{"id":1089,"date":"2005-07-22T00:00:00","date_gmt":"2005-07-21T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-02-08T09:26:11","modified_gmt":"2016-02-08T08:26:11","slug":"ho-creduto-nei-khmer-rossi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/ho-creduto-nei-khmer-rossi\/","title":{"rendered":"&laquo;Ho creduto nei khmer rossi&raquo;"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><em><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/Kmer-rossi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-30561\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/Kmer-rossi.jpg\" alt=\"Kmer rossi\" width=\"250\" height=\"188\" \/><\/a>In una serie di articoli pubblicati su <strong>Tempi <\/strong>l&#8217;identikit dei sanguinari comunisti cambogiani\u00a0e l&#8217;orrore dell&#8217;immenso lager del Sud Est asiatico<\/em><\/div>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><strong>Tempi<\/strong> Numero: 15 dell\u20198 aprile 2004<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u00abHo creduto nei khmer rossi\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per Ong Thong H\u0153ung, sopravissuto al genocidio del popolo cambogiano, terzomondismo e anti-imperialismo sono alibi dei totalitarismi liberticidi. Il racconto di un\u2019illusione che si trasforma in incubo<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di<strong> Pietro Piccinini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che resta del popolo cambogiano vive oggi faticosamente immerso nella stessa melma in cui \u00e8 stato gettato ventinove anni fa. Non si \u00e8 mai seccato il fango in cui nel 1975 i khmer rossi hanno immobilizzato e seppellito la vita in Cambogia dopo aver sterminato 2 milioni di persone, un terzo dell\u2019intera popolazione. E ci\u00f2 grazie anche all\u2019impunit\u00e0 che sono riusciti ad assicurarsi i carnefici di ieri, che oggi dicono di avere &#8220;la coscienza pulita&#8221; e vivono liberi e dimentichi di tutto il male inflitto alle loro vittime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti, bench\u00e9 fosse stato sconfitto e avesse dovuto abbandonare il potere fin dal gennaio 1979, Pol Pot \u00e8 morto nel 1998, di malattia, nel suo letto, a casa sua, nel suo quartier generale nella foresta del nord-ovest della Cambogia. In effetti non \u00e8 mai stato istituito alcun tribunale che avesse la volont\u00e0 e l\u2019autorit\u00e0 per dire una parola definitiva sulla &#8220;Kampuchea democratica&#8221;. In effetti la memoria dei cambogiani \u00e8 intrappolata in una vischiosa tela d\u2019ipocrisia in cui gli sterminatori complici di Pol Pot non solo non sono ancora stati portati in giudizio per i crimini commessi, ma addirittura oggi si ergono a paladini della democrazia e alcuni di loro occupano tuttora posizioni di potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nuon Chea, ex gerarca di spicco del regime khmer, vive a Pailin e viaggia tranquillamente all\u2019estero; a Pailin abita anche Khieu Samphan, che, da ex presidente della Kampuchea, recentemente (dopo aver assistito alla proiezione del documentario del regista cambogiano Rithy Panh &#8220;S21: The Khmer Rouge Killing Machine&#8221;) si \u00e8 detto \u00abmeravigliato del perch\u00e9 i leader hanno ucciso questa gente\u00bb, ma continua a negare il suo coinvolgimento nel genocidio; Ieng Sary, ex ministro degli esteri del Grunk (Governo reale di unione nazionale della Kampuchea), possiede una villa lussuosa nella capitale e dal 1996 gode di amnistia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, quelli che ammazzavano i poveracci anche solo per aver rubato una patata &#8220;del popolo&#8221;, adesso vanno dicendo che \u00e8 ora di dimenticare il passato, &#8220;nel nome della pace e della riconciliazione nazionale&#8221;. Giusto. Il problema \u00e8 che coloro che oggi parlano &#8220;nel nome della pace e della riconciliazione nazionale&#8221; sono gli stessi che nel 1975 entrarono a Phnom Penh, ne deportarono per intero la popolazione, affamarono, torturarono e trucidarono 2 milioni di persone, proprio\u2026 &#8220;nel nome della pace e della riconciliazione nazionale&#8221;. \u00c8 per questo che Ong Thong