{"id":1042,"date":"2005-07-20T00:00:00","date_gmt":"2005-07-19T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-07-13T16:17:58","modified_gmt":"2016-07-13T14:17:58","slug":"appunti-sulleducazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/appunti-sulleducazione\/","title":{"rendered":"Appunti sull\u2019educazione"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-35975 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/educare.jpg\" alt=\"educare\" width=\"243\" height=\"208\" \/>di <strong>Lorenzo Cantoni<\/strong><\/div>\n<p>I\u00a0\u00a0\u00a0 Genitori e figli: quale rapporto?<\/p>\n<p>II.\u00a0 Autorit\u00e0, educazione e potere<\/p>\n<p>III\u00a0 Rapporto parentale e mentalit\u00e0 moderna in una prospettiva bioetica<\/p>\n<p>IV. Alcuni aspetti dell\u2019educazione<\/p>\n<p>V.\u00a0 Samuele ed Eli (alcuni appunti su TV ed educazione)<\/p>\n<p>VI. Il gioco e i giochi<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><strong>I. Genitori e figli: quale rapporto?<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sant\u2019Agostino, nel dialogo &#8220;De Magistro&#8221; scritto per il figlio Adeodato, osserva che si va dai maestri non per sapere ci\u00f2 che pensano su questo o quell\u2019argomento, ma per conoscere la verit\u00e0. Il fondamento del nostro sapere non sono dunque i maestri, ma la realt\u00e0 stessa, una realt\u00e0 che essi ci aiutano ad accostare e comprendere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi insegna \u2014 parafrasando san Paolo \u2014 non \u00e8 allora padrone della nostra conoscenza, ma collaboratore della nostra saggezza: ci conduce per mano, con i suoi discorsi, a incontrare la verit\u00e0 delle cose.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La notazione di sant\u2019Agostino pu\u00f2 aiutarci a capire meglio anche il rapporto tra genitori e figli. La mentalit\u00e0 corrente infatti riduce sempre pi\u00f9 questo rapporto a un rapporto di produzione: il figlio \u00e8 un prodotto del fare di altri uomini, e come tale pu\u00f2 essere gettato l\u00e0 dove \u00e8 di ostacolo o non \u00e8 &#8220;riuscito bene&#8221; (aborto), lo si pu\u00f2 escludere come prodotto non voluto (contraccezione), lo si pu\u00f2 fabbricare l\u00e0 dove non c\u2019\u00e8 (ingegneria genetica), magari solo per usarlo come insieme di pezzi di ricambio biologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conviene notare a \u2014 questo proposito \u2014 come i termini stessi di ingegneria genetica, fecondazione artificiale, utero in affitto, siano tratti dal mondo delle cose, e non richiamino affatto rapporti personali.Una tale mentalit\u00e0 fa consistere la vita di ogni uomo che viene in questo mondo solo sulle esistenze che lo precedono: il senso della vita di ciascuno non \u00e8 altro che il fare di chi lo ha generato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta \u2014 \u00e8 evidente \u2014 di un rapporto di dominio assoluto, di violenza, in cui non c\u2019\u00e8 spazio alcuno per la libert\u00e0. Al contrario, l\u2019osservazione di sant\u2019Agostino, se applicata al rapporto generazionale, ci impone di andare oltre questa mentalit\u00e0, di non ridurre il senso della vita umana alla sua origine biologica.\u00a0Tre vie possono condurci a superare questa riduzione della persona a prodotto di una serie di meccanismi biologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Vangelo di san Luca, al termine della genealogia di Ges\u00f9, leggiamo: &#8220;figlio di Adamo, figlio di Dio&#8221; (Lc 3, 38); la stessa linea genealogica incontra alla propria scaturigine l\u2019atto libero di Dio creatore. Prima via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel libro della Sapienza leggiamo: &#8220;dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l\u2019autore&#8221; (Sap 13,5; cfr. Rom 1, 20); la stessa intelligenza naturale, cos\u00ec come la volont\u00e0 libera, ci mette in rapporto con Dio, ci fa accostare a Lui. La spiritualit\u00e0 della persona umana non \u00e8 riducibile a prodotto di organi corporei: \u00e8 la verit\u00e0 cui la dottrina cattolica ha sempre richiamato insegnando che l\u2019anima di ogni uomo \u00e8 creata direttamente da Dio. Seconda via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel vangelo di san Giovanni leggiamo: &#8220;a quanti per\u00f2 l\u2019hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, n\u00e9 da volere di carne, n\u00e9 da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati&#8221; (Gv 1, 12-13); Dio ci ha chiamati \u2014 in Cristo Ges\u00f9 \u2014 a un rapporto pi\u00f9 intimo, soprannaturale, con Lui: a essere suoi figli adottivi. Terza via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste tre vie costituiscono altrettanti cammini di liberazione dalla violenza dell\u2019evoluzionismo materialistico, dell\u2019agnosticismo e del naturalismo: solo la verit\u00e0 rende liberi.