{"id":1041,"date":"2005-07-20T00:00:00","date_gmt":"2005-07-19T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-06-16T14:13:50","modified_gmt":"2016-06-16T12:13:50","slug":"la-sindrome-di-sherazade-e-altri-effetti-diseducativi-della-televisione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-sindrome-di-sherazade-e-altri-effetti-diseducativi-della-televisione\/","title":{"rendered":"La sindrome di Sherazade e altri effetti diseducativi della televisione"},"content":{"rendered":"<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-35022\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/spettatore-TV.jpg\" alt=\"spettatore TV\" width=\"250\" height=\"184\" \/>Articolo pubblicato su <strong>Cristianit\u00e0 <\/strong><\/div>\n<div align=\"center\">n. 290-291 (1999)<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Norberto Gonz\u00e1lez Gaitano<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Facolt\u00e0 di Comunicazione Sociale Istituzionale \u00a0&#8211;\u00a0<\/em><em>Pontificia Universit\u00e0 della Santa Croce &#8211; Roma<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Comunicazione dal titolo<\/em> El sindrome de Scherezade y otros sindromes deseducativos de la televisi\u00f3n, <em>presentata dal professor Norberto Gonz\u00e1lez Gaitano, della Facolt\u00e0 di Comunicazione Sociale Istituzionale nella Pontificia Universit\u00e0 della Santa Croce, di Roma, al Convegno <\/em>Medios de comunicaci\u00f3n y Cultura<em>, tenutosi nella Pontificia Universit\u00e0 di Salamanca, in Spagna, dal 15 al 19 febbraio 1999. Traduzione e titolo redazionali.<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div><strong><strong>Premessa<\/strong><\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), il geniale maestro contemporaneo del paradosso e del senso comune, era sorpreso dall\u2019assurdit\u00e0 di un mondo, il nostro, che conferisce un maggior valore sociale all\u2019attivit\u00e0 di un maestro, che insegna la prova del nove a cinquanta alunni, piuttosto che a quella di una madre, che insegna <em>tutto<\/em> sulla vita a sua figlia o a suo figlio (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutta l\u2019enfasi sull\u2019importanza dell\u2019educazione per il progresso di un popolo, gli accalorati discorsi dei nostri politici sulla necessit\u00e0 di una riforma permanente dell\u2019educazione per renderla pi\u00f9 efficace, gli aumenti nella voce relativa all\u2019educazione nel bilancio dello Stato, sono chiacchiera vuota o argomentazione inconsistente quando quasi nulla aiuta a incrementare il tempo e la qualit\u00e0 dedicati alla forma pi\u00f9 universale di educazione: l\u2019educazione privata in famiglia, perch\u00e9, paragonata a questa, l\u2019educazione pubblica nella scuola pu\u00f2 risultare ristretta e limitata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, <em>&#8220;il maestro generalmente ha a che fare con una sola sezione della mente dell\u2019alunno<\/em> &#8211; afferma Chesterton &#8211; [&#8230;]<em> i genitori invece non solo hanno a che fare con tutto il carattere del bambino, ma anche con tutta la sua vita&#8221;<\/em> (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo soliti dimenticare che la posizione del genitore \u00e8 pi\u00f9 grande e pi\u00f9 contrassegnata da sacrifici di quella del maestro; dice ironicamente il celebre scrittore inglese: <em>&#8220;Tutti sanno che i maestri hanno un compito faticoso e spesso eroico, per\u00f2 non \u00e8 ingiusto ricordare loro che hanno, in questo senso, un compito estremamente felice. Il cinico direbbe che il maestro ha la sua felicit\u00e0 nel non vedere mai i risultati del suo insegnamento. Preferisco limitarmi a dire che non ha la preoccupazione aggiunta di doverlo valutare all\u2019altro estremo. Raramente il maestro \u00e8 presente quando l\u2019allievo muore. O, per dirlo con una metafora teatrale pi\u00f9 dolce, raramente \u00e8 presente quando cala il sipario&#8221;<\/em> (3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa lunga premessa sul diverso ruolo della scuola e della famiglia nell\u2019articolato processo educativo del bambino serve a introdurre la riflessione sulla televisione e sui suoi effetti educativi, pi\u00f9 precisamente diseducativi. Questo inquietante intruso familiare, inizialmente accolto come alleato nel processo educativo quando fece la sua comparsa ormai mezzo secolo fa, gioca un ruolo decisivo nella formazione, o deformazione, soprattutto dei bambini, e di quanti non sono pi\u00f9 tanto bambini (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Un esperimento inquietante: la rappresentazione della violenza in televisione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa comunicazione intende essere un\u2019esposizione di ragioni contro quel potente operatore di socializzazione primaria, <em>&#8220;autentica scuola di analfabeti istruiti&#8221;<\/em>, come dice Juan Jos\u00e9 Garc\u00eda-Noblejas, nota anche in campo pedagogico come <em>&#8220;bambinaia elettronica&#8221;<\/em> (5), e nel linguaggio corrente come <em>&#8220;la scatola vuota&#8221;<\/em> o, pi\u00f9 semplicemente, come televisione. Per\u00f2 non intendo lanciare un anatema sulla televisione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi invito a fare un esperimento. Facciamolo sotto la guida di Dolores &#8220;Lolo&#8221; Rico Oliver, gi\u00e0 operatrice televisiva, soggettista e direttrice di Produzione di Programmi per bambini e per ragazzi alla TVE, la televisione pubblica spagnola, attualmente scrittrice di libri, fra i quali si annovera la magnifica e dura critica, per\u00f2 realistica, <em>Tv f\u00e1brica de mentiras. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La manipulaci\u00f3n de nuestros hijos,<\/em> che citer\u00f2 ampiamente nel prosieguo: <em>&#8220;Vuol fare un\u2019esperienza curiosa? Le interessa conoscere alcuni dati significativi sulle abitudini che vengono create nei nostri figli? \u00c8 molto facile: basta aprire bene le orecchie quando loro sono davanti al piccolo schermo e Lei no. Per esempio, nelle prime ore della serata provi a passeggiare silenziosamente nel corridoio. Forse la sua famiglia \u00e8 una delle molte che ha pi\u00f9 di un televisore. Probabilmente i suoi bambini rientrano nel 12% che fruisce di un apparecchio solo per loro in camera da letto <\/em>[&#8230;]<em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00c8 appostata in corridoio, nascosta nell\u2019oscurit\u00e0? Che cosa percepisce? Non la colpisce quanto sta sentendo? <\/em>[&#8230;]<em> La prima cosa che si avverte quando si &#8220;sente&#8221; la televisione, privata dell\u2019attrazione dell\u2019immagine, senza stimolo visivo che catturi la nostra attenzione, sono le grida. Ve ne sono di tutti i tipi, in una svariata gamma che va da quello acuto e atterrito della donna che vede avanzare verso di lei l\u2019assassino fino al rantolo rauco dell\u2019uomo che muore strangolato. Vi sono urla che fanno accapponare la pelle come quelle di una tortura o di uno stupro. Vi sono ululati da incubo che solo un brutto sogno ci potrebbe far ascoltare, stridori da rabbrividire e lamenti d\u2019oltretomba <\/em>[&#8230;]<em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Qualche volta sono persino giunta a spaventarmi pensando che stesse <\/em>realmente<em> succedendo qualcosa e ho tirato un respiro di sollievo rendendomi conto che le grida provenivano dalla televisione&#8221; <\/em>(6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Potremmo pensare che la Rico Oliver esageri, ma non \u00e8 cos\u00ec: le cifre sono testarde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno studio sul <em>prime-time<\/em> delle reti americane in una settimana dava i seguenti risultati: 45 scene di sesso, di cui 23 relative a unioni eterosessuali fra non sposati, 16 adulteri, 4 fra sposati, 1 fra adolescenti e 1 fra