H\u0153ung ha deciso di pubblicare solo oggi, anno 2004, il suo libro, Ho creduto nei khmer rossi (Guerini e associati). \u00abI compagni che sono morti non meritavano questa fine. E io non meritavo di aver salva la vita\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho creduto nei khmer rossi \u00e8 la storia di un uomo che dall\u2019Europa dove era andato a studiare e aveva abbracciato l\u2019utopia comunista, torna in patria nei giorni della &#8220;liberazione&#8221;. Un uomo che giunto nella Phnom Penh liberata col sogno di partecipare finalmente all\u2019edificazione di una societ\u00e0 socialista ed emancipata, viene internato con sua moglie in un &#8220;campo di rieducazione&#8221;, dove riesce miracolosamente a sopravvivere nonostante le torture e dove, in un villaggio trasformato in lager, nasce la sua prima figlia. Oggi Ong Thong H\u0153ung vive in Belgio, dove Tempi lo ha raggiunto telefonicamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Monsieur H\u0153ung, cosa resta della tremenda lezione cambogiana? \u00abRestano i carnefici, rimasti impuniti. Resta la terribile assenza di memoria che mi ha costretto a mettere per iscritto quello che ho visto e vissuto sulla mia pelle dell\u2019inaudita violenza dell\u2019utopia. Resta l\u2019incredibile &#8211; almeno per quelli che come me ne hanno conosciuto il suo esito tragico &#8211; ideologia terzomondista che vedo ancora molto diffusa in Occidente, o perlomeno nell\u2019Occidente che conosco, cio\u00e8 l\u2019Europa\u00bb. In effetti, vi \u00e8 pi\u00f9 di un\u2019analogia tra gli attuali movimenti pacifisti e anti-imperialisti che protestano contro l\u2019intervento occidentale in Irak e quei movimenti pacifisti e comunisti-internazionalisti che negli anni Settanta protestavano contro l\u2019intervento americano in Indocina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come all\u2019epoca le piazze europee erano attraversate dal popolo comunista e arcobaleno che gridava \u00abmeglio rossi che morti\u00bb, cos\u00ec oggi il pacifismo sembra unito dalla protesta sull\u2019intervento alleato in Medio Oriente e dal trasferimento di ogni colpa sull\u2019Occidente. Come spiega questa cecit\u00e0, questa volont\u00e0 di non guardare in faccia la realt\u00e0? \u00abNon si spiega se non con la propaganda ideologica &#8211; dice Ong Thong H\u0153ung &#8211; e comunque \u00e8 davvero impressionante questa attitudine occidentale al senso di colpa. Ma l\u2019Occidente non \u00e8 colpevole! Al contrario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Occidente \u00e8 democrazia, libert\u00e0, diritti umani! Un modello di cui il mondo ha bisogno. Consideri l\u2019Asia, gli unici regimi che funzionano e che resistono sono quelli a democrazia liberale, penso al Giappone, a Singapore, alla Corea del Sud, a Taiwan. Dove invece \u00e8 passato il socialismo, ci sono ancora solo macerie, povert\u00e0, disgregazione sociale. Anch\u2019io sono rimasto colpito dalla reazione agli attentati di Madrid. Come si fa a gridare sulle piazze &#8220;Aznar assassino&#8221;? Ma \u00e8 una follia! Oggi \u00e8 il fondamentalismo islamico il nuovo totalitarismo\u00bb. Che verrebbe arginato se l\u2019Occidente si ritirasse dall\u2019Irak? \u00abRitirarsi dall\u2019Irak? Sarebbe un catastrofe &#8211; dice lo scrittore cambogiano &#8211; piuttosto bisogna avere ben presente che il Medio Oriente ha bisogno di trovare la strada verso la democrazia e che l\u2019islam deve essere aiutato a mettersi in discussione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come il cristianesimo ha avuto una sua evoluzione, cos\u00ec bisogna insistere perch\u00e9 l\u2019islam si confronti con la modernit\u00e0 e trovi anch\u2019esso la strada dei diritti umani e della democrazia. No, non condivido affatto la linea del pacifismo angelico che \u00e8 un alibi per il potere totalitario. Mi spiace, io sono per la pace, ma il pacifismo in Europa \u00e8 uguale al terzomondismo. E ribadisco: chi dice che l\u2019Occidente \u00e8 colpevole non rende un buon servizio alla pace, ma a quanti nel mondo calpestano la libert\u00e0, la democrazia e i diritti umani. Dico ai pacifisti e ai terzomondisti: andate in