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Compito dei genitori non \u00e8 dunque quello di ridurre a s\u00e9 il senso della vita dei figli, facendo cos\u00ec loro violenza; essi devono piuttosto accogliere in trasparenza la paternit\u00e0 divina, che si annuncia nel loro essere padre e madre a livello biologico, a livello educativo e a livello religioso. Solo dicendo insieme &#8220;Padre nostro&#8221; figli e genitori potranno vivere nell\u2019amore e non nella violenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>II. Autorit\u00e0, educazione e potere<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A volte studiare le etimologie delle parole serve a comprendere meglio le realt\u00e0 di cui ci parlano: \u00e8 certo questo il caso delle parole autorit\u00e0 ed educazione.\u00a0Autorit\u00e0 deriva dar verbo latino augere, che significa far crescere. L\u2019autorit\u00e0 \u00e8 dunque la capacit\u00e0 di far crescere.\u00a0Educazione deriva invece dal latino educere, che significa condurre fuori. L\u2019educazione \u00e8 allora il processo con cui si fa crescere (augere) secondo la natura di ci\u00f2 che cresce: si cava \u2014 in altri termini \u2014 ci\u00f2 che gi\u00e0 c\u2019\u00e8, ma allo stato potenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Autorit\u00e0 ed educazione hanno dunque la loro collocazione originaria tra i viventi, dove ci possono essere nascita, sviluppo e crescita, cos\u00ec come involuzione, stasi e morte. Allora nell\u2019essere padre e madre incontriamo il luogo primario dell\u2019autorit\u00e0 e del compito educativo: essi sono infatti i primi a dover rispondere all\u2019appello del bambino che chiede di essere aiutato a crescere, di essere educato; per questo l\u2019autorit\u00e0 \u00e8 innanzitutto servizio ai piccoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Far crescere, ma in che senso? La crescita infatti ha senso solo rispetto a un progetto, rispetto a un modello guardando al quale si pu\u00f2 dire se ci si avvicina a essi o no. Ugualmente, educare ha senso solo se si sa che cosa va tirato fuori e che cosa, eventualmente, no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un mondo che nega l\u2019esistenza di una verit\u00e0 sull\u2019uomo, di un fine per cui l\u2019uomo esiste \u2014 rispetto al quale egli pu\u00f2 essere giudicato buono o meno \u2014 non pu\u00f2 conoscere n\u00e9 l\u2019autorit\u00e0 n\u00e9 l\u2019educazione. Esso conosce solo il potere \u2014 cio\u00e8 la capacit\u00e0 di far qualsiasi cosa, il cui modello supremo \u00e8 il denaro, che rappresenta il potere senza alcuno scopo \u2014 e l\u2019istruzione, una sorta di addestramento per l\u2019animale uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il compito originario di ogni riflessione razionale (di ogni filosofia), gi\u00e0 scritto sul tempio di Apollo a Delfi, diceva &#8220;conosci te stesso!&#8221;, imponeva cio\u00e8 di cercare la verit\u00e0 sull\u2019uomo, quella verit\u00e0 rispetto alla quale solo \u00e8 possibile far crescere ed educare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La modernit\u00e0 \u2014 che nega all\u2019esistenza umana alcuno scopo, fino a ridurla a un\u2019inutile passione \u2014 ha rinunciato a tale compito, abbandonandosi al puro potere, ha optato per la capacit\u00e0 violenta di convincere con argomentazioni capziose, di manipolare l\u2019opinione altrui (sofistica), rinunciando alla ricerca amorosa della verit\u00e0 (filosofia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il progetto di ogni educazione nella verit\u00e0 (autorevole) \u00e8 &#8220;diventa quello che sei!&#8221;, quello di un addestramento \u00e8 invece: &#8220;sii quello che ti faccio diventare!&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cristiano sa che Ges\u00f9 svela all\u2019uomo la verit\u00e0 sull\u2019uomo: solo Ges\u00f9 sa ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 nel cuore dell\u2019uomo.Solo chi si unisce a Lui, l\u2019uomo nuovo, pu\u00f2 essere veramente se stesso, pu\u00f2 tutto: chi vuole fare senza di Lui non pu\u00f2 nulla.\u00a0Quando Pilato presenta Ges\u00f9 agli ebrei dicendo &#8220;Ecco l\u2019uomo!&#8221; (Gv 19, 5) senza saperlo indica il compito di ogni educazione e il modello di ogni autorit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ges\u00f9 stesso glielo aveva detto: &#8220;chiunque \u00e8 dalla verit\u00e0 ascolta la mia voce&#8221; (Gv 18, 37), ma Pilato non aveva voluto ascoltarlo e gli aveva voltato le spalle.