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(*)<b>\u00a0Anna Maria Minutilli\u00a0<\/b><em>\u00e8 dottore di ricerca in storia moderna e contemporanea presso l&#8217;Universit\u00e0 di Aachen (Germania), collabora come ricercatrice per diversi centri di ricerca italiani e stranieri<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">UNA RESISTENZA ITALO-TEDESCA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dagli anni sessanta funzion\u00f2 l\u2019Associazione per l\u2019amicizia italo-tedesca costituita da Gino Ragno, un giornalista che dopo un viaggio a Berlino, invitato dall\u2019ambasciata tedesca a Roma come inviato per <em>La Nuova Sardegna <\/em>decise di impegnarsi a favore di coloro che erano detenuti nella Germania est o che pi\u00f9 semplicemente volevano scappare dal paradiso socialista. Si tratt\u00f2 di uno dei pochi casi di vera e propria militanza anticomunista portata avanti con azioni\u00a0 anche spettacolari contro il regime. Ragno ha risposto alle domande di Millenovecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lei \u00e8 stato uno dei protagonisti, in prima linea, del movimento di resistenza italo-tedesco per le vittime della Stasi: da dove nasceva questa azione di solidariet\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIo ritornai a Berlino come giornalista alcuni giorni dopo che il muro fu eretto e fu allora che inizi\u00f2 la resistenza italo-tedesca al muro della vergogna che da Roma, io e altri amici, abbiamo portato avanti in circa 28 anni di attivit\u00e0 fra vari pericoli e a nostre spese; questo ci tengo a precisarlo, perch\u00e9 tutti pensavano allora, dalla Stasi al Kgb che Gino ragno fosse finanziato dalla Cia oppure dai servizi segreti italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda le motivazioni, la domanda andava fatta ai due italiani che per primi nella storia tedesca dopo il muro hanno costruito il primo tunnel della libert\u00e0 sottola Bernauerstrasse: i due studenti Mimmo Sesta e Luigi Spina che vive ancora oggi ad Amburgo. Questi due giovani hanno scavato il primo tunnel, che \u00e8 stato anche filmato dalla Nbc americana, che ne fece un documentario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi giovani italiani, in collaborazione con alcuni studenti dell\u2019universit\u00e0 tecnica di Berlino, costruirono sotto la Bernauerstrasse un tunnel lungo 126 metri che conduceva fino alla Sch\u00f6nholzerstrasse e poi fino allo sbocco all\u2019est ai margini della Rheinsbererstrasse, permettendo, il 14 settembre 1962, a 29 cittadini dell\u2019est di fuggire verso ovest\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La sua era un\u2019azione politica o umanitaria?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNon era soltanto una questione umanitaria era anche un fatto politico. Furono numerosi i giovani tedeschi\u00a0 che scavarono altri tunnel, aiutati spesso dagli italiani, anche se il pi\u00f9 importante fu quello di Mimmo Sesta e Luigi Spina. Alcuni fra questi temerari, rimasero clandestini, altri furono arrestati dai vopos, qualcuno fece perdere le proprie tracce per\u00f2 i tunnel rimasero l\u2019unica via di fuga pericolosa ma efficace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019era il costante pericolo che la Stasi venisse a scoprirlo prima: non a caso ci sono state anche sparatorie e in una di queste fu ucciso un giovane tedesco, Schalpke, e rimase ucciso anche un vopo (10). Naturalmente gli italiani si erano anche armati per proteggere i tedeschi durante la fuga. La notizia della costruzione\u00a0 del tunnel di Sesta, che ebbe larga eco in tutto il mondo, fu resa pubblica non subito ma dopo la caduta del muro, in quanto, lo stato comunista, aveva subito un\u2019offesa enorme e si preoccup\u00f2 di tenere celata la cosa\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una vita per la Germania la sua perch\u00e9?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abParte dell\u2019intervento italiano consisteva nel falsificare Passierenschein (11), quando si andava nel settoreoccidentale: i cittadini dell\u2019ovest potevano entrare con queste tessere fase a est e, a loro volta, riuscivano a far passare a ovest i tedeschi del settore orientale portando di l\u00e0 carte d\u2019identit\u00e0 dell\u2019ovest, permessi falsi e facendoli poi uscire per vie traverse\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(7) Ecco alcune cifre che documentano quanto fosse profonda e diffusa l\u2019opposizione\u00a0 al regime di Ulbricht, dal 13 agosto 1961 al dicembre del 1965, un quinquennio particolarmente \u201ccaldo\u201d: 167 sono stati i morti avversari del regime, le carceri, in quegli anni, ospitarono 12.500 prigionieri politici; dal 1949 al 1965 le condanne per reati anticomunisti furono 75.000; 3.000 oppositori morirono nelle prigioni e nei campi di concentramento. Quindici erano le carceri della zona sovietica, dove i comunisti tenevano i prigionieri politici. Fra i pi\u00f9 famigerati figura Bautzen dove dal 1950 al 1965 ne sono passati 6.100; Buchenwald (rimodernato e riorganizzato nel personale di guardia dopo la \u201cgestione\u201d nazista) oltre 2.200 sono stati gli ospiti nello stesso periodo. Sachenhausen, 5.700 ed il tetro carcere della ridente cittadina di Pankow, alle porte di Berlino, nota anche per essere stata elegante zona residenziale, disseminata dalle sontuose ville dei funzionari del regime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(8) Vopos sta per Volkspolizei ovvero i soldati della polizia popolare della Ddr, in particolare quelli accasermati<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(9) Di questi due italiani si occup\u00f2 anche il quotidiano\u00a0 tedesco <em>S\u00fcddeutsche Zeitung<\/em> di Monaco di Baviera<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(10) Celebrato poi come eroe nazionale da Ulbricht<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(11) Permessi speciali concessi una volta l\u2019anno ai cittadini di Berlino ovest per andare ad est. per i berlinesi del settore occidentale era estremamente\u00a0 complicato recarsi a est, rispetto agli stranieri, in quanto avevano legami familiari e per questo erano pi\u00f9 motivati a varcare il muro,spesso con l\u2019idea di far fuggire i propri familiari o amici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">_______________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Leggi anche<\/strong>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1143\">Una piccola immigrazione<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo pubblicato su MILLENOVECENTO n.22 agosto 2004 Gli italiani e la Germania est\/2 \u2013 Le vittime della Stasi di Anna Maria Minutilli *\u00a0\u00a0<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/quelli-che-furono-contro\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":34588,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[895],"class_list":["post-1144","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofia-del-comunismo","tag-ddr","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - 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