omosessuali; 57 assassini, 99 aggressioni, 29 scontri di veicoli e 22 casi di abuso su minori (7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema non \u00e8 esclusivamente americano. Uno studio sulla programmazione di sei canali televisivi francesi per una settimana fornisce i seguenti risultati: 670 omicidi, 15 sequestri, 848 lotte e risse, 419 sparatorie, 14 sequestri di minori, 11 furti, 8 suicidi, 27 casi di tortura, 32 casi di cattura di ostaggi, 18 scene relative alla droga, 9 defenestrazioni, 13 tentativi di strangolamento, 11 episodi bellici, 11 <em>strip-tease<\/em> e 20 scene d\u2019amore spinte (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando un bambino italiano va per la prima volta alla scuola elementare porta gi\u00e0 nello zaino, insieme all\u2019astuccio e alle matite colorate, 1800 scene di violenza. La dieta prescolare di violenza del bambino americano &#8211; sempre pi\u00f9 precoce &#8211; \u00e8 di gran lunga superiore: comprende 8.000 omicidi e 100.000 fatti violenti (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ho intenzione di annoiare con statistiche, ma i dati sono molto eloquenti. Al punto che l\u2019indagine sulla violenza in televisione, realizzata per conto della NCTA, l\u2019Associazione Nazionale della Televisione Via Cavo, degli Stati Uniti d\u2019America, concludeva che <em>&#8220;la violenza in tutte le sue forme permea la televisione americana, fino al punto che la sua presenza e il suo influsso costanti sono stati dichiarati una minaccia nazionale per la salute pubblica dal Servizio Sanitario Nazionale e da altre associazioni mediche e professionali. Tuttavia, nonostante decenni di ricerca scientifica e di crescente interesse, vi \u00e8 ancora disaccordo su come affrontare il problema della violenza televisiva&#8221;<\/em> (10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si potrebbe sostenere che, in fin dei conti, si tratta <em>solo<\/em> d\u2019immagini irreali in televisione. Senza dubbio. Ma non \u00e8 facile dimenticare i preoccupanti fatti di delinquenza minorile provocati dall\u2019imitazione di comportamenti violenti visti in televisione, come quello dei tre bambini che uccisero la loro amichetta &#8220;per gioco&#8221;, come avevano visto alla &#8220;tele&#8221;; o quello dei bambini che assassinarono un vagabondo, in Francia; e cos\u00ec altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso vale per il cinema: un ragazzo di quattordici anni di un paese vicino a Milano s\u2019impicc\u00f2 dopo aver visto, su una rete italiana, la replica televisiva del <em>film<\/em> <em>Schegge di follia<\/em>. Il <em>film<\/em> <em>Natural Born Killers<\/em>, di Oliver Stone, \u00e8 stato il detonatore di 14 omicidi nel 1993 e di 3 nel marzo del 1994. In un\u2019inchiesta realizzata per due anni, dal 1993 al 1995, sulla cronaca nera di due giornali romani, <em>Il Messaggero<\/em> e <em>la Repubblica<\/em>, Patrizia Morgani e Patrizia Spina hanno rilevato che, in 57 episodi di cronaca nera, i protagonisti avevano imitato &#8220;eroi&#8221; di pellicole cinematografiche (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non bisogna dimenticare che esistono innumerevoli studi empirici che dimostrano la relazione diretta fra quanto viene trasmesso nei programmi televisivi e la vita dei telespettatori. \u00c8 dimostrato, per esempio, che i suicidi di adolescenti tendono a concentrarsi, statisticamente, nei giorni successivi alla trasmissione di programmi in cui appaiono suicidi (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, anche quando sia impossibile attribuire una responsabilit\u00e0 esclusiva e diretta ai mezzi di comunicazione, soprattutto dal punto di vista legale, \u00e8 indubbio che, come afferma la Rico Oliver, <em>&#8220;i teleamatori vivono immersi in un <\/em>unico mondo<em> da cui ricevono passivamente tutte le soddisfazioni e tutte le speranze (si vive tutta una giornata vuota in attesa di un determinato programma o di un determinato <\/em>serial<em>). Questo mondo \u00e8 condiviso massivamente e serve da nesso unitivo degl\u2019interessi giovanili<\/em>&#8230;<em> ed \u00e8 il tema principale delle loro aspirazioni e conversazioni&#8221;<\/em> (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, non bisogna dimenticare che, anche se la televisione non \u00e8 il mondo reale, per molti non esiste altra realt\u00e0 oltre a quella che appare in televisione. <em>&#8220;La conseguenza \u00e8 che, per i bambini e per i giovani e &#8211; sempre di pi\u00f9 &#8211; anche per Lei e per me <\/em>&#8211; aggiunge la Rico Oliver<em> &#8211; esiste solo quanto si percepisce in forma di <\/em>fiction<em> e che, perci\u00f2, la vera realt\u00e0 \u00e8 la finzione, rispetto a cui &#8211; si potrebbe quasi dire &#8211; la realt\u00e0 \u00e8 solo una realt\u00e0 debole e accessoria, alla quale crediamo perch\u00e9 assomiglia a quella della televisione. Mi sembra pericoloso&#8221;<\/em> (14). Abituati a veder sgorgare salsa rossa da una prospettiva che l\u2019occhio umano non vedrebbe mai nemmeno in un <em>video<\/em> surrealista, il sangue di un vero ferito impressiona appena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni sondaggi realizzati specificamente su <em>audience <\/em>infantili contrastano con la netta affermazione della Rico Oliver circa la difficolt\u00e0 dei bambini a distinguere la realt\u00e0 dalla finzione. Cos\u00ec, un sondaggio condotto dalla Societ\u00e0 Italiana di Pediatria e dal supplemento per bambini del quotidiano <em>Avvenire<\/em> rileva che l\u201986% dei bambini intervistati crede di sapere che cos\u2019\u00e8 la realt\u00e0 e che cos\u2019\u00e8 la finzione, mentre solo l\u201911% crede che tutto quanto si vede in televisione sia vero; comunque, un 70% dichiara che gli piace imitare i propri personaggi preferiti della televisione (15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La polemica fra accademici sugli effetti diretti sul comportamento rimane aperta, in parte perch\u00e9 i numerosissimi studi seguono metodologie diverse. Anche se i dati non sono concordi, \u00e8 certo che le ricerche pi\u00f9 consistenti, come quella di L. Rowell Huesmann e Leonard D. Eron (16), e in generale la maggioranza di esse, concorda nell\u2019affermare che <em>&#8220;aggressivit\u00e0 e visione della violenza hanno un certo grado di interdipendenza&#8221;<\/em> (17) e che <em>&#8220;bambini pi\u00f9 aggressivi guardano televisione pi\u00f9 violenta&#8221;<\/em> (18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque, come mostrano Franco Bettetini e Armando Fumagalli, conviene non perdere di vista che gli effetti negativi della rappresentazione della violenza si possono dare a diversi livelli, che possono riguardare settori sociali diversi e con diversa intensit\u00e0, a seconda dei fattori complementari: stimolo dell\u2019aggressivit\u00e0\u00a0nei casi di settori a maggior rischio per il fatto di vivere in ambienti dove la violenza domina gi\u00e0 abitualmente la vita quotidiana, o nel caso di persone psichicamente immature o con tendenze patologiche specialmente in campo psicosessuale; blocco dell\u2019immaginazione in bambini che, abituati a contemplare la risposta violenta come unica soluzione dei problemi drammaticamente rappresentati, tendono a imitare il comportamento violento imparato dalla <em>fiction<\/em> come unica soluzione davanti a reali situazioni di pericolo; saturazione di violenza rappresentata che porta a un atteggiamento annoiato e indifferente davanti al dolore reale e concreto; e cos\u00ec via (19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In definitiva, non si pu\u00f2 dimenticare la dimensione pragmatica della comunicazione, ossia di qualunque testo. <em>Dire<\/em> \u00e8 sempre simultaneamente un <em>fare<\/em>, e perci\u00f2 ogni comunicazione instaura sempre un modello di relazione fra emittente e destinatario: <em>&#8220;In altre parole, una comunicazione <\/em>autentica<em>, cio\u00e8 insieme <\/em>vera<em> e <\/em>corretta<em>, sar\u00e0 attenta anche al tipo di rapporto che instaura tra le figure simboliche che, nel testo, rappresentano l\u2019emittente e il destinatario. A inficiare tale autenticit\u00e0 non \u00e8 solo la menzogna ma un <\/em>agire<em> comunicativo che strumentalizza l\u2019altro, che impone un dominio sull\u2019altro, che assume, cio\u00e8, le forme di una <\/em>violenza<em> diffusa. In questa prospettiva la comunicazione di massa pu\u00f2 assumere un carattere violento indipendentemente dai suoi contenuti e, per certi versi, dalle sue stesse modalit\u00e0 linguistiche. Si tratta di una forma di violenza pi\u00f9 sottile, meno evidente, ma altrettanto capace di colpire lo spettatore, ancor pi\u00f9 indifeso perch\u00e9 non allarmato criticamente&#8221;<\/em> (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Un mondo felice?