\u00a0&#8220;Non c\u2019\u00e8 autorit\u00e0 se non da Dio&#8221; (Rom 13,1), ma Pilato era pi\u00f9 interessato al proprio potere che alla verit\u00e0 sull\u2019uomo, alla propria carica che a servire gli altri partecipando nella verit\u00e0 della paternit\u00e0 divina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Sorse allora una discussione, chi di loro poteva esser considerato il pi\u00f9 grande. Egli disse: &#8220;I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi per\u00f2 non sia cos\u00ec; ma chi \u00e8 il pi\u00f9 grande tra voi diventi come il pi\u00f9 piccolo e chi governa come colui che serve. Infatti chi \u00e8 il pi\u00f9 grande, chi sta a tavola o chi serve? Non \u00e8 forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve&#8221;&#8221; (Lc 22, 24-27).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>III. Rapporto parentale e mentalit\u00e0 moderna in una prospettiva bioetica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> Sant\u2019Agostino, nel De Magistro, il dialogo scritto per il figlio Adeodato, parlando dell\u2019insegnamento dice che si va dai maestri non per sapere come la pensano, ma per conoscere \u2014 grazie ai loro discorsi \u2014 come sono le cose.\u00a0In altre parole: la nostra conoscenza non consiste, non ha il proprio fondamento nei discorsi degli insegnanti, ma si fonda sulle cose stesse. Nell\u2019insegnamento non incontriamo innanzitutto l\u2019insegnante, ma \u2014 attraverso di lui \u2014 incontriamo il reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.<\/strong> Se questa osservazione pu\u00f2 aiutarci a comprendere meglio il senso dell\u2019istruzione, del rapporto allievo\/insegnante e viceversa, essa pu\u00f2 anche introdurci a una migliore comprensione del rapporto educativo, e di quello figli\/genitori (e viceversa) in particolare. Una introduzione che \u2014 indicando il rapporto corretto \u2014 illuminer\u00e0 i limiti, gli errori e le minacce che caratterizzano l\u2019attuale rapporto fra le generazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.<\/strong> Innanzitutto: cos\u00ec come il maestro non \u00e8 padrone della verit\u00e0, ma piuttosto aiuta il discepolo a incontrarla, allo stesso modo i genitori non sono padroni del figlio: egli non consiste, non si riduce completamente a loro, anzi, \u00e8 in tutto loro simile, loro pari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4.<\/strong> Ma prima di approfondire ulteriormente questo aspetto, conviene notare come una mentalit\u00e0 abortista, contraccettiva e favorevole alla fecondazione artificiale, sia del tutto contraria a questa prospettiva. Per essa il figlio \u00e8 una cosa, un prodotto di una attivit\u00e0, meglio, di un fare.\u00a0Il figlio \u00e8 una cosa che si fa o si disfa: qui le due strade apparentemente divergenti dell\u2019aborto-contraccezione e della fecondazione artificiale si incontrano: nel primo caso o lo si disfa \u2014 lo si uccide \u2014 quando c\u2019\u00e8 (aborto), o lo si esclude quando potrebbe esserci (contraccezione); nell\u2019altro caso lo si fa a ogni costo. In entrambe le situazioni esso \u00e8 qualcosa su cui si ha potere di morte e di vita (di vita non solo nel senso negativo di non-uccidere-ci\u00f2-che-si-pu\u00f2-uccidere, ma anche in quello di far-vivere-ci\u00f2-che-prima-non-viveva).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5.<\/strong> Di pi\u00f9: le frontiere dell\u2019ingegneria genetica portano a una concezione dell\u2019uomo\/figlio come di qualcosa di cui si dispone anche nei particolari, programmandone le caratteristiche somatiche e psichiche. Di pi\u00f9 ancora, gi\u00e0 si parla di fabbricare sempre un doppio per ogni uomo, da usare per eventuali pezzi di ricambio.\u00a0N\u00e9 devono sfuggire le assonanze anche linguistiche con l\u2019ambito del linguaggio che parla delle cose: ingegneria genetica, programmare, pezzi di ricambio, utero in affitto, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6.<\/strong> \u00a0Si diceva del rapporto genitori\/figli, suggerendo che esso vada in qualche modo esemplato su quello maestri\/discepoli cos\u00ec come tratteggiato da sant\u2019Agostino. In che senso? Si tratta di una verit\u00e0 che la teologia cristiana, cos\u00ec come la metafisica classica, dichiaravano affermando l\u2019irriducibilit\u00e0 dell\u2019anima al corpo, e la sua diretta creazione da parte di Dio. Il rapporto coniugale, alla luce di questa affermazione, si presenta dunque come una condizione necessaria, ma non sufficiente dell\u2019essere del figlio.\u00a0La sua vita \u00e8 dunque \u2014 fin dall\u2019origine \u2014 in rapporto con Dio, un rapporto liberante, che lo emancipa da un meccanicismo biologico \u2014 quale \u00e8 posto e accettato da ogni posizione materialistica \u2014 e lo costituisce come persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7.