{"id":10413,"date":"2014-09-25T00:00:07","date_gmt":"2014-09-24T22:00:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=10413"},"modified":"2014-09-22T12:37:19","modified_gmt":"2014-09-22T10:37:19","slug":"che-fine-hanno-fatto-i-cristiani-del-caucaso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/che-fine-hanno-fatto-i-cristiani-del-caucaso\/","title":{"rendered":"Che fine hanno fatto i cristiani del Caucaso?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/assira_caldea.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-10414 alignright\" alt=\"assira_caldea\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/assira_caldea.jpg\" width=\"180\" height=\"181\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/assira_caldea.jpg 180w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/assira_caldea-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 180px) 100vw, 180px\" \/><\/a>Vita e Pensiero<\/strong> n.4 luglio-agosto 2014<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Fra esodi e ritorni, persecuzioni e tentativi di resistenza, la vicenda degli Assiro-Caldei \u00e8 ancora sconosciuta in Occidente. Ma qualcosa si sta muovendo per un recupero della memoria, una rinascita delle comunit\u00e0 e un&#8217;unit\u00e0 fra le Chiese.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><i><\/i><strong>Claire<\/strong> e <strong>Joseph Yacoub<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel centenario della Prima guerra mondiale e del genocidio armeno e assiro-caldeo del 1915, chi conosce l&#8217;esistenza degli Assiro-Caldei del Caucaso vittime di quella tragica storia? Chi \u00e8 a conoscenza del fatto che gli Assiro-Caldei, Cristiani della Chiesa d&#8217;Oriente detta nestonana, conosciuti dai russi con il nome di Aissor, parlano ancora oggi l&#8217;aramaico, la lingua di Cristo, in regioni caucasiche di grande fascino?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si parla di Assiro-Caldei si pensa immediatamente all&#8217;Iraq, alla Turchia, all&#8217;Iran, alla Siria, al Libano e alla diaspora. La destinazione russa e caucasica (Ge\u00f2rgia, Armenia, Azerbaijan, Caucaso del nord), invece, \u00e8 largamente sconosciuta, e ancor meno lo sono i legami con i russi e la Chiesa ortodossa. Eppure, questa pagina di storia, per molti aspetti dolorosa e largamente rimossa, merita di essere chiarita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vivendo alla periferia degli imperi turco e persiano, in un ambiente ostile sconvolto dalle guerre e in uno stato di costante insicurezza e indigenza economica, gli Assiro-Caldei cercarono protezione in vista di un futuro migliore. La trovarono presso i russi. A partire dal 1770 legarono infatti il loro destino alla Russia, potenza cristiana e Paese a loro cos\u00ec vicino. Questo spiega la facilit\u00e0 con la quale, secondo le circostanze politiche, a partire dal 1830 molti passarono all&#8217;ortodossia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La loro presenza in questa regione era visibile al punto che fu notata da diversi viaggiatori occidentali, come il polacco Jan Potocki, gli inglesi Eli Smith e Harisson G.O. Dwight, i francesi Ernest Chantre, Paul M\u00f9ller Simonie e Henry Hyvernat.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><i>Una successione di guerre e trattati.<\/i><i> <\/i><\/strong>Dopo sei guerre, quattro con l&#8217;impero ottomano e due con la Persia, tra il 1774 e il 1878, la Russia sigl\u00f2 con questi Paesi alcuni trattati. Motivate da spirito di conquista, quelle guerre produssero effetti consistenti nell&#8217;esodo degli Assiro-Caldei in Russia e nel Caucaso. Una migrazione che sar\u00e0 ancor pi\u00f9 visibile e continua dopo i trattati di Turkmenchay (1828) e Adrianopoli (1829). Si era ormai aperta la strada verso i territori russi, dove molti si stabilirono definitivamente. Nello stesso periodo, missionari occidentali di ogni obbedienza cominciarono progressivamente a insediarsi nelle loro zone in Iran, a Urmia e Salmas, e in Turchia. Saranno testimoni oculari del loro esodo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1859 i missionari lazzaristi stimano che nel villaggio di Siacout, a sud di Erevan (Armenia), ci siano 30 famiglie caldee cattoliche e un prete. Nel 1872 il numero di migranti \u00e8 aumentato. I documenti dei lazzaristi lo mostrano: \u00abOgni anno l&#8217;emigrazione \u00e8 di grande entit\u00e0. Tutte le primavere diverse migliaia di cristiani si dirigono in Russia per guadagnare qualcosa nel corso dell&#8217;estate e tornano in autunno\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La colonia assira residente a Tiflis (Tbilisi) nel 1898 contava pi\u00f9 di 2000 persone. Alcuni Assiro-Caldei si insediarono a Batumi e a Odessa, sul Mar Nero, dove formarono delle colonie a partire dal 1902, al punto che il lazzarista Paul Darbois suggeriva, per contrastare la propaganda ortodossa russa, la pubblicazione di qualche testo elementare in cirillico. Lo stesso padre Darbois scrive che ogni anno, a partire dalla primavera, dalla piana di Urmia \u00abcirca 5000 cristiani, generalmente i pi\u00f9 robusti, lasciano il Paese e si dirigono al di l\u00e0 dell&#8217;Aras per guadagnare qualche soldo per l&#8217;inverno, che passeranno di nuovo a casa\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il 1906 vide una migrazione dai numeri senza precedenti. Nel solo Kuban nel 1920 si contavano circa 25.000 rifugiati Assiri, di cui 15.000 scesi dalle montagne e 10.000 provenienti da Urmia o Salmas.