Indocina, andate in Laos, in Vietnam, in Cambogia, e vedete cosa ha prodotto l\u2019odio antioccidentale. Per\u00f2 lei \u00e8 un italiano e allora mi lasci dire: contrariamente a quello che leggo su tanta stampa europea io penso che Berlusconi sia un grande e coraggioso leader democratico dell\u2019Occidente\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma chi \u00e8 questo sopravvissuto di un\u2019utopia che nasce e viene coltivata in Occidente e trova il suo campo di sperimentazione e di morte in Oriente? Come tanti cambogiani in quegli anni, Ong Thong H\u0153ung, studia a Parigi, e come tanti suoi concittadini \u00e8 un attivista dei movimenti sorti dal \u201968, che inneggiano al socialismo e alla guerriglia indocinese contro l\u2019aggressione americana. E come tanti, per realizzare gli obiettivi della resistenza rivoluzionaria, entra nel Funk (Fronte unito nazionale della Kampuchea), dove incontra e frequenta i futuri boia del suo popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era da dieci anni in Francia quando, il 17 aprile del 1975, i khmer rossi liberano Phnom Penh, convincendo moltissimi cambogiani a rientrare in patria per servire il loro paese, per ricostruirlo. Essi avevano atteso a lungo il giorno della rivoluzione, in cui finalmente la Cambogia sarebbe stata di nuovo libera dagli invasori americani. Cos\u00ec, nel luglio del 1976, anche Ong parte da Parigi. In volo gi\u00e0 assapora il ritono al paradiso perduto molti anni prima. Non pu\u00f2 nemmeno immaginare che a Phnom Penh, invece, lo aspetta l\u2019inferno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abCome avremmo potuto indovinare la sorte dei nostri amici rientrati per servire il paese? Al loro ritorno, sono stati tutti rinchiusi in differenti campi a Phnom Penh o nei dintorni. Fino al 1979 non sapremo niente di quello che succedeva nel resto del paese. Non avremo la minima idea della vita fuori dai campi. Avremo una visione d\u2019insieme della realt\u00e0 del regime dei khmer rossi solo dopo la sua caduta\u00bb. Per due anni e mezzo Ong, come la stragrande maggioranza degli &#8220;intellettuali&#8221; rientrati dall\u2019Europa, \u00e8 rimasto rinchiuso nei campi di rieducazione, dove fu costretto a &#8220;ricostruirsi&#8221; per abbandonare individualismo, borghesismo, dignit\u00e0, per imparare a fare &#8220;come il popolo&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nessuno dei rimpatriati ebbe il tempo nemmeno di far visita a ci\u00f2 che rimaneva della propria famiglia. Nessuno pot\u00e9 tornare nei luoghi che desiderava rivedere e che adesso erano diventati dormitori, camere di tortura, macerie. Ai cambogiani rientrati dagli Stati Uniti e dall\u2019Unione Sovietica, invece, il governo della Kampuchea democratica riservava un trattamento pi\u00f9 efficace: furono quasi tutti giustiziati all\u2019arrivo con l\u2019accusa di essere agenti della Cia o del Kgb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei campi, gli &#8220;intellettuali&#8221; venivano educati ad accettare che l\u2019Angkar, il partito, fosse l\u2019unica entit\u00e0 in grado di prendere decisioni, programmare, avere una volont\u00e0 o un\u2019opinione, pensare, desiderare. A questo scopo, ogni momento della vita doveva essere politicizzato. Le persone, gli amici, i parenti, prima ancora di essere tali, dovevano diventare compagni oppure traditori. Perch\u00e9, per l\u2019Angkar, prima bisogna essere rossi, poi uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra chi era riuscito a farsi giudicare &#8220;del popolo&#8221; dal partito, \u00abqualcuno provava compassione per noi. Ma cosa potevano fare? Se qualcuno avesse osato difenderci sarebbe stato designato come un elemento indesiderabile, frutto della cattiva classe sociale, marcio, di destra, appartenente al Funk\u00bb. In questo modo il regime creava la nuova societ\u00e0 di cui nutrirsi: chi non riusciva a fare &#8220;come il popolo&#8221; veniva chiamato &#8220;a compiere il suo dovere per l\u2019Angkar&#8221;, e nessuno lo rivedeva pi\u00f9. \u00abPoco a poco, parliamo la stessa lingua, con le stesse parole e lo stesso stile della radio<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019identit\u00e0 