<\/strong> Per certi aspetti si pu\u00f2 dire che in una visione cristiana del mondo ogni persona umana (sia essa persona\/padre, persona\/madre o \u2014 comunque sempre \u2014 persona\/figlio) intrattiene un triplice rapporto con Dio:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>a.<\/strong><\/em> un rapporto che coinvolge la sua stessa corporeit\u00e0: egli \u00e8 figlio \u2014 tramite la linea genealogica \u2014 del primo uomo, Adamo, e Adamo \u00e8 figlio di Dio (cfr. Lc 3, 38), si tratta di una situazione tutta particolare dell\u2019affermazione secondo cui tutto il creato dipende strutturalmente dal Creatore;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>b<\/em>.<\/strong> un rapporto personale, perch\u00e9 l\u2019anima \u00e8 creata direttamente da Dio, e con Dio pu\u00f2 relazionarsi attraverso le sue facolt\u00e0: intelligenza (attraverso la conoscenza della teologia naturale) e volont\u00e0 (attraverso la vita morale e la religione naturale [cfr. Sap 13 e Rom 1]);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>c.<\/em><\/strong> un rapporto ancora pi\u00f9 immediato e pieno, attraverso la partecipazione soprannaturale alla vita divina: &#8220;A quanti per\u00f2 l\u2019hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, n\u00e9 da volere di carne, n\u00e9 da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati&#8221; (Gv 1, 12-13).\u00a0Contro questi rapporti si schierano (oltre, evidentemente, a tutte le forme di ateismo e di materialismo) rispettivamente l\u2019evoluzionismo ideologico, l\u2019agnosticismo e il deismo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8.<\/strong> A questo punto il rapporto fra parentalit\u00e0 genetica ed educativa e paternit\u00e0 divina (&#8220;dal quale ogni paternit\u00e0 nei cieli e sulla terra prende nome&#8221; [Ef 3, 15]) acquista il suo giusto equilibrio e, insieme, mostra la violenza del rapporto cos\u00ec come \u00e8 considerato nella mentalit\u00e0 che caratterizza il mondo moderno.\u00a0Compito del rapporto parentale non \u00e8 dunque quello di velare, ma di svelare, di accogliere in trasparenza la luce della paternit\u00e0 divina, sia<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>a.<\/em><\/strong> al livello naturale, nell\u2019accogliere la volont\u00e0 divina quale si annuncia nella natura stessa del creato, nella legge naturale (cfr. 2Mac 7, 22-23: &#8220;Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho dato lo spirito e la vita, n\u00e9 io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi. Senza dubbio il Creatore del mondo, che ha plasmato all\u2019origine l\u2019uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituir\u00e0 di nuovo lo spirito e la vita, come voi ora per le sue leggi non vi curate di voi stessi&#8221;);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>b.<\/em> <\/strong>a livello spirituale, nell\u2019educare l\u2019intelligenza al vero e la volont\u00e0 al bene e alla virt\u00f9 (cfr. Lc 2, 52: &#8220;E Ges\u00f9 cresceva in sapienza, et\u00e0 e grazia davanti a Dio e agli uomini&#8221;);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>c.<\/em> <\/strong>a livello religioso, nel condurre a Dio, Padre di ogni dono buono, articolando cos\u00ec la famiglia come chiesa domestica, che \u00e8 insieme ecclesia di amici (cfr. Sal 132 (133): &#8220;Ecco quanto \u00e8 buono e quanto \u00e8 soave che i fratelli vivano insieme! [&#8230;] L\u00e0 il Signore dona la benedizione e la vita per sempre&#8221;; Gv 15, 15: &#8220;Non vi chiamo pi\u00f9 servi, perch\u00e9 il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che ho udito dal Padre l\u2019ho fatto conoscere a voi&#8221;), figli (cfr. Rom 8, 15-16: &#8220;E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo &#8220;Abba, Padre!&#8221;. Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio&#8221;) e d\u00e8i (cfr. Sal 81 (82), 6: &#8220;Io ho detto: &#8220;Voi siete d\u00e8i, siete tutti figli dell\u2019Altissimo&#8221;&#8221;; Gv 10, 34-36: &#8220;Rispose loro Ges\u00f9: &#8220;Non \u00e8 forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete d\u00e8i? Ora, se essa ha chiamato d\u00e8i coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non pu\u00f2 essere annullata), a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perch\u00e9 ha detto: Sono Figlio di Dio?&#8221;).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9.