{"id":1072,"date":"2005-07-21T15:27:17","date_gmt":"2005-07-21T13:27:17","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-04-29T13:28:13","modified_gmt":"2016-04-29T11:28:13","slug":"dal-pci-al-pds-le-tappe-e-i-contenuti-di-una-metamorfosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/dal-pci-al-pds-le-tappe-e-i-contenuti-di-una-metamorfosi\/","title":{"rendered":"&quot;Dal PCI al PDS&quot;: le tappe e i contenuti di una metamorfosi rivoluzionaria"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-33785\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/Pci_Pds.jpg\" alt=\"Pci_Pds\" width=\"147\" height=\"200\" \/>Cristianit\u00e0 <\/strong>n. 225-226 (1994)<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di<strong> Marco Invernizzi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>&#8220;treno dei progressisti&#8221;<\/em> \u00e8 partito verso le elezioni politiche indette per la primavera del 1994, candidandosi alla guida del governo della Repubblica Italiana (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Saldamente guidato dalla &#8220;locomotiva&#8221; costituita dal PDS, il Partito Democratico della Sinistra, tale &#8220;treno&#8221; \u00e8 composto da numerosi e variegati vagoni: da AD, Alleanza Democratica, al Partito della Rifondazione Comunista, dalla Federazione dei Verdi a una parte del Partito Repubblicano Italiano, con il sen. Bruno Visentini e on. Giorgio Bogi, da una componente del PSI, il Partito Socialista Italiano, denominata Area Socialista, con Ottaviano Del Turco e Giorgio Benvenuto, a una componente detta Costituente della Strada, per finire con frange del mondo cattolico, cio\u00e8 il Movimento per la Democrazia-La Rete del sindaco di Palermo, on. Leoluca Orlando, e i Cristiano-Sociali dell\u2019on. Ermanno Gorrieri, uno dei fondatori della Democrazia Cristiana, e del sen. Pierre Carniti, gi\u00e0 segretario della CISL, la Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Alleanza progressista o, pi\u00f9 semplicemente, la Sinistra, \u00e8 tenuta insieme dall\u2019abile mediazione del segretario del PDS, on. Achille Occhetto, che deve far restare sugli stessi binari, almeno fino alle elezioni, soprattutto i comunisti del Partito della Rifondazione Comunista e i liberali di AD; ma il peso del PDS nell\u2019Alleanza deriva in modo particolare dal suo apparato organizzativo, certo inferiore a quello di un tempo, ma &#8211; sommato all\u2019apparato del Partito della Rifondazione Comunista &#8211; comunque in grado di garantire una presenza capillare, sia sul territorio che nel corpo sociale, su cui nessun altro partito pu\u00f2 contare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte alla Sinistra che si candida al governo, nell\u2019opinione pubblica sorgono immediate e giustificate domande sull\u2019identit\u00e0 delle sedicenti forze progressiste, particolarmente in quella met\u00e0 di italiani profondamente contrari alla Sinistra in generale e a ogni forma di socialismo in particolare; naturalmente queste domande riguardano anzitutto l\u2019elemento trainante del &#8220;treno dei progressisti&#8221;, cio\u00e8 il PDS.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cos\u2019\u00e8 il PDS, la nuova &#8220;cosa&#8221; nata dal PCI, il Partito Comunista Italiano, dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989? Si tratta di comunisti rimasti tali, ma costretti a cambiare il nome e il programma per mantenere un consenso eroso dal fallimento del socialismo reale? O \u00e8 il frutto di un mutamento reale, cio\u00e8 di un ritorno ai princ\u00ecpi della Rivoluzione francese, che non si sarebbero inverati in quella d\u2019Ottobre, e quindi della ripresa del tentativo di coniugare libert\u00e0 e uguaglianza senza sacrificare nessuna delle due?