di vedute sui problemi politici \u00e8 ogni giorno pi\u00f9 totale. Mai un punto di disaccordo. Al lavoro, ognuno segue l\u2019altro. Tuttavia, si deve partire dal principio che bisogna essere il pi\u00f9 &#8220;perfetti&#8221; possibile. Dobbiamo tirar fuori i nostri difetti per respingerli. Se no, gli altri diranno che non siamo sinceri. La riunione si incaricher\u00e0 di eliminare tutti i pensieri reazionari, i tradimenti\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La disintegrazione dell\u2019umano nei campi di rieducazione, portata avanti scientificamente durante le sedute di critica\/autocritica pubblica, era resa ancora pi\u00f9 insopportabile dal lavoro, duro quanto inutile, e dalla fame. \u00abNessuno conosce pi\u00f9 nessuno, ormai. Non osiamo pi\u00f9 guardarci in faccia. Ognuno \u00e8 un potenziale nemico, un traditore da abbattere. Secondo Marx ed Engels, lavorando per modificare la natura, l\u2019uomo trasforma il suo essere. Raccogliere merda, demolire una chiesa, zappare la terra, distruggere case: abbiamo lavorato con le nostre mani lottando contro quello che pensavano le nostre teste. Facciamo ci\u00f2 che ci chiede l\u2019Angkar, come bestie da soma. Eccoci trasformati in animali. Cos\u00ec abbiamo corretto la nostra natura\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo nel 1979, dopo l\u2019invasione della Cambogia da parte dei vietnamiti, Ong pot\u00e9 sapere quale destino era toccato a quel popolo che l\u2019Angkar lo aveva costretto ad invidiare. A partire dal 1975, la gente era stata allontanata a forza dalle proprie abitazioni. I villaggi e le citt\u00e0 erano state programmaticamente svuotati, perch\u00e9 l\u2019Angkar aveva stabilito che la popolazione si dovesse dedicare solo all\u2019agricoltura e all\u2019industria. Bisognava raggiungere la piena autarchia economica del paese. Chi non poteva camminare era stato eliminato durante la deportazione. Alla stessa sorte erano andati incontro i sospetti antirivoluzionari. La fame aveva ucciso centinaia di persone ogni giorno. Un bilancio allucinante. \u00abFaccio un conto: due terzi dei miei parenti sono morti\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un diario tremendo il libro di Ong Thong H\u0153ung, dove sembra non esistere scampo alla ferocia di cui l\u2019uomo \u00e8 capace. Confessa le colpe per cui non ha saputo sottrarre sua moglie, i suoi amici, i suoi compagni di universit\u00e0, i suoi parenti alla bestialit\u00e0 dell\u2019Angkar. Ho creduto ai khmer rossi \u00e8 il lungo racconto di quanti, meno di trent\u2019anni fa, come insetti attorno a una lampada, \u00abincoscienti, si lasciano attirare dalla luce e muoiono a centinaia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Pol Pot boia? Invenzione della Cia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Padre Gheddo, trent\u2019anni fa tu sei stato fra i primi a dare notizia del genocidio che i khmer rossi compivano in Cambogia<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di<strong> Casadei Rodolfo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Padre Gheddo, trent\u2019anni fa tu sei stato fra i primi a dare notizia del genocidio che i khmer rossi compivano in Cambogia, e fosti accusato di essere al servizio della Cia. Perch\u00e9 tanti qua da noi non volevano credere a quello che tu e altri raccontavate?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 erano dominati da una visione ideologica della realt\u00e0 ed erano riusciti ad imporla nei media e nell\u2019opinione pubblica. Con molta abilit\u00e0 il Pci aveva saputo imporre il suo modo di leggere i problemi internazionali extraeuropei. In Europa tutti vedevano che dietro la Cortina di Ferro si stava peggio, ma quando si trattava di paesi molto lontani come la Cambogia e il Vietnam o il Mozambico, allora il discorso ideologico funzionava, perch\u00e9 i comunisti erano riusciti a trasfonderlo nelle masse attraverso le loro organizzazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erano dominati dal pregiudizio ideologico secondo cui il socialismo \u00e8 sempre meglio del capitalismo; quindi non deve meravigliare il fatto che dopo aver esaltato per parecchi