<\/strong> Il cammino percorso si \u00e8 proposto \u2014 \u00e8 il momento di uno sguardo anche retrospettivo \u2014 di indicare una traccia per la comprensione del corretto rapporto fra parentalit\u00e0 genetica ed educativa e paternit\u00e0 divina, esso ha per\u00f2 inteso gettare insieme una luce su quale tipo di rapporto sia presupposto e implicato dalla mentalit\u00e0 abortista, contraccettiva e favorevole all\u2019ingegneria genetica. In particolare, ha voluto mostrare la cifra di tale mentalit\u00e0, che consiste nella violenza. Una violenza che, a sua volta, si situa gi\u00e0 prima della generazione, nel rapporto fra i coniugi stessi; e che, dopo, si svela nel sentirsi &#8220;oggetto&#8221; da parte del figlio, e nel caricare il rapporto parentale di oneri eccessivi, richiedendogli di render conto e di fondare ultimamente la vita dei figli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale onere eccessivo impedisce la comunicazione (che non ha nella contiguit\u00e0 spazio-temporale una condizione sufficiente) e un\u2019autentica realizzazione personale libera, solo il rapporto con l\u2019Assoluto pu\u00f2 garantire la libert\u00e0 umana, cos\u00ec come l\u2019amore (cfr. Gv 2, 1-11, le nozze di Cana) da quei fenomeni aberranti come tossicodipendenza, suicidio e altri generi di fuga da una vita senza senso.Tale sovraccarico si accompagna per\u00f2 \u2014 e non \u00e8 un caso \u2014 alla non assunzione da parte dei genitori (e dei figli) delle autentiche responsabilit\u00e0 educative e realmente interpersonali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10<\/strong>. Solo una societ\u00e0 \u2014 anche quella microsociet\u00e0 che \u00e8 la famiglia \u2014 i cui membri possano dire, tutti insieme, &#8220;Padre nostro&#8221; pu\u00f2 attendere al compito generativo ed educativo senza che in esso si annidi la violenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>IV. Alcuni aspetti dell\u2019educazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attivit\u00e0 educativa \u00e8 certamente un\u2019attivit\u00e0 che richiede grande equilibrio, e un\u2019attenzione continua e contemporanea ad aspetti diversi. In qualche modo si pu\u00f2 dire che si svolge attorno a tre poli principali; l\u2019attenzione pi\u00f9 decisa all\u2019uno o all\u2019altro di essi ha caratterizzato scuole e orientamenti diversi nella pedagogia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo polo \u00e8 costituito dalla verit\u00e0. Ogni educazione deve essere orientata alla verit\u00e0: alla verit\u00e0 del modello proposto a chi viene educato, alla verit\u00e0 degli insegnamenti impartiti.\u00a0Sant\u2019Agostino scrive nel <em>De Magistro <\/em>che non si va a scuola per sapere le opinioni degli insegnanti, ma per conoscere la verit\u00e0. Non mi importa che cosa pensa il professore di matematica sulle equazioni di primo grado, ma m\u2019importa come si risolvono.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 noto per\u00f2 che, se tutti gli insegnanti di matematica sanno come si risolve un\u2019equazione di primo grado, non tutti lo insegnano nello stesso modo, ma alcuni lo insegnano meglio (e prima, e in modo che chi apprende lo faccia senza fatica) e altri peggio. Alla fine ci\u00f2 che viene insegnato &#8211; come si risolvono le equazioni di primo grado &#8211; \u00e8 appreso, ma le modalit\u00e0 di insegnamento possono essere molto diverse; questo \u00e8 il secondo polo: il metodo. Il metodo \u00e8 la via che ci conduce alla meta che ci siamo prefissi di raggiungere, e &#8211; come tutte le strade &#8211; pu\u00f2 essere breve o lunga, sicura o pericolosa, stretta o larga, facile o ardua&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il primo polo ci ha indicato quale debba essere la meta di ogni educazione, e il secondo ha richiamato l\u2019attenzione sul cammino da percorrere per raggiungerla nel modo migliore (e dunque anche nel modo &#8220;pi\u00f9 vero&#8221;), il terzo sottolinea che la strada \u00e8 percorsa, e la meta raggiunta, da qualcuno: chi viene educato. La sua vita intera, con tutte le sue dimensioni corporea, psicoaffettiva, intellettiva, volitiva e spirituale, viene coinvolta nell\u2019atto e nel processo dell\u2019educazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il metodo deve essere la via migliore per condurre alla meta, deve essere la via migliore <em>per qualcuno<\/em>; se la meta \u00e8 Milano, la via migliore per raggiungerla \u00e8 l\u2019Autostrada del Sole, se sono a Roma, ma \u00e8 la Via dei Laghi se sono a Como. La verit\u00e0 sul metodo \u00e8 allora indicata non solo dalla verit\u00e0 della meta, ma anche dalla verit\u00e0 su chi la deve percorrere.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sottolineare uno solo di questi tre poli, ignorando gli altri, porta a una pedagogia squilibrata, che rischia di fallire il suo obiettivo. Ma come riuscire a tenerli presenti tutti e tre, e insieme? Come condurli a una prospettiva unitaria?