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pensino adesso un momento ai ricordi della loro infanzia. Sar\u00e0 stata pi\u00f9 o meno felice, ma sono certo che la loro memoria non \u00e8 carica d\u2019immagini confuse, violente, erotiche, stupide o angoscianti di programmi come <em>Dinasty<\/em>, <em>Dallas,<\/em> <em>Beautiful, Baywatch, Chi l\u2019ha visto?<\/em>, <em>Tempi moderni<\/em> e <em>bim bum bam<\/em>, per menzionarne solo alcuni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrive Rainer Maria Rilke (1875-1926) in <em>Lettere a un giovane poeta<\/em>: <em>&#8220;E se anche si trovasse in una prigione, le cui pareti non lasciassero trapelare ai suoi sensi i rumori del mondo, non le rimarrebbe forse la sua infanzia, quella ricchezza squisita, regale, quello scrigno di ricordi? Rivolga l\u00ec la sua attenzione. Cerchi di far emergere le sensazioni sommerse di quell\u2019ampio passato; la sua personalit\u00e0 si rinsalder\u00e0&#8221;<\/em> (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In contrasto con le parole del poeta la Rico Oliver aggiunge: <em>&#8220;Nei futuri ricordi dei bambini di oggi vi saranno una ventina d\u2019ore settimanali di televisione<\/em>&#8230;<em> Ne resteranno altri o questa infinita successione d\u2019immagini antiestetiche, sgradevoli e violente che vediamo quotidianamente li canceller\u00e0?&#8221;<\/em> (22).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggigiorno per molte famiglie il televisore \u00e8 molto di pi\u00f9 di un mobile animato: \u00e8 quasi il nuovo altare laico. \u00c8 il punto di riferimento spaziale della casa, attorno al quale si organizza, stavo per dire la &#8220;vita familiare&#8221;, ma credo sia pi\u00f9 appropriato dire la &#8220;contiguit\u00e0 familiare&#8221;. Davanti alla televisione si pratica tutto un rituale. Ogni membro della famiglia davanti al piccolo schermo ha i suoi atteggiamenti, le sue piccole abitudini &#8211; vi \u00e8 chi mangia <em>pop-corn<\/em> o chi si beve una bibita -; ogni persona della casa ha i propri programmi, che tiranneggiano non solo lei ma anche tutti gli altri. Per esempio, una secca intimazione del padre al silenzio interrompe la conversazione, che era riuscita a farsi strada grazie alla pausa pubblicitaria: \u00e8 iniziato il telegiornale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi \u00e8 la volta della <em>telenovela<\/em> venezuelana, pi\u00f9 tardi \u00e8 il programma di <em>quiz<\/em> a estinguere il nuovo tentativo d\u2019intervallo di pace e di dialogo. Non parliamo poi del calcio. E cos\u00ec passano le ore, senza respiro. Gli d\u00e8i del focolare ancestrale, i Lari o i Mani romani, invidierebbero l\u2019autorit\u00e0 di questo nuovo altare: <em>&#8220;Quanto dice la televisione \u00e8 infallibile, come se si trattasse della voce di Dio. \u00c8 indubbio che vi \u00e8 chi passa pi\u00f9 tempo in un mese davanti al televisore che in chiesa in tutta la vita. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[&#8230;]<em> Si ricorre a essa quando abbiamo bisogno di aiuto per superare un cattivo stato d\u2019animo o per risollevarci da un problema; si guarda e si ascolta in silenzio; di solito gode della nostra fiducia perch\u00e9 ci ispira credibilit\u00e0, anche se si limita a offrirci volgarit\u00e0, e viviamo la scarsa informazione che ci fornisce come se si trattasse della scienza infusa che lo Spirito Santo concede agli apostoli&#8221; <\/em>(23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">No, non si tratta di parole di qualche documento di conferenza episcopale. Sono sempre parole della nostra operatrice, produttrice, soggettista televisiva e autrice del libro che sto citando, la Rico Oliver. Non si mostrava meno critico Hans Georg Gadamer, in un\u2019intervista concessa al quotidiano comunista <em>l\u2019Unit\u00e0<\/em>: <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> al nostro sistema di comunicazione manca la spontaneit\u00e0. Tutti sono passivi. La funzione politica della televisione consiste nell\u2019addomesticare le masse, nell\u2019addormentare la capacit\u00e0 di giudizio, il gusto, le idee. \u00c8 una delle forme di burocratizzazione della societ\u00e0 prevista da Max Weber <\/em>[1864-1920]<em>&#8220;<\/em> (24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso Popper avvertiva nel suo <em>testamento intellettuale<\/em> che la televisione <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> \u00e8 diventata un potere politico colossale, potenzialmente si potrebbe dire il pi\u00f9 importante di tutti, come se fosse Dio stesso che parla. <\/em>[&#8230;] <em>Essa \u00e8 diventata un potere troppo grande per la democrazia. Nessuna democrazia pu\u00f2 sopravvivere se all\u2019abuso di questo potere non si mette fine&#8221;<\/em> (25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mia generazione non \u00e8 nata con l\u2019esperienza del televisore come un mobile in pi\u00f9 della casa nella quale \u00e8 cresciuta, del che siamo debitori non tanto al senso educativo dei nostri genitori, quanto al fatto di esser figli del Primo Piano di Sviluppo quadriennale, che ha rianimato la vita economica della Spagna nei primi anni 1960.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza idealizzare il passato, almeno non troppo, penso che i nostri ricordi siano popolati da aromi di una stretta convivenza familiare, spesso veramente stretta; da tradizioni di narrazioni e di racconti propri di una cultura ancora orale, come si pu\u00f2 apprezzare nel magnifico <em>film<\/em> di Ermanno Olmi, <em>L\u2019albero degli zoccoli<\/em>. E da serate di lettura fino a notte inoltrata, soprattutto da quelle lunghe notti estive, in cui gli adolescenti della generazione del Primo Piano di Sviluppo divoravano, e consumavano, i logori esemplari delle biblioteche comunali: la maggior parte delle famiglie non aveva i mezzi per dotarsi di una vasta biblioteca propria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erano ore rubate al sonno, con la complicit\u00e0, quando non con il &#8220;cattivo esempio&#8221;, del <em>pater familias<\/em>. Questa mancanza di svago telediretto a prezzo del tempo di <em>audience<\/em> milionarie, ignare del valore delle loro ore di ozio, ha consentito alla maggior parte di tale generazione di godere di mondi fittizi, immaginativi, non visivi, molto vari, cos\u00ec vari come i propri interessi: prima Jules Verne (1828-1905), Enid Blyton (1897-1968) ed Emilio Salgari (1863-1911); poi Mark Twain (pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens, 1835-1910), Gustavo Adolfo B\u00e9cquer (1836-1870), Padre Brown, Agatha Miller Christie (1890-1976), F\u00ebdor Michajlovi\u00e3 Dostoevskij (1821-1881); e cos\u00ec fino a oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il &#8220;danno&#8221; era gi\u00e0 fatto e, grazie a Dio, era irreparabile. Franz Kafka (1883-1924), che non sarebbe