anni la guerra di liberazione del Vietnam e della Cambogia, quando i comunisti cambogiani e vietnamiti sono saliti al potere si siano trovati spiazzati: le notizie che arrivavano contraddicevano le certezze dell\u2019ideologia. E non solo nel caso della Cambogia: in Vietnam dopo la &#8220;liberazione&#8221; sono fuggite via mare rischiando la vita fra 1,5 e 2 milioni di persone; nel 1954-56 dal nord divenuto comunista erano fuggiti 600-700mila. Ma in Italia molti non ci credevano, oppure dicevano che si trattava di capitalisti e di collaborazionisti degli americani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venendo ai giorni nostri, secondo te c\u2019\u00e8 ancora una visione ideologica dominante a proposito dei conflitti nel Terzo mondo? Bisogna distinguere. Allora la sinistra di opposizione era tutta dominata da questa ideologia, oggi grazie a Dio no. Abbiamo una sinistra che \u00e8 giunta ad una visione pi\u00f9 realistica della realt\u00e0 internazionale, che si oppone al governo Berlusconi sulla questione dell\u2019Irak, ma che tuttavia ha una posizione ben diversa da quella degli estremisti di sinistra, cio\u00e8 gli intellettuali dei Girotondi come Vattimo e Flores d\u2019Arcais e i partiti alla sinistra dei Ds.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019ultima \u00e8 una sinistra ancora ideologica sotto molti aspetti, compreso quello dell\u2019idealizzazione dell\u2019Onu. In una recente intervista radiofonica hai sottolineato il ruolo di pacificazione che i cristiani svolgono in certe realt\u00e0 di conflitto nel Terzo mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho ricordato una cosa detta dal ministro degli Interni indonesiano, che \u00e8 un musulmano. Lui diceva: \u00abQuando formiamo dei comitati di riconciliazione dopo conflitti etnici fra popolazioni islamiche, mettiamo sempre un paio di cristiani che talvolta finiscono per presiedere il comitato. Perch\u00e9 voi cristiani avete il senso del perdono, dell\u2019universalit\u00e0, della gratuit\u00e0, valori decisivi in queste circostanze\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei paesi asiatici a maggioranza musulmana le comunit\u00e0 cristiane sono molto vive, evangelizzano le minoranze non islamiche e costruiscono un rapporto armonioso con la maggioranza musulmana. Perch\u00e9 capiscono che \u00e8 il modo migliore per favorire quell\u2019evoluzione dall\u2019interno dell\u2019islam nel senso dell\u2019apertura e della modernizzazione, che si comincia a scorgere in alcuni paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Alle radici dell&#8217;incredulit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Casadei Rodolfo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giudicata col senno di poi, l\u2019incredulit\u00e0 di cui furono oggetto trent\u2019anni fa le notizie sul genocidio compiuto dai khmer rossi pu\u00f2 apparire una svista tanto clamorosa quanto incomprensibile. In realt\u00e0, Pol Pot e il suo comunismo rurale sono soltanto uno dei tanti miti, poi caduti nella polvere e nel sangue, davanti a cui intellettuali e movimenti politici occidentali si sono prosternati prima di ricredersi a fatica: Mao Zedong, Ho Chi Minh, Samora Machel, Yasser Arafat, Fidel Castro, Aristide e per un breve periodo persino Khomeini sono stati considerati icone venerabili e le loro realizzazioni modelli a cui ispirarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ragione di tutti questi folli innamoramenti sfociati in cocenti delusioni dopo fasi pi\u00f9 o meno lunghe di accecamento l\u2019ha spiegata Pascal Bruckner una ventina di anni fa nel suo libro Il singhiozzo dell\u2019uomo bianco. Bruckner ha spiegato che il terzomondismo &#8211; oggi ribattezzato &#8220;altermondialismo&#8221; &#8211; \u00e8 una religione secolarizzata che scimmiotta il cristianesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 infatti centrata su di un peccato originale, quello compiuto dai popoli del Nord ai danni di quelli del Sud e che consiste nello sfruttamento e nell\u2019asservimento di questi ultimi; e su di una figura di redentore: gli stessi popoli del Sud, che proprio per la loro natura di oppressi e vittime innocenti