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I migranti erano contadini poveri, adepti della Chiesa d&#8217;Oriente, un tempo potente e ora in declino, che vivevano in uno stato di miseria fisica e avvilimento intellettuale. Stabilitisi lungo i confini dei due imperi, in regioni molto contese, la loro migrazione era legata all&#8217;espansione territoriale russa. Per questo motivo con il succedersi degli eventi giunsero in Russia, in Armenia, in Ge\u00f2rgia e in Azerbaijan sempre in cerca di un impiego, o di migliori condizioni di lavoro, di vita, di maggiore stabilit\u00e0. Gli uomini erano impiegati in lavori stagionali, giornalieri, come costruttori di strade o ferrovie, falegnami, carpentieri, facchini, muratori, calzolai,<i> <\/i>lustrascarpe, vetturini, portatori d&#8217;acqua, imbianchini o affrescatori, operai agricoli&#8230; Quanto alle donne, erano in gran parte lavandaie, guardarobiere o ricamatrici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\/<strong> <i>massacri del 1915<\/i><i>. <\/i><\/strong>Detto questo, non c&#8217;erano solo motivi economici alla base della loro migrazione, in particolare quella del 1915.<i> <\/i>Nel 1915 la sorte degli Assiro-Caldei fu strettamente legata a quella pi\u00f9 generale degli Armeni. Nella coscienza europea il 1915 rimanda al genocidio armeno, ma c&#8217;\u00e8 anche il genocidio degli Assiro-Caldei. Numerosi sono i documenti, le testimonianze e i rapporti che testimoniano quel calvario. In particolare possiamo citare il <i>Blue Book <\/i>britannico del 1916, compilato dallo storico Arnold Toynbee, nel quale circa 21 documenti riferiscono delle atrocit\u00e0 commesse su questo popolo. Possiamo citare anche il libro dell&#8217;abate Joseph Naayem, <i>Les Assyro-<\/i><i>Chald\u00e9ens et les Armeniens massacr\u00e9es par les Turcs, <\/i>pubblicato a Parigi nel 1920. Libro tradotto in inglese, a New York, con il titolo <i>Shall <\/i><i>This Nation Die?, <\/i>e poi anche in arabo, nel 2006 in Iraq.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella coscienza assiro-caldea il 1915 \u00e8 un condensato di sofferenze. In migliaia furono passati a fil di spada, violentati, rapiti, deportati, convertiti a forza all&#8217;islam o costretti a un esilio che troppo spesso significava la morte. Quell&#8217;anno, detto della spada <i>(seyfo), <\/i>ossessiona ancora oggi la loro memoria e rappresenta un punto di svolta nella loro migrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><i>Nuovo esodo nel 1918.<\/i><i> <\/i><\/strong>La rivoluzione bolscevica del 1917 impone il ritiro dei militari russi da tutti i fronti. Ancora una volta gli Assiro-Caldei si trovano isolati e in balia delle truppe turco-curde. Dopo qualche mese di accanita resistenza presso Urmia, il 31 luglio 1918, nel panico generale, comincia il massiccio esodo dei cristiani. Pi\u00f9 di 20.000 Assiro-Caldei troveranno di nuovo rifugio in Russia; altri, nella pi\u00f9 totale disorganizzazione, si dirigeranno verso sud. Pi\u00f9 della met\u00e0 persero la vita sulla strada. Dei circa 16.000 cristiani restati a Urmia, molti, compresi alcuni sacerdoti e missionari, vennero massacrati. Tra loro monsignor Jacques-Emile Sontag, lazzarista e delegato apostolico, e il vescovo caldeo Thomas Audo insieme ai suoi sacerdoti. I Turchi rapirono molte donne e bambini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II documento consegnato dal sacerdote caldeo Lazare George di Khosrava a Joseph Naayem ci informa sul numero di rifugiati stabilitisi nel Caucaso dopo quest&#8217;ultimo esodo: \u00ab20.000 were in the Caucasus, that is to say, 7000 at Tiflis [Tbilisi], 5000 in the surrounding villages as far as Koutai&#8217;s, 2000 at Elisabetpol, 6000 in the villages of Erevan. Ali these refugees were from Urmia and Salmas and from th\u00e8 mountains of Turkey. More than 30.000 found refuge in the north of the Caucasus at Vladicaucasus, Armavir, Rostow, Novorossisk and Ekatherinadar\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quelle terre si appropriarono progressivamente di spazi che ricordavano i loro Paesi d&#8217;origine. Fondarono villaggi, costruirono edifici e luoghi di culto i cui nomi, l&#8217;architettura e le decorazioni evocavano ampiamente le tradizioni e i villaggi abbandonati in Turchia o in Iran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>NASCITA DEGLI STATI-NAZIONE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><i>Crollo dell&#8217;Urss.