mai stato il contabile sognato da suo padre, scrisse queste parole nel suo piccolo diario: <em>&#8220;Non faremo mai capire a un ragazzo che di notte \u00e8 completamente immerso in una storia avvincente, non gli faremo mai capire con una dimostrazione limitata a lui stesso, che deve interrompere la lettura e andarsene a letto&#8221;<\/em> (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ignoro quale sar\u00e0 il ricordo dell\u2019infanzia dei bambini e dei giovani della generazione dell\u2019abbondanza, ma non posso sottrarmi alla tremenda inquietudine che provocano in me le cifre precedentemente ricordate: ogni settimana 57 assassini, 45 scene di sesso di cui 16 adulteri, 22 scene di abuso su minori&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Jerry Mander, studioso di comunicazione sociale, ha pubblicato un libro il cui titolo \u00e8 piuttosto eloquente: <em>Quattro buone ragioni per eliminare la televisione <\/em>(27). Non intendo privare nessuno del piacere della sua lettura riassumendo queste ragioni. Non si pu\u00f2 nemmeno negare che la televisione abbia qualche aspetto positivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ha detto Papa Giovanni Paolo II, <em>&#8220;la televisione pu\u00f2 arricchire la vita familiare: pu\u00f2 unire tra loro pi\u00f9 strettamente i membri della famiglia e promuovere la loro solidariet\u00e0 verso altre famiglie e verso la pi\u00f9 vasta comunit\u00e0 umana; pu\u00f2 accrescere in loro non solo la cultura generale, ma anche quella religiosa, permettendo ad essi di ascoltare la Parola di Dio, di rafforzare la propria identit\u00e0 religiosa e di nutrire la propria vita morale e spirituale&#8221;<\/em> (28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 vero che si tratta di <em>&#8220;pu\u00f2&#8221;<\/em>, e che qualche volta, bench\u00e9 rara, queste funzioni si realizzano. Non \u00e8 meno certo che &#8211; e sono parole dello stesso Papa Giovanni Paolo II &#8211; <em>&#8220;la televisione pu\u00f2 anche danneggiare la vita familiare: diffondendo valori e modelli di comportamento falsati e degradanti, mandando in onda pornografia e immagini di brutale violenza, inculcando il relativismo morale e lo scetticismo religioso; diffondendo resoconti distorti o informazioni manipolate sui fatti ed i problemi di attualit\u00e0; trasmettendo pubblicit\u00e0 profittatrice, affidata ai pi\u00f9 bassi istinti; esaltando false visioni della vita che ostacolano l\u2019attuazione del reciproco rispetto, della giustizia e della pace&#8221;<\/em> (29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esporr\u00f2 di seguito, per sommi capi, alcuni altri effetti sociali, cognitivi e psicologici della televisione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Gli effetti della televisione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Far\u00f2 riferimento solo a tre dei possibili effetti che ho denominato, con parole di Garc\u00eda- Noblejas, la <em>sindrome di Jabberwocky<\/em>, la <em>sindrome di Sherazade<\/em> e la <em>sindrome di Humpty-Dumpty<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>1. La &#8220;sindrome di Jabberwocky&#8221;<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>sindrome di Jabberwocky<\/em>: il nome di questo effetto \u00e8 preso da <em>Attraverso lo Specchio<\/em> &#8211; continuazione di <em>Alice nel Paese delle Meraviglie<\/em>, la celebre bambina di Lewis Carroll, pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson (1832-1898) -, utilizzato da Garc\u00eda-Noblejas per esemplificare l\u2019effetto di sradicamento culturale prodotto soprattutto dalla televisione, anche se si pu\u00f2 attribuire a tutti i <em>media<\/em> (30). Alice sta ascoltando una strana poesia che suona molto bene ed esclama: <em>&#8220;Sembra molto bella, <\/em>[&#8230;]<em> ma \u00e8 piuttosto difficile da capire!&#8221;<\/em> (31).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questa sindrome mi riferisco al fatto che la televisione ci offre una visione del mondo e dell\u2019uomo frammentaria, parziale, spesso contraddittoria e sempre caleidoscopica. Naturalmente quest\u2019immagine non contribuisce a che l\u2019uomo comprenda meglio s\u00e9 stesso. Ci\u00f2 accade, per esempio, a causa dell\u2019aperta contraddizione fra i messaggi di programmi che appaiono sullo stesso mezzo in spazi diversi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, insieme a messaggi pubblicitari contro la droga o contro l\u2019alcol, di buona fattura drammatica e persuasiva, se ne diffondono altri in programmi d\u2019intrattenimento o in altri annunci pubblicitari, che esaltano il fascino e il lusso uniti al bere o al consumo di droga. Si pensi per esempio a <em>Miami Vice<\/em>, o all\u2019episodio <em>Joyride<\/em> della serie <em>The Equalizer<\/em>, dove non si critica il consumo di droga, ma l\u2019ingiusto arricchimento dei trafficanti per il fatto di commercializzare droga adulterata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dramma della droga viene poi mascherato in documentari informativi quando si associa a un problema di ordine pubblico, che sembra riguardare esclusivamente quartieri di periferia, come Entrev\u00edas a Madrid o La Mina a Barcellona, mentre sappiamo tutti che la droga non fa distinzione fra ricchi e poveri, anzi, proprio negli ambienti d\u2019<em>\u00e9lite<\/em> si consuma pi\u00f9 droga, specialmente cocaina. O se ne promuove direttamente il consumo con la diffusione indiscriminata di <em>video-clip<\/em> musicali, che trasmettono sfacciatamente tale messaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo effetto si pu\u00f2 attribuire a tutti i <em>media<\/em>, ma \u00e8 particolarmente rilevabile nella televisione per il carattere drammatico e narrativo dei mezzi audiovisivi. Cos\u00ec Garc\u00eda-Noblejas afferma che <em>&#8220;quanto si coglie nei <\/em>film<em> e nei programmi televisivi pu\u00f2 essere compreso essenzialmente come rappresentazione di azioni e di abitudini umane, con il loro corredo di sentimenti. O, il che \u00e8 equivalente, ha senso per la vita degli spettatori, perch\u00e9 lo valutano &#8211; in termini generali &#8211; come modello di valori consapevoli o inconsapevoli, di virt\u00f9 e di vizi&#8221;<\/em> (32).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l\u2019aggravante che la privilegiata posizione domestica della televisione, la sua integrazione nella vita quotidiana e la credibilit\u00e0 che si concede a essa <em>&#8220;nascondono accuratamente il suo carattere di artificio culturale argomentativo&#8221;<\/em> (33). Spesso a questo si deve aggiungere la cattiva intenzione di quanti &#8220;fanno&#8221; televisione per manipolare ideologicamente o commercialmente l\u2019<em>audience<\/em>, di solito incapace di rendersi conto di questa manipolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tale argomentazione si pu\u00f2 forse replicare che, in fin dei conti, quando la televisione diffonde oggettivazioni di <em>habitat<\/em> dell\u2019uomo nel mondo<em>, pattern<\/em>, forme o modelli di comprensione di s\u00e9 stesso, di per s\u00e9 non rende gli uomini migliori o peggiori. \u00c8 vero, com\u2019\u00e8 vero che la lettura di vite di santi o d\u2019imprese eroiche di grandi uomini della storia non ci rende n\u00e9 migliori n\u00e9 pi\u00f9 coraggiosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, certamente, per questa ragione l\u2019arte deve rispettare la sua logica interna, cio\u00e8 presentare il sublime come sublime, il miserabile come miserabile, il volgare come volgare: insomma, il buono come buono e il cattivo come cattivo, di modo che il buono &#8220;sappia&#8221; di buono e il cattivo &#8220;sappia&#8221; di cattivo. Cos\u00ec hanno fatto i classici di tutti i tempi, che non hanno rappresentato una condizione umana immacolata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pensiamo per un momento a William Shakespeare (1564-1616) e al cumulo di miserie umane rappresentate nei personaggi immortali dei suoi drammi. Non si tratta di nascondere la realt\u00e0 della condizione umana caduta, i suoi possibili abissi di vilt\u00e0, ma nemmeno i suoi vertici morali; si tratta di mostrare la sua grandezza, la sua dignit\u00e0, che si pu\u00f2 certamente perdere nell\u2019abiezione di questi abissi insondabili di malvagit\u00e0, e che pu\u00f2 brillare nella bellezza morale di condotte virtuose, ma non stupide, o nella misericordia davanti al male altrui, fisico e soprattutto morale. Dobbiamo ricordare, con Ashley Montagu, che <em>&#8220;gli uomini e le societ\u00e0 si sono fatti secondo l\u2019immagine che avevano di s\u00e9 stessi, e sono cambiati sulla base dell\u2019immagine da loro stessi sviluppata&#8221;<\/em> (34).