hanno tutte le qualit\u00e0 politiche e morali per redimere se stessi e tutta l\u2019umanit\u00e0, attraverso rivoluzioni che sono vere e proprie palingenesi morali. In nome di questa visione giornalisti come Tiziano Terzani non potevano credere nemmeno a quello che si compiva sotto i loro occhi: era semplicemente impossibile che chi era innocente per natura si macchiasse di crimini; era semplicemente impossibile che i complici del sistema globale di oppressione dicessero la verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo meccanismo fideistico continua a funzionare anche oggi, al cospetto della minaccia jihadista: \u00e8 di capitale importanza per gli altermondialisti sottolineare che Osama Bin Laden, i talebani, la monarchia saudita, Saddam Hussein, ecc. sono stati in un momento o nell\u2019altro alleati o soci degli americani. Questo permette infatti di confermare il dato di fede secondo cui gli esseri umani del Sud sono buoni e innocenti, e diventano cattivi e colpevoli solo quando si fanno corrompere dal potere del capitalismo finanziario e dell\u2019imperialismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 la religione secolarizzata del terzomondismo-altermondialismo esercita tanta presa in Occidente? Perch\u00e9, almeno in Europa, l\u2019Occidente non crede pi\u00f9 alle sue religioni di un tempo: non crede alle &#8220;magnifiche sorti e progressive&#8221; promesse dall\u2019illuminismo e dal positivismo, e da pi\u00f9 tempo ancora non crede alla formula storica della cristianit\u00e0 e alla sua promessa di &#8220;pace frutto della giustizia&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E siccome non soltanto la natura, ma anche la storia non tollera vuoti, alle religioni di un tempo se ne \u00e8 sostituita una nuova, fondata sull\u2019odio di s\u00e9: le distruzioni delle guerre mondiali e del colonialismo dimostrano che la nostra storia \u00e8 sbagliata, la salvezza pu\u00f2 soltanto arrivare dal di fuori, dall\u2019Altro. Ma l\u2019Altro che arriva si rivela sempre un falso messia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong style=\"font-size: 12px;\">Pentimento cinese<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Dietro ai khmer rossi c\u2019era il maoismo, illusione degli intellettuali occidentali, incubo di quelli cinesi. Che oggi cercano nel cristianesimo una via oltre la disumanit\u00e0 dell\u2019ideologia. Un missionario racconta<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>Casadei Rodolfo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la prima volta dal sedicesimo secolo, dall\u2019epopea di Matteo Ricci, gli intellettuali cinesi si rivolgono al cristianesimo con interesse e simpatia\u00bb. Gianni Criveller, missionario Pime a Hong Kong da dodici anni, si esprime col linguaggio austero e irreprensibile dello studioso, ma soddisfazione e un senso di rivincita trapelano dalle sue parole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da oltre mezzo secolo i missionari cristiani non sono accetti nella Cina continentale, ma da una dozzina di anni nelle ufficialissime universit\u00e0 statali si svolgono corsi di studi cristiani, e lui \u00e8 l\u2019unico sacerdote cattolico di tutto il mondo puntualmente invitato a svolgere lezioni e seminari di cristianesimo al cospetto di studenti e professori delle facolt\u00e0 di filosofia, studi umanistici, scienze religiose. Gli &#8220;studi cristiani&#8221; sono uno dei fenomeni di maggiore rilievo nel mondo accademico cinese contemporaneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tradizione antireligiosa cinese \u00e8 ben nota, specialmente nei riguardi del cristianesimo. Nella Cina imperiale prima e comunista poi migliaia di missionari (compresa una decina di confratelli di padre Criveller) sono stati martirizzati nei modi pi\u00f9 crudeli, e una gran quantit\u00e0 di cristiani locali sono stati trucidati. Alla luce di ci\u00f2 quel che sta succedendo nelle universit\u00e0 \u00e8 sorprendente, ma solo se si dimenticano due passaggi essenziali. \u00abGli intellettuali cinesi &#8211; spiega Criveller &#8211; sono stati traumatizzati da due vicende: la Rivoluzione culturale e la repressione di piazza Tien-An-Men.