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">O, ancora &#8211; e sempre nell\u2019ipotesi del mutamento reale -, si tratta della conseguenza politica della vittoria culturale del &#8220;pensiero debole&#8221;, e quindi della nascita del partito relativista, del &#8220;partito radicale di massa&#8221;, del partito del &#8220;pensiero debole&#8221; organizzato? Oppure, pi\u00f9 semplicemente &#8211; come veniva spiegato nei Seminari di Formazione Anti-Comunista promossi da Alleanza Cattolica negli anni Settanta e Ottanta -, poich\u00e9 il comunismo non esaurisce la Rivoluzione, dopo il fallimento ideologico e pratico del socialcomunismo, il processo di opposizione nella storia al piano di Dio sull\u2019uomo e sulle nazioni, cio\u00e9 appunto la Rivoluzione, continua attraverso altre tappe?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per rispondere adeguatamente a queste domande bisogna anzitutto ripercorrere le fasi principali che hanno visto nascere il PDS: allo scopo, mi servo ampiamente uno studio di Piero Ignazi, ricercatore nel Dipartimento di Politica, Istituzioni, Storia dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dal PCI al PDS: la nascita della &#8220;cosa&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 12 novembre 1989, tre giorni dopo la caduta del Muro di Berlino, il segretario generale del PCI, on. Achille Occhetto, nel corso di una manifestazione partigiana in un quartiere di Bologna, enuncia il progetto di trasformare radicalmente il partito in una nuova &#8220;cosa&#8221;. Il Comitato Centrale del PCI approva il progetto del segretario nella riunione tenuta del 20 al 24 novembre con 219 voti favorevoli, 73 contrari e 34 astenuti. La trasformazione verr\u00e0 confermata con la maggioranza dei due terzi dei delegati nel corso del Congresso straordinario nel marzo del 1990, il XIX del PCI, mentre il successivo XX Congresso sancir\u00e0 ufficialmente la nascita del nuovo soggetto politico, il Partito Democratico della Sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Piero Ignazi, il processo di cambiamento del PCI avviene in due fasi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> la prima va dalla sconfitta elettorale del 1987 alla caduta del Muro di Berlino nel 1989, ed \u00e8 caratterizzata dall\u2019<em>&#8220;articolazione dei fini&#8221;<\/em>, cio\u00e9 da un parziale mutamento delle finalit\u00e0 del PCI e da un graduale abbandono della sua &#8220;diversit\u00e0&#8221; organizzativa, cio\u00e9 del &#8220;centralismo democratico&#8221;;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.<\/strong> la seconda fase comincia nel 1989 con l\u2019annuncio, da parte dell\u2019on. Achille Occhetto, della radicale trasformazione del PCI e si conclude due anni dopo, nel 1991, con l\u2019avvenuta <em>&#8220;sostituzione dei fini&#8221;<\/em>, cio\u00e9 con la nascita di un soggetto politico che abbandona esplicitamente il progetto di instaurare una societ\u00e0 comunista attraverso la lotta di classe e che rinuncia al centralismo democratico, permettendo ufficialmente la nascita di correnti all\u2019interno del partito (3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il PCI dopo il fallimento del &#8220;compromesso storico&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia del PCI ha conosciuto numerose e significative mutazioni tattiche e strategiche dopo il ritorno di Palmiro Togliatti in Italia, alla fine della seconda guerra mondiale: dalla svolta &#8220;democratica&#8221; e anti-insurrezionale di Salerno, nel 1944, alla destalinizzazione dopo il 1956; dalla strategia di &#8220;compromesso storico&#8221;, con il conseguente ingresso del PCI nei governi detti di &#8220;solidariet\u00e0 nazionale&#8221;, dal 1976 al 1979, fino all\u2019abbandono di questa strategia in seguito alla sconfitta elettorale del 1979 e alla scelta dell\u2019&#8221;alternativa democratica&#8221; nel 1980; e, ancora, con lo &#8220;strappo&#8221; dall\u2019URSS, voluto dall\u2019on. Enrico Berlinguer e progressivamente realizzatosi nel