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quale immagine, quale identit\u00e0 culturale fornisce la televisione? Riporter\u00f2 due elementi emblematici, due aspetti della nostra identit\u00e0 culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo \u00e8 l\u2019immagine della morte nella nostra societ\u00e0. Ci siamo resi conto del paradosso costituito dalla volgarizzazione della morte prodotta dal mercato televisivo della violenza, in contrasto con il fatto che la morte reale, non quella della <em>fiction<\/em>, viene occultata sempre pi\u00f9 nella nostra societ\u00e0? La gente muore negli ospedali, lontano dalla vista dei bambini e anche dalla nostra. Gli anziani, memoria prossima della fugacit\u00e0 della vita, vengono confinati in <em>residence <\/em>con tutte le comodit\u00e0, ma lontani dalla nostra vista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La morte ha smesso di essere una realt\u00e0 umana naturale, inscritta nel tessuto della vita e valorizzata; invece, come scrive la Rico Oliver, <em>&#8220;sugli schermi televisivi appare sprovvista al contempo di ogni senso individuale e di ogni trascendenza psicologica: una morte simultaneamente estranea e neutra&#8221;<\/em> (35) &#8211; e aggiunge, con un pronostico non privo di verit\u00e0, nonostante il suo pessimismo &#8211; <em>&#8220;<\/em>[&#8230;]<em> forse dobbiamo pensare che alla societ\u00e0 in cui viviamo interessa volgarizzare la morte. In fin dei conti oggi la vita non \u00e8 qualcosa che sembra avere un grande valore&#8221;<\/em> (36).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo elemento \u00e8 la volgarizzazione della sessualit\u00e0. Diceva Gustave Thibon, parafrasando Blaise Pascal (1623-1662), che la sessualit\u00e0 umana oggi <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>ha la sua circonferenza dappertutto e il suo centro da nessuna parte&#8221;<\/em> (37). Il nudo erotico della pubblicit\u00e0 e l\u2019esposizione pubblica del rapporto d\u2019amore pi\u00f9 intimo hanno svigorito il valore umano di questa realt\u00e0; \u00e8 ormai come i fiori di plastica, il vino chimico, e tutti gli altri &#8220;pseudo&#8221; della nostra societ\u00e0 artificiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrive Thibon che <em>&#8220;la sessualit\u00e0 umana normale gravita attorno a due poli: l\u2019appetito carnale e l\u2019amore spirituale. L\u2019erotismo attuale \u00e8 estraneo sia all\u2019uno che all\u2019altro&#8221;<\/em> (38). <em>&#8220;I consumatori di erotismo commercializzato sono doppiamente frustrati: non godono n\u00e9 della dimensione spirituale dell\u2019amore perch\u00e9 &#8211; al dire di Simone Weil <\/em>[1909-1943]<em> &#8211; <\/em>&#8220;la bellezza \u00e8 un frutto che si guarda senza allungare la mano&#8221;<em>, n\u00e9 si soddisfano nell\u2019esercizio completo della sessualit\u00e0, perch\u00e9 una nebulosa d\u2019immagini inaccessibili si frappone fra il loro desiderio e l\u2019oggetto posseduto&#8221;<\/em> (39).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 questa la sede per sviluppare le idee appena abbozzate sul problema della &#8220;dissoluzione e manipolazione del corpo&#8221; operata dai mezzi di comunicazione sociale e gli effetti psicosessuali indotti soprattutto negli adolescenti: rimando al brillante studio di Bettetini e Fumagalli gi\u00e0 citato, in cui si approfondisce la questione con abbondanti esempi (40).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>2. La &#8220;sindrome di Sherazade&#8221;<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>sindrome di Sherazade<\/em>, ovvero come tener desta l\u2019attenzione di un\u2019<em>audience<\/em> annoiata che non si pu\u00f2 muovere dalla sua poltrona di spettatore abulico. Mi sto riferendo, evidentemente, al famoso racconto delle <em>Mille e una notte<\/em>. Sherazade \u00e8 obbligata dal sultano a raccontare storie ininterrottamente fino al mattino; se il sultano si annoia e si addormenta, le taglieranno la testa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 lo spettacolo che offrono le nostre televisioni, sia pubblica che private. Lo spettacolo della lotta fra i diversi canali, al fine di ottenere una maggiore <em>audience <\/em>e di riempire gli orari, aumentando cos\u00ec le entrate pubblicitarie, ricorda quello del ciarlatano del mercato che deve gridare a squarciagola e ripetutamente per poter attirare l\u2019attenzione dei passanti e per trattenerli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti speravano che la libert\u00e0 televisiva facilitasse un\u2019offerta pluralista e varia. Non sono un denigratore della televisione privata, ma lo sono di <em>questo<\/em> modello di televisione privata, e di quella pubblica che ne risulta. La realt\u00e0 \u00e8 stata oltremodo deludente: programmi di scarsa qualit\u00e0, insulsi, volgari e, ci\u00f2 che \u00e8 peggio, <em>gli stessi<\/em> su tutte le reti. Anche la televisione pubblica, l\u2019unica che per certi aspetti si salva, ha mimetizzato i suoi criteri di programmazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe da nominare <em>&#8220;rimediaprogrammazione&#8221;<\/em> delle private, per dirlo ancora una volta con un\u2019espressione della Rico Oliver. Come ha rilevato la nostra ormai familiare autrice, chi decide la programmazione \u00e8 il <em>marketing<\/em>, non i produttori n\u00e9 i soggettisti. Con una complicit\u00e0 sospetta, i proprietari delle reti nascondono nei &#8220;gusti del pubblico&#8221; le ragioni autentiche dell\u2019ansia di guadagno e di cattivo gusto: chi comanda sono i <em>rating <\/em>di <em>audience<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A loro piacerebbe elevare la qualit\u00e0 dei programmi, ma il pubblico vuol vedere colori pacchiani, spettacoli volgari, signorine esuberanti e con la testa vuota, e circo, molto circo! Pochi sanno che non \u00e8 vero, che per il pubblico, quando la scelta \u00e8 fra spazzatura e carogna, non vi \u00e8 alternativa. Mi ricordano quei signori d\u2019Andalusia che, per giustificare il fatto di non dar la carne ai propri salariati, dicevano: <em>&#8220;\u00c8 che a loro la carne non piace&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 dimostrato che quando si fa scegliere fra bistecca e lenticchie, la maggior parte sceglie la cosa buona; per\u00f2 se vi sono solo lenticchie&#8230; No, non \u00e8 l\u2019<em>audience<\/em> che comanda, \u00e8 la pubblicit\u00e0. I programmi vengono patrocinati dagli <em>sponsor<\/em>, i &#8220;padroni&#8221; che forse sanno fabbricare insaccati, ma che non sanno niente di canovacci n\u00e9 di pubblico e proprio loro decidono i canovacci, nonch\u00e9 l\u2019arredamento scenico: molta luce, colori stridenti, abbaglianti, musica rumorosa e, se si tratta di programmi per bambini, lo scenario si riempie di bambini, molti bambini che applaudono e accompagnano le insulse e pacchiane esclamazioni della scollata e provocante presentatrice di turno &#8211; come se l\u2019ampiezza delle scollature avesse qualcosa a che vedere con l\u2019immaginazione infantile -, che insinua messaggi subliminali pubblicitari mentre tutti i bambini della platea rispondono con &#8220;spontaneit\u00e0&#8221; millimetricamente organizzata per rafforzare il messaggio dello<em> spot<\/em> pubblicitario: &#8211; <em>&#8220;Come giocano i <\/em>cuginetti<em>?