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;E del luogo dove io vado, voi conoscete la via&#8221;.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Gli disse Tommaso: &#8220;Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?&#8221;. Gli disse Ges\u00f9: &#8220;Io sono <\/em>la via, la verit\u00e0 e la vita<em>. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me&#8221;&#8221;<\/em> (<em>Gv<\/em> 14, 4-6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">V. Samuele ed Eli (alcuni appunti su TV ed educazione)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Il giovane Samuele continuava a servire il Signore sotto la guida di Eli. La parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti. In questo tempo Eli stava riposando in casa, perch\u00e9 i suoi occhi cominciavano a indebolirsi e non riusciva pi\u00f9 a vedere. La lampada di Dio non era ancora spenta e Samuele era coricato nel tempio del Signore, dove si trovava l\u2019arca di Dio. Allora il Signore chiam\u00f2: &#8220;Samuele!&#8221; e quegli rispose: &#8220;Eccomi&#8221;, poi corse da Eli e gli disse: &#8220;Mi hai chiamato; eccomi!&#8221;. Eli rispose: &#8220;Non ti ho chiamato, torna a dormire!&#8221;. Torn\u00f2 e si mise a dormire&#8221; <\/em>(<em>1Sam<\/em> 3, 1-5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Samuele vive nel tempio, ed \u00e8 educato dal vecchio sacerdote Eli: a lui si rivolge quando si sente chiamato per nome. L\u2019educazione \u00e8 anzitutto un rapporto personale dialogico; cos\u00ec, ad esempio, la considerava sant\u2019Agostino, che nel suo dialogo <em>Il maestro<\/em> afferma che ogni dire \u00e8, in qualche modo, un educare, un far crescere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>mass-media<\/em> invece non permette alcun dialogo: non c\u2019\u00e8 un <em>tu<\/em> cui ci si possa rivolgere, cui dichiarare la propria disponibilit\u00e0 (eccomi!), o cui chiedere spiegazioni, con cui confrontarsi continuamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 vero: si dice che la TV parla al <em>pubblico<\/em>; ma chi \u00e8 costui? Certo, nessuna persona reale &#8211; cui dare del &#8220;tu&#8221; &#8211; che si possa ascoltare, si tratta invece di una comoda finzione, quasi di un\u2019ipotetica media di tutti gli ascoltatori reali. Quando parlo con qualcuno, e non ci capiamo bene, cerchiamo, per via di domande e risposte, di spiegarci, di allineare in un certo senso i nostri mondi. Facciamo un esempio: se qualcuno mi dice &#8220;ci vediamo subito dopo cena&#8221;, e non so a che ora \u00e8 solito cenare, gli chieder\u00f2: &#8220;a che ora?&#8221;, cos\u00ec da non andare da lui alle otto, se cena alle nove; o alle nove, se cena alle sette.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se lo dice in TV, e lo ascoltano dieci milioni di persone, con abitudini molto diverse, a che ora ci vanno? Figuriamoci cosa succede quando qualcuno dice &#8220;\u00e8 una questione di giustizia sociale&#8221;, o &#8220;bisogna tornare alla rivoluzione francese&#8221;, oppure &#8220;il turismo in Georgia \u00e8 in sensibile crescita&#8221;, o ancora &#8220;il trend sociale \u00e8 molto positivo&#8221; e via fraintendendo&#8230; Per essere sicuri che tutti capiscano la stessa cosa (o quasi), si \u00e8 allora inventato l\u2019interlocutore perfetto del pubblico: la <em>pubblicit\u00e0<\/em>. Per farsi capire, essa si rivolge solo agli istinti e alle pulsioni primarie (i <em>basic instincts<\/em>), riducendo la comunicazione-educazione a una semplice stimolazione, a manipolazione delle volont\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si diceva del dialogo: in ogni dialogo, chi viene interpellato si sente chiamato a rispondere, \u00e8 <em>responsabile<\/em>. Sono a tavola, qualcuno mi dice che il vicino di casa sta male, e io continuo a mangiare come se niente fosse: sono un sadico. Sono a tavola, qualcuno dice che migliaia di persone sono state colpite da una catastrofe, e io continuo a mangiare con appetito crescente: sto guardando il telegiornale. Il pubblico \u00e8, necessariamente, <em>irresponsabile<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Ma il Signore chiam\u00f2 di nuovo: &#8220;Samuele!&#8221; e Samuele, alzatosi, corse da Eli dicendo: &#8220;Mi hai chiamato, eccomi!&#8221;. Ma quegli rispose di nuovo: &#8220;Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!