corso degli anni Ottanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque, nel corso di questi decenni, il PCI aveva sempre mantenuto, come obiettivo della propria azione politica, la trasformazione socialista del paese, una meta che nessuno che volesse rimanere nel partito aveva mai messo in discussione, anche perch\u00e9 la politica del partito stesso veniva costantemente premiata dai risultati elettorali, che vedevano il PCI in continua ascesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il logorio dovuto al rimanere in &#8220;mezzo al guado&#8221;, cio\u00e9 al voler governare senza riuscirvi, rimanendo a met\u00e0 strada fra il potere e l\u2019opposizione &#8211; come avvenne durante i governi di &#8220;solidariet\u00e0 nazionale&#8221;, quando il PCI venne coinvolto nella politica di austerit\u00e0 promossa dall\u2019allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti, senza peraltro beneficiare ancora del potere legale -, cost\u00f2 al PCI il primo regresso elettorale, nel 1979, che bast\u00f2 per far cessare la politica di &#8220;compromesso storico&#8221; (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erano gli anni in cui l\u2019utopia della Rivoluzione del Sessantotto sfociava nel terrorismo e nell\u2019incremento della diffusione della droga mentre, a livello culturale, le &#8220;forti&#8221; ideologie rivoluzionarie lasciavano il posto al &#8220;pensiero debole&#8221;, al trionfo del relativismo e del nichilismo, e al &#8220;tutto \u00e8 politica&#8221; subentrava il &#8220;ritorno al privato&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cominciava l\u2019era craxiana &#8211; il tempo di cui \u00e8 stato indubbio protagonista il segretario del PSI on. Bettino Craxi -, fra l\u2019altro caratterizzata da una dura lotta per l\u2019egemonia nella Sinistra, nella quale appunto il PSI sceglieva il riformismo socialista come referente storico e ideologico per liberarsi dalla sudditanza politica verso il PCI, mentre quest\u2019ultimo conosceva uno dei periodi certamente pi\u00f9 difficili della sua storia, messo in difficolt\u00e0 dal venir meno della capacit\u00e0 seduttiva della mitologia comunista fra i giovani, dalla progressiva diminuzione quantitativa della classe operaia, cio\u00e9 del soggetto rivoluzionario per eccellenza, e &#8211; soprattutto &#8211; dal venire alla luce in modo sempre pi\u00f9 palese dello sfacelo morale e materiale nei paesi del socialismo reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, le sorti della Repubblica Italiana si giocavano soprattutto all\u2019estero, in modo particolare nell\u2019URSS, dove avvenivano i grandi mutamenti politici e istituzionali, che avrebbero poi avuto ripercussioni negli altri Stati comunisti dell\u2019Europa Orientale e, quindi, anche in Italia, dove esisteva il maggior partito comunista del mondo non comunista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, i mutamenti epocali avvenuti con Juri Vladimirovic Andropov e poi, principalmente, durante la presidenza di Mikhail Serghevic Gorbaciov, interessano l\u2019evoluzione del PCI in Italia oltre che per il progressivo venir meno del PCUS come punto di riferimento e come fonte di finanziamento, anche per le analoghe modalit\u00e0 di attuazione del mutamento stesso. Infatti, in entrambi i casi, i cambiamenti avvengono per iniziativa del vertice, sollecitati da pressioni esercitate da situazioni specifiche: in specie, &#8220;suggeriti&#8221; nell\u2019URSS dal fallimento del progetto di mantenere il potere e, in Italia, dal fallimento del progetto di conquistarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1987: la sconfitta elettorale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lieve flessione nelle elezioni del 1983 &#8211; solamente &#8211; 0,5% &#8211; viene fatta dimenticare dalle elezioni europee del 1984, nelle quali il PCI trionfa e, con il 33,3% dei voti espressi, diventa