&#8221;<\/em> &#8211; domanda la presentatrice X alludendo alle bambole di una determinata marca. &#8211; <em>&#8220;Tutti <\/em>insieme<em>&#8220;<\/em> &#8211; fa eco la ragazzaglia della platea all\u2019unisono (41).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non esagero, afferma la Rico Oliver: <em>&#8220;Gli spazi che giustificano i costi pubblicitari devono indurla a capire che vita \u00e8 sinonimo di <\/em>appropriazione febbrile di oggetti diversi<em> &#8211; quanto oggi si chiama benessere &#8211; e far in modo che Lei s\u2019identifichi con quanti godono della massima possibilit\u00e0 economica, quanto oggi si chiama successo. All\u2019infuori di questi stereotipi non esistono altri interessi e, dato che chi paga comanda, le industrie che finanziano la programmazione non possono permettere che le proprie impostazioni commerciali siano vanificate da &#8220;cose volgari&#8221; come la verit\u00e0, la bellezza o l\u2019etica&#8221;<\/em> (42).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>3. La &#8220;sindrome di Humpty-Dumpty&#8221;<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La terza sindrome \u00e8 quella di <em>Humpty-Dumpty<\/em>, ovvero di come la televisione genera analfabeti funzionali. <em>Humpty-Dumpty<\/em> \u00e8 il titolo di una vecchia canzone infantile inglese con una certa intenzione di satira politica nei confronti di alcuni monarchi britannici del secolo XVIII. Il personaggio \u00e8 un uovo incredibilmente fatuo e ignaro della propria fragilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alice lo incontra e discute con lui sul significato delle parole: <em>&#8220;Quando io uso una parola, &#8211; ribatt\u00e9 Bindolo Rondolo <\/em>[Humpty-Dumpty]<em> piuttosto altezzosamente, &#8211; essa significa precisamente ci\u00f2 che voglio che significhi&#8230; n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno.\u00a0 &#8220;- Bisognerebbe sapere, &#8211; disse Alice, &#8211; se voi potete dare alle parole molti significati diversi. Bisognerebbe sapere, &#8211; rispose Bindolo Rondolo, &#8211; chi ha da essere il padrone&#8230; ecco tutto&#8221; (43).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 abbastanza provato, fra gli accademici che hanno studiato gli effetti dei media, il risultato da essi prodotto d\u2019impoverimento del processo di conoscenza della realt\u00e0 (44). \u00c8 chiaro, per esempio, che il ricorrente &#8220;bombardamento&#8221; informativo di avvenimenti, normalmente contrastanti, produce sulle audience un effetto di mancanza di contestualizzazione e di sconnessione con la vita quotidiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, pi\u00f9 in generale, riferendosi all\u2019influenza dei media sui processi di comprensione della realt\u00e0, Pablo del R\u00edo Pereda afferma che &#8220;negli ultimi vent\u2019anni, con il deteriorarsi dei referenti reali ormai instabili della costruzione strumentale, in tutto il mondo si \u00e8 dato un deterioramento addizionale dei processi conoscitivi. Si \u00e8 passati infatti da un pensiero costruito strumentalmente sul potere astrattivo del linguaggio scritto (che obbliga a de-contestualizzare per comprendere) a un altro fondato su codici orali e sull\u2019immagine [&#8230;].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato \u00e8 un nuovo analfabetismo con vernice di &#8220;conoscenza&#8221;. Si pensa per associazione, com\u2019\u00e8 possibile fare per le immagini, per\u00f2 si formula un pensiero associativo in etichette verbali apparentemente precise e gerarchiche. Il risultato \u00e8 un linguaggio oscuro e confuso in cui \u00e8 facile sostenere una presunta obiettivit\u00e0 unitamente a stereotipi e a pregiudizi totalmente associativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si produce cos\u00ec la somma di due gravi mali: mancanza di contestualizzazione nei sistemi simbolici di rappresentazione [&#8230;], che coincide [&#8230;] con un\u2019accusata mancanza di contestualizzazione a livello sociale: cio\u00e8 la cultura vicaria dei media \u00e8 solo molto parzialmente integrata nell\u2019attivit\u00e0 della vita quotidiana (anche se questo allontanamento si va progressivamente accorciando, non per l\u2019avvicinamento della cultura alla realt\u00e0, come sarebbe auspicabile, ma per l\u2019avvicinamento della realt\u00e0 o dell\u2019attivit\u00e0 dei cittadini all\u2019irrealt\u00e0 della vita proposta dai media)&#8221; (45).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 spesso sottolineato l\u2019effetto paradossalmente dis-informativo provocato dall\u2019<em>overdose<\/em> di notizie, caratteristica della societ\u00e0 dell\u2019opulenza informativa. Vi \u00e8 cos\u00ec tanta informazione che abbiamo l\u2019illusione d\u2019essere informati (46), quando in realt\u00e0 mancano &#8220;criteri guida&#8221; che permettano di costruire sentieri di senso nel bosco dell\u2019accumulazione di dati, di notizie e anche di pseudo-informazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per dare un\u2019idea dell\u2019<em>overdose<\/em> informativa, Hurbert Murray Jr. afferma che <em>&#8220;ogni giorno si registrano una ventina di milioni di parole d\u2019informazione tecnica. Un lettore, capace di leggere mille parole al minuto, se leggesse otto ore al giorno, avrebbe bisogno di un mese e mezzo solo per aggiornarsi sulla produzione quotidiana, e alla fine del periodo di letture sarebbe ancora indietro di cinque anni e mezzo&#8221;<\/em> (47). In un giorno lavorativo <em>The New York Times<\/em> contiene pi\u00f9 informazione di quanto avrebbe potuto conoscere il cittadino inglese medio del secolo XVII.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, mentre la disponibilit\u00e0 di informazioni cresce a dismisura, la disponibilit\u00e0 ricettiva di una persona rimane costante quando non diminuisce, perch\u00e9 questa capacit\u00e0 dipende dalla qualit\u00e0 della sua educazione umanistica. In tale situazione, la massa, addormentata dall\u2019iper-saturazione di notizie, diventa completamente dipendente dai creatori di opinioni, proprio perch\u00e9 ha bisogno d\u2019interpretazioni globali, di commenti che le risparmino lo sforzo di documentarsi e che l\u2019orientino nella fitta selva informativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo vuoto viene cos\u00ec riempito da quei pochi, peraltro sempre gli stessi, che opinano su quasi tutto con la stessa universale competenza: dalla politica nazionale ai problemi di etica biologica, alle questioni morali e teologiche della Chiesa cattolica, ai conflitti mondiali. Sono quelli che configurano l\u2019opinione pubblica, i cosiddetti <em>opinion maker<\/em>, che, dai pulpiti delle loro colonne giornalistiche o dei loro dibattiti radiotelevisivi, impartiscono il nuovo credo assorbito dall\u2019opinione pubblica passivamente e con l\u2019illusione della consapevolezza critica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pluralit\u00e0 di voci e la libert\u00e0 d\u2019espressione con cui si presentano consente infatti l\u2019illusione d\u2019una formazione pluralista e illuminata d\u2019un\u2019opinione critica omogenea e di serie, ma sempre critica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una recente intervista, Umberto Eco ricordava come la <em>&#8220;semiosi&#8221;<\/em> della televisione non sia una semiosi naturale, come quella dei gesti, dei comportamenti e degli sguardi che gli &#8220;umili&#8221; del romanzo di Alessandro Manzoni (1785-1873) &#8211; per citare un caso di letteratura