<\/i><\/strong><i> A <\/i>partire dal 1921 il bolscevismo si \u00e8 ormai imposto, e questo fino al 1989, alba di una nuova era. Per gli Assiro-Caldei del Caucaso e della Russia ci\u00f2 signific\u00f2 non aver pi\u00f9 scelta. Le loro chiese vennero chiuse, le libert\u00e0 represse. Durante il terrore staliniano subirono una repressione feroce e diversi tra loro furono deportati in Siberia. Una pagina della loro storia che resta ancora oggi largamente sconosciuta. Come si vede gli Assiro-Caldei hanno integralmente conosciuto la Russia zarista, l&#8217;Urss comunista, il suo smantellamento e le Repubbliche indipendenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la dissoluzione dell&#8217;Urss, e dopo che le Repubbliche del Caucaso hanno riscoperto la loro indipendenza, l&#8217;attenzione si \u00e8 spostata su quelle minoranze ed etnie che, visto il dilagare dell&#8217;ondata di nazionalismo, cominciavano a preoccuparsi per il loro futuro. Spesso per\u00f2 si ignora che tra le molteplici nazionalit\u00e0 che popolano il Caucaso ci sono anche gli Assiro-Caldei. Conosciuti dai Russi e dai popoli caucasici, sono riconosciuti quale minoranza nazionale (Narod)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Assiro-Caldei si stabilirono nelle numerose citt\u00e0 dell&#8217;ex Unione Sovietica e in diversi villaggi. Oggi vivono nelle grandi citt\u00e0 della Transcaucasia (Tbilisi, Erevan&#8230;) e in una quindicina di villaggi; ma anche in colonie nel Nord-Caucaso russo, nella stessa Russia, in Ucraina e in Kazakhistan. Li si ritrova praticamente in tutto lo spazio ex-sovietico. Tbilisi, in quanto citt\u00e0 cosmopolita e centro nevralgico del Caucaso, offriva loro possibilit\u00e0 di lavoro e apertura al mondo, per questo fu scelta quale destinazione privilegiata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il loro insediamento in queste regioni si distingue in particolare per un processo di conversione all&#8217;ortodossia russa, i cui primi segnali risalgono agli anni Venti del XIX secolo e spiegano i legami particolari, talvolta conflittuali, con la Chiesa ortodossa in un territorio considerato &#8220;canonicamente&#8221; come ortodosso. Il fattore ortodossia \u00e8 stato quindi determinante, considerando che, malgrado la parentesi sovietica, durante la quale il religioso conobbe un&#8217;interruzione forzata, esso non ha mai smesso, nemmeno con il ritorno delle libert\u00e0 negli anni Novanta, di pesare sul destino degli Assiri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il periodo attuale, <i>iniziato <\/i>a partire dal 1990 con le indipendenze caucasiche, ha visto il ritorno in forza degli Stati-nazione, insieme a ci\u00f2 che questo implica nella percezione del futuro per le minoranze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><i>Dove e quanti sono oggi?<\/i><i> <\/i><\/strong>Sono numerosi in Russia, a Mosca (3000) e a San Pietroburgo (circa 2000 e la cui presenza risale al XIX secolo), a Volgograd, Tuia, Jaroslavl, Smolensk, Vladimir, Ivanovo, Kostroma, a Novopavlovsk (regione di Stavropol&#8217;), a Vladikavkaz, a Novorossijsk (regione di Krasnodar), a Voronez, Kursk, Oryol, Saratov, Taganrog, Groznyj, Gorki, Sverdlovsk, Penza, Perm, Maykop, Pjatigorsk, Ar-mavir (distretto di Kuban), a Novocherkassk (regione di Rostov), nel Tatarstan (Kazan)&#8230; Gli Assiri sono numerosi anche in Ucraina. Sono a Kiev, Vinnica [Vinnycja], Charkiv, Donetsk, Odessa, Kirovohrad, Leopoli, Poltava, Dnipropetrovsk, Zhdanov, Krivoj Rog [Kryvyi RihJ, Gorlovka [Horlivka], Kakhovka, Zaporizhia. In Bielorussia, sono a Minsk, in Asia centrale nel Kazakhistan a Almaty (50 famiglie), a Tashkent, a Askhabad&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;insieme della Transcaucasia, della Ciscaucasia (Nord Caucaso) e della Russia, il loro numero raddoppia, se non di pi\u00f9. I censimenti ufficiali dopo il 1867 non sempre per\u00f2 riflettono la realt\u00e0. Alcuni stimano 30.000, altri oltre i 50.000, aggiungendovi i Paesi dell&#8217;ex Unione Sovietica. Nel 1987 il giornalista assiro Iliya Lazar proponeva la cifra di 100.000, insistendo sull&#8217;importanza della popolazione nei villaggi e nelle numerose citt\u00e0. La cifra pu\u00f2 non essere eccessiva, se si considerano i matrimoni misti in aumento, coloro che semplicemente dichiarano una nazionalit\u00e0 diversa, russa in particolare, e in ragione delle conversioni all&#8217;ortodossia &#8211; elemento non privo di conseguenze sull&#8217;identit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo proposito, il censimento del 1989, l&#8217;ultimo prima della dissoluzione dell&#8217;Urss, fornisce la cifra ufficiale di 26.160 Assiri sull&#8217;insieme del territorio sovietico. A seconda delle Repubbliche, erano cos\u00ec ripartiti: Russia: 9622, Ge\u00f2rgia: 6206, Armenia: 5963, Azerbaijan: 646, Ucraina: 2759, Bielorussia: 163, Moldavia: 27, Kazakhistan: 472, Uzbekistan: 186, Kirghizistan: 18, Tajildstan: 28, Turkmenistan: 39. Sono poi stati fatti ulteriori censimenti ufficiali, in particolare: in Ge\u00f2rgia nel 2002 (32.99 Assiri), in Armenia nel 2001 (3409 Assiri) e nel 2011 (2769 Assiri), in Russia nel 2002 (13.649 Assiri) e in Ucraina nel 2001 (3143 Assiri). Nel 2008, l&#8217;Assyrian International News Agency (Aina) pubblica, a sua volta, delle stime sul numero effettivo degli Assiri in Russia (70.000), in Ge\u00f2rgia (15.000), in Armenia (15.000) e in Azerbaijan (1.400).