il primo partito italiano. Naturalmente, il successo fa s\u00ec che i comunisti non riflettano &#8211; almeno in apparenza &#8211; sulla loro crisi e sul fatto che la vittoria elettorale, conseguita sull\u2019onda dell\u2019effetto emotivo provocato dalla morte del segretario del partito, on. Enrico Berlinguer, \u00e8 stata ottenuta soprattutto grazie alla confluenza dei voti precedentemente riversatisi sul PDUP, il Partito Democratico di Unit\u00e0 Proletaria, quindi va valutata tenendo presente l\u2019altissimo numero di astensioni, di schede bianche e di schede nulle: insomma, il PCI aumenta soltanto dell\u20191,4% rispetto alle precedenti elezioni politiche del 1983 (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi vengono le sconfitte nelle elezioni amministrative del 1985 e, soprattutto, nel <em>referendum<\/em> promosso dallo stesso PCI sulla &#8220;scala mobile&#8221;, sempre nello stesso anno, ma la vera crisi esplode dopo la grave flessione elettorale nelle elezioni politiche del 1987, quando il partito raccoglie il 26,6% dei voti espressi e ritorna al di sotto del risultato del 1968.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti conoscono l\u2019enorme importanza che, nella prospettiva marxista, ha la verifica nella storia della propria azione politica: perci\u00f2, tornare al di sotto del risultato elettorale conseguito nel 1968 significava che, dopo vent\u2019anni di lotta rivoluzionaria &#8211; che pur aveva profondamente cambiato cultura e costume degli italiani, grazie alla pratica della rivoluzione culturale gramsciana &#8211; il comunismo aveva raggiunto il suo massimo di capacit\u00e0 di convincimento, che non avrebbe potuto andare oltre e che, quindi, era necessario rinunciare a quell\u2019apparato ideologico e politico che ormai rappresentava un ostacolo per la conquista del potere: cio\u00e8, era necessaria un\u2019altra &#8220;cosa&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non so se sia stato questo il ragionamento &#8211; che peraltro mi sembra molto marxista &#8211; che ha inizialmente provocato la decisione di promuovere il cambiamento del PCI, ma certamente il mutamento si mette in moto e comporta l\u2019insediamento dell\u2019on. Achille Occhetto alla vicesegreteria quindi, a causa delle cattive condizioni di salute del segretario, l\u2019on. Alessandro Natta, alla segreteria nel maggio del 1988.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019elezione dell\u2019on. Achille Occhetto avviene in un periodo di crisi non abituale nel partito, con gli organi dirigenti costretti a subire le domande e le discussioni della base militante, ormai apertamente relative all\u2019identit\u00e0 dell\u2019essere comunisti, e non pi\u00f9 soltanto alla linea politica o alla strategia del partito. La sua stessa elezione non avviene all\u2019unanimit\u00e0 e la direzione del partito si spacca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019on. Achille Occhetto \u00e8 sostenuto dal centro berlingueriano e dalla sinistra dell\u2019on. Pietro Ingrao, nelle cui file lo stesso neosegretario aveva militato. Fino al 1989 la sua azione sul partito opera alcuni cambiamenti anche importanti, ma si ferma o retrocede ogniqualvolta sembri rinnegare i fondamenti dell\u2019identit\u00e0 comunista, in particolare il legame con la Rivoluzione d\u2019Ottobre e i momenti &#8220;mitologici&#8221; della storia del PCI.