classica italiana &#8211; apprendevano dalla realt\u00e0 circostante. Le immagini televisive non propongono la realt\u00e0 ma una <em>mise en sc\u00e8ne<\/em>, com\u2019\u00e8 ben noto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intervistatore osservava come i Cagliostro, i don Rodrigo di oggi approfittano della potenza dei <em>media <\/em>per guadagnare consensi, nonostante la diffusione d\u2019informazione e l\u2019aumento della scolarizzazione facessero sperare in difese immunitarie pi\u00f9 robuste dei cittadini di fronte agl\u2019imbroglioni e ai potenti. A tale osservazione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eco rispondeva che <em>&#8220;in tutti i tempi la moneta cattiva ha scacciato la buona e i ciarlatani hanno ingannato i gonzi. Accadeva prima della televisione e accade dopo. Data la potenza del mezzo, semplicemente accade di pi\u00f9. La crescita dell\u2019informazione e della cultura accresce la credulit\u00e0 <\/em>[&#8230;]<em>. Aveva ragione Chesterton, quando la gente non crede pi\u00f9 in Dio non \u00e8 che non crede pi\u00f9 a nulla, crede a tutto. Gli atei sono pi\u00f9 superstiziosi dei credenti. La New Age, una religione per non credenti, ha pi\u00f9 d\u00e8i di ogni religione rivelata&#8221;<\/em> (48).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante l\u2019apparente durezza della mia esposizione di ragioni contro la televisione, sono pienamente consapevole che il problema non \u00e8 la televisione<em> in quanto<\/em> televisione. Come avvertiva saggiamente Albert Einstein (1879-1955), <em>&#8220;il problema vero \u00e8 nei cuori e nelle menti degli uomini. \u00c8 pi\u00f9 facile mutare la natura del plutonio che quella del malvagio spirito umano&#8221;<\/em>. Mi sembra ovvio che la televisione \u00e8 tanto malata quanto il cuore degli uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2 non vorrei terminare l\u2019esposizione con una pura diagnosi del malato senza proporre una cura, o almeno qualche calmante che allevii il dolore. Ma non \u00e8 mia intenzione offrire ricette. Di ricette ve ne sono molte: le associazioni di telespettatori, il potenziamento della lettura, vedere i programmi con i figli e commentarli, servirsi delle risorse tecnologiche che permettono di programmare il <em>men\u00f9<\/em> televisivo per i bambini senza che possano uscire dalla programmazione fissata dai genitori, le misure di autocontrollo o imposte per legge per definire gli orari dei programmi non adatti ai minori, gli osservatori di vigilanza dei contenuti violenti o pornografici della televisione, la concessione di una patente per operare in televisione come proponeva Popper&#8230; Ma questi sono solamente palliativi che non risolvono il problema. Ci\u00f2 non vuol dire che non vi siano soluzioni: ve ne sono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma le ricette servono quando vi \u00e8 un piano integrale di salute, non quando si cerca solo di eliminare i sintomi. \u00c8 necessaria una re-impostazione del compito educativo per le nuove generazioni. Manca un piano d\u2019urto. Bisogna essere profondamente convinti che l\u2019educazione, non l\u2019istruzione, \u00e8 il compito pi\u00f9 importante dei genitori, della scuola e della societ\u00e0 nel suo insieme. Di fronte alla sfida di ogni nuova infornata di bambini e di giovani, che si affacciano alle porte del nostro mondo nell\u2019attesa di scoprirlo e di comprenderlo per esservi introdotti, \u00e8 necessario reinventare la cultura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente concorderanno con quest\u2019idea di Chesterton che, anche se riferita a bambini piccoli, vale come sfida per qualsiasi et\u00e0: <em>&#8220;Le due cose che rendono i bambini tanto attraenti per quasi tutte le persone normali sono: anzitutto il fatto che sono molto seri, e poi, di conseguenza, che sono molto felici. Sono allegri con quella perfezione che \u00e8 possibile unicamente in assenza di <\/em>humour<em>. Le scuole e i saggi non hanno mai raggiunto la gravit\u00e0 che alberga in un bambino di tre mesi. \u00c8 la gravit\u00e0 del suo stupore davanti all\u2019universo, e stupore davanti all\u2019universo non significa misticismo, ma un senso comune trascendente. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il fascino dei bambini sta nel fatto che con ognuno di loro tutte le cose sono fatte di nuovo, e l\u2019universo viene messo di nuovo alla prova. Quando passeggiamo per le strade e vediamo sotto di noi queste deliziose testoline bulbose &#8211; tre volte pi\u00f9 grandi del corpo &#8211; che definiscono questi funghi umani, dovremmo sempre e prima di tutto ricordare che in ognuna di queste teste vi \u00e8 un universo nuovo, cos\u00ec com\u2019era il settimo giorno della creazione&#8221; <\/em>(45).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Gilbert Keith Chesterton, <em>El amor o la fuerza del sino<\/em>, trad. spagnola di \u00c1lvaro de Silva, Rialp, Madrid 1993, pp. 191 ss.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<div>(2) <em>Ibid<\/em>., p. 196.<\/div>\n<div>(3) <em>Ibidem<\/em>.<\/div>\n<div>(4) La comparsa di ogni nuovo mezzo di comunicazione sociale ha risvegliato storicamente speranze e timori nell\u2019immaginario collettivo, popolare e anche accademico. Basti vedere la recente chiacchiera, eccessiva nel migliore dei casi, il pi\u00f9 delle volte vuota, intorno a Internet e ai nuovi <em>media<\/em>. Nel caso della televisione, ritengo che l\u2019esperienza storica di mezzo secolo avalli sufficientemente un giudizio globale purtroppo critico di un pensatore cos\u00ec poco sospetto di avversione alla libert\u00e0 come Karl Raimund Popper (1902-1994), in quello che si considera quasi il suo testamento intellettuale: <em>Cattiva maestra televisione.<\/em> L\u2019autore de <em>La societ\u00e0 aperta e i suoi nemici<\/em> (vol. I, <em>Platone totalitario<\/em>, a cura di Dario Antiseri, trad. it., 3a ed., Armando, Roma 1986; vol. II, <em>Hegel e Marx falsi profeti<\/em>, a cura di D. Antiseri, trad. it., 5a ed., Armando, Roma 1994) ha voluto richiamare l\u2019attenzione, alla fine della vita, su quello che oggi \u00e8 probabilmente il maggior pericolo per la societ\u00e0. Fino ad arrivare a proporre una specie di licenza o patente per gli operatori televisivi, come quella richiesta a quanti hanno fra le mani la nostra salute fisica: i medici. Cfr. K. R. Popper e John C. Condry (m. 1993), <em>Cattiva maestra televisione<\/em>, con una introduzione di Giancarlo Bosetti, nuova ed. riveduta e ampliata con scritti di Karol Wojtyla, trad. it., Donzelli, Roma 1996.<\/div>\n<div>(5) Giovanni Paolo II, Messaggio <em>Televisione e famiglia: criteri per sane abitudini nel vedere<\/em> in occasione della XXVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, del 24-1-1994; la definizione, resa popolare dal Pontefice, \u00e8 abituale anche nell\u2019ambito della scienza pedagogica e negli studi sugli effetti della televisione sull\u2019infanzia: cfr. il bellissimo saggio sulla sostituzione delle funzioni tradizionali della madre nella famiglia, in Dolores &#8220;Lolo&#8221; Rico Oliver, <em>Tv f\u00e1brica de mentiras. <\/em><em>La manipulaci\u00f3n de nuestros hijos<\/em>, Espasa, Madrid 1992, pp. 28-36.<\/div>\n<div>(6) <em>Ibid<\/em>., pp. 15-16.<\/div>\n<div>(7) Cfr. lo studio realizzato dal quotidiano <em>Usa Today <\/em>nella settimana dal 24 al 30 aprile 1993, <em>ibid<\/em>., 6-7-1993.<\/div>\n<div>(8) Cfr. D. Rico Oliver, <em>op<\/em>. <em>cit<\/em>., p. 17.<\/div>\n<div>(9) Cfr. D. Antiseri, <em>La televisione e i bambini<\/em>. Comunicazione presentata al Convegno<em> La<\/em> <em>rappresentazione della violenza e la violenza della rappresentazione<\/em>, Roma 26 dicembre 1996.