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un tempo si contavano pi\u00f9 di 20.000 Assiri residenti in Azerbaijan, in particolare nei villaggi di Khanlar e di Shamokor e a Baku. La maggior parte di loro, ormai, si \u00e8 stabilita nella regione di Krasnodar, nel Caucaso del nord. Non \u00e8 semplice elaborare delle statistiche globali su una popolazione sempre in movimento e talvolta restia a dichiararsi assira nelle schede del censimento. Molto probabilmente le cifre esatte stanno tra quelle pubblicate dagli Stati e quelle raccolte dall&#8217;agenzia assira.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 1990, alle prese con gli stessi problemi economici e di sicurezza di tutta la popolazione caucasica, si \u00e8 assistito a un&#8217;emigrazione dalle Repubbliche del Caucaso verso la Russia e l&#8217;Ucraina. Un&#8217;emigrazione che ha avuto come effetto quello di accrescere la gi\u00e0 numerosa popolazione assira in Russia. Comunque sia, quella cui assistiamo oggi \u00e8 una rinascita al tempo stesso culturale, identitaria e religiosa che comporter\u00e0 necessariamente conseguenze sui dati statistici. Prendiamo l&#8217;esempio della Ge\u00f2rgia <i>e <\/i>dell&#8217;Armenia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>II CASO DELLA GE\u00d2RGIA<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\/\/<b> <i>loro status<\/i><\/b><i>. <\/i>La Chiesa georgiana aveva perso la sua libert\u00e0 dal 1811 al 1917 e i suoi esarchi erano sempre stati russi, tranne il primo che era georgiano. Dal 19 novembre 1943 la Chiesa ortodossa di Ge\u00f2rgia \u00e8 riconosciuta come autocefala dal patriarca di Mosca. Il Santo Sinodo del patriarcato ecumenico a Costantinopoli, il 23 gennaio 1990, ha poi preso la decisione di accordarle l&#8217;autocefalia. Oggi questa Chiesa ha quindi proclamato e riaffermato la propria autocefalia riuscendo a imporsi con pi\u00f9 forza al potere georgiano<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II 14 ottobre 2002 \u00e8 stato ufficialmente firmato un accordo costituzionale tra lo Stato georgiano e la Chiesa ortodossa di Ge\u00f2rgia. Visti i privilegi accordati alla Chiesa georgiana ortodossa, quali sono le conseguenze sulle minoranze religiose non georgiane? Hanno lo status di Ong. A causa delle vive proteste della Chiesa ortodossa di Ge\u00f2rgia, nel settembre 2003 non \u00e8 stato possibile firmare un accordo tra lo Stato georgiano e il Vaticano. Il 13 luglio 2003 \u00e8 stato per\u00f2 emanato un nuovo emendamento al Codice civile georgiano, il quale stipula che le minoranze religiose &#8220;storiche&#8221; possono essere considerate come personalit\u00e0 giuridiche pubbliche. Tale emendamento prevede l&#8217;attribuzione dello status di persona giuridica a cinque organizzazioni religiose, tra le quali la diocesi della Chiesa apostolica armena di Ge\u00f2rgia. A questo punto la questione che si pone \u00e8 la seguente: la Chiesa d&#8217;Oriente pu\u00f2 essere considerata come una &#8220;minoranza storica&#8221;?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul piano politico, la Ge\u00f2rgia ha ratificato la convenzione-quadro del Consiglio d&#8217;Europa per la protezione delle minoranze nazionali, cos\u00ec come la carta europea dell&#8217;autonomia locale. Non ha per\u00f2 firmato la carta europea delle lingue regionali o minoritarie. Anche per quel che riguarda l&#8217;aramaico, sarebbe auspicabile che essa passi da lingua liturgica a lingua a carattere civile, e quindi insegnata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>A Tbilisi e altre citt\u00e0, Gardabani e Randa.<\/i><\/b> Per gli Assiro-Caldei Tbilisi fu al tempo stesso un luogo di passaggio, di insediamento e di emigrazione. All&#8217;inizio vi si recavano come lavoratori stagionali, poi, progressivamente, vi si stabilirono con le loro famiglie. Negli anni Ottanta del XIX secolo si \u00e8 assistito a un incremento dell&#8217;emigrazione verso il Caucaso, parallelamente a quella verso gli Stati Uniti, il Canada e l&#8217;America Latina. Un flusso importante, che del resto caratterizza l&#8217;insieme della cristianit\u00e0 orientale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se nel 1850 i lavoratori stagionali rappresentavano la grande maggioranza, nel 1899 saranno pi\u00f9 di 1600 le famiglie di diverse religioni (caldee, nestoriane, ortodosse) insediatesi, in particolare, nel quartiere di Vera e a Koukia. L&#8217;esodo del 1915 non fa che incrementare questo numero spingendo gli Assiro-Caldei a organizzarsi. Comincia a diffondersi un&#8217;intensa vita associativa e intellettuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista religioso, numerosi sono gli Assiri passati alla Chiesa ortodossa. Intorno al 1880 nella chiesa di San Tomaso di Tbilisi, chiamata anche la chiesa degli Ai&#8217;ssor [Assiri], presta il proprio servizio il sacerdote ortodosso David Gurgenidze. Eppure, specie a partire dal 1915, alcuni si recano nella chiesa cattolica di Pietro e Paolo, dove esercitano il loro ministero sacerdoti caldei. Si tratta