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Significativa \u00e8 la grande reazione dei massimi esponenti del partito dopo l\u2019insinuazione &#8211; avanzata nell\u2019estate del 1989 da un intellettuale vicino all\u2019on. Achille Occhetto, Biagio de Giovanni &#8211; sul coinvolgimento di Palmiro Togliatti nei delitti provocati dalla politica cominformista (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A mio avviso, i due principali cambiamenti nel periodo dell\u2019<em>&#8220;articolazione dei fini&#8221;<\/em>, cio\u00e8 dal 1987 al 1989, riguardano l\u2019ancoraggio ideologico del nuovo PCI ai princ\u00ecpi della Rivoluzione francese e il progressivo venir meno, all\u2019interno del partito, del centralismo democratico, con il manifestarsi di dissensi pubblici e il formarsi delle correnti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La seconda fase: la &#8220;sostituzione dei fini&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stessa azione riformatrice di Mikhail S. Gorbaciov nell\u2019URSS &#8211; la <em>perestrojka<\/em> &#8211; viene letta dai comunisti italiani come testimonianza della sostanziale bont\u00e0 del sistema uscito dalla Rivoluzione d\u2019Ottobre, proprio in quanto sistema riformabile. Dal 1987 al 1989 l\u2019azione riformatrice dell\u2019on. Achille Occhetto sembra muoversi in perfetta sintonia con quella di Mikhail S. Gorbaciov: cambiare certamente e anche molto, ma nell\u2019ambito della prospettiva socialcomunista, secondo l\u2019ottica berlingueriana dell\u2019immissione di elementi di socialismo nella societ\u00e0 italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soltanto con il 1989 e con il crollo dei regimi comunisti nei paesi dell\u2019Europa Orientale avverr\u00e0 il distacco radicale e la fuoriuscita del PCI dal solco tracciato a partire dalla Rivoluzione guidata da Vladimir Ilic Lenin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l\u2019avvento dell\u2019on. Achille Occhetto alla guida del partito si verificano importanti mutamenti anche nella composizione delle strutture direttive: per esempio, fra i membri della segreteria, cio\u00e9 dell\u2019esecutivo ristretto, del PCI nel 1983 e quelli del 1989, l\u2019on. Achille Occhetto \u00e8 l\u2019unico elemento di continuit\u00e0, cos\u00ec come \u00e8 radicale il cambiamento nella composizione della Direzione del partito &#8211; il <em>&#8220;cuore del gruppo dirigente&#8221;<\/em>, come lo definisce Piero Ignazi (7) &#8211; con ventidue nuovi ingressi &#8211; il 42,3% -, eletti dal XVIII Congresso nel 1989.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda fase del cambiamento si compie fra la fine del 1989 e il febbraio del 1991 e consiste nel contemporaneo mutamento del nome e dell\u2019identit\u00e0 ideologica del partito. I principali artefici e sostenitori del cambiamento sono, naturalmente oltre al segretario del partito, gli esponenti della nuova classe dirigente, entrata nelle strutture direttive con l\u2019on. Achille Occhetto, gli uomini della &#8220;destra&#8221; riformista guidata dall\u2019on. Giorgio Napolitano, mentre il centro berlingueriano e la sinistra dell\u2019on. Pietro Ingrao si dividono nel sostegno al segretario, e dalla corrente dello stesso on. Pietro Ingrao entrano nell\u2019orbita del segretario personaggi come l\u2019on. Antonio Bassolino e dell\u2019on. Bruno Trentin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La linea politica dell\u2019on. Achille Occhetto viene appoggiata soprattutto dai funzionari e dai dirigenti locali e, in particolare, dai rappresentanti dell\u2019Emilia-Romagna, che costituiscono il 30% del partito. Essi sosterranno la mozione congressuale a favore del cambiamento nel corso del XX Congresso del PCI &#8211; svoltosi dal 31 gennaio al 4 febbraio 1991 -, dove la tesi dell\u2019on. Achille Occhetto otterr\u00e0 il 64,1% dei voti favorevoli, con 807 delegati a favore su 1.259.