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quelle due esperienze hanno segnato ai loro occhi prima il fallimento del maoismo, e poi quello del riformismo di Deng Xiaoping. Si sono messi alla ricerca di nuove vie, e cos\u00ec sono arrivati al cristianesimo. Tutti i cinesi vengono educati all\u2019idea che la religione \u00e8 un\u2019aberrazione dello spirito, \u00e8 una superstizione antiscientifica; e che il cristianesimo \u00e8 stato uno strumento della penetrazione imperialista in Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma chi frequenta gli &#8220;studi cristiani&#8221; scopre che il cristianesimo \u00e8 al cuore dello sviluppo della civilt\u00e0 occidentale, che non \u00e8 affatto nemico della ragione e della crescita sociale. Quello che per\u00f2 li colpisce di pi\u00f9 e cambia i loro pregiudizi \u00e8 l\u2019approccio con l\u2019arte sacra, come quella di Raffaello e Michelangelo: se i soggetti religiosi hanno ispirato tanta bellezza, pensano, non possono essere una cosa da disprezzare\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Identikit dei &#8220;cristiani culturali&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le universit\u00e0 cinesi che tengono corsi di cristianesimo sono dodici, la prima \u00e8 stata l\u2019universit\u00e0 Zejong di Pechino nel 1991. Padre Criveller viene invitato attraverso l\u2019Istituto di studi sino-cristiani di Hong Kong di cui \u00e8 guest professor, l\u2019unica realt\u00e0 a cui si rivolgono le autorit\u00e0 accademiche cinesi. L\u2019istituto \u00e8 sponsorizzato dalla Federazione luterana mondiale, e tranne Criveller tutti gli insegnanti spediti in Cina sono protestanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine, fra le migliaia di studiosi cinesi del cristianesimo contemporanei alcune centinaia possono essere definiti &#8220;cristiani culturali&#8221;, che hanno nel cristianesimo un punto di riferimento intellettuale, morale o spirituale. Per alcuni di essi non \u00e8 importante la verit\u00e0 religiosa del messaggio, ma il suo contenuto morale, visto come l\u2019ancora di salvezza della societ\u00e0 cinese in trasformazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri invece approdano ad un\u2019adesione piena all\u2019annuncio cristiano, che per\u00f2 vivono al di fuori di qualsiasi contesto ecclesiale per varie ragioni: non vogliono entrare nella Chiesa clandestina per non essere estromessi dall\u2019universit\u00e0 e non aderiscono alla Chiesa ufficiale, filo-governativa, perch\u00e9 la giudicano un\u2019istituzione politica e non autenticamente evangelica; sono scandalizzati dalle divisioni fra i cristiani, dalla frammentazione delle denominazioni che secondo loro rende priva di significato la partecipazione istituzionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLiu Shao Bong, il &#8220;padre&#8221; dei cristiani culturali &#8211; dice Criveller &#8211; un giorno ha detto: &#8220;Siamo come Simone Weil, cristiani senza battesimo e senza Chiesa&#8221;. Poi per\u00f2 si \u00e8 fatto battezzare in Svizzera da un pastore protestante. E a me personalmente \u00e8 accaduto pi\u00f9 di una volta di sentirmi dire da uno studente: &#8220;Professore, ho deciso di chiedere il Battesimo&#8221;. L\u2019ultima volta che mi \u00e8 capitato \u00e8 stata una vera sorpresa, si trattava di una delle traduttrici delle lezioni: era raggiante\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In una serie di articoli pubblicati su Tempi l&#8217;identikit dei sanguinari comunisti cambogiani\u00a0e l&#8217;orrore dell&#8217;immenso lager del Sud Est asiatico<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/ho-creduto-nei-khmer-rossi\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":30561,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[81,32,108],"tags":[2403,139,861],"class_list":["post-1089","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cambogia","category-filosofia-del-comunismo","category-paesi-e-continenti","tag-cambogia","tag-comunismo","tag-kmer-rossi","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>&laquo;Ho creduto nei khmer rossi&raquo; 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