<\/div>\n<div>(10) <em>National Television National Study 1994-95, <\/em>Council Statement IV. Mediascope Inc., 1996. Lo studio, realizzato su commissione della NCTA, a causa del moltiplicarsi di lamentele da parte di associazioni familiari, di accademici e di specialisti, \u00e8 stato portato a termine da Mediascope, organizzazione senza fini di lucro e indipendente dalla NCTA, che a sua volta ha stipulato un contratto per un programma di ricerca con quattro prestigiose universit\u00e0: l\u2019Universit\u00e0 della California a Santa Barbara, l\u2019Universit\u00e0 della Carolina del Nord a Chapell Hill, l\u2019Universit\u00e0 del Texas ad Austin e l\u2019Universit\u00e0 del Wisconsin a Madison. La ricerca \u00e8 durata tre anni: sono stati analizzati 3.185 programmi di 23 canali e la Commissione d\u2019Indagine era composta per un terzo da rappresentanti dell\u2019industria televisiva, per gli altri due terzi da medici, psicologi, sociologi, educatori, psichiatri, criminologi, e cos\u00ec via. Le <em>\u00e9quipe<\/em> di ricercatori, per un totale di 200 persone, sono state selezionate per concorso e si ponevano direttamente in contatto con Mediascope.<\/div>\n<div>(11) Cfr. Patrizia Morgani e Patrizia Spina, <em>Morire come al cinema. Quando la fiction diventa realt\u00e0<\/em>. Comunicazione presentata al Convegno <em>La rappresentazione della violenza e la violenza della<\/em> <em>rappresentazione,<\/em> cit. Anche se questi dati si riferiscono al cinema e non alla televisione, la diversit\u00e0 del mezzo non ne altera l\u2019effetto.<\/div>\n<div>(12) Cfr. Juan Jos\u00e9 Garc\u00eda-Noblejas, <em>Fundamentos para una iconolog\u00eda audiovisual<\/em>, in <em>Comunicaci\u00f3n y sociedad,<\/em> vol. 1, n. 1, 1988, p. 23.<\/div>\n<div>(13) D. Rico Oliver, <em>op<\/em>. <em>cit<\/em>., p. 125.<\/div>\n<div>(14) <em>Ibid<\/em>., p. 54.<\/div>\n<div>(15) Cfr. Rosanna Sisti, <em>TV: ti uso, ma non ti amo<\/em>, in <em>Avvenire<\/em>, 28-5-1997. Il sondaggio \u00e8 stato effettuato su 1000 bambini, con un criterio poco rappresentativo: 500 erano lettori di <em>Popotus. Giornale di attualit\u00e0 per bambini<\/em>, che \u00e8 a carattere formativo, e gli altri 500 sono stati selezionati nelle scuole di quattro grandi citt\u00e0. A mio modo di vedere, la percentuale di quanti confondono realt\u00e0 e finzione probabilmente crescerebbe con un campione veramente rappresentativo. Comunque, un 11% di popolazione infantile a rischio \u00e8 gi\u00e0 una percentuale abbastanza alta, e fa riflettere sui comportamenti violenti che imitano quelli visti in televisione o al cinema, a cui si alludeva prima.<\/div>\n<div>(16) Cfr. L. Rowell Huesmann e Leonard D. Eron, <em>Television and the Aggressive Child: a Cross<\/em>&#8211;<em>National Comparison<\/em>, Lawrence Erlbaum, Hillsdale (New Jersey) 1986.<\/div>\n<div>(17) <em>Ibid<\/em>., cit. in Gianfranco Bettetini e Armando Fumagalli, <em>Quel che resta dei media. Idee per un\u2019etica della comunicazione<\/em>, FrancoAngeli, Milano 1998, p. 213.<\/div>\n<div>(18) <em>Ibidem<\/em>.<\/div>\n<div>(19) Cfr. G. Bettetini e A. Fumagalli, <em>op. cit.<\/em>, soprattutto il capitolo <em>La violenza e la rappresentazione del male<\/em>, pp. 200-237.<\/div>\n<div>(20) <em>Ibid<\/em>., p. 237.<\/div>\n<div>(21) Rainer Maria Rilke, <em>Lettere a un giovane poeta<\/em>, a cura di Marina Bistolfi, trad. it., Mondadori, Milano 1997, p. 40.<\/div>\n<div>(22) D. Rico Oliver, <em>op<\/em>. <em>cit<\/em>., p. 34.<\/div>\n<div>(23) <em>Ibid<\/em>., p. 63.<\/div>\n<div>(24) Hans Georg Gadamer, <em>Create \u00e9lites o la tv generer\u00e0 nuovi schiavi<\/em>, intervista a cura di Giancarlo Bosetti, in <em>l\u2019Unit\u00e0<\/em>, 31-3-1996.<\/div>\n<div>(25) K. R. Popper e J. C. Condry, <em>op<\/em>.<em> cit<\/em>., p. 44.<\/div>\n<div>(26) Cit. in Daniel Pennac, <em>Como una novela<\/em>, Anagrama, Madrid 1993, p. 58.<\/div>\n<div>(27) Cfr. Jerry Mander, <em>Quattro buone ragioni per eliminare la televisione<\/em>, trad. it., Dedalo, Bari 1982.<\/div>\n<div>(28) Giovanni Paolo II, <em>doc<\/em>. <em>cit<\/em>.<\/div>\n<div>(29) <em>Ibidem<\/em>.<\/div>\n<div>(30) Cfr. J. J. Garc\u00eda-Noblejas, <em>Alicia a trav\u00e9s del espejo televisivo: entre Scherezade y el Leviath\u00e1n<\/em>, in Esteban L\u00f3pez Escobar e J. L. Orihuela (a cura di), La responsabilidad p\u00fablica del periodista, Pamplona 1988, p. 373.<\/div>\n<div>(31) Lewis Carroll, <em>Attraverso lo specchio,<\/em> in Idem, <em>Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo Specchio<\/em>, a cura di Maria Vittoria Malvano, con una nota introduttiva di Nico Orengo, trad. it., Einaudi, Torino 1994, pp. 119-238 (p. 136).<\/div>\n<div>(32) J. J. Garc\u00eda-Noblejas, <em>Fundamentos para una iconolog\u00eda audiovisual<\/em>, cit., p. 25.<\/div>\n<div>(33) <em>Ibid.,<\/em> p. 45.<\/div>\n<div>(34) Cit. <em>ibid.<\/em> p. 41.<\/div>\n<div>(35) D. Rico Oliver, op. cit., p. 117.<\/div>\n<div>(36) <em>Ibidem.<\/em><\/div>\n<div>(37) Gustave Thibon, <em>El erotismo contra el amor<\/em>. Conferenza pubblicata dalla chiesa dell\u2019Esaltazione della Santa Croce (Saragozza, Spagna), s.d.<\/div>\n<div>(38) <em>Ibidem.<\/em><\/div>\n<div>(39) <em>Ibidem.<\/em><\/div>\n<div>(40) Cfr. G. Bettetini e A. Fumagalli, op. cit., p. 111; il riferimento \u00e8 al titolo del capitolo 4, Il corpo fra dissoluzione e manipolazione, pp. 111-151.<\/div>\n<div>(41) X \u00e8 una nota presentatrice, il cui nome ometto per ovvie ragioni. [La traduzione non rende l\u2019effetto dell\u2019originale: &#8220;Como juegan los primitos?&#8221;, domanda X. &#8220;Todos juntitos&#8221;, ripetono i bambini (ndr)].<\/div>\n<div>(42) D. Rico Oliver, op. cit., pp. 131-132.<\/div>\n<div>(43) L. Carroll, <em>Attraverso lo specchio<\/em>, cit., pp. 184-185.<\/div>\n<div>(44) L\u2019elenco di autori e di opere sarebbe interminabile. Cito due opere particolarmente rappresentative: Gabriel Gald\u00f3n L\u00f3pez, <em>D\u00e9sinformaci\u00f3n. M\u00e9todo, aspectos y soluciones<\/em>, Eunsa, Pamplona 1994, pp. 28-33, 35-55 e 61-69; e Mauro Wolf (1948-1996), <em>Teorie delle comunicazioni di massa,<\/em> Bompiani, Milano 1995.<\/div>\n<div>(45) Pablo del R\u00edo Pereda, <em>La informaci\u00f3n sobre problemas sociales en Espa\u00f1a<\/em>, in Comunidad y drogas, n. 14, 1991, pp. 59-64.<\/div>\n<div>(46) Cfr. Richard Saul Wurman, <em>L\u2019ansia da informazione<\/em>, trad. it., Leonardo, Milano 1991; e Jean-Fran\u00e7ois Revel, <em>La conoscenza inutile<\/em>, trad. it., Longanesi, Milano 1989.<\/div>\n<div>(47) Hurbert Murray Jr., <em>Methods for Sathisfying the Needs of the Scientist and the Engineer for Scientific and Technical Communication,<\/em> cit. in Time, 9-12-1996, p. 38.<\/div>\n<div>(48) &#8220;Eco: I miei antidoti contro la menzogna&#8221;, intervista a cura di Riccardo Chiaberge, in <em>Corriere della<\/em> <em>Sera,<\/em> 29-10-199<\/div>\n<div>(45) G. K. Chesterton, op. cit., p. 168.<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo pubblicato su Cristianit\u00e0 n. 290-291 (1999) Norberto Gonz\u00e1lez Gaitano Facolt\u00e0 di Comunicazione Sociale Istituzionale \u00a0&#8211;\u00a0Pontificia Universit\u00e0 della Santa Croce &#8211; Roma Comunicazione dal titolo El sindrome de Scherezade y otros sindromes deseducativos de la televisi\u00f3n, presentata dal professor Norberto Gonz\u00e1lez Gaitano, della Facolt\u00e0 di Comunicazione Sociale Istituzionale nella Pontificia Universit\u00e0 della Santa Croce, di &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-sindrome-di-sherazade-e-altri-effetti-diseducativi-della-televisione\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":35022,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[23],"tags":[234,579],"class_list":["post-1041","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-scuola-ed-educazione","tag-educazione","tag-televisione","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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