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019ancoraggio ai princ\u00ecpi della Rivoluzione francese<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019aspetto relativo al rapporto fra la &#8220;nuova sinistra&#8221; e le due rivoluzioni, quella francese del 1789 e quella russa del 1917, \u00e8 stato trattato, fra gli altri, da Biagio de Giovanni, in un convegno promosso dall\u2019Area Politiche Culturali del PDS, a Roma, nei giorni 26 e 27 febbraio 1992 (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo intervento, Biagio de Giovanni sostiene che la caduta del comunismo deve essere accettata dalla Sinistra e deve costituire l\u2019occasione perch\u00e9 quest\u2019ultima ritorni ai princ\u00ecpi dei diritti dell\u2019uomo sanciti dalla Rivoluzione francese e violati invece da quella comunista del 1917; cos\u00ec facendo, la Sinistra impedir\u00e0 che tali princ\u00ecpi rimangano patrimonio soltanto della tradizione liberaldemocratica, purch\u00e9 sappia rinunciare al legame con la rivoluzione intesa come processo per instaurare una nuova societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tesi di Biagio de Giovanni viene ripresa dall\u2019on. Achille Occhetto, che si richiama pure ai princ\u00ecpi del 1789 e ai diritti dell\u2019uomo: la &#8220;nuova cosa&#8221;, secondo questa prospettiva, sarebbe una specie di partito radicale di massa, il partito dei diritti dei diversi in tutti i campi, il partito che esalta la libert\u00e0 senza alcun limite e la democrazia come mito trainante della propria azione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A quest\u2019ultimo riguardo, concludendo i lavori del convegno, l\u2019on. Achille Occhetto dir\u00e0: <em>&#8220;Dobbiamo ripensare la democrazia, come democratizzazione integrale della societ\u00e0, come frontiera in continuo movimento verso la conquista di nuovi territori&#8221;<\/em> (9), assumendo la democrazia non soltanto come metodo con cui si prendono le decisioni politiche. Infatti, com\u2019era stato detto nell\u2019introduzione allo stesso convegno dall\u2019on. Claudia Mancina, <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> la democrazia non \u00e8 semplicemente un metodo, perch\u00e9 proprio nelle sue procedure c\u2019\u00e8 un aspetto sostantivo, che la rende desiderabile, la rende anche un fine e un valore, anzi il valore-base della politica, senza il quale gli altri non possono essere perseguiti. Cio\u00e9: il processo democratico non ci assicura che verranno prese delle decisioni buone, ma \u00e8 comunque un bene che le decisioni vengano prese attraverso il processo democratico&#8221; <\/em>(10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiudendo lo stesso convegno, l\u2019on. Achille Occhetto spiegher\u00e0 il passaggio dal PCI al PDS in questi termini: <em>&#8220;Nell\u201987 noi cogliemmo che una lunga stagione politica del nostro paese si era ormai conclusa. Quella del consociativismo, quella &#8211; come dicemmo &#8211; legata all\u2019idea che l\u2019incontro tra le grandi forze politiche popolari fosse necessario e sufficiente a produrre rinnovamento. &#8220;Nell\u201989 ci siamo misurati con il collasso dei regimi autoritari dell\u2019Est europeo e con la fine dell\u2019epoca della guerra fredda; con la fine dell\u2019ordine internazionale &#8211; e anche interno &#8211; che aveva come quadro di riferimento ineludibile una certa configurazione, quella della contrapposizione tra blocchi.&#8221;[&#8230;] &#8220;Il Pci, nessuno pu\u00f2 discuterlo, ha fatto la sua parte. Ma, appunto, tra l\u201987 e l\u201989 abbiamo preso consapevolezza che tutto ci\u00f2, una grande eredit\u00e0, era alle nostre spalle. Che tutti dovevamo ricominciare&#8221;<\/em> (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso uomo politico concludeva: <em>&#8220;Perch\u00e9 democratici e di sinistra? &#8220;Siamo voluti tornare alle fonti. Alle fonti della modernit\u00e0 politica. Alla fonte comune che ha dato alimento ideale, per due secoli, a tutti i movimenti democratici e di sinistra in Occidente&#8221;<\/em> (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quale partito?