di sacerdoti quali padre Mirza, padre Abraham Goza e padre Lazare Georges e, a partire dal 1920, padre St\u00e9phane Guiwaiguis, la cui memoria \u00e8 onorata ancora oggi sia dai cattolici latini sia dagli Assiro-Caldei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1937 la repressione staliniana pone un freno brutale a questa vita associativa, culturale e religiosa. Intellettuali, insegnanti e molti altri membri della comunit\u00e0 vengono deportati. Vengono chiuse le chiese, alcune addirittura bruciate. Solo dopo il 1950 muover\u00e0 i primi passi un rinnovamento culturale, associativo e letterario, tanto che a Tbilisi sarebbero ancora oggi circa 2500, con personalit\u00e0 quali David Adamov a promuovere nuove associazioni. Gli Assiro-Caldei sono presenti anche in altre citt\u00e0, come Kutasi, Batumi, Senaki, Zugdidi, Akhaltsikhe, oppure Zestaponi. Secondo la Chiesa d&#8217;Oriente ci sarebbero 50 famiglie a Kutaisi e Senaki, 7 a Zugdidi e 60 a Batumi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Assiro-Caldei sono tuttora presenti a Dzveli Kanda e a Garda-bani. A Dzveli Kanda si trovano tre piccole chiese costruite all&#8217;arrivo degli Assiro-Caldei. Quella di Mar Zaya \u00e8 oggi in restauro. Il suo diacono, un assiro appartenente alla Chiesa ortodossa georgiana, si occupa dei lavori. Quella di Mar Audichou \u00e8 posta nei pressi di un cimitero dove ancora si trovano delle pietre tombali con iscrizioni siriache. Quella di Mart Maryam, invece, \u00e8 stata completamente restaurata dalla Chiesa ortodossa georgiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si escludono le sue dimensioni ridotte e i suoi altrettanto ridotti punti di accesso, che evocano ancora le antiche chiese dell&#8217;Hakkari, nessun&#8217;altra traccia indica l&#8217;antica appartenenza dei suoi membri alla Chiesa d&#8217;Oriente. Va aggiunto che \u00e8 in costruzione una nuova, grande chiesa georgiana. Porter\u00e0 il nome dei tredici padri siriaci che nel VI secolo hanno diffuso il monachesimo in Ge\u00f2rgia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Gardabani gli Assiri sono riusciti a trasmettere la loro lingua ai propri figli e formano una comunit\u00e0 di 165 famiglie, venute principalmente da Tbilisi. Una piccola cappella, Mar Oraham, \u00e8 stata da poco restaurata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>II CASO DELL&#8217;ARMENIA<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>Il loro status<\/i><\/b>. Cos\u00ec come la Ge\u00f2rgia, l&#8217;Armenia fu indipendente dal 1918 al 1921. Dopo il lungo periodo sovietico, proclam\u00f2 di nuovo la sua indipendenza il 23 settembre 1991. L&#8217;Armenia \u00e8 un Paese etnicamente quasi omogeneo (96% della popolazione). Undici le minoranze, tra le quali quella assira. Dal 1979 le autorit\u00e0 armene consentono l&#8217;insegnamento della lingua assira (<i>soureth<\/i>) a scuola. Nel luglio del 2009 \u00e8 stata adottata una legge sull&#8217;educazione nazionale che riguarda anche le minoranze nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 del febbraio 2004, invece, la legge sui media. Facendo seguito alla carta europea delle lingue regionali o minoritarie, il 15 febbraio 2008 l&#8217;Armenia ha fornito il suo secondo rapporto, che chiarisce quale sia la situazione della minoranza assira in materia educativa e linguistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La maggior parte degli Assiri risiedono nelle zone rurali. Dei 3409 Assiri censiti nel 2001, 524 vivono in citt\u00e0, in particolare a Erevan. Sono disseminati tra le regioni di Arat, Armavir e Kotayk. Hanno quattro scuole. Per l&#8217;insegnamento delle prime classi, sono stati loro forniti libri nel 2005 e nel 2007. Questi alcuni titoli: <i>The Classical Assyr\u00ecan<\/i> (di A. Hakobyan) e <i>The Assyr\u00ecan Alphabet<\/i> distribuiti a Verin Dvin, Dimitrov (Koilassar), Arzni e Erevan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le propriet\u00e0 della Chiesa assira, sequestrate sotto il regime comunista, sono state restituite alla comunit\u00e0 nei villaggi di Arzni e di Verin Dvin. Nell&#8217;ambito di una cooperazione tra il Comitato sul genocidio assiro (Seyfo) e la Federazione delle organizzazioni d&#8217;Armenia &#8220;Kha-yadta&#8221;, dal 28 ottobre al 6 novembre 2011 una delegazione assira si \u00e8 recata nella Repubblica Armena. Il 25 aprile 2012, il giorno successivo alla commemorazione del genocidio armeno, si \u00e8 verificato un avvenimento senza precedenti, ossia l&#8217;erezione di un monumento nel cuore della capitale Erevan, all&#8217;incrocio Moskovyan-Nalbandyan, dedicato \u00aballa memoria degli Assiri innocenti, vittime del 1915\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, in Armenia, sono presenti a Verin Dvin, Dimitrov e Nor Artagers, cos\u00ec come nella capitale. A Erevan si \u00e8 registrata una presenza continua e attiva fino ai nostri giorni. Vivace la vita associativa. Nel 1989 \u00e8 stata creata l&#8217;associazione assira Ator, diretta per molto tempo da Paul Vassili Tamrazov. Oggi \u00e8 guidata da Arsen Mkhitaryan, mentre il presidente dell&#8217;Unione degli Assiri \u00e8 l&#8217;artista e attore Razmik Khosroev. Nel 1998 \u00e8 stato fondato il centro per la giovent\u00f9 assira Ashour e, nel 2003, \u00e8 stato inaugurato il centro socio-culturale Beth-Nahrain. Al 2008 risale invece la pubblicazione di alcuni manuali in lingua assira. Esistono dei programmi radiofonici in assiro. L&#8217;attuale presidente della Federazione delle organizzazioni assire d&#8217;Armenia Khayadt \u00e8 Irina Gasparyan, insegnante di aramaico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2012 la Fe derazione ha giocato un ruolo importante nella scelta di far erigere, a Erevan, il monumento di commemorazione del genocidio assiro-caldeo del 1915.