&#8221;&#8221; <\/em>(<em>1Sam<\/em> 3, 6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vicenda di Samuele si svolge in un tempo e in uno spazio reali, dove lui dorme, ascolta, corre, parla. La comunicazione dei <em>mass-media<\/em> \u00e8, di necessit\u00e0, ridotta invece solo ad alcuni canali sensoriali, costituendo cos\u00ec delle esperienze fittizie, venendo ad essere il contrario di un\u2019educazione al realismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bambino che gioca a nascondino nel parco impara a collegare in un tutto unitario le sue esperienze percettive (la luminosit\u00e0 del pomeriggio, il caldo, la stanchezza, i suoni&#8230;), a collegare i fini (scoprire gli altri bambini) con i mezzi (osservare con attenzione ogni possibile nascondiglio, non allontanarsi troppo dalla <em>tana<\/em>&#8230;). Anche una sbucciatura al ginocchio per la corsa sulla ghiaia lo aiuter\u00e0 a capire meglio la realt\u00e0 e ad operare in essa con maggiore consapevolezza.\u00a0Il bambino che dopo un pomeriggio ha ucciso seimila alieni sul video televisivo, in realt\u00e0 ha solo premuto numerose volte un tasto: nulla della stanchezza, del rischio, della gioia, dell\u2019entusiasmo, della realt\u00e0 di un gioco e di un\u2019esperienza vera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche rispetto al sapere si rischia di cadere in un pericoloso equivoco: che esso non sia questione di paziente e continua ricerca, ma semplicemente il frutto di un\u2019esposizione passiva alle &#8220;informazioni&#8221;. La TV induce a credere di sapere tutto, di <em>aver visto<\/em> tutto, tale \u00e8 la potenza suggestiva delle impressioni visive e la quantit\u00e0 di &#8220;informazioni&#8221; cui veniamo esposti, dalle catastrofi naturali alle notizie pi\u00f9 insignificanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questo punto di vista, l\u2019informazione a stampa \u00e8 meno <em>pericolosa<\/em>, perch\u00e9 non pu\u00f2 annullare la coscienza che si tratti di un resoconto, del racconto fatto da qualcuno di qualcosa cui il lettore non ha assistito di persona; in questo caso il lettore ha ben chiaro che ci\u00f2 che ha di fronte non \u00e8 la realt\u00e0 stessa, ma un <em>medium<\/em>, un mezzo per accostarsi alla realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;In realt\u00e0 Samuele fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, n\u00e9 gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. Il Signore torn\u00f2 a chiamare: &#8220;Samuele!&#8221; per la terza volta: questi si alz\u00f2 ancora e corse da Eli dicendo: &#8220;Mi hai chiamato, eccomi!&#8221;&#8221; <\/em>(<em>1Sam<\/em> 3, 7-8a).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se uno dei modi per superare il problema di una comunicazione anonima al pubblico \u00e8 quello di ridurne i contenuti ai <em>basic instincts<\/em>, un\u2019altro modo &#8211; sempre pi\u00f9 diffuso &#8211; \u00e8 quello di far riferimento a ci\u00f2 che sicuramente \u00e8 pure comune a tutti gli utenti: d\u2019essere cio\u00e8 utenti di quel mezzo di comunicazione. Cos\u00ec i <em>media<\/em>, da mezzi per accostarsi alla realt\u00e0, sempre pi\u00f9 si stanno trasformando in mezzi che rimandano a se stessi, in una realt\u00e0 alternativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 quello che si indica quando si dice che i <em>mass-media<\/em> tendono ad essere &#8220;autoreferenziali&#8221;, e cos\u00ec essi vengono sempre pi\u00f9 a costituire un altro mondo, fantastico, diverso dal reale, dove il rimando \u00e8 da programma a programma, da presentatore a presentatore, da attore ad attore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin qui si sono visti alcuni aspetti strutturali dei <em>mass-media<\/em> (soprattuto della TV), aspetti che sono loro propri a prescindere dai contenuti veicolati, e su cui conviene riflettere a fondo per servirsene con accortezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Adolesco&#8221; significa &#8220;cresco&#8221;, e ognuno di noi &#8211; adolescente e non &#8211; sta <em>crescendo<\/em>, cambia ogni momento, e si chiede &#8220;verso quale adulto \u00e8 bene che io cresca?&#8221;. Il problema dell\u2019educazione diventa allora problema del modello che viene proposto come meta della crescita. A questo punto bisognerebbe allora valutare, in prospettiva pedagogica, quali modelli di uomo e di donna sono proposti dai <em>mass-media<\/em>, se essi rimandino a Colui di cui, come dice san Paolo, dobbiamo imitare gli stessi sentimenti &#8211; <em>&#8220;Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Ges\u00f9&#8221;<\/em> (<em>Fil<\/em> 2, 5) &#8211; o ad altri&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovinetto. Eli disse a Samuele: &#8220;Vattene a dormire e, se ti chiamer\u00e0 ancora, dirai: Parla, Signore, perch\u00e9 il tuo servo ti ascolta&#8221;. Samuele and\u00f2 a coricarsi al suo posto. Venne il Signore, stette di nuovo accanto a lui e lo chiam\u00f2 ancora come le altre volte: &#8220;Samuele, Samuele!