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Piero Ignazi, l\u2019identit\u00e0 della &#8220;nuova cosa&#8221; potrebbe assomigliare a tre modelli diversi: il partito della socialdemocrazia o laburista, voluto soprattutto dalla &#8220;destra&#8221; riformista dell\u2019on. Giorgio Napolitano, che si ispira alle socialdemocrazie europee; il partito antagonista-movimentista, rappresentato dalla sinistra dell\u2019on. Pietro Ingrao e dell\u2019on. Antonio Bassolino, oppure il partito radicale di massa, che sostituirebbe la classe operaia come referente privilegiato dell\u2019azione politica con il &#8220;cittadino&#8221; e con i suoi diritti, in questo seguendo la scelta per i princ\u00ecpi della Rivoluzione francese fatta dall\u2019on. Achille Occhetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019ultimo difficilmente accetter\u00e0 di ingabbiare il PDS in una sola di queste definizioni ma, anche se ha rifiutato l\u2019ipotesi del partito radicale di massa, \u00e8 indubbio che il PDS sembra realizzare sempre pi\u00f9 un modello di questo genere, che &#8211; fra l\u2019altro &#8211; gli permette di essere il perno delle alleanze elettorali con le quali si candida a governare, guidando appunto tutte le altre forze progressiste come una locomotiva traina i vagoni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019alleanza elettorale guidata dal PDS appare come l\u2019espressione politica di molteplici posizioni ideologiche, tutte per\u00f2 riconducibili sul piano culturale a quell\u2019unica che, in certo modo, non ne esclude nessuna, il &#8220;pensiero debole&#8221; (13), cio\u00e9 l\u2019affermazione che nega l\u2019esistenza di qualsiasi &#8220;verit\u00e0 delle cose&#8221; (14) e riduce la convivenza civile a un semplice convenzionalismo, per cui i diritti civili dell\u2019uomo &#8211; quelli a cui l\u2019on. Achille Occhetto si richiama come fonte della propria azione politica &#8211; vengono determinati dagli interessi temporanei dei singoli uomini e dei diversi gruppi umani, ma non sono assolutamente valori perenni e metastorici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conclusione spiega le contraddizioni dell\u2019ideologia politica del fronte progressista: il sostegno ai diritti del cittadino, ma non a quelli del bambino non nato, le campagne contro l\u2019estinzione di alcune specie animali e il favore all\u2019eutanasia, la solidariet\u00e0 ai &#8220;diversi&#8221; anche contro natura e il silenzio sulle necessit\u00e0 della famiglia, soprattutto quando numerosa, vessata dalla persecuzione fiscale, minacciata dal pervertimento del costume ed emarginata nella vita sociale e politica, e &#8211; ancora &#8211; la mancanza di solidariet\u00e0 con la scuola libera, che aspetta da cinquant\u2019anni l\u2019equiparazione a quella di Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Troppo spesso la polemica contro il fronte progressista si limita all\u2019aspetto economico e alla richiesta rivolta al PDS di rinunciare al collettivismo e all\u2019assistenzialismo, mentre sorvola su questi punti fondamentali, quando non li trascura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le elezioni politiche del 27 e 28 marzo 1994<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Superate le grandi difficolt\u00e0 che hanno accompagnato il cambiamento, il PDS si candida alla guida del governo della Repubblica Italiana dopo le elezioni politiche del 27 e 28 marzo 1994. Per opporsi a questo tentativo \u00e8 necessario non limitarsi a un impegno che derivi dalla paura che il PDS nasconda una posizione comunista mai veramente abbandonata &#8211; paura del resto legittima, conoscendo il trasformismo strutturale dell\u2019ideologia comunista -, ma bisogna descrivere e combattere il PDS anche per quello che \u00e8 e dice di essere oggi. Tanto meglio se questa opposizione favorir\u00e0 una riflessione e un accostamento a quei princ\u00ecpi naturali e cristiani che il fronte progressista, direttamente o indirettamente, contrasta radicalmente<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(1)<\/strong> Per la dizione e la descrizione anche grafica, cfr. <em>l\u2019Unit\u00e0<\/em>, 18-12-1993.