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad Arzni la comunit\u00e0 assira, composta da circa 1800 persone, si occupa essenzialmente di agricoltura. Attualmente la scuola elementare di Arzni \u00e8 guidata da Susanna Alexanova, un&#8217;assira, mentre una maestra, Stella Ishoeva, vi dispensa corsi di lingua in assiro. Il viceministro \u00e8 assiro. Si parla correntemente l&#8217;aramaico e le iscrizioni sono trilingui: russo, armeno e aramaico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Verin Dvin, che oggi conta pi\u00f9 di 2700 abitanti, di cui 2000 Assiro-Caldei, risiede la pi\u00f9 grande comunit\u00e0 assira d&#8217;Armenia. Dal 1992 nella scuola elementare Pusldn si insegna l&#8217;aramaico a circa 350 giovani. Gli abitanti hanno preservato la loro lingua, le loro tradizioni, il loro folclore e la Chiesa d&#8217;Oriente \u00e8 molto attiva. Nel villaggio di Koilissar si contano circa 1200 abitanti con una maggioranza di Assiri. La compianta Lina Yacubova (1976-2011), produttrice di talento e autrice di film documentari, di padre assiro e madre armena, proveniva da questo villaggio. Shahriyar, oggi Nor Artagers, nei pressi di Nalbandyan, \u00e8 una comunit\u00e0 rurale. Un piccolo villaggio di circa 900 anime nel quale convivono Assiri e Armeni. Gli Assiri non vi insegnano pi\u00f9 la loro lingua, cosa che minaccia, a termine, la loro identit\u00e0. Prendiamo adesso l&#8217;esempio del riallacciarsi dei legami con le gerarchle religiose della Chiesa d&#8217;Oriente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>LA RINASCITA DELLA CHIESA D&#8217;ORIENTE<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo diversi decenni di rottura (1920-1980), di abbandono senza un pastore, a partire dal 1982 i contatti con la Chiesa d&#8217;Oriente nelle sue due branche assira e caldea si sono progressivamente rinnovati. Per primi quelli con la Chiesa assira dell&#8217;Est, in seguito a due decisioni sinodali, a due anni di intervallo tra loro: 1994 per la Chiesa assira e 1996 per la Chiesa caldea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>La Chiesa assira dell&#8217;Est.<\/i><\/b> Nel 1998, a Mosca, in occasione della consacrazione della chiesa assira dell &#8216;Est <i>Mart Maryam<\/i> (Vergine Maria), un giornalista assiro di Mosca, con l&#8217;accordo delle autorit\u00e0 civili e religiose ortodosse russe, scriveva: \u00ab<i>Com\u2019\u00e8 possibile? Nonostante un <\/i><i>lungo periodo di isolamento, la comunit\u00e0 assira di Russia \u00e8 ancora molto viva<\/i>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto \u00e8 iniziato nel 1982. L&#8217;apertura verso la Russia e il Caucaso, in effetti, \u00e8 avvenuta sotto Mar Dinkha IV, patriarca dal 1976. Figura importante della Chiesa, le preoccupazioni di Mar Dinkha riguardano tanto l&#8217;eternit\u00e0 della sua Chiesa quanto la sua nazione assira. Su invito del patriarca Pimen, compie la sua prima visita in Russia e in Ucraina nel giugno-luglio 1982, in occasione del Congresso internazionale di tutte le Chiese tenutosi a Mosca e Kiev. Nell&#8217;apprendere la notizia, gli Assiri, come scrive Ilyia Vartanov, si scoprirono \u00abfolli di gioia\u00bb, e organizzarono degli incontri con lui, che consideravano \u00abil loro vero patriarca\u00bb. La loro speranza era di poter assistere alla costruzione di chiese, alla nomina di sacerdoti e all&#8217;ottenimento di libri religiosi. Osservando le reazioni della sua comunit\u00e0, Vartanov comprende quanto la Chiesa ortodossa russa \u00abnon avesse radici nel cuore degli Assiri\u00bb. In quell&#8217;occasione Mar Dinkha incontr\u00f2 i fratelli Giuvarguis e Marounna Arsanis, figli del celebre scrittore Benyamin Arsanis, e discusse con loro le misure da prendere per la costruzione di una chiesa assira a Mosca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda visita, nella quale fu accompagnato da Mar Melis Zaya, vescovo d&#8217;Australia, risale al 1 luglio 1988, sempre su invito della Chiesa ortodossa russa e in occasione del millenario della cristianizzazione della Russia. Come nella precedente visita, fu accolto molto bene dalla comunit\u00e0 assira. In quell&#8217;occasione incontr\u00f2 ancora i fratelli Arsanis e partecip\u00f2 a una riunione con i responsabili della comunit\u00e0, presente Ilyia Vartanov, per la costruzione di chiese in Unione Sovietica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1989 