&#8221;. Samuele rispose subito: &#8220;Parla, perch\u00e9 il tuo servo ti ascolta&#8221;&#8221; <\/em>(<em>1Sam<\/em> 3, 8b-10).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>VI. Il gioco e i giochi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Al contrario della mia generazione, quella attuale non \u00e8 pi\u00f9 curiosa: i giovani oggi chiedono di avere tutto a portata di mano, e non vanno a cercare ci\u00f2 che non viene loro offerto direttamente e senza fatica&#8221;. Cos\u00ec mi diceva una simpatica professoressa di inglese per spiegarmi il perch\u00e9 nessuno studente viene mai a vedere che libri e che videocassette conservo in biblioteca.\u00a0Forse me lo ha detto perch\u00e9 le facessi un complimento sulla sua et\u00e0, comunque ha ragione. E cos\u00ec mi sono venuti in mente i giocattoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gioco \u00e8 per il bambino (e per l\u2019adulto) un luogo ricchissimo di occasioni per crescere e migliorare.\u00a0Innanzitutto: nel gioco il bambino impara a stare con gli amici, a dialogare con gli altri, a stare in societ\u00e0. Ma questo stare insieme non \u00e8 uno stare insieme generico, ma secondo alcune regole, che insegnano al bambino che si sta bene con gli altri solo nella lealt\u00e0 e nella verit\u00e0. Tant\u2019\u00e8 che se uno dei giocatori non le rispetta, &#8220;non sta al gioco&#8221;, non si pu\u00f2 pi\u00f9 giocare. Non ci si diverte pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, perch\u00e9 questo stare insieme \u00e8 caratterizzato essenzialmente dalla gratuit\u00e0: unica sua ragione \u00e8 stare bene, essere felici, rallegrarsi gli uni degli altri, crescere insieme.\u00a0E il giocattolo serve, in tutto questo gioco di crescita, ad aiutare il gioco: esso non \u00e8, n\u00e9 mai pu\u00f2 essere, il gioco stesso. Senza la fantasia e la creativit\u00e0 del bambino il giocattolo non pu\u00f2 essere gioco, con queste, anche un vecchio giocattolo diventa nuovo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di pi\u00f9: il giocattolo non pu\u00f2 mai sostituire gli altri giocatori; anche quando il bambino gioca da solo, gioca sempre con altri: nel desiderio e nella fantasia altre persone sono con lui. Del resto, basta osservare il fatto che il bambino che gioca parla sempre, anche quando \u00e8 solo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* \u00a0* \u00a0*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la frase della professoressa mi ha fatto venire in mente i giocattoli perch\u00e9 \u2014 purtroppo \u2014 talora gli adulti cercano di ridurre la crescita giocosa del bambino ai limiti angusti di cose-giocattoli.\u00a0Ed \u00e8 cos\u00ec che il giocattolo tende a sostituirsi al gioco: giocattoli sofisticatissimi giocano con un bambino che anzich\u00e9 essere il creatore, l\u2019animatore del gioco, ne diventa solo un possibile &#8220;utente&#8221;, un semplice &#8220;operatore&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anzich\u00e9 stimolare intelligenza e inventiva, questi giocattoli le riducono, la loro complessit\u00e0 \u00e8 tale che al bambino non rivelano nulla: egli non pu\u00f2 smontarli e rimontarli (aprirli e chiuderli) esercitando cos\u00ec la sua capacit\u00e0 di scoprire e di capire. E siccome ci prova lo stesso, allora li rompe. E ne vuole altri, sempre nuovi e diversi e pi\u00f9 numerosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vera novit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 il suo entusiasmo, la sua fantasia, la sua capacit\u00e0 di capire e di inventare, la sua voglia di crescere bene con gli altri, ma il giocattolo stesso.\u00a0Un nuovo giocattolo \u00e8 allora la controparte di un bambino che rischia di diventare gi\u00e0 vecchio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Lorenzo Cantoni I\u00a0\u00a0\u00a0 Genitori e figli: quale rapporto? II.\u00a0 Autorit\u00e0, educazione e potere III\u00a0 Rapporto parentale e mentalit\u00e0 moderna in una prospettiva bioetica IV. Alcuni aspetti dell\u2019educazione V.\u00a0 Samuele ed Eli (alcuni appunti su TV ed educazione) VI. Il gioco e i giochi<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/appunti-sulleducazione\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":35975,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[23],"tags":[234],"class_list":["post-1042","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-scuola-ed-educazione","tag-educazione","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Appunti sull\u2019educazione - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/appunti-sulleducazione\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Appunti sull\u2019educazione - 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