<\/p>\n<div>\n<div align=\"justify\">\n<div><strong>(2)<\/strong> Cfr. Piero Ignazi, <em>Dal PCI al PDS,<\/em> il Mulino, Bologna 1992.<\/div>\n<div><strong>(3)<\/strong> Cfr. <em>ibid., <\/em>p. 20.<\/div>\n<div><strong>(4)<\/strong> Su questo periodo, cfr. Giovanni Cantoni, <em>La &#8220;lezione italiana&#8221;. Premesse, manovre e riflessi della politica di &#8220;compromesso storico&#8221; sulla soglia dell\u2019Italia rossa, <\/em>Cristianit\u00e0, Piacenza 1980.<\/div>\n<div><strong>(5)<\/strong> Cfr. Idem, <em>Il &#8220;sorpasso&#8221; millantato e il nuovo &#8220;miracolo italiano&#8221;, <\/em>in <em>Cristianit\u00e0, <\/em>anno XII, n. 112-113, agosto-settembre 1984.<\/div>\n<div><strong>(6)<\/strong> Cfr. P. Ignazi, <em>op. cit., <\/em>p. 66.<\/div>\n<div><strong>(7)<\/strong> <em>Ibid., <\/em>p. 112.<\/div>\n<div><strong>(8)<\/strong> Cfr. Biagio de Giovanni, <em>Libert\u00e0 ed emancipazione, <\/em>in <em>Le idee della sinistra. Atti del convegno nazionale del Pds. Roma, 26-27 febbraio 1992<\/em>, Editori Riuniti, Roma 1992, pp. 131-140.<\/div>\n<div><strong>(9)<\/strong> Achille Occhetto, <em>Perch\u00e9 democratici e di sinistra, ibid<\/em>., p. 274.<\/div>\n<div><strong>(10)<\/strong> Claudia Mancina, <em>Le idee della sinistra. Introduzione, ibid., <\/em>p. 18.<\/div>\n<div><strong>(11)<\/strong> A. Occhetto, <em>intervento cit<\/em>., <em>ibid.,<\/em> pp. 271-272.<\/div>\n<div><strong>(12)<\/strong> <em>Ibid<\/em>., p. 273.<\/div>\n<div><strong>(13)<\/strong> Per un accostamento critico al &#8220;pensiero debole&#8221;, cfr. il numero speciale del mensile di orientamento bibliografico <em>Cultura e libri<\/em>, anno VI, n. 48-49, luglio-agosto 1989, su <em>Il nichilismo. Da Heidegger al &#8220;pensiero debole&#8221;, <\/em>a cura di don Antonio Livi, e in particolare il saggio di Francesco Botturi, <em>Dal nichilismo all\u2019ateismo, <\/em>pp. 43-53. Per valutare gli effetti della diffusione del &#8220;pensiero debole&#8221; e, soprattutto, per impostare una riconquista intellettuale ed esistenziale dei valori minacciati da questa forma di pensiero, cfr. don A. Livi, <em>Il senso comune tra razionalismo e scetticismo (Vico, Reid, Jacobi, Moore). In Appendice: Dizionario critico dei termini filosofici,<\/em> Massimo, Milano 1992; e Idem, <em>Filosofia del senso comune. Logica della scienza &amp; della fede, <\/em>Ares, Milano 1990. Le due opere affrontano il tema della filosofia del senso comune come riconquista di un corretto rapporto con il reale evitando gli errori razionalistici e scettici, fra cui appunto il &#8220;pensiero debole&#8221;: la prima tratta l\u2019aspetto storico e la seconda quello teoretico del tema. Sullo stesso argomento, cfr. anche di G. Cantoni, <em>Introduzione<\/em> a Massimo Introvigne, <em>Il ritorno dello gnosticismo, <\/em>SugarCo, Carnago (Varese) 1993, pp. I-X.<\/div>\n<div><strong>(14)<\/strong> Sul punto, cfr. Josef Pieper, <em>Verit\u00e0 delle cose. Un\u2019indagine sull\u2019antropologia del Medio Evo<\/em>, trad. it., Massimo, Milano 1981<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cristianit\u00e0 n. 225-226 (1994) di Marco Invernizzi Il &#8220;treno dei progressisti&#8221; \u00e8 partito verso le elezioni politiche indette per la primavera del 1994, candidandosi alla guida del governo della Repubblica Italiana (1).<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/dal-pci-al-pds-le-tappe-e-i-contenuti-di-una-metamorfosi\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":33785,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[82,20],"tags":[424,853,832],"class_list":["post-1072","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunismo-in-italia","category-politica-nazionale","tag-comunismo-in-italia-2","tag-pci","tag-pds","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - 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