e nel 1992, il vescovo dell&#8217;Arizona e del sud della California Mar Aprim Khamis visit\u00f2 gli Assiri di Russia, Ge\u00f2rgia e Armenia. Mar Guivarguis, metropolita dell&#8217;Iraq, visit\u00f2 invece per la prima volta Mosca nel maggio del 1994. In occasione del 5 Sinodo della Chiesa assira dell&#8217;Est, tenutosi a Sydney (Australia) dal 18 al 29 luglio 1994, i padri del Sinodo avevano deciso di inviare un sacerdote iracheno in Russia, in virt\u00f9 del canone 21 che stipula: \u00abRiguardo agli adepti della nostra Chiesa in Russia: \u00e8 stato deciso che sua Beatitudine Mar Guivarguis sia <i>in carico <\/i>ai fedeli della nostra Chiesa in quel Paese. \u00c8 necessario che egli ordini e organizzi dei giovani di quel Paese affinch\u00e8 essi imparino, studino e ottengano il rango di sacerdote. Per completare questo lavoro verr\u00e0 inviato laggi\u00f9 un sacerdote iracheno\u00bb. Dando seguito alle decisioni del Sinodo, Mar Guivarguis, metropolita dell&#8217;Iraq, accompagnato da padre Khamis, dal 18 al 29 luglio visit\u00f2 i tre Paesi in questione realizzando quanto stabilito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1996, con l&#8217;approvazione delle autorit\u00e0 della citt\u00e0 di Mosca e l&#8217;autorizzazione del patriarca della Chiesa ortodossa russa Alessio II, cominci\u00f2 la costruzione della chiesa di Mar Maryam a Mosca, poi solennemente consacrata nel 1998 dal patriarca Mar Dinkha IV. Sempre nel 1998, Mar Guirvaguis pone la prima pietra della chiesa di Mar Guivarguis (San Giorgio) a Kransnodar, nel sud della Russia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Armenia, nel 2001, all&#8217;indomani del 1700 avversario dell&#8217;adozione del cristianesimo, \u00e8 stata restaurata la chiesa assira di San Tommaso di Verin Dvin, ridotta in rovine. In seguito, la comunit\u00e0 assira ha preso contatto con la Chiesa assira e, nel 2002, padre Isaac Tamraz, di origini irachene, \u00e8 stato incaricato di servire quella parrocchia. Un diacono di quel villaggio, <i>shamasha<\/i> Nicodemo, \u00e8 stato recentemente ordinato sacerdote ed esercita oggi il suo ministero a Verin Dvin. Quanto invece a padre Isaac Tamraz, il suo ruolo \u00e8 risultato fondamentale per consolidare la comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dinamico, al contempo pastore e intellettuale, \u00e8 riuscito a stringere legami efficaci con le autorit\u00e0 locali e nazionali, con le istituzioni e le universit\u00e0. A Batumi, per esempio, la Chiesa d&#8217;Oriente ha ristabilito le relazioni con gli Assiri della citt\u00e0. Padre Tamraz ha cercato anche di restaurare la chiesa Mart Maryam di Arzni, mentre a Koilassar i legami tra la Chiesa d&#8217;Oriente e la Chiesa russa locale risultano ancora difficili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Chiesa d&#8217;Oriente, d&#8217;altra parte, ha riannodato i rapporti con l&#8217;Ucraina. Padre Tamraz ha visitato la comunit\u00e0 assira, in particolare a Kiev e Donetsk, nell&#8217;ottobre 2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>La Chiesa caldea.<\/i><\/b> Il ritorno della Chiesa caldea nel Caucaso inizia nel 1996. Nel corso del Sinodo tenutosi a Bagdad sotto l&#8217;autorit\u00e0 del patriarca Raffaele I Bidawind, Mgr. Ibrahim Ibrahim, vescovo dei Caldei degli Stati Uniti, viene nominato visitatore apostolico dei Caldei d&#8217;Europa. L&#8217;obiettivo era di fare il punto sulla loro situazione religiosa e sociale, di rafforzare i legami con la loro Chiesa-madre e di \u00abpreservarli dalla loro dispersione in Occidente\u00bb. Al fine di prendere le decisioni appropriate, si chiedeva al visitatore di redigere un rapporto sulla sua missione al patriarca e al Sinodo. Mgr. Ibrahim intraprese quindi un viaggio di un mese e mezzo, dal 16 settembre al 1 novembre 1996, durante il quale fece visita a nove Paesi europei, tra i quali la Ge\u00f2rgia, accompagnato da padre Suleiman Dinka. Rest\u00f2 in Ge\u00f2rgia una settimana, a partire dal 19 settembre 1996, riuscendo a visitare la sua comunit\u00e0 a Tbilisi, Kanda e Gardabani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al termine del viaggio, redasse un rapporto poi apparso sulla rivista del Patriarcato caldeo di Bagdad \u00abNagm al-Mashriq\u00bb nel quale constata come i fedeli della Chiesa d&#8217;Oriente siano emigrati in quella regione dalla Turchia e dall&#8217;Iran. Pi\u00f9 di 1000 famiglie, caldee e assire, ripartite come segue: 300 famiglie nella capitale Tbilisi, 450 a Kanda e 300 a Gardabani. E, come scrive, ci\u00f2 che maggiormente lo riempie di gioia \u00e8 che tutti, grandi e piccoli, parlano il <i>soureth<\/i>. E poi aggiunge: \u00abHanno conservato le nostre tradizioni e i nostri valori orientali\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nunzio apostolico a Tbilisi, in effetti, aveva chiesto a Mgr. Ibra-him Ibrahim di nominare per questi cristiani un sacerdote. La Chiesa caldea invi\u00f2 allora un giovane prete, Benyamin Bet-Yadegar, originario di Urmia, ordinato negli Stati Uniti nel settembre del 1994. Raggiunse la sua sede a Tbilisi, dove esercit\u00f2 il suo ministero in favore dei Caldei nella chiesa cattolica latina di Pietro e Paolo, in attesa della costruzione di una chiesa per la comunit\u00e0 caldea. Sin dall&#8217;inizio padre Benyamin si \u00e8 consacrato al servizio della comunit\u00e0 assiro-caldea, senza distinzioni tra cattolici e non cattolici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sabato 17 ottobre 2009 il patriarca della Chiesa caldea, il cardinale Emmanuel III Delly, venuto da Baghdad, ha consacrato la chiesa caldea di Tbilisi. Situata in prossimit\u00e0 dell&#8217;avenue Alexandre Kasbegi, \u00e8 anche un centro cultuale e culturale, ha una capacit\u00e0 di 300 posti ed \u00e8 costruita nello stile dell&#8217;architettura babilonese. I numerosi fedeli, talmente felici da non riuscire a credere che fosse davvero la loro chiesa, continuavano a ripetere: \u00abQuesta \u00e8 la nostra casa\u00bb. La chiesa \u00e8 stata finanziata al 75% dall&#8217;Eparchia caldea di San Tommaso apostolo, degli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;architettura babilonese di questa bella chiesa ricorda il Paese d&#8217;origine, la Mesopotamia. Porta il nome del patriarca cattolico Mar Shi-moun Bar Sab\u00e9 (328-341) che, condannato a morte, sub\u00ec il martirio in Persia, sotto il re Shapur II, il 14 aprile 341, Venerd\u00ec Santo. L&#8217;interno di questo luogo di culto \u00e8 al tempo stesso religioso e identitario. La rivista \u00abCEuvre d&#8217;Orient\u00bb, che aveva contribuito alla costruzione della chiesa, commentava in questi termini: \u00abAll&#8217;inizio del XX secolo, fuggendo il genocidio, i Caldei si sono insediati a migliaia nella regione del Caucaso e dell&#8217;ex Unione Sovietica. I 6 o 7000 Caldei della Ge\u00f2rgia si sono in qualche modo integrati in quel Paese molto povero vittima del regime comunista. Sono riusciti a preservare la loro lingua, la loro fede, e il tutto nonostante l&#8217;assenza di strutture culturali e cultuali caldee\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giorno dopo, domenica 18, padre Benny Bet-Yadegear \u00e8 stato promosso vicario episcopale della Chiesa assiro-caldea di Ge\u00f2rgia. Nello stesso giorno si \u00e8 assistito al primo battesimo e alla prima comunione di 22 ragazzi e ragazze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Padre Benny Bet-Yadegear promuove diverse attivit\u00e0. La chiesa sembra un vero e proprio formicaio. Il Messale caldeo (1988), che consente ai fedeli di seguire la messa, \u00e8 in tre lingue: aramaico, georgiano e russo. Nel 2003 ha fatto anche pubblicare un manuale di insegnamento della lingua aramaica per principianti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>GUARDANDO AL FUTURO<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le due gerarchie religiose hanno oggi legami abbastanza sviluppati e,<i> <\/i>insieme, ricercano l&#8217;unione. Anche a livello locale la comunit\u00e0 assiro-caldea cerca l&#8217;unit\u00e0 e non fa alcuna differenza di ordine etnico o religioso. Le parrocchie georgiane e armene collaborano, insieme, visto quant&#8217;\u00e8 difficile distinguere chi \u00e8 veramente caldeo e chi assiro. Parallelamente, sono progressivamente apparsi altri segni di risveglio identitari e rinascita nazionale, che si sono manifestati insieme ai cambiamenti democratici, al ritorno delle libert\u00e0 e alla maggiore facilit\u00e0 nelle comunicazioni e nei trasporti. Si sono moltipllcate le associazioni e le organizzazioni,<i> <\/i>cos\u00ec come i legami con gli Assiro-Caldei della madrepatria e della diaspora. Poich\u00e9 identit\u00e0 nazionale e religiosa sono molto intrecciate, le si \u00e8 associate strettamente nelle varie attivit\u00e0. Si sono sviluppati i corsi di lingua. Si festeggia ormai il Nuovo anno assiro, il 1 aprile di ogni anno, e si restaurano le chiese. C&#8217;\u00e8 da sperare che questo respiro nuovo consentir\u00e0 alle comunit\u00e0 assiro-caldee di restare su queste terre, dove da pi\u00f9 di due secoli sono radicate, e che, malgrado le difficolt\u00e0, sia consentito loro di conservare la loro lingua materna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(<i>Traduzione di Davide Frontini<\/i>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">______________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Claire Yacoub,<\/strong> ricercatrice, diplomata in Diritti dell&#8217;uomo, \u00e8 autrice di <i>Le r\u00e8ve br\u00ecs\u00e9 des Assyro-Chald\u00e9ens<\/i> (2011).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Joseph Yacoub<\/strong> \u00e8 professore onorario di Scienze Politiche all\u2019Universit\u00e0 Cattolica di Lione. La sua ultima opera \u00e8 <i>L\u2019humanisme r\u00e9invente\u00e9<\/i> (2012)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vita e Pensiero n.4 luglio-agosto 2014 Fra esodi e ritorni, persecuzioni e tentativi di resistenza, la vicenda degli Assiro-Caldei \u00e8 ancora sconosciuta in Occidente. Ma qualcosa si sta muovendo per un recupero della memoria, una rinascita delle comunit\u00e0 e un&#8217;unit\u00e0 fra le Chiese. 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